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27 dicembre 2021

Anteprima inchieste di Report: la manutenzione delle funivie e delle scale mobili, Netflix e la strategia cinese

Report ha deciso di rovinarci la digestione del panettone e di tutto il pranzo di Natale con una serie di inchieste, per la chiusura dell'anno, particolarmente drammatiche come la tragedia del Mottarone e i contagi in Cina. A seguire un'inchiesta sulla manutenzione delle scale mobili e uno sulle smart TV (siamo noi o sono loro a guardarci?).

Una tragedia annunciata

Ha suscitato forti reazioni la strage del Mottarone: 14 persone sono morte nello schianto, per la rottura del cavo, della funivia che portava sulla cima del monte, tra cui due bambini. Forti polemiche suscitò anche lo scontro iniziale tra GIP e PM sulle richieste di arresto. Ma poi, piano piano, la notizia ha iniziato a finire sempre più in fondo, nei giornali e nei TG: al momento siamo nella fase del rimpallo delle responsabilità tra gestore e i tecnici dell'impianto.

Il gestore è tranquillo, Report lo ha raggiunto a casa (in attesa del giudizio della Cassazione sulla richiesta di arresto): “ero tranquillo perché avevo due professionisti che mi seguivano per la parte tecnica e una ditta leader mondiale .. se ci fossero state delle manutenzioni da fare, erano già pagate, perché versavo 150mila euro l'anno alla Leitner.”

La ditta, leader mondiale sugli impianti a fune, ha curato la ristrutturazione dell'impianto e aveva un contratto per la manutenzione straordinaria e ordinaria per 1,656 ml di euro, circa 150mila euro l'anno che prevede un servizio di pronto intervento entro 8 ore.

Ma allora, cosa non ha funzionato? Un ex dipendente della funivia racconta a Report che i controlli fatti dal ministero spesso non funzionano per colpa delle grandi pressioni da parte di chi gestisce questi impianti i quali spesso fanno importanti pressioni ai politici.

L'USIF, l'ente di controlli, fa controlli a calendario a scadenza fissa e altri a sorpresa: ma anche qui un altro dipendente della funivia, in forma anonima, racconta che chi gestiva gli impianti sapeva le date dei controlli, “tante volte li andavamo a prendere pure a Torino, per tenerli buoni li portavamo anche a mangiare.”

Quello era il sistema, spiega l'ex dipendente: un sistema in cui in 3 devono controllare tutti i 200 impianti. Le unità territoriali ora saranno assorbite dall'agenzia nazionale per la sicurezza delle infrastrutture, dovranno controllare autostrade, funivie e ferrovie ma il personale resta lo stesso.

La tragedia del Mottarone si poteva evitare? Chi ha scelto di far funzionare lo stesso l'impianto, con l'uso dei forchettoni (per disattivare i freni di emergenza) ha delle colpe?

La scheda del servizio: CRONACA DI UNA TRAGEDIA ANNUNCIATA di Walter Molino con la collaborazione di Federico Marconi

23 maggio 2021, è passato da poco mezzogiorno, la cabina numero 3 della Funivia del Mottarone precipita nel vuoto. Muoiono 14 persone, l’unico superstite è il piccolo Eitan, 5 anni. È la più grande tragedia mai avvenuta su una funivia. L’inchiesta della Procura di Verbania accerta che la cabina è caduta perché si è spezzata la fune traente e i freni di emergenza risultavano disattivati.

Sono passati sei mesi dalla strage del Mottarone, la cabina numero 3 è stata recuperata solo poche settimane fa con un’operazione spettacolare dei Vigili del Fuoco, ma il collegio dei periti nominati dal Tribunale, che dovranno accertare le cause della rottura della fune, sono appena all’inizio delle loro analisi e hanno già chiesto una proroga di sei mesi.

Ma perché quella fune di acciaio si è spezzata? L’inchiesta di Report approfondisce tutti gli aspetti legati ai controlli e alla manutenzione, sottolineando le carenze di personale e di risorse degli organi statali di vigilanza del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Organi che avrebbero dovuto vigilare anche sui conflitti d’interesse.

Grazie a documenti inediti e testimonianze esclusive, Report ricostruisce anche la storia della concessione pubblica dell’impianto, gestito fin dagli anni ‘70 da società riferibili alla famiglia di Luigi Nerini.

La strategia cinese

Mentre in Italia sono saltati i controlli sui contagi, con la tracciatura dei positivi, in Cina si prosegue con la strategia zero contagi, che passa per l'utilizzo di app e di una organizzazione per la logistica molto ben organizzata: “quando sbarchi in Cina per tre settimane hai contatti esclusivamente con persone coperte da tute bianche. Potresti essere su una stazione orbitante” racconta il giornalista Gabriele Battaglia, inviato a Pechino per la Radiotelevisione Svizzera.

La scheda del servizio: ZERO CONTAGI di Giuliano Marrucci

A quasi due anni dallo scoppio della pandemia, la Cina è rimasta sostanzialmente l'unico paese al mondo a perseguire con determinazione la strategia "zero contagi". Al centro, una serie di app per il tracciamento e una macchina logistica e organizzativa poderosa in grado di avviare in poche ore campagne di test di massa coinvolgendo milioni di persone non appena emerge un focolaio. Seguono lockdown mirati e restrizioni severissime sugli spostamenti, a prescindere se si sia effettuato o meno il vaccino.

La manutenzione delle scale mobili

Una volta costruiti gli impianti per le scale mobili, nelle metropolitane, negli aeroporti, nei grandi centri commerciali, queste vanno seguite con un programma di manutenzione, dietro cui girano milioni di euro, grazie ad appalti della pubblica amministrazione.

Manutenzione che spesso costa più di quanto dovrebbe a discapito della nostra sicurezza.

A Roma questo novembre ha riaperto la fermata della metropolitana di Castro Pretorio, il 24 dicembre ha riaperto quella la fermata del Policlinico ferma da un anno: la motivazione delle chiusura è stata per entrambe la manutenzione delle scale mobili, ma, si chiede nel servizio la coordinatrice di Potere al popolo Margherita Cantelli, “ci vuole effettivamente tanto tempo per cambiare e sostituire queste scale mobili?”

Ci sono stati problemi nel reperimento dei pezzi, spiega l'assessore alla mobilità di Roma, Eugenio Patané (al momento del servizio era assessore da meno di due mesi): sugli impianti ci sono diversi problemi sugli impianti “di traslazione”, quello che si è sbagliato negli anni è stata la programmazione, “tu sai quando un impianto di traslazione arriva a fine vita e tu non devi farlo arrivare a fine vita per programmare la sua manutenzione..”

La scheda del servizio: LE FANTASTICHE 4 di Roberto Persia

Nelle metropolitane di tutto il mondo, nei centri commerciali e negli aeroporti le scale mobili muovono 3 miliardi e mezzo di persone ogni giorno che si spostano su 800.000 impianti. Una volta installate, la partita che si gioca sui bandi delle pubbliche amministrazioni è quella della manutenzione e vale molti milioni di euro. Soldi che dovrebbero garantire la sicurezza dei passeggeri, ma che fanno i conti con la struttura oligopolistica di questo mercato. I ritardi nella fornitura di pezzi di ricambio sono soltanto la punta di un iceberg fatto di medie e grandi aziende che tendono ad assumere un atteggiamento autoprotettivo a discapito della clientela. Così i fermi degli impianti si prolungano e il disagio per l'utenza aumenta.

Chi guarda chi?

Siamo noi a guardare la smart TV oppure è la smart TV a controllare e monitorare noi, tracciando cosa vediamo, sui canali tradizionali o sui canali web, come Netflix?
L'algoritmo di questa piattaforma fa come il commesso di blockbuster che ti consigliava il film successivo dopo che ne avevi finito uno – racconta la giornalista Gina Keating che ha seguito Netflix sin dall'inizio.

“Hanno iniziato col noleggio dei DVD per posta, poi hanno capito che se volevano far fuori la concorrenza dovevano diversificarsi, così è nato il concetto di abbonamento e la possibilità di fare tutto online è stata la ciliegina sulla torta..”
200 milioni di abbonati nel mondo, un fatturato da 7 miliardi di dollari, oggi Netflix è un colosso nel mondo dello streaming: ha imparato a conoscere i gusti del pubblico e questo le permette di capire su quali produzioni investire e come evitare che si disdica l'abbonamento.

L'algoritmo di Netflix sa tutto di noi mentre noi non siamo in grado di sapere quali nostre informazioni sono in possesso di Netflix: quali sono gli show più visti, quanto tempo passano davanti i loro programmi gli abbonati? La mancanza di trasparenza e la riservatezza nel custodire questi dati sono parte del loro business, spiega la giornalista.

La scheda del servizio: SMART TV IS WATCHING YOU di Lucina Paternesi

In Italia ci sono quasi 120 milioni di televisioni, 15 milioni delle quali ormai hanno una connessione a internet. La pandemia ha fatto decollare dotazioni e connessioni digitali e la lunga permanenza in casa ha fatto sì che fosse maggiore anche il tempo trascorso davanti a uno schermo. Con l’arrivo del nuovo digitale terrestre e dei bonus stanziati dal Governo stiamo rottamando le vecchie tv affascinati dalle infinite possibilità offerte dalle piattaforme streaming. Film, serie televisive, documentari, cartoni animati, partite di calcio: l’obiettivo è non spegnere mai lo schermo. Nei laboratori dell’Imperial College, a Londra, Report ha testato ogni funzione e ogni piattaforma per scoprire che tra gli elettrodomestici intelligenti sono proprio le smart tv quelle che più di tutti contattano terze parti, condividono informazioni sensibili e, soprattutto, tracciano ogni nostra attività. Ma cosa sanno di noi queste piattaforme? Siamo sicuri che siamo solo noi a guardare la tv o è lei, ormai, a guardare noi?


12 gennaio 2021

Report – il costo delle mascherine e i dati della pandemia

Quanto paghiamo le mascherine e da dove le compriamo? Secondo l'inchiesta di Report, arrivano ancora dalla Cina e si arriva a personaggi collegati agli scandali di Vatileaks, fino a imprenditori cinesi a Roma.

Nel servizio di apertura Report racconterà quanto sono attendibili i dati riportati sui bollettini del Covid.

Dietro il dato di Antonella Cignarale

Quanto sono attendibili i dati sul Covid?

In Toscana i morti fuori dagli ospedali entrano nelle statistiche dopo, molti dei deceduti per altre patologie, se positivi, sono contati come morti per Covid. Anche in Germania fanno così: significa che abbiamo avuto un surplus di morti?

Bisogna leggere con attenzione i numeri sui posti in terapia intensiva, sui tamponi: se non ben interpretati possono portare a letture false.

In Piemonte hanno contato come tamponi anche quelli rapidi finché, su indicazione del ministero, non sono stati tolti.

Così per mesi al ministero non arrivavano dati omogenei, alcuni solo i tamponi molecolari, il Piemonte la somma dei tesi molecolari e rapidi.

In base ai dati dei positivi e dei contatti rintracciati, si calcola un indicatore che poi determina lo stato di una regione: tra le regioni che sono state più brave a rintracciare i contatti dei positivi c'è la Basilicata, ma la realtà è diversa.

La giornalista ha contattato positivi che non sono stati chiamati per avere i contatti stretti: una situazione che non perturba il direttore dell'ASL di Potenza, “il sistema è rodato”.

Il punto è che i contatti sono segnati su carta e poi, una volta che vengono chiamati, sono portati su file: manca l'organizzazione, sostiene l'ex responsabile della piattaforma per il contact tracing.

Che il tracciamento non funzioni lo dicono dalle “periferie”: mancano medici, le persone non vengono chiamate, dunque il dato fornito dalla regione sembra essere falso.

Non esiste un dato italiano sui contagi familiari, sui contagi sul luogo di lavoro, spiega un'epidemiologa alla giornalista: l'unico dato valido rimane quello dei morti, purtroppo.

Ci sono dati che ancora non sono accessibili: l'associazione “Dati bene comune” ha chiesto di renderli pubblici, per aiutare anche la popolazione ad accettare provvedimenti restrittivi.

La commessa cinese di Rosamaria Acquino

C'è un'indagine per traffico di influenze per cui è indagato Mario Benotti, per l'appalto da 1,2 miliardi di euro di mascherine comprate dalla Cina: in che modo l'imprenditore avrebbe ricevuto un mandato da Arcuri, per comprarle?

Arcuri non ha commentato né risposto alle domande di Report, perché ci sono indagini in corso, per rendere trasparente l'indagine, dice.

A marzo avevamo bisogno di mascherine e maschere per l'ossigeno: Arcuri era anche manager di Invitalia e così si rivolge ad imprese come a quella di Benotti, capo di un'azienda che produce micro componenti elettronici e a capo di un consorzio del settore Optel.

Benotti gira la richiesta ad un amico, l'ingegnere Tommasi che si occupa di marketing per la difesa, ma ha anche contatti con aziende cinesi da cui compreremo più di un miliardo di mascherine.

Le aziende sono la Luokai, costituita 5 giorni prima di stipulare il contratto e la Wenzhou Light: per questi acquisti le aziende cinesi riconoscono una commissione a Tommasi e Benotti.

Arcuri avrebbe contattato Benotti per creare un link tra la struttura commissariale e le aziende cinesi: “con le più grande aziende cinesi”, spiega Benotti alla giornalista.

Ma chi sono queste aziende cinesi? I giornalisti di Report sono andati fino a Wenzhou dove ha sede la Wenzhou Light a cui Arcuri ha commissionato quasi 800ml di euro di mascherine.

Nei confronti dei giornalisti quelli di Wenzhou si dimostrano molto diffidenti, non rilasciano molte informazioni: si capisce però che non fabbricano mascherine, ma sono solo una società di export.

Report è allora andata a visitare una fabbrica che confeziona mascherine poi esportate in tutto il mondo: loro producono per società che fanno export, non sanno a quali paesi arriveranno i loro prodotti – racconta un responsabile.

Sappiamo però che qui in Cina una mascherina costa alla produzione 2 centesimi e sono vendute a partire da 3 centesimi in su: sembra un affare visto che la nostra struttura commissariale le ha pagate 55 centesimi l'una.

Report ha provato a presentarsi come acquirente ma è stato dirottato verso una società di trading: a Wenzhou c'è una delle sedi della Luokai trading, l'altra società a cui Arcuri ha commissionato le mascherine, per 633 ml.

Si trova in un quartiere blindato dove si trovano edifici del partito comunista, dentro un comprensorio dove ha anche sede la corte suprema cinese.

La Luokai trade nasce cinque giorni prima della commessa italiana, mentre la Wenzhou è piena di ingiunzioni di pagamento: sarebbe bastata una semplice visura per capirlo.

Dalla Luokai abbiamo comprato le mascherine a 49 centesimi e le ffp2 a 3,4 euro.

Eurostat ha analizzato le mascherine comprate dalla Cina: noi italiani abbiamo pagato le mascherine di più di altri paesi, come la Spagna. Forse per colpa delle commissioni riconosciute a Tommasi e Benotti?

E' un sospetto confermato da una fonte anonima, che spiega a Report che avremmo pagato dieci volte di più le mascherine, anche a luglio (fuori emergenza), dunque non proprio un affare per il paese.

L'inchiesta per traffico di influenze è partita dalla UIF di Banca d'Italia che ha segnalato questi movimenti (delle commissioni) ai magistrati, anche perché Benotti è persona esposta, avendo avuto rapporti con politici come Prodi, Delrio, Gozi, consulente del sindaco Nardella.

Seguendo il flusso dei 12 ml riconosciuti a Benotti, 9 finiscono alla sua società, la microproducts, gli altri 3 sono finiti alla sua società partecipata.

Quei 12 milioni di euro sono dovuti ai rapporti nel mondo che si è costruito in tanti anni, risponde Benotti. Ma parte della commissione è stata data a Chaoqui, la giornalista coinvolta in Vatileaks: si diceva che la “papessa” avesse dietro i servizi, di certo c'erano personaggi come Bisignani.

Altro personaggio indagato è Daniele Guidi: si era occupato della logistica per l'acquisto delle mascherine, ed è indagato per il crac del credito sanmarinese (CIS), di cui Guidi era socio.

Ma Guidi e Tommasi sono indagati per un'altra commissione, per una operazione di recupero crediti: Guidi e la banca Cis da mandato alla Sunsky per la vendita di un villaggio in Tunisia.

Da questa mediazione Sunsky prende una commissione, da 500mila euro, un investimento che ha suscitato l'attenzione della commissione d'inchiesta sul crac della banca CIS e della banca centrale.

La Sunsky di Tommasi dovrebbe fare marketing per la difesa e invece si occupa di mascherine e di resort: a Milano alla sua sede la giornalista non ha trovato nessuno, nel palazzo alle porte di Milano non l'hanno mai visto.

La commessa più ricca è finita alla Luokai, società costituita cinque giorni prima del contratto: Report ha scoperto, seguendo il filo delle società e delle utenze telefoniche, che dalla Cina si arriva ad un manager che si chiama Cai Zhongkai, conosciuto in Italia, il cui genero Yu Hui lavora a Roma ed è stato coinvolto in una inchiesta della DDA.

Si poteva fare un controllo sulle società a cui si è dato l'appalto?

La società di Zhongkai dovrebbe avere sede a Roma, in un magazzino: la giornalista ha provato prima a fare domande alle persone che lavorano in questo magazzino, senza avere troppe informazioni.

La giornalista è andata in un'altra sede riferibile a Zhongkai, a Roma in piazza Vittorio, in un negozio dentro cui ha trovato il figlio di Yu Hui: il padre e Zhongkai non sono più in Italia ma sono andati in Cina, sarebbero partiti proprio nel periodo in cui sono stati sequestrati i cellulari di Guidi e Tommasi.

Il giorno dopo nel negozio si presenta una scena diversa: ci sono due signore che sorseggiano il te, che non sanno niente, che sono arrivate ieri.

Altra domanda per Arcuri: la struttura commissariale ha fatto controlli sulle società coinvolte?

La struttura controlla il venditore, che sia una persona perbene, che possa garantire la commessa. Arcuri tira in ballo anche il codice degli appalti e la commissione che ha valutato l'appalto.

Arcuri ha ricevuto le informazioni raccolte da Report: la storia del negozio che un giorno è del figlio di Yu Hui, che porta alla Luokai, e il giorno dopo no.

Report ha raccontato la storia di un imprenditore, Pier Luigi Stefani, che aveva proposto ad Arcuri l'acquisto di mascherine dalla Corea a 70 centesimi, da aprile a dicembre, per un totale di 100ml di pezzi.

Stefani, che non si era proposto come intermediario, ha passato la proposta ad Assolombarda, alla regione Toscana e al senatore di FI Mallegni che a sua volta trasmise il tutto ad Arcuri, Borrelli, Conte. Da Arcuri non ricevette alcuna risposta, dopo il 19 marzo.

Il non aver affidato questi acquisti alle gare ha avuto un costo:

“fare una gara sarebbe stato complicato in quel momento poiché c'era un'emergenza, ma lo Stato in quel caso deve comportarsi come imprenditore, un commissario straordinario dovrebbe fare quello che avrebbe fatto qualsiasi imprenditore, prende un aereo e va a trattare in Cina ..” - ha risposto Stefani che poi aggiunge

“alla fine vince sempre il criterio dell'amico dell'amico perché questo signore di cui si parla [Benotti] era amico di Arcuri .. Arcuri ha bisogno di un amico per avere contatti con aziende a cui si danno 1 miliardo e 100 milioni?”.

In Italia, nel periodo dell'emergenza, si è anche pensato a riconvertire aziende italiane alla produzione di dispositivi, per essere indipendenti rispetto a i fornitori stranieri.

Il commissario Arcuri coinvolge la sua Invitalia assegnando un finanziamento a fondo perduto di 50ml a 130 aziende di cui una ottantina si riconverte per produrre mascherine: è una delle misure contenute nel decreto Cura Italia.

Sarebbe dovuto essere un contributo a fondo perduto, ma non sempre è stato così: Maurizio Corazzi responsabile ricerca e sviluppo della Alter Eco di Tivoli a spiegato che si doveva completare il progetto entro 15 giorni, ma avendo loro comprato i macchinari nel periodo del lockdown, si è bloccato tutto.

Potrebbero produrre 50mila mascherine al giorno ma in questo momento sono bloccati, perché la protezione civile potrebbe arrivare in qualunque momento a prendersi i dispositivi per cui l'azienda si era impegnata. La Alter Eco ha preso 350mila euro ma non ha mai avuto un ordine dalla struttura commissariale: insieme ad altre venti aziende che si sono riconvertite per fare dispositivi, a maggio ha scritto ad Arcuri chiedendo un accordo per la fornitura. Il commissario risponde che per legge non può prendere impegni coi futuri fornitori.

Così ora Alter Eco dovrà restituire il prestito e vendere le mascherine all'estero: perché in Italia, si sono resi conto dalla Alter Eco, girano solo quelle cinesi.

Strano perché Arcuri ha scritto a Report spiegando come da luglio non compriamo più nulla dall'estero e nemmeno dalla Cina. Ma sullo stesso sito del commissario sono riportati acquisti dall'estero a settembre: l'ultima settimana di novembre arriva un sms alla giornalista in cui si parla di un volo Neos dalla Cina con 40 tonnellate di dispositivi, notizia poi confermata dal responsabile delle dogane dell'aeroporto di Fiumicino, che spiega come a Malpensa continuino ad arrivare dispositivi dalla Cina anche in questa seconda fase.

Le mascherine chirurgiche le produciamo in casa, invece: sono state prodotte anche dalla FCA che ha ricevuto 748ml dallo Stato, per mascherine pagate 12 centesimi e realizzate alla Mirafiori di Torino.

Ma, dicono gli operai stessi, si sfaldano e “fanno schifo”, queste mascherine realizzate con prodotti dalla Cina, che sono finite anche nelle scuole ai bambini: insegnanti e genitori hanno segnalato il problema su un centinaio di queste mascherine che puzzavano di copertone.

Erano mascherine con su scritto “presidenza del Consiglio dei ministri”, dunque la gente si fidava: anche FCA garantisce che queste mascherine sono sicure.


Nessuna di queste che ha preso soldi pubblici per produrre dispositivi ha risposto a Report dando i numeri delle mascherine prodotte. Domande che non piacciono, “che brutta modalità che avete” chiude l'intervista un responsabile di Marobe, che ha preso la produzione assieme alla Triboo, ma a luglio la produzione è cessata: le persone che ci lavorano dicono che le mascherine non erano a norma.

La cosa strana è che Triboo è una società che si occupa di digitale, ma dentro cui si trova l'ex il braccio destro di Arcuri e un membro dell'associazione Italia Cina.

I banchi nelle scuole.

Ci sono scuole dove, questo autunno, non erano ancora arrivati i banchi monoposto dell'appalto fatto da Arcuri: alcune di queste aziende hanno avuto dei ritardi nella produzione di questi banchi, perché si è partiti troppo tardi.

Abbiamo speso 325 ml e parte di questi fondi sono finiti per le sedute innovative, i banchi autoscontro, dove i ragazzi ci giocano, e questo è un problema in più per gli insegnanti.

Per di più i banchi, una volta arrivati al liceo di Roma ad ottobre, non erano certificati: toccava agli insegnati farlo, dice il bando.

Una delle società vincitrici dell'appalto era la Nexus, che è stata poi esclusa dalla struttura commissariale. La Nexus ha sede nello stesso ufficio del commercialista Proteo, che è stato indagato per illeciti tributari. L'esclusione deriva da queste storie?

11 gennaio 2021

Anteprima delle inchieste di Report: gli appalti Covid, i dati della pandemia e gli youtuber

“Ma perché paghiamo le mascherine molto più le mascherine di quello che pagano altri paesi?” questa la domanda a cui il servizio di Rosamaria Aquino cercherà di dare risposto.

Poi un servizio sugli youtuber, infine come regioni e ministero gestiscono i dati dalle aziende sanitarie sul covid.

Il business delle mascherine

Nei primi mesi della pandemia avevamo bisogno di mascherine e così il governo ha deciso di passare attraverso un commissario, cui affidare questi acquisti che per lo più sono stati fatti senza gara.

Ma nella fretta è successo che li abbiamo pagati di più di quanto li hanno pagati altri, perché in Italia non avevamo nemmeno più una filiera capace di produrre questi dispositivi e siamo così dovuti andarli a cercare all'estero.

Passando anche attraverso intermediari, tra il commissario Arcuri e delle aziende cinesi: “il più grande consorzio cinese” assicura uno di questi personaggi, Mario Benotti proprietario della Micriproducts SRL e presidente del consorzio Optel.

Ma chi sono queste aziende cinesi? I giornalisti di Report sono andati fino a Wenzhou dove ha sede la Wenzhou Light a cui Arcuri ha commissionato quasi 800ml di euro di mascherine.

Nei confronti dei giornalisti quelli di Wenzhou si dimostrano molto diffidenti, non rilasciano molte informazioni: si capisce però che non fabbricano mascherine, ma sono solo una società di export.

Report è allora andata a visitare una fabbrica che confeziona mascherine poi esportate in tutto il mondo: loro producono per società che fanno export, non sanno a quali paesi arriveranno i loro prodotti – racconta un responsabile.


Sappiamo però che qui in Cina una mascherina costa alla produzione 2 centesimi e sono vendute a partire da 3 centesimi in su: la nostra struttura commissariale le ha pagate 55 centesimi l'una.

Report ha provato a presentarsi come acquirente ma è stato dirottato verso una società di trading: a Wenzhou c'è una delle sedi della Luokai trading, l'altra società a cui Arcuri ha commissionato le mascherine, per 633 ml. Si trova in un quartiere blindato dove si trovano le sedi del partito comunista, dentro un comprensorio dove ha anche sede la corte suprema cinese.

Facendo una semplice visura, Report ha scoperto che la Luokai trading viene creata cinque giorni prima della commessa italiana. Mentre l'altra, la Wenzhou lighit, è piena di ingiunzioni di pagamento.

Siamo sicuri che fossero le aziende (o le aziende di trading) a cui ci siamo rivolti, fossero le migliori?

Oggi Benotti, assieme a Daniele Guidi e Andrea Tommasi è indagato per traffico di influenze, proprio per questa operazione e per le provvigioni prese da queste due aziende cinesi.

C'è un'altra mediazione in cui quest'ultimi sarebbero sotto osservazione dal Tribunale di San Marino : si tratta della mediazione per l'acquisto di un villaggio turistico in Tunisia (che ha un valore di 20ml di euro), con crediti concessi dalla banca CIS in modo poco trasparente.

In Italia, nel periodo dell'emergenza, si è anche pensato a riconvertire aziende italiane alla produzione di dispositivi, per essere indipendenti rispetto a i fornitori stranieri.

Il commissario Arcuri coinvolge la sua Invitalia assegnando un finanziamento a fondo perduto di 50ml a 130 aziende di cui una ottantina si riconverte per produrre mascherine: è una delle misure contenute nel decreto Cura Italia.

Sarebbe dovuto essere un contributo a fondo perduto, ma non sempre è stato così: Maurizio Corazzi responsabile ricerca e sviluppo della Alter Eco di Tivoli a spiegato che si doveva completare il progetto entro 15 giorni, ma avendo loro comprato i macchinari nel periodo del lockdown, si è bloccato tutto.

Potrebbero produrre 50mila mascherine al giorno ma in questo momento sono bloccati, perché la protezione civile potrebbe arrivare in qualunque momento a prendersi i dispositivi per cui l'azienda si era impegnata. La Alter Eco ha preso 350mila euro ma non ha mai avuto un ordine dalla struttura commissariale: insieme ad altre venti aziende che si sono riconvertite per fare dispositivi, a maggio ha scritto ad Arcuri chiedendo un accordo per la fornitura. Il commissario risponde che per legge non può prendere impegni coi futuri fornitori.

Così ora Alter Eco dovrà restituire il prestito e vendere le mascherine all'estero: perché in Italia, si sono resi conto dalla Alter Eco, girano solo quelle cinesi.

Strano perché Arcuri ha scritto a Report spiegando come da luglio non compriamo più nulla dall'estero e nemmeno dalla Cina. Ma sullo stesso sito del commissario sono riportati acquisti dall'estero a settembre: l'ultima settimana di novembre arriva un sms alla giornalista in cui si parla di un volo dalla Cina con 40 tonnellate di dispositivi, notizia poi confermata dal responsabile delle dogane dell'aeroporto di Fiumicino, che spiega come a Malpensa continuino ad arrivare dispositivi dalla Cina anche in questa seconda fase.

Report racconterà la storia di un imprenditore, Pier Luigi Stefani, che ha proposto ad Arcuri l'acquisto di mascherine dalla Corea a 70 centesimi, da aprile a dicembre, per un totale di 100ml di pezzi.

Stefani che non si era proposto come intermediario, ha passato la proposta ad Assolombarda, alla regione Toscana e al senatore di FI Mallegni che a sua volta trasmise il tutto ad Arcuri, Borrelli, Conte.

Da Arcuri non ricevette alcuna risposta.

Il non aver affidato questi acquisti alle gare ha avuto un costo:

“fare una gara sarebbe stato complicato in quel momento poiché c'era un'emergenza, ma lo Stato in quel caso deve comportarsi come imprenditore, un commissario straordinario dovrebbe fare quello che avrebbe fatto qualsiasi imprenditore, prende un aereo e va a trattare in Cina ..” - ha risposto Stefani che poi aggiunge “alla fine vince sempre il criterio dell'amico dell'amico perché questo signore di cui si parla [Benotti] era amico di Arcuri .. Arcuri ha bisogno di un amico per avere contatti con aziende a cui si danno 1 miliardo e 100 milioni?”.

La scheda del servizio: GLI SMASCHERATI di Rosamaria Aquino con la collaborazione di Norma Ferrara e Edoardo Garibaldi

Dall’inizio della pandemia gli appalti per l’acquisto di dispositivi di protezione sono stati affidati dal Commissario per l’emergenza coronavirus quasi sempre senza gara, anche per grandi importi. Come è andata? Parallelamente agli acquisti all'estero e in particolare dalla Cina bisognava creare una filiera nazionale di produzione, l’Italia ci è riuscita? Dalle aziende cinesi da cui sono state comprate mascherine a prezzi altissimi, alle imprese del Cura Italia, fino al maxi appalto Fca, il viaggio di Report tra mediatori diventati milionari e mascherine cinesi che l’Italia non compra più, ma ancora arrivano negli aeroporti della penisola.

Chi lavora in diretta video

Giuliano Marrucci si è specializzato nell'analisi delle piattaforme social: questa volta è il turno di Youtube e del concorrente di Amazon, Twitch, usate dai gamer, appassionati di giochi che condividono con altri le loro performance.

Perché con youtube si può anche guadagnare, PewDiePie lo youtuber più famoso, ne è l'esempio: ha iniziato 10 anni fa caricando video mentre giocava, oggi la sua pagina ha 108 ml di iscritti e afine 2020 si stima che abbia guadagnato poco meno di 60 ml di dollari.

Favij è italiano e ha iniziato a giocare ai videogiochi su youtube nel 2012, il suo canale ha poco meno di 6ml di iscritti, miliardi di visualizzazioni dei suoi video che gli avrebbero fatto guadagnare circa 2ml di dollari.

Ce ne sono altre decine di youtuber famosi in Italia, ragazzi come St3pny, che sfornava video a dozzine ma non aveva aperto la partita iva e così la finanza gli ha fatto visita, contestandogli un'evasione da 600mila euro di ricavi non dichiarati e 900mila euro di iva non pagata per tutto il suo volume d'affari (“il contribuente non faceva dichiarazioni ai fini iva” spiega l'ufficiale della finanza).

E' stata la prima indagine della finanza ad uno youtuber, un ritardo che ci potrebbe costare svariati milioni, esiste un limite nella retroattività con cui si può indagare, che è di cinque anni. Gli altri anni di guadagni non dichiarati ce li siamo persi.

Giuliano Marrucci ha intervistato altri ragazzi che lavorano su queste piattaforme, come Sara Setanizzi una delle influencer più famose che è stata la prima a sbarcare su Twitch dove “lavora” dal lunedì al sabato dalle 14 alle 19, più due serate a settimana dove invece che di giochi si parla di libri e giochi di ruolo. Sono sei, sette ore di streaming al giorno, un lavoro, oltre a tutto ciò che sta dietro, come le collaborazioni con le aziende. Non c'è tempo per fermarsi, nemmeno per prendersi delle vacanze.

Un altro ragazzo che vive sulla piattaforma è Wesley Josuè Caideco Luque (“Los amigos”): fa lo streaming da un loculo di pochi metri quadrati dove sono condensati cucina, studio e camera da letto.

Per fare streaming questi ragazzi devono fare parecchi investimenti: lo spiega Roberta Sorge: nella sua camera ha due postazioni, dove fa giochi e disegno, perché questa ragazza non gioca ma disegna le emoticon in diretta e c'è chi se la guarda per tre quattro ore al giorno.

“E' un tipo di interazione anche questa, una cultura dove non siamo passivi ma in mano a persone vere, dove tu puoi scegliere se guardare o meno, ma puoi anche dirgli io sono d'accordo .. cosa ne pensi di questa cosa? Secondo me è rivoluzionario”

Persone che stanno collegati anche per cinque ore al giorno sulla piattaforma di Amazon, per seguire il lavoro di queste persone

La scheda del servizio: IN DIRETTA di Giuliano Marrucci con la collaborazione di Eleonora Zocca

Sono passati dieci anni da quando PewDiePie, il più famoso youtuber al mondo caricava la sua prima clip che lo riprendeva mentre giocava ai videogiochi. Oggi i suoi video sono stati visti circa 26 miliardi di volte e si stima che a fine 2020 abbia guadagnato poco meno di 60 milioni di dollari. Il gaming è un settore in continua crescita che ha esplorato, negli anni, nuove forme di espressione. Di recente abbiamo assistito a un esodo di influencer che da Youtube sono passati al meno noto Twitch. Con il 90% delle ore complessive di livestreaming, la piattaforma di proprietà di Amazon non ha rivali nel settore. Report ha provato a ricostruire i motivi del successo creando un canale ad hoc, e ha individuato le numerose lacune finanziarie che ancora affliggono il settore del gaming. Quanti soldi ha perso l’erario italiano per non aver creato un codice Ateco rivolto agli streamer?

L'analisi dei dati sulla pandemia

Per contenere l'epidemia e per uscire il prima possibile da questa emergenza servono i vaccini e serve anche il tracciamento dei contagi.

Il che significa raccogliere dati sui contagiati dal territorio e poi saperli elaborare: la perdita o la mancata comunicazione di contagi può causare lo sviluppo in una determinata zona.

Il primo problema è che se le persone non vengono tracciate, continuano ad andare in giro a frequentare la comunità pur avendo la possibilità di essere loro stesse contagiose – spiega il direttore de Diritti di cittadinanza per la Toscana.

In questa regione a partire dal numero dei positivi e dal numero dei positivi la regione calcola la sua capacità di tracciamento e la comunica all'ISS: questo è uno dei dati che serve per valutare lo scenario di rischio di ciascuna regione.

Mentre invece il dato che attesta se effettivamente i contatti possono aver contratto il virus siano stati ricercati non viene richiesto.

Se una regione ha fatto il 100% vuol dire che ha parlato con tutti i contatti: tra le regioni che lo hanno fatto, c'è la Basilicata, significa che per tutti i positivi si riesce a ricostruire la catena dei contatti, “è quello che ci dicono dalle periferie” spiega il responsabile della task force regionale Ernesto Esposito.

Ma a report dalle periferie arrivano altre indicazioni: persone positive al covid che non sono state contattate e che lamentano della “sindrome dell'abbandono”, cioè lasciate sole dopo anche 14 giorni.

Per l'assessore alla salute se i positivi al covid non sono contattati non è una responsabilità del dipartimento regionale competente ma dei medici addetti al tracciamento.

Insomma, la regione Basilicata e l'assessore Leone, darebbero all'ISS dei dati non veri.

C'è poi lo scontro tra regioni e ministero sui test rapidi che le prime vorrebbero fossero equiparati ai tamponi molecolari.

In Emilia Romagna comunicano il dato dei tamponi molecolari, mentre il Piemonte ha conteggiato tra i tamponi anche i test antigenici rapidi fino a quando è intervenuto il ministero della Salute per correggere il calcolo e così il numero dei tamponi effettuati per la regione Piemonte è drasticamente diminuiti da un giorno all'altro, più di 220mila test sono stati cancellati.

“Perché dare solo una parte, visto che tutti e due tamponi sono usati per diagnosticare i dati?” è stata la risposta dell'assessore all'emergenza covid Marnati.

Che si dicono stato e regioni durante la conferenza, dunque, visto che non si riesce nemmeno a decidere che dati raccogliere e inviare, per avere poi una lettura omogenea a livello nazionale?

Il Piemonte si dunque uniformato alle altre regioni ma così non vengono conteggiati nemmeno i positivi individuati coi test rapidi, così il 29 dicembre nel bollettino regionale c'erano 920 positivi mentre su quello nazionale erano 840.

In pratica, racconta la giornalista, i positivi che leggiamo sui bollettini non sono tutti quelli individuati in regione.

Quanto ci possiamo fidare di questi bollettini?

Ci sono deceduti Covid che non vengono censiti, alcuni morti censiti nei bollettini giornalieri sono in realtà deceduti nei giorni precedenti: in Toscana per esempio, per raccogliere i morti sul territorio c'è un iter più lungo, così possono rientrare negli elenchi successivi del giorno del decesso.

I decessi Covid registrati in Italia sono oltre 70mila, ma su approfondimenti fatti su solo 5000 cartelle cliniche di positivi Covid morti fino a maggio, l'ISS ha stabilito che nell'89% dei casi la causa della morte è il Covid e nel restante 11% sono altre patologie.

La scheda del servizio: DIETRO IL DATO di Antonella Cignarale con la collaborazione di Marzia Amico

Per monitorare l’impatto dell’epidemia da Sars-Cov-2 viene rilevata quotidianamente una mole di dati dalle aziende sanitarie locali che però non sempre viene trasmessa con completezza alla Regione. Altri dati raccolti invece a livello regionale, seppur preziosi, non vengono inviati ai vertici nazionali. E a oggi non c’è un dato solido nazionale sul rischio di trasmissione di contagio nel momento in cui ci si esponga a un caso positivo in ambito familiare, lavorativo o ricreativo. Se non pubblicato nella sua completezza, il dato offre una marginale lettura della situazione pandemica, finanche fuorviante. Se dal bollettino giornaliero la diminuzione di ricoveri in terapia intensiva può sembrare una buona notizia, in realtà non si sa se i posti letto liberati sono di pazienti dimessi o deceduti. E il dato dei decessi Covid come viene calcolato?

Tutte le anticipazioni sono state prese dalla pagina FB e dall'accout Twitter di Report