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21 dicembre 2020

Anteprima delle inchieste di Report – il finale della stagione 2020

Ci sono i talk dove ci si accapiglia sul colore delle regioni, sui ristoranti chiusi “ma perché non apriamo tutti”, dove si attacca il governo quando chiude tutto e dove si attacca il governo quando, come adesso, cede al compromesso con le regioni e alcune parti della maggioranza.

E poi c'è Report: non si parlerà del cenone, di quanti ospiti invitare, di quando celebrare la messa di Natale.

Nei servizi andati in onda questa estate Report ci ha raccontato cosa è stato fatto di sbagliato, per questa pandemia e cosa non è stato proprio fatto.

Se avessimo avuto un piano pandemico.

Se avessimo gestito con minore improvvisazione la prima ondata.

Se avessimo gestito meglio la sanità nelle regioni.

Se il governo e i presidenti di regione non avessero ceduto alle aperture sia questa estate sia ora.

Se si fosse gestito meglio il rientro a scuola a settembre.

Se, se se .. a futura memoria, anche perché su alcune storie sono aperte delle inchieste, come quella di Bergamo sulle morti per covid a marzo e aprile.

Anche perché questo virus non ci abbandonerà presto, nemmeno ora che arriveranno le prime dosi del vaccino, per cui potremmo arrivare a spendere anche 1,5 miliardi di euro (e diventa dunque estremamente importante essere certi della loro efficacia).

Ma le notizie su questo virus e l'atteggiamento della politica muta alla stessa velocità in cui muta il virus, con l'ultima versione inglese che torna a spaventare l'Europa, prima di un Natale che non ci dimenticheremo facilmente.

Il rapporto che non doveva esistere

Il ricercatore dell'Oms Zambon è uno degli autori del rapporto redatto a maggio e che analizzava in modo critico la prima gestione italiana della pandemia. Il rapporto avrebbe messo in imbarazzo l'Italia e il ministro Speranza e così, l'Oms (e il suo direttore aggiunto Ranieri Guerra) avrebbe fatto pressioni prima per togliere alcuni riferimenti al rapporto, per esempio la data del piano pandemico, che l'Italia non aggiornava dal 2006. E poi facendo sparire dalla circolazione questo rapporto.

Una scelta politica da parte di un ente terzo che dovrebbe essere autonomo nelle sue decisioni e che invece ha scelto di essere “la consapevole foglia di fico” del governo italiano.

Nonostante questo, Zambon è andato a Bergamo a raccontare la sua versione davanti ai magistrati che hanno aperto un fascicolo, sulla strage in questa provincia per il virus.



Da un documento di cui Report è venuto in possesso, sappiamo che Tedros Ghebreyesus era stato informato su questo rapporto e su tutta la guerra, interna all'organizzazione per silenziarlo.

La scheda del servizio: I SEGRETI DELL’OMS di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella in collaborazione di Norma Ferrara

Esclusiva di Report: una mail prova che Tedros, il direttore generale dell'Oms, sapeva già dal 28 maggio della censura dello studio sulla gestione italiana della pandemia. Ma l'Oms, con la scusa della confidenzialità, ha rifiutato di rispondere sulle violazioni del proprio codice per la ricerca responsabile che sanziona la falsificazione dei dati e i conflitti di interesse. Una eccezionale intervista a uno degli autori del dossier ricostruirà cosa è accaduto davvero dentro l'Organizzazione mondiale della sanità e come il tentativo di censurare la verità si è trasformato in una catastrofe reputazionale per l'indipendenza dell'ente. Infine Report svelerà una delle ragioni chiave per cui agli autori del dossier è stato chiesto di non presentarsi alla Procura di Bergamo.

Lo sceriffo senza distintivo

Piaceva tanto De Luca, nei primi mesi della pandemia. Quel suo parlar colorito contro gli incoscienti che contribuivano alla diffusione del virus con i festini e le passeggiate. Poi però anche in Campania deve essere passata la voglia di riderci sopra anche perché i conti dei contagi, dei posti, non tornano (ed è uno solo che li fa e si da anche ragione – racconta Ranucci nell'anticipazione).

“Quanto siamo stati bravi” si dicevano gli uomini del presidente De Luca a settembre, negli appuntamenti per la campagna elettorale, dove i successi nella gestione della prima ondata venivano usati per la propaganda.

“Oggi se andate a Roma, Bologna e Venezia non ci sono più persone che fanno i sorrisini, quando si parla della Campania si alzano in piedi.”

Il simbolo della narrazione trionfale di De Luca sono le installazioni modulari pensate per aumentare i posti letto in terapia intensiva, partiti da Padova una mattina del 6 aprile scorso, arrivati nella serata a Napoli, tra gli applausi delle persone. Era l'apice del consenso di De Luca.

Queste strutture modulari sono state disposte nell'area di parcheggio dell'ospedale del mare a Napoli ma anche a Salerno e Caserta.

Dopo qualche mese a Report sono arrivate immagini diverse: almeno uno dei prefabbricati di Napoli era abbandonato e chiuso.

Quelli di Caserta e Salerno fino a settembre inoltrato erano chiusi perché senza collaudo. Il presidente De Luca ha scelto di non rispondere alle domande del giornalista, troppo preso dalla campagna elettorale.



Danilo Procaccianti raccoglierà anche un'interessante testimonianza sull'acquisto dei respiratori polmonari, indispensabili per la terapia intensiva, ma poi sono rimasti bloccati perché non hanno superato il collaudo, perché il software che gira sui ventilatori è solo in tedesco, o medici e infermieri conoscono questa lingua oppure non possono funzionare.

Quanti sono i posti in terapia intensiva e i posti in degenza? “La Campania sarà una casa di vetro” assicurava il presidente in una delle sue dirette FB il 20 novembre.

Più che una casa di vetro, una casa di specchi, commenta il giornalista, perché si è data l'illusione di avere più posti letto di quelli reali e sono dati importanti perché, in base a questi numeri il governo decide il colore di una regione.

Il bollettino regionale indicava il 10 ottobre 110 posti in terapia intensiva e 820. Il 22 ottobre diventano 227 in terapia intensiva e 1114 di degenza: nei giorni successivi cambia una parola dentro il comunicato, non si indica più posti in terapia intensiva ma di posti “attivati” e quelli di degenza diventano 1550, sono 400 posti in più dal giorno alla notte.

Il 26 ottobre i posti non sono più attivati, ma “attivabili”; il 5 novembre un altro cambiamento, si parla di posti letto “disponibili”, i posti in TI diventano 590 (sempre disponibili) e ben 3160 in degenza.

Report ha intervistato il vice segretario regionale dei medici di base: “dal bollettino mi rendo conto che la situazione non è così grave, poi però quando viviamo quotidianamente il nostro lavoro e ascoltiamo con le nostre orecchie che non è possibile trasferire un paziente covid perché non c'è un posto in regione, ci chiediamo ma i 590 posti attivabili per la terapia intensiva dove sono? I 3160 posti di degenza dove sono?”

La notizia incredibile che la regione avrebbe mentito sui posti letto arriva anche da una fonte interna all'unità di crisi, il responsabile del 118 conferma che quei posti che la regione riporta come disponibili, in realtà sarebbero solo ipotetici.

A parlare è il dottor Galano , responsabile del servizio 118 in Campania: “quei posti devono essere riconvertiti”, se parliamo in termini di covid, quei posti non ci sono e questo spiega le file delle ambulanze fuori dai pronto soccorsi.

Sono posti che vengono però messi dalla regione in relazione al covid: “questo non lo deve chiedere a me..”

Al Cardarelli, l'11 novembre scorso, un uomo di 84 anni viene trovato morto nei bagni del pronto soccorso: anche di questo si occuperà il servizio di Danilo Procaccianti.

La scheda del servizio: TUTTI GLI UOMINI DEL PRESIDENTE di Danilo Procaccianti in collaborazione di Edoardo Garibaldi e Roberto Persia

Il presidente De Luca ha condotto la sua campagna elettorale puntando tutto sui suoi presunti successi nella gestione della prima ondata della pandemia. Presunti, sì, perché l’indagine siero-epidemiologica condotta dall’Istat ha dimostrato che tutto il centro sud è stato graziato dal virus per via dei provvedimenti di lockdown. Poi è arrivata la seconda ondata e gli ospedali campani si sono trovati completamente impreparati. Addirittura il San Giovanni Bosco, un ospedale di Napoli che doveva essere completamente dedicato a Covid-19, è stato chiuso per lavori fino al 5 novembre.

Il piano di monitoraggio del covid

Zone rosse, zone gialle, un dpcm a settimana (o quasi), quasi 800 morti al giorno, gli ospedali al limite della situazione di crisi in diverse regioni d'Italia. Come siamo arrivati a questo?

Il servizio di Luca Chianca cercherà di capire cosa non ha funzionato sul monitoraggio dei contagi.

Si parte da Cosenza: qui il primo di dicembre in provincia c'erano 160 ricoveri in ospedale e 4033 positivi a casa mentre a luglio c'era 1 caso a domicilio. La responsabile di epidemiologia della ASP di Cosenza gli mostra i dati, la curva dei contagi che purtroppo mostra una crescita. Deve fare tutto a mano, non esistono programmi per il contact tracing: alla dottoressa De Luca arrivano i reperti compilati a mano, circa 700-800 referti al giorno, ad oggi ne ha inseriti nel sistema 5224, in totale tutti i referti sono oltre 65mila.

Difficile fare contact tracing in queste condizioni, con un foglio excel riempito manualmente e che poi viene girato ai colleghi medici sul territorio che devono fare l'isolamento: questo spiega perché oggi il numero dei ricoverati sia in aumento, in ospedali che non erano pronti a gestire questi numeri e dove diversi medici si sono infettati.

Il responsabile del dipartimento di prevenzione di Cosenza ha portato Luca Chianca alla centrale che chiama i cittadini con sintomi per fare il contact tracing: sono otto persone in una stessa stanza, in una situazione potenzialmente a rischio perché, come dice il dirigente, si fa fatica a trovare strutture.

Il giornalista è andato a visitare il laboratorio ad Aprigliano che conserva tutti i tamponi nei loro frigoriferi: grazie all'apertura di un nuovo laboratorio presso l'ospedale di Rossano assicurano di non aver più problemi a processare tutti i tamponi in arrivo: a Rossano processano 300 tamponi al giorni ma possono fare di più.

Il giornalista è stato testimone di una situazione strana, l'arrivo di una scatola di cartone piena di tamponi da Trebisacce, che non è stata portata subito a Rossano.

Perché a Cosenza no, non c'è il frigorifero – raccontano al giornalista – così sono andato ad Aprigliano .. sti tamponi ogni volta girano che ne so...”

Dalla Calabria alla regione Lazio: Report ha raccolto la testimonianza di Ilaria Ferri, che ha fatto il tampone il 6 novembre e ha ricevuto i risultati molti giorni dopo.

Il tampone è stato fatto al drive in di Casal Bernocchi: ha aspettato 20 giorni per il referto che è arrivato il 24 novembre. Quando quesot è arrivato ha scoperto che le analisi per la presenza del virus erano state fatte ben 10 giorni dopo il tampone: Mi sono domandata, ma questi tamponi quanto sono affidabili dieci giorni dopo, venti giorni dopo?”

L'affidabilità dipenda da come viene conservato il tampone: l'ISS da indicazioni molto chiare, se il campione viene processato dopo 48 ore, deve essere conservato a temperature di -80 gradi. Ma quanti laboratori seguono questa indicazione?

Luca Chianca lo ha chiesto al San Raffaele della Bisano dove han processato il tampone di Ilaria: come mai il tampone è stato processato dieci giorni dopo?

“Abbiamo avuto un problema di smaltimento dei tamponi” la risposta della struttura.

Come viene conservato il tampone?

Va conservato a +4 gradi ..”

Di fronte al rapporto dell'istituto superiore della sanità, dove è scritto che i campioni possono essere conservato a 4 gradi per un periodo non superiore a 48 ore, la risposta è stata “questa è una cosa da rivedere.”

Luca Chianca si è rivolto così al presidente della regione Zingaretti e al suo assessore: l'intervista si farà, con calma, non c'è fretta.

Vogliamo sapere a quale temperatura sono conservati i campioni? “Questa è una domanda fa dare ai tecnici dei laboratori, sentiremo loro e si risponderà.. ”

La scheda del servizio: LA SORVEGLIANZA di Luca Chianca con la collaborazione di Alessia Marzi

I banchi monoposto per mettere in sicurezza le scuole sono costati ben due miliardi di euro. Però, passati solo due mesi dall'inizio delle lezioni, tutti gli istituti superiori sono stati chiusi. Cosa è mancato per evitare che i ragazzi tornassero alla didattica a distanza? E soprattutto cosa è mancato per evitare questa seconda ondata? Dalla Calabria al Lazio, al Veneto, passando per L'Aquila, definita la Bergamo d'Abruzzo dal presidente della Regione, Report cerca di capire chi doveva realizzare un vero e proprio piano di sorveglianza per monitorare, tracciare e isolare i nuovi contagi ed evitare che anche in autunno morissero altre 25 mila persone, quasi la metà dei decessi da inizio pandemia.

Dall'analisi delle acque reflue

Da quanto “gira” in Europa il coronavirus? Uno studio dell'istituto olandese KWR sulle acque reflue porta a pensare che fosse già in circolazione dal novembre 2019.

Il loro studio è iniziato lo scorso gennaio, quando si scoprì che chi è contagiato rilascia particelle di virus anche nelle feci: “ci siamo detti, se è nelle feci, possiamo andarlo a cercare alla fonte” - racconta il capo di microbiologia all'istituto FWR - “quindi abbiamo elaborato un metodo per trovare il virus in un campione di acque reflue.”

I primi campioni sono stati presi ad inizio febbraio quando il virus non è ancora comparso e infatti non trovano nulla: il 27 febbraio compare il primo caso e, a marzo, i ricercatori trovano tracce del virus nelle acque di Amsterdam.

I dati di questa ricerca coincidono con quelli dei tamponi: “se si guarda i nostri dati si vede benissimo la prima ondata, poi l'arrivo della seconda e ora, piano piano, la curva sta andando giù.”

Monitorare il virus nelle fogne, racconta Giulia Presutti, ha il vantaggio di captare in anticipo lo sviluppo della malattia perché le persone contagiate iniziano a rilasciare fin da subito il virus nelle feci, al contrario serve tempo affinché una persona contagiata sviluppi dei sintomi, contatti il medico, faccia il test e ottenga il risultato, spiega Gert Jan Medema di KWR, “noi siamo circa sei giorni in anticipo rispetto a quel risultato.”

Così a Rotterdam vengono controllati tutti i tombini della città e a monitorare le acque reflue sono gli ingegneri di Partners for urban water, società di consulenza, che conoscono a memoria il labirinto fognario: il loro compito è campionarle tre volte, tener presente dell'effetto diluizione quando arriva la pioggia.

Quello dell'istituto KWR è un progetto pilota, che in Olanda è stato ripreso dal governo: l'istituto di sanità pubblica ha lanciato un progetto di monitoraggio a tappeto dei 300 depuratori presenti nel paese.

Forse, anziché investire in app per il contact tracing (Immuni e le sue sorelle regionali), potremmo fare anche noi in Italia il contact tracing tramite l'analisi delle acque di scarico, per fermare i focolai prima che si espandano.

Aveva ragione De Andrè, dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori.

La scheda del servizio: LA SENTINELLA di Giulia Presutti con la collaborazione di Marzia Amico

Non c'è voluto molto, da quando è iniziata la pandemia, perché gli scienziati scoprissero che chi è affetto da Covid-19 rilascia particelle di virus anche nelle feci. In Olanda l’istituto di ricerca Kwr ha lanciato un progetto pilota: da marzo scorso monitora le acque reflue di Amsterdam e Rotterdam per scovare la presenza di virus nella comunità. Tutto per potenziare le attività di tracciamento e di screening della popolazione. Seguendo l'Istituto Kwr, il governo olandese ha avviato un monitoraggio a tappeto dei 300 impianti di depurazione del paese. In Italia l'Istituto Superiore di Sanità sta provando a fare qualcosa di simile: a giugno 2020 ha trovato tracce di Sars-Cov-2 in campioni prelevati a Milano e Torino addirittura a dicembre 2019. Quindi ha lanciato una call volontaria per tutti gli istituti di ricerca che vogliono collaborare allo studio delle acque reflue. Il progetto si chiama Sari, ma a che punto è? E l'Italia sta sfruttando appieno la potenzialità di uno strumento come le acque reflue, specchio di quello che succede nella società?

La App per il contact tracing siciliana

Prima della App di Stato, Immuni, la regione Sicilia ha rilasciato la sua di app per il contact tracing, Siciliasicura, sotto la regia di Guido Bertolaso, chiamato dal presidente della regione Musumeci per gestire la fase due della pandemia. Sono emerse subito le prime criticità: per usarla bisognava registrare su un portale i luoghi visitati, alcuni utenti hanno lamentato difficoltà a scaricarla dagli Store.

Poi è emerso che questa app registra la posizione degli utenti tramite GPS (e non solo i dati di prossimità), di fatto rendendola meno sicura di Immuni.

L'autorità garante della privacy, se venisse confermato l'uso illecito dei nostri dati, potrebbe stopparla o perfino sanzionare l'ente.

In un servizio precedente, Lucina Paternisi aveva raccontato che ad oggi sappiamo ancora in quanti l'abbiano scaricata, si sa solo è che è costata 80mila euro, via convenzione Consip, soldi pagati alla Ies Solutions, società romana con sede operativa in Sicilia, di proprietà del figlio dell'ex assessore alla provincia Cristaldi, ai tempi in cui Musumeci ne era presidente.

Questa app fa parte di un progetto più ampio, per seguire a distanza le persone (non solo i turisti) affetti da Covid: progetto da 800 mila euro in affidamento diretto senza gara.

La scheda del servizio: SICILIA SICURA di Lucina Paternesi con la collaborazione di Alessia Marzi

Anche la Sicilia, questa estate, si è fatta la propria app. Grazie all’ex capo della protezione civile Guido Bertolaso, chiamato dal presidente Nello Musumeci per la riapertura della stagione estiva, è nato il protocollo Sicilia Sicura: tra le altre cose, prevedeva un’app obbligatoria per chiunque volesse andare nell’isola a trascorrere le vacanze. Ma chi l’ha realizzata e dove vengono raccolti i dati dei turisti e degli utenti? Non solo un’app per turisti, in Sicilia da maggio scorso è attivo il progetto Telecovid19. Tramite un’app e device collegati, consente di seguire a distanza gli utenti affetti da Covid che non necessitano di ricovero in ospedale. Per il progetto, presentato dall’Irccs di Messina e approvato dall’assessorato alla Salute neanche 24 ore dopo, la Regione ha stanziato 800 mila euro, ma l’affidamento è avvenuto in modo diretto, senza alcun tipo di bando.

Tutte le anticipazioni sono state prese dalla pagina FB e dall'accout Twitter di Report

14 dicembre 2020

Anteprima delle inchieste di Report – la puntata del 14 dicembre

Sono diversi gli argomenti toccati dai servizi dei giornalisti di Report: alcuni sono un approfondimento di inchieste già andate in onda, come la App della regione Sicilia per il contact tracing. O come l'invenzione dell'ingegner Palazzetti, per frenare il contagio negli ambienti chiusi.

C'è poi un'inchiesta sul sindacato della Cisl che sta già provocando rumore sui social, e poi in tema di difesa dell'ambiente, un servizio su come e da chi sono stati controllati gli scarichi delle navi in questi mesi di pandemia.

L'invenzione di Mario Palazzetti

Mario Palazzetti ha inventato il sistema di frenata ABS (poi ceduto alla Bosh), il totem un motore capace di produrre elettricità per un palazzo intero e di recuperare il calore per riscaldarlo.

Report col giornalista Michele Buono lo ha incontro a giugno per parlare della nuova scoperta.

Il “Biostopper”, un sistema per frenare il contagio del virus: un sistema che ci consentirà di stare assieme nei locali, in modo più rilassato e che piacerà ai ristoratori. Si tratta di un dispositivo che si mette in mezzo al tavolo che crea una barriera biologica tra i commensali.


Il giornalista ha raccontato della scoperta al Politecnico di Torino: l'idea ha convinto il rettore Guido Saracco, perché economicamente fattibile e può essere usato ovunque, non solo nei locali ma anche nei luoghi di lavoro che ha fatto partire subito la sperimentazione.

La scheda del servizio: Biostopper di Michele Buono

Un ingegnere, Report e il Politecnico di Torino entrano in relazione e creano un ecosistema che dà vita a un progetto che potrebbe risolvere il distanziamento sociale nei luoghi chiusi: ristoranti, bar, uffici. Ma chi è questo ingegnere? Progettista di lungo corso del Centro ricerche Fiat, realizzò l’Abs, il sistema frenante poi ceduto alla Bosch, e ancora prima il Totem, un piccolo motore capace di produrre elettricità per un palazzo intero e recuperare il calore per il riscaldamento. Report nella sua storia ha incontrato diverse volte l’ing. Palazzetti. Qualche mese fa l’ingegnere contatta il programma per parlare di una nuova idea: creare un isolamento biologico tra persone sedute a un tavolo per mezzo di un dispositivo da collocare nel mezzo che genera dei vortici che producono una barriera protettiva intorno a ogni persona. Report racconta l’idea al Politecnico di Torino. Partono i test immediatamente e si simulano le condizioni del mondo reale. Com’è andata a finire?

Le sorelle di Immuni - come è andata a finire

Prima della App di Stato, Immuni, la regione Sicilia ha rilasciato la sua di app per il contact tracing, Siciliasicura, sotto la regia di Guido Bertolaso, chiamato dal presidente della regione Musumeci per gestire la fase due della pandemia. Sono emerse subito le prime criticità: per usarla bisognava registrare su un portale i luoghi visitati, alcuni utenti hanno lamentato difficoltà a scaricarla dagli Store.

Poi è emerso che questa app registra la posizione degli utenti tramite GPS (e non solo i dati di prossimità), di fatto rendendola meno sicura di Immuni.

L'autorità garante della privacy, se venisse confermato l'uso illecito dei nostri dati, potrebbe stopparla o perfino sanzionare l'ente.

In un servizio precedente, Lucina Paternisi aveva raccontato che ad oggi sappiamo ancora in quanti l'abbiano scaricata, si sa solo è che è costata 80mila euro, via convenzione Consip, soldi pagati alla Ies Solutions, società romana con sede operativa in Sicilia, di proprietà del figlio dell'ex assessore alla provincia Cristaldi, ai tempi in cui Musumeci ne era presidente.

Questa app fa parte di un progetto più ampio, per seguire a distanza le persone (non solo i turisti) affetti da Covid: progetto da 800 mila euro in affidamento diretto senza gara.

La scheda del servizio: Sicilia .. si cura di di Lucina Paternesi in collaborazione di Alessia Marzi

Anche la Sicilia, questa estate, si è fatta la propria app. Grazie all’ex capo della protezione civile Guido Bertolaso, chiamato dal presidente Nello Musumeci per la riapertura della stagione estiva, è nato il protocollo Sicilia Sicura. Che, tra le altre cose, prevedeva un’app obbligatoria per chiunque volesse andare nell’isola a trascorrere le sue vacanze. Ma chi l’ha realizzata e dove vengono raccolti i dati dei turisti e degli utenti? Non solo un’app per turisti, in Sicilia da maggio scorso è attivo il progetto Telecovid19. Tramite un’app e device collegati, consente di seguire a distanza gli utenti affetti da Covid che non necessitano di ricovero in ospedale. Per il progetto, presentato dall’Irccs di Messina e approvato dall’assessorato alla Salute neanche 24 ore dopo, la Regione ha stanziato 800 mila euro, ma l’affidamento è avvenuto in modo diretto, senza alcun tipo di bando.

L'inchiesta sulla CISL

Nessuno mette in discussione l'importanza del sindacato, ma quello che l'inchiesta ha cercato di mettere è la trasparenza dell'organizzazione. Cosa sta facendo ora per tutelare i suoi iscritti e in generale i lavoratori italiani, specie in un momento di crisi come questo (come ricorda l'anteprima 120 tavoli di crisi per 160mila lavoratori coinvolti)?

Si parte dal caso Whirlpool, allo stabilimento di Napoli dove si producevano le lavatrici di alta gamma: il 31 ottobre la produzione è cessata e 350 dipendenti ora sono rimasti senza lavoro, dopo essere stati avvisati con un sms.

Il governo e l'ex ministro Di Maio li avevano rassicurati, staremo al vostro fianco ma ora in piena pandemia hanno solo la loro rabbia.

Nel torinese questa estate è fallita la ex Embraco, società del gruppo Whirlpool ceduta solo due anni fa ad un'altra azienda, la Ventures che però non ha mai iniziato una nuova produzione: l'azienda ha preso i soldi, ha dato l'impressione di voler iniziare la produzione ma poi è fallita, scaricando tutti i problemi sui dipendenti.

La pandemia ha messo in crisi il settore dell'automotive, nel 2020 è crollata la vendita di automobili, mandando in crisi anche tutto il settore dell'indotto, le aziende che per FCA, Maserati come la Lear Grugliasco producevano parti delle auto, alcune delle quali erano già in cassa integrazione.

Sono 120 i tavoli di crisi aperti al ministero: il 25 giugno i lavoratori del settore metalmeccanico sono scesi in piazza per chiedere il rinnovo del contratto nazionale e il blocco dei licenziamenti.

Alla manifestazione erano presenti i segretari delle tre federazioni nazionali, compreso l'ex segretario Marco Bentivogli che oggi ha lanciato una sua associazione, Base Italia: nella lettera di dimissioni ha precisato che la sua è stata una scelta libera. Lo scorso anno 42 dirigenti Cisl avevano firmato una lettera contro di lui, accusandolo di protagonismo politico.

Contro Bentivogli ci sarebbe stata una guerra interna - racconta Giovanni Guerisoli, ex segretario amministrativo Fim Cisl, guerra che lo ha indebolito portandolo alle dimissioni.

Il 13 luglio la Fim Cisl si è riunita per scegliere il nuovo segretario: è stato nominato Roberto Benaglia che proviene dalla federazione agricola.

La giornalista lo ha incontrato alla manifestazione di novembre: anche lui non vuole parlare delle vicende interne, forse per non rischiare ispezioni interne

A luglio a Roma è stato tenuto un incontro della Cisl sulla crisi a cui hanno partecipato il segretario aggiunto Luigi Sbarra e la segretaria generale Annamaria Furlan: Claudia Di Pasquale aveva strappato ad entrambi la promessa di una intervista sul sindacato, sulle loro storie.

Passano le settimane, arriva settembre e la giornalista per incontrare i due sindacalisti deve andare alle loro manifestazioni: in Sicilia, allo sciopero del 18 settembre ma anche qui nessuna domanda.



Sbarra ha iniziato la sua carriera in Cisl in Calabria a Locri , dagli anni 80 inizia a ricoprire incarichi dirigenziali nella CISL fino a diventare segretario regionale tra il 2000 e il 2009. In quegli anni la stampa locale pubblica la notizia della sua assunzione presso l'Anas.

La giornalista gli ha chiesto del suo stipendio, per capire quanto sia trasparenza il sindacato che rappresenta: “Ha qualche dubbio? Se insinua facciamo parlare gli avvocati.”

Sulla sua assunzione in Anas non ha nulla da aggiungere, “sono stato assunto con regolare concorso, ho preso servizio e sto utilizzando l'aspettativa sindacale regolata dalle legge e dai contratti ..”

Il segretario si è impuntato con la giornalista nel non voler dire la data dell'assunzione (“vada al centro per l'impiego”), nei giornali si parla del 2004 quando era già segretario regionale.

Quanti giorni ha lavorato all'Anas? Quando è stato fatto il distacco?

“Ho lavorato il tempo necessario nel rispetto della legge e dei contratti .. il tutto è stato reso pubblico..”

Anni fa Sbarra, Furlan e altri dirigenti Cisl sono finiti nell'occhio del ciclone per una serie di articoli che riportavano i dati dei loro stipendi, che apparivano superiori al tetto stabilito dal regolamento economico interno stabilito dalla legge.

Poiché non c'è stata intervista, la giornalista ha dovuto porre le domande nel corso degli incontri della segretaria (quello che molti considerano un agguato): a lei voleva chiedere della questione dei contributi versati dalla Cisl (un 18% di contributi in più), emersa dalla relazione del dottor Battista, consulente della stessa segretaria; della delibera del 2006 che giustificava l'aumento dei compensi, superiori al limite.

Tutti i redditi e tutti i bilanci sono pubblicati online – ha spiegato la segretaria Furlan.

Quando è esploso lo scandalo degli stipendi, segretario amministrativo era Piero Ragazzini, pochi mesi fa è stato nominato segretario della federazione dei pensionati. Anche per lui, fare domande è mission impossible.

A denunciare la storia degli stipendi della Cisl fu nel 2015 un ex dirigente sindacale di Verona, Fausto Scandola: fu espulso dai probiviri del sindacato per “aver ecceduto nel diritto di critica” e “avere danneggiato l'onore della segretaria Furlan”. Dopo la sua denuncia Scandola morì per una grave malattia.

Su questa vicenda Claudia Di Pasquale ha intervistato l'ex segretario dei pensionati del Veneto, Luigi Bonvieri: si era impegnato per riabilitare la memoria di Scandola e aveva presentato una memoria alla segretaria, per ottenere come risposta che non decideva da lei.

Pochi mesi dopo aver presentato la richiesta alla Furlan ha ricevuto una ispezione e la sua federazione è stata commissariata e la relazione presentata alla fine (per degli errori che Bonvieri definisce errori veniali) l'ha spinto alle dimissioni: gli è stato detto, “c'è qui una busta, tu dai le dimissioni e la buttiamo via e non se ne parla più”.

Si trattò di un commissariamento politico, di questo ne è convinto Bonvieri (non essendogli stati riportati i danni che avrebbe arrecato al sindacato): Gigi Bonfanti, ex segretari generale dei pensionati Cisl scrisse una lettera personale alla moglie di Bonvieri dove parla proprio di un commissariamento di natura politico- sindacale e non riferibili alla persona dell'ex segretario regionale.

La scheda del servizio: Gli insindacabili di Claudia Di Pasquale in collaborazione di Federico Marconi e Lorenzo Vendemiale

L'emergenza coronavirus sta dando il colpo di grazia alla nostra economia. I tavoli di crisi aperti al ministero sono ben 120, per circa 160 mila lavoratori. Non sappiamo cosa accadrà quando finirà il blocco dei licenziamenti. In questo scenario è fondamentale il ruolo del sindacato per difendere i lavoratori e garantire la giustizia sociale. Ci siamo chiesti allora come funziona uno dei principali sindacati italiani, quello della Cisl, ma i vertici del sindacato non hanno voluto concederci un'intervista istituzionale. Mai in venticinque anni di storia abbiamo ricevuto così tante porte in faccia. Un grande sindacato come la Cisl non ha ritenuto di rispondere a domande finalizzate a capire qual è oggi il ruolo del sindacato, come garantisce ai suoi iscritti la trasparenza, e quali sono le regole interne, che garantiscono la correttezza dei comportamenti dei dirigenti sindacali. Perché i dirigenti Cisl evitano il confronto? È arrivata anche una querela preventiva per un tweet di Sigfrido Ranucci sugli stipendi dei vertici. Era il 2015 quando su tutta la stampa nazionale esplodeva il caso dei maxistipendi della Cisl, a distanza di cinque anni. Report torna su quella vicenda con testimonianze e documenti inediti.

Gli scarichi delle navi

Chi controlla le acque di scarico delle navi che attraccano presso i nostri porti?

Sono previste sanzioni per chi non conferisce (le acque nere) o di non conferisce la notifica – questo dice la legge. Ma chi controlla la sua applicazione?

La scheda del servizio: Acque amare di di Giulia Presutti in collaborazione di Marzia Amico

Le navi producono rifiuti proprio come case, alberghi, piccoli centri abitati. Le acque nere e grigie sono i liquidi che provengono dagli scarichi dei WC, dalle docce, dai lavandini. Vanno depurate e smaltite con attenzione: per questo nei porti esistono gli impianti di raccolta, ai quali le navi devono conferire pagando una tassa per lo smaltimento. C'è però una scorciatoia: le imbarcazioni possono scaricare in mare quando si trovano a più di 12 miglia dalla costa e, se hanno a bordo un impianto di trattamento dei rifiuti, persino entro le 12 miglia. Ma chi controlla gli impianti di bordo? E la manutenzione che deve essere fatta regolarmente? Con l'arrivo della pandemia di Covid-19 alcune grandi navi sono state messe in quarantena. Dove hanno scaricato le loro acque nere? E le istituzioni italiane cosa hanno fatto per proteggere il mare e i bagnanti?


24 novembre 2020

Report – i proprietari del Milan e le app di contact tracing regionali

L'eco della passata inchiesta sulla Sardegna e sulla riapertura delle discoteche si sente ancora: è stata una trasmissione vergognosa, faziosa, dicono i consiglieri sardi, difendendo Solinas.

Ma quella trasmissione è uscita grazie alle rivelazioni di un consigliere di maggioranza: il danno all'immagine lo ha fatto Solinas e la sua giunta.

La giunta e la decisione del CTS che ancora non salta fuori, come forse non esiste nemmeno il CTS regionale.

Sardegna Si cura di Lucina Paternisi

La Sardegna si è fatta la sua app di contact tracing, che però tracciava la posizione delle persone: senza la app e senza la registrazione non si poteva entrare nell'isola, ma ad agosto nessuno controllava, col flusso dei turisti.

Così alla fine questa app si è rilvevata un doppione, non sappiano dove sono finiti i dati raccolti: si è perso tempo per questa app e non si è fatto contact tracing.

L'azienda che l'ha fatta è la Engineering, su scelta dell'assessore Satta: come mai un'altra app di contact tracing? L'assessore spiega che l'app si è fermata, non ha raccolto dati in modo illecito. Non spiega come mai non è stato fatto il bando. E basta intervista..

Quanto è servita per contrastare i contagi in regione? Quanto è costata la sorella di immuni?

In Sicilia hanno fatto una app gemella che si chiama Sicilia Si cura: il garante della privacy ha aperto una istruttoria su queste due app, per capire rispettano le norme come Immuni.

Ma altri presidenti hanno fatto la loro app, tanto solerti nel tracciare i contatti, meno nel tracciare il denaro.

L'emergenza Covid in Piemonte – infermieri cercasi

In Piemonte le palestre per la medicina riabilitativa sono state trasformate in sale per terapie intensive: è mancata la programmazione negli ospedali per gli infermieri.

A settembre sono stati fatti i bandi, dice il responsabile dell'emergenza Covid: ma era solo un bando per infermieri nelle scuole, un altro bando è stato fatto ad ottobre.

Andavano fatti questa estate i bandi: oggi senza personale ci sono pazienti fermi a terra, sulle barelle. E' una strategia voluta, spiega il responsabile dell'emergenza.

Questa situazione è aggravata dal fatto che i pochi infermieri si ammalano: sono sottoposti a tamponi ogni 15 giorni e i risultati arrivano dopo giorni.

“E' un'infezione importante” sempre il responsabile: forse è anche colpa di come lavorano negli ospedali, forse non hanno tutti i dispositivi.

I dispositivi c'erano, ma erano mascherine chirurgiche e non fpp2; i pazienti in attesa del tampone erano messi assieme nelle zone grigie, senza distinzione.

È successo che pazienti negativi si sono positivizzati – racconta un infermiere alla giornalista.

Di questa disorganizzazione chi ci rimette sono medici e infermieri, ma anche i pazienti: ci sono pazienti oncologici che non possono essere operati, per esempio.

Ora la regione sta sottraendo posti letto alle oncologie e alle cardiologie: ora pare che si siano attrezzati per fare più tamponi, anche all'ingresso.

A Report sono arrivate testimonianze di infermieri, di cooperative che danno assistenza a malati cronici, che oggi aderiscono ai bandi, sottraendo queste persone alle cure.

I padroni di casa: un presidente, un cinese e due napoletani

17 ottobre 2020, derby Milan Inter: le tifoserie si danno appuntamento sotto lo stadio, alla faccia del distanziamento, i tifosi del Milan si trovano sul prato davanti al Meazza, dove le due squadre vorrebbero costruire il nuovo stadio, di fronte alle case confinanti, cosa di cui i residenti non sembrano molto felici.

Report ha scoperto chi siano i proprietari del Milan, due imprenditori napoletani, Cerchione e D'Avanzo: sono due professionisti della finanza e dell'offshore.

Come sono arrivati a diventare padroni del Milan?

Comprando i crediti che la sanità convenzionata vantava con la regione Campania: sono poi andati ad incassare i crediti alla regione, con gli interessi, regione che poi è andata in crisi coi conti, dovendo poi fare dei tagli.

Ora i due finanzieri, per tramite di Elliott trattano col comune di Milano, che però non sa chi siano i veri proprietari della squadra.

I due progetti per il nuovo stadio sono stati presentati al Politecnico: il rettore Resta è poi andato in comune dove ha espresso i suoi dubbi nel voler ristrutturare lo stadio. Peccato che il rettore fosse consulente in uno dei progetti che prevedono la demolizione del Meazza.

Ma il vecchio (e glorioso) Meazza è proprio da abbattere? Il professore del Politecnico Aceti ha proposto un progetto per recuperare lo stadio, trasformando il terzo anello in una galleria panoramica: “in questi volumi si possono collocare spazi polifunzionali quali spazi commerciali, ristoranti, musei, spazi sportivi e negozi di vario genere, può essere riempito con quelle funzionalità che sono quelle richieste agli stadi moderni.”

Il costo di questo progetto è circa 250ml di euro comprensivi anche dell'ammodernamento degli anelli sottostanti: nel progetto delle due squadre milanesi solo lo stadio costerebbe 600ml di euro.

Aceti ha proposto il suo progetto alle squadre che hanno risposto negativamente: forse il loro obiettivo non è avere uno stadio moderno, ma costruirne uno nuovo da zero con tutte le altre costruzioni a corollario.

Scaroni, presidente del Milan, rassicura, il pubblico non ci metterà un euro, gli investitori vogliono essere rassicurati sull'investimento da 1,2 miliardi di euro.

Serve aumentare la metratura per costruire su questi terreni (che verranno rilasciati in concessione): l'operazione nuovo stadio sta in piedi solo per gli edifici costruiti attorno allo stadio.

Il comune dovrebbe verificare solo che ci sia l'interesse pubblico: interesse che viene riconosciuto dalla giunta, a patto che le società rivelino i veri proprietari.

Ma le società rispondono dicendo che i proprietari della concessione saranno rivelati, ma solo dopo.

Con chi sta trattando il comune di Milano e l'assessore Tasca?

Risponde l'assessore: “io oggi ho un proponente che è l'AC Milan che ad oggi non è interdetta dall'esercizio dell'attività amministrativa e dall'altra ho l'FC Internazionale.”

Sono due SPA private: ma oggi sappiamo chi è il vero proprietario del Milan?

La procedura prevede che io lo faccia oggi? No. La presunzione che si debba fare necessariamente qualcosa perché c'è un fumus, tutti i fondi hanno lo stesso tipo di problema.”

Peccato che la legge e la Banca d'Italia siano chiare: la società Milan ha una struttura societaria opaca mentre il comune dovrebbe essere certo che Elliott non stia già vendendo la concessione a terzi.

Questa opacità del Milan nasce dalla vendita di Berlusconi a Li: con questa vendita il Milan ha guadagnato milioni la cui provenienza non è nota.

Il Milan ha potuto ridurre la sua esposizione debitoria, peccato però che Lì non sia l'imprenditore che dice di essere: in Cina nessuno conosce mister Li, che da colpa ai servizi scandalistici dei giornali.

Dei problemi di Li parla a Luca Chianca anche il giornalista Gerevini del Corriere: ad affiancare la vendita del Milan è stata la banca Lazard, ma nessuno ha registrato la fragilità finanziaria del cinese.

Il fondo Elliott ha aiutato Li, prestandogli 300ml in un momento in cui sia lui che la Fininvest erano in crisi: mister Li perché aveva problemi di liquidità, Fininvest (e Mediaset) per la scalata ostile di Vivendì.

Dentro Elliott ci sono due finanzieri che oggi sono nel CDA del Milan, D'Avanzo e Cerchione: si arriva ancora a delle società offshore, dentro cui transitano centinaia di milioni.

Per capirci qualcosa serve un esperto come Gian Gaetano Bellavia : la Project ha dato alla Rossoneri Sport 400ml di euro, forse sarà il fondo Elliot a darli.

“Tutti scrivono che c'è il fondo Elliott, ma io vedo dietro ad una catena societaria lussemburghese una società del Delaware, però la dichiarazione della controllante del Milan è che la maggioranza non è di Elliott, ma dei due finanzieri D'Avanzo e Cerchione”.

Sono loro i veri proprietari del Milan: il vero tema, ancora una volta è, da dove arrivano i soldi? Non si può sapere, sostiene Bellavia, perché queste costruzioni offshore sono fatte apposta per non mostrare la provenienza del fondi.

E se in questa operazione c'è dietro una opacità sui titolari, se c'è il timore di una operazione di riciclaggio, il pubblico ufficiale deve denunciarlo.

Nei giorni passati Elliott ha fatto uscire un'Ansa dove si sosteneva che il vero proprietario fosse proprio il fondo: eppure questo è in contrasto con quanto dichiarato nei pubblici registri da queste catene di società.

Li entra nell'affare Milan con un patrimonio di 500ml (il Milan valeva 700ml): in quel momento le sue holding erano già in crisi.

Ad accompagnare mister Li c'era la banca Rotschild di Scaroni, oggi presidente: quando Li ha avuto problemi a pagare l'ultima tranche per l'acquisto chiede aiuto al fondo Elliot, che diventa proprietario delle azioni.

Ma, carte alla mano, quelle lussemburghesi, i veri padroni sono i due finanzieri a capo della Blue Skies, D'Avanzo e Cerchione, società che controlla Rossoneri investment.

Quali sono le origini dei proprietari del Milan? La loro ascesa arriva da Napoli, nel 2006 quando acquistano crediti per 1,2 ml di euro dalla sanità campana, da aziende accreditate.

Crediti accumulate perché le Asl non pagavano, così farmacie e altre società dovevano rivolgersi a finanziarie, che pagavano loro i crediti ad un valore inferiore.

Le società creditrici sono finite in tribunale, i tribunali davano ragione alle finanziarie private: la sanità campana per ridare i soldi ai creditori ha dovuto fare tagli su personale e strutture che ancora oggi si sentono.

D'Avanzo e Cerchione sono intervenuti anche a Venezia per salvare il bar di Hemingway, il bar di Cipriani, compagno di Nicole Minetti, ex consigliere regionale.

Cerchione e D'Avanzo sono stati legati alla finanziaria Sopaf, la finanziaria dove c'era dentro Galliani, ma né Galliani né Scaroni hanno accettato di parlare col giornalista di Report.

In Lussemburgo nel gennaio 2019 hanno istituito il registro dei titolari delle società, sia quelle giuridiche che quelle di persona: sarebbero andati incontro ad una multa da 1,2 ml di euro se non l'avessero fatto.

Come mai questi due finanzieri si dichiarano proprietari di più del 50% delle azioni del Milan in Lussemburgo, ma non lo fanno in Italia? Perché in Italia non abbiamo il registro delle imprese, nonostante ci fosse una direttiva europea in tal senso, per contrastare l'evasione.

L'acquisto della società Fila

Project pencil è la società, creata sempre in Lussemburgo, che controlla oggi la società Fila: l'avvocato che ha gestito la vendita (delle azioni di uno dei due proprietari) è sia avvocato del venditore che del compratore, sostiene Chianca, e i 50 ml usati per comprare la Fila dalla signora Candela, arrivano dalla banca Rotschild.

Un'operazione a somma zero, con 40ml che entrano ed escono: non si capisce il senso dell'operazione, al cui interno si ritrovano sempre le stesse persone, l'assessore che sta gestendo l'operazione stadio a Milano, i due consiglieri del Milan, l'avvocato che ha gestito la vendita della Fila.

Il registro delle imprese servirà ora, con l'epidemia per il covid, per impedire che pezzi del nostro paese finiscano in mano straniere.

23 novembre 2020

Anteprima delle inchieste di Report – i proprietari del Milan, i problemi della sanità piemontese

Roma e Milano al centro delle inchieste di stasera: la capitale d'Italia e quella morale (almeno così dicono), sulla prima si cercherà di scoprire il lato oscuro del corpo della polizia locale e quello che è il loro potere nell'influire nelle vicende della capitale.

Milano è la città che non si ferma: non si fermano i contagi e non si ferma nemmeno il cemento, per le prossime speculazioni edilizie che il comune milanese ha approvato. Come il nuovo stadio di Inter e Milan: chi è il vero proprietario della società calcistica?


Infine un servizio sulle app realizzate dalle regioni in concorrenza ad Immuni, soldi che forse avrebbero potuto essere spesi meglio per la sanità e i trasporti. E per trovare nuovi infermieri, quelli che mancano alla regione Piemonte.


I veri proprietari del Milan

Chi sono i veri proprietari del Milan? Luca Chianca ha provato a chiederlo a Scaroni, ex AD di Eni, indicato come presidente dal fondo Elliot, senza troppo successo:

Buongiorno, sono Luca Chianca di Report.

Eh appunto...

Uno dei progetti su cui sta lavorando la società calcistica milanese riguarda il nuovo stadio, che prenderà il posto di San Siro: sono due i progetti presentati da Inter e Milan, la cattedrale presentata dalla studio Populus e gli Anelli di Milano voluto dal consorzio Sportium, entrambi prevedono la costruzione del nuovo stadio sul prato, accanto al vecchio, che verrà in parte demolito.

Con chi sta trattando il comune di Milano e l'assessore Tasca: “io oggi ho un proponente che è l'AC Milan che ad oggi non è interdetta dall'esercizio dell'attività amministrativa e dall'altra ho l'FC Internazionale.”

Sono due SPA private: ma oggi sappiamo chi è il vero proprietario del Milan?

La procedura prevede che io lo faccia oggi? No. La presunzione che si debba fare necessariamente qualcosa perché c'è un fumus, tutti i fondi hanno lo stesso tipo di problema.”

Dunque al comune nemmeno si sono presi la briga di risalire alla catena di controllo dell'AC Milan, di capire chi sta dietro il fondo: tutto parte con la vendita al cinese Li Yonghong  per 700ml, attraverso società offshore caraibiche e di Hong Kong.



Poi, prima dell'arrivo di Elliot, finisce tutto in Lussemburgo: Report aveva scoperto che qui si trovava la società controllante del Milan, la Rossoneri sport investment, che in un palazzo lussemburghese aveva la sede fiscale.

I registi dell'ingresso del fondo Elliot nel Milan sono due finanzieri, Gianluca D'Avanzo e Salvatore Cerchione che oggi siedono nel CDA della società, hanno base a Londra mentre le società da cui dipende il club rossonero sono in Lussemburgo.

Quando arriva Elliot viene creata la società “Project Redblack” partecipata da due anonime del Delaware e da un'altra lussemburghese, la Blue Sky Financial Partners di D'Avanzo e Cerchione.

Per capirci qualcosa serve un esperto come Gian Gaetano Bellavia : la Project ha dato alla Rossoneri Sport 400ml di euro, forse sarà il fondo Elliot a darli.

Tutti scrivono che c'è il fondo Elliot, ma io vedo dietro ad una catena societaria lussemburghese una società del Delaware, però la dichiarazione della controllante del Milan è che la maggioranza non è di Elliot, ma dei due finanzieri D'Avanzo e Cerchione”.

Sono loro i veri proprietari del Milan: il vero tema, ancora una volta è, da dove arrivano i soldi? Non si può sapere, sostiene Bellavia, perché queste costruzioni offshore sono fatte apposta per non mostrare la provenienza del fondi.

Report ha chiesto un'intervista a Scaroni e all'ex presidente Berlusconi, avranno avuto una risposta alle loro domande?

Quello che sappiamo è che l'origine della fortuna di questi due imprenditori deriva da dei crediti per 12 ml che alcune strutture private accreditate vantavano con la sanità campana, comprati nel 2006.

Ma il vecchio (e glorioso) Meazza è proprio da abbattere? Il professore del Politecnico Aceti ha proposto un progetto per recuperare lo stadio, trasformando il terzo anello in una galleria panoramica: “in questi volumi si possono collocare spazi polifunzionali quali spazi commerciali, ristoranti, musei, spazi sportivi e negozi di vario genere, può essere riempito con quelle funzionalità che sono quelle richieste agli stadi moderni.”

Il costo di questo progetto è circa 250ml di euro comprensivi anche dell'ammodernamento degli anelli sottostanti: nel progetto delle due squadre milanesi solo lo stadio costerebbe 600ml di euro.

Aceti ha proposto il suo progetto alle squadre che hanno risposto negativamente: forse il loro obiettivo non è avere uno stadio moderno, ma costruirne uno nuovo da zero con tutte le altre costruzioni a corollario.

La scheda del servizio: I PADRONI DI CASA di Luca Chianca in collaborazione di Alessia Marzi

Chi è il vero proprietario del Milan? Se lo sono chiesti in tanti da quando Silvio Berlusconi l'ha venduto. Dopo la parabola misteriosa del cinese Mr Lì, oggi tutti parlano del Fondo Elliott ma in realtà i titolari effettivi delle società lussemburghesi che controllano il Milan sono due consiglieri di amministrazione del club rossonero, Gianluca D'Avanzo e Salvatore Cerchione. Report lo scopre perché l'ultima direttiva antiriciclaggio, voluta dall'Europa, impone a ogni paese membro un registro dei beneficiari finali delle operazioni fatte dalle società e questo al di là di accordi privati, tra soci o azionisti per la governance di una società. Mentre l'Italia non ha ancora il suo registro, il Lussemburgo si è da poco adeguato alla normativa ed è lì che leggiamo chi sono i nuovi titolari effettivi del Milan, almeno sulla carta, con una quota di poco superiore al 50%.

Il lato nascosto dei vigili di Roma

Sono tanti e gestiscono un potere diffuso nella capitale: sono i vigili di Roma.

Report ha raccolto diverse testimonianze di persone che hanno subito minacce da parte dei vigili solo per aver fatto delle segnalazioni, tramite IoSegnalo, un sito e una App del comune di Roma dove un cittadino può inviare le sue segnalazioni, una novità introdotta alla fine del mandato dell'ex sindaco Marino.

“Chiederemo alle persone che vogliono collaborare e che si sono già accreditate sul portale di bombardarci di segnalazioni" – racconta in un vecchio servizio Raffaele Clemente comandante della polizia municipale dal 2013 al 2016.

L'idea dell'ex sindaco era giusta in un sistema sano, ma finisce presto, racconta il servizio: qualcuno dopo aver fatto delle segnalazioni viene minacciato di morte. E' un signore che ha dato la sua testimonianza in forma anonima e che racconta di una telefonata ricevuta di notte da una persona che conosceva il suo nome e cognome, che sapeva che aveva chiamato i vigili di zona (per una questione di parcheggi in doppia fila) e che lo minacciava, dicendo che sapeva dove abitava.


Perché a metà settembre questa persona una sera trova un biglietto attaccato al citofono, con nome e cognome, dove era scritto “hai fatto fare multe a centinaia di persone senza motivo ora ti bruciamo casa e diamo fuoco alla macchina.”

La procura di Roma ha scoperto che sono state tante le persone minacciate e denunciate dai vigili per interruzione del pubblico servizio: c'è un particolare di cui tener conto, chi svela l'identità dei denuncianti su IoSegnalo.

Report è venuta in possesso di audio di persone contattate da un comando dei vigili, dove uno di questi dice al segnalante che ha fatto troppe segnalazioni, “Lei come ha fatto ad avere il mio numero mi perdoni? Noi leggiamo tutto, noi siamo la polizia”.

Altra testimonianza raccolta da Daniele Autieri è quella di Augusto Proietti, di professione ambulante: un giorno qualcuno in Campidoglio (la sede del comune di Roma) gli fa sapere che se avesse voluto sistemare le sue licenze avrebbe fatto meglio a pagare.

Augusto non li ha pagati e ha denunciato la cosa in Procura e da lì è iniziato il calvario, una guerra: ha ricevuto multe per sette milioni di euro, lui e il figlio sono stati considerato i maggiori contravvenzionati d'Italia.

Il commerciante però ha fatto i ricorsi e li ha vinti tutti e nelle sentenze si condanna il comune al risarcimento del danno.

Per giorni i vigili, a volte la stessa persona, arrivavano da lui a chiedergli la licenza e, di fronte al suo alzare la voce, parte la denuncia (o la minaccia di denuncia) di oltraggio.

Augusto ha denunciato il tentativo di corruzione e abuso d'ufficio 11 vigili ma nel corso del procedimento giudiziario c'è un colpo di scena, gli agenti vengono prosciolti e lui viene a sua volta indagato per associazione a delinquere, concorrenza sleale. Ma l'accusa cade e l'ambulante viene scagionato già nel corso dell'udienza preliminare.

Loro aspettavano che io reagissi, aspettavano che io glie davo 'na pizza in faccia così se buttavano per terra .. ”

Il 21 settembre scorso la Procura di Roma lo ha indagato per estorsione, concorrenza sleale e occupazione di suolo abusivo: secondo gli inquirenti l'ambulante avrebbe usato i metodi di un clan per governare il settore delle vendite su strada.

La storia è molto più complessa di come sembra: la procura ha denunciato anche dirigenti del comune che avrebbero favorito l'ambulante.

Nel servizio si parlerà anche del comandante dei vigili, Stefano Napoli, allievo dell'ex comandante Antonio Giuliani: quando a seguito di una indagine il primo nucleo è stato sciolto, Stefano Napoli fu protetto dall'allora comandante, perché Napoli lo ha aiutato a risolvere alcune situazioni imbarazzanti, come quella dell'11 settembre del 2011 quando Giuliani telefona a Napoli per un aiuto per l'onorevole Marsilio, in seguito fondatore di Fratelli d'Italia assieme a Giorgia Meloni e oggi presidente della regione Abruzzo.

Stè, una cortesia .. mi sta bombardando l'onorevole Marsilio .. per via del vantaggio c'era stato un nostro intervento edilizio e c'era anche l'ufficio tecnico l'ufficio tecnico doveva mandare una relazione .. se me la puoi un attimino sollecitare ..”.

Pochi giorno dopo Giuliano segnala a Napoli una nuova questione: c'è un'altra persona da aiutare che arriva a nome di Matteo Costantini, un consigliere del primo municipio di Roma.

Report cercherà di capire quanto c'è di vero dietro queste denunce di corruzione, qual è il lato oscuro del corpo di polizia municipale e quale ruolo potrebbe aver avuto nelle guerre di potere nel comune della capitale.

La scheda del servizio: POTERE CAPITALE di Daniele Autieri in collaborazione di Federico Marconi

È uno dei Corpi di polizia cittadina più grandi d’Europa: oltre 6mila vigili con competenze che vanno dal decoro urbano alla verifica delle misure anti-Covid. Ma a dieci anni dalle prime denunce che portarono all’arresto del comandante generale del Corpo di polizia locale di Roma, Angelo Giuliani, il sistema di potere all’interno dei vigili urbani della capitale è ancora in piedi. Un sistema che permette agli agenti della Polizia locale di esercitare un controllo totale sulla città: sui commercianti, sugli imprenditori, sui politici, sugli stessi privati cittadini. Attraverso testimonianze e intercettazioni inedite, l’inchiesta ricostruisce i legami tra l’allora comandante Giuliani e l’attuale comandante generale Stefano Napoli, nominato alla guida del Corpo il 30 giugno scorso dalla sindaca Virginia Raggi. Parlano commercianti vittime di estorsione e cittadini minacciati di morte solo per aver segnalato troppe irregolarità, ed emerge per la prima volta il ruolo di alcuni vigili come fiancheggiatori dei clan nella conquista dei locali del centro di Roma. Un sistema così consolidato che è capace perfino di far tremare un sindaco, al punto da rendere lecita la domanda: quale è stato il ruolo dei vigili di Roma negli scandali che hanno portato alle dimissioni di Ignazio Marino?

La crisi per il Covid in Piemonte

Assieme alla Lombardia, il Piemonte preme per uscire dalla zona rossa: anche qui l'emergenza ha portato alla saturazione dei posti letti e all'emergere dei veri problemi della sanità piemontese (come anche qui in Lombardia), ovvero la carenza del personale.

La scheda del servizio: AAA INFERMIERI CERCASI di Chiara De Luca

La seconda ondata della pandemia di Covid-19 ha travolto anche la Regione Piemonte, che non si è fatta trovare pronta a gestire questa nuova emergenza. È soprattutto la carenza di personale infermieristico ad aver messo in difficoltà le strutture sanitarie a causa di bandi iniziati solo a fine ottobre.

Le app per il contact tracing

Questo servizio doveva andare in onda la scorsa settimana, ma l'aggiornamento sul servizio fatto sull'apertura delle discoteche in Sardegna l'ha fatto slittare a stasera. Regione che vai, app che trovi.

Non c'è solo Immuni, come app di contact tracing (di cui Report se ne era occupata la scorsa settimana): questa estate sono spuntate altre app create dalle regioni: in Sicilia è stata creata “Sicilia si cura” ed è stata rilasciata il 2 giugno e l'operazione porta la firma di Guido Bertolaso, l'ex capo della Protezione Civile chiamato dal presidente Musimeci a gestire la pandemia nell'isola per la fase 2.

“Una cosa è organizzazione ospedali per la rianimazione per il trattamento di casi gravissimi, un'altra cosa è organizzare un sistema informativo e preventivo per assicurare il maggior numero possibile di turisti in visita a quest'isola straordinaria” - sono le parole di Bertolaso durante la conferenza stampa del 3 giugno.

Per usare la app bisognava comunicare tutti i luoghi di permanenza sull'isola e anche aggiornamenti periodici sullo stato di salute.

Ma c'è un problema: come racconta il consigliere regionale De Luca del M5S, dell'app non se ne sa più nulla, “Si sa che ha ricevuto un sacco di critiche sull'app store, che non si riesce ad accedere, salta la password, ma soprattutto non si conosce quante persone l'hanno scaricata perché questo dato è sconosciuto.”

Questa è un app molto più invasiva di Immuni, “Sicilia si cura” può seguire gli utenti tramite gps: come spiega Nicola Bernardi presidente di Federprivacy, “un app di contact tracing non può avvalersi della localizzazione del gps degli utenti ma deve usare la minor quantità di dati personali possibile, deve usare i dati di prossimità, attraverso uno strumento ideale come è il Bluetooth e non il gps”.

Ma in caso di trattamento illecito, chi controlla e chi paga l'abuso? “L'autorità potrebbe anche decidere di stoppare oppure potrebbe anche sanzionare.”

L'app siciliana è stata programmata dalla Ies Solutions, una società romana con sede operativa nella silicon valley siciliana in provincia di Catania, si è aggiudicata 80mila euro di convenzione Consip.

Ma in regione pare che non sappiano queste informazioni, almeno a sentire l'assessore alla salute Razza: “non conosco la società, posso solo dire che ci siamo rivolti ad una convenzione Consip.”

Che rispondono in regione del tracciamento del turista?

“Il gps si attiva nel momento della richiesta di aiuto” risponde l'assessore alla salute, “per conoscere la posizione, siamo nell'ambito di una epidemia.”

Di chi è questa Ies Solutions: il 40% è di Massimo Cristaldi, cugino di Michele Cristaldi assessore al comune di Catania e figlio di Salvatore Cristaldi ex assessore in provincia ai tempi in cui a capo della provincia di Catania c'era Musumeci.

Allo stesso modo nell'altra isola meta del turismo, la Sardegna, si è fatta una sua app “Sardegna si cura”.

Un turista ha raccontato la sua esperienza a Report: si tratta di una applicazione di contact tracing che fa uso dei dati della posizione, tramite GPS.

Sardegna sicura doveva servire a monitorare gli ingressi e le permanenze su tutto il territorio regionale: per per entrare sull'isola serviva sia la registrazione al sito che scaricare questa applicazione.

Tuttavia coi contagi al rialzio, nessuno in aeroporto ha controllato la giornalista: “si tratta di un doppione dell'app immuni”, racconta il consigliere Li Gioi del M5S, “un doppione anche fatto male, perché non c'è mai stato in controllo negli aeroporti ”.

Dopo più di un mese e mezzo di attesa, l'assessore agli Affari Regionali Satta non ha voluto incontrare Report, che avrebbe voluto porre qualche domanda sulla app regionale.

Solo una breve telefonata in cui l'assessore spiega che la loro era una app concepita in anticipo rispetto ad Immuni. E il tracciamento della posizione (ritenuto illegittimo dal garante della privacy)?

“Non la definirei illegittima ” la risposta dell'assessore.

La scheda del servizio IMMUNI E LE SUE SORELLE di Lucina Paternesi in collaborazione di Alessia Marzi

Non solo Immuni: durante i mesi più bui della pandemia in Italia sono spuntate come funghi applicazioni di telemedicina per gestire i pazienti a distanza ma anche brutte copie dell'app di Stato: quelle di Lazio, Lombardia, Bergamo città, ora anche del Veneto di Zaia e soprattutto di Sicilia e Sardegna. App invasive, che spesso utilizzano il gps e che, in base alle ordinanze regionali, sembrano obbligatorie per poter andare in vacanza nelle due isole. Ma sono legittime? Se per Immuni il Garante per la privacy ha stabilito la volontarietà e l'uso del Bluetooth, le app regionali possono essere obbligatorie e tracciare i turisti col Gps? Tra affidamenti senza bandi e bug tecnologici, erano proprio necessarie altre app fatte a spese dei contribuenti?

16 novembre 2020

Anteprima inchieste di Report – la guerra del vaccino

Al centro dei servizi della puntata di Report di questa sera c'è ancora il Covid: si parte con la guerra per arrivare primi al vaccino, il paese che arriverà per primo avrà una forte leva politica nei confronti degli altri.

Non è nemmeno sicuro se questo poi sarà garantito ad un prezzo onesto a tutti i cittadini: l'Europa ha già investito centinaia di milioni (di soldi dei cittadini europei) in contratti di acquisto che sono rimasti segreti.

Uno dei vaccini più promettenti è quello della AstraZeneca, che sta lavorando assieme ad un centro di ricerca italiano la Irbm di Pomezia.

Il presidente della Irbm di Pomezia

Una delle aziende lavorando al vaccino è la Irbm di Pomezia, in team assieme alla Oxford University e AstraZeneca: presidente è Pietro Di Lorenzo, produttore televisivo, esperto di marketing, lobbista e sindacalista. Un bel salto, da produttore di fiction a produttore del vaccino che potrebbe salvare milioni di vite. In mezzo un'attività di lobbing con la sua BDL Lobbyng che ha tra i suoi maggiori clienti la British American Tobacco. Nel 2009 acquisisce la IRBM dalla multinazionale farmaceutica Merck: “io mi occupavo dei rapporti istituzionali di Merck da 15 anni” racconta Di Lorenzo, “e quindi conoscevo ed ero conosciuto dai vertici della Merck”.

Merck ha lasciato in dote a Di Lorenzo anche una serie di composti chimici che, anche se di proprietà di un privato, viene mantenuta dallo Stato attraverso un consorzio misto pubblico privato,il CNCCS, finanziato con circa 6ml di euro l'anno.

Del consorzio, IRBM detiene il 70% delle quote, il CNR il 20% e l'ISS il 10%

La scheda del servizio: MR. VACCINO di Chiara De Luca collaborazione di Edoardo Garibaldi

Report è entrato nell'azienda italiana che sta producendo insieme a Oxford e Astrazeneca il vaccino per il Covid.19. L'Irbm gestisce anche una collezione di composti chimici, lasciata in eredità dalla multinazionale farmaceutica Merck, che viene manutenuta dallo Stato attraverso un consorzio pubblico-privato, il CNCCS. Ma la collaborazione con Oxford come è nata?

La guerra per il vaccino

Nonostante il ministero della Salute nei mesi scorsi abbia raccomandato a tutti di vaccinarsi contro l'influenza, la disponibilità di questo vaccino non è garantita per tutti: ci sono persone che, per vaccinarsi contro l'influenza, han fatto ricorso a centri privati arrivando a spendere anche 60 euro. Ecco quello che succede quando lo Stato lascia mano libera al privato in questioni di interesse pubblico, quando lo Stato ovvero le regioni, fanno in ritardo e male le gare d'acquisto per i vaccini come successo in Lombardia.

Potete immaginare ora cosa succederà col vaccino contro il Covid: è in corso una gara per chi arriverà per primo tra le nazioni, il nazionalismo è arrivato vergognosamente fin qui. Mentre Conte annuncia già la disponibilità delle prime dosi per fine anno, le aziende private annunciano la disponibilità di nuovi vaccini facendo crescere il valore del titolo in borsa su qualcosa che ancora non c'è.

Si tratta di ricerche finanziate anche dagli Stati, come ha fatto lo Stato italiano, ma però l'Unione Europea ha firmato già contratti con società private accollandosi eventuali rischi.

Come spiegherà stasera il giornalista, per il vaccino la UE attingerà ad un fondo da 2,7 miliardi di euro per contratti dove noi paghiamo subito e se il prodotto non arriva il privato si tiene i soldi.

Siccome i contratti sono secretati, non sappiamo né i costi, chi siano i negoziatori, né altre clausole: nemmeno gli europarlamentari possono sapere queste informazioni, da parte della presidente Von del Leyen. La spiegazione è per non mettere in difficoltà i negoziatori, per non fargli arrivare pressioni: uno di questi negoziatori è l'ex presidente dell'associazione delle aziende farmaceutiche a Bruxelles, un bel caso di conflitto di interessi.

C'è il vaccino russo, c'è il vaccino della Pfizer, c'è poi quello dell'università di Oxford in collaborazione con Astra Zeneca (su cui lavora anche il centro di ricerca IRBM della italiana Advent di Pietro De Lorenzo).

Ci sarebbe anche il vaccino italiano (quello annunciato da Zingaretti, presidente della regione Lazio), quello a cui lavorano allo Spallanzani, ma il brevetto è della società Reithera, controllata dalla svizzera Keires AG, per cui, nonostante lo stato italiano ci abbia messo 8 ml di euro, tutti i proventi finirebbero oltralpe.

Possibile che nessuno se ne fosse accorto? “Noi abbiamo finanziato lo Spallanzani che è un istituto scientifico ..chiederemo conto allo Spallanzani” la risposta del presidente Zingaretti.

A ciascuno il suo vaccino, anziché unire le forze per arrivare ad un vaccino europeo, o comunque pubblico, è in corso una guerra che ci tocca da vicino.

Perché non è detto che questo vaccino sarà disponibile per tutti, come ha raccontato ieri sera a Che tempo che fa il conduttore Ranucci, il 90% delle dosi sono già state prenotate dai paesi più ricchi.

La scheda del servizio: LA GUERRA DEL VACCINO di Manuele Bonaccorsi in collaborazione di Marzia Amico e Lorenzo Vendemiale

Per sconfiggere la pandemia bisogna trovare il vaccino anti-Covid. In settimana sono arrivati gli ennesimi annunci, il traguardo sembra vicino. Ma quale partita economica e geopolitica si nasconde dietro la corsa al vaccino? Report racconterà il “nazionalismo del vaccino”, la concorrenza tra potenze mondiali per arrivare alla prima, preziosissima dose. Un business che vale miliardi, affidato tutto ai privati, che saranno proprietari del brevetto e intanto volano in borsa. Mentre il pubblico finanzia la ricerca e se ne prende i rischi, firmando contratti segreti e pagando in anticipo un prodotto che ancora non esiste. Con interviste esclusive e documenti riservati, Report svelerà come “big pharma” ha provato a trasferire sugli stati gli oneri per i risarcimenti in caso di difetti e reazioni avverse. In questo scontro tra giganti, si muove anche l’italiana Advent, la società di Piero Di Lorenzo che sta collaborando al vaccino di Oxford-Astrazeneca, che potrebbe essere uno dei primi a ricevere l’approvazione. Ma l’Italia ha voluto anche imbarcarsi nell'impresa di realizzare un “vaccino tricolore”: ad agosto è iniziata all'Istituto Spallanzani di Roma la sperimentazione del candidato prodotto dalla società ReiThera. Report ha seguito le sue orme, partendo dall’intuizione di alcuni scienziati nel lontano 2004 e arrivando fino in Svizzera. Per scoprire, alla fine, che il vaccino italiano finanziato dal governo forse non è poi così italiano.

Le app per il contact tracing

Non c'è solo Immuni, come app di contact tracing (di cui Report se ne era occupata la scorsa settimana): questa estate sono spuntate altre app create dalle regioni: in Sicilia è stata creata “Sicilia si cura” ed è stata rilasciata il 2 giugno e l'operazione porta la firma di Guido Bertolaso, l'ex capo della Protezione Civile chiamato dal presidente Musimeci a gestire la pandemia nell'isola per la fase 2.

“Una cosa è organizzazione ospedali per la rianimazione per il trattamento di casi gravissimi, un'altra cosa è organizzare un sistema informativo e preventivo per assicurare il maggior numero possibile di turisti in visita a quest'isola straordinaria” - sono le parole di Bertolaso durante la conferenza stampa del 3 giugno.

Per usare la app bisognava comunicare tutti i luoghi di permanenza sull'isola e anche aggiornamenti periodici sullo stato di salute.

Ma c'è un problema: come racconta il consigliere regionale De Luca del M5S, dell'app non se ne sa più nulla, “Si sa che ha ricevuto un sacco di critiche sull'app store, che non si riesce ad accedere, salta la password, ma soprattutto non si conosce quante persone l'hanno scaricata perché questo dato è sconosciuto.”

Questa è un app molto più invasiva di Immuni, “Sicilia si cura” può seguire gli utenti tramite gps: come spiega Nicola Bernardi presidente di Federprivacy, “un app di contact tracing non può avvalersi della localizzazione del gps degli utenti ma deve usare la minor quantità di dati personali possibile, deve usare i dati di prossimità, attraverso uno strumento ideale come è il Bluetooth e non il gps”.

Ma in caso di trattamento illecito, chi controlla e chi paga l'abuso? “L'autorità potrebbe anche decidere di stoppare oppure potrebbe anche sanzionare.”

L'app siciliana è stata programmata dalla Ies Solutions, una società romana con sede operativa nella silicon valley siciliana in provincia di Catania, si è aggiudicata 80mila euro di convenzione Consip.

Ma in regione pare che non sappiano queste informazioni, almeno a sentire l'assessore alla salute Razza: “non conosco la società, posso solo dire che ci siamo rivolti ad una convenzione Consip.”

Che rispondono in regione del tracciamento del turista? “Il gps si attiva nel momento della richiesta di aiuto” risponde l'assessore alla salute, “per conoscere la posizione, siamo nell'ambito di una epidemia.”

Di chi è questa Ies Solutions: il 40% è di Massimo Cristaldi, cugino di Michele Cristaldi assessore al comune di Catania e figlio di Salvatore Cristaldi ex assessore in provincia ai tempi in cui a capo della provincia di Catania c'era Musumeci.

Allo stesso modo nell'altra isola meta del turismo, la Sardegna, si è fatta una sua app “Sardegna si cura”.

Un turista ha raccontato la sua esperienza a Report: si tratta di una applicazione di contact tracing che fa uso dei dati della posizione, tramite GPS.

Sardegna sicura doveva servire a monitorare gli ingressi e le permanenze su tutto il territorio regionale: per per entrare sull'isola serviva sia la registrazione al sito che scaricare questa applicazione.

Tuttavia coi contagi al rialzio, nessuno in aeroporto ha controllato la giornalista: “si tratta di un doppione dell'app immuni”, racconta il consigliere Li Gioi del M5S, “un doppione anche fatto male, perché non c'è mai stato in controllo negli aeroporti ”.

Dopo più di un mese e mezzo di attesa, l'assessore agli Affari Regionali Satta non ha voluto incontrare Report, che avrebbe voluto porre qualche domanda sulla app regionale.

Solo una breve telefonata in cui l'assessore spiega che la loro era una app concepita in anticipo rispetto ad Immuni. E il tracciamento della posizione (ritenuto illegittimo dal garante della privacy)?

“Non la definirei illegittima ” la risposta dell'assessore.

La scheda del servizio: TUTTI PAZZI PER L’APP di Lucina Paternesi in collaborazione di Alessia Marzi

Non solo Immuni: durante i mesi più bui della pandemia in Italia sono spuntate come funghi applicazioni di telemedicina per gestire i pazienti a distanza ma anche brutte copie dell'app di Stato: quelle di Lazio, Lombardia, Bergamo città, ora anche del Veneto di Zaia e soprattutto di Sicilia e Sardegna. App invasive, che spesso utilizzano il gps e che, in base alle ordinanze regionali, sembrano obbligatorie per poter andare in vacanza nelle due isole. Ma sono legittime? Se per Immuni il Garante per la privacy ha stabilito la volontarietà e l'uso del Bluetooth, le app regionali possono essere obbligatorie e tracciare i turisti col Gps? Tra affidamenti senza bandi e bug tecnologici, erano proprio necessarie altre app fatte a spese dei contribuenti?

Lo spauracchio cinese (nella guerra per le tecnologie)

Perché Trump ha scatenato una guerra contro l'app cinese Tik Tok?

A differenza di altre app che ti suggeriscono i contenuti nuovi in base a quelli che hai già visto, questa app cerca di suggerirti cose nuove che, in base ad un algoritmo, potrebbero interessarti.

Il giornalista Giuliano Marrucci ha voluto proprio sperimentarle di persona queste cose nuove, coinvolgendo in una serie di video tutti componenti della famiglia, compresa la nonna.

240mila visualizzazione per un video in cui la simpatica nonna faceva la parodia dei video in cui gli youtubers si vantano del costo dei capi che indossano.

E così il giornalista ha iniziato a venire risucchiato da questa app, controllando i like, cercando altri video per prendere spunto, perdendo ore davanti lo smartphone.

Tutta l'architettura di questo social è pensata per il fine di monetizzare – spiega Andrea Sales psicoterapeuta: l'obiettivo della piattaforma è farci stare più tempo possibile dentro e per fare questo oggi gli sviluppatori oggi studiano il funzionamento del cervello.

Tik Tok ti da delle indicazioni semplici su quello che puoi fare e tu, standone dentro, hai subito delle gratificazioni, riesci a produrre dei contenuti adatti e dunque il ritorno è immediato. Una sorta di droga, secondo lo psicoterapeuta.

I like, le condivisioni crescono in maniera molto più esponenziale rispetto al altri social, in tempi molto più rapidi: numeri alti per tempi sempre più bassi di concentrazione, “intrattenere su Tik Tok un utente per più di 15 secondi già è buono” racconta al giornalista il social media manager Alessio Atria. Tik tok è il modo più geniale per far lavorare gratis la gente sulla piattaforma ..

La scheda del servizio: CHI HA PAURA DI TIKTOK? di Giuliano Marrucci in collaborazione di Eleonora Zocca

Con due miliardi di download in poco più di due anni Tiktok si sta affermando come la piattaforma social con la più rapida diffusione di sempre. Per capire come funziona Giuliano Marrucci ha coinvolto la nonna di 93 anni, l’ha vestita da trapper all’ultima moda, ha lanciato un nuovo profilo ad hoc, e in pochi giorni ha raggiunto numeri da capogiro. Fino a quando dagli Usa non è arrivato l’altolà. Ma come ha fatto un social dove i ragazzini condividono video di balletti e di sketch comici a diventare il cuore di uno dei conflitti geopolitici più caldi degli ultimi decenni?