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01 maggio 2022

La Repubblica fondata sul lavoro (povero)

Il Sole 24 ore ci fa sapere oggi, 1 maggio giornata di festa dei lavoratori, che gli imprenditori sarebbero anche disposti ad assumere e a pagare uno stipendio, peccato manchino le competenze.

Non è colpa loro (delle imprese, delle associazioni di categoria, dei loro referenti in Parlamento) dei working poor, dei salari più bassi in Europa, degli scarsi investimenti in ricerca e nel capitale umano.

Non è colpa di nessuno se ci sono i morti sul lavoro, specie nei settori a bassa competenza, dove vige il far west di contratti, il dumping salariale, l’assenza di formazione al personale che poi finisce schiacciato da un camion mentre scarica la merce. Non è colpa di nessuno se nelle imprese si manomettono gli strumenti di sicurezza dei macchinari.

Così come non è colpa di nessuno l’escalation di violenza a cui assistiamo: imprenditori che dicono basta a questi sfaticati che si permettono pure di chiedere che stipendio prenderanno, dovrebbero essere loro a pagare il padrone che gli sta insegnando un mestiere, no?

Come vi permettete di andare in bagno e starci più del tempo stabilito dall’algoritmo? Come vi permettere di avere il ciclo, di andare in malattia, di rivendicare diritti?

Da Repubblica fondata sul lavoro siamo diventati una repubblica fondata sullo sfruttamento. Succede tutti i giorni, ogni tanto ne leggiamo qualcosa sui giornali.

Assieme alle notizie degli chef stellati che hanno evaso il fisco per 127 milioni di euro (quanti redditi di cittadinanza?), o quell’altro chef per cui non c’è nulla di scandaloso a lavorare gratis all’inizio (anche a me piacerebbe non pagare la prima volta che entro in un ristorante, mica lo so come ci si mangia, no?) o lavorare anche 16 ore al giorno..

Non usciremo mai dalla crisi finché il lavoro sarà questo: oggi non bisognerebbe festeggiare, bisognerebbe urlare contro queste ingiustizie.

Sempre il primo maggio si ricorda un’altra ricorrenza, la strage di Portella della Ginestra, il primo segreto di Stato di questa Repubblica: il 1 maggio 1947 per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale, contadini e sindacalisti si ritrovarono sulla piana di Portella della Ginestra per festeggiare il 1 maggio e la vittoria alle elezioni regionali.

Su di loro si scatenò il fuoco di un commando composto da mafiosi, esponenti della banda di Salvatore Giuliano e della X Mas, provocando la morte di 11 persone.

Questa strage, per cui unico colpevole fu riconosciuto Salvatore Giuliano e la sua banda, è il primo mistero d’Italia, con tanto di misteri, depistaggi, mandanti occulti rimasti ancora col volto coperto.

I depistaggi sulla morte di Giuliano e la finta ricostruzione dei carabinieri.

Il memoriale di Giuliano fatto sparire e la strana morte del suo luogotenente Gaspare Pisciotta in carcere.

Le denunce fatte da Pisciotta stesso in tribunale contro i veri mandanti: l’aveva chiamava la santissima trinità

Banditi, mafia e carabinieri eravamo tutti come una cosa sola, come la Santissima Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo”.

Mario Cereghino e Giuseppe Casarrubea nei loro saggi hanno a lungo indagato su questi misteri, andando a consultare anche i documenti americani dell’intelligence desecretati dopo tutti questi anni: ne emerge un quadro di complicità tra i latifondisti, gli esponenti del partito indipendentista, la neonata Democrazia Cristiana, la mafia rurale e la supervisione dei servizi americani. Giuliano non sarebbe stato un bandito qualsiasi, ma un membro della “Rete invasione” lasciata dai nazisti per destabilizzare quella parte del paese ora nelle mani degli alleati e nel regno del Sud.

Se conoscessimo meglio la nostra storia sapremmo quanto la nostra democrazia sia nata da basi solide, con tanti compromessi (lo statuto autonomo in Sicilia per esempio, dopo la guerra scatenata nel sud dagli indipendentisti), una nazione a sovranità limitata.

Forse un giorno saremo veramente una repubblica fondata sul lavoro, dignitoso e che aiuta alla realizzazione e all’emancipazione delle persone.

-Lupara Nera di Giuseppe Casarrubea e Mario José Cereghino

-La santissima Trinità: Mafia, Vaticano e servizi segreti all'assalto dell'Italia nel 1943-1947. Nicola Tranfaglia, Giuseppe Casarrubea e Mario José Cereghino

Quando la Sicilia dichiarò guerra all'Italia, Alfio Caruso

01 maggio 2018

Il lavoro, quello che c'è, quello che si racconta, quello che dovrebbe essere


Primo maggio, festa del lavoro. Il lavoro, cardine fondante della Repubblica: ma il lavoro quale? Oggi quando si parla di lavoro si intendono tante cose. Ognuno vede il lavoro secondo una propria visione di comodo, così oggi possiamo parlare del lavoro che c'è in Italia, di come viene raccontato e poi, di come dovrebbe essere.

Per cominciare un esempio: a Mantova il palazzo ducale è rimasto chiuso nella giornata di Pasquetta, perché non si sono trovati volontari disposti a lavorare quel giorno per tenere aperta la struttura.
Nelle polemiche del giorno dopo (come vogliamo accogliere i turisti in questo modo?) si è poi scoperto che bastava organizzarsi per tempo e che, il problema vero, era la scarsità del personale.
Oggi il museo è aperto, i volontari sono stati trovati: significa che se si investisse in questo settore si potrebbe creare occupazione di buon livello che ha anche un ritorno economico.
Ma forse fa più comodo tenere i musei chiusi, fare le solite polemiche strumentali (contro sindacati? Contro il pubblico?).

Il lavoro oggi è anche quello dei riders, i dannati della gig economy, con paghe basse e l'algoritmoche detta loro orari e percorsi. Sono lavoratori autonomi ma sotto padrone. Costretti al cottimo.
Con quale futuro?

Il lavoro oggi è quello dei lavoratori della logistica, un far west di cooperative, di facciata, con cui si livellano al ribasso salari e diritti. Lavoratori che portano le merci a casa delle persone per i grandi store, Zara o Amazon.

Il lavoro è oggi anche quello dei lavoratori dei call center: sono passati almeno dieci anni dal film di Paolo Virzì “Tutta la vita davanti”, basato sul libro di Michela Murgia. Oggi le cose sono pure peggiorate, per la concorrenza al ribasso (si chiama dumping sociale dentro l'Europa) dovuta alla delocalizzazione.

Oggi il lavoro è quello dei lavoratori alla spina, come li ha definiti il servizio di Presa diretta andatoin onda a febbraio: alla spina perché usa e getta, perché senza alcuna visione di futuro.
Negli outlet, nei centri commerciali, nella gig economy, negli studi di ingegneria o in studi legali.
Oggi il lavoro proprio non lo si vuole pagare, anche in settori delicati come quello della giustizia, coi giudici onorari pagati a sentenza.

Lavoratori che muoiono per lavoro, subiscono incidenti: sono numeri in crescita quelli degli incidenti, sono 27 le morti solo in Lombardia (212 in Italia, +11%) quest'anno, l'ultimo quello dei tre operai alla Lamina.
Colpa della bassa formazione, dell'uso di contratti come quello da florovivaista per lavorare nei cantieri, o lavoratori delle pulizie, con contratto multiservizi, che posano i cavi della fibra a Genova.
Servirebbero norme certe, servirebbero controlli. Eppure i controllori non ci sono e nemmeno la volontà politica di farli, di punire le aziende che non rispettano le regole.

Ma se una persona segue i commenti di giornalisti, opinionisti, politici su questo Primo Maggio, si sentirà parlare di altro.
Del milione di posti di lavoro.
Delle riforme sui temi dei diritti civili, tra cui la legge contro il caporalato, contro le dimissioni in bianco.
Ma ci sono anche gli insofferenti alla festa del lavoro: basta con questa inutile liturgia – li senti dire – il paese ha bisogno di lavoro, le aziende devono fare profitto altrimenti chiudono, i sindacati non rappresentano più nessuno..
Sono i fautori della deregolamentazione, della disintermediazione tra impresa e dipendenti, delle aperture domenicali. Sono coloro per cui il lavoro va bene, qualunque sia.
Eppure le aperture domenicale, volute dal governo Monti, non hanno creato nuova occupazione e non hanno spostato il PIL di percentuali significative.
Si sono creati lavoratori poveri, sotto ricatto (perché non possono rifiutare le chiamate all'ultimo minuto), senza futuro.

E la legge sul caporalato non ha impedito che questo continuasse nei campi del sud, dove gli sfruttati della raccolta del pomodoro continuano a vivere nei ghetti, in condizioni di schiavitù.

Infine, il lavoro come dovrebbe essere: sta tutto scritto nella Costituzione.
Il lavoro che rende la persona una parte di un tutto, di una società in cui ha una vera dignità, un ruolo, la possibilità di realizzarsi e di ricevere un giusto salario.
Con dei doveri e dei diritti ben definiti, per cui esiste un giudice in grado di farli valere, non per gentile concessione del principe.
Siamo nell'epoca della flessibilità, dell'insicurezza, dell'economia che oggi c'è e domani chissà?
Ecco, allora non scarichiamo questi problemi sugli ultimi.
Frasi come quelle sentite dall'ex ministro Sacconi “meglio seicento euro che niente” non si possono più sentire.

Sbaglia Sacconi e sbagliano i talebani della flessibilità: impoverendo il lavoro si impoverisce la società, la classe media in particolare.
Si inceppa l'economia, perché la gente non può spendere.
Si sta creando un enorme problema sociale che o viene governato dalla politica, oppure è destinato ad esplodere.

Primo Maggio, festa del lavoro, non si può non ricordare i primi martiri del lavoro di questa Repubblica: le persone uccise a Portella della Ginestra nel primo atto di terrorismo politico mafioso, nel 1 maggio 1947.

01 maggio 2016

La festa del lavoro, nonostante tutti

Dipendenti Almaviva di Palermo che protestano a Roma

IBM dismette a Milano ma investe nel post Expo
Dipendenti Alcoa a Roma, sotto il MISE
Lavoratori nel settore commercio, in sciopero 
Oggi, se avete bisogno di fare la spesa, troverete pure qualche negozio aperto: chiuse definitivamente nel cassetto le ideologie di sinistra (diminuire le disuguaglianze, pensare agli ultimi), sono le ideologie del liberismo quelle che hanno vinto.
Quelle per cui i negozi devono essere aperti anche la domenica, anche il 1 maggio.
Se si può guadagnare qualche cosa .. siamo in tempo di crisi …
Sorprende o forse no, che una legge del genere sia stata approvata anche grazie con l'appoggio di un partito che si dice essere di sinistra, come il PD di Bersani (governo Monti).

Così oggi, cosa rimane della festa del 1 maggio, la festa del lavoro? Che cosa è il lavoro oggi in Italia?
Secondo la maggioranza di governo, è semplicemente uno strumento di propaganda, da sbandierare nei TG e sui social, gloriandosi dei decimali di crescita dell'occupazione.
I posti creati grazie ai miliardi di euro, soldi nostri, degli sgravi.
Per questa maggioranza, che ha sposato l'ideologia del vivi per lavorare (e non lavori per poter vivere una vita dignitosa), l'importante sono i numeri, da usare quando positivi, da tacere se sono meno belli.
Come i numeri degli infortuni sul lavoro nel 2015.
Come il boom dei voucher lavoro, un mascherare il lavoro nero, rispettando la legge.
L'Italia riparte, senti ripetere.
Ne riparliamo quando anche gli italiani se ne saranno accorti, si dovrebbe rispondere.

Il lavoro è un argomento centrale della Costituzione, tanto da essere messo al primo posto, non sorprende che il centrodestra, da cui figlia questa maggioranza, volesse cambiare il primo articolo..
Repubblica fondata sul lavoro, inteso come il lavorio quotidiano dei cittadini, che la Costituzione spinge nell'occuparsi della cosa pubblica.
Lavoro come qualcosa che permette alle persone di rendersi liberi, di avere una vita dignitosa, non costretti a subire ricatti, minacce.
Lavoro dignitoso e sicuro: penso al 1 maggio e alle due feste che lo celebreranno. Quella dei sindacati a Roma, con slogan e frasi che sentiamo ripetere ogni anno.
E quello a Taranto, non ufficiale, ma altrettanto importante perché si tiene in una città emblema di quello che è diventato oggi lavorare.
Taranto, la città avvelenata, la città dove sindacati e manager dell'Ilva si mettevano d'accordo per inventarsi scioperi contro l'azione della magistratura.
Taranto, la città dei senza giustizia.
Senza giustizia in un paese dove un'intera generazione andrà perduta, in nome di quelle ideologie, quelle oggi predominanti, di cui ho parlato all'inizio: senza pensione domani e con pochi diritti oggi.


Buon primo maggio a tutti e in particolar modo a tutta questa generazione.

01 maggio 2015

La festa del lavoro senza lavoro

I numeri sull'occupazione vanno in direzione ostinata contraria alla propaganda governativa. Pare che la gente si ostina a non voler avere un lavoro: a marzo 138000 disoccupati in più e 70 000 occupati in meno rispetto all'anno scorso …
Più 92 mila posti a marzo 2015, disse il ministero del lavoro poche settimane fa. Poi la precisazione: i veri nuovi posti sarebbero solo 19mila, frutto degli incentivi alle assunzioni e non della riforma del lavoro. Che comunque, piaccia o non piaccia, non sta dando effetti. Forse perché è presto per valutare. O forse perché è la soluzione che è sbagliata. Come il famoso contratto a tutele crescenti dove uno può essere licenziato per ogni pretesto, senza giusta causa che tenga.
La destra che oggi gongola, dovrebbe ricordarsi che Renzi sta applicando le sue ricette.
Il lavoro è diventato un numero, da usare come strumento per la campagna elettorale perenne. Un numero e non più qualcosa che caratterizza le persone.
Che lavoro fai?

Questo prima maggio si celebra per la prima volta il lavoro in epoca renziana, post ideologica: si festeggia il lavoro come se fosse la zucca o la mortazza di Eataly.
Non si parla più della crescita personale che il lavoro da, l'esperienza formativa e sociale, del mondo del lavoro.
L'Expo a Milano rappresenta bene questo cambiamento (che non è di oggi): si dovrebbe parlare di fame nel mondo, di crescita sostenibile, di cibo. Dovevano esserci serre e campi. E invece vedremo opere incompiute, sprechi, camouflage con l'incognita del dopo Expo.
E il lavoro? Stipendi dei manager a parte (Glisenti, Stanca e Sala per esempio), il volano per l'occupazione è diventato occasione per volontariato, stage pagati poco, turni di lavoro massacranti (per finire i lavori) e poco controllati (come la vicenda dell'ingresso non vigilato in cui entrerebbero lavoratori a nero).
Ieri sera, per il concerto dell'inaugurazione, piazza Duomo a Milano era transennata per separare i vip che stavano dentro, dal popolino fuori che, forse, non si è nemmeno goduto il concerto.
Che lavoro fai?


Buon primo maggio (con questa vignetta di Natangelo), nonostante gli scandali, la propaganda, i diritto tolti.

01 maggio 2014

E tu che primo maggio stai vivendo?

I sindacati hanno dovuto indire uno sciopero, oggi 1 maggio, per poter dare la possibilità di una giornata di riposto a quanti anche oggi erano chiamati a lavorare. Non i lavoratori dei servizi essenziali, ma anche commesse, dipendenti nei centri commerciali.
Questo la dice lunga su quanto oggi il lavoro ha perso valore, in una repubblica una volta fondata sul lavoro.
Una repubblica dove si è fatta strada l'idea che l'occupazione si crea con la deregolazione, con la precarietà e, diciamolo pure, con lo sfruttamento dei più deboli.
L'idea di Monti, il tecnico, il professore, delle domeniche lavorative ha mostrato i suoi scarsi risultati.
Come il 25 aprile, anche oggi rischiamo di vivere una giornata di festività senza contenuti. Avendo svuotato il lavoro del suo significato (uno strumento per potersi realizzare, per poter dimostrare le proprie capacità, una fonte di guadagno per una vita dignitosa), in molti si chiederanno che senso ha festeggiarlo.
Penso a quanti sono in cerca di un'occupazione o magari passano da un contratto a termine ad un altro contratto a termine, per cui va bene lavorare anche il primo maggio.
Va bene anche lavorare senza orari, senza domeniche, senza troppe tutele, senza sindacati di mezzo.
Che poi è proprio la direzione in cui si sono mossi tutti i governi attuali, pure quello di Renzi.
Che sono quei sindacati che oggi si ritrovano a Malpensa, riuniti tutti assieme nel luogo che doveva essere la porta d'ingresso per chi arriva nella Lombardia e nel nord industriale. E che invece è diventata solo un'industria di stipendi d'oro per manager padani.
Chissà se almeno loro, i segretari confederali, si ricordano ancora del valore e del significato e del lavoro. Che non è una maledizione per gli sfruttati. Ma un modo per sentirsi umani.
Che il modello Pomigliano, il modello bad company Alitalia, il modello Electrolux, il modello Ilva, il modello Thyssen possono andare bene solo per gli interessi personali di imprenditori, ma  non fanno il bene del paese. 

01 maggio 2013

C'era una volta il lavoro


Fra i minatori di Pablo Neruda
Io ero nel salnitro, con gli oscuri eroi
con chi estrae neve fertilizzante e fine
dalla dura corteccia del pianeta.

Essi mi dissero: " Guarda,
fratello come viviamo".
E mi mostrarono le loro razioni
di miserabili alimenti,
l'impiantito di terra nelle case,
il sole, la polvere, le cimici,e la solitudine immensa.

Io vidi il lavoro degli scavatori,
che lasciano stampati, nel manico
di legno della pala,
tutta l'impronta delle loro mani.

Io sentii una voce che veniva
giù dal fondo stretto del pozzo,
e poi di là vidi spuntare
una creatura senza volto,
una maschera polverosa
di sudore, di sangue e polvere.

E quella mi disse: - Dovunque vai,
parla di questi tormenti,
parla fratello, del tuo fratello
che vive là sotto, nell'inferno.

Il lavoro è un tema segregato nella riserva del 1 maggio, il concertone organizzato dai sindacati che, un giorno all'anno, si possono sentire la coscienza a posto.

C'era una volta il lavoro, su cui si poggiava una Repubblica. Così diceva una Costituzione, la più bella del mondo, anch'essa segregata in un angolino e superata da una costituzione reale che considera il lavoro un fine. Lavori per vivere. E chi non lavora non vive.

Oggi, in questa giornata del lavoro, ci sono persone che sono costrette a lavorare (pur non svolgendo lavori sensibili, di presidio). A loro andrebbe dedicata questa giornata.
Ma anche a quelli che, grazie alla giungla dei contratti precari, vivono sotto ricatto, per quel lavoro.
A quelli costretti a lavorare più a lungo e in peggiori condizioni (grazie alle riforme sulle leggi del lavoro), mentre poi c'è una disoccupazione giovanile che fa paura.

Non si dovrebbe parlare d'altro. Altro che Imu, presidenzialismo, riforme Costituzionali ...
La dignità delle persone non si può calpestare tutti i giorni, per sempre. Nel paese la situazione è drammatica ma ancora, nelle piazze, nelle città, ancora non è successo niente.
Oggi la politica deve mettere in priorità le scelte da fare.
Quello che la gente chiede è equità, giustizia sociale.



01 maggio 2012

La festa del lavoro, la festa per pochi intimi

1 maggio, festa del lavoro: ancora qualche anno è diventerà una festa per pochi intimi.
Quei pochi con ancora un posto di lavoro stabile, con qualche diritto da difendere.

Dietro, la massa di persone che vivono alla giornata, senza diritti né pretese, per cui 1 maggio o 25 aprile sono semplicemente giorni di lavoro come gli altri.
Da questa guerra tra poveri che è stata messa in piedi, tra chi è protetto (o privilegiato) e chi è senza tutele ci stiamo perdendo tutti.

Per i 159 morti sul lavoro fino ad oggi.
Per i 54 suicidi tra gli imprenditori.
Per i 2 milioni e passa di disoccupati (al 9% quest'anno).

01 maggio 2011

La festa del lavoro

Nel primo articolo della Costituzione, sta scritto che l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro.

Eppure oggi, il valore che viene dato al lavoro è al punto più basso della storia di questo paese.

Troppi gli attacchi, al lavoro e a chi lavora: contratti da precari che diventano quasi sempre la norma, per chi entra nel mondo del lavoro.
Aziende che esternalizzano, lasciando a spasso persone e le loro famiglie, colpevoli solo di essere pagati troppo. Troppo, rispetto a chi è più sfruttato di te: perché oggi, in un mondo globalizzato, c'è sempre uno che sta peggio di te.

Attacchi ai diritti, anche quelli che uno pensava fossero conquiste definitive. Maternità, diritto allo sciopero, malattia.
Alla fine, c'è anche la questione del ricatto: volete i diritti? Volete un contratto collettivo? Allora io mi prendo l'azienda e la sposto in Serbia, in Polonia, in Messico, negli USA.
Il finto referendum a Pomigliano, a Mirafiori.

Dopo la condanna all'amministratore della Thyssen in tanti han detto che ora in Italia è dura continuare a lavorare. Evidentemente, in questo paese, la gente deve solo morire in silenzio.
E rassegnarsi ad una vita da precario.

Pure il primo maggio si deve lavorare. E' più importante tirar su qualche migliaia di euro per gli incassi, che non rispettare una festività laica.
Che queste ordinanze, per tenere aperti negozi anche il 1 maggio, arrivino da destra e sinistra, dalla Moratti e da Renzi, significa solo che, l'assenza di rispetto per il lavoro, è perfettamente bipartisan.

L'importante è guadagnare, fare profitto, alzare il PIL. Cemento, centri commerciali, autostrade, grandi opere, quartieri del lusso.

Chi se ne frega delle morti bianche e dei lavoratori in nero? Della disoccupazione giovanile e dei contratti a meno di mille euro? Dei callcenteristi di Teleperformance, degli invisibili di Eutelia, delle lavoratrici dell'Omsa, e le tute blu della Lares di Paderno Dugnano.
Delle centinaia di operai che salgono sui tetti delle fabbriche per impedire che si portino via i macchinari.

Che fa la politica, per il lavoro, oltre, beninteso, scendere in piazza a sfilare ?
Spero che almeno a Milano e Firenze, per coerenza, gli amministratori della città non si permettano di aggregarsi alla manifestazione
Fino a quanto possono bastare i moniti del presidente della Repubblica? In cosa dobbiamo essere coesi, se ciò che ci unisce (valori, Costituzione, storia) viene ogni giorno attaccato.

01 maggio 2010

Portella della Ginestra

A Portella della Ginestra, il 1 maggio del 1947, un commando composto da mafiosi, ex membri della X Mas e esponenti della banda di Salvatore Giuliano (come Fra Diavolo, Salvatore Ferreri) sprarono sulla folla radinata a Portella della Ginestra per festeggiare il 1 maggio. Una strage, la prima dell'unità d'Italia, voluta per soffocare nel terrore e col sangue, le rivendicazioni dei contadini siciliani: la terra, destinata a chi la lavora davvero con la legge Gullo.

Terra, lavoro, diritti sanciti dalla Costituzione (“art 1 : l'Italia è una repubblica fondata sul lavoro”): la strage di Portella della Ginestra fu un atto di terrorismo politico compiuto e coperto da mafia, latifondo, banditismo usato come braccio armato e da esponenti di quella classe politica reazionaria che tendeva in ogni maniera a ostacolare il progresso e le riforme. Embrione di questa stagione degli anni di piombo, della “strategia della tensione”.

Le coperture che hanno goduto i banditi, i depistaggi e i misteri raccontano del contesto in cui è nata la nostra Repubblica.
Si parte da lontano, dal 1947, per raccontare di quanto sia importante anche oggi lottare per i propri diritti, in particolare quello del lavoro. Diritti e non favori elargiti per gentile concessione da qualcuno.
Diritto a stare accanto a figli dopo il parto, perchè è giusto così. Non tutte le mamme hanno i privilegi ministeriali di qualche mamma fortunata.
Diritto a poter avere un futuro, e non una continua odissea da un contratto a tempo determinato (o cocopro, o partita Iva, o altro) all'altro.

La manifestazione oggi in Italia e in altri paese d'Europa si chiama non a caso “May day”: il may day, come l'allarme lanciato in casi di pericolo. E il pericolo riguarda la tenuta sociale del nostro paese, oggi tenuto in piedi anche grazie alle famiglie (ma fino a quando?).
Il paese degli scandali che colpiscono i potenti (abbiamo il governo a norma: dimissioni zero); e contemporaneamente fondi tagliati a scuola sanità, cultura. Ho assistito incredulo alla difesa del decreto Bondi da parte di Nicola Porro, che voleva mettere assieme operai e musicisti. Quanta superficialità e qualunquismo.
Soldi che non ci sono e soldi sprecati in corruzione, tangenti, consulenze d'oro. Da una parte una marea di precari, dall'altra i figli di, amanti di, mogli di, .. appartamenti pagati con assegni in nero, favori agli amici delle varie “cricche”, poltrone che si occupano in nome della solita logica partitocratica (anzi, monopartitocratica).
In Grecia si sta cercando di far pagare i conti malmessi e i debiti a pensionati, lavoratori dipendenti. Un brutto principio, se si pensa che poi potrebbe essere applicato anche da noi. Pagheremo le ingiustizie, i debiti, le malversazioni, due volte.

Non so quanto c'entra, ma pensavo all'onda nera che sta devastando le coste del sud degli Stati Uniti: al solito si pensa dopo ai rischi.
Come in Italia, nel golfo di Taranto, sono state autorizzate le trivellazioni.