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26 settembre 2023

Presa diretta – Inflazione la tassa ingiusta

C’è il paese degli slogan, dell’Italia che è tornata paese autorevole, dell’invasione degli immigrati. E c’è anche l’Italia coi problemi di salari bassi, di bollette più care, dei cittadini che devono capire se pagare le bollette o mangiare.

I rincari sono cominciati prima di questo governo, è corretto dirlo: sono partiti con la fine del Covid e poi sono esplose con la guerra in Ucraina.
Ci sono pensionati che pure prendono 1600 euro al mese ma che non stanno pagando le bollette: si riscaldano con le stufette a metano, altri, quelli con pensioni più basse, nemmeno quello.
Michele, il pensionato di Torre Annunziata intervistato da Presa diretta, racconta che il suo inverno 2022 è stato il peggiore di tutti: è stata un’economia di guerra, se le bollette dovessero crescere ancora molte famiglie andrebbero in crisi in queste zone.
Con 564 euro di pensione, è più pericoloso il rincaro delle bollette che non tenere le bombole del gas in casa: in Campania nel 2021 sono 270mila le persone che non sono riuscite a pagare le bollette nell’energia e i provvedimenti dei governi Meloni e Draghi non sono stati sufficienti, perché l’innalzamento dei prezzi è stato troppo elevato.
Il comune di Napoli ha messo in campo un bonus per l’energia: è stato un contributo una tantum, non ha risolto il problema, al comune sanno che ora siamo punto e a capo, l’emergenza non è finita e il prossimo autunno, racconta l’assessore Trapanese, sarà pure peggio senza il reddito di cittadinanza.

Senza reddito di cittadinanza che alternative ci sono? Le persone si rivolgono alla Caritas a Napoli, come a Milano al Pane Quotidiano, per avere un aiuto.
Sta crescendo il dislivello tra persone ricche e povere – raccontano dalla Caritas – ognuno deve dare il suo contributo. Nel frattempo ogni giorno i disoccupati a Napoli sono scesi per strada a manifestare contro questa situazione: siamo anche noi ad un passo dalla rivolta come in Francia?

Come mai i prezzi sono cresciuti?

Sono giustificati i rincari oppure c’è qualcuno che ci sta marciando sugli utili e sugli extra profitti?
A fine estate 2021 il gas è cresciuto di 4 volte tanto, per capire come mai Presadiretta è andata alla piazza di Amsterdam dove si stabilisce il prezzo del gas: come ha spiegato Alessandro Volpi, professore a Pisa, i rincari sono legati alle speculazioni della finanza, che ha scommesso sui rincari futuri del gas, i contratti futures piazzati dalle banche, dalle assicurazioni e dai fondi di investimento.

Questa mole di contratti speculativi ha fatto crescere il prezzo del gas, anche in Italia dove Eni ed Edison hanno intascato enormi profitti, che il governo Monti ha cercato – male – di tassare.
Le compagnie energetiche hanno bloccato la legge, spiegando come fosse fatta male: le aziende hanno versato 2,7 miliardi anziché 11 miliardi preventivati.
Il governo Meloni ha rinunciato ad incassare 8 miliardi di tasse, archiviando la tassa di Draghi e creandone una nuova, tassa di solidarietà: ma la norma sugli extraprofitti fatta dal governo Meloni ha scadenza 30 novembre, al momento sono stati versati solo 82ml al posto dei 2 miliardi.
Eni, Edison, Snam hanno pagato i maggiori dividendi, sulle spalle degli italiani?

Ma è cresciuto il prezzo del pollo, della carne, delle uova, degli ortaggi, della frutta, della pasta: lo racconta Assoutenti, associazione no-profit a difesa dei consumatori. Si parla di 1000 euro a famiglia, secondo una stima dell’associazione.
Ci sono poi i maggiori costi di alberghi, voli: non è stata colpa degli alberghi, si difende l’associazione di categoria, colpa dei rincari energetici dice Francesco Bechi.

Come mai l’imprenditore non sceglie di abbassare i profitti, dunque? Il prezzo lo fa il mercato, conclude il presidente di Federalberghi.
I prezzi oggi crescono più lentamente, ma il prezzo potrebbe non sempre tornare ai valori pre inflazione: ma non è solo colpa di energia e della guerra, il direttivo della BCE ha raccontato di come i profitti delle aziende hanno inciso sull’aumento dei prezzi. Ovvero l’aumento dei prezzi di produzione è stato scaricato sui consumatori finali: stiamo assistendo ad una inflazione da profitti, gli utili netti delle aziende è cresciuto del 53% - racconta Matteo Gaddi a Presa diretta.
Quali settori hanno registrato maggiori profitti nel 2022? L’agroalimentante ha realizzato il 20% in più di utili, ad esempio.

Il comune di Terni ha lanciato una campagna di sensibilizzazione sul tema dell’inflazione: è bastato scriverlo nero su bianco che il prezzo del pane si alzava troppo, per farne diminuire il prezzo. È successa la stessa cosa a Verona. Alla fine basta che le istituzioni facciano le istituzioni, al servizio del cittadino e non di altri interessi particolari: basta informare le persone quali sono i prodotti stanno crescendo e quali meno, per dare tutte le informazioni su come comporre il carrello della spesa.

Il ministro Urso ha lanciato il patto anti inflazione: ma sono tante parole e pochi fatti, come riporta sempre il servizio di Presadiretta.
Il patto stipulato con diverse associazioni di categoria è considerato poca cosa dai sindacati: non basta chiedere alle imprese di mettersi la mano sulla coscienza.

Secondo il patto, alcuni prodotti saranno venduti ad un prezzo calmierato: i primi ad aderire al patto sono stati i distributori, ma questi chiedono che siano coinvolti anche i produttori.
Si stima un risparmio fino a 150 euro a tre mesi, ma rischiamo che tutto diventi una bella operazione di marketing per i supermercati, per soli tre mesi all’anno.

C’è poi il bonus benzina, ma solo per i più indigenti, le famiglie che hanno la carta “Dedicata a te” che ha sostituito il reddito di cittadinanza.
La norma sull’esposizione dei prezzi per i gestori è diventata solo l’ennesimo compito da svolgere, pena ammende: le persone nemmeno li vedono i cartelli.
A febbraio scorso il governo ha rinunciato a tagliare le accise, perché quei soldi servono per altre misure pianificate.

Anche sui voli aerei, per il tetto sul prezzo, il governo ha dovuto fare marcia indietro: quello su Ryan Air è stato considerato un decreto spazzatura, che alla fine ha tagliato dell’8% i voli verso la Sardegna.

Anche la Commissione Europea ha fatto le pulci al decreto sul caro voli: rischiavamo una procedura di infrazione in sede europea, così Urso rilancia con un nuovo decreto senza alcun tetto alle tariffe, ma con più potere all’antitrust.

L’economista Stagnaro, dell’istituto Bruno Leoni, usa la metafora del fumetto per raccontare questa situazione, occorre aumentare l’offerta per abbassare i prezzi delle tariffe, ma il governo sta andando in direzione contraria, pensando a quanto stato fatto con le concessioni balneari.

Il peso dei salari
La BCE ha contrastato l’inflazione aumentando il prezzo del denaro, ma questa politica monetaria non ha portato a benefici per il paese. Secondo Pasquale Tridico non basta aumentare il costo del denaro, questa politica incide negativamente sulle famiglie povere, c’è il rischio di una nuova recessione, cala la produzione industriale.

Si deve mettere in campo una politica dei redditi strutturale – continua Tridico: i salari non sono cresciuti in alcun settore, si deve puntare al salario minimo per contrastare il lavoro povero.

Lavoratori che prendono salari sotto la soglia di povertà: persone che lavorano nel settore della sicurezza come i vigilantes, che con 1100 euro al mese sono costretti ad “arrotondare” per far fronte al caro spese, sperando sempre di non ammalarsi.

C’è poi il settore dei servizi (fiduciari), persone che lavorano per 4 euro l’ora: così alcuni di loro hanno fatto causa al datore di lavoro, come Aurelio Bocchi, che a Presadiretta racconta che “è solo una bomba ad orologeria” ancora pochi anni e arriveremo ad una rivolta come in Francia.

Il governo dovrebbe supportare la contrattazione collettiva, ma lo Stato è il primo a non firmare i contratti pubblici: ci sono funzionari assunti per il PNRR che si ritrovano a lavorare per 1700 euro al mese, pur avendo una professionalità alta. Alcuni dei professionisti assunti per lavorare al ministero per il PNRR che hanno rinunciato, perché vivere a Roma con 1700 euro non è facile e questo mette a rischio anche lo stesso PNRR.

La rivolta in Francia

La riforma delle pensioni (con l’innalzamento dell’età pensionabile e la perdita di diritti sul lavoro) di Macron è stata solo la ciliegina: prima c’è stato il rincaro della benzina e il lavoro povero.
Contro la riforma si sono mobilitati studenti, operai e i sindacati: il progetto di riforma è stato giustificato col fatto che l’attuale sistema non era sostenibile, dunque il governo ha alzato l’età della pensione, fino a raggiungere i 64 anni nel 2030.

Le sinistre si sono opposte alla riforma: il sistema pensionistico non è in default, la riforma si basa su una previsione, su una stima, e il governo ha imposto la riforma senza discuterla.
Alla fine la legge è passata senza alcun passaggio in Parlamento, un processo ritenuto costituzionale, ma che dal punto di vista politico è considerato un errore.

Con questa riforma i ceti più alti, i laureati non pagheranno alcun dazio, vanno già in pensione a 64 anni, sono penalizzati i salari bassi e le persone che hanno iniziato presto a lavorare.

Sono persone che svolgono lavori pesanti, logoranti, in condizioni rischiose: la loro aspettativa di vita è inferiore a quella dei manager, ad esempio, col rischio di non vederla nemmeno la pensione.

Secondo uno studio dell’OFCE, l’inflazione in Francia è destinata a rimanere alta e questa colpirà di più le fasce medio basse, facendo aumentare le disuguaglianze.
In Francia l’1% della popolazione detiene il 25% della ricchezza: la crisi dovrebbero pagarla prima i ricchi, eppure Macron ha eliminato la tassa patrimoniale sui super ricchi.

Basterebbe abbassare i soldi di stato concessi come contributi alle aziende private, come la Total, bisognerebbe imporre alle donne lo stesso salario dato agli uomini: sono tante le proposte dei partiti di opposizione, ma il governo non le ha ascoltate.

Il governo ha cercato di impedire le manifestazioni spontanee dei cittadini fatte con le pentole, le casseruole, usando la leva della legge anti terrorismo.

Anche gli studenti si sono uniti alle manifestazioni, le università sono state occupate: la riforma di Macron sulle pensioni è solo la punta dell’iceberg, perché in questi mesi sono alzate le tasse per studiare, sono stati tolti buoni pasto, si è precarizzato il lavoro.

La protesta ha avuto il culmine il 1 maggio, per una manifestazione che è stata molto partecipata ma anche con molti episodi di violenza, cariche, scontri, incendi, feriti.

I sindacati, come la CGT, ha deciso di andare avanti con la lotta: i lavoratori della EDF hanno iniziato a bloccare i reattori della più grande centrale nucleare, causando un danno per l’azienda.

Sono apparsi novelli Robin Hood che hanno allacciato l’energia per le famiglie che non possono pagare le bollette e staccato quelli dei politici che hanno appoggiato la riforma.

Una lotta di classe, con risvolti anche penali che però al momento non ha bloccato la riforma ma che, come sostiene l’esponente di sinistra Melenchon, è servita a creare una mobilitazione popolare, di massa, contro il modello liberale.
Questa massa deve cercare il suo spazio a sinistra, ma nel frattempo a crescere nei sondaggi al momento è l’estrema destra di Le Pen.

Come in tutta Europa, la destra sta crescendo, sfruttando i suoi temi dalla sicurezza all’immigrazione, facendo la lotta all’Unione Europea da sostituire con una alleanza tra paesi europei.

Questa destra sta facendo una battaglia contro il Green New Deal, contro le leggi che limitano i pesticidi in Europa e in Italia: eppure l’uso dei pesticidi in Veneto, nelle terre del Prosecco ha causato danni all’ambiente e alle persone.

Il boom del Prosecco è stato facilitato da ingenti sussidi pubblici e oggi copre un giro d’affari da 3 miliardi di euro: ma la vite del Prosecco è poco resistente e ha bisogno di più trattamenti.

Le persone che vivono vicine alle viti sono preoccupate, chiedono di sapere quali sono i prodotti fitosanitari usati, perché temono per la loro salute.

25 settembre 2023

Anteprima Presa diretta – Inflazione la tassa ingiusta

Hai voglia a fare tavoli assieme a sindacati e associazioni di categoria, come quello di venerdì scorso a Palazzo Chigi: l’inflazione, assieme alla speculazione sulle materie prime, sui prezzi dell’energia, si sta mangiando i salari delle persone.

Il ministro Urso ha spiegato quali siano le sue intenzioni per combattere l’inflazione, dal patto anti inflazione che parte il primo ottobre al bonus benzina (una tantum di 80 euro ma solo a chi ha la social card), ma in realtà servirebbero misure strutturali più serie, i sindacati considerano queste misure “pannicelli caldi” e in vista della finanziaria (dove si annunciano altri condoni, perché il governo deve battere cassa) chiedono ad esempio l’aumento dei salari e l’introduzione del salario minimo. Difficile che nel CDM di lunedì si discuterà di questo argomento, considerato tabù dalla nostra destra di governo.

Presa diretta con Andrea Vignali ha intervistato l’economista Stiglitz da sempre critico nei confronti di questo modello economico neoliberista, considerato ingiusto, poco sostenibile e anche poco democratico, considerato che taglia fuori dall’area dei diritti garantiti dallo stato la fascia più povera del paese (senza scuola, sanità, ascensore sociale…): “Un società più giusta, è una società anche democraticamente intelligente.”

Il servizio cercherà anche di capire quali siano le cause di questa inflazione o, meglio, come mai se l’inflazione sta scendendo, i prezzi continuano a salire? C’è qualcuno che sta speculando sopra questa situazione?
Perché la situazione nel paese sta diventando sempre più critica (e non si potrà nasconderla a lungo sotto la lunga coperta dell’invasione degli immigrati): dal 2021, dunque prima del governo Meloni, sono milioni gli italiani che fanno fatica a pagare le bollette, o si mangia o si paga la luce, l’acqua.. Sono aumentati i prezzi dei beni di consumo, della benzina, i libri di testo per le scuole, gli affitti e le rate del mutuo: tutto cresce tranne i salari. In due anni i lavoratori hanno perso circa il 15% del potere di acquisto – racconterà a Presadiretta l’ex presidente dell’Inps Tridico.
Così oggi persone come il signor Raffaele, originario di Avellino ma trasferitosi a Bergamo per lavoro, si trova di fronte ad un mutuo trentennale che è passato da 600 euro, a 800 fino a 1000 euro, la metà dello stipendio. Come mai questi aumenti? – la domanda fatta alla banca: per colpa dei punti messi dalla BCE sul costo del denaro, per via dell’inflazione.

Oggi la banca non gli offrirebbe più un mutuo a queste condizioni, che rende la vita delle persone molto difficile, perché difficile è arrivare a fine mese.

La scheda del servizio :

Un viaggio di PresaDiretta tra le famiglie italiane strangolate dall'inflazione e le analisi dei tecnici e degli economisti. Tra le altre, la voce di Joseph Stiglitz, Premio Nobel per l'economia. Ce ne siamo accorti tutti: fare la spesa e pagare le bollette costa sempre di più, gli affitti e i tassi dei mutui sono in costante aumento. Milioni di famiglie italiane i cui redditi sono erosi dall'inflazione, non ce la fanno più. Cosa sta facendo il Governo per tenere sotto controllo i prezzi? Di che cosa è fatta questa inflazione così ingiusta che colpisce soprattutto i più poveri e la classe media? E infine, c'è chi se ne approfitta? Le bollette. Uno studio ha calcolato che l'anno scorso gli italiani hanno lavorato un mese solo per pagare luce e gas. In gergo la chiamano "inflazione energetica" e ha messo in crisi milioni di famiglie. Ma perché le nostre bollette sono ancora tra le più care d'Europa? Il carrello della spesa. Mettere in tavola il pranzo e la cena è costato 1000 euro in più a famiglia. A cosa è dovuto questo aumento dei prezzi dei generi alimentari? E quando la tempesta sarà passata, siamo sicuri che scenderanno anche i prezzi? Gli speculatori. PresaDiretta ha raccontato i settori che stanno approfittando della situazione e aumentando i profitti e l'impegno del Governo per contenere i comportamenti speculativi e i rialzi di benzina, biglietti aerei e prodotti alimentari. Con quali risultati? I salari. Mentre l'inflazione galoppa il nostro potere d'acquisto si sgretola, anche perché in Italia i salari non crescono da anni. PresaDiretta ha raccolto le storie dei lavoratori e ascoltato gli economisti per capire quali misure bisognerebbe adottare per fermare questo disastro. E infine uno straordinario reportage dalla Francia, che più di ogni altro paese in Europa si è ribellata ed è scesa in piazza per protestare contro il carovita e le riforme messe in atto dalla politica. Un'ondata di proteste senza precedenti.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

27 febbraio 2023

Anteprima Presadiretta - Europa in vendita

Che cos’è l’Europa, per noi italiani e per i cittadini europei? Per anni è stata usata come grimaldello per portare avanti politiche di parte come l’austerity, con la scusa “ce lo chiede l’Europa”.

La recente pandemia, la guerra hanno evidenziato che, andando oltre le posizioni unitarie di facciata, non esiste un’unica politica sanitaria, un’unica politica europea, un’unica visione sui diritti civili, sul lavoro. Mandiamo armi in Ucraina per difendere i diritti di autodeterminazione di una nazione ai confini dell’Europa (di cui accogliamo i profughi) e poi finanziamo lager, muri, strumenti di difesa nei confronti di altri profughi in fuga da altre guerre. Guerre e profughi che non vogliamo vedere.
Ma questa sera Presadiretta si occuperà di Europa partendo dallo scandalo Qatar gate: racconta l’anticipazione del servizio di come la corruzione sia entrata dentro il parlamento europeo, Qatar (organizzatore dei mondiali di questo inverno) e Marocco avrebbero pagato alcuni parlamentari ed ex parlamentari per influenzare le scelte dell’Europa.

“Il parlamento europeo è sotto attacco” dice la presidente Metsola: l’Europa si scopre all’improvviso debole e vulnerabile proprio nel momento in cui a causa della guerra dovrebbe affrontare la sfida economica più alta: l’aumento dei prezzi dell’energia sta mettendo in crisi le singole famiglie e il nostro sistema industriale, se non prendiamo delle decisioni ora potrebbe essere troppo tardi.


Nel distretto di Faenza e Sassuolo in Emilia si produce il 90% delle ceramiche in Italia, oltre 400ml di metri quadrati di produzione essenziale per l’edilizia: con la volatilità del prezzo del gas che si è innescata nell’ultimo anno tutta questa produzione corre sul filo del rasoio. Ne parla a Presadiretta il presidente del settore ceramiche di Confindustria, che spiega come non tutte le imprese siano pronte a gestire questi rincari “il problema è di quel 20-25% di aziende che si indeboliscono perché perdere 20% o 25% di aziende è un disastro per un paese ”. Se il prezzo dell’energia tornasse a salire il comparto della ceramica non sarebbe pronto a pagare, perché le imprese hanno delle situazioni di cassa molto precarie.


Non è un problema solo italiano:Abbiamo dovuto cambiare completamente la nostra politica energetica” spiega a Presadiretta Heike Mennerich responsabile settore energia di Evonik (un’importante azienda nel settore Chimico in Germania): “l’anno scorso avremmo dovuto spegnere i nostri impianti a carbone per inaugurare due impianti a gas, ma il gas è venuto a mancare e abbiamo deciso di prolungare la vita degli impianti a carbone e questo alla fine ha consentito da salvare le riserve energetiche nostre e di tutta la regione, perché con il carbone abbiamo energia sicura aiutando tutta la Germania a ridurre il consumo di gas. Non è stata una scelta facile, abbiamo dovuto investire in manutenzione, ma era necessario.”

La scheda del servizio:

Il Parlamento e la democrazia europei sotto attacco. A “PresaDiretta” in onda lunedì 27 febbraio alle 21.20 su Rai 3, un’inchiesta dal titolo "Europa in vendita" - di Riccardo Iacona, con Giulia Bosetti, Raffaele Marco Della Monica, Eleonora Tundo, Andrea Vignali, Eugenio Catalani per raccontare la corruzione e l’ingerenza di Stati stranieri che hanno colpito il cuore delle istituzioni comunitarie, il Qatar Gate e il Marocco Gate. Con interviste e documenti esclusivi, le analisi degli esperti e le voci dall’interno dei palazzi europei.
Quali erano le strategie messe in atto a Bruxelles dal piccolo e ricchissimo emirato del Qatar per affermare i propri interessi sul fronte del gas, delle armi e dei diritti umani violati? Quanti favori ha ottenuto il Qatar in questi anni? E in cambio di cosa? L’altro importante filone d’inchiesta della magistratura belga è il Marocco e la sua forte attività di lobbying.
Per vedere da vicino "PresaDiretta" è andata nel Sahara occidentale occupato dal Marocco, dove ci sono i campi dei Saharawi e dove da anni le organizzazioni internazionali denunciano violazioni dei diritti umani, sparizioni forzate, torture. Come mai allora l’Europa ha continuato a firmare accordi commerciali col Marocco, nonostante le sentenze della Corte Europea che li dichiaravano illegali? E poi c’è la sfida della crisi economica che l’Europa è chiamata ad affrontare: lo shock energetico causato dalla guerra in Ucraina e l’aumento del prezzo del gas, l’aumento delle materie prime e il rischio di perdere competitività sui mercati globali. Basteranno gli aiuti pubblici dei governi a risolvere questi problemi? Un viaggio di "PresaDiretta" in Italia, attraverso la filiera della ceramica e della chimica e poi in Germania, tra i suoi più importanti comparti industriali per capire se l’Europa ce la farà a ripartire. Ed è proprio dalla Germania che arriva l’allarme: la deindustrializzazione è già arrivata, è necessario trovare una politica industriale comune perché nessuno ce la farà da solo. In studio con Riccardo Iacona: Emiliano Brancaccio economista e saggista per rispondere a queste cruciali domande.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

14 maggio 2019

Report – gli affari del sottosegretario, le società energetiche in Trentino e i terremoti del 2012

Il servizio dell'anteprima – Il palazzo della mezzanotte

Molte aziende si fanno pubblicità sui cantieri dei restauri nelle grandi città: per mille euro al mese per un telone che toglie luce ad un palazzo.
Gli inquilini subiscono silenti, i proprietari incassano e i pubblicisti sfruttano questi spazi: ma c'è qualcuno che ci lucra sopra?

A Milano c'è un palazzo dove è sempre buio, perché le finestre sono coperte da un cartellone pubblicitario, quelle che si affacciano sulla strada dove passano le auto.
Ma dei lavori di restauro neanche l'ombra.
Urban Vision è la società leader nei restauri sponsorizzati, tra i soci il figlio del senatore Dell'Utri che ha fiutato l'affare delle pubblicità sui palazzi: la società fattura 30 ml di euro l'anno.

Da queste pubblicità guadagna anche il comune, perché incassa tre tasse diverse: guadagnano tutti finché nessuno se ne approfitta, ovvero se il comune controlla che i lavori ci siano e che al termine del tempo i cartelloni si tolgano.
Del palazzo a Milano, in piazza Buonarroti, alla fine ci ha guadagnato solo il proprietario.
Al buio è rimasto anche il giornalista Massimo Fini, nella sua casa vicino a stazione Centrale.

Alla fine del servizio di Lucina Paternesi, sono arrivati gli operai che in pochi giorni hanno smantellato il cantiere .. potere di Report.

La casa del sottosegretario – Claudia Di Pasquale

Report torna sul caso del sottosegretario Siri della Lega: il presidente Conte ha tolto le deleghe al sottosegretario, per tutelare la fiducia delle istituzioni.
Siri avrebbe intascato una tangente da 30mila euro per una legge ad hoc per Arata, imprenditore nel campo dell'energia, che consentiva incentivi anche retroattivi per aziende del settore.

Arata stava per essere nominato a capo dell'Authority, coi suoi conflitti di interesse, coi suoi legami con Vito Nicastri, dietro cui ci sarebbe il boss mafioso Messina Denaro.

La giornalista di Report è andata a Corleone a seguire l'inaugurazione del ministro Salvini di un commissariato: selfie, promesse di lotta alla mafia, per un tour elettorale in vista delle elezioni amministrative.
Nel partito di Salvini stanno salendo tanti ex riciclati: con queste persone Salvini vorrebbe combattere la mafia? Nemmeno si era accorto dei rapporti tra Arata e Nicastri, bastava una serie di controlli sulle sue società e sui suoi beni.

A denunciare il ruolo di Nicastri è stato il pentito Cimarosa: è stato il primo della famiglia di Messina Denaro ad aver rotto l'omertà – racconta il figlio, raccontando ai magistrati di come avrebbe fatto passare denari da Nicastri al nipote di Messina Denaro.

Arata era amico di famiglia di Nicastri – dice la moglie di Nicastri a Claudia di Pasquale: avevano una società assieme sempre nel settore energetico.
LE società di Arata che sarebbero partecipate in modo occulto da Nicastri hanno realizzato impianti di mini eolico nel trapanese: sarebbero stati realizzati pagando mazzette a funzionari regionali.
Mazzette partite da una società milanese, la Quantans, con bonifici che secondo i pm partivano direttamente da Nicastri.

Paola Arata ha scritto il programma della Lega sull'energia: in un convegno del 2017 Arata sponsorizza il biometano, poi inserito nel programma di governo col M5S.
Arata aveva un impianto di biometano, che sarebbe però solo uno specchietto per le allodole, perché in realtà si tratta di un mini inceneritore, ma alla fine il progetto per questo impianto si è fermato.

Arata avrebbe avuto un forte conflitto di interessi se fosse diventato capo dell'Autorità per l'energia, nomina poi sfumata. Il figlio invece lavora con Giorgetti a Palazzo Chigi: d'altronde, come dice Giorgetti, ha tre lauree, ha avuto altri incarichi ..

Ma Arata jr è il manager che ha fatto incontrare Bannon a Salvini: è lui che accompagna Bannon al Viminale da Salvini, come se fosse un dirigente della Lega.
Siamo maliziosi se pensiamo che la campagna elettorale in Sicilia a Mazara, dove ci sono gli affari di Nicastri (e di Arata), non sia casuale?

Salvini vuole fare la lotta alla mafia con confische, poliziotti … servirebbe anche una certa pulizia nel mondo delle imprese, nella politiche, in modo che non ci siano dubbi sui rapporti di questi con mafiosi.

Secondo l'AGI, Bannon e Salvini si sarebbero incontrati anche a Milano, negli spazi dell'associazione di Pini, dove si tengono i corsi di formazione della Lega.
Ti iscrivi ad un corso, pensando di dare soldi ad un partito e invece i soldi finiscono ad una associazione privata, Spazio Pin, fondata da una massaggiatrice, uno scrittore di esoterismo ..

Questa associazione organizza anche corsi per l'ipnosi: mi vengono in mente le cassette distribuite da Cuore, tanti anni fa, leghista con l'ipnosi.
Se interessa, se paghi in contanti non paghi l'Iva.

Siri è l'ideologo della Flat Tax, è il politico che ha in gestione la formazione del partito, è un imprenditore che ha dietro alcuni fallimenti.
Ma è anche proprietario di una casa a Bresso, comprata grazie ad un mutuo ottenuto da una banca di San Marino e poi intestata alla figlia.
Casa comprata per 585mila euro, con una intermediazione di una immobiliare milanese, di un ex candidato a sindaco di Bresso proprio del partito di Siri.
Il figlio dell'immobiliarista ha comprato un piccolo appartamento nella stessa palazzina e ha anche un posto nella segreteria di Siri.

Il notaio De Martinis ha siglato l'atto di vendita: ha segnalato come operazione sospetta a compravendita della palazzina, per la provenienza dei capitali, da un conto della Banca Agricola Commerciale di San Marino, senza garanzie reali.

La giornalista è andata a San Marino: una fonte ha raccontato come sono andate le cose, la pratica di Siri è sparita dal comitato crediti, per evitare che qualcuno desse parere negativo.
I mutuo è stato autorizzato dai vertici della banca: il direttore generale si chiama Perotti, ma Di Pasquale non ha fatto nemmeno in tempo ad avvicinarsi alla banca, che è stata bloccata dalla polizia.

“Tutto fatto in regolarità” sostiene successivamente al telefono.
Ma la pratica è finita all'attenzione dell'AIF, segnalata dall'agenzia di informazione finanziaria sanmarinese il 5 dicembre 2018: era un finanziamento rischioso, che riguardava una persona esposta politicamente esposta.

Negli ultimi tempi si sono dimessi i vertici con la BAC: la banca era in ottimi rapporti col leghista Pini, ex deputato leghista, riferimento del partito in Emilia Romagna.
Ha messo una buona parola per Siri? Pini lo ha escluso, che però racconta di una società di security aperta assieme al sottosegretario Giorgetti, Saints Group.
Questa società si potrebbe occuparsi di sicurezza e telecontrollo, è opportuno che sia in mano ad un politico importante come Giorgetti.
Pini è oggi amministratore unico, amico dell'azionista della banca, Rossini, ha un conto nella BAC, ha escluso di aver aiutato Siri per il mutuo: ma allora come ha fatto Siri ad avere un mutuo da quasi 600mila euro, senza passare nemmeno per il comitato crediti?

Se mi lasci non vale – le bollette dell'energia e il mercato libero

Nel servizio di Lucina Paternesi sulle bollette energetiche emerge una presunta elusione delle tasse fatta dalle aziende di energia che hanno sede in Trentino, sedi fantasma, in una regione che sconta l'Irap alle aziende.
Società veicolo create per pagare meno tasse.

Con la liberalizzazione del mercato non siamo riusciti ad abbassare i costi in bolletta: nel 2020 finirà poi il mercato tutelato, 20 milioni di italiani entreranno nel mercato libero che poi libero non è.
Conviene o no? Difficile a dirsi, visto che in pochi italiani sanno effettivamente quanto consumano.

Acea ed Enel sono state multate dall'Antitrust per come si sono comportate nel passaggio verso il mercato libero: hanno fatto transitare loro clienti da mercato tutelato a quello libero e così clienti si sono ritrovati con contratti mai firmati, con costi che erano cresciuti.
Una truffa.

18 settembre 2017

Presa diretta – il capitale naturale

Vi farò conoscere un'Italia protetta, un tesoro inestimabile da difendere con le unghie e con i denti! - quanto è contagioso l'entusiasmo di Riccardo Iacona quando parla del suo lavoro e di quello dei suoi giornalisti?
Un lavoro prezioso perché ci racconta, nell'inchiesta di questa sera, di quel tesoro che dà vita al nostro paese, lo rende unico. Dai ghiacciai, alle foreste con alberi secolari, alla fauna con una biodiversità che significa ricchezza.

L'anteprima del servizio
Gli alberi – la più grande riserva forestale in centro Italia.
In centro Italia, tra Emilia e Toscana c'è la più grande riserva boschiva italiana: la foresta casentinese.
1357 specie censite, tra cui il raro gambero di fiume: tutto questo è dovuto al lavoro degli alberi, le radici che si intrecciano tra di loro trattenendo il suolo e l'acqua.
Il suolo più ricco d'Italia, la prima riserva naturale italiana di 36mila ettari: bacini, alberi bellissimi, secolari, cresciuti in totale solitudine, fino a 550 anni.
Alberi che hanno visto il Rinascimento con la chioma ancora verde: allo Stato costa 2,2 milioni di euro l'anno, mantenere questo pezzo d'Italia.
Soldi che creano altri soldi: per il turismo, per la fotosintesi, per i progetti europei.
2,7 milioni che producono 50 ml, senza distruggere niente, una ricchezza che si autoalimenta: conviene investire negli alberi, non solo qui ma nell'Italia.
Al CNR hanno raccontato di come le foreste assorbono il 30% di co2 dell'atmosfera: le foreste hanno contribuito alla diminuzione degli inquinanti dell'aria.

Ma ci sono gli incendi: piante distrutte, 130ml di tonnellate di co2 nell'atmosfera, la morte delle api, il turismo che sfugge, persone da evacuare, persone che sono morte.
Ci vorranno decenni perché tornino gli alberi, dove ora c'è solo la cenere: ecosistemi che si interrompono e ora, con le prime piogge, la terra del Vesuvio è venuta giù.

Come difendere gli alberi, gli ecosistemi, l'acqua dei ghiacciai?

Il parco nazionale dello Stelvio – 130 mila ettari di zona protetta, la più grande riserva d'acqua, per i ghiacciai.
Come il ghiacciaio dei Forni, a 3000 metri: l'acqua rilasciata dal ghiacciaio filtra dappertutto fino a diventare un torrente.
È il secondo ghiacciaio della Lombardia, in diminuzione: porta l'acqua in tutta la Lombardia, che alimenta a valle delle dighe.
Qui si produce l'energia per 560mila abitanti della regione: copre il 15% del fabbisogno nazionale, senza inquinare e senza mettere co2 nell'aria.
Energia rinnovabile, finché ci sono i ghiacciai.

Ghiacciai che alimentano fiumi come l'Adda: anche lui fornisce energia pulita per le aziende del milanese, fornisce l'acqua presa dai pozzi di Milano. Acqua pubblica e anche in gran quantità, perché la falda si sta alzando.
Tutto merito delle Alpi e dei fiumi: se si interrompesse anche l'acqua a Milano si ridurrebbe.
Beviamo in un istante il lavoro naturale di centinaia di anni – il commento di Iacona.

Il capitale naturale del nostro paese è costituito da quel decimo di territorio di ghiacciai, parchi, alberi. Cosa cambia se non ci fossero gli animali?

Il parco nazionale d'Abruzzo – la Majella.
Qui nel parco vivono i lupi, studiati dagli studiosi: vengono catturati, monitorati, controllati coi radio collari.
Un territorio forgiato fa forze immense, che ha spinto le montagne fino a 3000 metri, in mezzo ad altri due parchi, quello dell'Abruzzo e quello del Gran Sasso.
Foreste, canyon, montagne e colline: oltre ai lupi, qui si trovano gli orsi, anch'essi monitorati dal personale faunistico.
E anche i camosci, le loro prede che vivono sulle cime delle montagne: per vederli, sulla cima dell'Acquaviva, a 2700 metri, il giornalista si è dovuto alzare alle 5 di mattina.
La reintroduzione dei camosci sta salvando la montagna: animale da preda per lupi e aquile, ma anche per preservare i pascoli.

Tutto questo ecosistema è messo a rischio dall'uomo: col bracconaggio, per gli incendi che spingono gli animali verso zone fuori dal loro territorio. O vengono attirati da rifiuti industriali, animali morti e gettati in fosse fuori dagli stabilimenti.

L'incendio sulla Majella è iniziato il 18 agosto ed è continuato a bruciare fino a pochi giorni fa: l'incendio del Morrone ha avuto delle caratteristiche particolari quest'anno.
Ci sono stati più inneschi, in alta montagna: questo ha reso difficile il contenere il fuoco, un atto contro il parco e contro il nostro capitale naturale.
Come un ladro che entra in casa e ti porta via i gioielli.
Serve proteggere la natura: è anche un investimento in posti di lavoro qualificati, biologi, veterinari ..

Per fortuna la lupa battezzata Presadiretta, in onore alla trasmissione, sta bene, vive in un branco riproduttivo, con dei cuccioli.

I ghiacciai che si sciolgono

Fino a qualche decina di anni fa il ghiacciaio dei Forni era vasto e copriva l'intera vallata: ora questa è colonizzata dagli alberi, testimonianza dell'innalzamento della temperatura anche a queste quote.
Le rocce iniziano ad affiorare: quello che preoccupano gli scienziati è la velocità con qui il ghiaccio si scioglie, si stima che entro il 2100 non ci saranno più ghiacciai sulle Alpi.
Basta acqua dalle montagne, rimarrà solo quella delle piogge: tutto per colpa delle temperature in crescita.

Al CNR Iacona è andato a vedere quanta acqua si produce in Italia: ne abbiamo tanta, più di Italia e Grecia, 139mld di metri cubi. Ma non è una riforma infinita: il consumo idrico è quasi allo stesso livello, 132 mld. Quando non ci saranno ghiacciai, che acqua consumeremo?
Questa estate è stata anche quella della siccità: l'acqua del Po ai minimi, campi con la terra spaccata, terra bruciata, coltivazioni perse per 2 miliardi.
Senza l'erba sui campi, anche le api vanno in crisi e gli apicoltori le devono alimentare in modo artificiale.

Roma ha rischiati di rimanere senz'acqua, che arrivava anche dal lago di Bracciano: ora l'acqua del lago è sporca e il livello si sta abbassando.
Ma l'acqua è mancata in tutta Italia: cosa possiamo fare contro l'innalzamento delle temperature, contro la co2?

Milano – aqua e aria

Metropolitane milanesi gestisce l'acqua a Milano: l'azienda ripulisce anche le acque reflue, senza inquinanti, acqua che arriva alle aziende agricole della provincia, fino a Lodi.
I depuratori e la fognatura sono fondamentali per gestire l'acqua pubblica in modo efficiente: l'acquedotto ha una perdita del 12%, un gioiello, rispetto a quanto succede in altre regioni.
A Milano non si spreca l'acqua!
Meno bravi con l'aria: qualcuno ha deciso di dire basta, però.

L'associazione “Cittadini per l'aria” ha monitorato l'aria in città: una campionatura della metropoli, che ha fatto emergere l'innalzamento di livello di No2, specie nelle strade trafficate.
Un inquinamento che è omogeneo in tutta la città, anche di fronte alle scuole a gli asili nido.
Malattie respiratorie, negli adulti e nei bambini e anche morti.
Bambini che si ammalano, che interferiscono col nostro cervello, nell'apprendimento e nello sviluppo cognitivo, nel recepire gli stimoli: dovremmo tenere le macchine lontane dalle scuole, anche solo di 100 metri, dovremmo mettere più siepi.

Questa associazione ha denunciato la regione Lombardia per l'inquinamento: il piano “padano” prevede un blocco degli euro 3 ma solo nel 2018.

L'assessore Terzi ha raccontato al giornalista il piano della regione: il traffico, l'agricoltura per il pm 10 e il riscaldamento domestico.
Gli inquinanti sono sopra la soglia, per pm10 e no2, anche se sono in diminuzione in questi anni – assicura l'assessore.
Ma nel frattempo stiamo respirando questi inquinanti e anche i nostri figli: dovremmo mettere in pista interventi più radicali, ma non possiamo bloccare la Lombardia.
Colpa delle direttive europee – sostiene la Terzi: peccato che la regione abbia finanziato e messo a cantiere tante autostrade, spesso anche inutili.

In comune hanno raccontato il blocco degli euro 2 ed euro 3: troppo poco e troppo tardi, anche se Milano è l'unica città che sta facendo qualcosa.
Se la gente portasse avanti questa battaglia in altre città, la politica farebbe qualcosa di più serio per l'inquinamento: Oslo ha detto basta alle macchine, nemmeno quelle elettriche.

Gli studi degli scienziati di Bologna.
Il professor Balzan ha raccontato il lavoro del chimico Ciamician, sulle energie rinnovabili, dalla fotosintesi: ha deciso di dire la sua alla politica, rinfacciando le loro responsabilità sui cambiamenti.
Sul continuare ad insistere sui combustibili fossili, che dovremmo iniziare ad abbandonare: dovremmo puntare sulle energie rinnovabili, dal sole, dall'acqua, dall'aria.
La politica industriale di questo paese punta ancora su metano e petrolio (dal mare): questi scienziati hanno scritto a Gentiloni, invitandolo a puntare sulle energie rinnovabili, che creerebbero posti di lavoro.
Esiste un sito, Energie per l'Italia, dove si può firmare la petizione, per spingere la politica a fare di più.
Meno sprechi, meno consumo di beni, più riciclo, più energie rinnovabili.

Il ministro Galletti ha citato gli accordi europei, vincolanti: la strategia energetica è costruita in base ad obiettivi ambientali definiti.
Ma in questa strategia il gas è ancora importante, il Carbone verrà chiuso entro il 2030, il gas che produce co2 ancora più tardi.
Ma si devono portare avanti politiche realistiche – si difende Galletti.
Non si dovrebbero incentivare le trivelle ma il fotovoltaico. Ma non si può fare subito.

Se la tecnologia ci aiuta .. dice il ministro: ma quanto sta investendo il governo in ricerca, in scienziati che lavorino in tecnologie rinnovabili?
E quanto sta investendo nella protezione del territorio, sullo sviluppo sostenibile?

Il ministero dell'economia deve diventare il ministero dell'economia sostenibile, il ministero dei trasporti deve diventare ministero sostenibile – concludeva il suo ragionamento Galletti.
Ma ora cosa si deve fare?

I reati contro la natura devono diventare reati contro l'umanità.
Il monitoraggio dei fiumi in Italia ci dice che la qualità dei fiumi sta peggiorando: ci sono scarichi abusivi, depuratori che non funzionano, c'è una responsabilità diretta degli amministratori.
Nella valle del Pescara c'è il polo di Bussi, ex Montedison: 500 tonnellate di rifiuti industriali che hanno inquinato la falda.
Dopo 10 anni la bonifica non è nemmeno iniziata e il bubbone sta peggiorando: la concentrazione degli inquinanti in falda sta aumentando.
E ce ne sono tante altre di storie come quelle di Bussi, nella zona di Pescara.

Quanto vale il capitale naturale?
Il calcolo del peso economico degli ecosistemi l'ha fatto il professor Marino, a Campobasso.
Il valore delle Api è 153 miliardi, annuo.
Il valore del capitale naturale è in crescita, più del PIL mondiale: dobbiamo essere consapevoli del valore di questo capitale, sono i nostri valori in cassaforte.
Questo è il nostro capitale naturale che è anche un investimento, come la filiera del fotovoltaico, il trasporto sostenibile, il turismo.
Il nostro futuro.

28 luglio 2017

Qualcosa di sinistra

Prosegue la migrazione verso destra del governo Gentiloni.
Dopo i voucher, lo stop allo ius soli (col sospetto che sia stata tirata fuori per non approvarla), i decreti Minniti, tocca ora alla missione militare in Libia, il blocco navale delle nostre navi davanti le coste libiche.


Potrebbe non essere nemmeno necessario un voto in aula, visto che verrà cammuffata come estensione di una missione esistente.
Ho cercato su twitter #blocconavale e, sorpresa, sono venuti fuori i tweets di Alemanno, Salvini, della Lega e della nostra destra italica. Quella che prima gli italiani (specie se parenti di Bossi o amici di Alemanno).
Ecco, mi veniva in mente la scena di Aprile, di Nanni Moretti: "D'alema, di qualcosa di sinistra" ..

Ecco, il governo Gentiloni ha battuto nuovamente il colpo.
Non poteva farsi trovare impreparato dopo l'attivismo di Macron (il salvatore dell'Europa, ricordiamo quanto scrivano i nostri giornali).
Ovviamente qualcuno poi dovrà andare a vedere cosa si nasconde dietro la superficie dell'annuncio sulle navi da guerra: per esempio, come la mettiamo con le regole di ingaggio?
Cosa facciamo se, in Libia, dovesse succedere un episodio analogo a quanto avvenuto in India coi nostri due marò (diventati poi gli eroi della nostra destra)?

PS: altre notizie che magari sfuggono ad un lettore disattento.
Ieri il CSM ha nominato procuratore capo a Napoli Melillo, ex capo di gabinetto di Orlando. Ora con che faccia CSM e politici diranno che le toghe non possono fare politica?
La commissione industria al Senato ha approvato (coi voti del PD, di FI e degli alfaniani) un emendamento che metterà fine, il 30 giugno 2019, al mercato tutelato dell'energia. Un regalo alla lobby dell'energia.

Di seguito la relazione del presidente Mucchetti, PD, contrario a questa norma che, anziché concorrenza, rafforza i monopoli:
La Camera dei deputati, venendo meno al percorso condiviso, ha introdotto cinque modifiche. Un alto esponente della maggioranza le ha qualificate come poco rilevanti, sottintendendo con ciò che il Senato non avrebbe dovuto poi modificare ulteriormente il testo. Ma, se davvero si tratta di modifiche così poco rilevanti, il PRESIDENTE si chiede perché siano state introdotte, ritenendole invece in almeno due casi di grande rilievo.
Avendo dedicato buona parte della propria vita professionale alla politica della concorrenza, egli avverte il disagio di dover approvare un disegno di legge che è intitolato alla promozione della concorrenza ma che invece, accanto a norme positive, contiene anche norme a favore di interessi organizzati o di monopoli.
Passando al suo emendamento 1.18, ricorda che l’altro ramo del Parlamento ha soppresso, al comma 60, quella parte della norma con la quale il Senato chiariva che gli utenti del servizio di maggior tutela sono clienti dell’Acquirente Unico e non di coloro che, come ENEL, A2A, ACEA e altri ancora, forniscono all’Acquirente unico il servizio di vendita. Non a caso ENEL, A2A, ACEA e gli altri operatori hanno costituito società distinte per i clienti in libero mercato e per quelli dell’Acquirente Unico.

28 marzo 2016

Lo Stato parallelo di Andrea Greco e Giuseppe Oddo


La prima inchiesta sull’Eni tra politica, servizi segreti, scandali finanziari e nuove guerre, da Mattei a Renzi.

Un'inchiesta che si doveva proprio fare, questa sull'Eni, un colosso industriale controllato dallo Stato ma anche uno Stato nello Stato:“con 110 miliardi di euro di ricavi nel 2014, e nonostante la perdita del 2015 causata dal crollo del prezzo del petrolio a 30 euro al barile, il gruppo occupa la venticinquesima posizione nella classifica di Fortune sulle prime cinquecento aziende mondiali per fatturato..”.
Un'azienda che alimenta le casse pubbliche grazie ai ricchi dividendi, specie ai tempi dell'amministrazione scaroniana (ora un po' meno), un'azienda che garantisce l'approvvigionamento delle risorse energetiche (gas e petrolio) per il riscaldamento domestico, l'elettricità, per la produzione industriale.
Un'azienda che occupa 84000 dipendenti (circa un terzo in Italia), che è presente in 80 paesi nel mondo, che fa esplorazioni in fondo al mare (come al largo delle coste egiziane dove Eni si è appena aggiudicata un promettente giacimento di gas) o poggia i tubi dei gasdotti (come quello che ci collega con la Libia).
Un'azienda strategica, per la sua stessa, duplice, funzione: lo aveva capito già Enrico Mattei, il fondatore, come la forza industriale (e politica) di una nazione dipenda dalla sua indipendenza energetica.
L'amministratore delegato dell'Eni è dunque qualcosa di più di un manager che si deve preoccupare di portare l'energia alle aziende e alle famiglie al minor costo possibile e garantendo il giusto profitto all'azionista (come altre aziende dello Stato, anche Eni è stata parzialmente messa sul mercato dopo Tangentopoli).
L'AD di Eni è più di un ministro degli Esteri, in quanto ha anche fare direttamente con i paesi produttori, intreccia rapporti d'affari, crea rapporti anche politici, apre dei ponti verso nuovi mondi: fu Mattei che andò per primo in Russia, in piena guerra fredda, suscitando le ire dell'alleato americano (e della stessa DC). Fu sempre Mattei che appoggiò i movimenti indipendentisti algerini, in cambio dei pozzi, suscitando altri malumori da parte dei francesi …

Eni è dunque una potenza politico-industriale e anche uno snodo centrale di molte vicende della nostra storia, dal boom, agli anni della P2 (e poi delle P3 e P4), a Tangentopoli, alla ristrutturazione di Mincato, fino ad oggi. Quando, dopo gli anni di Scaroni, dell'asse politico con Putin e Gheddafi (che generò molte tensioni con l'amministrazione americana, come raccontano i cablogrammi usciti con Wikileaks), la nuova gestione di Descalzi sta portando l'azienda verso una sua “terza repubblica petrolifera”.
Parlare di Eni significa parlare di politica estera, geopolitica, strategie energetiche e industriali: ma anche dei tanti lati oscuri emersi nel corso degli anni.
Le tangenti ai partiti della prima repubblica, la pagina buia della morte di Enrico Mattei, precipitato a Bascapè nell'ottobre del 1962, la figura opaca di Eugenio Cefis e i collegamenti con Gelli.
E, ancora oggi, le troppe inchieste di corruzione (alcune ancora da vagliare processualmente) nel mondo: in Algeria, in Nigeria, in Russia, in Kazakhistan.

Per questo è importante questo libro, dedicato al giornalista di Repubblica Peppe d'Avanzo, che ha spronato gli autori a scrivere questa inchiesta dicendo “voi questo libro lo dovete fare”.
Un'inchiesta che spiega da dove nasce l'espressione “Stato parallelo”: azienda Stato che si sostituisce o sovrappone alle funzioni di uno stato. Non è stato semplicemente un lapsus quello di Matteo Renzi, quando ad Otto e mezzo disse: "L'Eni è oggi un pezzo fondamentale della nostra politica energetica, della nostra politica estera, della nostra politica di intelligence. Cosa vuol dire intelligence? I servizi, i servizi segreti".

Tentare di riassumere qui tutti gli aspetti toccati dal libro sull'Eni sarebbe cosa impossibile, tanto è dettagliato e ampio nel riportare dati e cifre della multinazionale, quasi da appesantirne la lettura
Nei capitoli del libro i due autori toccano diversi aspetti, finora inediti della storia dell'Eni, che ci permettono di comprenderne meglio la sua natura di “Stato parallelo”.

A cominciare dagli affari con la Russia, col tentativo da parte della Gazprom di entrare direttamente nel mercato della distribuzione in Italia, attraverso una terza società di Bruno Mentasti (e la Centrez), all'epoca produttore di acqua minerale e amico di Berlusconi. Un accordo passato sopra la testa dell'allora AD Mincato, che limitava le possibilità di rivendere il gas in eccesso poiché Gazprom si sarebbe presentata alla frontiera di Tarvisio e non in Austria. Alla fine l'affare saltò grazie alle rilevazioni dell'Antitrust, sebbene poi Scaroni abbia stipulato accordi a lungo termine con Gazprom, poco vantaggiosi in anni di calo della domanda che oggi Descalzi ha rinegoziato.
C'è la storia, raccontata dagli autori, degli affari nel gas di Berlusconi in Georgia, della spoliazione dei pezzi della Yukos (società petrolifera di un nemico di Putin) comprata dall'Eni e che si presume un favore al monopolista russo Gazprom.
Si racconta anche la storia del campo petrolifero di Chinarevskoye, della Zhaikmunay, già raccontata dal servizio di ReportRitardi con Enidove un dirigente Eni, sotto anonimato, raccontava al giornalista:

«Per favorire i russi, il governo Berlusconi ha svenduto gli idrocarburi in loco, e ha appoggiato il gasdotto
South Stream, così è Gazprom a imporre il prezzo del gas e l’Eni, che appoggiando il gasdotto alternativo Nabucco avrebbe potuto ridurre i prezzi, si è tagliata le palle».

Secondo questa persona : 
«all’ad Paolo Scaroni glielo ha detto Berlusconi, che ha i suoi rapporti con Putin. È una questione geopolitica e di interessi personali: l’Italia ci perde, ma qualche italiano ci guadagna. Esiste una società kazaka chiamata Zhaikmunai controllata dai paradisi fiscali, che ha un piccolo campo di esplorazione in Kazakistan e tira su dei ricavi nell’ordine di un milione di dollari al giorno con margini del 50%. Io chiesi a Eni chi erano i proprietari e mi dissero: occupati del tuo lavoro e non rompere i coglioni. Parlai con dei dirigenti della petrolifera di stato kazaka: mi dissero che in Zhaikmunai si nascondono interessi di politici kazaki e italiani».

Chi?
«Uomini importanti del centrodestra, i soliti. I nomi me li hanno fatti, poi in Eni mi hanno chiaramente detto di stare attento al fuoco amico, quindi io sto zitto».

Gli anni di Tangentopoli e l'epoca di risanamento portata avanti da Bernabè.
Dice Flavio Fiorini, ex direttore finanziario, agli autori:
“Il metodo era di una trasparenza impressionante. I segretari mandavano a Cefis una nota con le richieste di pagamento delle varie correnti, Cefis le vistava il sabato e io il lunedì le portavo ad Arcaini, che girava i soldi ai partiti ..”.

Come tutte le altre aziende dello Stato, anche Eni aveva un presidente espressione dei partiti e un flusso di cassa di ritorno che costituiva finanziamento illecito. Era facile per Eni, avendo dei flussi di cassa verso l'estero, fare del nero che passava poi per finanzieri compiacenti come Pacini Battaglia.
Le tangenti ai partiti arrivavano attraverso la Karfinko di Pacini Battaglia, coi suoi 500 miliardi di fondi neri scoperti dai magistrati di Mani pulite che indagavano sulla maxi tangente Enimont.
La crisi della prima repubblica e gli scandali emersi con Tangentopoli costrinsero Amato ad un cambio di rotta, con la nomina di Bernabè come amministratore, che scelse un CDA fuori dai giochi politici. Sono gli anni del risanamento (la “seconda repubblica petrolifera”), della privatizzazione.
I due autori raccontano che, quando Franco Bernabé diventa AD nel 1993 per bonificarla, allestisce all’interno dell’azienda una “unità di crisi” per “affrontare i problemi” che emergevano con le inchieste giudiziarie, per cercare di prevenire le inchieste giudiziarie e aprendosi così alla collaborazione coi magistrati.

Gli anni dei fondi neri, della P2, Cefis, Gelli.
Mattei stesso si vantava di usare i partiti come i taxi, ovvero li pagava per raggiungere i fini dell'azienda, che non erano l'arricchimento personale, come avvenne poi alla sua morte.
Con la sua morte si capovolse la situazione coi i partiti e i vertici aziendali che usarono l'azienda per i loro fini di potere: il salvataggio di Calvi da parte di Cefis, il sospetto che usò i soldi dell'Eni per la scalata di Montedison,
E poi, il vero ruolo della P2, di cui si sospetta che fosse Cefis il puparo, ben prima di Gelli, le accuse rivoltegli per il tentativo di golpe.
C'è un filo che lega la P2, con le successive P2 e P4: nel corso del libro i due giornalisti citano spesso il nome di Bisignani, uno nella lista di Gelli, persona dalle molte conoscenze nei posti che contano e che spesso viene consultato dai politici quando c'è una nomina da fare.
Questo punto viene sottolineato su Repubblica anche da Alberto Statera: 
“soccorrere gli amici nei guai con la giustizia, controllare l'assegnazione di appalti pubblici, orientare le nomine al vertice di istituzioni e aziende di Stato, condizionare quel che resta della politica, attraverso un network tuttora potente che vede muoversi, accanto ad alti ufficiali e dirigenti collocati in ruoli-chiave, una cupola nella quale con il "figlioccio" Bisignani, compaiono tra gli altri Gianni Letta, l'ex banchiere Cesare Geronzi, Guido Bertolaso e, da ultimo in un ruolo crescente, Denis Verdini”.

Gli anni di Scaroni
Sono gli anni dove cambia l'asse politico dell'azienda, che si sposta dall'AD direttamente nelle mani dell'allora presidente del Consiglio Berlusconi e dove l'Eni deve assecondare i suoi interessi economici e politici. Gli anni dove si stipulano i contratti take or pay, poco lungimiranti e costosi, delle generose cedole staccate all'azionista Stato, del titolo in borsa in calo mentre gli emolumenti dell'AD crescono (nel corso degli anni gli autori stimano in 45ml di euro il totale dei compensi di Scaroni).
L'ossessione per la sicurezza interna, quando la security arrivò ad avere un budget da 20 ml di euro l'anno
Sempre Alberto Statera su Repubblica:
“La sicurezza stessa divenne un affare milionario attraverso la Italgo, di cui era maggiore azionista Francesco Micheli, che aveva lavorato per Cefis alla Montedison, e amministratore delegato Anselmo Galbusera, intimo di Bisignani, che attraverso il faccendiere pregiudicato intercettava commesse nel settore pubblico. Dell'Italgo rimane, come simbolo della grandeur di Scaroni, la "sala di crisi" dell'Eni costata 5,4 milioni di euro e degna del Pentagono. Spiccioli rispetto ai 200 milioni l'anno assegnati al budget delle Relazioni esterne per la fabbrica del consenso o ai 45milioni di compensi ufficiali incassati da Scaroni negli anni trascorsi all'Eni, che sono andati a rimpinguare "The Paolo Scaroni Trust" e il tesoretto piazzato alle Isole Vergini”.

Anche sul versante della comunicazione e delle sponsorizzazioni si caratterizzò la gestione di Scaroni: il budget per questo settore arrivò a 200 ml l'anno, investiti in pubblicità, eventi, spot sulla Rai, anche negli anni della crisi economica (la spesa in pubblicità passò nel 2011 da 52 a 70 milioni).

La terza repubblica petrolifera
Nel 2014 il presidente del Consiglio Renzi nomina, di fatto, il nuovo AD Descalzi, fino a poco prima dirigente nel ramo esplorazione petrolifera: una rottamazione della vecchia gestione o un tentativo da parte di Renzi di mettere una sua persona anche in questa azienda?
Probabilmente entrambe le cose: in questi ultimi due anni Descalzi ha iniziato un'opera di dimagrimento per le spese non ritenute necessarie, come la security e la comunicazione.
Ha cercato di vendere assett che zavorrano i costi come Saipem (un'altra multinazionale che si occupa di lavori di ingegneria non solo per Eni), sta cercando di dismettere il settore della chimica della Versalis, con tutti i rischi per le ricadute occupazionali.

Eni sta tornando ad investire nell'esplorazione e nella ricerca in nuovi paesi dove sia conveniente investire: importante sottolineare come l'asse geopolitico si sia spostato dal nord a sud, verso l'Africa (Egitto e Libia), cercando un'autonomia dalle forniture russe (cui ancora non possiamo fare a meno): Descalzi ha infatti rivisto i contratti take or pay (definiti in un'intervista un cappio al collo), sconfessando di fatto la precedente gestione .

Ci sono le tante, troppe inchieste sulla corruzione: dalla Nigeria, alla presunta tangente pagata per il giacimento OPL 245 (raccontata da un'inchiesta di Report), l'inchiesta sulla Saipem e su una commissione ad una società fittizia, da cui Scaroni è stato prosciolto (perché non sapeva, ma allora perché si è dato da fare per trovare un altro posto al manager poi allontanato?), la storia della Petrolbras in Brasile ….
C'è tutto il filone russo che l'ex manager Mario Reali ha raccontato agli autori: la dismissione della ex Yukos, che si è aggiudicata Eni, il finto audit sulle tangenti in Kazakhistan, il giacimento di Kashagan e le tangenti in Azerbajan ai ras locali (che certo non devono far piacere agli stakeholders).

Ci aspetta un futuro che è difficile da decifrare, imprevedibile: chi si sarebbe mai aspettato, anni fa, il crollo del valore del barile di petrolio? Che lo shale gas avrebbe preso piede, aprendo nuove possibilità?
La precarietà geopolitica nel mondo, specie nelle zone di approvvigionamento delle risorse da parte dell'Eni (la Libia, l'Iraq, la Nigeria e l'Egitto ). Eni deve guardarsi anche dall'aggressività degli stati petroliferi emergenti, dai rischi di sporcarsi le mani nuovamente con dittatori (in Egitto, per esempio).
Il paese ha bisogno di un'Eni forte e competitiva e viceversa, anche Eni ha bisogno alle spalle di una politica che sappia proteggere questa importante risorsa.
Sperando solo che Renzi e Descalzi non compiano gli stessi errori dei loro precedessori nel passato.

I capitoli del libro
Le origini dello Stato parallelo
Tutti gli affari con la Russia
La seconda repubblica petrolifera
Cinquant'anni di fondi neri
Gli intrighi della P2 e i maneggi della P4
Gli anni d'oro della crescita
Il Cane torna al guinzaglio
Servizi segreti e fabbrica del consenso
Il fallimento dei controlli e la corruzione endemica
La Terza Repubblica petrolifera

Alcuni post sul libro:
La scheda del libro su Chiarelettere, il blog di uno degli autori Giuseppe Oddo.

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon.