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21 marzo 2026

Anteprima Presadiretta – l’intelligenza artificiale, l’illusione del ponte

Il ponte sullo stretto di Messina

In Presadiretta Open si parlerà del ponte sullo stretto di Messina, la grande opera su cui il ministro Salvini e il governo stanno puntando tanto. Costo dell’opera, che ha già ricevuto una prima bocciatura da parte della Corte dei Conti (eh ma con la riforma Nordio nessun giudice si permetterà..), è al momento di circa 13 miliardo. Che succederà adesso al progetto?
Quali rilievi ha fatto la Corte dei Conti a cui ora il governo deve rispondere?
Cosa succederà adesso alle famiglie colpite dagli espropri necessari per costruire questa opera strategica, anche in funzione di un attacco militare da sud (così è stato affermato da eminenti ministro). Come la casa della signora Di Domenico, che si affaccia su uno dei posti più magici dello Stretto, vicino la spiaggia di Capopeloro che nel 2022 è stata premiata dal National Geographic come la spiaggia italiana col panorama più bello.

Questa zona sarà completamente trasformata dal progetto del ponte, stravolgendo la vita del territorio e delle persone che ci vivono.

Il valore delle loro case è stato diminuito per colpa del ponte, non conviene vendere o affittare, come anche fare lavori migliorativi, uno ci pensa prima di partire. Sono famiglie bloccate anche se gli espropri non sono partiti ancora e a rendere ancora più precaria la loro situazione è proprio l’ultima decisione della Corte dei Conti che ad ottobre 2025 ha negato il visto di legittimità, l’ennesimo stop che pesa sulla vita degli abitanti di queste zone e sul loro futuro.

Io sono arrabbiata” racconta a Presadiretta “perché avere questa gente che dice domani cominciamo, tra tre mesi cominciamo, insomma è ridicolo. Preoccupata no, perché lo so che il ponte non lo fanno. E lo sanno anche loro che non lo possono fare.”

Il mondo con l’intelligenza artificiale

L’uso dell’intelligenza artificiale sta diventando sempre più importante e strategico nel mondo: nella medicina, nella ricerca, per costruire robot che possano essere addestrati per lavori pericolosi. Purtroppo anche nell’ambito militare l’AI.

Stiamo parlando della rivoluzione tecnologica del secolo: che futuro avremo in un mondo dove domina l’intelligenza artificiale? Quanti posti di lavoro perderemo? E che futuro avrà l’Europa stretta nella morsa tra Stati Uniti e Cina?


Riccardo Iacona è andato a Hangzhou, la capitale cinese dell’intelligenza artificiale perché qui sono nati i “sei dragoni”, le aziende protagoniste dell’innovazione tecnologica cinese. Aziende come Deep Robotics che ha realizzato i robot cane, capaci di muoversi su qualunque terreno, di nuotare nell’acqua: gli algoritmi e i sistemi di controllo di questo robot sono all’avanguardia e sono usati per ispezionare le fabbriche, i parchi industriali. Sono usati in caso di incendi, catastrofi. Coi loro sensori possono vedere e registrare le immagini, registrare la temperatura esterna. Un robot nato nell’università della città di Hangzhou, dove la stessa Deep Robotics e i suoi fondatori fanno ricerca.

Quanti lavori perderemo per l’AI? E quali figure servono per addestrare l’algoritmo?

Come si può capire dall’anteprima del servizio:

Non servono ingegneri per addestrare l'intelligenza artificiale: servono umanisti. Linguisti, traduttori, psicologi e scrittori stanno alimentando, attraverso piattaforme online, i grandi modelli linguistici che sempre più spesso sostituiscono le loro professioni. Un fenomeno silenzioso ma in rapida crescita, che in Italia coinvolge già migliaia di giovani laureati intrappolati nella gig economy del dato.

Ma, oltre alla questione dei posti di lavoro, c’è un altro punto da tenere in considerazione quando si parla degli impatti dell’AI: il consumo energetico e di acqua degli enormi data center dentro cui si elaborano o dentro cui girano gli algoritmi, quello che noi chiamiamo il cloud.

Energia per addestrare l’AI, energia per le elaborazioni. Presadiretta partirà dallo studio fatto dall’università della California: una singola richiesta al chatbot costa come il consumo di una lampadina da 60 watt per una decina di secondi e un consumo d’acqua equivalente a quello di un bicchierino.. Ma, citando Totò, è la somma che fa il totale.

Francesco Fuso Nerino è il diretto di Climate change action a Presadiretta racconta di come nel 2030 si è stimato che il consumo di acqua per i server dell’AI negli Stati Uniti potrebbe arrivare fino a 1100 milioni di metri cubi, un valore importante se i server sono installati in regioni degli Stati Uniti o nel mondo dove c’è scarsità di acqua. Si basa sul documento pubblicato su Nature Sustainability che dice che negli USA nel 2030 l’intelligenza artificiale arriverà a consumare l’acqua che in genere è consumata da 10 ml di cittadini americani.

Lo studio ha preso in esame anche il consumo energetico: sempre nel 2030 i server negli USA arriveranno a consumare fino a 200-250 TW/ora di elettricità l’anno, più della metà del consumo elettrico annuale di un paese come l’Italia. Se l’elettricità arriva da fonti rinnovabili e a basso contenuto di carbonio l’impatto resta più contenuto, se arriva da fonti fossili l’effetto sul clima può diventare rilevante.

La scheda del servizio:

Il Ponte sullo Stretto di Messina, tra questione ambientale, mancata gara, aumento dei costi: questo il tema in apertura della nuova puntata di “PresaDiretta Open”, in onda domenica 22 marzo, alle 20.30, su Rai 3. Dopo la delibera della Corte dei conti e il nuovo decreto del governo Meloni, il racconto tra gli abitanti di Messina che rischiano l’esproprio delle abitazioni, i comitati che si oppongono a un’infrastruttura da oltre 13 miliardi di euro e quelli che la vogliono a tutti i costi. Viaggio nella città col più alto tasso di spopolamento in Europa e dove solo un cittadino su tre riceve l’acqua 24 ore al giorno. Il ponte, secondo uno studio di Unioncamere Sicilia, avrà un impatto sul Pil di oltre 23 miliardi, col paradosso che a beneficiarne saranno Lombardia, Lazio, Veneto ed Emilia-Romagna. In studio, Riccardo Iacona ne discuterà con Peter Gomez direttore del Fatto Quotidiano online.
A seguire, la puntata di “Presa diretta” si occuperà di “Rivoluzione Artificiale”, con un reportage dentro la più grande trasformazione tecnologica del nostro tempo. Il programma partirà dalla Cina per raccontare come un intero Paese stia trasformando l’intelligenza artificiale nella propria infrastruttura produttiva. Dal piano governativo “AI Plus” - 200 miliardi di dollari investiti a partire dalle scuole primarie - ai laboratori di robotica di Pechino e Suzhou, dove robot umanoidi imparano a camminare, lavorare e prendersi cura degli anziani. Dodicenni che programmano rover spaziali, fabbriche che girano al buio senza operai: una corsa globale che non riguarda solo la Cina, ma il futuro del lavoro nel mondo intero. Ma c’è anche un costo nascosto dell’intelligenza artificiale: nell’hinterland milanese i datacenter avanzano sui terreni agricoli del Parco Agricolo Sud, divorando acqua ed energia, senza una legge nazionale che li regolamenti e senza che nessuno abbia risposto alla domanda più scomoda: questi impianti servono davvero all’Italia, o solo alle grandi aziende digitali straniere? E poi l’attenzione su chi lavora nell’ombra: traduttori, grafici, laureati che guadagnano 12-13 euro l’ora addestrando la stessa IA che li ha rimpiazzati o che lo farà presto. L’ultima frontiera si chiama “IA Agentica”: agenti software invisibili che svolgono compiti aziendali - dalle note spese ai contratti legali - interfacciandosi via WhatsApp come fossero colleghi. All’Aquila, dove i call center sono il principale datore di lavoro, per il 60-70% donne, l’automazione è già entrata in silenzio. Una rivoluzione che rischia di colpire soprattutto chi ha meno strumenti per reinventarsi: i lavori più a rischio sono storicamente quelli svolti dalle donne. Cosa succederà alle decine di migliaia di persone che fanno lavori ripetitivi e non possono semplicemente “reinventarsi”?
"Rivoluzione artificiale" è un racconto di Riccardo Iacona e Maria Cristina De Ritis con Marcello Brecciaroli, Marco Della Monica, Irene Fornari, Luigi Mastropaolo, Teresa Paoli, Paola Vecchia, Emilia Zazza, Fabio Colazzo, Riccardo Cremona, Massimiliano Torchia.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

28 febbraio 2026

Anteprima Presadiretta – la lunga storia del ponte di Messina e come allungare la vita

A che punto è il progetto per il ponte sullo stretto di Messina? E poi, vivere fino a 120 anni tra scienza e stili di vita e terribili truffe.

Il ponte sullo stretto di Messina


In Presadiretta Open si parlerà del ponte sullo stretto di Messina, la grande opera su cui il ministro Salvini e il governo stanno puntando tanto. Costo dell’opera, che ha già ricevuto una prima bocciatura da parte della Corte dei Conti (eh ma con la riforma Nordio nessun giudice si permetterà..), circa 13 miliardo. Al momento.

Che succederà adesso al progetto?

E che succederà adesso alle famiglie colpite dagli espropri necessari per costruire questa opera strategica, anche in funzione di un attacco militare da sud (così è stato affermato da eminenti ministro). Come la casa della signora Di Domenico, che si affaccia su uno dei posti più magici dello Stretto, vicino la spiaggia di Capopeloro che nel 2022 è stata premiata dal National Geographic come la spiaggia italiana col panorama più bello.

Questa zona sarà completamente trasformata dal progetto del ponte, stravolgendo la vita del territorio e delle persone che ci vivono.

Il valore delle loro case è stato diminuito per colpa del ponte, non conviene vendere o affittare, come anche fare lavori migliorativi, uno ci pensa prima di partire. Sono famiglie bloccate anche se gli espropri non sono partiti ancora e a rendere ancora più precaria la loro situazione è proprio l’ultima decisione della Corte dei Conti che ad ottobre 2025 ha negato il visto di legittimità, l’ennesimo stop che pesa sulla vita degli abitanti di queste zone e sul loro futuro.

Io sono arrabbiata” racconta a Presadiretta “perché avere questa gente che dice domani cominciamo, tra tre mesi cominciamo, insomma è ridicolo. Preoccupata no, perché lo so che il ponte non lo fanno. E lo sanno anche loro che non lo possono fare.”

La lunga vita


Si può vivere più a lungo, in salute, mantenendo uno stile di vita dignitoso. Si parla di questo nel primo servizio della puntata dove Presadiretta, per raccontare le nuove sfide della ricerca, è andata a Genova all’istituto italiano di tecnologia, tra i più importanti poli di ricerca in Italia. Qui è nata nel 2021 Corticale la prima startup italiana che produce interfacce neurali partendo da un prototipo nell’istituto: l’obiettivo di questa startup è portate questi prototipi dal mondo della ricerca neuroscientifica a quello della clinica – racconta Luca Boi uno dei tre fondatori.

Alla giornalista ha mostrato Sinaps un microchip piccolissimo che può essere impiantato nel cervello. I sensori sui chip raccolgono l’attività naturale, tutta questa informazione viene mandata all’unità di controllo integrata nel paziente che potrà rimettere in comunicazione il suo cervello col mondo esterno. Ancora meglio di quanto fa NeuraLink di Elon Musk perché i sensori di Sinaps sono n grado di raccogliere una quantità maggiore di informazioni.

Sinaps sarà impiantato in un uomo per la prima volta quest’anno e in un futuro nemmeno troppo remoto, attraverso il dispositivo, sarà in grado di controllate le protesi meccaniche restituendo al paziente anche tutte le funzioni percettive come il tatto e la possibilità di sentire il caldo o il freddo.

Ma la ricerca non si ferma: lo scopo adesso è diminuire la dimensione dei dispositivi aumentando in parallelo la capacità di estrazione dei dati. Lo spiega un altro dei fondatori di Corticale, Luca Bergondini: stiamo cercando di frammentare questi aghetti che raccolgono le informazioni in tantissimi piccoli dispositivi in mdoo che possano integrarsi simbioticamente col sistema nervoso - spiega a Presadiretta – un passaggio verso microdispositivi integrati.

Stiamo parlando di dispositivi invisibili ad occhio nudo, delle dimensioni di un granello di sabbia. È questa la nuova frontiera della ricerca, si apre alla possibilità di avere dispositivi fusi col tessuto, i più simbiotici possibile, col vantaggio di poter massimizzare il numero di cellule che possiamo monitorare nello stesso tempo. In un futuro è persino possibile introdurre degli stimoli alle cellule per compensare delle disfunzioni, pensando ad esempio al caso dell’epilessia – spiega ancora – “quando occorre un evento epilettico pensiamo di interrompere la crisi con la stimolazione elettrica.”

In generale sulla ricerca su come allungare la vita e sullo studio dell’invecchiamento si stanno investendo miliardi di dollari.


Ma in questo settore ci sono anche i ciarlatani che si approfittano delle disperazione delle persone ammalate per malattie gravi: Presadiretta ha scoperto un nuovo caso Stamina, una truffa a base di iniezioni di cellule staminali, il servizio mostrerà le foto su questa truffa, le testimonianze e farà i nomi delle persone dietro.

Si tratta di un gruppo di sedicenti medici provenienti dalla Polonia e dalla Bielorussia che arrivano in Italia e iniettano a domicilio porzioni di cellule staminali di cui, non si conoscono le origini, in casa di ammalati gravissimi in cambio di ingenti somme.

Una signora racconta di aver pagato, anticipatamente, 19 mila euro per queste iniezioni: dopo il pagamento sono arrivate a casa sua quattro persone, dalla Polonia.

Il marito della signora si è ammalato di sclerosi laterale amiotropica, la sla, una malattia spietata: questi presunti medici hanno fatto più iniezioni al marito, poi una flebo col “brodo di coltura delle cellule staminali”. In tre mesi le cellule staminali avrebbero dovuto fare il loro lavoro, sono stati mesi di grande attesa per la coppia, ma i miglioramenti non ci sono stati.

Le condizioni respiratorie del marito sono peggiorate in pochi mesi ed è stato ricoverato: “colpire nel momento in cui eravamo più scoperti e deboli merita tutto il nostro disprezzo.”

Domenica sera Presadiretta renderà tutto pubblico, nomi, cognomi, foto per evitare che altre persone possano cadere nella loro rete.

Lascheda del servizio:

Il Ponte sullo Stretto, tra questione ambientale, mancata gara, aumento dei costi, è al centro di “PresaDiretta Open“, in onda domenica 1° marzo, alle 20.30 su Rai 3. Nel reportage un’intervista all’ad della Società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, e un viaggio a Messina, la città col più alto tasso di spopolamento in Europa e dove solo un cittadino su tre riceve l’acqua 24 ore al giorno. Dopo la delibera della Corte dei Conti e il nuovo decreto del governo Meloni, si dà voce agli abitanti di Messina che rischiano l’esproprio delle abitazioni, ai comitati che si oppongono a un’infrastruttura da oltre 13 miliardi di euro e a quelli che la vogliono a tutti i costi. Il ponte, secondo uno studio di Unioncamere Sicilia, avrà un impatto sul Pil di oltre 23 miliardi, col paradosso che a beneficiarne saranno Lombardia, Lazio, Veneto ed Emilia-Romagna. In studio per discutere con Riccardo Iacona la scienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo e il giornalista Marco Damilano, conduttore de “Il cavallo e la torre”.

E poi, PresaDiretta con la puntata “Lunga Vita”, tra prospettive e contraddizioni attorno a longevità, medicina rigenerativa, studi del cervello. Il racconto parte dall’Umbria, con la storia del signor Corrado Codignoni che a 105 anni guida l’auto, coltiva l’orto, fa la pasta a mano. Nel 2025 l’Italia ha raggiunto il record con oltre 23mila e 500 ultracentenari. Per arrivarci in buona salute, la ricerca attira sempre più investimenti. Solo le start up Usa hanno un giro d’affari stimato in 27 miliardi di dollari. In primo piano il racconto del lavoro del consorzio di studiosi Age-It in Italia e del boom delle cliniche della longevità. E poi un viaggio nel mondo delle cellule staminali: dall’eccellenza del San Raffaele di Milano dove è in corso la prima sperimentazione di Fase 2 al mondo per le forme più gravi di sclerosi multipla al business delle Bahamas dove ricchi e vip fanno iniezioni per ringiovanire. E all’estero prosperano anche le cliniche che promettono di curare con le staminali SLA, autismo, sclerosi multipla e vari tipi di demenza. PresaDiretta ha realizzato un’importante inchiesta su una di queste società senza scrupoli che – a caro prezzo – effettua pseudo-terapie a domicilio addirittura sul territorio italiano. Questi trattamenti sono vietati dalla legge nazionale e quindi illegali e sfruttano la disperazione dei malati e delle loro famiglie.

Si racconterà anche a quale punto è una delle maggiori sfide sulla via della longevità: la cura delle malattie del cervello con un reportage realizzato anche a Bologna con la storia di Lory, affetta da Alzheimer precoce. E la quotidianità di un milione e 400mila persone in Italia affette da vari tipi di demenza e delle loro famiglie troppo spesso lasciate sole, nonostante la legge dica che il Servizio Sanitario Nazionale è obbligato a coprire il 50% delle rette di chi è costretto all’assistenza in una RSA. Le cause legali per ottenere risarcimenti sono in aumento e rischiano di essere una bomba a orologeria per la sanità pubblica.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

26 gennaio 2025

Anteprima inchieste di Report – la vendita di Visibilia, la sanità abruzzese e il ruolo di INGV nel progetto del ponte

Poco prima di essere rinviata a giudizio la ministra Santanché aveva venduto le sue quote di Visibilia ad un’altra società: chi ci sta dietro?

Un secondo servizio sarà dedicato al piano pandemico che l’Italia non aveva aggiornato, mentendo anche e trovandosi poi impreparata quando arrivò il covid.

L’inchiesta sul presidente della giunta abruzzese

Il presidente della giunta abruzzese, Lorenzo Sospiri (FI), è finito a processo a seguito di una inchiesta che riguardava i suoi rapporti con l’imprenditore Marinelli.

Marinelli, oltre ad avere interessi nella sanità, è stato anche presidente del Pescara, dirigente della nazionale under 21 – spiega a Report il giornalista de Il Centro Pietro Lambertini – “intorno a sé aveva costruito una rete di consenso che, secondo la procura, era stata costruita anche con la corruzione”.
Punto di riferimento nella sanità abruzzese per Marinelli era Tiziana Petrella, dirigente dell’ufficio acquisti della ASL e responsabile di tutte le gare di appalto della provincia: con Marinelli c’era un rapporto personale che ho sempre mantenuto.. Marinelli voleva che Petrella fosse nominata al vertice dell’ARIC, l’agenzia di committenza regionale che gestisce gare milionarie e per favorirne la nomina avrebbe perfino coinvolto il presidente del consiglio regionale.

Ho parlato con Tiziana Petrella in tutto tre volte” è il commento del presidente Sospiri, ma negli atti risultano contatti tra Sospiri e Marinelli che sollecitava la nomina, “ne sottlineava l’importanza per incarichi di maggiore responsabilità” ammette, per poi aggiungere “non credo che si possa dire che io sono mai andato a richiedere questa nomina che comunque non avrei fatto io.. posso aver detto che lei [Petrella] era un’ottima candidata ”.

Ottima candidata che aveva visto solo due o tre volte, ma non perché glielo aveva detto Marinelli.

Sempre dall’Abruzzo arriva la vicenda del finanziamento alla clinica privata dove lavora come chirurgo Mario Quaglieri, assessore al bilancio di FDI: la racconta il consigliere di opposizione Pierpaolo Pietrucci a Report, partendo dall’opportunità di finanziare con fondi pubblici le cliniche private (tra il 2023 e il 2024 sono arrivati circa 20 ml di euro di fondi pubblici) e poi la questione dell’assessore al bilancio, che è stato anche presidente della commissione sanitàin regione Abruzzo “che è anche contrattualizzato con una delle case di cura beneficiarie di questi fondi.. c’è un conflitto di interessi tanto è vero che dopo la regione Abruzzo è stata costretta a fare un parere, se l’assessore Quaglieri potesse rimanere in giunta purché si fosse astenuto dal votare le delibere di giunta che riguardavano la sanità, ma oramai il danno era stato fatto, quindi una sorta di ammissione di colpa.”

Per la delibera sulle case private la Procura ha avviato un’indagine sull’assessore Quaglieri e anche sulla proprietaria della clinica Di Lorenzo, il reato ipotizzato per Quaglieri sarebbe di falso. Ma a seguito dell’indagine è emersa un’altra cosa: hanno disposto il sequestro del telefonino all’assessore Quaglieri e si sono resi conto che non aveva mai restituito la Sim al comune di Trasacco dove era sindaco.
La giornalista di Report ha poi sentito l’assessore per raccogliere la sua versione: “la delibera non la faccio io ma la fa il dipartimento sanitario ..”. Come mai non si è astenuto visto il suo rapporto di collaborazione con la clinica? “Ma non è più sospettoso l’astenersi” ha risposto l’assessore, tirando fuori una curiosa teoria, per cui anche in situazioni da conflitto di interessi è meglio votare in modo palese.
Sulla Sim, che aveva dal 2012 quando era sindaco, poi non è stata più restituita “per distrazione”.

LAB REPORT: SANITÀ ALL’ABRUZZESE di Giulia Presutti

Collaborazione Madi Ferrucci

In Abruzzo, la sanità rappresenta circa l'80% del budget regionale. Negli ultimi anni però, alcuni ospedali e Asl della regione sono stati coinvolti in inchieste giudiziarie. Il pronto soccorso di Pescara è oggetto di un'indagine della Procura per via delle liste d'attesa che vedono i pazienti sostare a lungo nei corridoi prima di essere accolti nei reparti specialistici. Intanto però, la Regione ha assegnato 20 milioni di euro di Budget Alta Specialità alle cliniche private per svolgere prestazioni complesse e combattere la mobilità sanitaria. Fra le cliniche finanziate, anche quella nella quale lavora come chirurgo l'assessore al Bilancio Mario Quaglieri, che per questo è indagato dalla Procura dell'Aquila. Per gli appalti alla Asl di Pescara, è coinvolto in un'indagine anche il presidente del Consiglio Regionale, Lorenzo Sospiri, che aspetta l'inizio del processo per turbativa d'asta e corruzione.

Il riconteggio delle schede a Cosenza

Alla fine l’ha spuntata il candidato di Forza Italia, Andrea Gentile: andando contro le istruzioni del ministero dell’Interno, contro le dichiarazioni dei presidenti di seggio (che Report aveva raccolto  in un servizio andato in onda poche settimane fa), il candidato ha raccolto le testimonianze (obique) di stimati personaggi su presunte anomalie eha ottenuto che si rifacesse il riconteggio delle schede nel seggio di Cosenza. Magicamente delle schede bianche sono diventate schede col suo simbolo e la candidata avversaria del movimento 5 stelle ha perso il posto, Elisa Scutellà.

La Giunta per le elezioni ha deciso, in autonomia, che per quel seggio, in questo specifico caso, valessero delle leggi speciali su come considerare una scheda nulla, a posteriori: si sono alterate le regole del “gioco democratico” – è stato il commento del segretario del M5S Giuseppe Conte. La candidata dei 5 stelle ha allora chiesto alla giunta il riconteggio di tutte le schede perché, se ci sono state irregolarità sulle schede bianche, potrebbero esserci state anche nelle schede ritenute valide, anche perché lo scarto con Gentile è di soli 240 voti. Perché la Giunta non le da questa possibilità di aprire un campione di schede valide?
Il presidente della giunta, Federico Fornario, ha preferito non commentare.

La scheda del servizio: “L’ELETTO” di Giulia Presutti

Collaborazione Madi Ferrucci

Il 17 gennaio la Giunta delle Elezioni della Camera ha ratificato l'elezione di Andrea Gentile: dopo un passaggio in Aula, infatti, il candidato di Forza Italia alle scorse politiche entrerà ufficialmente alla Camera. Perderà il posto Elisa Scutellà del Movimento 5 Stelle, che aveva chiesto alla Giunta la riapertura di un campione di schede valide per completare la lunga istruttoria svolta in seguito al ricorso presentato dal suo avversario. I membri della Giunta hanno votato, negando al Movimento 5 Stelle un ulteriore approfondimento, e accogliendo così in toto il ricorso di Gentile.

Il caso Santanchè e i nuovi proprietari di Visibilia

Chi sta dietro la Wip Finance, la società anonima con sede in Svizzera che ha preso le quote di Visibilia vendute dal ministro del turismo Daniela Santanchè?

Chi ha ragione nello scontro tra la ministra e il figlio del fondatore di Sif, Mirko Ruffino sulle pressioni del presidente del Senato che si sarebbe esposto in prima persona per Visibilia?

Report ha chiesto in giro ad analisti ed operatori finanziari, le informazioni su questa società elvetica, ma Wip finance rimane un soggetto non identificato. Nei mesi precedenti l’operazione su Visibilia aveva fatto la sua prima operazione in Italia, l’acquisto di una squadra di calcio abruzzese, il Chieti, che milita in serie Giuseppe Gianni di Fabio è il nuovo presidente che ora sta ristrutturando la società: ex assessore a Chieti è stato nominato da Wip Finance che, a cauisa delle difficoltà economiche è riuscita ad iscriversi al campionato in croso solo all’ultiomo momento. Ma ora i tifosi iniziano a sognare in grande, puntando subito alla Lega Pro, l’arrivo di questa società è stato accolto con entusiamo non solo in città ma anche dall’ex allenatore della nazionale Mancini.

Dietro Wip Finance c’è una SGR, una finanziaria svizzera ma ad una specifica domanda, Di Fabio non ha saputo rispondere su chi siano i veri proprietari, “perché queste cose non sono pubbliche”.


Chi c’è dietro Wip Finance? Giorgio Mottola lo ha chiesto ad Altair D’Arcangelo – Business Development di Wip: “dietro ci sono degli investitori, una compagine abbastanza importante dentro Wip Finance.. non posso fare nomi di investitori, ma so per certo che ci sono molti microinvestitori.. io sono colui che organizza il business su dei mandati particolari”.
Una sorta di procacciatore d’affari, come quello chiuso lo scorso dicembre con l’acquisizione di Athena Pubblicità, la concessionaria pubblicitaria di Daniela Santanché che possiede il 90% di Visibilia. La società anonima svizzera diventerebbe così proprietaria del pacchetto di riviste della ministra del turismo come Novella 2000, Ciak, e PC Professionale.
Il business developer non ha voluto dare la cifra dell’acquisto: di questa storia però non c’è traccia né online né sui giornali. Ma sappiamo però che nel 2019 D’Arcangelo è stato sottoposto agli arresti domiciliari con l’accusa di associazione a delinquere, frode, riciclaggio e autoriciclaggio: secondo l’accusa D’Arcangelo gestiva 98 società operative solo sulla carta e intestate a prestanomi con i quali avrebbe messo in piedi operazioni immobiliari fittizie allo scopo di creare falsi crediti Iva.

Due anni fa gli arresti domiciliari gli sono stati revocati ma il Tribunale di Milano gli ha sequestrato quasi 40 ml di euro frutto della frode di cui sarebbe stato la mente.
D’Arcangelo non ha voluto parlare di questa vicenda nell’intervista, “sono ancora soggetto di indagine.. le accuse sono tutte concatenate ma sono sicuro che cadranno tutte.. lei ne sa più di me [rivolto a Mottola] di queste cose se ne occupano i miei legali, sono sereno.”
La ministra Santanché era a conoscenza di questa vicenda? “Non sono temi di cui si parla ..”, come a dire che queste, per la transazione fatta con la ministra, sono questioni irrilevanti.
Ma irrilevanti non lo sono, siccome di mezzo ci sono gli azionisti e una ministra della Repubblica.

C’è poi un’altra vicenda lontana nel passato che Report ha riportato alla luce: nel 1997 era sttato eletto consigliere comunale a Chieti con Forza Italia, poi alle elezioni successive rieletto con la Democrazia Cristiana. La carriera si interrompe nel 2006 quando i carabinieri in un controllo lo trovano in possesso di cocaina per 100mila euro.

All’epoca ero purtroppo vittima di tossicodipendenza - ha ammesso D’Arcangelo – fui felice perché poi smisi di essere assuntore di cocaina.

“E’ l’incontro più inquietante che ho avuto in tutta la mia vita” è la testimonianza raccolta da Mottola del cosmetista Diego Della Palma relativa all’incontro avuto con i vertici di Virgo Cosmetics, l’avvocato, l’amministratore delegato, Altair D’Arcangelo (che formalmente non ha nessuna carica in Virgo, come ha poi verificato Report). Virgo ha acquistato la gestione di Nouba, un marchio importante nella cosmetica che si trovava in difficoltà finanziarie.
“Io ho capito subito che dovevo tutelarmi e ho detto, signori io prima di qualsiasi proposta che mi farete, sappiate che io voglio, visto che state acquisendo Nouba, voglio i miei soldi. Il signor D’Arcangelo mi ha detto che non ci sarebbe stato problema, nel giro di pochi giorni le assicuriamo che avrà i soldi. Poi i soldi sono spariti tutti.. con mia grande gioia.”
Virgo prometteva di rilanciare Nouba ma poi ha veramente investito dei soldi in questo marchio? “No, nel modo più assoluto tanto è vero che va all’asta.”

Il servizio di Giorgio Mottola torna poi ad occuparsi del finanziamento ottenuto da Visibilia dalla Negma, la misteriosa società di Dubai: negli ultimi cinque anni altre venti società hanno chiesto prestiti alla stessa che, come racconta Giovanni Natali – presidente dell’associazione delle piccole e medie imprese quotate – “avevano tutte delle forti tensioni di problematiche finanziarie, decreti ingiuntivi, debiti non pagati, banche che richiedevano il rientro dei fidi”.
Dunque Negma sarebbe una sorta di parassita che attacca il corpo di società infette: si, spiega Natali, “l’ho definito un virus che distruggeva il valore delle società e chi ci rimetteva soldi era il piccolo investitore”.
Tra le aziende che si sono rivolte a Negma anche eccellenze dell’industria italiana come Illa, azienda emiliana con sede a Parma che dalla metà degli anni ‘70 produce pentole tutte made in Italy, apprezzate per il rapporto costo qualità anche dalle multinazionali straniere.

Era il fornitore di Ikea fino al 2018 – racconta il delegato Fiom Parrucchella a Report poi Ikea nel 2018 ha chiuso l’appalto che aveva con Illa che si è ritrovata con una drastica riduzione del fatturato. Ikea rappresentava circa l’80% del fatturato così quando la multinazionale svedese ha preferito comprare le pentole in Turchia ad un costo inferiore l’azienda è entrata in una crisi profonda. Negma si è palesata nel mondo Illa nel gennaio 2022 – continua il delegato Fiom – pensando che fosse il modo più veloce per recuperare risorse finanziarie fresche e poter continuare la propria attività, rispetto al rivolgersi alle banche.
Negma offriva soldi apparentemente facili: se uno si rivolge al mercato finanziario normale ha bisogno di garanzie, mentre Negma offrì subito ad Illa 3,2 ml di euro che rappresentavano una forte boccata d’ossigeno per l’azienda coi conti in rosso.
Il problema è che poi Negma non rimase come investitore ma rivende il credito al mercato e così il prezzo del titolo scese: i conti non migliorarono anche a causa di pessime scelte industriali, nel 2022 le perdite raddoppiarono salendo a 2,8 ml .

Soprattutto, mano a mano che la finanziaria di Dubai convertiva le obbligazioni in azioni di Illa, il titolo della società emiliana iniziò a crollare drammaticamente.

Da 31 euro nel 2021, ad un millesimo di euro nel 2023: come mai? Lo ha raccontato il presidente di Illa Roberto Maviglia, “Negma non era un investitore che manteneva il titolo a lungo termine ma svolge una azione di cabotaggio, sottoscrive il prestito obbligazionario, converte in azioni e poi vende le azioni sul mercato e questo distrugge il valore di borsa dell’azienda”

La scheda del servizio: IL SANTO PATRON di Giorgio Mottola

Collaborazione Greta Orsi

Alla vigilia dello scorso Natale, Daniela Santanchè ha annunciato la vendita di Visibilia a una misteriosa società anonima svizzera, la Wip Finance. Report ha scoperto chi si nasconderebbe dietro e la sua identità getta pesanti ombre sull’intera operazione. Sullo sfondo ci sarebbe infatti la storia di una frode da 40 milioni di euro, 98 società fantasma e soldi che da anni arriverebbero dalla Svizzera in Italia per fondare aziende che poi restano inattive. Report ha ricostruito l’intera rete finanziaria che avrebbe portato alla nascita di Wip Finance e all’operazione per l’acquisizione di Visibilia, intervistando tutti i protagonisti. L’altro mistero legato alle società di Daniela Santanchè è la società di Dubai, Negma, che avrebbe distrutto il valore azionario di Visibilia e di un’altra ventina di società italiane. A partire da Illa, eccellenza made in Italy delle pentole, finita due anni fa nelle mani della finanziaria emiratina e di una società che sarebbe riconducibile a Daniela Santanchè.

Il ponte sullo Stretto e il ruolo dell’INGV

Dopoil servizio di domenica scorsa sul Ponte sullo Stretto, Webuild, la società che costruirà l’opera, ha annunciato azioni legali contro Report e Ingv. Come aveva raccontato il servizio, Inngv non è stata interpellata formalmente dalla società per approvare il progetto, ad onor del vero nemmeno il progetto per il ponte non prevedeva nessun via libera ufficiale da Ingv.

La scheda del servizio: IL PONTE DELLE OMBRE di Danilo Procaccianti

Collaborazione Enrica Riera

Report torna a occuparsi del progetto per il Ponte sullo Stretto di Messina, con un approfondimento sul presunto ruolo dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia nelle verifiche in tema di rischio sismico dell’area su cui dovrebbero sorgere i piloni portanti dell’infrastruttura.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

19 gennaio 2025

Anteprima inchieste di Report – la lunga vita del ponte sullo Stretto, le Marche, i signori dello sport e il piano Mattei in Congo

La lunga vita del ponte sullo Stretto, la grande opera non ancora realizzata che sta drenando tutte le risorse del sud. Verrà autorizzata la sua costruzione? Tra pochi giorni verrà presentato il progetto definitivo aggiornato (e non quello di Ciucci del 2005 da cui è partito Salvini). Quanto è indipendente la commissione di valutazione ambientale?

Poi si torna a parlare del piano Mattei, l’enorme spot con cui il governo Salvini pensa di poter aiutare i paesi africani per limitare i flussi migratori.

Reportlab: il turismo nelle Marche

Le Marche sono la prima e unica regione al plurale d’Italia – così ci dice il comico Giorgio Montanini, marchigiano convinto.
“Le Marche sono casa mia, e lo rivendico perché sono marchigiano e fermano orgoglioso. Le Marche sono una striscia di terra in cui ci stanno, pur in una piccola striscia di terra, mille realtà diverse, come in tutta Italia. Però le Marche hanno proprio le differenze dei dialetti così marcati e distanti: Valentino Rossi è marchigiano eppure nessuno direbbe che ha il dialetto marchigiano, perché se vai a Pesaro sei vicino all’Emilia Romagna, se vai a San Benedetto e Ascoli sei già più vicino all’abruzzese. Ancona io la chiamo la terra de mezzo de frodo, perché ha un dialetto tutto suo, particolare, mentre Macerata e Fermo hanno quella connotazione marchigiana che la gente riconosce in giro per l’Italia. In certi momenti storici questa zona qua era quella con più Ferrari pro capite d’Italia, quindi c’era un benessere diffuso, c’era un altro modo di vivere l’imprenditoria con magari anche una certa attenzione al versamento delle tasse diversa da quella che c’è adesso. Adesso lo Stato è un po’ più attento, adesso batte cassa con più attenzione, prima magari no e quindi i soldi giravano molto di più. A Fermo c’erano 20 night, quando ci sono i night in un posto, è Las Vegas oppure ci stanno i soldi. Qua c’erano i soldi, i night oggi hanno chiuso tutti..”



Nel servizio si parlerà di Macerata che è la città di origine di Dante Ferretti, lo scenografo di Hollywood ma anche dei film di Fellini e Pasolini, che ha portato nel cinema la bellezza delle Marche. A Report racconta di come nella sua città abbia lavorato l’ultima volta solo 20 anni fa, quando ha rifatto la Carmen, “poi non mi hanno più chiamato”.

La scheda del servizio LAB REPORT: LET’S MARCHE!

di Lucina Paternesi

Collaborazione Cristiana Mastronicola

Il rilancio del turismo nelle Marche è stato uno dei cavalli di battaglia del Governatore Acquaroli che ha istituito un'agenzia apposita proprio per far conoscere il brand Marche fuori regione e all'estero. Si chiama Atim e in appena due anni per il suo funzionamento la Regione ha stanziato circa 12 milioni di euro. Tra uffici deserti e affidi diretti senza bandi di gara, la Corte dei conti ha certificato che Atim è un doppione inutile e costoso dell'assessorato al Turismo di cui lo stesso Acquaroli ha tenuto la delega.

Il ponte sullo Stretto (a tutti i costi)

Ci sono diversi motivi per pensare che ci siano problemi di fattibilità per la realizzazione del Ponte sullo Stretto (il più grande ponte senza campate al mondo, costruito su una zona sismica). A cominciare proprio dal fatto che verrà costruito in una zona ad alto rischio di terremoti: l’ultimo, un terremoto maremoto, avvenuto nel 1908 a Messina, che provocò 80 mila morti, il quinto terremoto più distruttivo nella storia dell’umanità.

Ciucci, di fronte a questo dato di fatto, ha usato la carta dell’ironia per non rispondere al giornalista di Report, Danilo Procaccianti “se vuole fare un esame di questo genere, venga nel nostro ufficio e le facciamo rispondere dai ns esperti.. se lei è un esperto.”

Forse Danilo non è un esperto in sismologia, ma nemmeno il ministro lo è. Ma all’istituto nazionale di Vulcanologia gli esperti ci sono: a Report hanno raccontato che nell’intorno di Reggio Calabria hanno registrato oltre seimila terremoti, “sul fatto che il ponte insista su un’area geologicamente viva e che sia si una struttura che possa essere area epicentrale non ci sono dubbi.”

Sta di fatto che l’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia non è stato coinvolto formalmente per dare un parere sulla pericolosità sismica insita nel ponte.

Dovesse arrivare un terremoto di magnitudo 7,1 l’unica cosa che resterebbe in piede sarebbe il ponte ci dicono i sostenitori del progetto del ponte: è vera questa affermazione?

Danilo Procaccianti lo ha chiesto a Carlo Doglioni, presidente INGV: “è famoso il ponte di Takoma che è crollato perché è andato in risonanza per la frequenza dell’oscillazione legata al vento. In questo caso le frequenze sono così basse, di diverse decine di secondi, che il terremoto non farebbe crollare il ponte. Ma il terremoto potrebbe danneggiare fortemente le fondazioni delle Torri e degli ancoraggi, in questo senso il ponte rischierebbe anche di crollare”.
Doglioni ha più volte chiesto che venissero fatti maggiori studi per verificare la fattibilità del ponte, soprattutto ha chiesto che venissero utilizzati coefficienti di accelerazione più alti per verificare il rischio sismico.
“Il ponte è costruito ipotizzando 0,58 [come coefficiente] ma noi sappiamo che nelle zone epicentrali queste accelerazioni per terremoti di magnitudo anche inferiore a 7, sono state spesso anche superiori ad 1G. Il terremoto della Turchia, del Giappone nel gennaio di quest’anno [2024], ci sono state accelerazioni che hanno superato anche i 2G quindi accelerazioni anche più grandi di quelle che vengono ipotizzate. Deve essere realizzata una struttura che resista qualunque cosa succeda.. ”
Non sarebbe stato meglio farlo prima questo approfondimento?
“Noi come INGV non siamo stati coinvolti formalmente per dare un parere sulla pericolosità sismica..”.
A queste osservazioni, l’AD della società per il ponte Ciucci risponde che non ha voglia di fare polemiche con nessuno, noi con INGV collaboriamo.. Un modo per non rispondere alla domanda: due tecnici dell’istituto hanno collaborato con la società ponte sullo stretto a titolo personale, non c’è stata nessuna ufficialità da parte dell’istituto. Dunque non è stata l’INGV come istituto a dare il via libera e ha dato pareri che siano stati utilizzati formalmente nella progettazione.
A onor del vero la procedura di approvazione non prevedeva alcun via libera ufficiale da parte dell’INGV.



Un altro problema potenziale del ponte è la sua altezza: il ministro Salvini in conferenza stampa ha assicurato che l’altezza sarà almeno di 65 metri, a massima capienza cioè con auto e treni (perché su quel ponte passeranno anche i treni). Le navi potranno passarci sotto, “perché è stato studiato dagli ingegneri..”

Ma in realtà non è così: nel 2023 hanno attraversato lo stretto di Messina 5 navi da crociera e 15 portacontainer con altezza superiore a 65 metri, col ponte non avrebbero potuto farlo. Sono dati che arrivano direttamente dal ministero dei Trasporti di Salvini.

Questo sembra preoccupare solo le associazioni locali, come il WWF contrarie a questa opera: questo ponte dovrebbe comportare la variazione delle carte nautiche per il superamento dello Stretto – racconta l’avvocata Aurora Notarianni “questo significherebbe strozzare il porto di Gioia Tauro, uno dei porti di maggiore rilievo nel Mediterraneo e tutto il traffico crocieristico che si sta incrementando a Messina.”
Ma la società stretto di Messina risponde che il ponte normalmente sta sopra i 70 metri: “è come nascondere il sole con un dito, non è così”.
Che il progetto sia tutt’altro che definitivo lo dimostrano anche le incertezze sui cavi, due per lato, che dovrebbero reggere il ponte, che rendono complicata la distribuzione dei carichi in un ponte così lungo (2988 metri).
È il primo progetto al mondo di un ponte a campata unica così lungo – in effetti: l’ex direttore del dipartimento di ingegneria industriale e meccanica di Catania, Antonino Risitano racconta a Report che con quattro corde (per tenere il carico, due per ogni lato) “quando mi sposto da un lato non so come si ripartisce il carico, di quanto una viene caricata più dell’altra.”
I dubbi sui cavi hanno una storia lunga tanto che anche i progettisti originali per verificarne la tenuta raccomandavano prove di fatica.
“Ci sono due pagine nel progetto definitivo in cui sono indicate quali prove devono essere fatte e soprattutto l’attrezzatura con cui devono essere eseguite le prove ma queste prove non sono mai state fatte ” continua il professor Risitano.
E se poi i cavi non reggono? Rifacciamo tutto da capo?
Così per la difficoltà nel fare queste prove i progettisti nel documento di progetto hanno proposto di usare acciai di più elevata resistenza per i cavi: “significa cambiare la parte strutturale più importante del ponte cioè fare un progetto nuovo, di sana pianta”, continua Risitano che poi conclude in modo netto “è tecnicamente sbagliato che si possa approvare un progetto definitivo senza le prove sui cavi, un cavo che cede, il ponte cede.”

Ma il ministro Salvini crede fortemente a questo progetto, secondo il ministro gli italiani aspettano questa opera da 50 anni (oltre ai treni in ritardo, l’acqua nelle case in molte zone del sud..), e con questo governo si passerà dalla parole ai fatti.

Così il primo atto da ministro è stato riesumare la società stretto di Messina spa, che il tecnico Mario Monti aveva deciso di liquidare nel 2013, una società che per non fare nulla ci è già costata 342ml di euro.


Come AD di questa società Salvini ha chiamato lo stesso uomo scelto a suo tempo da Silvio Berlusconi, Pietro Ciucci, colui che per primo parlò di prima pietra del ponte nel 2005. Venti anni fa. Ciucci è stato anche presidente e AD di Anas e durante la sua gestione sono crollati tre viadotti: uno è rimasto nella storia, il rilevato stradale di Scorciavacche, sulla Palermo Agrigento. Inaugurato senza collaudo poco prima del Natale 2014, crollato appena sei giorni dopo.

C’è stato un errore di progettazione e in fase di realizzazione dell’opera ma quel viadotto e quel rilevato era una soluzione tecnica adeguata al problema da superare ..” spiega oggi a Report lo stesso Ciucci. Ma la procura di Palermo ha ipotizzato dei reati e nel mese scorso ha chiesto per Ciucci una condanna a 4 anni di reclusione, una tegola per colui che deve guidare l’operazione ponte.
Ciucci su questo punto risponde che il ponte non è crollato, è crollato solo un “modesto rilevato stradale” che è ceduto quando la strada era chiusa e quindi senza nessun rischio per nessuno.

Chi sono i membri della commissione tecnica di valutazione di impatto ambientale del ponte?

C’è una consigliera comunale di FDI esperta in interior design (con un dottorato di ricerca in ingegneria ambientale), Margherita Scoccia. Un altro commissario è il vicesindaco di Pisa, sempre di FDI, Raffaele Latrofa, un altro rappresentante politico dentro una commissione che dovrebbe essere terza per poter valutare correttamente un progetto voluto dalla politica.

La scheda del servizio: IL PONTE A TUTTI I COSTI

di Danilo Procaccianti

Collaborazione Enrica Riera

Il Ponte sullo Stretto, il pallino del ministro Matteo Salvini. Nei prossimi giorni dovrebbe esserci l'approvazione da parte del Cipess del progetto definitivo aggiornato, ma siamo sicuri che la premier Giorgia Meloni voglia prendersi la responsabilità di approvare un progetto sul quale molti tecnici indipendenti hanno posto grossi dubbi di fattibilità? L'ultimo in ordine cronologico è stato il presidente dell'INGV (Istituto nazionale Geofisica e Vulcanologia) Carlo Doglioni, massima autorità in materia sismica in Italia. Altri tecnici meno critici sono stati nominati nella commissione Via (valutazione di impatto ambientale) che ha dato il via libera al progetto. Ma sulla commissione pesa una certa vicinanza ai partiti di maggioranza e c'è perfino chi ha delle condanne proprio per reati ambientali.

Aiutiamoli a casa loro? – il piano Mattei

Il piano Mattei prevede la realizzazione di diversi progetti nei paesi africani, tra cui il Congo-Brazaville, anche in collaborazione con Eni, per diversi miliardi di ml di euro.
Come sono spesi questi soldi? Che livello di trasparenza c’è in questi progetti e nei rapporti con questi paesi, dalla Somalia al Kenia, dall’Egitto al Congo, spesso governati da regimi autoritari.

Paesi con cui Eni e altre major sono chiamati a trattare: “Più il paese è ricco più la corruzione è diffusa ” racconta a Report Massimo Alberizzi direttore di Africa Express “il sociologo svizzero Ziegler ha descritto il Congo come un mendicante seduto su una montagna d’oro, poche famiglie sono ricchissime e gestiscono il petrolio, le concessioni.. Abbiamo avuto dei casi di corruzione molto pesanti che sono ancora in qualche modo da chiarire perfettamente”.
Ma il Congo rimane un partner importante per l’Italia e non a caso è stato inserito tra i paesi pilota nel piano Mattei, il progetto da 5,5 miliardi di euro voluto dalla presidente Meloni che il 25 novembre scorso ha ricevuto a Palazzo Chigi il presidente Denise Sassun Nguesso.

Laura Mazza è rappresentante delle relazioni istituzionali della repubblica del Congo in Italia: “ha chiesto di dedicarsi alla gestione dello sviluppo sostenibile legata sia all’energia che all’acqua ..”
Il progetto in Congo prevede la realizzazione di una rete idrica per assicurare acqua potabile agli abitanti della capitale Brazzaville, tra i suoi sostenitori più convinti c’è anche l’ambasciatore del Congo in Italia, Okemba.

A Report l’ambasciatore questo progetto consentirà la trasformazione dell’economia del paese, oggi legata agli idrocarburi: “il vantaggio del piano Mattei è che non ci viene imposto dall’esterno, è un piano che stiamo costruendo insieme, attualmente il Congo ha avviato un programma di sviluppo dell’agricoltura e di tutela dell’ecosistema forestale, con progetti che permetteranno alla popolazione locale di beneficiare dei nostri rapporti con l’Eni, ma anche col governo italiano.”

Eni è presente in Congo dal 1968 per i pozzi offshore di petrolio è gas naturale, una collaborazione di lungo corso – racconta il servizio – che si rinnova nel nome della soddisfazione reciproca.

Lo racconta l’ambasciatore Henri Okemba “con Eni il Congo è cresciuto moltissimo e con l’estrazione del gas Eni ha dato al Congo un margine di sviluppo ancora maggiore. Proprio assieme ad Eni guardiamo anche alla formazione, all’agricoltura, alle energie rinnovabili, tutti questi progetti vengono portati avanti in modo concreto e trasparente.”

A proposito di trasparenza, a Point-Noire capitale economica della Repubblica del Congo i cronisti de l’Espresso nell’ambito di una inchiesta internazionale coordinata dal consorzio ICIJ, scoprono la casella postale 4801, dove hanno sede due società: la Petroserve che risulta essere una fornitrice di Eni e la Elengui, una società offshore intestata a Marie Madeleine Ingoba, moglie dell’AD di Eni Descalzi.

Lo racconta Paolo Biondani a Report: la signora ha spiegato che questa società è stata aperta su suggerimento del suo commercialista per fare un investimento immobiliare in Congo poi non finalizzato.
Una società inattiva che ha la stessa sede di Petroserve, un gruppo di aziende controllate da holding in Lussemburgo e Olanda che negli anni si è arricchito con Eni, sotto la guida dell’imprenditore inglese Haly.

Di Haly ha parlato a Report un ex manager di Eni che per l’azienda ha gestito le trattative più delicate in Africa: “Haly era legatissimo a tutti i manager di Eni in Congo ed era lui il volto operativo di Petroserve”.

In Lussemburgo le autorità hanno messo gli occhi sulla società anonima Cardon, l’azienda che a caduta, controlla le aziende che si sono arricchite con Eni a cominciare dalla Petroserve: scoprono che fino all’8 aprile 2014 tra i soci figurava, oltre ad Haly, proprio la signora Ingoba.
“LA Petroserve ha avuto solo in Congo contratti da Eni per 104 ml di dollari” spiega a Report Antonio Tricarico di Re Common “per fornitura di navi, per spostare lo staff sulle piattaforme, ma in tutti questi paese ha avuto contratti, secondo la Guardia di Finanza, fino a 305 ml di dollari.”

La moglie di Descalzi esce poi dalla società pochi giorni prima che Descalzi venga nominato amministratore, nel 2014.

La scheda del servizio: TESORO HO PRESO L’AEREO

di Daniele Autieri

Collaborazione Andrea Tornago

Quali sono stati e quali sono gli interessi dell’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, in Congo e di sua moglie Marie Madeleine Ingoba?

Mentre Italia e Congo-Brazzaville lavorano alla lista di interventi da oltre 320 milioni di euro previsti dal Piano Mattei nel Paese, Report è in grado di rivelare una serie di documenti inediti, interni alla più grande delle aziende controllate dallo Stato italiano che proprio in Congo è attiva da anni nel settore degli idrocarburi.

Documenti mai emersi prima, che aggiungono importanti verità alle inchieste giudiziarie della Procura di Milano aperte sulle attività di Eni in Congo e sulle assegnazioni dei diritti di perforazione.

I signori dello sport

Chi sono i signori dello sport nella politica italiana e perché lo sport è tanto importante per la politica italiana?

Report si occupa di questo nel servizio di Carlo Tecce e Lorenzo Vendemiale: sono andati ad intervistare il ministro dello sport Abodi chiedendogli dell’operazione portata avanti dal capogruppo di FI Paolo Barelli, la rimozione del limite dei tre mandati che gli interessava anche come presidente della federazione nuoto.

Il ministro ha risposto di aver preso atto della decisione del Parlamento anche se non è esattamente quello che aveva immaginato.

Ovvero un mondo con tante porte girevoli o, meglio ancora, senza porte tra sport e politica con una commistione di ruoli: ma Barelli è stato capace di svolgere i due ruoli sapendo distinguere le due funzioni – come sostiene il ministro? “Fino ad adesso si nella misura in cui non ho avuto nessun tipo di segnale che lo riguarda”.
Ma Report, che è diffidente di natura, qualche segnale di non separazione perfetta dei ruoli, l’ha notato: grazie al suo emendamento Barelli ha potuto farsi rieleggere al terzo mandato con presidente federale con un plebiscito.

C’è consenso perché si è registrata una crescita del nostro sistema in maniera chiara” racconta a Report lo stesso Barelli “dopo di che le norme possono permettere ad un presidente di ricandidarsi, il sostegno dei presidenti delle società c’è sempre stato e per cui sono qua..”
Barelli ha attraversato 7 mandati da presidente federale e cinque legislature in Parlamento galleggiando sempre, anche nelle tempeste giudiziarie. Tre anni di squalifica a livello internazionale di cui uno scontato e due annullati: è finito di fronte al comitato etico – spiega Marco Birri dirigente della Lega Europea nuoto tra il 2025 2023 “perché era contemporaneamente presidente della federazione europea e presidente della federazione italiana firmando un documento nel quale tutto il governo della federazione europea non era assolutamente informato.” Questo il motivo per cui a livello internazionale Barelli ha perso la sua credibilità.
C’è poi un’altra vicenda controversa: il pagamento per la ristrutturazione delle piscine per il foro italico. Nel 2013 la Federnuoto saldò parte di un debito col Coni detraendo le fatture di quei lavori che però erano stati già oggetto di un contributo pubblico, insomma Barelli si fece scontare delle spese che aveva sostenuto lo Stato. Per quella vicenda è stato prosciolto dalla giustizia sportiva e penale ma sanzionato da quella contabile. Una sentenza della Corte dei Conti lo ha condannato a restituire 490 mila euro: il danno erariale è una colpa grave per un uomo delle istituzioni ma anche per questa vicenda la sua carriera non ha avuto problemi, a pagare al suo posto è stata la federnuoto. Tutto è perdonato: Barelli è tornato rafforzato sia nello sport che nella politica, come racconta il giornalista de Il Domani Vittorio Malagutti “gode di un potere enorme nel partito, adesso è capogruppo alla Camera, è uno dei parlamentari più legati al ministro Tajani ”

La scheda del servizio: BARELLI & BINAGHI. I MONARCHI DELLO SPORT ITALIANO

di Carlo Tecce e Lorenzo Vendemiale

Da un quarto di secolo Paolo Barelli è il capo indiscusso della Federazione italiana nuoto. Il suo potere nello sport, però, deriva anche dalla sua carriera politica: parlamentare da cinque legislature, è capogruppo di Forza Italia alla Camera e braccio destro del ministro degli Esteri e vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani. Proprio il doppio ruolo gli ha permesso di superare indenni diversi ostacoli. Con documenti e testimonianze esclusive, Report racconta i segreti di Barelli, i suoi conflitti di interessi e ricostruisce gli affari degli ultimi anni che arrivano fino al suo partito. Un altro mister B. dello sport italiano è Angelo Binaghi, presidente della Federtennis che, fra un anno, come Barelli, festeggerà il suo quarto di secolo al comando.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

18 febbraio 2024

Report – gli appalti Anas e il ponte sullo stretto, il vino standardizzato e la neve (artificiale)

 DO UT DES di Danilo Procaccianti

Anas con le gare d’appalto assegna appalti per decine di miliardi: alcuni di questi, secondo l’inchiesta della procura di Roma, sarebbero stati assegnati con frode con una triangolazione tra aziende private, dirigenti infedeli di Anas (i marescialli) e la Inver, una società di consulenza con dentro Tommaso Verdini, col socio Fabio Pileri.

Verdini e soci avrebbero condizionato le carriere di dirigenti Anas, nelle intercettazioni si parla del sottosegretario Rixi e del presidente di RFI Lo Bosco, entrambi non indagati.

Gli imprenditori versavano migliaia di euro, in nero a volte, come consulenze per la Inver: in cambio avrebbero ottenuto dei documenti riservati per poi vincere le gare di appalto, prima della pubblicazione della gara.

Report ha cercato di ottenere delle risposte da questi dirigenti Anas, senza ottenere molto: tutti avrebbero partecipato a cene con i Verdini (anche quando l’ex senatore era agli arresti domiciliari), anche con esponenti della Lega. Anche in questo caso, secondo il sottosegretario Freni (come precedentemente Rixi) sono solo millanterie, nulla di vero.

Il ministro Salvini è il convitato di pietra in questa storia: tra i fondatori della Inver, la società di consulenza, c'era anche la sua compagna, Francesca Verdini, che ha ceduto le sue quote nel 2021, poi c’è il fratello della compagna, Tommaso Verdini che secondo le indagini farebbe il lobbista proprio nel settore che è sotto il controllo del ministero di Salvini.

“Tommaso 26 anni, Francesca 23, molto giovani, hanno creato questa società dal nulla che ha incominciato subito a fatturare” spiega il consulente Bellavia, che ha scoperto che Francesca Verdini partecipava alle assemblee fino al 2020, conosceva il bilancio e le attività della Inver e del fratello Tommaso, aggiungendo anche che “per fare consulenza alle imprese ci vuole esperienza, non basta studiare. Probabilmente il padre è intervenuto a sostegno dei figli, il padre ha invece una esperienza”.

Secondo gli investigatori Denis Verdini sarebbe il socio occulto della Inver, vero dominus delle condotte illecite, per lui ci sarebbero stati 20mila euro in nero, la vicinanza al ministro sembra essere utilizzata dagli indagati per continuare a fatturare consulenze fittizie.
Consulenze da imprenditori che al telefono con Pileri si lamentavano dell’atteggiamento dei Verdini: “vengo a Roma a darti 70mila euro e per farmi piglià pe c.. da te e tuo padre”? 
eh no, ma siamo il cognato del ministro”.

Proprio la vicinanza col ministro avrebbe spinto molti imprenditori a rifare il contratto con la Inver, alcuni di loro infatti dopo la prima fase delle indagini avevano interrotto i rapporti con la società dei Verdini, ma dopo la nomina di Salvini a ministro delle infrastrutture, ecco che si rifanno vivi (“certe situazioni sono vergognose” è stato il commento di Pileri in una intercettazione).
Il fatturato della Inver aumenta negli anni in cui è al governo la Lega, nel 2020 senza la Lega il fatturato è azzerato. Poi riesplode nel 2021 col ritorno della Lega al governo. Solo un caso?

Solo illazioni degli intercettati? Sempre nelle intercettazioni si legge questo passaggio dove Pileri racconta di aver avuto carta bianca in ministero da Salvini.
E che cosa risponde il ministro su questi fatti? “Buon lavoro”: questa la risposta da parte di un esponente di un governo che si dice patriota, che governa in nome del popolo, per difendere gli gli interessi degli italiani.

Moltissimi dirigenti Anas bramavano per fare incontri con i Verdini: uno di questi è Simonini, anche lui avrebbe partecipato alle cene con Verdini e in una intercettazione cercava appoggi politici per la sua carriera, a Palazzo Chigi.
Verdini e soci si muovono per garantire un ruolo di livello per Simonini, per non lasciarlo a piedi: alla fine è stato nominato dal governo Draghi commissario per la Orte Fano e per la strada 106 Jonica in Calabria, la “strada della morte”.

Se voi foste giornalisti seri, raccontereste anche dei lavori fatti – ha risposto l’ex Ad di Anas Simonini al giornalista, senza chiarire il senso delle intercettazioni.
I lavori fatti per la statale Jonica ancora non ci sono.

La rete di Verdini è cercata per una promozione in Anas: anche il dirigente Mandosi sarebbe ricorso all’aiuto dei Verdini per arrivare ad una carica in Anas.

Forse sarà un caso e non dipenderà dalla sua amicizia con Verdini, ma alla fine quest’ultimo, Mandosi, viene nominato responsabile delle risorse umane della società Stretto di Messina, l’opera su cui Matteo Salvini ha puntato tutto, il ponte sullo Stretto.

Pietro Ciucci, AD della società Stretto di Messina però racconta di averlo scelto lui, personalmente, Mandosi, “una persona di grande affidabilità”, escludendo alcuna sponsorizzazione di Pileri e Verdini. Sarà stato scelto per la sua affidabilità, ma non c’è stato alcun processo di selezione, alla faccia della trasparenza, nemmeno per gli altri 16 dirigenti che lavorano oggi in questa società: sul sito non sono presenti nemmeno le indicazioni sui compensi di questi dirigenti e tutte le sezioni, comprese quelle sulle consulenze, risultano in corso di aggiornamento. Una cosa grave se si pensa che quando è ripartita l’operazione Ponte, si è deciso di togliere il tetto agli stipendi che potranno superare i 240mila euro annui.

Lo ha spiegato Salvini stesso nella conferenza stampa dello scorso agosto: “se dobbiamo prendere un ingegnere che oggi lavora in Ferrovie o in Anas, dobbiamo garantirgli quantomeno lo stesso stipendio ..”
Dunque si sono presi i migliori, a cui sono stati garantiti lauti stipendi, senza sapere quali siano stati i criteri di selezione: perfino Pietro Ciucci si è aumentato il suo, di stipendio, da 25 mila a 240mila euro l’anno.
Il ponte è il chiodo fisso di Salvini che ne parla in ogni incontro, perché si deve correre in vista delle elezioni di questa primavera per le europee.
Il progetto di Eurolink del ponte è ancora quello del 2011: le firme non tranquillizzano, dentro c’è un ingegnere condannato per i lavori del terzo valico.

Solo sciocchezze per il presidente di Webuild Salini, “questo paese vive di sciocchezze”.

Il progetto dovrebbe poi essere certificato da una società americana, la Parsons che avrà la funzione di project management: questo nome è presente nei cablo pubblicati da Wikileaks. La giornalista Stefania Maurizi ha raccontato dell’interesse da parte dall’amministrazione americana per il ponte, sin dagli anni settanta.
L’iter del progetto deve passare anche per la valutazione di un comitato tecnico scientifico: il presidente Prestiminzi è legato all’ex ministro Lunardi, il padre del ponte.

Anche su altri membri del comitato pesano situazioni di conflitti di interesse: perché legati a RFI (che possiede quote della società Ponte sullo Stretto) o a società che lavoreranno col ponte.

Ma il ponte sullo stretto è un’opera che s’ha da fare: secondo studi scientifici porterebbe anche ad una riduzione dell’emissione di co2 in atmosfera, il ministro in aula parla di 140mila tonnellate di co2 risparmiate (“ossidi, idrocarburi e quant’altro..”). In realtà Report ha scoperto che non esisterebbe alcun studio scientifico che porta a queste conclusioni, secondo studi indipendenti la riduzione di co2 sarebbe molto meno.
Lo studio citato da Salvini sarebbe stato realizzato da un ingegnere che lavora come consulente per Eurolink (il consorzio che deve costruire il ponte), che nemmeno è un ricercatore esperto di inquinamento, ma un membro del Rotary e fa parte di una associazione civica che punta molto sulla costruzione del ponte di Messina. Nello studio infatti è riportato che “le note non hanno pretesa di scientificità”, anche perché alla base dello studio c’è l’assunto che i traghetti non circoleranno più.
Il ministro Salvini ha verificato le fonti di questo non studio? Ha verificato chi fosse l’ingegnere, consulente di Eurolink, dunque con un ruolo da lobbista (non indipendente)?

Mollica, come aveva raccontato Report nella scorsa puntata, è stato legato all’ex sottosegretario della Lega Siri, per dei convegni fatti passare per incontri tecnici.

Mollica era presente ad un convegno a Firenze, assieme all’ingegner Borri (membro del comitato scientifico): Mollica non ha preso bene la presenza del giornalista di Report e delle sue domande, definendolo “pennivendolo, poveraccio..”.
Le immagini sono pubbliche, ognuno si faccia la sua opinione.

Il consorzio che ha vinto l’appalto si chiama Eurolink, oggi guidato da Webuild di Salini: ha vinto l’appalto con un forte ribasso (16,9%), il governo Monti aveva poi chiuso il progetto.

Secondo il giornalista Meletti obiettivo era chiedere la penale, avendo vinto con quel ribasso: in primo grado il consorzio aveva perso la gara, ma alla fine lo spauracchio del contenzioso ha fatto scrivere al ministro Salvini una legge per riesumare il progetto. Un grande regalo al consorzio, secondo il presidente dell’Anac: Salini avrebbe avuto diversi incontri col ministro Salvini, anche prima che si fosse formato il governo Meloni.

La legge di Salvini, secondo l’avvocato Briguglio, è costruito attorno alla Salini: ad oggi il contenzioso non è stato ritirato dalla Webuild, si aspetta l’inizio dei lavori.

Per rispettare i tempi del progetto serviva presentare l’aggiornamento del progetto entro il 30 settembre: il deputato Bonelli lo ha chiesto al presidente Ciucci, ottenendo un diniego.

Risponde l’AD: “esiste un progetto approvato nel 2011 che rimane valido, stiamo lavorando per l’aggiornamento, è un aggiornamento articolato, prossimamente porteremo l’aggiornamento all’approvazione del Consiglio”.
Perché questo aggiornamento è così riservato, tanto da lasciare il parlamento all’oscuro? Perché siamo ancora nella fase in cui si sta ancora analizzando il documento, la risposta dell’AD.

Dopo lo scorso servizio di Report sul Ponte, Claudio Borri, membro del comitato scientifico del progetto Ponte sullo Stretto, aveva scritto a Ranucci, lamentandosi della mancanza di contraddittorio e dando una notizia a proposito della relazione di aggiornamento del progetto definitivo: la relazione esiste ed è corposa, ben 780 pagine, che Borri avrebbe mostrato in pubblico anche in più occasioni.
Ma poi quando il giornalista gli chiede di mostrare la relazione aggiornata, ha ottenuto un rifiuto, “non rilascio interviste”. Insomma la relazione è segreta e non può essere mostrata nemmeno ad un deputato della Repubblica, ma un consulente della commissione scientifica del Ponte può mostrarla in pubblico, ma non a Report?

Non so cosa Borri abbia scritto, se c’è un misundestanding, lui non può averla presentata in pubblico .. non vi siete intesi” la risposta di Ciucci.
Di fronte a questo atteggiamento poco chiaro, incalzare l’interlocutore (che ha un incarico pagato dallo Stato, da tutti noi) rischia di portare ad una denuncia per stalking, come Sgarbi poche settimane fa, anche Borri parla di stalking.

Quello della relazione di aggiornamento del progetto è un giallo: il precedente comitato scientifico aveva prescritto altre prove, come quelle per l’oscillazione del vento. Sono state fatte? Verranno fatte nel futuro? Come è stato approvato il progetto?

Il ponte di Messina avrà una campata unica da 3200 metri e prevede anche la ferrovia: sarà un caso unico al mondo, il che dovrebbe richiedere ulteriori controlli e maggiore trasparenza.
Trasparenza che oggi manca, vedendo le risposte ottenute dal povero Mottola.


Trasparenza che manca anche da parte del ministro Salvini: quanti posti di lavoro si creano col progetto? Per progetti analoghi si parla di qualche migliaio di addetti, altro che le centinaia di migliaia di posti promessi.

Il ministro poi, forse per la fretta di far ripartire i lavori, si è dimenticato di avvertire i sindaci impattati da questo progetto, Messina e Villa San Giovanni.

A Messina un intero quartiere verrà raso al suolo per far posto ad un pilone: nessuno ha avvisato gli abitanti del quartiere, parliamo di migliaia di persone.

Stesso discorso a Villa San Giovanni: decine di case su un borgo in collina saranno abbattute, come altre case sul lungomare.

Una villa dal valore di 1 ml di euro verrà abbattuta per far spazio ad una struttura per il lavaggio dei camion.

I costi del ponte sono saliti da 3 miliardi iniziali, ai 14 miliardi di euro indicati nel DEF: soldi presi dal fondo per la coesione del sud, per circa 2,3 miliardi.

Sulla base di quali dati si sono stanziati oggi i 12 miliardi? Salvini ha sempre parlato di 6 miliardi per il ponte, più 6 miliardi per le strade: la direttiva europea vieta un aumento del costo più del 50%, altrimenti la gara andrebbe annullata per infrazione delle leggi comunitarie.

Alla fine, quando saranno resi pubblici tutti i documenti, forse interverrà la magistratura a far valere le leggi.

Report si è occupata anche del tema dell’impatto ambientale del ponte, in particolare a Messina, dove i lavori saranno fatti in aree a protezione. Il progetto del 2011 si bloccò anche per le valutazioni di impatto ambientale: anche qui c’è un conflitto di interesse, chi valuterà l’impatto è un dirigente che lavora per il ministro dello sport, siamo sicuri che sarà imparziale?

IL NEMICO IN CASA di Emanuele Bellano

Report è il nemico in casa secondo il ministro Lollobrigida, che dovrebbe occuparsi di agricoltura e meno di giornalismo: si era infuriato per una puntata dello scorso anno sul vino, dove si parlava di pratiche vietate, dove si miscelava del vino da tavola con quello da vino. Si parlava anche dei prodotti chimici del vino, dell’invecchiamento simulato con trucioli di legno.

Report aveva denunciato l’uso del mosto rettificato per cambiare il grado zuccherino del vino,il anche con l’uso di lieviti prodotti da multinazionali.

Sono pratiche lecite, certo, ma sono pratiche usate, nessun desiderio di criminalizzare un settore, solo il desiderio di fare chiarezza su cosa contiene una bottiglia di vino.

Report è andato a Merano, dove si sono ritrovati viticoltori molto legati al territorio, diversamente dai produttori industriali.
Report ha intervistato Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi: anche lui non ha gradito il tono della scorsa puntata, l’uso della chimica è consentito, non sono pratiche vietate, riferendosi alla gelatina ad esempio.

Però, come risulta dal servizio di Report, la pratica di mettere trucioli di legno dentro il mosto, è reale, come anche tagliare un vino con altre qualità di uva.

Report ha riportato un caso dall’oltrepo’ pavese: vino che arriva da fuori dalla zona, dalla Puglia, per vendere poi nella grande distribuzione che fissa i parametri del vino che si deve vendere, quale ph, quale residuo zuccherino. Per questo motivo l’imbottigliatore compra vino in cisterna da produttori diversi, mescolati poi in una massa omogenea.

Secondo i documenti di Report questa pratica sarebbe stata usata dalla ditta di imbottigliamento Losito e Guarini, per produrre vino imbottigliato con etichette diverse, miscelati in una enorme cisterna. Per rendere il vino conforme alle specifiche della distribuzione si usa poi il mosto rettificato e di acqua.
Succede così che in una bottiglia di vino sia presente il 3% di acqua fino ad arrivare al 6%: la ditta contesta la ricostruzione di Report e aggiunge che sono fatti di anni fa.

Il film dell’orrore di cui parlava nell’intervista l’enologo Cotarella, forse non è solo un film.

Ci sono, e Report ne ha parlato nel servizio, viticoltori che rispettano la natura e anche il consumatore: come l’azienda Fontefico di Nicola ed Emanuele Altieri, hanno la fortuna di lavorare in Abruzzo in una terra molto fertile, non c’è bisogno di concimi chimici, ma solo batteri naturali.
Meno bottiglie, ma qui si produce un vino che è frutto di quella terra e del clima di quel momento (con conseguente cambiamento di gradazioni alcoliche): è un vino prodotto solo da quelle vigne in provincia di Chieti.

I produttori di vino industriale hanno bisogno di vino con la stessa gradazione alcolica: si deve allora intervenire chimicamente, per creare un vino standardizzato.

Lo racconta Piero Riccardi, che da anni analizza il cambiamento dell’industria del vino: si produce vino standardizzato, indipendentemente dal territorio da cui arriva.

La Esser ha un protocollo di vinificazione per produrre un vino dal sapore riconoscibile:

La standardizzazione non è solo in chi fa il vino, ma anche negli assaggiatori che dicono ‘questo vino è di questa doc..’, ci sono delle doc più blasonate dove dei colleghi che fanno vini naturali sono stati dichiarati fuori Doc, perché non erano riconosciuti conformi agli standard che la commissione di assaggio doveva rispettare.. è chiaro che se io assaggio dieci vini standard e tutti quanti hanno quei sentori lì, poi mi assaggio un Sauvignon che fa fuori standard, ma è Sauvignon, fermentato spontaneamente, quello viene dichiarato fuori norma”.

La standardizzazione chimica è nelle mani a poche aziende che poi vendono i loro prodotti ad aziende in Italia e in tutto il mondo: c’è il rischio di una standardizzazione del vino? No, secondo il presidente di Assoenologi Riccardo Cotarella “il lievito trasforma gli zuccheri in alcool, ci sono lieviti che estraggono dal mosto, dalla buccia sensazioni più forti ma non è che danno le loro sensazioni, agiscono in maniera diversa su quell’uva, estrapolando caratteri chge possono essere positivi o negativi. Sta all’enologo sapere quali valorizzare, ma non è che un lievito può dare un corpo e una personalità ad un vino, è l’uva che da personalità.”

Basta sfogliare il catalogo di una di queste industrie per capire cosa promettono alle aziende: come per esempio il 71B, sul catalogo dell’azienda sta scritto “produce di per sé una serie di sostanze aromatiche [..] che conferiscono al vino un gradevole aroma di frutta fresca, per questo motivo 71B viene consigliato per ottenere vini giovani e di pronta beva e per tutte quelle varietà carenti di sostanze aromatiche proprie o prive di una loro personalità” – è sempre Riccardi a spiegare al giornalista di Report “non ha un’uva che hai dovuto coltivare per produrre qualcosa di quel vigneto, di quella terra, con quel clima, non hai personalità, non ha importanza..”

I sapori fruttati derivano dunque dalla chimica: un ex cantiniere ha riportato a Report la sua testimonianza di anni di lavoro nelle cantine in Veneto, dove per inseguire i gusti dei clienti si usa la chimica, il mosto rettificato, si aggiunge uva marcia per dare colore.

Secondo il cantiniere sarebbe stato l’enologo della cantina a dare le indicazioni ai produttori, come per esempio quali lieviti usare.
Pesticidi e antiparassitari uccidono i lieviti sulla buccia, così alcuni produttori usano lieviti artificiali.

Ma non fa così Nevio Scala nella sua cantina: hanno eliminato diserbanti, prodotti sistemici, la terra ha dentro i lombrichi, come quella ereditata dai genitori.

L’uva di Scala non contiene pesticidi, usano le erbe come Tarassaco e Trifogli per combattere le malattie delle viti, la peroospera, i funghi, tutto per conservare la biodiversità nei terreni e produrre un vino senza pesticidi.

Pesticidi che poi troviamo nel bicchiere.

Meglio produrre in modo naturale, poche bottiglie ma buone.

BIANCO CANNONE di Antonella Cignarale

I cambiamenti climatici costringono i gestori degli impianti a dover adeguarsi: A Gressoney raccolgono la neve che viene conservata e riutilizzata al 70% l’anno successivo, per un costo da 15 mila euro l’anno. Anche ai piedi del Cervino si segue la pratica dello snow farming per una gara di coppa del mondo: a Cervinia si sono inventati una gara transfrontaliera con la Svizzera, ma in questi due anni la gara è saltata, perché mancava la neve e per il vento.

Si dovrebbe organizzare le gare nei momenti in cui c’è neve, per esempio a fine stagione, come propone la campionessa Federica Brigone.

Perché la neve è diventata merce preziosa per gli impianti sciistici, perno del turismo in montagna: senza neve si deve usare quella artificiale, in un processo che ha bisogno di acqua, di temperature giuste, tutto regolato da un software.
La neve programmata è il business dell’azienda alto atesina Technoalpin: producono neve anche con 10-15 gradi, ma il loro cannone si sa adattare a tutte le temperature, producendo 100 metri cubi di neve all’ora, con neve di tutte le qualità, diversa a seconda che sia per le gare o per i turisti.

Oramai la neve dal cielo scende sempre meno, mentre le vacanze di Natale non possono aspettare la neve: chi lavora col turismo in montagna deve poter programmare l’apertura delle piste, essere pronto per l’arrivo dei turisti e degli appassionati.
Senza neve artificiale la stagione sciistica sarebbe compromessa: la neve programmata contiene più acqua e dunque risulta anche più resistente rispetto a quella naturale.

Occorre però una grande quantità di acqua, che sul Monte Rosa viene presa dal fiume Sesia, per circa il 10% del flusso.

I gestori degli impianti pagano poco per quest’acqua, circa 1000 euro per il comprensorio Monterosa 2000, che ha un fatturato invernale di 4 ml di euro.

Per fare a meno della neve artificiale bisognerebbe cambiare le abitudini dei turisti: chi rischia grosso sono le località sciistiche a media quote, senza neve rischiano di spopolarsi.

Altrimenti si deve diversificare il turismo e la pratica dell’innevamento tecnico non è sostenibile (l’acqua è un bene sempre più scarso), costa e non si può usare a basse quote.