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04 marzo 2024

Tu uccidi: Come ci raccontiamo il crimine - il circolo vizioso dell'informazione

C'è la politica che crea leggi che favoriscono l'immigrazione illegale. Che a sua volta costringe gli immigrati che arrivano in Italia a rimanere sospesi in un limbo senza diritti. Facile manovalanza per le mafie, italiane e non, che li usano come formichine per lo spaccio, ad esempio.

E queste formichine, di colore, che si aggirano per le nostre città, sono ottima propaganda raccontata nei talk e negli articoli di giornale, che alimenta il consenso per quei partiti che sulla lotta all'immigrazione (e sulla fantomatica sostituzione etnica) basano la loro propaganda.

E il cerchio si chiude.

Il circolo è straordinariamente vizioso.

La politica – e, per chiarezza, parliamo dell’intero arco parlamentare – specula sull’immigrazione, rendendo sempre più difficile l’inserimento delle persone nella società cosiddetta civile, con leggi specifiche che sono sempre peggiori: non solo crudeli o disumane, ma anche perfettamente inutili per risolvere il problema. In questo modo si crea un bacino di invisibili, illegali per definizione, che andranno a costituire un’ottima manodopera a buon mercato per la malavita; nel contempo si esalta la necessità da parte delle imprese di manovalanza straniera per i famosi mestieri che chi nasce qui non vuole più fare, cosicché le poche persone che riescono a restare legalmente si ritrovano stritolate nella lotta per la sopravvivenza comune, nella giungla del lavoro italiano che a volte si muove sul confine dello schiavismo, in cui le morti bianche sono in crescita da anni - a differenza degli omicidi - e lo sfruttamento è all'ordine del giorno.

L’immigrazione, legale e illegale che sia, diventa insomma una manna un po’ per chiunque, in questo paese: da chi lucra sull’accoglienza a chi costruisce la sua propaganda sulla demonizzazione o la santificazione di chi viene da altri paesi; e ovviamente sì, anche per Confindustria.  

Tu uccidi: Come ci raccontiamo il crimine Antonio Paolacci & Paola Ronco.

Perché si racconta di questo in un libro che parla di come si raccontano gli omicidi in Italia sui media?

Perché questa falsa narrazione, oltre a creare consenso politico a partiti di destra, falsa la nostra percezione del presente. Avvelena il dibattito politico.

E poi, ogni tanto, ci scappa il giustiziere, il vendicatore, come quel Luca Traini.

Leggetelo questo saggio della coppia Paolacci e Ronco, capirete meglio le tossicità della nostra informazione.

09 novembre 2018

Nostalgie

Ho solo un vago ricordo della prima, storica, Tv delle ragazze, la trasmissione che lanciò Serena Dandini e le altre attrici del gruppo storico: Cinzia Mauri, Alessandra Casella, Angela Finocchiaro, Francesca Reggiani ..
Ma mi ricordo molto bene cos'era la tv in Rai di fine anni 80 e degli anni 90: una televisione lottizzata, controllata dai partiti, ma dove trovava spazio la satira, l'informazione e la cultura.

Che non significa una serata con Alberto Angela ogni tanto, o la seratona con Benigni.
Quanto siamo andati indietro anche su questo punto: la Rai di oggi è quella dei pacchi, dei cuochi, delle belle statuine, la satira sparita (ma vi ricordate l'Ottavo nano e le altre trasmissioni con Guzzanti?), delle fiction con preti, suore e poliziotti (e grazie al cielo che c'è anche Rocco Schiavone).

Ecco, ieri sera guardando in TV il ritorno della TV delle ragazze, mi è sembrato di vedere finalmente una ventata di nuovo, dove il nuovo è la riedizione di un vecchio format TV.

15 gennaio 2017

La tv che si imbeve di cronaca nera- da Torto Marcio Alessandro Robecchi

Torna Carlo Monterossi il personaggio seriale di Alessandro Robecchi, autore televisivo della trasmissione Crazy Love, della lacrimosa conduttrice Flora De Pisis, dove si sbandierano davanti a tutti corna e amori..
Ma i tempi cambiamo, in peggio chiaramente e ora la serie tv si abbevera con i fatti della cronaca nera che oggi, tra criminalità comune, immigrati, paura del terrorismo “tira più dell'intrigo amoroso”:
Dice del periodo strano che sta attraversando, dell'attesa che finisca la stagione di Crazy Love e che scada il suo contratto con la diva Flora De Pisis, che ora sta trasformando il programma da passerella di amorazzi banalmente indecenti a tribuna del popolo offeso e minacciato dalla criminalità.Se la cronaca nera tira più del sesso e dell’intrigo amoroso siamo messi male, pensa Carlo.Ma lo pensa come vedendo una nave che lascia il porto, non più una sua creatura o una sua proprietà.Ma insomma, per ore e ore di diretta è tutto un signore e ragazze e signori e ragazzi in lacrime, parenti delle vittime, derubati vari, minacciati di ogni specie. Tutti in gramaglie, sospesi tra indignazione e spasimo, tutti a chiedere giustizia o almeno, se di quella non ce n’è più, a volere una passerella nella tivù del dolore e della sfiga, con tanto di cachet, contrattini, liberatorie, istruzioni per piangere meglio, «e poi il vestito che le diamo per la diretta se lo può tenete, signora»[Da Torto marcio, Alessandro Robecchi Sellerio]

In questa storia, purtroppo la cronaca nera non mancherà: una serie di delitti, che colpiscono esponenti della borghesia milanese, uccisi per strada da un assassino che lascia pure sui cadaveri un segno distintivo.
Delitti che arrivano da lontano, forse, visto che nulla legava tra loro le vittime.

Delitti su cui si troverà invischiato, nonostante le rassicurazioni a Katrina, pure il nostro Carlo Monterossi.

Su Il librario un estratto dal libro, sul sito dell'autore, trovate le prime recensioni al libro

26 marzo 2015

Il piano Repubblica delle banane (Carlo Tecce sulla fiction Sky)

L’ULTIMA SCENA del primo episodio di 1992 è un monologo, di Marcello Dell’Utri (Fabrizio Contri) al pubblicitario Leonardo Notte (Stefano Accorsi), sulla Repubblica delle Banane, sul la metafora che segnerà l‘essenza di Forza Italia. “Avrà saputo che sto cercando qualcuno per il posto di vicedirettore - dice Dell’Utri a Notte - Ho pensato di darlo a lei. Ma poi ho cambiato idea. Stasera nominerò Corradi vicedirettore generale. Non se la prenda, Notte. L'azienda è piena di vicedirettori. Per lei ho in mente dell’altro. Ha presente Chiquita? La banana 10 e lode, ha presente? Un tempo si chiamava United Fruit Company e avevano enormi piantagioni in Guatemala e controllavano il governo con dittatori compiacenti. Per questo la chiamavano “Repubblica delle banane”. Ma poi, nel '51, ci furono libere elezioni e divenne presidente il colonnello Arbenz e la prima cosa che fece fu sequestrare i terreni alla United e nazionalizzarli. Un vero disastro per la compagnia. Beh, allora sa che fecero? Ingaggiarono un pubblicitario. Lui pose il problema in un modo diverso. Non era in ballo il profitto di una multinazionale. Era in ballo la libertà dell’America. Organizzò finte manifestazioni antiamericane nelle città del Guatemala, aprì un ufficio stampa e cominciò a tempestare i quotidiani con la notizia che Arbenz era al saldo di Mosca e che dal Guatemala sarebbe partita l’invasione per gli Stati Uniti. Dopo pochi mesi, gli Stati Uniti bombardarono Città del Guatemala spacciandola per una guerra di liberazione e restituirono i terreni alla United Fruit”. “Ma io cosa c'entro?”, chiede Notte .“Dobbiamo salvare la Repubblica delle banane”, chiosa Dell’Utri.
Sulla fiction ha scritto un bel post Alessadro Gilioli: Tangentopoli vista dal basso.

02 novembre 2014

PPP: Pasolini, il potere e la politica dei medium di massa

Pier Paolo Pasolini: poeta, scrittore, regista. Editorialista sul corriere. Intellettuale scomodo.
Scomodo e scandaloso: non per la sua omosessualistà dichiarata (nell'Italia degli anni '70), ma per la sua indipendenza, il suo essere contro, senza le spalle coperte perché senza nessuna partito dietro.

Attento ai mutamenti nel paese per l'avvento della società dei consumi, che stava cambiando in modo irreversibile la cultura degli italiani come nemmeno il fascismo era riuscito a fare. Il suo, è un punto di vista diverso, scomodo, perché in contrasto con la vulgata del modernismo, condizionata dai pregiudizi, dai legami col potere.
L'intellettuale scandaloso che poteva permettersi di criticare l'aborto, i capelloni, i ragazzi di valle Giulia che si erano scontrati coi proletari poliziotti nel 1968 (Il PCI ai giovani)
« Ho passato la vita a odiare i vecchi borghesi moralisti, e adesso, precocemente devo odiare anche i loro figli... La borghesia si schiera sulle barricate contro se stessa, i "figli di papà" si rivoltano contro i "papà". La meta degli studenti non è più la Rivoluzione ma la guerra civile. Sono dei borghesi rimasti tali e quali come i loro padri, hanno un senso legalitario della vita, sono profondamente conformisti. Per noi nati con l'idea della Rivoluzione sarebbe dignitoso rimanere attaccati a questo ideale.»
Il fascismo degli antifascisti, la DC come strumento di conservazione del potere. In un articolo finito nella raccolta “Lettere luterane” aveva chiesto il processo alla DC:
I potenti democristiani che ci hanno governato in questi ultimi dieci anni, non hanno saputo neanche porsi il problema di tale «nuovo modo di produzione», di tale «nuovo potere» e di tale «nuova cultura», se non nei meandri del loro Palazzo di pazzi: e continuando a credere di servire il potere istituito clerico-fascista. Ciò li ha portati ai tragici scompensi che hanno ridotto il nostro paese in quello stato, che più volte ho paragonato alle macerie del 1945. È questo il vero reato politico di cui i potenti democristiani si sono resi colpevoli: e per cui meriterebbero di essere trascinati in un’aula di tribunale e processati.
Il Vaticano, il consumo delle droghe.
La sua sincerità era scandalosa, perché metteva nero su bianco (e sul giornale della boghesia italiana) quello che era sotto gli occhi di tutti ma che nessuno voleva vedere. L'essere a favore del progresso ma non a questo modello di sviluppo: “questo sviluppo lo vuole la destra economica .. sviluppo che vuole la produzione di beni superflui, chi vuole il progresso vuole la produzione di beni necessari”.

L'acculturazione della società dei consumi, che stava stravolgendo il costume italiano e la sua società, come nemmeno il fascismo.
L'odio contro lo stato in cui viveva (stato come insieme delle cose e anche dal punto di vista istituzionale): lo stato capitalistico piccolo borghese, odio che lo portò a scrivere romanzi ambientandoli nelle borgate.
Un autore se appassionato è un contestatore vivente .. non appena apre bocca è scandaloso perché impegnato”.
Lo scandalo si tramutò nella persecuzione giudiziaria che subì in vita: finì 33 volte in tribunale per i suoi film accusato di vilipendio, turpiloquio. La presidenza del Consiglio chiese il sequestro del libro “Ragazzi di vita”.
Menzogne, falsità, calunnie, un linciaggio vero e proprio: dopo la sua morte, nel lido di Ostia non fu fatta alcuna indagine, alcuna istruttoria. I giornali, specie quelli di destra, diedero in pasto all'opinione pubblica una sola verità. Pasolini il poeta era stato ucciso in una storia torbida di omosessuali, per un rapporto con un minorenne.
Nemmeno al partito comunista, di cui pure aveva fatto parte, interessava davvero ristabilire una verità.
Sappiamo oggi, perché Pelosi uscito dal carcere è tornato a parlare, che Pasolini è stato ucciso in un agguato. Il perché dell'agguato, chi fosse il mandante, forse non lo sapremo mai.
Forse centra qualcosa il libro sull'Eni di Cefis, che stava scrivendo grazie alle informazioni che gli arrivavano da fonti bene informate. Era diventato soldato inconsapevole di una delle battaglie per il potere che si consumano in Italia?

Io so”, scriveva sul corriere nell'articolo “Il romanzo delle stragi”: perché col solo buonsenso, sapeva mettere assieme i fatti, un intellettuale
“che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.”
Cosa direbbe oggi, uno come Pasolini così attento alla realtà che cambia, del Partito democratico e del suo spostamento a destra? Di questa politica dove non si discute né si ragiona, ma si parla per slogan e dove il ragionamento più complesso deve concludersi nei 140 caratteri di un tweet. Del progresso che si declina solo in una deregolamentazione delle leggi a tutela dei più deboli.
Degli italiani, popolo telecomandato che si lamenta per le tasse sulla casa ma cui le grandi ruberie sul Mose, su Expo, sono indifferenti.
Del caso Cucchi, dello stato che non riesce a processare se stesso, nemmeno per casi come questo.

Dei giovani che oggi sono usati come merce da campagna elettorale, quando si devono fare le grandi riforme su pensioni e lavoro. Ma cui vengono negati i mezzi e gli strumenti necessari per poter costruirsi uno spazio nella vita. La scuola, l'università, le borse di studio, un lavoro dignitoso.
Una classe politica che cambia pelle ma non la sostanza. Che scrive leggi articolate e complesse e poi gli battezza con nomi inglesi per dare almeno una parvenza di serietà.
Che sa solo cavalcare l'emozione del momento, gli immigrati, le tragedie, i terremoti, gli alluvioni. Ma non è più capace di dare soluzioni ai problemi. 

Tra i vari video in rete, sui suoi rari interventi televisivi, mi è capitato di vedere questo, con Enzo Biagi. Parla del potere, del successo e della TV come medium di massa assolutamente antidemocratico "perché chi ascolta ha un rapporto da inferiore a superiore".

Pasolini: Il successo è l'altra faccia della persecuzione, il successo è sempre una cosa brutta, può esaltare può dalle delle soddisfazione, ma dopo averlo ottenuto si capisce subito che è una cosa brutta.Il fatto di aver trovato i miei amici qui, alla televisione, non è bello. Per fortuna noi siamo riusciti ad andare al di là dei microfoni e del video e a ricostituire qualcosa di reale, di sincero. Ma come posizione, la posizione è brutta, è falsa.
Enzo Biagi: Perché? Cosa ci trova di così anormale?
Pier Paolo Pasolini: Perché la televisione è un medium di massa e il medium di massa non può che mercificarci e alienarci. [...]Enzo Biagi: Ma noi stiamo discutendo tutti con grande libertà, senza alcuna inibizione. O no?Pier Paolo Pasolini: No, non è vero.
Enzo Biagi: Sì, è vero. Lei non può dire tutto quello che vuole?
Pier Paolo Pasolini: No, no, non posso dire tutto quello che voglio.
Enzo Biagi: Lo dica!
Pier Paolo Pasolini: No, non potrei perché sarei accusato di vilipendio, uno dei tanti vilipendi del codice fascista italiano. Quindi in realtà non posso dire tutto. E poi, a parte questo, oggettivamente, di fronte all’ingenuità o alla sprovvedutezza di certi ascoltatori, io stesso non vorrei dire certe cose, quindi mi autocensuro. Ma a parte questo, non è tanto questo, è proprio il medium di massa in sé. Nel momento stesso in cui qualcuno ci ascolta dal video ha verso di noi un rapporto da inferiore a superiore, che è un rapporto spaventosamente antidemocratico.(da “Terza B. Facciamo l’appello”, 1971)


No, forse oggi in questa Italia dove i politici sono in perenne campagna elettorale, più interessati all'immagine che ad altro, uno così non potrebbe andare in televisione.

Mostrare la mia faccia, la mia magrezza -
alzare la mia sola puerile voce -
non ha più senso: la viltà avvezza
a vedere morire nel modo più atroce
gli altri, nella più strana indifferenza.
Io muoio, ed anche questo mi nuoce.
[...]
(Da: "La Guinea", Poesia in forma di rosa, in "Bestemmia", volume primo, Garzanti, Milano 1993)


16 gennaio 2014

Non è solo ragione contro sentimento

Non sono del tutto d'accordo con quanto dice Grasso sul corriere, a proposito del caso Stamina per come l'hanno affrontato Golia de Le Iene e Iacona per Presa diretta.
Perché non è solo ragione contro setimento, non è vero che Vannoni ha scelto di stare dalla parte dei malati.
Dietro questa storia ci sono anche soldi pubblici, e non pochi.
Ci sono le promesse di guarigione fatte da un non medico a persone malate, dunque più fragili.


24 ottobre 2013

Occup(y)ati del paese (delle meraviglie)



Il governo americano che ci spia.
A Bologna si facevano rimborsare anche le puntate al wc.
La commissione antimafia che non riesce a partire per colpa della lottizzazione dei partiti.
Il relatore che discuterà della legge di stabilità (nonché capo della comm. bilancio) è indagato per truffa.

Ecco, ci mancava solo questa. Sentire il capogruppo di un partito che da lezioni sulla televisione pubblica (e privata), concorrente proprio delle televisioni del presidente del suo partito.
Chiedere obbligo di rettifica, spazio nei talk show "così abbassano la cresta".

E allora noi spettatori cosa dovremmo fare? Ogni volta che va in tv qualcuno e le spara grosse, dovremmo chiedere obbligo di rettifica.
Così anche loro abbassano la cresta.

Finché ci sarà questa situazione da conflitto di interessi, non si potrà ascoltare queste uscite su regolamenti televisivi senza pensare a chi giovano.
Magari se si occupasse più del paese e meno della Rai (che è in rosso non solo per lo stipendio di Santoro o Fazio) staremmo meglio.

PS: sempre in tema informazione. Belpietro titola "Silvio a processo i teppisti in libertà".
I teppisti sarebbero le persone arrestate a Roma durante la manifestazione di sabato scorso.
Scarcerate perché il GIP ha ritenuto, dai video, che non avessero partecipato agli scontri.
A proposito di garantismo e libertà ..

14 maggio 2012

Fine delle trasmissioni

Vieni via con me è stata una delle trasmissioni di maggiori successo della Rai della passata stagione (strepitoso, l'intervento nella prima puntata di Benigni): la Rai e la sua dirigenza han pensato bene di privarsi di questa trasmissione (per non turbare troppo qualche forza politica come l'anno passato) in questa stagione, e infatti stasera Fazio e Saviano debutteranno su La7 con "Quello che non ho".

Bene, significa che c'è concorrenza , direte voi.
No, perchè La7 manderà in onda le tre puntate della tramissione in questi tre giorni: come se un giocatore di poker decidesse di giocarsi il jolly subito alla prima mano.
Se avessero mandato in onda le puntate cadenzadole una alla settimana, si sarebbe creato un effetto attesa, per le puntate successive, che avrebbe dato benefici allo share de La7 per più settimane.
Forse, troppa concorrenza con Raiset non va bene.

19 maggio 2011

Il debutto di Sgarbi



Da Il fatto Quotidiano

Il critico tv ha utilizzato la trasmissione per rispondere all'inchiesta della magistratura di Trapani che ha sequestrato 35 milioni di euro in beni a Giuseppe Giammarinaro, ex notabile dc, che avrebbe condizionato i lavori della giunta di Salemi. Tutto il resto è noia, in un programma da un milione e mezzo a puntata

Dai, che ce la fai. Vittorio Sgarbi ha bisogno di un’oretta per ambientarsi sul palco di Rai1, durante un’introduzione infinita su se stesso, prima di sferrare l’annunciato attacco al Fatto Quotidiano: “Arriverà la mia vendetta, falsari!”. Il critico d’arte era furioso per l’articolo di ieri che spiegava l’influenza a Salemi di Giuseppe Giammarinaro, un politico locale con interessi nella sanità e amicizie pericolose: Pino terremoto ordina, Sgarbi esegue e la mafia ringrazia. Storie di terre sottratte a Cosa nostra, che il puparo voleva togliere a “quelli di don Ciotti”, storie di un controllo sul Comune amministrato da Sgarbi, che racconta l’ex assessore Oliviero Toscani. Ecco, preso a celebrare il suo mito, Sgarbi sovviene: “Non consentirò di umiliare Salemi dai magistrati”. E chi ha sequestrato 35 milioni di beni a Giammarinaro: “Cose vecchie, chiarite. Quei terreni andranno a Slow Food e Toscani ha poco senso dell’amicizia”.

PS: debutto con flop per Sgarbi.
Programma che è pure stato sospeso.
Domanda: quanto ci è costato? Quanto ci costa, ogni giorno, il conflitto di interessi?

18 maggio 2011

Il suo canto libero

Il tutto è partito dalla domanda che mi sono posto oggi: come fa uno come Carlo Vulpio, autore del libro denuncia "Roba nostra" sulle inchieste calabresi su cui stava indagando De Magistris, candidato come indipendente nell’IdV in Europa, a lavorare con Sgarbi in TV?

Sono finito poi, sul blog del giornalista è ho trovato questo post in cui si parla di sms di minacce, dopo l'articolo del Fatto:
La segnalazione delle minacce (oltre ai numerosi insulti) nei miei confronti mi viene dal giudice Clementina Forleo, persona degnissima, che il 15 maggio scorso, alle 9:42, legge di un tale Alessio che scrive: “…attento che le prendi…”.
Ora, il blog del PQ non è come il mio, dove chiunque può scrivere qualunque cosa, anche le castronerie più castronesche. No, il blog del PQ è di quelli che filtrano, selezionano, troncano, sopiscono, omettono, cancellano. Sempre per meglio garantire la libertà di espressione, si capisce. Tanto è vero che i tenutari del blog medesimo si preoccupano di specificare che il controllo sugli interventi viene esercitato per eliminare “commenti contenenti insulti, turpiloquio, istigazione alla violenza, minacce”.
Se così stanno le cose, solo un cretino può pensare che le minacce (e gli insulti) che il giudice Forleo mi segnala abbiano attraversato per caso le maglie degli occhiuti vigilantes del blog del PQ. E’ chiaro invece che quelle minacce e quegli insulti sono stati fatti filtrare di proposito.
Credo che sia la prima volta che a un programma tv, che deve ancora andare in onda e contro il quale si è fatto di tutto affinché non andasse in onda, accada una cosa del genere: una sorta di “guerra preventiva” a colpi di notizie false e diffamatorie, in cartaceo e in formato digitale, e ora anche a colpi di minacce dirette, anonime, consapevolmente lasciate passare in rete.
Sono sicuro che adesso, per equanimità e senso di giustizia, si solleveranno magistrati come Cascini & Palamara, quelli che, assieme a un procuratore e a un gip di Bari, volevano chiudere questo blog per una presunta “diffamazione”. Sono sicuro che adesso scatterranno come un sol uomo tutti quegli altri magistrati che a queste cose tengono in modo particolare e incaricheranno la Polizia postale di identificare gli autori delle minacce e degli insulti, chiamandone a rispondere – come vuole la legge – anche il sito che li ospita, li copre e li favorisce.
Sorrido però al pensiero che questo possa realmente accadere. Come sorrido di fronte all’allungamento di quattro puntate di Annozero, in diretta, con libertà assoluta di decidere il tema e gli ospiti, senza intoppi in consiglio di amministrazione Rai, senza interruzioni del ciclo di puntate previsto, senza patemi per la retribuzione del lavoro prestato.
Esattamente come è avvenuto per il programma di cui sono autore assieme a Sgarbi… Già, proprio uguale uguale. Tanto che a volte mi chiedo: ma chi comanda davvero in Italia?

Spero che dalla redazione del Fatto, facciano sapere qualcosa di questa storia.

06 marzo 2011

Il paese delle parentopoli

Questa sera Presa diretta si occupa della Parentopoli romana: le assunzioni senza concorso per chiamata diretta nella azienda di trasporti e dei rifiuti. Quello che sorprende, ad ascoltare le persone che sono entrate senza particolari meriti nell'Atac, è vedere la loro sorpresa di fronte alle inchieste, all'indignazione che queste situazioni suscitano nell'opinione pubblica.
Che ho fatto di male? Così fan tutti? Mica è colpa mia se sono parente, amico, amante, figlio di …

E nel frattempo continua il meccanismo per cui le aziende pubbliche vengono svuotate (dei soldi nostri) e a far carriera in queste non sono i meritevoli. Ma i parenti.

Perchè questo è il paese delle parentopoli, non solo nella Roma di Alemanno che ha fatto la campagna elettorale in nome della sicurezza (del posto agli amici?).
Anche a Milano, con gli alloggi del Pio Albergo Trivulzio dati a politici e vip vicini alla maggioranza. Il problema della casa è qualcosa che accomuna i due candidati sindaci a Milano: la compagna di Pisapia è stata trovata infatti nelle liste di queste case, mentre il figlio della Moratti, Gabriele, è indagato per violazione edilizia. Avrebbe costruito un loft su un terreno che ha cambiato destinazione d'uso con l'ultimo PGT. Una specie di casa di batman, a sentire l'architetto che l'ha costruita.
Ma ci sono anche le case dell'Asl del Lazio svendute all'epoca di Storace. L'affittopoli romana, nel periodo di Veltroni.

Altre parentopoli si trovano anche dentro il Parlamento (bipartisan), nei ministeri, nell'indagine Why Not di De Magistris in Calabria, nel cda dell'ACI Milano (come ha raccontato Report), nelle televisioni, nei giornali. Possiamo parlare poi della P3, della P4 (l'inchiesta di Woodcock e Curcio a Napoli su Bisignani e company), delle cricche ...
Insomma, dottò, tengo famiglia. E il futuro del paese?

Sinossi della puntata di Presa diretta:

Quasi 2000 persone assunte in due anni nelle municipalizzate romane. Tra loro molti dirigenti. Il tutto senza concorso. Chi li ha assunti? Ma soprattutto chi li ha raccomandati?

Gli organigrammi dell’azienda dei trasporti e di quella dei rifiuti urbani nella capitale sono stati presi d’assalto: mogli, fidanzate, figli e figlie, amici, parenti e conoscenti. E i bilanci, già pesantemente in rosso, si sovraccaricano di personale inutile. Perché di questi quasi nessuno guiderà gli autobus o spazzerà le strade: parenti e clienti stanno saldamente attaccati a poltrone di scrivania.
PRESADIRETTA” entra nel vivo dello scandalo romano proprio mentre i magistrati stanno arrivando alla conclusione dell’inchiesta. Un racconto di Vincenzo Guerrizio, Raffaella Pusceddu e Elena Stramentinoli.

Sprechi e corruzione anche nella seconda parte di questa puntata di “PRESADIRETTA”. In Sicilia ci sono più dipendenti pubblici che in tutte le altre regioni d’Italia. La regione è autonoma e gode di molti benefici e ne godono anche deputati, assessori, dirigenti che hanno gli stipendi, i benefit, le liquidazioni e le pensioni più alte d’Europa. Un viaggio tra i privilegi che la casta dell’isola si è cucita addosso. di Domenico Iannacone.


07 dicembre 2010

Nelle mani dello stato – Lucarelli racconta

Storie di uomini e donne morti quando si trovavano nelle mani dello Stato, o perché erano in carcere, o perché erano in custodia di polizia o carabinieri in caserme o commissariati.
Storie che non sono solo tragici casi di fatalità, perché purtroppo anche in carcere si muore, e si può anche morire per la droga che si ha in corpo, perché si va in esagitazione.
Sono anche la testimonianza della situazione tragica nelle nostre carceri, troppo affollate, troppo vecchie, con poco personale di Polizia Penitenziaria, che subisce lo stesso stress di chi sta dietro le sbarre, oltre ad aggressioni e altro. L'inadeguatezza dei manicomi penitenziari, gli O.P.G., strutture residue dalla legge Basaglia dove finiscono spesso le persone senza una famiglia, senza un peso alle spalle e lì dimenticati. Carceri destinate a riempirsi di detenuti in attesa di giudizio, di fermati per droga e clandestini irregolari mischiati assieme ad ergastolani.

  • 68000 detenuti. 30000 in attesa di giudizio.
  • 450000-63000 posti disponibili.
  • Nel 2009 175 decessi in carcere.
  • Nel primi sei mesi del 2010, sono 109 i decessi.

Gli agenti di polizia penitenziaria dovrebbero essere 45000 e passa, sono invece 40000.

Storie che, in alcuni casi, raccontano di un male dentro le forze dell'ordine: comportamenti sbagliati , eccesso di violenza contro i fermati. Frutto di un mutamento negli indirizzi che la politica da: non più la priorità alla grande criminalità, i trafficanti di droga, ma il clandestino, il piccolo spacciatore, una lotta conto l'emarginalità.

Federico Aldrovandi, morto dopo un fermo di una volante a Ferrara nel settembre del 2005.
Morto per la troppa droga che aveva in corpo, secondo la versione delle volanti, droga che l'aveva fatto scagliare contro gli agenti.

Eppure ci sono le foto del volto devastato dalle botte, la macchia di sangue dietro il capo, le testimonianze che parlano di un alterco precedente all'orario dati nei verbali.
Per avere verità, la mamma di Federico ha aperto un blog: da qui è nato un processo contro gli agenti, e un altro per i depistaggi.
“tutti quanti potevano essere genitori di Federico .. non erano novellini, volevano veramente picchiarlo”. Agenti, tutt'ora in servizio.

Stefano Cucchi, un ragazzo fragile con alle spalle problemi di droga (e che forse stavano tornando). Morto in un ospedale penitenziario, dopo aver rifiutato le cure, le visite dei parenti il cibo. La versione ufficiale dice che si è lasciato morire: nel paese dove si voleva fare un decreto per impedire la fine di Eluana, possiamo veramente credere e accettare questo?
Possiamo accettare che un ragazzo sia lasciato morire? E purtroppo le foto sul cadavere di Stefano parlano d ben altro: occhi gonfi, fratture allo sterno, alla colonna.
Cosa è successo a Stefano? E' naturale una morte come questa, “devastato dalla droga” come ha raccontato il sottosegretario Giovanardi?

C'è un processo in corso, che parla di un sistema (medici, agenti, funzionari del tribunale) che ha portato Stefano alla morte.

Aldo Bianzino: si può morire per infarto in carcere, in attesa di giudizio, per delle piantine di cannabis in casa, per uso personale?
Sì, può succedere. Aldo e la moglie sono arrestati e Perugia, lui è messo in isolamento. Viene trovato la mattina dopo, dalle guardie. Alla moglie che chiede quando potrà vedere il marito viene risposto “dopo l'autopsia”, con un cinismo che fatico ad accettare.
Malore? Due costole rotte, il fegato distaccato. Anche qui un processo stabilirà come sono andate le cose in carcere. In ogni caso, sono andate male.

Riccardo Boccaletti: coinvolto in una indagine per droga, viene arrestato e portato in carcere.
In carcere sta male, per la dipendenza alla droga e vorrebbe andare in comunità: lo visitano e dicono che le condizioni sono compatibili col carcere, a meno che non ci siano peggioramenti. La sua salute peggiora, ma non succede nulla. Ad un colloquio la madre stenta a riconoscerlo: muore in carcere (“morte naturale”): dice la madre “lo stato me l'ha portato via e me l'ha ridato dentro una bara”.

Si può morire così? Il dottor Donato Capece definisce le carceri “discarica sociale”, non un luogo nel quale espiare la pena per un ritorno alla società.

Giovanni Lo Russo.
Arrestato per un furto di uno zainetto, poiché recidivo viene condannato a 4 anni e trasferito nel carcere di Palmi. In isolamento: aveva chiesto il trasferimento a Milano, vicino ai parenti. Trasferimento che non viene notificato per intoppi burocratici. Si uccide col gas il 17 novembre 2009.

Katiuscia Favero. Arrestata per il furto di un orologio, viene mandata in un O.P.G. (ospedale psichiatrico giudiziario), per il suo carattere aggressivo, “borderline”.
A Castiglione aveva già denunciato per molestie due medici, indagine archiviata. Qui si suicida, con una corda attaccata ad una rete.
Un suicidio “strano”.

GianClaudio Arbola. Arrestato, dopo che la moglie era stata trovata in possesso di un pacco che si era fatto spedire con 20 grammi di droga dentro.
Finisce in carcere dove si impicca.
Uno dei 72 suicidi dietro le sbarre del 2009.
Nel 2010 i suicidi sono stati 31.

Male che accomuna carcerati e carcerieri: tra il personale delle carceri, ci sono state 5 suicidi, 4 agenti e un dirigente.

Giuseppe Uva.
Fermato per una bravata, viene fermato assieme ad un amico dai carabinieri.
Da in escandescenza, si agita, e allora i carabinieri chiamano la guardia medica che gli prescrive un T.S.O. Viene preso in carico dal Pronto Soccorso.

Ma Giuseppe muore: la sorella in obitorio si trova di fronte una persona che ha segni di botte, sangue sugli indumenti, un pannolone per coprire i lividi e il sangue dal retto.
Cosa è successo? Alberto, nella sala d'attesa, sente un pestaggio, chiama il 118 per una ambulanza, ma questi non si fidano.
Alle sue rimostranze gli viene detto “non ti preoccupare che adesso viene il tuo turno...”.

Si apre un fascicolo, ci sarà una indagine.

Il carcere - racconta Lucarelli - è oggi come un ospedale di una volta: era come un lazzaretto per chi non si poteva curare a casa. Oggi l'ospedale è un luogo dove ci si va per curarsi e così dovrebbe essere il carcere.

Non un luogo lontano dai nostri occhi perché non vogliamo vedere il male. Perché questo dice la nostra Costituzione.
Non una discarica sociale dove mettere le persone che una certa parte della società non vuole più vedere in giro.

Rivista “Ristretti orizzanti” dal carcere di Padova.
Il blog di Carlo Lucarelli.

La puntata sul sito della Rai.


09 novembre 2010

Vieni via con me - la memoria, le liste e la satira

Vieni via con me: il racconto del paese tramite gli elenchi.
Le liste di parole per ricordare in quanti modi si possono definire gli italiani: Prezzolini, Churchill, Mussolini (popolo di santi), Flaiano (popolo di nipoti) ...
Quanto sono i possibili lavori precari che vengono proposti ad un neolaureato: segretaria, animatrice, baby sitter ..
Le parole per ricordare perchè serve una moschea a Torino: l'articolo 18 della carta dei dirtti dell'uomo. Sarà compito dei governi chiedere il rispetto del diritto di reciprocità agli arabi.
L'elenco delle prostitute di Pompei: forarie, cope, scorta erotica ...
L'elenco delle definizioni date a Saviano: eroe, pazzo, impostore, vile, porco, professionista antimafia, messia, millantatore, un merda, un intellettuale ..

Ma meno male che Saviano c'è. E che ci racconta, a modo suo, cosa è oggi la macchina del fango e come questa sia un meccanismo che in Italia ha colpito chi si oppone alla criminalità e al potere politico criminale.

"In Italia chiunque si oppone alla criminalità è vittima della macchina del fango": macchina del fango che è diventata una sua ossessione. Un sistema che delegittima le persone anche dopo morte.
Sento che la democrazia è in pericolo nella misura in cui tu ti poni contro certi poteri, come contro questo governo, e sai che ti arrivnao attacchi. Non una inchiesta di giornale o della giustizia, che si appoggia su più notizie: ma una diffamazione che si appoggia ad un solo elemento, usato contro la persona da attaccare.
Usano il privato per attaccarti: e questo porta al blocco della scrittura di un articolo, perchè pensi a cosa ti può succedere. Si incrina così la libertà di espressione, non una vera e propria forma di regime.
Perchè l'obiettivo è poter dire "siamo tutti uguali". La molteplicità è la forza della democrazia, di fronte alla macchina del fango alloora si deve sottolineare che noi siamo diversi. Che la privacy è sacra. Che una cosa è la privacy, però, un'altra è scegliersi le amiche da candidare o gli estorsori.
La macchina del fango porta a questi messaggi : "se lo critichi è perchè vuoi prendere il suo posto". E se criticate sapete cosa vi aspetta. Il caso Montecarlo, il caso boffo, il caso Caldoro.

Una persona che ha resistito alla macchina del fango è Giovanni Falcone: l'uomo che nel pool di Caponnetto istruì il maxi processo (che cambiò la storia giudiziaria mondiale nella lotta alla mafia), il quale portò alle prove formali dell'esistenza di Cosa Nostra.
E portò anche all'inizio degli attacchi personali: per la scorta (il privilegio della scorta), che dava fastidio ai palermitani benpensanti che poi scrivevano a Il giornale di Sicilia. Perchè quello doveva essere il messaggio: quali eroi? Questi lo fanno solo per fare carriera, per interesse.
Sono i professionisti dell'antimafia, come scrisse perfino un intellettuale come Sciascia.
Dopo la nomina di Meli al posto di Falcone, capì che si voleva smantellare il lavoro fatto. Per invidia nei confronti del suo talento.
L'attentato all'Addaura ("te lo sei fatti da solo"), i processetti che gli venivano assegnati: in una trasmissione di Augias arrivò a dire, col solito sorriso in faccia "questo è un paese felice per cui se ti mettono una bomba sotto casa e non esplode è colpa tua".
Le lettere del corvo ("Falcone vi ha preso tutti per i fondelli"), la nomina a procuratore aggiunto e lo stillicidio da parte di Geraci.
Poi la nomina come capo del D.A.P. a Roma, col ministro Martelli: un ruolo tecnico, che svolse con coscienza senza guardare in faccia ai politici.
E fu attaccato da destra e sinistra, per le sue apparizioni televisive: "non ti vedo bene a Roma, l'aria di roma ti fa male", come disse l'avvocato Galasso.

La delegittimazione andava avanti.
Il Resto del Carlino: "Falcone fama usurpata". Cosa dava fastidio alla macchina del fango? Che le persone vedessero in lui lo stato che fa la lotta alla mafia e non il solito magistrato che lavora nella solitudine, prendendo il suo lavoro come un qualcosa di burocratico.
Il magistrato non deve diventare simbolo, non deve avere faccia nè nome.
E la mafia, il 23 maggio 1992 a Capaci, gli fece giustizia a sua modo, con 500 kg di tritolo.
E all'improvviso, tutti i critici divennero grandi sostenitori di Falcone.
Ilda Bocassini lo volle ricordare con le parole "non c'è stato un uomo che abbia collezionato più sconfitte come Falcone".

Falcone che non aveva paura, pur temendo della sua incolumità: non era pavido come quelli che sanno che il governo è già caduto ma si ha paura di fare un passo avanti per paura della macchina del fango. Falcone che pensava che la sua felicità aveva senso se era anche quella delle persone accanto. E che la lotta alla amfia è anche una lotta al diritto di felicità.

Le liste sugli omosessuali.
Vendola ha ricordato in quanti modi si può dire gay: invertito, pederasta, sodomita, frocio ..
E in quanti modi si può essere condannato, per essere gay: impalato, arso vivo, evirato, accecato .. Così magari, la prossima volta che qualcuno racconta una barzelletta, sa di cosa sta parlando.
Perchè per queste persone, che parlano alla pancia del loro elettorato, l'omosessualità è un reato, una nevrosi, una colpa, un crimine ..

Saviano ha inceve fatto la lista dei comportamenti che nell'entroterra campano, sono ritenuti da omosessuale: la birra con la fetta di limone, i boxer, il disinfettante che non brucia, usare più di 2 tirate per la carta igienica ..

"Meglio guardare una ragazza che essere gay? No, meglio essere felici".

Commentando la trasmissione di Fazio e Saviano, diranno che la Rai fa uso politico del mezzo pubblico, che si usano i soldi della Rai per pagare persone che sono contro Berlusconi. Che si fa campagna elettorale (per la presenza di Vendola).
A questo siamo ridotti: un premio nobel (Roberto Benigni) e uno scrittore importante (minacciato dalla mafia), non possono andare in televisione a dire quello che pensano. Perchè i loro pensieri fanno paura a questa maggioranza, non solo alla mafia.
Tranquilli, per par condicio, stasera basterà raccontare una bella barzelletta sugli ebri, una bestemmia, e mandare in onda un paio di chiappe.

26 ottobre 2010

Il sorteggio: il clima nelle fabbriche

"guarda che queste cose succedevano veramente": questo è stato il commento di mio padre, ex operaio tessile e sindacalista CGIL, ad una scena del film andato in onda sulla Rai, "Il sorteggio".

La lite in mensa tra gli operai che si dividono (dopo l'omicidio da parte delle BR di un carabiniere) in quelli che "era un ragazzo come voi" e gli altri "l'aveva scelto lui di fare il carabiniere".

Una buona fiction, che parte dal processo alle Br a Torino, il clima di tensione nelle fabbriche (tra chi parteggiava per i terroristi e chi ne condannava idee e metodi e la vasta zona grigia in mezzo), la paura tra i giurati dopo l'omicidio dell'avvocato Fulvio Croce. In mezzo, la presa di coscienza dell'operaio Tonino.

25 ottobre 2010

Report conti, sconti e Tremonti

L'inchiesta di Stefania Rimini parte dalla convention di CL a Rimini, dove Tremonti sfoggiando un braccialetto magnetico (su cui pende una pratica dell'antitrust) sfoggiava il suo consueto ottimismo, dopo la manovra correttiva da 25 miliardi, con i tagli lineari a scuola, pubblica amministrazione e sanità.
La linea di rigore, per evitare di fare la fine della Grecia.
Contemporaneamente però, 50 milioni, presi dai fondi per la Social Card e dati ai comuni per una chiesa qua, un parco là. La scuola Bosina alla moglie di Bossi.

Per rimettere a posto i conti servirebbe affrontare il tema sprechi ed evasione (di cui Report ha tanto parlato), e magari anche qualche manovra di rilancio per l'economia (come il taglio delle tasse ai ceti medi, renderemeno stringente il patto di stabilità per i comuni che hanno i soldi). In che direzione sta andando l'azione di Tremonti, invece? "Tremonti è un buon amministratore del declino italiano", Mario Seminerio commenta così, il lavoro del ministro.

Per quanto riguarda enti inutili, l'ICE (116 uffici in 66 paesi) non è stata tagliata. Sulla sua utilità fa fede il racconto di un viticultore che aveva chiesto un elenco di venditori per il canale estero.
Ma almeno a tutti gli enti pubblici sono state tagliate le auto di servizio (-20%).

Che impatto avranno i 25 miliardi di tagli?
Serviranno a salvare il paese? Dipende dall'andamento dei tassi di interesse.
In ogni caso serve tagliare il debito, per essere meno sotto ricatto da parte degli speculatori esteri.

Tagliare sì, ma senza darsi la zappa sui piedi.
Senza fondi, i vigili del fuoco devono lavorare con mezzi vecchi, facendo debiti con i fornitori (le bollette, il carburante), senza pagare le riparazioni.
Chiudono i commissariati, come a Centocelle (vi ricordate la campagna pubblicitaria sulla sicurezza nelle città del centrodestra e di Alemanno?). Il personale di polizia che ha arrestato Provenzano ancora deve prendere lo straordinario; la polizia e i vigili del fuoco non potranno assumere nuove persone.

Però ci sono le scorte: 4 persone a Taormina, a Dell'Utri, a Paolo Berlusconi. Una scorta non si nega a nessuno.

Tremonti aveva giurato che avrebbe portato il bilancio in pareggio nel 2003. Il periodo 2000-2001 era favorevole per il valore del cambio con cui siamo entrati nell'euro.
Abbiamo sprecato l'occasione (e ci siamo bevuti l'ennesima promessa): perchp prima si è dato la colpa all'11 settembre (per poi scoprire che gli altri paesi crescevano più di noi) e poi alla crisi globale (anche se si è detto che l'Italia era messa meglio e che noi ne eravamo fuori).

La riforma fiscale.
Se ne parla dal 1994 (con un Tremonti più giovane), così come dal 2002 che si parla di riduzione delle tasse.
Quello che c'è di sicuro sono i tagli a comuni, province e regioni (di tagliare province e accorpare comuni non se ne parla più).
Cosa succederà dopo i tagli di 4 miliardi alle regioni? Queste dovranno tagliare i servizi ai cittadini.
Come il Gris a Mogliano, una struttura pubblica per disabili, cui ora le famiglie dovranno dare una retta.
I treni dei pendolari, sia per le Ferrovie dello stato che per le ferrovie pseudo private, come le Ferrovie Nord.
Le strutture sanitarie: chiusura di pronto soccorsi, reparti e posti letto, per il piano di rientro nei debiti. Ma continuano le convenzioni coi privati.
Verrano tagliati i contratti a termine nella sanità, che si troveranno senza indennità, poichè gli accordi prevedono che se hai due contratti a progetto, niente indennità.

Si prevedono a seguito dei tagli, una riduzione dei posti di lavoro.

A Cerveteri, senza soldi, non si può fare turismo archeologico, ma in compenso si parla di un bel condono per chi ha beni archeologici non dichiarati.
Come lo vogliamo rilanciare il turismo? Con il cemento e i condoni?

Il turboaccertamento.
Una delle novità della manovra (passata ) è l'accertamento preventivo dell'agenzia delle entrate: ora è il contribuente che deve dimostrare che è l'agenzia delle entrate che ha sbagliato.
Siccome si sbaglia una volta su tre, sarà alta la probabilità che molti contribuenti non si accorgano dell'errore.

Serve fare cassa e in fretta. Ecco allora condoni, sanzioni più basse per condoni (come per le case).
Eppure, servirebbero manovre di rilancio: l'abbassamento delle tasse, più liberalizzazioni, meno stato nei trasporti e nella gestione dei rifiuti.
Questi enti vengono tenuti stretti perchè usati come poltrornifici, per pilotare assunzioni, per dare vantaggi agli amici.
Ci sono riforme a costo zero: liberalizzare banche (abbiamo costi alti, per servizi non adeguati) e assicurazioni (la RCA che aumenta sempre): queste porterebbero ad un aumento di produttività del 14%.

Invece di preferisce cancellare enti di ricerca (nonostante alla convention di Rimini siano tutti a parlare dell'importanza della ricerca e dello sviluppo), come per l'ISPELS e ISAE.
Si preferisce tagliare la cultura (-53 milioni) e anche all'istruzione tecnica che tanto piace al ministro.
Basta andare nelle scuole: genitori che deovo imbiancare le aule, contibuti chiesti alle famiglie, aule piene, tagli alle ore di insegnamento ...

La lotta all'evasione.
Dalla lotta all'evasione si aspettano 10 miliardi di euro.
Peccato che prima si debba risolvere una ambiguità di fondo: quella tra il Tremonti ministro e del Tremonti tributarista.
Cui si sono rivolti anche persone indagate per evasione, come Dolce e Gabbana:
Il consulente dal lato fiscale di Dolce & Gabbana, che dovrà trattare con gli 007 del Fisco, è lo studio Romagnoli (ex Romagnoli e Tremonti, dopo che l’attuale ministro dell’Economia ha formalmente lasciato). Se la trattativa non andasse a buon fine, si andrebbe all’accertamento, portando a contestare 370 milioni di euro tra sanzioni e interessi. Una cifra record.

Lo studio di Tremonti (o ex studio, perchè si è dimesso dopo essere ridiventato ministro) ha anche avuto rapporti con Gnutti (per la vicenda Bell) e Consorte (all'epoca delle scalate bancarie).
Sono 5 milioni gli italiani che possono decidere quanto evadere: si stima che l'evasione ammonti a 120-130 miliardi. Quei soldi ci servono, per non far la fine della Grecia.
Gli strumenti messi in atto, sono quelli ripresi dal governo Prodi: peccato però che a conti fatti, essendo le sanzioni per infedeltà fiscale così basse (sono state abbassate di 1/8), a chi evade conviene pagare e andare avanti.
In questo modo l'agenzia delle entrate può mostrare un alto numero di accertamenti, anche se in realtà c'è un aumento dell'evasione reale.
Perchè un condono chiama condono: è un meccanismo che stimola chi si è fatto scudare e condonare a proseguire per questa strada.

Se occorre fare la lotta all'evasione, come risolviamo l'ambiguità del ministro? Il ministro dello scudo, che ha lasciato i soldi al sicuro a S.Marino o in Svizzera.
La giornalista ha anche raccontato della consulenza per Mondadori del 1994, per delle plusvalenze.
Storia che è finita con la legge ad aziendam, di questa estate.

Siamo sicuri che sia la persona giusta per andare a caccia degli evasori?

19 ottobre 2010

Che Italia rappresenta il Grande fratello?

Un commento è d'obbligo: che Italia rappresenta l'umanità rinchiusa dentro la casa del GF?
Un Italia che non c'è o, meglio, un'Italia da fiction, televisiva, di nicchia.
Come il cassintegrato che per arrotondare va a fare il gigolò.

Un bel segnale alle migliaia di persone con problemi di lavoro ....

05 ottobre 2010

L'uomo dello sviluppo

Paolo Romani ex sottosegretario allo sviluppo , ex amministratore delegato di Telelombardia, l'uomo Mediaset in parlamento, è da ieri ministro allo sviluppo economico.
Per il momento non risulta che ancora nessuno gli abbia comprato casa.

Sarà lui la persona che si dovrà occupare del nucleare, del rilancio delle imprese italiane, e del futuro della Rai.
La persona giusta?

Di lui, nel cv pubblicato sul sito del ministero si dice solo che è stato editore (e non ha avuto qualche guaio giudiziario per le linee telefoniche a pagamento su Lombardia7) e assessore all'urbanistica a Monza (dove i Berlusconi hanno degli interessi nell'area della Cascinazza).

Dopo Masi, Minzolini, Martusciello, prosegue la campagna di occupazione della Rai. La campagna elettorale è vicina.
Il video è gentile omaggio di Wil.


29 settembre 2010

Il garantista

Lo sgarbi show, a Novecento, me l'ero perso (ma ieri sera Blob, ne ha riproposto un gustoso pezzo).
Di fronte a Pippo, si è lanciato in una una lunga disquisizione su "str...", "capre" e bestialità varie.
Complimenti alla Rai e al servizio pubblico, che censura Santoro e Crozza (che sono stati molto meno offensivi) e che permette ad un personaggio come Sgarbi di continuare ad offendere (Travaglio con cui è in causa, lo stesso Baudo, gli spettatori).

Eh, ma lui è un uomo di cultura.
Incarna lo spirito garantista e dovrebbe presenziare a tutti i talk show politici, secondo Masi.
Ma vaffa ... nbicchiere !


05 novembre 2009

A Exit si parla di veline e giovani

Tema della puntata di Exit di ieri sera (tra le altre cose): i giovani e il mondo dell'immagine.
Autorevoli esperte l'ex onorevole Pivetti, pensionata di stato e l'onorevole Carlucci.
"Ai nostri tempi .. noi si che ci siamo fatti la gavetta" i commenti sulla generazione di oggi che preferisce rimanre nella bambagia dell'università, rimane abbagliata dal modelllo televisivo.
Prima considerazione: chi ha creato questo mito dell'immagine, della televisione?
Secondo: da che pulpito si sente dire ai ragazzi rimboccatevi le maniche.
Terzo: l'errore di fondo è non voler capire che questa generazione che cerca nella televisione e nel cinema il proprio sogno è frutto dell'altra generazione.
Quella che ha in mano i palinsesti, le leve della politica, dell'informazione.
Che fine han fatto gli intellettuali?
Tutti in televisione a parlar di questo e parlar di quello.
Si dice che le colpe dei padri cadano sui figli.
Che almeno i padri si prendano le loro colpe.