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11 maggio 2025

Anteprima inchieste di Report – le pressioni sovraniste sulla chiesa, lo sparo di capodanno

Giovedì dalla Cappella Sistina si è alazata la fumata bianca: il nuovo papa è americano, come Bergoglio, ha gestito la diocesi di Chicago, è stato missionario nel Perù e poi dal 2023 è stato chiamato a Roma.

Il primo servizio della stagione di Report sarà dedicato proprio al Vaticano e a quello che si sta muovendo dentro la Chiesa.

Poi a seguire un servizio sullo sparo di Capodanno di due anni fa, quando un agente della scorta del sottosegretario Delmastro fu ferito da un colpo di pistola, su come riconvertire le miniere del Sulcis e sulle compagnie marittime di traspor: to.

I collegamenti con le isole minori

Molte volte tu arrivi qua, fai una corsa e non trovi l’aliscafo non trovi il traghetto, magari arrivi sul porto e trovi la saracinesca della biglietteria chiusa, quindi non puoi nemmeno chiedere il motivo, ‘ma non c’era un aliscafo alle sette?’ A chi lo chiedi? A nessuno Abbassano la saracinesca, chiudono e via. Il problema è tuo.. ” - il giornalista Gianni Vuoso su sfoga così davanti alle telecamere di Report, perché per spostarsi sulle isole “minori” deve avere a che fare coi capricci delle compagnie di trasporto per muoversi da e verso l’isola di Capri.

Anche il comitato utenti del servizio di trasporto pubblico per l’isola di Capri ha certificato che le compagnie viaggiano molto meno nel periodo invernale: nel mese di novembre 2023 sono state soppresse 264 corse, mentre in cinque mesi di rilevamenti le corse cancellate sono state oltre 800.

Corse soppresse, nessuna spiegazione da parte delle compagnie e dei loro addetti, questa è la situazione di chi deve muoversi verso coi traghetti e gli aliscafi: racconta uno di questi viaggiatori che Alilauro quando c’è l’allerta meteo della protezione civile cancella le corse anche se il mare è calmo.

Eppure è un mercato redditizio quello verso le maggiori isole del Golfo: padrone indiscusso è Gianluigi Aponte proprietario di MSC che oltre a Caremar possiede Snav e NLG e spartisce le tratte con poche altri armatori.

Il loro obiettivo è governare una filiera – spiega a Report Pietro Spirito presidente dell’autorità di sistema del Tirreno tra il 2016 e il 2021 – “io ho avuto personalmente molto da dire con questi signori sul tema della stazione marittima di Berello, quando sono arrivaot mi hanno detto c’è un grande progetto di privatizzazione, i 4 dell’apocalisse diciamo, i quattro armatori, Lauro, D’Abbundo, Aponte, al che io ho detto, vediamolo .. era un foglietto di carta. Io ho detto, così questa cosa qua non si fa, perché per me la stazioni marittima la costruisce lo stato e lo stato la affida in concessione”.

Ora chi la gestisce in concessione? Un solo soggetto che è il solito consorzio, sempre i soliti quattro.

LAB REPORT: FIGLI DI UN’ISOLA MINORE

Di Roberto Persia

Collaborazione Stefano Lamorgese

Nonostante la Costituzione garantisca la continuità territoriale, per gli abitanti delle isole minori spostarsi resta difficile, soprattutto d’inverno. I collegamenti saltano, i fondi pubblici non bastano, e la precarietà è la norma. La privatizzazione delle compagnie non ha introdotto concorrenza: bandi e convenzioni assicurano sussidi a operatori senza rivali, che continuano a usare navi obsolete. In assenza di alternative, gli armatori non rischiano, non innovano — e vincono sempre.

Lo sparo di Capodanno

Report ha intervistato l’onorevole di FDI Emanuele Pozzolo che è stato a lungo indicato come colui che ha sparato all’agente della scorta del sottosegretario Delmastro: “lei si ricorda che eravate tutti dentro?” chiede la giornalista a Pozzolo, che risponde “ho parlato con Andrea appena dopo lo scoppio, poi ho appreso di altre dichiarazioni che sono state rilasciate anche dagli altri” - tutte persone legate a Delmastro fa notare la giornalista, che hanno rilasciato dichiarazioni per cui Delmastro era fuori dalla stanza dello sparo.”
Pozzolo spiega: “l’operazione comunicativa è stata molto semplice, che il fango di tutto quello che è successo, di quell’incidente, doveva cadere politicamente su di me, punto. E tutti gli altri dovevano essere assolutamente tenuti fuori.”

Ma l’operazione politica è riuscita anche perché Pozzolo nei giorni successivi non ha parlato, non ha spiegato: “io non ho parlato perché mi è stato detto chiaramente di non parlare, dal partito.”
Nel colloquio con Giulia Presutti Pozzolo parla anche di un incontro col sottosegretario in cui ci fu l’invito a ritirare la querela, la direzione era quella “torniamo amici” spiega Pozzolo “per arrivare ad una diminuzione dell’attenzione mediatica ..”
Così il deputato di FDI accetta l’indicazione del partito contravvenendo anche al consiglio del suo legale che “suggeriva una valutazione più ponderata”, ovvero di andare a processo a farsi assolvere.
Alla fine Pozzolo e Delmastro sono tornati amici? Pozzolo viene nominato in commissione Difesa a novembre, oltre al posto in commissione che già aveva (affari esteri) e dopo due giorni escono sui giornali dichiarazioni rigorosamente anonime in cui si dice “ah no, Pozzolo in commissione Difesa c’è finito per errore .. ci starà due o tre giorni .. direi che ad ora non siamo tornati amici politicamente ”

Pozzolo in questo momento è sospeso dal gruppo parlamentare ma tecnicamente ne è ancora appartenente, “sarà il gruppo a sospenderlo coi tempi che vuole” spiega a Report il deputato Donzelli (responsabile organizzativo di FDI).

Siamo maliziosi a pensare che siccome il gruppo prende i rimborsi in base al numero dei parlamentari, allora si è scelto di non toglierlo? “Non mi occupo dei rimborsi di Pozzolo” ha risposto Donzelli.

La scheda del servizio: FRANCHI TIRATORI

di Giulia Presutti

Il 31 dicembre 2023, durante i festeggiamenti per il Capodanno nella pro loco di Rosazza, in provincia di Biella, uno sparo accidentale ferisce alla gamba uno dei partecipanti. Alla festa era presente un gruppo di amici che militano nelle file di Fratelli d'Italia: fra loro c'era anche il Sottosegretario Delmastro. A sparare è la pistola dell'onorevole Emanuele Pozzolo, all'epoca uomo di Fratelli d'Italia a Vercelli e da sempre vicinissimo al Sottosegretario Delmastro. Pozzolo è a processo per porto abusivo d'armi e di munizioni da guerra ed è stato subito l'unico indagato per la vicenda, ma ha sempre detto di non aver sparato lui. Su quale sia stata la dinamica dell'incidente restano i dubbi.

Le pressioni sul conclave in Vaticano

Il servizio di Giorgio Mottola ci racconterà di un’inchiesta (o un dossier) fatta sui principali “papabili” fatta da laici, anche ex agenti dei servizi americani qualche anno fa: un’inchiesta fatta da una “organizzazione” che aveva a disposizione un budget da 1 ml di euro e che in pochi mesi ha raccolto quasi 100 collaboratori con l’obiettivo di passare al setaccio i principali prelati di tutto il mondo a caccia di scheletri nell’armadio. Un’operazione senza precedenti nel passato portata avanti da laici con metodi da intelligence tanto che vengono assoldati 15 ex agenti dell’FBI e persino alcuni ex agenti della CIA.
I giornalisti di Report hanno incontrato un ex agente FBI Philip Scala che parla di questa indagine: “nel 2018 fui contattato da una organizzazione chiamata Better Church Governance, chiesero se fossi interessato a organizzare una squadra di investigatori che andasse in giro per il mondo a condurre indagini sui cardinali elettori. Mettemmo assieme una organizzazione di 15 ex FBI di alto livello, tutti investigatori eccellenti. Non era un attacco contro il papa, né contro i cardinali. Si trattava di redigere un dossier dettagliato su ciascun cardinale da consegnare in via confidenziale alla Chiesa in modo che al momento del conclave, ciascun cardinale avrebbe ricevuto un fascicolo informativo , dato che molti cardinali al Conclave non conoscono tutti i candidati. Questo era il nostro compito.”



Massimo Faggioli, professore di teologia all’università di Philadephia è molto diretto: “c’è un tentativo di trovare qualche cosa su qualche candidato e di usarlo non tanto per eleggere questo o quel candidato ma per evitare che qualche candidato sgradito venga eletto. C’è il rischio non solo di un conclave influenzato dal report ma chhe che il risultato del conclave possa essere contestato da chi dice di avere queste informazioni, che il conclave potrebbe aver avuto, o non aver avuto..”
Un altro documento interno trapelato dal Red Hat Report, rivela
il nome di uno dei cardinali da screditare prima del conclave, si tratta del segretario di Stato Pietro Parolin, braccio destro di papa Francesco: in questo documento viene definito come “molto corrotto” tanto da volerlo rendere una disgrazia per la Chiesa agli occhi del mondo.

Report ha ricevuto la smentita dal gruppo “College of the cardinal Report” per cui non ci sarebbe nessun collegamento col “Red Hat Report”.

Cos’è questo Red Hat Report? È un documento riservato uscito nel 2018, presentato ad un evento del Catholic University di Washington, di cui Report è entrato in possesso.

Ci si chiese a quell’evento se Bergoglio sarebbe stato eletto se quel rapporto fosse stato fatto prima del conclave del 2013: in una slide era proprio scritto così, con quel rapporto Bergoglio non sarebbe diventato papa.

Jacob Imam – fondatore dell’Università St Joseph The Worker: “volevamo solo assicurarci che sapessero chi stavano votando, non avevo nessuna intenzione se non supportare il loro lavoro. Questo progetto è nato su richiesta di diversi cardinali, non rivelerò i nomi dei cardinali che lo hanno richiesto.”
Secondo Report dietro questo documento c’è il coinvolgimento diretto del cardinale Burke, nonostante quest’ultimo non fosse direttamente dentro il progetto, nel documento si comprende come Burke esortava i promotori a diffondere rapidamente il dossier, anticipando la possibilità imminente di un conclave.

Si legge nel documento che nell’ottobre 2018 Jacob Imam ha passato un mese a Roma ospitato nella residenza di Burke beneficiando di una rete di contatti per portare avanti la sua indagine.

Questo fatto è stato confermato dallo stesso Imam, Burke supportava questa iniziativa, ma non era un qualcosa di parte perché avevamo diversi sostenitori dietro.

Imam però, sempre col sorriso in faccia, ha scelto di non rispondere ad altre domande sul Red Hat Report.

Gli organizzatori della Better Church Governance sostengono che pochi giorni prima del Conclave questo rapporto tradotto in varie lingue sarebbe stato consegnato ai vari cardinali elettori e reso disponibile online sotto il nome di “College of the cardinals report”.

Sempre Jacob Imam ha voluto aggiungere : “è proprio questa settimana che precede il conclave stanno stampando il report, in inglese e italiano, io non sono coinvolto da diversi anni, ma sono felice che i cardinali abbiano ricevuto quanto richiesto”.
Dunque la ricerca fatta dall’organizzazione (con dentro agenti FBI e altro) nel 2018 è tornata in circolazione oggi col nome di College of the cardinals report”? Esatto, ha confermato Imam.


Questo report è stato usato per le elezioni che hanno poi portato alla nomina di Robert Prevost? Nicola Seneze autore del libro “Lo scisma americano” ritiene che sia stato usato: “credo che rappresenti un pericolo concreto per il prossimo conclave ..”

Ci sarebbe stata, dunque, un’azione di lobbying per forzare la mano ai cardinali e spingere verso un papa sovranista. Giorgio Mottola ha incontrato una vecchia conoscenza di Report Benjamin Harnwell presidente del Dignitatis Humanis Institute, l’istituto vicino a Steve Bannon che voleva prendersi l’abbazia di Trisulti per farne una scuola di formazione della nuova destra europea.

Lei per conto di Steve Bannon sta incontrando dei cardinali? – Gli ha chiesto Mottola: ci sarebbero una dozzina di cardinali che fanno riferimento all’area politica di Steve Bannon con cui Harnwell si sarebbe incontrato e che non si sarebbero molto dispiaciuti della morte di papa Bergoglio. Insieme a molte altre organizzazioni ultra conservatrici americane, anche questa di Harnwell avrebbe provato a condizionare dall’esterno l’esito del voto per il nuovo papa.

Steve Bannon chi vorrebbe come papa?

La nostra strategia non è tanto chi vogliamo come papa” spiega il politologo “perché tutti i nomi cari a noi non hanno grande probabilità, la nostra strategia dei conservatori è più capire chi non vorremmo, ad esempio il cardinale Zuppi, c’è anche questo americano Prevost [poi diventato papa] ..”

Immagino voi sognate un papa come Raymond Leo Burke? “Il cardinale Burke, il cardinale Sarah.. sono i nomi buoni, però a mio parere non hanno i numeri.”

Il fronte degli americani anti-bergogliani ha sede a Roma dietro l’antica basilica di Santa Balbina: varcata la soglia della basilica c’è la sede della fondazione Lepanto presieduta dal professor De Mattei esponente dell’aristocrazia romana e che Berlusconi aveva nominato vicepresidente del CNR nonostante l’opposizione del mondo accademico.

De Mattei è uno scienziato (?) su posizioni anti evoluzioniste: “assolutamente” risponde a Mottola “’evoluzionismo è un mito,è una leggenda”.

Questo professore crede veramente che tutti gli uomini discendano da Adamo ed Eva. L’impero romano? Sarebbe caduto come punizione di Dio per l’omosessualità nell’impero: “l’omosessualità è un peccato grave condannato da Dio che può determinare la fine di una civiltà.”
Dallo scorso anno la fondazione Lepanto ha iniziato ad organizzare preghiere di protesta nelle piazze contro la gestione della chiesa da parte di Bergoglio. Si definiscono un “esercito regolare”, lo scorso settembre si sono radunati in piazza Sant’Angelo. Qui erano presenti i rappresentanti delle più importanti associazioni americane e i direttori di Lifesite news, di Church militant, i siti che hanno indicato nella punizione divina inflitta al papa la causa del corona virus.

Papa Francesco sta contribuendo a determinare la confusione all’interno della chiesa ” continua De Mattei che nel passato aveva parlato di fumo di satana che avvolgeva la chiesa.

Oggi ci troviamo, per la prima volta nella storia, in una situazione dove il papa anziché essere la soluzione del problema è la causa del problema, perché è egli stesso, papa Francesco, purtroppo un fattore di autodemolizione della chiesa e quindi di diffusione del fumo di satana all’interno della chiesa.”
In un tempo di grande confusioneafferma il cardinale Burke, patrono dell’ordine di Malta “come errori nella cultura e perfino nella chiesa, siamo veramente chiamati a difendere e combattere le verità della fede”: quanta distanza dalle parole di Bergoglio o al primo discorso del nuovo papa Prevost con la sua pace disarmante.
Il cardinale Burke ha stretti rapporti con esponenti dell’amministrazione Trump sebbene con Steve Bannon la relazione si sia molto raffreddata. In Italia invece Burke non ha mai nascosto le sue simpatie per Matteo Salvini: quando era ministro dell’interno e il papa lo criticava per i blocchi in mare delle ONG, il cardinale lo ha più voolte difeso in pubblico.

Io penso che sia comprensibile” commentava di fronte ai giornalisti sulla questione dei blocchi “la nazione deve prendersi cura per prima dei propri cittadini e poi esaminare attentamente chi sono questi immigrati, se sono davvero rifugiati politici o se sono persone che emigrano per migliorare le loro condizioni..”
Forse ad avere confusione non era papa Francesco, ma questo cardinale che forse dimentica le parole del Vangelo,
"Amerai il prossimo tuo come te stesso" (MC 12, 29-31)

La scheda del servizio: MAKE VATICANO GREAT AGAIN

di Giorgio Mottola – Sacha Biazzo

Collaborazione Greta Orsi, Alessia Pelagaggi

Report ricostruirà le sfide che Papa Leone XIV dovrà affrontare, tra l'importante eredità di Francesco, che il neoeletto pontefice ha raccolto sin dal primo discorso, e le resistenze che nei dodici anni del pontificato di Bergoglio hanno remato contro il messaggio di apertura al mondo e le riforme interne al Vaticano per la trasparenza e contro sprechi e corruzione.

La rinascita delle miniere del Sulcis

Era nato da un servizio di Michele Buono dove si immaginava un nuovo futuro per le miniere del Sulcis oggi abbandonate: perché non usarle come base per costruire nuovi impianti di accumulo per l’energia pulita?

Energy Vault si era interessata alla proposta di Report e così Michele Buono aveva raccontato a loro della sua visita in Sardegna. I tecnici svizzeri a sua volta si sono messi in contatto coi tecnici della Miniere CarboSulcis SPA che si sono resi disponibili a concedere dei pozzi per questo progetto rigenerativo. Servono infatti dei dislivelli per creare gli effetti gravitazionali necessari all’impianto: il pozzo 2 della miniera scelta ha una profondità di 500 metri, dal fondo saliranno le masse spinte dall’energia in arrivo dagli impianti. Masse che poi, quando la rete chiederà energia, caleranno fornendo loro energia alla rete.

Si può usare la terra ma anche i materiali di scarto della ex miniera, o scarti delle demolizioni, la materia prima non manca nel sito minerario, si può riciclare tutto, acqua compresa, quella della stessa miniera che viene presa per evitare che le cavità si inondino.

I dati raccolti dalla miniera sono stati raccolti a Lugano e così il progetto inizia a prendere la forma: si useranno serbatoi di acqua per conservare le masse, serbatoi la cui forma assomiglia ad una goccia d’acqua, “vogliamo ricopiare le forme della natura” spiegano gli ingegneri della Energy Vault “nella goccia abbiamo ovunque la medesima tensione, la goccia sfrutta in modo ottimale la superficie.”

Così una goccia gigante chiude il cerchio di una economia in cui si riutilizza l’acqua a ciclo chiuso e per produrre energia rinnovabile non c’è spreco di materiale.


Ma per chiudere il cerchio con le carte serve l’ok della regione, la CarboSulcis è una società regionale: la regione dovrà deliberare e finanziare il progetto entro il 2026, se non si fa in tempo si chiude tutto. Per accelerare i tempi l’azienda svizzera ha deciso di investire direttamente nel progetto: Luca Manzella, vicepresidente europeo, spiega a Report che prevedono un investimento da 70 ml di euro, “alla regione Sardegna vogliamo dimostrare che la tecnologia più innovativa funzioni e anche dei ritorni potenziali economici.” aggiungendo anche che la realizzazione del progetto sarà affidata ad imprese italiane. La macchina si mette in moto e comincia fin da subito a produrre valore, a Gela si iniziano a preparare i tubi di acciaio per agganciare i serbatoi, a Castelnuovo Scrivia in Piemonte realizzeranno i serbatoi in tessuto flessibile.
Tutto questo cosa significa per le miniere? Avere energia a km zero, alle spalle dei serbatoi c’è la centrale dell’Enel – spiega l’amministratore di CarboSulcis Francesco Lippi – si potrebbe pensare che un domani gli accumuli di energia possano servire per andare oltre a quello che sarà presente nel complesso industriale nostro.

Infatti, dismessa l’attività mineraria, si libererebbero degi spazi nei capannoni e rustici in un’area di oltre 200 ettari: “abbiamo un patrimonio immobiliare di 60mila metri cubi a disposizione” continua l’amministratore Lippi.

Capannoni che potrebbero essere destinati ad altre aziende a bordo delle attività industriali, a centri di ricerca e ad incubatori di imprese.

Ad esempio i vecchi locali degli spogliatoi di Serucci, una struttura architettonicamente straordinaria, potrebbe ospitare un centro di prototipazione industriale proprio per le imprese che verranno ad investire qua.

Altri punti da unire sono nel territorio – continua il racconto di Michele Buono – nasce una nuova economia e e arriverà altra popolazione per lavorare, divertirsi, abitare. I paesi svuotati dalla crisi del Sulcis dovranno prepararsi ad una rigenerazione urbana per accogliere nuovi abitanti e nuove attività.

La scheda del servizio: MINIERE DI ENERGIA

di Michele Buono

Le miniere di carbone del Sulcis iglesiente in Sardegna sono in dismissione, la Carbosulcis ha tempo fino al 2026 per pensare ad altre attività ma che non devono avere a che fare con il carbone, sennò si chiude e tutti a casa. In questa storia Report è protagonista. Ci viene un’idea.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

08 giugno 2024

Il sangue dei peccatori di S.A. Cosby

 


Charon
Charon fu fondata sul sangue e sulle tenebre. Letteralmente e metaforicamente. Persino l’origine del suo nome è oscura e rivela un certo gusto per la morte. Narra la leggenda che la contea avrebbe dovuto chiamarsi Charlotte o Charles, ma i padri fondatori indugiarono troppo a lungo [..] La storia che si racconta è che qualcuno semplicemente continuò a scorrere il dito lungo l’elenco dei nomi fino ad arrivare a Charon, Caronte, colui che traghetta le anime dei defunti nel regno dei morti.

Charon, come Caronte, il traghettatore delle anime nell’inferno: forse non poteva esserci nome più indicato per ambientare questo racconto che ci porta dritto dentro l’anima nera dell’America profonda. Se nel primo romanzo, Deserto d’asfalto a farla da padrone era l’adrenalina dell’azione, già nel secondo si toccavano temi legati all’odio contro le minoranze, che siano le persone di colore o gli omosessuali. Questo terzo romanzo tocca ci porta dritti dentro l’inferno, ma non quello descritto da Dante, quello che abbiamo costruito noi umani, come i primi coloni che hanno messo terra su questo lembo della Virginia e hanno preso possesso delle terre con la violenza. Che poi hanno coltivato i campi con gli schiavi razziati dalle coste africani, perché tanto erano esseri inferiori. Tanto diversi da doverli tenere segregati, lontani dall’uomo bianco, perché lo dice anche la Bibbia, perché questi sono i nostri valori da difendere, qui si è sempre fatto così.. Uccidere, violentare, spargere sangue, sangue che poi si infetta, generazione dopo generazione. Fino a che il male esplode all’improvviso. L’inferno esiste come esiste anche il diavolo, che vive in mezzo a noi, non ha le corna in testa. Ma a volte indossa la maschera di un lupo…

«Il Sud non cambia. Si può provare a nascondere il passato, ma quello ritorna, in forme anche peggiori. Forme tremende».

Parola di Titus Crown, sceriffo della contea di Charon, Virginia.

UNO

Titus si alzò cinque minuti prima che la sveglia iniziasse a suonare, alle 7:00, e si fece una tazza di caffè con la Keurig che gli aveva regalato Darlene per Natale.

Non è facile essere uno sceriffo di colore in una piccola contea del sud come Charon, specie se sei stato eletto prendendo il posto di un vecchio sceriffo che aveva usato la stella e il suo ruolo per nascondere le prepotenze e le violenze contro le persone di colore.
Specie se sei uno come Titus Crown, con un passato brillante come agente dell’FBI, prima che gli accadesse qualcosa che lo ha costretto ad abbandonare il bureau, tornare dal padre nel suo paese d’origine, provare a fare qualcosa di buono per proteggere la gente del suo paese.

E magari cercare di mettersi alle spalle vecchi incubi: come il volto di quel suprematista bianco che si era fatto esplodere davanti a lui, o come il rimorso per non aver fatto abbastanza per salvare la madre, morta anni prima dopo una lunga malattia.

Titus è una di quelle persone che si portano addosso tutto il dolore, senza riuscire a condividerlo con altri. Col padre, che si era perso nell’alcool o col fratello Maquis, con cui non si parlavano più, o perfino con la religione.

E ora, su Titus e su Charon sta per abbattersi una nuova tragedia, altre ferite lasceranno sul suo corpo la testimonianza di quanto può essere malvagio l’uomo.
Tutto parte con una telefonata:

Proprio per quello la disperazione che trasudava dalla voce e usciva dalla radio innervosì Titus all’istante. «Qui Titus, passo» disse, dopo aver premuto il pulsante per parlare. «Titus… c’è un uomo armato all’interno del liceo. Mi stanno arrivando cento chiamate al minuto, qui… »

A Charon è successo quello che era già successo in altre città in America: qualcuno che fa irruzione nella scuola con un’arma, la cui detenzione è garantita dal secondo emendamento, per uccidere.
Ma in questo caso l’assassino, un ragazzo di colore, ha sparato solo una volta, al professor Spearman, un professore molto amato dagli studenti.

.. le porte si aprirono e ne uscì un uomo che teneva nella mano sinistra una maschera di cuoio con il muso da lupo e nel braccio destro cullava come un neonato un fucile calibro .30-30.

Latrell, questo il nome del ragazzo, viene abbattuto dalla polizia, quando questi fa il gesto di avventarsi addosso col suo fucile.
L’ennesima tragedia causata dalle troppe armi che girano nel paese, quelle che dovrebbero renderci tutti più sicuri? Sarebbe già difficile da spiegare così per Titus, sceriffo di colore che deve spiegare alla comunità nera che non è trattato dell’ennesimo caso di eccesso di violenza.

Ma c’è qualcos’altro: Latrell prima di morire ha gridato delle frasi come se fosse in preda ad un delirio, il suo sguardo era come di uno che si è già perso nel suo inferno. E poi quelle parole:

«Latrell, aspetta» disse Titus. Latrell aprì gli occhi. «Guardategli nel telefono» disse. Titus abbassò il tiro di un altro centimetro.
Per scrupolo, per evitare di essere accusato di voler insabbiare le eventuali responsabilità dei poliziotti nell’ennesimo scontro dove a morire è un ragazzo di colore, Titus chiede un’indagine interna sulla dinamica dei fatti, basandosi anche sui tanti video girati dagli studenti. Anche se sembra tutto chiaro, un ragazzo di colore, uno sbandato con problemi di droga, che ha ucciso un docente, bianco, idolo degli studenti professore.

Quanto al resto della comunità nera di Charon, per alcuni di loro sarebbe sempre stato il nemico. Era il prezzo del distintivo. La decisione di candidarsi implicava la scelta di vivere in una terra di nessuno

Si trova in una posizione scomoda Titus, a metà tra la comunità nera che aveva votato per lui e che ora si aspetta da lui che blocchi le manifestazioni dei nostalgici della segregazione, e dall’altra parte le pressioni dell’amministrazione comunale, come il presidente del consiglio municipale, Scott, un imprenditore di una importante azienda locale che vorrebbe avere nell’ufficio dello sceriffo una sua marionetta

Gli uomini come Scott, consumati dall’ego e dal desiderio di affermare il proprio dominio in cima a gerarchie che vedevano soltanto loro, non riuscivano a mettere da parte le proprie meschine aspirazioni nemmeno di fronte alla morte.

Sempre per scrupolo, Titus decide di verificare le parole di Latrell: cosa c’è dentro il cellulare del professore?

Le immagini sul telefono di Jeff Spearman erano la cosa peggiore che avesse mai visto. Non riusciva a togliersi dalla testa l’idea della purificazione per immolazione.

Sono video e foto che riprendono violenze contro ragazzini, tutti di colore, portate avanti da tre uomini. Uno è il tanto amato professore di geografia, che nei video ha il volto nascosto da una maschera di lupo, come quella che teneva Lattrell in mano, pure lui presente nelle immagini e nei video.

Chi sono questi ragazzini? Come sono finiti dentro questo inferno? Che fine hanno fatto i loro corpi, alla fine di queste violenze (che saranno l’ennesimo incubo che accompagnerà i sogni di Titus)?

«Come ci convivi, con quella roba in testa?» chiese Carla.
Titus si rimise gli occhiali da sole. «Cerco di non sognare» disse, entrando nella casa.

Lo sceriffo Titus decide di mobilitare tutta la sua squadra in questa indagine, per dare giustizia a quei ragazzini indifesi: la caccia all’ultimo lupo, come chiama il terzo uomo dei video diventa quasi subito un caso personale, non solo per il suo coinvolgimento personale, ma anche perché questo “lupo” inizia a contattarlo, lanciando messaggi, come volesse lanciargli una sfida.
Una sfida che lascerà sul corpo, e nell’anima, dello sceriffo altre cicatrici da parte di questo “demone”, un altro frutto del sangue avvelenato, il “sangue dei peccatori” di Charon.

Nel frattempo le tensioni tra i suprematisti bianchi e la comunità di colore, iniziano a montare, anche con l’avvicinarsi della festa organizzata dai “figli della congregazione”: suprematisti bianchi che pensano di difendere le loro radici e la loro “cultura” andando a sfilare sotto le statue dei generali sudisti, sconfitti nella guerra di secessione e che dovrebbero essere considerati traditori della patria. Quella statue che dovrebbero essere abbattute o quanto meno contestualizzate e che invece vengono difese tirando in ballo la “cancel culture”

Quelle effigi avevano due scopi: creare una falsa narrazione che parlasse di onore e sacrificio alla quale i nostalgici confederati potessero aggrapparsi,[..] ricordare ai neri del Sud che per alcuni dei loro vicini bianchi non erano che bovini fuggiti dal recinto, pronti per essere sacrificati sull’altare della Causa Persa.

Eccola l’anima nera del sud, dove circolano più armi che criminali, dove si difendono le statue di generali segregazionisti parlando di cultura, dove girano più bibbie che veri cristiani:

«Flannery O’Connor diceva che il Sud è infestato da Cristo. È infestato, non c’è dubbio. Dall’ipocrisia del cristianesimo. Tutte queste chiese, tutte queste Bibbie, e poi è proprio in posti come Charon che i poveri sono ostracizzati.»

In questo terzo romanzo, come i precedenti molto duro e teso, si parla di segregazione, di odio razziale, di povertà, della religione strumentalizzata per giustificare le posizioni di privilegio dei bianchi, ricchi, punta il dito contro quella visione falsa del sud degli Stati Uniti

Le cittadine di provincia sono come la gente che le abita. Piene di segreti. Segreti carnali, segreti di sangue. Giuramenti nascosti e promesse sussurrate che diventano menzogne più in fretta di quanto si guasti il latte al sole caldo dell’estate.
Il mito di un Sud con gente rispettabile che passeggia per la via principale del centro è sempre stato una casta fantasia da puritani. La realtà si trova nelle stradine di campagna, per i sentieri sterrati, sotto il cielo quando diventa nero. Sul sedile posteriore di una Buick chiazzata di ruggine e sul pianale di un pick-up sgangherato. Il cuore di Charon e della sua contea batte al ritmo degli spiritual che si cantano in chiesa la domenica mattina, ma la sua anima è una verità che si può leggere nel sudore degli amanti clandestini, nel sangue che cola dalle labbra della presidentessa dell’associazione genitori e insegnanti dopo che il marito ha bevuto un bicchiere di troppo, ben più d’una volta di troppo.

Il sangue dei peccatori è un romanzo molto politico (e molto utile per comprendere certe dinamiche politiche nell’ottica delle prossime elezioni presidenziali americane): alla fine di emerge l’immagine del protagonista, Titus Crown, un uomo che si porta sulle spalle il peso delle sconfitte subite, la perdita della madre, la disillusione della religione, l’essere uscito dall’FBI. Ho pensato, leggendo le pagine dove Titus condivide i suoi pensieri, a quanto ci sia dell’autore dentro questo sceriffo “anomalo” e leggendo questo articolo su publishersweekly ho avuto conferma delle mie sensazioni.


I precedenti romanzi di S.A. Cosby
Deserto d’asfalto
Legittima vendetta

La scheda del libro sul sito di Rizzoli, il link per scaricare il pdf del primo capitolo

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

26 giugno 2020

La destra sovranista e gli invisibili di Mondragone

La destra italiana (sovranista o meno, oggi fa poca differenza) è questa: finché i romeni (chiamati rom, per far più effetto) e i bulgari erano invisibili, andava bene. Oggi che si permettono di protestare, perché per iò Covid non possono andare a lavorare nei campi, sfruttati anche da noi italiani, è tutto un dagli all'untore.

Eppure, come scrivono in tanti (Zancan su La Stampa, Fierro sul Fatto Quotidiano) tutti a Mondragone sapevano: del caporalato, del lavoro nero, delle case ex Cirio occupate (e con affitti in nero). 
Cos'ha fatto lo Stato fino a ieri per contrastare la situazione? E la Regione di De Luca?

L'impressione è che a questa destra i clandestini, gli invisibili vadano bene: quando stanno zitti perché ingrassano gli imprenditori furbetti che non si preoccupano di come vengono raccolti i pomodori o le fragole.
Quando lanciano le sedie, perché ingrassano la loro propaganda...

14 gennaio 2020

Presadiretta – attacco al papa

Prima puntata di Presadiretta dedicata a papa Francesco, uno dei leader più popolari al mondo, ha parlato di riforma della Chiesa, si è speso per la difesa degli ultimi, non ha paura dei gay, si è scagliato contro le multinazionali responsabili dello sfruttamento del mondo.
Ma dal 2013 è stato oggetto di attacchi sempre più duri, è stato accusato di apostasia ed eresia e sono state chieste le sue dimissioni.
Notizia di ieri, il papa emerito Ratzinger in un libro ha difeso il celibato dei preti, mentre papa Bergoglio aveva aperto al tema del matrimonio dei preti, in determinate condizioni.

L'attacco più grave è quello lanciato nel 2018, in occasione del suo viaggio in Irlanda: la chiesa irlandese è stata devastata dallo scandalo dei preti pedofili e la commissione governativa ha raccolto le storie di 2500 vittime di violenza in scuole gestite da preti.
Parlando al castello di Dublino, il papa ha ammesso le colpe, lo scandali degli abusi e il fallimento dei vertici della chiesa di fronte a questi crimini ripugnanti.
Il papa ha chiesto scusa, come nessuno aveva fatto prima d'allora: “chiediamo perdono alle vittime”, le sue parole di fronte alla folla.

In quei momenti arriva il memoriale dell'ex nunzio apostolico in America Carlo Viganò: accusa papa Bergoglio di aver coperto gli abusi commessi negli Stati Uniti, chiedendone le dimissioni.
Un tentativo di colpo di stato, lo descrive un giornalista francese, Lacroix, che stava seguendo il viaggio di Bergoglio in Irlanda.

Il memoriale esce proprio mentre il papa era in Irlanda, costringendo Bergoglio a commentare e replicare al memoriale mentre era in aereo, il 26 agosto 2018.
“Io non dirò una parola su questa”: il papa scelse di non rispondere al memoriale, non rispondere all'attacco di Viganò per non dare ossigeno ai suoi nemici.

Perché questo papa dà così fastidio? Da dove arrivano tutti questi attacchi?

I casi di pedofilia citati dal memoriale di Viganò ruotano attorno alle accuse rivolte al vescovo americano di Washington McCarrick, ritenuto responsabile di diversi abusi commessi nei confronti di studenti di seminari cattolici.
Secondo il memoriale, Viganò avrebbe raccontato tutta la storia a papa Bergoglio, ma costui avrebbe coperto il vescovo.
Ma in realtà papa Francesco ha imposto delle sanzioni (non rispettate) e infine spretato il cardinale McCarrick, ma per Viganò non è abbastanza, dunque dovrebbe dare il buon esempio e dimettersi.

Lo scrittore americano Ivereigh, autore di una biografia sull'attuale papa, ha smontato tutte le accuse di Viganò: le uniche sanzioni contro McCarrick sono quelle di Bergoglio e Viganò, quando era nunzio apostolico, non ha fatto nulla contro questo cardinale, gli ha persino consegnato un premio.
Nemmeno Viganò, quando era stato nunzio, si è mai distinto nella lotta contro la pedofilia nella chiesa americana.

Ma le accuse di Viganò hanno portato un risultato: 25 vescovi americani sono di fatto in stato di scisma, non riconoscono più Bergoglio come papa e la conferenza episcopale americana non è schierata a favore del papa, offrendogli solidarietà.
La leadership americana è di fatto ostile nei confronti di Bergoglio: il giornalista Chris White ha raccontato di come diversi laici americani hanno investito 1 milione di dollari per scovare altarini, casi di pedofilia tra i futuri elettori del prossimo papa.
Obiettivo del dossieraggio illegale è evitare che ci sia un altro papa Bergoglio dopo questo: dietro ci sarebbe l'interesse politico dei conservatori americani, il Napa Institute.

Nel memoriale Viganò racconta di come l'omosessualità sta minando la Chiesa oggi: la Chiesa oggi è accusata di essere troppo morbida nei confronti degli omosessuali, una vera ossessione della Chiesa integralista americana e non solo.

Iacona ha incontrato il direttore del giornale online Lifesitenews.com, Westen: attacca Bergoglio tutti i giorni, sulla morale sessuale.
Un tuffo indietro di secoli, sentir parlare questo giornalista che parla dei risposati, dei gay, della morale sessuale.

I milioni di divorziati nel mondo devono tornare nella chiesa solo se non fanno sesso. I gay devono vivere una vita casta, come i single.
Chissà se lo sanno i poveri in America.

Il 28 settembre 2019 i cattolici tradizionalisti si sono ritrovati a Castel Sant'Angelo, per combattere gli spiriti maligni dall'Amazzonia: combattere le nuove idee proposte da Bergoglio, per esempio quelle sul celibato.
Tra i presenti, i membri della Fondazione Lepanto: combattono l'ipersessualità nel mondo secolare, gli uomini e le donne non sono fatti per il piacere, ma per il sacrificio, racconta il fondatore De Mattei.
L'omosessualità sta corrompendo la Chiesa, dice De Mattei: c'è una pedofilia e la omosessualità e questo deriva dall'insegnamento della storia e dall'esperienza.
Peccato che tutti gli studi scientifici dicano il contrario: pedofilia e omosessualità non hanno un nesso, provato in modo scientifico.
Se nel passato i casi di pedofilia riguardavano per lo più maschi è perché per esempio, non c'erano chierichette.

Il pedofilo peggiore è quello che usa il suo senso di potere, la sua onnipotenza che deriva dalla posizione di prete, per compiere gli abusi: ma quello che succede nella Chiesa è solo uno specchio di quello che succede nel mondo – racconta padre Zollner, a capo dell'unità in Vaticano che studia i casi di abuso.

È proprio dietro la morale sessuale, dietro l'autorità dentro la chiesa, che si nascondono i casi di pedofilia: una delle vittime è stato proprio un prete, don Albanesi fondatore della comunità di Capodarco. Chi è troppo ortodosso è pericoloso, rischia di essere lui il pericolo per il mondo – racconta di fronte a Iacona.
I cattolici tradizionalisti con la loro ortodossia proprio per questo sono pericolosi, come i farisei superbi delle parabole del Vangelo.

Le tesi dei cattolici tradizionalisti si saldano con quelle dei politici sovranisti di destra: Salvini è stato ripreso con una maglietta con la scritta “Il mio papa è Benedetto”.
Il rosario sventolato da Salvini è lo stesso sventolato dai cattolici salviniani, che pregano per lui davanti il tribunale di Torino che doveva giudicarlo.
L'ostentazione dei simboli cattolici è un gesto che Salvini ripete spesso, nei suoi comizi: santini, madonne, rosari.

Il Vaticano aveva chiesto ai politici di non ostentare questi simboli, ma Salvini è andato avanti: né a Salvini né ai suoi elettori piace Bergoglio, non piacciono le sue parole su migranti, da accogliere, sui morti nel Mediterraneo.

Salvini ha sposato le tesi e le parole dei cattolici tradizionalisti dopo il viaggio a Washington, dove ha incontrato Bannon, il guru dei sovranisti.
Ma a venire colpiti sono anche i parroci di periferia, specie quelli in zone dove sono presenti immigrati.

Raffaella Pusceddu è andata a Marsala, dove vive don Fiorino che si è scontrato con Fannì Montalto, fondatrice del primo circolo leghista.
Lo scontro tra la leghista e il prete è nato dopo un'omelia in cui il prete ha attaccato l'atteggiamento dei leghisti, che tenevano in mezzo al mare i migranti.
Uno scontro in cui la leghista ha rinfacciato al prete di fare affari coi migranti: “il sacerdote non può condannare chi fa politica come Salvini”.

Chi va in Chiesa deve ascoltare la parola del signore, non deve aumentare la cultura dell'odio, questo non è né umano né giusto – la risposta del prete.
Insomma, per i leghisti, il prete non deve fare politica, specie se in contrasto con la politica leghista: riassumendo, il politico può ostentare simboli religiosi, mentre il papa o il prete non deve permettersi di rinfacciare al politico il valore della solidarietà.

È la politica di accoglienza dei migranti di Bergoglio che non va bene alla destra sovranista: Forza Nuova ha dato del Badoglio a papa Francesco, ovvero del traditore, uno che fa business con l'accoglienza.
Oggi la destra, la Lega, FDI, Forza Nuova si permette di portare avanti uno scontro diretto contro il papa, cosa impensabile anni fa.
Pensi a far messa e lasci stare i migranti …

Uno dei primi gesti del papa, nel 2013, è stato proprio rivolgersi ai migranti a Lampedusa: parlare coi migranti, riconoscerli, riconoscere la via di morte in mezzo al Mediterraneo, risvegliare le coscienze dei cattolici, affinché quelle morti nel mare non si ripetessero.
Parlava di globalizzazione dell'indifferenza, una malattia che Bergoglio ha rinfacciato alla politica mondiale e italiana: a Lampedusa e al campo profughi di Lesbo, ha voluto ricordare a tutti noi che i migranti prima che numeri, sono persone, sono storie.

Non bisogna prendersela coi migranti, ma con gli squilibri economici, con le ingiustizie che generano esclusione, contro questo mondo “crudele con gli esclusi”, contro la “cultura dello scarto”.
I paesi in via di sviluppo continuano ad essere depauperati, le guerre interessano alcune paesi del mondo, ma sono prodotte dai paesi più ricchi che poi non vogliono accogliere i migranti in fuga dalla fame e dalla povertà.
Non possiamo rimanere indifferenti di fronte alle nuove e vecchie povertà.
Non possiamo non piangere, non possiamo non reagire.

La chiesa di Bergoglio non solo predica, ma agisce, grazie ai corridoi umanitari che consentono l'arrivo di profughi in Italia, donne e bambini sottratti ai trafficanti di uomini arrivati in Italia in aereo.
Tutto organizzato dai valdesi, dagli evangelici e dalla comunità di Sant'Egidio.
Esiste un'altra Italia che non ha paura e che è solidale, coi migranti, coi senzatetto.

Bergoglio si è anche espresso contro i cambiamenti climatici, causati dall'uomo: le conseguenze dei cambiamenti climatici colpiranno per primi i poveri, mentre chi sfrutta le materie prime, per il profitto, continua ad arricchirsi.
L'enciclica di papa Francesco, Laudato si, parla di “ecologia integrale” in cui tutto si mette assieme la vita dell'uomo, la terra devastata, gli ultimi.

Bergoglio è discriminante: siamo cattolici dei simboli, dei localismi oppure siamo cattolici del Vangelo?

La critica a questo capitalismo, la critica contro lo sfruttamento dell'ambiente, la critica contro l'indifferenza nei confronti degli ultimi non sono “fare politica”, ma seguire il Vangelo.
Sono gli integralisti che usano la fede in modo fanatico per una logica di consolidamento di potere.

Secondo Andrea Riccardi, fondatore della comunità di Sant'Egidio, la destra sovranista attacca papa Francesco perché si oppone al loro progetto politico: in Europa c'è il progetto di battezzare il nazional cattolicesimo, cioè tornare al cattolicesimo che coi suoi simboli, sia l'identità di una nazione.
E papa Francesco non ci sta, perché evangelico, perché cattolico, ovvero universale: questa è stata sempre una trappola, già Pio XI col fascismo la intuiva e oggi questo ritorna.
Tornare al cattolicesimo come religione della mia terra, della mia nazione: ma questo – conclude Riccardi- non è il cattolicesimo, e Bergoglio lo dice con forza.

25 dicembre 2019

Mussolini ha fatto anche cose buone, di Francesco Filippi



Le idiozie che continuano a circolare sul fascismo

L'Italia non ha mai fatto i conti con la sua anima fascista: non intendo il fascismo della camicia nera e del fez, ma invece quel maschilismo strisciante, quel razzismo latente del “non sono razzista ma.. ”, il considerare le donne buone solo per far figli e un male se preferiscono cercare un riconoscimento nel lavoro.
L'essere forti coi deboli e deboli coi forti, la legge che va bene per attaccare i nemici e che si può calpestare se ci danneggia, l'ostentare la triade Dio-patria-famiglia come se fosse un'arma..
Quest'anima di rivela ogni volta che leggiamo, da nostalgici fascisti ma anche da politici dei nostri tempi, giudizi positivi sull'operato di Mussolini nel suo ventennio.
Uno che mandava gli oppositori in vacanza, come disse Berlusconi.
Uno che ha costruito ponti ed edifici, a sentire Tajani.
Uno che ha portato in Italia la previdenza sociale, sostiene Salvini.

Bene, questo libro smonta una dopo l'altra tutte le bufale che sono sopravvissute fino ad oggi sul fascismo, dal duce delle pensioni al duce che in fondo è stato un dittatore buono. Scrive nella prefazione lo storico Carlo Greppi, riferendosi ai fascisti che sui social scrivono di voler pisciare sui libri degli antifascisti
.. cari neofascisti del terzo millennio e cari nazionalisti che guardate con nostalgia a una delle epoche più buie della storia contemporanea: questo è un libro sul quale proverete a versare ogni forma di liquido, perché queste pagine scavano e svelano, scardinano e scolpiscono dritto nel seno. Arrivano al bersaglio grosso senza tentennamenti.

E' stato un lavoro certosino quello di Francesco Filippi, andando a verificare regi decreti, atti del governo, per cercare di andare oltre il mito che in questi anni è stato costruito: una sorta di nostalgia per un periodo passato, che si reputa fosse felice, per il lustro che aveva l'Italia, nessuno rubava, tutti lavoravano, quando c'era lui i treni arrivavano in orario e tutti avevano una casa..
Bene, tutto falso: se leggerete questo libro, che è molto dettagliato e chiaro, ve ne renderete conto anche voi. Viviamo in un'epoca di fake news, un qualcosa che non è stato inventato oggi ma che i media di oggi hanno amplificato: se smontare queste fake news è complicato, smontare la propaganda fascista che costruito queste bugie è più semplice, basta partire dalla realtà.
Smontare una bufala quando la gente già parla d'altro è inutile: una battaglia persa, o comunque a perdere. Se sul presente si è costretti a combattere un'estenuante guerra di trincea però, qualcosa in più è possibile fare sul passato: le fake news storiche hanno lo svantaggio di essere ancorate ad un argomento specifico, e la smentita di una bufala storica, una volta elaborata, ha la stessa velocità di propagazione della bugia che contrasta.

Perché occuparsi di queste bugie? Il fascismo, nelle forme del ventennio, non tornerà più: assistiamo invece ad un ritorno di quelle idee che lo hanno caratterizzato, il desiderio dell'uomo forte, l'inutilità dei diritti civili, l'attacco ai sindacati, ai giornali liberi, il ruolo della donna sempre mortificato.
Pensare a un ipotetico passato positivo lascia una speranza nell'animo di chi è scontento del proprio presente. In un momento di velocità e valori fluidi, avere un posto sicuro e tranquillo in cui rifugiarsi è rinfrancante, anche se questo posto è la memoria, anche se questa memoria è falsa”. 

Ecco, per mostrare una volta e per sempre come queste idee del passato non derivino da un'epoca felice, occorre che ci sia piena coscienza di cosa il fascismo è stato e di cosa non è stato.
Il nostro passato totalitario, con la compressione dei diritti, la violenza squadristica, il clientelismo dei ras fascisti, le ruberie del regime, anche se confrontato col misero presente, non ha nulla che meriti di essere riabilitato, è un'epoca che dobbiamo condannare una volta e per sempre.

Il duce previdente e previdenziale
Mussolini ha dato le pensioni agli italiani?

Il duce non ha dato le pensioni agli italiani: sin dalla fine dell'800 esisteva un ente chiamato Cassa nazionale di Previdenza (creata dal governo Crispi) che aveva il compito di elargire una pensione a militari e a impiegati del settore pubblico.
La Cassa venne rinominata in Cassa Nazionale per le Assicurazioni sociali nel 1919 e venne estesa la copertura anche al settore industriale.
Il fascismo mise questo ente sotto il controllo del governo, e nel 1933 lo rinominò in Infps (dove la f sta per fascista) in modo da poter controllare l'erogazione di questi aiuti, non solo le pensioni ma anche altri aiuti che oggi mettiamo sotto la voce di welfare.
Un tentativo propagandistico di impossessarsi di quello che nei fatti era stato il frutto di decenni di contrattazioni e lotte sindacali, di riforme attuate dai governi liberali e di iniziative delle associazioni di categoria dei lavoratori”

Questo carrozzone pubblico, INFPS arrivò ad avere 8000 dipendenti per il modo clientelare con cui furono guidate le assunzioni al suo interno, portandolo ad una situazione di crisi.

La tredicesima? Esisteva già prima di Mussolini, che la rese obbligatoria solo per gli impiegati pubblici, che erano il suo bacino elettorale di riferimento, quel ceto medio che vagheggiava di avere mille lire al mese..

Il duce bonificatore
Mussolini ha bonificato le paludi?

Altro mito da ridimensionare: la bonifica delle zone paludose in Italia è cominciata prima del ventennio: in un primo momento (col Testo unico per le bonifiche del 1923) il fascismo cercò di fare degli interventi di bonifica in cui fossero coinvolti i privati.
A seguito del fallimento di questo tentativo, anche perché si scontrava coi grandi latifondisti del sud che si vedevano espropriati i terreni da bonificare, nel 1926 Mussolini incaricò l'Opera Nazionale Combattenti, composta da ex reduci, di gestire le opere di bonifica.
Il piano era ambizioso, strappare alle paludi 8 milioni di ettari di terreno, ma alla fine si riuscì a bonificarne (in modo completo) solo 2 e “di questi due milioni, un milione e mezzo erano bonifiche concluse dai governi precedenti al 1922 ”
Era un piano molto costoso per lo stato, su cui gravavano i costi per i contributi erogati ai privati, e anche perché coltivare sulle terre strappate alle acque era qualcosa di insostenibile.
La soluzione proposta dalla legge del 1933 era quindi l'unica possibile per non perdere la faccia: costringere i coloni a rimanere attaccati alla terra e prolungare i mutui agevolati e sgravi fiscali nella speranza che la situazione potesse migliorare.

Infine la malaria in Italia fu dichiarata come debellata solo nel 1970, dall'OMS.

Il duce costruttore
Mussolini ha dato una casa a tutti gli italiani?

Dalla fine dell'800, l'Italia ebbe un boom demografico, parte della popolazione si spostò nelle città, portando alla domanda di nuove case. Il ministro Luzzatti, destra liberale, emanò il primo piano case: il fascismo non fece altro che prendere tutti gli istituti per le case popolari e ricondurli sotto le amministrazioni fasciste provinciali.
Ancora una volta, il fascismo metteva il cappello sopra un progetto non suo: ma a parte la riorganizzazione dei quartieri (a Roma, per esempio), spesso utile solo per la propaganda del regime, i risultati furono poco lusinghieri.

Poco lusinghiero anche il comportamento del governo Mussolini dopo il terremoto in Irpinia e in Basilicata del 1930: i terremotati rimasero nelle tende in attesa delle nuove case
La vera soluzione ai problemi causati dal terremoto, dopo la demolizione delle tendopoli, a pochi mesi dal sisma, fu principalmente una: l'emigrazione

Il primo piano case in Italia fu emanato dopo la seconda guerra mondiale da Amintore Fanfani nel 1949.

Il duce della legalità
Mussolini è stato un integerrimo difensore della giustizia?

Ai tempi del fascismo nessuno rubava. Falso, si rubava, ma non si poteva scrivere sui giornali.
Sul Mussolini difensore della legalità i primi dubbi sorgono sin dal 1914, dai soldi con cui riuscì a creare un nuovo giornale, Il popolo d'Italia, quando fu cacciato dall'Avanti, per il suo voltafaccia sull'interventismo.
Va poi chiarita una cosa: legalità e giustizia sono due cose diverse, specie in epoca di dittatura, dove il rispetto della legge è appannaggio del potente e non del povero o del dissidente.
Un regime che si è fatto largo con la violenza delle squadracce, con l'essere il braccio armato dei padroni delle ferriere, dei latifondisti, non ha nulla a che spartire con giustizia e legge.

C'è poi la vicenda del delitto Matteotti: l'autore cita le denunce che il deputato socialista stava per fare circa presunte tangenti che la Sinclair Oil, inglese, avrebbe pagato a gerarchi fascisti.
Delitto di cui Mussolini rivendicò la paternità politica e anche la natura criminale del governo, nel discorso del gennaio 1925.
Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere”

Il regime e i gerarchi si erano arricchiti pure sulle case dei terremotati, i cui costi furono gonfiati: scandali e ruberie, le notizie di clientele locali venivano raccolte poi dall'OVRA e usate da Mussolini per ricattare i possibili nemici interni.

Anche sulla mafia occorre correggere il tiro: il fascismo usò le azioni militari del prefetto Mori in Sicilia, finché queste non toccarono i livelli politici della mafia e finché l'operato di Mori non iniziò ad offuscare quello del duce. A quel punto, nel 1928, Mussolini pensionò Mori e sui giornali non si parò più di mafia.

Il duce economista
Mussolini ha fatto progredire l'economia italiana ai massimi livelli?

Fa specie scoprire che Mussolini, per dare lustro al suo operato, avesse cercato di raggiungere il pareggio di bilancio, con una politica di austerity (nei confronti dei salari, della spesa sociale) e col raggiungimento di quota 90, ovvero 90 lire per una sterlina, moneta che allora era considerato il riferimento internazionale per la finanza.
Chissà se i sovranisti lo sanno, del mito della moneta forte, che poi danneggiò le aziende italiane che esportavano..
L'economia italiana nel ventennio non progredì: il pareggio di bilancio fu raggiunto solo grazie all'estinzione dei debiti di guerra; la crisi del 29 non toccò subito il paese per la scarsa finanziarizzazione delle imprese.
Mussolini salvò con soldi pubblici le banche d'affari, creò l'IRI come ente pubblico per il rilancio delle imprese, ma in realtà fu usato per comprare quelle in crisi.
La politica dell'autarchia penalizzò ulteriormente gli italiani, il resto lo fecero le sciagurate guerre a cui l'Italia prese parte: Etiopia, Spagna, Albania.
In quegli anni si allargò lo spettro delle disuguaglianze in Italia, la fetta tra la parte più ricca del paese e quella più povera:
.. a una ristretta platea di superricchi, per lo più aderenti al fascismo, fece da contraltare la gran massa della popolazione che per cercare opportunità di vita migliori aveva come unica alternativa l'emigrazione.

Il duce femminista
Mussolini valorizzò il ruolo della donna in Italia?

Per il fascismo la donna doveva solo essere genitrice dei nuovi italiani da donare alla patria.
Furono tanti i provvedimenti del regime per cacciare le donne dai posti di lavoro, dagli impieghi pubblici e da quelli privati.
Mussolini abolì nel 1926 il voto amministrativo, dopo aver concesso, magnanimo, nel 1925 l'estensione del voto anche alle donne, ma senza suffragio universale.

Le donne votarono per la prima volta nel 1946, per il referendum tra monarchia e repubblica.
Il ruolo della donna è ben definito dal dualismo di donna Rachele, la moglie di Mussolini, con Claretta Petacci, l'amante ufficiale del duce.

Nel codice fascista, sopravvissuto in parte fino ai giorni nostri, erano presenti anche due leggi: quella sul delitto d'onore e quella sul matrimonio riparatore (la violenza nei confronti di una donna era estinta col matrimonio appunto) .
Una vergogna.

Il duce condottiero e statista
Mussolini è stato un grande condottiero?

Eccetto i primi anni, l'immagine del duce è sempre in tenuta militare.
Eppure, guardando la realtà, non fu affatto un condottiero: le guerre dove hanno combattuto gli italiani sono state caratterizzate anche dai genocidi e le violenze contro i civili (in Libia, in Slovenia); per le sconfitte che abbiamo subito in Spagna contro i volontari repubblicani e in Grecia contro l'esercito ellenico che si presumeva fosse meno preparato del nostro.
Gli 8 milioni di baionette non esistevano, i nostri militari erano male armati e male motivati, comandati da generali che avevano fatto carriera solo dietro scrivanie dello stato maggiore o arruffianandosi col regime.
Per non parlare dei crimini di guerra compiuti, che contrastano con l'immagine falsa di italiani brava gente.
Il dissolversi così repentino di un regime ventennale nell'estate del 1943 può essere spiegato anche come la grande disillusione di fronte a un sistema narrativo di cartapesta che aveva retto per una generazione solo perché troppi pochi avevano avuto il coraggio di dire che il re, anzi il duce, era nudo.

Il duce umanitario
Mussolini fu un dittatore “buono”?

La dittatura fascista non fu affatto un totalitarismo dal volto umano: oltre all'eliminazione delle libertà individuali, non possiamo dimenticarci delle 3000 vittime negli anni dello squadrismo (il dato è riportato da Gaetano Salvenimi nelle sue memorie) e nemmeno delle leggi razziali emanate dal regime nel 1938.
Che furono solo un punto di arrivo, del razzismo presente nel regime, dopo le leggi razziste emanate in Etiopia dopo l'occupazione e in Libia.
Il regime voleva preservare l'uomo italico e il suo sangue dalla contaminazione col sangue ebreo e delle popolazioni locali in Africa.
Non possiamo dimenticare i lager italiani in Libia e quelli in Slovenia, ad Arbe

Il regime collaborò coi nazisti alla raccolta e allo sterminio ebraico solo dopo il 1943, ma solo perché Mussolini non voleva manifestare la sua subalternità nei confronti dei tedeschi, e comunque nel 1942 acconsentì alla deportazione degli ebrei in Jugoslavia.

Mussolini non amava nemmeno gli italiani: ci ricordiamo il cinismo dimostrato di fronte a Badoglio per la sua volontà di entrare nel conflitto, “mi servono poche migliaia di morti per sedere sul tavolo della pace”?
Quella fascista fu la più grave sciagura capitata al popolo italiano: i 472mila morti per la guerra, di cui un terzo civili, le morti in carcere o al confino, per le precarie condizioni di salute.

A queste bufale, se ne deve aggiungere un'altra, costruita da un giornalista Rai che recentemente ha scritto un libro che sta presentando ovunque, “quando l'Italia era fascista..”.
Secondo questo giornalista sono stati gli antifascisti a portare Mussolini al governo: non i latifondisti, non gli industriali come gli Agnelli, non la massoneria, non la cecità dei liberali italiani che vivevano con lo spauracchio dei socialisti e della loro rivoluzione.

Come vedere, le bufale sul fascismo fanno ancora oggi fatica a morire.

La scheda del libro sul sito di Bollati Boringhieri e il pdf del primo capitolo
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