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26 settembre 2023

Presa diretta – Inflazione la tassa ingiusta

C’è il paese degli slogan, dell’Italia che è tornata paese autorevole, dell’invasione degli immigrati. E c’è anche l’Italia coi problemi di salari bassi, di bollette più care, dei cittadini che devono capire se pagare le bollette o mangiare.

I rincari sono cominciati prima di questo governo, è corretto dirlo: sono partiti con la fine del Covid e poi sono esplose con la guerra in Ucraina.
Ci sono pensionati che pure prendono 1600 euro al mese ma che non stanno pagando le bollette: si riscaldano con le stufette a metano, altri, quelli con pensioni più basse, nemmeno quello.
Michele, il pensionato di Torre Annunziata intervistato da Presa diretta, racconta che il suo inverno 2022 è stato il peggiore di tutti: è stata un’economia di guerra, se le bollette dovessero crescere ancora molte famiglie andrebbero in crisi in queste zone.
Con 564 euro di pensione, è più pericoloso il rincaro delle bollette che non tenere le bombole del gas in casa: in Campania nel 2021 sono 270mila le persone che non sono riuscite a pagare le bollette nell’energia e i provvedimenti dei governi Meloni e Draghi non sono stati sufficienti, perché l’innalzamento dei prezzi è stato troppo elevato.
Il comune di Napoli ha messo in campo un bonus per l’energia: è stato un contributo una tantum, non ha risolto il problema, al comune sanno che ora siamo punto e a capo, l’emergenza non è finita e il prossimo autunno, racconta l’assessore Trapanese, sarà pure peggio senza il reddito di cittadinanza.

Senza reddito di cittadinanza che alternative ci sono? Le persone si rivolgono alla Caritas a Napoli, come a Milano al Pane Quotidiano, per avere un aiuto.
Sta crescendo il dislivello tra persone ricche e povere – raccontano dalla Caritas – ognuno deve dare il suo contributo. Nel frattempo ogni giorno i disoccupati a Napoli sono scesi per strada a manifestare contro questa situazione: siamo anche noi ad un passo dalla rivolta come in Francia?

Come mai i prezzi sono cresciuti?

Sono giustificati i rincari oppure c’è qualcuno che ci sta marciando sugli utili e sugli extra profitti?
A fine estate 2021 il gas è cresciuto di 4 volte tanto, per capire come mai Presadiretta è andata alla piazza di Amsterdam dove si stabilisce il prezzo del gas: come ha spiegato Alessandro Volpi, professore a Pisa, i rincari sono legati alle speculazioni della finanza, che ha scommesso sui rincari futuri del gas, i contratti futures piazzati dalle banche, dalle assicurazioni e dai fondi di investimento.

Questa mole di contratti speculativi ha fatto crescere il prezzo del gas, anche in Italia dove Eni ed Edison hanno intascato enormi profitti, che il governo Monti ha cercato – male – di tassare.
Le compagnie energetiche hanno bloccato la legge, spiegando come fosse fatta male: le aziende hanno versato 2,7 miliardi anziché 11 miliardi preventivati.
Il governo Meloni ha rinunciato ad incassare 8 miliardi di tasse, archiviando la tassa di Draghi e creandone una nuova, tassa di solidarietà: ma la norma sugli extraprofitti fatta dal governo Meloni ha scadenza 30 novembre, al momento sono stati versati solo 82ml al posto dei 2 miliardi.
Eni, Edison, Snam hanno pagato i maggiori dividendi, sulle spalle degli italiani?

Ma è cresciuto il prezzo del pollo, della carne, delle uova, degli ortaggi, della frutta, della pasta: lo racconta Assoutenti, associazione no-profit a difesa dei consumatori. Si parla di 1000 euro a famiglia, secondo una stima dell’associazione.
Ci sono poi i maggiori costi di alberghi, voli: non è stata colpa degli alberghi, si difende l’associazione di categoria, colpa dei rincari energetici dice Francesco Bechi.

Come mai l’imprenditore non sceglie di abbassare i profitti, dunque? Il prezzo lo fa il mercato, conclude il presidente di Federalberghi.
I prezzi oggi crescono più lentamente, ma il prezzo potrebbe non sempre tornare ai valori pre inflazione: ma non è solo colpa di energia e della guerra, il direttivo della BCE ha raccontato di come i profitti delle aziende hanno inciso sull’aumento dei prezzi. Ovvero l’aumento dei prezzi di produzione è stato scaricato sui consumatori finali: stiamo assistendo ad una inflazione da profitti, gli utili netti delle aziende è cresciuto del 53% - racconta Matteo Gaddi a Presa diretta.
Quali settori hanno registrato maggiori profitti nel 2022? L’agroalimentante ha realizzato il 20% in più di utili, ad esempio.

Il comune di Terni ha lanciato una campagna di sensibilizzazione sul tema dell’inflazione: è bastato scriverlo nero su bianco che il prezzo del pane si alzava troppo, per farne diminuire il prezzo. È successa la stessa cosa a Verona. Alla fine basta che le istituzioni facciano le istituzioni, al servizio del cittadino e non di altri interessi particolari: basta informare le persone quali sono i prodotti stanno crescendo e quali meno, per dare tutte le informazioni su come comporre il carrello della spesa.

Il ministro Urso ha lanciato il patto anti inflazione: ma sono tante parole e pochi fatti, come riporta sempre il servizio di Presadiretta.
Il patto stipulato con diverse associazioni di categoria è considerato poca cosa dai sindacati: non basta chiedere alle imprese di mettersi la mano sulla coscienza.

Secondo il patto, alcuni prodotti saranno venduti ad un prezzo calmierato: i primi ad aderire al patto sono stati i distributori, ma questi chiedono che siano coinvolti anche i produttori.
Si stima un risparmio fino a 150 euro a tre mesi, ma rischiamo che tutto diventi una bella operazione di marketing per i supermercati, per soli tre mesi all’anno.

C’è poi il bonus benzina, ma solo per i più indigenti, le famiglie che hanno la carta “Dedicata a te” che ha sostituito il reddito di cittadinanza.
La norma sull’esposizione dei prezzi per i gestori è diventata solo l’ennesimo compito da svolgere, pena ammende: le persone nemmeno li vedono i cartelli.
A febbraio scorso il governo ha rinunciato a tagliare le accise, perché quei soldi servono per altre misure pianificate.

Anche sui voli aerei, per il tetto sul prezzo, il governo ha dovuto fare marcia indietro: quello su Ryan Air è stato considerato un decreto spazzatura, che alla fine ha tagliato dell’8% i voli verso la Sardegna.

Anche la Commissione Europea ha fatto le pulci al decreto sul caro voli: rischiavamo una procedura di infrazione in sede europea, così Urso rilancia con un nuovo decreto senza alcun tetto alle tariffe, ma con più potere all’antitrust.

L’economista Stagnaro, dell’istituto Bruno Leoni, usa la metafora del fumetto per raccontare questa situazione, occorre aumentare l’offerta per abbassare i prezzi delle tariffe, ma il governo sta andando in direzione contraria, pensando a quanto stato fatto con le concessioni balneari.

Il peso dei salari
La BCE ha contrastato l’inflazione aumentando il prezzo del denaro, ma questa politica monetaria non ha portato a benefici per il paese. Secondo Pasquale Tridico non basta aumentare il costo del denaro, questa politica incide negativamente sulle famiglie povere, c’è il rischio di una nuova recessione, cala la produzione industriale.

Si deve mettere in campo una politica dei redditi strutturale – continua Tridico: i salari non sono cresciuti in alcun settore, si deve puntare al salario minimo per contrastare il lavoro povero.

Lavoratori che prendono salari sotto la soglia di povertà: persone che lavorano nel settore della sicurezza come i vigilantes, che con 1100 euro al mese sono costretti ad “arrotondare” per far fronte al caro spese, sperando sempre di non ammalarsi.

C’è poi il settore dei servizi (fiduciari), persone che lavorano per 4 euro l’ora: così alcuni di loro hanno fatto causa al datore di lavoro, come Aurelio Bocchi, che a Presadiretta racconta che “è solo una bomba ad orologeria” ancora pochi anni e arriveremo ad una rivolta come in Francia.

Il governo dovrebbe supportare la contrattazione collettiva, ma lo Stato è il primo a non firmare i contratti pubblici: ci sono funzionari assunti per il PNRR che si ritrovano a lavorare per 1700 euro al mese, pur avendo una professionalità alta. Alcuni dei professionisti assunti per lavorare al ministero per il PNRR che hanno rinunciato, perché vivere a Roma con 1700 euro non è facile e questo mette a rischio anche lo stesso PNRR.

La rivolta in Francia

La riforma delle pensioni (con l’innalzamento dell’età pensionabile e la perdita di diritti sul lavoro) di Macron è stata solo la ciliegina: prima c’è stato il rincaro della benzina e il lavoro povero.
Contro la riforma si sono mobilitati studenti, operai e i sindacati: il progetto di riforma è stato giustificato col fatto che l’attuale sistema non era sostenibile, dunque il governo ha alzato l’età della pensione, fino a raggiungere i 64 anni nel 2030.

Le sinistre si sono opposte alla riforma: il sistema pensionistico non è in default, la riforma si basa su una previsione, su una stima, e il governo ha imposto la riforma senza discuterla.
Alla fine la legge è passata senza alcun passaggio in Parlamento, un processo ritenuto costituzionale, ma che dal punto di vista politico è considerato un errore.

Con questa riforma i ceti più alti, i laureati non pagheranno alcun dazio, vanno già in pensione a 64 anni, sono penalizzati i salari bassi e le persone che hanno iniziato presto a lavorare.

Sono persone che svolgono lavori pesanti, logoranti, in condizioni rischiose: la loro aspettativa di vita è inferiore a quella dei manager, ad esempio, col rischio di non vederla nemmeno la pensione.

Secondo uno studio dell’OFCE, l’inflazione in Francia è destinata a rimanere alta e questa colpirà di più le fasce medio basse, facendo aumentare le disuguaglianze.
In Francia l’1% della popolazione detiene il 25% della ricchezza: la crisi dovrebbero pagarla prima i ricchi, eppure Macron ha eliminato la tassa patrimoniale sui super ricchi.

Basterebbe abbassare i soldi di stato concessi come contributi alle aziende private, come la Total, bisognerebbe imporre alle donne lo stesso salario dato agli uomini: sono tante le proposte dei partiti di opposizione, ma il governo non le ha ascoltate.

Il governo ha cercato di impedire le manifestazioni spontanee dei cittadini fatte con le pentole, le casseruole, usando la leva della legge anti terrorismo.

Anche gli studenti si sono uniti alle manifestazioni, le università sono state occupate: la riforma di Macron sulle pensioni è solo la punta dell’iceberg, perché in questi mesi sono alzate le tasse per studiare, sono stati tolti buoni pasto, si è precarizzato il lavoro.

La protesta ha avuto il culmine il 1 maggio, per una manifestazione che è stata molto partecipata ma anche con molti episodi di violenza, cariche, scontri, incendi, feriti.

I sindacati, come la CGT, ha deciso di andare avanti con la lotta: i lavoratori della EDF hanno iniziato a bloccare i reattori della più grande centrale nucleare, causando un danno per l’azienda.

Sono apparsi novelli Robin Hood che hanno allacciato l’energia per le famiglie che non possono pagare le bollette e staccato quelli dei politici che hanno appoggiato la riforma.

Una lotta di classe, con risvolti anche penali che però al momento non ha bloccato la riforma ma che, come sostiene l’esponente di sinistra Melenchon, è servita a creare una mobilitazione popolare, di massa, contro il modello liberale.
Questa massa deve cercare il suo spazio a sinistra, ma nel frattempo a crescere nei sondaggi al momento è l’estrema destra di Le Pen.

Come in tutta Europa, la destra sta crescendo, sfruttando i suoi temi dalla sicurezza all’immigrazione, facendo la lotta all’Unione Europea da sostituire con una alleanza tra paesi europei.

Questa destra sta facendo una battaglia contro il Green New Deal, contro le leggi che limitano i pesticidi in Europa e in Italia: eppure l’uso dei pesticidi in Veneto, nelle terre del Prosecco ha causato danni all’ambiente e alle persone.

Il boom del Prosecco è stato facilitato da ingenti sussidi pubblici e oggi copre un giro d’affari da 3 miliardi di euro: ma la vite del Prosecco è poco resistente e ha bisogno di più trattamenti.

Le persone che vivono vicine alle viti sono preoccupate, chiedono di sapere quali sono i prodotti fitosanitari usati, perché temono per la loro salute.

25 settembre 2023

Anteprima Presa diretta – Inflazione la tassa ingiusta

Hai voglia a fare tavoli assieme a sindacati e associazioni di categoria, come quello di venerdì scorso a Palazzo Chigi: l’inflazione, assieme alla speculazione sulle materie prime, sui prezzi dell’energia, si sta mangiando i salari delle persone.

Il ministro Urso ha spiegato quali siano le sue intenzioni per combattere l’inflazione, dal patto anti inflazione che parte il primo ottobre al bonus benzina (una tantum di 80 euro ma solo a chi ha la social card), ma in realtà servirebbero misure strutturali più serie, i sindacati considerano queste misure “pannicelli caldi” e in vista della finanziaria (dove si annunciano altri condoni, perché il governo deve battere cassa) chiedono ad esempio l’aumento dei salari e l’introduzione del salario minimo. Difficile che nel CDM di lunedì si discuterà di questo argomento, considerato tabù dalla nostra destra di governo.

Presa diretta con Andrea Vignali ha intervistato l’economista Stiglitz da sempre critico nei confronti di questo modello economico neoliberista, considerato ingiusto, poco sostenibile e anche poco democratico, considerato che taglia fuori dall’area dei diritti garantiti dallo stato la fascia più povera del paese (senza scuola, sanità, ascensore sociale…): “Un società più giusta, è una società anche democraticamente intelligente.”

Il servizio cercherà anche di capire quali siano le cause di questa inflazione o, meglio, come mai se l’inflazione sta scendendo, i prezzi continuano a salire? C’è qualcuno che sta speculando sopra questa situazione?
Perché la situazione nel paese sta diventando sempre più critica (e non si potrà nasconderla a lungo sotto la lunga coperta dell’invasione degli immigrati): dal 2021, dunque prima del governo Meloni, sono milioni gli italiani che fanno fatica a pagare le bollette, o si mangia o si paga la luce, l’acqua.. Sono aumentati i prezzi dei beni di consumo, della benzina, i libri di testo per le scuole, gli affitti e le rate del mutuo: tutto cresce tranne i salari. In due anni i lavoratori hanno perso circa il 15% del potere di acquisto – racconterà a Presadiretta l’ex presidente dell’Inps Tridico.
Così oggi persone come il signor Raffaele, originario di Avellino ma trasferitosi a Bergamo per lavoro, si trova di fronte ad un mutuo trentennale che è passato da 600 euro, a 800 fino a 1000 euro, la metà dello stipendio. Come mai questi aumenti? – la domanda fatta alla banca: per colpa dei punti messi dalla BCE sul costo del denaro, per via dell’inflazione.

Oggi la banca non gli offrirebbe più un mutuo a queste condizioni, che rende la vita delle persone molto difficile, perché difficile è arrivare a fine mese.

La scheda del servizio :

Un viaggio di PresaDiretta tra le famiglie italiane strangolate dall'inflazione e le analisi dei tecnici e degli economisti. Tra le altre, la voce di Joseph Stiglitz, Premio Nobel per l'economia. Ce ne siamo accorti tutti: fare la spesa e pagare le bollette costa sempre di più, gli affitti e i tassi dei mutui sono in costante aumento. Milioni di famiglie italiane i cui redditi sono erosi dall'inflazione, non ce la fanno più. Cosa sta facendo il Governo per tenere sotto controllo i prezzi? Di che cosa è fatta questa inflazione così ingiusta che colpisce soprattutto i più poveri e la classe media? E infine, c'è chi se ne approfitta? Le bollette. Uno studio ha calcolato che l'anno scorso gli italiani hanno lavorato un mese solo per pagare luce e gas. In gergo la chiamano "inflazione energetica" e ha messo in crisi milioni di famiglie. Ma perché le nostre bollette sono ancora tra le più care d'Europa? Il carrello della spesa. Mettere in tavola il pranzo e la cena è costato 1000 euro in più a famiglia. A cosa è dovuto questo aumento dei prezzi dei generi alimentari? E quando la tempesta sarà passata, siamo sicuri che scenderanno anche i prezzi? Gli speculatori. PresaDiretta ha raccontato i settori che stanno approfittando della situazione e aumentando i profitti e l'impegno del Governo per contenere i comportamenti speculativi e i rialzi di benzina, biglietti aerei e prodotti alimentari. Con quali risultati? I salari. Mentre l'inflazione galoppa il nostro potere d'acquisto si sgretola, anche perché in Italia i salari non crescono da anni. PresaDiretta ha raccolto le storie dei lavoratori e ascoltato gli economisti per capire quali misure bisognerebbe adottare per fermare questo disastro. E infine uno straordinario reportage dalla Francia, che più di ogni altro paese in Europa si è ribellata ed è scesa in piazza per protestare contro il carovita e le riforme messe in atto dalla politica. Un'ondata di proteste senza precedenti.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

30 agosto 2022

Presadiretta – guerra e fame

Ritorna Presadiretta in questo settembre di campagna elettorale, dove cresce l'inflazione, crescono i prezzi, per cause anche legare alla guerra in Ucraina.

C'eravamo lasciati con la guerra in Ucraina appena iniziata .. e si ritorna con la guerra che ancora continua e le conseguenze non si fermano all'Ucraina, ma sta mettendo alla fame interi paesi.

La guerra del pane

Nel mondo sono scoppiate le rivolte per la fame, come in Sri Lanka, con l'assalto al palazzo presidenziale costringendo alla fuga il presidente.
L'economia era stata già messa a dura prova dalla pandemia, ma la crescita di carburante e cereali ha messo in ginocchio la popolazione – racconta il servizio di Elena Stramentinoli: lo Sri Lanka ha dichiarato bancarotta, l'inflazione è cresciuta e non accenna a diminuire.
La guerra e il clima impazzito stanno mettendo in crisi anche l'India: la temperatura oltre i 40 grandi ha fatto appassire le piante dei cereali, spingendo al suicidio molti coltivatori.
In Pakistan per non perdere il raccolto si è deciso di mietere prima del tempo, anche questo paese importava il grano dall'Ucraina.
Sull'isola di Haiti le bande armate approfittano della crisi, per la mancanza di cibo e acqua. La crisi ha colpito anche lo Yemen, già sconvolto dalla guerra, oltre ai paesi africani: stiamo rischiando la peggiore crisi alimentare dal dopoguerra, una “catastrofe nella catastrofe” la definiscono alla Fao.
Anche il Libano sta andando in default, sempre per il rincaro dell'energia e dei cereali: il pane si continua a sfornare, ma gli scaffali dei supermercati sono vuoti, perché viene venduto dai forni direttamente alle persone.
Il pane a Beirut costa di più per il rincaro del carburante per tener acceso i forni: siccome il governo non ha soldi per comprare grano, i piccoli panificatori non hanno più farina, per soddisfare i bisogni dei loro clienti.
Un sacco di farina costa oggi 50 euro, prima della guerra erano 20 euro: così i panificatori devono cercarla al mercato nero.

Questo mercato è alimentato dai panifici più grandi, che riescono ancora a ricevere farina ma, anziché fare pane, smistano parte dei sacchi per il mercato nero.

Il pane è la base dell'alimentazione delle popolazioni più povere, ma sono cresciuti i prezzi anche di tutti gli alimenti in generale: per fare la spesa si deve girare per diversi negozi, per trovare cibo più economico, verdura, pane, carne.

Succede allora che molte famiglie richiedono l'aiuto dei volontari del WFP, anche persone con un lavoro.
Cosa succederà quando il governo non potrà più permettersi di pagare i sussidi per le persone povere? Ma quanto successo vale per tutto il mondo.

Il viaggio in Ucraina

Leopoli la chiamano la piccola Parigi, il centro storico è patrimonio mondiale dell'Unesco: dopo l'invasione russa la città è stata fortificata e i monumenti messi in sicurezza.

I morti, le bare, le persone che piangono i loro cari ricordano a tutti che la guerra c'è, anche se lontano dalla città: Iacona è andato in Ucraina a fine giugno, quando la Russia aveva cominciato l'offensiva nel Donbass.
Ogni giorno c'erano funerali a Leopoli, col pianto dei parenti e le bare portate a spalla dai soldati.
Ma anche nei piccoli villaggi da cui sono partiti i soldati si vedono le stesse scene: tombe, foto di ragazzi in uniforme, persone che piangono.

Ma c'è anche la guerra per la fame, che preoccupa la FAO che, in Ucraina, sta seguendo la situazione delle famiglie nelle zone rurali, che vivevano con la coltivazione del grano.
Villaggi che oggi ospitano profughi scappati dalle zone di guerra: la FAO ha dato a queste persone, senza casa, i semi per piantare patate. Un bene prezioso, in tempo di guerra, per dar da mangiare ai profughi e ai loro figli.
La guerra non è solo morte, bombardamenti: è anche campi non coltivati, persone che devono lasciare le loro case, stipendi che non arrivano, case distrutte.
Persone come Nataljia, che si occupava di informatica e che oggi si ritrovano improvvisamente povere.

Iacona è andato a Kiev, una metropoli sul fiume Dnepr: sulla periferia c'era un hub di merci oggi riempiti di derrate alimentari per le persone colpite dalla guerra, alimentato dalla Fao. Se la guerra continua il paese rischia il default, la gente oggi ha fame un paradosso se si considera che fino a ieri era l'Ucraina a sfamare i paesi del sud del mondo.

Da Kiev verso sud, Odessa, coi campi di girasole, coi campi di grano dove la mietitura è già iniziato: qui si trovano i silos che raccolgono il grano prodotto nel paese e che poi viene inviato via treno nel resto del paese e sui porti del mar Nero.
I russi hanno attaccato il sistema ferroviario per mettere in crisi questo sistema di trasporto dei cereali su ferrovia: nel mirino delle forze armate russe c'è proprio l'industria agricola.
Non solo, dietro di sé hanno lasciato le mine, hanno bombardato i silos rendendoli oggi non più utilizzabili.

Oggi Odessa è una città chiusa, nel mare davanti non parte nessuna nave verso il resto del mondo: il blocco dei porti sta bloccando tutta l'economia dei cereali, creando un danno economico importante nel paese, perché consente l'ingresso di valuta pregiata.
Senza export di grano mancano soldi, senza soldi non si possono pagare i contadini e oggi i grandi silos dell'Ucraina sono ancora pieni.
Se i silos rimarranno pieni i contadini saranno costretti a non mietere i campi, non avendo posto dove stipare il raccolto di quest'anno.
Il grano che manca sui mercati internazionali è fermo in Ucraina dove non vale più niente, perché in Ucraina ne hanno in abbondanza.

Ci sono anche problemi logistici nel portare il grano fuori dall'Ucraina coi carri merci, per un problema tecnico: i binari in Europa hanno uno scartamento diverso e nei paesi a confine mancano i carri in numero sufficiente per raccogliere i cereali.
I cereali viaggiano anche via gomma sui camion, che però si muovono a rilento verso i porti sul Danubio per far viaggiare i cereali sul fiume.

Se la guerra continua e se perdura il blocco dei porti, secondo la FAO è a rischio la produzione del grano ma il rischio si estenderà al mondo intero.


Ospite in studio il direttore della FAO, Maurizio Martina, che ha spiegato qual è il punto sull'accordo per il grano: è stata una mediazione difficile, in una situazione drammatica. Ad oggi 114 navi sono partite dai porti in Ucraina verso Libano ed Egitto.
Serve una accelerazione per svuotare i silos e per non arrivare ad ulteriori crisi nel mondo: ci sono ancora problemi per far muovere le navi e molte di queste vanno verso paesi ricchi e non verso paesi più bisognosi.
Dietro ci sono contratti commerciali stipulati prima della guerra: è mancata la solidarietà internazionale, per far arrivare il grano a chi ne aveva bisogno.

Siamo dentro una tempesta perfetta, tra guerra e cambiamenti climatici – ha spiegato Martina – il combinato di questi fattori rende questo momento estremamente delicato.
Dopo il grano, nelle prossime settimane ci si dovrà preoccupare del riso: l'aumento del costo delle energia, dei fertilizzanti, sta colpendo paesi più fragili.

Ma come si forma il prezzo di questi cibi?
È solo colpa della guerra?

Presadiretta ha raccontato di chi specula sul grano per tenere artificialmente alto il suo prezzo: le primavere arabe sono nate dalla fame, dal cibo che manca, dai governi del sud del mondo corrotti e incapaci di sfamare la loro popolazione.
Oggi siamo in una situazione analoga: il costo del grano è oltre la soglia che causa le sollevazioni della popolazione, ma il suo aumento non dipende dal fatto che sul mercato c'è meno quantità di questo cereale, il blocco delle esportazioni ha influenzato il prezzo, per il grano rimasto nei silos.

Presadiretta ha intervista Jennifer Clapp economista e ricercatrice di Ipes Food: “l’invasione ha condizionato i mercati perché c’erano 20 ml di tonnellate di cereali nei silos ucraini e quindi i prezzi ne hanno risentito, ma ci sono grandi scorte di grano al mondo, quindi parte delle perturbazioni dei prezzi che abbiamo visto in questi mesi non dipendono dalla quantità di grano che abbiamo.”

Abbiamo livelli record di cereali a livello mondiale” prosegue sul tema l’economista Frederic Mousseau dell’Oakland Institute “le scorte di grano hanno superato le 300ml di tonnellate secondo i calcoli della FAO, nel mondo abbiamo quantità sufficienti per tutti. Quindi il blocco della navi o le tensioni con la Russia non sono la spiegazione dell’aumento dei prezzi. Il problema è che oggi abbiamo degli approfittatori che utilizzano questo conflitto per far alzare artificialmente i prezzi, comprano oggi a 50 per rivendere domani a 100. Scommettono sul grano come al casinò e questo sulle spalle delle popolazioni più povere che per colpa dei loro giochi non riusciranno a mangiare.”

Ad investire su questi beni ci sono banche, fondi di investimento: fanno palate di soldi comprando e vendendo contratti a termine, i future, un mercato secondario attorno a cui girano tanti capitali, cinque volte il valore del grano scambiato.
Il prezzo è legato agli speculatori finanziari, che si sono arricchiti grazie al conflitto: gli investitori oggi stanno scommettendo sulla fame del mondo, continuando a compare futures il che causa l'aumento del prezzo di grano.

Giancarlo Dall'Aglio specula sulle materie prime: ogni giorno decide dove puntare i suoi soldi. È etico lucrare sui prezzi, considerando che intere popolazioni non hanno di che mangiare?

“Nessuno si diverte a non far mangiare la gente” racconta il trader. Ma il problema etico e morale rimane.
Ma non c'è il trader napoletano: molte banche d'affari come JP Morgan hanno consigliato di investire, speculando, sulle materie prime.

Il commercio internazionale dei cereali nel mondo è controllato da cinque grandi aziende che oggi stanno ritardando la distribuzione del grano, facendo alzare il valore: società come la Caregill, Glencore che negli anni della pandemia hanno aumentato i loro profitti – raccontano i ricercatori di Oxfam. Altro che economia di mercato.

Abbiamo lasciato che il cibo diventasse valuta di scambio per arricchire pochi. È stato Bill Clinton che ha deregolamentato il settore, facendo partire l'assalto alla diligenza.
Con leggi più severe sulla finanza, con una economia di mercato senza etica, avrebbe evitato queste carestie.

La politica cosa vorrà fare con questa economia virtuale che non porta benessere al mondo ma arricchisce pochi avvoltoi, sanguisughe, sciacalli?

Servono regole nuove dentro lo spazio del commercio internazionale – è il commento di Martina.

Anche in Italia l'aumento del prezzo del cibo e dell'energia stanno mettendo in crisi le famiglie: anche nelle città italiane, come Padova, i volontari raccolgono cibo nei pacchi per le persone in difficoltà, non succede solo in Libano.
Perché anche in Italia ci sono persone che vivono sul filo del rasoio: stipendi bassi, pensioni misere, lavori saltuari. Questi pacchi aiutano famiglie in difficoltà a superare l'inflazione, il rincaro delle bollette. In Italia si sta abbattendo uno tsunami sociale: avere un lavoro non aiuta in questo momento, per colpa dei salari da fame che girano in certi settore.

Il lavoro ha perso valore e dignità: Donatella Benigni ha combattuto contro la chiusura della sua azienda, deciso da una multinazionale americana. Il suo stipendio è diminuito di 400 euro, i suoi figli lavorano nella ristorazione dove le persone lavorano più ore di quante risultano su contratto.

Come risponde l’Europa a chi specula sulle materie prime?

L'Europa ha stanziato nuovi fondi dopo l'invasione dell'UCraina, nuovi sussidi per gli agricoltori, che potranno coltivare anche le aree ecologiche che dovrebbero essere tenute a riposo.
In Europa non abbiamo problemi di carenza di beni alimentari, siamo grandi esportatori: il prodotto c'è, non mancherà sulle nostre tavole. L'Europa vorrebbe sfamare il mondo, come ambizione, ma in realtà vende a paesi ricchi: la nostra agricoltura europea non è sostenibile, poiché buttiamo via cibo che nessuno consumerà.
C'era bisogno allora di coltivare su altre aree, come ha deciso l'Europa?
Hanno prodotto più mangime per gli allevamenti intensivi di bestiame: in Europa abbiamo 7 miliardi di animali di allevamento, per cui il grano che produciamo diventa foraggio per questo bestiame.
La zootecnia intensiva è causa di inquinamento, della fine della biodiversità, ha un alto impatto ambientale: in Italia non rispettiamo le direttive europee sui nitrati, sulla concentrazione di ammoniaca.

Ogni anno l’Unione Europea sovvenziona l’agricoltura con 60 miliardi di euro (con la politica agricola comune), il problema è che la maggior parte dei fondi è distribuita in base alla superficie, più ettari possiedi più soldi ricevi, idem per il bestiame, più animali = più soldi.

Circa l'80% dei soldi finisce al 20% dei beneficiari: la politica europea dei sussidi non è affatto sostenibile, questi pagamenti diretti hanno finito per sostenere soltanto la grande agro-industria orientata verso una produzione intensiva, un fenomeno particolarmente evidente nei paesi dell’est Europa, come l’Ungheria.

Presadiretta ha visitato la Talentis Agro, la più grande azienda agricola del paese con 50mila ettari di terra e 8500 vacche da latte che producono 85ml di litri di latte l’anno.
Makai Szabulbs, AD di Talentis, racconta come la scorsa annata sia stata buona, hanno guadagnato circa 15 ml di euro, di fronte ai 5 ml di euro di finanziamenti dai contributi della PAC.

L’azienda è di proprietà del miliardario Lőrinc Mészáros, l’oligarca numero 1 un Ungheria, amico di infanzia del premier Victor Horban, imprenditore nel campo dell’edilizia, del mondo petrolifero e nell’agrobusiness. Il suo non è un caso isolato: da quando, nel 2004, l’Ungheria è entrata in Europa, i fondi della PAC sono diventati la gallina dalle uova d’oro, Victor Orban ci ha costruito sopra la sua popolarità, promettendo di dare le terre statali, ex sovietiche e i sussidi europei alle piccole e medie aziende nelle campagne, stravincendo le elezioni del 2010 che l’hanno portato al potere.
Ma era una bugia, come ha spiegato a Presadiretta la giornalista Gabriella Hurn: “non sono i piccoli agricoltori a prendere la terra, ma persone con buoni agganci, avvocati, persone con legami politici, imprenditori di ogni genere che non hanno nulla a che fare con l’agricoltura.”
Caso emblematico della speculazione economica sui terreni agricoli è Kishantos, ex fattoria biologica modello, fondata nel 1998, che si estendeva su 452 ettari.

“Cinque giorni dopo la vittoria di Orban nel 2014” racconta Sàndornè Acs Eva fondatrice di Kishantos “hanno distrutto ogni pianta nei nostri campi”: i nuovi proprietari, imprenditori e grandi compagnie oggi coltivano in modo intensivo, utilizzando prodotti chimici di ogni tipo, pesticidi, fertilizzanti.

Oggi la politica agricola europea si trova ad un bivio perché deve adeguarsi al piano strategico “farm to fork”, dal campo alla tavola, fortemente voluto da Franz Timmermans: riduzione del 50% dell’uso di pesticidi e del 20% di fertilizzanti, dimezzamento degli antibiotici negli allevamenti, raggiungimento del 25% di agricoltura biologica.
Ma contro questo piano si sono sollevate le proteste degli agricoltori, come nei paesi bassi, sostenuti da una parte della politica europea di centrodestra che pensa che i limiti imposti dalla strategia “farm to fork” possano danneggiare le produzioni agricole.
“Se non comprendiamo che Farm to Fork è un tentativo di salvare l’agricoltura, non di punire l’agricoltura, alla luce dei devastanti effetti della perdita della biodiversità e dei cambiamenti climatici sulla produzione alimentare globale allora siamo davvero fuori strada” tuona il vice presidente della commissione Timmermans.

Ma questa strategia è sotto attacco dalle lobby dell'agricoltura, dai partiti di destra, dall'industria agroalimentare: stanno lanciando campagne allarmistiche dove si sostiene che, diminuendo i pesticidi, crollerà la produzione agricola.
Usano la crisi e la guerra per bloccare ogni evoluzione progressista in agricoltura: ma è una visione miope, o ci avviamo verso una agricoltura sostenibile, oppure saremo destinati a veder distruggere l'ambiente e l'agricoltura.

Ancora una volta la politica dovrà fare delle scelte. Su sostenibilità, disuguaglianze, sovraproduzione di cibo, speculazione sulle materie prime, salari da fame.

06 luglio 2010

La colata di Garibaldi, Massari, Preve, Salvaggiulo, Sansa

Una colata vi seppellirà.
Potremmo esordire in questa maniera, per commentare del lungo viaggio che i cinque giornalisti hanno fatto in giro per l'Italia, per raccontare lo scempio che sta avvenendo ai danni del nostro territorio.
Dopo l'inchiesta su "Il partito del cemento", che si focalizzava per lo più sul territorio ligure, in questa inchiesta si passa dalla Sardegna del dopo Soru (dice che si chiama Cappellacci), alle seconde case sulle Alpi, o a Ischia.
Dal piano case di Berlusconi, al ruolo della criminalità organizzata nell'industria del cemento (l'Expo a Milano e il processo alla Calcestruzzi Spa). Non solo al sud.

L’Italia è uno dei paesi più belli al mondo. Ha la maggiore concentrazione di beni culturali e centri storici, le più famose città d’arte. Tutto questo è la nostra ricchezza. Rischiamo di perderla, per sempre.
Il partito del cemento avanza e non lo ferma più nessuno. Dal nord al sud la febbre del mattone coinvolge banchieri, cardinali, sindaci, deputati di destra e di sinistra. Tutti vogliono guadagnarci, a partire dai Comuni.

Così la ricchezza degli italiani vola via. Pensate che tra il 1990 e il 2005 sono stati divorati 3,5 milioni di ettari, cioè una regione più grande di Lazio e Abruzzo messi insieme (la Liguria tra il 1990 e il 2005 si è mangiata quasi la metà del territorio ancora libero!). Il tutto a un ritmo di 244.000 ettari all’anno (in Germania 11.000 all’anno).

Ciò nonostante troppi italiani sono senza casa perché mancano gli alloggi “sociali” (solo il 4 per cento sul totale contro il 18 per cento della Francia, il 21 per cento del Regno Unito). Intanto 5500 comuni su 8000 sono a rischio di dissesto idrogeologico. I soldi per il ponte di Messina ci sono, per le frane no.

Gli autori di questo libro sono andati a vedere l’Italia com'è e la raccontano con nomi e cognomi di affaristi, banchieri, cardinali, sindaci e deputati: la Sardegna di nuovo in mano agli speculatori, le Langhe trasformate in shopville, l’invasione di seconde case sulle Alpi (costruiscono persino sulla Marmolada!), il Brenta violentato, gli affari della Chiesa nelle città liguri, le grandi operazioni di Ligresti e dei soliti noti a Milano, di Caltagirone e dei soliti noti a Roma, la storia triste di Bagnoli. Neanche Siena e Firenze vengono risparmiate. E ritorna la febbre da stadi e autodromi, nuove occasioni per ulteriori speculazioni.
Ma cosa gliene viene agli italiani di tutto questo? Meno male che non tutti abbassano la testa. Comitati di cittadini si stanno formando in Veneto, Toscana, a Milano, in tanti centri grandi e piccoli. La legge del 1986 che stabilisce le norme per danno ambientale è dalla loro. Per questo adesso molti la vogliono cambiare.

Alcuni pretesti di lettura:

“Il cemento, più di ogni altro affare, mette assieme tutto e tutti. Ed espelle i pochi corpi estranei.
pagina 26

“L'unico modo per farmi tacere e ammazzarmi”.
Peppino Basile, consigliere comunale e provinciale dell'Idv a Ugento. Ucciso con 19 coltellate nel 2008. Si batteva contro la speculazione edilizia sulle coste salentine.
pag 370

“Noi con il nostro studio, ogni anno rinunciamo a due, tre progetti. Meglio lavorare meno, ma essere fedeli al prorpio spirito... L'interesse di cui l'architetto deve tenere conto è quelle pubblico, della città.”
Renzo Piano, architetto.
pag 67

“Il 20% del patrimonio edilizio è fatto di seconde e terze case, tirate su a spese della natura per restare vuote dieci-undici mesi l'anno.”
pag 8

“Mi sembrano matti tutti .. per vincere le elezioni si parla dello stadio a Castello .. cazzo e mandiamo lì 1500 appartamenti .. boh ..”
Andrea Bottinelli, presidente del Consorzio Castello, sul nuovo stadio di Firenze voluto da Andrea Della Valle e dall'ex sindaco Dominici all'interno di un progetto che comprende la costruzione di appartamenti, alberghi, uffici. L'area viene sequesrtata dalla magistratura nel 2008.
pag 429-430

“Evitiamo di dire che si fa una speculazione edilizia. Le aziende per sopravvivere devono guadagnare. Non siamo la Banca d'Italia..”
Salvatore Ligresti, che sta costruendo il centro di eccellenza Cerba di biotecnologie nel parco Sud di Milano e punta attraverso le sue società alla valorizzazione di caescine e aree verdi alla periferia della città.”
pag 172

“Uno dei fini dell’istituto è di produrre il maggior reddito possibile …Ecco perché l’istituto ha avviato in questi anni alcune operazioni immobiliari.”
Pietro Tartarotti, soprannominato “don cento milioni”, il sacerdote che presiede l’Istituto di sostentamento del clero di Savona
pag 224

“Negli ultimi dieci anni in Campania sono state realizzate 60.000 case abusive, alla media di 6.000 ogni anno, 16 al giorno .. A Ischia ci sono 120.000 vani abusivi su una popolazione di 60.000 abitanti”
Fonte Legambiente
pag. 178

“Da Totò Riina e Bernardo Provenzano ai casalesi. Chi aveva in mano il calcestruzzo ha vinto la lotta per il potere”.
pag 84

Come spiegano meglio gli autori nell'introduzione: “Oggi il cemento ingrossa le tasche di pochi e impoverisce tutti noi. Ci si illude col miraggio dell'occupazione, tacendo che si tratta di posti di lavoro poco qualificati e di breve durata. Ci si inganna con la promessa di sviluppo turistico, fingendo di ignorare che un'Italia guastata dal cemento non potrà reggere il confronto con altri paesi ben più attenti a conservare il loro patrimonio. Non sono i posti letto anelle schiere dei condomini ad attrarre i turisti, ma le ricchezze culturali e ambientali.
Ma il cemento è anche il perno intorno a cui ruota l'alleanza malsana tra imprenditori spregiudicati e politici pronti a tradire la loro fondamentale missione di rappresentanti dei cittadini.”
pag. 4

Buona lettura, ma quando arriverete alla fine non indignatevi e basta.
"Indignatevi, rapidamente. Non lasciate che deturpino il vostro bene più prezioso... Chiamate a raccolta tutti."
Luca Mercalli, meteorologo

Alcuni siti
- Marsala.it

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