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22 settembre 2017

Destra e sinistra e mafia capitale

La lite tra l'ex sindaco Alemanno e la giornalista Rai Federica Sciarelli dopo la fiction su mafia capitale.



In fondo ha in parte ragione Alemanno: per gente come Carminati e Buzzi, non esistono destra o sinistra.

Per gente come loro, spregiudicata, fuori dalla regole, capaci di minacciare e ricattare, con amicizie importanti, la politica è solo una mucca da mungere, anzi, una lupa da mungere.
Il volersi mostrare come un vecchio fascista secondo me è solo una finzione, una maschera per nascondere la vera natura.
Certo, poi con calma Alemanno spiegherà con che criteri ha scelti gli ex camerati nei ruoli dirigenziali in Campidoglio.

21 luglio 2017

(Ex) mafia capitale




Non avevo mai visto tanti giornalisti, tanti garantisti, tanta gente esultare per una condanna dai tempi dei cannoli di Totò Cuffaro, quando nel 2008 fu condannato a 5 per favoreggiamento "semplice" (a Cosa nostra).
Ieri la corte del Tribunale di Roma ha condannato Buzzi, Carminati e gli altri imputati nel processo "Mafia capitale" (compresi i politici Gramazio, Odevaine, Coratti) per corruzione ma negando l'associazione mafiosa.
Evviva, a Roma la mafia non c'è, non eiste, tutto un teorema ..

Come nella Sicilia degli anni sessanta e settanta. Come nella Palermo dove il 21 luglio 1979 il boss Leoluca Bagarella ammazzò sparandogli alle spalle il vicequestore Boris Giuliano, vice di Contrada alla Mobile.
La sua colpa essersi messo sulle tracce di denaro, i profitti miliardari che le famiglie mafiose facevano col traffico della droga e che portavano in America, per l'eroina. E anche nelle banche siciliane.

Ci sono voluti tanti, troppi cadaveri eccellenti in Sicilia, per dire che la mafia esisteva e che era una struttura verticistica e unitaria, come sentenziò una volta per tutte la Cassazione nel gennaio 1992.
La mafia esisteva. Ed esisteva anche a Roma, dove aveva casa lo zio Carlo di "Romanzo criminale" ovvero Pippo Calò.
C'era la mafia, c'era la Camorra, così come oggi ci sono le ndrine.
Traffico di droga, estorsioni, controllo del territorio. 
Minacce verbali a chi si mette di mezzo.

Ma niente coppole o lupare. Niente "viddani coi peri ncritati".

"A Roma la mafia è un bluff. Lezione per i pappagalli delle procure"
La Corleone dei “cravattari” 
Mafia chi? L’unica cupola che esiste a Roma è quella di San Pietro

Solo i titoli che trovate in gome page sul sito de Il foglio.

Dopo la sentenza sul maxi processo si è ammessa l'esistenza di quella associazione criminale Cosa nostra, che legava assieme criminalità, controllo del territorio, omertà e che deve la sua forza ai legami con massoneria, con la politica, col mondo economico e finanziario.
Poi, a malincuore per i garantisti all'italiana, si è ammesso anche la presenza mafiosa al nord, a Milano.
Verrà il tempo anche per Roma.

PS: consiglio la lettura di quanto scritto da Gilioli sulla sentenza di ieri

4. Una buona parte della manovalanza della banda di Carminati e Buzzi è uscita ieri dal carcere; gli stessi due capi potrebbero uscire a breve, e pure con l'alone di "martiri di una montatura", quindi sentendosi molto forti. Tutto sicuramente corretto, in termini giudiziari, fino a sentenza definitiva. Qualcuno ieri in aula sghignazzava. Invece altri - che in questi anni hanno scritto di Carminati e soci - forse adesso hanno paura per la propria vita.5. Siamo davvero sicuri - e sia detto con il massimo rispetto del tribunale di Roma - che le stesse azioni e gli stessi delitti se fossero avvenuti in Sicilia o in Calabria sarebbero stati derubricati da mafiosi a non mafiosi? Chissà. Questo è solo un dubbio culturale, relativo alla lenta e difficile crescita civile di questo Paese, alla lenta e difficile presa di coscienza dei fenomeni criminali organizzati. Insomma il dubbio di uno che avendo 55 anni si ricorda bene di quando tanti dicevano, anche in Sicilia, che «la mafia non esiste».

20 luglio 2017

La mafia non esiste

C'era così tanta voglia di minimizzare la portata del processo di mafia capitale, che lo hanno scritto anche nel titolo: "Mafia Capitale non esiste".
Esistono i gruppi criminali, esiste la Camorra, la ndrangheta, i gruppi sciolti, la criminalità legata all'estrema destra.
Da oggi esistono anche le condanne, quanto meno in primo grado.
Esistono le minacce, i delitti, lo spaccio della droga, il controllo del territorio, i politici a libro paga.
Ma mafia capitale non esiste.

Così a Il Foglio di Cerasa e Ferrara possono pure dormire sonni tranquilli.
Quanta sofferenza devono provare ogni volta che leggono la parola mafia ...

14 marzo 2017

Il dito la luna e il braccio teso


Quando il saggio indica la luna, lo sciocco guarda il dito

Si sono tutti concentrati sul braccio teso di Massimo Carminati durante l'interrogatorio dell'amico Buzzi al processo per l'inchiesta Mafia Capitale.
Avete visto? 
E' proprio un fascista ..

Possibile che una persona così accorta come Carminati si sia lanciato in quel gesto così provocatorio, sapendo di essere ripreso?

Eppure Buzzi stava dicendo cose molto più interessanti di quel braccio teso (che a quanto pare costituisce reato solo in cella e non, ad esempio per strada o allo stadio).
Parlava dei contatti con Bettini, il dominus del PD a Roma per arrivare fino a Letta. Gianni Letta.
In buoni rapporti con lui era Gianni Letta e a Letta, dice Buzzi, bisognava arrivarci attraverso Goffredo Bettini: “Quella telefonata con Bettini, che mi fa avere l’appuntamento con Letta, che ho visto per 5 minuti, mi è costata 21 mila euro”. Bettini avrebbe avuto in tutto 31 mila euro, ufficiali: “1.200 più 10 mila alla sua associazione”, “altri, credo 10 mila, per una cena” e altri “10 mila per un debito elettorale, e ne aveva chiesti 30 mila”. A parlare con Bettini, che annuncia querela, non Buzzi, ma il suo vice Carlo Guarany. Buzzi ha anche detto che Odevaine suggerì di parlare pure con Anna Finocchiaro, ma “quando andai dal suo assistente, mi disse che la Finocchiaro non si occupava di Mineo”.
Forse è un qualcosa di più interessante dell'apologia di fascismo, no? 
Infatti per questo nei TG (e sui social) questo aspetto, l'essere trasversali per arrivare a chiunque, è passato sottotraccia.
Continuate a osservare il dito, mi raccomando.
E a considerare Carminati solo un fascista ...

13 marzo 2017

La clinica dentro il centro psichiatrico - Presa diretta

Questa sera uno dei servizi di Presa diretta si occuperà di sanità convenzionata: il servizio di Giulia Bosetti "Sanità tradita" racconterà diversi casi di cliniche convenzionate nel Lazio.
Un viaggio di PresaDiretta nella sanità privata accreditata nella Regione Lazio, tra morti sospette, accuse di mancata assistenza, testimonianze esclusive sul pagamento di tangenti, intercettazioni inedite, parlamentari che denunciano truffe a danno dei lavoratori e dei contribuenti e decine di milioni di euro di soldi pubblici spesi ogni anno. Un'inchiesta giornalistica per fare luce sul sistema di accreditamento delle cliniche private, sui soldi spesi dalla Regione e sul problema dei controlli e della vigilanza.
La sanità privata convenzionata costa 1,3 miliardi di euro alla regione: chi controlla questi enti?
Uno di questi, in particolare, sarà al centro del servizio: è la clinica degli orrori di cui Il Fatto Quotidiano ne ha dato una anticipazione ieri,  il centro rifugiati di Colle Cesarano dentro la struttura psichiatrica, finito nell'inchiesta di Mafia Capitale
Clinica Colle Cesarano

Il primo pugno di Presadiretta allo stomaco della politica che tollera una sorta di manicomio-lager alle porte di Roma sono le immagini della cosiddetta “camera mortuaria” della Clinica Colle Cesarano a Tivoli: una specie di garage malandato con escrementi di animali a terra e una situazione di degrado da film horror, con il corpo di Candido Saporetti, morto a 65 anni, grondante sangue a causa di una tracheotomia, adagiato sulla barella nel mezzo della stanza.

Comincia così “Sanità proibita”, inchiesta della trasmissione condotta da Riccardo Iacona, giunta all’ultima puntata della stagione, in onda domani alle 21,15 su Rai3. Un viaggio nella malasanità tollerata e foraggiata dallo Stato nonostante gli interessi di Mafia Capitale.
 
Irrompe in questa storia proprio il gruppo criminale del “Mondo di mezzo” oggi sotto processo: “Colle Cesarano è una delle sedi che io ho trovato e che furono utilizzate nel corso degli anni”. Parola di Mario Schina, consigliere di una delle cooperative sociali della galassia di Salvatore Buzzi. Dichiarazioni spontanee quelle di Schina, rilasciate l’8 febbraio al maxi-processo di Rebibbia, in cui è accusato di far parte del gruppo criminale di Buzzi e Massimo Carminati, detenuti al 41bis.
Schina parla del centro per richiedenti asilo di Colle Cesarano, che veniva gestito dalle cooperative di Mafia Capitale, praticamente all’interno della clinica psichiatrica. Dichiara ancora Schina nell’aula bunker: “Le strutture dovevano avere delle prescrizioni che erano scritte nella convenzione firmata sia dalla Regione che con la Protezione civile e poi, negli anni successivi, dalle Prefetture”. Ma il centro per richiedenti asilo è stato realizzato nel padiglione C, ovvero le stanze della clinica prima dedicate alle attività ricreative dei pazienti: la palestra, il bar e anche una chiesetta. Solo un cancello scorrevole a dividere i malati dai migranti, quasi sempre aperto.
C’è poi la testimonianza di Francesca, operatrice sociale nella clinica nel 2011 e 2012: “La prima volta che vidi Buzzi fu all’interno di questo centro. Lui venne e sapeva perfettamente: conosceva il centro, conosceva l’edificio, conosceva il proprietario della clinica, conosceva tutti. Succedeva spesso che i pazienti della clinica psichiatrica venissero nel centro di accoglienza per i migranti, perché era assolutamente possibile passare da una parte all’altra: era aperto”.
Il proprietario e amministratore della Geress, la società padrona della struttura dal 2004, è Manfredino Genova.
 
Giulia Bosetti, autrice dell’inchiesta insieme a Marianna De Marzi, domanda: “All’interno della struttura c’è un centro rifugiati?”. 
Genova risponde: “Questa è un’altra leggenda metropolitana”. 
“È vero o no?”, incalza la giornalista. 
“Allora sì, però, quella struttura non faceva parte della struttura sanitaria”. 
“Prima ne faceva parte?”. 
“Prima sì, ma sono strutture separate ora. Gli abbiamo affittato solo gli immobili”, si difende Genova. 

Questa è la conversazione telefonica tra Genova e Salvatore Buzzi intercettata e agli atti del processo a Mafia Capitale.
Buzzi: “Il fornitore l’ho trovato io, perché non ti accolli la struttura?”.
Genova: “In che senso?”
Buzzi: “Il fornitore dei pasti l’ho trovato io che mi regge diciotto mesi”.
Genova: “Ma io ci guadagno sui pasti, mi togli proprio quello…”.
Buzzi: “Pigliati l’affitto no? Io c’ho chi mi regge i pasti, tu ti pigli l’affitto, io metto gli operatori, dividiamo tutti il rischio”.
Nonostante ciò, nonostante interrogazioni dei Radicali sull’elevato indice di mortalità nella clinica e blitz notturni dei Cinque stelle, la Regione – il governatore Nicola Zingaretti è anche commissario ad acta alla Sanità – nel 2013 ha fornito a “Colle Cesarano” l’accreditamento definitivo come struttura convenzionata: 8,3 milioni di euro l’anno per 200 pazienti, la clinica psichiatrica più pagata di tutto il Lazio. Daniela Pezzi, presidente della Consulta regionale per la salute mentale, sostiene: “La Regione paga, ma non verifica come quel denaro viene utilizzato”. 
Ma la Regione Lazio scarica le responsabilità sulla Asl Roma 5. E l’orrore continua. 

19 giugno 2016

La seconda puntata di REC: il mercato dell'arte, la vigilanza, le multe e i giornali

Secondo e ultimo appuntamento con le “mini” inchieste dei giornalisti di REC: come per la scorsa puntata, sono inchieste che toccano temi diversi, a volte trascurati dalle agente dei governi, di cui si parla solo in occasioni di inchieste giudiziarie.
Come lo scandalo del crocifisso di Michelangelo comprato da un privato per 3 ml di euro, che poi si è rivelato un falso.


Chi certifica le opere d'arte e chi certifica il certificatore?
Parliamo dei nostri beni, quelli che i politici chiamano (ipocritamente) il nostro petrolio.
"VERO O FALSO?" di Claudia Di Pasquale (qui l'anteprima sul sito RAI.tv)
Il mercato dell'arte vale 64 miliardi di dollari l'anno. Ma chi vende e chi compra? Accertare la provenienza e l'autenticità di un'opera non è un'impresa facile, soprattutto quando in ballo c'è un quadro d'arte contemporanea. Ci sono statistiche autorevoli secondo cui almeno il 50% di opere che circolano a livello internazionale sono false. Capita spesso di trovare il critico che sostiene l'autenticità di un'opera e quello che pensa esattamente il contrario, e qualche volta a farne le spese possono essere le casse dello Stato. A colpi di perizie, pareri, mostre, si gioca l'autenticità di una firma che, se riconosciuta dal mercato come vera, consente di trasformare un'opera d'arte in un assegno in bianco. Manca un ente pubblico o terzo autorevole in grado di mettere la parola fine. L'inchiesta parte dal caso di un crocifisso ligneo attribuito a Michelangelo e comprato dallo Stato per 3.250.000 euro. Ma siamo sicuri che sia veramente di Michelangelo? Poi c'è il caso di un quadro di Boccioni rubato nel 1969 e venduto all'asta nel 2004 da Christie's alla fondazione bancaria Cariverona. I vecchi proprietari lo rivorrebbero indietro, ma non possono, perché?

Presa diretta aveva già raccontato del mondo della vigilanza privata, un far west di certificati concessi con facilità, pochi controlli e personale sfruttato e mal pagato.
Questa sera Federico Ruffo si occuperà di una società in particolare, la Biks di Rosario Basile.
E del “sistema Basile”.

"MA SIAMO SICURI?" di Federico Ruffo (l'anticipazione sul sito Rai.tv)
ll mercato della vigilanza privata vale circa due miliardi l'anno. La sicurezza di aeroporti, porti, banche, comuni, uffici di Inps, Poste e altri enti è in gran parte in mano a un gruppo, il Biks di Rosario Basile. Ormai detiene una fetta consistente degli appalti in Italia con dieci società, settemila dipendenti, quaranta sedi, 263 mezzi blindati, diciannove caveau, settantamila clienti. I giornalisti di Rec hanno indagato sul gruppo ed è emerso un vero e proprio "sistema Basile" fatto di appalti ottenuti con ribassi inarrivabili, una ragnatela di rapporti tra manager in palese conflitto di interessi, amicizie politiche e intrecci tra dirigenti di rilievo del gruppo con i boss. Quella dei Basile è una struttura molto attenta ai rapporti con le persone che contano. Una delle loro società avrebbe anche fatto la vigilanza privata per l'allora Ministro della Giustizia Angelino Alfano. Perché un ministro che ha già la scorta ricorre alla vigilanza privata?

Mafia capitale avrebbe (o ha) messo le mani anche sul business delle strisce blu (500ml di euro l'anno), attraverso il controllo e la manipolazione dei parchimetri a Roma, fabbricati da una società francese e comprati dall'ATAC.
Scendi dalla macchina, cerchi il parchimetro, metti le monete, torna in macchina e lascia il biglietto. Per molti un’azione quotidiana, come lavarsi i denti. Eppure, anche qui, fuori fuoco, c’è qualcuno che si fa i fatti i suoi”.

Verrebbe da dire, leggendo l'anticipazione del servizio di Giulio Valesini, che più che le olimpiadi, a Roma servirebbe ripartire dai fondamentali.
Le strade, i parcheggi, la metrò ...

"IN CHE MANI SIAMO" di Giulio Valesini
La sosta sulle strisce blu fa entrare nelle casse dei comuni circa mezzo miliardo di euro ogni anno. A Roma ci sono 2500 parcometri, tutti fabbricati dalla multinazionale francese Parkeon e acquistati nel tempo da Atac. Parkeon ha parcometri anche a Milano, Bologna, Torino e Padova. Ma nella capitale da qualche anno è in corso una guerra silenziosa per il controllo delle preziose colonnine. I giornalisti di Rec hanno indagato su questa battaglia fatta a colpi di sabotaggi, mancati incassi, poca trasparenza negli appalti e personaggi un tempo in contatto con Massimo Carminati. Uno di loro è Piero Tomassi considerato un vero mago di casseforti e allarmi, coinvolto nel processo per la rapina al caveau della banca del palazzo di giustizia di piazzale Clodio avvenuto nel 1999. Siamo in buone mani o è come affidare la banca del sangue al conte Dracula?

A chi finiscono i finanziamenti pubblici per l'editoria? Quando se ne era occupata Report nel 2007, l'inchiesta aveva fatto scandalo, per la gestione allegra dei soldi pubblici a testate vicino ai partiti.
In questo servizio di Antonella Cignarale si parla di due milioni di euro stanziati da Palazzo Chigi per la stampa italiana all'estero.
Chi sono i destinatari di questi fondi? Il servizio mostrerà come potremmo fare un po' di spending in questo settore, visto che si tratta di riviste sportive e dove non si tiene in conto il contenuto che viene pubblicato.
2 milioni di euro.

"DACCI OGGI IL NOSTRO FINANZIAMENTO QUOTIDIANO" di Antonella Cignarale (qui l'anticipazione su Rai.tv)
Ogni anno la presidenza del Consiglio dei ministri stanzia due milioni di euro per sostenere la stampa italiana all'estero. Tra i periodici che ricevono maggiori finanziamenti pubblici ci sono quelli editi in Svizzera, che in totale hanno ricevuto dalle casse statali quattrocentomila euro in un anno. Le telecamere di Rec hanno percorso il territorio elvetico e hanno scoperto che i fondi finiscono sostanzialmente a finanziare le missioni cattoliche o le redazioni affidate al Club Forza Cesena e allo Juventus Club. Tra i contenuti informativi di questi giornaletti: orari delle messe, commemorazioni dei defunti, castagnate e corsi di cucina tradizionale come il "fritto misto di stagione alla lucchese" o "gli involtini calabresi di carne e crocette di fichi".


Le anticipazioni e i video li trovati sul sito di Rec e sulla pagina Facebook.

14 novembre 2015

La notte di Roma di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo

"Politici e innocenti non hanno niente in comune. Niente".

Incipit:
Sebastiano Laurenti contemplava lo spettacolo del caos dietro i vetri oscurati dell'Audi A6 nera.Roma bruciava.Da cinque giorni la città intera er ain ginocchio. Immobilizzata da uno sciopero selvaggio dei trasporti. Sommersa dal blocco totale della raccolta rifiuti. Ammorbata dal puzzo dei roghi che i cittadini esasperati appiccavano agli angoli delle strade.
Tutto era cominciato quando una ragazzina di Tor Sapienza aveva denunciato di essere stata aggredita da due negri. Le periferie si erano immediatamente rivoltate.Roma bruciava.Era esplosa la rivolta contro i centri di accoglienza per gli immigrati. Nelle borgate, era partita la caccia allo zingaro. I piccoli rom disertavano le scuole. Intorno ai campi nomadi si istituivano posti di blocco. Tirava aria di pogrom.La stampa di tutto il mondo accorreva a Roma. Nei suoi resoconti, un incubo a nove colonne. Un kolossal nero da prime time. Impallidiva il ricordo di Napoli sepolta dalla monnezza. Nella sua omelia di Pasqua, papa Francesco aveva rivolto un appello accorato alla misericordia degli uomini. E, prima ancora, alla loro umanità, se ne restava. Il presidente del Consiglio aveva formato un'unità di crisi permanente al Viminale, con protezione civile, forze dell'ordine, vigili del fuoco, esercito.Ma non c'era ruspa, presidio, blindato, intervento di piazza in grado di invertire o quantomeno arrestare il crollo. Era come se la città avesse deciso di richiudersi su sé stessa, ingoiando tutto e tutti nel suo sottosuolo di rancore, odio, miseria.[..]Erano comparse scritte anarchiche di rivendicazione.Non ci credeva nessuno.Le autorità, con il sindaco in testa, vagavano da un presidio all'altro. Le autorità rincuoravano, rassicuravano, facevano promesse che non sarebbero state mantenute. Le autorità non capivano. Quello che stava accadendo a Roma era fuori da ogni logica.Ed era lui il motore di tutto questo. Sebastiano.

Il romanzo di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo si compie tutto in un mese: tra marzo e aprile del 2015, a partire dall'annuncio del Giubileo da parte del papa. Evento che scatena gli appetiti dei signori che comandano veramente nella giunta di Roma.
Politici di maggioranza, di opposizione, i costruttori, i rappresentanti della criminalità organizzata.
I protagonisti sono gli stessi che abbiamo conosciuto in Suburra: ci sono quelli del palazzo, come Chiara Visone, onorevole del Partito Democratico, che ha in mano le redini del partito a Roma. "Io sono la prima attrice. O non sono": sensuale e consapevole del fascino che esercita sugli uomini, decisa e forte come un cristallo. Sa che per governare non si deve guardare troppo per il sottile a chi ti porta soldi e voti.
Adriano Polimeni è un ex senatore dello stesso partito che rappresenta l'altra faccia: quella cresciuta nelle scuole quadri del partito, che non è disposta al compromesso. A lui il sindaco Martin Giardino, il tedesco (per le sue origini altoatesine), affida la gestione dei lavori per il giubileo. Sindaco tedesco, ma anche vanesio, non immanicato con i trafficoni di Roma, che non conosce la città e anche un po' ingenuo. E nella Roma della Suburra anche questo è un peccato.
Dello stesso partito fa parte il vice, Temistocle Malgradi, l'uomo per tutte le stagioni, da destra a sinistra.
Il vescovo Giovanno Darè è invece l'uomo scelto dal papa, il comunista, il tupamaros, come responsabile dei lavori. Lo stesso incarico, ma dall'altra parte del Tevere, di Polimeno. Amico di gioventù e non solo..
Tutto parte dai lavori del Giubileo, che il papa ma anche il sindaco vogliono gestire in modo trasparente e senza dare lavori agli impresentabili.

Quelli della terra di Mezzo.
A comincuare dal Samurai, ora rinchiuso in galera in attesa del pronunciamento della Cassazione. Il re di Roma ha lasciato il potere nelle mani di Sebastiano Laurenti, l'erede designato, che in questo nuovo ruolo cerca anche un riscatto per il passato che gli è stato tolto (il suicidio del padre, finito nelle mani degli strozzini).
Gente come Danilo Mariano, ultimo rappresentante di una dinastia di costruttori, che ha sempre lavorato per i papi e i potenti della città.
Gente come Fabio Desideri, il pretendente al trono, uno che dsi è fatto un nome spacciando droga ai vip, creandosi un suo giro d'affari e anche un suo esercito.
E poi, gli Anacleti, la famiglia di rom Sinti che comandano a Roma sud.
Le famiglie siciliane e calabresi.
Ex terroristi di destra, che si godono la pensione (e fanno cassa per i signori della terra di mezzo) a Londra.

Infine, la criminalità varia: ultras, ragazzini cresciuti nella strada che si sono fatti un nome andando a sgomberare campi rom, a creare casino attorno ai centri di accoglienza, perché "è proprio vero che con la carità si guadagna meglio che con la droga".

Tutto si svolge nel giro di un mese o poco più: la tensione nata dal Giubileo mette in crisi l'equilibrio dei signori della Terra di mezzo (la cerniera tra politica e criminalità). Equilibrio già messo in crisi dalla lontananza del Samurai. La natura tende a riempire i vuoti, anche quelli di potere: nuovi pretendendi ambiscono a prendersi il controllo di Roma e anche una bella percentuale sui lavori. Gente come Fabietto.
E per Sebastiano non è facile tenere a bada le sue ambizioni e allo stesso tempo, trovare il modo di costringere la giunta comunale a trovare un accordo.
Sebastiano però ha un altro problema: non è nato sulla strada e non intende finire come il Samurai. Deve ascoltare la testa e seguire i consigli del Samurai dal carcere, ma anche quello che gli dice il cuore.
E il cuore batte per una ragazza tanto bella ma anche tanto dura. Chiara. La politica in vertiginosa ascesa nel partito e anche dalla vertiginosa bellezza.
Che si innamora del bandito, anche ricambiata e non si fa troppi problemi per queste sue frequentazioni:
"Milano ha avuto l'Expo, Roma avrà il Giubileo. Faremo le cose nel rispetto delle regole, per quanto è possibile. Non voglio morire innocente, non si governa con l'innocenza. Io voglio vivere".

Si accorgerà di chi sia Sebastiano prima che sia troppo tardi, messa sull'avviso da Adriano, l'ex con cui aveva avuto una relazione.
Perché Adriano ha capito, prima di altri, cosa si sta muovendo dietro gli appalti. E capisce anche chi sta dietro la guerra che, ad un certo punto si scatena a Roma. Lo sciopero selvaggio degli autisti dell'Atac, il blocco della raccolta dei rifiuti da parte dei dipendenti dell'Ama.
Sono gli ordini che arrivano dall'erede del Samurai, a persone che il Samurai ha piazzato dentro le municipalizzate del comune.
Roma brucia. Per i roghi.
Roma puzza. Per i troppi compromessi dei signori che siedono al palazzo comunale, i giochetti per far fuori chi si mette di mezzo. Giochetti cui troveranno anche un ruolo, nel ruolo di utili idioti, i ragazzi del M5S.
Roma puzza per le rivolte nei quartieri, per gli articoli diffamatori fatti uscire su certa stampa.

Come andrà a finire la battaglia?
Il finale scelto dagli autori lascia poco spazio all'ottimismo.
Non c'è spazio per i puri e nemmeno per gli ingenui.
Roma deve rimanere sempre in mano alle stesse persone: "non esiste al mondo una città più scivolosa di questa", dice l'ex senatore Polimeni al sindaco. Il don Chisciotte senza paura all'uomo troppo sicuro di se.
Il comunista, anzi, peggio di comunista, che coi comunisti si può sempre trovare un accordo. Un moralista: una persona pericolosa – commenta uno dei politici per tutte le stagioni – "perché intorno a loro si poteva costruire la maledetta santa alleanza tra gli incorruttibili, la Chiesa francescana, la sbirraglia e mettiamoci pure le toghe. L'uragano che ciclicamente tornava ad imperversare sulla vita pubblica".

La notte di Roma è un romanzo che parte dalla cronaca degli eventi romani degli ultimi mesi, prendendosi però delle sue licenze. Alcuni personaggi sono ritagliati su persone reali (il sindaco Martino), altri sono la somma di tante persone, come l'onorevole Visone.
È un racconto dal di dentro: dentro i palazzi, dentro le stanze, dove si decidono le cose.
Dal di dentro, anche per le persone: gli squali della politica e i piccoli re della strada.
L'ambizione di chi vuole fare nuova politica ma rischia di portarsi dentro chi non deve.
I tormenti di un vecchio relitto della politica, che vede arrivare il pericolo che lo toccherà da vicino.
I tormenti di un giovane re, seduto su un trono che vacilla, perché sono in tanti che ambiscono a sedere su quella poltrona ma per arrivarci bisogna prima buttar giù chi ci si siede sopra.
Re che si sente come il personaggio di "Delitto e castigo", che vorrebbe sfuggire a quel mondo di mezzo in cui si è trovato dentro. Ma, come racconta Dostoevskij, non si può arrivare alla redenzione senza passare prima per il pentimento:
"Non sapeva, e neppure si chiedeva dove andare; sapeva una cosa sola: «che bisognava farla finita con tutto questo oggi stesso, una volta per tutte, subito; altirmenti non sarebbe tornato a casa, perché non voleva vivere così»".

12 novembre 2015

Il momento di cambiare cavallo - La notte di Roma (Bonini e De Cataldo)

Roma, l'annuncio del giubileo fatto dal papa: chi comanda veramente nella giunta (quella vera, maggioranza, opposizione, criminalità e palazzinari) già gusta la grande abbuffata come nel 2000, con l'altro papa (ma con la stessa gentaglia dietro il comune).
Eppure, arriva l'imprevisto: in Vaticano c'è ora un papa che chiede trasparenza e non ama lo sfarzo dei vescovi.
E nomina come responsabile unico dei lavori un vescovo, Daré, che non fa parte delle cricche varie.
Succede lo stesso dall'altra parte del Tevere: il sindaco di Roma, il Tedesco, nomina come responsabile dei lavori per il Giubileo un ex senatore PD, lontano dai giochi di palazzo e dalle ruberie.

Si decide allora di screditare tutti e due, sindaco e vescovo. Con dei begli articoli di giornale: 
- Allora, ti piace l'inchiesta?- Chi l'ha scritta?- Tu.- Io?- Malgradi scoppiò in una risata. - Coglione è l'inchiesta che pubblicherai sul «Meridiano» quando ti sarà dato il via libera.- Devo solo copia'.- Come sempre.- Ma è roba vera?- Ha importanza?- Così, giusto per curiosità. Davero er sindaco s'è trombato 'na ragazzina quando era professore? E il prete s'è suicidato dopo l'incontro col vescovo novo ... ma 'sto padre Giovanni nun me pare poi tanto frocio ..- So' tutte balle, Spartaco. D'altronde, non fotte un cazzo a nessuno se la roba che pubblichi è vera. L'importante è che lo sembri.- E se querelano?- Il pezzo è accorto, ma tu potresti persino metterci del tuo. Le cautele del caso. Ad ogni modo, spese a carico nostro.- Sei er mejo.- Lo so.Raggiunsero il ristorante. Malgradi fece cenno a Spartaco di sedersi al tavolo con il cartellino «riservato».- Una cosa sola ...- Che fai ora, fai anche delle domande? Che sei un giornalista?Spartaco non raccolse la battuta. forse perché non l'aveva neanche capita.- No, vojo di' .. Co' sta roba, er sindaco se deve dimette e er Vaticano se 'ncazza. non vorrei che ...- Non sono cazzi tuoi. Il sindaco si deve dimettere. E quel vescovo si toglierà dai coglioni.- E 'nfatti. Ma tu cor sindaco nun eri pappa e ciccia?- Ero. Sta arrivando il giubileo e il partito ha deciso che è venuto il momento di cambiare cavallo. Su entrambe le sponde del Tevere. Affanculo Giardino e affanculo a Daré. tocca a me.
La notte di Roma di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo

E ora fatevi pure la domanda: sarà pure un giallo, sarà pure tutta fiction. Ma quanto c'è di vero in quello che raccontano lo scrittore e il giornalista?
Come è andata veramente, con la cacciata di Marino.
"So' tutte balle, Spartaco. D'altronde, non fotte un cazzo a nessuno se la roba che pubblichi è vera. L'importante è che lo sembri."
La notte di Roma non è ancora finita.

Gli altri spunti per la lettura de "La notte di Roma"
- Nel silenzio della chiesa - l'annuncio del Giubileo
- La giunta del comune

09 novembre 2015

Nel silenzio della Chiesa (sempre comunisti sono!)


Roma
, primavera 2015: il santo padre annuncia il nuovo Giubileo dalla Basilica di San Pietro, affollata di quella fauna romana composta da palazzinari, politici, vescovi e esponenti vari di quel "generone" caratteristico della città eterna.

Gente come Sebastiano Laurenti, l'erede del Samurai. Gente come Temistocle Malgradi, il vicesindaco, il medico prestato alla politica e mai restituito, dalla destra clericale al nuovo Partito Democratico che rottamava il vecchiume.

L'acrobata che nella sua clinica sulla Flaminia accoglieva, a spese del comune, le donne immigrate.
Parte da qui il sequel di Suburra, "La notte di Roma", il nuovo romanzo di Bonini e De Cataldo. Ecco come raccontano questo momento i due autori:
- Mamma mia che orchite il Tedesco [il sindaco marziano di Roma] .. stamattina non si regge ..Portò la mano alla bocca non riuscendo a trattenere un rutto acido.- Perché è così eccitato?- Dice che ..Rurrò ancora. Stavolta non riuscì ad impedire che la flatulenza bucasse la bolla di fragranza al cedro che avvolgeva il volto di Sebastiano.- Temistocle, un po' di contegno, siamo in San Pietro!- Scusa, colpa dei frittini della festa del circolo.- Quale circolo?- Ho inaugurato ieri sera il circolo del Pd ai Parioli. Sapessi la quantità di fregna. Si vede che siamo diventati partito di governo.- Riesco a sapere che dice il sindaco, allora?- Dice che ha saputo che ci sono grandi novità.- Quali?- Sembra che il papa debba fare un annuncio.- Si dimette pure lui?- Volesse iddio .. Ci saremmo levati dalle palle questo Tupamaros.- I Tupamaros erano uruguagi. Il papa è argentino.- Vabbè, sempre comunisti sono. - Temistocle, tu vedi un po' troppi comunisti.- Per questo so' entrato nel Piddì. Aoh, annamo a sentì che succede ...

La notte di Roma Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo - Einaudi editore

28 settembre 2015

Chi calunnia chi


I 5 stelle calunniano don Ciotti 
Non sono ancora al potere, non possono fare di più

Questo dice la vignetta di Staino sull'Unità.

La vicenda è quella della relazione del M5S sui lidi di Ostia: difficile capire chi abbia ragione.
Il m5s spiega che la relazione (dove si accusa l'associazione) finita su Il tempo era solo una bozza e, sul blog di Grillo, appare un post in cui chiarisce dal loro punto di vista, tutto il lavoro fatto. 
Non guardano in faccia a nessuno, nemmeno a Libera.
Ci sono poi le dichiarazioni di Don Ciotti, che minaccia querele e quelle dell'assessore Sabella, che parla di interessi personali del M5S.

Nemmeno mafia capitale unisce e tutto questo avviene in un momento in cui l'attenzione sul problema delle mafie passa in secondo grado, purtroppo per la questione dei profughi.
In un momento in cui i sindaci di comuni nel napoletano negano i set alla fiction Gomorra.
In un momento in cui il presidente di una regione accusa alcuni giornalisti di fare camorrismo giornalistico.

22 giugno 2015

Ma il PD non ti ha detto niente?

E arrivò anche per Marino il momento di togliersi il sassolino dalla scarpa, nei confronti della destra (quella giustizialista con gli altri, che deve tornare nelle fogne) e del Partito democratico.
Evidentemente ha smesso di fidarsi del partito che lo ha candidato e piazzato a Roma: è lo stesso partito che fino a dicembre gli chiedeva un rimpasto (o anche di fare un passo indietro). Poi, dopo il primo filone dell'inchiesta mafia capitale aveva fatto quadrato. Marino non si tocca!
E ora, siamo al #marinostaisereno, se sei capace di governare bene, perché come ha spiegato il ministro per i rapporti col parlamento, l'onestà non basta.

Serve qualcosa d'altro. Forse per governare Roma devi dimostrare di essere fedele al partito, di accettare le sue regole non scritte e magari di essere pure ricattabile.
E ora è arrivato il momento dei mezzi ricatti: 
“Quando stavamo cambiando i Cda delle municipalizzate mi chiamò il mio predecessore Gianni Alemanno per dirmi che aveva ‘due nomi da segnalarmi’. Io non capii, pensai che volesse presentarmi dei curriculum, e lui disse: ‘Ma il Pd non ti ha detto niente?”. 
Alemanno ha sporto querela, accusando il sindaco di parlare di telefonate inesistenti. Vedremo.
Ora, Marino ha solo una possibilità: andare in procura e raccontare tutto quello che sa. Altrimenti rimarrà anche lui invischiato in questi giochi di mezzi ricatti, mezze bugie e mezze verità ..
Strano partito, il suo: sembra che soffra di una sorta di labirintite nei confronti dei propri eletti/candidati. De Luca impresentabile è stato difeso come un sol uomo, dopo le il presidente della commissione Antimafia Bindi l'aveva messo in lista nera.
Liste di proscrizione.
E ora che è stato eletto, ma non può governare (e dunque chi governa la Campania?), tutti zitti.

05 giugno 2015

Crisi di identità

Confesso di avere una crisi di identità.
Ma è il PD di Renzi quello che difende De Luca dalla decadenza (per la Severino) o è il PDL quello che difende Berlusconi (sempre dalla decadenza per la Severino)?
E chi dovrà decidere della decadenza di De Luca? Il presidente del consiglio Renzi, che nel passato, per altri eletti, ha applicato la legge votata dal suo stesso partito.

Lo stesso partito del commissario PD di Roma, Orfini, quello che ora parla di poche mele marce, che difende Marino, che se la prende col M5S dopo la retata bis della procura di Roma per l'inchiesta mafia capitale?
"Me sò comprato Coratti". In una conversazione del 23 gennaio 2014 Salvatore Buzzi, capo delle cooperative sociali, al telefono con il suo collaboratore Caldarelli, dice: "Me sò comprato Coratti, lui sta con me...gioca con me ormai". Il presidente Pd del Consiglio comunale di Roma era stato ribattezzato però 'Balotelli' dal ras delle coop Salvatore Buzzi, perché non faceva "gioco di squadra": "Aveva pretese continue, tra cui l'assunzione di persone nelle coop".
Quella che colpisce anche esponenti della giunta Marino, che ancora una volta non ha visto, non ha sentito. Quella che da Roma capitale (dove sedeva il consigliere Coratti) e  arriva fino al lungomare di Ostia (del presidente del municipio Tassone).
«Tassone è nostro, eh... è solo nostro... non c'è maggioranza e opposizione, è mio». È quanto affermato da Salvatore Buzzi - intercettato dagli inquirenti - riguardo ad Andrea Tassone, l'ex presidente del X municipio di Roma (Ostia), finito agli arresti su ordinanza del gip Flavia Costantini, nell'ambito dell'inchiesta Mafia Capitale. Tassone si dimise nel marzo quando il commissario del Pd capitolino Orfini denunciò la presenza della mafia sul litorale romano. «Abbiamo chiesto a gran voce un cambiamento perché Ostia non è come gli altri municipi. Ma fino a ora non c'è stato. Spero che il mio sacrificio e quello della mia giunta non sia vano», disse Tassone.
Chi lo ha detto che in questo paese si è bloccato l'ascensore sociale: dalle carte dell'inchiesta si legge di tale Giordano Tredicine, uno che viene da una famiglia che gestisce il business delle bancarelle: uno che rischiamo di trovarcelo come ministro ..
“È un porco, li mor-tacci sua, c’ha tutti i vizi. Glielo dico sempre ’a Gior-dà, se non ti arrestano diventi primo ministro. Mefa , dice, perché me possono arrestà? Li mortacci tua”. Ammirato  il commento  di  Carminati: “E’ poco chiacchierato, nonostante sia uno che ha mille im-picci”
E ora, chi dovrà decidere dello scioglimento di Roma? Il prefetto che risponde al ministro di un governo presieduto dallo stesso partito di cui sopra.
Alfano dovrà anche decidere del caso del suo sottosegretario, Castiglione, indagato per un'altra inchiesta, sempre legata al business dell'accoglienza profughi, che porta alla coop bianca vicina a CL, La Cascina.
E si dovrà capire anche se e in che modo ci siano state delle pressioni da parte di Odevaine per lo smistamento dei flussi dei migranti sul territorio.
Un bel caso di crisi di coscienza.
O di identità.
Perché, leggendo le carte dell'inchiesta (e tutte le belle intercettazioni che forse un giorno non avremo più a disposizione), ci si imbatte in tale Francati, leader dei no rom, dei basta nomadi, della "Magliana senza nomadi", e poi assunto alla coop di Buzzi per un giro di favori col consigliere Gramazio.
Perché va bene le idee (magari un po' razziste), ma oggi bisogna essere pragmatici.

23 marzo 2015

Presa diretta – il business dei rifugiati

Chi sono i rifugiati che sbarcano sulle nostre coste, da dove arrivano, cosa hanno passato, perché rischiano la vita pur di arrivare in Europa?
E cosa sta facendo l'Europa per risolvere questa emergenza, questo flusso stimato in centinaia di migliaia di persone, uomini, donne e bambini?
E, infine, chi e come ha messo le mani sul business dei richiedenti asilo, sfruttando la situazione di emergenza per arricchirsi. Sulla pelle degli immigrati.
L'inchiesta di Presa diretta, da Roma alla Siria, parte da una telefonata: è Salvatore Buzzi ad una sua assistente:
ti c'hai idea di quanto guadagni con gli immigrati?”
La cena per farli conoscere: Poletti, Casamonica, Alemanno ..
L'inchiesta dei magistrati di Roma parla di un gruppo criminale, di stampo mafioso, con Carminati al vertice e Buzzi come vice: tra i tanti affari di cui si occupava c'erano servizi di accoglienza ai rifugiati, svolti dalle cooperative di Buzzi.

Per l'accoglienza il ministero degli Inerni spende 605 ml di euro, poi ci sono i fondi europei, i fondi dei comuni.
Ma ministero e prefetture hanno controllato come venivano spesi? Alfano dice di si, ma le cronache giudiziarie dicono il contrario.
Partiamo dalla prima anomalia: i centri di accoglienza in Italia dovrebbero essere distribuiti in tutta Italia, ma in realtà sono concentrati in Lazio e Sicilia e sono servizi appaltati per gare o anche a chiamata diretta.
Nel 2014 hanno assegnato più posti letti del passato, senza passare per delle gare, perché c'era l'emergenza e dunque niente bandi.
Al tavolo di coordinamento nazionale che assegnava i posti, c'era Luca Odevaine: dicono i magistrati che favoriva le coop di Buzzi, e per questo prendeva da lui uno stipendio da 5000 euro. In una telefonata si vanta di aver aumentata i posti a Roma: più richiedenti asilo, significa per queste persone lavori e profitti in più per la cricca di Buzzi e Carminati.

Odevaine era capo di gabinetto con Veltroni e capo della polizia con Zingaretti: al tavolo di coordinamento l'aveva nominato il sottosegretario Castiglione, NCD. Scelto perché era esperto, forse troppo.
Dopo che è scoppiato il caso, il sott. Castiglione si difende dicendo che tutti avevano la fiducia in lui: oggi sappiamo che anche il sottosegretario è sotto indagine, per il Cara di Mineo.

L'emergenza sbarchi per mafia capitale era una manna dal cielo: il flusso dei rifugiati siriani da una parte, dall'altra gente esperta come Buzzi ed Odevaine, gente preparata e spregiudicata.
Come Mario Schina, uomo di fiducia di Odevaine, anche lui prendeva soldi da Buzzi, teneva i rapporti con Carminati.
Tutti a libro paga, “ma rientra tutto” commentava Buzzi in una intercettazione.

La moglie di Schina ha lavorato nelle coop di Buzzi: “tutte cose inventate” dice la donna. Odevaine aveva semplicemente una fondazione, che faceva cene per l'Africa.
Integra/azione ha sede a Roma, ma dopo gli arresti in sede è tutto vuoto. È in liquidazione, dice il presidente Ferrante, ex senatore PD, che non sa nulla delle fatture false, dei traffici di Odevaine.

Nel 2014 Buzzi ha fatturato 60 ml di euro, per i 21 centri di accoglienza a Roma: l'accoglienza dei rifugiati era il core business.
Soldi pubblici, stanziati dallo stato, che non corrispondevano ai servizi che arrivavano ai migranti.
E gli operatori sociali delle coop di Buzzi sono scesi a protestare a Roma: anche loro sono stati truffati da Buzzi e dalla sua cooperativa, che non aveva interesse a migliorare le condizioni delle persone accolte.

I pocket money, i 2,5 euro al giorno? Arrivavano in forma di tessera, che poteva essere usata solo in alcuni posti. Kit per igiene personale? Indumenti per i rifugiati? Corsi di Italiano?
Tutto sulla carta, nella convezione stipulata col comune.
Nessuno controllava come venivano spesi i soldi della convenzione: è un sistema malato, perché le coop prendevano appalti in assegnazione diretta.
Non solo, i migranti che avevano protestato contro le condizioni nei centri sono stati espulsi: decisione presa dalla prefettura, in base ad una relazione fatta dalla cooperativa.
I 13 migranti hanno toccato un nodo che non dovevano toccare: “mercenari dell'assistenzialismo”, dicono.

Sono ragazzi che sono passati per le prigioni della Libia, che hanno attraversato il Mediterraneo.

Giulia Bosetti è andata a visitare un centro per minori di Roma: qui per ogni minore arrivavano 45 euro, una cifra superiore; i minori dovevano rimanere solo per pochi giorni, ma in realtà rimanevano a lungo, per prendere più soldi possibili dal comune, altro che centri provvisori.
Erano posti al limiti dell'abitabilità, senza acqua calda, senza riscaldamento.
Carenze denunciate alla vecchia gestione, quella di Buzzi: questa era l'accoglienza made in “mafia capitale”.

Come sono state fatte le gare d'appalto per Roma?
È impossibile avere le carte dei bandi vinti dalle coop di Buzzi: non si trovano sul sito del comune, la giornalista di Presa diretta non è riuscita ad ottenerle.
Difficile avere le carte dello Sprar (ovvero l'iniziativa che dava ai comuni la gestione dell'emergenza profughi coi fondi del ministero): per il servizio dei posti letti si sono spesi 28ml di euro, ma non esiste un bando.
La procedura scelta è stata quella della “ricognizione”. Nessuna gara, a vincere l'appalto erano quelli che già lavoravano su Roma, con entrature con la politica.
E chi era fuori dal giro? Chi non conosceva Odevaine? È stato lui a vantarsi in una intercettazione di esser riuscito ad aumentare i posti letti a Roma. 2500 posti, assegnati alle coop rosse e bianche, quelle di area cattolica (come Casa della Solidarietà e Domus Caritatis) e Eurikes.
C'era una sorta di duopolio che si spartiva i posti al 50-50%.

Uno dei personaggi finito finito nelle carte dell'inchiesta è il dirigente del comune di Roma Scozzafava: secondo i pm favoriva gli interessi di Buzzi. A lui Buzzi ha scritto il famoso sms in cui si augurava tante disgrazie nel 2015, un anno pieno di monnezza e emergenze.
«Speriamo che il 2013 sia un anno pieno di monnezza, profughi, immigrati, sfollati, minori, piovoso così cresce l’erba da tagliare e magari con qualche bufera di neve: evviva la cooperazione sociale».

Buzzi vittima dei politici, o politici vittime di Buzzi?
L'avvocato Diddi dice che Buzzi è vittima del sistema politico mafioso di Roma.
Buzzi ha finanziato diversi movimenti politici locali, di destra e sinistra, ma questa non è corruzione né mafia.

Ora a pagare sono i 1200 lavoratori di Buzzi che stanno pagando il prezzo: senza stipendio e senza appalti e, soprattutto, senza colpe.

Mineo, il più grande centro di accoglienza.
Il Cara di Mineo è sotto indagine da due procure; anche il sottosegretario Castiglione (quello di Odevaine) è indagato per la gara d'appalto.
In questo centro i richiedenti asilo rimangono per mesi: uno di loro, proveniente dall'Eritrea si è suicidato il dicembre scorso.
Il centro di accoglienza era una volta sede dei militari Usa in base a Sigonella: poi la struttura è stata affittata dal governo Berlusconi per essere usata per l'accoglienza dei migranti.
In questo centro vivono 400 persone, per ciascuno di loro il consorzio prende 35 euro, più c'è ne sono più si guadagna.
Ai migranti arrivano 2.5 euro caricati su un badge valido solo nella struttura.
Così la gente, per prendere soldi, deve lavorare in nero. Le donne si danno alla prostituzione.
Dentro questa città la gente rimane per anni in attesa che una commissione valuti la loro situazione.

Ci sono le file alla mensa, ci sono i turni anche per la scuola, dove si fanno lezioni ogni due settimane.
Qui si vive in una città sospesa, con delle vite sospese, come sono quelle dei richiedenti asilo. Sospesi in un limbo.
Il centro è gestito da un consorzio che ha dentro la casa della legalità, quella che lavorava anche a Roma: un appalto da 100 ml di euro l'anno.
Un appalto blindato, dice in una telefonata Odevaine: blindato per le coop bianche: il bando di gara del 2014 prevede requisiti che sembrano fatti su misura per l’Ati che già gestisce il Cara da più di due anni.

I comuni del catanese, ente appaltante, hanno nominato Odevaine: era considerato uomo del ministero, con un'autorità e un potere riconosciuto. L'autorità di Raffaele Cantone ha però oggi dichiarato illegittima la gara d'appalto: oggi le procure di Caltagirone e Catania hanno aperto un'inchiesta sulla gara.
Anche per voto di scambio: consiglieri comunali che hanno appoggiato il progetto del Cara e che oggi lavoravano dentro il centro, politica e business dei rifiguati sono diventati una sola cosa.

Così come controllore (i comuni che fanno parte del consorzio) e controllati (la società che ha vinto la gara per la gestione del centro) che sono una stessa cosa e che si sostengono in campagna elettorale.
Come è successo per il sindaco Aloisi e Paolo Ragusa, presidente della società che lavora nel centro, Aloisi una volta era avvocato di questa.

In campagna elettorale sono un libero cittadino e sostengo chi voglio”, dice Ragusa a Giulia Bosetti.
Un ruolo importante in questa storia l'ha avuto il partito di Alfano.
L’Ncd ha ottenuto il 9,1 nella circoscrizione isole e il più votato, con 56.446 voti, è stato Giovanni La Via, proprietario, «a sua insaputa», della sede del consorzio che gestisce il Cara di Mineo. A Mineo NCD ha preso 40%, 10 volte di più della media nazionale.

Anche Ragusa ha avuto rapporti con il sottosegretario Castiglione: si ritrovano tutti assieme a Catania all'hotel Nettuno, il 27 febbraio: qui arriva Alfano, ricevuto dallo stato maggiore dell'NCD siciliano, come il sottosegretario Castiglione. Giovanni La Via e Paolo Ragusa, presidente della società che ha vinto l'appalto.Il sindaco di Mineo, Aloisi, presidente dell'ente appaltante dopo che Castiglione se ne è andato.
Tutti assieme, controllati e controllori.
Gente che aveva portato qui Odevaine, e che non hanno niente da farsi perdonare.

Come sono stati spesi 100 ml di euro, che vengono dallo Stato. Secondo alcuni consiglieri ribelli, quei soldi sono finiti per sagre, finanziate dal consorzio: la sagra del carciofo, la festa del presepe, 10000 euro per l'estate ramacchese …
In prima fila, in questi eventi, il sottosegretario Castiglione.

Erasmo Palazzotto, deputato di Sel, ha invitato la giornalista in un centro per minori che stava ispezionando: centri con pochi bagni, sei bagni per 65 minori.
Per i minori al centro arrivano 45 euro: cibo, abbigliamento. Ma qui i ragazzi non hanno nulla.
Il secondo centro visitato è ancora più grande: muffa sui muri, niente riscaldamento, operatori senza stipendio (da 18 mesi).

Il rapporto del 2013 dell'alto commissariato delle nazioni unite per i rifugiati racconta tutto quanto si è visto nel servizio.
Carlotta Sami ha preso il posto di Laura Boldini dentro UNHCR: con Giulia Bosetti ha parlato di servizi che non ci sono, di carenze gravi, del problema dei controlli sui centri di accoglienza.
Servirebbero centri piccoli, dove è più facile verificare la qualità dei servizi.
Siamo di fronte alla più grande tragedia dalla seconda guerra mondiale, per colpa dei conflitti in medio oriente: il mar Mediterraneo è il luogo dove i rifugiati muoiono di più al mondo.
Non esistono vie legali per arrivare in Europa, questo alimenta le vie illegali, in mano ai trafficanti di uomini.
Quest'anno sono aumentati gli attivi del 43%, ma sono aumentati anche i morti.

Cosa succede in Libia?
Estate 2014: Gheddafi era già stato ucciso e il paese era già diviso in una guerra per bande. Presadiretta è andata lì sulle tracce dei trafficanti di uomini.
Il traffico di esseri umani è stato raccontato da Nancy Porsia: mediatori libici, in contatto con la Siria e con l'Egitto.
Per ogni migrante prendono 1500 dollari per famiglia.
I trafficanti organizzano i viaggi verso l'Italia: sono Gheddafi c'era un mercato florido che accoglieva la gente da tutta l'Africa. Era un traffico non alla luce del sole, ma se volevi sbrigare le pratiche bastava portare le donne.
Ogni migrante paga 1000 - 2000 dollari per il viaggio: è come un mercato e i migranti lucrano sul prezzo. Ogni viaggio rende a chi lo organizza 40mila dollari.
I pezzi dello stato, la guardia costiera, sono caduti a pezzi: in realtà il governo (quello ufficiale) non ha interesse a fermare il traffico.
In Libia la gente entra da tutti i confini, senza controlli: dovrebbe essere un problema internazionale che non può essere risolto solo da quel paese.
Al porto di Swara arrivano i siriani in fuga dalla guerra: quando vengono fermati, non si sa nemmeno dove portarli. E alla fine li si lascia partire.

L'ondata di profughi in arrivo non è niente se confrontata con quello che succede nei paesi vicino alle zone di guerra: la Giordania e l'Iraq.
Al centro di Amman sono passati 700000 persone: dal 2011, metà della popolazione della Siria ha lasciato il suo paese. Un esodo biblico.
Molti dei profughi vive in campi per rifugiati: campi circondati da filo spinato, controllati dai militari, nel cuore del deserto.

È l'emergenza rifugiati più importante che l'UNHCR deve affrontare: nel campo profughi trovi gente in fuga dalle bombe, dalla morte e che ora si trova in prigione.
Altri rifugiati li trovi nelle chiese cristiane, al centro di Amman: in una di queste si trovano dei cristiani scappati da Mosul, in Iraq, quando è arrivato l'Isis.
La Giordania ha bisogno di un sostegno internazionale: ma l'Europa ha voltato la faccia, pochi paesi concedono i visti di ingresso per i siriani in fuga da un conflitto violento.
Così, molti di loro, cercano di raggiungere l'Europa coi barconi, secondo le rotte illegali.

L'altro paese che regge l'impatto della guerra è l'Iraq: gli sfollati sono circa 2 ml, nel Curdistan ne sono arrivati 800mila.
Infine, ci sono persone nelle mani dell'Isis: più di 5 ml di persone che sono in bisogno, che sono passate da una guerra all'altra.

I Curdi fanno quello che possono, ma dal resto del mondo gli aiuti per UNHCR latitano: servirebbe almeno 500 ml di dollari.

Le storie che si portano dietro i rifugati sono queste. Guerra, bombe, parenti cui l'Isis ha tagliato la testa. Ricordiamocelo quando vediamo un rifugiato.
Sulla pelle degli immigrati non sono ci sono state le speculazioni vergognose portate alla luce dall'inchiesta di mafia capitale. Molti politici hanno giocato sporco sulla pelle dei rifugiati, spaventando la gente, lucrando voti facili.
Vogliamo costruire un muro attorno all'Europa? Reggerà all'arrivo di questa marea di persone?
Queste tragedie si risolvono solo spegnendo quei conflitti, riportando la pace, che è quello che questa gente chiede.