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13 novembre 2022

Stai zitto (non disturbate i patrioti)

 Mi lamento del paese (Stai zitto)

Non arrivo a fine mese (Stai zitto)

Tutta colpa dei migranti (Stai zitto)

Senegalesi (Stai zitto) e marocchini (Ma stai zitto)

Tieni le spalle su, stai dritto (Uh)

Ti han detto di girare, vai dritto (Uh)

Se parli con me stai zitto (Yeah)

Stai zitto (Ah), ma stai zitto (Yah)

Stai zitto - Salmo

Patria, difesa dei confini (non ancora sacri), un governo che finalmente fa rispettare le leggi ...

Le parole d'ordine del nuovo (ma anche vecchio) governo Meloni sono queste, un deja vu della destra italiana, che porta poi alle leggi e ai provvedimenti appena approvati: norme anti manifestazioni, innalzamento del contante (un favore all'evasione), un favore alla lobby del gas con le trivelle e poi la linea dura contro i migranti salvati dalle Ong (che come racconta Alessandra Ziniti oggi su Repubblica, costituiscono solo il 12% dei migranti che sbarcano in Italia).

Il gioco funziona, stiamo inseguendo la pifferaia magica, presente ogni giorni nei TG manco fossimo tornati all'Istituto Luce. 

Il gioco funziona finché non ci si renderà conto che c'è il paese reale dietro: la sanità pubblica che non funziona e ora il ministro Schillaci propone di integrarla col privato, per abbattere i tempi di attesa.

C'è il problema del lavoro: un lavoro sempre più povero, con sempre più infortuni e morti e dove le aziende del nordest chiedono più manodopera, anche formando quei migranti che invece il governo patriota lascia in mare, per i suoi giochetti di propaganda.

C'è il sud, dimenticato da tutti, dal governo e dall'opposizione, che ora vedrà allontanarsi i soldi del PNRR che Meloni vorrebbe rinegoziare e perfino quella forma di sostegno che era il reddito di cittadinanza.

Trivelle, gas autarchico, grandi opere, il ponte sullo stretto: al momento la battaglia del grano è solo un'idea ma arriveremo anche a quello. Certo, per far digerire le trivelle servirà dare ai territori altri soldi con le compensazioni. Perché nulla è gratuito, no? 

Mi lamento del paese (Stai zitto)

Non arrivo a fine mese (Stai zitto)

Tutta colpa dei migranti (Stai zitto)

Senegalesi (Stai zitto) e marocchini (Ma stai zitto)

Tieni le spalle su, stai dritto (Uh)

Ti han detto di girare, vai dritto (Uh)

Se parli con me stai zitto (Yeah)

Stai zitto (Ah), ma stai zitto (Yah)

15 aprile 2016

Bufale pretestuose

Il meccanismo è noto: prima si cerca di sminuire l'avversario, ridicolizzandolo, togliendo ogni spazio per esprimere le sue ragioni. Poi si arriva al fango, se non alla criminalizzazione.
Sul referendum del 17 aprile, pro o contro la durata delle concessioni (fino ad esaurimento o con termine), gli amici dei petrolieri hanno seguito le due strade: il referendu? Quale referendum? Nelle ultime due settimane il Tg1 al referendum ha dedicato solo 13 minuti.
Il referendum toglie posti di lavoro .. quando chiuderanno le trivelle, da dove prenderemo l'energia? .. Senza piattaforme l'Adriatico sarà incrociato dalle petroliere .. le piattaforme non inquinano ..

Sui posti di lavoro, ha risposto ieri la presidente di Legambiente:
E sulla perdita di posti di lavoro?L’Unione petrolifera conta 35 mila addetti nel settore: a terra, entro e oltre le 12 miglia. I posti a rischio, dai nostri calcoli, potrebbero essere pochemigliaia riassorbibili in altri settori. La Fiom Cgil si è schierata a fianco del Comitato per il sì: la piattaforma che smette di funzionare viene smontata. E lo faranno gli stessi operai che facevano manutenzione.
Da dove prendiamo l'energia?
Parte delle piattaforme ancora operative estraggono la minima quantità di gas o petrolio per non chiudere e non pagare le tasse. Se chiudessero dunque non creerebbero problemi.

Sull'inquinamento delle piattaforme mi aspetto che lo dica un rapporto terzo, non l'Eni o gli amici del comitato.
Forse è passato troppo tempo dal disastro ambientale della piattaforma BP in Florida (solo sei anni fa, in fondo). Immaginatevi lo stesso nell'Adriatico, o al largo della Sicilia. 

Infine ieri sono arrivate le due uscite di Renzi e Napolitano testimonianza di uno stato nervosismo: sarà il timore del quorum (difficile da raggiungere), l'eco dell'inchiesta di Potenza, la scoperta (grazie alle intercettazioni), del comitato che lavorava per la lobby del petrolio.

Il referendum è una bufala, dice Renzi (intendendo che non è contro le trivelle): colpa del quesito referendario che, al solito, è astruso ma comprensibile.
In realtà il referendum è un segnale anche politico alla classe dirigente, come lo è stato (forse inutilmente) quello sul servizio idrico e sul nucleare.
Utile, se non ci fosse stato, saremmo ancora qui con quell'obbrobrio dello Sblocca Italia.

Il referendum è pretestuoso, prosegue l'ex presidente, alla faccia delle regioni che hanno presentato i quesiti, alla faccia degli italiani che hanno raccolto le firme, che stanno promuovendo il sì, alla faccia della Cassazione che ha ammesso i quesiti.

Certo che è lecito non andare a votare, se il cittadino pensa che il referendum non abbia senso, sia pretestuoso, inutile.
In Italia sono lecite tante cose, dall'elusione al farla franca dai processi grazie alla prescrizione.
Ma dai vertici delle istituzioni mi aspetto il buon esempio (il dovere civico di votare) e pretendo il rispetto delle opinioni altrui.
Altrimenti nasce il sospetto che la campagna per l'astensione sia in realtà una campagna per l'astensione dal sentirsi cittadini con opinioni personali, che rivendichino diritti, che non deleghino ad altri le loro decisioni.

14 aprile 2016

Il segreto del successo (nel raccontare bugie)

Il segreto del successo e' la sincerita'. Se riesci a fingerla, ce l'hai fatta. (Arthur Bloch) 
Non è vero che il jobs act ha generato l'ondata di posti di lavoro di cui il governo si vanta: è stato il combinato disposto assieme di licenziabilità e sgravi fiscali.
Finiti gli sgravi, finita la pacchia e crollato il trend dei nuovi contratti (diversi dai posti di lavoro).
E sono pure aumentate le persone che, nel 2015, lavorano coi voucher. 

Non è vero che l'emendamento per tempa rossa porta posti di lavoro per la Basilicata. 
Come non è vero che non è un favore alle lobby del petrolio, che non dovranno più confrontarsi con le regioni per le opere compensatorie.

Non è vero che, come per il caso Guidi, in questo governo chi sbaglia paga.
Il sottosegretario Castiglione rimane al suoposto (per la vicenda del Cara di Mineo).
Come anche il sottosegretario De Vincenti, anche lui nel comitato degli amici dei petrolieri.
Come anche il sottosegretario De Filippo, che si è prodigato per far assumere all'Eni il figlio neolaureato di Rosaria Vicino, ex sindaca di Corleto Perticara.
Se il sud è zavorra del paese, è per colpa di questa classe dirigente.

Non è vero che la procura di Potenza non arriva a sentenza. Come in molti processi che coinvolgono i potenti, arriva prima la prescrizione. Come per Roberta Angelini (Eni), arrestata per corruzione nel 2004 ma il processo è finito in prescrizione. Nuovamente indagata nel nuovo filone di inchiesta sul petrolio lucano.
Non è nemmeno vero che questo governo vuole processi veloci, visto che la riforma della prescrizione (per bloccare questa tagliola) è bloccata in commissione dall'NCD.
Niente fiducia o canguro in questo caso.

Non è vero che il referendum sulla durata delle concessioni delle trivelle sia inutile, costoso e faccia perdere posti di lavoro.
I 300 ml per istituirlo potevano essere risparmiati accorpandolo alle comunali.
I posti di lavoro, che sono poche migliaia, possono essere convertiti per altri settori (magari nelle rinnovabili).
Buona parte delle concessioni non pagano royalties ed estraggono il minimo indispensabile per non chiudere (e pagarsi i costi per lo smantellamento): 
Le concessioni per petrolio e gas rilasciate all’interno delle 12 miglia sono attualmente 44 su cui sorgono 88 piattaforme. Di queste, però, 35 non sono in funzione: 6 risultano“non operative”, 28“non eroganti”. Tradotto: il 40% sta in mezzo al mare a fare ruggine. Non so-lo: altre 29 piattaforme, classificate “eroganti”, in realtà da anni producono talmente poco da rimanere costantemente sotto la franchigia(la soglia che esenta i petrolieri dal pagamento delle royalties). Scrive Greenpeace: “In tre casi su quattro (il 73%) si tratta di impianti il cui ciclo industriale è chiaramente esaurito perché non producono o lo fanno in quantità insignificanti” Marco Palombi sul Fatto Quotidiano.
Il voto del referendum è un segnale per chiedere un cambio di politica energetica.
Chiaro che lobby e amici delle lobby siano contrari.

18 marzo 2016

Tutti al mare

Le stesse persone che ieri consideravano le primarie come uno strumento fondamentale della politica (la partecipazione, ascoltare la voce dei cittadini) oggi sposano la linea dell'astensionismo nei confronti del referendum prossimo del 17 aprile.
Il tema sono le concessioni (facili) e le proroghe sulle trivelle.
Referendum inutile, costoso, una perdita di tempo e risorse, dicono i vice segretari dem.
Sui costi sarebbe bastato unire referendum alle consultazioni elettorali.
Sui posti di lavoro meglio sorvolare (sono quelli che prevedevamo mirabilie per Expo e ora si preoccupano della possibile perdita se non si rinnovano le consessioni ...?).
Se fosse inutile, allora perché non si rivedono le norme dello sblocca Italia che sono contestate?
E allora tutti al mare: d'altronde, avendo spodestato dal pantheon Berlinguer e Gramsci, per portarci dentro Craxi e Happy days, è chiaro che gli slogan e gli atteggiamenti del peggior craxsismo dovessero entrare nel sangue dei giovani leader PD.
Nella scia degli attacchi ai sindacati, ai professori, ai giornalisti giornalisti e a tutti coloro che non si allineano.

Che poi, se uno si volesse preoccupare veramente dei costi (del referendum), potrebbe cominciare dai costi delle opere pubbliche, su cui pesa la tassa della corruzione.
Magari chiedendo a Verdini, fresco condannato (ma vale la presunzione di innocenza).