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09 gennaio 2023

Report – la faida del presepe e i rischi degli allevamenti intensivi di polli

TE PIACE ‘O PRESEPE? di Giorgio Mottola

Report si occupa dei presepe, opere d’arte come quelli di Napoli, del maestro Salvatore Scuotto: tramite il presepe si racconta il bene e il male della vita.

Uno dei suoi presepi è stato donato ad una chiesa di Napoli: nel presepe favoloso era presente anche una statua di donna che si faceva il bagno, che suscitò un forte scandalo tanto da dover essere rimossa.
Un presepe è all’interno della faida tra due comuni della provincia di Rieti, Greccio e Contigliano, una faida che sembra quasi una commedia: il paese di Contigliano aveva presentato domanda per il presepe del 2023 in piazza San Pietro, ricevendo una risposta positiva dalla Segreteria di Stato.

Poi il comune di Greccio si è opposto a questa scelta: è nato un comitato per Greccio e allo scontro si è anche interessato il vescovo di Rieti.

Presentare il presepe a San Pietro da prestigio e visibilità, sia ai piccoli comuni che ai politici rappresentanti dei comuni e delle regioni. Dietro la contesa tra i due comuni di Rieti c’è sicuramente anche questo: nel 2019 il governatorato aveva scelto per l’allestimento del presepe del 2023 quello del comune di Contigliano.
Il comune non avrebbe speso niente per il presepe, ci sarebbero stati gli sponsor e in ogni caso l’allestimento era in chiave “verde”, “
povero” con alberi veri.

Ma a questa assegnazione si è opposto il comune vicino di Greccio dove, ottocento anni fa, San Francesco allestì il primo presepe: nel 2021 il comune si solleva tirando in ballo proprio l’ottavo centenario del presepe di San Francesco.
È
nata una guerra tra campanili senza esclusione di colpi, una faida:
“Oddio, non pensavo, sicuramente non è la parola che assocerei di più al presepe” commenta di fronte a Mottola il sindaco di Greccio Emiliano Fabi, che è anche presidente del comitato Greccio 2023 “soprattutto al presepe di pace che è il presepe di Francesco”.
Anche questi litigi per un presepe di pace non sono così adatti.
“Io penso che a non farci una bella figura è chi ritiene un presepe un bene, diciamo, di proprietà di qualcuno.”

Dopo mesi di scontri il sindaco di Contigliano ha cercato un accordo con Greccio, proponendo di fare un presepe comune, ma quest’ultimo ha rifiutato: “il comitato mesi prima aveva deciso che la proposta della Diocesi di accettare il presepe del comitato.”
Il comitato per Greccio ha preso un finanziamento da quasi 3 ml di euro, dalla manovra del 2021.

Il vescovo di Rieti si è inserito in questa storia: ha contattato il Vaticano per chiedere la revoca di Contigliano, sposando la causa di Greccio.
Alla richiesta del vescovo di Rieti di revocare la nomina di Contigliano il governatorato oppone inizialmente un diniego, ma monsignor Pompili non si dà per vinto e per mesi continua a far pressioni sui cardinali in Vaticano comportandosi come se spettasse a lui organizzare il presepe per il 2023.

Il presepe di Francesco è un presepe di pace: perché è scoppiata una piccola guerra tra comuni: “Quale sarebbe il problema … il comune di Contigliano ha preso questa iniziativa in solitaria, per quello che io ne so.. Le polemiche nascono da una situazione di chi ha voluto, non si capisce per quale ragione, intestardirsi a fare una proposta che secondo me non era nella logica delle cose.. ”
Ma ha accettato la segreteria di stato.
“Io penso che si sarebbe potuto gestire diversamente, se non ci fosse stato qualcuno che si fosse messo in testa di fare cose che [non gli spettavano - sembra dire il vescovo].”

Monsignor Pompili inizialmente aveva espresso felicità per la scelta di Contigliano, si era anche sentito col sindaco nel 2019.
Ma Pompili oggi sembra aver cambiato idea e non ricordarsi più di quei contatti: il sindaco di Contigliano aveva scelto Artese, maestro presepista che nel 2018 per la diocesi di Rieti aveva fatto dei lavori dedicati a San Francesco.
Questi presepi esposti dalla diocesi erano stati realizzati grazie a contributi pubblici, anche della regione: per il presepe di piazza San Pietro c’erano in ballo altri soldi.

Il vescovo di Rieti chiede di riconoscere al maestro Artese, tramite il comitato Greccio, un compenso di 175mila euro per un presepe che dovrebbe realizzare proprio in piazza San Pietro.
Ma il maestro non ne sapeva nulla: Mottola riceve una telefonata da una funzionaria della Diocesi che gli spiega che quel progetto del vescovo Pompili sarebbe top secret. Un segreto che tutti sapevano, forse solo Artese non lo sapeva.
La scelta di Artese è avvenuta senza una gara, senza fare altre scelte: c’era un bozzetto che il comune di Greccio e il comitato (forse) hanno valutato.
Nel novembre scorso Pompili ha comunicato di aver ricevuto dal governatorato incarico di dover allestire il presepe di San Pietro, che sarà il presepe di Greccio.

Tutto finito?
No perché dopo il comunicato sono sorte frizioni tra diocesi e comitato per Greccio
(che ha le mani sulla cassaforte per la rappresentazione del presepe): problemi nel comitato, dice Pompili, che ammette che per il presepe potrebbero ora arrivare anche soldi pubblici, non solo finanziamenti degli sponsor.
Il presepe della pace è così diventato il presepe delle frizioni, delle invidie.

Chi realizzerà il presepe del 2023 in Vaticano?

POLLESINA – Che polli di Giulia Innocenzi

L’Italia è uno dei paesi più colpiti dall’aviaria, il virus H5N1, siamo il secondo paese per presenta di contagi negli allevamenti: la preoccupazione degli scienziati è che i polli entrino in contatto col virus trasformando gli allevamenti come enormi incubatoi.

Il virus dell’aviaria è il più pericoloso tra quelli presenti al mondo, se continueremo ad allevare 26 miliardi di polli nel mondo rischiamo di scatenare una nuova pandemia – racconta a Report David Quammen - “noi che viviamo nei Paesi più ricchi mangiamo più carne del necessario e questa carne è prodotta in mega allevamenti intensivi. E se continueremo ad allevare 26 miliardi di polli su questo pianeta finiremo nei guai”.

Nei nostri allevamenti cresciamo polli più di quanti ne servano, perché dei polli noi mangiamo solo poche parti, petto e cosce, che devono crescere in fretta e di molto.
È il mercato che lo impone, la grande distribuzione, un processo che non è sostenibile, nonostante molti marchi si fregino del titolo di biologico.
Come per esempio fa Filemi che nella pubblicità racconta che i loro polli razzolano all’aperto.
Giulia Innocenzi ha parlato con gli operai della Filemi che, ad esempio devono occuparsi dei polli morti negli allevamenti e che devono essere rimossi in fretta per evitare problemi di cannibalismo. Ma dalle immagini di Report, che la giornalista ha mostrato anche ad un consulente della polizia giudiziaria, si vedono operatori che uccidono i polli, polli morti e lasciati accanto agli altri.
Ma nell’allevamento di Monte Roberto non si vedono veterinari, solo operai che maltrattano i polli con la torsione del collo e poi lasciati agonizzanti.
Sono comportamenti punibili dalle nostre leggi – raccontano dalla LAV: in una sola giornata un operatore è stato ripreso mentre uccide 34 polli, poi ritirati la mattina successiva.

Vengono uccisi i polli che non sono cresciuti abbastanza – raccontano le telecamere: questo si rende necessario per rendere più semplici le operazioni al mattatoio (di Filemi), dove i polli devono arrivare all’altezza giusta della macchina che li decapita.

Filemi multa le società che creano problemi al macello, ovvero fa sì da incentivare l’abbattimento dei polli non a norma.
L’autorità competente, il direttore della funzione veterinaria delle Marche, ha risposto a Report che gli abbattimenti dei polli non sono di routine, si possono uccidere i polli solo di fronte a soluzione di emergenza e solo con l’assistenza di veterinari.
Ma le immagini dicono altro: Filemi è a conoscenza delle pratiche di torsione del collo? L’azienda ha risposto che non hanno il tempo per fare una verifica, che non possono controllare gli operai degli allevamenti che li riforniscono.

Ma allora come si fa a fregiarsi del titolo Bio? I polli dovrebbero stare per un terzo della loro vita all’aperto, ma nel corso degli anni la maglia del Bio si è allargata, per consentire l’ingresso dei grandi marchi. E allora via agli allevamenti delle marche ibride, via ai mangimi ogm.
Una volta si allevava un pollo in sei mesi, oggi in 34 giorni: a questo si è arrivato selezionando i polli che devono avere un petto enorme, tanto da non poter stare in piedi.
Report ha registrato le immagini di un allevamento Bio: sono presenti polli di tipo Broiler, quelli che crescono in fretta.
Lo scorso anno Filemi ha preso il riconoscimento B Corp: la vicepresidente Roberta Filemi all’Expo di Dubai si diceva orgogliosa di valorizzare il territorio.
Nel più grande stabilimento Bio di Filemi i polli stanno fuori per un terzo della loro vita?
Gli operai non consentono le riprese, non rispondono alle domande. I polli non razzolano all’aperto, le immagini riprese dalla LAV dimostrano che i polli non escono mai (forse solo quando arriva qualche giornalista che fa troppe domande).
Un ex operaio che aveva lavorato nello stabilimento di Monte Cappone ha spiegato a Report che i polli non vengono fatti uscire perché si incastrano nelle porte automatizzate: servirebbero porte manuali e più operai, ma per tagliare i costi degli operai si preferisce tenere al chiuso i polli.
Giulia Innocenzi è andata a controllare la situazione nell’allevamento biologico di Filemi a Borghi nell’entroterra romagnolo. Sono vecchi allevamenti intensivi riconvertiti a Bio al piano terra: un’operaia della struttura racconta che quando sono piccoli non escono ancora all’aperto, devono passare almeno dieci giorni. Sembra – racconta la giornalista – che gli operai siano stati allertati da qualcuno, per dare le risposte giuste ai giornalisti. In un altro capannone, sbirciando dalla finestra, si vedono però dei polli adulti che, in ogni caso, sembra che non stiano razzolando liberi. Come mai? “Non ti posso dare nessuna risposta..”

Non sembrano proprio allevamenti Bio – racconta Cecilia Mugnai: i famosi parchetti dove gli animali razzolano pare che esistano solo nella pubblicità.

I polli vivrebbero in ambienti chiusi, senza una luce naturale, senza il buio la notte (perché devono crescere in fretta). Anche sui mangimi che prendono gli animali sembrerebbe che l’azienda non racconti il vero: Filemi si vanta pubblicamente di usare mangimi senza OGM, del fatto che la loro carne sia senza OGM, ma la giornalista ha letto sui silos usati nell’allevamento dei riproduttori in provincia di Bologna, ad ottobre, l’etichette che dichiarano esattamente l’opposto: “viene usato la soia e il granturco geneticamente modificato”.

C’è una anomalia anche sulla certificazione, per una discrepanza tra l’ente certificatore del Bio con quanto risulta ad Arpam: ci sono allevamenti certificati Bio nel 2021 che ancora oggi sono sotto costruzione. Come hanno fatto ad ottenere la certificazione? Come fanno ad essere Bio i loro polli già adesso?
E come si fa dichiarare che i polli Rusticanello siano allevati all’aperto, quando la stessa Filemi dichiara che sono allevati all’interno? Gli enti certificatori cosa controllano? Non l’etichetta dei prodotti e nemmeno la composizione dei mangimi.

Filemi alleva 50 milioni di polli ma non ha mai dichiarato quanti siano Bio: alla domanda di Report ha risposto che sono Bio solo l’11% dei loro polli. E dunque gli altri, l’89%, arrivano da quelli intensivi.

Qual è l’impatto dell’allevamento intensivo sul territorio?

Non è facile far rispettare le regole del biologico alle grandi aziende: alla fine si è scelto di derogare alle leggi del 1999. Ma è importante che per il rispetto del territorio le regole vengano rispettate.
L’impianto di San Lorenzo (nelle Marche) è stato stoppato per le proteste dei cittadini, supportate dalla regione.
Ma altri stabilimenti sono sorti nelle Marche, come a Cingoli: il nuovo presidente Acquaroli racconta oggi che, se le leggi e le norme sono rispettate, perché dire di no?
Perché si deve tutelare il paesaggio ma non si può bloccare lo sviluppo. Ma a che prezzo?

Succede che ci siano zone di Biodiversità come quella di Ripa Bianca, messe a rischio dal fatto che attorno si costruiscono allevamenti e si coltivano i campi.

Succede che i cittadini presentano denunce contro gli allevamenti per la puzza che non fa dormire: mandano denunce a carabinieri, regione, comune.
Le rivelazioni fatte dalla centraline dell’Arpa dimostrano che la presenza dell’ammoniaca nell’aria fosse molto elevata: Filemi ha risposto che non esistono vincoli e limiti di legge per l’ammoniaca, ma questo non significa che non sia pericoloso.
L’ammoniaca può trasformarsi in particolato e questo può causare malattie, oltre ai disturbi e al fastidio.
Accanto alla zona di Ripa Bianca, c’è lo stabilimento di Filemi con le finestre aperte, dove gli odori dall’interno non vengono filtrati verso l’esterno.

A Monte Roberto c’è uno stabilimento che dovrebbe essere chiuso (costruito su una zona protetta), come stabilito da delibera del Consiglio di Stato: ma le luci dello stabilimento sono accese la notte, le macchine degli operai sono presenti, i mangimi continuano ad arrivare.
Dunque Filemi non ha chiuso
l’impianto, nonostante la sentenza, perché altrimenti poi la grande distribuzione si sarebbe dovuta rivolgere alla concorrenza, nel periodo più redditizio di Natale.

Come mai, nonostante il fabbisogno nazionale sia ampiamente soddisfatto, si continuano ad autorizzare nuovi allevamenti intensivi, un modello di allevamento che non è sostenibile, che rovina il territorio, che porta a rischi di pandemia?
Perché continuiamo a considerare il mondo come una fonte inesauribile di ricchezze da depredare? Non esistono altri pianeti oltre questo.

Anteprima inchieste di Report – i polli in batterie, la faida sul presepe e la scuola

Andrà in onda questa sera il servizio che confronterà la scuola italiana e quella finlandese: tanto in Italia non siamo capaci di spendere i fondi europei, per migliorare la qualità dell’insegnamento, tanto in Finlandia sono stati bravi ad intuire che il progresso del paese passasse proprio dall’istruzione.

Giulia Innocenzi racconterà degli allevamenti intensivi dei polli nel mondo e in Italia: sono 26 ml i polli allevati così in Italia, in quali condizioni vivono? Gli scienziati temono che possano essere gli incubatori della nuova pandemia.

Poi un servizio su una faida attorno ad un presepe: perché se Gesù è nato in una capanna, i finanziamenti pubblici per il presepe di piazza San Pietro rendono l’uomo molto poco cristiano.

Cosa succede negli allevamenti intensivi dei polli

I polli allevati in modo biologico, sono veramente liberi di muoversi all’aperto, come racconta una pubblicità che va in onda in televisione? Report con Giulia Innocenzi è andata a controllare la situazione nell’allevamento biologico di Filemi a Borghi nell’entroterra romagnolo. Sono vecchi allevamenti intensivi riconvertiti a Bio al piano terra: un’operaia della struttura racconta che quando sono piccoli non escono ancora all’aperto, devono passare almeno dieci giorni. Sembra – racconta la giornalista – che gli operai siano stati allertati da qualcuno, per dare le risposte giuste ai giornalisti. In un altro capannone, sbirciando dalla finestra, si vedono però dei polli adulti che, in ogni caso, sembra che non stiano razzolando liberi. Come mai? “Non ti posso dare nessuna risposta..”

Filemi si vanta pubblicamente di usare mangimi senza OGM, del fatto che la loro carne sia senza OGM, ma la giornalista ha letto sui silos usati nell’allevamento dei riproduttori in provincia di Bologna, ad ottobre, l’etichette che dichiarano esattamente l’opposto: “viene usato la soia e il granturco geneticamente modificato”.

È la stessa Filemi nella domanda per ottenere la certificazione B-Corp ad ammettere che la maggioranza degli animali sono allevati con mangime convenzionale che può essere un mix di OGM e non OGM.

Eppure la vicepresidente, all’EXPO di Dubai parlava del bene comune, valorizzare il territorio e le comunità, “siamo la prima impresa produttrice di carne ad avere questa certificazione.”

La scheda del servizio: POLLESINA di Giulia Innocenzi
Collaborazione Greta Orsi e Giulia Sabella

Nel mondo ci sono 26 miliardi di polli, 500 milioni solo in Italia. La maggioranza di tutti questi polli cresce negli allevamenti intensivi, che secondo gli scienziati sono l'incubatoio dove potrebbe svilupparsi la prossima pandemia. Cosa stiamo facendo per evitare nuovi pericolosi virus? E come sono gli allevamenti in Italia? E quelli biologici? Report mostrerà delle immagini esclusive su come vengono allevati i polli in quella che è considerata un'eccellenza del comparto degli allevamenti biologici. Come sono allevati quei polli? Le strutture che li ospitano sono conformi? E chi controlla che tutto venga fatto nel rispetto rigoroso della legge?

La faida per il presepe

Il presepe è il Vangelo tradotto in dialetto secondo l’antropologo Marino Gnola – racconta Giorgio Mottola nel servizio – sarà per questo che a Napoli, dove il dialetto è una lingua vivissima, la tradizione del presepe è più forte che in qualsiasi altra parte d’Italia. Qui operano i più grande maestri presepisti viventi, come Salvatore Scuotto che assieme alle sue sorelle e fratelli da quasi 30 anni costruisce alcuni tra i presepi più belli al mondo.
Che cos’è il presepe – ha chiesto il giornalista a Salvatore Scuotto?

E’ un mezzo di espressione potentissimo, lo strumento che può consentire di raccontare la vita così com’è tutta insieme, con il bene e con il male.”
E bene e male, vizi e virtù coesistono nel presepe donato alla Basilica del Rione Sanità dalla bottega del maestro Scuotto. Si chiama presepe favoloso ed è la sua opera più importante: la natività annunciata da un angelo nero è circondata da scene di osteria, mostri e figure mitologiche tratte dalle favole napoletane. Come una sirena, la gorgona cattiva che rapisce le vergini che osano mettere il piede nelle acque incantate.



Nel presepe favoloso non può mancare Maradona, vestito da scugnizzo, accanto a scorci di vita quotidiana, come una donna nell’attimo sospeso della natività mentre si fa il bagno nuda.
Una statua che, quando venne esposta in una chiesa a Roma, generò un grande scandalo nelle gerarchie ecclesiastiche: il parroco poi tolse la scultura, venne censurata, perché tanta gente veniva in chiesa a vederla e il parroco non riusciva a dire messa. Così il prete fu costretto a togliere questo elemento di confusione. Come nella canzone di De Andrè, Bocca di Rosa, dove i carabinieri portarono via dal paese la donna dello scandalo.


Ma dietro la faida per l’allestimento del presepe di San Pietro nel 2023 (tra due comuni della provincia di Rieti, Contigliano e Greccia) è difficile capire se si celi un eccesso di sincera devozione oppure qualche interesse molto più terreno: questa contesa ha scatenato una guerra tra sindaci nella provincia di Rieti, vescovi contro giunte comunali e opposte fazioni di monsignori e porporati a tifare per l’una o per l’altra parte in causa.
LA provincia di Rieti non aveva mai partecipato a questa rappresentazione e quindi mi hanno chiesto ‘Perché non chiedi?’. Ho fatto questa richiesta al governatorato della Santa Sede – racconta il sindaco di Contigliano Paolo Lancia – un mese dopo, nel fine settembre 2019, la segreteria di Stato ha designato Contigliano per il presepe di piazza San Pietro dell’anno 2023.
Nel 2019 il governatorato, l’organismo che si occupa degli affari interni della Città del Vaticano, sceglie il paese di Contigliano, 8000 abitanti in provincia di Rieti, situato nel cuore della Valle Santa, per la presenza di quattro santuari dedicati a Francesco d’Assisi che in questa zona si stabilì per diversi anni. Qui compì molti dei suoi miracoli e scrisse la regola su cui si fonda l’Ordine francescano.
Che progetto avevano in mente a Contigliano?
“Un progetto che fosse rappresentativo esteticamente di quelli che sono i valori della provincia di Rieti, il verde innanzitutto, con degli alberi veri, e le acque.”
La raccolta di fondi tra gli sponsor procede spedita ma l’assegnazione non va affatto giù al comune confinante, Greggio, che è per antonomasia il paese del presepe. Qui nella grotta situata all’interno del suo santuario, 800 anni fa, San Francesco diede vita al primo presepe della storia, con figuranti in carne e ossa. Per questa ragione il comune di Greccio vede l’investitura vaticana al comune di Contigliano come un affronto.

Due anni dopo la designazione di Contigliano, il comune di Greccio si solleva anche perché nel 2023 ricorre l’ottavo centenario del primo presepe realizzato proprio nel comune. Quindi, sostengono a Greccio, sono loro ad essere più titolati per organizzare l’installazione.
Così è nata una guerra tra campanili senza esclusione di colpi, una faida:
“Oddio, non pensavo, sicuramente non è la parola che assocerei di più al presepe” commenta di fronte a Mottola il sindaco di Greccio Emiliano Fabi, che è anche presidente del comitato Greccio 2023 “soprattutto al presepe di pace che è il presepe di Francesco”.
Anche questi litigi per un presepe di pace non sono così adatti.
“Io penso che a non farci una bella figura è chi ritiene un presepe un bene, diciamo, di proprietà di qualcuno.”
Alla richiesta del vescovo di Rieti di revocare la nomina di Contigliano il governatorato oppone inizialmente un diniego, ma monsignor Pompili non si dà per vinto e per mesi continua a far pressioni sui cardinali in Vaticano comportandosi come se spettasse a lui organizzare il presepe per il 2023.
Il presepe di Francesco è un presepe di pace: perché è scoppiata una piccola guerra tra comuni:
“Quale sarebbe il problema … il comune di Contigliano ha preso questa iniziativa in solitaria, per quello che io ne so.. Le polemiche nascono da una situazione di chi ha voluto, non si capisce per quale ragione, intestardirsi a fare una proposta che secondo me non era nella logica delle cose.. ”
Ma ha accettato la segreteria di stato.
“Io penso che si sarebbe potuto gestire diversamente, se non ci fosse stato qualcuno che si fosse messo in testa di fare cose che [non gli spettavano sembra dire il vescovo].”

La scheda del servizio: TE PIACE ‘O PRESEPE? di Giorgio Mottola
Collaborazione Norma Ferrara

In provincia di Rieti è nata una vera e propria faida tra due comuni per l’allestimento del presepe più prestigioso di tutti: quello in piazza San Pietro in Vaticano. Per il presepe del 2023, Governatorato e Segreteria di Stato avevano inizialmente scelto il comune reatino di Contigliano, che si era proposto nel 2019. Ma due anni dopo si è sollevato il paese confinante, Greccio, che ha reclamato il diritto a occuparsi dell’allestimento in quanto patria del primo presepe a cui diede vita San Francesco d’Assisi nel 1223. Ne è nata una contesa senza esclusione di colpi che ha contrapposto sindaci contro altri sindaci, vescovi contro giunte comunali e cardinali costretti a schierarsi con l'una o l'altra parte. Uno scontro diventato particolarmente aspro dopo l'approvazione di un finanziamento ministeriale di quasi 4 milioni di euro per le celebrazioni dell’ottavo centenario del primo presepe di San Francesco.

La scuola in Italia (e nel resto del mondo)

Nel suo discorso di fine anno il presidente della Repubblica Mattarella ha voluto citare la scuola (e l’università e la ricerca) come le basi con cui creare gli italiani del futuro, se vogliamo dare al paese una visione, un futuro.
Report è andata in Finlandia per capire qual è il segreto dell’educazione in questo paese: la programmazione dell’educazione segue in Finlandia tutto un ciclo – racconta il servizio di Lucina Paternesi – dall’infanzia fino all’università, è il trionfo della democrazia, a tutti viene data un’opportunità, ma come?
Attraverso una pianificazione dei posti di studio – spiega a Report Dario Greco, professore all’università di Tampere ad Helsinky – quindi di quanti medici, quanti ingegneri avrò bisogno tra cinque, dieci o vent’anni. Dove voglio che l’economia del paese vada: ad esempio in questo paese alla fine degli anni ‘80 c’è stata una pianificazione rispetto all’innovazione tecnologica nel campo delle telecomunicazioni ed ecco che arriva il miracolo Nokia che, però, in realtà non è un miracolo perché è stato costruito.
Report è entrata in una di queste scuola: dentro si trova un asilo nido, una libreria comunale, un centro giovanile ed è frequentato ogni giorno da più di 800 ragazzi seguiti da un centinaio di dipendenti tra insegnanti e personale amministrativo e specializzato come la psicologa, gli assistenti di pedagogia. Tutto questo ha ovviamente un costo per la collettività: sono circa 4ml di euro l’anno, racconta la direttrice Hanna Sarakorpi solo per stipendi, costi di libri, quaderni e matite. Ma poi ci sono le spese del comune per il mantenimento dell’edificio, dei consumi e quant’altro. La visione dietro questa struttura è quella di investire nel futuro del paese, come conferma la ministra dell’istruzione Li Sigrid Andersson: “le scuole pubbliche sono finanziate dallo stato centrale in base ad alcuni parametri a cui vanno aggiunti i fondi delle singole municipalità. Negli ultimi anni abbiamo deciso di destinare più risorse in quelle aree in cui il tasso di disoccupazione è più alto e il livello di studi più basso”.
Qual è il segreto di un modello così efficiente?

E’ un sistema che abbiamo costruito negli anni, cento anni fa eravamo una nazione povera e rurale, oggi siamo un paese all’avanguardia proprio grazie all’istruzione pubblica, costruiamo la società del futuro partendo dalla base, dall’istruzione, e lo facciamo anche investendo molto sugli insegnanti, sono preparati, competenti e hanno un buono stipendio e sono molto rispettati per il ruolo che svolgono.”

I giornalisti di Report sono andati anche nella regione dei Laghi nella Finlandia più estrema, dove i bambini trascorrono molte ore all’aperto per imparare fin da piccoli il rispetto per la natura.


La Finlandia investe solo 300 ml di fondi europei sull’istruzione e lo fa per migliorare la formazione e le competenze di adulti con percorsi formativi mirati. L’Italia invece nell’ultimo PON, il programma operativo nazionale, ha goduto di oltre di 2 miliardi di fondi europei di cui solo il 44% è stato effettivamente erogato agli istituti. Il tema è questo, spendere bene i fondi che si hanno a disposizione: spiega perché Paolo Iozzi preside dell’Istituto Comprensivo Fellini a Roma “spesso questi fondi diventano un incubo magari non sappiamo chi li possa gestire o come gestirli all’interno della scuola. Quando si parla di PON molto spesso anche i docenti stessi dicono ‘oddio un altro PON non ce la possiamo fare ’..”
I soldi che arrivano dall’Europa per gli investimenti strutturali devono essere rendicontati ma nei nostri istituti mancano le competenze.
Antonello Giannelli è il presidente dell’associazione naz. Presidi:
“una volta fatta la progettazione in realtà non la conduciamo bene in porto perché non riusciamo bene ad effettuare la rendicontazione finale che viene effettuata sulla base di regolamenti europei, quindi uguali per tutti i paesi membri e lì perdiamo parecchio, perché circa la metà dei fondi che poi sarebbero impegnati poi non vengono erogati per questa difficoltà.”
Cosa impedisce di farci liquidare queste somme?

Se non abbiamo personale ferrato su queste procedure poi è evidente che la qualità della rendicontazione è bassa e questo esita in un 50% delle somme che non vengono riconosciute dall’Europa.”

Se solo sapessimo spendere bene i fondi che abbiamo a disposizione, potremmo cambiare il volto delle nostre scuole.

La scheda del servizio: LA BUONA SCUOLA di Lucina Paternesi
Collaborazione Giulia Sabella

Nessun compito in classe, né interrogazioni o esami. Gli alunni sono liberi di uscire dall’aula, leggere libri o fare progetti manuali in base alle proprie vocazioni. E i risultati si vedono: secondo il programma PISA dell’Ocse gli studenti finlandesi sono ai primi posti per quanto riguarda la lettura, la matematica e le scienze. Pochissimi i fondi europei investiti, mentre la quota di PIL dedicata all’istruzione è quasi il doppio rispetto all’Italia, il 5% contro il nostro 2,9%. È questo il successo del sistema educativo e scolastico della Finlandia? In parte, ma non solo. Un viaggio nelle scuole migliori del paese per raccontare come, in appena cento anni, la Finlandia si è trasformata da paese rurale e povero in un paese all’avanguardia e tecnologico, dove trovano lavoro i cervelli italiani in fuga e dove ha trovato casa il primo preside italiano.




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