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10 febbraio 2012

Servizio pubblico - L’uscita di sicurezza

Come commentare la puntata di ieri di Servizio Pubblico?
Poco interessante?
Fuori dal mondo?

Si è partiti dalle proteste del sottosegretario Martone sull'intervento di Travaglio della passata settimana.
Per passare alle proteste degli agricoltori dell'Agro Pontino (dopo i forconi, dopo i pastori sardi, dopo i pescatori..) anche loro bloccati dalla crisi e dai rincari.



Dagli agricoltori ai manager di Wall Street: durante la puntata sono stati trasmessi alcuni spezzoni del documentario "Inside Job", forse la parte più interessante della puntata che aveva come protagonista quel comunista di Tremonti.

Quello che io l'avevo detto, al partito comunista cinese, alle riunioni internazionali (ma nessuno mi stava a sentire), io che avevo previsto il crollo delle piramidi di Wall Street (roba che nemmeno Bin Laden) ...

Aspettando che l'esuberante Martone accetti l'invito di Santoro (" Lui che è così giovane, così sbarazzino, così senza peli sulla lingua, perché non viene qui in trasmissione?"), ieri sera ci siano dovuto sorbire l'ennesima lezioncina dell'ex ministro.
Niente di personale, ma da una persona che ha governato per anni, e sappiamo cosa ha fatto, non possiamo accettare le solite scuse "io l'avevo detto".



Cosa ha fatto l'Italia per fermare i derivati, comprati dai comuni grazie alle banche compiacenti? I primi a parlarne sono stati quelli di Report, con cui mi sembra che Tremonti non abbia un buon rapporto.

Cosa ha fatto per fermare il mercato? Gli stipendi dei supermanager?
Quando è cominciata questa dittatura dei mercati e della finanza? Con gli anni 90, come continua a ripetere l'ex ministro? Colpa dei cinesi, del WTO, di Prodi, della globalizzazione, di Clinton che ha abolito il Glass-Steagall Act sulla separazione delle banche commerciali e banche di investimento ?
O forse tutto è cominciato prima, come gli ha ricordato Ferragina, il ricercatore italiano che lavora in Inghilterra: negli anni 80 di Reagan e della Tatcher?
Quando si iniziò a smontare pezzo per pezzo il welfare e ad attaccare i sindacati.

Di fronte a Tremonti, i giornalisti Mieli e Mentana.
Mentana: La politica quando perde lo scettro, ha la possibilità di vedere con sguardo diverso quello che accade. L’apice di questo processo degerativo: l’abolizione  della regola rooselveltiana, di separazione tra le banche. Quello che contesto a Tremonti è che questa situazione già si mostra negli anni 2000. Lì era già tutto abbastanza evidente, la questione si è acuita negli anni. Non c’è dubbio che noi viviamo un commissariamento della politica. Il rischio è una messa in moto prolungata, altro che ritorno della politica.

Mieli, sul complotto presunto di Tremonti:
“6 mesi prima Tremonti era guardato a vista come se fosse Monti, secondo me è stato saggio e comunque leale e proprio perché fu leale allora è strano che il Quirinale ha parlato di tradimento per dare il Governo in mano a Monti. In realtà il Governo Monti era pronto già prima…La crisi della Prima Repubblica è la crisi della politica che non è mai rinata…La sinistra intanto sta discutendo su quale banchiere  può essere il loro leader…”

Ora servirebbe mettere quelle regole di cui anche Tremonti parla nel libro: dividere nuovamente le banche, creare regole di comporamento comuni per il mondo finanziario, fare nuovi investimenti pubblici (un nuovo new deal)...

Peccato che fuori ci sia un mondo in rivolta.
Che non può aspettare molto.
Mentre nel palazzo i partiti si mettono d'accordo sulla responsabilità civile dei magistrati, sulla legge elettorale per far fuori le ali estreme, nel mondo di fuori, ai greci sono chiesti nuovi sacrifici in cambio dell'aiuto economico dell'Europa, aumentano i casi di aziende (che magari prima vivevano grazie agli incentivi) che chiudono, succedono casi come quello di Pomigliano dove su 1400 assunti, nessuno è della Fiom. Gli italiani fanno sempre più fatica a chiedere mutui e ai giovani vien detto di dimenticarsi il posto fisso.

Riscirà il governo tecnico ha salvare l'Italia e l'Europa?
A mettere quelle regole al mercato e alla finanza?

L'intervento di Travaglio.

23 gennaio 2012

Il talento inespresso


Dopo aver sentito l'intervista a Che tempo che fa viene quasi da rivalutare l'ex ministro Giulio Tremonti: talento inespresso del passato governo.

Costretto, da non si capisce bene chi, a fare cose (condoni, tagli lineari, ..) lontane dalla sua vera persona di economista:  mettere delle regole alla finanza e ai mercati globali, togliere di mezzo i derivati, limitare la speculazione.



Saranno state le cattive compagnie.

04 novembre 2011

Il segreto di Giulio

L'articolo di Biondani su l'Espresso:
L'Italia è una Repubblica fondata sui segreti. Un sintomo inedito di questo male nazionale è nascosto in una vecchia inchiesta penale, in apparenza innocua. Tra la caduta del primo (1994) e la nascita del secondo governo Berlusconi (2001), il ministro dell'Economia ha dovuto deporre come indagato, per una spiacevole accusa di evasione fiscale, davanti a un ex pm della procura di Milano. Finora nessuno aveva potuto informare i cittadini neppure dell'esistenza di questo interrogatorio. Dopo varie peripezie, anch'esse rimaste segrete, l'indagine si è chiusa con un proscioglimento controverso. E ora si scopre che i più delicati risvolti politici e fiscali dell'inchiesta su Tremonti furono gestiti da un capitano della Guardia di finanza allora ignoto ai più: Marco Milanese.

Il politico e l'ufficiale.
Entrato nelle Fiamme gialle nel 1981, Milanese è diventato dal 2001 il braccio destro del ministro Tremonti e dal 2008 è parlamentare del Pdl. Inquisito a Napoli per più corruzioni, violazioni di segreti istruttori e associazione per delinquere, ha evitato il carcere solo grazie all'immunità votata in luglio da Pdl e Lega. I giudici di Napoli accusano Milanese di aver intascato tangenti, tra il 2004 e il 2010, per oltre un milione di euro: 450 mila in contanti, altrettanti vendendo a prezzi gonfiati ville in Francia e barche di lusso, oltre a farsi pagare gioielli, orologi, vacanze a New York, Ferrari e Bentley. In cambio, il deputato garantiva favori ministeriali: usava il suo potere sulla Guardia di finanza per spiare le intercettazioni antimafia e piazzava i propri corruttori ai vertici di aziende pubbliche. L'inchiesta di Napoli ha spinto Milanese a svelare anche giri di denaro con Tremonti: era lui a finanziare l'affitto della casa di Roma abitata dal 2009 dal ministro, che a quel punto ha dovuto dichiarare che gli restituiva "mille euro in contanti alla settimana". 
Poco dopo, l'articolo  spiega la carriera la carriera di Milanese nella Gdf:
Di fatto la sua carriera entra in orbita solo a partire dal '96, quando diventa maggiore, compra la sua prima villa a Cap Martin e soprattutto si fa largo come factotum del nuovo comandante del nucleo di Milano, un fedelissimo del generale Nicolò Pollari. A quel punto riesce a entrare nella Scuola di Ostia che seleziona i vertici della Finanza e dal 2000 è tenente colonnello a Roma. Finora però s'ignorava che il balzo in avanti di Milanese fosse coinciso con due anni di indagini su Tremonti, gestite tanto riservatamente che i passaggi più delicati furono tenuti segreti perfino all'allora procuratore Francesco Saverio Borrelli.
A proposito, indovinate di cosa parlerà domenica prossima Report? Di evasione fiscale ...