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08 marzo 2015

La promessa mancata della spending review

Forse l'utilizzo della formula inglese avrebbe già dovuto farci pensare: perché spending review e non revisione della spesa? Forse perché l'inglesismo riempie la bocca a prescindere dai contenuti che mettiamo dentro?

Sono anni che sentiamo parlare di spending review, come anche dei costi della politica da tagliare: le auto blu (quelle finite su Ebay), i voli di stato (quelli che solo Prodi ha cercato di diminuire), gli affitti d'oro dei palazzi, le diarie, i rimborsi …
C'è un altro pezzo di spesa pubblica che non riguarda solo la politica romana ma impatta sulle amministrazioni locali: sono le società partecipate o di proprietà di comuni e regioni che in questi anni sono state al centro di inchieste giudiziarie.
Parliamo della società dei trasporti di Roma, in cui l'ex sindaco Alemanno aveva intruppato i propri amici e parenti degli amici.
Parliamo delle partecipate che sono state al centro dell'inchiesta mafia capitale, quelle controllate dagli uomini di Massimo Carminati (er cecato), quelle che lavoravano con le cooperative rosse di Buzzi. Altro personaggio pubblico finito nella maxi retata dei Ros del 2 dicembre 2014.
Era anche lui uno dei personaggi del mondo di mezzo, dove si incontravano la politica dei palazzi e il mondo della criminalità organizzata, dell'estrema destra, impreditori senza scrupoli:
“Ci sta un mondo…”, dice Carminati, “un mondo in mezzo in cui tutti si incontrano e dici cazzo come è possibile … che ne so che un domani io posso stare a cena con Berlusconi… cazzo è impossibile... capito come idea?... il mondo di mezzo è quello invece dove tutto si incontra… le persone di un certo tipo… di qualunque cosa... si incontrano tutti là... tu stai lì... ma non per una questione di ceto… per una questione di merito, no? ...allora nel mezzo, anche la persona che sta nel sovramondo ha interesse che qualcuno del sottomondo gli faccia delle cose che non le può fare nessuno… e tutto si mischia”.

Parliamo di Milano, con gli alloggi del Pio Albergo Trivulzio dati a politici e vip vicini alla vecchia maggioranza di centrodestra (ma qui viveva anche la compagna dell'attuale sindaco Pisapia).

Sempre in regione Lombardia, parliamo della società che gestisce le case pubbliche in regione Lombardia, dove fino a poco tempo fa lavorava l'assessore Zampetti, eletto con voti della ndrangheta (e che in Aler aveva fatto assumere la nipote del boss).
Che in regione Lombardia è ben dentro il sistema imprenditoriale,riuscendo a fare affari con la cosa pubblica:

Osnato (candidato Pdl in regione ) è ben conosciuto anche da Iannuzzi (altro consigliere PDL a Trezzano) e Iorio (imprenditore lombardo considerato un lobbysta della ‘Ndrangheta), i due della Kreiamo poi finiti in galera. In un’intercettazione dopo le elezioni del 2008, il primo dice al secondo, riferendosi proprio a Osnato: “Quando lo vado a trovare, prepariamo un elenco di tutti i vari comuni dove noi abbiamo portato dei voti, così li vanno a verificare. E poi andiamo da lui con la lista della spesa”. Osnato è anche consigliere dell’Aler, l’ente che gestisce le case popolari di Milano. In questa veste è indagato per turbativa d’asta e corruzione. In un’intercettazione, Iannuzzi dice a Iorio, sempre riferendosi a Osnato: “Mi ha chiamato ieri Marco e mi ha detto: Michele, guardi che l’hanno chiamata dei miei collaboratori perché ci sono dei lavori all’Aler”.
Parliamo di Bologna e dei dirigenti con tessera PD finiti nel CDA di Hera (di cui si è occupata un'inchiesta di Report).

Con che criteri vengono scelti in manager e i consiglieri di Hera? Con la tessera politica, sembra.Molti sono ex trombati della politica, che hanno avuto incarichi nel Partito democratico.
Danilo Manfredi, scelto dal sindaco di Ravenna. 6 righe di cv. Ma basta la passione. Era segretario del PD. Trombato alle elezioni, viene nominato nel cda di Hera.Forte Clò. Insegnante e poi assessore a Bologna, nel consiglio delle regioni d'Europa.Giorgia Gagliardi, ex consigliere PD. Candidatura dal sindaco di Cesena. “Dia a Giorgia una possibilità di lavorare” diceva al giornalista il sindaco Lucchi.Stefano Manara, presidente di Imola Gru, Scr, per servizi di fotocopiatura, amministratore di condomini.Quando queste cose le faceva Berlusconi ….La realtà è che Hera spa controlla 50 consigli di amministrazione, circa 260 poltrone per nominati senza nessuna procedura pubblica, con una scelta fatta dal sistema dei partiti, una lottizzazione per le nomine delle società.Sono manager che guadagnano tanto: non in base alle capacità, ma per atti di fede al partito?
Hera è una multiutility di successo: ha distribuito utili per 1 miliardo, ma il debito è aumentato senza controllo. Da 140 ml di euro nel 2002, oggi nel 2013 il debito è 3,2 miliardi.Distribuisce dividenti ai soci dei comuni, ma si indebita. Un privato non potrebbe farlo.Presidente è Tommaso di Vigliano, che guadagna 490mila euro, 1500 euro al giorno. E il suo stipendio non è toccato dalle sforbiciate di Renzi.

Sempre Report aveva raccontato il sistema parentale dentro l'ACI di Milano.

Parliamo delle spese pazze del comune di Parma, durante gli anni dell'amministrazione del centrodestra: un sistema clientelare con spese per opere poco utili per i cittadini che hanno mandato il comune quasi in bancarotta.

È lo scandalo di cui ha parlato Valerio Varesi nel suo ultimo noir “La strategia della lucertola”:
Ma cos’è questo contesto a Parma?“Prima di tutto sono i parmigiani, che fingono di non conoscere il passato della persone che votano e si fanno abbindolare dal primo pifferaio. Parma si è illusa di vivere spendendo e spandendo. Si costruivano opere inutili, ma andava bene, tutti contenti perché si gratificava l’ego, accumulando debiti su debiti. Ora per la città si profilano 15-20 anni di decadenza. Abbiamo avuto a livello locale una classe politica scandalosa, anche confrontandola con le città vicine. Nessuno è riuscito a spiccare oltre i Paolotti. Prendiamo la stazione medio-padana, doveva arrivare a Parma, si litigò, e oggi è finita a Reggio. Bologna, con Eataly sta costruendo Fico, la vetrina dell’agroalimentare, malgrado Parma abbia tante eccellenze. Tutte occasioni mancate”.
A Torino, per fare cassa, di dovranno vedere i ben di famiglia:
Torino, male la “svendita” del Comune: rischio buco da 280 milioni nel 2012Le aste per cedere le società partecipate vanno peggio del previsto e per l'amministrazione Fassino sarà difficile chiudere il 2012 in pareggio. E le possibili sanzioni per lo sforamento del patto di stabilità aggraverebbero la voragine da 3,3 miliardi che grava sulle finanze dell'ente.
Da nord a sud, quello delle partecipate è un capitolo di spesa non controllato che divora risorse senza dare al cittadino i servizi che si aspetta.

Un sistema in cui piazzare, con ruoli dirigenziali, i trombati e i riciclati della politica, che dovrebbero occuparsi poi di trasporti pubblici, di raccolta dei rifiuti, di gestione delle case.

Il dossier di Carlo Cottarelli si doveva occupare proprio di questo: il manager assunto da Enrico Letta aveva stilato una lista di queste società (molte della quali in perdita) da tagliare.
Un taglio che avrebbe dovuto far risparmiare alle nostre casse mezzo miliardo:
"Nel 2015 mezzo miliardo di risparmi dalle partecipate"Secondo il Commissario alla spending review, in un anno il totale di 8mila società può essere ridotto di 2mila. "Nel giro di 3-4 anni si possono ridurre le partecipate fino a mille". Nella legge di Stabilità andranno le norme ad hoc. Invito ad alzare i biglietti dei mezzi pubblici. Mef: fabbisogno in calo a 7,5 miliardi ad agosto.

Che fine ha fatto il suo dossier dopo che il commissario è stato gentilmente messo alla porta? Dopo il patto del nazareno, il dossier Cottarelli è il segreto meglio custodito dell'era renziana (che ora forse verranno resi pubblici, dice Padoan: che fine ha fatto la spending review?
“razionalizzazione delle partecipate locali, con l’obiettivo di ridurle da 8mila a 1.000 in tre anni“, permetterà secondo Cottarelli di ottenere “a regime un risparmio di 2-3 miliardi. I costi amministrativi sono di circa mezzo miliardo l’anno per la quota pubblica e circa 300 milioni potrebbero essere risparmiati con una riduzione del numero delle partecipazioni”. Ma “è difficile una stima corretta perché non è del tutto conosciuta la dimensione delle inefficienze“.

Di spending review e delle partecipate pubbliche si occuperà l'inchiesta di questa sera di Presa diretta.
La scheda della puntata: Spending review
A PRESADIRETTA un’inchiesta che racconta la difficilissima impresa di risparmiare sui conti pubblici. Si chiama Spending Review ed è l’impegno più gravoso che ogni governo deve affrontare.
Guarda il promo.Carlo Cottarelli ne è stato protagonista in qualità di Commissario alla Revisione della Spesa. Al centro del suo piano c’era un taglio massiccio delle Partecipate pubbliche, in alcuni casi delle vere e proprie voragini mangia soldi. Lui voleva ridurle da ottomila a settemila per risparmiare tre miliardi.Come è andata a finire?Le telecamere di PRESADIRETTA hanno fatto un viaggio tra le Partecipate che, nonostante tutto, sono ancora lì, Eur Spa, famosa per il coinvolgimento di alcuni suoi dirigenti nello scandalo Mafia Capitale, la Marco Polo, la storia di Mozzate, il Comune andato in rosso per colpa delle sue Partecipate.In questa puntata, PRESADIRETTA è tornata a occuparsi di Sblocca Italia, parlando delle novità della legge sui rifiuti.Possono davvero convivere inceneritori e raccolta differenziata?In un viaggio dal sud al nord, da Palermo dove la differenziata è al 10%, a Parma dove raggiunge il 70% fin dentro il termovalorizzatore di Torino.A PRESADIRETTA un viaggio attraverso la spesa pubblica per capire dove finiscono i nostri soldi.
“SPENDING REVIEW” è un racconto di Riccardo Iacona con Vincenzo Guerrizio, Danilo Procaccianti  

01 agosto 2012

Cosa c'entra Federcongressi con la spending review?

A protestare contro la decisione, presa dentro il dl di spending review, di indicare sulla ricetta il principio e non più il farmaco ("griffato"), non solo c'è Federfarma (ed è comprensibile), ma anche FederCongressi:
"La spending review danneggia l'industria congressuale e l'industria farmaceutica, che non investirà più in formazione".
Si fa riferimento ai congressi, in luoghi di villeggiatura, dove le aziende farmaceutiche "informano" i medici delle novità.
Niente farmaci griffati? E allora niente congressi, viene da dire (pensando male).
La spending review ammazza il "Turismo Congressuale". E chi se lo aspettava?

10 luglio 2012

Irresponsabili

Criticare le azioni del governo fa male al paese, fa crescere lo spread, crea sfiducia nei mercati che non si fidano più nelle riforme del governo tecnico.
Governo che non ha escluso, a differenza di Paganini, una sua ripetizione post elezioni 2013: la grande alleanza per la "responsabilità".
Forse anche io, con questo blog da strapazzo, ho contribuito al declino del paese, avendo dubitato degli effetti positivi di questa manovra chiamata "spending review". Manovra che taglia 7000 posti letti, ma che non affronta alcuni dei problemi della sanità italiana: come certi aspetti su convenzioni e rimborsi di cui aveva parlato Report nella puntata "La convezione"

"Tema della puntata,  gli imprenditori privati nel settore della sanità. Poiché parliamo di un settore che si spartisce una torta di 20 miliardi di euro, di un settore delicato (trattandosi della nostra salute), si capisce l'importanza di conoscere chi siano queste persone.

Non tutti questi imprenditori si sono lasciati intervistare, è questo è un brutto segnale. Scarsa trasparenza, opacità nelle informazioni, nei bilanci, nei conti, in Italia si accompagnano poi a situazioni di interesse penale. Come poi ci racconta la cronaca: dal Santa Rita di Milano, alla sanità pugliese.
Il 70% della spesa regionale finisce nella sanità e, secondo le intenzioni del governo (quale che sia il colore), il peso dei privati per assistenze e cure specialistiche è destinato a crescere.
Dall'inchiesta di Alberto Nerazzini, emerge un quadro abbastanza preoccupante. Nella sanità private c'è anche, è vero, delle punte di eccellenza, slanci di passione, ma esistono anche rapporti poco trasparenti con la politica, conflitti di interessi (come per l'ex assessore Tedesco in Puglia)."
(così come non si affrontano problemi legati alle infiltrazione della criminalità nella sanità regionale).
Bastava consultare la Gabanelli e Nerazzini per fare questa spending review sulla sanità, senza scomodare Bondi.
Ma forse anche Report fa parte della truppa degli irresponsabili che tramano contro il bene del paese e contribuiscono al crescere dello spread.

Guardiamo l'andamento di questo indicatore (da il fatto quotidiano):

si vede come l'andamento cresca dopo marzo 2012, le parole di Squinzi c'entrano poco. Forse, è semplicemente finita la luna di miele tra i tecnici e i mercati.

A proposito di spending review, gli avvocati si sono già mossi per ostacolare la chiusura delle sedi giudiziarie di periferia.
E Federmarma ha annunciato uno sciopero per il 26 luglio.
Vediamo come andrà a finire, se a pagare saranno sempre i soliti noti....

Update: la legge anticorruzione va su un binario morto, mentre ritorna l'urgenza di una legge (bavaglio) sulle intercettazioni.
"la riforma è difficile, ma va fatta" ...

06 luglio 2012

Finalmente

Il suppostino della spending review sta assumendo (finalmente) i contorni di una riforma veramente strutturale: accorpamento delle province (fusse che fusse la vorta bbona!) e dei tribunali, per accentrare le risorse (scarse) della giustizia.

Come al solito c'è da sperare due cose: che ora le regioni facciano la loro parte per i loro sprechi (o dei controlli sui costi assenti), e che non ribaltino sui cittadini i diminuiti incassi dallo stato (come ni regione Lombardia: perchè non si abbassano lo stipendio, i consiglieri regionali e si tolgono il vitalizio?).
E poi, c'è da sperare che il parlamento mantenga questa struttura: come al solito la lobby degli avvocati si è mossa.

Buona anche la proposta di contrasto dello sfruttamento dell'immigrazione, sul lavoro.

04 luglio 2012

Un altro suppostino

Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora, ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi.

Enrico Berlinguer

Questa spending review potrebbe trasformarsi in un altro suppostino per il contribuente, dopo la riforma delle pensioni e la riforma del lavoro (e le liberalizzazioni che ci permettono di andare a fare shopping di domenica).
Taglio ai dipendenti pubblici del 10% (potrebbe anche andar bene, ma dipende da chi si taglia e che fine farà questa persona), taglio ai trasferimenti alle regioni (che vuol dire meno sanità e meno trasporti) ...


Ci sono però alcune voci discordanti, in direzione contraria alla "review".
Quei 200 milioni alle scuole private.
E i tagli di 15 milioni (in totale) per le spese correnti di Palazzo Chigi, una misera sforbiciata: solo di auto blu si spendono 9 milioni, e all'epoca di Berlusconi, in un solo anno il bilancio della presidenza dela consiglio aumentava di 616 milioni (da una previsione di 300 milioni, senza che nessuna scure di Tremonti vi mettesse limite).


Ovviamente la spending review non metterà fine alle missioni all'estero, non taglierà la spesa militare, non si rivedrà il meccanismo dell'8 per mille, niente per le pensioni d'oro, niente sui doppi incarichi, nessuna sforbiciata al personale delle forze dell'ordine nei ministeri. non sanerà certi scnadali dentro le regioni: il crac del san Raffaele, le nomine "allegre" in regione Sicilia...
Il rapporto di Giavazzi sulla revisione agli incentivi è finito nel cassetto.


Ancora non siamo sicuri che l'aumento dell'IVA sia scongiurato.
In Europa non tutti sono d'accordo sullo scudo anti spread.
Già siamo lontani dall'euforia di venerdì mattina.

Chissà se a fine partita Monti e Rajoy sono riusciti ad incontrare la Timoschenko...

PS: come vedete, i giornali hanno letto la spending review a modo loro.

11 giugno 2012

Spending review

Caspita, i ministeri spendono 1 miliardo al giorno: 283 miliardi in un anno e circa la metà sono solo per il loro sostentamento. Non per la loro funzione: le cifre del dossier servizio bilancio del Senato sono interessanti e spiegano come funziona l'apparato della burocrazia statale
Come il miliardo speso ogni anno per le confessioni religiose o gli 848 milioni di euro pagati dal ministero di Grazia e Giustizia per coprire le spese delle intercettazioni.
In totale il conto certificato è di 283 miliardi. Di questi 108 vanno per il semplice funzionamento della macchina. Messi insieme i dati, il servizio bilancio del Senato si è concentrato nel segnalare le spese più consistenti.
Dal focus sul ministero dell’Economia emergono, in particolare, i trasferimenti di denaro a favore delle società pubbliche. Le più rilevanti? Quasi due miliardi a Ferrovie, Anas e Enav, 4.3 miliardi all’Inps. Decisamente alto il contributo (1,4 miliardi) per rilanciare la lotta all’evasione fiscale.
 Il conto più salato spetta, poi, al ministero del Lavoro. Cento miliardi , di cui 98 versati per interventi di politiche sociali, mentre 300 milioni vengono spesi per il funzionamento degli uffici territoriali. Ed eccoci, quindi, ai conti spesi per la Giustizia. Qui il budget, in fondo, è limitato: circa 7 miliardi. Di questi la metà viene spesa per far funzionare i tribunali italiani. Mentre quasi un miliardo va in copertura per i costi delle intercettazioni. Tagliare è possibile sul fronte del ministero degli Esteri. Qui il budget è di 1,7 miliardi. Di questi ben 579 milioni vengono spesi per supportare le sedi estere della Farnesina.
I conti del Senato, oltre che sprechi, segnalano sbilanciamenti di spesa. E’ l’esempio dell’Istruzione che, su un tesoretto annuo di 44 miliardi, ne spende 40 per l’istruzione scolastica e appena 444 milioni per le università. Appaiono, invece, troppi gli 84 milioni di euro dati agli atenei privati. Undici miliardi vale, invece, il Viminale. Il ministero dell’Interno spende 486 milioni per fa far funzionare le Prefetture, 84 per i collaboratori di giustizia e 200 per i servizi accoglienza stranieri. Il ministero delle Infrastrutture pesa sul bilancio del Paese per 7,5 miliardi. La Difesa per 19, 17 dei quali consumati per il solo funzionamento del ministero.


Mettiamo questi dati assieme a quelli sull'istituto per l'agroalimentare:
Costa oltre 5 milioni all'anno ed è una società partecipata al 100 per cento dal ministero, ma è sopravvissuta anche all'ultima sforbiciata del governo. Dal 2004 ha viaggiato al ritmo di 5 finanziamenti ogni anno. Ha 34 dipendenti e 4 sono dirigenti:l'ad, Annalisa Vessella, moglie di un deputato del Pid di Romano, è anche consigliera regionale in Campania

Allora c'è spazio per qualche taglio, per rientrare nel debito, senza mettere in crisi le famiglie italiane. E' ora che i tecnici si guadagnino la loro pagnotta, e che il parlamento si prenda le sue responsabilità.