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25 ottobre 2017

In difesa del cittadino consumatore

Il governo si è impegnato per bloccare la pratica delle fatture a 28 giorni, da parte delle compagnie telefoniche che, grazie a questo espediente, riescono ad intascare 1,19 miliardi in più l'anno (secondo le stime dell'Authority per la comunicazione).
Lo stesso PD ha presentato due emendamenti, al Senato con Stefano Esposito e alla Camera con Alessia Morani per bloccare questa pratica: verranno discusse per essere inserite nella manovra e che dovrebbero riguardare i futuri contratti, dal 2018.

Di tutto il mondo che ruota attorno alle TLC, il governo ha deciso di tutelare i cittadini consumatori, che sono quelli che poi si arrabbiano coi politici sui social e votano pure.
Non una parola nei confronti di chi sta dall'altra parte del telefoni, i dipendenti dei call canter di Tim, Vodafone, Wind e Fastweb. Sono circa 30mila addetti, ma è solo una stima, non essendoci dei numeri ufficiali: dipendenti di società che vincono gare al massimo ribasso, dove il ribasso viene ribaltato sugli stipendi dei callcenteristi, perché i profitti devono rimanere sempre alti (sto prendendo i dati dall'articolo di Roberto Rotunnosul FQ), circa 5,3 miliardi di euro di ricavi.
È un settore in cui c'è poco investimenti, gli unici costi sono quelli della sede e dei dipendenti: anche questo spinge alla delocalizzazione: il ministro Calenda aveva chiesto alle aziende del settore di tenere una parte del lavoro in Italia.
Come successo alle persone di Almaviva: o meno tutele e soldi oppure spostiamo in Romania.
Così per chi lavora in Italia l'unica è accettare tutti i ricatti possibili: Report lunedì sera ci ha parlato di Comdata e di Tim:
BERNARDO IOVENE FUORI CAMPODai Centri Per l’Impiego passiamo alle agenzie interinali. Qui siamo ad Ivrea, la città diOlivetti, diventata il polo dei call center. Oltre a Vodafone c’è una azienda, laComdata, che lavora per Tim. A Ivrea ha 1500 dipendenti di cui 380 insomministrazione da varie agenzie interinali.LAVORATORE INTERINALEHo un contratto a tempo determinato.BERNARDO IOVENEQuanto dura?LAVORATORE INTERINALENormalmente una settimana non di più.BERNARDO IOVENECome una settimana?LAVORATORE INTERINALEUna settimana, sì. I contratti sono a rinnovo di una settimana quindi…BERNARDO IOVENENon ho capito, scade ogni settimana e poi si rinnova la settimana dopo?LAVORATORE INTERINALESì, tendenzialmente sì.BERNARDO IOVENEDa quanto tempo stai lavorando in questo modo?LAVORATORE INTERINALEUn anno e mezzo buono.BERNARDO IOVENEUn anno e mezzo, ogni settimana ti scade il contratto?LAVORATORE INTERINALESì a volte anche dopo 3-4 giorni.LAVORATRICE INTERINALENon potevo assolutamente immaginare che un posto di lavoro mi avrebbe dato unaoccasione a 3 giorni, a 4 giorni. E tra l’altro o accetti oppure aspetti perché se nonaccetti adesso, poi forse ti richiameremo.BERNARDO IOVENE FUORI CAMPOLa prima ansia è che ogni settimana non sai se lavorerai anche la prossima. Laseconda è che firmi per 3 ore al giorno, ma poi ne fai 8.LAVORATORE INTERINALENoi ufficialmente dovremmo lavorare 3 ore al giorno per 15 ore alla settimana.BERNARDO IOVENEInvece in pratica?LAVORATORE INTERINALEIn pratica ne lavoriamo spesso e volentieri 8-9 o anche 10 al giorno.BERNARDO IOVENEAl giorno?LAVORATORE INTERINALEAl giorno.LAVORATRICELe ore in più sono calcolate supplementari sostanzialmente; neanche straordinari.BERNARDO IOVENENon sono straordinari?LAVORATRICE INTERINALENo.BERNARDO IOVENELa terza ansia: i turni sono comunicati la sera prima per il giorno dopo.LAVORATRICE INTERINALECi vengono comunicati tramite email tra le 16 e le 18. Quindi noi fino a quell’ora nonsappiamo che cosa facciamo il giorno dopo.BERNARDO IOVENEDi ogni giorno?LAVORATRICE INTERINALEEsatto.LAVORATORE INTERINALENon possiamo organizzarci niente: da una visita medica a una uscita la domenica.BERNARDO IOVENE FUORI CAMPOQuarta ansia: se fai lo spezzato, puoi aspettare in sede anche 4 ore.LAVORATRICE INTERINALEIn quelle 4 ore ho vagato a vuoto.BERNARDO IOVENE FUORI CAMPOLe decine di lavoratori che ci hanno scritto dicono che non c’è mensa, che nei localidove aspetti stai in piedi; i bagni poco funzionali. In più devi timbrare il cartellino nonall’entrata, ma dopo che sei seduto al computer e inserisci i tuoi dati.LAVORATRICE INTERINALESenti costantemente la pressione dei team leader che urlano.

Per loro nessun emendamento, nessun impegno da parte di senatori e deputati.
Eppure sono queste persone quelle a cui ci rivolgiamo quando abbiamo un problema e che devono sorbirsi anche i nostri insulti.

Viene il sospetto che in quanto non cittadini consumatori, siano meno interessanti a chi vive il palazzo.

04 giugno 2014

NoDday

Chissà in quanti aderiranno oggi allo sciopero dei Call center in outsourcing, per la protesta in corso a Roma contro le delocalizzazioni selvagge e la spinta al ribasso (sugli stipendi) e al rialzo (sui profitti per le aziende)?
Temo che, per gli utenti del servizio, non cambi nulla. Per molti di loro, messi di fronte alla scelta tra scioperare (e subirne le conseguenze) o starsene buoni al proprio (posto perché quel posto è l'unica fonte di reddito), la scelta sarà stata quasi obbligata.
Sui giornali questa notizia oggi è surclassata dall'inchiesta sul Mose, l'effetto degli 80 euro e gli effetti della crisi su industria e occupazione.

Huffington post ha intervistato il sindacalista Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil:

Il mondo dei call center è una giungla dove, più che in altri settori, è difficile se non impossibile avere delle tutele. Nel settore lavorano almeno 80mila addetti, molti dei quali giovani. "Si tratta di una generazione - spiega il sindacalista - che quando è entrata, circa 10 anni fa, era appena laureata. Adesso hanno 35-40 anni, in molti casi sono sposati e con famiglia e quello che doveva essere un lavoretto è diventato con gli anni spesso l'unica fonte di sostentamento". Per oltre il 60% questi lavoratori hanno una laurea e sono ormai a tutti gli effetti specializzati e qualificati. Difficile però darne una fotografia precisa, considerando un’ampia parte di sommerso: in totale, infatti, in Italia ci sono 2.270 aziende e soltanto le prime sei contano 30mila dipendenti.

Tra gli aspetti più critici i sindacati denunciano gare al massimo ribasso, rivisitazioni in calo delle tariffe d'appalto, cambi d'appalto continui che determinano una spinta verso il basso delle condizioni di lavoro, e la tendenza a delocalizzare parte delle attività verso paesi in cui il costo del lavoro risulta significativamente più basso (dall’India all’Albania, dove la paga per chi lavora di notte rispondendo alle telefonate italiane è di 2-3 euro all’ora).

"C'è una delocalizzazione selvaggia a vantaggio esclusivo delle aziende e a carico delle casse dello Stato", aggiunge Azzola. Solo in Italia, infatti, esistono vuoti legislativi che permettono a queste aziende di licenziare e assumere senza vincoli. E tutto questo costa allo Stato 480 milioni in tre anni. "L'Italia spende una prima volta quando gli operatori vengono licenziati e aiutati grazie agli ammortizzatori sociali. Poi spende una seconda volta quando prevede incentivi per nuove assunzioni che in realtà non sono nuove per niente". Un vero spreco - conclude il sindacalista - "forse Renzi farebbe bene a occuparsi anche di queste cifre".

Forse in molti oggi avranno riso, di fronte alla protesta. Ma cosa scioperano a fare, andate a lavorare ..
E' proprio per mantenere un lavoro dignitoso che si sciopera.
E poi, vorrei aggiungere un'altra cosa.
Oggi delocalizzano loro, gli operatori telefonici.
Domani potrebbero delocalizzare altri impiegati, magari proprio quelli che se ne fregano del collega che rispondeva al telefono e che oggi è senza posto.

04 giugno 2013

La smonetizzazione della domenica

L'accordo nazionale per i lavoratori  de call center Almaviva, dove si prevede tra le altre cose, anche la "smonetizzazione della domenica".
Questo è il paese reale, che del presidenzialismo non sa che farsene (e nemmeno di una politica che parla solo a se stessa)

Il 30 maggio è stato firmato al Ministero del Lavoro un accordo nazionale che interesserà tutte le sedi Almaviva Contact. Si introducono i contratti di solidarietà per tutti i lavoratori per i prossimi 24 mesi. Il contratto risolve i 2.000 esuberi annunciati, e permette ai 632 lavoratori della sede romana di Via Lamaro, che aveva chiuso, di venire riassorbiti. Le clausole, tuttavia, rimangono durissime. Ci spiega i dettagli Salvo Montevago, segretario provinciale Cisal Comunicazioni in Almaviva di Palermo: “La storia è sempre la stessa come avviene da un po’ di anni a questa parte, l’azienda dichiara degli esuberi sulla carta, ovvero non apre alcuna procedura di fallimento o ridimensionamento, quindi dichiara di dover gestire questi esuberi e sulla base di queste dichiarazioni si costruisce un impianto di accordo. Sempre peggiorativo per i lavoratori, perché a pagare sono sempre i soliti”. La Cisal ha elaborato questo schema dove indica quanto perderanno i lavoratori in busta paga nei prossimi mesi.


Aggiunge Montevago: “Parliamo per la maggior parte di lavoratori part-time di terzo livello che guadagnano, bene che vada, 650 euro al mese. Decurtare 50 euro da una busta paga così misera significa non poter sfamare i propri figli“. Secondo il sindacalista l’accordo non consiste unicamente nei tagli ai salari. “L’accordo fa propri i dettami del recente rinnovo del contratto nazionale delle telecomunicazioni, dove all’art. 18 viene tolta la maggiorazione per eventuale lavoro straordinario svolto, che in virtù di questa nuova impostazione non si chiamerà neanche più straordinario, ma “supplementare”.
L’accordo Almaviva prevede inoltre l’implementazione di un nuovo software che dovrebbe migliorare le prestazioni degli operatori del call center, ma che per Montevago: “Registra le conversazioni (morphizzandole, contentino per il garante sulla privacy) per tirarne fuori delle statistiche sul servizio reso, sul sentiment del cliente e su altri aspetti non ci è dato sapere”. Non finisce qui. Probabilmente i lavoratori perderanno anche l’Egr (elemento di garanzia retributiva) previsto dal contratto nazionale, che ammonta a circa 200 euro. Le aziende che dichiarano difficoltà economiche e adiscono ad ammortizzatori sociali, come sono appunto i contratti di solidarietà appena adottati in Almaviva, non sono tenute a pagare questa garanzia.
“Si inserisce, infine, la smonetizzazione della domenica“, continua il sindacalista. “Sempre in questo accordo si mette nero su bianco che chi lavorerà la domenica non avrà alcuna maggiorazione (come prima era prevista) ma cumulerà le maggiorazioni fino a raggiungere una giornata intera da utilizzare come riposo compensativo, ovvero come giorno libero”. Unica nota positiva? Ce la spiega la nostra Marina Chimenti, della sede romana: “Fra le tante clausole pesanti almeno si sancisce il rientro dei 632 lavoratori della sede romana di Via Lamaro, che aveva chiuso lo scorso ottobre. Ma è un accordo molto pesante, molto difficile, e parte un’altra sfida”. L’ultima sfida, per i lavoratori Almaviva.
di Michele Azzu | @micheleazzu Schema realizzato dalla Cisal Comunicazione