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29 marzo 2017

Viva la legalità

Del gasdotto TAP, che dovrebbe sbarcare sulle coste pugliesi a Melendugno, dei rapporti poco puliti con l'Azerbaigian (democrazia al caviale da cui importeremo il gas) si era occupata Report in un servizio di Paolo Mondani.
Nei giorni in cui si è votato sui diritti civili in Azerbaijan al Consiglio d'Europa, il governo Letta è andato in questa specie di democrazia a firmare l'accordo commerciale.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPOQuesta è la spiaggia di San Foca, comune di Melendugno, in Puglia. Il Tap, il gasdotto che da Baku raggiungerà l’Italia, approderà qui. Ma attenzione alle date: Il 23 gennaio2013 viene bocciato il Rapporto Strasser sui prigionieri politici in Azerbaigian. Il 28 giugno, la Commissione europea dà il benvenuto al gasdotto e l’11 agosto l’allorapremier Letta va a Baku a suggellare l’accordo con Aliyev. C’è una relazione tra questi eventi?CHRISTOPH STRASSER – DEPUTATO TEDESCO CONSIGLIO D’EUROPASarei sorpreso se non ci fosse una connessione tra questi fatti. Bocciando il mio rapporto l’Azerbaigian ha salvato la reputazione e nessuno ha avuto niente da direquando sono partiti gli affari sul gas.PAOLO MONDANI FUORI CAMPO4.000 chilometri di lunghezza, costo totale stimato: 45 miliardi di dollari. I costi pubblici per l’Italia sono ancora un mistero. Snam e Saipem faranno i lavori piùimportanti. La consegna del primo gas è prevista nel 2020. Obiettivo è renderci meno dipendenti dal gas russo. Ma in Puglia non ci pensano proprio.MARCO POTÌ - SINDACO DI MELENDUGNODa quegli scogli a circa 800 metri dalla costa va sotto il livello del mare. E per 1500 metri sbuca poi sotto la spiaggia, sotto la duna, sotto la pineta nell’uliveto alle spalle. Poi per 8,8 km arriveranno alla periferia di Melendugno che è il comune capoluogo di questi posti dove faranno una centrale. Da lì devono fare 55 altri kilometri, andare verso nord tra Brindisi e Mesagne dove c’è il punto di connessione con la rete nazionale dei gasdotti.PAOLO MONDANIChe cos’ha di così particolare questo pezzo di mare? Non è un pezzo di mare come un altro?MARCO POTÌ - SINDACO DI MELENDUGNOBeh no. Qua siamo a San Foca, è una delle marine di Melendugno da 7 anni consecutivi bandiera blu d’Europa, da 5 anni consecutivi cinque vele Legambiente.Quest’anno anche il premio dai pediatri nazionali per le spiagge a misura di bambino.

Da qui poi è partito tutto.
L'emergenza Xylella, l'abbattimento degli ulivi, guarda caso nelle stesse zone del gasdotto, la controversia tra amministrazioni locali e il governo di Roma.
Fino a lunedì, quando il Consiglio di Stato ha dato ragione al governo e deciso che sì, si possono espiantare gli ulivi secolari (che costituiscono un patrimonio storico, per questi territori): decisione che, a parte Snam, Eni e governo Azero, ha scontentato parte degli abitanti di quelle zone, compresi sindaci e consiglieri regionali che, di hanno cercato di presidiare questi ulivi.

E si sono trovati davanti gli agenti dei reparti mobili, in assetto antisommossa.
Quell'opera si deve fare.
Non è cambiato molto, in questo paese, sulle grandi opere che si devono fare, dai tempi di Berlusconi.
Quando si parla di grandi opere, Tav, Tap, Terzo valico, Mose, Ponte sullo stretto, il ragionamento che si sente dai grandi amanti del cemento è lo stesso.
E' un'opera decisa, non si può aspettare, si protesta perché non si vuole fare niente, effetto nimby, le leggi si devono rispettare...

Ai signori delle grandi opere non importa quanto siano inutili, quanto siano carenti di un piano economico con dentro costi e ricavi, quanto poi queste opere (come per le autostrade del nord, per il Mose) siano poi debiti sul pubblico che pesano sulle nostre spalle.
Abbiamo veramente bisogno del gas Azero (e abbiamo bisogno di avere rapporti con questo paese che non rispetta i diritti civili)?
Sono domande che, per i signori della legalità (degli altri) non vanno poste.
Non si guarda cosa succede a casa degli altri paesi, come la Libia di Gheddafi o l'Azerbaigian (caviar democracy) paese che da 23 anni il paese è governato dalla dinastia Aliyev.

Ai signori della legalità, sempre quelli dell'effetto nimby, non bisogna ricordare che in questo paese la legalità non vale per gli abusi edilizi, per esempio, per cui c'è sempre pronto un condono elettorale (come in Campania).
O un condono fiscale, come quelli di Tremonti e Berlusconi (e non solo).
Che facciamo le leggi, come la Severino, per la decadenza degli amministratori condannati, ma poi le si applica come fa comodo.

17 gennaio 2016

Il caso Xylella Presa diretta: processo alla scienza o ai furbetti dell'agricoltura?


Ancora prima di essere trasmessa, la puntata di Presa diretta di questa sera sta già suscitando delle polemiche: tratterà del caso Xylella, in Puglia, degli abbattimenti delle piante di ulivo, decisi dalla Asl e dai ricercatori della regione e dell'inchiesta del procuratore capo di Lecce.

Sul caso Xylella sembra che non si possa avere una visione basata sui fatti: da una parte si legge della caccia agli untori portata avanti dalla magistratura leccese, che ha messo alla sbarra la scienza. Come nel processo ai tecnici della commissione Grandi Rischi. Condannati e poi assolti in appello per le rassicurazioni fatte alla popolazione aquilana poco prima della scossa mortale del 2009.

Qui parliamo di piante di ulivo e di un insetto che le attacca, della decisione di abbattere le piante per contenere l'infezione. Decisione presa su parere degli esperti, i ricercatori scientifici e coordinata dal commissario Siletti (come spesso accade in Italia, dopo ogni emergenza) che ora si è dimesso.
La decisione di abbattere le piante è stata ritenuto sbagliata dalla procura, che si è avvalsa del supporto di altri esperti e dalle indagini della forestale:
In un anno e mezzo le indagini, coordinate dai sostituti procuratori Elsa Valeria Mignone e Roberta Licci, condotte dal Corpo forestale dello Stato e basate sulle consulenze di esperti nominati dalla magistratura, hanno evidenziato come i dati presentati in ambito europeo (da cui è poi scaturita la direttiva di abbattimento nel raggio di 100 metri) abbiano tratto in errore la Comunità europea. Il procuratore ha parlato di “dubbi sulle conclusioni scientifiche presentate”. Da qui il decreto di sequestro preventivo d'urgenza di tutti gli ulivi salentini su cui pende il piano d’abbattimento. Un provvedimento già notificato nelle scorse ore a tutti gli interessati.”

Chi ha ragione e chi ha torto?
C'era l'emergenza o no, gli abbattimenti erano giustificati dal punto di vista scientifico o no?
Siamo di fronte, come scrivono in tanti (e anche riviste scientifiche come Nature) di un processo intentato alla scienza?

Così scriveva Paolo Mieli (citando poi un articolo de Il Foglio) la settimana scorsa sul corriere:
L’Italia sta diventando sempre più un Paese ostile al metodo scientifico e amante delle teorie del complotto. L’ennesima dimostrazione viene dal caso della «Xylella fastidiosa», batterio che produce grave nocumento all’ulivo, penetrato in Europa diciotto anni fa e più recentemente in Italia, nel Salento. Nelle Americhe la si combatte da un secolo, purtroppo senza successo. Il Consiglio nazionale delle ricerche di Bari ha lavorato sodo per scoprire origini e modo di debellare quello che prende il nome di CoDiRO (Complesso del disseccamento rapido dell’olivo). Prendendo in seria considerazione anche l’ipotesi di sradicare gli ulivi già colpiti per provare a sterminare gli insetti diffusori dell’infezione e creare un cordone sanitario che isoli le piante infette.

L'inchiesta di stasera dovrebbe servire a fare un po' di chiarezza: tra i giornalisti che hanno contribuito al servizio anche Marilù Castrogiovanni , autrice del libro “Xylella Report”.
Ecco, il solito servizio a tesi: questi si leggeva sulla rete (luogo notoriamente popolato da persone use a giudicare prima di capire).
Come se il giudizio dei giornalisti che parlavano di untori e di persecuzioni fosse più autorevole degli altri.
Come se i tecnici a cui si è rivolta la procura di Lecce fossero meno “scienziati” degli altri.

In un suo articolo, la giornalista punta il dito proprio su questo: sul pressapochismo della regione, sugli interessi in campo (per i fondi per l'agricoltura), sugli editoriali scritti senza conoscere troppo i fatti per criticare l'operato della procura leccese: si è creato un polverone che impedisce di capire come stanno le cose, “un’arma di distrazione di massa.”
Sono scesi in campo tutti contro tutti, ma soprattutto contro la Procura, “colpevole” di aver osato mettere in discussione la Scienza. Dimenticando che la “Scienza” è cosa diversa dallo scientismo perché essa stessa, se è tale, dovrebbe essere la prima a dubitare di ciò che fa, perché è fatta da uomini ed è il risultato di confronto, dibattito e di condivisione dei risultati. Un circolo virtuoso di accrescimento della conoscenza che in questo caso è mancato del tutto.La ricerca su xylella in Puglia è infatti in mano a pochi centri di ricerca, tutti pugliesi, e a pochi uomini.Ed è così che per dare la possibilità a tutti gli enti, pubblici e privati, di fare ricerca su xylella, la Regione Puglia ha fatto un bando da due milioni di euro, ma inserendo criteri di accesso che di fatto agevolano chi la ricerca la fa già. E si rimane sempre tutti nel solito brodo, a cantarsela e a suonarsela, senza possibilità di confronto.Ma la questione non è neanche questa.La questione è che spostando il fuoco su “sradicamento si, sradicamento no”, “procura contro scienza”, “scienziati contro complottasti”, “complotto si, complotto no”, si fa talk show e si ottiene il vuoto spinto.Dimenticando, ancora una volta, il cuore del problema: a chi conviene dire che la xylella fa seccare gli alberi anche se non è provato? Perché non è provato, lo sapete, vero? A chi conviene dire che si tratta di emergenza e di calamità naturale da fitopatologia? A chi conviene dire che servono i soldi per la ricerca e per la cura del disseccamento causato dalla xylella?”[..]Insomma: la Regione Puglia ha prodotto documentazioni e relazioni per dimostrare l’emergenza e la calamità sulla base di evidenze scientifiche inesistenti.Da una parte la Regione decideva a priori, già a partire dall’ottobre del 2013, che si trattava di emergenza da xylella e dichiarava alla Ue che l’intera provincia di Lecce era infetta, senza neanche aver fatto un monitoraggio, senza aver fatto uno studio epidemiologico (che ancora manca), senza aver dimostrato la prova causa effetto tra presenza di xylella e disseccamento degli ulivi (prova che ancora manca), senza neanche aver isolato il batterio in laboratorio, cosa che avverrà un anno dopo.
Dall’altra la Scienza, anche perché a corto di soldi, arrancava negli esperimenti, si chiudeva a riccio, pubblicava qualche sparuta ricerca che si validavano da soli (ebbene si, anche questo è nel libro).Però, mentre la Regione non dava soldi alla Scienza ma pretendeva risposte, si affrettava d’altro canto a dare subito due milioni di euro al Consorzio Ugento Li Foggi, che il consorzio spendeva per fare “opere idrauliche” giustificandole con l’emergenza xylella, e 4,5 milioni all’Arif, per sradicare tutti gli alberi della Provincia di Lecce (sic!), perché aveva “i giusti uomini e giusti mezzi”.
Per poi consentire ad Arif (direttore Giuseppe Taurino, già deputato pd), di predisporre un “Avviso pubblico” per reclutare uomini e mezzi, perché ne era sprovvisto (ma come? Non aveva “i giusti uomini e i giusti mezzi?). Leggi: incarichi e affidamenti ad alto tasso di clientelismo.Parte così, l’armata brancaleone della Regione Puglia all’arrembaggio degli infiniti soldi della Ue. E parte già nell’ottobre 2013.Parte con questi primi affidamenti pari a 6,5 milioni per tappare i buchi del Consorzio Li Foggi e per dare potere all’Arif, invece di dare spalle forti alla Scienza.

Ci sono forti interessi dietro questa storia, i fondi per l'emergenza e poi per il ripopolamento delle aree dove si è abbattuto.
Prima di esprimere un mio giudizio voglio capire e vedere: questo è quello che ha fatto il gruppo di giornalisti di Presa diretta nel servizio che vedremo questa sera.

La scheda del servizio: Il caso xylella
A PRESADIRETTA una puntata ricchissima, con tre diverse inchieste.IL CASO XYLELLA, la storia del batterio killer che uccide gli olivi pugliesi. Da quando nel Salento è stata dichiarata l’epidemia Xylella, è cominciato il piano degli abbattimenti. Ma era vera emergenza? La Procura di Lecce ha aperto un’inchiesta nella quale sono indagati tutti i responsabili, amministrativi e scientifici, della gestione dell’emergenza Xylella. Un vero terremoto in seguito al quale il Commissario di Governo Silletti si è dimesso. Con le indagini della magistratura, è stato vietato l’abbattimento di altri olivi, ma intanto centinaia di piante secolari non ci sono più.Le telecamere di PRESADIRETTA hanno raccolto le voci di tutti i protagonisti, raccontato la disperazione dei coltivatori mentre venivano abbattute le loro piante. Hanno filmato per la prima volta come si inocula il batterio della Xylella nella pianta sana in laboratorio, per il test di patogenicità. Hanno raccolto le esperienze positive di ricercatori e coltivatori che in tutta Italia provano a sconfiggere la Xylella senza abbattere le piante di olivo.E poi PRESADIRETTA si è occupata di raccontare il gigantesco giro di interessi legato ai fondi europei per l’Agricoltura. Come vengono assegnati i contributi che l’Europa stanzia per aiutare chi lavora la terra?Chi controlla che i milioni di euro distribuiti ogni anno vadano davvero a chi ne ha diritto?
Nell’inchiesta di PRESADIRETTA dimostreremo come una parte di questi soldi è finita direttamente nelle mani della mafia. E chi doveva controllare che cosa ha fatto?
E infine un’inchiesta sulla controversa applicazione della legge 194, sull’interruzione volontaria di gravidanza. Come mai nel nostro paese i medici obiettori sono in media il 70% del totale e in certe Regioni superano addirittura il 90%? Questi numeri garantiscono l’applicazione del diritto a interrompere la gravidanza?Le telecamere di PRESADIRETTA sono entrate negli ospedali, nei consultori e negli studi medici privati per capire se “la 194”, a distanza di 40 anni dalla sua entrata in vigore, sia una legge che funziona.IL CASO XYLELLA” è un racconto di Riccardo Iacona con Giuseppe Laganà, Raffaella Pusceddu, Elena Stramentinoli, Antonella Bottini, Elisabetta Camilleri, Irene Sicurella, Cristiano Forti, Andrea Vignali, con la collaborazione di Marilù Mastrogiovanni 

04 gennaio 2011

Lucarelli racconta – la quarta mafia

Anche in Puglia è esistita, e presumibilmente esiste ancora, una mafia regionale, la quarta che si affianca alle altre tre (cosa nostra, ndrangheta, camorra): una mafia che, come le altre, prende in ostaggio il territorio e lo impoverisce. Mafia che non moriranno mai – ha raccontato Don Luigi Ciotti nella introduzione – se non cambia la politica e non cambiamo noi, assumendoci le nostre responsabilità.

L'esistenza di una mafia in Puglia è stata per lungo tempo negata: eppure anche qui è esistito un gruppo criminale, eterogeneo, pulviscolare e diffuso sul territorio e senza un'unica struttura unitaria, che si è dedicato alle estorsioni, all'usura, alle rapine, al traffico di droga, sigarette ed esseri umani (sfruttando la vicinanza con le regioni balcaniche e il disfacimento della ex Jugoslavia).

Un sistema criminale che ha ucciso, ha sporcato di sangue le strade e le piazze, andando ben oltre l'immagine del contrabbandiere che traffica in sigarette perchè non esistono altre opportunità. Come un pezzo di folklore, come ha spiegato il governatore della regione, Nichi Vendola.

Ci sono state guerre tra bande, in cui le “squadre della morte” di un gruppo andavano ad uccidere i membri del gruppo rivale. Agguati dove spesso a morire erano persone che non c'entravano nulla.

Come per la strage al circolo Bacardi, a Foggia nel 1986.
Come per Gaetano (Marchitelli) e Michele (Fazio), morti in due agguati, il primo nell'ottobre 2003 e il secondo nel luglio 2001. Due ragazzi che volevano solo vivere.

Ma ci sono state anche morti di altro genere: Palmina era una adolescente di 14 anni, ridente nonostante venisse da una famiglia povera. Muore, dopo 22 giorni di ospedale, per le ustioni sul corpo. Chi le ha dato fuoco? Perchè il fratello non è riuscito a salvarla. C'è chi sostiene che le si sia dato fuoco perchè si rifiutava di prostituirsi. Ma il processo stabilirà che invece è stato solo un suicidio. Con molti dubbi.

Renata Forte è stata la prima assessore donna, eletta nel comune di Nardò nel 1984. Si batteva per bloccare i tentativi di speculazione nel parco “Porto selvaggio”. Una sera, il 31 marzo 1984 due killer le sparano e la uccidono. Al processo viene condannato come mandante Antonio Spagnolo, primo dei non eletti nel suo stesso partito. Una vicenda che ricorda la morte del vicegovernatore Fortugno in Calabria.

Come sono nati questi gruppi criminali? Nel suo racconto, Lucarelli spiega le differenze rispetto alle altre regioni del sud. Qui, sin dai tempi del post unità d'Italia, sono state le altre organizzazioni a venire in Puglia per colonizzarla. Non ci sono feudi dati in gestione a campieri, come in Sicilia: le tenute sono bene amministrate e danno ricchezza al territorio. Lo stato non è stato vissuto come una vessazione, come in Calabria, portando la gente a simpatizzare coi briganti.

Ma paradossalmente – spiegava anche il sottosegretario Mantovano - proprio la sua ricchezza la resa negli anni allettante per gli insediamenti criminali.

Molti sono arrivati col soggiorno obbligatorio, tra gli anni '60 e '70. Altri, arrivano dalle carceri: come i camorristi che, dalle carceri campane, venivano trasferiti in quelle pugliesi.

I cutoliani della nuova camorra organizzata, in lotta contro la famiglia Ammaturo. Le ndrine di Di Stefano e di Bellocco. Inizia così, una fase di mafiosizzazione del territorio, anche con l'affiliazione da parte dei boss camorristi, di esponenti della criminalità locale, che si spartiscono il territorio.

Finchè Giuseppe Rogoli, in carcere, non si crea la sua mafia: la sacra corona Unita; una entità criminale che prende simbologie sia dalla Camorra (la sacra corona è il simbolo dei Borbone), dalla ndrangheta (nel rituale di affiliazione, nel gergo, nei vari gradi dell'organizzazione).

Tatuaggi, simboli per riconoscersi, rituali quasi esoterici (così articolati che i malavitosi sono costretti a scriverseli per ricordarli, il che darà la possibilità agli inquirenti di conoscere meglio questo gruppo), riti di iniziazione complessi (favella, rintagli).

Rogoli mette assieme circa 1567 affiliati in una quarantina di clan: ma avendo affiliato le persone in massa, quello che succede poi, è che questi, anziché rimanere uniti e fedeli al capo, si faranno la guerra tra loro. C'è la strage della famiglia di Antonio Dodaro. Romolo Guerriero che viene ucciso e persino i suoi genitori spariscono, vittime della lupara bianca.

Ci sono anche i clan che non appartengono alla sacra corona unita: Rogoli non riesce a tenere tutto sotto controllo. E commette anche un altro errore: ammette l'esistenza del suo gruppo, davanti ad un giudice (cosa che qualsiasi boss di cosa nostra non avrebbe mai fatto).

Forse per sminuire le sue colpe, o per indicare come chiusa l'esperienza della s.c.u., di fronte al giudice Maritati, oggi senatore, Rogoli parla della sua mafia, definendola però come struttura di mutuo soccorso. E questo porta ad altre scissioni e guerre.

Gianrico Carofiglio, magistrato in Puglia e oggi politico, ha spiegato come, secondo le sue analisi, la criminalità in Puglia potesse essere catalogata in tre gruppi.
Un primo di criminalità rurale, aperta ai traffici.
Poi la mafia urbana nel foggiano, con le sue infiltrazioni nel società civile.
Infine la mafia cerignolese, simile alla stidda siciliana, con piccoli gruppi, legati a stella.

Come si vede, una struttura nebulosa, con entità più giovani rispetto alle altre mafie regionali, ma non per questo meno pericolose.
Mafia che, come si è detto si è dedicata all'estorsione per fare soldi. Lucarelli ha voluto ricordare la morte del costruttore Giovanni Panunzio: uno di quelli che alla richiesta del pizzo ha avuto il coraggio di dire no. E che per questo coraggio ha pagato con la vita.

C'è anche il contrabbando di sigarette: se si può pensare che in fondo, non si uccide nessuno con questo traffico, la realtà è diversa. Perchè le organizzazioni usano gli stessi canali per trafficare poi in droga e in esseri umani. Perchè ci sono stati dei finanzieri morti, per aver cercato di bloccare i fuoristrada dei dei contrabbandieri (Antonio Sottile e Alberto De Falco).

Perchè con le sigarette si fanno tanti soldi, poi ripuliti in Svizzera.

In Puglia ci sono stati anche episodi poco chiari, come la bomba collocata sui binari del rapido Lecce Zurigo, la bomba al tribunale di Lecce e contro il direttore del giornale di Lecce e Brindisi.
Infine, l'episodio mai chiarito fino in fondo, del rogo al teatro Petruzzelli.

Mafia e sanità: nelle case di cura dell'imprenditore Cavallari giravano liberamente gli affiliati della sacra corona unita. Un personaggio potente questo Cavallari: per le sue amicizie (le feste alla Prefettura) e per il peso nella sanità privata, quando quella pubblica veniva trascurata dagli amministratori.

La mafia dei colletti bianchi: significativo l'episodio dell'omicidio di Francesco Marcone, impiegato all'ufficio registri, che aveva denunciato strani giri nel suo ufficio, con boss che ottenevano l'esonero dei controlli tributari. Per la sua denuncia fu ucciso: anche il suo nome figura tra i 40 morti pugliesi della mafia, elencati durante le manifestazioni di Libera.

Insomma, tirando le somme, una criminalità mafiosa in piena regola dove, rispetto alle altre, è meno forte il legame con la politica (per i voti, per il controllo degli appalti). Questo proprio per la frammentazione sul territorio, che non le ha permesso, di poter fare la voce grossa col mondo politico.

Questo nonostante la prima sentenza del tribunale, nel maxi processo tenuto a Bari tra la fine anni 80 e nei primi 90, che sosteneva che quelle realtà criminali non erano mafia, ma criminaltà comune.

“Si è detto che io attaccavo la popolazione della Puglia” ricorda oggi l'allora giudice istruttore Maritati. Nessuno a quell'epoca, tra i penpensanti voleva ammettere che anche in Puglia era arrivata la mafia.

Anni dopo, arriva la sentenza del tribunale di Lecce che ribalta la sentenza di Bari: per la mattanza di metà anni 80, i mafiosi vennero condannati per 416 bis. Da qui, iniziarono le prime collaborazioni dei mafiosi con lo stato (come era avvenuto già in Sicilia, dopo il maxi processo a Palermo).

Come il pentimento di Salvatore Anacondia detto mano mozza.


Pentimenti che portano ad altre operazioni di repressione da parte dello stato: Operazione primavera, contro il contrabando sulle coste e contro i convogli dei fuoristrada sulle strade.

Poseidon, Panunzio (a Foggia).

Infine si arrivò alla presa di coscienza della società civile contro questa mafia, dopo le morti per le strade, di persone comuni che non c'entrano nulla: come la morte di Michele Fazio.

È l'antimafia sociale, che fa manifestazioni e iniziative, che combatte la mafia con la vita di tutti i giorni, sul territorio.
Come la discoteca Momart, prima discoteca dei boss, oggi spazio di cultura.
Come la città vecchia, che una volta era considerata altro territorio inaccessibile ai turisti.
Come i genitori di Michele che vanno nelle scuole.
Come lo stato che ha condannato a decine di anni di galera i mafiosi.
Questo ha bloccato la mafia pugliese prima che potesse diventare come quella di Sicilia o in Calabria. Ma la guerra non è vinta.

Ci sono le nuove leve, o i vecchi boss oggi scarcerati.

Ci sono anche le intimidazioni per contrastare l'acquisto dei beni confiscati (“chi compra muore”) a Torre Santa Susanna.

Nel finale, Don Luigi Ciotti “L'importante è il sapere, la conoscenza della vera natura dei problemi: serve una informazione che dia la dimensione della realtà. Anche della normalità di certi orizzonti.
Come sarebbe un sud senza le mafie?
Il sogno è un sud senza questi problemi, con la gente libera. L'impegno della nostra vita è liberare le persone che libere non sono. Ognuno deve assumersi di più la sua quota di responsabilità, altrimenti non usciremo mai dalle mafie.”

18 marzo 2010

Il fronte antimagistrati

Scommettiamo che l'arresto del vicepresidente della regione Puglia Frisullo, riuscirà a ricompattare il fronte anti-magistrati (che spesso somiglia di più al fronte degli-indagati-per-corruzione)?
Se prima di oggi, le reazioni del PD sulla inchiesta di B. a Trani, era tiepido, potremmo rivedere le stesse scene vissute ai tempi delle inchieste calabresi di Luigi De Magistris. Con le messa al bando della Forleo, di De Magistris, delle toghe di Salerno (quando i giornali scrivevano di guerra di Procure).

E noi?

25 gennaio 2010

La vittoria di Vendola

La cosa peggiore che potrebbe succedere, dopo che il popolo della sinistra ha sancito la vittoria di Venfola alle primarie in Puglia, è che non succeda niente.
Ovvero che i vertiti del Partito Democratico non dicano niente, non prendano cioè atto dello scollamento tra la base degli elettori e la segreteria.


Basta con i candidati paracadutati da Roma.
Forse l'alleanza col partito di Cuffaro è sembrata troppo, oppure, in tanti, devono aver pensato che non è vero che "il partito ha sempre ragione", come il maiale Napoleone de "La fattoria degli animali".

PS Bersani e D'Alema temono la resa dei conti "Serata amara, ma la linea non cambia"

Allora è proprio vero .. non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire.

Segnalazioni:
Il ritorno del Ciarpame senza fine. Le candidature di papi alle regionali.

Ma coma è andato a fare Bertolaso ad Haiti? Non era meglio se rimaneva a Favara?
La risposta della Clinton alle sue critiche: "Mi sembrano quelle polemiche che si fanno il lunedì dopo le partite di football"

In Italia si diceva che di calcio e di f. tutti ne possono parlare. Lo stesso vale evidentemente per la politica.

18 gennaio 2010

Il tema delle alleanze

TG Rai:
"Il tema delle alleanze è al centro della discussione politica ..".
Che tradotto in termini umani, significa che le segreterie dei partiti stanno facendo di tutto pur di prendersi la cadreda (e anche gli assessorati) per le regionali.
Cosa non si fa pur di non parlare di programmi politici e di valori comuni per le alleanze.

Persino D'Alema, tira fuori l'antiberlusconismo pur di giustificare l'alleanza con l'UDC (una volta impensabile).
«Il rapporto con l’Udc è un processo politico complesso. A me non piace l’idea della politica dei due forni, però dobbiamo favorire un processo politico di avvicinamento. È necessario per raggiungere l’obiettivo più importante, che è battere Berlusconi».
Strano perchè Casini, nel Lazio e in Puglia fa di tutto per far vincere proprio Berlusconi.