Visualizzazione post con etichetta Claudio Metallo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Claudio Metallo. Mostra tutti i post

21 dicembre 2016

Come una foglia al vento, di Claudio Metallo

Incipit
17 luglio 1994C'erano i mondiali negli USA e avrebbe voluto andare a goderseli dal vivo, invece li stava guardando in una vecchia gracchiante televisione. Avrebbe voluto gustarsi Argentina Grecia per il grande ritorno di Diego Maradona, e vedere giocare Gabriel Omar Batistuta non sarebbe stato male. Anche se gli stava antipatico quel suo modo di esultare. Far finta di sparare con un mitra. Gli sembrava una cosa di cattivo gusto: perché sparare contro una folla seduta sugli spalti di uno stadio?

Incontriamo Peppe Blaganò in una squallida stanza di un albergo di Calì, in Colombia, nell'estate dei mondiali di calcio vinci ai rigori dal Brasile contro l'Italia. E nella stessa stanza lo re incontreremo alla fine .. Come è finito in quel posto, lontano migliaia di chilometri da casa, da cosa sta scappando, di chi ha paura?
Dal 1960 all'inizio del 1980
Meridionale si nasce e, certe volte, ci si diventa. Giuseppe Blaganò detto Peppe era nato meridionale.

La storia di Giuseppe Blaganò, detto Peppe, è la storia di tanti emigranti di ritorno, figli di genitori trasferiti negli anni '60 – '70 dalla Calabria, dalla Campania, dalla Sicilia su al nord per un lavoro e poi tornati al paese con un po' di soldi in tasca, con l'idea di iniziare un'attività imprenditoriale, nel proprio paese.
Ma è anche la storia di quello che succedeva al nord a questi emigranti, che all'improvviso si trovavano lontani dalla loro terra, in mezzo a gente che non li voleva e che parlava un dialetto profondamente diverso.
E, per risolvere uno dei tanti problemi, ci si rivolgeva a gente come zu' Ntoni, quel signore elegante con un cappotto di cammello.
Un giorno Peppe chiese al padre: - Papà, ma che fa zu' 'Ntoni?
- Fa del bene a papà. Ha trovato lavoro a tata gente, e pure a papà.La famiglia Blaganò riceveva molti piaceri dall'uomo gentile col cappotto. Per esempio, quando c'era bisogno di andare dal medico ci si rivolgeva sempre a lui, e anche per il mutuo in banca per comprare la casa Saverio Blaganò aveva parlato prima con zu' 'Ntoni.Quando Peppe cominciò a diventare grande capì che tutte quelle gentilezze non erano gratis e che a ogni elezione comunale, provinciale, regionale e politica, l'uomo portava a casa dei santini coi candidati da votare, oppure una scheda con il numero del candidato sopra.Compiuti i diciotto anni anche Peppe cominciò a votare per il candidato consigliato dall'amico del padre.

Con la morte dei genitori, non avendo alcun parente prossimo su al nord, Peppe decide di tornare al proprio paese, con i soldi presi vendendo la casa, per ricominciare una vita più felice, memore delle belle vacanze passate coi nonni.
E se al nord, l'uomo di rispetto era questo zu' Ntoni, al sud l'uomo a cui chiedere tutti i favori si chiama Farao. Onorevole Farao, con la O maiuscola:
Farao era uno di quei rappresentanti del popolo sempre sorridenti che vedeva un voto dietro ogni persona.

E' questa persona che gli consiglia di intraprendere l'attività nel settore dei mobili e gli consiglia, non in modo disinteressato, a chi rivolgersi per i lavori di costruzione, quali persone assumere dentro l'azienda (giovani bisognosi di un lavoro..).
Per la costruzione del suo mobilificio incaricò una ditta edile consigliata da amici di amici dell'Onorevole Franco Farao con la O maiuscola. Non ci volle molto tempo, ma il conto fu salato.Per ottenere in concessione il terreno per novantanove anni, aveva dovuto versare una piccola quota dei fondi ricevuti sempre all'Onorevole di cui sopra. I macchinari li comprò da un'altra ditta, il cui proprietario era amico intimo di Farao. Acquistò il materiale per iniziare i primi lavori da una azienda attiva sul territorio e assunse giovani lavoratori consigliati dall'Onorevole con la O maiuscola. Poi ricambiò il pranzo offertogli dai suoi disinteressati custodi della vigilanza privata.

Tutti questi aiuti, interessati, all'onorevole, ai suoi amici, alle persone consigliate, si riflettono sugli affari e sui debiti che ad, un certo punto, Peppe non riesce più ad onorerare.
A chi rivolgersi, di fidato, in un paese piccolo dove ci si conosce tutti? Ai parenti più prossimi che ti mandano dal prete. Don Nicola. Un prete strano, in una chiesa strana, di cemento e molto diversa dalle chiese di una volta: che lo rimanda da altre persone di fiducia.
Peppe si mette nelle mani di ndranghetisti, perché nel paese lo sanno tutti chi sono le famiglie delle ndrine e quanto pesano sul territorio:
L'amico di don Nicola Stilo si chiamava Pino Rombolà ed era parecchio conosciuto sul territorio. Reggeva il clan locale, che si chiamava come lui, Rombolà.Era una 'ndrina abbastanza potente..

Un ndrina che faceva poi capo ad una famiglia più importante, quella di zu' Mimmo Giuffrè:
Il suo soprannome era 'u stratega, e gli derivava dalla capacità di non perdere mai di vista gli affari sia in tempo di guerra che di pace... era capace di infliggere pene durissime e di eseguirle di persona, senza battere ciglio.Si diceva che fosse stato lui a uccidere il cancelliere della locale procura di Repubblica. Gli aveva spappolato la faccia con cinque colpi di 7,65, segno che aveva voluto guardarlo in faccia mentre sparava.Pare che il poveraccio avesse scoperto come il procuratore capo fosse in ottimi rapporti con zu' Mimmo, così come i suoi due sostituti che non disdegnavano di andarci a cena..

Forse, senza nemmeno rendersene conto, Peppe, una persona normale, figlio di gente normale, si trova coinvolto una delle più grande organizzazioni criminali del mondo.
E solo perché, grazie alla sua passione per scrittori come Osvaldo Soriano, si era innamorato del Sud America e aveva imparato lo spagnolo.
Mi hanno detto che tu sai lo spagnolo.- Si, lo conosco bene. L'ho imparato …- Non me ne fotte come l'hai imparato, l'importante è che tu lo sai.Rombolà sembrava essersi spazientito, ma nel giro di qualche secondo ritrovò la calma e riprese a parlare.- Ti piace viaggiare?- Si – si limitò a rispondere Peppe.- Ci sei mai stato in Sud America?- No.- Ti piacerebbe andarci?- Si, a chi non …- Facimu ccussì. Del tuo debito non ti devi preoccupare. Ti tieni il mobilificio, ma cominci a lavorare pure per me. Con alcuni amici ho alcuni affari in Sud America. Mi serve uno che sa bene lo spagnolo, quello che c'era prima ha deciso di cambiare mestiere. Mica lo potevo trattenere..Blaganò non disse nulla. Non poteva dire nulla, poteva solo accettare. Ormai si trovava lì.

Senza quasi rendersene conto, Peppe diventa uno dei più importanti broker nel traffico della coca dal Sud America verso l'Europa. Perché nel suo lavoro Peppe è bravo: conosce la lingua, sa come trattare coi boss sudamericani, persone che sanno mescolare assieme la passione per la vita e una cinica crudeltà nei confronti dei nemici.
Dopo aver iniziato a lavorare con Juan Ramiro Arango, Peppe Blaganò aveva cominciato a movimentare quantità incredibili di coca. Era entrato nella serie A del narcotraffico. Nell'arco di un solo mese ne aveva trattate circa due tonnellate e un po' ne andava fiero.

Ogni viaggio in Sud America, un carico, da tonnellate, di merce che comprata a dieci in Colombia, viene tagliata in Italia e rivenduta a cento, a mille. Ogni tanto, qualche carico viene confiscato o, meglio, viene fatto confiscare e il perché lo spiega Peppe in persona:
Ogni tre o quattro carichi ne veniva sacrificato uno, sia per la legge dei grandi numeri, sia perché perdi un chilo per farne passare venti. E fai contenti anche gli sbirri, che così possono indire una bella conferenza stampa per parlare del loro successo nella lotta al traffico internazionale di stupefacenti.

In Colombia, il broker della coca, confronta la mentalità dei boss della droga da una parte e dall'altra dell'Oceano.
La ricchezza prodotta dal commercio della droga che in parte finisce anche in opere pubbliche, affinché il popolo si renda conto del potere dei signori della droga ma impari a conoscere anche la loro benevolenza.
Per le strade e per gli ospedali.
Quando tornava in Calabria non poteva non pensare a quanto i narcotrafficanti colombiani ci tenessero alla loro città. O almeno questa era l'impressione che davano. A Calì c'era un ospedale finanziato con i loro soldi aperto a tutti. Era modo per farsi voler bene dalla gente, glielo aveva spiegato Juan Ramiro Arango. Se dovevano sparare a qualcuno non ci pensavano due volte, però facevano asfaltare le strade.Nella sua zona c'erano cartelli stradali sparati e i ponti mezzi crollati su cui passare una macchina alla volta, sperando che la strada restasse in piedi

Quanto è diverso con quanto succede in Italia, nel sud del paese: la ricchezza delle ndrine non finisce sul territorio e non viene nemmeno investita nello sfarzo dei boss.
Che vivono in case protette ma che non sono delle regge, che non ostentano ricchezza, anzi: chi ha visto il film Anime nere ha avuto modo di vedere dal di dentro la vita di queste famiglie, nei piccoli paesi della locride, le case senza intonaco da fuori..
I criminali colombiani ragionavano in modo diverso da quelli calabresi. Lo scopo era lo stesso, fare soldi, ma certe volte gli sembrava che volessero essere ricordati dagli altri come grandi uomini che avevano aiutato il proprio popolo, la propria comunità. La parola pueblo, popolo, ricorreva spesso nei discorsi che sentiva dire.Era una questione di mentalità, pensava.Anche perché i soldi che giravano erano molti di più in Calabria che in Colombia”.

Ma questa è una vita senza futuro: lo sa anche Peppe, senza una famiglia a fianco (solo una zia e una cugina che se ne scappa al nord), con un'attività imprenditoriale che è solo di facciata, nelle mani della 'ndrina che lo tiene stretto per i suoi debiti, costretto perfino a tradire una persona che considerava quasi un amico per salvare la sua di pelle.
Il punto di non ritorno arriva quando Peppe si trova in mezzo a due fuochi: i ROS dei carabinieri da una parte che hanno iniziato a controllare i conti, e i Rombolà che per evitare problemi lo hanno condannato a morte. Cosa farà Peppe, da che parte si schiererà ora, solo e senza alcun amico a fianco?

Il libro è una storia di come la ndrangheta tenga sotto scacco una regione, di un mancato riscatto a cominciare da quella di Peppe, il protagonista, che viene trascinato dagli eventi, “come un foglia al vento”, senza la volontà di opporre una resistenza, senza una vera dignità, pensando alla fine solo a se stesso.
Tutto il male del sud viene a galla, alla fine di questo intenso racconto: il controllo del territorio da parte della ndrangheta, dentro i piccoli paese, dentro la macchina di giustizia, con i suoi pupi dentro i partiti, i politici capibastone che si assicurano i voti (e li assicurano alle ndrine) grazie al clientelismo finanziato da fondi pubblici regionali ed europei.
L'assenza di un qualsiasi anticorpo nei confronti di questo mostro, che si mangia intere regioni, guadagna milioni dai suoi traffici che non diventano una ricchezza per la Calabria.
Le forze dell'ordine più interessate all'arresto eclatante, una comunità locale dove chi non accetta i ricatti e il chinar la testa deve andarsene al nord. Perfino la chiesa.

Claudio Metallo, penultimo a destra, alla rassegna La Passione per il delitto a Erba

La scheda del libro sul sito di Casa Sirio e qui l'anteprima delle prime pagine.
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

19 ottobre 2016

La passione per il delitto 2016. I percorsi del giallo

Come ogni anno, ottobre oltre a portare al tappeto di foglie degli alberi nei boschi, alle castagne, alle giornate più corte, porta anche alla rassegna letteraria “La passione per il delitto”, stabilmente spostata ad Erba.
Rassegna letteraria che si occupa del giallo, in tutte le sue svariate tinte: il noir, il thriller, il poliziesco classico. Ma forse è limitante parlarne in questi termini: La passione per il delitto è sempre stata l'occasione per incontrare scrittori nuovi, portati avanti da case editrici indipendenti, che cercano di offrire al lettore nuovi percorsi letterari.
Ma sempre di giallo stiamo parlando: dietro alle storie c'è un mistero, un contesto letterario in cui non tutto è illuminato ma ci sono zone d'ombra, un cattivo che forse è anche buono è un buono capace di compiere le peggiori efferatezze.
Il giallo, o il noir, chiamiamolo come ci pare, è un lungo viaggio nei luoghi della memoria, nei luoghi fisici del nostro paese, secondo un tour che ti fa vedere le cose in modo diverso.
Come una lente, che mostra “lo storto” del mondo e nasconde tutta la finzione.

Sono contento di aver scoperto scrittori nuovi domenica scorsa e sono sicuro che qualcosa dei loro libri mi rimarrà addosso, al termine della lettura dei loro romanzi.



Gli incontri della rassegna.
Claudio Morandini – Neve cane piede, Exorma
Andrea Fazioli – l'arte del fallimento, Guanda

Due storie di confine, da una parte il confine dell'uomo di fronte alla montagna e dall'altra il confine fisico tra due paesi. Il primo un

Claudio Morandini racconta la storia di un vecchio (un vecchiaccio), una valle di montagna a due mila metri. Un cane che gli parla. E un piede che fa l'ingresso nella storia.
Un libro di maschi. L'investigatore si trova in una valle isolata e la solitudine diventa l'atmosfera primaria del racconto.

Dal giallista delle montagne al giallista delle banche (svizzere), Andrea Fazioli: ad Elisabetta Bucciarelli ha spiegato come è nata l'ispirazione del libro. Prendevo lezioni di sax in uno studio sopra l'ufficio esecuzione fallimenti: lì ho deciso di mettere la musica, jazz, nel mio libro. Che parla di crisi economica e di fallimenti.
Perché il jazz? Il jazz non punta alla purezza, tre sbavature sono una variazione. Il jazz incarna “l'arte del fallimento”.
Anche la musica è un altro ppunto di contatto tra i due libri: da una parte il jazz dall'altra un protagonista (Adelmo) che è un musicista e dove la musica è quella che insegna la montagna, con l'arte del silenzio. Come in silenzio si deve ascoltare il jazz.

La storia dei libri: nel racconto di Fazioli c'è un'azienda di mobili in bancarotta, ci sono degli omicidi e anche un serial killer.
Si parla di una truffa ai danni dei lavoratori frontalieri (nel Ticino), che ha avuto un'eco politico (col referendum sui frontalieri) ma non culturale: nonostante il voto al referendum, 70mila persone si trasferiscono in Svizzera, una realtà ignorata culturalmente di cui ho voluto parlare.
La Svizzera italiana è un'anomalia culturale in Europa: il confine porta storie, brutte storie e in questo romanzo mi accentro sulle storie di confine, dal punto di vista economico.

Nel libro di Morandini c'è invece la montagna il desiderio di isolarsi, di autoesilio, per Adelmo.
L'autore ha spiegato che serviva un'altra voce per raccontare la storia, ponendosi delle domande senza darsi troppe risposte. Volevo raccontare la montagna senza usare le solite parole idilliache usate negli spot pubblicitari.
L'incipit di Neve, cane, piede:
Le prime avvisaglie dell'autunno spingono Adelmo Farandola a scendere in paese a fare provviste. La mattina, uscendo dalla baita, vede attorno alla malga l'erba die prati intrisa di brina che stenta a sciogliersi”.

Una frase del romanzo, L'arte della fallimento Andrea Fazioli: “non è facile essere poveri in un paese ricco”.
In Svizzera c'è una barriera invisibile ma invalicabile tra ricchi e poveri: solo nelle fiabe la sguattera si infila a corte, nei paesi civili si devono presentare documenti.




Io sono Kurt – Paolo Restuccia, Fazi
Claudio Metallo Come una foglia al vento, CasaSirio
Antonio Fusco, Il metodo della Fenice, Giunti (e la mia recensione)

Dalla montagna, dal confine, a storie di provincia: la grande provincia italiana da cui pescare a piene mani per raccontare storie.

Come quella dello spumeggiante scrittore romano Paolo Restuccia: si parte da un incontro fortuito in autostrada, incontro che diventa un inseguimento fino a Trieste. Dove Andrea Brighi detto Kurt dovrà fare i conti col passato, con tutto quello che l'ha portato ad essere quarantenne.
Le storie si sdoppiano: c'è quella dell'oggi, che parte con una borsa di soldi in nero che Kurt deve portare a Lugano e la storia del passato (del 1996), di quando lui aveva 20 anni.
Arrivato a Trieste, il racconto si sdoppia secondo due filoni di storia: c'è il noir ambientato nel 2016 e c'è anche il flash back nel 1996, quando aveva 20 anni, una storia d'amore con tanta carnalità.
Una carnalità che ha dato fastidio a qualcuno, più fastidio della storia di droga che sovente il protagonista consuma.

Come una foglia a vento è una storia di droga, di debiti, di una persona in difficoltà che viene adescata da persone che lo tirano dentro un traffico di droga.
Siamo nella Calabria degli anni 80, che forse non è molto diversa da quella di oggi.
Claudio Metallo ha raccontato dei documentari che ha realizzato in Calabria, la sua regione, come quello della ribellione ad Amantea contro l'affondamento illegale delle navi cariche di rifiuti.
Degli imprenditori di Lamezia alle prese con racket: una storia di riscatto grazie alle associazioni create dal basso.

In queste storie ti imbatti con personaggi particolari: con queste persone mi sento legato e si sono create storie di amicizia.
Come i minatori calabresi che lavoravano al tunnel dell'AV al Mugello: 100 persone si muovevano da un paese senza edicola, con strade dissestate, per costruire l'alta velocità al nord.

Il libro è una storia di come la ndrangheta tenga sotto scacco una regione, e di storie di riscatto, a cominciare da quella di Peppe, il protagonista, che viene trascinato dagli eventi, “come un foglia al vento”.

Antonio Fusco, ne Il metodo della Fenice ci propone un giallo più classico con tutti gli ingredienti: i cadaveri, il commissario che si chiama Casabona e i suoi collaboratori. Una storia raccontata dal di dentro il mondo delle indagini, della raccolta delle prove, siccome Fusco è un funzionario di polizia.

Cosa c'è dell'esperienza di Fusco in Casabona?
Partendo da un fatto inventato, faccio muovere i personaggi, creo un'ambientazione attingendo dalla mia esperienza personale, da quello che ho imparato in trent'anni di professione. Storie di sbirri e di vittime.

Il rapporto tra musica e letteratura: Restuccia ha spiegato come in tanti citano canzoni in un libro: se la canzone è citata in modo giusto, ti viene voglia di ascoltarla.
Nel mio libro la musica ci sta perché il protagonista è un dj.
La musica degli anni 70 è stata anche letteraria: Leonard Cohen, Dylan.
E sulle polemiche a seguito del nobel a Dylan: un romanzo è diverso da una canzone, ho trovato delle menzogne in alcuni testi di canzoni che volevano essere filosofici, le definizioni sono una trappola.
Infine, sulle presentazioni dei libri: alle presentazioni trovi gente che non pensavi di incontrare, persone che anziché starsene a casa a guardare la tv escono e vengono ad ascoltarti e farti domande. Finchè ci saranno loro, saremo condannati a scrivere libri.

A Claudio Metallo è stato chiesto come si sia documentato sul traffico di cocaina internazionale.
Molti dati sono disponibili su libri di divulgazione (come quello di Gratteri): volevo far capire come il traffico fosse pervasivo dal punto di vista economico.
Dietro c'è un guadagno incredibile, poiché la coca purissima importata dal sudamerica viene tagliata più volte: ma dove finisce questa ricchezza? Nelle banche, nelle aziende in crisi. Non nella Calabria dove ancora si trovano paesi senza strade.
Quello che ha voluto raccontare è il desiderio dell'accumulazione di ricchezze, l'avidità, la questione economica. Alla fine perché queste persone, come il protagonista del suo noir, arrivano a spacciare, a trattare droga? Per i soldi.
Soldi che danno ricchezza, ma dove si rischia di morire a trent'anni per un colpo di pistola. E questa è una cosa che fa riflettere.

Antonio Fusco- il metodo della Fenice: è la storia di una rinascita.
Perché questo titolo? Il cattivo della storia crede di essere il messia, e la Fenice è un esempio di Fenice cristiana, per la sua resurrezione.
La sfida di fondo del libro è tra questo personaggio e il commissario Casabona e la sua squadra.

Il luogo dei suoi romanzi, Valdenza, non esiste: la città descritta è in realtà Pistoia, la zona dell'appennino che sta attorno, dove si trova veramente una comunità degli elfi.
Ho voluto rappresentare la toscanità con un paese che non esiste, come Camilleri con Vigata.

Paolo Restuccia: ho scelto Trieste perché è bella, mi piace ambientare le storie in luoghi precisi, che siano riconoscibili. L'ho ambientata a Trieste anche se non la conoscevo: avevo bisogno di una ambientazione che scuotesse scrivendolo e lo stesso per il lettore.
Chi arriva la prima volta a Trieste e vede per la prima volta piazza di unità d'Italia, sembra piazza Venezia a Roma e la prima cosa che dici è “oooh”!
Questo ci distingui dagli animali.

Restuccia ha voluto svelarci un mistero: Jessica Fletcher è una serial killer. Arriva in un posto e poco dopo viene ucciso qualcuno. Lei conduce le indagini e arriva al colpevole, che si dichiara innocente.



Nicoletta Sipos, La promessa del tramonto Garzanti
Silvia Avanzato, Anemone al buio, Fazi
Modera Antonella Bavetta

Cosa hanno in comune le due storie: il buio. Cosa succede nel buio?

In Anemone al buio, la protagonista a seguito di un incidente perde la vista e la memoria. Deve fidarsi, al risveglio delle persone che ha a fianco, nella stanza dell'ospedale.
Quando l'ho scritto, pensavo al comodino di queste camere dove, nel primo cassetto, nascondiamo le cose che non vogliamo mangiare, dove teniamo il telefono per sentire gli affetti.
Mia nonna vive una vita del genere.

Nicoletta Sipos – la promessa del tramonto.
Il protagonista si trova rinchiuso con due donne in un spazio ristretto: siamo nel 1951, in Ungheria e il medico si è messo contro la politica di Stalin. Sta scappando da Budapest verso Vienna per arrivare poi in Italia, dove vorrebbe raggiungere i figli.
Rinchiusi nello spazio, i personaggi ripensano alla loro vita: nel ricordo della sua vita, il medico ripercorre la sua vita.

Silvia Avanzato: alla mia protagonista ho tolto tutto, la vista e la bellezza. E ora è costretta a dare fiducia delle persone che ha a fianco al letto e inizia a farsi delle domande. Ma quello è il mio fidanzato? Questa è la mia amica?
Col tempo, inizia ad acquistare la vista e alcuni sprazzi di luce, inizia a comprendere il mondo che ha attorno.


La storia raccontata da Nicoletta Sipos è quella vera dei suoi genitori. Scappati dall'Ungheria per sfuggire al regime e che tante volte nel passato avevano chiesto a Nicoletta di scrivere della loro vita. Per anni si era rifiutata per cambiare idea dopo che l'Ungheria ha chiuso le frontiere nei confronti dei migranti (dimostrando come la storia del passato non abbia insegnato nulla). Da qui il libro: una storia per ricordarci da dove veniamo, per me e per i miei nipoti.





Cosimo Argentina, l'umano sistema fognario, Manni
Antonio Zamberletti, Cascina smorta, Runa
Filippo Fornari, Omicidio all'Isola, nevrotico erotico blues, Todaro
Modera Marco Proserpio

Un viaggio nella geografia: partiremo da Taranto, passeremo da Milano la metropoli, fino ad una cascina che non è solo una cascina.
Per raccontare del male che sembra essere arrivato dappertutto.

Cosimo Argentino racconta di Taranto e di gente così alienata che sembra quasi normale, gente che ha troppo e che ha bisogno delle persone che hanno poco per avere ancora di più ...
Il protagonista Emiliano è un disadattato, una persona sfortunata sin dalla nascita: nasce da una relazione extra coniugale, cresciuto da una ragazza madre. Vive coi sussidi come una persona border line che macina tutto il rancore che la vita l'ha sottoposto.
L'umano sistema fognario è un romanzo con tanti delitti e quasi nessuna indagine: un noir, un romanzo di formazione, una storia d'amore anche.

Antonio Zamberletti : che mondo è cascina smorta?
Un luogo che esiste in ciascuno di noi di chi ha vissuto in una immaginaria provincia degli anni '70, sperso nella campagna nel centro nord Italia.
In un paesotto volutamente non precisato: la cascina è un luogo segreto dove i ragazzini passavano le giornate.
Nel libro c'è un serial killer e c'è anche un investigatore, il capo della Mobile: disilluso, con un cinismo esistenziale, con delle illusioni dell'infanzia che si sono trasformate in delusioni.
Torna nella sua città quando torna a colpire anche il serial killer che pensava fosse scomparsa.
L'indagine odierna chiude così il cerchio di tante storie del passato.

Filippo Fornari: Delitto all'isola è un giallo ambientato a Milano, con un protagonista che si chiama Curzio Malanotte, che è aspirante suicida. Non un suicidio qualsiasi, ma un suicidio sociale.
Decide di ribellarsi alla sua famiglia, alla moglie, ai figli, al buonismo con cui ha vissuto, quando la figlia più piccola scompare: prima di andarmene- si dice - devo fare qualcosa per cui la gente si ricorderà di me. Come atto di ribellione gira di notte, frequenta prostitute, per scuotere la differenza della famiglia.
Storia è raccontata secondo il registro comico grottesco: i protagonisti della storia sono gli abitanti di questa Milano notturna e mi sono divertito a descriverli.

Cosimo Argentina ha raccontato di Taranto, una città inquinata di gente inquinata: una città estrema, sacrificata al Dio produzione, dell'Ilva, Eni, Cementir, marina militare, tutto assieme.
Il protagonista vede la gente che si muove ossessionata dal possesso e dal successo, compiendo gesti assurdi. E anche Emiliano deve compiere gesti assurdi per non perdere quei pochi soldi dei sussidi. Per Emiliano la vita è così una fogna, dove vie come un animale ferito.

Taranto come periferia di un paese che si crede potenza mondiale ma che sta sprofondando nella periferia del mondo. E di periferie parlano anche gli altri due libri.
Antonio Zamberletti con la sua esperienza nel quartiere Monfalcone, con la differenza tra legalità e giustizia nelle periferie.

Filippo Fornari ha raccontato del quartiere Isola che ha subito le maggiori trasformazioni in questi anni, per mano dei grandi architetti.
Così nel suo libro emerge la Milano in evoluzione, con i cantieri che tiravano sù la Milano bella per Expo, in contrasto con la prostituzione e con le prostitute che battono nelle zone dei cantieri.
Contrapposizione della Milano dei ricchi e di quelli che vivono sotto i ponti.
La Milano “capitale morale” fa solo di sottofondo all'altra.

Buona lettura!!!!