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31 dicembre 2022

Senza respiro di David Quammen

 

La popolazione non deve farsi prendere dal panico
Per alcuni non è stata una sorpresa, l’arrivo di questa pandemia, non più di quanto possa esserlo il sopraggiungere di un evento tristemente ineluttabile. Mi riferisco agli esperti di malattie infettive. Per decenni lo avevano visto avvicinarsi, come un puntino scuro all’orizzonte nelle pianure del Nebraska che procedeva rombando verso di noi con velocità e forza incalcolabili, come un tir carico di polli o di acciaio andato fuori controllo. Sapevano che l’agente della prossima catastrofe sarebbe stato quasi sicuramente un virus.

Non un batterio come nel caso della peste bubbonica, non qualche fungo mangia-cervello, e nemmeno un protozoo complesso del genere che causa la malaria. No, un virus – e più precisamente un virus «nuovo», non del tutto sconosciuto, ma da poco identificato come contagioso per gli esseri umani. Ma se era inedito per l’uomo, da dove poteva arrivare? Bella domanda. Tutto viene da qualche parte, e i nuovi virus umani vengono dagli animali selvatici, a volte per il tramite di un animale domestico che funge da intermediario. Questo tipo di passaggio da un ospite non umano all’uomo è noto come spillover.

Come tanti italiani ho vissuto la pandemia causata dal virus Sars-Cov2 seguendo con un certo interesse le trasmissioni dove virologi, infettivologi, medici, raccontavano la loro versione della storia. Quello che è avvenuto in Italia e nel mondo, a partire dal gennaio 2020 (e che ancora non è finito), è qualcosa che allora pensavamo essere inconcepibile: una pandemia mondiale, persone chiuse in casa e impossibilitate ad uscire, una malattia che pensavamo essere così lontana e che invece che in Italia del nord ha fatto così tanti morti da dover essere portati via coi camion militari. Come è stato possibile?
Tutti ci siamo fatti le stesse domande: da dove arriva questo virus, come ha potuto contagiare il mondo intero? Come abbiamo potuto sottovalutare il rischio di una nuova pandemia?
Perché è partito dalla Cina, da quella città in particolare? Come mai ha fatto così tanti morti in Italia e in particolar modo, nell’Italia del nord. Soprattutto, la domanda più importante: che succederà adesso, possiamo dimenticarci della pandemia, il virus ha finito di essere un problema per le nostre vite?

Sono domande ancor più importanti adesso, perché (specie da parte dei governi attuali) è tanta la voglia di mettersi tutto alle spalle, dimenticarsi dei morti, dei lutti, dello strazio delle famiglie che nemmeno hanno potuto lasciare un ultimo saluto ai loro parenti colpiti da questa malattia, il Covid19, un nemico che non si vede. Da una parte c’è l’allarme, oggi, in queste ore, per le notizie dalla Cina, dall’altra il governo italiano di destra ha emanato norme che strizzano l’occhio ai novax.

Ecco: questo libro ha risposto a tante delle domande di cui ho parlato sopra, accompagnandomi in un mondo che non conoscevo affatto, il mondo degli scienziati, dei ricercatori, che ogni giorno hanno a che fare con questi strani esseri non viventi, chiamati virus.
David Quammen non è un medico, alle spalle non ha una formazione scientifica ma piuttosto una letteraria: grazie a questo l’autore si sforza, nel corso del racconto, di rendere comprensibili a tutti concetti complessi come la proteina spike (quella specie di corona che rende i coronavirus così unici), la differenza tra un virus, vivo dentro un animale oppure la sua sequenza dei suoi genomi. Come mai questo virus è stato così “bravo” ad attaccarci e a diffonderci da uomo a uomo? Quammen riesce a spiegare concetti apparentemente complessi come “sito di scissione della furina” e il “il dominio di legame del recettore Ace2”, due caratteristiche che hanno reso il sars-Cov2 così tristemente famoso.
Se interessa, potete approfondire le vostre conoscenze leggendo l’articolo “The Origins of Sars-CoV-2. A critical Review (16 Settembre 2021)”.
L’autore ha impiegato questi mesi di pandemia per andare ad intervistare, a volte di persona a volte via internet, medici e scienziati che, sin da subito si son attivati dopo le prime segnalazioni su queste “strane” polmoniti a Wuhan di pazienti legati a vario modo col mercato ittico.
Il primo sequenziamento, la scoperta che si trattava di un “
coronavirus” (un nome che per la maggior parte della popolazione non voleva dire nulla); la pubblicazione della notizia sul sito ProMED da parte di Marjorie Pollack – deputy editor- a fine dicembre 2019; la pubblicazione della sequenza del genoma (lunghe stringhe di lettere che identificano il codice RNA del virus) sul sito Virological a gennaio 2020 da parte Eward Holmes e altri in modo che tutta la comunità scientifica potesse attivarsi, fino alla segnalazione arrivata all’OMS il 7 gennaio da parte del CDC cinese.
Si scelse di non allarmare la popolazione, in Cina come nel resto del mondo (qui in Italia mancavano poi dispositivi e perfino un piano pandemico aggiornato).

Quello che è successo poi è noto a tutti:la crescita esponenziale delle infezioni, la scoperta degli asintomatici, le morti e le persone lasciate sole in casa senza cure perché non c’era posto negli ospedali, presi d’assalto, le persone intubate e medici e infermieri costretti a turni massacranti per gestire questi malati.
Eppure i segnali c’erano tutti, a volerli vedere: l’autore, ancora una volta andando ad intervistare diversi esponenti della comunità scientifica, racconta la storia delle precedenti epidemie causate da coronavirus, dalla SARS alla MERS, passando per Ebola e Marburg.
I coronavirus hanno questo di speciale: sanno mutare velocemente per adattarsi a nuove condizioni ambientali (è insito nel fatto che sono strutture basate su RNA, meno stabile rispetto al nostro DNA), sono presenti in natura all’interno dell’organismo di tanti animali selvatici, non solo i pipistrelli, ma anche zibetti, procioni e i cervi in nord America. Sanno combinarsi tra loro, impiegano anni per compiere le loro mutazioni e sono proprio queste che ne hanno aumentato la loro pericolosità. Per studiarli, equipe di scienziati, come quelli della dottoressa Zhengli Shi, sono andate a raccogliere campioni di feci e di sangue dai pipistrelli nelle miniere, in Africa come in Cina, nella famosa miniera di Majiang, dove nel 2009 è stato ritrovato un campione di virus al 96% simile a quello della Sars: era una scoperta che doveva far drizzare le antenne a tutto il mondo e ai decisori politici. La fuori, in natura, la stessa natura che stiamo antropizzando, c’è un virus trasmissibile all’uomo senza passare per altri esseri intermedi,
“tenetevi pronti”, per un prossima pandemia.

In quella grotta era stato trovato il famoso campione 4991 da cui era stato ricavato il genoma catalogato come RATG13, al 97% simile a quello del Sars-Cov2: questa scoperta ha fatto nascere tante polemiche sull’origine del virus, un argomento su cui Quammen è tornato più volte nel libro.
Nonostante il lavoro della commissione dell’OMS andata a Wuhan nel 2021 non sia stato esaustivo (per la poca collaborazione delle autorità cinesi), non esistono prove che il Sars-Cov2 sia uscito da un laboratorio a Wuhan o
che sia stato creato di proposito a partire da altri virus di tipo corona.
È proprio l’alta capacità di Sars-Cov2 (vi ricordate ancora il sito di scissione e il dominio di legame della furina?) a far propendere verso una origine “
naturale” della pandemia: sarebbero servite troppe prove, con tanti errori intermedi, affinché in laboratorio si potesse arrivare ad un virus così aggressivo e con questa capacità di aggredire le nostre cellule.
Quammen fa anche chiarezza su cosa significhi fare esperimenti di
Gain of function sui virus, un argomento molto controverso anche nello stesso mondo scientifico, spiegando come il lavoro fatto a Wuhan, a partire dalla Sars, non avesse come obiettivo creare un nuovo virus più potente. L’autore usa la metafora dei “leopardi di Mumbai”, che potremmo clonare in laboratorio ma non per questo avremmo generato una nuova specie di leopardo.

È molto probabile che l’origine della pandemia si trovi a Wuhan in quel mercato ittico, smobilitato dal governo locale il 1 gennaio, dove si vendevano anche animali selvatici vivi macellati al momento. Wuhan è anche un nodo nevralgico per il sistema dell’alta velocità in Cina, che passa proprio per questa città da 11 milioni di abitanti: quante persone sono passate di qui nei giorni di festa del capodanno cinese?
Il vero imbarazzo per il governo cinese – spiega Quammen – potrebbe essere proprio il traffico di animali selvatici, proibito per legge dal 2014 ma ancora diffuso almeno in quei mesi (e tollerato dalla polizia in quanto costituiva un giro d’affari da 75 miliardi di dollari l’anno): da quegli animali, il pipistrello o forse un altro animale “serbatoio” sarebbe avvenuto il salto, lo spillover, verso l’uomo. Se volete approfondire il punto, leggetevi l’articolo “The Huanan Market Was the Epicenter of Sars-CoV-2 Emergence, (26 Febbraio 2022)”

Ci siamo fatti cogliere impreparati: questa la sensazione che emerge leggendo questa caccia al virus. Quando abbiamo chiuso le città e le regioni, qui in Italia, era ormai troppo tardi: il lockdown che ancora oggi in molti considerano una scelta inutile (dimenticandosi dei mille e passa morti al giorno) fu in realtà una scelta tardiva (su cui grava anche il peso dell’industria del nord) che costò le migliaia di morti (legati a loro volta all’alto inquinamento dell’aria nelle città della pianura padana e probabilmente anche al tema delle infezioni ospedaliere per i batteri resistenti agli antibiotici).
Oltre al virus c’è anche il fattore sociale a pesare sulle pandemie: gli appelli a non fermare le città, la scelta di far giocare la partita Atalanta Valencia a San Siro il 19 febbraio, la decisione di non bloccare le festività cinesi nel gennaio 2020 ...
Ma non è solo questo: ci siamo fatti anche incantare dalle “magie” per curare il covid.
Il virus non se ne è andato da solo, con l’arrivo del caldo, come predisse l’ex presidente Trump, sponsor delle cure con idrossiclor
ochina (era stato ben consigliato dai suoi guru, tra cui Elon Musk). Quammen spiega anche l’inefficacia della teoria “dell’immunità di gregge” inseguita tra gli altri dal governo di Boris Johnson: non si arriverà mai, con questo virus, ad una immunità di gregge, per la sua grande capacità di mutare e di ricombinarsi.
Sui vaccini,
il libro ha il grande merito di raccontare due cose: rispetto al passato, c’è voluto meno tempo da parte delle aziende farmaceutiche per produrre vaccini ad mRNA (RNA messaggero) perché si è partiti dal lavoro fatto sui precedenti “coronavirus”, i responsabili delle epidemie di SARS e della MERS.
L’autore stigmatizza poi la disparità vaccinale nel mondo: nel giugno 2021 solo l’1% della popolazione nei paesi poveri aveva ricevuto almeno 1 dose del vaccino. I tentativi di portare il vaccino anche a questi paesi sono falliti sia per le difficoltà materiali nel trasportare le dosi che devono essere conservate a basse temperature, sia per l’egoismo dei governi e delle grandi case farmaceutiche.
Un mondo asimmetrico, per quanto riguarda le vaccinazioni, è un mondo dove il virus continuerà a proliferare, generando nuove variazioni potenzialmente più pericolose, sebbene magari meno letali.


Non è la magia quella che ci salverà da questa e dalle prossime pandemie, ma la scienza. La scienza che non sempre è portatrici di certezze, quelle che magari pretenderebbe il decisore politico. Scienza che è la somma di tante visioni, perché il nostro sapere è frammentato: “nessuno sa tutto” è il titolo dell’ultimo capitolo:

La realtà a tutto tondo può essere colta solo sommando prospettive disparate. Il discernimento della verità – o meglio della verità perché è una parola troppo imperiosa e sospetta – deriva dall’ascolto di molte voci. Prendiamo l’esempio della nostra pandemia. Abbiamo bisogno di ascoltare molte voci, e abbiamo bisogno di aiutarci l’un l’altro a capire. [..]

Una cosa è certa, credo, in mezzo al turbinio delle nostre incertezze. Il Covid19 non sarà l’ultima pandemia che vedremo nel ventunesimo secolo. Probabilmente non sarà la peggiore. Ci sono molti altri leopardi del Mumbai. E ci sono molti altri virus spaventosi nel luogo d’origine del Sars-Cov2, qualunque esso sia.

La scheda del libro sul sito di Adelphi

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon



23 ottobre 2021

Anteprima Presadiretta – il virus perfetto

Ultima puntata di questa stagione 2021 per Presadiretta dedicata alle origini del virus: è solo passato un anno dal lockdown, dalle bare per i morti di Bergamo portate via dai camion militari e, soprattutto, dalle prime settimane della pandemia, quando ancora non era chiaro di cosa stessimo parlando (è poco più di una influenza, Milano non si ferma..). E' passato solo un anno e in molti non vedono l'ora di mettersi tutto alla spalle: ma quello che non possiamo dimenticare è l'impreparazione nella gestione della pandemia, la dipendenza con paesi dell'est asiatico per l'approvvigionamento di mascherine e altri materiali, e l'assenza di un piano pandemico nazionale e anche a livello regionale.

Presadiretta, nel servizio di Lisa Iotti e Francesca Nava, si porrà alcune domande su questo virus: come mai a quasi due anni dalla pandemia che che ha fatto quasi 5 milioni di morti nel mondo, ha messo in ginocchio il mondo intero e non è ancora finita, non sappiamo ancora come si sia originato il virus chiamato Sars-Cov?

Il servizio mostrerà come le autorità cinesi hanno fatto di tutto per tenerci all'oscuro, hanno impedito alla speciale commissione dell'Oms che nel febbraio di quest'anno doveva indagare sulle origini del virus, di accedere ai loro dati grezzi, facendo di fatto fallire l'indagine internazionale.

Colin Butler – professore di epidemiologia all'Australian National University: “è stata fatta un'indagine farsa, un esercizio di propaganda politica, che potrebbe mettere molto in imbarazzo l'Oms nel futuro”.

I giornalisti di Presadiretta hanno anche scoperto che i ricercatori cinesi hanno cancellato dai loro database 22mila sequenze di coronavirus, hanno negato che a Wuhan (la città da cui è partita la pandemia) si facessero esperimenti con virus dei pipistrelli.

Non solo, queste ricerche sui virus si facevano in laboratori dove si lavorava senza scafandri e in stanze non pressurizzate: lo si è scoperto da una tesi scovata da un giornalista di inchiesta indipendente, dove si parla di laboratori di livello BSL2, un livello troppo basso dove l'unica protezione è costituita dai guanti.

Ed ora – racconta Iacona nell'anteprima – persino l'OMS pensa che l'ipotesi di un incidente di laboratorio possa essere la causa della pandemia.

Queste le parole del direttore Tedros Ghebreyesus: “io ho lavorato in laboratorio e so che gli incidenti accadono, abbiamo bisogno di informazioni, informazioni dirette su quale fosse la situazione di questo laboratorio prima e all'inizio della pandemia.”

Solo dopo un anno siamo venuti a conoscenza di un incidente in un laboratorio di Pechino dove si stavano facendo ricerche sul nuovo coronavirus e lo siamo venuti a sapere soltanto per caso: da uno scambio di mail col professore Shan-Lu.

Ma Presadiretta ha una sua notizia in esclusiva è che le ricerche in Cina si facevano anche coi finanziamenti pubblici americani (arrivati all'organizzazione Eco Health Alliance guidata da Peter Daszak, uno degli zoologi più in vista che partecipò alla prima ispezione dell’Oms a Wuhan.

Forse erano finanziamenti per fare in Cina esperimenti sull'aumento della contagiosità dei virus che negli Stati Uniti fino al 2017 erano vietati? – si chiede Presadiretta

Scrive in un'anticipazione del Corriere

Dai documenti derubricati di recente risulta che Daszak avrebbe veicolato in Cina 3,7 milioni di dollari di fondi ottenuti dal governo Usa dal 2014 al 2020. Ma Daszak era anche a capo della Commissione della rivista Lancet sull’origine del virus. Quella stessa rivista pubblicò nel febbraio 2020 una lettera di un gruppo di scienziati che sosteneva la genesi naturale del Covid. Daszak si è dovuto dimettere prima dell’estate per il sospetto di un grave conflitto di interesse: da una parte passava soldi pubblici ai laboratori di Wuhan; dall’altra avrebbe dovuto indagare con rigore sugli esperimenti condotti in quello stesso istituto.

 

Il servizio farà anche il punto sulle indagini della magistratura di Bergamo sulla risposta italiana alla prima ondata della pandemia: il piano pandemico non aggiornato e comunque non attuato, la mancata zona rossa nella Val Seriana, le decisioni prese dal governo nazionale e dalle regioni. Quanto abbiamo pagato, in termini di malati e morti, tutto questo?

I parenti delle vittime del covid vogliono chiederne conto alla politica: “questi familiari che vengono qua [alle udienze del processo] a dimostrare che anche la politica in qualche caso ha ucciso più del virus” racconta la coordinatrice del team legale dei familiari delle vittime Consuelo Locati.

Era una pandemia che potevamo prevedere?

Secondo Nicoletta Dentico – direttrice del programma salute globale – non c'era pandemia più prevedibile, “non è colpa del virus se ha trovato una prateria di incompetenza, di impreparazione davanti a sé, nella quale ha attecchito facilmente.”

Un piano pandemico aggiornato avrebbe potuto attutire notevolmente l'impatto di questa pandemia – è l'opinione di Donato Greco, epidemiologo e membro del CTS: “quante esercitazioni sono state fatte negli ultimi quindici anni, quanta gente era pronta ad aprire mille posti letto in più.”

Proprio sul piano pandemico sta indagando la procura di Bergamo: davanti al tribunale civile di Roma 500 persone che hanno perso familiari durante la pandemia hanno citato in giudizio le più alte istituzioni dello Stato.

A Presadiretta raccontano perché questa scelta: “Le istituzioni dovrebbero essere dalla parte del cittadino e invece avere scoperto che il piano pandemico non era aggiornato dal 2006, aver assistito all'impossibilità di poter acquistare delle mascherine, siamo entrati in una guerra senza verificare quello che avevamo come munizioni.”

Presadiretta ha intervistato il direttore del dipartimento di microbiologia di Padova Andrea Crisanti, autore di una perizia per la procura di Bergamo (di cui è consulente tecnico) che sta indagando sulla gestione italiana alla pandemia e sull'ecatombe in Val Seriana: “io lo definirei un disastro” racconta a Presadiretta “secondo i nostri calcoli il 23 febbraio all'interno dell'ospedale di Alzano c'erano circa 70-75 persone già infette. La Lombardia non aveva i tamponi i quanto meno dicono di non avere i tamponi, ma la diagnosi di covid non si fa solo col tampone. La TAC, in combinazione con il quadro clinico avrebbe fornito un elemento importantissimo per fare una diagnosi presuntiva. E' mancata una indicazione per capire quello che stava succedendo in ospedale. Si sarebbero potuto rendere conto che stavano praticamente seduti su una bomba.”

Dall'anticipazione che trovate sul Fatto quotidiano:

Al centro della perizia, che verrà consegnata entro dicembre, ci sono gli studi e i calcoli matematici che dovranno fornire delle risposte ai quesiti dei magistrati bergamaschi su quanto avvenuto all’interno dell’ospedale di Alzano Lombardo (chiuso solo per poche ore il 23 febbraio 2020), sulle conseguenze e l’impatto della mancata zona rossa in Val Seriana e della mancata attuazione del piano pandemico nazionale, il cui aggiornamento era fermo al 2006. Con interviste e documenti esclusivi, lo speciale di PresaDiretta affronterà anche le altre ombre della pandemia ripercorrendo l’intera catena di comando che ha portato alle decisioni prese da Governo e Regioni nelle prime settimane dell’emergenza Covid, con un focus particolare sui piani pandemici regionali.

In tutti questi mesi la Cina ha testato più di 80mila campioni di animali nella città di Wuhan e nel resto del paese e più della metà di questi erano presi da animali selvatici ma in essi non hanno trovato alcuna traccia di Sars-Cov2. Lo stesso è stato fatto per i pipistrelli: decine di migliaia di test in tutta la provincia di Hubei dove si trova Wuhan e nessuno di loro aveva virus simili a Sars-Cov2.

Alina Chan è una Biologa Molecolare all'università di Boston: “hanno campionato i fornitori di animali che vendevano gli animali al mercato e non hanno trovato niente, chiaramente a volerci fidare delle parole della Cina.”

L'unica certezza che abbiamo in tutta questa storia piega di buchi neri – spiega la giornalista Francesca Nava – è che non c'erano pangolini o pipistrelli al mercato di Wuhan al contrario di quello che si è detto per mesi.

“Per cultura i cinesi non mangiano pipistrelli” racconta lo zoologo Chris Newman di Oxford - “quindi non ci saremmo aspettati di vederli in un mercato alimentare e anche i pangolini, che all'inizio erano sospettati di essere potenziali vettori, non erano in vendita in nessun mercato della città.”

I pipistrelli non erano nel mercato del pesce ma erano nei laboratori dell'istituto di virologia, il team di Wuhan è il solo al mondo ad essere riuscito ad allevarli in cattività allo scopo di creare un nuovo modello sperimentale per la ricerca scientifica.

Perché l'ipotesi che il virus potesse essere uscito da questi laboratori è stata messa subito da parte in favore dello spillover naturale?

Esistono dei conflitti di interesse nella comunità scientifica internazionale sulla ricerca per le origini del virus (ovvero, ci sono ricercatori che hanno paura che che la politica limiti le loro ricerche e i finanziamenti per i loro lavori)?

Cosa c'è dietro la guerra fretta tra Cina e Stati Uniti su quest'ultimo punto?