Visualizzazione post con etichetta Enrico Mentana. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Enrico Mentana. Mostra tutti i post

23 febbraio 2012

La vergine e i giornalisti


La nota di Mentana (sulla sua pagina FB), sulla condanna della Rai e del giornalista Corrado Formigli (per il servizio ritenuto diffamatorio sulla Mito):
La Rai e Formigli costretti a pagare alla Fiat 7 milioni di euro, di cui 5 milioni 250mila per danno non patrimoniale. Cosa è il danno non patrimoniale? E’ il danno morale, reputazionale, all’immagine della Fiat. Ora, la Fiat non è una Onlus. E’ la più grande azienda manifatturiera d’Italia, ma non solo. La Fiat è anche proprietaria di un giornale importante, la Stampa, e di una influente concessionaria di pubblicità, Publikompass, oltre a essere il secondo azionista della Rcs, che edita il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport. Non può non sapere quanto sia importante la libertà di informazione, e quanto la metta a repentaglio la minaccia di pene economiche gravissime per chi osa scrivere o dire cose sgradite. Un simile salasso pecuniario per la Rai e Formigli avrebbe almeno un minimo di giustificazione se la Fiat non avesse mai cercato di ingraziarsi i giornalisti, con viaggi premio a esotiche rassegne o gare automobilistiche, o se non avesse cercato di influenzare per decenni giornalisti di ogni ordine e grado con auto in prova illimitata. Ma la Fiat ha sempre usato abbondantemente del suo potere, della sua influenza e della debolezza della categoria giornalistica, dimostrate da una abbondante casistica di servizi televisivi preventivamente entusiastici all’apparizione di ogni modello, Duna e Stilo comprese. Che oggi si comporti da vergine insidiata dall’orco della mala informazione è tanto ingiusto quanto grottesco. Sarebbe giusto che al Lingotto, finchè la sede della Fiat resta lì, si mettessero una mano sulla coscienza, e facessero un gesto adeguato di fair play. Perché un giornalista come Formigli guadagna certo più di un operaio di Pomigliano, ma infinitamente meno di un Marchionne, per di più pagando le tasse in Italia.
La condanna si sta rivelando un mezzo boomerang.
Domanda: come si concilia la richiesta della cancellazione dell'articolo 18 (e di altre tutele per chi lavora in nome della competitività e la concorrenza) da una parte , con questa richiesta risarcitoria (che suona come una minaccia contro chiunque osi criticare l'azienda)?

29 settembre 2011

Tutta colpa di Tarantini?


Lavitola (l'imprenditore, editore, facilitatore) ha dato la sua versione dei fatti sull'inchiesta di Bari (e Napoli e Roma).
In un intervista un pò surreale, per la sua latitanza, nel corso di Bersaglio Mobile ha accettato di rispondere alle domande dei giornalisti collegati Marco Lillo e Marco Travaglio del Fatto, Carlo Bonini di Repubblica e Corrado Formigli de La7.



Da una parte le procure che sostengono prima l'estorsione nei confronti di B. (per non far emergere le telefonate su escort e affari), poi l'induzione alla falsa testimonianza nei confronti di Tarantini (che ribalta il ruolo di B. e Lavitola). E ora la versione dell'editore de l'Avanti.


Ho aiutato Tarantini per togliermelo di mezzo, perchè mi assillava. I 500000 euro erano soldi che io avrei anticipato per conto di Berlusconi, che voleva aiutare Gianpi per questa sua attività imprenditoriale all'estero. E i 20000 euro (le fotografie di cui si parla nelle telefonate con Marinella) erano un rimborso del presidente per i soldi prestati.


Tutto chiaro?
Vediamo.
Alla domanda di Bonini sul suo mestiere, Lavitola ha risposto parlando della sua attività di imprenditore nel settore ittico. Che gli ha permesso, smobilitando questa flotta , di avere quel capitale da dare poi a Tarantini per la sua impresa.
Faccio l'imprenditore all'estero perchè, dopo Tangentopoli, ho capito che non si può fare impresa laddove vuoi fare politica.


“Sono qui stasera per non irritare i magistrati e voglio dimostrare di non essere l’uomo nero né il faccendiere che mi dicono di essere. Voglio dimostrare chi sono, cosa faccio e perché risulto un personaggio scomodo. Sono determinato e non soffro di timori reverenziali nei confronti di nessuno, ecco perché sono inviso a molti collaboratori del premier. Sono un giornalista, facevo le riunioni di redazione al telefono. Mi prendete in giro dicendo che sono un filantropo? Non c’è nulla da scherzare. Ho aiutato i Tarantini perché me lo ha chiesto il presidente. Lo incontrai, parlammo di loro, dissi ‘perché non li aiutiamo’ e lui mi disse: ‘aiutali perché questi sono dei ragazzini’. Per quanto riguarda il fatto di essere un imprenditore ittico, è una sottolineatura strana, perché è il mio lavoro e basta”.


Alla domande di Travaglio ha dato una risposta parziale. Quando ha saputo dell'inchiesta, perchè non torna dai magistrati, quando è entrato in massoneria. E il senso delle sue telefonate.


Ci sarebbe una telefonata, che non è stata intercettata, che scagionerebbe tutti, dove si parla appunto dei 500000 euro per questa attività (in che ambito?) di Tarantini. Che fine ha fatto?
Anche dall'ordinanza del riesame, ha proseguito Lavitola, leggendo le frasi nel contesto, si comprende come si tratti di un panorama diverso da quello del ricatto.
"I Tarantini sono ragazzi viziati" - questa la sua opinione - Gianpi era pressante nelle sue telefonate, e aveva tre ossessioni: vedere B. in più occasioni, riuscire a far si che un imprenditore (Sottani) potesse ottenere un lavoro, avere soldi da B.
 “Tarantini è uno scapestrato e non un criminale, anche un po’ fesso. Lui e la moglie non avevano il senso della realtà, erano solo ragazzi sperperoni. Erano pressanti in maniera esasperante verso di me, aveva tre ossessioni: vedere il premier quanto più possibile, riuscire a far sì che un loro amico,Pino Settanni, potesse concretizzare l’ottenimento di un lavoro con una delle società collegate all’Eni e, terzo desiderio, la necessità di ottenere soldi per le loro esigenze più disparate. Io dicevo a Nicla Tarantini che questa storia finirà e che metterò il presidente con le spalle al muro per un solo motivo: perché a me non conveniva continuare a essere ossessionato da loro. In ginocchio? Era rivolta agli avvocati, ed è l’unica frase in 1200 atti che mi vede coinvolto nel discorso del patteggiamento”.

Cosa voleva dire, quando nelle telefonate riferendosi a B. si sente dire "metterlo in ginocchio"? Si riferiva al patteggiamento di Tarantini, per non far uscire le intercettazioni e proteggere il presidente dalle strumentalizzazioni.


Sempre dall'intervista, abbiamo scoperto che è stato massone apprendista, che conosce la famiglia Craxi. Che voleva entrare in politica, ma non gli è mai riuscito, anche per colpa dei vari collaboratori di B. 
Che ha anticipato contanti i 500000 euro, perchè B. non aveva disponibilità subito di quei soldi (almeno così ho capito io). Questo però colide con quanto si era capito dalle dichiarazioni di Ghedini, preoccupato dei soldi usciti da B. verso Tarantini (e non da Lavitola!).
Da dove avrebbe preso i soldi Berlusconi? 
Lavitola scagiona B.  e Ghedini?


Lavitola avrebbe conosciuto B. dopo Tangentopoli (nel 1994 o nel 1995), e sarebbe stato lui stesso a chiedere di aiutare quei due "ragazzini".
In ogni caso, "non so nulla di cose che possono fare i capelli a questi signori [i cortigiani di B.]", riferendosi ad un altra intercettazione in cui sembrava minacciare rivelazioni pericolose, se avesse parlato.

La scheda telefonica:

 “Io non ho fornito nessuna scheda telefonica peruviana, ho dato una scheda italiana al presidente Berlusconi, comprata da un mio collaboratore peruviano, per timore di essere intercettato; non per i contenuti illegali della telefonata, ma perché parlavo di considerazioni riservate”.


Lavitola non rientrerà in Italia: teme l'arresto, come successo ai Tarantini oggi (liberi dopo la sentenza del riesame).
A parte i 500000 euro dovrebbe chiarire diverse questioni: il suo ruolo negli appalti di Finmeccanica, con Raitrade, con le bonifiche Eni a Taranto. E i 3 milioni di euro passati dal finanziamento pubblico per l'Avanti che sarebbero finiti nella sua società.

Quale è il segreto del suo successo, chiede Marco Lillo, che ha chiesto dell'intercettazione in cui Nicla parla del rapporto di  con le escort?

 “Ci sono troppi omissis e bisogna contestualizzare le intercettazioni: le trascrizioni non sono attendibili perché parziali. Per la questione della figa, invece, qualcuno può pensare che a Berlusconi non piacciano le donne? Per quanto riguarda il Castello di Tor Crescenza, fui io a suggerire al presidente di affittarlo, visto che cercava un posto dove passare l’estate. Mi chiese di andare con lui e il mio parere sulla questione. Sulla vicenda delle navi, invece, bisogna finirla di dire cose inesatte: non ho regalato né fatto regalare nessuna nave. Era il frutto di un accordo bilaterale con l’Italia; Panama si impegnava nella lotta al narcotraffico in cambio di sei pattugliatori che stavano andando in disuso. Basta verificare: dai porti panamensi parte tantissima droga”.


Si è dimostrato una persona molto più intelligente di quanto voglia sembrare, Valter Lavitola: ha risposto sempre, con molta calma alle domande, senza mai scaldarsi. 
Molto furbo, forse, nel voler mantenere un profilo basso.
Ad una domanda non ha risposto: come ha saputo dell'inchiesta di Napoli?

10 settembre 2010

Mentana Bindi 1-0

Blitz di Mentana durante il TG de la7, per presentare la puntata di In onda (il video della puntata) con ospiti Bindi e Belpietro.

Mentana alla Bindi:
- Siete pronti per le elezioni?
- Siamo prontissimi
- E allora chi è il vostro candidato?
- Lo decidiamo poi ..
- E allora vede che non siete pronti per le elezioni?