Nei giorni passati ho avuto diversi scontri (in 140 caratteri) sui twitter con altri utenti, favorevoli al TAP e, ovviamente, contrari alle proteste.
Ma cosa hanno da protestare?
Ma come è possibile che della gente comune si permetta di bloccare un'opera "strategica" come il TAP, già esecutiva da leggi del governo?
Mi sono permesso di ricordare che questo principio, non si può protestare contro una legge o una decisione del Parlamento o del Governo, deve valere per tutti.
Per i tassisti contro Uber. Che possono sì scioperare, ma senza creare tensioni e rimanendo nella legalità.
Per coloro protestano contro gli abbattimenti delle case abusive.
La legge è legge, come recitava il titolo di un film di Totò.
Senza dimenticarci però che in Italia è successo questo:
Parlamentari e ministri che sono andati a protestare sotto il Palazzo di Giustizia milanese, minacciando di voler entrare, in protesta contro una sentenza della Cassazione.
Nessuno io mi chiamo; nessuno è il nome che mi danno il padre e la madre e inoltre tutti gli amici
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06 aprile 2017
01 aprile 2017
Il mafiodotto (l'inchiesta de l'Espresso sul lato oscuro del TAP)
Chi c'è dietro la società che sta realizzando il TAP, il gasdotto che dalla repubblica Azera, la democrazia al caviale governata dalla dinastia Aliyev, sbarcherà sulle coste pugliesi?
L'inchiesta de l'Espresso, in edicola domani, si occuperà del lato oscuro del TAP: il titolo è eloquente "Attenti al mafiodotto" (Biondani e Sisti).
Dedicati a quanti, nei confronti di chi protesta in difesa degli ulivi che stanno espiantando (per la Xylella, ma proprio dove ci sarà il gasdotto), hanno scritto che bisogna far rispettare la legalità..
Oggi esce una anticipazione:
Tap, mafia e soldi sporchi dietro il gasdottoNel contestato maxi-progetto per portare il gas dell'Azerbaijan in Puglia spuntano manager in affari con le cosche, oligarchi russi e casseforti offshore. L'inchiesta integrale sul'Espresso in edicola domenicaDI PAOLO BIONDANI E LEO SISTI Tap, mafia e soldi sporchi dietro il gasdottoAll'origine del super-gasdotto che minaccia di perforare le coste del Salento c’è una storia nera. Un intreccio di manager in affari con la mafia, valigie di contanti, oligarchi russi, affaristi italiani legati alla politica, casseforti anonime con la targa offshore. Gli scheletri nell'armadio del Tap.
Un'inchiesta de "l'Espresso" – in edicola da domenica – svela i retroscena del maxi-progetto partendo dagli interrogativi alla base delle proteste esplose in Puglia contro lo sradicamento dei primi 231 olivi: chi ha scelto l’attuale tracciato? Perché è un consorzio privato svizzero a gestire un'opera dichiarata strategica dalle autorità europee? E' davvero necessario far passare miliardi di metri cubi di gas tra spiagge meravigliose e oliveti secolari, anziché in zone già industrializzate?
29 marzo 2017
Viva la legalità
Del gasdotto TAP, che dovrebbe sbarcare sulle coste pugliesi a Melendugno, dei rapporti poco puliti con l'Azerbaigian (democrazia al caviale da cui importeremo il gas) si era occupata Report in un servizio di Paolo Mondani.
Nei giorni in cui si è votato sui diritti civili in Azerbaijan al Consiglio d'Europa, il governo Letta è andato in questa specie di democrazia a firmare l'accordo commerciale.
Da qui poi è partito tutto.
L'emergenza Xylella, l'abbattimento degli ulivi, guarda caso nelle stesse zone del gasdotto, la controversia tra amministrazioni locali e il governo di Roma.
Fino a lunedì, quando il Consiglio di Stato ha dato ragione al governo e deciso che sì, si possono espiantare gli ulivi secolari (che costituiscono un patrimonio storico, per questi territori): decisione che, a parte Snam, Eni e governo Azero, ha scontentato parte degli abitanti di quelle zone, compresi sindaci e consiglieri regionali che, di hanno cercato di presidiare questi ulivi.
E si sono trovati davanti gli agenti dei reparti mobili, in assetto antisommossa.
Quell'opera si deve fare.
Non è cambiato molto, in questo paese, sulle grandi opere che si devono fare, dai tempi di Berlusconi.
Quando si parla di grandi opere, Tav, Tap, Terzo valico, Mose, Ponte sullo stretto, il ragionamento che si sente dai grandi amanti del cemento è lo stesso.
E' un'opera decisa, non si può aspettare, si protesta perché non si vuole fare niente, effetto nimby, le leggi si devono rispettare...
Ai signori delle grandi opere non importa quanto siano inutili, quanto siano carenti di un piano economico con dentro costi e ricavi, quanto poi queste opere (come per le autostrade del nord, per il Mose) siano poi debiti sul pubblico che pesano sulle nostre spalle.
Abbiamo veramente bisogno del gas Azero (e abbiamo bisogno di avere rapporti con questo paese che non rispetta i diritti civili)?
Sono domande che, per i signori della legalità (degli altri) non vanno poste.
Non si guarda cosa succede a casa degli altri paesi, come la Libia di Gheddafi o l'Azerbaigian (caviar democracy) paese che da 23 anni il paese è governato dalla dinastia Aliyev.
Ai signori della legalità, sempre quelli dell'effetto nimby, non bisogna ricordare che in questo paese la legalità non vale per gli abusi edilizi, per esempio, per cui c'è sempre pronto un condono elettorale (come in Campania).
O un condono fiscale, come quelli di Tremonti e Berlusconi (e non solo).
Che facciamo le leggi, come la Severino, per la decadenza degli amministratori condannati, ma poi le si applica come fa comodo.
Nei giorni in cui si è votato sui diritti civili in Azerbaijan al Consiglio d'Europa, il governo Letta è andato in questa specie di democrazia a firmare l'accordo commerciale.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPOQuesta è la spiaggia di San Foca, comune di Melendugno, in Puglia. Il Tap, il gasdotto che da Baku raggiungerà l’Italia, approderà qui. Ma attenzione alle date: Il 23 gennaio2013 viene bocciato il Rapporto Strasser sui prigionieri politici in Azerbaigian. Il 28 giugno, la Commissione europea dà il benvenuto al gasdotto e l’11 agosto l’allorapremier Letta va a Baku a suggellare l’accordo con Aliyev. C’è una relazione tra questi eventi?CHRISTOPH STRASSER – DEPUTATO TEDESCO CONSIGLIO D’EUROPASarei sorpreso se non ci fosse una connessione tra questi fatti. Bocciando il mio rapporto l’Azerbaigian ha salvato la reputazione e nessuno ha avuto niente da direquando sono partiti gli affari sul gas.PAOLO MONDANI FUORI CAMPO4.000 chilometri di lunghezza, costo totale stimato: 45 miliardi di dollari. I costi pubblici per l’Italia sono ancora un mistero. Snam e Saipem faranno i lavori piùimportanti. La consegna del primo gas è prevista nel 2020. Obiettivo è renderci meno dipendenti dal gas russo. Ma in Puglia non ci pensano proprio.MARCO POTÌ - SINDACO DI MELENDUGNODa quegli scogli a circa 800 metri dalla costa va sotto il livello del mare. E per 1500 metri sbuca poi sotto la spiaggia, sotto la duna, sotto la pineta nell’uliveto alle spalle. Poi per 8,8 km arriveranno alla periferia di Melendugno che è il comune capoluogo di questi posti dove faranno una centrale. Da lì devono fare 55 altri kilometri, andare verso nord tra Brindisi e Mesagne dove c’è il punto di connessione con la rete nazionale dei gasdotti.PAOLO MONDANIChe cos’ha di così particolare questo pezzo di mare? Non è un pezzo di mare come un altro?MARCO POTÌ - SINDACO DI MELENDUGNOBeh no. Qua siamo a San Foca, è una delle marine di Melendugno da 7 anni consecutivi bandiera blu d’Europa, da 5 anni consecutivi cinque vele Legambiente.Quest’anno anche il premio dai pediatri nazionali per le spiagge a misura di bambino.
Da qui poi è partito tutto.
L'emergenza Xylella, l'abbattimento degli ulivi, guarda caso nelle stesse zone del gasdotto, la controversia tra amministrazioni locali e il governo di Roma.
Fino a lunedì, quando il Consiglio di Stato ha dato ragione al governo e deciso che sì, si possono espiantare gli ulivi secolari (che costituiscono un patrimonio storico, per questi territori): decisione che, a parte Snam, Eni e governo Azero, ha scontentato parte degli abitanti di quelle zone, compresi sindaci e consiglieri regionali che, di hanno cercato di presidiare questi ulivi.
E si sono trovati davanti gli agenti dei reparti mobili, in assetto antisommossa.
Quell'opera si deve fare.
Non è cambiato molto, in questo paese, sulle grandi opere che si devono fare, dai tempi di Berlusconi.
Quando si parla di grandi opere, Tav, Tap, Terzo valico, Mose, Ponte sullo stretto, il ragionamento che si sente dai grandi amanti del cemento è lo stesso.
E' un'opera decisa, non si può aspettare, si protesta perché non si vuole fare niente, effetto nimby, le leggi si devono rispettare...
Ai signori delle grandi opere non importa quanto siano inutili, quanto siano carenti di un piano economico con dentro costi e ricavi, quanto poi queste opere (come per le autostrade del nord, per il Mose) siano poi debiti sul pubblico che pesano sulle nostre spalle.
Abbiamo veramente bisogno del gas Azero (e abbiamo bisogno di avere rapporti con questo paese che non rispetta i diritti civili)?
Sono domande che, per i signori della legalità (degli altri) non vanno poste.
Non si guarda cosa succede a casa degli altri paesi, come la Libia di Gheddafi o l'Azerbaigian (caviar democracy) paese che da 23 anni il paese è governato dalla dinastia Aliyev.
Ai signori della legalità, sempre quelli dell'effetto nimby, non bisogna ricordare che in questo paese la legalità non vale per gli abusi edilizi, per esempio, per cui c'è sempre pronto un condono elettorale (come in Campania).
O un condono fiscale, come quelli di Tremonti e Berlusconi (e non solo).
Che facciamo le leggi, come la Severino, per la decadenza degli amministratori condannati, ma poi le si applica come fa comodo.
21 novembre 2016
Report – la democrazia al caviale
La difesa dei diritti civili (un valore riconosciuto da tutte le democrazie occidentali) contro i soprusi e le tirannie?
Dovrebbero essere i principi da portare sui tavoli della
diplomazia quando si tratta di prendere delle decisioni su crisi,
tensioni..
Oppure questa Europa
è solo un'enorme facciata di ipocrisie e slogan, con i paesi del
nord preoccupati di non dover pagare i conti per i paesi “poveri”
del sud, a tener lontano dai loro confini i profughi.
Questa sera l'inchiesta di Paolo
Mondani in collaborazione con Cataldo Ciccolella racconterà
l'ennesima contraddizione di questa Europa e del nostro paese
parlando di quello che sta succedendo in Azerbaijan.
Un piccolo paese nella regione del
Caucaso, ricco di petrolio e di caviale, ma anche un paese dove i
giornalisti (come Milena
Gabanelli)
finiscono in carcere, dove la repressione colpisce gli oppositori del
regime del presidente Aliyev e dove le sue fortune non ricadono sul
paese ma sono custodite nei
paradisi fiscali come Panama:
“la famiglia del presidente dell'Azerbaigian, Ilham Aliyev, ha usato fondazioni e società di Panama per nascondere partecipazioni azionarie in alcune miniere d'oro e anche proprietà immobiliari a Londra. I figli del primo ministro del Pakistan, Nawaz Sharif, hanno invece comprato palazzi nella capitale britannica, intestati a offshore create da Mossack Fonseca”.
Tutto questo cosa c'entra con l'Europa
e con l'Italia? L'Europa e l'Italia sono in stretti rapporti d'affari
con questo paese e anziché chiedere all'Azerbaijan di diventare più
libero e democratico, siamo noi che “pecunia non olet” abbiamo
pericolosamente abbassato il livello minimo, la soglia di diritti
civili che possiamo tollerare.
“La storia nasce dentro al
Consiglio d’Europa, presidio di democrazia e diritti umani. Paese
osservato: l’Azerbaijan. I giornalisti critici sono in carcere, la
democrazia si chiama: al caviale. Cosa c’entra l’Italia?
C’entra”.
C'entra per una brutta storia di
tangenti, che
un deputato italiano avrebbe intascato per per bocciare un
rapporto sui diritti umani sfavorevole a questo paese.
C'entra perché da questo paese
compriamo
il gas che arriva nelle nostre case, un domani attraverso il
gasdotto TAP che sbucherà sulle coste pugliesi: un progetto che la
Commissione europea, il Parlamento e il Consiglio hanno selezionato
il Tap come “Progetto di interesse comune” perché funzionale
all’apertura del corridoio meridionale del gas, uno dei dodici
indicati come prioritari dall’Ue per il conseguimento degli
obiettivi di politica energetica attraverso una diversificazione
delle fonti.
Vedendo le cifre del giro economico in
gioco si capisce come mai tanto interesse per fare il gasdotto
nonostante l'opposizione della regione Puglia.
Dei rapporti (poco chiari) tra l'Italia
(e l'Eni) e le regioni del Caucaso (in particolare il Kazachistan) ne
parla anche il libro “Lo
stato parallelo” dei giornalisti Andrea
Greco e Giuseppe Oddo.
Più
che i diritti e i principi, al Consiglio Europeo conta più il peso e
i soldi delle lobby: non è un bel momento per l'Europa, questo. Se
vuole continuare ad essere credibile, agli occhi dei cittadini
europei, deve decidere cosa vuol far da grande. Prima che i populisti
(che sono alimentati anche da questi racconti) spazzino via tutto.
E'
in gioco la democrazia e il nostro futuro (oltre che i nostri soldi).
La scheda del servizio “CAVIAR
DEMOCRACY” di Paolo Mondani in collaborazione con Cataldo
Ciccolella
Giornalisti in prigione, una fortuna nascosta a Panama, repressione degli oppositori politici, guerra al confine, amichevoli rapporti con l’occidente. Questo il programma di governo del presidente Aliyev alla guida dell’Azerbaigian, il paese del Caucaso ricco di idrocarburi e caviale. Un paese con cui l’Italia fa affari da anni – è la fonte primaria del petrolio che importiamo - e che ci venderà il gas per riscaldare le nostre case, in arrivo sulle coste pugliesi con il gasdotto TAP.
Il Consiglio d’Europa è la storica organizzazione che promuove i valori democratici e i diritti umani. Alcuni politici azeri hanno capito quanto le istituzioni europee siano fragili ed è proprio qui che nasce la cosiddetta diplomazia del caviale. Secondo gli inquirenti milanesi il deputato italiano Luca Volonté avrebbe intascato una tangente di due milioni e trecentonovantamila euro per far bocciare un rapporto sui prigionieri politici sfavorevole al governo azero.
Indipendentemente dall’esito delle indagini, emerge chiaramente che un piccolo petrol-stato viene accolto in Europa sperando che cambi in meglio, diventando più giusto e più libero, ma alla fine a cambiare è l’organizzazione europea che - preda delle lobby – diventa sempre meno credibile. Un gran brutto segno per la democrazia.
L'anteprima su
Reportime:
"Chiunque può finire in prigione, anche per un like a un articolo che critica il governo" afferma Khadija Ismaylova giornalista e dissidente azera. Eppure l’Italia ci fa affari senza problemi. Con cento prigionieri politici, tra cui otto giornalisti, elezioni manipolate e una sola famiglia al potere da decenni questo è l’Azerbaigian, il Paese caucasico primo fornitore di petrolio italiano che si accinge a venderci anche il gas con il TAP in arrivo in Puglia.Ma il governo azero sa anche coltivare le amicizie, ospitando politici stranieri che non disdegnano cadeau di lusso come il pregiato caviale del Mar Caspio. Così quando al Consiglio d’Europa, storico presidio dei diritti umani, il Paese finisce sotto accusa per il carcere facile agli oppositori, l’amicizia viene ricambiata. E l’assemblea dei parlamentari del Consiglio boccia il rapporto Strasser, dal nome del deputato tedesco che denunciava le detenzioni illegali. E che ricorda: “125 contrari, favorevoli 79.
Il secondo servizio
tratta dei prodotti tipici italiani, prodotti DOP che poi non lo
sono.
La scheda del servizio: “PRODOTTI…
ATIPICI” di Emilio Casalini
Il piacere dell'enogastronomia di qualità si paga caro perché si tratta di prodotti tipici, difficili da coltivare o allevare, frutto di tradizione e tanto lavoro. Come il pistacchio di Bronte, che cresce sulle rocce laviche dell'Etna, si raccoglie solo a mano ogni due anni ed è protetto da una DOP che lo rende prezioso e rinomato. Ne producono circa 1500 tonnellate. Ma nel mondo di pistacchio accostato al nome Bronte ne gira molto di più, perché? Poi c’è chi fa affari con il marchio Bazzone, il prelibato prosciutto proveniente dai maiali allevati in Garfagnana. Se ne allevano solo centoventi l’anno. Eppure il prosciutto si trova nei migliori ristoranti e macellerie d’Italia e perfino in Francia e Inghilterra.
Per la rubrica
“ONORE AL MERITO”: con quali criteri è stato scelto l'amministratore delegato della Consip Marroni?
La scheda del servizio
“L’AMMINISTRATORE
DELEGATO” di Luca Chianca
Dopo aver lavorato in una società controllata dal gruppo Fiat, Luigi Marroni diventa direttore generale dell'Asl 10 di Firenze e qualche anno dopo, nel 2012, assessore alla sanità toscana in quota Enrico Rossi, attuale presidente della Regione. Tuttavia nel 2015, con l'arrivo di Renzi al governo, Marroni viene nominato dal ministro dell’Economia amministratore delegato della Consip, la grande centrale d’acquisti della pubblica amministrazione attraverso la quale passano appalti per quaranta miliardi di euro l’anno. In base a quali criteri è stato scelto?
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