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28 agosto 2025

Città di polvere di Romano De Marco



Prologo

Sfuggire all’inferno ed essere costretti a tornarci non è come la prima volta. È molto peggio. Questo inferno ha il nome di carcere di Canton Mombello, a Brescia.

La polvere che da il titolo al libro è la cocaina, la droga consumata dai manager rampanti per continuare a supportare lo stress del lavoro, da professionisti famosi per rendere più “allegra” una serata: una droga consumata in modo trasversale da ricchi e meno ricchi, droga che arriva a quintali dal sud del mondo e che imbianca Milano prendendo il posto della neve che ormai è solo un ricordo.

Un business molto redditizio a Milano: un business che ha bisogno di agganci giusti coi narcotrafficanti sudamericani, di grandi disponibilità di denaro, tutte cose di cui la ndrangheta dispone. Ma c’è bisogno anche di avere le spalle coperte: sbirri corrotti per neutralizzare le confische e i controlli, banche compiacenti da cui far transitare queste somme di denaro, notai che chiudono un occhio e anche due sulla costruzione di società offshore tirate su per nascondere i nomi dei reali proprietari.

Funziona tutto, finché non arrivano concorrenti in questo business: qualcuno che arriva sulla piazza e decide di far fuori il potere della ndrina del boss Capasso colpendola diritto al cuore.

Via Broletto è una delle sue diramazioni e ospita banche e uffici, oltre a qualche ristorante. L’ultima arrivata è la filiale della Flasher Bank.

Questo è quella che succede a Milano in una fredda mattina di inverno con l’assalto a quella strana banca in piazza Cordusio, la Flasher bank: un furgone si accosta al marciapiede, scendono 4 persone col viso coperto, sanno bene come muoversi dentro l’istituto. Prendono i soldi custoditi dentro la cassaforte e poi aprono il fuoco sul personale dell’istituto. Una strage che continua anche fuori:

Nello stesso momento in cui dalla curva sbuca l’Alfa Romeo della polizia, dal bazooka parte un razzo a carica cava da 66 millimetri

Fucili d’assalto, un bazooka per far saltare la volante della polizia, 9 morti in banca e sulla strada: questa non è una rapina, ma un atto militare.

Il Questore Boschi affida l’indagine alla commissaria Laura Damiani appena arrivata da Roma dove si è fatta le ossa con la lotta contro la criminalità organizzata.

Ci sono state falle nel sistema di sicurezza della Flesher bank, una banca dove normalmente non sono custodite enormi quantità di denaro, ma che eccezionalmente quella mattina in cassa c’erano 12 ml di euro.

Laura Damiani deve guardarsi alle spalle: in Questura girano brutte voce sul commissario Matteo Serra, a capo del nucleo antidroga. Anche lui arriva da Roma, dove ha collaborato col Sisde, venendo a conoscenza di tanti segreti che ha raccolto in una serie di dossier personali che – si dice – usi per ricattare i suoi nemici e chiunque voglia mettersi sulla sua strada.

Come ad esempio il giudice Salvemini: procuratore a Milano, ha deciso di colpire Serra usando un ex poliziotto della Questura, Marco Tanzi, che dovrà infiltrarsi nel carcere di Mombello a Brescia, per avvicinare un contabile della ndrangheta che è stato arrestato per reati di pedofilia.

Mi ascolti, Betti! Non sono pazzo e quello che le sto rivelando non è una mia fantasia. Matteo Serra è l’uomo di fiducia del più potente clan della ’ndrangheta a Milano.”

Marco Tanzi è stato un poliziotto importante a Milano, poi il crollo, una condanna a dieci anni di carcere scontata completamente, poi la vita sulla strada come clochard.

Mi chiamo Marco Tanzi. Sono un ex poliziotto, ex padre di famiglia, ex detenuto. Ho passato quasi otto anni in posti come questo. Quando ne sono uscito, ho scelto di vivere ai margini del mondo, di dormire per strada..

È stata la scomparsa della figlia, Giulia, a dargli la forza di riprendersi e di rifarsi una vita. E anche l’amicizia con un altro poliziotto di Milano, Luca Betti. È a lui che Salvemini chiede di avvicinare Tanzi e proporgli questa operazione segreta: è l’unico modo per arrivare a colpire il potere economico della ndrangheta a Milano e il potere del ricatto di Matteo Serra.

Nonostante Betti, l’unico amico che gli sia rimasto, cerchi di dissuaderlo, Marco Tanzi decide di accettare la proposta del giudice Salvemini:

Non credo in niente, non c’è niente di sacro nella mia vita, nessuna speranza, nessuna redenzione. Vivere o morire, in fondo, per me è la stessa cosa.

Cos’ha in mente Tanzi per davvero? Vuole veramente aiutare la giustizia oppure ha in mente altro per la testa? Anche per Luca Betti, uno che lo conosce bene, è difficile decifrare i suoi pensieri.

Nel frattempo l’indagine del commissario Laura Damiani riesce a trovare uno spiraglio dove andare ad indagare muovendosi dentro la società di security che movimenta i soldi della banca e dentro i legami tra alcuni dipendenti e una associazione di estrema destra, la destra del dio patria e famiglia..

Ma bisogna muoversi in fretta, prima che a Milano scoppi una vera guerra tra la ndrangheta, che non può accettare che qualcuno le faccia concorrenza e questo nuovo gruppo criminale che ha deciso di trasformare la capitale morale d’Italia nella capitale dello spaccio di una nuova droga sintetica che andrà a rimpiazzare la cocaina.

Questo romanzo è il secondo della serie “Nero a Milano”, scritta da Romano De Marco: in ognuno dei racconti l’autore ha inserito nel libro rimandi ai capitoli precedenti, per cui possono essere anche letti indipendentemente l’uno dall’altro.

Al centro ci sono due poliziotti della Questura, Marco Tanzi e Luca Betti con alle spalle anni di lotta alla criminalità e due matrimoni falliti e che ora si trovano, alle soglie dei cinquant’anni a dover fare i conti con la propria vita, coi tanti fallimenti, con una disillusione sul loro futuro:

Ma la vera novità è che non mi importa più di niente. Non mi importa di nessuno di loro. Ho passato una vita intera a preoccuparmi per gli altri, ora sento la necessità di dedicarmi un po’ a me stesso.

Sullo sfondo la città di Milano che non è quella del Duomo, di via Montenapoleone: è la città delle periferie grigie, coi casermoni tirati su per ospitare gli operai di una industria che oggi è sparita.

Una città dove la criminalità si muove in modo felpato, stando attenta a non suscitare l’allarme della pubblica opinione con omicidi eccellenti lasciando loro l’illusione di vivere al sicuro dai criminali.

Eppure, come raccontano le cronache, la ndrangheta qui in Lombardia, a Milano, ha steso un patto di federazione con le altre mafie per spartirsi gli appalti.

Tutto questo succede grazie a delle complicità, connivenze, col mondo dei professionisti, con gli imprenditori che non denunciano il pizzo, con quelle banche che non segnalano i movimenti sospetti. Con la politica che chiude un occhio e magari alza il polverone solo contro la piccola criminalità di strada, contro gli immigrati in strada..

La polvere del titolo non è solo quella della coca – come spiega l’autore nella presentazione – ma è anche la polvere dei sentimenti, dei rapporti umani (non solo per i due poliziotti al centro della storia) “che sono diventati più aridi, più difficili, una città che si è anche arresa a questa aridità nei rapporti.”

E questo vale anche per i due protagonisti, di fronte alla crisi dei cinquant’anni intesa come difficoltà nel vedere il proprio futuro.

Mi è molto piaciuto il capitolo dove si racconta la vita dentro il carcere, le logiche che lo governano, la violenza usata dai secondini per gestire l’ordine dentro quei luoghi dove i condannati dovrebbero uscire migliori da come sono entrati:

No, non li condanno. Sono come i poliziotti di Pasolini, quelli di Valle Giulia. Proletari di pubblica sicurezza che spesso e volentieri arrancano per pagare l’affitto e arrivare alla fine del mese.

Arrivati alla fine del racconto, dove non mancano i colpi di scena, vedremo Milano con occhi diversi, perché, come racconta uno dei protagonisti, Luca Betti, “Tanto le maschere sono destinate a cadere e si finisce sempre per apparire ciò che si è realmente”.

Una città dove è facile lavorare ma dove è difficile vivere – sono sempre le parole dell’autore.

Gli altri romanzi della serie con Marco Tanzi e Luca Betti:

La scheda sul blog dell’autore e altre recensioni qui.

La presentazione del libro sul sito di Feltrinelli.

I link per ordinare il libro su Amazon

 

18 agosto 2025

Dimenticare Milano di Romano De Marco

 


PROLOGO PRIMO

Golfo di Guinea, cinquecento miglia al largo di Lagos, Nigeria

Di fronte al mare aperto provo un senso di desolazione. Questo deserto color cobalto mi ricorda Thomas Mann, quando nel Doctor Faustus il protagonista chiede al diavolo di spiegargli come è fatto l’inferno.

Marco Tanzi era stato un buon poliziotto a Milano: come un serpente, ha cambiato pelle molte volte prima di ritrovarsi oggi a bordo di un mercantile, al largo delle coste africane, a capo di un gruppo di contractor che devono scortare la nave dagli attacchi dei pirati. Che in fondo non sono altro che disperati costretti ad assaltare navi straniere “ridotti in miseria da altri tipi di pirateria, come quella della pesca illegale perpetrata dalle flotte di Russia, Cina, Francia e altri Stati, Italia compresa”.

Poliziotto, poi clochard, poi la lenta risalita dal fondo, investigatore privato a Milano e ora contractor in Africa: uccidi senza lasciare testimoni scomodi. Un po’ come capitava una volta per le strade di Milano quando ancora aveva il distintivo.

Prima di scappar via in Africa lasciandosi alle spalle la vecchia vita e poche amicizie rimaste: Giulia la figlia, l’ex compagna, il collega Luca Betti nella Mobile di Milano.

Mi chiamo Marco Tanzi, ho cinquantatré anni. Sono stato un poliziotto e un investigatore privato. Ho vissuto otto anni in carcere e due per strada, fra i senzatetto.

Avrebbe voluto che il mondo si dimenticasse di lui, ma il destino gli sta presentando il conto.

PROLOGO SECONDO Via Cascina Bazzana, periferia sud di Milano

Corriamo pancia a terra, in un campo di erba medica, col rischio di cadere a ogni falcata per un sasso..

Luca Betti è un commissario della Mobile di Milano, è cresciuto professionalmente a fianco di Marco Tanzi che considera come un fratello, un (cattivo?) modello da imitare come poliziotto.

Prima che Tanzi lo abbandonasse senza un perché, senza una spiegazione.
Ha condotto diverse operazioni importanti contro il crimine organizzato, fino all’ultima operazione dove, ancora una volta, trovandosi di fronte ad una situazione delicata, decide di agire di propria iniziativa, senza aspettare quegli “ordini superiori” che avrebbero fatto perdere minuti preziosi.

Ma questa volta un collega viene colpito e Luca si ritrova sospeso dal servizio in attesa del completamente dell’indagine interna.

Luca Betti si ritrova senza un distintivo, forse senza un lavoro e con tanti sensi di colpa, per il collega in ospedale e in fin di vita. E per tutte le cose belle della sua vita che si sta perdendo, come la figlia Sara che vede poche volte.

«Ciao, Luca». 
«Marco». Luca Betti scuote la testa cercando invano le parole, la reazione giusta. 
«Non so se sbatterti la porta in faccia, abbracciarti o prenderti a pugni». 
«Intanto che ci pensi, mi fai entrare?»

I due (ex) poliziotti si ritrovano adesso a Milano: Marco Tanzi è stato informato che Lorenzo, il figlio del fratello Renato, è stato picchiato e abbandonato in un cassetto. Deve scoprire chi è stato a ridurre Lorenzo in quel modo, sospeso tra la vita e la morte. C’è un motivo molto personale che lo spinge a farsi giustizia, a modo suo, senza aspettare la giustizia che, forse, nemmeno è interessata veramente a risolvere quel caso.

Un motivo molto personale, che si scoprirà poi nella storia: Tanzi deve tornare nella sua Milano per la sua indagine non autorizzata e l’unica persona che può aiutarlo e Luca, l’amico che ha tradito già una volta. E Luca non può che dirgli di sì.

Lorenzo Tanzi lavorava in una comunità di accoglienza, gestita da un prete noto nel settore con molti agganci nella politica: qui aveva conosciuto due ragazze straniere, Inessa e Alina, che erano sfuggite dal racket della prostituzione e si erano rifugiate nella comunità. L’indagine non autorizzata e molto pericolosa deve partire da qui: Tanzi e Betti devono stare attenti a come muoversi, non potendo agire alla luce del sole come poliziotti, Betti rischierebbe la carriera se in Questura scoprissero che sta gestendo un’indagine personale. Ma devono guardarsi le spalle anche da un nemico più insidioso: le domande sulle due ragazze sono arrivate all’orecchio di qualcuno che non ama che i suoi affari siano intralciati da curiosi o dalla polizia. Affari sporchi, perché quella che è considerata la capitale morale d’Italia, la città dei grattacieli che pensa di lavarsi la coscienza green coi boschi verticali, è anche la città dove il crimine ha un altro stile: “la corruzione e il malaffare sono gestiti da colletti bianchi e bande di criminali internazionali”.

L’indagine privata di Tanzi e Betti sarà costellata da una scia di morti: è una guerra, come quella contro i pirati nelle acque del golfo della Guinea, anche questa è una battaglia da portare avanti senza troppi scrupoli di coscienza. Perché il nemico che hanno davanti di scrupoli non se ne fa proprio: tutto ha un prezzo e tutto è in vendita, anche la vita degli schiavi che dispongono come merce da piazzare sul mercato

Esseri umani venduti al miglior offerente. Articoli viventi, selezionabili su un vero e proprio catalogo fotografico pubblicato sul dark web per una ristretta cerchia di utenti vip. Una volta scelti, i soggetti venivano lavati, vestiti secondo le preferenze del cliente di turno e consegnati a domicilio.

Tanzi è determinato ad andare fino in fondo e Betti non può che stargli a fianco per quel senso di amicizia che riesce a passar sopra a tutti i tradimenti e al rischio di finire a sua volta ammazzato:

«Levami una curiosità: hai mai incontrato qualcuno senza ammazzarlo?»

«Be’, a te mi pare che non t’ho ancora ammazzato».

«Sì, è vero. Anche se a volte penso che tanto varrebbe togliersi il pensiero».

Dimenticare Milano è un noir dove si parla della Milano criminale e di quella zona grigia attorno fatta da avvocati e professionisti che, con pochi scrupoli di coscienza, si occupano dei beni delle mafie. Un libro che farà aprire gli occhi su quella realtà criminale di cui se ne parla ancora troppo poco.

Ma al centro del racconto ci sono questi due personaggi così spigolosi e solitari, uniti dai tanti fallimenti delle loro vite: Tanzi, l’ex poliziotto che è bravo a salvare gli altri ma non a salvare sé stesso che alla fine di questa storia dovrà finalmente fare i conti con la coscienza e con quel segreto che si porta dentro da tanti anni. E Betti a cui ora la vita, dopo tanti fallimenti, potrebbe dare una nuova chance.

La scheda del libro sul sito di Ubagu Press e il pdf del primo capitolo.

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon


27 giugno 2019

Nero a Milano di Romano De Marco



Prologo

Il dolore è forte, quasi insopportabile. Le tempie pulsano con un ritmo che accelera a ogni respiro, gli occhi sembrano sul punto di esplodere. L’uomo cerca di mettere a fuoco qualcosa che possa diventare un’ancora di salvezza, ma intorno a lui, ad avvolgerlo come un sudario, solo il buio.

Nero a Milano è noir al quadrato: ci sono i rimandi al poliziottesco milanese, per i nomi dei due personaggi maschili, Luca Betti (commissario di polizia e anche una sorta di io narrante) e l'amico Marco Tanzi (ex poliziotto ora detective privato).
E' nero il contesto in cui si svolge l'indagine, che ci parla della peggiore violenza che possiamo mai concepire: quella nei confronti dei bambini, le vittime indifese per eccellenza.

Nero fin dall'incipit, con quelle poche immagine drammatiche delle due persone anziane, legate ad una sedie, il cui corpo viene cosparso di benzina per dagli fuoco.
Che colpa mai possono aver commesso queste due persone anziane (che sono anziane lo scopriremo poi) uccise dentro una villetta abbandonata sulla Paullese?

Piccola nota a margine: non è il primo libro di De Marco con questi personaggi, Marco Tanzi e Luca Betti sono presenti nei precedenti “Città di polvere” e “Io la troverò”. Se non li avete letti, nessun problema, l'autore ci presenta i suoi personaggi uno alla volta, andando anche a ripercorrerne il passato. Un passano che ha lasciato addosso a loro profonde cicatrici.
Commissario Luca Betti, Milano

Mezzanotte meno un quarto: l’orario è quello giusto. Sono su viale Abruzzi, a due passi da piazzale Loreto. La scritta luminosa, intermittente, è un invito irresistibile,

Luca Betti lo incontriamo in una operazione contro il traffico di droga all'interno dei centri massaggi cinesi a Milano: operazione che decide di portare avanti di persona, prendendosi anche qualche colpo alle costole.
Era un poliziotto stimato ma a messo a rischio la carriera quando ha fatto irruzione nell'ufficio di un collega corrotto, cercando di risolvere il problema a modo suo, con la pistola in pugno.
Il nuovo Questore lo assegna alla squadra omicidi, incaricandolo proprio del caso dei due anziani morti
«Per te è già pronta una nuova indagine. Dopo l’affiancamento all’Antidroga, passerai alla Omicidi. Lavorerai su un duplice delitto ... »

Contemporaneamente, incontriamo anche Marco Tanzi: oggi investigatore privato, con un bel giro di clienti vip. Una volta anche lui era un poliziotto, assieme a Betti, prima di essere cacciato dalla polizia.
Strana storia, quella della loro amicizia. Un tempo erano una formidabile coppia di sbirri, i migliori di Milano, prima che Tanzi prendesse una strada sbagliata che gli costò il distintivo, la famiglia e quasi otto anni di galera ..

Dopo qualche anno di carcere è pure finito in mezzo alla strada, vivendo come un barbone: ha ritrovato la forza per uscire dalla fossa che si stava scavando (e riscattare una vita in dissolvimento) a seguito del rapimento della figlia, finita in un brutto giro di pornografia clandestina.
Agenzia investigativa Antares. Milano

«Mi ripeta tutto, signora Leonardi. Dall’inizio.»

Non è un caso che la signora Diletta Leonardi si rivolga proprio a lui per rintracciare il figlio, Davide Pardi, scappato da casa per finire in mezzo alla strada.
Davide è un ragazzo con problemi nel relazionarsi con i coetanei, con un cattivo rapporto col padre, una di quelle persone che coi soldi si possa comprare tutto, persino l'affetto di un figlio.
La madre, invece, è preoccupata che il figlio possa fare ora brutti incontri, in quel mondo sconosciuto (per chi un tetto sulla testa lo ha) dove i problemi da affrontate sono molto terra terra, cosa mangiare, dove trovare riparo nella fredda notte milanese.
C'è anche dell'altro a preoccupare la madre:
«Immagino che le sue paure siano legate al fatto che negli ultimi due mesi, a Milano, sono stati ritrovati i corpi di due senzatetto con la gola tagliata..»

Capitolo dopo capitolo, vediamo le due indagini procedere separate: Betti e la sua squadra sul duplice delitto della coppia e Tanzi che si mette sulle tracce del ragazzo, andando a chiedere ai volontari delle associazioni che seguono queste persone.

Betti intuisce che il delitto sulla Paullese è legato ad altri episodi criminali avvenuti nella stessa famiglia: la coppia aveva una bambina che è morta, cadendo da una finestra. I medici hanno stabilito che fosse per causa del sonnambulismo di cui soffriva.
Il nonno di Serena si era invece impiccato, pochi giorni dopo la morte della bimba, su un pilone di un cavalcavia della A4. Rimorso per la morte della piccola?
No, secondo Betti c'è qualcosa che non torna: voci su certe attenzione troppo morbose da parte del nonno sulla nipotina, brutte foto trovate nella sua casa.
Dubbi che non trovano supporto da parte del pm, che ha troppa voglia di archiviare il caso. Ma che trovano conferma quando qualcuno va a colpire il commissario Betti nei suoi affetti più cari.

A questo punto la partita va giocata secondo nuove regole, colpendo questo avversario nascosto, ma molto potente, senza rispettare la legge anzi, andando a superare quel confine che separa ciò che un poliziotto può fare e quello che non deve fare. E nemmeno pensare.

In questo giallo, che si può leggere tranquillamente da solo senza aver letto i precedenti della serie con Tanzi e Betti, troviamo dentro tanti spunti di riflessione: la paura della solitudine, il senso di colpa per non saper proteggere le persone care, la giustizia “giusta” che si ottiene andando oltre la legge, perché le leggi non bastano più ..
Davide Prandi

La notte è una piccola eternità. Se me ne sto attaccato al muro, sotto ai cartoni, non sento tanto freddo. Da qui posso vedere tutto.

C'è poi tutto il racconto dal di dentro il mondo dei senza tetto: il loro rifiutare il mondo civile, certe regole e certe ipocrisie, il vedere gli obiettivi della vita in modo diverso.
Due mondi, quello delle persone sempre di corsa, in cerca di uno scatto di carriera, di una donna da portare a letto, e quello dei clochard che scorrono a fianco, senza neppure riconoscersi e dentro cui troviamo anche i nuovi poveri, le vittime di questa società che sembra non voglia più occuparsi degli ultimi:

«...Aggiungici l’ondata di nuovi poveri, i padri separati, gli extracomunitari… Il sistema assistenziale è al collasso. E se alle prossime comunali vincono i populisti si rischia che i fondi per le associazioni subiscano un altro taglio.»


La scheda del libro sul sito di Piemme editore
Il blog dell'autore e l'intervista sul sito di MilanoNera
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