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31 dicembre 2018

Buon anno, nonostante tutto


Meno 10
Meno 9

Meno ipocrisia
Meno ignoranza
Meno pregiudizi
Meno faciloneria
Meno politica a colpi di tweet
Meno spacconaggini

Meno 8
Meno 7

Meno dittatura della maggioranza
Meno governo che umilia il Parlamento
Meno opposizione da caciara

Meno 6
Meno 5

Meno fascismi
Meno egoismi
Meno violenza
Meno sfruttamento

Meno 4
Meno 3

Meno muri
Meno mafie
Meno omertà

Meno 2
Meno 1

Tanti buoni auspici per questo 2019, che nasce già con troppi problemi sul groppone, ahimè non per colpa sua. Un po' come certi bambini che nascono dalla parte sbagliata del pianeta.

Ovviamente, possiamo scrivere le stesse cose dall'altro punto di vista: più giustizia, più ridistribuzione, più diritti, più Costituzione …

Buon anno, nonostante tutto

13 febbraio 2018

La legge dell'oratorio

Martedì mattina, ore 7.30: parcheggiata la macchine alla stazione, mi accingo ad andare a prendere il treno assieme a due amici e al figlio di uno di questi.
Passa una macchina, un'audi nera sportiva, mentre il ragazzo alza il braccio per un gesto rivolto al padre. Gesto che, evidentemente, il guidatore equivoca.
La scenetta che segue è da oratorio (farebbe anche ridere se..):
Il guidatore abbassa il finestrino (oscurato anche questo) e dice "Con chi ce l'avete?"
"No guarda, non ce l'abbiamo con te"
"No perché se avete bisogno ..."
Guardo storto, finestrino alzato, e sgommata.

Il solito zanza, hanno commentato: uno che cerca rogne, meglio starsene tranquilli..

Cosa ci dice questa storia? Che alla mattina ci sono persone che si alzano già pronte a trovare qualcuno con cui prendersela.
Che quando sento politici e opinionisti affermare che bisogna difendersi, che abbiamo paura, più armi per tutti, mi viene da chiedere: e chi difende noi da questi bulletti da oratorio?

La legge della giungla, del più forte, o la legge dell'oratorio, funziona solo quando il più forte sei tu e di solito si applica ai predatori solitari, non alle comunità.
Secoli di evoluzione dovrebbero aver insegnato qualcosa.
O forse no.

06 dicembre 2017

Nuovi modelli

Stanno sparendo tutti i luoghi di aggregazione, ci stiamo muovendo verso un modello sociale che, se dovesse prendere piede, ci farà cambiare abitudini.
Non andremo pià al supermercato perché la merce arriverà a casa.
E se dovessimo andare al supermercato, non troveremo nessun commesso.
Niente coda al supermercato niente coda in banca, si fa tutto online, sportello fai da te.
Anche per il lavoro, si sta affermando il modello "smart" che una volta avremmo chiamato telelavoro: niente ufficio, te ne stai a casa collegandoti in remoto.
Avremo più tempo per dedicarci a noi stessi, alle persone cui vogliamo bene. 
Forse.
L'impressione è che, nonostante tutto, il tempo non sia mai a sufficienza.
E che si passi troppo tempo da soli.

11 giugno 2017

Una volta a sinistra

C'era una volta una famiglia di quelle storicamente dette "di sinistra".
Di sinistra il padre, sindacalista nel settore tessile per anni, anni di battaglie per dare un lavoro alle dipendenti che lavoravano da casa, anni di battaglie anche andando in piazza, negli anni 70. Quando giravano manganelli e chiavi inglesi da una parte e dall'altra.
Battaglie concluse con l'occupazione della fabbrica per cui lavorava, fino al fallimento.
Da Longo, Berlinguer, fino a D'Alema e Veltroni, per passare attraverso Prodi fino a Bersani.
E ora Renzi perché - racconta - per battere Berlusconi serve a sinistra uno spregiudicato come lui. Uno che sa vincere.
La sinistra ha così vinto, ma forse è stata è stata anche lei battuta.
E ora, rivotare Renzi? E chi rimane?

Di sinistra anche la figlia: impegnata a scuola e nel volontariato, libri impegnativi e vacanze per luoghi d'arte.
Poi una famiglia, un marito, due figli.
E poi la parrocchia, l'unico strumento aggregante in questi piccoli paesi.
Altro volontariato, in Chiesa e a scuola.
E i primi disappori con la sinistra.
La sinistra che non sa aiutare chi è in difficoltà col lavoro.
La sinistra che accoglie gli extracomunitari e che si dimentica degli italiani che hanno sempre pagato le tasse.
E così, elezione dopo elezione, si è sempre spostata più verso destra, in modo inconsapevole.
E così la si sentiva discutere, in fondo Salvini ha ragione .. però Putin difende gli interessi dei russi .. 

C'era anche un figlio, in questa famiglia.
Era uno che aveva sempre sbagliato il treno da prendere.
Era diventato di sinistra quando il mondo andava a destra.
Era rimasto contro negli anni del delirio berlusconiano. Comunista comunista comunista ...
Rimasto a sinistra (anche ora, con le larghe intese) perché, alla fine, tutti gli altri posti erano già stati occupati.
Di quella sinistra accusata di aver sempre perso le elezioni.
Di quella sinistra destinata a perdere, zavorra politica, antistorica, ideologica, utopistica.
Con corbyn non andrete da nessuna parte (prima delle elezioni inglese) .. comunque Corbyn ha perso (dopo le elezioni)..

Perchè questo racconto, più o meno inventato?
Perché oggi, in uno strano silenzio, si vota per le elezioni amministrative in molti comuni, alcuni anche importanti capoluoghi di provincia.
E il vento porta lontano, lontano da quell'area che storicamente si chiamava di sinistra.
Paradossale poi, se si pensa che le stesse persone che sposano tesi di destra poi ammirano uomini forti come Putin, l'ex colonnello del Kgb, presidente della confederazione russa.

E che oggi porta avanti la propaganda pro Russia, anti europea, a colpi di fake news, finanziamenti a partiti e movimenti, in una nuova guerra fredda dove però non esiste più alcuna cortina di ferro o muro di Berlino (leggetevi gli articoli usciti sul mensile del Fatto Quotidiano Millenium).

31 maggio 2017

E' il campanilismo, bellezza

Oggi non vorrei parlare dell'accordo sulla legge elettorale (tedesca, ma che verrà probabilmente modificata all'italiana).
Della voglia di elezioni in autunno per non prendersi alcuna responsabilità sulla manovra (gente responsabile questa).
Di quello che è successo all'Ilva di Taranto (si prendono le aziende per comprarsi impianti e produzione e mandare a casa persone).
Della figuraccia del governo Renzi e di Franceschini sulle nomine dei musei italiani (come diceva Guzzanti, Nella Casa delle libertà facciamo come c... ci pare).

Oggi vorrei parlare di campanilismo, dell'eterna lotta dell'italiano contro gli altri, dell'italiano che vede se stesso, i suoi vicini, la famiglia e poi forse gli altri.
Comune in Brianza che si affaccia sulla linea Trenord per Milano: oltre alla macchina, per andare al lavoro c'è solo il treno e così succede che i parcheggi delle stazioni (non solo in questo comune) siano affollati da stranieri, che occupano i posti riservati agli autoctoni.
Cosa che, agli autoctoni piace poco: così è successo, nei mesi passati, che qualche civile cittadino abbia rigato le macchine dei suddetti pendolari (che usano l'auto per andare in stazione). Denunce fatte ai vigili ma  cadute nel vuoto.
Il passo successivo è stato l'introduzione dei cartelli col disco orario: qui si parcheggia solo per due ore, altrimenti multa.
Il comune di questo paese ha sistemato un parcheggio, abbastanza ampio, un po' più lontano dalla stazione. Per il momento ancora libero: ma forse anche qui, come in altri paesi, arriveranno i parcometri, per versare l'obolo per occupazione di parcheggio pubblico.
E la lotta verso chi viene da fuori: perché un comune e la sua giunta dovrebbero occuparsi dei pendolari che vengono da fuori?

Poi succede anche questo.
Stesso treno che porta a Milano, qualche stazione più in là.
Dopo esserci lamentati del comune in lotta coi pendolari che vengono da fuori del mio campanile (lo dico simpaticamente), sale una scolaresca in gita a Milano.
Oddio, i bambini, ma proprio adesso? 
Perché non prendete un altro treno?

Così, alla fermata successiva quando i pendolari pendolari, si sono trovati di fronte i pendolari abusivi, i bambini della scolaresca che gli occupavano i posti, alcuni di questi hanno sbottato "ma noi abbiamo il diritto di viaggiare ..".
Al che la maestra "anche noi, abbiamo il biglietto"

E' il campanilismo, bellezza.

07 ottobre 2016

Oggi è venerdì

Oggi è venerdì e nonostante sia venerdì il pendolare sò che dovrà comunque iniziare a correre presto.
Sin dalla mattina: siccome è giornata di mercato, il parcheggio normalmente lasciato a noi poveri pendolari che usiamo la macchina per arrivare in stazione, è chiuso.
Rimane il parcheggio della stazione dove, se tardi di cinque minuti, sei costretto a combattere per l'ultimo posto libero con gli altri, giù in fondo, in mezzo allo sterrato.
Di corsa.

E di corsa anche per salire sul treno, alla caccia dei posti di liberi. Che oggi tanto liberi non erano sicché mi sono fatto la mia bella oretta o quasi in piedi.
A Meda, metà viaggio circa, è salita una coppia di signori, con tanto di carrozzina. Sarà stato il caldo, l'affollamento, il fatto che la signora avesse il velo in testo, qualcuno se ne è uscito con la frase "ma statevene a casa..".

Arrivati a Milano, tocca il turno della metro. Sulla gialla, all'altezza di Sondrio, quando la carrozza era ben stipata, sulla anchina si presenta una comitiva di stupendi con professore intenzionata a salire sul convoglio.
Saliamo o non saliamo, prof?
In quei pochi secondi in cui siamo rimasti fermi nell'incertezza, in tanti di noi è venuta la convinzione "se dovessi avere un figlio non lo manderò mai in gita a Milano ...".

Ecco, dopo che ti succede tutto questo .. ma chi se ne frega dei profughi, dei migranti, di mafia capitale, del referendum ..
Se già di prima mattina sei avvelentato col mondo, con quello che ti ruba il posto al parcheggio, con quello che si è seduto sul tren mentre tu sei rimasto in piedi, con quello che predente pure di salire.

PS: a proposito di pendolari e delle loro pene, leggetevi l'intervista a Andrea Franzoso, l'ex funzionario dell'Audit di Ferrovie Nord che aveva denunciato le spese del presidente Norberto Achille.
Lui è rimasto senza lavoro (e senza supporto nemmeno dei sindacati) e il processo contro le spesse pazze chissà come andrà a finire.

04 agosto 2016

In vacanza assieme a due grandi

Quest'anno passerò i giorni di vacanza con due grandi della letteratura: Georges Simenon che mi racconterà la storia di Emile e Marguerite che non si parlano più se non attraverso bigliettini ("Il gatto" Adelphi ed).
E Leonardo Sciascia e i suoi scritti lasciati "A futura memoria" Bompiani (se la memoria ha un futuro)”.

Una storia di crudeltà familiari che Simonen ci fa vivere in prima persona.
E le battaglie di un intellettuale come lo è stato Sciascia, contro la mafia negli anni in cui era difficile schierarsi contro, essere anticonformisti.

Due storie per staccarsi dal presente (le banche, l'Isis, le piccole beghe politiche, i rifiuti di Roma ..) che forse permetteranno di vedere e giudicare il presente con la giusta distanza.
Senza farsi prendere dalla frenesia dei titoli dei giornali, col modello usa e getta delle notizie, che spesso ci impediscono di avere un'opinione più completa.

La violenza sulle donne o anche la guerra santa contro le donne, anche da parte di quei “estremisti cattolici” di cui ha parlato papa Francesco la scorsa settimana.
Donne uccide o violentate da uomini e che fanno notizia solo dopo, come un banale dato di cronaca, un numero da aggiungere alla sommatoria del “femminicidio”.
Forse dovremmo cambiare lessico, chiedeva ieri la filosofa Marzano.
E forse dovremmo stanziare più soldiper i centri antiviolenza che oggi, senza risorse sono costretti a chiudere.
Il governo, o meglio Palazzo Chigi quando ancora aveva la delega, aveva stanziato circa 16 ml per le regioni. Soldi che poi, molte regione, non hanno nemmeno speso. Regioni come la Lombardia (ma anche nel Lazio del centro sinistra), che poi apre il call center anti gender o dove poi si scoprono casi di violenza negli asili privati. Perché, grazie ad una legge regionale si può aprire un asilo con una autocertificazione.
Servono fondi per tutelare economicamente le donne e serve un'educazione sentimentale e sessuale dei ragazzi. Non voglio più leggere tweet di cordoglio, ministro Boschi, ma un'azione politica concreta.
E non voglio sentire più nemmeno un Salvini qualunque che insulta in quanto donna il presidente della Camera Boldrini.

L'Italia in guerra: se non ci fossero i servizi, puntuali, del Wall street journal sulle missioni americane in Mediterraneo nemmeno sapremmo (e nemmeno lo direbbe il ministro competente) che già oggi le basi italiane sono usate per missioni militari anti Isis (i famosi droni).
Il governo ha mandato militari lungo il confine turco siriano, ha mandato militari in Iraq e ora la Libia.
Far partire una guerra è facile. Portarla a termine più complicato. Esportare la democrazia con le armi, tirando in piedi governi fantoccio impossibile.

Il rischio Isis. Una notizia che ho sentito questa mattina nella rassegna stampa di Radio popolare: buona parte dei foreign fighters andati in Siria sono partiti dal Kosovo, un paese da nemmeno due milioni di abitanti dove è presente un nostro contingente militare.
Il Kosovo è, come la Libia, qui vicino e il radicalismo islamico si è rafforzato dopo la guerra civile in Bosnia, guerra dove l'Europa è in parte rimasta a guardare.

Le nomine Rai: è così spudorata la storia delle nomine dei direttori dei TG, in agosto, che ho poco da commentare.
Dico solo che cambiano i governi, ma la Rai rimane sempre cosa dei partiti, non servizio pubblico. E il M5S che ha accettato la vigilanza, è pure dentro il sistema.

Staccarsi dai titoli di prima pagina (“pronto il piano del governo”, “ecco il piano contro ...”) dal bombardamento di notizie, iniziare a filtrare cosa è notizia da ciò che solo spot (pro o contro). Iniziare a pensare, riflettere, meditare, ragionare.

E anche a oziare, riposare .. anche questo è importante, no?

31 dicembre 2015

L'anno degli annunci (così distante dall'anno che vorremmo vivere)

L'intervista del professor Ponti a Radio popolare mi ha dato lo spunto per questo post di fine anno, per stilare una sorta di bilancio. Cosa è stato questo 2015? Secondo me l'anno degli annunci e della memoria corta, che hanno contraddistinto tutti gli eventi dell'anno: Expo, il terrorismo dei fondamentalisti islamici, l'emergenza profughi e l'ultima emergenza ambientale dovuta a questo lungo periodo di siccità.

Nell'intervista il professor Ponti era molto critico nei confronti dei provvedimenti presi dal ministro Galletti, a seguito degli incontri con gli amministratori. La riduzione della velocità, la riduzione della temperatura, lo stop ai camini a pellet.
Peccato che a far circolare le auto sotto i 50 km ora queste inquinano di più. Non solo quei pochi milioni per il trasporto pubblico non sono sufficienti, ma in questi anni la percentuale di popolazione che usa il trasporto pubblico non sia cambiata di molto.
È migliorata invece la qualità dell'aria in questi anni, e questo grazie alle nuove tecnologie sui motori e ai controlli più stringenti (Euro 1,2,3..).
Quello che stiamo vivendo è una situazione eccezionale e rischiamo così di prendere decisioni sull'onda dell'emotività. Ovvero, quelli del ministero rischiano di essere i soliti annunci.
Che non incideranno in modo significativo sulla qualità dell'aria in assenza di una seria politica sul trasporto pubblico: bus ecologici, treni per i pendolari e non solo freccia rossa, rivedere le tariffe che sono le più basse d'Europa (e far pagare tutti), aumentare la capillarità del servizio.
Qualche mese fa, l'attuale primo ministro si era detto contrario alle grandi opere, ai grandi cantieri. Quello che serve al paese sono le tante piccole opere di messa in sicurezza.
Non il ponte sullo stretto, ma un servizio ferroviario regionale decente al sud.
Qualcuno se li ricorda ancora queste promesse?
E come siamo messi con i controlli dei motori (e degli impianti industriali) dopo gli annunci dello scandalo Volkswagen?

Il miracolo Expo: prima ancora che finisse Expo erano già partiti gli annunci sul dopo-Expo, il cronoprogramma dei lavori. Venivamo rassicurati che tutti i padiglioni sarebbero stati riciclati e non buttati via. Non solo aspettiamo il piano, ma si aspetta anche i soldi del governo: doveva entrare in Arexpo a settembre ma forse ci entrerà a gennaio.
Tanti annunci: lo stadio, no la cittadella universitaria, la nuova silicon valley...
L'Expo dei miracoli è stato un continuo spot elettorale, che ha fatto da trampolino di lancio per i due tecnici politici, Tronca e Sala. Che ha fatto lustro al governo che sull'esposizione milanese ha puntato tutto.
Eppure siamo ancora qui ad aspettare un piano operativo che spieghi come verranno riempiti gli spazi.
I padiglioni, per una questione di costi, non verranno riciclati.

Sui costi e sul ritorno economico, il cda (nel suo breve comunicato) non spiega nulla: solo tre numeri in croce senza dare altre risposte alle domande dei giornalisti.
I meriti di Sala, gonfiati dai giornali, sono in realtà in capo ad altri: per esempio Pisapia che ha risolto il problema delle aree (e ceduto le sue competenze a Formigoni).
La nostra memoria a breve ci ha fatto dimenticare tutti gli scandali e le inchieste sulla corruzione: la prima gara (per la pulizia dell'area dagli ingombri) nel 2012 è stata fatta al massimo ribasso, dopo che si era detto che non si sarebbe mai proceduto così, ed è da lì sono partite le tangenti. E tutto questo è imputabile a Sala. Il candidato sindaco di Milano, perché ha così ben operato.

Ma sala è quello dei 21 milioni di ingressi, dei 14 ml in attivo: ma non si capisce se le cifre comprendono i costi di smantellamento, gli investimenti, gli eventi, semplicemente perché questi bilanci non sono stati fatti. Trasparenza zero.
Chi pagherà costi occulti? bonifiche, smantellamento padiglioni (a carico di Arexpo e non di Expo), è impossibile pensare al futuro.

L'immagine di Aylan, il bambino siriano morto nel tentativo di arrivare in Europa, avrebbe dovuto risvegliare molte coscienze sulla reale portata del problema dei profughi, famiglie che scappano dalle guerre in Siria o dalle carestie in Africa. Tutti clandestini, chiaramente, che affrontano il rischio di un viaggio di migliaia di km, nella speranza di un futuro migliore.
Anche dopo quell'immagine, che non si doveva usare per fare speculazioni, altri annunci.
Blocchiamo gli sbarchi, affondiamo le navi. Basta con questa invasione.
Aiutiamoli a casa loro: ma a casa loro ci sono solo macerie, fame, siccità, malattie.
E altri persone stanno morendo in quel tratto di mare tra l'Asia e l'Europa. Senza clamore. Senza altri annunci.

L'Emergenza profughi, si è poi intrecciata all'emergenza sul terrorismo. Il 2015 si è aperto è chiuso con le sue stragi a Parigi. A gennaio alla redazione di Charlie Hebdo e a novembre contro i ragazzi al concerto rock al Bataclan o che si divertivano per strada.
Altri annunci, altra memoria a breve.
Dopo la strage nella redazione della rivista satirica eravamo tutti Charlie, anche quei leader europei e locali che hanno spesso dimostrato scarsa considerazione della libertà di stampa (e dello sberleffo del potente).
È poi arrivata la seconda strage di novembre, con tutte quelle morti giovani, ragazzi innocenti presi mentre erano in luoghi pubblici, per creare terrore.
Finché le bombe e le morti avvenivano lontano dall'Europa non ci toccavano: Ankara, Beirut, in Nigeria.
L'attacco al Bataclan ha fatto scattare gli allarmi, i controlli, i piani per spiare i terroristi. Altri annunci.

Abbiamo scoperto non solo la nostra vulnerabilità, ma anche l'inadeguatezza degli organi nazionali e sovranazionali. L'Europa che pochi mesi prima aveva messo alle corde il governo Tsipras, si rivela inutile di fronte al terrorismo.
L'unica risposta che abbiamo saputo dare è la chiamata alla guerra.
Peccato che questa sia una guerra contro un nemico che non si vede e dove non esista una prima linea. L'efficacia dei bombardamenti è da verificare e l'unico esercito in campo è quello curdo, che deve combattere anche contro l'alleato Erdogan, il sultano che ha usato l'arma dei profughi per avere miliardi e corda lunga dall'Europa.
Il nostro governo non si è unito al grido di guerra, sebbene noi forniamo i droni per intercettare i bersagli.
Renzi ha promesso un euro di cultura (o un centesimo) per ogni euro in sicurezza.
L'annuncio dovrebbe servire a ridare fiducia al paese (e a dare i benefici elettorali degli 80 euro ad essere maliziosi).

Ma il nostro paese è stanco di annunci e di guerre ne sta già combattendo già altre.
La guerra ai diritti. Sul lavoro, per il diritto alle cure, per il diritto allo studio. Per l'accesso ai servizi pubblici: mentre si discute di Ponti e di Varianti, ci si dimentica di come Messina sia rimasta senz'acqua per settimane.
Il diritto a vivere una vita serena, senza doversi preoccupare di cosa si respira, dell'incertezza del posto del lavoro perché c'è sempre qualcuno che prende uno stipendio inferiore al tuo.
A Mirafiori e Grugliasco ci sarà un altro anno di cassa integrazione. A Melfi la produzione è a pieno regime ma gli operai (assunti con gli sgravi) devono lavorare su turni pesanti.
Nella Valle del Reno (Bo) la Philips Saeco ha deciso di spostare fuori dall'Italia la produzione di macchine per il caffè, col rischio di 240 esuberi. Meno salari, meno diritti, maggiori profitti.
Ci stanno mettendo l'uno contro l'altro, in una guerra tra poveri. Italiani contro rom, profughi, immigrati, clandestini.
Parlano di difesa dei nostri valori, che non si riducono però ai canti di Natale o al presepe.
Se ve lo siete dimenticati, rileggetevi la Costituzione, è tutto scritto lì.

Quello che separa questo ultimo anno ormai agli sgoccioli dal prossimo, è solo una notte di festeggiamenti e di brindisi.

Ma quello che separa il cupo presente dove l'eco degli annunci risuona a vuoto, da un futuro con maggiore serenità, è un soldo ben più profondo.

25 agosto 2015

L'ombrellone


Quest'estate, sulla porzione di spiaggia libera di una località turistica del Cilento, ad un certo punto sono spuntati gli occupatori di spiaggia. Gente cioè che arrivava alla mattina presto, piazzava l'ombrellone con le stuoie e poi se ne andava. Per poi scendere in spiaggia con la famiglia qualche ora dopo, con calma.
Altri, ancora più pigri, avevano chiesto questo compito ai bagnini semi ufficiali dei lidi.
Non so quanto sia lecito questo comportamento, di certo è scorretto nei confronti di quanti poi arrivano al mare e si trovano tutto occupato da ombrelloni vuoti.
Un giorno una signora non ha più tollerato questa situazione (vengo al mare presto apposta e non posso avere uno spazio?) e ha chiuso l'ombrellone e spostato le stuoie.

Non che questo sia servito a qualcosa: i signori dell'occupazione si sono spostati più in là e comunque si è cercato di tenere la cosa nei limiti del buon senso.
Tutto questo mi ha fatto pensare a come a volte si reagisce ad una prepotenza (o a qualcosa che noi percepiamo come tale) solo quando ci colpisce da vicino.
Concretamente da vicino: come il pezzettino di spiaggia libera che, come dice il nome, è di tutti.

Se invece gli abusi e le prepotenze non ci toccano direttamente cambia il discorso: stessa località di mare, che dovrebbe vivere di turismo. L'ospedale pubblico, completato nemmeno sette anni fa è stato chiuso, per la razionalizzazione decisa in regione. È rimasto un polo sanitario e un pronto soccorso. Dove però se arrivi per una botta ti viene detto che la macchina per le radiografia è rotta. Forse la riparano oggi, forse domani ..
Sono settimane, mi dicevano altre persone, che il personale ripete questa storia. Che magari è vera.

I turisti devono così arrangiarsi con gli altri ospedali: il Cilento ha questo di bello, che è lungo, collinoso, con tanti piccoli paesi magari sui cucuzzoli delle colline.
Gli ospedali più vicini sono a 30-40 km di distanza: per andare a Vallo della Lucania, per esempio, si deve percorrere la strada Statale 18, che è interrotta da anni, a causa di una frana.
A Vallo la macchina per le radiografia c'è e funziona.
Ma è il resto che non funziona: il parcheggio, la confusione, tutta la gente che arriva al pronto soccorso, la sensazione di sentirsi come un pacco.

Ecco, di fronte a queste storie (che sarebbero i servizi pubblici cui noi avremmo diritto) ho visto una grande rassegnazione.
Gente che viene qui da anni e che dice: ho sempre paura che succeda qualcosa.
Tipo un malore e l'ambulanza che non arriva in tempo.
Tipo: “ho la casa che è peggio di una farmacia, per evitare di dover andare fuori”.


Forse un giorno qualcuno si renderà conto che è pure peggio dell'ombrellone piazzato lì per occupare il posto. Anche se, ammetto, spostare un ombrellone è più semplice che non far valere i diritti in comune, provincia (che ha competenze sulle strade) e regione.

30 luglio 2015

Riflessioni di un'estate che vorrei fosse meno frenetica

Ci avete fatto caso? Pure l'estate ci stanno fregando .. C'era un tempo in cui i mesi estivi erano solo quelli del caldo, del calcio mercato, del gossip. Il tempo per riposarsi, per pensare e per oziare nel dolce far nulla, perché no?
Da qualche anno a questa parte assistiamo a mesi estivi sempre più frenetici: l'estate dello spread del 2011, delle mille manovre per tagliare la spesa, la lettera della BCE.
Poi l'estate del sobrio Monti, delle telefonate Mancino Napolitano e della trattativa che non si deve raccontare. Agosto 2013 è stato l'anno della condanna (la prima in Cassazione) di B.
L'anno scorso? L'isis, il califfato, le grandi riforme del nazareno (e anche quello sport ridicolo dell'Ice bucket challenge).

Tutto passa, però.
Così come già oggi ci siamo messi alle spalle l'emergenza profughi, la crisi greca, la minaccia dell'Isis.
Ma anche mafia capitale, le mazzette per Expo (e il mistero dei veri numeri), il Mose, il sistema Incalza e le dimissioni di Lupi, i milioni sprecati in grandi opere...

Vi ricordate ancora cosa scrivevano i giornali su queste storie? E cosa rispondevano ministri e politici di turno? No, non ve lo ricordate.
La nostra memoria, colpa anche di questa frenesia informativa (il bombardamento di notizie a scadenza breve), non ci permette più di mettere assieme i fatti, di ricordare, di farci una nostra idea.
Abbiamo consumato queste storie e non c'è rimasto niente, dentro.
Passato un anno, il califfato è più forte o la sua espansione si è fermata?
Quanto è reale la minaccia?
Quanto siamo vulnerabili rispetto ai lupi solitari? L'operazione strade sicure, coi militari nelle strade, è la risposta giusta?
E poi .. Fino a quando continueremo a parlare di emergenza profughi, senza renderci conto che è un problema strutturale, che questa massa di persone scappa non per una calamità naturale?
Le guerre, le carestie, le dittature, lo sfruttamento delle risorse. Siamo noi europei, noi occidentali l'emergenza, forse.
L'Europa oggi esiste solo come entità finanziaria. Per il momento il default della Grecia (che era il vero spauracchio di Germania e dei falchi dell'austerità) è stato scongiurato.
Vedremo. Di certo noi italiani non potremo più invocare solidarietà ai paesi europei, per gestire i profughi che arrivano da noi.
Solidarietà l'è morta.

In questi anni siamo passati dall'autunno berlusconiano, al loden di Monti e alla sua agenda panacea di tutti i mali. Anziché smacchiare il gattopardo siamo caduti nelle larghe intese che hanno prodotto l'abolizione dell'Ici, trasformata in altre tasse.
La rottamazione, tanto invocata, ha partorito il patto del nazareno coi tanti sospetti sulla fine del governo Letta. Un governo di sinistra, presunta, ha finalmente sdoganato tutti i temi della destra italica.
Basta coi sindacati, coi professori, coi magistrati che fanno solo vacanze.
Basta tutele, articolo 18, meno tasse per i ricchi (e qualcosina per i ceti medi) , ma anche meno servizi.
Basta con queste intercettazioni.
E anche basta con questo giustizialismo … molte persone che conosco, che sostengono questo governo, parlano ormai come qualsiasi berluscones dei tempi che furono.
E sono soddisfazioni (ogni riferimento al salvataggio del senatore Azzollini è puramente non casuale).

Se avessimo un pizzico di memoria riusciremo a vedere tutta la tragedia italiana in tutto il suo splendore. In tutti gli aspetti grotteschi. Come la questione della tassa sulla casa, sulla giravolta del signor presidente del consiglio e dei suoi fan, sull'annuncio di tagliare le tasse, in modo lineare (ricchi e poveri) e i profitti per le imprese.
I numeri, su occupazione, PIL, produzione industriale, presi, stirati e usati nel modo più funzionale alle loro teorie.

Pompei chiusa per colpa dei sindacati. Ma a che punto sono i lavori nel più grande sito storico al mondo? Quante persone sono state assunte, in più, come guide, restauratori, ingegneri, architetti?
Lo sciopero blocca i passeggeri Alitalia a terra .. Qual è la situazione dei pendolari italiani? Non quelli del freccia rossa, ma quelli che ogni giorno prendono il trenino per andare al lavoro?
La situazione nelle nostre città, nelle nostre periferie, la guerra tra poveri dentro cui pesca a piene mani la destra xenofoba e fascista.

E potremmo parlare della riforma della scuola, del jobs act, delle trivelle nei mari del sud, delle province abbandonate, delle strade che dovrebbero portare nei luoghi di vacanza al sud che si interrompono...
La mafia. La corruzione di sistema. L'evasione dei grandi e piccoli furbetti delle tasse... Ve le ricordate ancora?
Stacchiamoci dalla realtà un attimo, prendiamoci il nostro tempo, pensiamo con la nostra testa. Siate cittadini, non consumatori.

Le mie letture estive:
Stragi – Rita di Giovacchino (Quello che Stato e mafia non possono confessare)
Era di maggio – Antonio Manzini
La rivoltella di Maigret – Georges Simenon

Come avrete capito, mi prendo un periodo di riposo.


24 giugno 2015

Genio, per andare dove vogliamo andare ..

Oggi non vorrei parlare (e dire sempre le stesse cose) di mafia capitale e #Marinostatisereno, del governo che salva Castiglione (dando ragione così a Buzzi) e mette la fiducia sull'emendameno che sblocca le assunzioni nella scuola (e rimanda a poi le parti più contestate della riforma).
Il pasticcio sulla delega dfiscale, coi decreti su catasto e slot machine, la Severino rivista per consentire a De Luca di formare la giunta e governare d assente ...

No, oggi voglio parlare di quello che mi è successo in metrò: "causa guasto circolazione sospesa tra le stazioni di Zara e Sondrio", l'annuncio appena scesi sulla gialla, che proseguiva parlando di mezzi di superficie in sostituzione (si vabbé, sai che coas).
Buona parte delle persone a fianco hanno messo mano allo smartphone, come se fosse il genio della lampada.
"Genio, per andare dove devo andare... per dove devo andare?"

Ecco il miracolo (o la cosa che non ti aspetti): in molti, infastiditi dalla risposta troppo tecnica del genio, hanno preferito alzare la testa dallo schermo per chiedere un aiuto alla persona che stava a fianco.
Per molti, tra quelli che entrano nei vagoni con le cuffiette e passano il tempo del viaggio guardando solo lo schermo del proprio cellulare, deve essere stata una scoperta accorgersi che esistono altre persone attorno, che fanno lo stesso tragitto, che magari vanno anche nella stessa via ..

16 gennaio 2015

Quelli che se la sono cercata

Quelli che "aiutiamoli a casa loro", e poi dicono che Greta e Vanessa se la sono andata a cercare.
Quelli che "coi soldi del riscatto i terroristi si compreranno armi". Certo, una volta le armi le vendevamo noi italiani, a cani e porci.
Quelli che "ma così si finanziano i terroristi". Anche coi petroldollari. Anche facendo affari con le ndranghete e le mafie. 

Saranno forse state superficiali, Greta e Vanessa, ma ho l'impressione che tutti quelli che le criticano siano solo invidiosi del loro coraggio e che, dentro di loro si vergognino un pò. Ma non lo ammetteranno mai.

PS: quanti soldi abbiamo dato a Libero tramite il finanziamento pubblico?
E poi, se fossero stati uomini, avrebbero detto le stesse meschinità?

31 dicembre 2014

L'anno che sta arrivando

Premessa importante: credo che domani sia solo il giorno +1 rispetto ad oggi, che nulla cambierà in modo drastico rispetto ad ora.
Ma questo non significa che non si possano fare bilanci, tirare le somme, darsi dei propositi.
L'anno 2014 era iniziato con uncommento al discorso del presidente, che respingeva le critiche di quanti lo accusavano di abusare dei suoi poteri.
L'anno prossimo ci riserverà un altro inquilino al Quirinale che spero voglia dare aria alle stanze del potere.
Basta moniti, basta presidenti del Consiglio da imporre al paese di nascosto (come Monti), basta zittire chi esprime una voce contraria al coro (come le minoranze, pur chiassose come i grillini), basta calpestare gli altri poteri dello Stato (come la procura di Palermo normalizzata dal CSM).

Forse l'anno prossimo avremo una nuova-vecchia legge elettorale con cui, quando ci verrà concesso, potremo non eleggere i rappresentanti della Camera. Il senato sarà riempito dai rappresentanti del Senato. Sì, proprio quelli delle cartucce di fucile, delle spese da nozze, dei pranzi e dei vibratori.
Quelli che si portano dietro il pacco preferenze da un partito all'altro.

Di certo l'anno prossimo continueremo a parlare di emergenza carceri, di corruzione, di bustarelle che girano in svariate maniere (consulenze, assunzioni, case da ristrutturare..) tra rappresentanti dello Stato e privati, come tra privati e privati.
Aumenteranno le tariffe per le autostrade, che finanziamo anche con soldi pubblici come la Brebemi, perché non si è fatta una legge per definire i rapporti tra lobby ed eletti, non si è fatta una legge sul conflitto di interessi. E dunque dobbiamo ingrassare le fila degli amici degli eletti.

Continueranno i blitz dei carabinieri o della polizia contro l'ennesima cosca della ndrangheta, Cosa Nostra, Camorra. Finché non verrà tagliato per sempre il cordone con la mala politica, le mafie prospereranno alle nostre spalle, offrendo i servizi prerogativa dello Stato (la sicurezza, il lavoro, le tasse) in concorrenza.
La legge contro il voto di scambio, come quella contro l'autoriciclaggio, è ridicola.
Manca una legislazione forte sui reati ambientali. E il povero Cantone è solo, solo uno intendo. In un sistema con troppe mele marce attorno. Troppe leggi contorte e complicate sugli appalti, poca trasparenza nel pubblico.

Inutile aggiungere che non mancheranno le tragedie cui abbiamo assistito: le frane, gli alluvioni, le esondazioni. Tante prime pagine, tante lacrime, tanta rabbia, per niente.
Come per altri capitolo, dove sono le leggi che mettono nero su bianco cosa non si può più fare e cosa si deve fare per proteggere l'ambiente, cioè noi?
Spostare i quartieri a ridosso dei fiumi, mettere in sicurezza argini, costoni.
Basta lavorare in emergenza, lo scandalo delle Case di Berlusconi dovrebbe servire a qualcosa.

Infine il lavoro. Dice il presidente del Consiglio che l'anno prossimo cioè domani, sarà l'anno del ritmo. Ecco, in questo paese si riesce a cambiare ritmo senza cambiare musica.
Sul jobs act credo di aver detto già abbastanza. Vedremo.
Il nostro presidente è sicuro, tranquillo, dice che è meglio essere arroganti che inconcludenti.

E agli ultimi chi ci penserà, presidente? Sono quelli esclusi dal reddito di cittadinanza (che non c'è), dagli 80 euro (che non prenderanno), dal mercato del lavoro, da una società sempre più ingiusta dove lo stato ha perso la funzione di regolatore dei contrasti.
L'unico stato buono è quello che lascia fare: come in Albania, paese di cui Renzi è diventato sponsor. Venite qua imprenditori: noi non abbiamo sindacati, abbiamo tasse basse, nessuno vi romperà le palle con pretese di salari e diritti ...
Vergogna.

E noi, dove siamo in questo discorso? Ecco, semplicemente non ci siamo. Siamo assenti da tutti i discorsi. Forse è questo l'unico vero proposito per domani, per il 2015. Forse tocca a noi.

Altrimenti, come dice la canzone, l'anno che sta arrivando, tra un anno passerà.  

19 maggio 2014

Cose che si imparano alla coda del pronto soccorso

Avrei voluto parlare di altro ma, avendo sperimentato ieri sera le inefficienze del sistema sanitario regionale, preferisco parlarvi d'altro.
Perché si imparano molte cose facendo ore di coda in un pronto soccorso, si vedono tante facce, si sentono tante storie.
Seduti in attesa della chiamata ci si rende conto come la reazione a quella pesante attesa sia di due tipi: ci sono quelli rassegnati (al pronto soccorso è sempre così).
E quelli arrabbiati.
Le cose non funzionano, ci vorrebbe uno che cambia tutto, che taglia, che toglie di mezzo.
Come in America, dove uno governa e per quattro anni si fa come dice lui (e tu vorresti anche ricordargli che Obama non ha avuto molto successo con la riforma sanitaria ..).
Viene fuori da qui lo zoccolo duro del paese che aspetta l'uomo forte, l'uomo che prende in mano le cose e le sistema.
A questa gente nemmeno Grillo va bene. Renzi? Vedremo.

Ecco, pensavo ieri sera nelle tante ore di attesa, è l'inefficienza del servizio pubblico che poi genera certi ragionamenti. Non il fatto che siamo un paese di destra.

31 dicembre 2013

Buoni propositi

L'anno scorso, di questo periodo si discuteva delle primarie per le future elezioni politiche. Si preparava un anno di vero cambiamento, almeno questa era la sensazione che si respirava.
Un PD parzialmente rinnovato, che doveva resistere al canto delle sirene montiane, la tentazione del centro, che si apprestava a smacchiare il giaguaro e vincere le elezioni.
Il Movimento 5 stelle, cui non si conosceva il potenziale di voti che avrebbe preso (era comunque sottostimato): parliamo sempre di gente giovane, motivata, magari non preparata, ma almeno lontana dai vecchi giochi, dalle dinastie, dalle lobby.


Per la prima volta il partito di B. si presentava alle urne sempre agguerrito, ma dato per sconfitto. Forse anche per il nuovo (?) centro montiano, Scelta civica, coalizzata assieme ai partiti di Fini e Casini.
Ecco, tanto Grillo era sottostimato, tanto Monti era considerato il cardine della futura alleanza: prima ancora delle elezioni si parlava già di un Monti bis, o comunque di un esecutivo che non poteva prescindere dalla sua agenda. Benedetta e incensata in tutti i TG.
Lui, il premier che mai avrebbe continuato con la politica.
Come, d'altronde, anche il presidente Napolitano, mai avrebbe concesso il bis al Quirinale.
Come anche, mai più larghe intese, dicevano quelli del giaguaro.
Per non parlare dell'articolo 18, dei caccia F35 ...
Per molti, le elezioni erano quasi un fastidio: ma come, abbiamo un presidente del consiglio che l'Europa ci invidia, che ha salvato il paese, a che servono le elezioni ..


La democrazia, un dettaglio insignificante di fronte alla grande finanza, al nuovo ordine economico mondiale, lo spread, i tassi, la BCE, il debito.


Quanto amara è stata la sorpresa: le elezioni (tra l'altro in un giorno di intense nevicate e già questo doveva significare qualcosa ..) hanno sancito che il giaguaro era ancora lì, molti italiani credevano ancora nelle sue favole. Molti di più di quanti invece credevano in quelle del premier in loden, Monti, uscito ridimensionato dalle urne.
Il PD e la non vittoria, Napolitano che voleva una maggioranza solida e non una che si poggiava su astensioni o sui voti del M5S. Il M5S che non ha colto l'attimo illudendosi di poter entrare nella stanza dei bottini (quanta supponenza). Il PDL che ha ottenuto quello che voleva: larghe intese benedette prima dall'elezione del Napolitano bis.


Tutto questo per dire come sia difficile, nel nostro paese, fare delle previsioni. Chi l'avrebbe mai detto .. Da Bersani a Letta e ora, Renzi. Da Berlusconi a Berlusconi e Alfano.


Il governo dei giovani, che giura con gli spari in piazza di Preiti, che si incarta subito su IMU, tasse, giustizia. Che procede con la politica dei piccoli passi e dei grandi rinvii (la legge elettorale, il finanziamento ai partiti, il pagamento dell'Imu). Che non affronta i veri problemi del paese: salari bassi e tassati, l'evasione, la corruzione non più tollerabile, gli sprechi della casta a tutti i livelli (i rimborsi nelle regioni), le mafie, la messa in sicurezza del territorio (ad ogni alluvione si dice che è piovuto sopra le medie).


Per quante settimane si è discusso di Imu e della decadenza di B.? Se la Severino fosse retroattiva o meno? Se fosse giusto il voto palese?
Nel frattempo le banche salvate (o semi nazionalizzate come Mps) hanno continuato a stringere sul credito sia per colpa dei nuovi vincoli imposti, sia perché sono cresciuti le insolvenze. Debiti che difficilmente verranno riscossi: perché la gente perde il lavoro e non riesce a pagare il mutuo, le aziende falliscono, lo stato paga in ritardo.


Il paese che è stato salvato due volte, da Monti e da queste larghe intese (perché, ripetono, non c'era alternativa), peggiora (o non migliora) su tutti indicatori: lavoro, PIL, debito.
Da una parte la difesa senza se e senza ma di questo sistema europeo, dell'euro, del pareggio di bilancio (una medaglietta buona solo per l'immagine del paese), delle regole del fiscal compact. Dall'altra parte la crescita degli anti euro, dei partiti antieuropeisti, delle destre peggiori.
Prima che si arrivi ad una nuova Weimar, sarebbe il caso anche di rivedere tanti accordi, firmati da governi senza dirlo troppo in giro, senza un referendum.


Anche il FMI critica la politica dell'austerità (che in Grecia non ha funzionato, come nemmeno in Italia): se siamo alla recessione, con pochissime speranze di ritornare a livelli di crescita (e di posti di lavoro e di produzione e di benessere) di prima della crisi, forse è bene rivedere le cure fin'ora adottate.


Rivedere e rinegoziare il debito: perché devono pagare le prossime generazioni per le colpe dei governi del pentapartito negli anni '80? Dei governi Berlusconi di questi 20 anni?
Perché spendere decine di miliardi in interessi su un debito cui non rientreremo mai (ma non lo possiamo dire), soldi che potrebbero essere investiti in sanità, istruzione, stimolo per la crescita industriale.
L'assenza di speranze è una cattiva consigliera per molti italiani: se non vedi alternative e sei in una situazione nera, sei disposto ad ascoltare quanti si mettono ad urlare nelle piazze e nelle TV.
Che propositi e che aspettative avere per il prossimo anno, allora?


Non lo so. Letta è stato abile nel costruire l'attesa di un anno di cambiamento, riforme, dopo la svolta generazionale. Un po' poco, direi. La sensazione dell'eterno gattopardismo, nella politica italiana, rimane. Stanno andando nella direzione giusta, le tasse diminuiscono, ci sono i soldi per la social card .. ma suonano come le stesse, solite parole già sentite.



PS: il solito discorso di fine anno che vorrei (You may say, I'm a dreamer ..) 

31 dicembre 2011

L'unica cosa certa è che sta per finire

Tra spread, tempeste dei mercati, fase due del governo e incertezza per il nostro futuro, l'unica certezza che ci consola è che presto questo 2011 finirà. E non potrà più tornare.

Per fortuna.

E, dal grande al piccolo, anche per me è stato un anno da archiviare.

Tre operazioni dentali, due ricoveri al Pronto Soccorso e una operazione (ai calcoli alla colecisti). Svariate visite e controlli, per i disturbi che i calcoli mi portavano, medicine, antibiotici, antidolorifici .. nottate in bianco e giornate di riposo.



Citando il monaco Zenone in quel capolavoro del cinema italiano che è “L'armata brancaleone” mi viene da dire “ringraziamo lo signore che ci rende irto lo cammino ...”.

Ecco, magari, per l'anno prossimo, se si potessero avere meno “cavalconi” (da transeare in fila longobarda) davanti lo cammino sarei anche più felice.



E per rendere irto fino all'ultimo lo cammino, mi sono pure preso un bel raffreddore e mal di gola, in questi ultimi giorni in cui, per le visite a parenti e amici oltre ai doni si scambiano pure bacilli.


Altre notti, allora, dove per la gola che brucia, manco fosse la Roma in fiamme di Nerone (ma sarà stato veramente lui?) mi sono ritrovato a ciabattare per casa e passare le ore a guardare le televendite notturne alla tv.

Se qualcuno ha bisogno di un folletto per la polvere, una batteria di pentole indistruttibili, una cintura per dimagrire, due materassi ortopedici, un oroscopo personalizzato per il 2012 .. mi chiami e ci mettiamo d'accordo.





Da questo 2011 ho imparato una cosa: ogni giorno è un giorno da vivere, per seguire i propri interessi, per raggiungere i propri obiettivi. E io di giorni ne ho persi anche troppi. Ogni giorno in cui si perde di vista questo, è un giorno perso che non torna mai più. La nostra vita è adesso, anche in questi scampoli di 2011.
E ogni giorno è buono per lottare a quello cui si tiene.  

25 dicembre 2011

Nonostante tutto .. è Natale

Nonostante tutto è Natale: nonostante lo spread, la fase due del governo, le tasse e la crisi. I problemi del lavoro, la cassa integrazione, i licenziamenti (alla faccia dell'articolo 18), la precarietà e i contratti a termine (e gli stage e i cocopro e le finte partite iva). Nonostante questo anno difficile e i timori di un 2012 anche peggiore. L'attesa per un cambiamento (nella politica e nella classe dirigente) che non arriva e il ritorno di cose che non cambiano mai (il razzismo in mezzo a noi e il fascismo che abbiamo sdoganato da tempo).


Ci sono cose su cui possiamo fare poco (la crisi, appunto): su altre tocca anche a noi scegliere cosa fare.
Mettete da parte tutto: i regali, il mangiare, i festoni e gli auguri tanto per fare.
Forse, questo Natale sotto tono, è l'occasione per stare semplicemente assieme.   Un pensiero particolare agli aquilani, che oggi passeranno il loro terzo Natale lontano dalle loro case. 
Auguri. Ce li meritiamo.


Adda passa 'a nuttata!

02 dicembre 2011

Quelle piccole palline nella pancia

Il primo attacco è stato a fine marzo, dopo un ciclo di antibiotici per un intervento ai denti. E poi, altri due, ad inizio aprile e l'altro verso la fine.

Un dolore, acuto e improvviso, in piena notte: in mezzo allo sterno e che poi col passare del tempo, si irradiava in mezzo alle scapole.

Un dolore che poteva durare anche delle ore e che, oltre all'impossibilità dal dormire, portava anche a nausea e vomito.
Colpa dello stomaco, mi disse il medico, devi fare la gastroscopia.

Non è un esame che mi sta molto simpatico e, per un po' ho voluto procrastinare, aspettare.

Non ho avuto altri attacchi fino a fine settembre: poi 4 altri episodi quasi uno in fila all'altro, sempre di notte, sempre il fine settimana, guarda caso quando si mangia di più o si fa più attività fisica.
Negli ultimi due episodi sono stato ricoverato in pronto soccorso (dopo 2 ore di questo dolore che sembrava come una pugnalata in mezzo al petto): lì, alla fine hanno scoperto che avevo i calcolialla colecisti.
“Lei dovrebbe decidersi a togliersela, la cistifellea”, mi disse il chirurgo lasciandomi un po' confuso?

Cosa vuol dire calcoli? Perchè devo togliermi un organo? I calcoli non si sciolgono o bombardano? Pare di no, almeno per quelli nella cistifellea.

E così, martedì mi sono operato e per me inizia ora una fase di recupero e riposo.
Operazione in anestesia totale, di video laparo colecistectomia di cui, non ricordo nulla, se non la paura prima di entrare in sala e la sensazione di soffocamento quando mi hanno risvegliato.
Col sondino nel naso, la flebo al braccio e i punti in pancia.

Tutto colpa di quelle sei palline dentro la pancia, che ad un certo punto della mia vita han deciso di muoversi. Di vedere come era fatto il mondo.Il primo attacco è stato a fine marzo, dopo un ciclo di antibiotici per un intervento ai denti. E poi, altri due, ad inizio aprile e l'altro verso la fine.

Un dolore, acuto e improvviso, in piena notte: in mezzo allo sterno e che poi col passare del tempo, si irradiava in mezzo alle scapole.
Un dolore che poteva durare anche delle ore e che, oltre all'impossibilità dal dormire, portava anche a nausea e vomito.
Colpa dello stomaco, mi disse il medico, devi fare la gastroscopia.

Non è un esame che mi sta molto simpatico e, per un po' ho voluto procrastinare, aspettare.

Non ho avuto altri attacchi fino a fine settembre: poi 4 altri episodi quasi uno in fila all'altro, sempre di notte, sempre il fine settimana, guarda caso quando si mangia di più o si fa più attività fisica.
Negli ultimi due episodi sono stato ricoverato in pronto soccorso (dopo 2 ore di questo dolore che sembrava come una pugnalata in mezzo al petto): lì, alla fine hanno scoperto che avevo i calcoli alla colicisti.
“Lei dovrebbe decidersi a togliersela, la cistifellea”, mi disse il chirurgo lasciandomi un po' confuso?

Cosa vuol dire calcoli? Perchè devo togliermi un organo? I calcoli non si sciolgono o bombardano? Pare di no, almeno per quelli nella cistifellea.

E così, martedì mi sono operato e per me inizia ora una fase di recupero e riposo.
Operazione in anestesia totale, di video laparo colicistectomia di cui, non ricordo nulla, se non la paura prima di entrare in sala e la sensazione di soffocamento quando mi hanno risvegliato.
Col sondino nel naso, la flebo al braccio e i punti in pancia.


Tutto colpa di quelle sei palline dentro la pancia, che ad un certo punto della mia vita han deciso di muoversi. Di vedere come era fatto il mondo.

28 ottobre 2010

Condoglianze Moreno

40 anni, un male incurabile e via. Morta lasciando un marito, Moreno e tre bambini.
FIRENZE, 27 ottobre 2010 - Grave lutto per Moreno Torricelli. L'ex difensore di Juventus, Fiorentina, Espanyol e Arezzo ha perso la moglie Barbara, 40 anni, affetta da un male incurabile. La famiglia invita a fare offerte al "Progetto Luce" del reparto di Ematologia dell'ospedale di Careggi, sezione di Firenze dell’Ail, l’Associazione italiana contro le leucemie. I funerali si terranno domani alle 14 nella chiesa del Galluzzo, frazione di Firenze. Una seconda cerimonia funebre è prevista per venerdì alle 15 a Monguzzo (Como), dove la donna era nata. Torricelli, Barbara e i loro tre figli – Arianna, 16 anni, Alessio, 11, e Aurora, 10 – avevano scelto da tempo di vivere a Firenze, visto che il quarantenne ex difensore aveva iniziato ad allenare. L’ultima squadra era stato il Figline.

In queste situazioni, dove tutto accade troppo in fretta e senza un perchè, non è facile trovare le parole.
Se non che ti siamo vicini.

22 dicembre 2009

Cronaca di un disastro annunciato


Sveglia ore 6.00
Scarponi, sciarpa e cappello. E tanta buona volontà, perchè la voglia di rimanere a letto è tanta.
Sono almeno 40 i cm di neve caduti a casa mia: o le catene, o le gomme da neve, o tanta fortuna.
Le strade comunali sono ancora sporche: da ieri sera è passata solo la pala a togliere il grosso. Ma niente spargisale o sabbia.
In stazione arrivo alle 7.45
Il treno precedente, il 7.37 da Arosio (Ferrovie Nord) è partito con 9 minuti di ritardo e arriverà con molto ritardo a Cadorna.
Il treno delle 8.09 è indicato con un ritardo di 20 minuti.
Ma prima si ferma alla stazione di Erba, poi viene sopresso.
In stazione, assieme ad altri pendolari, regna la rassegnazione, la voglia di stemperare la stanchezza, un pò di rabbia, con l'ironia.
"non ci sono i treni di una volta"
Il treno delle 8.37 viene soppresso.
Il treno delle 8.07, finalmente parte da Asso: è la capostazione a darci qualche informazione.
Perchè il sito delle FN è giù.
E l'unico numero di assistenza è a pagamento.

Come Dio vuole, alla fine un treno passa, per Milano: sono le 9.10 quasi e nell'ora e passa di attesa, non uno spargisale.
Arriva il treno, è un TAF.
Sarebbero quelli nuovi, ma sono anche quelli che in inverno si rompono prima.
Infatti si sale e ti accoglie l'aria condizionata. Fredda.
E io come le racconto queste cose? Come fa la gente a crederci, se non sei un pendolare?

Dopo un fermo di 5 minuti in prossimità dei binari di Cadorrna, alle 10.10, sono arrivato.
E questo è solo il principio di una giornata lunga e faticosa.