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20 aprile 2020

Le inchieste di Report – lunedì 20 aprile


Due le inchieste della puntata di questa sera di Report, ancora una volta legate all'emergenza coronavirus
- chi finanzia le frange dell'estrema destra che stanno portando avanti la loro guerra contro papa Francesco?
- come si sta gestendo l'epidemia di coronavirus in Piemonte?

Nell'anteprima si parlerà di come si sta preparando la riapertura negli stabilimenti della Ferrari a Modena

PROTOCOLLO FERRARI di Michele Buono

In assenza di un vaccino, che istruzioni possiamo dare alle imprese e ai loro dipendenti, per evitare che si creino altri focolai di contagio?
Ci sono le regole basilari, lavarsi le mani, il distanziamento, la mascherina che copre naso e bocca: ma alla Ferrari adesso il reparto ricerca e sviluppo sta pensando a come gestire la riapertura degli impianti in sicurezza: il protocollo di sicurezza parte sin dall'ingresso in azienda, col tappetino da calpestare per sanificare le scarpe, percorsi obbligati da seguire una volta entrati nei reparti, il ritiro delle mascherine e dei guanti, la misurazione della temperatura tramite scansione.

Chi ha una temperatura superiore alla soglia consentita, viene fermato e verrà invitato a contattare il medico curante, ma potrà anche essere supportato dal medico aziendale.
All'esterno di ogni area sono presenti punti di controllo e di sanificazione; all'interno dei locali esiste un secondo filtro di sicurezza dove viene nuovamente misurata la febbre e vengono poste domande sullo stato di salute ai dipendenti: negli ultimi giorni ci sono stati episodi di febbre, tosse, dolori articolari, problemi di digestione..
Se ci sono dubbi il lavoratore può fare degli esami del sangue e, in caso di positività, verrà contattato dal medico aziendale e, se desidera fare la quarantena lontano dalla famiglia, l'azienda mette a disposizione degli appartamenti dove si viene controllati 24 ore al giorno.
In questi appartamenti sono assicurati i controlli basilari, un termometro, il saturimetro per capire il livello di ossigeno nel sangue: l'azienda si è anche assicurata 30 bombole di ossigeno per i casi più gravi.
Gli stabilimenti Ferrari sono chiusi, i lavoratori che sono a casa non sono in cassa integrazione e l’azienda non sta forzando alcuna decisione sulla riapertura. Piuttosto non si lascia trovare impreparata dagli eventi e fa prove generali di riapertura con protocollo di sicurezza per i lavoratori partecipato da tutti. Intanto un reparto dello stabilimento è stato convertito alla la produzione di componenti dei respiratori per i pazienti con Covid-19. Quando il livello tecnologico di un’industria e il profilo dei lavoratori sono alti, si può passare dalle automobili alla sanità in tempo reale, se la situazione lo richiede.


Dio Patria e famiglia Spa – di Giorgio Mottola

Dall'inizio della quarantena le porte delle chiese sono chiuse e le messe sospese: anche le suore oggi pregano in pubblico, ma a distanza di un metro, per rispettare le norme sul distanziamento.
Tutti i giorni, racconta il giornalista, le suore del Sacro Cuore di Gesù, pregano su una terrazza e la loro voce, grazie a degli altoparlanti, raggiunge le persone affacciate dai balconi e dalle finestre.
Si può celebrare la messa, anche a Pasqua, stando a casa – raccontano nell'intervista, “penso che si possa vivere la fede in modo anche più intenso, quest'anno”-
Ma i media del mondo ultra cattolico la pensano in modo completamente diverso: i gruppi americani hanno lanciato una violenta campagna che ha come obiettivo papa Bergoglio.


La campagna per la riapertura delle chiese, contro governo e Vaticano, è partita da siti ultra cattolici come Lifesite news e Church militant ed è poi dilagata su siti come Breitbart, l'organo di informazione dell'estrema destra americana fondato da Steve Bannon.
Gli stessi slogan e le parole d'ordine hanno attraversato l'oceano e sono arrivate in Italia: i primi a rilanciarli sui loro siti social sono stati i neofascisti di forza nuova, capeggiati da Roberto Fiore (e anche Salvini prima di Pasqua aveva chiesto di riaprire le chiese perché “la scienza non basta”).
Che Mottola ha incontrato fuori casa, senza mascherina né guanti, perché lui ha la fede che lo protegge.


Lo scorso anno lo stesso Fiore si è reso protagonista di campagne contro il papa, per le sue parole a diifesa dei migranti: con l'arrivo del coronavirus il suo partito ha lanciato la teoria del complotto contro i cattolici, teoria avallata pure da parte delle gerarchie vaticane.

La chiesa ha dovuto cedere, ma a chi?” - spiega Fiore a Mottola - “A Conte? Non ci credo. La chiesa ha dovuto cedere a dei poteri forti internazionali che le hanno imposto di non dire più messa, di non dare più i sacramenti, che è una cosa, ripeto, inedita nella storia. Cioè l'ha fatto il comunismo, ma il comunismo è stato più onesto.. ”
Questi invece vi chiudono le chiese con la scusa dell'emergenza sanitaria.
“Con la scusa dell'emergenza sanitaria, esattamente.”
Vogliono chiudere le chiese per sempre, secondo lei?
“Oddio, attenzione: sicuramente questa è un qualche cosa che loro stessi, sto parlando dell'OMS che secondo me è il cuore dell'operazione, stanno vedendo, è in fieri.”

Per sventare il complotto anti cristiano dell'Organizzazione mondiale della Sanità e degli altri poteri forti, su Citizen Go, piattaforma dei fondamentalisti cattolici, Forza Nuova ha lanciato una petizione che ha raccolto le firme di diversi personaggi famosi, come Sgarbi, Carlo Taormina e dei principali esponenti italiani del fronte anti bergogliano.
Fiore e gli altri firmatari chiedono l'immediata riapertura delle chiese e il ripristino delle messe.

E questa contro argomentazione secondo cui riaprendo le chiese si rischia di aumentare il contagio?
“E' una follia, anche le ricerche su ciò che è psicosomatico, il collegamento tra ciò che è fisico e spirituale, ci dicono che più una persona è forte spiritualmente e più reagisce alle malattie. Quindi già da quel punto di vista uno dovrebbe dire, non dite scemenze.. ”.

Dei rapporti tra mondo ultra cattolico e la destra sovranista, entrambi schierati contro questo papa, si era occupata una puntata di Presadiretta, mettendo in evidenza i finanziamenti, i fini politici di screditare Bergoglio, perché si è opposto a trasformare la chiesa in un partito e la religione cristiana in una religione di stato.

Su Raiplay potete trovare un'anteprima del servizio (altri spezzoni sui canali social di Report) che parte con la benedizione urbi et orbi del papa, in remissione dei peccati. Ma per diversi esponenti del mondo ultra cattolico, questa emergenza è frutto del tradimento del papa contro nostro signore: non hanno alcuna remora nel dirlo, la causa del coronavirus è il pontefice stesso.
“Il pontefice ha dato il suo consenso alle comunioni sacrileghe concedendo la comunione a divorziati e risposati, questa profanazione della sacra comunione ha un collegamento diretto con la punizione divina”: sono le parole di uno dei giornalisti di Lifesite news.

Queste dichiarazioni non nascono a caso ma germogliano da alcune dichiarazioni rilasciate da alcuni esponenti delle gerarchie vaticane, come l'arcivescovo Carlo Maria Viganò, ex nunzio apostolico negli Stati Uniti. In varie interviste ha indicato il coronavirus come una punizione divina contro i peccati mortali come l'omosessualità, posizione che è stata subito condivisa dal consulente ufficiale della Casa Bianca sugli studi biblici, Ralph Drollinger.
Quest'ultimo, in un documento ufficiale, ha parlato di pandemia scatena da omosessualità e lesbismo.
Secondo il cardinale Burke – patrono dell'ordine di Malta, non ci sono dubbi che le attuali pestilenze siano legate al peccato originale e ai nostri peccati.
Il cardinale è legato ad una vicenda di raccomandazioni con Paolo Arata, l'imprenditore in affari col prestanome di Messina Denaro, uomo legato alla Lega di Salvini: il cardinale potrebbe aver avuto un ruolo nella formazione del governo giallo verde nel 2018, sostiene il giornalista.
È a Burke che Arata si rivolge per far avere un posto nel governo ad Armando Siri: nelle intercettazioni della Dia sembra emergere un certo impegno in questa raccomandazione che Siri ha smentito.

Mottola è tornato poi sulla vicenda della Certosa di Trisulti, che lo Stato aveva dato in concessione ad una fondazione legata a Bannon, che qui voleva realizzare la sua scuola di formazione per i partiti sovranisti in Europa.
Lo scorso giugno il governo aveva detto che avrebbe bloccato la concessione per alcune irregolarità nel bando: ma Dgnitatis Humanae e Benjamin Harnwell sono ancora nella Certosa, anche se a corto di sigari.

La scheda del servizio: DIO PATRIA FAMIGLIA SPA di Giorgio Mottola in collaborazione di Norma Ferrara e Simona Peluso
Con l’esplosione della pandemia il fronte sovranista che si professa ultracattolico è tornato all’attacco di Papa Francesco. Sui siti della destra religiosa americana non hanno dubbi: il coronavirus è la punizione divina per il tradimento di Bergoglio. È solo l’ultima delle accuse mosse al Pontefice, e arriva dopo i violenti attacchi lanciati contro le posizioni assunte su migranti, divorziati, difesa dell’ambiente e omosessuali. Quello degli anti-bergogliani è un network potente che comprende giornali, siti, associazioni, fondazioni e un fiume di soldi che dagli Stati Uniti negli ultimi anni è approdato in Europa e in Italia. Report svelerà in esclusiva quali sono i gruppi politici italiani sostenuti da Oltreoceano e chi sono i cosiddetti dissidenti da Bergoglio all’interno delle gerarchie vaticane e i leader politici che stanno offrendo sponda.

L'emergenza coronavirus in Piemonte di Emanuele Bellano

Dopo la puntata sulla lombardia e su quanto successo nelle zone rosse (che non lo sono diventata per la sciagurata scelta di regione e governo, su pressione della confindustria locale), Report si occupa del Piemonte.

Si parte dalla provincia di Alessandria che, in proporzione alla popolazione, ha più ammalati di quella di Milano: scene di persone portate via dentro delle bare dall'obitorio dell'ospedale, sono all'ordine del giorno – ci racconta il giornalista Emanuele Bellano: per questi morti nessun funerale, nessuna messa in ricordo per i familiari che magari hanno visto il morto solo quando ha lasciato casa per entrare in ospedale.
Sono scene mai viste prima – racconta un imprenditore del settore onoranze funebri: “una situazione del genere non è mai stata vista, ma neanche raccontata. In questo momento ci ritroviamo a mandare foto di casse via whatsapp perché è l'unico sistema di comunicazione .. fare delle foto alle benedizioni o fare dei video in diretta.”
In che periodo è iniziata questa crescita dei deceduti, dall'inizio di marzo?
“Si, l'ultima di febbraio, la prima settimana di marzo c'è stato qualcosa di anomalo, si..”

Come è nato il focolaio più acuto del Piemonte?
Guido Ichino è rimario di malattie infettive all'ospedale di Alessandria: “Uno dei primi casi gravi si riferiva ad un orchestrale che era stato il giorno di San Valentino a suonare in una sala da ballo. Chiaramente gli orchestrali mica vivono di un solo concerto, girano e quindi questo con la sua orchestra era stato nel mese precedente in Lombardia, nelle zone poi colpite. ”
Il contagio sarebbe partito dunque da qui, da una festa di San Valentino: pochi giorni dopo la festa questa persona viene ricoverata in ospedale in rianimazione e La Cometa (il locale dove è avvenuta la festa) viene chiuso al pubblico e sigillato. Subito si registrano i primi sei casi di positività al Covid-19, tutti riconducibili al locale.


La situazione appare subito critica e l'unità di crisi regionale parla alla popolazione, invitando tutte le persone che sono state a ballare in quella discoteca, che presentavano sintomi, a contattare il loro medico di base e il servizio medico sanitario “in modo tale che possano essere presi in carico dal punto di vista sanitario”.

Queste persone che si sono rivolte ai medici di base sono state contattare dal servizio sanitario e monitorate e magari sottoposte a tampone?
“Onestamente questo secondo pezzo non l'ho gestito io ” la risposta del responsabile dell'unità di crisi regionale, intervistato da Report.
Il giornalista ha anche sentito alcune di queste persone, presenti nella sala da ballo, nessuna delle quali è stata sottoposta a tampone.

Quando la pandemia scoppia anche in Piemonte lo strumento di controllo per arginare il virus diventa il sistema sanitario territoriale: il protocollo per contenere i contagi prevede che i pazienti positivi debbano essere registrati dal SISP il sistema di igiene e sanità pubblica regionale che fa capo alle Asl.
Per capire se il sistema abbia funzionato Report ha intervistato il presidente degli ordini di Torino, Guido Giustetto: no, il sistema non ha funzionato e ad averne consapevolezza sono stati anche i tanti medici di base che ogni giorno si confrontano con questo sistema.
“Quando ho un sospetto di Covi-19 devo contattare il sistema di igiene e sanità pubblica, il SISP, via telefono è praticamente impossibile [..] per esempio il primo paziente che ho segnalato aveva la febbre da più di dieci giorni e quindi ho inviato la scheda di segnalazione via email il 9 marzo, ho re-inviato un'altra scheda di sollecitazione qualche giorno fa ma non ho ricevuto ancora risposta, il paziente non è mai stato contattato, in teoria doveva essere contattato dal Sisp due volte al giorno per sapere le sue condizioni di salute, in teoria doveva essere fatto il tampone, non so quando farlo uscire di casa, perché poi il dubbio è anche quello, ora il paziente sta meglio, è guarito? Non lo so..”

Riassumendo, i medici di base segnalano che una persona può essere potenzialmente vettore di diffusione del virus, ma il SISP non la legga, ma non perché i medici non vogliono leggere le segnalazioni, ma perché sono così pochi, e in tutta Torino è così.

Continua il presidente dell'Ordine: “mi è stato detto che il sistema della posta, quando raggiunge un certo numero di mail non lette, non memorizza più quelle successive, per cui ci sono probabilmente delle segnalazioni che sono state perse nel nulla.”

La scheda del servizio: L’EMERGENZA IN PIEMONTE di Emanuele Bellano in collaborazione di Greta Orsi
Il 21 febbraio la pandemia di Covid-19 si è abbattuta come uno tsunami sul nostro sistema sanitario. Una risposta rapida e adeguata di chi sta gestendo l'emergenza può fare la differenza tra il contenimento del contagio e l'aumento della diffusione del virus. Eppure qualcosa nella gestione del territorio non ha funzionato come sperato. ll Piemonte è una delle regioni più colpite, oggi seconda solo alla Lombardia per aumento di nuovi positivi. Report è andata sul campo per verificare come questo territorio sta affrontando la pandemia.

29 aprile 2019

Le inchieste di Report: la finta antimafia, i sovranisti in Italia e la differenziata nella ristorazione


Report torna sul caso Montante, l'ex presidente di Confindustria Sicilia e la sua finta antimafia.
Un'inchiesta interessante su Bannon e sui suoi interessi qui in Italia (che incrociano le strade col ministro dell'Interno).
Nell'anteprima un servizio su come le catene di ristorazione gestiscono la raccolta differenziata di carta e plastica

L'anteprima della puntata: Fare la differenza di Antonella Cignarale immagini di Chiara D’Ambrosio

Cosa stanno facendo le grandi catene di ristorazione per la differenziata? Non differenziare è un danno ambientale oltre che un costo economico per il paese: queste società devono essere consapevoli dell'impatto dei loro comportamenti così come dobbiamo esserlo noi come consumatori.
Sono i nostri comportamenti che fanno la differenza.
Quanta carta e quanta plastica si consumano per mangiare un pasto al volo? Posate monouso, insalate in ciotole di plastica, snack in vaschette di cartoncino, caffè, centrifugati e bibite serviti in bicchieri con tappo e cannucce. È necessario tanto limitare l’accumulo di rifiuti indifferenziati quanto favorire il riciclo. Report è andato a vedere come si organizzano le grandi catene della ristorazione per la raccolta differenziata degli imballaggi di cui fanno da sempre gran uso, scoprendo che nelle sale troppo spesso carta, plastica e residui di cibo finiscono nei contenitori del rifiuto indifferenziato, sia perché a volte si trovano solo quelli, sia perché molti consumatori non perdono i brutti vizi. Ma quanti hanno chiaro che lo smaltimento di rifiuti indifferenziati è un danno ambientale e un buco nelle nostre tasche?

Il codice Montante

Era considerato l'apostolo dell'antimafia in una regione dove il confine tra mafia, istituzioni e imprenditoria e labile e difficile da cogliere.
Invece, sostengono i magistrati palermitani, quello di Antonello Montante era solo un bluff: nella prima inchiesta di Report dello scorso novembre, Report aveva raccontato della rete di giornalisti, magistrati, politici e uomini dei servizi che Montante aveva messo in piedi per i suoi interessi (e far fuori i nemici): il giornalista Paolo Mondani aveva raccolto la testimonianza di un ex fedelissimo di Montante, Marco Venturi, che parla di un vero e proprio imbroglio di Confindustria, una stagione che era partita bene, per fare la lotta alla mafia, la lotta al racket nel 2006. Lotta che subito si inceppò “perché quando si cominciò a parlare di lotta al lavoro nero, lotta agli imprenditori che non pagavano gli stipendi o davano il 50% delle buste paga, lì cominciarono dei freni, cominciò la paura di molti”.


Per queste accuse, l'ex presidente Montante è andato a processo per corruzione, dossieraggio e concorso esterno in mafia e i pm hanno chiesto per lui una condanna a 10 anni di carcere.
Seguendo questa rete, Mondani è arrivato al segreto più inconfessabile della nostra Repubblica.

Il servizio di Mondani è partito da Troina, nel mezzo del parco dei Nebrodi, regno della mafia agricola che specula sui pascoli e sui fondi europei per l'agricoltura, una partita che in Sicilia vale 2,3 miliardi di euro.
Il sindaco Venezia ha fatto fare 14 interdittive ad altrettante famiglie di mafie che usufruiscono di questi fondi e che per questo oggi vive scortato: “io credo che il movimento antimafia abbia raggiunto un momento bassissimo, la domanda che sorge spontanea è se negli ultimi anni abbia fatto più danni l'antimafia che la mafia stessa” - racconta a Mondani.

Montante è finito sotto inchiesta nel 2015 e così la sua stella come imprenditore antimafia è crollata: a maggio 2018 il tribunale di Caltanissetta lo ha arrestato per corruzione, spionaggio e accesso abusivo al sistema informatico, nell'attesa del processo è ai domiciliari nella sua villa di Serradifalco.
Banca Nuova, la banca del gruppo Banca Popolare di Vicenza fondata da Zonin, ospitava i conti di Montante e, fino al 2014, dei nostri servizi segreti.
Il suo potere è diventato inviolabile quando è approdato in Sicilia – racconta un testimone della vicenda al giornalista.

A Palermo Mondani ha incontrato Vincenzo Monticello, ex proprietario dell'Antica Focacceria, simbolo della resistenza alla mafia nel capoluogo ai tempi di Montante e della finta rivoluzione degli imprenditori dell'isola: oggi ha ceduto la focacceria ed è un dipendente della Regione.
Ha provato, in regione, a bloccare un viaggio di Montante a Washington nel 2017, perché non opportuno (Montante era già indagato all'epoca): non solo non è stato ascoltato (e Montante è volato in America come ospite riverito alla cena della National Italian American Association) ma gli è anche stata tolta la scorta, nonostante con le sue denunce abbia mandato in carcere 5 estorsori.

Passata la breve stagione della vera lotta al racket, tra il 2007 e il 2009, oggi tutti continuano a pagare il pizzo a Palermo e non solo.
A Mondani, Monticello racconta di come sia stato strumentalizzato ai tempi di Montante: ad ogni intervista, ogni volta che arrivava la televisione, succedevano cose strane, auto vecchie che venivano sostituite, come se lo Stato volesse fare bella figura, quello Stato (politici, imprenditori) che oggi però lo hanno schivato, allontanato.
Nemmeno l'assessorato alle attività produttive ha sostenuto Conticello: a capo dell'assessorato c'era una persona messa lì da Montante stesso, Linda Vancheri.
Ai tempi di Expo, Vancheri ha firmato una convenzione con Montante, con dietro una certa somma di risorse pubbliche, affinché Unioncamere promuova l'immagine di diverse imprese siciliane all'Expo.
Montante aveva messo in piedi un sistema che ricorda quello della P2 – ricorda l'europarlamentare Fava.

Un sistema basato anche sui ricatti come quello che avrebbe subito l'ex presidente Crocetta, per un video hard di cui Montante sarebbe venuto in possesso.
Ma forse nei suoi dossier c'è qualcosa di molto più importante: nell'anticipazione del servizio che trovate sul Fatto Quotidiano, da parte di Giorgio Meletti, si parla delle intercettazioni delle telefonate tra Mancino e Napolitano.

Eppure, nota Mondani, “i magistrati che indagano su Montante sospettano che nel suo sterminato archivio sia finito il segreto per eccellenza”: le famose intercettazioni telefoniche tra l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino e Napolitano, ufficialmente distrutte nel 2012 per ordine della Corte Costituzionale. Quelle intercettazioni erano nella disponibilità del colonnello dei Carabinieri Giuseppe D’Agata, capo centro della Dia (direzione investigativa antimafia) di Palermo. D’Agata a un certo punto viene portato a lavorare per i servizi segreti dal generale Arturo Esposito, direttore dell’Aisi. Entrambi sono indagati con Montante, con l’ipotesi che abbiano fornito al sedicente eroe antimafia notizie riservate sull’inchiesta a suo carico. “Il figlio di D’Agata – segnala Report – è assunto a Banca Nuova, la moglie viene piazzata da Montante in un ente regionale”.
La scheda del servizio: Il codice Montante, di Paolo Mondani in collaborazione di Norma Ferrara
A processo per corruzione e dossieraggio, l’ex presidente di Confindustria Sicilia Antonello Montante è ancora sotto inchiesta per concorso esterno alla mafia. Un’indagine della Commissione regionale antimafia lo accusa di aver creato un “governo parallelo” nella Regione per gestire la spartizione dei fondi alle imprese, e disporre delle carriere di politici e uomini delle istituzioni. Il prossimo 10 maggio il Tribunale di Caltanissetta pronuncerà la sentenza contro i primi imputati accusati di aver creato una rete di spionaggio per passargli informazioni riservate. Fra loro, uomini dei servizi, delle istituzioni e investigatori in prima linea nella lotta alle mafie.
Dopo l’inchiesta trasmessa da Report il 12 novembre scorso, Paolo Mondani è rimasto per mesi sulle tracce degli uomini e delle donne che hanno costruito questo finto paladino della legalità per capire chi e perché ha trasformato un costruttore di ammortizzatori e biciclette in uno degli uomini più potenti del nostro paese. E ha portato alla luce il “codice Montante” un sistema di potere fatto di ricatto e mistificazione. E nuovi segreti.
Mentre Montante è ai domiciliari nella sua villa di Serradifalco in provincia di Caltanissetta, dentro Confindustria i suoi uomini sono ancora nei posti che contano. Ma è fra Palermo e Roma che “l’apostolo dell’antimafia” sarebbe stato il garante della partita più delicata di tutte per le sorti della Repubblica. Per scoprirla e conoscerne i protagonisti siamo andati indietro di oltre 25 anni, sino alle radici di quel patto fra pezzi di mafia e pezzi dello Stato, su cui si è fondata la seconda Repubblica.

Sovranisti europei

Steve Bannon ha deciso di costruire la sua scuola politica proprio qui in Italia: ha strappato dal ministero dei Beni Culturali una concessione per 19 anni per una abbazia del 1200, la Certosa di Trisulti, in piena Ciociaria.
Qui formerà i suoi gladiatori, gli agenti del cambiamento, per un mondo in mano ai sovranismi locali.
Ma dietro questa convenzione ci sono cose che non tornano.


In Europa ha stretto una serie di rapporti politici con buona parte dei partiti di estrema destra, in Grecia e in Italia: avrebbe avuto un ruolo importante perfino nella nascita del governo giallo verde, così racconta il portavoce di “The Movement” (la struttura politica di Bannon) Mischael Modrikamen a Giorgio Mottola.
E' lui che ha convinto sia Di Maio che Salvini a fare questa alleanza populista, in pratica è stato il loro consigliere privato nei giorni precedenti la formazione del governo.
Nel corso del servizio saranno mostrati alcuni spezzoni di un documentario su Bannon, “The Brink”, dove quest'ultimo si trova assieme ad emissari della Lega: “intendiamo fornire inchieste, analisi dei dati, messaggi dal centro di comando ..” .. L'idea è che con questo possiamo diventare il partito numero uno in Italia .. e poi dovrete dir loro che dobbiamo pianificare.. pianificare è la parola chiave per vincere le elezioni”.

Le immagini di questo video arrivano fino al Viminale, il ministero che sovrintende la sicurezza nazionale e anche la sicurezza delle elezioni interne ed europee.
A portare Bannon al Viminale e a concordare questa strategia è stato Federico Arata, figlio di Paolo Arata l'imprenditore in questo momento sotto indagine assieme al sottosegretario Siri.
Paola Arata sarebbe socio del re dell'eolico in Sicilia, Vito Nicastri, prestanome di Matteo Messina Denaro.
Arata è accusato di aver pagato una mazzetta a Siri per inserire nel DEF un emendamento a lui favorevole, mentre il figlio Federico è considerato l'artefice del rapporto tra Bannon e Salvini.

(qui l'anteprima su Raiplay)

La scheda del servizio: Tu vuò fà l'americano di Giorgio Mottola collaborazione di Alessia Cerantola, Lorenzo Di Pietro ed Elisa Bruno
Da quando Steve Bannon è stato licenziato dalla Casa Bianca, ha deciso di trasferire la sua attività politica in Europa, fondando l’associazione The Movement. La sua attenzione è però particolarmente concentrata sull’Italia dove l’ex capo stratega di Trump sembra aver trovato il leader del suo progetto europeo. Report mostrerà in esclusiva le immagini del primo incontro tra Bannon e il leader della Lega organizzato da Federico Arata. Il ruolo di Bannon sarebbe stato centrale anche nella nascita del governo Conte, come rivela per la prima volta il portavoce di The Movement in un’intervista inedita alla nostra trasmissione. Nel progetto sovranista di Bannon l’Italia è così centrale che ha annunciato di voler costruire la roccaforte del suo movimento proprio nel nostro paese, all'interno di un'abbazia del 1200: la Certosa di Trisulti. Qui, in un piccolo comune nel cuore della Ciociaria, sorgerà la prima scuola al mondo di sovranismo. Promotore dell'iniziativa è l'associazione Dignitatis Humanae che ha avuto in concessione l'abbazia dal Ministero dei Beni Culturali per i prossimi 19 anni anni. Ma il bando di assegnazione presenta numerose anomalie. La Dignitatis Humanae si è aggiudicata la certosa con documenti che appaiono pieni di incongruenze e irregolarità.