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15 giugno 2021

Report – finale di stagione 2021

Puntata extra large per i contenuti e per la durata, che si è estesa fino a mezzanotte: tra i temi toccati, i dossier illegittimi del Sismi, un servizio sull'app Signal, come si lavora dentro Amazon, gli incontri tra Mancini e diversi politici da Salvini a Renzi.

Far west tamponi di Antonella Cignarale

Oggi i test sierologici che una volta erano difficili da trovare oggi si vendono anche nei supermercati, servono per partecipare ad un banchetto, per viaggiare: sono molto diffusi ma c'è un far west sui costi, perché è sono le regioni che decidono il tetto (alcune regioni non lo hanno messo).

Così in Lombardia, dove non c'è tetto e vige il libero mercato (al rialzo), si è arrivati al tampone sospeso, per aiutare chi non ha mezzi per pagarselo.

In alcune regione il farmacista può fare il tampone, in altre no; in alcune regioni come il Piemonte la farmacia deve pagare una tassa per farlo nei gazebo esterni. C'è anche la questione della percentuale di sensibilità dei test, che varia a seconda della tecnologia usata, di prima seconda e terza generazione.

Anche su questo, ogni regione comunica i positivi basandosi su criteri diversi, per l'utilizzo dei tamponi: la Liguria ad esempio si basa sempre sui tamponi molecolari.

Gli incontri di Mancini di Giorgio Mottola

Tutto è nato dal video con l'incontro tra Mancini e Renzi, nel dicembre scorso: il punto non è l'incontro in sé, ma il fatto che fosse fatto in un luogo così poco usuale e se fosse autorizzato o meno. Il servizio su questo incontro andato in questa primavera ha causati diversi effetti: il direttore del DIS Vecchione è stato sostituito forse perché non era a conoscenza dell'incontro e il governo ha poi emanato una direttiva che regola gli incontri tra agenti e politici (che dovranno adesso essere autorizzati).

Anche Salvini ha incontrato Mancini in un autogrill nei pressi di Cervia, così sostiene una fonte di Report. Man mano che la storia dell'incontro andava avanti, è saltato il presidente del Copasir della Lega, poi sostituito da D'Urso di FDI, legato ad una azienda che ha interessi con l'Iran. Le audizioni al Copasir sono rimandate dallo stallo al Copasir, finché non arriva la notizia del pensionamento di Mancini.

Il partito di Savini non ha votato per l'elezione al Copasir: forse perché tra i dossier che questo ente deve guardare c'è anche quello sugli incontri al Metropolitan a Mosca.

In studio era presente l'insegnante che ha filmato l'incontro all'autogrill, primo caso di ospite in studio nella storia di Report: l'insegnante ha raccontato dell'incontro e di cosa l'aveva incuriosita, tanto da usare lo smartphone.

Dietro l'insegnante non c'è nulla, nessun complotto, i due filmati durano 24 e 28 secondi, senza audio: Renzi potrebbe star tranquillo, nessuno lo pedinava.

Un cittadino qualunque che ha suscitato tutta questa slavina e che è stata attaccata anche duramente: questa signora è disponibile sia a fare un incontro col senatore Renzi che portare tutto il materiale alla magistratura.

Grazie a questo materiale Report ha approfondito la storia di Mancini: la rendition contro Abu Omar, il dossieraggio del Sismi ai tempi di Pollari, il dossieraggio della security di Telecom a cui ha contribuito una agenzia di un ex agente della Cia.

A questi dossier aveva lavorato un agente dei nostri servizi interni, Marco Bernardini (che per questa vicenda fu condannato): secondo Bernardini, gli incontri in autogrill sono un fatto comune per Mancini.

L'ex agente del Sisde ha lavorato su dossier su politici, sui garanty della privacy e dell'antitrust, sui firmatari del patto Bossi e Berlusconi, su Della Valle.

Dopo il dossier su Della Valle, Berlusconi ad una riunione di Confindustria del 2006 se ne uscì con una allusione contro l'imprenditore marchigiano, alludendo a scheletri nell'armadio: come se quel dossier fosse arrivato all'ex cavaliere.

Anche il Sismi ha commissionato dossier alla security di Telecom Pirelli: Mancini da questa accusa si è salvato per il segreto di stato apposto da tutti i governi, da Berlusconi a Renzi.

Questi poi finivano all'agenzia privata di Spinelli, ex agente Cia a Roma: forse anche la Cia avrebbe potuto conoscere questi dossier.

A cosa servivano? Alcuni per strategie di mercato, ma altri per fini non proprio legati all'imprenditoria: sono gli anni della gestione di Pollari, dove a Roma c'era la centrale di dossier contro giornalisti e politici ostili a Berlusconi e affidata a Pio Pompa.

Sono gli anni in cui una bomba viene ritrovata a Reggio Calabria, negli anni in cui era sindaco Scopelliti, in quel momento in difficoltà. Una bomba, che non esplose ma che cambiò la storia della Calabria.

Bombe e spie di Giorgio Mottola

Sui fondali dello Jonio giace la Laura Cosulich, piroscafo affondato durante la guerra, finita al centro di storie di ndrangheta e terroristi.

Era carica di 1200 tonnellate di tritolo e altro materiale esplosivo: secondo alcune informative del Sismi degli anni duemila, la ndrangheta avrebbe usato l'esplosivo della Laura C. per confezionare delle bombe, sarebbe stato usato anche per Capaci e per altri attentati di Al Qaeda.

Ma un sommozzatore che quasi quotidianamente visitava il relitto esclude queste ricostruzioni: nessuno è masi stato visto raccogliere materiale da questa nave.

Ma secondo un'informativa dei servizi, la bomba ritrovata ad ottobre 2004 nei bagni del comune di Reggio Calabria sarebbe stata realizzata proprio con l'esplosivo della Laura C.

Scopelliti, che aveva appena avuto una scorta su segnalazione di possibili attentati segnalati da Marco Mancini, allora al Sismi, diventa così un simbolo della lotta alla ndrangheta.

Un caso? Mancini è autore di entrambe le informative, quella sull'incolumità del sindaco Scopelliti e quella successiva che rivela la bomba in comune, indicando la posizione esatta dove verrà trovata.

Ed è sempre lui a firmarne una terza, che tira in ballo la nave Laura C. e la 'ndrangheta, parlando esplicitamente di attentato mafioso nei confronti di Scopelliti: una bomba che suonava strana a molti politici dell'opposizione, si era nel momento del decreto Reggio, quando cento milioni di euro furono stanziati dal governo Berlusconi per la ricostruzione della città.

Quella bomba servì a rinsaldare la giunta comunale, che era scossa dalle liti le due correnti di Alleanza Nazionale.

C'è una telefonata tra Gasparri, allora ministro An, e un consigliere regionale della giunta calabra, Basile: Gasparri invita il consigliere a ritirare le dimissioni, per l'attentato di cui ha avuto informazioni direttamente dal Sismi e da Pollari.

Ma Pollari nega di averne mai parlato con Gasparri, di quell'attentato: colpa delle regole di riservatezza, si giustifica l'ex ministro.

Dopo quella bomba cambia la carriera di Scopelliti: diventa un sindaco che lotta contro il malaffare e la ndrangheta, per poi essere eletto alla regione.

Nel 2010, diversi collaboratori di giustizia iniziano a raccontare di quell'attentato e così anche nel processo Gotha contro la ndrangheta dei colletti bianchi: Sebastiano Vecchio, ex poliziotto ed ex ndranghetista, racconta la verità su quella bomba, stando alla sua testimonianza Scopelliti era un uomo della famiglia De Stefano, la bomba è stata una bufala, un qualcosa di preparato anche con l'aiuto dei servizi segreti di Pollari.

Mancini lavorava con Pollari: è lui l'agente che ha scritto quelle relazioni, che servirono a fortificare e costruire un personaggio politico, nell'interesse delle consorterie criminali.

Quella bomba, quell'attentato, è costato 300mila euro, organizzato da servizi e ndrangheta per una convergenza di interessi. E l'abbiamo pagato noi.

L'ex sindaco ha scritto a Report negando la ricostruzione fatta nel corso del processo Gotha, racconta di aver subito intimidazioni, lui e la sua famiglia e di non conoscere la famiglia De Stefano.

L'interrogazione parlamentare di Italia Viva - di Danilo Procaccianti

Il deputato di IV Luciano Nobili ha presentato una interrogazione parlamentare dove chiedeva contro alla Rai di una fattura emessa ad una società lussemburghese, per avere informazioni e costruire un servizio contro Renzi. Ma quell'interrogazione è finita nel nulla.

Certo, secondo il deputato il servizio era un po' deboluccio, “accerterà la magistratura” se ci sono reati, ma la storia delle mail con Casalino era falsa e non esiste nessuna fattura pagata dalla Rai.

Il pacco di Amazon di Emanuele Bellano

Amazon.com faceva l'ingresso nella borsa nel 1997, la società era nata tre anni prima con sede in un garage: oggi Jeff Bezos è l'uomo più ricco ed è uno tra gli uomini più potenti della terra, ha interessi nel settore farmaceutico, nel settore spaziale, nell'informazione col W. Post, nei web service con Amazon Web Service e nel commercio online chiaramente.

Amazon ha 1 milione di dipendenti, che però si sentono come robot, controllati da robot e registrati da robot. Dicono di lui che Bezos sfrutta le persone che hanno bisogno di lavoro, non è il demonio, ma paga le tasse per lo 0,15%, come nessun altro imprenditore al mondo.

Amazon è diventato uno stato, spalmato su tutti i paesi del mondo: chi lo controlla ora? – racconta il consulente di Report Bellavia.

Con la pandemia, Bezos si è arricchito: un 44% in più di fatturato nei primi mesi del lockdown.

Ma un imprenditore che ha uno sguardo poco indulgente nei confronti dei suoi dipendenti o persone che lavorano per lui.

Report è andata a vedere il grande centro di Amazon vicino a San Bernardino: qui Amazon entra nelle università, per creare consumatori a vita fin dai banchi delle scuole superiori.

Amazon organizza lezioni per gli studenti, per farli diventare futuri lavoratori manager.

Amazon da lavoro a tante persone, attira persone in questa zona della California: in questo polo logistico arrivano merci dal lontano oriente e poi camion e aerei consegnano le merci lungo tutta l'America.

E' come se Amazon fosse uno stato dentro uno stato, con un suo aeroporto, con una flotta di 66 aerei che inquinano l'aria, con una flotta di camion che generano traffico lungo le strade di Eastvale. Per mantenere Amazon sul territorio si deve accettare un po' di inquinamento nell'aria: ma sono posti di lavoro poco stabili, nei magazzini c'è un forte turn over perché qui dentro si registrano molti infortuni e le persone vengono incentivate ad andarsene.

Quello che Amazon restituisce al territorio è pari a quello che prende?

I centri commerciali sono strangolati dall'e-commerce (come prima avevano ucciso i negozi di quartiere): il tasso di occupazione non è aumentato nell'Inland Empire da Amazon, la quale produce inquinamento pari a 13 centrali a carbone. E nell'ultimo anno Amazon ha pure incrementato il suo inquinamento.

Inquinamento che nasce anche da AWS, il suo servizio in cloud che ospita i servizi di Netflix.

Lo scorso marzo, in Alabama, i lavoratori di Amazon hanno votato per avere un sindacato indipendente dentro l'azienda: alla fine la proposta non è passata, il referendum è stato vinto a maggioranza dai contrari al sindacato. Su questa votazione c'è stato il condizionamento di Amazon, che ha promesso ai dipendenti migliori condizioni, ha contrastato l'azione dei sindacalisti che volevano informare i lavoratori, ha usato l'arma del ricatto dicendo che se fosse passato il referendum si perdevano posti di lavoro. Ai dipendenti più riottosi, ha dato 2000 dollari per andarsene.

Le urne del referendum erano all'interno dello stabilimento, sotto il controllo delle telecamere, come un grande fratello che controlla la tua scelta, ti fa sentire osservato.

Nelle settimane successive nel mondo sono stati organizzati diversi scioperi negli stabilimenti Amazon: anche in Italia, quando hanno protestato i magazzinieri, i terzisti, persone che prendono un salario ad un passo dalla soglia di povertà.

Dietro l'efficienza di Amazon ci sono comportamenti antisindacali: l'azienda ha assunto del personale per monitorare il personale che poteva avere atteggiamenti ostili, ex militari ed ex agenti, che dovevano fare spionaggio.

Ci sono persone che sono state chiamate dal proprio dirigente che chiedeva loro perché si erano iscritti al sindacato.

Serve una norma europea che contrasti questo andazzo, questo atteggiamento da forte che fa quello che vuole perché le leggi glielo consentono.

Ci sono poi i politici che sono interessati ad Amazon: Report parte dallo stabilimento di Piacenza, che è stato realizzato lì perché erano presenti lavoratori stagionali, dipendenti a basso costo bisognosi di un lavoro.

Anche a Colleferro c'è uno stabilimento, costruito su un terreno vicino alla discarica: il terreno è di proprietà di una società di cui non si conosce nulla, la SPL, schermata da una fiduciaria, dentro questa società ci sono ex parlamentari di destra.

All'amministrazione pubblica tutto questo non interessa, perché al politico quello che interessa sono i 500 posti di lavoro, da usare per propaganda.

Ma che lavori sono quelli di magazzinieri a Colleferro?

Sono lavoratori a tempo determinato, nessun limite del 30% perché lavoratori “svantaggiati” che arrivano da Adecco che sono impiegati in lavori anche usuranti, dove c'è un grande turn over.

Dentro lo stabilimento si lavora ad un ritmo scandito dalla macchina, se hai un rate basso non avrai il rinnovo del contratto: in Italia ha 9500 dipendenti, come dice lei stessa, contribuisce alle spese di questi.

Ma quanti posti di lavoro ha fatto perdere? Amazon ha sfruttato quelle anomalie, quelle mancanze di controlli nel mondo del lavoro.

In un mondo dove si lavora a nero, dove le persone non vedono una busta paga oppure dove nella busta paga non c'è scritto il numero reale di ore lavorate, anche Amazon può sembrare un miraggio.

Quel deserto, di diritti e di tutele, l'ha creato quella politica che oggi plaude ad Amazon perché crea posti di lavoro.

I furbetti della Cassa Covid di Giulia Presutti

Non ci sono solo i giovani che non hanno voglia di lavorare perché tanto c'è il reddito di cittadinanza. Ci sono anche le imprese furbette per aver preso la cassa covid senza averne bisogno. Il gestore della rete gas “2i Rete Gas” ha messo i propri dipendenti in cassa integrazione, pur avendo tenuto aperta l'attività, essendo un settore strategico: eppure questo l'ha fatto la 2i reti e gas, avendo anche un beneficio in termini di bilancio e facendo pure una donazione alla regione Lombardia per 1 milione.

L'azienda ha preso soldi dallo stato, dall'altra chiedeva soldi ai dipendenti per fare beneficenza.

Non solo, 2i Rete Gas ha iniziato a fare acquisizioni, per espandersi: la cassa integrazione è stata fatta solo per opportunismo, spiegava il consulente finanziario ascoltato da Report.

La cassa covid è pagata da noi, forse lo stato, il governo (Conte) doveva controllare meglio queste aziende: certo anche la legge poteva essere fatta meglio, visto che consente di accedere alla cassa anche senza avere una vera diminuzione del fatturato.

Anche il gruppo Conad ha goduto della cassa covid, come anche i dipendenti di Glovo, nonostante nei mesi della pandemia il lavoro non si era fermato. Inps coi suoi mille ispettori è riuscita a fare i controlli su queste aziende?

Non aveva personale a sufficienza e in ogni caso la legge del governo Conte era spuntata.

Anche la Treofan, azienda che produce imballaggi in plastica, aveva chiesto la cassa: ma questa è stata bloccata dalla procura, perché l'azienda stava lavorando, la sua strategia era spostare la produzione verso altri stabilimenti.

Sarebbe una truffa, secondo la procura, una liquidazione nascosta.

In fuga dalle App di messaggistica di Alessia Marzi

Qual è l'app più sicura per la messaggistica, tra Signal, Telegram e Whatsapp?

Report è andata in California, per intervistare mr Signal Moxie Marlinspike, un hacker etico: nessuna pubblicità, niente investitori per Signal.

Signal diventa strumento di comunicazione di massa durante le proteste di Black Lives Matter, non comunica alle autorità i dati dei loro utenti perché non li hanno.

Vogliono creare un ecosistema dove gli utenti sono protetti, nella loro privacy.

In California è stata approvata una norma su questo ambito, paragonabile alla legge europea: a questa hanno contribuito i lavoratori della Silicon Valley quando si sono resi conto a loro spese.

Report ha fatto un esperimento: tra le tre, solo Signal è la app più sicura, perché effettua una cifratura anche del database dei messaggi.

Il finale della puntata Report lo ha dedicato alla cultura, la grande sacrificata di questa pandemia, con una performance in centro Roma di Paolo Fresu

14 giugno 2021

Anteprima Report – il costo dei pacchi, la nave dei misteri, i tamponi e le app di messaggistica

Sono diversi gli argomenti della puntata di questa sera di Report: si parte dal servizio su Amazon, il colosso di Jeff Bezos che ha triplicato gli utili durante la pandemia diventando uno degli uomini più ricchi al mondo. Da dove derivano i suoi utili?

Si tornerà a parlare dell'agente del servizi Marco Mancini, poi un servizio sulla sicurezza delle app di messaggistica e infine sui tamponi rapidi.

Quella nave in fondo al mare

Report torna ad occuparsi di mafia e della trattativa con un servizio che parte da una nave in fondo al mar Jonio: si tratta di un piroscafo militare italiano affondato nel corso della seconda guerra mondiale col suo carico di bombe. E' la Laura Cosulich: negli anni duemila, racconta Giorgio Mottola, si è trasformata nella nave dei misteri, al centro di storie di servizi segreti, terroristi e 'ndrangheta: le telecamere dei sommozzatori che ancora oggi scendono a visitare il relitto ancora oggi mostrano panetti di tritolo che, secondo una informativa del Sismi, sarebbe stato usato per preparare la bomba ritrovata nella notte tra il 6 e il 7 ottobre del 2004 in un bagno del comune di Reggio Calabria, quando sindaco era Giuseppe Scopelliti.

Una bomba per dare un segnale alla sua politica contro le mafie, dice l'informativa.

Particolare strano, poche ore prima della scoperta, il comitato per l'ordine e la sicurezza aveva assegnato la scorta al sindaco, su segnalazione di Marco Mancini, allora agente del Sismi, perché c'era un pericolo attentati nei confronti del sindaco.

Mancini è autore di entrambe le informative, quella sull'incolumità del sindaco Scopelliti e quella successiva che rivela la bomba in comune, indicando la posizione esatta dove verrà trovata.

Ed è sempre lui a firmarne una terza, che tira in ballo la nave Laura C. e la 'ndrangheta, parlando esplicitamente di attentato mafioso nei confronti di Scopelliti: ne ha scritto il giornalista Lucio Musolino di questa vicenda

Era quella di Marco Mancini, il vice di Pollari, la firma sotto le tre informative scritte su carta intestata del Sismi e riguardanti il presunto atto intimidatorio che oggi scopriamo essere una messinscena, organizzata dai vertici della ‘ndrangheta con la collaborazione dei servizi, e mascherata da finto attentato a Scopelliti. La prima nota fece scoprire i panetti di tritolo dietro il water del Comune collocato dall’altra parte del palazzo rispetto alla stanza del sindaco. La seconda svelò che l’ordigno l’aveva collocato la ‘ndrangheta e che sarebbe esploso tra le 10 e le 10.30 del 7 ottobre 2004. La terza individuò l’obiettivo dell’attentato nel sindaco Giuseppe Scopelliti, all’epoca militante di Alleanza Nazionale e fedelissimo di Gianfranco Fini. Al politico reggino fu assegnata in fretta e furia la scorta. Tanto in fretta che il prefetto dell’epoca riunì urgentemente il Comitato per la Sicurezza pubblica che dispose il provvedimento diverse ore prima che gli artificieri mettessero le mani sul tritolo.

E qui iniziano le prime anomalie: l’informazione sulla bomba arrivò in questura ma a Piazza Italia, dove si affaccia palazzo San Giorgio, c’erano anche i carabinieri perché l’allora questore Vincenzo Speranza chiese al comando provinciale dell’Arma di partecipare all’operazione congiunta. All’interno del Comune, però, i carabinieri non entrarono e qualcuno giura di aver sentito l’allora colonnello Antonio Fiano dire al questore: “Se sai dov’è vallo a prendere”. Nessuno dei due può confermare la circostanza, perché deceduti, ma il dato certo è che non ci sarebbe stata nessuna esplosione tra le 10 e le 10.30 del 7 ottobre perché quel tritolo era privo di innesco e, per deflagrare, sarebbe stato necessario che il bombarolo fosse tornato in quel bagno per finire il lavoro. A quel punto la polizia l’avrebbe potuto arrestare in flagranza di reato ma soprattutto avrebbe avuto un nome su cui indagare per capire chi voleva attentare alla vita Scopelliti.

E invece no. In un’interrogazione parlamentare di qualche anno dopo c’è scritto che quel ritrovamento è costato al Sismi “ben 300mila euro” che, però, non sono bastati per scoprire, a distanza di quasi 17 anni, nemmeno quale cosca fosse coinvolta. L’esplosivo proveniva dalla stiva della “Laura C”, la nave affondata a largo di Melito Porto Salvo, ed era identico all’esplosivo sequestrato dalla guardia di finanza nell’ambito dell’inchiesta “Bumma” chiusa poche settimane prima dalla Dda. Se il tritolo sequestrato alla cosca Iamonte, grazie anche a un infiltrato, era della partita di quello trovato a Palazzo San Giorgio, è lecito supporre che i due fatti possano essere maturati nello stesso ambiente. La squadra mobile dell’epoca ci provò a indagare chiedendo l’aiuto anche a un confidente e futuro collaboratore di giustizia. Nei giorni successivi al rinvenimento del tritolo, infatti, è entrato in scena Roberto Moio, nipote del boss Giovanni Tegano. Dieci anni prima di saltare il fosso e pentirsi, Moio già ammiccava ai poliziotti prestandosi a fare addirittura l’agente provocatore nel tentativo di capire cosa c’era dietro il presunto attentato a Scopelliti.

La scheda del servizio: Il segreto in fondo al mare di Giorgio Mottola, con la collaborazione di Norma Ferrara e Giulia Sabella

Sui fondali dello Jonio calabrese da ottanta anni giace il relitto di un piroscafo militare affondato da un sottomarino inglese durante la seconda guerra mondiale. Nella stiva sono ancora conservate decine di tonnellate di tritolo, che stando ad alcune informative redatte negli anni 2000 dal Sismi, il servizio segreto militare, sarebbe stato usato dalla 'ndrangheta per i suoi attentati in Calabria e, in base ad alcune ipotesi investigative, addirittura per la strage di Capaci. L'esplosivo del relitto, secondo il Sismi, sarebbe stato adoperato anche per l'attentato del 2004 all'allora sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Scopelliti. Un episodio che ha cambiato il corso della recente storia politica calabrese. L'ordigno venne scoperto grazie a tre informative firmate da Marco Mancini, l'agente segreto protagonista dell'incontro in autogrill con Matteo Renzi. Vent'anni dopo, alcuni pentiti stanno raccontando un'inquietante verità: l'attentato a Scopelliti sarebbe una bufala, orchestrato dai servizi segreti in collaborazione con la 'ndrangheta per accelerare la carriera del politico calabrese.

Da dove vengono gli utili di Amazon

E' notizia di questi giorni, l'inchiesta sulle finte cooperative di DHL, la multinazionale della logistica, accusata di non aver versato i contributi previdenziali e l'IVA.

Il mondo della logistica è un settore che, anche durante la pandemia non si è fermato, ne abbiamo scoperto la sua importanza e apprezzato anche la possibilità di fare acquisti senza uscire di casa.

E' anche un settore al cui interno lavorano i corrieri in appalto ad Amazon (che insiste a non voler assumere nessuno per queste attività) e che sono costretti a non fermarsi mai, nemmeno per andare in bagno, per rispettare il piano delle consegne da effettuare, stabilito da un algoritmo.

“Oggi ho circa 260 pacchi circa, la consegna può chiederti un minuto oppure può chiedertene venti c'è sempre la variabile che non sai a chi stai citofonando ..” racconta a Report uno di questi corrieri.

Un sistema che è lo stesso dall'altra parte del mondo, in California: “quando ho iniziato questo lavoro pensavo che fosse meglio di altri lavori, meglio che lavorare da Mc Donald's o altri fast food, ma presto mi sono accorta che era opprimente, mi lasciava senza forze nel corpo e nella mente.”

Anche qui, la ragazza intervistata parla di centinaia di pacchi da consegnare ogni giorno, pochissimo tempo per fermare il furgone e consegnare il pacco.


Una vita scandita dai ritmi e dai temi decisi dall'algoritmo, 3 minuti per completare la consegna, 20 minuti per il prossimo stop, che non tengono conto del traffico, degli imprevisti, come l'impossibilità di trovare un parcheggio (e allora ci si ferma sui carrai o in doppia fila o perfino nei parcheggi per disabili) o di doversi fermare su strade trafficate dove è difficile perfino scendere dal furgone in sicurezza.

E ad ogni imprevisto aumenta il ritardo sulla tabella, che si deve recuperare correndo di più, sia a piedi che col furgone: se si prenda una multa perché si è parcheggiato dove non si dovrebbe a pagare è il corriere.

E se hai bisogno di un bagno? Devi guidare fino ad un Wallmart o ad un centro commerciale – racconta la ragazza che lavora per Amazon in California – e questo toglie del tempo alla mia tabella di marcia, è una cosa molto stressante, specie quando ci mandano sulle montagne, dove non ci sono negozi per andare al bagno.

Se sei in campagna ti fermi e cerchi un albero – racconta il collega italiano – ma se sei in città e non ce la fai più una soluzione la devi trovare, prendi una bottiglietta vuota e la fai dentro, cosa devi fare?

Dietro la fortuna di Jeb Bezos, il cui patrimonio è stato stimato in 177 miliardi di dollari, non c'è solo il commercio online e il mondo della logistica (e dello sfruttamento dei driver): c'è anche Amazon Web Service la piattaforma cloud utilizzata da Netflix tra l'altro e su cui potrebbero spostarsi anche servizi della nostra pubblica amministrazione.

La scheda del servizio: Il nostro caro Amazon di Emanuele Bellano con la collaborazione di Greta Orsi e Edoardo Garibaldi

Qual è il vero costo di una spedizione di Amazon? Cosa c’è dietro un pacco che ci viene recapitato a casa dopo aver premuto un pulsante dal nostro cellulare? Questa comodissima opportunità è resa possibile da un’organizzazione che è uguale in tutto il mondo. Ne fanno parte lavoratori soggetti a infortuni frequenti e con contratti precari e poco pagati, intere aree metropolitane inquinate dal via vai di camion e aerei cargo, negozi che chiudono perché non sono in grado di fare concorrenza ai prezzi di un colosso mondiale che ha rivoluzionato il modo di comprare e che paga una percentuale di tasse bassissima rispetto al fatturato che genera. Un viaggio negli Usa di oggi per vedere quello che potrebbe accadere in Italia domani. E poi nel nostro paese c’è chi ha facilitato l’insediamento di stabilimenti Amazon per creare posti di lavoro e mettendo in atto speculazioni immobiliari attraverso società opache schermate nei paradisi fiscali.

Quanto sono sicure le nostre app di messaggistica?

Ogni quanti minuti controlliamo i messaggi in arrivo sul nostro smartphone? Quante ore dedichiamo alle app installate, alla navigazione online, sempre incollati a quel piccolo schermo?

Si parla di una media di sette ore al giorno, quasi quante le ore dedicate al sonno. Ma siamo solo noi a leggere quei messaggi?

Il whistleblower dello scandalo Cambridge Analytica su Facebook Christopher Wylie: “quando si pensa a quanto è successo a Facebook, troppo spesso i problemi sono emersi durante lo sviluppo perché c'è questa idea di evolversi rapidamente e trasformare le cose”.

Facebook, Google e poi tutti gli altri canali social raccolgono pezzi della nostra attività online di cui non siamo a conoscenza e noi non possiamo nemmeno opporci a questi comportamenti.

Ma non sono solo i social, nell'era della pandemia tutte le nostre comunicazioni si sono spostate sullo smartphone, sempre a portata di mano ma sempre più difficili da custodire e il nostro telefono si è trasformato in un'arma.

Le nostre conversazioni vengono cifrate, in modo che solo chi le riceve può decifrarle, o chi possiede il codice di queste App, che sono gratuite.

Ma quanto ci costano davvero questi servizi?

La scheda del servizio: In fuga da Whatsapp di Alessia Marzi, Lucina Paternesi

Nell’era della pandemia tutte le nostre comunicazioni si sono spostate online e, grazie agli smartphone, sono sempre a portata di mano. Chat di lavoro, messaggi privati, canali e gruppi
tra amici. Ma quanto sono al sicuro? C’è il rischio che qualcuno spii ciò che scriviamo? Oggi cifrare messaggi non è più un crimine e la crittografia end-to-end può migliorare la privacy delle nostre conversazioni: ma quali sono i dati che le applicazioni di messaggistica raccolgono? Dopo l’entrata in vigore dei nuovi termini di servizio Whatsapp, lo scorso febbraio, in tanti, anziché accettare un’informativa poco chiara, hanno iniziato a utilizzare altre app. Da questa fuga di utenti chi ci ha guadagnato di più è stata l’applicazione russa di Pavel Durov, Telegram. Nata per sfuggire al controllo su internet del governo russo, oggi ospita sui suoi canali anche attività illecite e gruppi estremisti e complottisti. Quanto è trasparente il suo modello di business? Dall’altra parte dell’oceano, invece, sta crescendo sempre di più Signal.
Non raccoglie dati, non geolocalizza, è un sistema open source e vive di donazioni. Ma è un progetto sostenibile? Con un’intervista esclusiva a Mr. Signal, Moxie Marlinspike, scopriremo
come è possibile costruire una tecnologia trasparente e “portare un po’ di normalità su internet”.

I furbetti della cassa covid

Abbiamo messo nel cassetto le morti, i reparti di terapia intensiva, le persone che si ammalavano e rimanevano chiuse in casa, tutto dimenticato perché ora bisogna ripartire e non c'è tempo da perdere.

Pure dei furbetti della cassa covid non se ne può parlare, per non disturbare il grande manovratore e le imprese che ora devono licenziare per poter ripartire.

Eppure è bene ricordare questa storia poco edificante, in un momento in cui in questo paese si mettono in discussione le politiche di sussidio alle persone in difficoltà.

Come gli impiegati di Glovo Italia: mentre i rider sfrecciavano per le strade delle città, gli impiegati da marzo a maggio 2020 sono stati messi in cassa integrazione, nonostante grazie al lockdown le attività di consegna siano aumentate: “il lavoro era aumentato ma è stato ripartito tra le persone che sono rimaste” racconta uno di questi impiegati alla giornalista.

Nei primi mesi del lockdown nel 2020 le consegne dai supermercati per Glovo sono cresciute del +400%, quelle dalla farmacia del +300% e quelle da casa a casa del 330%: Glovo ha chiuso il 2020 raddoppiando il fatturato rispetto all'anno precedente e così da luglio ha cominciato una campagna di assunzioni nel settore amministrativo a Milano. Come si giustifica questa crescita con la richiesta della cassa integrazione?

“Perché all'inizio abbiamo visto che il nostro business decresceva e invece un mese dopo ricresceva” racconta la general manager di Glovo Italia. Ma la cassa, per alcuni dipendenti, è durata fino ad ottobre inoltrato.

La scheda del servizio: Fare cassa con la cassa, di Giulia Presutti con la collaborazione di Marzia Amico

Per le aziende la cassa integrazione Covid-19 è una boccata d'ossigeno. Secondo i dati Inps, l'hanno utilizzata 700 mila imprese per 7 milioni di lavoratori. Anche 2i Rete Gas, azienda leader nel settore della distribuzione di gas naturale, ha usufruito degli ammortizzatori sociali durante il primo lockdown, facendo lavorare i dipendenti a rotazione. Ma la distribuzione di gas naturale non si è mai fermata: perché allora la 2i Rete Gas ha ottenuto fondi pubblici destinati a chi subiva perdite per la pandemia? Come Glovo, che con altre app di consegna ha tenuto in vita la filiera agroalimentare, ma nei mesi più duri ha lasciato a casa i propri dipendenti. Gli ammortizzatori sociali introdotti a causa di Covid-19 hanno maglie molto larghe, ma chi controlla che le aziende non se ne approfittino?

I test rapidi anti-covid

Il prezzo dei test antigenici rapidi anti covid cambia da regione a regione: in Puglia il prezzo fisso per il cittadino è 25 euro, mentre a Bologna un test può costare anche 40 euro, mentre n farmacia 15 euro perché è stato siglato un accordo con la regione e lo hanno fatto un po' tutte.



Si passa dai 35 euro in Val D'Aosta ai 15 in Emilia Romagna e Sicilia ma ci sono regioni, come la Lombardia, dove il tetto non è stato fissato: il prezzo più alto spesso non significa maggiore sensibilità per evitare i falsi negativi, a Milano si trovano test con sensibilità all'85% sia a 25 che a 40 euro, ma si trovano test con sensibilità al 97% a 20%.

Ma chi certifica queste percentuali?

Sono autocertificazioni – spiega il direttore di microbiologia dell'Ausl Romagna il dottor Vittorio Sambri – il produttore le fa in modo da dare dei valori molto alti, non c'è una regola.

L'unica indicazione che esiste è quella che indica che i test si dividono in tre tipologie: test di prima, seconda e terza generazione, in ordine crescente di capacità analitica.

E' una classificazione che si basa sulla tecnologia utilizzata (e non la sensibilità alle nuove varianti, come si sente dire): ma anche su questo punto c'è una certa confusione, a Torino i test di prima generazione, dove il risultato lo leggi “a occhio”, sono considerati in diverse farmacie di seconda generazione, comprese le farmacie del presidente dell'ordine dei farmacisti.

La scheda del servizio: Testati di Antonella Cignarale con la collaborazione di Marzia Amico

Siamo passati dai terribili momenti in cui non c’erano tamponi per diagnosticare Covid-19 alla situazione attuale, in cui la gamma di tamponi a cui il cittadino si può sottoporre è molteplice.
Si possono comprare anche al supermercato: sono i test antigenici rapidi fai da te, da autosomministrarsi. Per partecipare ai grandi eventi o andare all’estero serve il referto negativo di un test antigenico rapido o di un tampone molecolare. Da regione a regione i prezzi cambiano con differenze anche di 20 euro per i test rapidi e fino a 60 euro per i molecolari. Nonostante le raccomandazioni del ministero della Salute, dopo un anno c’è ancora molta confusione nella gestione dei tamponi, soprattutto sugli antigenici rapidi e tocca al cittadino informarsi sul costo e sulla sensibilità di un test.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.