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31 gennaio 2022

Anteprime di Report: l'operazione scoiattolo, i soldi dell'obolo e le cure al Covid

Ora che abbiamo eletto il presidente della Repubblica salvando l'establishment e il festival di Sanremo, c'è tempo per parlare del mancato presidente, il candidato Berlusconi e la sua operazione scoiattolo.

Giorgio Mottola tornerà sullo scandalo dell'investimento fatto coi soldi dei fedeli per comprasi un palazzo a Londra. Infine un servizio che racconta quali sono oggi le cure al Covid.

Un ripassino di storia

Alla fine l'operazione scoiattolo non è andata in porto: Berlusconi non è riuscito a trovare un numero sufficiente di deputati, senatori e rappresentanti delle regioni per essere eletto presidente della Repubblica e coronare così il suo sogno.

Eppure per settimane gli sono andati tutti dietro di fatto bloccando l'intero centrodestra nel poter fare altre candidature per il Quirinale: nessuno dei giornalisti, dei solenni opinionisti da studio, dei retroscenisti della politica italiana aveva niente da ridire sulle ambizioni di Berlusconi. Nonostante il suo passato, le sue frequentazioni, la sua politica passata attraverso le leggi ad personam, la sua condanna. Report fa così un ripassino politico concentrandosi sugli ultimi anni del governo Berlusconi III (o IV).

Luca Bertazzoni ha intervistato Noemi Letizia, finita dentro uno scandalo (mediatico) per una festa di compleanno nel 2009 in cui era stato intervistato anche l'allora presidente del consiglio:

Chi è Noemi Letizia oggi?

Io sono Noemi Letizia e sono nota per la mia festa di 18 anni un po’ movimentata. Una festa, un’occasione che mi ha lasciato una macchia addosso, una macchia che non mi appartiene e non è la mia, ma con la quale ho dovuto convivere per anni e che ha influenzato anche la mia vita in maniera molto negativa.

La scheda del servizio: OPERAZIONE SCOIATTOLO di Luca Bertazzoni con la collaborazione Goffredo De Pascale, Edoardo Garibaldi

Dopo aver provato a cercare i voti del Parlamento con la cosiddetta “operazione scoiattolo”, alla fine Silvio Berlusconi ha rinunciato alla candidatura alla Presidenza della Repubblica. L’inchiesta di Report ripercorre gli ultimi anni di vita del quarto governo Berlusconi, la crisi politica che ne ha determinato la caduta con l’avvento dei tecnici a Palazzo Chigi. Il racconto intreccia lo scenario economico di quel periodo e le vicende giudiziarie che hanno influenzato l’attività politica di Silvio Berlusconi: i processi Ruby uno, Ruby Bis e Ruby Ter. Per la prima volta parla in esclusiva con Report, Noemi Letizia, nota per la sua festa di 18 anni del 2009 a cui partecipò fra lo stupore di tutti l’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

L'affare londinese

Giorgio Mottola torna ad occuparsi di uno dei più grandi scandali della storia del Vaticano: i soldi per l'obolo di San Pietro, versato dai fedeli e spesi per comprare il palazzo degli ex magazzini Harrods a Londra, una storia che passa attraverso broker spregiudicati e arriva fino ad un politico italiano. Il processo in Vaticano è cominciato e sotto giudizio ci sono alti prelati, consulenti finanziari e broker.

Dove essere un affare sicuro, l'acquisto del palazzo a Londra, invece questo scandalo ha rivelato che i soldi dei fedeli sono finiti al centro di una vera e propria truffa che sembra ripercorrere lo schema reso celebre nel film “pacco, doppio pacco e contropaccotto”.



“Noi ci abbiamo creduto, ci siamo cascati dentro” racconta nel corso degli interrogatori presso la gendarmeria vaticana monsignor Perlasca , ex capo dell'ufficio amministrativo, la cassaforte della segreteria di Stato: è stato lui ad aver avviato la compravendita del palazzo di Londra.

“Certamente non l'abbiamo fatto né perché era Mincione, né perché.. perché purtroppo nella vita si sbaglia anche”.

Interessante ricostruire il giro che fanno i 15 milioni di euro quando vengono incassati da Torzi, uno degli intermediari dell'operazione: i primi cinque finiscono in tasca a Mincione (all'epoca consulente finanziario del Vaticano), gli altri dieci finiscono nella galassia societaria del broker molisano Torzi, 3 ml alla JCI, 125mila alla sua partecipata, la JCI Capital, una società di investimenti in cui erano presenti Torzi e altri personaggi illustri della politica italiana. L'ex sottosegretario alla alla comunicazione Botti, l'ex ministro Tremonti e l'ex ministro Frattini, oggi presidente del Consiglio di Stato che ha accettato l'intervista con Report.

Torzi aveva cooptato tutti e tre nell'advisory boead di JCL Capital poco prima di concludere l'accordo con il Vaticano, circostanza che aveva impensierito monsignor Carlino (segretario dell'ex cardinale Becciu).

“Mi chiesero di partecipare ad un gruppo che doveva fare analisi internazionali su alcune aree di crisi” risponde oggi Frattini, che ammette di non essere entrato nel board senza conosce Torzi, ma solo avendolo visto in foto assieme al papa.

Come compeso per la sua partecipazione al board e per le tre conferenze internazionali Frattini ha preso nell'ottobre 2019 30mila euro, prevenienti da quei 15ml di euro ricevuti da Torzi e che arrivavano dalla Segreteria di Stato e dall'obolo di San Pietro .

Per questa attività dentro l'adivosy board Frattini non ha chiesto autorizzazione al Consiglio di Stato, perché erano “attività relative alla politica estera, svolte all'estero, per le quali non è previsto che si chieda l'autorizzazione, perché indipendenti dall'attività istituzionale.”

Ma Torzi ha interessi anche in Italia, c'era la possibilità che Torzi si sarebbe trovato di fronte al Consiglio di Stato: “erano cose che non sapevo all'epoca ma che ovviamente con le mie dimissioni ha eliminato in radice ..” risponde l'ex ministro.

Ma prima delle dimissioni Frattini ha tempo di partecipare ad una cena a Londra con Torzi e il vice premier della Libia, “era una cena il giorno prima della prima delle riunioni”. Una cena poco gradita a Frattini, che per il fastidio del baccano nella sala si dovette mettere i tappi alle orecchie.

Vincenzo Bisbiglia sul Fatto Quotidiano di sabato 29 gennaio ha riassunto gli ultimi sviluppi dell'inchiesta:

La telenovela è finita, ma il processo va avanti. Il Vaticano ieri ha annunciato di aver venduto il famoso “palazzo di Londra”, al prezzo di circa 120 milioni di euro, confermando dunque la perdita di 100 milioni messa a bilancio nei mesi scorsi dalla Santa Sede. L’edificio si trova in Sloane Square, nel cuore della “posh London”, e un tempo ospitava i magazzini Harrods. Nel luglio 2014 lo acquista il Vaticano per circa 230 milioni di sterline. L’immobile, che avrebbe dovute rendere il 3,75% annuo, di lì a breve subisce un deprezzamento verticale perché la valorizzazione non decolla. Così le autorità d’Oltretevere spendono almeno altri 55 milioni per uscire dall’affare. La Santa Sede in realtà stava per investire in un fondo petrolifero in Congo – partecipato da Eni – salvo poi tirarsi indietro su consiglio dell’imprenditore Raffaele Mincione, chiamato in Vaticano come consulente finanziario. Secondo i pm vaticani, la società che deteneva le quote dell’edificio, la Athena Capital Real Estate, in realtà era riconducibile proprio a Mincione. Nei giorni scorsi il finanziere romano è stato citato in giudizio in Vaticano con l’accusa di truffa e autoriciclaggio. Per altri reati (peculato e abuso d’ufficio) sono imputati a vario titolo anche l’allora sostituto della Santa Sede, il Cardinale Angelo Becciu, il funzionario vaticano Fabrizio Tirabassi e l’ex consulente della Segreteria di Stato, Enrico Crasso.

Nelle 138 pagine del nuovo atto di citazione formulato dal promotore di giustizia, Alessandro Diddi, sono citati nuovi documenti che dimostrerebbero come Mincione, si legge, abbia “gonfiato slealmente la stima dell’immobile”. Il broker e i suoi collaboratori, scrive il pm, “conoscevano e disponevano senz’altro della perizia estimativa (…) predisposta l’11.9.2013 (…) da una delle società di consulenza immobiliare più importanti al mondo, Cbre Ltd”, giunta a “una stima del valore dell’immobile di 173,5 mln/gbp, inferiore di oltre 55 mln/gbp rispetto a quella dichiarata (…) alla Segreteria di Stato”. Non solo. Dai bilanci delle società coinvolte, “si evince che il prezzo (…) al quale (…) era stato compravenduto nel dicembre 2012 ammontava a 137 mln/gbp, (…) quasi 100 mln/gbp meno della valutazione Mincione”. Documenti, scrive il promotore di giustizia, “in possesso degli imputati e da costoro tenuti deplorabilmente celati”. Quando il 22 novembre 2018 la Santa Sede opera il primo disinvestimento, la Athena di Mincione cede le quote alla Gutt Sa di del broker molisano Gianluigi Torzi (anche lui imputato). Nel contratto fra le parti, vi è inserito “l’obbligo della Segreteria di Stato di versare (…) ad Athena Sicav un conguaglio (…) pari a euro 40 mln/gpb”, facendo lievitare il valore dichiarato a 275 milioni di sterline.

La scheda del servizio: PACCO, CONTROPACCO, DOPPIO PACCOTTO di Giorgio Mottola con la collaborazione Norma Ferrara

Doveva essere un affare sicuro e vantaggioso, si è trasformato in uno dei più grandi scandali della storia recente del Vaticano. L’acquisto dei prestigiosi ex magazzini Harrods a Londra ha generato finora perdite superiori ai 100 milioni di euro. Secondo i magistrati si tratta di una colossale truffa in cui sarebbero rimasti impigliati cardinali, monsignori, funzionari della Santa sede e spregiudicati uomini d’affari. I soldi dei fedeli sono finiti, infatti, in un grottesco schema fraudolento che ricorda molto da vicino la trama del film “Pacco, doppio pacco e contropaccotto”. Attraverso gli interrogatori inediti dei protagonisti, interviste ai principali imputati e documenti esclusivi, Report ricostruisce l'intera vicenda.

Le cure per il covid (oltre alla auto sorveglianza )

L'emergenza è finita, dicono i giornali e dicono gli esperti del governo che ha messo in sicurezza il paese. Eppure si muore ancora di Covid, i contagi nelle scuole sono ancora alti, i problemi dei tamponi e delle quarantene sono scaricate sulle famiglie. Negli ospedali, si chiedi una visita, fai fatica a trovare posto (almeno di non rivolgersi al privato).

Partendo dal protocollo della “vigile attesa” (attesa di cosa, che il virus passi da solo?), Report racconterà delle cure sperimentali sul Covid.

Per i pazienti fragili ci sono le cure con le monoclonali e gli antivirali, che sono costose, per gli altri il protocollo del ministero della Salute della vigile attesa prevede paracetamolo e antinfiammatori per i sintomi lievi, sospeso dal TAR del Lazio perché limitava l'autonomia dei medici, è stato poi ripristinano dal Consiglio di Stato nel febbraio 2022.

Il segretario generale dei medici di base Silvestro Scotti spiega che la parola attesa “è infelice” perché fa sorgere l'idea che si debba aspettare.

A Bergamo il dottor Fredy Suter (primario all'ospedale papa Giovanni XXIII) ha inventato una terapia basata sugli antinfiammatori i quali “non sono possono attenuare la sintomatologia della fase iniziale virale, ma possono ridurre le ospedalizzazioni e probabilmente anche i casi di morte. È fondamentale che i farmaci siano somministrati sin dai primi sintomi.”

Questo protocollo è stato applicato da diversi medici di base sul territorio con buoni risultati: Manuele Bonaccorsi ne ha parlato con una di questi, la dottoressa Katia Vazzana, che l'ha usata anche per curare il padre oltre ai suoi mutuati (e il padre era diabetico e cardiopatico, dunque a rischio).

La sperimentazione del protocollo è stata fatta dall'istituto Mario Negri a Milano, dal professor Giuseppe Remuzzi che ha portato ad uno studio pubblicato nel giugno 2021: su 90 pazienti curati con le cure precoci ci sono stati solo due ricoveri, nel gruppo dove invece era stato seguito il protocollo standard erano stati invece 13.

Adesso uscirà una seconda pubblicazione che confermerà lo stesso trend: “i nostri risultati sono stati nettamente superiori a quello che ci aspettavamo ” commenta il dottor Suter, “con la tachipirina non si cura l'infiammazione, i farmaci antinfiammatori vanno alla radice del problema, riducono la probabilità di andare verso una infiammazione, oggi ci sono delle segnalazioni secondo cui la tachipirina tende a far abbassare il livello del glutatione che è un antiossidante protettivo.”

Ma se i risultati di questo protocollo sono così importanti perché non è stato generalizzato?

“Gli enti regolatori, come Aifa, devono essere molto prudenti e possono dare indicazioni solo sulla base di studi scientifici estremamente rigorosi. Il nostro studio ha dei limiti e cercheremo di farne uno il più possibile corretto da tutti i punti di vista” ha risposto il primario.

La scheda del servizio: LA VIGILE ATTESA di Manuele Bonaccorsi e Lorenzo Vendemiale

L’emergenza sembra passata ma di Covid si continua a morire: in Italia ci sono stati oltre 4 mila decessi solo nelle ultime due settimane. I vaccini hanno salvato migliaia di vite ed evitato che il bilancio fosse peggiore, ma bisogna perfezionare anche le terapie. Report spiegherà quali sono le cure che fin qui sono state impiegate per trattare i malati di Covid, e con quali risultati: a partire dal famoso protocollo sulla “vigile attesa” stabilito dal Ministero della Salute, sospeso da una sentenza del Tar ma poi riconfermato dal Consiglio di Stato. Mentre a Milano, all'Istituto Mario Negri, da tempo viene sperimentata una possibile alternativa di cure precoci basate sugli antinfiammatori. Per il futuro, invece, le speranze sono riposte sui nuovi antivirali prodotti da Merck e Pfizer, che a breve arriveranno anche in Italia: ma come si usano, quanto sono efficaci, e che impatto saranno in grado di avere davvero nella lotta al Coronavirus?


Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

30 gennaio 2022

Per il bene del paese, ma quale paese?


Oggi è tutto un trionfo: bravo Mattarella ad accettare il bis per il bene del paese, bravo Letta bravo Renzi a puntare su Mattarella, per il bene del paese.

Ora il paese è stato messo al sicuro, con i due campioni al Quirinale e anche a Palazzo Chigi dove Draghi (ma non era lui quello su cui tutti puntavano mesi fa?) potrà operare, sempre per il bene del paese, in questo ultimo anno elettorale (perché ci aspettano mesi di estenuante campagna elettorale, lo sapete, si?).

Cattivo Salvini e cattivo anche Conte (che ci sta sempre bene). Bravo perfino Di Maio, non più bibitaro ma entrato di diritto nel palazzo di corte.

Lo stallo, di cui parlano tutti, sarebbero i sei giorni dedicati alle votazioni? Avevano paura, deputati, senatori, eletti nelle regioni, di perdersi Sanremo?

Dove sarebbe questa grande vittoria? Aver costretto il presidente della Repubblica a tornare sulle sue scelte (le famose prerogative presidenziali che dovevano essere consegnate intatte)?. Oppure scoprire che questi partiti non sono stati capaci di proporre un nome che andasse bene a tutti gli schieramenti (a meno di non voler pensare che veramente Nordio e Casellati siano super partes e presidenziabili)?

Ma alla fine, hanno agito per il bene del paese o per il loro interesse privato, salvare la legislatura, tenendosi Draghi, tenendosi il posto, evitando le elezioni (che avrebbero fatto sparire certi personaggi) ed evitando di perdere il partito come stava succedendo a Salvini?

Tutto questo per il bene del paese certo. Quale paese, però, non lo specificano. Quello delle persone che stanno perdendo il lavoro per l'assenza di politiche pubbliche industriali? Quello delle persone alle prese con la mala sanità? Quello delle famiglie su cui si sono scaricati i problemi della DAD, delle quarantene, dei tamponi?

Quello delle persone costrette a respirare l'aria inquinata delle città perché mica possiamo cambiare modello di vita..

Quello dei tre morti al giorno sul lavoro, dei working poor (i nuovi poveri che devono farcela da soli, perché lo Stato non può aiutare tutti)? 

Quello dei ragazzi scesi in piazza a protestare e che si sono ritrovati davanti i reparti mobili e i manganelli.

Cosa risponde la politica a questo paese, più brutto da guardare? Col cambio di pagina del governo, col presidenzialismo, con una nuova legge elettorale?

31 gennaio 2015

Il dodicesimo presidente

Ho seguito lo spoglio delle schede per l'elezione del presidente della Repubblica ascoltando la radiocronaca di Radio popolare.
Mattarella, S. Mattarella, onorevole Matarella .. bianca, Imposimato..
Le correnti del transatlantico hanno marcato la loro scheda, per esprimere la loro obbedienza: questa volta, diversamente da due anni fa, la disciplina di partito ha prevalso.
Il nome che Renzi ha proposto al suo partito (suo in tanti sensi) è diventato l'unico candidato: Alfanoha chinato la testa venerdì, Berlusconi ha resistito (almeno sulla carta) fino a sabato.
Ma i numeri parlano chiaro. Berlusconi non tiene il partito e lo stesso vale per Alfano: erano tutti sorridenti in aula, oggi. Le vittorie si sa sono di tutti.
Ma di certo questa elezione segna un cambiamento nei modi e nella sostanza delle istituzioni.

Una volta era il presidente della Repubblica che sceglieva il premier, oggi è avvenuto il contrario. E' il presidente del Consiglio che impone un nome alla sua maggioranza.
Presidente di una maggioranza concessa da una legge elettorale che la Corte costituzionale ha dichiarato incostituzionale. Dove sedeva fino a ieri l'attuale presidente.
A Palazzo Chigi e al Quirinale ora sono seduti esponenti cattolici provenienti dall'area popolari, ex Dc: il primo a capo del maggior partito del (dicono) centrosinistra. A guida un governo che vara riforme di destra (ricalcando quelle proposte nel passato dalla nostra destra berlusconiana) secondo un patto del nazareno.
Al Quirinale si insedierà un politico che ora è lodato da tutti ricordandone il fratello morto (non l'altro in rapporti col cassiere della Magliana) che dovrà poi firmare sull'Italicum e sulle altre riforme.

Vedremo.
Siamo alla terza repubblica?
Il partito unico di governo schiaccia le opposizioni, che pure si sono lasciate ai margini. Il M5S che pure ha ricevuto il nome di Mattarella all'ultimo, si è intestardito su Imposimato: il partito più internettiano si è rivelato il partito più ingessato. A destra Renzi si ritrova un'opposizione lepenista, in ascesa nei sondaggi (se vogliamo credergli), inconcludente nel paese.
Va dato atto a Renzi di aver fatto una mossa politicamente azzeccata, con Mattarella. Riunendo partito e un pezzo di opposizione, mettendo B. all'angolo. Altro che Amato, l'uomo che piaceva a B. e ai giovani turchi (giovani per modo di dire si intende).
Speriamo che nei prossimi mesi voglia continuare a fare il politico, il che significa anche mediare, ascoltare, rinunciare alle proprie posizioni. Trovare mediazioni.
Quello che era la DC morotea, che oggi torna in voga.
Certo, da cui a dire che è finito il nazareno, ce ne passa.   

30 gennaio 2015

Coniglio bianco in campo bianco - il nuovo presidente nell'editoriale di Travaglio

L'editoriale di Marco Travaglio sul (candidato) presidente Mattarella
Coniglio bianco in campo bianco di Marco Travaglio
 Siccome è una partita tra furbi che si credono l’uno più furbo dell’altro, nessuno può dire se la carta Mattarella sia un atto di guerra di Renzi contro B. per rompere il Nazareno, o una manfrina per consolidare il Patto ma con il coltello dalla parte del manico. Stando a quel che è accaduto ieri, si sa solo che Renzi ha detto: il Nazareno è vivo, ma comando io, quindi votiamo Mattarella al primo scrutinio.
E B. ha risposto: no, comando anch’io, dunque al primo scrutinio Mattarella non lo voto, si va a sabato, e intanto vediamo cosa mi offri in cambio. I due compari erano d’accordo per un nome condiviso (da loro, s’intende) che non si chiamasse Prodi.
A dicembre era Casini, a gennaio Amato.
Poi, anche grazie a un giornale con un pizzico di memoria storica e alle reazioni dell’opinione pubblica, Renzi ha capito quanto sia impopolare Amato, e ha virato su Mattarella. Che, sì, lasciò il governo Andreotti contro la legge Mammì con gli altri ministri della sinistra Dc. Ma questa è preistoria. Da anni il buon Sergio s’è inabissato in un mutismo impenetrabile, ai confini dell’invisibilità, che non autorizza nessuno a considerarlo né amico né nemico del Nazareno. Quel che si sa è che, pur essendo un ex Dc, non appartiene al giglio magico renziano, ma è molto ben visto dall’ex re Giorgio e dalla sottostante lobby di Sabino Cassese, di cui fanno parte i rispettivi rampolli Giulio Napolitano e Bernardo Mattarella (capufficio legislativo della ministra Madia, ex fidanzata di Giulio). La solita parrocchietta di establishment romano.
  

Altro che rottamazione. Altro che il “nuovo Pertini” di “statura internazionale” promesso da Renzi. Brava persona, per carità, ma non proprio “simbolo della legalità” per comportamenti, frequentazioni e parentele. È l’ennesimo “coniglio bianco in campo bianco” (com’era chiamato anche Napolitano, prima che smentisse tutti sul Colle).
Una figura talmente sbiadita che il premier sperava mettesse d’accordo tutti: renziani e antirenziani del Pd, ma anche B. che comunque allontana definitivamente lo spettro di Prodi.

Diciamola tutta: se Renzi avesse voluto rompere il Patto del Nazareno, avrebbe candidato l’unico vero ammazza-Silvio del Pd, e cioè il Professore. Perciò sarebbe il caso che Imposimato – anche alla luce di quel che abbiamo scritto ieri e aggiungiamo oggi sulla sua carriera tutt’altro che lineare – venisse pregato dai 5Stelle di ritirarsi a vantaggio del secondo classificato alle Quirinarie. E che votassero Prodi anche Sel e la minoranza Pd, che ieri hanno incredibilmente abboccato all’amo di Renzi nella pia illusione che Mattarella segni la fine del Nazareno. A meno che B. non scelga spontaneamente il suicidio votandogli contro al quarto scrutinio di sabato, Mattarella non è affatto un candidato anti-B.. Non a caso Renzi, quando ha visto l’amico Silvio vacillare, ha consultato Confalonieri, che è subito sceso a Roma per convincere B. a restare in partita.

Se alla fine, come in tutti questi anni, fra gli umori del partito e gli interessi dell’azienda, B. sceglierà i secondi e voterà Mattarella, potrà metterci il cappello e continuare a spadroneggiare e a fare affari. Anche perché, senza i suoi voti, Renzi può (forse) eleggere il capo dello Stato grazie all’apporto straordinario dei delegati regionali (quasi tutti pd). Ma poi non può governare né far passare le sue controriforme.

Salvo follie autolesionistiche di un Caimano bollito, è probabile che i tamburi di guerra forzisti di ieri siano solo l’ultimo ricatto per alzare la posta, e siano destinati a trasformarsi nel breve volgere di 24 ore in viole del pensiero. Magari in cambio del salvacondotto fiscale del 3%, dato troppo frettolosamente per morto; o addirittura di qualche ministero tra qualche mese. Domani, comunque, tutte le carte saranno scoperte. Compresi i bluff.

Servizio pubblico – la coppia scoppia

Il patto del nazareno che è vivo o è morto, la coppia che forse scoppia (come il titolo della puntata di Servizio pubblico). Un presidente del consiglio, che è anche presidente del maggior partito di sinistra, di area democristiana che propone come presidente della Repubblica un democristiano.
Forse Renzi ha fatto scacco, con la nomina di Mattarella, mettendo Silvio all'angolo. Ma di certo la coppia non scoppierà, deus vult e soprattutto Mediaset vult (come dimostra la discesa di Confalonieri a Roma).





La copertina di Santoro:
La Lega porta in aula un manifesto di 32 anni fa “Non moriremo democristiani”: mettiamo indietro la lancetta di 30 anni?
Lega e NCD hanno criticato la scelta di Mattarella. Per questioni di metodo dice De Girolamo.
Berlusconi dice che il patto non è stato rispettato a metà. Serviva Amato.
Vediamo esemplari del secolo scorso, perché i rottamandi sono meglio dei rottamatori, non abbiamo selezionato una classe dirigente migliore.
A dirigere i comuni ci vanno gli scarti della casta.
Ora ripetiamo Tsipras a vanvera, ricordiamo Pertini con la pipa.
Abbiamo istituzioni deboli, partiti deboli, elettori sfiduciati che siamo costretti ad aggrapparci a quel poco di buono che rimane della prima repubblica.
Ridateci Andreotti, Craxi , sentendo Berlusconi gridare a Renzi “hai voluto la bicicletta” ..

Berlusconi affida ai comunisti il ruolo di affondare Renzi, per far uscire il jolly: un presidente amico del cavaliere. Uno che non è come Mattarella.
Se anche Mattarella verrà abbattuto dai 101, allora Renzi rimarrà l'ennesimo capitolo di una notte della repubblica che non finisce mai.

Che aria tira nel palazzo: Bertazzoni vs Verdini che cerca di scappare in macchina.
L'incontro Berlusconi Renzi che salta.
Le proteste fuori dal nazareno, dei 5 stelle.
L'incontro a Palazzo Chigi dell'altro giorno.
La senatrice Taverna “è tutto uno scambio di favori”. Con l'Italicum avremo 80% di senatori nominati e il presidente di Renzi e B. che sceglierà 8 senatori a vita ..
Orfini “stiamo parlando con tutti, ci proviamo”.
Fassina: “qualcuno dei cinque stelle [su Prodi] non mi basta”.
Ma metterebbe in difficoltà il nazareno. Anche se non sarebbe il modo migliore per eleggere una figura di garanzia in un paese come il nostro.
Berlusconi: “non abbiamo fatto nomi”.
Gotor: “un colpettino al patto del nazareno”.

Gli ospiti in studio erano: Mara Carfagna, Giuliana Ferrara, Gad Lerner e Pippo Civati.
Prima e seconda repubblica anche in questo talk. Dove si è parlato ancora di prima repubblica, di Berlusconi, del nazareno (che è sotto gli occhi di tutti).
Ma col nome di Mattarella il patto è stato violato?
Renzi all'incontro con gli elettori del PD: “fare il nome è la richiesta degli altri partiti, perché il PD rappresenta il 45% dei grandi elettori”.
Di fronte alla platea, Renzi ha spiegato come al colle serva una candidatura autorevole, con la schiena dritta e che sappia dire dei no anche a quelli che lo hanno candidato.
Se falliamo questo passaggio non sarà una sconfitta: se si sceglie quel candidato, dopo non ci sono altri candidati del PD”. Renzi si gioca tutto. Almeno a parole.
Se fallisce chi sarà il candidato vero?

Ferrara: il presidente della Repubblica non sarà il deus ex machina, perché oggi è eletto dal presidente del Consiglio (non come la prima repubblica).
La scaramuccia tra Renzi e B. è solo una reazione emotiva. La coppia politica non scoppierà, dice Ferrara. L'irritazione rientrerà, dopo l'elezione di Mattarella.
Renzi sa che senza B. non ha maggioranza e B. sa che senza il rapporto con Renzi potrebbe rimanere ai margini della vita politica.

Lerner: è emersa la vera natura del patto, che non è un accordo tra pari. Il patto è una astuzia, perché Renzi si è appoggiato alla debolezza oggettiva del suo avversario. Anziano, decaduto, con limitazioni della libertà, col partito in crisi. Renzi ha dato a B. quel po' di ossigeno ma al dunque comanda Renzi. Comanda non da solo, avrebbe preferito un altro al Quirinale.
Mattarella è uno che sa dire di no: per questo lo ha scelto, Renzi. Altro che patto occulto, scambio di favori, lasciapassare politici.
Questa elezione compatterà il partito.

Carfagna: il problema non è il nome di mattarella. Quando si dice che è un problema di metodo, si parla della larga condivisione che anche Renzi aveva auspicato. Noi ci fidavamo del suo modo di procedere: se la Costituzione prevede un quorum alto, ci si aspettava una scelta comune.
In realtà non risulta una larga condivisione su questo nome: è una scelta personale di Renzi per compattare il partito, per avere un presidente con poca autorevolezza internazionale, che non gli faccia ombra.
Perché non Prodi e Veltroni allora? Avrebbero un maggiore autorevolezza internazionale.

Però Berlusconi aveva messo un veto su candidati divisivi e non ex segretari di partito.
Berlusconi, dice l'ex ministro, non chiede la grazia, non pretende la libertà con un codicillo infilato in una legge a Natale.
Cattiveria di Renzi allora? Una dimostrazione della sua forza? Comunque la legge salva B. e la legge salva grandi evasori è rimasta lì, nel congelatore, pronta per essere ritirata fuori.

Civati: avevo chiesto un presidente non espressione del patto del nazareno.
Mi hanno attaccato tutti: avevo proposto Prodi per questo, un nome che poteva piacere a Sel e al M5S. La convergenza su Prodi ha spinto sul nome di Mattarella, dice Civati.
Un nome al di sopra di ogni sospetto.

De Angelis: Mattarella ha bisogno di 505 elettori, su carta ne ha 580 (con Sel e i dissidenti grillini). Ma non si sa mai.
Si parla di militarizzazione del voto, ma c'è la variante Berlusconi.
Letta ha cercato di convincerlo a votare Mattarella, sarebbe anche una tua vittoria.
Meglio di Prodi.
Berlusconi barcolla: stasera ha detto ai suoi di far cadere il governo, con l'aiuto di Alfano.
Perché Renzi rompe il patto allora?
Renzi ha detto Amato mai, perché era una candidatura imposta da Berlusconi e D'Alema. Mattarella serve per stoppare questa trama.
Bersani ora dice di si a Mattarella. Berlusconi potrebbe votare scheda bianca.
Berlusconi vorrebbe incassare qualcosa, ma può rompere solo un po' ….

Travaglio:
Siamo sicuri che con Mattarella, Berlusconi è morto?
Sono 20 anno che lo dicono. Abbiamo cambiato cinque leader a sinistra.
Solo B. è rimasto in sella che aveva paura solo di Prodi. I leader del dialogo rimangono in pace nella tomba del Caimano.
Renzi si è messo insieme a lui da un anno: nella tomba di famiglia ci sono altri posti liberi. Berlusconi nel frattempo è risorto: non può votare ma fa la legge elettorale e rifà la Costituzione, è indispensabile per il Quirinale, al governo.
Renzi non tocca la prescrizione, ci mancherebbe.
Forse B. è ancora in piedi, grazie ai giornali e alle televisioni.
Il conflitto di interessi lo denuncia oggi Forza Italia, che cerca di smarcarsi da Renzi.
Ma Berlusconi ascolta solo i consiglieri delle aziende di famiglia, che lo consigliano sempre di essere filo-governativo.
Come i suoi giornali.
A Berlusconi del suo partito non gliene frega niente: solo le sue aziende. I suoi affari vanno meglio quando governano altri al posto suo, con le garanzie che Violante ha spiegato nel 2002 in Parlamento.
Berlusconi ha regalato FI a Renzi, che ha fatto tutto quello che voleva fare B. ma non ci è riuscito.
Condono fiscale, riforma del falso in bilancio, articolo 18, riforma dei giudici, le ferie dei magistrati. Lo sconto di Agcom sulle tasse per le tv di Berlusconi, le frequenze rimaste a Berlusconi e non passeranno alle compagnie telefoniche.

Ora B. può suicidarsi oppure alzare il prezzo della trattativa stato mediaset e sabato votare Mattarella.
Renzi ha chiamato Confalonieri per far dialogare Berlusconi.
Berlusconi non ha interesse a tornare in Senato. Ha solo interesse che si salvino le aziende, le frequenze.
Se si va a votare, con l'Italicum B. può scegliersi tutti gli eletti. B. non vuole governare, meglio lasciare tutto a Renzi che è giovane.
Il bipolarismo all'italiana ..


L'intervento di Travaglio ha risvegliato sia Lerner che Ferrara: sappiamo quale sia la concezione della politica del direttore del Foglio. Non mi aspettavo un Lerner così filo renziano, che ha rinfacciato al vicedirettore del Fatto di aver detto le stesse cose di cinque anni fa.
Lerner: Renzi persegue un disegno centrista, e ha raccolto voti moderati con cui vorrebbe trasformare il PD. Ma si è reso conto che il gioco poteva diventare pericoloso: allora meglio tenere in piedi un rapporto coi gufi.

Lerner – Travaglio: Renzi non usa Berlusconi, i due la pensano allo stesso modo. Su giudici, stato sociale, falso in bilancio la pensano alla stessa maniera.


Ferrara – Travaglio: quei poveretti dei cinque stelle …


De Angelis: Renzi ha usato Mattarella per bruciare Prodi. Se salta, potrebbe tornare comodo Padoan, che in Europa sappia con chi parlare.
Ci sarebbe un rimpasto al governo, per arrivare al 2018.

Insomma non moriremo democristiani, forse. Ma di certo la politica (e il governo) continuerà ad essere una guerra per bande.

29 gennaio 2015

Il nuovo presidente

Al Tribunale di Monza mancano cancellieri, i sostituti procuratori non hanno aiutanti, in compenso sono arrivati nuovi funzionari, gente che comanda un esercito che non c'è.

A Roma sono spuntati i topi alla Corte d'appello, il novembre scorso, bloccando le udienze nella capitale. Dove i magistrati lavorano nei bagni.
Ma i magistrati devono smetterla di fare ferie e pensare a fare sentenze, senza criticare il governo, che sia Berlusconi o Renzi.

Modena e Reggio come l'Aquila: anche qui, dopo un terremoto ci sono sciacalli che sorridono. Anche qui finti imprenditori immanicati con la politica per prendersi gli appalti pubblici della ricostruzione. Da fare in fretta in deroga alle leggi.
A l'Aquila erano gli imprenditori vicini alla cricca della protezione civile, mentre in Emilia erano gli imprenditori ndranghetisti che oramai sono dentro il tessuto emiliano.
La terra delle coop, della fu sinistra, del modello emiliano.

Questo è solo uno spaccato del paese che oggi eleggerà (o inizierà l'iter) il suo presidente della Repubblica.
Che deve essere super partes, conoscere la politica, essere una persona conosciuta in Europa, avere prestigio.
Una proiezione al contrario del profilo dei padroni dei voti che stanno gestendo questo mercato delle vacche.

Mattarella (come indica Renzi), Amato o Prodi?

Che farà il M5S? Rimarrà nel bunker?
Quella tra Renzi e Berlusconi è una farsa o veramente il patto del nazareno è a rischio? Se non voti come dico io, faccio votare Cantone  (la foglia di fico)..
Col rischio veramente di eleggere un presidente della repubblica che non fa moniti ma è garante della Costituzione. Che non manda lettere alle procure (come quella a Milano), che non avoca a se le carte (come per lo scontro tra le procure di Salerno e Reggio Calabria), che non firma leggi anticostituzionali.

Temo che sia solo un sogno. Che alla fine potrebbe spuntare (ed essere eletto), un politico navigato come Pierferdinando Casini.
Ha il profilo giusto.
Cattolico, separato, tra destra e sinistra, equidistante e vicino al centro.

In continuità (e senza disturbare troppo) coi suoi grandi elettori.
Che i magistrati si arrangino dunque.
E che si continui a ridere sulle macerie fumanti.


PS: su Repubblica si fa sapere che B. ci starebbe pensando, al nome di Mattarella. Che potrebbe essere eletto stasera. Sarebbe un colpo magnifico per Renzi. 
Certo, una riflessione sul fatto che in queste elezioni (e sul futuro del governo e del paese) pesi ancora la scelta di un pregiudicato, la dobbiamo fare prima o poi...

23 gennaio 2015

Corsa al Quirinale (con girello)




L'intervento di Travaglio ieri sera a Servizio Pubblico:
Travaglio racconta la corsa al Quirinale: “È un miracolo se i candidati stanno in piedi da soli e non devono usare il girello. Strano che accada proprio ora che comanda il giovane rottamatore e rivoluzionario: Renzi, che ha appena compiuto 40 anni. Due anni fa, non ancora segretario, non voleva fra i piedi nemmeno i 60enni. Infatti ora chi sono i favoriti? Tre teneri puledrini che scalpitano ai blocchi di partenza: Amato, Mattarella e Finocchiaro”

16 gennaio 2015

Servizio pubblico - l'erede

I migliori anni della nostra vita …. Presidente Napolitano, lei ricorda la simpatica canaglia Curzi, l'unico capace di far stare assieme diavolo e acqua santa, Craxi e Santoro.
Curzi mi precettò in una cena con Pajetta: per me era un gerarca, espressione di un comunismo vincolato a Mosca.
Santoro disse a pajetta che avevano sbattuto fuori quella della mia legislazione per far crescere i polli di botteghe oscure, che non oscuravano i leader.
Dopo il 68 si celebrò il divorzio tra partito e società civile.
Oggi c'è il PD, che non è comunista ma è il partito che non c'è.
Ho fatto trasmissione scomode: voi avete subordinato interessi personali a quelli superiori. I comunisti come lei quando assumono cariche diventano una cosa sola con lo Stato.
Quando si è creata una critica di massa con la politica, lei ci ha chiesto di scegliere. O state con l'anticasta o state con quello che resta dei partiti. Come Pajetta chiese al figlio.
Ho voluto far riflettere quelli come lei della necessità di non contrapporre i due poli.
Se i partiti avessero avuto la capacità di riformarsi Grillo sarebbe rimasto un comico.
Invece Grillo è diventato un gigante e da lui è nato Renzi e poi Salvini.
Lei ci ha creduto, e oggi siamo pugili nudi sul ring, e comunque sono stati gli anni migliori della nostra vita.

Una puntata tutta incentrata sull'elezione del nuovo presidente della Repubblica, il royal baby (come lo chiama Ferrara), il peso del patto del nazareno sul Quirinale e sulle riforme.
E sulle leggi che qualche manina infila nei decreti per favorire gli evasori e qualche evasore in particolare.
Puntata che è iniziata col discorso del 2013, dopo l'elezione bis: un discorso sferzante contro i parlamentari. Ad ogni sferzata, un applauso. Già da lì si doveva capire come sarebbe andata a finire.

E dopo due anni, lo stesso Senato dove la senatrice Taverna grida ai bachi assenti “dov'è la discussione della legge elettorale .. ridicoli”. La legge elettorale non si discute nei luoghi istituzionali. E il nazareno bellezza ...

Stefano Bianchi nei suoi servizi ha fatto i calcoli sui costi del Senato, prima e dopo la riforma.
Costo senato 540 ml euro nel 2014.
Con la riforma si risparmieranno 14 ml di euro: avremo solo 100 senatori. Con gli stessi 700 dipendenti e coi vitalizi, che costano 82 ml di euro.
I rimborsi dei senatori saranno a carico degli enti locali. Quelli che hanno subito tagli.
Tra un anno ci saranno consiglieri regionali al posto di senatori: intanto ci godiamo quello vecchio.
Malan e Formigoni parlano di una riforma di facciata, che va perfezionata, ma che va fatta per eliminare il bicameralismo.
Formigoni, lei cosa farà? Farò il deputato.
Ah ecco, mi sembrava strano.

Si svuota il Senato, il governo impone le leggi, la legge elettorale non permette la scelta degli eletti e chi vince si prende tutto (CSM, Authority, presidente del Senato).

Ospite in studio Giuliano Ferrara (in seguito è arrivato anche Orfini), per parlare del suo libro “Royal baby”. Massimo Cacciari era collegato dall'esterno.
Due visioni diverse della politica. Dei politici. Della democrazia.

La prima domanda di Santoro ha riguardato il secondo incarico di Napolitano: una mossa disperata per salvare il paese, per non farci precipitare nel baratro dell'inconcludenza. E ora le dimissioni.
Sono un atto di fiducia al governo e al suo leader oppure Napolitano se ne va perché le cose si stanno complicando?
Cacciari: credo che Napolitano sia preoccupatissimo, la situazione è diversa da due anni fa.
Due anni fa c'era un PD reduce da una sconfitta, con un leader delegittimato, un partito diviso.
Oggi c'è Renzi, c'è una opposizione che non può alzare la cresta, come i giapponesi nella giungla. Credo che il patto del nazareno resisterà perché conviene ai contraenti, azzarderei una previsione.
Questa riforma del Senato non piace a Napolitano, ma è meglio di prima.
Azzardo il pronostico che si arriverà subito all'elezione del presidente.

Il libro di Ferrara è un atto d'amore nei confronti della politica.
Una cosa complicata fatta di conflitti e cose oscure: chi emerge in politica deve avere la capacità di attraversare questi luoghi impervi.
Ferrara fa il tifo per Renzi: dopo che Berlusconi è finito è venuto fuori un altro Berlusconi, cioè Renzi che è un B. giovane.
Ferrara: la crisi dei partiti nella repubblica dei partiti è stata devastante, tutto è stato buttato a mare, c'è stata la fine delle ideologie.
La prima soluzione è stata quella di Berlusconi, un mattoccio.
In modo anomalo crea un'Italia che non c'era con la Lega e i fascisti, ex democristiani e ex socialisti.
Era un'anomalia, in una destra liberale, compromissoria.
A questa anomalia che ha signoreggiato sull'immaginazione degli italiani, che ha creato uno scontro tra chi è a favore e contro. Arriva una seconda anomalia, quella di Renzi.
Che voleva rottamare tutta la classe dirigente, con le primarie voleva scalare il partito, arrivare a palazzo Chigi.
Questa anomalia si esprime in una presa del potere molto spregiudicata, con un accordo con un pregiudicato. Renzi ha avuto il coraggio di fare l'accordo con Berlusconi e ha sloggiato Letta.
Renzi ha sbloccato il paese e questo è un merito.
Renzi ha sparigliato le lobby conservatrici che si sono nascoste dietro la Costituzione.
Renzi arriva e cambia il Senato senza perderci troppo tempo.

poi arriva il lupo che si mangia la nonna ”.. questa è una fiaba che si racconta sui giornali, la replica di Travaglio: siamo un paese che ama prendersi per il culo, e dunque viene preso per il culo dagli intellettuali che incensano ogni governo.
Ci chiediamo come è stato possibile dopo tutti questi governi?
In Italia le lobby che vengono dipinte come nemiche, sono in realtà quelle che sostengono i governi vari: lobby affaristiche, lobby piduistiche, hanno avuto tutti i favori dai governi a spese nostre.

Ogni volta che si ha la possibilità di cambiare, il sistema si compatta in tutela delle lobby e delle oligarchie, creando un nuovo. Un gattopardo che impedisce il cambiamento.
Il nuovo si inventa nemici che non ci sono e che invece vengono inventati.

Bobbio diceva che la democrazia è uno scontro tra i poteri che si controllano tra di loro: ognuno non travalica l'altro.
La visione di Napolitano e Renzi (il contrario del Renzi delle primarie) è il partito unico.
Non quello comunista: l'inciucione dove Berlusconi e Renzi si spartiscono l'Italia.
Ciò che resiste all'esistenza di una opposizione forte con una maggioranza.
Il potere non è controllato e ci rovina: qui siamo Charlie ma all'estero. È sparita la cultura della democrazia senza nessuna dialettica.
La casta è felice, i partiti sono felici, Berlusconi è felice.

Cacciari: come si fa a mettere assieme un governo che governa e un Parlamento che controlla?
Deve esserci un conflitto ordinato: si dovrebbe cambiare la Costituzione e non si è fatto.
Io continuo a ripetere una riforma di sistema, presidenziale.
Napolitano ha fatto un presidenzialismo surrettizio, non va bene.
Non possiamo continuare così, perché Renzi lo impedirà. Speriamo che non eleggano un fedelissimo del nazaremo. Serve una persona autorevole e indipendente.
I partiti hanno una credibilità pari a zero: da dove trovare allora questa persona? Da fuori dal palazzo.

Ferrara su Prodi: ha fallito la prova del governo, è un finto uomo nuovo. Potrebbe convincere anche Berlusconi, la bugia è parte costitutiva della cosa pubblica, dice Ferrara, e ora assistiamo un balletto di falsità.

Come si elegge il presidente: tutti assieme al primo turno, e sarebbe il trionfo di Renzi. Oppure potrebbe esserci una spaccatura, con un presidente del nazareno eletto coi voti di FI e col PD spaccato.

Travaglio: anche due anni fa la scelta fra Rodotà e Napolitano aveva diviso la sinistra: era la scelta tra larghe intese o non larghe intese.
Prima i giornali ci dicono che Napolitano ha fatto bene quando deragliava, ora però ci dicono che serve un notaio o un arbitro. Ma Renzi questo non lo vuole, vuole una pianta grassa.
Come Muti, che non sa niente di politica.
Bisogna vedere se trova ai voti: se non ha personalità, e fa quello che vuole Renzi, non prende voti.
E Grillo? Potrebbe saltare il patto del nazareno, ma allora il governo andrebbe in crisi. Berlusconi ha fatto passare tutto quello che serviva e che piaceva.
Viviamo da un anno con un parlamento delegittimato, per effetto della decisione della Corte Costituzionale.

E' stato fatto un calcolo per cui, con la legge elettorale che verrà, si consegna ai partiti la scelta dell'80% degli eletti. Siamo ancora allo scandalo di cui parlava Napolitano nel suo discorso del 2013.
Ah, i cittadini vogliono pure scegliere i candidati” .. Ferrara contro Travaglio.

Eccole qua le due visioni della politica: quella democrazia e dei poteri gestiti in nome del popolo, per il bene del paese. E l'altra, quella delle furbizie e delle menzogne. Delle promesse non mantenute e dei cittadini che non devono fare altro che dare una delega in bianco al governo.
L'Italicum è incostituzionale – chiudeva il suo ragionamento Travaglio - eppure Napolitano non ha mai fatto moniti contro la nuova legge.
Cadeva il governo”, ha risposto Cacciari.
O forse cambiava la legge elettorale, come voleva fare Renzi prima delle primarie.

Ferrara su Renzi: immoralista (o immorale), si circonda da collaboratori improbabili ma giovani e inconscienti. Leader anomalo.
Mi piacevano le donne belle, perché c'è il marketing nella politica.
Voi tutti attaccate il finanziamento ai partiti e ora anche il fundraising di Renzi non vi va bene. Decidedevi …
Basterebbe fare tutto con trasparenza.
La trasparenza sta qua e la democrazia sta la …. questa è la visione di Ferrara è questa e ora lo sapete anche voi.
Diversa dalla democrazia come negli Stati Uniti o come in Germania, dove il finanziamento privato dei politici è trasparente e controllato.
Non come le cene di Renzi, dove non sappiamo gli ospiti, se c'era Renzi, quanti soldi ha dato.
Il partito democratico ti risponde che c'è la privacy.

Quest'anno il quirinale costerà 224 ml di euro. Le spese sono 12 ml in più dell'anno scorso: Napolitano ha tagliato 4 ml di finanziamenti allo Stato.
Prima spendevamo 7 ml di euro in meno: 122,6 ml è il costo dei 1000 e passa dipendenti.
La spesa delle pensioni è di 92 ml di euro.
Napolitano paga il canone Rai e pagano Sky: spesa di 20000 euro.
36 auto blu, 36 autisti.
400mila euro per spese mezzi di trasporto.
Spendiamo più di re e regine.

La casa bianca ha un costo di 136ml di euro.
La regina ha preso 45ml di euro.
Assegno al presidente 136.000 euro l'anno: ci sono dipendenti che prendono più di Napolitano.
Ora prenderà l'indennità, una segreteria, una stanza da 100 metri quadri, un auto.

Bianchi e il sottogoverno di Renzi, fatto di amici, vigili.
Come la ex vigilessa Manzione, ora all'ufficio legislativo di palazzo Chigi.
Manzione: è lei che ha messo la legge che salva Berlusconi nella delega fiscale?
Io sono un civil servant, non parlo coi giornalisti .. aiuto il presidente a realizzare il suo disegno”.
Che visione strana della politica: chi è servitore dello stato non può parlare coi giornalisti?

Bianchi ha intervistato il sindaco di Pietrasanta Mallegni, della denuncia della Manzione fatta al pm di Lucca, il fratello ora sottosegretario agli interni.
Il sindaco Mallegni è stato arrestato per uso improprio dei beni pubblici, poi è stato assolto per 48 reati. Condannato per violenza verbale e privata.
Si è fatto 39 giorni di carcere, alcuni di isolamento. 117 giorni ai domiciliari.

Travaglio: delitto imperfetto.
Nessuno parla più del decreto fiscale, che esiste ancora, Renzi non l'ha tolto.