Visualizzazione post con etichetta Baiardo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Baiardo. Mostra tutti i post

30 maggio 2023

Le inchieste di Report – la ricostruzione dell’Ucraina, gli allevamento dei suini DOP

 TUTTI CONTRO YUKA di Lucina Paternesi e Giulia Sabella

Report torna ad occuparsi della battaglia sulle etichette alimentari: contro il Nutriscore (preferito dall’Oms) l’Italia ha sfoggiato il NutrInform Battery che Giorgetti aveva poi associato ad una app per leggere le etichette.

La puntata di Report è stata criticata perfino da una nota della Presidenza del Consiglio, l’algoritmo del Nutriscore sarebbe manipolabile, l’ex ministro Centinaia ha detto che l’informazione di Report è parziale. Nutri-score mira alla prevenzione, non ha pretese di dare indicazioni su come nutrirsi.
Report con Lucina Paternisi si occupa questa sera di Yuka, una app inventata in Francia nel cui Database sono censiti milioni di codici a barre, con tanto di additivi e coloranti, che ad ogni prodotto associa un indici.
L’applicazione segnala anche le dosi ammesse dalla legge di questi additivi che se presi anche a piccole dosi, a lungo tempo, creano problemi per la salute.
L’algoritmo associa un punteggio basso a salumi e insaccati: per questo Yuka è stata presa di mira dalla FICT, l’associazione della carne insaccata. La lobby degli industriali ha attaccato la app ma non le pratiche industriali delle aziende: tre tribunali hanno dato torto alla app, hanno chiesto 1,3 ml di danni.
Secondo gli industriali l’algoritmo influenza l’acquisto di altri prodotti alternativi alla carne: ma Yuka si difende dicendo che i loro azionisti sono pubblici.
C’è poi la questione dei nitriti e nitrati: Yuka penalizza gli insaccati e i salumi ed effettivamente in Francia degli studi stanno verificando che questi additivi causano dei tumori.

Il gelataio profeta Salvatore Baiardo di Paolo Mondani

Il 2 marzo Baiardo ha raccontato a Report le strategie del suo capo, Graviano: la fine dell’ergastolo ostativo, smontare il 41 bis, cambiare il presidente della Cassazione.

Graviano ne ha pieni i c…”: chi doveva capire ha capito, spiega Baiardo che, aggiunge, Graviano ha pure scritto un libro che uscirà a nome del gelataio.

E la storia delle foto?
L’avvocato di Berlusconi smentisce l’esistenza delle foto dell’ex presidente con Giuseppe Graviano, stessa mentita fatta dal fratello Paolo.
Dietro quelle foto si parlava della consegna di Riina, raccontate a Berlusconi dal generale Delfino: in ballo non ci sarebbe solo la cattura del capo dei corleonesi, i miliardi investiti dai Graviano su Berlusconi e ora Graviano che ora si sta stancando della galera.
Tutte menzogne – spiega oggi Baiardo, dopo l’intervista (inconsapevole) con Mondani: chi ha ragione dunque?

E cosa nasconde “la versione di Baiardo”, a che gioco sta giocando Baiardo e per conto di chi?

I CONSULENTI di Luca Chianca (camere di commercio e camerati)

Bucha, Maiupol, Dnipr sono tante le città martiri in Ucraina distrutte dalla guerra di aggressione di Putin: a Varsavia lo scorso febbraio si è organizzata la fiera Rebuild Ukraine per la ricostruzione del paese, tutti i paesi si sono messi a disposizione del paese tramite aiuti, supporto di vario genere.

Qualcuno sta guadagnando dalla ricostruzione, solo a parlarne, a guerra ancora in corso: Luca Chianca ha girato gli stand di Rebuild Ukraine, intervistando anche l’ex deputato leghista Togni.
“E’ chiaro che non sarà una donazione, come non sarà una donazione il piano Marshall” risponde a Report Walter Togni un rappresentante italiano dentro la fiera “in cambio del nostro aiuto chiediamo di poter far lavorare le nostre aziende”.

Walter Togni è stato un deputato leghista oggi è a capo della Camera di Commercio italiana per l’Ucraina: a Varsavia è riuscito a portare ben 34 aziende italiane. Aziende che fanno gruppi elettrogeni, ad esempio, che si sono presentate alla fiera in lista di attesa per una chiamata.

Ricorda per esempio quello che successe nel 2006 con l’Iraq” racconta a Report uno di questi imprenditori: non proprio un esempio limpido, nel 2006 le aziende e i contractor americani presero possesso e controllo dei beni del paese dopo la caduta di Saddam.
Nel 2006 l’Italia vinse l’appalto energetico e si ricostruì tutto, dalle centrali elettriche, generatori, gruppi elettrogeni: la differenza è che in Ucraina non si sa quando inizierà questo lavoro.

Tanti aziende si stanno infilando in questo affare: ci sono cifre importanti dietro la ricostruzione, chi ha oggi un posto in prima fila avrà assicurata una fetta degli affari e così, racconta Report che si arriva a pagare fino a 7500 euro (da parte di un imprenditore) per poter parlare con ministri ucraini ed europei.
Il ministro Urso ha rifiutato l’invito alla fiera: aveva abbandonato la politica per entrare nel mondo del commercio, per tornare a far politica dal 2015 nel partito di Meloni.

Oggi è ministro del made in Italy: per accedere al ministro però, molte aziende devono prima passare da una consulente.

Per sapere chi sia si deve parlare della STMicroeletronics : ST è diventata ancora più strategica per renderci indipendenti dalla produzione cinese, lo stabilimento di Catania ha ricevuto 300 ml di finanziamenti dallo Stato. A Catania oltre al ministro c’era una consulente, Carmen Zizza, “una facilitatrice” tra l’azienda ST e il ministero racconta un dirigente della St stessa.

Tutta colpa della burocrazia, racconta questo dirigente in forma anonima a Report, che aggiunge anche che il documento letto da Urso a Catania sarebbe stato preparato da Zizza e che avrebbe seguito partite importanti del ministero – lo racconta a Report una fonte dell’ex Mise.
Il ministro ha scelto di non rispondere alle domande di Report, tirando fuori una vecchia audizione ai tempi in cui era al Copasir (che non c’entra nulla).
La carriera di Carmen Zizza inizia a Milano all’autostrada Serravalle, poi alla Asam, la società che controllava l’autostrada milanese, diventando in poco tempo direttore generale con uno stipendio di 220mila euro l’anno: spende in due anni ben 254mila euro per alberghi, viaggi, auto a noleggio, corsi d’inglese e iscrizioni a club privati. Sono gli anni in cui la Provincia chiede di vendere le partecipazioni in Milano Serravalle e la Zizza va in giro per il mondo a tastare il terreno per trovare possibili investitori stranieri in quei mercati. “Solo per farsi aiutare a costruire il bando della Serravalle riuscì a spendere 390mila euro. Furono fatti tentativi a fine 2012, a luglio del 2013 e poi fu fatta un’altra asta a fine 2013. Tutte e tre fallite” ricorda Massimo Gatti già consigliere della provincia di Milano.

Viene licenziata per giusta causa dopo il cambio di governance alla Asam e poi, grazie alla vicinanza con Daffina (capo di Rotschild Italia), entra dentro ST Microelectronics pochi giorni prima della visita di Urso a Catania.
Daffina lavora nella banca d’affari Rotschild: partecipa ad importanti operazioni finanziarie come la fusione tra Intesa a San Paolo, la cessione di Ilva ad Arcelor Mittal e infine come advisors di Vivendì per la vendita della rete di Tim.
In questi tavoli con Tim e Vivendì era presente anche Zizza: alla fine il dossier passa a Palazzo Chigi ma alla fine, anche a causa delle prime domande di Report, il suo ruolo nel ministero inizia a calare.
Oggi Zizza ha uno stipendio da 6000 euro al mese dal ministero del made in Italy, sebbene il suo nome non sia indicato (a proposito della trasparenza).

Dalla consulente donna, al consulente uomo, a Trieste: la guerra in Ucraina ha dato slancio al porto, qui arrivano le merci dal porto di Odessa.

Qui Urso ha lanciato un suo progetto di interconnessione tra il porto di Trieste, quello di Venezia con l’interporto di Verona, collegate alla città di Oronda in Ucraina, per lo scambio delle merci: il progetto non è stato ancora presentato, ma Urso è andato in visita all’Ucraina con il presidente Bonomi.
A marzo, alla fiera LetExpo, Urso parla dell’impor
tanza per l’Italia e per l’Europa della ricostruzione per il rilancio dell’economia: per questo serve creare un hub per lo scambio merci, con base a Verona. Il comune non ne sa ancora niente, ma Urso ha assunto come consulente strategico Umberto Formosa, un ex ultras dell’Hellas Verona, ed ex segretario dell’ex sindaco Sboarina, oggi è consulente del ministero del made in Italy (ex Mise) con un incarico da 70mila euro che sorprende anche l’attuale assessore al bilancio del comune veneto, “visto che nella sua carriera è più noto come pluri daspato ..”
Al congresso per le famiglie tenuto a Verona qualche anno fa faceva quasi da scorta all’allora ministro Salvini (ministero dell’Interno).
Chi sia questo consulente del made in Italy lo racconta il giornalista Berizzi di Repubblica: “Umberto Formosa detto il picchiatore, il suo soprannome, diventa l’uomo agenda di Sboarina, dalla curva passa al palazzo..”
Che fa oggi al ministero? Luca Chianca lo ha chiesto a Formosa stesso, ottenendo una risposta laconica “non vedo perché debba rispondere a queste domande”.

Fortezza Europa è un gruppo di dichiarata fede nazista, si identifica ai valori della destra, è contro gli immigrati, i gay ed è un gruppo incentrato attorno allo stadio.
Attorno al mondo del calcio ruota Antonio Polato, consigliere regionale di FDI, che ha dato un aiuto con le firme per Forza Nuova: si è incontrato più volte con Urso a Verona e la sua azienda ha sede nell’interporto
al centro del progetto dell'HUB voluto da
 Urso.

Un altra consulenza, forse, quello di Polato che però garantisce di voler dare solo una mano senza compensi.

A che titolo Urso ha preso questi consulenti, a parte forse la vicinanza politica?
Urso aveva messo in piedi una società per consulenze alle aziende che vogliono fare business in paesi stranieri, come l’Iran (perché prima gli affari poi i diritti).
Urso, nell’intervista concessa ai tempi con Report, spiegava che il suo compito era insegnare alle imprese come trattare con quei paesi, per entrare nella loro mentalità.

Report si è poi occupata anche degli affari di un imprenditore italiano, Pardi (su cui aveva indagato la nostra Aise), facilitato dallo stesso Urso.
Il servizio racconta anche di una vendita di arei per
pattugliamento che non potevano vendersi in Iran, in quanto armamenti dual use, vietati dall’Unione Europea.
Urso ha spiegato a Report che tutto questo non è vero, ma c’è un’inchiesta ancora in corso che dovrà verificare i fatti: fatti emersi grazie ad una indagine delle nostre agenzie di sicurezza controllate dal Copasir, di cui Urso diventa presidente nel 2021.

23 maggio 2023

Report – l’arresto di Messina Denaro, la latitanza, la trattativa

La verità, vi prego, sulla mafia, sull’arresto di Messina Denaro e su chi ne ha garantito la latitanza – viene da parafrasare il poeta Auden, per questa puntata di Report, all’indomani delle celebrazioni sulla morte del giudice Giovanni Falcone ucciso a Capaci 31 anni fa assieme alla moglie e ai componenti della scorta.

Sos Emilia Romagna

Ma l’anteprima della puntata è dedicata all’alluvione in Emilia Romagna, con le immagini dei campi allagati, gli allevamenti dove gli animali rischiano di affogare nell’acqua.
L’acqua nei campi ha raggiunto l’altezza di 1 metro e venti centimetri: significa la morte delle piante, dei laboratori, dei frigoriferi, di tutte le strutture nelle aziende agricole o negli allevamenti.
Andrea Benzenati – l’allevatore che ha aperto a Report il suo allevamento deve salvare le sue scrofe che sono rimaste nell’acqua fredda per più di 24 ore.

Passata l’emergenza arriverà poi il momento della conta dei danni.

La pupiata di Paolo Mondani

Nei vocali presi dal telefono di MMD si sente parlare il boss della sua vita privata: la cattura del boss è diventata una soap opera, le amanti che litigano, il paese omertoso sullo sfondo, la sua cartella clinica squadernata davanti a tutti.

Possibile che la sua rete di fiancheggiatori finisca con l’alter ego, il medico massone e l’autista?

Ancora mancano pezzi della cattura, non sappiamo chi abbia garantito la sua latitanza: il giudice Di Matteo parla di garanzie ad alto livello, in una provincia, Trapani, che non è una provincia qualsiasi. Qui si legano mafia, logge massoniche, servizi segreti.
Nelle logge si ritrovano mafiosi, politici che si ritrovano assieme. A Trapani si trovava la base dell’aeronautica usata da Gladio: dopo l’arresto di MMD si scoprì che il suo fiancheggiatore era il medico Tumbarello, i cui contatti cui servizi erano noti da anni, medico anche iscritto alla massoneria.

MMD aveva messo in piedi una rete massonica tutta sua: è stato l’architetto Tuzzolino a raccontarlo alla magistrata Principato. Alcune sue rivelazioni si sono rivelate false e ne hanno causato l’arresto, ma altre sono state riscontate: come quelle sui rapporti tra Messina Denaro e l’ex sottosegretario D’Alì, sul fatto che quest’ultimo fosse iscritto alla loggia La Sicilia, come un Gran Maestro.
Le indagini sulla massoneria si sono poi fermate: a queste super logge segrete appartenevano imprenditori trapanesi e politici che tutelavano la latitanza del boss.
Tuzzolini incontrò Messina Denaro più volte, in diversi incontri che gli diede una mano in un suo progetto a New York.
La Loggia La Sicilia era una diretta emanazione della P2 – racconta il servizio: sin dai tempi di Bontade la mafia era in contatto con la loggia di Gelli. Diversi pentiti hanno dettagliato di viaggi in Sicilia di Gelli in Sicilia, dove questi si incontrava coi boss mafiosi.
Dunque la rete di protezione di MMD (scoperta dalla pm Principato) è di derivazione da quella di Gelli: politici, giornalisti, professionisti, tutti dentro questa loggia itinerante, senza sede, che dava consigli e contatti per chi voleva investire all’estero.

Dentro questa loggia, raccontano i pentiti, anche l’ex senatore D’Alì, lo zio era iscritto alla loggia P2: oggi l’ex senatore è in carcere per la condanna di concorso esterno.

L’ex collaboratore Morsicato ha raccontato a Report dei familiari di MMD con cui era entrato in contatto: si sapeva che il boss era protetto da uomini dello stato. Lo stesso Tuzzolino spiega come nelle logge fossero presenti uomini delle forze dell’ordine e dei servizi.

Giovanni Savalle è un imprenditore che è stato considerato dalla GDF come il tesoriere di MMD: lo scorso anno è caduta l’accusa di essere in relazione col boss, per tramite di altri imprenditori, come Gianfranco Becchina. Secondo la DIA Becchina sarebbe a capo di una rete di trafficanti in opere d’arte. Altri rapporti con Maria Guttadauro, figlia di Filippo Guttadauro (sposato con la sorella di MMD), con Luca Bellomo (nipote del boss).. Buoni rapporti non solo coi parenti del boss ma anche con la politica, di destra o di sinistra: Totò Cuffaro gli aveva chiesto di candidarsi.

Tumbarello, il medico massone di MMD, era una fonte dei servizi: lo si sapeva da anni – racconta una fonte a Report che lavorava nella polizia giudiziaria: l’ex sindaco di Castelvetrano Vaccarino aveva proprio Tumbarello come tramite per raggiungere Messina Denaro. L’operazione Vaccarino era gestita dal Sisde e serviva per concordare la consegna spontanea del boss: una sorta di pre tavolo di trattativa.

Nelle lettere che MMD scrive a Vaccarino il boss spiega le sue condizioni, a modo suo: al centro della trattativa c’è l’ergastolo, il 41 bis.

Poi arriva la malattia e le abitudini del boss cambiano: è come se volesse lasciare delle briciole nel suo percorso per farsi arrestare, come il cellulare lasciato ad altre pazienti della clinica.

O era troppo fiducioso della rete di protezione oppure si è lasciato arrestare.

Il funzionario di polizia giudiziaria che è stato sentito da Report racconta della mancata cattura nel 2022: c’è un’ultima lettera con dentro dei pizzini, in cui MMD parla in codice “è andato tutto a scatafascio”, come se sapesse dell’indagine grazie ad una talpa.
Le indagini erano fatte da polizia e carabinieri, le cimici nella casa della sorella Rosalia erano state inserite dalla polizia e i carabinieri volevano inserirne una nel bagno
nel dicembre 2022.
Qui c’è un mistero, un pizzino che prima c’è, poi scompare: un pizzino dove si parla della malattia del capomafia, quel pizzino poi servì ai carabinieri per arrivare alla cartella clinica e poi arrivare alla cattura.
La sorella Rosalia si accorge dei movimenti di polizia e carabinieri, che si pestano i piedi: nel pizzino il boss dichiara di non voler usare la posta perché non sicura, ma rimane a Campobello, dove si sentiva sicuro.

I servizi segreti non vogliono che Matteo Messina Denaro fosse catturato nel maggio 2022, col governo Draghi”: sarebbe cioè il secondo round di una trattativa partita tramite uno scambio di lettere (le lettere a Svetonio) tra il mafioso e l’ex sindaco Vaccarino.
Lettere dove si parla del 41 bis, che rimane ancora un nervo scoperto per la mafia: quelle lettere servivano a preparare il terreno per la consegna di Messina Denaro.

L’arresto del latitante era stato annunciato da Salvatore Baiardo: nel processo del 2020 Ndrangheta Stragista aveva parlato di aver incontrato coi Graviano l’ex presidente Berlusconi.

Massimo Giletti aveva ospitato a La7 Baiardo dove quest’ultimo aveva annunciato l’arresta di Messina Denaro come regalo al governo, “quando allo stato farà comodo..”
L’arresto dei corleonesi in cambio della fine del 41 bis?

Report ha chiesto conto a Baiardo di questa cattura annunciata? Chi lo ha detto a Baiardo?
A Report Baiardo parla di un coinvolgimento dei servizi, che avrebbero interloquito col boss.

A Omegna sarebbe stata scattata la foto di Graviano con Berlusconi e l’ex generale Delfino: ex generale del Sismi, indagato per gli attentati del 1993. Cosa ci faceva sul lago D’Orta assieme ai Graviano? Quelle foto esistono veramente?
“Se non va tutto come deve andare le foto escono nel libro” racconta poi a Mondani: le foto sono state mostrate a Paolo Berlusconi – racconta ancora Baiardo.
L’avvocato di Paolo Berlusconi racconta di insinuazioni, si tratta solo di una richiesta di denaro.

Dopo la chiusura della trasmissione di Giletti e dopo l’uscita della storia delle foto, Baiardo inizia a ritrattare tutto facendo dei video su Tik Tok.
Altro che foto, sono tutte fesserie..

Ma all’autorità giudiziaria Giletti racconta di questa foto polaroid dove ha riconosciuto Berlusconi, l’ex generale Delfino e poi un’altra persona che Giletti non ha riconosciuto.

In uno scambio di messaggi Baiardo fa riferimento ad una data, l’8 marzo, data in cui la Cassazione inizia a discutere dell’ostacolo ostativo: a che gioco sta giocando Baiardo e per conto di chi?

Strane coincidenze in questa storia: la profezia del veggente Baiardo che da Giletti annuncia il regalo al governo Meloni, l’arresto del latitante Messina Denaro il 15 gennaio.

E, anni prima, la profezia del generale Delfino che nel 1992 annuncia la cattura di Riina, come favore al ministro Martelli.

Graviano, in una deposizione, racconta di essere venuto a conoscenza del pentimento di Balduccio Di Maggio, di cui non avvisò però Riina.

Oggi Martelli racconta di una visita, nell’estate del 1992, del generale Delfino: “non si preoccupi, le portiamo noi Riina” gli disse.
Già a luglio qualcuno nello stato sapeva della disponibilità di Di Maggio nel consegnare proprio Riina?
Era stato Graviano a portare Di Maggio a Borgomanero – racconta Baiardo oggi: è stato poi Graviano a portare Di Maggio dal generale Delfino, vendendo così Riina allo stato.
Questo si incastra con le rivelazioni fatte da Spatuzza, quando a Roma Graviano felice, spiega al suo soldato che avevano aggiustato tutto con quello di canale 5 e col paesano di Palermo.

I fratelli Graviano erano ad un passo di Berlusconi, sempre smentiti da quest’ultimo.
E questo porta
a raccontare di due verbali della Dia dimenticati nel cassetto: nel 1996 Francesco Messina era alla Dia e indagava sulle stragi del '93 insieme al magistrato fiorentino Gabriele Chelazzi, quando firmò due verbali con le rivelazioni di un confidente fino ad allora sconosciuto, Salvatore Baiardo. Quest’ultimo confessa a Francesco Messina di aver assistito nella sua casa tra il 1991 – 92 a conversazioni telefoniche tra Filippo Graviano e Marcello Dell’Utri dalle quali si evinceva che i due avevano interessi economici comuni in Sardegna.

Oggi il prefetto Messina è direttore del servizio centrale anticrimine e racconta a Mondani di quel verbale: “disse di aver assistito ad una conversazione telefonica tra Graviano e un tale Marcello, questo bisogna dirlo per onore della cronaca.”

Baiardo aveva capito tramite un commercialista di Palermo, Fulvio Lima parente del politico Salvo Lima (ucciso dalla mafia nel marzo 1992), che venivano trasferiti ingenti capitali proprio a Marcello Dell’Utri: “parlò di questo interessamento anche di Fulvio Lima a questo trasferimento di denaro, ma anche questo fu riferito all’autorità giudiziaria.”
La villa dove i Graviano stavano dopo le stragi del 1993 era ubicata a Punta Volpe (in Sardegna) ed è Baiardo che paga l’affitto per conto dei Graviano: “Baiardo raccontò di aver dovuto recapitare una valigia ai fratelli Graviano che si trovavano in vacanza in Sardegna e che questa valigia ad un certo punto fu recapitata in una villa che era nel comprensorio
vicino alla villa del prossimo presidente del Consiglio..”
Cosa aveva intuito Chelazzi (il pm fiorentino che indagò sulla bomba ai Georgofili) alla fine del suo percorso investigativo sulla strage di Firenze, sulla strage di Milano e sulle stragi del 1993?

Io credo che lui avesse percepito chiaramente da tempo che dietro a questi fatti non c’era soltanto l’ala militare di cosa nostra corleonese.”

Baiardo è stato interrogato dal pm Tescaroli a Firenze sulle stragi di Firenze e Milano: erano stragi per spazzar via la vecchia mafia e far emergere la mafia nuova, l’ala di Provenzano.
Sulla trattativa stato mafia la Cassazione ha confermato le assoluzioni a politici e carabinieri, il fatto non è reato: ma nella sentenza di appello era stato scritto come Dell’Utri aveva tramato per favorire interessi dei mafiosi.
Oggi l’indagine sui mandanti esterni per queste stragi si sono riaperte, gli investigatori stanno cercando le tracce di denaro tra i Graviano e Berlusconi (secondo i Graviano erano investimenti fatti nelle sue aziende).

Sulla strage di via dei Georgofili il pentito Spatuzza ha detto che questi morti non ci appartengono: o mafiosi non avevano tutto quell’esplosivo poi fatto esplodere sotto la torre. Secondo il giudice Donadio altri (chi?) hanno messo altro esplosivo oltre a quello dei mafiosi: i periti, sentiti da Report, parlano di Tritolo, Pentrite, T4, esplosivi che si ritrovano anche per uso civile.
Un ex agente della polizia giudiziaria di Firenze ha raccontato di una indagine svolta: la Torre dei Pulci poteva essere un obiettivo diverso,
perché quella Torre era ospitato un centro forse collegato ai servizi (forse dietro al scelta di quell’obiettivo c’erano altre menti raffinatissime?).
Un ex carabiniere poi passato ad una società privata avvisò gli investigatori con una minaccia nemmeno troppo velata. L’indagine fu poi troncata da un importante magistrato.

A Milano e a Firenze diversi testimoni parlano di una bionda e di una bruna: di questi strani agenti parla l’ex compagna del poliziotto Peluso, Marianna Castro, che parla di una rete (di agenti o ex agenti) composta da "faccia da mostro" e dall'ex funzionario del Sisde Contrada.

Da Firenze a Milano: il 27 luglio 1993 in via Palestro a Milano esplode una bomba uccidendo 5 persone ferendone 12. I magistrati ritengono che ci sia un buco di 48 ore nella ricostruzione della preparazione della strage, perché nessuno dei collaboratori di giustizia sa dire cosa accadde dopo, come se i mafiosi avessero passato nelle mani di altri l’esecuzione.
Altri chi? Ma non era stata solo la mafia a preparare e gestire quelle bombe?
Il giornalista Fabrizio Gatti nel 2019 ha scritto
Educazione americana, la storia di un agente della Cia di stanza a Milano che gli rivela i retroscena della strage.
“Dice di chiamarsi Simone Pace, il suo nome convenzionale, quindi credo che sia anche il nome finto, racconta e rivela che in quegli anni degli attentati, così come prima e negli anni successivi esiste in Italia e anche a Milano una squadra clandestina della Cia, formata da cittadini italiani e americani. In particolare lui, nei mesi precedenti all’attentato di via Palestro viene coinvolto dal suo capo americano, che dice di chiamarsi Viktor, viene coinvolto in un sopralluogo in via Palestro.”

Ancora Gatti racconta che Viktor chiese a Pace di comprare dei componenti chimici per realizzare una bomba: poco distante dalla casa di Viktor stavano i due mafiosi che hanno portato l’esplosivo per Milano.

Pace si definiva un facilitatore della storia, uno che fa si che la storia segua un certo corso – spiega Gatti a Mondani.

La nostra storia è stata facilitata grazie alle bombe, alle stragi, dietro cui si ritrovano spesso le stesse facce: un paese che non teme la mafia, che non ha nulla a che spartire con mafia e terrorismo (di tutto i colori), che non teme i ricatti dei mafiosi DEVE sapere svelare questi misteri, queste facce.

Sarà questo il compito della prossima commissione antimafia? Sarà questo l'obiettivo di questo governo?