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23 ottobre 2019

La passione per il delitto 2019 - gli incontri di domenica




Torna il festival di narrativa poliziesca La passione per il delitto ed è un ritorno nella sua sede storica, Villa Greppi a Monticello Brianza: il benvenuto ai lettori del giallo è stato dato da Marta Comi, presidente del consorzio Brianteo Villa Greppi. A seguire Paola Pioppi, organizzatrice del festival, ha introdotto i primi scrittori, anche loro amici storici della Passione, ovvero Piero Colaprico e Vittorio Nessi.
Ore 11.30 
Piero Colaprico, La strategia del gambero, Feltrinelli
Corrado Genito è un ex agente per la sicurezza dello stato finito in prigione "per aver voluto salvare con tutti i mezzi, soprattutto quelli illeciti, l'ostaggio di un sequestro e, diciamolo, per scoparsi alla grande la moglie del rapito, l'ex Miss Sorriso Maretta Zara. Per lei, e per i soldi in ballo, una montagna di soldi, s'era lanciato in una strategia sbagliata". A farne le spese, il vecchio collega ispettore della Omicidi, nonchè suo migliore amico, Francesco Bagni.
 
Vittorio Nessi, Non sono io, Daniela Piazza editore
Tre donne amano lo stesso uomo; tre persone identiche sono accusate dello stesso delitto; nove indizi intorno a un omicidio senza cadavere; un serial killer ritrova la sua anima innocente in una canzone d'amore. Il pubblico ministero Ferretti scopre che, dietro l'apparenza, nessuno somiglia al ruolo che la vita gli ha assegnato.
 

Con Mario Consani
Piero Colaprico

Paola Pioppi, organizzatrice e Marta Comi presidente consorzio Brianteo Villa Greppi.
Seduti Mario Consani, Vittorio Nessi e Piero Colaprico

Mario Consani ha presentato i due libri (e Colaprico ha anche anticipato qualcosa del suo prossimo romanzo): due romanzi diversi, quello di Colaprico è corale, ambientato nell'hinterland milanese, con dentro gli scontri tra le famiglie malavitose.
Il libro di Nessi è un libro che ruota attorno ad un protagonista, il pm Ferretti, con dentro tre storie, che vivono di una vita propria e che si svolgono in un modo particolare. Il primo è una requisitoria, il secondo una indagine, il terzo ruota attorno alla psicologia dietro il delitto.

Vittrio Nessi: il mio libro non è un giallo ma un noir, si occupa di delitti ma parla poi dei grandi temi della vita, questo spiega la presenza di personaggi femminili. Protagonista un pm, Bruno Ferretti che non si ferma alle indagini e al processo, ma cerca di entrare nei temi del delitto, nei casi incontra delle donne misteriose che fanno da fondo.
Il filo rosse delle tre storie è nel titolo, una canzone di De Gregori,"guarda che non sono io quello che stai cercando ..".
Tre donne che amano lo stesso uomo, accusate dello stesso delitto, senza cadavere. E un serial killer che confessa i delitto dopo aver sentito una canzone. Nei delitti e nell'amore nulla è come appare, questo è l'elemento unificatore.

Colaprico: il mio sogno è che una persona prenda in mano un mio libro e possa dire, "questo è un libro di Colaprico", avere cioè un tono e uno stile che si riconosca. I protagonisti degli ultimi romanzi sono un carabiniere in pensione ed un investigatore privato: Binda si muove in una Milano dove si percepisce la nebbia, siamo negli anni 80, vive accanto alla moglie, una vita normale.
Gemito è un altro tipo d'uomo: cacciato dall'arma per aver superato il confine della legge, da investigatore ha combinato impicci di tutti i colori.
Sono due personaggi diversi: ma spero si riconosca la mano, anche se poi ogni libro ha la sua voce.

A Nessi è stato chiesto della vita privata dei personaggi, il loro carattere, il mostrare l'intimo

Nessi: Ferretti non ha una sua vita privata, si dedica al lavoro ma è in una fase in cui inizia a domandarsi sul senso della vita. I delitti di sangue gli fanno guardare agli altri, ai delinquenti e alle vittime, facendo un viaggio tra la vita e la mrte dove il pm e le persone a fianco saranno cambiate.

L'associazione tra i film di Tarantino e i libri di Colaprico.

Colaprico: non pochi scrittori lavorano pensando ad un film, io rifiuto questa scelta, scrivo pensando alla pagina scritta.
Molti registi hanno comparto i diritti sui miei libri, ma non si è mai realizzato nulla: l'unica cosa che è uscita è un documentario sul saggio "MAnager calibro 9". Un'opera che mi ha covito a metà, Scamarcio il protagonista non riesce a trasmettere la ferocia del vero personaggio, Saverio Morabilito, pentito della 'ndrangheta.
A chi penso quando dico vorrei che dal libro nascesse un film? Sergio Leone, lui sarebbe il regista adatto per questo libro "La strategia del gambero", c'è l'amicizia maschile, c'è il fantasma di un personaggio femminile, ci sono rtadimenti..

I gialli in TV sono quelli con commissari: è stato chiesto a Nessi a chi si sia ispirato per i tuoi libri.

Nessi: non mi sono ispieato a nessuno, i miei libri nascono spontaneamente, la mia attività nel passato, si è trasformata nel tempo ed è diventata memoria. Ad un certo punto è uscita e io non ho fatto altro che aprirmi a queste sensazioni che dovevano essere elaborate.
Quanto delle cose scritte c'è nella realtà? E' tutto vero perché è frutto della mia fantasia - la risposta ad una medesima domanda da parte di uno scrittore famose.

I feedback ricevuti dal libro.

Colaprico: mi hanno detto che c'è poco sangue, non frequento i social ma preferisco incontrare faccia a faccia i lettori.
Molte recensioni mi hanno dato degli spunti interessanti, molti lo hanno considerato come un libro di svolta.
Dopo "La donna del campione" mi sono detto, "sono diventato uno scrittore", ma poi, purtroppo, non ho scritto nulla per cinque anni.
Un giorno però l'Orchestra Verdi di Milano mi ha chiesto un raccontino, un giallo ambientato nelle sale della musica: il giallo è diventato un'altra cosa, Il fantasma del ponte di ferro, col maresciallo Binda.
Dall'incontro umano nasceono le situazioni che ti fanno superare il blocco della pagina bianca.

Una domanda a Nessi: Che libri leggi da lettore ? Se diventasse un film, che film sarebbe?

Nessi: il maestro è Simenon, uno dei grandi scrittori del 900. Anche lui parla di delitti ma non si ferma a questi, scandaglia l'animo umano, le passioni e le perversioni.
Tutti noi abbiamo una parte noir, quando siamo a contatto entriamo a contatto con storie di delitti, questo ci attira.
Se fosse un film dovrebbe avere come contenuti amore e morte, Ascensore per il patibolo.

L'anteprima del prossimo romanzo di Colaprico:
lo scrittore ha letto due pagine del prossimo romanzo (L'anello di piombo, Mondadori), che parte con un morto, uno psicologo figlio di un'importante architetto.
Una storia di demoni, di delitti, di sbirri e di pulsioni animali che cinquemila anni di storia civile non hanno cancellato.

Secondo incontro della mattinata - Ore 12.30

Andrea Del Monte e Antonio Veneziani Con Elisabetta Bucciarelli Brigantesse. Storie d'amore e di fucile, Ponte Sisto editore

Tredici liriche, ognuna è la storia di una "Briganta", scritte da poetessa e poeti. Sono brigantesse che hanno lottato sui Monti Lepini, nelle campagne del Sud, lungo i territori dominati dal Papato o su quelli controllati dai francesi. Un incontro con parole e musica.
Antonio Veneziani, Andrea del Monte e Elisabetta Bucciarelli

Briganta parla di storie di briganti e brigantesse, una ricerca storica su un mondo antico, partito da una serie di poesie scritte da Antonio Veneziani.
Perché il brigantaggio al femminile?
E' una cosa ancora poco conosciuta, il brigantaggio maschile è noto, quello femminile no, sebbene non fossero donne come tante, per esempio Nicolina Ioconelli, la briganetessa vissuta a metà dell'800.
Di brigantesse come queste si hanno poche informazioni, solo poche di loro sono finite sulle pagine dei giornali.
Antonio Veneziani ha voluto parlare proprio di queste donne perché quello che è fuori dal coro mi piace, mi appassiona: erano donne di grande valore, molte di loro hanno commesso delitti ma volevano andare oltre la loro vita quotidiana.
Hanno ucciso i mariti che li vessavano, i padri che volevano imporre loro una vita: queste brigantesse erano femministe ante litteram, volevano affermare una loro identità, ribellandosi alla quotidianità.
Perché un poeta per raccontare queste storie?
Perché i poeti possono comunicare orrori, piacerim delle bellezze: per questo abbiamo chiesto a 13 poeti le storie di queste donne e loro lo hanno fatto scrivendo delle poesie.
In seguito sono diventate delle canzoni.
Non volevamo fare un lavoro da storico, volevamo raccontare delle vite, pur rimanendo nel sentiero della veridicità (di molte delle brigantesse si hanno poche informazioni).

E' un libro e anche un disco e le due operazioni non sono separabili, non ha senso leggere solo il libro e viceversa.

Andrea del Monte è parito da delle storie e ha costruito delle canzoni: tutte le poesie erano notevoli, musicarle è stato difficile, ho messo in musica i testi senza cambiare i versi.
"Apre le danze la brigantessa nera ...": il disco comincia con questa canzone e sono tutte storie forti, di violenza e di ribellione.
Citando una frase di Pasolini, "perché sei comunista? Perché sto dalla parte di chi ha fame".


Alla fine dell'inconro, lo chef Federica Camperi ha preparato per gli ospiti della rassegna un pranzo con i cibi delle terre dei briganti.

27 ottobre 2018

La passione per il delitto (2018) - cronaca e fiction




Primo incontro per La Passione per ildelitto, stagione numero 17: si è parlato del rapporto tra verità e narrazione, della necessità di raccontare l'attualità nella fiction, con due autori: Paola Barbato e Claudio Del Frate del corriere online, una scrittrice di noir e un giornalista della vecchia scuola.
Elisabetta Bucciarelli ha cominciato l'intervista partendo dal vero e dal falso in rete: come si riesce a discriminare sul web, che strada si segue?

"I lettori ci sopravvalutano molto" la risposta di Claudio Del Frate: coi giornali digitali il prodotto, la notizia, ha vita breve. Oggi il giornalista ha disposizione una quantità di fonti aperte infinita quasi.
Non c'è più mediazione tra fonti di (possibili) informazione, come i social, e il giornalista: ogni politico oggi ha un profilo twitter a cui attingere per scrivere articoli di giornale.
Il mestiere del giornalista in questo nuovo scenario è quello di mettere assieme queste fonti e portarle al lettore: c'è un modo di lavorare che non comporta più lo spostarsi dalla propria sede di lavoro.
Ci si collega a twitter, a facebook, e si scrive una storia.

"Faccio il medico del pronto soccorso" ha spiegato il giornalista: siamo quelli che prendono le notizie alla fonte e poi le smistano alle redazioni.
Serve una preparazione molto più eterogenea, rispetto a prima, perché si deve essere pronti a cercare e ricevere fatti e storie da diverse fonti.
Il corriere della sera ha scelto di caricare sul sito anche parte del cartaceo: questa è una scelta ma altri giornali fanno scelte diverse.
Nel corriere dunque c'è una simbiosi tra online e carta stampata, nessun muro: l'osmosi serve ad arricchire i due mondi.

Cosa ha dovuto imparare quando si è spostato dal cartaceo al giornale: il corriere ha deciso di investire molto in questo settore e io ho deciso di provare questa strada, vedevo che i lettori della carta stampata erano meno, volevo lanciarmi in questa avventura.
Ho imparato un linguaggio nuovo”: Claudio Del Frate ha citato un episodio di anni fa, quando era cronista alla Prealpina, un delitto a Varese in cui la vittima era una studentessa e il sospettato un sacerdote.
Un giornalista scrisse un pezzo, parlando di un palla che sbatteva contro il muro dell'oratorio, dove non c'erano altri contenuti.
Un tipo di giornalismo oggi andato in soffitta: il giornalismo online ha fatto cadere l'equivoco per cui tra giornalismo e narrazione non ci fosse alcun legame.
Oggi il giornalismo su internet ha un linguaggio breve, asciutto, sincopato, deve dare le informazioni subito a chi legge.
Per l'analisi del contesto, delle persone, serve poi il lavoro dei giornalisti tradizionali, che subentrano poi.

Come è avvenuto l'apprendimento del mestiere di giornalista online?
E' avvenuto tutto sul campo, è servita la base di giornalista, la formazione sui media tradizionali.
Per scrivere online serve meno narcisismo, no stile diretto: aver lavorato nella cronaca di privincia ha aiutato, per la velocità di lavoro (si devono scrivere più articoli in un giorno), e l'eterogeneità delle esperienze e dei campi per cui si scrive.
"Una ginnastica quotidiana in cui ti devi allenare a leggere i giornali": una lettura attenta e sistematica per avere le basi per poter poi valutare la notizia che arriva dalle fonti aperte.
Saper distinguere la notizia buon da quella poco utile.

Dopo il giornalista, è venuto il turno della scrittrice Paola Barbato, che come scrittrice e narratrice, deve rimanere collegata ai temi di cronaca. Come fai ad informarti - la domanda di Elisabetta Bucciarelli?
Io scrivo delle storie che mi assomigliano, non sono una persona serena e dunque scrivo storie che suscitano tensione.
Parlo di storie che hanno a che fare con la morte, con la violenza, storie che possono uscire sulle cronache: non bisogna scrivere storie incoerenti, non posso sempre inventare.
Il lettore attento si accorge di errori, il tempo di percorrenza tra Genova e Pordenone, cosa succede quando si disotterra un cane sepolto in giardino (un episodio reale della vita di Paola).
Il lettore, di fronte a questi errori, interrompe il clima di sospensione che si instaura leggendo la storia: Paola si avvale della consulenza di persone reali, un becchino, un esperto del Ris, dei medici legali veri.
Nell'ultimo giallo dovevo scrivere degli effetti di un farmaco sul corpo umano e ho dovuto parlare con degli anestesisti.
Ho il dovere di non commettere errori, anche solo per un lettore anestesista o veterinario: è una fatica ma mi avvalgo anche delle fonti aperte, per esempio cercando sui social.

La scrittrice lavora su una piattaforma online, Wattpad: chiunque può scrivere e pubblicare e chiunque può leggere, previa registrazione.
Si ha un immediato feedback col lettore, ed è qualcosa di importante quando scrivi un romanzo un pezzo per volta e vuoi avere una risposta dal pubblico prima della pubblicazione finale.
Posso capire se il mio libro funziona: cambia la qualità della scrittura, si possono fare mille aggiustamenti al racconto, che diventa un gioco a due col lettore.

Quanto aiuta la cronaca?
Tutto ciò che si legge ha effetti su ciò che scrivi.
Serve per poi disegnare personaggi che non sono stereotipati, solo bianco e nero: non esistono personaggi solo negativi, senza nessuna debolezza.
L'esempio è Pacciani, probabile mostro di Firenze che però, quando parlava, non dava l'impressione del mostro.

Da Pacciani a Lindo e Rosa: spesso si sente persone dire, questa cosa non è vera, ho sentito questa notizia (che Lindo e Rosa, per esempio sono innocenti) su internet, dunque è vera.
Del Frate ha parlato dei rapporti di forza tra giornalismo online e cartaceo: i giornalisti in rete hanno subito i feedback di una notizia pubblicata, se è letta o meno.
Si mette in alto la notizia con più click, quella più recente, quella che fa (o che si pensa farà) più letture.
Esistono algoritmi che sanno quali notizie catturare e trovare poi in Google news o sulla bacheca di Facebook.
Succede così che pubblichi una notizia e la trovi poi come notizia virale in internet.
Il risultato di questo è che spesso l'agenda politica è condizionata dalle notizie false (i rimborsi dei terremotati fatti in base alla scala Richter).
Un impatto micidiale sulla coscienza politica delle persone.
Le notizie scandalistiche funzionano perché gratificano, come una tavoletta di cioccolato.

Esiste una deontologia dello scrittore, che quando scrive ispirandosi alla cronaca usa personaggi con nome e cognome: esiste un diritto all'oblio dei fatti di cronaca e delle persone coinvolte?
Paola Barbato ha risposto dicendo che i fatti, se servono, se bisogna riportarli, devono essere accurati.
Io non la comprendo l'esigenza di inserire fatti reali: uno può affrancarsi dai fatti reali per raccontare una storia analoga, chiedendosi perché?
Perché quel delitto, perché quella storia?
Cercare di capire perché quella storia è successa, come fossimo psicologi.
Io la vampirizzazione dei fatti reali non la capisco: partiamo dai fatti, per poi lasciare qualcosa, qualche inquietudine nel lettore a fine libro.
Ma bisogna essere onesti con la realtà e stare attenti al linguaggio, che può anche cambiare come la storia è percepita dal lettore.

L'impossibilità di raccontare la verità sull'online: c'è ancora qualcosa che non si può raccontare sull'online e che poi, forse, finisce in un romanzo?
Il romanzo ti da modo di spingerti nel mondo delle ipotesi (Del Frate ha citato la storia del caso Moro, raccontata anche in tanti libri).
Ma sono due partite diverse, rispetto al giornale: nel giornale devi stare più "schiscio" perché ha vita più breve, ragiona sul passo delle ore e non nell'arco dei giorni o settimane.
Il libro da più libertà ma è più disfunzionale, l'articolo sul web è poi soggetto ad una critica su eventuali errori più forte.

Quali sono le tre regole pratiche sul giornalismo online.
Del Frate ha spiegato quali sono, secondo lui, le tre regole del giornalismo sul web: concepire l'articolo come un qualcosa in divenire, in crescita: quello sulla carta stampata è qualcosa di chiuso, quello che scrivo sull'online potrebbe cambiare successivamente. Significa non saltare a giudizi affrettati che potrebbero cambiare.

Inserire nell'articolo un riferimento alle fonti cui fai riferimento: è una regola non nuova, si dice che l'inventore del giornalismo moderno sia Erodoto che nei suoi racconti cita sempre le fonti dei fatti su cui scriveva.
Se si deve essere tuttologi, si deve anche dare modo al lettore di poter rintracciare la fonte dei dati su cui si scrive.

Devi voler bene a quello che scrivi, come gli artigiani coi mobili che realizzano: non si deve cioè abbandonare la storia a sé stessa, va arricchita sentendo esperti, altre persone.
Serve un quid di passione e di orgoglio nel voler fare le cose per bene.

Cosa cambia col nuovo giornalismo? Cambiano le ore di lavoro, si lavora h24, senza orari fissi. Si lavora assieme ai colleghi di redazione che, anche con internet, mantiene un suo ruolo di controllo e di filtro.
Racconta Del Frate che, nella redazione del corriere online, sta crescendo una nuova generazione di giornalisti "nativi digitali", che stanno imparando il mestiere su internet.
Su internet ma anche sul posto: se un giornalista ha modo di andare a vedere il luogo dove è avvenuto un episodio, l'articolo sul web comunque cambia, come qualità e livello.

Il giornalista ha poi raccontato del problema di come oggi si tenga a non voler pagare l'informazione: giornalisti che lavorano gratis o pagati poco.
Questo poi porta ad un livellamento verso il basso dell'informazione, con conseguenze sulla coscienza dei lettori.
Il giornalismo digitale va pagato: oggi il Corriere fa contatti unici attorno al milione, con 300mila copie cartacee.
Sono due mondi che non si parlano.

Oggi, per fare questo mestiere, serve avere tanta passione tanta curiosità e un certo senso di abnegazione, perché è un mestiere senza orari.

Ultima domanda a Paola Barbato: ti fidi dei giornali?
Una stessa notizia oggi mi può arrivare da più fonti e io me la leggo da tutte queste: mi interessa la precisione delle fonti.
Immagazzino tante fonti, tante racconti e poi faccio io da filtro.

Paola Barbato ha parlato poi del suo libro (“Io so chi sei” edizioni Piemme), dentro cui si parla del rapporto che abbiamo col cellulare: strumento importante delle nostre vite che però ha condizionato la nostra vita.
Infine il nostro rapporto con la paura, ultimo istinto che ci è rimasto.

"La paura è gratificante, specie nei casi di nera" ha voluto aggiungere Claudio Del Frate: spiega il successo della cronaca nera. Ma gratifica anche nella politica: la paura degli estranei, degli immigrati, della persona con la pelle di un colore diverso.
Una paura semplice, dove si comprende subito l'oggetto esterno

16 ottobre 2017

La passione per il delitto 2017 – il quinto incontro con gli scrittori


Elisabetta Bucciarelli, Chi ha bisogno di te, Skira
Rosa Teruzzi, La fioraia del Giambellino, Sonzogno
Simona Giacomelli e Monica Stefinlongo, L’uomo nero. Caracò
Modera Samuela Lozza

Elisabetta Bucciarelli – Chi ha bisogno di te (la mia recensione)

Nel romanzo di Elisabetta ci sono uomini ma non in forma di protagonisti: sono uomini che pagano colpe non solo per propri errori, ma anche per scelte altrui.
Sulla copertina (come su quella de l'Uomo nero, di cui Elisabetta è curatrice) c'è un'ape: una scelta della casa editrice.
Al centro della storia ci sono due donne e, lontano, degli uomini, che ci sono per differenza: due donne che devono fare i conti con la distanza dal maschile.
Protagonista una ragazza normale, nel passaggio verso l'adolescenza.
Nel romanzo si racconta del nero, della paura della separazione dal compagno.

La musica, usata dalla madre per parlare con la figlia, è metafora di un nuovo linguaggio.

L'uomo nero – Simona Giacomelli e Monica Stefinlongo (la mia recensione)

L'idea dietro questa raccolta – L'uomo nero – è stata quella di tenere insieme sei storie che cercassero di raccontare che cosa sta succedendo nel grande stereotipo del maschile, in un momento di cambiamento.
Storie che pescano dal materiale autobiografico delle autrici, in questi c'è la volontà di dare uno sguardo sul maschio che non è in grado di trasportare le sue conoscenze a chi viene dopo, il maschio che non sa crescere.
Molte fiabe o favole hanno prodotto dei grandi danni: il sogno del principe azzurro di Cenerentola, eppure lo stereotipo non esiste.
Il maschio difficile da incasellare che qui viene raccontato, ma non colpevolizzato.

L'apicultore di Simona non si preoccupa di rimanere fedele alle aspettative delle sue compagne: Peppe è un uomo solo, era stato messo da parte per delle sue scelte.
Non un carnefice identificabile, delle relazioni fallite.

Monica racconta di un uomo con la sindrome da Peter Pan, anzi con la sindrome di Barbapapà: la crisi ha messo le persone della generazione X di fronte a delle scelte, di fronte a dei problemi che non sanno affrontare.
Al protagonista capita un trauma che forse lo porterà a fare un cambiamento.


Rosa Teruzzi – La fioriaia del Giambellino

Al contrario della cinematografia comune, le protagoniste del libro sono tutte donne, nonna, madre e nipote.
Sono tre donne che vivono in un ex casello senza uomini: un ex sessantottina, una ex libraia e la nipote che è una poliziotta.
L'unica che potrebbe indagare in realtà non è interessata alle indagini, il suo vero interesse è indagare sulla morte del padre, poliziotto anche lui.
Il giallo ad un certo punto entra nelle loro vite e le spinge a cambiare qualcosa di sé.

“Sono donne libere davvero” - ha scritto delle tre donne Carla Colledan.
Le adolescenti devono leggere libri che spiegano loro che possono essere artefici del loro futuro.

Scopro segreti in tante storie, scrivo senza fare una scaletta precisa: ogni pagina mi apre un nuovo capitolo, e poi cerco di chiuderlo tutti.

21 settembre 2017

Chi ha bisogno di te di Elisabetta Bucciarelli


Per cominciare, due poesie (è sempre tempo per leggere una poesia)

Mi piace pensare 
che lo abbiamo solo nascosto 
il nostro amore, 
messo nella terra come un seme, 
e forse altri lo vedranno spuntare; 
è bellissimo un amore 
che sopravvive ai suoi amanti. 
Franco Arminio - 

Per ogni amore che muore 
bisogna piantare dei semi 
di cicoria, di girasole, di viola, 
nel primo vaso libero 
nel primo angolo di terra.
Non ha un senso non serve a nulla 
se non a tenere un po’ di bellezza 
nel mondo, di quella bellezza 
senza sintomo, indolore.
Mentre nella pelle rimangono 
impronte, sapori, odori. 
Anna Toscano (Treviso, 1970) da Doso la polvere (La Vita Felice, 2012)

Messa temporaneamente da parte l'ispettrice Dolores Vergani, Elisabetta Bucciarelli prosegue nel suo racconto sui sentimenti e sui rapporti tra le persone.
Ne La resistenza del maschioparlava dell'uomo che fugge (dalle relazioni, da un rapporto maturo), uomini i cui stereotipi (più o meno reali) erano raccolti ne “L'uomo nero”.
Tutti romanzi raccontati da un punto di vista femminile: succede lo stesso in “Chi ha bisogno di te”, un racconto su un'educazione sentimentale di una ragazza diciassettenne, Meri.
Perdere la testa 
Vorrei innamorarmi. Perdere la testa. Dicono che si smetta di dormire, che passi l'appetito. Si dimagrisce senza nemmeno accorgersi ..

Il romanzo che vi troverete a sfogliare è la storia di una educazione sentimentale, Meri, un'adolescente “anomala”: anomala perché non è una ribelle, non veste in modo stravagante anzi, va bene a scuola e fa pure sport in una squadra di pallamano.
Anomala è anche la forma scelta dall'autrice : seguiremo la vita di Meri, a casa, a scuola, con l'amica Sara, attraverso i suoi pensieri, pochissime le parole, rari i dialoghi.

Poche le parole con la madre, che nel libro si chiama Mamma, con cui spesso comunica solo attraverso i testi delle canzoni dei suoi gruppi preferiti, come i Queen.
Tie your mother down 
Comunque se osservo da fuori non mi pare che l'amore sia questa gran cosa. Passare da uno stato di totale mancanza di controllo a una depressione con tragedia finale. Perché si sa che poi finisce tutto .. 
C'è tutto quello che serve per farsi un'idea, mi aveva detto, poi era partita facendomi ascoltare Tie your mother down. 
In realtà da quando sono nata, lei mi spiega la vita con i testi delle canzoni. Niente parabole, sermoni, menate, sparisce nel suo studio, sceglie una musica e me la fa ascoltare, vinile o CD, Ipod, youtube, dipende.

Meno ancora quelle scambiate col padre, separato dalla madre, dopo un episodio dell'infanzia di Meri che ha segnato, anche fisicamente, le loro vite.

Meri vive l'amore con un sentimento ambiguo: ha voglia di innamorarsi ma vive anche quel senso di paura perché è come un salto nel buio.
Finché un giorno nella sua vita spunta l'imprevisto: qualcuno che le lascia nella giacca un biglietto, con sopra la scritta: “A king of magic”.
Il titolo di una famosa canzone dei Queen.

La comunicazione tra lei il ragazzo non avviene, come per la maggior parte dei coetanei, con messaggi e chat, ma coi con questi biglietti, scritti a mano, con una penna a punta fine: una riconquista della fisicità dei rapporti in un mondo dove non scrive più nessuno.
E dove la memoria, i ricordi, i sentimenti, sono un qualcosa di breve durata.

Non è così per la madre, che trasforma ogni “amore” (nuovo o abbandonato) in una pianta
Nonostante l'età 
Per esempio la faccenda dei semi. Oggi ne sta piantando uno e non saprò mai il perché finché lei non avrà voglia di dirmelo. Pianta un seme ogni volta che deve entrare in una casa nuova e ogni volta che ne lascia una dove è stata per qualche tempo. Interra i semi anche quando nasce o muore qualcuno e sempre quando finisce una relazione di qualsiasi tipo.

Come dice la poesia di Anna Toscano, per far crescere la bellezza nel mondo, non bisogna buttar via nulla delle emozioni che viviamo ogni giorno.
Anche un amore abbandonato dove diventare un seme che dentro, ha la potenza di far cresce una vita, anche se in sembianza di fiore o albero

Fiori a sorpresa.
Ho sempre pensato che i semi fossero anche questo. L'idea in potenza di un girasole, il profumo di un mughetto, il colore di una campanula viola. Davide si meritava un premio che, nella mia scala dei doni, è quello più importante. Una specie di vicinanza ..

Semi per un amore nuovo, semi per amore che non c'è più.
Ho bisogno solo di pochi secondi per capire con chiarezza come mai dopo l'incendio abbia piantato due semi di faggio. Quel giorno, lei ha deciso che doveva invasare una fine doppia, celebrare due conclusioni: quella con Papà e quella mia con Davide.

Come quello tra Mamma e papà, a seguito di un incidente mentre erano in vacanza, che le ha lasciato dei segni sul corpo, non solo nella memoria.
Un'ustione sulla mano.
La capacità di sentire i rumori.
Casa 
Mi capita a volte, di avere delle interferenza di olfatto. Zia dice che l'udito e l'olfatto sono strettamente collegati. I cliente che cercano le case sentono prima gli odori, poi guardano gli spazi e infine percepiscono i suoni, ma se li educhi, già alla seconda visita, l'ordine si inverte e a volte chiudono gli occhi e iniziano a immaginare.

Tra un biglietto e l'altro, il ronzio degli insetti, le canzoni di Freddie Mercury (che aveva lasciato scritto “Non voglio cambiare il mondo, lascio che le canzoni che scrivo esprimano le mie sensazioni e i miei sentimenti”), tutti i personaggi incontrati diventeranno meno sfumati.
Vedremo crescere dentro Meri un sentimento che, sì, si può chiamare amore: l'attesa del prossimo messaggio, la curiosità nel capire chi è l'anonimo interlocutore, il doversi confidare con l'amica.
Conosceremo meglio anche tutti i perché rimasti in sospeso della sua storia passata: perché il padre quel giorno l'ha lasciata sola di fronte ad un pericolo.
Torniamo, in questo romanzo, all'uomo che scappa, alle paure che non si comunicano per il timore di non essere perdonati..
La domanda sbagliata 
Ecco che bussa un'altra domanda sbagliata, è pronta per uscire: Perché hai avuto paura proprio mentre io bruciavo? In alternativa. Di cosa avevi paura? Oppure una più semplice: Ma perché sei scappato?

Cosa insegna questo libro, una volta arrivati alla fine?
Che ci sono tante forme d'amore, che non sempre questo dipende da noi ma dalle persone che abbiamo accanto, dall'imprevedibilità dell'esistenza.
Che ogni storia d'amore ha dentro qualcosa che merita di essere ricordato e che, alla fine, tutto questo ci identifica, ci dice chi siamo.
Il prezzo 
Non importa mai di chi sia la colpa, Meri, ricordatelo. 
Una volta arrivato, l'amore non passa quando vuoi tu, resta anche dopo, per un tempo che non si sa. Resta anche per un padre che pensi ti abbia abbandonata e per una madre che sta sottraendoti la felicità

L'intervista all'autrice su Letteratura.rai

La scheda del libro sul sito di Skira.

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

09 aprile 2017

L'uomo nero: Stereotipi maschili raccontati da donne, a cura di Elisabetta Bucciarelli

Stereotipo: definizione dal sito della Treccani
stereòtipo agg. e s. m. [dal fr. stéréotype, comp. di stéréo- «stereo-» e -type «-tipo»]. –
1. agg. a. Di stereotipia, realizzato con il procedimento della stereotipia: ristampa s. di un volume; lastre s., le stereotipie, ossia le controimpronte, delle forme di composizione tipografica. b. fig. Impersonale, inespressivo, perché detto o fatto senza partecipazione (meno com. di stereotipato): i soliti discorsi s. da salotto; un sorriso stereotipo.
2. s. m., fig. a. Modello convenzionale di atteggiamento, di discorso e sim.: ragionare per stereotipi. In partic., in psicologia, opinione precostituita, generalizzata e semplicistica, che non si fonda cioè sulla valutazione personale dei singoli casi ma si ripete meccanicamente, su persone o avvenimenti e situazioni (corrisponde al fr. cliché): giudicare, definire per stereotipi; s. individuali, se proprî di individui, s. sociali, se proprî di gruppi sociali. b. In linguistica, locuzione o espressione fissatasi in una determinata forma e ripetuta quindi meccanicamente e banalizzata; luogo comune, frase fatta: parlare per stereotipi, abusare di stereotipi; in partic., sinon. di sintagma cristallizzato (v. sintagma). c. Espressione, motto, detto proverbiale o singola parola nella quale si riflettono pregiudizî e opinioni negative con riferimento a gruppi sociali, etnici o professionali.

Se non esistono più gli uomini di una volta, non esistono nemmeno più gli stereotipi maschili di una volta.
E allora, cosa sta succedendo agli uomini? Dove stanno andando?

Dall'uomo “resistente”, che sfugge alle relazioni con l'altro sesso e, pur continuando a corteggiarle, a cercarle, non riesce e non vuole concedersi e abbandonarsi completamente in un rapporto.
All'uomo “nero”, che non significa l'uomo nero delle fiabe, ma il maschio che fa soffrire, che ti tiene in sospeso in una relazione senza sbocchi, l'uomo che non cresce, l'uomo ancorato al suo passato, l'uomo che che si è isolato in sé stesso e non ha saputo trasmettere niente agli altri, l'uomo vissuto nel silenzio e col desiderio di sfuggire a questa situazione ..
Dopo “La resistenza del maschio”, continua il viaggio della scrittrice Elisabetta Bucciarelli sul maschio, con una raccolta di cui è solo curatrice: il racconto della mutazione degli stereotipi comportamentali maschili è affidato alla penna di sei scrittrici donne. Ciascuno ha raccontato il suo uomo, il suo maschio, il suo uomo nero.
Attenzione che arriva l'Uomo nero. In alternativa il babau, il Vecchio col sacco, El Coco o Boogeyman. È declinato al maschile.Tendenzialmente oscuro, talvolta antropomorfo, capace di far paura, se va bene rapisce la vittima per un anno intero, se va male la tiene in scacco tutto il resto dei suoi giorni...

Obiettivo non è una condanna senza appello ai comportamenti maschili, uno scontro tra maschi contro femmine o un voler generalizzare l'universo degli uomini, “ecco, tutti i maschi sono così”.
La domanda da cui è partita questa racconta è stata sul come è cambiato l'uomo, come i cambiamenti in atto nella società ne stanno influenzando i suoi comportamenti, quale mutazione è in corso e se ci sono cambiamenti “resistenti” a questa.
Nei racconti si parla della crisi economica, della Generazione X cresciuta con le ideologie alle spalle e senza ideali davanti, della complessità del mondo moderno e della difficoltà nel prendersi responsabilità.
L'uomo nero, inteso come il cattivo delle favole, non esiste, come del resto l'uomo nero nei sei racconti non è necessariamente un uomo violento.
Come non esistono, né sono mai esistiti i principi azzurri della favole, gli eroi che si prendono cura della principessa.

Mentre i sei maschi che vengono qui presentati sono molto reali, ciascuno, leggendo i racconti, si immedesimerà anche in alcuni di questi (parlo sia per i lettori maschi che per le donne, che questi uomini neri incontrano tutti i giorni).
Non sono persone in fuga, perché non riescono a cambiare o a muoversi, per i vincoli in cui sono costretti. Non sono nemmeno persone forti, per i loro vuoti comportamentali, per la mancanza di un qualcosa dentro che li porti ad assumersi delle responsabilità (un figlio, l'uscita da una dipendenza).
Persone forti nell'apparenza ma fragili nella sostanza.

Sono l'apicoltore di Simona Giacomelli, che usa le sue parole come arma di seduzione ma non riesce a mantenere un rapporto né con la compagna che gli rinfaccia tutte le sue colpe in una lettera
“Mi hai slacciato la camicia con le parole e il reggiseno con i silenzi. Combinando l’una e l’altra cosa per otto mesi mi hai portata a letto fino a indicarmi il segnale intermittente della porta di uscita”.
E nemmeno riesce ad avere un rapporto maturo col figlio.

Il prof con la passione del doppiaggio di Anna Scardovelli: una persona che, dopo la malattia della moglie, scopre che ha avuto una relazione con un uomo da cui cerca inutilmente quel confronto, quel dialogo che ha atteso da una vita.
Avrei dato qualunque cosa pur di trovare un modo per correggere quel vuoto insopportabile. Battere il silenzio. Ecco, credo che la mia passione per le voci, per il doppiaggio sia iniziata lì.”

L'angelo della soffitta di Cira Santoro è l'emblema di quelle persone con la testa rivolta al passato, che hanno vissuto per il lavoro e che da questo non riescono a staccarsi.
Dopo una vita in teatro, piuttosto che andarsene, sono disposti a far venir giù tutto, come Sansone nel tempio dei filistei: «muoia Sansone con tutti i filistei».

Io, pieno di bianca di Elena Mearini racconta di un uomo, della sua dipendenza dalla droga e del vuoto che ha dentro, vuoto che è nato da un vuoto affettivo nel passato: “lo spazio che mi trova impreparato, io che non so come occuparlo”.

Il bacio, di Cristina Zagaria, ha come protagonista un poliziotto, “Boogeyman”: l'uomo perfetto, visto da fuori. Dentro, un uomo imperfetto, che passa da una donna all'altra. Un giorno, durante una manifestazione in Val di Susa, una manifestante l'ha baciato,
Questa è violenza. Un bacio. Quell’unico bacio, quell’unica violenza, mi ha tolto tutti i baci futuri. Io credevo nell’amore ..
Questa sera, di fronte a sei ragazze fermate, si metterà a nudo e ruberà loro quel bacio: l'amore che tanto cercava, diventerà prevaricazione.

La sindrome di Barbapapà di Monica Stefinlongo. Lorenzo, dj notturno alla radio, altro uomo perfetto almeno all'apparenza. Bello, simpatico, giovane. Eternamente giovane, però, al punto da non vedere gli altri, i loro problemi e le sofferenze causate.
Figli della generazione X, con sindroma da Peter Pan: ma questo personaggio alla fine decide di crescere.
La metafora giusta è quella del Barbapapà:
Io penso che la nostra sia invece ‘la sindrome di Barbapapà’. Attenzione, questa è la mia teoria,
[..] un blob rosa che può trasformarsi in tante cose: diventa un castello, un pulmino per trasportare la sua famiglia”.

Una generazione con tanti sogni in testa, ma senza la forza (e la sostanza) per realizzarli concretamente:
Noi siamo stati in grado di diventare tante cose belle, ma ci è mancata una struttura forte per sostenere quello che volevamo essere e creare”.

Il viaggio attorno all'uomo sapiens moderno non finisce qui, chiaramente: ci sono altri tipologie di uomini di cui parlare, coi loro problemi nella relazioni. Altri stereotipati da aggiornare, altre storie da raccontare.
Sempre con quella domanda in testa: cari maschi, dove stiamo andando?

Le autrici della raccolta:
Nello schiame, di Simona Giacomelli
Il doppiatore di Anna Scardovelli
L'angelo della soffitta di Cira Santoro
Io, pieno di bianca, di Elena Mearini,
Il bacio di Cristina Zagaria
La sindrome di Barbapapà Monica Stefinlongo,
La scheda del libro sul sito dell'editore Caracò e il blog della curatrice della raccolta, Elisabetta Bucciarelli.

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon.

21 settembre 2015

La resistenza del maschio, di Elisabetta Bucciarelli


Cominciamo col dire che in questo libro il termine resistenza è usata in un'accezione non propriamente positiva. Resistenza nel senso di resistere e non concedersi, fermarsi un attimo prima, non lasciarsi andare del tutto.
I protagonisti del libro sono l'Uomo, tre donne chiuse in uno studio. E poi l'amico dell'uomo, la moglie e una prostituta. L'ambientazione è Milano.

Iniziamo dalle tre donne che parlano di uomini in uno studio medico nell'attesa del loro turno. Una giovane madre che ha subito un tradimento dal marito, una quarantenne che non cerca storie complicate con gli uomini, e una cinquantenne separata. Silvia che si accontenta di quello che offre il mercato.
Marta che avrebbe voluto un figlio dall'ex marito.
Infine Chiara, sposata con un figlio.
E poi c'è l'Uomo. Viene chiamato solo e semplicemente così nel corso della storia: sappiamo che è (o era) stato sposato e che con la moglie aveva un rapporto conflittuale per la sua ritrosia (resistenza) nell'avere dei figli da lei.
Lei lo guarda negli occhi: «Dimostrami che non è contro di me questa resistenza, che non sono io, che non lo farai mai con nessun'altra, dimostramelo».

Una sera tornando a casa la sua vita incrocia quella di un'altra donna, a causa di un incidente di cui lei è vittima e lui testimone, assieme ad una prostituta.
Di questa donna (di cui pure non conosciamo il nome) ha visto solo parte di un volto, i lunghi capelli a coprire il resto del viso, come un quadro preraffaellita. Sotto quel volto, si è immaginato un corpo bello.
Questa immagina diventa per lui una fissazione: inizia così una sorta di relazione tra i due, fatta solo di messaggi e telefonate. Tra Emme e Effe, solo così si chiamano.
Lei vorrebbe incontrarlo, conoscerlo. Dirgli grazie.
Lui, è la nuova specie di maschio, il maschio che resiste. Uno che non ama dipendere dagli altri, non vuole figli anche se ama (a modo suo) la moglie e non è nemmeno interessato ad avere rapporti sessuali facili.
È una persona facoltosa, che passa il suo tempo a misurare le cose e il tempo e ne insegna l'importanza ai suoi studenti. Uno che inizia i suoi pensieri con una negazione.

Il racconto della relazione “a distanza” tra Emme ed Effe si alterna ai racconti di Silvia, Marta e Chiara: si parla di uomini, di rapporti finiti male e di storie che si tengono in piedi per il sesso. Di tradimenti immaginati e di tradimenti reali. Di uomini che le hanno abbandonate o deluse. E della nuova razza di uomo, la peggiore:
Marta: «Non è la peggiore».«E cosa c'è di peggio?» chiede Chiara.«La specie in mutazione dei maschi che resistono» sicura Marta «quella che si sottrae, che non fa il suo dovere, non protegge, non mantiene, non fa i figli, non fa un cavolo di niente. Invade il territorio e basta».«Sei piuttosto combattiva» commenta Silvia «ma ne vale la pena?».«Determinata, faccio la mia parte».«Ostinata, fai anche la loro, mi pare di capire» conclude Silvia.

Sospeso a metà tra un saggio e un racconto apologo sui rapporti uomo donna, alla crisi dei modelli tradizionali padre-madre-famiglia, “La resistenza del maschio” mi ha ricordato le sceneggiature dei film di Paul Haggis (Crash, Third person): tante storie che partono separate per intrecciarsi alla fine.
Succederà lo stesso quando arriverete a fine lettura e avrebbe capito il senso del racconto di Elisabetta Bucciarelli.
Che è dedicato, scrive l'autrice, “a chi ama soffermarsi nei luoghi di transito, i foyer, [..] a chi non riesce a regalare canzoni per paura di perderle”.
Che poi è proprio il ritratto dell'Uomo:
Gli piacciono i luoghi di transito. I corridoi, i sottopassaggi, gli svincoli della tangenziale, i parcheggi. La vista di spalle, il non dover fare per forza qualcosa, l’idea di poter avere tutto contenuta nella scelta di non avere niente. La lontananza, il punto da raggiungere, le altezze. La perfezione delle geometrie. L’azzurro che non si riesce a toccare, composto da ipotesi”.

L'uomo che non ama legami, che pensa per negazioni, che è egoista della sua vita, che vorrebbe immune ai cambiamenti. Che ama piacere e sedurre le donne, senza concedersi.

Esistono maschi così. Delle fortezze capaci di far del male alle donne che incontrano:
«Vorrei che venisse da me senza aprirgli la porta, se gli dicessi che può farlo lo tirerei per un filo, sai tipo Arianna, torneremmo di colpo alla realtà, lui è uno di quelli che resiste, capisci?». «No, non capisco, vedo solo quello che non c’è, quelli che non ci sono, inconsistenti, sfuggenti, in trincea». «Hanno bisogno di spazio, stanno prendendo nuove misure, poi ritornano» sorridendole, Chiara.

La scheda del libro sul sito di nneeditore, dove troverete la colonna sonora del libro, dal jazz alla versione acustica di Nothing else matter dei Metallica.


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18 marzo 2015

Il cuore nero delle donne, a cura di Luca Crovi

Luca Crovi, Daniela de Gregorio, Ben Pastor, Rosa Mogliasso e Elisabetta Bucciarelli

Daniela Gregorio, Ben Pastor



Le dediche!
Otto storie di assassine.

Otto scrittrici donne (con un uomo) per raccontare di altre donne, passate alla storia come assassine. Donne dal cuore nero, o dal cuore di tenebra se volessimo citare Conrad.
In questi otto racconti possiamo riascoltare la loro voce, rivivere la loro vita, le loro sofferenze, il percorso che le ha portate ad uccidere l'amante, il marito o altri uomini e donne sconosciute.
Marta Morazzoni, Barbara Di Gregorio, Rosa Mogliasso, Ben Pastor, Elisabetta Bucciarelli, Michael Gregorio, Lorenza Ghinelli, Cinzia Tani.
Dall'antichità dei poemi omerici fino agli anni del dopoguerra: essere donna ha sempre significato stare dalla parte del torto, essere sottomessa al volere dell'uomo, essere usata come strumento docile nelle mani di altri uomini.
Sono storie antiche ma anche moderne dove si parla di maltrattamenti, solitudine, ipocrisie, amore e seduzione, amore e gelosie. Amore e la sua degenerazione che può sfociare in un sentimento malsano.
Nessuna delle scrittrici ha voluto giustificare le otto “donne dal cuore nero”: ciascuna ha scelto un suo punto di vista per raccontare le storie, anche quello dei uomini che le hanno vissuto come testimoni.
La Saponificatrice di Correggio (Michael Gregorio), la Belva di san Gregorio (Lorenza Ghinelli), la Monaca di Monza (Ben Pastor), la Locusta (Barbara Di Gregorio), la Contessa Bellentani (Cinzia Tani), la Contessa Tiepolo (Elisabetta Bucciarelli), Clitemnestra (Marta Morazzoni) e Lucrezia Borgia l’avvelenatrice (Rosa Mogliasso).

L'idea di scrivere questa raccolta è venuta a Luca Crovi, dopo alcune chiacchierate con le autrici:
“Chiacchierando con alcune amiche scrittrici mi era capitato che mi svelassero che da tempo avrebbero voluto raccontare le storie di alcune donne. E così se Lucrezia Borgia, Maria Pia Bellentani, Rita Fort e la Cianciulli sono state le prime di cui abbiamo chiacchierato, poi è venuto spontaneo pensare che si potevano coinvolgere altre autrici e chiedere loro se avessero mai pensato di raccontare altre assassine. ”

Chi sono allora, queste donne che la storia ha marcato come assassine? Ce lo facciamo raccontare dalle stesse autrici:

I fuochi sulla montagna – Marta Morazzoni su Clitemnestra, l'assassina del re Agamennone al ritorno dalla guerra di Troia:
Difficile dire se toccò a Egisto imparare dall'esperienza di Clitemnestra o a lei dalla goffaggine del ragazzo. Quando si riebbero dalla lotta scomposta del loro primo amplesso, dovettero affrontare l'imbarazzo che, in modo diverso, impacciava tutti e due. Lo affrontò lui per primo: «Me ne devo andare subito, immagino». Rimase però ad aspettare il comando della regina, sdraiato lì, dove di solito stava Agamennone. Al posto della durezza ispida del marito, Clitemnestra scrutò i lineamenti del cognato, di nuovo sorpresa dalla delicatezza: «Hai visto accendersi i fuochi sulla montagna, per caso?» domandò con ironia felice”.

La giraffa non ne vuole sapere – Barbara di Gregorio racconta la storia della “locusta”, forse la prima serial killer della storia, da Atene nel cuore della Roma imperiale.
“L’erba Locusta esiste: sono io, oppure, ma è la stessa cosa, è il profondo disprezzo scatenato in me dai limiti che sono propri ai viventi. Un veleno perfetto che ha l’unica pecca di agire con esasperante lentezza”.

Ho sempre chinato la testa – Rosa Mogliasso ci porta davanti a Lucrezia Borgia, la figlia del papa Borgia:
Il mio nome è Lucrezia Borgia, non so cosa sia la scelta: figlia, sorella, amante, sposa; ogni cosa mi è stata imposta per ragioni di stato, famiglia, convenienza. Ho sempre chinato il capo”.

Ma soprattutto la sorella di Cesare Borgia:
Il mio nome è Cesare Borgia, in obbedienza al padre ho accettato il cammino religioso, trovandomi costretto a indossare una ridicola veste che impaccia nei movimenti, e non permette la spada”.

Una donna bellissima usata dal padre e dal fratello come merce di scambio per le sue ambizioni di potere.

Chi ha paura di suor Virginia – Ben Pastor ci porta ai tempi della monaca di Monza, a distanza di anni dai fatti narrati dal Manzoni. I delitti nel monastero di S Margherita che portarono alla sua condanna: 14 anni murata viva.
Ben Pastor, in un racconto ambientato una ventina di anni dopo, ci fa rivivere quella storia, con gli occhi del capitano di giustizia Olivares: ne viene fuori un delitto che fu coperto per ragioni di Stato, la cui verità fa ancora paura.
Chi ha – o aveva – paura di suor Virginia? Il governatore? Il cardinale? Meglio murata viva! Al processo della Signora il cardinale non fu mai citato. Né lo furono altri che sapevano. Quei giorni il buon Borromeo era tutto infervorato a far santificare il cugino Carlo”.

Verità che, alla fine, deve rimanere celata:
Ma Vostra Eccellenza comprende che niente di quanto è emerso potrà essere usato. Né il cardinale, né Ferrer, né il re di Spagna in persona lo permetterebbero: ne va di Virginia de Leyva, e della sua fama di Perfetta Penitente.»
«Ma l’incarico mi fu dato da Stato e Chiesa!» «Fu dato, è vero. Ma solo perché, applicata ogni diligenza, venisse reso a entrambi sotto forma di silenzio formale”.
«Ma l’incarico mi fu dato da Stato e Chiesa!» «Fu dato, è vero. Ma solo perché, applicata ogni diligenza, venisse reso a entrambi sotto forma di silenzio formale”.

L'ordinanza – Elisabetta Bucciarelli.
Alla presentazione, l'autrice ha spiegato le ragioni per cui ha scelto Maria Elena Tiepolo Oggioni. Una donna
“Costretta nelle convenzioni sociali, storiche e culturali. Bella, elegante e apparentemente completa. S’innamora, questo è il suo inciampo. L’’amore è una caduta. Senza possibilità di opporsi. Una specie di malattia. Di solito accade senza logiche apparenti, in modo primordiale. Difficile sottrarsi. Per me questa donna è il simbolo di ciò che non si governa, che si scontra con il dovere e la responsabilità, che ha la rinuncia come unica scelta. Che sacrificio ha dovuto compiere? In nome di cosa? Queste le domande che mi hanno guidato nella scrittura”.

Il suo racconto è la storia di una donna, sposata ad un ufficiale, che si innamora di un soldato, Quintilio Polimanti, che ha l'ordine di accompagnare e curare i suoi figli. Un amore impossibile, per le convenzioni dell'epoca.
Si dice che c’innamoriamo di ciò che siamo costretti a guardare tutti i giorni. Affermerei piuttosto che per forze sconosciute decidiamo di guardare ciò che probabilmente ci farà innamorare. E se per sbaglio o per destino è vicino a noi, tanto meglio”.

La donna che spaventò la morte - Michael Gregorio. Daniela e Michael Gregorio sono sempre stati appassionati dalla storia di Leonarda Cianciulli e hanno sempre avuto il desiderio di raccontare i suoi delitti.
Alla presentazione del libro, alla Feltrinelli, Daniela ha raccontato
Nella memoria mi si sono sempre accavallate la visione “casalinga” e rassicurante di pentole annerite dal fumo della carbonella, lavandini di pietra scura dove i piatti venivano messi in acqua e un po’ di lisciva per sgrassarli, pezzi di carne che poi sarebbero stati cucinati e conservati nei modi più strani (il frigorifero non c’’era), i coltelli affilati che mamma usava per tagliare i cibi.”

Una storia che ha del soprannaturale: come ha fatto la Cianciulli a far sparire quei tre cadaveri di donna?
«Fucilate me?» disse tranquilla. Ma la voce era quella cupa e raschiosa. «Voi non spate quante volte io ho invocato la morte, eccellenze. In quella cucina è accaduto qualcosa che la scienza non può spiegare.. Lì c'era la morte e aveva paura di me. Sono io che ho spaventato la morte in quella cucina, signori.»Poi raccontò la verità.

Una storia che il regime stesso (le morti avvennero tra il 1939 e il 1940) cercò di celare:
«Sarà difficile che la gente di Correggio fermi le lingue ..»«Le faremo fermare, maresciallo» disse Senise con un sorrisetto determinato. «Guai se la polizia fascista non riuscisse a fare questo. Significherebbe la fine del fascismo.» Senise si alzò dalla sedia.«Non vi devo spiegare spiegare che non si dovrà sapere di questa mia visita qui nel vostro ufficio, vero, maresciallo?»Serrao accompagnò Senise alla porta stando alla sua destra con deferenza. Senise si fermò prima di uscire. «Spero che anche la guerra ci aiuterà a seppellire questa storia» disse.

Una vita normale - Lorenza Ghinelli: Caterina Fort era una donna che veniva da un passato di violenza e miseria. Non chiedeva poi molto alla vita, in fondo: una famiglia, un uomo da amare.
Per le donne del mio tempo, non sottomettersi all'infelicità era il peccato più grande. Contrassi la sifilide, è vero. E ho conosciuto la vita di strada. Pure l'amore però. E ogni cosa l'ho fatta nel mio nome. Mai nel nome di dio e neppure in quello di un uomo.
Franca scelse di esser la moglie e io puttana. In quei tempi, quel che mancava erano le alternative.Fui maldestra, questo sì. Ma lei fi debole. Per questo è morta. Perché ha tenuto più all'onore che hai figli. Al posto su, questo errore, non l'avrei commesso. Sarei rimasta in Sicilia.[..]Io volevo il mio posto nel mondo. È solo questo che ho sempre voluto: una vita normale. Accanto a Beppe. Mi spettava di dirotto, perché anche lui mi amava. Ecco perché non sono mai stata pazza. Perché io, a differenza dei pazzi, sapevo esattamente cosa la vita mi doveva. Ho solo allungato le mani per prendere ciò che era mio.Ma quando le ho ritratte, erano lorde di sangue”.

E così divenne la “belva di San Gregorio”, dipinta sui giornali come un demonio, per indicare il crollo morale in cui versava l'Italia negli anni successivi alla seconda guerra mondiale.

Non sono un'assassina – Cinzia Tani. Il 15 settembre 1948 la contessa Bellentanni uccide con un colpo di pistola l'amante, Carlo Sacchi, alla fine del gran ballo all'Hotel Villa d'Este a Cernobbio.
Una storia di vittimismo, di un amore a lungo cercato e mai corrisposto.
Anche lei divenne l'assassina, il mostro da sbattere sulle prima pagine dei giornali:
“Io ho avuto fortuna anche se i giornalisti, che già criticarono la mia condanna ritenuta troppo lieve, diranno che sono una privilegiata. Voglio essere dimenticata, non rilascerò interviste ma se dovessi rispondere qualcosa direi che sì, ho ucciso, ma non sono un’assassina.”

La scheda del libro sul sito di Guanda.

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