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17 gennaio 2026

Anteprima inchieste di Report – le spese del garante, le passioni del generale, la plastica che non ricicliamo, il made in Italy che non c’è

Lo chiamavano garante (ma di chi?)

Le inchieste di Report sui membri del collegio della privacy hanno portato all’apertura di una indagine portata avanti dalla Guardia di Finanzia: le spese “allegre” dei membri, le situazioni da potenziale conflitto di interesse, la caccia dei membri alla talpa di Report con l’accesso agli uffici e l’assurda richiesta di far spiare i dipendenti dell’autority (che in teoria dovrebbe proprio tutelare la privacy degli italiani). E anche alcune scelte fatte dal collegio molto discutibili: la riduzione della multa a Meta (con possibile danno erariale), la multa a Report per l’audio di Sangiuliano (con tanto di visita in via della Scrofa ad Arianna Meloni di Agostino Ghiglia)..

Eh, ma questo collegio è stato nominato dal precedente governo – si difendono a destra: ma gli atti, le spese, le decisioni, fanno pensare ad un collegio in difesa degli interessi del governo di destra.

Ma questa sera Report si occuperà delle spese del collegio che, per quanto riguarda le sole spese di rappresentanza, sono decuplicate dal 2022 per aumentare negli anni successivi (siamo a 400 mila euro)

La scheda del servizio: I GARANTISTI

di Chiara De Luca

Collaborazione di Eleonora Numico

Report torna a occuparsi dell'autorità Garante della Privacy, a seguito delle perquisizioni e dei sequestri ordinati dalla Procura di Roma, che ha indagato i quattro membri del Collegio per peculato e corruzione. Sotto la lente della Procura ci sono anche gli oltre 400mila euro di spese di rappresentanza, che, come dimostrano documenti inediti, forse potevano essere limitate.

L’illusione del made in Italy

Ci si riempie la bocca col made in Italy, con la difesa dell’eccellenza italiana: capi di vestiario venduti a migliaia di euro, che danno lustro al nostro paese ma che dietro nascondono storie di sfruttamento, caporalato, elusione del fisco.

Storie che vengono raccontate dalle tante inchieste giudiziarie sui grandi marchi, ben poco raccontate dai giornali per non sporcare l’immagine dorata dei grandi brand.

Ha ancora senso parlare del made in Italy?”

No, perché le immagini della proprietaria dell’azienda l’Alba a PRato che va a picchiare i suoi operai che si erano permessi di protestare fuori dallo stabilimento in protesta contro il licenziamento parlano da sole.


Lavoratori stranieri che avevano stirato e lavorato capi di abbigliamento del made in Italy, vestiti che troviamo nelle vetrine a 300, 400, 500 euro - racconta a Report Luca Toscano del sindacato COBAS di Prato – e l’hanno fatto per anni con un contratto da addetti alle pulizie con straordinari non pagati, tutti i sabati a lavorare gratis, lavorando anche dieci ore al giorno.

LA filiera del lusso, che garantisci altissimi profitti ai proprietari dei brand e agli azionisti, si basa si queste filiere.

Dove tutti sanno e nessuno parla: tutti sanno che un capo viene a costare poche decine di euro sebbene venga venduto a dieci volte tanto. Capi del lusso prodotti da persone con uno stipendio da 1100 euro al mese lavorando 60 ore a settimana.

Nel servizio verrà intervistato il consulente Gian Gaetano Bellavia che farà le pulci sui conti di queste società del lusso: la sua intervista ha già scatenato un vespaio da parte della destra, a causa del furto che ha subito da parte di una sua ex collaboratrice.

La scheda del servizio: MADE IN ITALY?

di Luca Bertazzoni

Collaborazione Marzia Amico, Samuele Damilano

Dopo le misure di amministrazione giudiziaria nei confronti di molti brand della moda, il Procuratore capo di Milano Paolo Storari ha richiesto la misura interdittiva del divieto di fare pubblicità per 6 mesi per Tod’s. Con un’intervista esclusiva a Diego Della Valle, l’inchiesta ricostruisce la filiera della produzione dei beni di lusso, che dalla casa madre verrebbero appaltati a società italiane senza struttura produttiva che a loro volta subappalterebbero ad opifici cinesi.

Il generale sovranista (con molto tempo libero)

Pur essendo un eurodeputato (della Lega), l’ex generale Vannacci dispone di tanto tempo libero.

Per organizzare manifestazione (con scarso pubblico) fuori Montecitorio. Per fare le sue dirette social, come quella contro Report e il giornalista Luca Chianca, un “cane da tartufo”.

Chissa che volere cercare su di me – si chiede ironicamente l’eurodeputato che, almeno, ha accettato l’intervista: compito del giornalista fare domande, scavare nella vita dei politici per cercare di dare risposte alle tante domande. Per esempio, come mai questo continuo rimandare al ventennio fascista? “Non sono fascista perché oggi è assurdo definirsi fascista, perché il fascismo è finito 85 anni fa..”.

Questa è la classica risposta alla “Meloni”: fascista io? Ma se sono nata nel 1977?
Eppure. L’attacco ai poteri di controllo, la voglia di centralizzare tutto il potere dentro l’esecutivo, lo scavalcare i poteri intermedi (dai sindacati al Parlamento).

E anche il rispondere, come ha fatto Vannacci, che lui non è nostalgico del fascismo MA solo nostalgico dei valori che hanno caratterizzato l’Italia dal 1948 ad oggi, non depone molto a suo favore. Tra i valori fondanti della Repubblica italiana, che piaccia o meno a questa destra, ci sta l'antifascismo.

La scheda del servizio: I FRATELLI DEL GENERALE

di Luca Chianca

Collaborazione Alessia Marzi

Qualche mese fa, il generale Roberto Vannacci è finito al centro del dibattito, tutto interno al partito di Matteo Salvini, per aver deciso di non finanziare le casse della Lega. Vannacci risulterebbe, infatti, l'unico eletto nel partito a non contribuire, tra i mal di pancia degli iscritti e dei militanti. Nel frattempo, però, Report ha scoperto che Vannacci avrebbe dato vita a un nuovo soggetto politico, oltre all'associazione il Mondo al Contrario. Si chiamerebbe associazione Fondazione Generazione Xa, la Presidente è sua moglie e non sarebbero ancora noti gli scopi. Parallelamente, il generale ha dato vita anche a uno nuovo centro studi, Rinascimento Nazionale, insieme a Luca Sforzini, che a Report ammette di essere massone, con sede nel suo castello in provincia di Alessandria. Ma chi sono gli altri "fratelli" che il generale frequenta sempre più spesso?

Morire di plastica – che non ricicleremo


Conviene importare la plastica riciclata dall’estero piuttosto che non riciclarla in Italia, perché costa troppo: così succederà che moriremo seppelliti da questa plastica (che continuiamo a produrre come se niente fosse). È quello che sta succedendo nei centri di recupero della plastica, dove la plastica stoccata (già lavorata) rimane a fare ingombro per almeno il 50%: “il rischio collasso è giornaliero, è come se fosse una bomba ad orologeria”.

Un danno economico per gli impianti di riciclo della plastica, un danno ambientale per il paese e anche una beffa, perché la plastica riciclata la dobbiamo importare da fuori.

LAB REPORT: CRISI PLASTICHE

di Antonella Cignarale

collaborazione Evanthia Georganopoulou

Le feste sono alle spalle mentre tutto quello che abbiamo scartato e consumato è ancora in cammino lungo la filiera del riciclo, e i rifiuti dagli imballaggi in plastica stanno andando più a rilento delle altre frazioni. Lo scorso settembre le associazioni che rappresentano le aziende di riciclo di materie plastiche in tutta Europa hanno chiesto alla Commissione europea interventi immediati per sostenere la filiera messa in ginocchio da una profonda recessione. La concorrenza dei polimeri riciclati importati da paesi extra europei è diventata feroce. Secondo Plastic Recyclers Europe le chiusure dei centri di riciclo sono aumentate del 50%. Nell’economia circolare basta che un anello si blocchi che ne risentono tutti gli altri e se i polimeri riciclati dai rifiuti non si vendono il rischio è che i rifiuti che continuiamo a produrre non li vuole più nessuno.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

10 luglio 2023

Anteprima inchieste di Report – il fact checking sul caso Santanché, mr Bandecchi, la plastica, il prosecco e i granchi blu

Report non molla, nonostante il caldo, nonostante l’isolamento in cui è costretta a lavorare, gli attacchi da parte del governo: questa sera ci sarà un nuovo servizio sull’inchiesta in cui è coinvolta la ministra del turismo nonché imprenditrice Daniela Santanché, che si è appena difesa in parlamento affermando di essere all’oscuro di una indagine della procura.

Ma Report non si è nemmeno dimenticata del nuovo nastro nascente a destra, il proprietario dell’università telematica Unicusano, Bandecchi.

Infine un servizio dedicato al vino italiano più esportato al mondo, il Prosecco e tutte le sue imitazioni.

Il Prosecco e le sue imitazioni

Il Prosecco italiano, uno dei vanti del nostro made in Italy, ha tante imitazioni nel mondo: in Germania ad esempio si sono inventati il “quasi processo” riuscendo ad aggirare le norme europee di protezione del marchio.

Per andare a conoscere il quasi processo Report è andata nella valle della Mosella, nell’ovest della Germania, dove l’ansa del fiume circonda il piccolo comune di Trittenheim , famoso per i suoi vigneti e per le cantine che producono vino bianco pregiato. In quest’area opera l’assaggiatore e maestro di vini Frank Roeder, assieme al giornalista di Report hanno degustato un calice di vino locale:

un profumo molto complesso, ogni volta si trova qualche particolarità, si trova il terreno, la frutta molto matura, ma si trova anche tante erbe dietro la frutta.. questo vino è maturato per 15 mesi in una grande botte di rovere e questo è un vino di altissima qualità e la bottiglia costa 50 euro, ma li vale.”

Qui la maggior parte del vino è vino bianco: nel suo studio tra le bottiglie esposte ce n’è anche una di “prisecco”, qualcosa di “molto molto interessante”, una alternativa per i vini senza alcool. La bottiglia ha una rete per proteggere il tappo, come uno spumante, racconta l’esperto: dentro si sente il profumo di mela, rabarbaro, con un profumo molto complesso.

Come mai la scelta di quel nome, che assomiglia molto al prosecco italiano? Una scelta del produttore del vino..

Un aggiornamento sul caso Santanché

Anziché chiarire, anziché spiegare, la ministra del turismo ha attaccato: i giudici, i giornalisti, tutti quanti hanno raccontato la vicenda delle sue aziende, quelle del biologico e della raccolta pubblicitaria, Ki Group e Visibilia.
Il servizio di Report, raccogliendo testimonianze dei suoi ex dipendenti e mostrando atti di cui i giornalisti erano venuti in possesso, ha raccontato dei fatti difficilmente smentibili: il tfr non pagato ai dipendenti, la gestione disinvolta delle aziende spolpate dall’interno.

Un attacco alla privacy di un cittadino? No, perché quel cittadino è anche un ministro, perché quel cittadino è un imprenditore che ha avuto accesso a fondi pubblici (la cassa integrazione per dipendenti che avrebbero invece lavorato durante il covid). Perché quel cittadino è un ministro della repubblica.

In aula ha ripetuto di non essere stata raggiunta da alcun avviso di garanzia,di cui avrebbe chiesto pure una verifica ai suoi avvocati: il tfr non corrisposto? Roba del 2023 quando io non avevo più alcun incarico – ha spiegato la ministra per poi ammettere che, in ogni caso, il personale della Ki Group verrà “soddisfatto” in riguardo ai loro diritti.

Sulla dipendente in cassa integrazione a sua insaputa, è stata una contestazione tardiva, ha cercato di spiegare Santanché, che si ritiene certa che la dipendente non ha mai messo piede in azienda. Nessun altro dipendente aveva mai sollevato questioni sulla cassa integrazione – ha tenuto a precisare. Nel finale ha anche lanciato un messaggio nemmeno troppo opaco contro chi l’accusa:

"Mi fa sorridere che le critiche più feroci arrivino da chi in privato ha un atteggiamento diverso nei miei confronti, come prenotare nei locali di intrattenimento che io ho fondato, ma mi fermo qui per carità di patria!"

Queste le dichiarazioni della ministra su cui Report eseguirà un fact checking.

La scheda del servizio: Santa subito di Giorgio Mottola

collaborazione Greta Orsi

immagini Carlos Dias, Cristiano Forti, Marco Ronca

Dopo l’inchiesta di Giorgio Mottola, Daniela Santanché è stata costretta a riferire in aula al Senato per rispondere ai fatti emersi nel corso della trasmissione Report. Ma tra mezze verità, omissioni e vere e proprie menzogne, il suo intervento si è subito rivelato un autogol. Report mostrerà, con documenti interni alle sue società, tutte le incongruenze, le inesattezze e le falsità pronunciate dal ministro del Turismo durante il suo discorso. Con testimonianze inedite verranno svelate nuove vicende che evidenziano come la cattiva gestione delle aziende di Daniela Santanché abbia danneggiato dipendenti e fornitori.

Come ridurre gli sprechi di plastica

Nei mesi scorsi la Commissione europea ha proposto un nuovo regolamento sugli imballaggi e rifiuti da imballaggio, le misure poste alla base della proposta prevedono oltre alla riduzione degli imballaggi anche il riutilizzo accanto al riciclo: in Italia nuove realtà si stanno approcciando alla pratica del riuso.

La scheda del servizio: Meglio riutilizzare che curare Di Chiara De Luca

Collaborazione Marzia Amico
Immagini Paco Sannino, Davide Fonda, Fabio Martinelli e Marco Ronca
Montaggio e grafica Michele Ventrone

Quanto si riusa in Italia?

Negli ultimi 10 anni la quantità di imballaggi è aumentata. In Italia è cresciuta di oltre il 20 per cento e così anche i relativi rifiuti. Parallelamente è cresciuto anche il tasso di avvio al riciclo per il quale l’Italia è uno dei paesi europei più virtuosi. Ma il riciclo da solo non basta a ridurre l’impatto dei consumi. L’economia italiana continua a dipendere per più dell’80% da materie prime vergini. A chiederci un cambiamento in questa direzione è l’Unione Europea. La Commissione, infatti, ha proposto un nuovo regolamento sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio che prevede, tra le varie misure, la riduzione degli imballaggi e il potenziamento del riuso accanto al riciclo. Come è stata accolta in Italia la proposta?

I pericoli del granchio blu

Una specie aliena, ovvero proveniente da fuori l’ecosistema, sta minacciando l’industria degli allevatori di vongole sul delta del Po (da cui proviene il 55% delle vongole italiane): si tratta del granchio blu che, con l’alluvione che ha colpito la Romagna lo scorso maggio, sono venuti tutti nel delta fiume e si sono messi a mangiare le vongole degli allevamenti, che vengono aperte con le loro chele. Anche il granchio locale è a rischio dall’arrivo di questa nuova specie, come anche le ostriche, perché il granchio blu si mangia anche il mollusco contenuto nelle valve.

Il problema con questa specie aliena che si è insediata da poco nel Mediterraneo è che non ha predatori e così può riprodursi indisturbato, da ogni femmina possono nascere fino a più di 1700 granchi - raccontano i pescatori alla giornalista di Report – due volte all’anno: “le uova le mangiano i branzini che non ci sono più e le anguille che non ci sono più”.
Così i pescatori adesso per contenere i danno stanno puntando tutto sul pescare le femmine

La scheda del servizio: Abbiamo preso un granchio! di Giulia Innocenzi

Con la collaborazione di

Greta Orsi, Giulia Sabella

Immagini di Alfredo Farina, Carlos Dias

Montaggio e grafica di Giorgio Vallati

La produzione di vongole minacciata dal granchio blu

A Comacchio e Goro, i comuni del ferrarese sul Delta del Po, viene prodotto il 55% delle vongole consumate in Italia. Ma questa produzione è messa seriamente in pericolo da una specie aliena, che ha cominciato a proliferare massicciamente dal mese di maggio, subito dopo la prima alluvione che ha colpito l'Emilia-Romagna: il granchio blu. Che fare per salvare un'economia che vale 100 milioni di euro? Giulia Innocenzi ha parlato con i pescatori e ha intervistato l'assessore all'Agricoltura e alla Pesca dell'Emilia-Romagna Alessio Mammi per capire le soluzioni immediate da mettere sul tavolo.

Il conflitto di Bandecchi

Luca Bertazzoni torna ad intervistare il neo sindaco di Terni, nonché presidente della Ternana calcio e fondatore dell’università telematica Unicusano, Stefano Bandecchi.

Un imprenditore che, come si è capito dal precedente servizio, fa un uso abbastanza spregiudicato dei suoi canali informativi: il giornalista di Report si è trovato addosso i microfoni e le telecamere di Tag 24, nel corso del consiglio comunale dove si doveva discutere del conflitto di interessi del sindaco. La consigliera di opposizione di Fratelli d’Italia Cinzia Fabrizi spiegava come fosse diritto per tutti i cittadini di conoscere in maniera integrale la relazione presentata dal segretario comunale: al ché il sindaco ha risposto “non è che posso stare qua un’ora a perdere tempo come non lo può fare questo consiglio comunale che ha altro da fare, perché i problemi di Terni sono altri, quindi se deve solo leggere quello che io ho letto 4 giorni fa come tutti per me è inutile, mi alzo e me ne vado..”.
La relazione del segretario comunale, da cui è partita la richiesta di chiarimento dell’opposizione, non è stata apprezzata dal neo sindaco: “io non ho più fiducia nel segretario, e siccome me lo devo tenere per 60 giorni, me lo terrò.. il segretario fa bene a stare zitto, perché già di minchiate ne ha dette parecchie e so che stiamo andando in diretta e sono felice.”
Insomma, non si fa scrupoli nel minacciare, nell’offendere, nel trattare i dipendenti comunali come fossero suoi dipendenti. Quelli che ha licenziato in una notte e poi riassunto con condizioni contrattuali peggiorative.

Ma i problemi rimangono: come presidente della Ternana calcio, la sua squadra usa lo stadio di proprietà del comune, di cui è sindaco.

Il consigliere del PD Kenny racconta che “questo stadio è stato dato in concessione alla Ternana per fare le sue partite e ora il proprietario della squadra che gioca in questo stadio è anche sindaco.. Stefano Bandecchi si è fatto garante della ristrutturazione per sistemare lo stadio e noi ora vorremmo capire chi farà la ristrutturazione.”

Ma secondo il sindaco il conflitto è risolto perché si è dimesso da presidente dell’università Unicusano e da presidente della Ternana: detto questo ha abbandonato il consiglio comunale.

Oggi presidente della squadra è l’ex vice presidente Tagliavento, ex arbitro di calcio: prenderà lui le decisioni sulla squadra adesso, senza che Bandecchi metterà più becco sulla Ternana?

La scheda del servizio: Occhio per occhio... di Luca Bertazzoni

Collaborazione: Marzia Amico

Immagini di Giovanni De Faveri, Carlos Dias, Marco Ronca, Paco Sannino

Montaggio di Igor Ceselli

Grafica di Giorgio Vallati

Report torna a intervistare Stefano Bandecchi

L’inchiesta racconta il conflitto di interessi che il Consiglio Comunale di Terni ha sollevato nei confronti di Stefano Bandecchi, fondatore dell’Università Niccolò Cusano e proprietario della Ternana Calcio, a seguito della sua elezione a sindaco di Terni: la presunta incompatibilità riguarderebbe il suo ruolo di presidente della Ternana Calcio, società che utilizza lo stadio di proprietà del Comune di Terni, di cui Bandecchi è sindaco. Bandecchi ha lasciato la presidenza della squadra, che però è di proprietà di Unicusano, controllata da aziende riconducibili a Bandecchi.

Torneremo a parlare delle condizioni dei lavoratori e degli ex lavoratori dei mezzi di comunicazione di Unicusano, che il fondatore considera “come una pistola da utilizzare contro i politici”. Dopo l’inchiesta di Report, una troupe di Tag24, il sito di informazione dell’Università Niccolò Cusano, è andata sotto casa di una presunta fonte dell’inviato a chiedere conto di alcune dichiarazioni. Un tutor che aveva raccontato come funzionano gli esami dentro Unicusano è stato sospeso dall’azienda per dieci giorni senza stipendio.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

14 marzo 2023

Presadiretta - mal di plastica

La plastica dura in eterno, dovremmo usarla con maggiore consapevolezza: lo si scopre andando a pulire le spiagge dove si trovano, come racconta nell’anteprima il servizio di Presadiretta, anche i tappi con la scritta Moplen.

La plastica è eterna e dura anche pochi attimi, quella usa e getta: non solo inquina anche prima di entrare in commercio, come succede a Brindisi al Petrolchimico. Sulle spiagge davanti la struttura industriale Greenpeace ha rilevato una elevata concentrazione di granuli di plastica.
Da questi granuli si ricavano gli oggetti a noi familiari: tutte le persone cresciute su questa spiaggia si ricordano di questi granuli colorati con cui, da bambini, si giocava anche.
I granuli si sono presi la spiaggia, si ritrovano nel mare: finché non si bonificherà l’area davanti il polo di Brindisi non se ne uscirà, si continuerà ad inquinare l’acqua e l’aria. Sono granuli che si trovano nelle pance dei pesci, per arrivare dentro l’uomo.
La domanda di plastica continua a crescere nel mondo e questo causa il maggiore inquinamento di granuli nell’ambiente, fuoriusciti dalle industrie o dai container che trasportano la plastica, a causa di incidenti e degli sversamenti in mare.
Eni-Versalis nega che quei granuli dipendano dalla loro produzione: dal 1991 l’azienda sta provando ad arginare la dispersione dei granuli, senza successo.

Lo studio epidemiologico nella zona del Brindisimo mostra un aumento del rischio delle malattie gravi, tumori maligni, del pancreas, eventi coronarici acuti, malattie respiratorie: sono stati rilevati anche aumenti dei ricoveri nei bambini sotto l’anno.
L’impianto Eni Versalis è stato bloccato nel 2020, dopo la fuoriuscita di sostanze nell’aria dannose per la salute dell’uomo: c’è l’inquinamento per la plastica e anche quello per la sua produzione.
Si è arrivato al 2022 prima di avere delle centraline che monitorassero l’aria attorno agli impianti, con un ritardo di vent’anni.

Il 98% della plastica al mondo si produce dal petrolio e dal gas: i primo venti produttori di plastica al mondo sono anche aziende nel settore petrolifero come Exxon e Totale.
La plastica monouso contribuisce ai cambiamenti climatici spiega Dominique Charles a Presadiretta: conviene produrre plastica vergine piuttosto che riciclarla, il rapporto è 20 a 1 tra plastica nuova e riciclata. Di questo passo, continuando a produrre troppa plastica, riempiremo il mondo: solo il 9% di plastica si ricicla, il resto finisce nei mari oppure abbandonato nei campi. Ma finisce anche nel profondo del nostro corpo.

La plastica nel sangue
Amsterdam, dipartimento di immunologia dell’università: qui i ricercatori hanno ipotizzato che l’esposizione alla plastica portasse ad una contaminazione nel sangue. La ricerca ha dimostrato questa tesi: la plastica è anche dentro di noi, ci scorre nelle vene sotto forma di microplastice (sotto i 5 mm fino ai micron).
Sono microplastiche provenienti da materiali che usiamo tutti i giorni: il polimero più trovato è quello delle bottiglie di plastica, poi il polistirolo, infine la plastica dei giocattoli e dei cosmetici.
Quali gli effetti di queste microplastiche? Porteranno a nuove malattie? Ancora non lo si sa, raccontano ad Asmterdam, ma stanno facendo altre ricerche in tal senso.

Studiano come reagiscono i globuli bianchi alla presenza di microplastiche: le cellule che fanno da spazzini si mangiano anche queste microplastiche, come i virus o le cellule morte, ma ancora non si sa se poi le “cellule spazzine” muoiono.
Le microplastiche si trovano anche nell’urina, nelle feci e nella parte più profonda dei polmoni.

Paolo Tremolada è un professore dell’Università degli Studi di Milano che ha studiato come la plastica è entrata nel nostro corpo: la plastica può sprigionarsi quando si scalda un contenitore di plastica, dalle gomme delle macchine, dal rubinetto dell’acqua, che scorre nei tubi, dall’aria negli uffici (dove c’è meno ricambio d’aria).
Negli ambienti chiusi respiriamo plastica tramite fibre sottilissime che arrivano dai nostri vestiti: la sorgente più comune è quello dei materiali sintetici che indossiamo, come il pile. A lungo termine non è detto che sia così innocuo – ammette il professor Tremolada.

All’università di Milano hanno fatto un esperimento, hanno estratto dal filtro di una asciugatrice circa mezzo grammo di microfibre su un kg di capi sintetici messi nel cestello: la piccola matassa è stata poi consegnata al laboratorio di medicina rigenerativa del policlinico di Milano per capire che effetto possa avere sui polmoni respirare queste sottilissime fibre sintetiche.
Lo spiega la dottoressa Lorena Lazzari: nel laboratorio hanno elaborato un modello sofisticato che, partendo da una biopsia che con opportuni a queste cellule staminali presenti in essa, riusciamo ad ottenere quello che è un piccolo organo, vengono infatti chiamati organoidi, che è tridimensionale con tutte le cellule che il polmone umano presenta.

“Una volta ottenuto questo piccolo modello di polmone umano abbiamo unito le microplastiche ottenute dal professor Tremolada al nostro organoide” racconta la dottoressa a Presadiretta “scoprendo che all’inizio avevano inglobato la plastica e alla fine abbiamo valutato se funzionalmente producevano dei fattori nocivi, abbiamo visto questo fattore che è peculiare dell’infiammazione.”
Tradotto in termini più semplici significa che le cellule dell’organoide, che è un modello vivente dei nostri polmoni, ha sofferto all’impatto con queste microplastiche.

La plastica inquina i fiumi, i mari e anche la terra. Così, mangiata dagli animali, assorbita dalle piante, entra nel nostro organismo.

I ricercatori di Catania hanno elaborato un sistema innovativo per analizzare porzioni minuscole del cibo, analizzando frutta e verdura presa dal biologico e dal supermercato. Hanno trovato microplastiche ovunque, senza distinzione tra bio e meno.
Racconta alla giornalista di Presadiretta una dottoressa dell’università di Catania, “fino a poco tempo fa non immaginavamo che venissero assorbite da questi organismi vegetali, perché la parte che viene assorbita è di difficile osservazione”. Sono le particelle più piccole, quelle di pochi millesimi di mm quelle più spesso trovare nel cibo e anche le più insidiose per la salute, perché capaci di entrare in circolo nel sangue.
Assieme all’università di Messina hanno fatto uno studio su un pesciolino, messo a contatto con le microplastiche: “abbiamo esposto un pesciolino molto piccolo in un acqua ricca di particelle di polietilene blu, le microplastiche, che sono di 10 micron, quindi moto piccole, e sono state assorbite dai tessuti circostanti. ”
Una parte delle larve del pesciolino morivano, non si cibavano più, “ci siamo resi conto che diventavano cechi, non si orientavano più nell’ambiente circostante, non riuscivano a nutrirsi e quindi morivano di stenti e di fame.”
Quando noi assorbiamo delle microplastiche, parte viene eliminata con le feci, ma una parte viene assorbita nei nostri tessuti: se ne sono accorti anche a Catania, con l’analisi del sangue: “in un 1 ml di sangue abbiamo trovato centinaia di particelle dai 3 micron in giù, nonostante io cerchi di eliminare la plastica dalla mia tavola, dalla cosmesi, ma è veramente complicato, perché poi in realtà gli alimenti poi la contengono, quindi noi per via alimentare siamo esposti ma anche per via inalatoria”.

Esiste una correlazione tra microplastiche nel sangue e il tumore nel colon retto? Sappiamo che le microplastiche bene non fanno al nostro organismo: l’analisi della risposta delle cellule staminali sottoposte alle microplastiche ha rilevato effetti di infiammazione, ma gli effetti generali devono ancora essere studiati.
Le cellule di plastica che respiriamo arrivano nel cervello, potrebbero causare malattie degenerative, potrebbero causare malattie come il diabete: dovremmo ridurre al massimo l’utilizzo della plastica, chiedendo sempre meno plastica, perché è il mercato che orienta l’industria.

Ma anziché ridurre la plastica, spediamo tonnellate di plastica in giro nel mondo, pensando che sia riciclata.
Lo ha scoperto Presadiretta in Turchia, ad Adana: in mezzo ai palazzi in costruzione c’è una discarica illegale di rifiuti di plastica, proveniente dall’Italia.
Sono balle di plastica che provengono dalle aziende di riciclo nella zona: plastica europea che i cittadini hanno differenziato e che i paesi hanno venduto alla Turchia perché venisse riciclata, come consente la normativa europea.
Ma alla fine la Turchia non ha riciclato nulla e la plastica è finita nei terreni attorno ai grattacieli di questa città poi colpita dal terremoto.
L’esportazione verso la Turchia è cresciuta del 500% dopo che la Cina ha smesso di prendersi la nostra plastica: le aziende del riciclo devono lavare la plastica quando viene triturata e così si inquinano anche le acque dei fiumi, che in Turchia sono molto inquinati.
Quello che succede in Turchia è che la plastica viene bruciata oppure gettata nel terreno, perché riciclarla veramente costa troppo.
Così nell’ambiente si rilasciano metalli pesanti, in zone dove sono presenti campi coltivati, dove gli animali vengono allevati all’aperto.
“Non ci sono confini, se si inquina una parte del mondo, si inquina tutto il mondo” racconta a Teresa Paolo un ricercatore dell’università di Adana a proposito della plastica europea (e italiana) che finisce qui. Ma arrivano in questi campi anche rifiuti illegali, come pezzi Tetrapak: che conseguenze ci sono per gli abitanti in questo distretto del riciclo?

Le discariche a cielo aperto hanno inquinato i terreni con diossina e furano, raccontano da Greenpeace Turchia: il governo turco sta ora cercando di mettere un freno a questi comportamenti, ma ci sono le pressioni delle aziende del riciclo.
L’Europa non si interessa se queste aziende in Turchia fanno veramente riciclo, pur sapendo che il servizio offerto ha un costo inferiore rispetto ad altri paesi.
Pur sapendo che a lavorare in queste aziende del riciclo ci sono rifugiati siriani e perfino bambini che raccolgono la plastica in strada o che lavorano nelle fabbriche del riciclo.

Sono fabbriche dove ancora si divide la plastica europea a mano, senza nessuna tecnologia sofistica: l’odore che sale da queste fabbriche impesta le case costruite vicino. La plastica viene bruciata di notte, quando la gente dorme, ma le persone se ne accorgono lo stesso, per l’odore.
E i controlli del governo turco? “Noi non ce ne siamo accorti” racconta a Presadiretta una signora che vive attorno a queste aziende del finto riciclo.
Il Parlamento Europa nel gennaio 23 ha votato una norma per vietare l’esportazione della plastica fuori dall’Unione Europea: vedremo cosa succederà dopo la negoziazione, se prevarranno gli interessi ambientali e della salute o altri interessi. E vedremo se si riuscirà a combattere le esportazioni illegali di rifiuti, come quelle che vengono scoperte al porto di Brindisi.

Altro che economia circolare, i consorzi e le aziende dovrebbero verificare gli impianti a cui mandano i loro rifiuti.
Ma in realtà l’Europa ha la coscienza sporca, manda i rifiuti in Turchia a basso prezzo senza vedere come viene riciclata.

Ma quanta plastica può essere riciclata?
Ogni volta che compriamo qualcosa, compriamo anche della plastica, che va differenziata e che arriva negli impianti di recupero come quello di Caivano.
Cosa succede in questi impianti? La verità sul riciclo è amara: non tutta la plastica può essere riciclata, le macchine dell’impianto e i lettori ottici non riescono a gestire tutte le tipologie di plastica, divise per colore e polimero.
C’è molta plastica che non può essere riciclata, come quella nera, come il polistirolo, le reti (come quelle per le patate): questi imballaggi vengono così bruciati.

Il 50% della plastica differenziata viene bruciata: tocca a noi consumatori scegliere i prodotti che hanno un minor impatto sull’ambiente. Per esempio Plastica vuol dire non riciclabile, anche se è presente il simbolo del riciclo. Lo stesso vale per le vaschette degli affettati, le buste della mozzarella …
Il codice di identificazione della plastica è stato inventato in America, ma molte aziende lo usano come prodotto di marketing: l’azienda della plastica non ha fatto abbastanza per il riciclo ed è stata inerte per troppi anni, colpevolmente inerte.
La plastica non è riciclabile, dobbiamo esserne consapevoli: le aziende petrolchimiche in America nel 1991 avevano promesso al Congresso di costruire 15 nuovi impianti di riciclo, ma alla fine ne è rimasto solo uno, perché riciclare veramente ha un costo non sostenibile.

IL professor La Mantia ha studiato la plastica per anni: i polimeri differenziati hanno caratteristiche meccaniche diverse dalla plastica vergine, la plastica mista non ha speranze dunque di utilizzo nel mondo, da una bottiglia di PET si può al massimo creare delle fibre con cui fare il pile.
Non si devono costruire prodotti con più polimeri assieme perché impossibile da riciclare spiega il professore.
Per esempio il brik di Estathè della Ferrero: l’azienda ha firmato un accordo per impegnarsi a produrre altri brik, ma nei prossimi anni.

In Francia la multinazionale Danone è stata accusata da diverse associazioni di consumatori di non fare abbastanza per il riciclo: le minacce di azioni legali però non sempre bastano, servirebbero leggi severe a livello nazionale ed europeo.
Ma le leggi sul riuso hanno sollevato critiche dai paesi europei, come in Italia da parte di Confindustria che si è opposta alla normativa europea: riuso e riciclo però non sono in contrapposizione, possono funzionare assieme.
Dal 2030 sul mercato ci deve essere solo plastica riciclabile o compostabile, l’altra plastica non deve esserci più, almeno questa è la promessa.

Che fine ha fatto la bioplastica?
Poco più del 50 % delle bioplastiche sono biodegradabili, questa è la prima notizia. Le bioplastiche derivano da fonti vegetali, ma non possono essere gettati come rifiuti organici: le bottiglie di bioplastica rimangono tali come quelle di plastica, anzi possono essere anche peggio per l’ambiente.

A Padova hanno fatto degli studi sulla biodegradabilità del PLA: la sua biodegradabilità si ferma però al 40%.

Ci sono impianti, come a Montello, dove la bioplastica diventa compost, attraverso degli enormi “digeritori”: servirebbe una raccolta a parte delle bioplastiche, ma c’è uno scontro tra chi gestisce gli impianti e il consorzio Biorepak.

Meno plastica per tutti

Nonostante le proteste delle nostre industrie, ridurre e riusare la plastica (specie quella usa e getta) si deve e si può fare, come han mostrato i servizi dalla Francia e dalla Norvegia.
In Norvegia la plastica viene messa da parte e portata nei supermercati: è la plastica su cauzione, 20 o 30 centesimi di euro che vengono consegnate alla cassa.
Il sistema di deposito cauzionale funziona in Norvegia: non si vedono bottiglie di plastica in giro perché tutti sanno che queste hanno un valore.
Qualsiasi chiosco, qualsiasi supermercato è obbligato a pagare una cauzione, a prescindere da dove sia stata acquistata la bottiglia, perché il sistema è centralizzata.

A gestire i resi c’è un ente non profit che dalle bottiglie ricava le balle di PET e di alluminio: ogni bottiglietta può essere riciclata, in un ciclo virtuoso, solo l’1% dei contenitori rimane fuori da questo sistema, che coinvolge tutti, dall’industria ai consumatori.
E in Italia? Enzo Favoino racconta di come in Italia si disperdano miliardi di bottigliette ogni anno, con un costo a carico dei comuni, le aziende del settore raccontano che non convenga il deposito cauzionale, ma in realtà senza deposito non si arriverà mai al 90% di plastica riciclata o riusata come chiede l’Europa.

Possiamo riusare le bottiglie con le borracce e lo stesso possiamo fare con i flaconi dei detersivi, con lo shampoo, riempiendo barattoli all’infinito: anche i nostri comportamenti singoli possono fare la differenza.
In Francia hanno bandito le plastiche monouso, anche nei bar, con una legge ancora più ambiziosa della direttiva europea: niente imballaggi per frutta e verdura nel supermercato, niente bottigliette nei bar. È aberrante imballare dentro la plastica la banana o la verdura – racconta la ministra per la transizione energetica in Francia (si, anche da loro esiste un ministero del genere, ma diversamente da noi lavora per l’ambiente).

13 marzo 2023

Anteprima Presadiretta – mal di plastica

Vi ricordate la battaglia da parte degli industriali (spalleggiati da qualche partito e anche qualche governatore) contro la plastica tax che il governo Conte 1 voleva introdurre anche in Italia?

Non si poteva danneggiare la nostra industria – così dicevano presidenti di regione e politici di centro destra – la stessa industria quella che ha piazzato la plastica in ogni dove, senza preoccuparsi troppo di come riciclarla (sempre che si possa riciclare ogni volta), senza preoccuparsi degli effetti sull’ambiente e sulla nostra salute.
L’inchiesta di Presadiretta di questa sera partirà da una notizia sconcertante: non solo la plastica non è stata riciclata, ma la troviamo gettata nei prati, nei campi, nei boschi. Succede in Italia e succede nei paesi verso cui la spediamo perché la gestiscano per noi.
Ma quanta plastica possiamo riciclare veramente ? Teresa Paoli è andata a visitare una struttura che si occupa di smistamento delle plastiche: il materiale arriva, viene caricato sui rulli e ci sono dei sensori led che capiscono il colore, la dimensione e il polimerco smistando i pezzi sul rullo giusto, discriminando tra quelli riciclabili e quelli no. Purtroppo scarti di polistirolo, il “fresco frigo”, gli imballaggi per i surgelati, perfino la plastica nera è problematica, perché il lettore ottico non è in grado di “leggerla” e così non può essere riciclata, così finisce in discarica.


Si riesce a riciclare solo il 50%, il problema è la plastica usa e getta (le posate, i bicchieri, gli imballaggi), il rapporto tra la plastica che produciamo “vergine” e quella che ricicliamo è 1 a 19, quindi “si pone la radicale diminuzione dell’usa è getta”, come raccontava il conduttore Iacona a Uno Mattina. Questa è la realtà con cui dobbiamo fare i conti, rischiamo di rimanere totalmente sommersi da queste microplastiche che ormai abbiamo scoperto nel sangue, nei polmoni, nelle cellule perché le respiriamo, stanno dappertutto.

Quello che ci deve preoccupare infatti è che la plastica non solo è stata rintracciata dentro i pesci ma è arrivata fin dentro di noi, dentro il nostro sangue con gli effetti che verranno raccontati nel servizio, passando per il cibo che mangiamo ogni giorno: “fino a pochi anni fa le microplastiche era presente in tutti i prodotti”, racconta alla giornalista di Presadiretta una dottoressa dell’università di Catania, “fino a poco tempo fa non immaginavamo che venissero assorbite da questi organismi vegetali, perché la parte che viene assorbita è di difficile osservazione”. Sono le particelle più piccole, quelle di pochi millesimi di mm quelle più spesso trovare nel cibo e anche le più insidiose per la salute, perché capaci di entrare in circolo nel sangue.
Sempre la dottoressa intervista da Presadiretta: “abbiamo esposto un pesciolino molto piccolo in un acqua ricca di particelle di polietilene blu, le microplastiche, che sono di 10 micron, quindi moto piccole, e sono state assorbite dai tessuti circostanti. ”
Una parte delle larve del pesciolino morivano, non si cibavano più, “ci siamo resi conto che diventavano cechi, non si orientavano più nell’ambiente circostante, non riuscivano a nutrirsi e quindi morivano di stenti e di fame.”
Ma i ricercatori di Catania hanno trovato le microplastiche anche nel loro sangue, “in un 1 ml di sangue abbiamo trovato centinaia di particelle dai 3 micron in giù, nonostante io cerchi di eliminare la plastica dalla mia tavola, dalla cosmesi, ma è veramente complicato, perché poi in realtà gli alimenti poi la contengono, quindi noi per via alimentare siamo esposti ma anche per via inalatoria”.

All’università di Milano hanno fatto un esperimento, hanno estratto dal filtro di una asciugatrice circa mezzo grammo di microfibre su un kg di capi sintetici messi nel cestello: la piccola matassa è stata poi consegnata al laboratorio di medicina rigenerativa del policlinico di Milano per capire che effetto possa avere sui polmoni respirare queste sottilissime fibre sintetiche.
Lo spiega la dottoressa Lorena Lazzari: nel laboratorio hanno elaborato un modello sofisticato che, partendo da una biopsia che con opportuni a queste cellule staminali presenti in essa, riusciamo ad ottenere quello che è un piccolo organo, vengono infatti chiamati organoidi, che è tridimensionale con tutte le cellule che il polmone umano presenta.
“Una volta ottenuto questo piccolo modello di polmone umano abbiamo unito le microplastiche al nostro organoide” racconta la dottoressa a Presadiretta “scoprendo che all’inizio avevano inglobato la plastica e alla fine abbiamo valutato se funzionalmente producevano dei fattori nocivi, abbiamo visto questo fattore che è peculiare dell’infiammazione.”
Tradotto in termini più semplici significa che le cellule dell’organoide, che è un modello vivente dei nostri polmoni, ha sofferto all’impatto con queste microplastiche.

La scheda del servizio:

Per la prima volta gli scienziati hanno trovato plastica nel sangue umano: una notizia shock. Mentre la battaglia contro l’uso della plastica incontra forti opposizioni, a livello globale i rifiuti sono più che raddoppiati negli ultimi 20 anni. Come ridurre la plastica usa e getta? E quanto si può riciclare davvero la plastica? Meglio il riuso o il riciclo? Presa Diretta, in onda lunedì alle 21.20 su Rai 3, è in viaggio in Turchia, per capire che fine fanno i nostri rifiuti di plastica che dovrebbero essere riciclati. 

La plastica è un materiale che ha cambiato la nostra vita e non potremmo più farne a meno, peccato che quasi la metà degli oggetti di plastica siano monouso: hanno una vita brevissima nelle nostre mani, ma eterna nell'ambiente. Vivono solo un attimo e inquinano per sempre. E la plastica, prodotta per il 98% dal petrolio, inquina fin dall'inizio del suo ciclo di produzione. Lo chiamano: l' inquinamento silenzioso. Cosa fanno per arginare il fenomeno le industrie che producono e lavorano le materie plastiche?
E dove va a finire la plastica che noi differenziamo ogni giorno? A livello mondiale quasi il 90% della plastica non viene riciclata e finisce per essere bruciata o in discarica. Come facciamo allora noi consumatori a scegliere i prodotti giusti e aiutare la filiera del riciclo? L'Europa ha recentemente proposto un regolamento con obiettivi ambiziosi: ridurre del 15% i rifiuti entro il 2040, imballaggi completamente riciclabili entro il 2030 e ha chiesto agli Stati di impegnarsi di più sul riuso. E subito sono cominciate le polemiche, meglio il riciclo o il riuso? PresaDiretta è andata in Turchia, Paese che è diventato uno dei principali importatori di rifiuti di plastica europei da quando la Cina ha chiuso le frontiere a questo prodotto nel 2018. Un viaggio dell'orrore: discariche illegali a cielo aperto, nelle campagne, tra le case, bambini che lavorano nella raccolta dei rifiuti, incendi dolosi che creano nubi di diossina, terra acqua e aria sempre più inquinate. E gli effetti sulla nostra salute?
Un gruppo di ricercatori ha scoperto che la plastica è arrivata fin dentro il corpo umano e che ci scorre letteralmente, nelle vene. Sono le microplastiche, piccolissimi frammenti anche di millesimi di millimetro, che ormai respiriamo perché sono presenti nell'aria e assumiamo attraverso la catena alimentare. Tracce di microplastiche sono state trovate nei nostri organi come i polmoni e nel sangue.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

16 settembre 2019

Le inchieste di Presadiretta: la battaglia per la salute (di tutti)


Abbiamo uno dei migliori sistemi sanitari, che garantisce a tutti i cittadini dei livelli minimi di assistenza e cura, gratuiti e a prescindere dal reddito: ma oggi la sanità pubblica è a rischio e la dobbiamo difendere.
Difendere dagli sprechi, dagli scandali, dai clientelismi (frutto anche di una pessima riforma costituzionale fatta dal centrosinistra nel 2001, che consegnava alle regioni parte delle scelte).
Difendere dai tentativi si smantellamento, da parte di quelli che raccontano che un sistema pubblico di cure, universale e per tutti non ce lo possiamo permettere.
Difendere dai tentativi di privatizzazione subdola (e qui in regione Lombardia sappiamo bene cosa voglia dire, dove tra pubblico e privato c'è una gara truccata, specie se il privato è vicino a certi gruppi, come CL).
Difendere dalla mancanza di turnover, per cui tra pochi anni richiamo di non avere medici a sufficienza, sia negli ospedali che come medici di base, frutto di una cattiva programmazione sin dall'università del pensionamento di medici anziani.
Vi ricordate l'uscita dell'ex sottosegretario Giorgetti (Lega), “ma chi oggi va ancora dal medico di base?”.
Ecco, all'orizzonte appare un modello di sanità privata in mano alle assicurazioni: un modello da respingere in toto, se questo è pensato per soppiantare la sanità pubblica.

La sanità costituisce un voce importante dei capitoli di spesa di regioni e stato centrale e questo scatena gli appetiti delle cattive amministrazioni: nomine pilotate dentro le ASL, negli ospedali, appalti per forniture che finiscono all'amico. Sono tutti costi che appesantiscono i debiti e che poi portano alle chiusure delle strutture (razionalizzazione, la chiamano), a volte favorire strutture private in mano a politici “vicini” (mi riferisco allo scandalo Maugeri costato una condanna all'ex senatore Formigoni).

Non in tutte le regioni il livello del servizio sanitario è il medesimo: ce ne sono alcune dove di fatto il diritto alle cure non è garantito e altre dove invece, nonostante scandali e inchieste, i cittadini godono un servizio di eccellenza. Come al nord, in Lombardia, per esempio: questo comporta però il triste fenomeno del turismo sanitario dalle regioni del sud, dove spesso la sanità è stata commissariata.

Questa sera Presadiretta si occuperà di sanità, mostrando le luci e le ombre del sistema, partendo dalla Calabria, dove è andato Danilo Procaccianti per raccontare lo stato della sanità in questa regione, commissariata per i debiti pregressi.
Debiti che nascono a seguito di progetti sbagliati, come la casa di cura costruita a Rizzicoli (RC) su un terreno instabile, un pantano: sono stati spesi 2 milioni di euro per una struttura ad oggi abbandonata, dove anziché gli anziani, sono ospitate delle vacche.
Ci sono troppe storie di malasanità, di corruzione, che gridano vendetta, perché ogni soldo rubato sulla sanità significa una vita a rischio, un malato non curato a dovere, una persona a cui sono tolti dei diritti.

E' un disordine organizzato” racconta il magistrato Gratteri al giornalista: un disordine che riguarda l'apparato della pubblica amministrazione, dove molte volte dentro c'è la ndrangheta.
Perché non è possibile che il 75% o forse più del bilancio della regione sia destinato alla sanità e poi la sanità non funzioni.
Mettere mano ai conti della sanità significherebbe risparmiare milioni di euro, azzerare guadagni illeciti per milioni di euro, guadagni che si avvicinano a quelli della cocaina.

All'ospedale Giovanni XXIII di Bergamo si fanno in media un trapianto di fegato alla settimana, trapianto che significa nel 90% dei casi, cambiare la vita di una persona, questo fa il servizio sanitario pubblico.
Il dottor Fagiuoli, direttore di Gastroenterologia, racconta a Procaccianti di quando si spedivano i malati negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Francia per fare i trapianti, perché qui si era all'inizio e se ne facevano pochi.
Oggi l'Italia è al primo posto dove manderei un paziente: pazienti come Luca, 18 anni, che aveva una patologia grave al fegato e ora, dopo appena un mese dal trapianto, sta bene.
Se sei in America la sanità è privata e devi pagare, se non hai una assicurazione non puoi essere curato, mentre le cure, i pasti, il posto letto è pagato dal servizio, qui i dottori e gli infermieri si occupano di te.

Presadiretta ha intervistato Walter Ricciardi, presidente della federazione mondiale della Sanità Puubblica: c'era un paese dove morivano 20 bambini su mille prima del mese di vita, 30 su mille prima del compimento dell'anno, morivano le madri a seguito del parto. Eravamo la pecora nera dell'Europa, prima del servizio sanitario nazionale, che tra le altre cose ha consentito alle donne di partorire in strutture sicure.


La seconda inchiesta, dedicata al mondo di domani, riguarderà le bottigliette di plastica: noi italiani siamo i secondi consumatori al mondo di acqua in bottiglia, ogni anno consumiamo 10 miliardi di bottiglie di questo tipo, di cui 2 sono bottigliette, quelle che si disperdono di più nell'ambiente. Se le bottigliette sono quelle che infestano maggiormente mari e fiumi, perché non le togliamo di mezzo?
E' quello che hanno fatto in Terna, alla sede romana: sono passati dalle bottigliette alle borracce, sostenendo un costo che si attesta attorno a 30euro a dipendente all'anno.
La responsabile risorse umane spiega che questo investimento è però bilanciato dal ritorno di immagine per l'azienda, che significa essere più attrattivi per gli investitori che oggi scelgono anche in base alla sostenibilità delle aziende, al loro essere “green”.
Alla Bicocca, l'università milanese, hanno regalato circa 12mila borracce agli studenti, circa una su tre, con l'obiettivo domani di coprire l'intero campus, compresi i docenti, perché vogliono diventare un ateneo “plastic free”.
In un anno senza bottigliette qui alla Bicocca si sono risparmiate circa 8 tonnellate di plastica, mentre Terna ha dichiarato di averne risparmiate 4 tonnellate.
E le altre università? E le altre aziende? Cosa aspettano?
Cosa farà il governo, per le bottigliette di plastica?

La scheda del servizio:
PresaDiretta mette al centro del racconto il Servizio Sanitario Nazionale, gratuito e universale, che il mondo ci invidia, la più grande conquista del nostro Paese negli ultimi 40 anni. Eppure la Sanità pubblica vive e sopporta da anni tagli, blocchi del turnover, dissesti e piani di rientro. Per non parlare degli episodi di corruzione, pubblica e privata. E quindi, il Servizio Sanitario Nazionale è al collasso? Proveremo a dimostrare il contrario.
Un viaggio tra le contraddizioni della Sanità pubblica, tra eccellenze e difficoltà.L’Italia spende in Sanità meno di Francia, Germania, Olanda, UK, Svizzera, sia in rapporto al PIL che pro capite. Eppure in 10 anni, alla sanità pubblica sono stati tagliati 37 miliardi.Un viaggio sorprendente di PresaDiretta tra alcune delle eccellenze della Sanità pubblica. Il Sant’Anna di Torino considerato il miglior reparto maternità d’Italia, il Cnao di Pavia dove curano tumori altrove non trattabili con fasci di protoni, il centro trapianti di Bergamo, il Pronto Soccorso del Niguarda, per provare a smontare la narrazione diffusa che il SSN sia al fallimento.A PresaDiretta gli esempi di razionalizzazione, i risultati della buona organizzazione nella Sanità e le storie di best practice.Non solo. Le telecamere di PresaDiretta hanno documentato anche le debolezze del Servizio Sanitario Nazionale. Le storie di malasanità, i tempi di attesa, i casi di corruzione. La carenza dei medici, una vera emergenza. La strozzatura tra medici laureati e cronica carenza di borse di studio per le specializzazioni. Sono andate in Calabria, dove la sanità pubblica è commissariata da 10 anni.
In studio, ospiti di Riccardo Iacona per capire perché possiamo e dobbiamo permetterci un sistema sanitario pubblico e universalistico, il dottor Lino Caserta, che ha fondato un Ambulatorio di medicina solidale nella periferia di Reggio Calabria. Lì si curano i poveri ma non solo. Gli specializzandi e i giovani medici precari delle Associazioni FederSpecializzandi e Chi si cura di te? e poi gli infermieri della Sanità pubblica.
E poi l’appuntamento con “Futuro Presente”, con le inchieste dedicate al mondo che ci aspetta. Con ATTACCATI ALLA BOTTIGLIA, PresaDiretta affronta l’impatto ambientale della bottiglietta di plastica. Tra cattivi esempi e modelli virtuosi, noi italiani siamo i secondi consumatori al mondo di acqua in bottiglia. Perché?

LA BATTAGLIA DELLA SALUTE” e “ATTACCATI ALLA BOTTIGLIA” Sono un racconto di Riccardo Iacona con Danilo Procaccianti, Antonella Bottini, Irene Sicurella, Raffaele Manco, Marcello Brecciaroli, Luigi Mastropaolo.

17 giugno 2019

Report – la puntata del 15 giugno (Tav, taser, caso Arata ..)


In questa domenica sera, Report ci offre servizi sui soldi della Lega, i recenti sviluppi sull'inchiesta su Arata, un aggiornamento sul TAV, l'affare dei Canadair e la pistola elettrica in uso alle nostre forze dell'ordine.


Le nostre forze dell'ordine hanno fatto una sperimentazione del Taser dopo il decreto sicurezza, ma dobbiamo fidarci di quello che ci dicono e di quello che dice la Axxon, l'azienda produttrice.
Così Antonella Cignalare è andata a vedere come viene sperimentata in Olanda: il confine tra arma e tortura è labile.
Quest'arma può essere usata anche dalla polizia locale: a Verona il sindaco è favorevole mentre a Milano hanno chiesto maggiori dettagli sull'uso.

In Olanda hanno sperimentato l'arma per un anno: il taser è stato utile in un caso come dissuasione, ha raccontato il funzionario che ha condotto l'analisi.
Si deve stare attenti alla distanza da cui si spara e alla zona che viene colpita: non va colpito il cuore e nemmeno le zone genitali.
Non sappiamo oggi quanto sia letale il taser, servirebbe studiare la correlazione tra diversi fattori, come lo stress e l'uso di sostanze stupefacenti, con la pistola elettrica.

In America, dove si usa un'altra arma elettrica, sono registrati diversi casi di morte, sebbene sia stata registrata come arma non letale.
Amnesty International ha bocciato la sperimentazione fatta in Olanda, per tutti gli eccessi registrati: casi un cui l'arma è stata usata su gente ammanettata, casi in cui è stata usata più volte.

In Italia il taser è stata usata direttamente sul corpo una volta a Reggio Emilia: in questi casi il confine con la tortura è labile.
I sindacati di polizia italiani stanno ora chiedendo maggiori tutele nei confronti delle possibili richieste di risarcimento danni che arriveranno.
Chiedono maggiori prescrizioni da parte del Viminale, da parte del ministero della Salute: nessuno degli esperti che hanno compilato le prime prescrizioni ha accettato l'intervista da parte di Report, senza il si del ministero di Salvini i funzionari del ministero della salute non parlano.
Salvini comanda sempre.
L'ufficio stampa del Viminale non risponde se non risponde senza l'ok del ministero della salute.

Il ministro Grillo parla, dopo molte insistenze, di un documento finale che però dovrebbe arrivare prima dell'inizio dell'estate quando Salvini assicura che il taser entrerà in funzione.

Il caso Arata – Il socio occulto

Si riparte dall'inchiesta precedente di Report sulla rete dei commercialisti della Lega, dalle società tirate su tra amici e parenti, per scambiarsi i soldi usciti dalle casse della Lega (tra cui la cognata del commercialista Di Rubba).

Report aveva chiesto conto dei 49ml della Lega e il tesoriere Centemero ha querelato i giornalisti: la procura di Genova ha acquisito il filmato della trasmissione, però, dove si parla proprio della vicenda della Vadolive.
Tutto legale, perché la legge lo consente: ma devono essere soldi spesi per attività istituzionali, ma poi i soldi sono entrati dentro la disponibilità del ministro dell'Interno, e la propaganda non rientra tra i fini consentiti da questi fondi.

In questi giorni è stato arrestato Paolo Arata con l'accusa di corruzione intestazione fittizia di beni, avrebbe un socio occulto nell'imprenditore Nicastri, ritenuto prestanome di Matteo Messina Denaro.
I pm hanno chiesto per Nicastri 12 anni di carcere: nelle carte del processo si parla di un vigneto, appartenuto ai fratelli Salvo, comprato con un sovrapprezzo da una società riconducibile ad una famiglia mafiosa.
I soldi in sovrappiù sono finiti per la latitanza di Matteo Messina Denaro: Claudia di Pasquale è andata ad Alcamo, dove abitano i Nicastri ed ha intervistato la moglie.

Gli Arata erano amici di famiglia, risponde la moglie: il figlio di Nicastri era un dipendente di Arata.
Peccato che una delle società di Arata sia poi in una struttura intestata a Nicastri: le società di Arata hanno realizzato impianti di eolico nel territorio trapanese.
Secondo l'accusa dietro queste opere c'erano delle mazzette, pagate ad un funzionario comunale.

Arata ha scritto il programma della Lega in ambito energetico: nel convegno della Lega sponsorizzava il biometano, ma una sua società lavora proprio in questo settore.
Ma in realtà l'impianto realizzato da Arata era un inceneritore mascherato, senza nemmeno aver presentato la VIA.

Alla fine la candidatura di Arata senior all'authority è saltata, mentre il figlio lavora con Giorgetti: è stato Federico ad aver presentato Bannon a Salvini, è lui che accompagna Bannon al Viminale, come se fosse un dirigente del partito.

Vogliamo combattere la mafia, ma poi non si sta attenti alle persone che si fanno entrare nei partiti, come Arata: bastava controllare le visure camerali delle società dell'imprenditore.
Arata ha portato la sua influenza nei confronti della Lega e col senatore Siri, alle aziende di Nicastri: questo scrive il GIP di Palermo.
Sono le norme che la Lega voleva spingere per farle entrare in un emendamento, che avrebbero favorito Arata, norme poi respinte dal M5S.

Il presidente della commissione antimafia Morra ha convocato Salvini in una delle prossime audizioni: il Viminale non ha ancora risposto.
Morra vorrebbe approfondire la prossimità della Lega e del sottosegretario Giorgetti con un personaggio ritenuti vicino a Matteo Messina Denaro.

“Forse Matteo Salvini potrebbe ammettere di essere stato superficiale nelle sue frequentazioni..”

Morra ha commentato altre candidature inopportune della Lega al sud, come quella di Forgiuele.
Siamo certi che il vicepremier Salvini vorrà scacciare questi dubbi.

Le politiche antincendio – Chi gioca col fuoco?

Una multinazionale londinese, la Babcock, gestisce la manutenzione in monopolio dei nostri canadair: da documenti venuti in possesso di Report si scopre che questa manutenzione sia carente.
L'appalto vale 320ml, ed è esternalizzato perché non possiamo gestire internamente il servizio tramite i Vigili del Fuoco: mancano piloti e l'addestramento è in mano ai militari.

Tra Babcock e il ministero dell'interno è avvenuto un carteggio da cui emerge come il nostro servizio antincendio sia a rischio: il dirigente del servizio Rogolino assicura la giornalista.

Ma nelle carte il dirigente manifesta tutta la sua preoccupazione: poca manutenzione, pochi tecnici ai controlli. Stesse preoccupazione espressa da un tecnico di Babcock stessa, in forma anonima.
“Cosa dite ai piloti?”
“Di non accettare nulla” - ovvero se ci sarà un incendio c'è il rischio che nessun aereo si alzi in volo, tutto questo per aumentare i margini di guadagno.
C'è poi la storia di alcune radio (da installare sui canadair) comprate ad un prezzo maggiorato, vicenda di cui il ministero si sarebbe accorto.

C'è poi il capitolo degli elisoccorsi, in mano alle regioni: in questo terreno sono i privati che fanno affari con appalti con le regioni.
Babcock è finita nel mirino del procuratore di Catanzaro, Gratteri, per una storia di corruzione nei confronti di funzionari della regione Calabria, per un bando da fare su misura per Babcock.

Il direttore di Babcock, De Pompeis, non ha voluto commentare queste vicende, sugli appalti fatti su misura, sulle manutenzioni non fatte.
“Ci sono delle indagini in corso, non posso rispondere ..”

Oggi altre procure stanno aprendo fascicoli su questi appalti, come quella di Potenza.

I vigili del fuoco non hanno soldi per mezzi e uomini ma poi si spendono 300ml per un appalto dei canadair: la giornalista di Report ha messo la pulce all'orecchio del comandante dei vigili.

Potevamo usare, per l'antincendio, degli aerei polacchi, i Dromader: lo aveva scoperto un imprenditore italiano, Gaiero, che pensava di usarli per spegnere i primi focolai.
Ma l'allora ministro Giovanardi bocciò la proposta di Carlo Gaiero: lo Stato italiano aveva deciso di usare aerei più grandi.

La stagione privatistica sui canadair è cominciata a metà anni novanta con l'imprenditore Spadaccini: era un imprenditore che aveva buoni rapporti con la politica, come Lavitola (ex direttore de l'Avanti).
Stavo subendo un abuso, si è difeso Spadaccini, che aveva pagato l'Avanti per ringraziarlo dei suoi aiuti: quelli per le sue imprese?
Lavitola ha fatto lobbing per Spadaccini?

Spadaccini è stato risarcito con 50 milioni per un appalto revocato: dietro la revoca un favore alla Inaer di Bonomi, dietro cui c'è ancora la Babcock.
Alla fine anche Spadaccini ha dei dubbi sulla gara poi vinta da Babcock, per il servizio antincendio.

Oggi abbiamo 19 canadair gestiti da privati, dal 1997 fino al 2010 da Spadaccini, poi da Babcock.
Poi ci sono le regioni che affidano ai privati la gestione dell'antincendio, dopo che la riforma Madia aveva smembrato i forestali.

E così dal 1997 sono bruciati boschi per una quantità abnorme: sarebbe stato diverso se a pattugliare il territorio gli aerei di Gaiero?
O se nel cielo volassero gli aerei di Canadair (che poi sono aerei russi)?

E dopo queste spese per milioni a chi tagliano i fondi? Ai Vigili del Fuoco: quando si fanno male devono pagare il ticket all'ospedale.
Lo ha denunciato Costantino Saporito, che ha denunciato Salvini per aver indossato la sua divisa.

Quando muore un vigile del fuoco l'unica cosa che si fa è la colletta: manca una assicurazione obbligatoria, tutele anti-infortunistiche, una sorta di Inail, per tutelarli dai rischi.

A Roma c'è un cimitero degli elefanti degli automezzi che non possono essere usati: sono mezzi lasciati alle intemperie, i vigili sono costretti a lavorare in cattive condizioni ma non si possono lamentarsi, almeno in pubblico.
Tanto apprezzati dai politici, ma tanto bistrattati: prendono meno di un autista Atac, i vigili.
Che oggi si devono arrampicare sui balconi per togliere striscioni sgraditi al ministero dell'Interno.

Per equiparare i salari dei vigili a quelli dei poliziotti si stima che servano circa 200ml: ce li metterà il governo?
Gli altri servizi riguardavano la plastica, l'inquinamento dei mari e le nuove tecniche di riciclaggio: il 79% della plastica è ancora in discarica e noi dovremmo pretendere dalle randi aziende di togliere di mezzo gli imballaggi di plastica.

Il papiro di Artemidoro, comprato a caro prezzo da una fondazione bancaria, su cui da 15 anni tecnici stanno verificandone la sua autenticità.

E poi un aggiornamento sul servizio sulla TAV: il mancato computo delle accise cambia a seconda della convenienza politica nel fare un'opera.
Per il Terzo Valico non si contano e l'opera si fa, per il TAV si contano e l'opera (forse) non si fa: è Toninelli che cambia il modo di misurare i costi di un'opera.