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22 novembre 2025

Anteprima inchieste di Report – le liste d’attesa, il garante della privacy, le tasse universitarie, il governo e il tennis e i macelli di carne

Che interessi difende il garante?

Report tornerà giocoforza a occuparsi del garante alla privacy: notizia di questi giorni le dimissioni del segretario generale Fanizza dopo che Report stessa aveva scoperto un documento in cui chiedeva ad un dirigente dell’area IT di poter spiare i dipendenti e poter individuare la fonte che aveva svelato tutti gli altarini ai giornalisti della trasmissione.

Che garante è quello che è disposto a spiare i suoi dipendenti pur di vendicarsi contro dei giornalisti che hanno fatto il loro dovere?
L’authority pensata a presieduta inizialmente è caduta proprio in basso: da Rodotà a Stanzione e Ghira, “noi abbiamo sempre creduto in questo ufficio” risponde a Report un dipendente dell’agenzia che a fatica tratteneva la commozione e la rabbia per quanto sta succedendo, “noi ci crediamo e abbiamo sempre creduto alle nostre capacità in questo ufficio, di decisioni competenti a favore dei cittadini.”

Al momento si è dimesso solo il segretario Fanizza, sostenendo di aver agito da solo: secondo una fonte riservata di Report Fanizza ha agito secondo le decisioni del collegio, una scelta politica dunque. Esiste anche un audio in cui Fanizza di fronte all’assemblea dei dipendenti ammette di aver agito in nome del collegio per questa discovery – un modo elegante per dire caccia alla fonte di Report.

Un popolo senza istruzione

L’ignoranza è forza – è uno degli slogan del partito di potere nel mondo immaginato da Orwell nel suo celebre 1984.

L’ignoranza (e la paura, e l’oppressione..) sta alla base di tutte le democrazie a scartamento ridotto, le democrature o autocrazie.

Cittadini senza istruzione e senza cognizione dei propri diritti. Che futuro può avere un paese senza istruzione, che non investe in cervelli ma che anzi, sembra voler far di tutto per farli andar via (vi ricordate quando Calenda da ministro si vantava del fatto che in Italia gli ingegneri prendessero uno stipendio più basso che altrove?).

Nel servizio di Antonella Cignarale si parlerà dei costi universitari molto alti e di come alcuni atenei non rispettino i limiti sulle tasse imposte dal governo.

O di come, in assenza dei normativa ministeriale attuativa, la norma per lo scorporo dei contributi a carico degli studenti internazionali non può essere applicata.

Ci sono università condannate a restituire le tasse eccedenti agli studenti – come Torino dopo il ricorso presentato da diversi studenti – che ha costretto l’ateneo ad abbassare le tasse.

La norma di cui parlerà il servizio è quella che impone ad una università di non superare con le tasse agli studenti la soglia del 20% rispetto ai contributi versati dallo Stato.

Ma non essendo applicata, gli studenti sono costretti a fare continui ricorsi -racconta Pasquale Scordo dell’unione universitari italiani.

Che dice la ministra Bernini? Che solleciterà le università per evitare lo scontro: le università devono fare quello che si impone loro tramite le leggi e le sentenze, ma è stato proprio il Consiglio di Stato a dire che mancano i decreti attuati, dunque? Nel frattempo che la ministra andrà a parlare col presidente del Consiglio di Stato, una decina di atenei continuerà ad incassare i contributi illegittimamente.

Come ha scoperto Report, gli atenei applicano tre norme diverse per calcolare i contributi: di fronte ad una norma univoca esistono tre diverse interpretazioni – spiega il commercialista Stefano Capaccioli – una situazione paradossale incompatibile con uno stato di diritto.
LA giornalista di Report è andata anche ad incontrare i rettori al convegno dei direttori generali tenuto a settembre.

LAB REPORT: OLTRE IL LIMITE

Di Antonella Cignarale

Collaborazione Evanthia Georganopoulou

Rispetto ai 38 paesi membri dell’Ocse, l’Italia è sotto la media per gli investimenti nell’istruzione universitaria rispetto al Pil. A spiccare, invece, c’è la Svezia dove l’accesso all’università è gratuito, ma con numero limitato di iscrizioni. L’Italia è anche penultima a livello europeo per numero di giovani laureati e tra le cause emergono i costi che gli studenti devono sostenere per studiare. A loro tutela la legge ha posto un limite: in un anno la somma dei contributi degli studenti iscritti ai corsi di laurea che una università incassa non può superare il 20% del Fondo di Finanziamento Ordinario che riceve dallo Stato. Il limite di legge è stato superato più volte imponendo agli studenti tasse troppo alte. E intanto gli atenei non applicano un calcolo univoco per rispettare il limite di legge sui contributi.

Il mistero delle liste d’attesa

Domenica e lunedì si vota per elezioni regionali in Campania: i candidati (e le loro liste) verranno giudicati anche per quello che hanno fatto sulla sanità, uno degli ambiti (e dei capitoli di spesa) più importanti a livello regionale.

Report è andata a verificare se quanto ha raccontato il governatore uscente De Luca sia vero, relativamente al miracolo delle liste d’attesa.

E non è così: sulle visite urgenti solo il 27% è nei tempi, meno della metà della media nazionale che è al 69%. Anche per gli esami va male, appena il 34% è nei tempi, laddove la media sta all’80%. Inoltre la regione Campania ha ben 15 criticità per ritardi nel fornire visite con priorità urgenti, brevi e non differibili nelle strutture pubbliche e 68 per gli esami diagnostici. La Campania sta al 3 e 8 posto nella classifica dei peggiori: ma Report ha scoperto che la regione truccherebbe i dati per nascondere una situazione peggiore di quanto rappresentato al ministero. Così a difendere i cittadini ci devono pensare le associazioni di privati.

A Napoli l’associazione Abaco presenta da oltre un anno centinaia di diffide alle ASL Campane quando i tempi di attesa per i pazienti non sono rispettati.


Chi non ha i soldi si rivolge a noi e noi cerchiamo di intervenire con delle diffide – racconta Giuseppe Ferruzzi a Report. Ma non in tutti i casi si riesce ad ottenere la visita. Sono molti i casi di rifiuti dei pazienti alle visite offerte dalle ASL Campane in tempi brevi, salvo poi accettarne una un anno dopo. C’è un problema però: il rifiuto alla prima visita è avvenuto all’insaputa del paziente.

Report racconterà la storia di un paziente che ha chiesto una colonscopia a luglio 2025 e gli arriva la disponibilità per agosto 2026: dopo il ricordo l’ASL ha ridotto di cinque mesi i tempi della visita ma si rimane sempre oltre i 120 giorni previsti dalla legge. Il paziente avrebbe poi scoperto di aver rifiutato una data del 20 agosto 2025, cinque giorni dopo la prenotazione. Ma il paziente non ha rifiutato proprio nulla: il documento della regione sarebbe un falso, fatto per dimostrare che l’ASL ha cercato di rispettare i tempi e così questa mancata visita non finisce nelle liste d’attesa.

Il mistero delle liste d’attesa viene chiarito dal funzionario ministeriale, che decide di contattare Report in forma anonima: questo funzionario può vedere la situazione reale delle liste regione per regione, dati che non sono mai stati resi pubblici.

Questa persone tutti i trucchi messi in piedi per falsificare i dati: per esempio in Campania sembra che i cardiopatici non abbiano fretta di essere curati, le visite programmabili che a livello nazionale sono al 40-50% (significa stare nei 120 gg) mentre in Campania il 90% delle visite cardiologiche sono programmabili (e così la regione ha molto più tempo per smaltire le visite urgenti e non fa la figura di chi sfora i tempi). Ma molti di questi pazienti dovrebbe essere visitata in tempi stretti: significa che le visite diventano programmabili quando i dati sono inviati al ministero? Questo sarebbe roba da NAS – spiega il funzionario a Report. Le visite urgenti, brevi e non differibili dovrebbero essere smaltite entro i 30 gg invece verrebbero trasformate in programmabili e così la regione ha più tempo e può presentarsi come virtuosa..

E questo sistema non vale solo per cardiologia, Report è venuta in possesso di un documento da cui si evince che venga applicato a diverse specialità nella regione di De Luca, come la TAC al cranio, visita ginecologica, sembra che i pazienti campani stiano così bene da poter essere curati con calma.

Dalla Campania alla Puglia: nonostante la produzione dell’Ilva sia ai minimi storici (col rischio di chiusura dei forni), un rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità riporta che qui ci si ammala di più con eccessi di ospedalizzazione per tte le patologie. Si muore di più per tutti i tumori maligni, per le malattie del sistema circolatorio e dell’apparato digerente. Troppe anche le leucemie dei bambini, anomalie congenite rilevate alla nascita.

Al quariere Tamburi vivono molti operai dell’Ilva con le loro famiglie: Report ha raccolto le loro storie, di malati oncologici che si trovano davanti prenotazioni per una TAC a settembre 2026.

Prenotazione che il malato ha disertato perché “a settembre 2026 chissà cosa può succedere”, preferendo andare a pagamento. Pagando 320 euro magicamente le code svaniscono.

La regione Puglia è la peggiore in Italia per i tempi delle liste di attesa, analizzando i casi più gravi di ospedali incapaci di dare determinate prestazioni per tempo ce ne sono 390 sul pubblico, nelle visite 264 negli esami diagnostici.

Cardiologia di Bari, prescrizioni con priorità B, a dieci giorni: la maggior parte riceve una prenotazione a sei mesi o anche ben oltre un anno. Come convocarli all’obitorio è la battuta che esce a Giulio Valesini di fronte all’assessore alla sanità pugliese.

Che però non riesce ad andare oltre le scuse ai cittadini della sua regione: vi è un problema di organizzazione, c’è bisogno di cardiologi ma se dopo il concorso solo uno è disposto a firmare per la regione, siamo punto e a capo. C’è poi – continua l’assessore – un secondo problema di richiesta inappropriate che ingolfano le liste.

Come in altre regioni, le richieste senza esito di prestazioni finiscono per ingolfare i pronto soccorso. Secondo un documento di cui Report è venuta in possesso a Taranto persino la ASL appesantisce il pronto soccorso, perché si invitano i medici a spedire i pazienti in questi reparti. Il contrario di quanto la ASL dichiara pubblicamente.

È una tattica per snellire le liste ed è tutto nero su bianco (la faccia dell’assessore a fine intervista è molto esplicativa).

Ai pazienti che non possono aspettare anni per una visita viene anche proposta la soluzione dell’intramoenia, si paga per una visita privata al medico che lavora nella struttura pubblica. Un metodo che conviene al medico stesso e alla regione che prende una percentuale. Succede al De Bellis dove l’intramoenia segna un record e dove il direttore sanitario ha perfino cercato di giustificare questo trend. Che è consentito dalla legge, che consente questi squilibri pubblico-privato. Se paghi aspetti 20 giorni per una visita gastroenterologica, se invece chiedi una visita al pubblico aspetti anche 274 giorni.

Ma anche al nord la situazione non è tutta rose e fiori: in Emilia Romagna a Parma ci sono agende chiuse, pazienti che chiamano esasperati il CUP senza ricevere un appuntamento. Ad alcuni viene proposto l’inserimento in una pre-lista (come la signora Letizia per una visita oculistica), dove inserire le persone in attesa della riapertura delle liste.

LE liste non possono essere chiuse e la risposta che si sente sempre dai cup “non abbiamo disponibilità” non può essere accettata.

Questo è proprio illegale” racconta a Report l’ex sindaco Vignali – anche lui alle prese con visite bloccate per le agende chiuse.

Con le agende chiuse si va ad invalidare il sistema di monitoraggio delle liste (e capire se una regione è “virtuosa” o meno).

Ci sono anche, sempre in Emilia, assegnazioni fittizie: prenotazioni non vere, messe su carta ma che in realtà sono false perché mancano i posti. Sii tratta di una “fogna amministrativa dove scaricare i ritardi” spiega il giornalista di Report.

La scheda del servizio: MIRACOLO ITALIANO

di Giulio Valesini, Cataldo Ciccolella, Lidia Galeazzo

Collaborazione Samuele Damilano, Alessia Pelagaggi

Per combattere le inefficienze che causano lunghe liste di attesa per visite mediche ed esami, il ministro Schillaci ha iniziato a raccogliere i dati di tutte le ASL italiane in modo da stanare quelle che lavorano male o non coordinano le agende e pesare la gravità dei ritardi. Ma i dati di dettaglio che dovrebbero essere presentati in un cruscotto online non sono ancora pubblici perché le Regioni si oppongono. Report rivelerà i veri numeri del fenomeno delle liste di attesa in Italia e i trucchi di alcune Regioni per abbellire i dati del cruscotto.

Le mire del governo sul tennis italiano

Tutto fa brodo per cercare di risollevare l’immagine di questo governo, alle prese con la finanziarie di austerità, i salari fermi, la sanità a pezzi.. Anche i successi di Sinner su cui il governo ha puntato.

Grazie a Sinner (e al tracollo della nazionale di calcio) il tennis è sempre più sport nazionale al punto che i successi di Jannik sono diventati un caso politico, quello che riguarda le ATP finals, il tradizionale torneo di fine stagione coi più forti giocatori del pianeta che l’Italia ospiterà fino al 2030. L’ultima edizione si è svolta a Torino alla presenza di di tifosi da tutto il mondo, venuti a vedere il campione pagando fino a 300 euro per un biglietto. Tutto questo successo ha attirato l’attenzione della politica, visto che l’evento riceve un finanziamento pubblico da 100 ml nei prossimi cinque anni, il governo ha deciso di entrare direttamente nell’organizzazione del torneo attraverso la società statale “Sport e salute”, un’invasione di campo non digerita dalla Federazione.

Siamo passati da una legge in cui si diceva ‘dovete arrangiarvi da soli’ e noi ci siamo arrangiati egregiamente da soli ad una legge in cui il braccio armato del governo, Sport e salute, opera direttamente – racconta a Report Angelo Binaghi presidente della Federazione tennis. È un po’ come se un arbitro improvvisamente incominciasse anche a giocare.

La scheda del servizio: FRATELLI DI SPORT

di Lorenzo Vendemiale, Carlo Tecce

Dal successo di Jannik Sinner e dell'intero movimento del tennis al centro sportivo "Pino Daniele" di Caivano, Report racconta come il governo vuole controllare e gestire lo sport attraverso la società "Sport e Salute", la cassaforte pubblica che muove circa 500 milioni di euro all'anno. Con documenti inediti e testimonianze esclusive, il servizio svela come sono stati scelti i dirigenti di Sport e Salute e quali possibili conflitti di interessi si nascondono.

Cosa c’è dietro la carne da macello?

Del maiale non si butta via niente. E nemmeno della carne scaduta in un macello. Perché tutto fa profitto, anziché brodo. E se poi nessuno fa controlli lato regione, meglio ancora.

La scheda del servizio: NON SI BUTTA VIA NIENTE

di Giulia Innocenzi

Collaborazione Greta Orsi

Pacchi di carne scaduti messi a scongelare, operai che tolgono la parte superiore marrone con il coltello, riconfezionano e appongono una nuova etichetta con dati falsi. Sono le immagini choc, raccolte in un grosso macello in provincia di Mantova, che Giulia Innocenzi ha sottoposto all’Ats Valpadana che è prontamente intervenuta. A chi è stata venduta quella carne potenzialmente pericolosa per i consumatori? Chi c’è dietro al macello? Da quanto tempo andava avanti questo sistema di “riciclaggio” della carne scaduta?

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

20 settembre 2025

Anteprima Presadiretta – La sanità del futuro

Abbiamo ospedali all’avanguardia, intelligenza artificiale, diagnosi sempre più precise, terapie cucite su misura, eppure mancano ancora medici e infermieri e le liste d’attesa si allungano.

Che ne sarà del sistema sanitario italiano? Quale sarà la sanità del futuro? Dovremo essere sempre grati ai giornalisti di Presadiretta per tenere sempre alta l’attenzione sul sistema sanitario specie in questo momento, con una popolazione che invecchia sempre di più e una classe politica che regala al paese riforme come la separazione delle carriere.

Abbiamo un sistema sanitario che vive un momento paradossale – spiega Iacona presentando la puntata: da una parte c’è stato un salto tecnologico pazzesco, l’intelligenza artificiale ha incontrato la ricerca clinica e adesso si possono fare diagnosi sempre più precise e terapie sempre più cucite su misura del paziente. Non è fantascienza- ci dice Iacona – ma sono pratiche che stanno già entrando nelle nostre strutture ospedaliere più avanzate. Dall’altra parte, negli stessi ospedali, c’è una crisi veramente fortissima, mai vista prima, che è fatta di mancanza di soldi, di personale che è troppo ridotto, di motivazione che dopo l’epopea del covid è scesa di molto, anche perché i nostri ospedalieri hanno gli stipendi tra i più bassi d’Europa e quindi si allungano le liste di attesa e la gente rinuncia persino a curarsi.

Tutto questo ve lo racconteremo in un viaggio davvero interessante e vasto, perché affronteremo gli ospedali dal nord al centro con uno speciale focus sulla sanità in Sardegna e un interessantissimo confronto con la sanità territoriale in Danimarca”.

Sanità e AI

Ad alimentare tutti i sistemi di intelligenza artificiale dai più sofisticati per la diagnostica e l’assistenza medica e chirurgica, a quelli più generalisti e ormai di uso comune come ChatGPT sono i dati. Servono enormi quantità di dati e giganteschi computer per addestrare i modelli matematici alla base di questi strumenti e gli ospedali sono una miniera d’oro di informazioni per allenare questi algoritmi. Persino a predire quello che accadrà nel futuro.

Nel predire l’evoluzione al trattamento, l’evoluzione della malattia – spiegano dal centro per l’intelligenza artificiale della Humanitas University dove bioingegneri, data scientist, medici e ricercatori, lavorano fianco a fianco per sviluppare strumenti di avanguardia per la pratica clinica.

L’ultima frontiera dell’innovazione è quella dei cosiddetti gemelli digitali, ovvero riproduzioni digitali del paziente che permettono di simulare a computer l’effetto di farmaci o l’andamento delle sue condizioni di salute, senza rischi per la persona in carne e ossa.

Si inseriscono i dati su questa piattaforma che è l’orchestratore” spiega alla giornalista di Presadiretta Saverio D’Amico un ricercatore del centro “possiamo effettuare una simulazione su cui il medico poi prende una decisione più informata su quella che è la terapia da dare al paziente. Cioè, se faccio questa terapia, come può evolversi la sua qualità di vita?”.

Come si controlla l’affidabilità della risposta dell’algoritmo?
“L’algoritmo è stato costruito all’interno di un consorzio europeo di ospedali, altri medici, quindi viene validato attraverso un processo clinico e scientifico importante. E l’algoritmo integra al proprio interno il protocollo attuale. Quindi, usando l’algoritmo, il medico comunque ha all’interno le decisioni da protocollo che prenderebbe normalmente.”

Per ogni malattia potremmo avere un modello di questo tipo?
“Idealmente si, non potrà esistere un modello generalista, adattabile ad ogni malattia, quindi ogni malattia dovrà avere il suo gemello digitale che funziona con i dati utili per quella malattia.”

Questi modelli si sono rivelati utili nei casi più complessi, mentre per molte diagnosi ci sono evidenze scientifiche che indicano chiaramente la terapia da fare, per altre patologie non è così.
È il caso di alcuni tumori del sangue: la stessa malattia può avere sintomi e prognosi che variano moltissimo da paziente a paziente.

Matteo Della Porta è un medico ematologo dell’Humanitas: “Per noi il primo punto dell’intelligenza artificiale è aiutare il medico a gestire questa complessità di informazioni biologiche, cliniche del singolo paziente per scegliere il trattamento migliore.”

Una delle scelte più complicate per gli ematologi è stabilire quando effettuare il trapianto di cellule staminali nei pazienti affetti da mielodisplasia, rara malattia del midollo che in Italia colpisce circa 3000 persone ogni anno. Questa sindrome è subdola, può rimanere benigna a lungo, oppure aggravarsi improvvisamente in Leucemia, cioè un tumore aggressivo del sangue più difficile da curare.

La terapia – spiega il dottor Della Porta – è il trapianto di cellule staminale che non deve essere fatto troppo presto, né troppo tardi perché quando la malattia evolve in leucemia le possibilità di successo del trapianto sono significativamente ridotte.

Presadiretta è andata a Barcellona all’ospedale Sant Pau, per incontrare il direttore del dimension Lab, il dottor Abdel Hakim Moustafa che ha mostrato diversi modelli anatomici, fatti con le stampanti 3d, usati per fare delle simulazioni avanzate.

Sono riproduzioni di pazienti che sono stati sottoposti ad interventi chirurgici complessi: con questi modelli 3d il chirurgo può pianificare la procedura con precisione.

Mani, piedi, parti del cranio, che poi vengono impiantate nel paziente. La stampante usa materiali speciali, si possono creare anche dispositivi speciali in Titanio, ma sono tutti fatti su misura per un singolo paziente. Si parte dalla riproduzione digitale esatta dell’anatomia del paziente, che vien usata dai bioingegneri per arrivare poi ai modelli, tutto viene fatto a computer e consente di ridurre i tempi degli interventi chirurgici e ottenere risultati migliori.

Si usa l’intelligenza artificiale si arriva ad ottenere una vera e propria mappa del corpo umano da usare per esercitazioni e simulazioni pre-operatorie.

Per esempio per capire dove intervenire per rimuovere un tumore ai polmoni: si crea una mappa che guida il chirurgo durante l’asportazione. È come avere google maps mentre guidi, uno strumento di cui oggi non possiamo farne a meno.

La fotografia della sanità in Sardegna


Un milione di abitanti, spiagge paradisiache, villaggi per le vacanze esclusivi che attirano turisti da tutto il mondo e la popolazione quintuplica.

La Gallura è una delle aree più ambite dell’isola, ma è anche una zona fragile dal punto di vista sanitario: “qualche volta ho definito la nostra sanità da terzo mondo” racconta il sindaco di Tempio Pausania “non è sicuramente un incentivo per il turismo il fatto che la Sardegna passi per una delle peggiori realtà dal punto di vista sanitario”.

Una sanità tra le peggiori per la presa in carico e per la cura del paziente: lo certifica l’ultimo rapporto Agenas e lo denuncia da anni anche il sindaco di Tempio Pausania, Gianni Addis, presidente della conferenza socio sanitaria della Gallura.

Le nostre strutture sono in sofferenza già nel periodo invernale, figuriamoci nel periodo estivo, qui succede di tutto, difficoltà ad accedere alle cure primarie, ad andare al Pronto Soccorso..”

Un turista rischia la vita, aggiunge il sindaco, ma anche il resident.

In Gallura ci sono tre ospedali pubblici dotati di Pronto Soccorso, a Tempio Pausania, sull’isola della Maddalena e ad Olbia ma solo quest’ultimo, secondo la legge, può gestire le emergenze gravi. Dopo la riforma regionale della rete ospedaliera molti reparti sono stati svuotati e in estate con centinaia di migliaia di turisti il sistema va in apnea.

Le telecamere di Presadiretta sono entrare nell’unico Pronto Soccorso in Gallura, a Tempio PAusania, per mostrare qual è la situazione tra medici, infermieri, gettonisti e pazienti lasciati sulle barelle ad attendere che qualcuno si prenda cura di loro. Sulla carta potrebbe gestire solo codici bianchi e verdi, ma dentro il reparto sono presenti tanti codici rossi e arancioni che in teoria non potrebbero stare lì. Infatti dal Pronto Soccorso partono diversi viaggi verso altre strutture in grado di gestire questi casi gravi, ad Olbia in cardiologia e neurochirugia.

Qui al Pronto Soccorso infatti c’è un solo medico, un gettonista per venti pazienti, ma i codici rossi però vengono gestiti lo stesso pur non avendo nessun servizio alle spalle: nessun cardiologo, in notturna, non c’è nessuno in radiologia, nessun anestesista, “ci siamo noi e la medicina generale” racconta un’infermiera alla giornalista. Sulla carta c’è scritto che i codici rossi non dovrebbero arrivare ma se un evento avviene nel circondario – continua l’infermiera – il punto di primo soccorso è questo, “si cerca di stabilizzarlo e cerchiamo di trasferirlo ..”. Ma per arrivare ad Olbia ci vuole un ora..

D’estate in Gallura succede un disastro – spiega il personale – devi solo pregare che non succeda nulla di grave: mancano le risorse umane,infermieri, OSS, “oggi l’ospedale non è niente, è solo un ambulatorio.”

Una realtà triste, dove la sanità è stata smantellata negli ultimi quindici, dieci anni.
Durante l’estate in Gallura si passa da 140mila a 6 ml di persone e questo ospedale non è attrezzato per gestire tante persone e il personale nemmeno viene potenziato: tre medici strutturati e un direttore, al pronto soccorso ne servirebbero almeno 24, così come servirebbe un discreto numero di infermieri.

Così esiste il reparto OBI (osservazione breve intensiva) sebbene l’ospedale non sia accreditato: è una struttura prevista dalle linee guida nazionali e dall’accordo stato regioni come servizio essenziale in tutti i Pronto Soccorso di primo e di secondo livello. L’OBI è uno spazio dove sostano i pazienti prima di essere dimessi o ricoverati, quello di Olbia non ha l’accreditamento regionale che serve a stabilire organico, budget, funzioni. Ma è proprio nell’OBI dell’ospedale di Olbia che finiscono tutti i casi gravi della Gallura, soprattutto d’estate.
Ma qua nell’OBI non accreditato manca il personale dedicato, ma i pazienti vengono tenuti lo stesso: durante il servizio di Presadiretta erano presenti, tra dentro e fuori, 62 pazienti. Secondo le direttive del ministero potrebbero starci solo 3 persone in boarding nella struttura, ma nella realtà ci sono dentro una trentina di persone, alcune che nel Pronto Soccorso ci dormono, in attesa del posto letto nei reparti. Questo è il Boarding ed è diventata la prassi in molte strutture italiane: secondo le linee guida del ministero un paziente non dovrebbe rimanere nel Pronto Soccorso per più di poche ore, ma ad Olbia – come mostrano le telecamere di Presadiretta - ci sono almeno 30 persone che passano giorni su una barella. In alta stagione questa cifra raddoppia. Ci sono state persone che sono rimaste ricoverate anche tre mesi in Pronto Soccorso, in violazione delle norme di sicurezza. D’estate nelle stanze usate per il Boarding ci stanno anche dieci persone

L’assessore regionale alla sanità Bartolazzi di fronte a queste immagini risponde così: “se andiamo a vedere le cose obbligatorie per legge [come l’accreditamento per l’OBI] dovremmo rivedere molti ospedali in Sardegna ..”

La gestione dell’immigrazione.


Nell’anteprima della puntata si parlerà di immigrazione, uno degli argomenti caldi di questo governo di destra (non la sanità, non le scuole, non i salari, non la sicurezza sul lavoro, non l’ambiente..).

Presadiretta mostrerà in esclusiva le immagini di un “luogo idoneo”, una cella di pochi metri quadrati nel seminterrato della Questura di Napoli, dove ci sono gli uffici per i rinnovi dei permessi di soggiorno. La porta è sbarrata, non ci sono finestre, e le persone hanno solo un letto di cemento si cui sedersi e sdraiarsi, senza spazio per fare altro. Un immigrato, che è rimasto recluso in quello spazio per tre giorni, ha girato il video: ha sempre lavorato in Italia, fino a quando gli sono scaduti i sei mesi di permesso di soggiorno. Così ha chiamato il suo avvocato che gli ha detto di presentarsi in Questura: “quando ci sono andato, il giorno dell’appuntamento, mi hanno detto che c’era un problema coi miei documenti, mi hanno preso le impronte digitali, come fossi un criminale. Io ho domandato cosa avessi fatto, e loro mi hanno detto che ero in arresto. Mi hanno portato in questa stanza, c’erano tre persone con me, due le hanno portate via, e sono rimasto assieme ad un pakistano, le altre persone avevano problemi coi documenti. Ho detto ai poliziotti che ho un problema agli occhi, non ci vedo bene, e che avevo bisogno delle mie medicine, ma mi hanno risposto che non potevano darmi nulla. In quel momento ero solo un prigioniero in attesa dell’aereo che mi avrebbe riportato nel mio paese. Mi hanno detto che avevano già comprato il biglietto dell’aereo e dovevo essere imbarcato ma per fortuna sono riuscito a salvarmi in tempo. Mi hanno trattato come un criminale e ora io ho paura, sono spaventato, se vedo un poliziotto ho paura.. ”
La storia di questa persona si è conclusa col suo rilascio, poche ore prima della partenza del volo, che doveva riportarlo nel suo paese, solo perché è riuscito a mettersi in contatto col suo legale, utilizzando di nascosto l’auricolare bluetooth mentre il suo telefono era tenuto sotto sequestro, senza motivo.

L’Italia come l’America di Trump, o forse viceversa: dove si da la caccia agli immigrati colpevoli non di aver commesso un reato, ma per il loro stato.

La scheda del servizio:

Un viaggio di PresaDiretta tra Roma, Milano, la Sardegna e la Danimarca per raccontare la medicina del futuro tra innovazione e rischi di nuove disparità. Il futuro nella sanità si misura con l'innovazione tecnologica. Un reportage nei reparti del Sant'Andrea e del Bambin Gesù di Roma; al San Raffaele, all'Humanitas e al Besta di Milano; al Santa Creu i Santi Pau di Barcellona. Tutti ospedali dove l'intelligenza artificiale permette oggi prestazioni all'avanguardia. Le nuove frontiere delle cure si scontrano però con un'Italia digitale che non decolla. Le questioni irrisolte del fascicolo sanitario elettronico, tra fondi del PNRR, differenze regionali, piattaforme che non dialogano tra loro e milioni di cittadini ancora alle prese con documenti sanitari cartacei. E poi il confronto con la Danimarca, dove il sistema sanitario pubblico - interamente digitalizzato - è finanziato con l'8% del Pil. Un modello che garantisce cure rapide, efficaci e capillari sul territorio, anche nelle aree più interne del paese.


Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

26 gennaio 2025

Anteprima inchieste di Report – la vendita di Visibilia, la sanità abruzzese e il ruolo di INGV nel progetto del ponte

Poco prima di essere rinviata a giudizio la ministra Santanché aveva venduto le sue quote di Visibilia ad un’altra società: chi ci sta dietro?

Un secondo servizio sarà dedicato al piano pandemico che l’Italia non aveva aggiornato, mentendo anche e trovandosi poi impreparata quando arrivò il covid.

L’inchiesta sul presidente della giunta abruzzese

Il presidente della giunta abruzzese, Lorenzo Sospiri (FI), è finito a processo a seguito di una inchiesta che riguardava i suoi rapporti con l’imprenditore Marinelli.

Marinelli, oltre ad avere interessi nella sanità, è stato anche presidente del Pescara, dirigente della nazionale under 21 – spiega a Report il giornalista de Il Centro Pietro Lambertini – “intorno a sé aveva costruito una rete di consenso che, secondo la procura, era stata costruita anche con la corruzione”.
Punto di riferimento nella sanità abruzzese per Marinelli era Tiziana Petrella, dirigente dell’ufficio acquisti della ASL e responsabile di tutte le gare di appalto della provincia: con Marinelli c’era un rapporto personale che ho sempre mantenuto.. Marinelli voleva che Petrella fosse nominata al vertice dell’ARIC, l’agenzia di committenza regionale che gestisce gare milionarie e per favorirne la nomina avrebbe perfino coinvolto il presidente del consiglio regionale.

Ho parlato con Tiziana Petrella in tutto tre volte” è il commento del presidente Sospiri, ma negli atti risultano contatti tra Sospiri e Marinelli che sollecitava la nomina, “ne sottlineava l’importanza per incarichi di maggiore responsabilità” ammette, per poi aggiungere “non credo che si possa dire che io sono mai andato a richiedere questa nomina che comunque non avrei fatto io.. posso aver detto che lei [Petrella] era un’ottima candidata ”.

Ottima candidata che aveva visto solo due o tre volte, ma non perché glielo aveva detto Marinelli.

Sempre dall’Abruzzo arriva la vicenda del finanziamento alla clinica privata dove lavora come chirurgo Mario Quaglieri, assessore al bilancio di FDI: la racconta il consigliere di opposizione Pierpaolo Pietrucci a Report, partendo dall’opportunità di finanziare con fondi pubblici le cliniche private (tra il 2023 e il 2024 sono arrivati circa 20 ml di euro di fondi pubblici) e poi la questione dell’assessore al bilancio, che è stato anche presidente della commissione sanitàin regione Abruzzo “che è anche contrattualizzato con una delle case di cura beneficiarie di questi fondi.. c’è un conflitto di interessi tanto è vero che dopo la regione Abruzzo è stata costretta a fare un parere, se l’assessore Quaglieri potesse rimanere in giunta purché si fosse astenuto dal votare le delibere di giunta che riguardavano la sanità, ma oramai il danno era stato fatto, quindi una sorta di ammissione di colpa.”

Per la delibera sulle case private la Procura ha avviato un’indagine sull’assessore Quaglieri e anche sulla proprietaria della clinica Di Lorenzo, il reato ipotizzato per Quaglieri sarebbe di falso. Ma a seguito dell’indagine è emersa un’altra cosa: hanno disposto il sequestro del telefonino all’assessore Quaglieri e si sono resi conto che non aveva mai restituito la Sim al comune di Trasacco dove era sindaco.
La giornalista di Report ha poi sentito l’assessore per raccogliere la sua versione: “la delibera non la faccio io ma la fa il dipartimento sanitario ..”. Come mai non si è astenuto visto il suo rapporto di collaborazione con la clinica? “Ma non è più sospettoso l’astenersi” ha risposto l’assessore, tirando fuori una curiosa teoria, per cui anche in situazioni da conflitto di interessi è meglio votare in modo palese.
Sulla Sim, che aveva dal 2012 quando era sindaco, poi non è stata più restituita “per distrazione”.

LAB REPORT: SANITÀ ALL’ABRUZZESE di Giulia Presutti

Collaborazione Madi Ferrucci

In Abruzzo, la sanità rappresenta circa l'80% del budget regionale. Negli ultimi anni però, alcuni ospedali e Asl della regione sono stati coinvolti in inchieste giudiziarie. Il pronto soccorso di Pescara è oggetto di un'indagine della Procura per via delle liste d'attesa che vedono i pazienti sostare a lungo nei corridoi prima di essere accolti nei reparti specialistici. Intanto però, la Regione ha assegnato 20 milioni di euro di Budget Alta Specialità alle cliniche private per svolgere prestazioni complesse e combattere la mobilità sanitaria. Fra le cliniche finanziate, anche quella nella quale lavora come chirurgo l'assessore al Bilancio Mario Quaglieri, che per questo è indagato dalla Procura dell'Aquila. Per gli appalti alla Asl di Pescara, è coinvolto in un'indagine anche il presidente del Consiglio Regionale, Lorenzo Sospiri, che aspetta l'inizio del processo per turbativa d'asta e corruzione.

Il riconteggio delle schede a Cosenza

Alla fine l’ha spuntata il candidato di Forza Italia, Andrea Gentile: andando contro le istruzioni del ministero dell’Interno, contro le dichiarazioni dei presidenti di seggio (che Report aveva raccolto  in un servizio andato in onda poche settimane fa), il candidato ha raccolto le testimonianze (obique) di stimati personaggi su presunte anomalie eha ottenuto che si rifacesse il riconteggio delle schede nel seggio di Cosenza. Magicamente delle schede bianche sono diventate schede col suo simbolo e la candidata avversaria del movimento 5 stelle ha perso il posto, Elisa Scutellà.

La Giunta per le elezioni ha deciso, in autonomia, che per quel seggio, in questo specifico caso, valessero delle leggi speciali su come considerare una scheda nulla, a posteriori: si sono alterate le regole del “gioco democratico” – è stato il commento del segretario del M5S Giuseppe Conte. La candidata dei 5 stelle ha allora chiesto alla giunta il riconteggio di tutte le schede perché, se ci sono state irregolarità sulle schede bianche, potrebbero esserci state anche nelle schede ritenute valide, anche perché lo scarto con Gentile è di soli 240 voti. Perché la Giunta non le da questa possibilità di aprire un campione di schede valide?
Il presidente della giunta, Federico Fornario, ha preferito non commentare.

La scheda del servizio: “L’ELETTO” di Giulia Presutti

Collaborazione Madi Ferrucci

Il 17 gennaio la Giunta delle Elezioni della Camera ha ratificato l'elezione di Andrea Gentile: dopo un passaggio in Aula, infatti, il candidato di Forza Italia alle scorse politiche entrerà ufficialmente alla Camera. Perderà il posto Elisa Scutellà del Movimento 5 Stelle, che aveva chiesto alla Giunta la riapertura di un campione di schede valide per completare la lunga istruttoria svolta in seguito al ricorso presentato dal suo avversario. I membri della Giunta hanno votato, negando al Movimento 5 Stelle un ulteriore approfondimento, e accogliendo così in toto il ricorso di Gentile.

Il caso Santanchè e i nuovi proprietari di Visibilia

Chi sta dietro la Wip Finance, la società anonima con sede in Svizzera che ha preso le quote di Visibilia vendute dal ministro del turismo Daniela Santanchè?

Chi ha ragione nello scontro tra la ministra e il figlio del fondatore di Sif, Mirko Ruffino sulle pressioni del presidente del Senato che si sarebbe esposto in prima persona per Visibilia?

Report ha chiesto in giro ad analisti ed operatori finanziari, le informazioni su questa società elvetica, ma Wip finance rimane un soggetto non identificato. Nei mesi precedenti l’operazione su Visibilia aveva fatto la sua prima operazione in Italia, l’acquisto di una squadra di calcio abruzzese, il Chieti, che milita in serie Giuseppe Gianni di Fabio è il nuovo presidente che ora sta ristrutturando la società: ex assessore a Chieti è stato nominato da Wip Finance che, a cauisa delle difficoltà economiche è riuscita ad iscriversi al campionato in croso solo all’ultiomo momento. Ma ora i tifosi iniziano a sognare in grande, puntando subito alla Lega Pro, l’arrivo di questa società è stato accolto con entusiamo non solo in città ma anche dall’ex allenatore della nazionale Mancini.

Dietro Wip Finance c’è una SGR, una finanziaria svizzera ma ad una specifica domanda, Di Fabio non ha saputo rispondere su chi siano i veri proprietari, “perché queste cose non sono pubbliche”.


Chi c’è dietro Wip Finance? Giorgio Mottola lo ha chiesto ad Altair D’Arcangelo – Business Development di Wip: “dietro ci sono degli investitori, una compagine abbastanza importante dentro Wip Finance.. non posso fare nomi di investitori, ma so per certo che ci sono molti microinvestitori.. io sono colui che organizza il business su dei mandati particolari”.
Una sorta di procacciatore d’affari, come quello chiuso lo scorso dicembre con l’acquisizione di Athena Pubblicità, la concessionaria pubblicitaria di Daniela Santanché che possiede il 90% di Visibilia. La società anonima svizzera diventerebbe così proprietaria del pacchetto di riviste della ministra del turismo come Novella 2000, Ciak, e PC Professionale.
Il business developer non ha voluto dare la cifra dell’acquisto: di questa storia però non c’è traccia né online né sui giornali. Ma sappiamo però che nel 2019 D’Arcangelo è stato sottoposto agli arresti domiciliari con l’accusa di associazione a delinquere, frode, riciclaggio e autoriciclaggio: secondo l’accusa D’Arcangelo gestiva 98 società operative solo sulla carta e intestate a prestanomi con i quali avrebbe messo in piedi operazioni immobiliari fittizie allo scopo di creare falsi crediti Iva.

Due anni fa gli arresti domiciliari gli sono stati revocati ma il Tribunale di Milano gli ha sequestrato quasi 40 ml di euro frutto della frode di cui sarebbe stato la mente.
D’Arcangelo non ha voluto parlare di questa vicenda nell’intervista, “sono ancora soggetto di indagine.. le accuse sono tutte concatenate ma sono sicuro che cadranno tutte.. lei ne sa più di me [rivolto a Mottola] di queste cose se ne occupano i miei legali, sono sereno.”
La ministra Santanché era a conoscenza di questa vicenda? “Non sono temi di cui si parla ..”, come a dire che queste, per la transazione fatta con la ministra, sono questioni irrilevanti.
Ma irrilevanti non lo sono, siccome di mezzo ci sono gli azionisti e una ministra della Repubblica.

C’è poi un’altra vicenda lontana nel passato che Report ha riportato alla luce: nel 1997 era sttato eletto consigliere comunale a Chieti con Forza Italia, poi alle elezioni successive rieletto con la Democrazia Cristiana. La carriera si interrompe nel 2006 quando i carabinieri in un controllo lo trovano in possesso di cocaina per 100mila euro.

All’epoca ero purtroppo vittima di tossicodipendenza - ha ammesso D’Arcangelo – fui felice perché poi smisi di essere assuntore di cocaina.

“E’ l’incontro più inquietante che ho avuto in tutta la mia vita” è la testimonianza raccolta da Mottola del cosmetista Diego Della Palma relativa all’incontro avuto con i vertici di Virgo Cosmetics, l’avvocato, l’amministratore delegato, Altair D’Arcangelo (che formalmente non ha nessuna carica in Virgo, come ha poi verificato Report). Virgo ha acquistato la gestione di Nouba, un marchio importante nella cosmetica che si trovava in difficoltà finanziarie.
“Io ho capito subito che dovevo tutelarmi e ho detto, signori io prima di qualsiasi proposta che mi farete, sappiate che io voglio, visto che state acquisendo Nouba, voglio i miei soldi. Il signor D’Arcangelo mi ha detto che non ci sarebbe stato problema, nel giro di pochi giorni le assicuriamo che avrà i soldi. Poi i soldi sono spariti tutti.. con mia grande gioia.”
Virgo prometteva di rilanciare Nouba ma poi ha veramente investito dei soldi in questo marchio? “No, nel modo più assoluto tanto è vero che va all’asta.”

Il servizio di Giorgio Mottola torna poi ad occuparsi del finanziamento ottenuto da Visibilia dalla Negma, la misteriosa società di Dubai: negli ultimi cinque anni altre venti società hanno chiesto prestiti alla stessa che, come racconta Giovanni Natali – presidente dell’associazione delle piccole e medie imprese quotate – “avevano tutte delle forti tensioni di problematiche finanziarie, decreti ingiuntivi, debiti non pagati, banche che richiedevano il rientro dei fidi”.
Dunque Negma sarebbe una sorta di parassita che attacca il corpo di società infette: si, spiega Natali, “l’ho definito un virus che distruggeva il valore delle società e chi ci rimetteva soldi era il piccolo investitore”.
Tra le aziende che si sono rivolte a Negma anche eccellenze dell’industria italiana come Illa, azienda emiliana con sede a Parma che dalla metà degli anni ‘70 produce pentole tutte made in Italy, apprezzate per il rapporto costo qualità anche dalle multinazionali straniere.

Era il fornitore di Ikea fino al 2018 – racconta il delegato Fiom Parrucchella a Report poi Ikea nel 2018 ha chiuso l’appalto che aveva con Illa che si è ritrovata con una drastica riduzione del fatturato. Ikea rappresentava circa l’80% del fatturato così quando la multinazionale svedese ha preferito comprare le pentole in Turchia ad un costo inferiore l’azienda è entrata in una crisi profonda. Negma si è palesata nel mondo Illa nel gennaio 2022 – continua il delegato Fiom – pensando che fosse il modo più veloce per recuperare risorse finanziarie fresche e poter continuare la propria attività, rispetto al rivolgersi alle banche.
Negma offriva soldi apparentemente facili: se uno si rivolge al mercato finanziario normale ha bisogno di garanzie, mentre Negma offrì subito ad Illa 3,2 ml di euro che rappresentavano una forte boccata d’ossigeno per l’azienda coi conti in rosso.
Il problema è che poi Negma non rimase come investitore ma rivende il credito al mercato e così il prezzo del titolo scese: i conti non migliorarono anche a causa di pessime scelte industriali, nel 2022 le perdite raddoppiarono salendo a 2,8 ml .

Soprattutto, mano a mano che la finanziaria di Dubai convertiva le obbligazioni in azioni di Illa, il titolo della società emiliana iniziò a crollare drammaticamente.

Da 31 euro nel 2021, ad un millesimo di euro nel 2023: come mai? Lo ha raccontato il presidente di Illa Roberto Maviglia, “Negma non era un investitore che manteneva il titolo a lungo termine ma svolge una azione di cabotaggio, sottoscrive il prestito obbligazionario, converte in azioni e poi vende le azioni sul mercato e questo distrugge il valore di borsa dell’azienda”

La scheda del servizio: IL SANTO PATRON di Giorgio Mottola

Collaborazione Greta Orsi

Alla vigilia dello scorso Natale, Daniela Santanchè ha annunciato la vendita di Visibilia a una misteriosa società anonima svizzera, la Wip Finance. Report ha scoperto chi si nasconderebbe dietro e la sua identità getta pesanti ombre sull’intera operazione. Sullo sfondo ci sarebbe infatti la storia di una frode da 40 milioni di euro, 98 società fantasma e soldi che da anni arriverebbero dalla Svizzera in Italia per fondare aziende che poi restano inattive. Report ha ricostruito l’intera rete finanziaria che avrebbe portato alla nascita di Wip Finance e all’operazione per l’acquisizione di Visibilia, intervistando tutti i protagonisti. L’altro mistero legato alle società di Daniela Santanchè è la società di Dubai, Negma, che avrebbe distrutto il valore azionario di Visibilia e di un’altra ventina di società italiane. A partire da Illa, eccellenza made in Italy delle pentole, finita due anni fa nelle mani della finanziaria emiratina e di una società che sarebbe riconducibile a Daniela Santanchè.

Il ponte sullo Stretto e il ruolo dell’INGV

Dopoil servizio di domenica scorsa sul Ponte sullo Stretto, Webuild, la società che costruirà l’opera, ha annunciato azioni legali contro Report e Ingv. Come aveva raccontato il servizio, Inngv non è stata interpellata formalmente dalla società per approvare il progetto, ad onor del vero nemmeno il progetto per il ponte non prevedeva nessun via libera ufficiale da Ingv.

La scheda del servizio: IL PONTE DELLE OMBRE di Danilo Procaccianti

Collaborazione Enrica Riera

Report torna a occuparsi del progetto per il Ponte sullo Stretto di Messina, con un approfondimento sul presunto ruolo dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia nelle verifiche in tema di rischio sismico dell’area su cui dovrebbero sorgere i piloni portanti dell’infrastruttura.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

23 giugno 2024

Report - il senatore assenteista, Verona e la ndrangheta, l’inchiesta sulla Fondazione Milano Cortina, le analisi del sangue in farmacia

IL PORTANTINO EDITORE Di Luca Bertazzoni

Il senatore Angelucci è stato seguito, oltre che dalla scorta, dal giornalista di Report che ne ha raccontato la sua storia da portantino, fino a diventare un importante manager della sanità.
Oltre che senatore, da 16 anni, prima in Forza Italia poi Lega, sempre eletto in un collegio blindato, nonostante sua il prototipo dell’assenteista.
Senatore poco amichevole coi giornalisti che gli ricordano le assenze.
Ma è anche il senatore più ricco, per il vitalizio che gli riconosce il gruppo da lui fondato.
Queste società – spiega il consulente finanziario di Report Bellavia – fanno tutte capo ad una finanziaria, la Tosinvest, controllata da una società lussemburghese, la quale è a sua volta controllata da un’altra lussemburghese, ancora controllata da una nuova società in Lussemburgo. I tre livelli di controllo lussemburghese sono riconducibili a.. non lo possiamo sapere, ma quella in cima a tutto si chiamava Angelucci, poi ne hanno cambiato il nome, dunque probabilmente è di proprietà del senatore. Perché la scelta di società controllanti in Lussemburgo? Per motivi fiscali, continua Bellavia: gli utili degli ospedali degli Angelucci che lavorano in convenzione col pubblico finiscono in Lussemburgo: “concettualmente si, poi bisogna vedere come si muovono, come vengono distribuiti i dividendi, ma alla fine sono dividendi lussemburghesi dunque non tassati e stanno all’estero.”
Grazie ai guadagni dal campo sanitario Angelucci oggi può investire in una sua seconda passione, l’editoria: già proprietario di Libero, Il Tempo e il Giornale, il gruppo Angelucci ha messo gli occhi sulla seconda agenzia di stampa del Paese, l’Agi, di proprietà dell’Eni, controllata dal ministero dell’Economia e delle Finanze.
Vincenzo Vita è stato sottosegretario alle telecomunicazioni fino al 2001: “se una cosa esce in agenzia, c’è come un timbro, vuol dire che è una cosa seria, non è una fake e questo può dar luogo a chi fa il telegiornale di fare la sua scaletta.. la cosa che dice l’Agi merita di essere in testa”.
Se Angelucci dovesse prendersi l’Agi cosa potrebbe succedere?
“Angelucci avendo interessi in settori piuttosto delicati, le cliniche private, sarebbe una forma di pressione, un modo per fare intendere ai vari pezzi del potere che c’è eccome una presenza che vuole contare..”.
Questa proposta di acquisto ha suscitato le proteste dei giornalisti dell’agenzia Agi, scesi in piazza per dire no alla vendita di Eni della testata al parlamentare leghista: sui cartelloni era scritto “l’Agi non si svende” a difesa anche del pluralismo e della libertà dell’informazione, un valore nelle democrazie anche per noi cittadini. Libertà di informazione che sarebbe messa a rischio dalla vendita ad un editore-politico.
Lo spiega bene a Report Serenella Ronda, giornalista dell’Agi: “le agenzie di stampa sono una fonte primaria di informazione e per questo devono essere autonome e indipendenti”.
In piazza, il 3 aprile scorso, assieme ai giornalisti, erano presenti anche esponenti dell’opposizione, come l’ex giornalista Ruotolo e il deputato Fratoianni: l’ex segretario PD Bersani parla di un “segnale all’ungherese, qui si vuole prendere una agenzia e buttarla a fare un service di un gruppo di testate di destra in spregio ad ogni logica di conflitto di interesse ma anche, io credo, al comune senso del pudore.”
“In democrazia non dovrebbero succedere cose di questo genere” racconta ai giornalisti in piazza il segretario del M5S Conte “che una partecipata dallo Stato, controllata dallo Stato, offre a trattativa privata ad un parlamentare di maggioranza la seconda agenzia di stampa del paese.”
Dietro questa trattativa ci sarebbe Mario Sechi, ex portavoce di Meloni: questa voce la racconta una fonte interna ad Agi, Sechi ha lavorato per tutti e tre gli attori della vicenda, da Descalzi a Meloni ad Angelucci con Libero.
Descalzi era presente all’evento di FDI a Pescara, la conferenza per il programma del partito: dal punto di vista economico l’operazione fa acqua, allora perché la si fa?
Sechi, al telefono, ha smentito queste voci: però alla festa dei 50 anni de Il giornale, erano presenti tutti, gli Angelucci, Tajani e Sechi.
Bertazzoni è riuscito ad incontrare Angelucci a cui ha chiesto conto di questa operazione con Agi: cosa ci fare con Agi? “se anche fosse, ci divertiamo..”

La clinica di Velletri del gruppo Angelucci è stata chiusa dopo la fine dell’accreditamento: è stata scelta dal ministro Salvini per un evento del suo partito. Nell’evento il ministro si era speso per la riapertura della struttura.
C’è anche la storia della presunta corruzione dell’assessore D’Amato che però, spiega Angelucci, sarebbe avvenuta al contrario (era D’Amato che avrebbe chiesto soldi per le elezioni), il pm avrebbe anche chiesto l’archiviazione.
A Report, l’ex assessore D’Amato racconta una storia diversa, parla di 250mila euro se Amato avesse fatto dei favori ad Angelucci, tra cui la riapertura della struttura di Velletri.
L’ex assessore D’Amato si è opposto all’archiviazione e ora deciderà il GIP.

Nella battaglia per far riaprire questa struttura, Angelucci avrebbe coinvolto anche l’ex presidente Storace: secondo D’Amato, sarebbe stato Storace a chiamare l’ex assessore, per fare da mediatore col gruppo. Storace conferma l’incontro, in qualità di ex assessore voleva aiutare a trovare un accordo, “capire la ragione dell’accanimento contro il gruppo”, spiega a Bertazzoni.
Di fronte all’insistenza delle domande di Report, Storace sbotta “ma vuole essere proprio querelato?”

Quello che è vero è che i giornali di Angelucci iniziarono una campagna elettorale contro l’assessore D’Amato, in particolare Il Tempo: dopo la carota, il bastone – è stato il commento di D’Amato.
Angelucci come spiega la sua collezione di giornali? “Così… è una passione, poi vediamo: può darsi che ci stufiamo, li mettiamo insieme e li vendiamo”.
Secondo Angelucci, vorrebbe comprare anche La Verità del direttore Belpietro, che proprio dal manager della sanità è stato licenziato, per un contrasto causato da Renzi.
Report racconta di una trattativa tra la regione e Angelucci con mediatore Verdini, per delle fatture non pagate (dalla regione, targata PD): in questa mediazione Angelucci non voleva essere disturbato.

A vendere Agi ad Angelucci, sarebbe Eni, controllata dal ministro Giorgetti, collega di partito: in aula il ministro ha spiegato di non saperne nulla, ma stiamo parlando di una vicenda che ha dentro un conflitto di interesse e una concentrazione preoccupante dei mezzi di informazione.
Come la mettiamo con le regolamentazioni europee sull’informazione?
Gli affari ai giornali di Angelucci non vanno bene: guadagna bene con la sanità e bilancia per perdite. Il Tempo, Il Giornale, i giornali hanno una funzione diversa: racconta il servizio che si vuole avere una agenzia di stampa che faccia da megafono per la tua area politica, perché non si sa mai.
I media indipendenti sono un pilastro fondamentale delle democrazie – ricordano dall’Unione Europea. Lo sono indipendenti, i giornali di Angelucci?

Il nuovo presidente della regione Lazio è, dal 2023, Francesco Rocca, ex presidente della Croce Rossa (e nel passato ha lavorato in una clinica di Angelucci): “speriamo che Rocca abbia un occhio di riguardo, diverso da prima” racconta a Bertazzoni nell’intervista volante.
Rocca è stato presidente di Confapi, l’associazione delle cliniche private, ha scelto di tenersi la delega alla sanità: “Rocca è una persona capace e non quella persona di prima” è sempre Angelucci riferendosi a D’Amato.

Uno dei motivi degli scontri tra l’ex assessore e il manager è stata la questione della clinica di Rocca di Papa: era stata dichiarata covid free, così la signora Giovanna Boccardi aveva lasciato lì la madre nei mesi della pandemia, “ma ogni volta che arrivavo lì trovavo tre, quattro carri funebri e ho capito che c’era qualcosa che non andava..”.
Altra testimonianza è quella del signor Giacomozzi, figlio di un paziente di Rocca di Papa morto per covid: “io ho saputo del decesso dalle pompe funebri perché dal San Raffaele non mi hanno detto niente”.
Si parla di più di 170 contagi di cui la struttura aveva timore a raccontare, dal racconto della signora Boccardi “parliamo di qualcosa che non è stata gestita bene dall’inizio alla fine, io vedevo il personale entrare senza mascherine, senza guanti, ho chiesto se ci fosse un protocollo per evitare dei contagi e mi è stato risposto che non erano attrezzati per l’isolamento per cui i pazienti covid o no covid, con febbre senza febbre erano tutti quanti insieme.”
Stefano Giacomozzi ha presentato denuncia per capire cosa fosse successo alla madre, dall’ospedale abbiamo ricevuto due telefonate e basta e il certificato di morte.

Quando i contagi per covid nella struttura di Rocca di Papa iniziano a crescere senza controllo, nell’aprile 2020 la regione Lazio e l’unità di crisi decidono di istituire una zona rossa attorno alla struttura: l’ex assessore D’Amato racconta a Report che quello è stato uno dei cluster più rilevanti in una struttura sanitaria “constatammo che non erano rispettati le condizioni di sicurezza in relazione alla suddivisione dei percorsi, dei dispositivi di prevenzione, a tutto ciò che andava messo in atto per limitare la diffusione del contagio.”
Si arrivò così alla revoca
dell’accreditamento al San Raffaele di Rocca di Papa: accreditamento poi ristabilito dalla nuova amministrazione di destra di Rocca.
Gli affari per il gruppo Angelucci sono in crescita, con la nuova amministrazione Rocca: al gruppo arrivano 19ml di euro in più, “io mi sono trovato nella situazione di dare un posto a tutti i disperati nei pronto soccorsi” ha spiegato il presidente.
Non un favore, dunque: vedremo se la nuova amministrazione riuscirà a far ripartire la clinica di Velletri.

Come mai è passato alla Lega?
“Ma non sono andato alle Lega per scelta – dice ancora Angelucci a Report – ma perché chiaramente in Forza Italia eravamo 94, con la nuova riforma (sul taglio dei parlamentari, ndr) erano 24. Tajani e devo dire tutti mi hanno detto: ‘Tonì, un posto per te c’è, non c’è problema’. Però ho detto: ‘non ve state a preoccupa’, magari datelo ad un altro’ perché io posso andare sia alla Lega sia a Fratelli d’Italia”.
Aho, comportate bene, l’ammonimento lasciato a Bertazzoni prima di andarsene.

NESSUN DORMA Di Walter Molino e Andrea Tornago


Le radici della ndrangheta hanno infestato anche i marmi dell’Arena di Verona, lo splendido anfiteatro romano conosciuto per il festival lirico che attrae cultori dell’opera e turisti da tutto il mondo. A montare e smontare palchi e scenografie è stata per anni una rete di imprese che, secondo la procura antimafia di Venezia, con un giro di fatture gonfiate, arricchiva le cosche Grande Aracri di Cutro e Arena-Nicoscia di Isola Capo Rizzuto, tra le più potenti ndrine calabresi.
Nei magazzini della Eurocompany, nella zona industriale della città venivano conservate le scenografie della stagione lirica veronese. Sono 10mila metri quadrati che la fondazione Arena di Verona prendeva in affitto a carissimo prezzo dalla Eurocompany di Giorgio Chiavegato, una rete di cooperative di facchinaggio da 26,7 ml di euro di fatturato.

Chiavegato aveva iniziato a lavorare con la fondazione nel 2012: agli appalti partecipava solo la sua azienda, “perché era talmente complessa l’attività di smontaggio e montaggio, non era come montare un’impalcatura..” Ma di fatto oggi quel lavoro è fatto da altre imprese.
Oggi Chiavegato è in attesa di un processo dopo un anno ai domiciliari. È accusato di false fatturazioni e altri reati fiscali con l’aggravante di aver agevolato la ndrangheta.
Intorno alla società di Chiavegato giravano altre società che secondo la procura, riciclavano i soldi delle ndrine: a gestire queste aziende c’era il manager Domenico Mercurio, oggi diventato collaboratore di giustizia.
A Report Mercurio ha raccontato il sistema: l’imprenditore crotonese creava finte fatture, che poi Chiavegato pagava, una parte veniva tenuta per sé.
Mercurio offriva anche servizi ai politici, offrendo pacchetti di voti.

I soldi in nero di Chiavegato finivano alla politica e, secondo l’imprenditore della Eurocompany, finivano anche nelle tasche dei dipendenti della fondazione (nessuno dei quali risulta indagato).
Non tutti hanno voglia di parlare dell’indagine della Eurocompany, nemmeno la sovrintendente Gasdia, ex soprana, che negli anni non si era accorta di come venivano gestiti gli appalti della fondazione. E nemmeno il sindaco Tommasi sembra in grado di cambiare gestione (né cambiare sovrintendente), essendo finito in minoranza nella gestione dell’indirizzo, rimandando ai controlli del ministero e della corte dei conti.

Il servizio di Report racconta delle campagne pagate coi soldi del sistema Chiavegato, per politici poi eletti nel comune di Verona e poi in regione.
Domenico Mercurio parla dell’avvocato Stefano Casali, di un ex democristiano ancora potente a Verona (e vicino a FDI), Elio Nicito, l’ex sindaco Tosi e di altri candidati di Fratelli d’Italia.

Il sistema Verona di cui parla Mercurio è alimentato dalla ndrangheta: le sue dichiarazioni sono state ritenute credibili nei processi, si parla di appalti spartiti con aziende amiche della politica, con fatture gonfiate che vanno in una direzione e fondi neri che poi tornano indietro usati nelle campagne elettorale di Flavio Tosi (questo è quanto racconta Chiavegato).
Report ha cercato di sentire l’ex sindaco oggi deputato: Mercurio sarebbe inattendibile, mai avuto rapporti con Mercurio e nemmeno con Chiavegato.

Siete dei diffamatori” è la risposta finale del deputato.

FUORI PISTA di Claudia Di Pasquale

Il giorno dopo l’inaugurazione degli uffici della Fondazione Milano Cortina, la Guardia di Finanza ha perquisito i loro uffici, nell’ambito di una inchiesta su una presunta corruzione per la gestione degli appalti, quei lavori di cui si era occupata Report nel passato servizio, lavori scorrelati dalle olimpiadi, coi costi saliti alle stelle.
La procura di Milano ha aperto un fascicolo per abuso d’ufficio sulle assunzioni in Fondazione: tra le persone contrattualizzate
la nipote di Mario Draghi, il figlio di Ignazio La Russa e l’ex segretaria, Domenico De Maio legato all’ex ministro grillino Spadafora, Ursula Bassi, candidata nel 2019 col centro sinistra, Marco Francia, candidato fino al 2018 col centro destra a Torino. Poi Giorgio Pescante, nipote del più famoso Mario, ex numero uno del Coni, membro onorario del Cio ed ex deputato di Forza Italia. Poi Antonio Marano, eletto deputato nel 1994 con la Lega, ex direttore di rai 2 e presidente di rai pubblicità dal 2016 al 2021.
Marano ha le competenze per lavorare in quel ruolo, lo difende Malagò: ma se dovesse essere nominato (in quota Lega) nel cda Rai rimarrà nella fondazione dove dovrebbe occuparsi di acquisto di spazi pubblicitari per le olimpiadi? “Non lo so, penso che ci sia un problema, un problema di carattere giuridico, formale, magari qualcuno può scrivere due righe e dire che non c’è nulla di male, c’è un carattere estetico che sicuramente può rappresentare un problema.”
Ma come mai ogni volta questi enti devono diventare dei carrozzoni dove finiscono parenti, persone legate alla politica o segnalate dalla politica? “Lei fa il suo lavoro, però mi creda, non è assolutamente così correlato, scontato come sembra.. non è scontato che se una persona ha fatto politica abbia avuto dei privilegi..”
Ma sembra tutta una sceneggiatura già scritta, ha ribattuto la giornalista di Report Claudia di Pasquale: “noi c’abbiamo un sacco di problemi, come ce li ha il paese, altri soggetti che cercano di organizzare qualche cosa, non penso che questo sia il problema.”

Potrebbe però essere un problema per la magistratura, come anche i contratti con Deloitte: la società americana fornirà servizi alla fondazione per 176 ml di euro, sono servizi di sicurezza e in information thechnology.
Deloitte è partner del CIO – spiega Malagò – è una società di alto livello.
Ma
poi qualcuno dovrà pagare i debiti accumulati dalla fondazione: dall’ultimo bilancio emergono 107 ml di deficit patrimoniale e a contribuire a questo debito da una parte c’è il contratto con Deloitte e dall’altra le assunzioni. Nei documenti sta scritto bello in chiaro, la copertura del deficit è a carico degli enti territoriali, paga pantalone “è che, l’ha scoperto adesso che i soci sono enti locali..”

La Fondazione si comporta come un ente privato quando deve fare assunzioni e firmare contratti, ma quando emergono debiti paga il pubblico: troppo comodo, no?
Tanto è vero che il governo ha infiltato un articolo ad hoc in un DL sulle calamità, dove c’è scritto che la fondazione Milano Cortina è un ente di diritto privato. Un articolo fatto apposta per sottrarre la fondazione dai controlli della procura.

Ma quanto sono sostenibili queste olimpiadi? Il documento di valutazione ambientale era il cardine della candidatura di Milano, ma nel vas che viene presentato nei paesi dove sono aperti i cantieri si parla di altro, non delle opere realizzate e che rimarranno sul territorio.
Nel Vas presentato a Cortina dalla fondazione non si parla della pista da bob né del taglio degli alberi, delle variante in galleria fatta in una zona franosa, della nuova cabinovia.
La Vas della fondazione si occupa solo delle strutture provvisorie montate nei giorni delle gare, della gestione dei rifiuti, qualche raccomandazione (mangiare meno carne): e le opere che rimarranno sul territorio, come mai non ci sono accenni? Gli alberi tagliati, i 500 larici, erano alberi secolari, che nel progetto iniziale dovevano essere conservati.
Alla fine le gare di bob potrebbero essere poi spostate a Innsbruck, se la pista non dovesse essere pronta: in Austria i lavori di ristrutturazione dovrebbero terminare per agosto 2025.
Tenere in piedi una pista da bob ha un costo, si fa in perdita senza contributi pubblici: conviene tenere in piedi a Cortina una pista che si sa già sarà in perdita?
La regione Veneto ha fatto un accordo in cui si accolla il costo della pista al “fondo per i comuni confinanti” (sarebbero fondi per investimenti, non per spese comune), né la provincia di Belluno, né la regione vogliono metterci i soldi per la manutenzione della pista
(quasi 1,4 ml di euro l’anno), par di capire seguendo il servizio.
Zaia, di fronte a Report, spiega che ci metterà dei soldi, faranno la loro parte, ma non si impegna per una cifra stabilita.

PATTO DI SANGUE di Antonella Cignarale

Grazie all’accordo con le farmacie, per il progetto Farmacia dei servizi, si possono fare esami anche col SSN passando per le farmacie: tutto per aiutare la “signora Maria”, come spiega il sottosegretario alla Salute Gemmato, che per un esame non deve aver bisogno di un passaggio per andare in ospedale.
Ma ogni regione ha i suoi accordi per questi esami: alcune regioni richiedono la ricetta, in Piemonte alcuni esami si possono ripetere solo 3 volte. Ma perché tre volte? Non è un numero scientifico.

Nel corso degli anni i provvedimenti che estendono i servizi alle farmacie hanno creato malumori nelle associazioni di categoria: di mezzo c’è il Titolo V che concede autonomia alle regioni, i farmacisti non hanno responsabilità sugli esami svolti coi dispositivi, non ci sono obblighi comuni per eseguire gli esami. I farmacisti, al termine dell’esame non possono dare prescrizioni, il paziente deve andare dal medico di famiglia, ma c’è il rischio che il paziente sia influenzato dai cartelli coi nomi delle medicine.
Gli esami del sangue possono essere fatti in farmacia col prelievo capillare: il dispositivo rilascia uno scontrino senza firma del responsabile, anche il protocollo del prelievo non sempre viene rispettato.

Le procedure vanno standardizzate, ammette il sottosegretario Gemmato, ex farmacista: ma nelle leggi valide ad oggi non ci sono obblighi, come ha ripetuto il servizio, cosa che ha suscitato malumori sull’associazione dei poliambulatori.

Anche sulla qualità del prelievo in farmacia ci sono dubbi – continua il servizio: nei laboratori i risultati dei prelievi sono validati da un medico, i dispositivi sono monitorati a distanza periodicamente. Cosa diversa in farmacia: lo scontrino fatto in farmacia non ha firma e non ha valore legale, e nemmeno lo vogliono avere, spiega il presidente di Assofarma.

Questo punto, l’assenza di una firma, non è un fatto conosciuto dal ministro Schillaci che però, di fronte alle domande di Report, risponde che adesso verificherà.
L’ordine dei medici e dei biologi e dall’altra parte l’associazione dei farmacisti troverà probabilmente un accordo: si potrebbe arrivare ad un accreditamento tra le farmacie e i laboratori, le prime diventerebbero dei punti
di accesso (i campioni raccolti verrebbero poi analizzati nei laboratori), ma aspettano il via della politica.
Alla fine, spiega il conduttore Ranucci, sembra che ognuno voglia tirare acqua al suo mulino, farmacisti contro medici e contro i laboratori.


10 marzo 2024

Anteprima Presadiretta – Sanità SPA

La situazione della sanità pubblica, specie nelle regioni del sud (ma non solo), è sotto gli occhi di tutti. La sperimentiamo ogni volta che abbiamo bisogno del medico di base (con buona pace del ministro Giorgetti, noi comuni cittadini abbiamo ancora bisogno del medico), quando dobbiamo prenotare una visita specialistica e ci viene risposto che non ci sono posti in agenda. Oppure, come capitato a me per una visita oculistica, primo posto a dicembre.

Ancora oggi, nei telegiornali, nei talk, si sente ripetere dai soldatini di fratelli d’Italia che non è vero che questo governo ha tagliato i fondi sulla sanità, questo governo ha messo tre miliardi di euro in più nella sanità… Le bugie hanno le gambe corte e per smascherarle basterebbe avere un giornalista in studio che risponda al politico di turno che, è vero che si sono dei miliardi in più, ma solo per il prossimo anno e che comunque sono insufficienti per tenere in piedi tutto il sistema sanitario, pubblico e universale, per tutti. Come garantisce la Costituzione.

I soldi sono stati messi, ma meno di quanto ne servirebbero per garantire in servizio uguale per tutti, dal nord al sud, per chi ha i soldi e chi non li ha e oggi è costretto a rinunciare a curarsi.

Così, come racconta Riccardo Iacona nell’anticipazione della puntata, mentre gli ospedali pubblici fanno fatica a lavorare e crescono le liste di attesa, la sanità privata avanza e prova a riempire i vuoti lasciati dal pubblico. Da Sanità pubblica a Sanità SPA, come dice il titolo della puntata: Presadiretta torna ad occuparsi della sanità pubblica, del pericolo di perdere questo presidio della democrazia.

La mancanza di risposta da parte del pubblico nel servizio sanitario ha portato, come effetto collaterale, anche ad un aumento delle aggressioni al personale sanitario, tanto da portare alla decisione di aumentare i presidi delle forze dell’ordine dentro degli ospedali: magari dentro queste strutture faremo fatica a trovare un medico, ma non mancheranno gli agenti.
Presadiretta è stata dentro il pronto soccorso dell’ospedale di Castellammare: corridoi pieni di gente in attesa, lettighe a terra, scene comuni in gran parte dei nostri pronto soccorso. L’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia è l’unico della ASL ad avere un dipartimento di emergenza e urgenza di primo livello con 60 mila accessi l’anno. Quando il servizio è stato preparato, a fine gennaio, erano in corso i lavori di ristrutturazione all’ingresso dell’emergenza: dentro sarà presente un ufficio della polizia per una vigilanza armata 24 ore su 24
per proteggere medici, infermieri e operatori sanitari dalle aggressioni.
Sono decine i presidi aperti in questi ultimi mesi dal ministro Piantedosi, sono passati da 126 a 189: in corsia si sta come in trincea e i medici sono nel mezza di questa guerra, dove la disperazione, l’ansia, la difficoltà ad accedere ai servizi, porta a gesti di violenza.

Mancano medici, mancano infermieri, mancano posti letto. Quelli che ci sono se possono passano al privato, vanno a lavorare all’estero (o nella vicina Svizzera come qui nel comasco, dove vengono pagato bene).
Silvio Magliano è uno di questi: oggi è un anestesista rianimatore Ospedale che lavora nell’ospedale di Chaumont in Francia: a Presadiretta racconta che dove lavora riesce ad avere i turni tre mesi in anticipo e non all’ultimo del mese, riesce così ad organizzarsi una vita normale: “io in Italia non potevo farlo” continua il suo racconto “qui lo stipendio è aumentato di almeno un migliaio di euro di più al mese. Se la gente se ne va, forse c’è da dire che si deve fare una valutazione, che non è solo strettamente economica, io non faccio il politico, io faccio il medico, il mio lavoro lo faccio bene, ma non posso fare quello degli altri. Gli altri, che sono quelli che noi votiamo, che noi paghiamo, sono loro che devono fare queste valutazioni. Tu ti rendi conto che tu dai la professionalità e di fronte trovi davanti un quota di dirigenti che non sanno niente di quello che tu fai. Economicamente sono pagato meglio [in Francia], ho più tempo libero, i pazienti mi ringraziano, non mi aspettano fuori che ti fanno delle violenze come succede tutti i giorni. I dirigenti mi rispondono alle mail, rispondono alle chiamate: anche in Italia c’è bisogno dei medici, perché li fate scappare?”.

Sono tanti gli anestesisti che se ne sono andati e tanti quelli che non hanno trovato il coraggio per andarsene, perché “quella vita là, in Italia, non si può fare”.

Ma così muore il servizio sanitario, se ne vanno tutti: “mi dispiace ma non sono il capitano della nave, non l’abbandono alla fine.. Faccio il topo, però preferisco vivere”.

La sanità italiana si sta trasformando in una società per azioni? Da una buona sanità pubblica non dipende solo la nostra salute, ma anche la salute della democrazia nel nostro paese – racconta Iacona nell’intervista a Radio Radicale.

Avere a disposizione, a prescindere dal reddito, un servizio sanitario nazionale che beneficia delle nuove tecniche e degli strumenti più moderni è un passo in avanti per il nostro paese: sono le parole di Fausto Catena, chirurgo, nell’intervista a Iacona dopo aver mostrato una diagnosi sui linfonodi di un paziente con una macchina di ultima generazione.

La chirurgia altamente tecnologica richiede un forte investimento in termini di risorse, anche risorse umane e pensare che in Italia una persona di qualsiasi ceto, di qualsiasi disponibilità economica, possa avvalersi di tutto questo è una conquista pazzesca, di civiltà. Ti do il massimo che esista, gratis [con la tassazione pubblica]. Lo stesso intervento potrebbe costare negli Stati Uniti 300mila dollari..
E’ anche da queste cose che arriva la soddisfazione per il proprio lavoro.

Ma la realtà è ben diversa: nell’anteprima della puntata Francesca Nava racconta di quanto sia difficile prenotare una vista al CUP in regione Lombardia, dove si ritiene che il servizio sanitario sia una eccellenza.

Al CUP la giornalista ha cercato di prenotare una colonscopia in provincia di Bergamo: in agenda non c’era niente, la prima disponibilità è nel 2025, settembre.

Dopo essersi rivolta al CUP con in mano le impegnative che chiedevano un esame a 60 giorni, la giornalista si è rivolta ad alcune strutture private convenzionate col sistema nazionale in provincia di Varese. In una struttura non accettavano tutti gli esami, eseguivano gli esami richiesti solo da privato – è stata la risposta data dall’impiegata all’accettazione.

Da privato la colon costa 400 euro a cui si sommano 150 euro per eventuali biopsie, la colposcopia costa 1000 euro, l’ecografia 200 euro per la visita: il risultato è che nel privato i 3 esami diagnostici e la visita specialistica costano 1750 euro.

La giornalista si è rivolta ad un’altra clinica convenzionata, con le stesse impegnative: la risposta non è stata diversa, nessuno degli esami richiesti viene eseguito in convezione, si fa tutto a pagamento.
Non garantire visite ed esami diagnostici con il servizio sanitario nazionale nei tempi previsti dal medico di base è un atto illegittimo. Sulle ricette le classi di priorità sono indicate con delle lettere, U = urgente, P= programmabile. Il rispetto dei tempi di attesa è un diritto, lo sanno bene i volontari degli sportelli nati spontaneamente in Lombardia grazie all’intuizione di un pensionato di Codogno, città simbolo della pandemia.

Si chiama Fondazione Sportelli SOS Liste di attesa e il fondatore è il signor Andrea Viani: “i cittadini di fronte alla necessità non vanno più neanche al CUP vanno direttamente dai privati. La prospettiva potrebbe essere la distruzione del sistema pubblico”.

Francesca Nava ha incontrato, Adrian Naranjo cardiologo venuta dall’Havana per supportare i medici dell’ospedale di Locri dal dicembre del 2022: il suo contributo è diventato indispensabile per l’ospedale dove si reca ogni giovedì per svolgere controlli basilari, pacemaker, defibrillatore. Ma come, i medici di Locri che sono qui da tanti anni non li sanno fare questi controlli?
Il primario di cardiologia dell’ospedale di Polistena, il dottor Amodeo, spiega che non può insegnare questi controlli, altrimenti smetterebbe di fare il suo lavoro da responsabile dell’equipe, “ma che faccio il professore di scuola oppure devo venire qua a fare il primario? Bisogna fare una rivoluzione culturale” racconta a Presadiretta “e poi, dopo che avrai fatto la rivoluzione culturale vai a combattere e vincerai la guerra”


Nonostante queste premesse, il tema della sanità pubblica non è ai primi posti nell’agenda politica che oggi sarà presa dall’esito delle elezioni in Abruzzo, dal presunto dossieraggio: si tira fuori la questione del gap sanitario solo come arma di propaganda, sotto le elezioni. La politica si indigna per la violazione della privacy di cittadini (che poi sono vip, politici, persone che per il loro ruolo sotto attenzionate dai sistemi di controllo), ma non per la perdita di questo diritto, il diritto alla cura.
Eppure questo argomento diventerà sempre più importante, perché stiamo diventando un paese di anziani, bisognosi di curi, dove aumenta la distanza tra i ceti abbienti e quello che era l’ex ceto medio:
la secessione dei ricchi, la riforma per l’autonomia differenziata delle regioni, non farà che aumentare questo divario di diritti.

Sui giornali trovate delle anticipazioni dei servizi che andranno in onda domani sera: c’è l’articolo della stessa Francesca Nava uscito ieri su Il Domani

La sanità a pezzi divorata dalla privatocrazia
Dalla Calabria alla Lombardia, dal Piemonte all’Emilia-Romagna. Nella puntata di lunedì 11 marzo, la trasmissione Rai “Presadiretta” di Riccardo Iacona racconterà la deriva occulta del servizio sanitario nazionale, le difficoltà degli ospedali pubblici, lo stato di sofferenza dei pronto soccorso, la diffusione di ambulatori di urgenza a pagamento, la proliferazione di poliambulatori. 

Nell’articolo potrete leggere alcuni dei punti toccati dall’inchiesta: lo sfogo di Lucia Di Furia, DG dell’azienda sanitaria di Reggio Calabria, finita sotto inchiesta per le infiltrazioni mafiose che hanno reso più acuto il problema della carenza di medici.

Del pendolarismo sanitario dalle regioni del sud a quelle del nord, una sorta di tassa occulta pagata dalle regioni più povere – come testimonia il rapporto di Svimez: “Negli ultimi 10 anni tredici regioni del sud hanno versato 14 miliardi di euro a quelle del nord per far curare i propri cittadini, 2,7 miliardi sono della Calabria”.

Si parlerà di come il privato si sia infiltrato dentro i vuoti lasciati dal servizio pubblico, una scelta politica, come qui in Lombardia, per dare ai cittadini un finto diritto di scelta, in realtà solo un modo per arrivare ad una privatizzazione del servizio nei settori più profittevoli (per un approfondimento leggetevi Assalto alla Lombardia del giornalista Marco Sasso).

Infine la questione dei gettonisti, i medici pagati a gettone che le Asl prendono a servizio per colmare i vuoti del personale da cooperative private:

“’Anac, l’autorità nazionale anticorruzione, ha calcolato che in 4 anni dal 2019 al 2023 i medici e infermieri gettonisti sono costati allo Stato 1,7 miliardi di euro. Una montagna di soldi, con cui si sarebbero potuti assumere 34 mila medici ospedalieri. La spesa più alta in Lombardia con 1400 liberi professionisti in corsia

Sul Corriere di Cesena trovate questo articolo dove si parla del centro traumatologico di Cesena Maurizio Bufalini, un polo di eccellenza (non è un caso che questo articolo sia stato pubblicato su una testata locale, il tema della sanità e dei presidi territoriali è molto più sentito):

Lunedì 11 marzo, in prima serata, su Raitre, torna la trasmissione “Presa diretta” con una puntata interamente dedicata al Servizio Sanitario Nazionale , messo a dura prova dal sottofinanziamento degli ultimi dieci anni e dall’aumento del bisogno di cura . Tra i tanti ospedali attraversati ci sarà un reportage realizzato all’ospedale “Maurizio Bufalini” di Cesena, un viaggio realizzato da Riccardo Iacona che ha seguito per diversi giorni l’attività del Trauma Center Romagna, centro di riferimento per i traumi maggiori dell’intero territorio romagnolo. [..]

E’ stata una esperienza umana incredibile ... – racconta Riccardo Iacona – aver incontrato personale medico, infermieristico e sanitario di altissimo livello. Ho capito veramente quanto è prezioso il servizio sanitario nazionale quando funziona . Non è solo prendersi cura di chi ha bisogno di una risposta di salute, dentro gli ospedali pubblici succede molto di più, si stringe un patto con la comunità che costruisce uguaglianza e democrazia. Riuscire a offrire a chiunque , senza guardare al portafoglio, le cure al più alto livello è una conquista di civiltà enorme e quasi unica nel panorama mondiale della sanità. Ecco perché va difesa con le unghie e con i denti . 

La scheda della puntata:

Ambulatori a pagamento per decongestionare il pronto soccorso degli ospedali, medici pagati con un gettone presenza per sopperire alla carenza di organico delle strutture pubbliche, analisi nei laboratori privati per saltare liste d’attesa di mesi e mesi: la sanità italiana si sta trasformando in una società per azioni? 
“Presadiretta” – in onda lunedì 11 marzo alle 21.20 su Rai 3 con la puntata dal titolo “Sanità S.p.a.” - è andata negli ospedali di Lombardia e Calabria per capire se la trasformazione in atto del sistema sanitario nazionale verso la privatizzazione sia la strada giusta per assicurare il diritto alla salute dei cittadini. 
Nonostante il governo Meloni abbia investito 2,4 miliardi di euro per aumentare gli stipendi, non si ferma la grande fuga del personale sanitario. Tra il 2020 e il 2022 180 mila tra medici e infermieri hanno scelto di lasciare la sanità pubblica, migliaia di loro sono fuggiti in Paesi come la Francia dove guadagnano molto di più e non sono costretti a turni massacranti. A sostituirli negli ospedali sono arrivati i medici e gli infermieri a chiamata, comunemente detti gettonisti, perché lavorano, appunto, a gettone. Sono organizzati in cooperative e si spostano a seconda del bisogno, dell’offerta e delle condizioni. L’Anac, l’autorità nazionale anticorruzione, ha calcolato che in 4 anni dal 2019 al 2023 i medici e infermieri gettonisti sono costati allo Stato 1,7 miliardi di euro. La spesa più alta in Lombardia con 1400 liberi professionisti in corsia. Ma c’è chi continua a lavorare nel pubblico, che ha fatto di ospedali come il Maurizio Bufalini di Cesena un polo d’eccellenza, punto di riferimento per tutti. 
“Sanità S.p.a.” è un racconto di Riccardo Iacona, con Francesca Nava, Antonella Bottini, Lisa Iotti, Marianna De Marzi, Fabio Colazzo, Massimiliano Torchia.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.