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04 maggio 2025

Anteprima Presadiretta – una casa per tutti

 

Appartamenti che non si trovano perché conviene affittarli ai turisti (usando piattaforme come AirBnb). Intere città in mano ai fondi speculativi con i prezzi delle case alle stelle: madavvero il valore degli immobili lo deve decidere solo il mercato?

Il diritto alla casa e le difficoltà nel trovare un appartamento in affitto sono il servizio principale dell’ultima puntata di Presadiretta di questa stagione.

In aspettando Presadiretta si parlerà di Alberto Trentini, un nostro concittadino di 45 anni che di trova da più di cinque mesi presumibilmente in un carcere in Venezuela a Caracas. Solo che, a differenza della carcerazione di Cecilia Sala (la giornalista de Il Foglio arrestata in Iran e liberata lo scorso gennaio, Alberto non è riuscito a parlare con la famiglia, non è stato avvicinato da nessun avvocato, non è stato visitato dal console italiano: siamo tutti preoccupatissimi – racconta Riccardo Iacona nell’anteprima - ancora non viene liberato, non si sa neanche perché lo abbiano messo dentro. Quindi Presadiretta rilancerà l’appello per la liberazione di Alberto Trentini coi reportage girati in Venezuela: i giornalisti sono riusciti ad intervistare un cittadino statunitense che probabilmente è stato nello stesso carcere dove si trova adesso Alberto, hanno intervistato la madre, tutto per riaccendere le luci su questa vicenda.


Alberto Trentini è un operatore umanitario di 45 anni nato a Venezia: il 17 ottobre scorso è arrivato in Venezuela per la ONG francese Humanity Inclusion per portare aiuti a persone con disabilità. È una delle ONG che nel 1997 aveva ricevuto il premio nobel per la pace.

Alberto scrive alla madre del suo arrivo all’aeroporto di Caracas comunicandole che sta bene: questo è l’ultimo messaggio che i genitori hanno ricevuto. In un trasferimento di lavoro da Amazonas a Guasdualito, una regione al confine ovest del paese, il 15 novembre, Alberto viene arrestato. Sono passati 170 giorni, più di cinque mesi, senza alcuna notizia, nemmeno una telefonata è stata concessa ad Alberto, come nemmeno ha ricevuto la visita del console o di un rappresentante italiano. Circostanza ancora più grave perché Alberto per alcuni problemi di salute delle prendere delle medicine tutti i giorni.

Sappiamo solo che è in prigione senza aver ricevuto alcuna accusa formale. Alberto Trentini ha lavorato da sempre nel mondo della cooperazione, sin dal servizio civile: prima del Venezuela aveva compiuto missioni umanitarie in Perù, Libano, Etiopia.

A Bologna si trova il Cefa, la prima Ong per la quale ha lavorato Alberto: Alice Fanti ha raccontato a Presadiretta del suo impegno per le comunità, per le persone, ha studiato moltissimo negli anni per diventare l’operatore umanitario professionista che è adesso.

Quando abbiamo appreso la notizia siamo rimasti tutti abbastanza sconvolti perché per chi conosce Alberto sa che non si metterebbe mai nei guai.”
Cosa può essere successo mentre era lì sul campo in Venezuela?

Si è trovato nel posto sbagliato nel momento sbagliato, perché Alberto era in Venezuela da pochi giorni e Alberto è una persona stra-prudente e stra-attenta.”
Chi conosce bene come lavora sul campo Alberto Trentini è il responsabile dei progetti in sudamerica del Cefa, Andrea Tolomelli, ha lavorato con lui per tre anni e ne ha grande stima: “ha la capacità di entrare in empatia, ha la capacità di gestire progetti, con fondi anche importanti e questa è una cosa che io, che lavoro nella cooperazione da 26 anni, non ho visto in molte persone.”

Il Sudamerica è un continente che conosce bene: “io credo che sia il continente che conosce meglio, sa benissimo come muoversi, credo che abbia avuto solo una grandissima sfortuna ..” continua Andrea Tolomelli, che dietro la sua postazione ha una foto di Andrea.

Lo tengo sempre lì perché c’è qualcuna di importante da fare in questo momento, da tenere a mente: bisogna che le persone ne parlino, che sia sempre nelle nostre teste, perché ognuno nel suo piccolo può dare una mano per la liberazione di Alberto. 150 giorni sono tanti.”

Una casa per tutti

Quanto è difficile trovare una casa in affitto, specie nelle grandi città come Milano?
Presadiretta racconterà delle incredibili offerte di affitto che vengono offerte a persone che arrivano qui in cerca di lavoro o a studenti fuori sede. A Milano perfino uno scantinato è stato destinato a casa per studenti: in questa specie di “appartamento” vivono dieci persone e ciascuna paga circa 700 euro al mese a stanza. Qui la giornalista di Presadiretta ha incontrato tre ragazzi spagnoli qui per studio: una di loro vive in quella che è considerata una cucina, con dentro un letto e una scrivania e guarda la città dal basso del seminterrato.
Tre bagni ciechi per dieci persone, una cucina buia a mezza rotta e un contratto d’affitto che non sono sicuri sia valido: nelle foto dell’annuncio sembravano belle in confronto alla realtà, nelle stanze è presente la muffa e in alcune il riscaldamento non funziona.

Quando i ragazzi hanno cercato di chiamare il gestore hanno trovato la voce di un bot, con cui parlano via whatsapp. I tecnici sono arrivati poi dopo più di un messo.

I ragazzi hanno spiegato che questo scantinato era uno di quelli che costava meno: per loro pagare 700 euro per una stanza in uno scantinato non è una truffa ma la realtà, il compromesso per studiare a Milano.

Ma il problema di una casa a Milano non riguarda solo studenti o i ceti poveri: l’emergenza abitativa è diventato un problema anche del ceto medio perché le città italiane, non solo Milano, sono diventare invivibili, perché abbiamo lasciato il valore dell’immobile solo al libero mercato (che poi libero non è), alla speculazione immobiliare e agli affitti brevi. E questo è il risultato.

Insomma, nella stessa città si innalzano grattacieli laddove c'erano abitazioni di pochi piani con la sola autorizzazione di una Scia e col beneplacito delle commissioni del comune (e su questo la procura di Milano ha aperto una indagine) dall'altra parte non si riesce a garantire una casa per tutti, portando avanti un processo di gentrificazione, che scaccia dai quartieri centrali i ceti poveri.

Da Milano a Roma: Presadiretta ha raccolto qui la testimonianza di Viviana per la sua estenuante ricerca di un alloggio da affittare nella capitale, dopo aver ricevuto la lettera di sfratto.
Le è scaduto il contratto dopo che le è stato aumentato l’affitto a 1265 euro al mese, una cifra che non si poteva permettere a fronte di uno stipendio di 1600 euro.

Nel servizio che potete trovare in anteprima sui canali social di Presadiretta, Viviana racconta di aver vissuto per sette anni nell’appartamento assieme alla figlia, nel quartiere residenziale di Monteverde. Ha sempre pagato l’affitto regolarmente ma quando il proprietario le ha chiesto l’aumento e per lei è diventato eccessivo, lui l’ha sfrattata. In attesa di trovare casa sta accumulando tutte le sue cose dentro gli scatoloni, “non posso nemmeno offrire un caffè, ho lasciato solo una tazzina fuori, è come vivere in un limbo, non puoi vivere bene in una casa dove sei sotto sfratto ..”
Il problema è che oggi una casa in affitto a Roma non si trova se non a prezzi esorbitanti: filtrano la zona dentro il raccordo anulare, per meno di 750 euro non si trova niente usando una nota app di ricerca, “sotto gli 800 euro è difficile trovare anche i monolocali a meno di non voler andare ad abitare negli scantinati ..”
Infatti dalla app si trova qualcosa a 850 euro, si tratta di un piano seminterrato con soggiorno angolo cottura, camera e bagno. Più le spese di condominio, altri cento euro al mese. Questo è quello che ti propongono a meno di mille euro: per gli appartamenti in affitto a mille euro poi vengono richieste delle garanzie vincolanti, doppia busta paga, no famiglie, no animali, solo studenti, no residenti a Roma.

Il problema della casa ora riguarda perfino gente che lavora, con uno stipendio regolare che però non si possono permettere un affitto perché gli affitti sono più alti degli stupendi.


Esistono però delle alternative a questo modello, si possono calmierare gli affitti come fatto in altri paesi come Presadiretta andrà a raccontare.

Per esempio a Torino si trova una startup che si chiama Homes4All, una casa per tutti, Matteo Robiglio ne è il responsabile immobiliare: “cerchiamo di risolvere il problema della distanza tra la domanda e l’offerta di abitazioni, l’Italia come in molti altri paesi è un luogo dove ci sono moltissimi immobili abbandonati, non affittati, fuori dal mercato e poi molte persone che non trovano una casa.”
A Torino ci sono 50mila case vuote , una casa su dieci è disabitata, in compenso ci sono migliaia di famiglie che fanno fatica a pagare l’affitto e rimangono senza casa. Questa startup nata nel 2019 da un progetto del Politecnico di Torino ha inventato un modo per dare in affitto una casa ad un prezzo accessibile a chi ne ha bisogno e allo stesso tempo garantire un reddito sicuro ai proprietari che decidono di mettere su mercato case che altrimenti resterebbero sfitte e vuote. Non è beneficenza ma un modello innovativo e sostenibile.

Lei ha un appartamento che le interessa mettere a disposizione” spiega ancora Matteo Robiglio “noi lo valutiamo, le assumiamo in gestione, lo rinnoviamo se necessario e le garantiamo un reddito. La casa lei la sta affittando a me, poi sarò io a gestire il rapporto con l’inquilino, mi assumo io la responsabilità di eventuali cattivi comportamenti, qui c’è un soggetto che non scompare, che paga tutti i mesi, che presidia il bene.”
Gli alloggi vengono poi assegnati a canoni calmierato a chi non ha i requisiti per una casa popolare ma non riesce nemmeno a trovare un affitto sul mercato privato.
Per esempio persone che si sono separate dopo una relazione e che hanno iniziato ad accumulare dei debiti, per l’affitto, perché poi è venuta una malattia. Poi è arrivata la lettera di pignoramento della casa: “all’epoca lavoravo al call center della società idrica piemontese” racconta a Presadiretta una ragazza “hanno dovuto lasciare a casa delle persone, ho perso il lavoro, ho iniziato a cercare casa, ero mamma con due figli minori.. Ne ho viste tante di case, una quindicina, poi un giorno ero su internet e mi appare l’annuncio di Homes4All.. Una casa bella finalmente, pavimenti nuovi, muri imbiancati, bagno nuovo, ho dovuto solo prendere il resto dei miei pochi mobili e portarlo qui.”
Presadiretta mostrerà la casa di Daniela – la ragazza che ha dato la sua testimonianza alla trasmissione – dove vive con due figli adolescenti, un cane e un gatto, una casa ristrutturata e sistemata finalmente al giusto prezzo: “pago 320 euro perché avendo i requisiti il comune mi ha concesso un affitto a tariffa agevolata”.

Una casa come quella di Daniela sul mercato verrebbe a costare molto di più, dai cinquecento ai seicento euro.

La scheda del servizio:

A "PresaDiretta" il dramma degli alloggi in Italia

E la vicenda del cooperante Alberto Trentini

"PresaDiretta", nell’ultima puntata di questa stagione, in onda domenica 4 maggio alle 20.30 su Rai 3, si concentra sul dramma degli alloggi che costano troppo o che mancano. Da Milano a Roma, viaggio tra universitari, inquilini a rischio sfratto, aumento degli affitti brevi ai turisti, speculazioni dei fondi immobiliari, inchieste della magistratura. Il racconto delle soluzioni in Danimarca, ma anche in Italia. In partenza di puntata la storia di Alberto Trentini, da 170 giorni in un carcere venezuelano, con una toccante intervista alla mamma.

"Aspettando PresaDiretta", nella prima parte della serata, dalle 20.30 fino alle 21.25 circa, si occuperà della vicenda del cooperante veneto Alberto Trentini, da oltre 5 mesi detenuto in un carcere venezuelano senza possibilità di fare o ricevere telefonate né visite, senza contatti con ong, avvocati, familiari e amici. Una toccante intervista alla mamma Armanda e il suo appello a liberarlo subito. L’intervista in esclusiva per l’Italia a David Estrella, cittadino statunitense con doppio passaporto, che ha trascorso 145 giorni nel carcere di El Rodeo 1, proprio quello dove potrebbe essere imprigionato anche Alberto Trentini. Ospite in studio: il giornalista Stefano Feltri.

A seguire, la puntata intitolata "Una casa per tutti". Una rete di funzionari del Comune, costruttori e professionisti che avrebbe facilitato – secondo la magistratura milanese – decine di operazioni immobiliari con pratiche fuori legge. PresaDiretta ricostruisce il sistema edilizio ambrosiano come primo tassello del viaggio dentro l’emergenza abitativa che, da Milano a Roma, sta spingendo lontano dai centri urbani migliaia di abitanti, la classe media. Solo nel capoluogo lombardo, più di 200 mila persone sono entrate nella cosiddetta zona grigia: troppo ricchi per avere accesso a una casa popolare e troppo poveri per abitare in città. Le storie - nella Capitale - di Viviana, Giancarlo, Giuseppe, Maurizio, tra l’incubo dello sfratto e la faticosa ricerca di un alloggio dignitoso in una città dove l’offerta di affitti a lungo termine negli ultimi 5 anni si è ridotta dell’80 per cento. Parte della responsabilità va, oltre che all’assenza di politiche abitative pubbliche, agli affitti brevi per turisti che permettono di speculare sugli immobili. Il racconto delle proteste contro case vacanza e B&B, ma anche della mobilitazione degli studenti universitari: per loro, negli ultimi tre anni, l’affitto di una stanza singola è aumentato quasi del 40 per cento. L’inchiesta nel business degli Studentati tra gestori di residenze universitarie, costruttori privati e fondi immobiliari e il bando del Pnrr che ha messo a disposizione 1 miliardo e 200 milioni per creare, entro giugno 2026, almeno 60 mila nuovi posti letto. Come andrà a finire? Ma c’è anche chi, come la società “Homes4all” nata da un’iniziativa del Politecnico di Torino, intercetta sul mercato immobili vuoti da mettere poi a disposizione di nuclei familiari in difficoltà: un innovativo modello di housing sociale per rispondere all’emergenza abitativa.

Un viaggio, in Danimarca che ha risposto alla speculazione immobiliare con un’opposizione che ha visto fare fronte comune la società civile con tutti i partiti politici. La storia della cosiddetta “Legge Blackstone” che ha introdotto regole stringenti in difesa del diritto alla casa. Infine, il modello danese di edilizia sociale: chiunque può aspirare a una casa a prezzi accessibili. A fare da garante lo Stato e gli stessi cittadini, in un sistema finanziariamente virtuoso al quale l’Unione Europea si sta ispirando per affrontare l’emergenza abitativa. Ospite in studio Sarah Gainsforth giornalista e scrittrice esperta di trasformazioni urbane e di politiche abitative.

"Una casa per tutti" è un racconto di Riccardo Iacona e Maria Cristina De Ritis con Cecilia Carpio, Daniela Cipolloni, Marianna de Marzi, Alessandro Macina, Elena Marzano, Emilia Zazza, Eugenio Catalani, Fabio Colazzo, Matteo Delbò, Fabrizio Lazzaretti, Massimiliano Torchia.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.


21 febbraio 2020

Il caso Milano e la sinistra confusa

Ieri, dopo la strage in Germania ad Hanau, improvvisamente (?) ci siamo accorti che esistono le formazioni neonaziste, ben armate e ben determinate a far pulizia nel paese.
La stessa pulizia che due anni fa Luca Traini voleva fare contro le persone di colore che considerava colpevoli della morte di Pamela.
Così, per ribadire il punto, ad inizio trasmissione Corrado Formigli a Piazza Pulita ha intervistato il sindaco di Milano Sala: il sindaco di sinistra, che difende la Costituzione e il valore della memoria dell'antifascismo ..

Lo stesso sindaco che , poche ore prima al TG regionale illustrava la sua proposta per il problema della casa a Milano, specie per i giovani: una bella joint venture con AirBnb.
Capisco che ci sia grande confusione sotto i cieli e che, di questi tempi, sia facile confondere destra e sinistra.
Ma qui stiamo andando oltre: non bastava la privatizzazione di sanità e scuola, non bastava la cementificazione del suolo pubblico, il progetto di San Siro che porterà a nuovo cemento.
Pure per la casa ci affidiamo al buon cuore del privato che, senza lacci e lacciuoli di tasse e burocrazia, ci concederà qualche appartamentino a prezzi modici (tanto AirBnb le tasse le paga con comodo).

E questa sarebbe la sinistra?
La sinistra che sta dalla parte degli ultimi, quella inclusiva, che non lascia indietro nessuno, che non abbandona le periferie, che non lascia il mercato delle case in mano al racket (italiano e straniero)?
Ecco, slogan a parte, specie in giorni di lutto come questi, servirebbe una sinistra che sia meno confusa.
Anche perché diventa veramente poco credibile nei confronti di una destra che invece, confusa non lo è.

28 maggio 2018

Consulenze d'oro, la vendita del Milan e AirBnb – le inchieste di Report


Lunedì 21.15 Rai3 Le grandi società di consulenza certificano i bilanci della pubblica amministrazione, delle banche, delle grandi aziende. Fanno anche i corsi anticorruzione. Ma quanto sono pure e trasparenti? E poi: cosa c'è dietro l'acquisto del Milan, di chi sono i 740 milioni di euro?»

Anche questa sera tanti argomenti: ma l'anteprima della puntata ci parla di sostenibilità e di scarti dell'industria che possono essere utilizzati in nuovi prodotti.
Per esempio gli scarti della frutta che oggi si possono indossare e che trattati nel modo giusto diventano morbidi come la seta. Nell'anteprima del servizio di Alessandra Borella viene intervistata la fondatrice di Orange Fiber: stupisce vedere una sciarpa e pensare che arriva dagli scarti di una arancia perché si pensa che sia un prodotto di non lusso: noi invece abbiamo voluto dimostrare esattamente il contrario, non è un prodotto di bassa qualità.
Anche il lusso può essere sostenibile ed essere attento all'ambiente: le 700 tonnellate di rifiuti agrumicoli potrebbero vestire il mondo, perché per fare un metro di questo tessuto servono tre kg di buccia d'arancia.


I rifiuti possono anche diventare suppellettili e perfino opere d'arte, come quelle firmate dall'urbanista ungherese Friedman.
Obiettivo è stimolare un consumo più consapevole del cibo e dei prodotti che compriamo: lo stesso principio che ha ispirato un'azienda a Vicenza (Alisea e Perpetua) che produce matite, esportate in Australia, fatte con gli scarti di grafite (e non col legno).
"Dalla culla alla culla", come dice il guru dell’economia circolare Walter Stahel: un'economia "pensata per potersi rigenerare da sola” in un processo di riciclo virtuoso. Così, con i fondi di caffè si può produrre di tutto e dai pannolini usati nascono mollette da bucato, la grafite diventa una matita senza legno e le bucce di arancia si trasformano in un tessuto morbido come la seta. Sono numerosi gli scarti industriali riutilizzabili, dalla carta al vetro, alla plastica recuperata dagli oceani trasformata per produrre scarpe da ginnastica. Tra i grandi paesi europei l’Italia è quello che recupera più materia prima da reimpiegare nel sistema produttivo, il 18,5%. Il "pacchetto economia circolare" è stato da poco approvato in Europa. Tuttavia, con le norme vigenti, se lo scarto di produzione viene classificato come “rifiuto” anziché come “sottoprodotto”, è intoccabile e non può essere riciclato. 

Chi controlla i consiglieri – le società di consulenze strategiche

Le società di consulenza: fatturano centinaia di milioni di dollari in tutto il mondo e hanno un peso sulla nostra vita quotidiana più grande di quel che immaginiamo. Quanto sono pure? (E che c'entrano gli Oscar?)

Fanno politica, sia politica di investimenti, che politica industriale. Danno consigli su come spendere soldi pubblici, su dove investire e su dove tagliare.
Ma non sono persone elette o nominate: sono le società di consulenza che si siedono a fianco dei manager, dei ministri, dentro la macchina dello Stato o dentro le grandi banche, per “dare consigli”.
Il servizio di Giulio Valesini cercherà di fare chiarezza: chi sono, quanto sono trasparenti, qual è la loro influenza, come usano i soldi che incassano per il loro lavoro?


Una di queste è la PWC (PricewaterhouseCoopers), la multinazionale della consulenza che aveva firmato i bilanci di Banca Marche (uno dei crac bancari che Report aveva raccontato l'anno scorso con Paolo Mondani) nel 2008, certificandone la bontà senza evidenziare alcun problema.
A Jesi PWC se la ricordano bene: contro questa società oggi pendono diverse cause per risarcimento , sia da parte degli allora commissari dell’istituto di credito (per 180 milioni di euro), che dalle Fondazioni marchigiane ex proprietarie, sia da parte di alcuni risparmiatori, alcuni dei quali sono stati ascoltati da Report e li potremo vedere lunedì in trasmissione.
«La PwC se la ricordano bene i risparmiatori per le certificazioni dei bilanci di Banca Marche. Dopo un commissariamento di tre anni la banca è fallita nel 2016 , affondata da sei miliardi di crediti deteriorati. Un pozzo senza fondo che ha fatto sparire i risparmi del territorio», sottolinea il servizio di Report. Al centro della querelle, l’aumento di capitale della primavera del 2012, certificato dalla società di revisione nonostante le ispezioni di Banca d’Italia avessero iniziato a mettere in luce dubbi sui conti e sulla gestione dell’istituto di credito.

Banca Marche è fallita nel 2016, affondata da 6 miliardi di crediti deteriorati: un pozzo senza fondo che ha fatto sparire i risparmi del territorio.
La Consob ha contestato alla Price ben 40 principi della corretta revisione: lavorò anche al prospetto informativo per l'aumento del capitale, presentato ai risparmiatori, dove attesto come veritiero il piano industriale della banca che prefigurava un utile di 92,4 ml. Insomma, era un buon affare investire in Banca Marche.

Su Raiplay trovate un'anticipazione: si parte dalla gaffe nella notte degli Oscar 2017, quando un consulente della PWC consegna a Warren Beatty il foglio sbagliato per il miglior film, Lalaland invece che Moonlight.
La società di consulenza aveva il compito di conservare le buste dei giurati fino alla premiazione.
Non è la prima volta che la credibilità dei colossi delle consulenze strategiche viene meno: passiamo dagli Oscar a Londra, aprile scorso, con le proteste dello staff del British Museum, gli ex dipendenti della società Carrilion, addetti alle pulizie che non ricevevano stipendi da mesi.
L'azienda che gestiva le pulizie era finita in bancarotta a gennaio: i dipendenti delle pulizie una volta lavoravano direttamente per il museo, fino alla loro esternalizzazione.
Fino a pochi mesi fa Carillion era considerata una multinazionale solida: aveva però debiti nascosti per 1 miliardi, debiti sfuggiti anche alla società di revisione KPMG. Per certificarne i bilanci incassava 1,5 ml di sterline, ma non si erano accorti di nulla.
Il Parlamento inglese istituisce una commissione di inchiesta sul fallimento e chiama in causa anche KPMG: “non vi farei certificare nemmeno il mio frigo, perché non sapreste cosa c'è dentro”.
KPMG risponde che certificherebbe ancora quel bilancio perché succede, nel settore edile, di perdere 1 miliardo di sterline.

La scheda del servizio: POKER D’ASSI di Giulio Valesini in collaborazione di Simona Peluso e Cataldo Ciccolella
 Re Artù aveva al suo fianco il fidato Mago Merlino. I capitani d'industria e i funzionari statali oggi hanno accanto le “big four”, il poker d'assi della consulenza e revisione. Network di società e studi legali che fatturano centinaia di milioni e sono ovunque nel mondo. Perché ci dovrebbe interessare? Perché indicano alle aziende come muoversi nei paradisi fiscali o ristrutturare unità produttive, spesso tagliando migliaia di posti di lavoro, certificano i bilanci delle banche, anche quelle che poi fanno crac. E poi fanno analisi per le indagini giudiziarie, aiutano la pubblica amministrazione a gestire i fondi europei e qualche volta finiscono anche a lavorare dentro ai ministeri, persino accanto ai ministri più strategici. Mentre con la mano sinistra, in certi casi, indirizzano i privati che a quei fondi e a quelle politiche sono interessati. Insomma si tratta di un pezzo di potere poco conosciuto ma molto influente. E Report ve lo racconta, in una puntata di vero servizio pubblico. 

Da dove vengono i soldi per la vendita del Milan

Il servizio di Luca Chianca è un derby tutto calcistico: cosa c'è dietro il suicidio di uno juventino e dietro l'acquisto del Milan?

Lunedì Report guarderà da vicino l'operazione con cui, un anno fa , Yonghong Li ha comprato la squadra da Silvio Berlusconi.
Dei 740 ml dell'operazione, ben 200 ml arrivano dal paradiso fiscale delle British Virgin island, 304 ml dal fondo Elliot (quello che ora, grazie a CDP ha preso il controllo di Tim a spese di Vivendì).
Chi è allora il vero padrone del Milan e da dove vengono i soldi entrati nelle casse di Fininvest?

La scheda del servizio: IL GIOIELLO DI FAMIGLIA di Luca Chianca con la collaborazione di Alessia Marzi

Ad aprile del 2017 dopo 31 anni e 29 trofei all'attivo Silvio Berlusconi vende il suo Milan a Mr Li, un cinese del Guangdong e residente a Hong Kong. Ma chi è veramente Yonghong Li? Nessuno lo sa. L'operazione però vale ben 740 milioni di euro che entrano nelle casse della Fininvest da una serie di società con sede nel paradiso fiscale delle British Virgin Island. Per concludere l’acquisto Mr. Li è stato seguito dalla Rothschild il cui vicepresidente a Londra è Paolo Scaroni, ex Eni, da sempre vicino al Cavaliere. In Cina però Mr. Li ha avuto diversi problemi con una delle sue holding: mentre stava prendendo il Milan aveva i creditori alle costole e, pochi mesi fa, un tribunale cinese ne ha dichiarato il fallimento. E infatti dopo aver dato i primi 300 milioni, Yonghong Li, a pochi mesi dal closing, ha difficoltà a trovare i soldi per chiudere l'acquisto. Provvidenziale, arriva il Fondo Elliott con un prestito che gli consente di chiudere l'operazione. Ma chi c'è dietro al Fondo? 

Il paradiso (fiscale) di Airbnb

Abbiamo fatto un viaggio dentro il mondo di #Airbnb, per scoprire che molti host sono in realtà grandi società immobiliari e non semplici cittadini che arrotondano: il giornalista di Report si è messo a cercare un appartamento a Firenze, tra tanti annunci.
All'appuntamento per la consegna delle chiavi, ha scoperto che la casa non era delle due persone ce avevano messo l'annuncio, ma di una agenzia. Ovvero, ci sono agenzie pubblicizzano le loro vendite nascondendosi dietro cittadini normali.

Da Firenze a San Francisco, patria di AirBnb, la più grande azienda turistica al mondo: tanto diffusa, vero, ma le tasse sono pagate solo dove c'è una società, peccato che le sedi stiano anche in diversi Paradisi Fiscali.

Un altro problema di cui parlerà il servizio riguarderà lo spostamento di popolazione da queste grandi città, per colpa di prezzi di affitto troppo alti: per far spazio ai manager delle società della rete, le persone normali devono fuggire dal centro.
I proprietari delle case hanno alzato il valore degli affitti, per metterli fuori mercato e costringere le persone a lasciare le case o a essere sfrattate, e poi hanno messo questi appartamenti in affitto su Airbnb.

La scheda del servizio: UN SOGGIORNO IN PARADISO (FISCALE) di Manuele Bonaccorsi in collaborazione con Lorenzo Di Pietro
 
È il nuovo modo di viaggiare, che sta soppiantando bed and breakfast e alberghi: Airbnb gestisce nel mondo 4,8 milioni di annunci.  In Italia, nel 2017 ha dato ospitalità a 7,8 milioni di turisti. Parola d’ordine: condivisione. Non solo di una camera da letto, ma di un’esperienza reale, tra la gente che vive davvero il luogo che visitiamo. Ma è così? Abbiamo fatto un viaggio dentro il mondo di Airbnb, per scoprire che molti host sono in realtà grandi società immobiliari e non semplici cittadini che arrotondano. E che nei centri storici il fenomeno degli affitti a breve termine sta producendo un esodo degli abitanti. In Europa sono corsi ai ripari, limitando la possibilità di affittare le case ai turisti. Negli Stati Uniti, a San Francisco dove Airbnb è nata, il Comune è riuscito a farsi consegnare dalla piattaforma web i dati degli host, per poter governare il fenomeno e colpire l’evasione fiscale. E in Italia? Una legge ci sarebbe, ma Airbnb ha fatto ricorso e ha deciso di non applicarla. Anche per evitare che il fisco bussi alla porta della multinazionale californiana, che scherma i suoi profitti nei paradisi fiscali.