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25 maggio 2025

Anteprima inchieste di Report – l’evasione nella moda, il granchio blu e le mani delle cosche sulle curve di Milano

Questa sera si parlerà del mondo della moda e della più grande evasione fiscale della storia italiana, quella del gruppo Kering, in un servizio dove si parlerà anche della storia delle borse che la ministra Santanchè ha regalato alla compagna di Silvio Berlusconi che si sono poi rivelate per delle patacche.

Il granchio blu sul delta del Po

L’arrivo del granchio blu sul delta del Po ha creato grossi problemi agli allevatori di molluschi: le istituzioni hanno risposto con una caccia aperta al granchio, senza voler comprendere le cause dell’arrivo di questo predatore e senza cercare una soluzione al problema “naturale”. Lo aveva raccontato Sabrina Giannini in una puntata di Indovina chi viene a cena: uno dei predatori del granchio blu è il polpo, poi l’anguilla, ma ci sono anche altri pesci, come il branzino. Ma servirebbe una classe politica capace di gestire i problemi con la testa e non con la pancia: in Tunisia lo stesso problema è stato affrontato in modo strutturale creando una nuova filiera che ha trasformato un’emergenza in una nuova opportunità per i pescatori tunisini. Leggo da un articolo dell’Ansa del 2023

Di fronte all'esplosione del granchio blu i pescatori tunisini si sono ingegnati e hanno costruito nasse appositamente modificate per catturarlo. Si tratta di trappole, un sistema di pesca passivo che non viene trainato sul fondale e garantisce una cattura più selettiva delle reti. Se adeguatamente gestite, hanno un impatto ambientale ridotto. "Le nasse sono la soluzione più efficace: sono selettive e più sostenibili, pescano solo il granchio senza danneggiare il fondale marino o altre specie. E sono convenienti per i pescatori: una nassa dura almeno due anni, mentre una rete da pesca dura 6 mesi al massimo, perché il granchio blu la distrugge, oltre a mangiare tutto il resto del pesce catturato", spiega Alaya.

Anche le donne delle comunità locali, molte mogli di pescatori, sono state coinvolte: è stato insegnato loro a costruire le nasse apposite e a cucinare il granchio blu, organizzando diverse degustazioni per mostrare la varietà di piatti possibili. In parallelo, sono state coinvolte le aziende di trasformazione del pesce per testare il potenziale di valorizzazione del granchio blu. E questo è stato un vero boom, ad oggi in Tunisia si contano 48 aziende che lavorano ed esportano diversi prodotti finiti: granchio intero cotto, granchio decorticato, carne di granchio. Sassi ci racconta come ora stia iniziando anche la vendita di farina di granchio per la produzione di compost per piante e mangime per animali da allevamento, con una donazione della cooperazione Stati Uniti-Tunisia per l'acquisto di macchine per la produzione di compost.

In Tunisia non avranno un Lollobrigida?

LAB REPORT: ORO BLU O PESTE BLU?

di Alessandro Spinnato

Collaborazione Tiziana Battisti

Nel Delta del Po l’invasione del granchio blu ha messo in ginocchio l’intera filiera delle vongole, lasciando centinaia di famiglie senza lavoro e alimentando un senso di abbandono da parte delle istituzioni. Ma dall’altra sponda del Mediterraneo, la Tunisia racconta una storia diversa: quella di un Paese che ha saputo trasformare una crisi ecologica in un’opportunità economica.

Attraverso voci di pescatori, ricercatori, imprenditori e rappresentanti istituzionali, Report mette a confronto due modelli: quello italiano, ancora frammentario e segnato da ritardi, e quello tunisino, basato su una strategia integrata di filiera.

Il viaggio si conclude nella cucina della chef stellata Chiara Pavan, che con i suoi piatti mostra come anche in Italia sia possibile un futuro diverso — ma serve un cambiamento di passo da parte delle politiche pubbliche.

Un'inchiesta sul campo che mette al centro il mare, le persone che ci vivono e il difficile equilibrio tra ambiente, economia e adattamento.

Le borse della Santanché e la moda fuori legge

“Nelle mie borse non c’è paura” la ministra ha usato queste parole per difendersi in aula durante la seduta per la sua sfiducia alla Camera: “lo denuncio qua in Parlamento , ho una collezione di borse ..”

In effetti Santanché ha dimostrato di non aver paura di quello che le potrebbe accadere per le inchieste che la vedono coinvolta. Lei, come racconta a Report la stessa Franesca Pascale, non ha paura di fare brutte figure “lei è soprannominata la pitonessa, lei è senza scrupoli.”

Tutto iniziò nel 2014 con un regalo: due borse del marchio di alta moda Hermes che Daniela Santanché regalò all’allora compagna di Silvio Berlusconi.

La birkin 30 è un modello che costa 9800 euro, il modello più grande costa 10600 euro, mentre la kelly, l’altro modello regalato alla Pascale, costa invece 9350 euro. Non proprio due regali qualunque.

L’ex compagna di Berlusconi si accorse che erano due borse contraffatte quando le portò a far aggiustare. Quando le chiese se si fosse accorta che le borse regalate fossero contraffatte, Santaché le rispose “dammi le borse che te le vado a cambiare..”

Berlusconi si era dimostrato molto critico nei confronti di questi regali di lusso, quando scoprì poi che erano pure borse false ci rimase male, ma non troppo, “conoscendo il soggetto” racconta sempre la Pascale.

Quanto potevano costare quelle borse? Il giornalista Luca Bertazzoni è andato in Versilia, dove si trova il Twiga, l’ex locale della ministra, ad incontrare Mauro, la persona che rifornisce i rivenditori ambulanti che vendono borse sulle spiagge e nei mercati di Forte dei Marmi.

La Birkin costa 1200 euro, se presa dagli ambulanti, forse non originale ma comunque una borsa fatta bene, in tutti i particolari.

Al centro del servizio però c’è l’inchiesta sul colosso della moda Kering, proprietario dei marchi Gucci e Bottega Veneta: nel passato l’agenzia delle entrate ha contestato al marchio il mancato pagamento di tasse.

Grandi marchi che danno lustro anche all’immagine del made in Italy ma che poi nascondono anche storie di evasione e di sfruttamento di manodopera a basso costo.

Marco Grasso sul Fatto Quotidiano di oggi fa una anticipazione del servizio:

Kering, ora l’ex manager racconta per la prima volta la maxi evasione da 3 mld

di Marco Grasso

Il colosso del lusso e la triangolazione Svizzera. L’ad: “Paghiamo la protezione?”

La più grande evasione fiscale scoperta nella storia d’Italia: 3 miliardi di euro, che hanno portato lo Stato italiano a recuperare, attraverso una transazione con il gruppo Kering, 1 miliardo e 250 milioni di euro per il marchio Gucci e 186 milioni per Bottega Veneta. A raccontare quel sistema, per la prima volta, è Carmine Rotondaro, ex direttore finanziario del gruppo dell’alta moda, intervistato nella puntata di Report in onda stasera su Rai Tre. Rotondaro è l’uomo che si presentò alla Procura di Milano con la contabilità del gruppo, svelando l’architettura societaria attraverso cui la multinazionale della moda sottraeva al Fisco i guadagni prodotti in Italia.

La scheda del servizio: FUORI MODA

di Luca Bertazzoni

Collaborazione Marzia Amico

Report racconta la più grande evasione fiscale della storia del nostro Paese, quella del colosso Kering che ha transato con l’Agenzia delle Entrate 1 miliardo e mezzo di euro per aver fittiziamente spostato in Svizzera il centro di produzione dei marchi Gucci e Bottega Veneta. In un’intervista esclusiva, l’ex responsabile fiscale del gruppo Carmine Rotondaro racconta i meccanismi con cui si è generata l'evasione fiscale. L’inchiesta tratta anche le vicende che hanno portato all’amministrazione giudiziaria, poi revocata, di Armani e Dior: la produzione delle borse di questi grandi marchi avveniva spesso in opifici cinesi dove venivano sfruttati i lavoratori. Infine, il mistero delle borse Hermès che la Ministra del Turismo Daniela Santanchè regalò a Francesca Pascale, allora compagna di Silvio Berlusconi.

I bilanci dell’Inter (e il controllo dello stadio da parte delle cosche)

Si ritorna a parlare dei bilanci dell’Inter, del controllo sullo stadio e del tifo organizzato, della vendita dei biglietti.

Lo stadio dell’Inter era territorio gestito dalle cosche – racconta nell’anteprima Report - territorio controllato grazie a squadre di picchiatori che mettono in riga i ribelli e vendicano i torti subiti.


Come l’aggressione subita da Cristiano Iovina nel marzo 2024, il personal trainer che ha dichiarato di aver avuto una relazione con Ilary Blasi. Secondo la procura di Milano tra gli autori del pestaggio ci sarebbe anche Cristian Rosiello, body guard di Fedez, braccio destro dell’ultras Luca Lucci (arrestato lo scorso anno e oggi a processo per l’inchiesta “Doppia curva”). Tutto sarebbe nato per uno scontro avvenuto all’interno della discoteca The Club, come documentano le immagini trasmesse nell’anteprima del servizio. Le telecamere di sorveglianza inquadrano Iovino seguito da due donne, poco dopo si vede lo scontro accendersi, e poi Rosiello e Fedez vengono trascinati via dai buttafuori del locale.

Da qui Rosiello e altri, secondo la Procura, avrebbero deciso di andare a prendere Iovino fuori casa per dare una lezione.

Il Tribunale di Milano ha archiviato il procedimento contro Fedez e Rosiello anche perché Iovino non ha denunciato né presentato un certificato medico. Ma le parole del cantante Emis killa confermerebbero una diversa verità, dove parla di una spedizione.

Secondo la Procura della cricca farebbe parte anche Emis Killa indagato per associazione a delinquere assieme agli ultras e presente al pestaggio di uno stuart che tentava di far rispettare le regole all’ingresso di San Siro. Nel corso della perquisizione a casa del cantante gli uomini della Mobile hanno trovato 35 mila euro in contanti all’interno di una scatola di scarpe. Oltre ad una collezione di coltelli e tirapugni.


Ma attorno allo stadio ruotano anche affari che mettono in secondo piano il tifo calcistico: come racconta Daniele Autieri, sono l’anima del patto siglato tra il leader della curva del Milan Luca Lucci (fotografato una volta assieme al ministro Salvini) e quello della curva dell’Inter Andrea Beretta oggi sotto processo per l’omicidio del suo sodale Antonio Bellocco, esponente dell’omonima famiglia di ‘ndrangheta.

“Sta a noi un po’ più maturi dettare dei paletti e cercare di vedere prima che un problema sorga” spiegava Luca Lucci a Beretta in una intercettazione.

Quest’ultimo rispondeva “Stiamo vedendo dove possiamo arrivare .. magari io e lui sappiamo, magari gli ultimi giovani.,”
“Lo vediamo assieme e decidiamo assieme dove possiamo arrivare e dove non possiamo arrivare ..”

Un patto di non belligeranza tra Lucci e Beretta: dietro c’era la ndrangheta? Klaus Davi ne è convinto, “la ndrangheta è stata il regista in tutti questi anni di tutte queste operazioni, è stato un regista occulto, ma anche palese. Consideriamo che la ndrangheta, le singole famiglie criminali, Lucci da una parte e Beretta dall’altra, le chiamavano a sé per rafforzare la loro reputazione all’interno delle curve.”

Anche il fratello di Antonio Bellocco, Umberto, rimane coinvolto nell’indagine di Milano: sempre Klaus Davi “Certo, rimane l’architrave di questa storia di estorsioni, lui, suo cognato, suo cugino secondo le intercettazioni viene demandato il compito della vendetta. In una intercettazione la suocera gli dice ‘devi fare una strage, la famiglia si appoggia a te’.. ”
Proprio Klaus Davi ha incontrato Berto Bellocco, oggi indagato dalla procura di Milano per aver tentato di costringere Beretta a cedere ad esponenti della famiglia Bellocco le attività della società di merchandising della curva.

Per la ndrangheta il dolore, per la morte di Antonio, si cura col tempo ma anche con la vendetta, quella annunciata nei confronti di Andrea Beretta anche secondo un altro affiliato illustre delle cosche.

Questo, in forma anonima, racconta a Report che Andrea Beretta è già morto, “è morto pure sotto protezione, te lo posso assicurare io. Questi fanno una strage sulla parola. Questi a livello di sangue non guardano in faccia a nessuno, sono pericolosissimi. Beretta è stato preso per il collo, è stato messo giù e gli hanno detto: ‘se tu non collabori ti fanno la famiglia a pezzettini’, ma gliela mandavano veramente a pezzettini. A Beretta e ai suoi familiari fino alla settima generazione gliela faranno pagare.”

La scheda del servizio: I PADRONI DI SAN SIRO

di Daniele Autieri

Collaborazione Alessandra Teichner, Andrea Tornago

Il ruolo della ‘ndrangheta negli affari di San Siro, una storia che inizia nel 2021 quando l’Inter combatteva per non fallire e le cosche infiltravano le curve, spedendo dalla Calabria a Milano i sicari incaricati degli omicidi e delle gambizzazioni eccellenti.

Così, mentre la Società era impegnata a far tornare i conti dopo una crisi dovuta anche all’impatto del Covid-19, l’anima criminale della Curva prendeva il controllo degli affari dello Stadio grazie a un patto di non belligeranza siglato con il direttivo della Curva del Milan guidato dal boss dei tifosi rossoneri Luca Lucci. Le intercettazioni inedite di Luca Lucci e Andrea Beretta, unite alle testimonianze esclusive delle vittime dei pestaggi degli Ultras, concorrono a tratteggiare un’immagine di San Siro come di un luogo dove la legge non esiste e il territorio viene controllato da bande criminali quando non dalle mafie stesse.

Report manderà in onda un audio messaggio esclusivo di Antonio Bellocco, il rampollo della ‘ndrangheta ucciso da Andrea Beretta nel settembre scorso, come prova delle attività delle consorterie criminali che per anni hanno gestito i lucrosi business intorno allo Stadio.

Nella melma della laguna – come funzionano i trasporti a Venezia

Report torna ad occuparsi del sindaco di Venezia e della sua gestione "personale" della cosa pubblica, dove si fa fatica a comprendere dove finisce il Brugnaro sindaco e il Brugnaro imprenditore.

La scheda del servizio: LE ALI SULLA LAGUNA

di Walter Molino e Andrea Tornago

Chi è il più importante imprenditore dei trasporti a Venezia? E che cosa c'entra con il patriarcato di una delle città più antiche e belle del mondo?

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

11 ottobre 2021

Con la scusa della lotta all'evasione

 Giovedì scorso il governo ha emanato il decreto riaperture nel corso dell'ultimo cdm: in esso è contenuta una nuova disposizione in materia di protezione dei dati dati personali che, di fatto, esautora il garante della privacy consentendo l'accesso ai dati personali alla PA e a società controllate e anche a enti terzi.

Ne ha parlato Virginia della Sala sul Fatto Quotidiano

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, quando vuole sa cosa dire a governo e Parlamento: nel settembre 2020, firmando il decreto Semplificazioni, aveva redarguito tutti: “Ho proceduto alla promulgazione soprattutto in considerazione della rilevanza del provvedimento nella difficile congiuntura economica e sociale. Invito tuttavia il governo a vigilare affinché nel corso dell’esame parlamentare dei decreti legge non vengano inserite norme palesemente eterogenee rispetto all’oggetto e alle finalità dei provvedimenti d’urgenza”. Lo stesso copione a luglio di quest’anno, con il Sostegni bis quando ha sollecitato che fossero “rispettati i limiti di contenuto dei provvedimenti d’urgenza”.

Eppure, omogeneità e urgenza sembrano entrambi assenti nel decreto sulle riaperture approvato giovedì in Cdm, che mette insieme le effettivamente urgenti disposizioni “per l’accesso alle attività culturali, sportive e ricreative” con quelle “in materia di protezione dei dati personali” che di urgente e coerente hanno poco e che per portata sulla privacy dei cittadini avrebbero avuto invece bisogno di una profonda discussione visto che di fatto lasciano libertà alla Pa di fare con i nostri dati ciò che le è più utile. “È difficile ravvisare l’urgenza – spiega Vincenzo Tiani, avvocato a Bruxelles specializzato in privacy e diritto delle nuove tecnologie –. Consentirà alla Pa di decidere in piena autonomia e se e come comunicare i dati a terzi e al pubblico.



Ho confrontato questo articolo con un articolo uscito sempre ieri su Repubblica:

C’è una discreta irritazione nei corridoi del nostro Garante per la Privacy alla notizia che il governo metterà mano alle garanzie degli italiani pur di scovare gli evasori fiscali irriducibili.

A deludere il nostro Garante della riservatezza è soprattutto lo strumento che il governo utilizza per riformare la privacy, dare poteri più ampi alle agenzie fiscali e far pagare le tasse ai contribuenti. Davvero una materia così sensibile si modifica con un decreto che peraltro regola, nello stesso articolato, la riapertura delle discoteche e l’esame di avvocato?

Una legge ordinaria avrebbe portato con sé un dibattito approfondito nel Paese. I parlamentari avrebbero discusso e organizzato audizioni di istituzioni ed esperti. Invece il decreto sarà convertito in una legge subito operativa, tempo 60 giorni. Pochissimi.

Letta così la cosa fa ridere, in un primo momento: veramente questo governo, con questa maggioranza, intende bypassare il garante, per fare una seria lotta all'evasione?

Io mi ricordo i titoli dei giornali della destra quando si parlava di lotta all'evasione.

No, risate a parte, è altro quello che interessa, i nostri dati personali.

E la voglia di riderci sopra passa subito.

02 dicembre 2019

Il grande chiacchierare

Ma voi sapete che cos'è il MES, il fondo salva stati, le vere implicazioni che stanno dietro?
E avete capito veramente qual è il problema che nasce con le fondazioni con cui i politici raccolgono fondi?
Vi è chiaro che nessuno chiede le manette per gli imprenditori, ma solo strumenti seri ed efficaci per la lotta all'evasione?

Mi sembra di sentire solo un continuo chiacchierare, su tutto, senza mai riuscire a trovare un punto di incontro. L'obiettivo è far caciara, confusione.

Confindustria in un comunicato, spiega che si sta criminalizzando le imprese con le norme anti evasione: sembra quasi un voler mettere le mani avanti. Perché gli evasori si e i ladri d'appartamento no, allora? Anche per loro, niente manette e soglie di reato più alte.

Quando si parla di fondo salva stati si parla di un pacchetto di norme dove, oltre a questo fondo (che per la Grecia non è che avesse funzionato benissimo), si parla anche di unione bancaria.
I titoli di Stato in pancia alle banche non sarebbero più risk free, un qualcosa che metterebbe in crisi le nostro banche. Accettiamo tutto a scatola chiusa?

Sulle fondazioni: è lecito o no sapere chi ha dato soldi ad un politico? E' normale o no che io non chieda soldi ad una persona (anche se amica) che ho nominato in un posto pubblico?
E' normale che un senatore guadagni molto di più come conferenziere che come rappresentante del popolo, essendo assente al 50% delle votazioni?
A proposito di fondazioni, i giornalisti vanno bene solo quando accusano la sindaca di Roma Raggi?

Nel mentre si perde tempo in questo chiacchierare inutile, c'è un paese in declino industriale, con problemi ambientali, con scuole non sicure, coi furbetti che continueranno fare i furbetti.

13 novembre 2017

Report – l'inchiesta sui paradise papers e su Scientology

Due le inchieste di questa sera: le persone che hanno nascosto i loro beni nei paradisi fiscali, negli elenci dei paradise papers e la seconda su scientology, uno sguardo dal di dentro a questa specie di setta.

Un anno fa Report si era occupata dei panama papers, il giornalista Paolo Mondani aveva incontrato a Panama l'avvocato Caporaso.
Un anno dopo, si torna a parlare di paradisi fiscali, di Panama e di questo avvocato italiano.
E dei 4500 italiani coi soldi in paradiso.
Da Panama all'isola di Man, un'isola che dipende dalla regine d'Inghilterra e la cui economia si basa sull'elusione fiscale.
85000 abitanti e 26 000 aziende, centinaia di aziende di consulenza finanziaria.

In un paradiso fiscale si trovano due aziende della congregazione dei Legionari di Cristo.
E sempre qui, nei Caraibi si trova una società che controlla, per 1 euro, la Vitrociset: un'azienda strategica in mano ad un corrotto, per lo scandalo Lockheed.

L'organizzazione Scientology: due giornalisti sono riusciti ad entrare dentro l'organizzazione milanese di Scientology.
A Milano, in zona 9, sono stati accolti da esponenti del comune, della polizia locale, dei commercianti: era il 2015 e qui apre la chiesa più grande, inaugurata dal leader dell'organizzazione Miscavage.
Scientology è una organizzazione che non compare in nessun registro a Milano: nessun immobile al catasto, nessuna visura.
Per capire cosa sia Scientology, bisogna entrarci dentro: è quello che hanno fatto i due giornalisti.

È una associazione fondata nel 1954, da Ron Hubbard: crea una casta di sacerdoti, inizia a fare proselitismo e dopo esser sfuggito ad alcune condanne, lascia il comando a Miscavage.
Alberto Colaci si è sottoposto ad un test, che riportava la sua depressione per non avere un lavoro: ecco allora un bel corso, da pagare con un contributo da 38 euro.
Obiettivo dell'organizzazione è salvare il mondo: Scientology neutralizza i tuoi traumi, per farti raggiungere la purezza, il primo passo però è lo studio.

Il corso in aula è “come motivare te stesso”: di fronte ad un auditor ripercorri i traumi della tua vita. Alla fine si spende circa 700 euro per queste lezioni, in cui una persona confessa tutti i suoi traumi, i suoi segreti ad un estraneo.
Così, se uno poi vuole andarsene, è un po' più complicato.

Dopo il corso, Colaci entra in Scientology: Caselli, un ex membro dell'organizzazione ha raccontato che ha pagato circa 800 mila euro.
A Scientology si da tempo, lavoro e lealtà: i nomi dei figli, il tuo lavoro, i debiti, gli incidenti, le malattie, gli ospedali in cui sei stato, una storia della tua vita sessuale, le persone coinvolte.
I nomi delle persone con cui hai avuto una attività sessuale, le perversioni: chi, cosa, quante volte. Anche attività omosessuali...

Alla fine, anche un test con una specie di macchina della verità, chiamata e-meter.

Pier Paolo Caselli, la persona che ha raccontato la sua esperienza in S. nello staff, ha spiegato come questa organizzazione ti prenda soldi, ricevendo pochi soldi.
Il pedaggio per la libertà e la purezza si paga caro: o il lavoro o i soldi da donare.
Nella pratica Colaci dovrà lavorare 54 ore alla settimana, per poco più di 1 euro all'ora: dapprima in un bar che non batte scontrini, poi nelle cucine.
E poi il reclutamento per far entrare altre persone, da cui prenderebbe una percentuale sui corsi che queste dovrebbero fare. Una sorta di schema piramidale per reclutare altri reclutatori.

Scientology si è frantumata in tanti comitati: uno di questi è un “comitato di cittadini per i diritti umani” che fa la guerra a psicologi.
A Milano tengono lezioni nelle scuole, conferenze: è successo al liceo Virgilio di Roma.
Alcuni imprenditori di S. hanno inventato un gioco di ruolo, Start up, che presentano nelle scuole.
L'organizzazione cerca consenso e denaro: ogni tema ha obiettivi commerciali, ogni mattina i membri dello staff sono convocati dal capo, e la spiritualità lascia posto al denaro.

Il grido Start lancia la raccolta di soldi: ci sono eventi in cui gente dona fino a 50mila euro.
Soldi per creare la chiesa di Brescia a Roncadelle, per esempio: peccato che oggi la chiesa tirata su nel 2009 sia in vendita, in mano al signor Botti, costata 2,7 ml di euro.
Soldi arrivati dalla Fiduciaria Spa., e che oggi è in vendita, come una normale operazione (o speculazione) immobiliare.

Maurizio Botti è l'immobiliarista dell'associazione: anche a Milano, per la sede inaugurata nel 2015, c'è lui. I proprietari della sede sono schermati, non si conoscono le persone dietro.

Insomma, piuttosto che salvare il mondo, sembrano più interessati ai beni terreni.

In cerca del paradiso –l'inchiesta sui paradise papers

L'inchiesta di Giulio Valesini parte dall'isola di Man: l'isola sotto il controllo dell'Inghilterra dove ha sede la Appleby.
Da due uffici specializzati dell'offshore sono usciti milioni di documenti: su questi hanno lavorato i migliori giornalisti investigativi del consorzio internazionale, tra questi anche Report e l'Espresso.

L'inchiesta sarà in cantiere aperto per mesi – assicura Sigfrido Ranucci.
Come già raccontato domenica, tra quanti hanno cercato il paradiso fiscale in terra, si trovano i legionari di Cristo: una congregazione che ha fondato scuole e università che nel 2016 ha generato introiti per centinaia di milioni di dollari.
Fondata da un prete messicano, Maciel: con Ratzinger il fondatore viene messo al silenzio, Maciel si scoprì poi che era uno stupratore seriale, padre di tre figli.
Padre Maciel ha creato delle società nei paradisi fiscali, grazie ad Appleby, per pagare meno tasse.
Uno strumento legale – si difende un prete del comitato direttivo.
Legale ma forse anche non troppo, se il Vaticano ha aperto una sua indagine senza riuscire a fare luce del tutto. Per esempio a sapere a quanto ammonti il loro patrimonio.
La cricca di Maciel aveva aperto società a Panama e nell'isola di Jersey: strumenti che erano usati per fare investimenti, come una qualunque società per fare profitto.

A Caserta i legionari hanno gestito il Villaggio dei ragazzi, che ha sottratto ragazzi dalla strada, ma che ha lasciato un debito di 28 ml di euro. Debiti nei confronti dell'Inps e dell'Agenzia delle Entrate: non pagavano tasse e contributi.
Soldi arrivati dalla regione e dalla provincia: dove sono andati? Erano 6-9 milioni euro l'anno, ma in regione non hanno controllato bene, anche se in regione scaricano le colpe sull'ordine.
Uno dei palazzi di Roma è stato affittato all'avvocato dei casalesi, che pare sia moroso con l'affitto.

I proprietari della Vitrociset.

I Crociani sono i protagonisti del secondo caso: Camillo Crociani fu condannato per la tangente dalla Lockheed e scappò all'estero col figlio.
Cosa lo lega alla Vitrociset?
Questa società che gestisce materiale sensibile per la nostra sicurezza: è sempre stata la cassaforte dei Crociani.
Lo Stato affida loro lavori strategici, ma non ha chiesto ai Crociani alcuna trasparenza: a monte della Vitrociset c'è una società nei Caraibi che la controlla grazie ad una azione di 1 euro.
That's Italy ..
Per mettere al sicuro i soldi dello Stato italiano si deve andare in paradiso, fiscale si intende: nei due Trust della famiglia ci sono tanti soldi e anche i quadri di valore (per un valore di 400ml di euro).
Dietro questo patrimonio c'è una controversia familiare, tra gli eredi di Camillo Crociani.
100 ml di dividendi in 10 anni: un'enorme mole di denaro, custodito nei paradisi fiscali, frutto di una tangente.
E lo Stato che ha condannato i Crociani ha continuato a dare loro i soldi per gli appalti.
E i ministeri preposti, la presidenza del Consiglio?
Nessun problema...

La tangente in paradiso.
Nell'isola di Cook ha aperto il suo Trust l'industriale Rovelli, coi soldi presi dallo stato italiano per la sentenza comprata, dal giudice Metta (e c'era anche l'avvocato Previti), contro la banca IMI. Mezzo miliardo di euro finito ad un'industriale, Nino Rovelli, che aveva appena fatto fallimento.
Sempre grazie alla consulenza di Appleby.
Il magistrato Walter Mapelli ha dato la caccia al tesoro, recuperando parte dei soldi: il Trust Gaugin gli era sfuggito e forse contiene parte della vecchia tangente.
Con questi strumenti giuridici è inutile cercare di recuperare questi soldi: soldi che servirebbero per bonificare i terreni, inquinati dalle fabbriche dei Rovelli.

Gli aerei dell'isola di Man.
In questa isola sono registrati 1000 aerei: in questa isola le aziende che fanno attività di leasing (aerei affittati poi agli stessi proprietari dello stesso), non pagano l'Iva, per gli aerei registrati sull'isola.
Si risparmiano milioni di euro, grazie ad un pezzo di carta: basta che stiano sull'isola per poche ore.
Tra i clienti di queste aziende c'è Sawiris, un magnate russo, il pilota Hamilton...
E l'unione europea, che ci impone il pareggio di bilancio e altre strozzature sui nostri conti?
Tutto regolare, dice la società di revisione Ernst & Young. Revisione per modo di dire, verrebbe da dire.

L'imprenditore Bonomi.
I marchi posseduti dall'imprenditore Bonomi fanno capo ad una società lussemburghese, che ha sopra dei trust situati nell'isola di Jersey.
Si è comprato un aereo, usando società nei paradisi con un bel risparmio.

Anche il costruttore Nucera è dentro le carte di Appleby: girava il mondo su un Falcon, comprato da una sua società nelle Cayman, assieme a banchieri.
Oggi è imputato per bancarotta, ma sta al sicuro al sole di Dubai.
Assieme a Landi e Matacena.

Moscovici scandalizzato dai panama papers doveva stilare la lista dei paradisi fiscali: passato un anno attendiamo una lista. Aveva mandato gli ispettori sull'isola di Man, che aveva evidenziato rischi di riciclaggio per mafiosi e terroristi.

Chi va sull'isola di Man sono le società di giochi online: tra queste la Poker stars, i cui proprietari non accettano intervista e vivono su questa isola.
In Italia gli è stata imputata una evasione da 85ml, ma l'Agenzia delle Entrate si è dovuta accontentare per 6 ml di euro.
Soggetti autorizzati dalla nostra Repubblica che poi truffano le leggi della Repubblica.

Dai Panama paters si passa ai Mondani Papers.
Paolo Mondani ha messo le mani sui clienti dell'avvocato italo panamense Caporaso: a loro l'avvocato fornisce un conto su una banca e anche una linea telefonica criptata.
Uno dei clienti di Caporaso è un'ipnotista siciliano, Marzaduri: gli ha affidato 40mila euro poi spariti.
Da Caporaso si rivolgono imprenditori che vogliono portare fuori i soldi dall'Italia: si creano scatole cinesi, società dentro società, con una catena di avvocati in giro per il mondo.
I soldi tornano grazie a conti di banche internazionali (Gibilterra o Hong Kong) o con carte di credito anonime.

Marzaduri ha consegnato i dati di Caporaso a Report: un tentativo di estorsione – sostiene l'avvocato.
Tra i clienti di Caporaso si trova di tutto: anche persone con problemi giudiziari in Italia.
Persino una persona che è un sorvegliato speciale in offshore.

Perché si consentono i paradisi fiscali, che drenano soldi dalle casse pubbliche verso paesi esteri, costringendo paesi come l'Italia a tagliare la spesa pubblica?
Perché l'UE non ha messo l'isola di Man dentro la lista dei paesi nella black list?
E se si dovesse arrivare ad una hard brexit c'è il rischio che l'Inghilterra si trasformi in un enorme paradiso fiscale.

Nei paradisi fiscali non troviamo la gente comune, che paga le tasse sul loro stipendio, che tiene in piedi i conti del paese in una proporzione molto maggiore rispetto a quella delle tante multinazionali del web o dei furbetti dell'elusione.
Grandi imprenditori che poi magari ci fanno pure la morale e ci dicono cosa tagliare della spesa pubblica.

O, come Juncker, il presidente lussemburghese che aveva nella presidenza anche il leader maltese.
Dobbiamo dire basta all'elusione e all'evasione, se non vogliamo che si continui a rapinare il futuro.