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14 aprile 2024

Spigolature .. (a proposito di stampa libera e regime)

Oggi sembrano tutti delusi, i nostri editorialisti con l'elmetto, del fatto che l'attacco coi droni dall'Iran non abbia portato alla guerra.

La guerra contro l'Iran, che oggi è sotto monitoraggio dei nostri ministri, come Crosetto, l'ex lobbista dell'industria delle armi e Urso, ministro delle imprese che fino al 2021 con le sue imprese era in affari proprio con l'Iran.

Da l'Espresso:

Pezzi di ricambio di elicotteri. Giubbotti antiproiettile. Aerei adattabili all’uso militare. Incontri con alti funzionari della guida suprema della Repubblica Islamica dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei. E un contratto di collaborazione con una società coinvolta in un’inchiesta per traffico di materiale «dual use», dal doppio uso civile e militare, esportabile solo con specifiche autorizzazioni ministeriali. Sono i contenuti, che L’Espresso pubblica in esclusiva, di alcune lettere commerciali e contratti riconducibili alla Italy world services, società di cui è stato legale rappresentante fino al giugno del 2018 il senatore di Fratelli d’Italia Adolfo Urso, presidente del Copasir, il comitato parlamentare che controlla i servizi segreti.

Oppure la guerra contro la Russia, dove il presidente Macron voleva mandare i soldati al fronte.

Lo stesso Macron che, leggendo sul Fatto Quotidiano, è il maggior acquirente europeo del gas liquido russo. Vedi il caso:

Parigi è il primo importatore di gas liquefatto russo in Europa. Nei primi tre mesi del 2024, la Francia ha aumentato silenziosamente e come nessun altro in Europa le importazioni da Mosca arrivando a 1,5 milioni di tonnellate di gnl, pari a più di 600 milioni di euro, più di qualsiasi altro Paese dell’Ue. È quanto emerge da un report del think tank Centre for Research on Energy and Clean Air (Crea). Un dato che appare paradossale proprio mentre Emmanuel Macron ribadisce di non voler escludere l’invio di truppe Nato in Ucraina e si è ritagliato il ruolo di primo alleato di Kiev perché la Russia “non può e non deve vincere” questa guerra.

Certo, per leggere queste notizie diciamo scomode, che raccontano l'ipocrisia occidentale, servono giornalisti liberi, non sottoposti al controllo della politica, che sanno che devono rispondere delle notizie pubblicate, ma liberi da ricatti e censure.

Giornalisti che magari non intrattengono rapporti poco puliti coi servizi segreti, come successo anni fa con un ex giornalista di Repubblica oggi a Il Giornale che nei giorni scorsi si è messo a scrivere proprio dei colleghi di Report e del segreto di stato posto sull'incontro di Renzi con l'ex dirigente del DIS Mancini.

25 ottobre 2022

Presadiretta – la guerra informatica

I banditi digitali rubano alle aziende private quasi 20 miliardi di dollari: rubano i dati e chiedono un riscatto per restituirli alle aziende. Ci sono poi gli attacchi tra gli stati per guerre non convenzionali che Presadiretta ha raccontato in questo servizio.

Come gli attacchi informatici compiuti dagli hacker russi contro l'Ucraina, ben prima del 24 febbraio: “preparatevi al peggio” diceva il messaggio apparso sui pc infetti.

Gli attacchi informatici sono veri e propri attacchi di guerra: si preparano per anni e attaccano le grandi aziende pubbliche e private.

A Campodarsego, in provincia di Padova, al quartiere generale della Carraro un’azienda italiana leader nella progettazione delle macchine agricole, un gruppo sano con 90 anni di storia alle spalle. Ma che ha rischiato di veder interrompere la sua produzione nel giro di una notte, quando tutte le stampanti, nella sede e in tutte le filiali hanno stampato a ripetizione il messaggio con la richiesta del riscatto, per consentire all’azienda di tornare in possesso dei propri dati.

Nel messaggio stampato era scritto “il vostro network è stato attaccato, i vostri dati criptati.” Non solo i computer non potevano lavorare più, anche le linee di produzione erano bloccate: ordini, magazzino, linee di produzione, tutto fermo, l’universo Carraro, il suo fatturato, i suoi 3500 dipendenti erano rimasti vittima di un Ransomware.
Per liberarli la banda di criminali ha chiesto un riscatto: l'azienda aveva pensato addirittura di chiudere, ma alla fine l'azienda ha recuperato i dati da un server esterno.

Altri attacchi hanno colpito Erg, Siae, .. nessuno ammette di aver pagato il riscatto, ma il 70% dei casi portano ad una negoziazione, ci sono esperti che fanno questo lavoro tra le aziende e i cybercriminali.
Per questi criminali si tratta di affari: Stefano Lamonato esporto di criminalità web stima in 20 miliardi all'anno l'economia del ransomware ogni anno.
Presadiretta ha raccontato dell'attacco alla Colonial Pipeline in America, che ha bloccato le pompe: gli attacchi ransomware sono entrati così nell'agenda della nazione più forte al mondo.

Il presidente della Colonial Pipeline ha pagato un riscatto da 4,4 ml di dollari in bitcoin: l'America essendo sede delle aziende più ricche al mondo sono predilette dagli attaccanti. Attacchi che invece risparmiano le aziende russofone.

Nell'ultimo incontro con Putin, Biden aveva chiesto al presidente russo di fermare gli attacchi che rischiavano di mettere in crisi l'economia, ma l'accordo non ha avuto successo.
In Ucraina la polizia informatica è riuscita ad arrestare degli hacker, che lavoravano in un quartiere di russo protetto da una polizia privata, in residenze di lusso.

Sono hacker che provengono da famiglie povere, la loro vita è dedicata ai ransomware, passano notte a controllare il loro sw.
Nonostante la protezione, nel 2021 la polizia informatica ucraina ha arrestato membri di una gang che aveva preso riscatti per milioni di dollari. Ma dove finiscono i soldi, in criptovalute?

Bisognerebbe interrompere la catena che consente ai criminali incassare soldi in criptovalute: come la Suex, una società che incassava proventi da attacchi ransomware e con sede a Mosca, nel quartiere degli affari.

Secondo il giornalista Freelance Mehotra la Russia accoglie i criminali dal mondo, consente la conversione delle criptovalute in denaro, senza farsi troppi problemi sulle generalità.
Come mai la Russia non si muove per arrestare i banditi digitali?

A gennaio mentre centomila soldati russi si ammassavano al confine ucraino e il mondo intero tratteneva il respiro in attesa di un attacco da terra, un’altra missione stava preparando il terreno per le truppe. Sugli schermi dei computer in Ucraina all’improvviso era comparsa la scritta minacciosa: “cittadini ucraini i vostri dati sono pubblici ora, abbiate paura e preparatevi al peggio, per il vostro passato, il vostro presente e il vostro futuro.” Il messaggio compariva su alcuni siti governativi tra cui il ministero degli Esteri, dell’Istruzione, dell’Agricoltura e il Consiglio di Sicurezza e Difesa.

In tutto 70 siti sono finiti offline per alcuni giorni. I giornalisti di Presadiretta sono andati a Kiev al palazzo dove risiede il Cert la principale struttura di difesa ucraina dagli attacchi informatici. In questi uffici si registrano tutti gli attacchi informatici, vengono analizzati e si studiano le tattiche di difesa. Nell’ultimo periodo – racconta un funzionario – abbiamo avuto 550 attacchi gravi, fino al 14 gennaio, apice degli attacchi “uno dei più grandi attacchi informatici degli ultimi anni, ha compromesso molti siti, ha cancellato diversi sistemi e attaccato postazioni governative. Sappiamo che l’attacco viene dalla Russia e dai suoi alleati.”

Dal Cert aggiungono anche che “quello che è successo il 14 gennaio scorso è solo la parte visibile dell’attacco che è iniziato molto prima e la distruzione è parte di una strategia più ampia. Tutte le tattiche usate qui sono state usate anche negli Stati Uniti e anche in Europa. Tutto quello che succede qui oggi, presto potrebbe succedere altrove. L’obiettivo della Russia è destabilizzare la democrazia, la guerra informatica non si fermerà in Ucraina.”

Il 24 febbraio, un’ora prima dell’inizio di questa guerra, un attacco informatico ha messo fuori uso l’azienda Viasat, il fornitore di servizi internet dell’esercito ucraino, di quello americano e di molte aziende europee. È stato l’attacco più potente scattato in questa guerra ed è arrivato a colpite migliaia di apparati (modem, router) in tutta Europa. In Germania 6000 pale eoliche sono state disconnesse dalla rete; in Italia decine di clienti del marchio Big Blue sono rimasti senza internet, ed era solo l’inizio. Da febbraio centinaia di attacchi informatici hanno colpito l’Ucraina e tutta l’Europa: la guerra digitale è già qui.

Ci sono attacchi militari nascosti dietro attacchi di cybercriminali: l'unico modo per proteggersi è tenere aggiornati i nostri sistemi informatici, ogni giorno.
Perché il rischio è che gli hacker possano spegnere tutto il sistema informatico del sistema sanitario, come successo in Irlanda.

Il 13 maggio 2021 era festa in Irlanda, perché il paese stava per mettersi alle spalle la pandemia: ma dopo mezzanotte l'80% dei computer del sistema sanitario si paralizza. Tutti i documenti informatici dei pazienti era sparito, i medici non avevano più i fascicoli sanitari, dovevano decidere quali farmaci somministrare al momento.
Molti pazienti hanno avuto i loro trattamenti sospesi, anche malati di cancro, anche bambini che aspettavano il turno per una loro operazione.

L'attacco è stato fatto dal gruppo di Conti che aveva chiesto 20ml di dollari di riscatto, un reato disgustoso: lo capisce ascoltando la storia di Rose una bambina irlandese nascita con la diagnosi di spina bifida e idrocefalo: ha sempre bisogno di una sedia a rotelle e in posizione eretta perché è a rischio scoliosi. Dopo mesi di attesa Rose avrebbe dovuto subire un intervento delicato nei giorni dell’attacco informatico ma il suo appuntamento è stato cancellato con una mail dove si scriveva “l’attacco ransomware ha avuto un impatto sui servizi e ha aumentato i ritardi nell’erogazione dei trattamenti”.

Oggi, racconta la madre, non abbiamo ancora una data per l’intervento, che è uno di quelli molto invasivi, dovranno rimuovere l’osso da entrambi i femori, rivestire i tendini dei fianchi, delle ginocchia e delle caviglie, dovranno inserire delle placche.

Lo stato di salute di Rose è peggiorato dopo la mancata operazione e dunque ora avrà bisogno di un intervento molto più grande di quello che era previsto all’inizio – racconta la madre che, aggiunge “ora Rose è di nuovo in lista d’attesa e non possiamo fare altro che vederla peggiorare di giorno in giorno e nessuno potrà riparare il danno che le è stato fatto.”

Il presidente dell’associazione dei pazienti irlandesi racconta a Presadiretta che sono stati tanti i casi di operazioni saltate all’ultimo minuto, pazienti con il cancro, problemi cardiaci, bambini che avevano bisogno di una operazione o anche appuntamenti per capire se ci fossero bisogno di ulteriori cure: “un irlandese su tre è in lista di attesa, c’è un aspetto umano in tutta questa vicenda. L’attacco informatico è arrivato e noi non eravamo pronti, ma l’impatto sui pazienti e sulle loro vite è stato enorme.”

Il ministero della salute irlandese ha scoperto che i cybercriminali erano entrati nei sistemi mesi prima. Mesi prima un attacco ransomware aveva attaccato il sistema informatico nella sanità inglese, stesso attacco era avvenuto nella sanità americana: in totale si stima in duemila le morti per effetto di questi attacchi.

In Italia sono stati attaccati i sistemi in diverse ASL: l'80% delle strutture informatiche sono a rischio di un attacco ransomware, e questo rappresenta una opportunità per gli attaccanti.

Nel Lazio il sistema sanitario ha subito un attacco l'agosto del 2021: era stato richiesto un riscatto di 5 ml di euro, per sbloccare i sistemi necessari per la vaccinazione sanitaria.
L'attacco ha rallentato la vaccinazione e bloccato degli esami: dopo un anno le tre indagini non hanno ancora portato ai responsabili, si presuppone che ci sia stato un furto di identità ai danni di un impiegato.
Si sarebbe usato un sistema di phising, dove nella mail erano presenti nomi di colleghi della vittima: un attacco targettizzato, perché i criminali avevano preso di mira l'ASL del Lazio.

L'Agid aveva emanato una direttiva sulla sicurezza, che la regione Lazio non aveva rispettato del tutto. Non era stato fatto un backup offline, un backup scollegato dalla rete e dunque lontano dagli attaccanti. Queste norme erano obbligatorie, ma non erano previste sanzioni.

LazioCrea, la società informatica della regione gestisce i dati della regione: i criminali hanno attaccato i backup, hanno bloccato i sistemi di accesso ai dati, ma non hanno toccato i dati – racconta il direttore della struttura.

Mancava il sistema di autorizzazione a doppio livello, per gli utenti amministrativi, ammette il responsabile, che parla di un costo di 2 ml per il ripristino dei sistemi.

A Brescia, il 31 marzo 2021, i pc del comune si sono bloccati: sono tornati alla carta per poter lavorare, con un rallentamento dei lavori.

Gli attaccanti hanno chiesto 32ml di euro di riscatto, ma alla fine i tecnici hanno ripristinato i dati usando delle cassette di backup in cassaforte. Ma il comune è rimasto fermo per una settimana: alla fine il comune ha speso 1 ml di euro per mettere tutto a nuovo, a livello di postazioni.

Si tratta di una pandemia informatica – raccontano al comune di Brescia – e anche a questa non siamo pronti.

AGID ha analizzato lo stato di salute delle società pubbliche: ci sono amministrazioni che hanno vulnerabilità del 1999, sono venti anni che non aggiornano i sistemi, dunque.
Ma come fanno i comuni piccoli? Al comune di Gonzaga ad esempio devono prendere soldi dai fondi per i servizi sociali per proteggersi dagli attacchi hacker.
Anche a Gonzaga si sono trovati sotto ricatto e gli hacker hanno reso pubblici i loro dati.

L'attacco alla Siae ha reso pubblici i dati di diversi artisti: dati personali e carte di credito.

Dario Baldoni è il presidente dell'agenzia per la sicurezza informatica: dopo l'attacco alla Russia gli attacchi sono aumentati, dobbiamo imparare a difenderci.

La guerra informatica è in corso: l'Albania ha rotto i rapporti con l'Iran accusandolo di aver condotto un attacco informatico.
L'Iran è un paese in rivolta dal 16 settembre, dopo l'uccisione della donna che non aveva indossato il velo in modo corretto, l'Iran che uccide i manifestanti in strada.
L'Iran è una potenza cybernetica mondiale, che usa queste armi informatiche contro i nemici esterni e contro anche gli oppositori interni.

Il 7 settembre 2022 il premier Edi Rama in televisione racconta di un attacco informatico creato dall'Iran, chiedendo l'allontanamento dei diplomatici iraniani.

Il 15 luglio un attacco cybernetico aveva messo fuori uso la maggior parte dei servizi informatici del paese per 4 giorni: gli attaccanti non sono riusciti a distruggere i database, perché i backup erano stati fatti bene.

L'attacco proveniva dall'Iran, racconta il responsabile dell'intelligence di Mandiam: un attacco che parte direttamente dall'intelligence del paese, per tramite di aziende private che fanno il lavoro sporco per i servizi iraniani.

Come mai questo attacco?

L'Iran aveva messo nel suo mirino un gruppo di opposizione che aveva la sua sede vicino Tirana: dopo questo attacco i dati di cittadini albanese sono stati resi pubblici, compresi i dati di poliziotti.
Questa guerra informatica serve alla Russia e all'Iran per destabilizzare paesi europei, in modo che poi siano costretti a fare accordi favorevoli a loro.

L'Albania è un paese Nato: significa che l'Iran è riuscita a mettere in piedi un attacco contro un paese Nato, un avvertimento ad altri paesi dell'alleanza.

L'Iran ha investito sulla guerra informatica perché dopo l'embargo hanno dovuto abbandonare le forme tradizionali di guerra: hanno sviluppato un know how tale da competere con altri paesi europei o occidentali.
L'Iran nel 2009 era stato vittima di un attacco dagli Stati Uniti in cui si distrussero le strutture in cui questo paese arricchiva l'uranio per costruire una bomba.

Le centrifughe furono mandate al massimo della velocità, fino a distruggerle: con un virus si distrussero delle strutture, come un vero e proprio attacco militare.
L'Iran decise di rispondere a questo attacco, andando ad investire denaro e manodopera nelle infrastrutture informatiche, sono stati creati dei gruppi di hacker, che attaccano chiunque critichi la politica del governo.

L'Iran controlla i dati mobili della popolazione, in modo che le persone non possano mobilitarsi e comunicare, sono stati bloccati anche le chat nei videogiochi.

Comunicare dall'estero verso l'Iran è difficile, col blocco di internet: le persone che protestano o che vivono nelle zone di protesta sono tracciate, controllate, minacciate.

Le guerre informatiche sono state prese in seria considerazione dalla Nato: sono state inserite nell'articolo 5 dell'accordo tra i paesi membri, tra le clausole che fanno scattare una risposta dalla Nato.

Presadiretta ha raccontato quello che è successo in Germania, con la spy story che ha coinvolto il capo dell’Agenzia federale tedesca per la sicurezza informatica accusato di aver avuto contatti con i servizi segreti russi.

Un conduttore satirico il 7 ottobre aveva accusato il presidente dell'agenzia federale sulla sicurezza informatica di avere rapporti opachi con i servizi russi: dopo questo servizio il suo incarico gli è stato revocato.
Nel 2012 aveva fondato una associazione chiamata “consiglio di sicurezza dell'informatica della Germania”, con sede a Berlino: era una associazione privata che consigliava alle aziende le strategie di sicurezza. Ma, come hanno scoperto i giornalisti di ARD, dentro questa associazione c'erano società e persone collegate ai servizi russi.
Si parla della Protelion, società fondata da un ex membro del KGB.

Negli ultimi anni la Germania ha subito diversi attacchi, culminati all'attacco nel 2022 che ha bloccato le turbine delle pale eoliche e con l'attacco ai sistemi della rete ferroviaria.
La Russia è interessata a capire qual è la posizione della Germania, sono in grado di bloccare i servizi informatici del paese, perché ci sono troppe reti da gestire.

La guerra della disinformazione

C'è poi la guerra della disinformazione: quello che sta succedendo in Ucraina è coperto da ua fitta nebbia, chiamata disinformazione, che non fa comprendere cosa stia veramente succedendo sul campo.

A Bucha la televisione russa ha messo in dubbio il massacro di civili ad opera dei soldati russi: era solo una montatura dei media occidentali. Attraverso i canali telegram la televisione russa parla di morti spostati, di finti morti: era infowar, una parte della guerra ibrida portata avanti dai russi e portata avanti dalla propaganda russa per impedire che all'Ucraina arrivino fondi di auto.

C'è Russia Today, Sputnik, che da marzo 2022 sono bloccati in Europa. E poi c'è Telegramm oggi in Russia principale voce della propaganda del Cremlino.
In Russia la libertà di stampa non esiste, basta vedere i risultati delle ricerche fatte su Yandex, il motore di ricerca russo.
C'è poi l'esercito dei troll, finti account pagati per inondare la rete di notizie false: Presadiretta ha raccolto la testimonianza di Eva Savchiuk, che aveva lavorato a San Pietroburgo in una azienda moscovita di notizie false che aveva contribuito a far eleggere Trump.

Una delle notizie false fatte circolare era quella dei laboratori americani sotto l'acciaieria Azovstal: erano biolaboratori inventati dalla propaganda russa.

C'è poi la propaganda ucraina che si appoggia alla retorica dell'eroismo dell'esercito.

Newsguard certifica le notizie che circolano in rete, sfatando notizie false come quella del jet ucraino che avrebbe abbattuto caccia russi nel primo giorno di guerra.
Molta disinformazione viaggia anche sui social, racconta la giornalista Giulia Pozzi: la disinformazione è un business, perché attira persone che poi rimangono collegati ai social, come Tik Tok.

Come si muove la disinformazione? Sui social cerchiamo le informazioni che più ci piacciono, dunque rimaniamo chiusi in una bolla, ci si polarizza e si rafforzano le informazioni che già avevamo. È lo stesso processo visto con la pandemia e con i vaccini.

Il professor Van Der Linden ha raccontato di come funziona la disinformazione: serve avere una mente aperta, non bisogna fermarsi al proprio punto di vista, esercitare un pensiero critico, non rimanere chiusi nella propria tribù.

Smontare le bufale a posteriori non serve, perché oramai ha trovato spazio nel nostro cervello.

La nuova frontiera della propaganda sono però i Deep Fake, i video sintetici falsi, come quello di Zelensky: per riconoscere questi video si usano gli strumenti dell'intelligenza artificiale, per comprendere se un video è manipolato o meno, usando i dati biometrici.

Al progetto sta lavorando l'agenzia del Pentagono Darpa ma anche la nostra università Federico II: ogni svolta che si sviluppa un detector, la tecnologia potrebbe evolvere e costringerci a rincorrere ancora una volta chi ha creato questi deep fake.

Per questo è importante conoscere le fonti delle nostre informazioni, quello che ha fatto Julian Assange che con Wikileaks ha pubblicato documenti classificati, usati poi da giornali nel mondo per raccontare la guerra sporca in Iraq e Afghanistan.

Oppure sui rapporti tra Silvio Berlusconi e Putin: Hillary Clinton chiedeva di indagare su questi rapporti opachi, ben prima della lettera dolce e dello scambio di bottiglie di Lambrusco col presidente russo.

La vicinanza tra Berlusconi e Putin è di vecchia data ed è legata al traffico del gas russo: a Sochi sul mar Nero Putin e Berlusconi pianificano l'ampliamento del gasdotto che tagliava fuori l'Ucraina, il south stream. Berlusconi lodava il progetto e Putin: questo aveva preoccupato i diplomatici americani, come riportano i cablo poi rivelati da Assange.
Gli ambasciatori condividono le loro preoccupazioni con Washington: nel 2010 il segretario di Stato Clinton chiede ai suoi diplomatici di indagare sugli affari di Berlusconi, per capire le sue posizioni e quelle di Eni, le politiche energetiche italiane per capire fossero influenzate dalla Russia. Si temeva che la Russia volesse stringere in una morsa l'Europa col suo gas, come ce ne siamo accorti troppo tardi con la guerra in Ucraina.

I cavalli di Troia di questa dipendenza in Europa sono stati Italia a Germania: con troppo ritardo abbiamo compreso che dovevamo uscire dalla dipendenza di gas e carbone (e petrolio), per passare alle energie rinnovabili.

Anche perché abbiamo degli obblighi, con l'Europa, sulla diminuzione delle emissioni.

Tutti argomenti, compresa la guerra in Ucraina, che Presadiretta continuerà a monitorare. Perché l'anomalia in questo momento è la guerra, non la pace.

08 gennaio 2020

Azione e reazione

Ad una azione corrisponde una reazione uguale e contraria.
Al drone di Trump, l'Iran risponde coi missili sulle basi americane in Iraq.
Ogni missile significa morte, distruzione, soldi.
Miliardi di dollari americani che arricchiscono l'industria delle armi e che non rendono più sicuri i cittadini americani.

Se questa escalation dovesse andare avanti, non importa chi avrà iniziato, ma chi ci finirà di mezzo.
E in mezzo ci siamo anche noi, che dovremo forse dare il contributo per una guerra di cui nessuno ci aveva avvisato.

Noi che dell'Iran siamo pure partner commerciale (come anche dell'Arabia).
Perché alla fine quello che conta sono gli affari: vi siete chiesti come mai questo proliferare di telecamere, con tanto di sw per l'identificazione dei sospettati?

Pensare ad un futuro diverso, in cui potremo chiamare dittatori e buffoni quelli che oggi sono considerati i potenti della terra è forse utopistico.
Ma è meglio dei cinici che ci stanno conducendo alla guerra a suon di parata (e che ci raccontano che poi i soldi per scuole, sanità e assistenza non ci sono). 

06 gennaio 2020

Cronache dell'epifania

La crisi in medio oriente, le morti sul lavoro, le polemiche attorno alla scelta di revocare la concessione ad Atlantia, le polemiche attorno alla riforma della prescrizione, le minacce di Italia Viva (di lotta e di governo come il vecchio Bertinotti) contro il suo stesso governo.

Sono tanti gli spunti su cui parlare: come faremo a portare avanti una missione europea (quella invocata da Conte nell'intervista a Repubblica) se nemmeno esiste una politica estera europea? Teniamo in piedi la concessione ai Benetton fino a quando? Fino alla fine del processo in Cassazione? Fino al prossimo incidente? 
Le morti sul lavoro: solo in Lombardia (la regione locomotiva, traino del PIL, etc etc) ci sono stati 67 morti, alcuni dei quali in età prossima alla pensione che ancora eseguivano lavori pesanti.
Sono morti per fatalità o perché oggi fare formazione è un costo da tagliare - come dice la ricetta degli economisti, gli stessi che rinfacciano ai lavoratori italiani scarsa produttività?

Il totem della prescrizione: a sentire le voci critiche sulla riforma Bonafede, dopo l'Italia, solo la Grecia rimane come baluardo della civiltà in Europa.
Ho letto l'intervista a Pisapia su Repubblica: ci sono i diritti degli imputati e ci sono anche quelli delle vittime.
Il blocco della prescrizione potrebbe non rendere più veloci i processi (che hanno tempi lunghi già oggi), vero: Pisapia fa una serie di proposte, per esempio promuovere i riti alternativi, aumentare l'organico della magistratura (proposte che lo vedrebbero d'accordo anche con Caselli, tra l'altro).
Domanda: c'è qualche partito che sta portando avanti queste proposte? 
Perché io vedo solo una voglia di lasciare le cose come stanno, su concessioni, lavoro e sicurezza e giustizia.

Oggi però non si può non ricordare l'omicidio di Piersanti Mattarella, ucciso a Palermo il giorno dell'epifania del 1980.
Delitto per convergenza di interessi, mafiosi e poitici, per tenere la Sicilia ferma, immobile, con gli appalti in mano alle aziende mafiose, come ricorda Barbacetto nel suo articolo.
Articolo che ci ricorda come, il sette volte presidente del Consiglio Andreotti, dopo l'omicidio del collega di partito Mattarella, andò in Sicilia a parlare coi due boss, Bontade e Inzerillo. Come se fosse un incontro d'affari in cui qualcosa è andato storto.
Ne parlò il pentito Francesco Marino Mannoia

Bontade mi disse che Andreotti era venuto per sapere il perchè dell' omicidio Mattarella e lui gli aveva risposto: ' Ma non lo avete ancora capito che qui comandiamo noi e se non cambierete atteggiamento vi leveremo tutti i voti e non solo quelli della Sicilia, ma anche quelli della Calabria e dell' Italia meridionale?'

05 gennaio 2020

Come si è arrivati agli Ayatollah (la storia insegna)





Ieri sera, sull'eco delle notizie provenienti dall'Iran e dal Medio Oriente, mi son visto il film di Ben Affleck Argo: il racconto dell'esfiltrazione dei sei membri dell'ambasciata americana a Teheran che, nel novembre 1979 riuscirono a fuggire dal compound e a trovare rifugio a casa dell'ambasciatore canadese.

Tralasciando per un momento la storia, vera, ad inizio film il regista ha voluto raccontare il come si è arrivati alla rivoluzione komeinista del 1979: governato per secoli dagli Scià, nel 1950 il popolo iraniano elesse Mossadeq un democratico laico, come primo ministro.
Il suo governo nazionalizzò le holding britanniche e statunitensi: nel 1953 gli Stati Uniti (amministrazione Eisenhower) e la Gran Bretagna organizzarono un colpo di Stato e portarono al governo lo scià Reza Pahlavi .

Lo scià e sua moglie vivevano nel lusso e sul loro stile di vita sorsero pure delle leggende: pare che la moglie facesse il bagno nel latte, come Poppea e che lui si facesse portare il pranzo ogni giorno da Parigi con un Concorde.

Non sono leggenda le torture della polizia politica, le persone uccise nel silenzio delle prigioni di stato.
E nemmeno la povertà in cui viveva parte del paese.
Fino alla rivoluzione di Khomeini, che portò il paese indietro di secoli, come diritti civili e libertà.
Le prigioni di stato (e l'attività della polizia politica) non rimasero vuote, però.

Ecco a cosa serve la storia, a far capire agli stolti che pensano che sia tutto un gioco, quali sono gli effetti della politica dei colpi di stato e dell'appoggio alle dittature (militari o non) amiche.
Penso a Gheddafi, amico nostro fino alle primavere arabe.
Penso ad Al Sisi, cui chiediamo con finta ingenuità, di aiutarci a capire chi ha ucciso il nostro Giulio Regeni.

Dallo scià, amico dei governi occidentali, siamo arrivati all'odio verso gli americani.
La storia insegna, bisognerebbe studiarla però.

03 gennaio 2020

Armatevi e partite

Dove sono i sovranisti adesso che ne abbiamo bisogno?
Hanno già preparato armi e bagagli per la prossima guerra scatenata in risposta al raid americano ordinato da Trump in Iran?
Il primo a partire deve essere l'ex ministro Salvini, che ha pure ringraziato Trump per aver eliminato uno degli uomini più pericolosi al mondo, il generale Sulemaini.

Visto cosa succede ad affidare ai buffoni il comando di una nazione?

23 febbraio 2019

La Volpe, di Frederick Forsyth



Nessuno li vide. E nessuno li sentì. Come da copione.I soldati delle Forze Speciali, in uniformi total black, avanzarono furtivi nelle tenebre diretti alla casa che rappresentava il loro obiettivo.Nella maggior parte dei centri abitati c’è sempre un po’ di luce, anche nel cuore della notte, ma lì si trovavano alla periferia di una città inglese di provincia e l’intera illuminazione pubblica veniva spenta intorno all’una. Non c’era neppure una lampadina accesa a infrangere l’oscurità. Quella era l’ora più buia, le due del mattino.Una volpe solitaria rimase a guardarli mentre passavano ma l’istinto le suggerì di non interferire con quei compagni predatori.Sulla strada incontrarono soltanto due esseri umani, entrambi a piedi, entrambi ubriachi dopo aver fatto baldoria fino a tardi con gli amici. I soldati si appiattirono rapidi tra i cespugli, mimetizzandosi completamente, finché quei tizi non si allontanarono a passo incerto verso le loro abitazioni.  

Cosa ci fanno dei soldati delle forze speciali inglesi e americane, in una cittadina della periferia londinese? A quale pericoloso terrorista stanno dando la caccia? Qual è la minaccia che devono sventare?
Per scoprirlo, Frederick Forsyth parte da un po' più lontano, da quel 11 settembre che ha cambiato per sempre la percezione del terrorismo che avevamo nel mondo occidentale.
Dall'11 settembre la spesa per la sicurezza per la raccolta dei dati (da tutte le possibili fonti) nei paesi occidentali è esplosa come anche è esplosa la massa di dati custoditi, non più archivi cartacei, ma in enormi data center con supercomputer e protetti da firewall sofisticati.

Si pensa che il defezionista e traditore Edward Snowden, fuggito a Mosca, abbia portato con sé più di un milione e mezzo di rapporti su una chiavetta abbastanza piccola da poter essere inserita nell’ano prima dei controlli alla frontiera. “Ai nostri tempi”, come direbbero i veterani, ci sarebbe voluta una colonna di camion, e una colonna di camion che esce da un cancello difficilmente passa inosservata.

Le battaglie della nuova guerra fredda, tra paesi occidentali e Russia, Iran o Corea, si combattono con armi diverse: si parla di cyberterrorismo, di virus e malware usati come armi per distruggere i sistemi informativi dei paesi nemici, per rubare dei dati o peggio ancora. In un mondo governato da computer, dove la gestione di ospedali, reti elettriche, strutture militari è in mano ad algoritmi e non più a persone, intrufolarsi in un sistema informatico può essere estremamente pericoloso.
Ecco perché gli americani si sono allertati dopo essersi accorti che qualcuno era entrato nella struttura super segreta e super controllata di Fort Meade, il fortino della NSA, l'agenzia di sicurezza americana.
Un hacker abilissimo, se è riuscito a penetrare i loro firewall, ma anche uno strano hacker: non solo non ha lasciato tracce dietro di sé, ma non ha nemmeno portato via nulla.
Un hacker che viene rintracciato in Inghilterra grazie al lavoro del Government Communication HeadQuarters, l'agenzia inglese per la sicurezza dove lavora il dottor Hendricks

Anche le volpi commettono errori. Non molti, giusto uno ogni tanto. Quella che Hendricks aveva individuato era una parte di un IP che completava l’impronta parziale scoperta nel database degli alleati. Insieme le due metà formavano un intero. Seguirono quella pista e, con grande imbarazzo dei rappresentanti britannici, scoprirono che portava in Inghilterra.Per gli americani si trattava della prova che il Regno Unito aveva subito un qualche tipo di intrusione a opera di sabotatori stranieri incredibilmente preparati, forse mercenari che operavano per conto di un governo ostile, verosimilmente armati. Occorreva quindi compiere un’irruzione in forze.I britannici, invece, visto che l’hacker sembrava risiedere in una casetta di un tranquillo quartiere di periferia di Luton, nella contea di Bedfordshire

Questo spiega l'azione dei commando e anche la telefonata del primo ministro Marjory Graham al suo consigliere per la sicurezza, un ex parà ma soprattutto ex agente dell'MI6, Adrian Weston.
Una vita passata a combattere i servizi segreti russi, il KGB nei paesi oltre la Cortina di Ferro affinché si occupasse della caccia a questo hacker abilissimo, chiamato “La volpe”.
Ma quando i soldati delle forze speciali fanno irruzione nella casa di Luton si trovano davanti una sorpresa:
Non trovarono stranieri, né mercenari o killer. Soltanto una famiglia di quattro persone che dormivano pesantemente. Un commercialista, già identificato come Harold Jennings, sua moglie Sue, e i suoi due figli, Luke di diciotto anni e Marcus di tredici. 
Per questo alle tre del mattino il sergente del SAS aveva pronunciato stupefatto la frase: «Non crederete mai...».

La Volpe è in realtà un ragazzo di diciotto anni con problemi di autismo, incapace di comunicare col mondo esterno ma abilissimo nel muoversi all'interno della rete.
Che fare ora di questo ragazzo? Sbatterlo in cella per tutta la vita come vorrebbe l'irascibile inquilino della Casa Bianca, col rischio di infilarsi in una causa decennale per lo scontro con gli avvocati della difesa?
Ad Adrian Weston viene in mente una soluzione congeniale per tutti: usare le abilità di Luke per controbattere agli attacchi informatici dei nemici dell'Inghilterra, perché la “guerra fredda” non è mai finita, si è solo interrotta dopo gli anni di Gorbaciov.

In Russia per esempio c'è un presidente, un ex agente dagli occhi di ghiaccio, un passato nei servizi russi, cresciuto all'ombra di Eltsin che ha basato il suo potere sul controllo della polizia, degli oligarchi che possiedono le ricchezze del paese e alla mafia russa.
Mentre Eltsin sprofondava sempre di più nel suo stupore alcolico, notò nella sua ombra un ex bullo della polizia segreta, un piccoletto dagli occhi gelidi che nutriva un'insana passione per foto omoerotiche di sé stesso

L'Iran degli Ayatollah, che ha preso in giro l'occidente promettendo che avrebbe smantellato il suo programma nucleare.

E poi la Corea del nord, il paese governato, anzi, mal governato dalla dinastia dei Kim, dove dietro l'apparenza di felicità, di pulizia, si nasconde una profonda povertà che l'occidente non può vedere.
Alla base della sconcertante docilità dei nordcoreani c'era la totale ignoranza di quanto accadeva nel mondo esterno. L'isolamento del paese da qualunque cosa era, a suo dire, totale. Non avevano radio da cui ascoltare trasmissioni straniere, né TV, né IPAD. Dal mattino alla sera e dalla sera al mattino erano bombardati dalla propaganda filogovernativa.

Sir Adrian decide di trasformare Luke in una nuova arma al servizio di sua maestà, per un'operazione dal nome “Cavallo di Troia”, scelta paradossale poiché ricorda le gesta dell'astuto Ulisse, per una sfida in cui si affrontano le più moderne tecnologie informatiche.

Luke e la sua famiglia vengono trasferiti in una casa di campagna, lontano da occhi indiscreti: qui potrà usare la sua abilità nel violare le difese informatiche per sfidare questi paesi, Russia, Iran e Corea appunto. Ma sarà una sfida pericolosa: dall'altra parte della Cortina c'è un altro uomo, anche lui cresciuto negli anni della guerra fredda a dar la caccia alle spie, a capo del servizio russo estero, SRV, erede del vecchio KGB.
Si chiama Yevgeni Krilov: quella tra Krilov e Winston sarà una vera e propria partita a scacchi, dove ogni mossa deve essere preparata bene, pensando alle strategie dell'avversario, cercando di immedesimarsi nell'altra persona.
Una sfida che lascerà dietro anche una serie di cadaveri: perché il presidente russo è stato categorico, quell'arma, quel ragazzo a cui nessun codice d'accesso sembra resistere, deve morire.
«Cosa vuole?» chiese Krilov alla figura incorniciata alla finestra.L'uomo si voltò, attraversò la stanza a grandi passi e posò le mani sulle spalle della spia seduca che, alzando lo sguardo, incrociò quei due occhi gelidi e furenti.«Voglio che finisca, Yevgeni Sergeivich, voglio che finisca. Non mi interessa come fai, di chi ti servi. E' la tua ultima occasione. L'ultima.»Krilov aveva ricevuto i suoi ordini. E anche l'ultimatum.

Anche in quest'ultimo romanzo, Forsyth si dimostra il maestro del genere spy thriller: possiamo leggere “La Volpe” come un romanzo di cappa e spada, di ricatti, spie, azioni di commando e sabotaggi.
Ma ci sono tanti rimandi all'attualità che fanno sorgere tante domande, sulle guerre sotterranee che avvengono nel mondo d'oggi e di cui non siamo a conoscenza.
Oppure di cui conosciamo la punta dell'Iceberg.
L'avvelenamento dell'ex spia Skripal.
L'abbattimento dell'aereo Malese sui cieli dell'Ucraina nel 2014.

Forsyth ci racconta anche delle fragilità delle dittature, in cui prima o poi si arriva al “momento Ceausescu”; e della corrispettiva fragilità delle democrazie, vulnerabili ai ricatti energetici (nel romanzo si parla dei gasdotti russi usati per condizionare le economie dei paesi occidentali), agli attacchi della cyber guerra.
All'insana passione che abbiamo, noi occidentali, per le dittature, dimenticandoci degli errori che Francia e Inghilterra commisero negli anni '30 quando sottovalutarono quel cancelliere tedesco coi baffetti.

Altri spunti
- La guerra al cyberterrorismo

La scheda del libro sul sito di Mondadori
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

09 novembre 2011

La guerra in Iran


Hanno addirittura già previsto quanti morti ci sarebbero nel caso di un vombardamento delle postazioni industriali in Iran da parte di Israele, per bloccare lo sviluppo atomico. Denunciato dal rapporto dell'Aiea.

Significa che i piano per una guerra sono in fase avanzata. Il modo migliore per mantenere in sella per altri anni uno come Ahmadinejad.

10 febbraio 2010

Via Roma in Iran

Di tutte le reazioni a quanto sta accadendo in Iran (la manifestazione dei "basiji" attorno all'ambasciata d'Italia a Teheran), a seguito delle dichiarazioni di Berlusconi, mi ha colpito soprattutto l'intervista al sottosegretario agli esteri Lamberto Dini, in puro stile real politik all'italiana (la potete ascoltare sul podcast di Radio popolare, che fa il paio con questa vecchia altra intervista).
Cosa dice? Si allo stop di nuovi contratti, in Iran; ma non abbandoniamo del tutto quel paese, altrimenti altre nazioni come la Germania potrebbero prendere il nostro posto. Serve una presa di posizione unitaria, contro il regime iraniano, di tutti i paesi europei.
Gli affari (come quelli dell'Eni) prima di tutto.