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25 maggio 2016

Lo spione e il comunista

Un altro estratto dal libro "L'insolita morte di Erio Codecà", dove si parla di Federico Umberto D'Amato: il potente dirigente del Viminale, presso l'Ufficio Affari Riservati, e il comunista
"Circa tre anni fa, nel maggio del 1996, le sinistre vinsero le elezioni e al ministero dell'Interno giunse Giorgio Napolitano. Un ex comunsta a capo delle forze dell'ordine ... non mi ci far pensare! D'Amato attestò pubblicamente che il nuovo ministro era una persona pulita, avendolo spiato per oltre trent'anni. Un messaggio, diciamo. Napolitano ricambiò con una dichiarazione di pochi giorni dopo, nella quale assicurava di non essere arrivato al Viminale per 'cercare scheletri nell'armadio', ovvero: D'amato, stai tranquillo".

12 febbraio 2014

Fumo e arrosto






Un italiani su 4 sta male, fa fatica ad arrivare a fine mese. Questo dicono i dati rilevati dall'Istat.
Ma di certo questi italiani non sono Monti, Berlusconi o anche Renzi Letta e Napolitano.
Per loro, i problemi sono altri.
Renzi non sa se festeggerà l'anno di governo.
Napolitano è ora al sicuro dall'impeachment ma semrpe più solo sul colle.
Renzi forse arriverà al governo, ma si appogerà ad una maggioranza ancora più in instabile di quella di Letta.

Sembra uno scontro western quello di questi giorni: Renzi contro Letta, alla fine ne rimarrà uno solo.
Ma possiamo dire che a noi italiani non ci interessa nulla di questo ritorno alla prima repubblica? Staffette, accordi di programma, rimpasti ..
Dopo Monti, Letta, Renzi sarebbe un altro premier non votato dagli italiani.
Che sono stati di sentirsi le solite promesse, della fase due, della luce in fondo al tunnel, del dogma della stabilità per continuare a sedere sulle stesse poltrone.
Che fine ha fatto la legge per l'abolizione del finanziamento diretto ai partiti?
L'abolizione delle province? La legge per regolare i conflitti di interesse?
L'approvazione di una nuova legge elettorale. L'accordo con la Svizzera per il rientro dei capitali.
L'inizio della spending review ...

Così non interessano a nessuno i retroscena del siluramento di Berlusconi iniziato nel 2011: Berlusconi avrebbe trascinato il paese nella rovina dopo averlo trascinato nella vergogna.
Napolitano ha salvato B. dalle elezioni. Dopo avergli firmato diverse leggi ad personam.
Anziché parlare di colpo di stato, bisognerebbe discutere dell'operato di Napolitano, valutandolo in termini politici, per come è intervenuto nella politica. Interventi necessari per colpa di governi e di partiti inadatti a gestire la crisi.

Cosa rispondiamo ai dipendenti Electrolux, alle famiglie che vivono nella terra dei fuochi, ai dipendenti ex Fiat (e dell'indotto)?
Aspettate, che ora arriva la primavera?

11 gennaio 2014

Viva il re – la presentazione a Milano





C'era veramente tante gente ad assistere alla presentazione dell'ultimo libro di Marco Travaglio, “Viva il re”, alla Feltrinelli di piazza Piemonte a Milano: a fianco all'autore c'erano i due giornalisti del Fatto Massimo Fini e Peter Gomez.



Tutta gente colpevole del reato di vilipendio al capo dello stato? Quello che i giornali e forse anche gli italiani (una volta) definivano baluardo della Costituzione.
Nel suo libro si racconta della sua storia passata, da migliorista vicino al PSI di Craxi, fino alla carica da Presidente della Repubblica.
Da difensore della carta costituzionale, a difensore della casta, del sistema dei partiti. Dello status quo.
Il presidente della grazie concesse senza nessuna ragione, contro la Costituzione.
Il presidente che ha aperto uno scontro contro una procura in prima linea contro la mafia.
Che non riesce a pronunciare la parola Di Matteo, nel suo ultimo discorso.
Il presidente che ha interpretato in modo politico il suo mandato e che, dunque, deve subire un giudizio politico.



Il presidente dai mille moniti. Pochi contro gli scandali. Molti contro giornali e procure che ancora si oppongono alla grande pacificazione. Tra l'antipolitica e quelle persone dentro le istituzioni e i giornali che ancora credono nella democrazia e in una giustizia uguale per tutti.
La scheda del libro sul sito di Chiarelettere.

05 dicembre 2013

Un disegno politico da Prima Repubblica anti-bipolarismo


Un estratto del libro di Marco Travaglio "Viva il re" (Chiarelettere), sul presidente della Repubblica Napolitano: questa una parte del capitolo (che trovate sul numero del Fatto quotidiano di oggi), dove si parla del ruolo del presidente nella crisi del secondo governo Prodi, come emerge dal diario dell'ex ministro Padoa Schioppa.

Interessante la parte dove si parla della visione politica di Napolitano, specie se rapportata con la notizia di oggi sulla bocciatura del porcellum da parte della Consulta. E ancor di più dopo aver letto cosa hanno scritto del presidente della repubblica i giornalisti Pinotti e Santachiara nel libro "I panni sporchi della sinistra". Le assonanze col cavaliere e con la massoneria.

“Un disegno politico da Prima Repubblica anti-bipolarismo”
"Ma soprattutto – ripete spesso Padoa-Schioppa nei nostri colloqui – “Napolitano detesta il bipolarismo e persegue un suo disegno politico”, quello svelato nella breve crisi del febbraio 2007: quello di un governo di larghe intese che eliminerebbe l’alternanza fra destra e sinistra e scipperebbe agli elettori il diritto di scegliere da chi essere governati, per rimetterlo nelle mani delle segreterie dei partiti. Come nella Prima Repubblica, che rimane l’unico orizzonte di Napolitano. Ma anche – osserva malizioso l’ex ministro – “come in Unione Sovietica”: “il governo lo sceglie il partito (o i partiti) e non il popolo”. Peccato che la Costituzione dica tutt’altro. E che ciò metta in pericolo la democrazia italiana, specie se all’opposizione c’è Berlusconi. Che, come spesso è accaduto nella storia della conquista del potere dei partiti comunisti nel XX secolo, punta a entrare in larghe coalizioni da posizioni di minoranza, per poi prendersi la maggioranza.

Il 16 luglio dal ministero dell’Economia parte per il Quirinale una nota critica sulla posizione di Napolitano in materia di decreti urgenti e di emendamenti durante l’iter parlamentare (...) “perché introduce di fatto un filtro più fine di quello fissato dalla Corte costituzionale”, cioè si attribuisce “una valutazione e una responsabilità squisitamente politiche, che invece dovrebbero restare prerogative del governo e del Parlamento”.
Il 7 ottobre Padoa-Schioppa, in un’intervista al Tg1, difende il ricorso alla fiducia da parte del governo Prodi. Due giorni dopo Napolitano gli
scrive una lettera “privata” per esprimere un dissenso politico e istituzionale: quasi che l’uso della fiducia vada contro la Costituzione. Il ministro
rimane di sasso, anche perché la fiducia è prevista dalla prassi parlamentare e costituzionale, specie quando un governo si regge su una maggioranza
così risicata. È l’ennesimo bastone fra le ruote di un governo che, già di suo, barcolla. Ripensando a quei fatti nel 2009-2010, l’ex ministro commenterà
con amarezza il fatto che il Quirinale abbia poi concesso a Berlusconi ciò che aveva negato a Prodi: il via libera ai continui ricorsi alla fiducia,
nonostante l’amplissima maggioranza di cui nel 2008-2010 gode il centrodestra in entrambi i rami del Parlamento (contrariamente all’Unione nel
2006-2008). L’abuso della fiducia parlamentare, come vedremo, proseguirà nel silenzio-assenso del Quirinale anche sotto i governissimi di Monti
e di Letta jr".
Napolitano ha messo i bastoni tra le ruote a Prodi, racconta Padoa Schioppa al vicedirettore de Il fatto: gli contesta l'uso dei senatori a vita (recentemente ne ha nominati 4 per puntellare il governo Letta) e il ricorso alla fiducia (quello che poi Berlusconi e Monti hanno fatto).
Il finale del capitolo:

"Visto poi quello che il presidente sarà capace di fare e di dire per puntellare il terzo governo Berlusconi e soprattutto quelli dei “suoi” Monti e Letta, non c’è dubbio che Prodi non è caduto solo per i numeri risicati al Senato, per le campagne acquisti del Caimano e per i logoramenti del nuovo
Pd di Veltroni. Ma anche per il mancato appoggio (per non dire di peggio) del Quirinale. Padoa-Schioppa lo scrive nel suo diario già il 14 febbraio
2008, senza neppure il senno di poi: Napolitano ha un “giudizio negativo” su Prodi. E non solo non l’ha mai aiutato. Ma ha spesso contribuito
a “logorarlo” e ad “accelerarne la caduta” ".

Buona lettura e viva il re!

16 settembre 2013

Dimissioni (per non infangare anche la Corte)

Questo è un giudice della Corte Costituzionale, appena nominato dal presidente della Repubblica (art. del Fatto Quotidiano):
In una telefonata del 1990, l’allora deputato del Psi e vicesegretario del partito, Giuliano Amato, oggi neonominato giudice alle Corte Costituzionale, chiedeva alla vedova di un dirigente e parlamentare socialista, Paolo Barsacchi, di non fare i nomi dei protagonisti di una tangente da 270 milioni di lire. Ecco la registrazione telefonica che Il Fatto Quotidiano ha recuperato. 

08 luglio 2012

Corazziere

Scalfari, editoriale di oggi, dopo una lunga parentesi su Draghi e la finale dell'Europeo con la Spagna. 

Gli spagnoli sono molto orgogliosi, sono hidalghi, ti guardano in faccia con occhi di sfida e battono il tacco con rabbia se tu rispondi a loro con lo stesso sguardo.Come nel ballo flamenco, dove inarcano la schiena e le sopracciglia.Trattare con loro non deve essere facile.Ti piace la Spagna? gli chiedo. Circospetto: "In che senso?" il paesaggio, dico. "Certo, ma negli ultimi tempi ci vado tra un aereo e l'altro, di paesaggio ne vedo assai poco". Una domanda: spetta a te la vigilanza sulle banche?"Spetta alla Bce, sì, lo ha deciso l'Eurosummit, lo sai, è una decisione ufficiale. Vigilanza sulle banche, garanzia sui depositi e assicurazione per le banche in crisi. Ma la vigilanza sarà nettamente separata dalla nostra politica monetaria. È tutto scritto nel comunicato dell'Eurosummit".Ma mi piace sentirlo ripetere. "Però il governo interessato lo deve chiedere e ancora non l'ha chiesto". Sono hidalghi.Possono fallire se non lo chiedono? "Penso a Balotelli".Che c'entra? "Niente, ma mi viene in mente quando piangeva".
E chissà come ci sentiremmo noi, dopo questa spending review che taglia posti letto nella sanità, senza tagliare infrastrutture inutili come il TAV e le spese militari.
E, dopo questo assaggio, l'affondo in difesa del presidente Napolitano e di attacco a Il fatto:
Post scriptum: alcuni giornali conducono da tempo una campagna sul cosiddetto caso Mancino per mettere in difficoltà il Presidente della Repubblica. Negli ultimi giorni lo esortano a rendere pubbliche le telefonate che ha avuto con Nicola Mancino e che sono stare registrate dalla Procura di Palermo.
Non entro nel merito, che riguarda le Procure interessate, i gip che ne autorizzano gli interventi, il Procuratore generale della Cassazione che ha la vigilanza sul corretto esercizio della giurisdizione e detiene l'iniziativa di eventuali procedimenti disciplinari. Osservo soltanto che quei giornali così legittimamente desiderosi di chiarire eventuali misteri e possibili ipotesi di reato scrivono come se sia un fatto ovvio che il Presidente della Repubblica è stato intercettato e che il nastro dell'intercettazione è tuttora esistente e custodito dalla Procura di Palermo. Quei giornali dicono il vero perché l'esistenza delle intercettazioni è stata confermata da uno dei quattro sostituti procuratori palermitani in un'intervista al nostro giornale. 
Quando qualche settimana fa Nicola Mancino, la cui utenza era vigilata dalla suddetta Procura, chiese al centralino del Quirinale di metterlo in comunicazione col Presidente, gli intercettatori avrebbero dovuto interrompere immediatamente il contatto. Non lo fecero. Forse l'agente di polizia giudiziario incaricato dell'operazione non sapeva o aveva dimenticato che da quel momento in poi stava commettendo un gravissimo illecito.
Ma l'illecito divenne ancora più grave quando il nastro fu consegnato ai sostituti procuratori i quali lo lessero, poi dichiararono pubblicamente che la conversazione risultava irrilevante ai fini processuali, ma anziché distruggerlo lo conservarono nella cassaforte del loro ufficio dove tuttora si trova.
La gravità di questo comportamento sfugge del tutto ai giornali che pungolano il Capo dello Stato senza però dire una sola sillaba sulla grave infrazione compiuta da quella Procura la quale deve sapere che il Capo dello Stato non può essere né indagato né intercettato né soggetto a perquisizione fino a quando  -   in seguito ad un "impeachment"  -  non sia stato sospeso dalle sue funzioni con sentenza della Corte Costituzionale eretta in Suprema Corte di Giustizia. Si tratta di norme elementari della Costituzione e trovo stupefacente che né i Procuratori interessati, né i giudici che autorizzano i loro interventi, né i magistrati preposti al rispetto della legge, né gli opinionisti esperti in diritto costituzionale abbiamo detto una sola sillaba in proposito con l'unica eccezione dell'ex senatore Giovanni Pellegrino, già presidente della Commissione parlamentare sulle stragi.
Dunque per l'immunità vale la proprietà transitiva: se ascoltando tizio ti imbatti in caio che è protetto dalle intercettazioni, devi smettere, sennò commetti un illecito. E' proprio quello che sostenevano gli avvocati parlamentari di Berlusconi, a proposito delle intercettazioni finite sui giornali (come Repubblica) per le cene eleganti di Arcore.
Strano che Scalfari non se ne sia accorto.
Che, rileva come unica gravità solo la divulgazione di queste intercettazioni, non quello che raccontato. Cioè un privato cittadino (ex ministro) che chiama il Quirinale perchè preoccupato di un processo (sulla trattativa stato mafia) in cui è chiamato a testimoniare (e dove teme di essere messo a confronto con un altro testimone, Martelli).

Vedi anche l'articolo su Il fatto.


01 gennaio 2011

Il discorso di fine anno di Napolitano



Le parole usate nel discorso sono state lavoro e giovani e subito appresso, il distacco della politica dai problemi dei giovani.
Queste le sfide da affrontare, per cui serve un salto di qualità della politica, e delle qualità morali dei politici.

Non possiamo farci paralizzare dall'ansia per cui, con questa crisi, non ci sarà un progresso: ai giovani Napolitano dice che non si devono far fermare dall'ansia.
E' vero che non possiamo più crescere ai ritmi del passato: ma questo non significa rinunciare a nuovi traguardi, anche nella globalizzazione.

Dobbiamo guardare ai paesi emergenti che si riscattano, con la loro crescita economica: dobbiamo condividerne lo slancio, per un mondo più riconciliato con la pace e con uno sviluppo sostenibile.
Questo è un momento storico: siamo chiamati a far fronte al tema della pace e della sicurezza collettiva.
L' Italia perde terreno sullo sviluppo: dobbiamo dare risposta alle domande dei giovani, su Italia e Europa.
Molto dipenderà dalla capacità dell'unione di lavorare come vera unione di popoli, capaci di lavorare all'unisono, anche per superare la crisi, per una nuova fase di sviluppo.

Non illudiamoci sfuggire agli imperativi di sostenibilità, competitività e produttività del sistema paese.
I giovani hanno diritto a delle possibilità reali, nell'uguaglianza dei punti di partenza, secondo lo spirito della Costituzione.
Napolitano ha parlato anche del peso del debito pubblico, che non si può lasciare sulle generazioni future senza macchiarci di una colpa storica.

Serve controllare la spesa, il dovere del pagamento delle imposte a qualunque livello: questo deve essere oggetto di un confronto tra le forze politiche.
Per la riduzione del debito, serve una riforma fiscale e fare delle scelte significative.
Come la scelta se si devono tagliare i soldi per la cultura, l'università e la ricerca: su questo il presidente ha confermato che la legge di riforma dell'università, accoglierà nuove modifiche, che usciranno dal confronto come indicato dal senato.

Cosa fare nei prossimo anni? I giudizi sull'operato del governo non competono al capo dello stato.
Il presidente parla della strategia che deve valere per l'azione diretta dello stato, ma anche per i soggetti privati, a cui chiede la disponibilità per investire nella ricerca.

La produttività nel lavoro, disuguaglianze sociali, impoverimento dei ceti operai, la disoccupazione sono le fragilità del nostro sistema, nodi riconducibili a riforme mancate, andare oltre vecchie rendite
Queste portano a bassa crescita, disuguaglianze e disoccupazione, dove il tasso tra i giovani è del 24,5%.
Mali che devono diventare l'assillo della nazione: se non apriamo nuove opportunità sociali e di lavoro ai giovani, è in scacco la democrazia.

Non possiamo permetterci il lusso di discorsi rassicuranti, del quieto vivere, c'è troppo malessere tra i giovani. Ma possiamo risolvere questi problemi con le tradizioni, le risorse e le potenzialità, di cui siamo ricchi.

I 150 anni dell'Italia unita : le celebrazioni non sono un rito retorico, non possiamo pensare al futuro senza la coscienza del passato.
E' un percorso che parte dal 1861, in mezzo a momenti di sangue, grazie a dei giovani combattenti volontari che risposero all'appello di unità dell'Italia, patrimonio vivo da cui attingere.

Con questa energia siamo riusciti a liberarci dalla dittatura fascista, a portare avanti la ricostruzione dalle macerie della guerra, e ritrovarci attorno alla costituzione.

Il valore dello stato unitario è principio irrinunciabile in uno stato globale.
Sarà essenziale la legge del federalismo fiscale, rispettandi la coesione sociale, per sanare la ferita del divario nord e sud.

E' questo un impegno generalizzato: l'universo è più ampio dell'universo studentesco, agli studenti il presidente lancia l'invito di non ricorrere alla violenza, non cedere alla tentazione e di massimizzare lo sforzo dello studio.

Serve investire e scommettere sui giovani, dare loro opportunità: Napolitano lo ha scoperto in diversi incontri cui giovani. In Calabria, dopo le morti della ndrangheta, a Vicenza dopo l'alluvione, con gli studenti per la recente legge di riforma Gelmini.

Il presidente si è rivolto poi ai giovani militari che sono nelle zone di crisi: a loro ha espresso gratitudine e vicinanza.
Come anche ai giovani magistrati e giovani esponenti delle forze di polizia, per la lotta alla criminalità organizzata, mezzo con cui arrivare a un futuro degno del nostro patrimonio storico.

Tutti devono fare la loro parte, ogni cittadino: anche a Napoli. "Provo sofferenza, per Napoli", parole dette mostrando una certa commozione per le immagini della immondizia.

Infine l'augurio: "sento come proprio il travaglio di ogni sua parte, di ogni sua generazione, ad italiani e stranieri il mio augurio affettuoso."

A fine concerto per Capodanno alla Fenice di Venezia, il maestro Harding ha rivolto alla platea queste parole "ringraziamo l'Italia per il più gran regalo fatto al mondo, la sua cultura".
Cultura, lavoro, opportunità per i giovani (per il futuro del paese).
Non dimentichiamocele, queste parole, in questo 2011.

07 aprile 2010

E il presidente firmò

Un'altra legge ad personam (forse un pochettino anticostituzionale) della collezione.
Pare che a Positano la gente che lo aveva accolto, urlava "presidente difenda la costituzione" ..

E chi ci difende dal difensore?

PS: a Milano a processo un Writer. Nell'epoca delle depenalizzazioni per i falsi in bilancio (e dei tribunali intasati), non so se ridere o piangere.

21 settembre 2009

Chi nasce tondo (le vignette di Libero )


.. non può morire quadrato!
Altra vignettta di Libero che si inserisce nel filone "il buon gusto non abita qui".
Napolitano non era in gita di piacere, a quanto mi risulta.

29 giugno 2009

La tregua

Il presidente Napolitano chiede una tregua (alla stampa e ai partiti per le inchieste che riguardano il premier a Bari): "Vista la delicatezza di questo grande appuntamento internazionale, sarebbe giusto avere una tregua".

Proprio per la delicatezza della situazione, non possiamo permetterci imbarazzi istituzionali (che tra l'altro, già stiamo patendo).
Più che una tregua, il messaggio suona come "i panni sporchi si lavano in casa".
Peccato che in Italia i panni sporchi non si lavino mai.
E, questa tregua, a chi conviene? Alle istituzioni? Alla politica? Proprio perchè è in atto una crisi politica, la stessa credibilità delle istituzioni è fortemente minata.

Lo dite voi alla ricercatrice precaria scappata all'estero (Rita Clementi, in fuga dai baroni, dal nepotismo), che occorre una tregua.
O agli operai di Termini Imerese. "Cari lavoratori, capisco le vs. ragioni, ma per l'amor del cielo, evitate schiamazzi ..."?