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23 dicembre 2019

Le emergenze ambientali (che non si vedono sempre) - la terra dei fuochi

Oltre alle Sardine, a Salvini, alle tasse che non piacciono ad Italia Viva, alla guerra per le concessioni, alle grida manzoniane contro il giustizialismo, c'è tutto un mondo fuori.
Per esempio l'emergenza ambientale, di cui si parla solo quando piove per più giorni e vengono fuori tutti i problemi del nostro territorio, da Venezia alla Costa Amalfitana.
Oppure l'emergenza ambientale in Campania, nella Terra dei fuochi, quella zona dello Stato italiano dove lo Stato sembra incapace di far valere la legge, dove le famiglie che vi abitano godono di meno diritti delle altre.

Ne parlerà stasera Report, con un servizio di Bernardo Iovene di cui è uscita una anticipazione sul Fatto Quotidiano:
“L’esercito sta là, 250 uomini senza poteri di polizia giudiziaria, stanno a fare gli spaventapasseri e davanti ci sono le carcasse di auto rubate e poi bruciate, i frigoriferi, il rame, gli scarti tessili e quelli di pellame, tutto bruciato”. Si intitola La terra dei ciechi la puntata di Report, in onda stasera, dedicata all’area tra Napoli e Caserta dove vivono circa 3 milioni di persone. Novanta paesi che abitualmente respirano i fumi degli incendi di rifiuti: un veleno continuo. Nell’ultimo anno i roghi sono aumentati del 30%, un’emergenza che non si ferma: durante i mesi estivi la redazione di Report ha ricevuto decine e decine di nuove segnalazioni. Nel servizio, Bernardo Iovene mostra come nulla sia cambiato nonostante “il commissario, i droni, l’esercito, la cabina di regia e il patto d’azione”. Nel 2013 il Ministero dell’Interno, la regione Campania, prefetture e altri enti siglano il “patto per la terra dei fuochi”. 
Una task force inutile, al punto che cinque anni dopo viene varato il “piano di azione per il contrasto dei roghi dei rifiuti” a cui aderiscono sette diversi Ministeri coordinati da due cabine di regia. “Per le forze in campo sembra un piano di guerra e ci siamo chiesti allora chi la stia vincendo questa guerra” sottolinea il conduttore Sigfrido Ranucci. La risposta è poco consolante come testimoniano i diversi attivisti del territorio intervistati: Angelo Ferrillo, la “sentinella integerrima”, Giovanni Papadimitri del comitato Basta roghi o Biagio D’Alessandro che documenta ogni incendio. Decine e decine di video pubblicati, decine di segnalazioni con ora e luogo. Iovene prosegue: “La corruzione nella pubblica amministrazione è l’altra causa della devastazione di questi territori. La polizia municipale è quella più esposta, ad Arzano in provincia di Napoli ci sono 9 vigili urbani sospesi tra ufficiali e sottoufficiali”. Arzano è un comune sciolto per mafia due volte in tre anni: in pieno centro i rifiuti bruciano ovunque, vengono sequestrate strade intere ma non basta. In questo territorio dimenticato se piove è una fortuna, perché l’alternativa è respirare fumi tossici. 
Una legge regionale del 2013 ha stanziato 7 milioni di euro per i comuni che presentavano progetti per la video sorveglianza e riqualificazione ma dopo sei anni sono stati spesi in tutto 3 milioni, solo 34 comuni dei 90 della terra dei fuochi si sono presentati. “Per i sindaci sono inutili? O preferiscono gli occhi chiusi? È la fotografia di una patologia, quei rifiuti sono in gran parte di un’economia illegale, piccoli artigiani, tessili, carrozzieri, meccanici che lavorano in nero. E che in nero pagano la filiera attrezzata a smaltire le loro scorie. Se non contrasti l’economia a monte fa i rifiuti illegali a valle” chiosa Ranucci. Esistono oltre 3500 siti di rifiuti abbandonati e bruciati, a nord di Napoli segnalati per la maggior parte da cittadini. Tutti segnalano ma nessuno rimuove. “Festeggiamo dieci anni da quando è stata decretata per legge la fine dell’emergenza, ve ne siete accorti?” domanda sarcasticamente Domenico Airoma, procuratore aggiunto tribunale Napoli Nord. Report non risparmia critiche nemmeno al ministro dell’Ambiente Sergio Costa, accusato di non mettere in pratica i proclami del passato.

04 settembre 2018

Acqua perduta – le inchieste di Presa diretta

Le inchieste di Presa diretta accompagneranno l'autunno più caldo della storia italiana: per questo prima del reportage sull'acqua pubblica, c'è stata l'intervista al vice presidente Di Maio.

In collegamento da Foggia, dove si è occupato di caporalato (argomento di cui la stessa Presa diretta si è occupata) ha risposto alle domande di Iacona: cominciando dal contrasto al lavoro nero, con un nuovo nucleo di ispettorato.
Non basterà la repressione ma servirà potenziare anche i centri per l'impiego.

I dati dell'Istat certificano un peggioramento della percezione del futuro da parte degli italiani: conti pubblici, spread, fuga degli investimenti stranieri, la crescita che rimane flebile.
Cosa vuole fare il governo per rendere l'Italia un paese credibile?

La nostra economia crescerà e gli investitori torneranno: questo governo ha tanti nemici – la risposta di Di Maio. E' un obiettivo mal posto lo spread e gli investitori, si governa per i cittadini. Flat tax, reddito di cittadinanza non sono propaganda ma promesse fatte ali italiani: quando realizzeremo queste riforme torneranno gli investitori, noi governiamo solo da pochi mesi ..

Per andare dietro i giudizi delle agenzie di rating non accoltelliamo i cittadini: che senso ha sfidare i mercati? Dagli investitori arrivano gli stipendi degli italiani tra cui anche il suo.

È la prima volta che c'è un governo che mette al centro i cittadini, nel passato si metteva al centro le agenzie di rating e i vincoli europei.
E questi ci chiedevano precarietà.
L'Italia ha i soldi da investire, ma siamo entrati in una spirale per cui se si dovesse scegliere tra un ospedale e i vincoli europei, noi sceglieremo i cittadini. Allora meglio tornare a quelli di prima. Non si governa per far piacere un'agenzia di rating.

Adesso stanno prendendo forma i tre cardini della manovra: flat tax, reddito di cittadinanza e riforma delle pensioni. Le vedremo tutte assieme?

Faremo degli incontri nel governo per capire quanti soldi servono per le tre riforme: vorremmo portarle in porto tutte e tre nel 2019; per me la priorità sono i 5 ml di poveri da aiutare col reddito di cittadinanza, che non significa lasciare una persona sulla poltrona con uno stipendio dallo Stato.

Il nostro strumento è una manovra economica: chiederemo a questa persona del lavoro per il comune, in cambio di uno stipendio che costerà qualche miliardo. Queste persone poi spenderanno e creeranno reddito.

Iacona ha evidenziato poi un aspetto di questa manovra espansiva: cioè che funzionerà solo se la crescita sarà alta, mentre le previsioni non sono così positive: il PIL dovrebbe crescere di 5-6 punti l'anno.

Di Maio ha risposto che è questa l'unica possibilità per rilanciare le agenzie per l'impiego, per dare un lavoro alle persone, taglieremo tutto il resto ..

Attenzione anche a tagliare i rimborsi che servono, la Naspi – ha ribattuto Iacona: non siamo all'anno zero.

Ma sono stati tagliati i diritti sul lavoro in questi anni, in nome del Dio rating.

Parliamo di acqua pubblica: dove troviamo i soldi per il ciclo virtuoso dell'acqua pubblica, stimati in 25 miliardi?

La prima stella delle 5 stelle è quell'acqua pubblica: i soldi non li stiamo trovando oggi nel privato, i soldi che oggi si prende il privato saranno usati dal pubblico per fare manutenzione.
Dismetteremo anno dopo anno, con un piano, tutti i contratti in essere: l'acqua è un bene comune e non può essere sottoposto alle logiche di profitto.

Al Sisi ha detto veramente che “Regeni è uno di noi”?

Credo che Al Sisi intendesse che al prossimo incontro tra le procure c'è tutto l'interesse da parte loro per arrivare alla verità su Giulio Regeni.
Avere buoni rapporti con l'Egitto e Al Sisi è necessario per arrivare ad una verità sul caso Regeni.

Rimane il fatto che Giulio Regeni è stato rapito e torturato proprio perché c'è il regime di Al Sisi in Egitto: pensare che questo regime ci consegnerà i colpevoli è irreale.

L'inchiesta di Presa diretta: acquarubata

Al comune di Reggio Calabria la dispersione, misurata, di acqua è attorno al 50%, eppure Reggio non se lo può permettere perché nei quartieri, d'estate, l'acqua arriva con le autobotti.
E così i cittadini si sono dovuti organizzare, arrangiandosi.

Quest'anno, grazie a 5 ml di fondi regionali, stanno riparando per la prima volta le condotte marce, che dovevano essere dismesse anni fa.
Per anni si è intervenuto per anni senza un piano, per sostituire vecchi tubi, per razionalizzare le condotte: uno spreco di soldi e di acqua.

D'altronde la centrale di controllo dell'acqua, costata 8 ml di euro, è oggi abbandonata, dopo l'inaugurazione di Berlusconi.
Ma era più importante il taglio del nastro più che il controllo.

I serbatoi sono stati costruiti 10 anni fa ma non sono mai andati in funzione: servivano a raccogliere l'acqua ed erogarla quando serviva. Oggi sarebbe importante attivarli: così negli anni si sono spremute le falde, che man mano si riempivano di sale.
E così si è dovuto spendere anche per l'impianto di desalinizzazione: sprechi su sprechi di soldi pubblici.

La diga del Menta è un altro spreco: dopo 50 anni dalla sua idea, oggi è pronta, manca solo l'impianto di potabilizzazione e, a breve, l'acqua del Menta potrebbe arrivare nelle case di Reggio.

Il sindaco Falcomatà ha raccontato a Iacona una situazione di sprechi, di allacci abusivi, di bollette non pagate, investimenti pubblici non utilizzati.
Questioni che le amministrazioni passate non avevano mai affrontato: si punta molto sul telecontrollo, per una gestione efficiente della rete idrica.

Ma Reggio Calabria non è un caso isolato: Sorical è la società che offre l'acqua a centinaia di comuni, spiegano che lo spreco di acqua in Calabria arriva al 60 %.
A Cosenza lo spreco per le perdite arriva al 63%: così assieme al comune hanno deciso di interrompere l'erogazione, per risparmiare acqua.
Hanno sostituito i tubi e così hanno cercato di ridurre le perdite, cioè i soldi sprecati: sono passati dal 63% di perdite al 35%, un bel passo in avanti.

In Italia perdiamo il 41% di acqua che mettiamo nelle reti idriche: uno spreco che non possiamo accettare.
9 regioni su 20 dal Friuli alla Calabria, sprecano male l'acqua pubblica.
Tanto è vero che in questa regione del sud, la Calabria, la gestione dell'acqua è sull'orlo del fallimento.

La Sorical è in liquidazione dal 2012, per le bollette non pagate, con tasse di evasione che superano il 50%: significa meno soldi per gli investimenti e per ammodernare la rete.
L'invaso dell'Araco, di proprietà della Sorical, ha un bacino di 35ml di metri cubi di acqua: serve 400mila cittadini, almeno dovrebbe visto che la sua acqua non la usa nessuno.
Per molti abitanti dei paesini attorno l'acqua dell'Araco non va bene per lavarsi né per bere.
Nel 2011 nelle tubature compare acqua scura: parte un'inchiesta da parte della procura di Vibo, che ha portato al processo ai vertici della Sorical per avvelenamento, processo che oggi rischia la prescrizione.

Perché non si usa quest'acqua? Hanno ragione i cittadini a non fidarsi di quest'acqua?
È colpa delle reti idriche oppure è l'acqua dell'invaso che non è pulita?

C'erano reti che perdevano e c'era anche poca cura nell'invaso, l'acqua dell'invaso era controllata con poca frequenza – ha spiegato il procuratore di Cosenza
Oggi il controllo di potabilizzazione è fatto giornalmente: Sergio Pelaia, giornalista ha mostrato a Iacona alcuni documenti usati dall'accusa contro Sorical, uno dove si parla delle sostanze cancerogene, dei composti, trovati nell'Araco e la nota tecnica della Sorical sui vegetali ai margini dell'invaso causa dell'inquinamento.

L'istituto superiore della sanità ha stabilito che quell'acqua è potabile: ma quel colore da dove arriva? L'acqua rimane potabile nei limiti, ma i problemi della rete portano poi a quel colore color ferro che crea diffidenza dei cittadini di Vibo e dei comuni limitrofi.
Sono 35 ml di acqua che non sono usati.

Il presidente della regione Oliverio è favorevole al ritorno al pubblico: Sorical deve diventare gestore unico, prendendosi tutte le sue responsabilità.
Il socio privato, Veolia, è stato inadempiente e tutta l'operazione sull'acqua deve essere conveniente per la regione e per il pubblico.

Il ritorno all'acqua pubblica fa parte del contratto di governo di Lega e 5 stelle: cosa intendono fare per adempiere a questo obiettivo?
Il pubblico è in grado di gestire bene il servizio idrico: Iacona è andato a vedere queste realtà, partendo da Milano, dove le perdite sono le 11,5%.
Investimenti pubblici hanno ingegnerizzato il controllo dell'intera rete, con lunghi cavi in fibra ottica: oggi MM ha a disposizione una mappa in formato elettronico per la sua rete, che usano per i controlli quotidiani.

I soldi arrivano dalle bollette e dalle obbligazioni emesse, che coprono gli investimenti.

Brianza acque gestisce il servizio per 56 comuni di Monza, con una perdita al 12%: anche in questo caso il pubblico ha lavorato in modo efficiente, per i lavori di ammodernamento della rete, fatti risparmiando soldi e in pochi anni.
Lavori fatti senza aumentare la tariffa: obiettivo è controllare tutta la rete e arrivare ad una soglia del 10% di acqua persa.

Dalla Lombardia alla Puglia, all'impianto di Fasano: un sistema che depura le acque reflue dai fanghi con microorganismi, una tecnica su cui ha lavorato il CNR.
Il CNR lavora anche all'impianto di Lecce: i fanghi risultati dalla depurazione sono trattati con un procedimento di idrolisi, ovvero si riduce la quantità di fanghi ottenuti e si produce anche del metano, cioè energie.

La fabbrica di queste idea è l'Irsa: nasce da una intuizione di Aldo Moro, nel 1966, che pensava che l'Italia avesse bisogno di un centro scientifico per la gestione degli impianti idrici.

Il centro di Fasano è stato costruito anche grazie ai fondi regionali: qui l'acqua reflua viene ripulita e diventa un lago che serve una sessantina di agricoltori limitrofi.
Qui si potrà realizzare il ciclo completo di ripulitura delle acque reflue.

Alla sede di Bari del CNR si punta al geotermico, il calore dell'acqua di falda viene usato per il riscaldamento: tra pannelli fotovoltaici e geotermico, qui c'è solo energia rinnovabile, un esempio che potrebbe essere copiato da altre aziende e altri palazzi, non è un esperimento.

Come a Milano, al palazzo della regione: tutto il riscaldamento si basa sulla geotermia, con un abbattimento drammatico della co2, finché sotto Milano ci sarà acqua.
Potremmo abbattere il 18% di co2, raccontano al CNR, se tutti seguissero questo esempio: la geotermia non è una risorsa limitata, noi in Europa siamo al decimo posto e potremmo fare molto di più.
Abbiamo la tecnologia, servirebbe sburocratizzare la legge, per chi vuole seguire questa strada.

Combattere i cambiamenti climatici è fondamentale: con l'innalzamento delle temperature avremmo meno acqua e acque sempre più inquinate.
“Siamo su un piano inclinato, la Co2 continua a crescere” racconta il direttore Uricchio del CNR, ma quello che stiamo facendo non è inutile perché la partita non è perduta.

Dobbiamo usare le basi della ricerca scientifica per sprecare meno acqua ed emettere meno inquinanti nell'atmosfera.

Le proposte del governo sull'acqua: nel contratto si parla di servizio integrato idrico, rinnovare la rete idrica, ma come si torna all'acqua pubblica?
Chi farà questi investimenti? Il pubblico? La proposta del governo è generica, sostiene il forum dell'acqua – racconta Paolo Carsetti.
La proposta dei parlamentari 5 stelle è un conto, ma c'è il rischio di trappole nell'iter parlamentare: ad oggi ci sono pochi player che nel territorio stanno prendendo piccole società.
Ma deve essere una SPA? Oppure una società interamente pubblica?
E la Lega cosa ne pensa? E cosa ne pensa Forza Italia, che nel 2009 aveva spostato la gestione dell'acqua verso il privato.

Vedremo che accordo troveranno i due partiti, Lega e 5 stelle.

Il ministro Costa ha sull'acqua una posizione sfumata e meno ideologica: il privato può gestire l'acqua, oggi non possiamo passare completamente al pubblico. Lo Stato deve controllare il lavoro dei privati, affinché non si punti solo al profitto.

Dove si trovano i soldi?
Dall'evasione contributiva, la possibilità di attingere a fondi europei.

Come far partire la geotermia?
Ne abbiamo parlato anche in Europa, abbiamo obiettivi di decarbonizzazione più ambiziosi della Francia.
Se le aziende si vogliono impegnare nel settore devono poterlo fare, senza troppa burocrazia.
Il carbone non ce lo possiamo più permettere..

E nemmeno lo spreco dell'acqua, per non rischiare di ritrovarci anche noi come a Città del Capo, dove l'acqua è razionata.

03 settembre 2018

Presa diretta - l'acqua (pubblica) perduta


Qual è la situazione della nostra rete idrica? Quanta acqua abbiamo ancora disposizione in Italia?
Quanti soldi si dovranno investire sulla nostra rete idrica, per sistemare tutte le perdite e garantire in tutte le regioni in servizio idrico di livello?
Qual è il ciclo di vita virtuoso per la gestione di questo bene prezioso?
Infine, come si vive in una città in cui l'acqua è razionata e se ne ha a disposizione pochi litri al giorno?

Bentornata Presa diretta: la trasmissione di inchiesta della squadra di giornalisti di Riccardo Iacona riprende stasera per un nuovo ciclo di 7 inchieste.
Dall'acqua bene pubblico, al lavoro senza diritti per arrivare alla sicurezza.
Questa sera si parla di acqua: l'acqua che scorre dai nostri rubinetti e che viene trasportata dalla rete di un sistema idrico, che in molte regioni d'Italia è ormai in mano al privato in concessione.
Che l'acqua sia un bene pubblico importante è bene ribadirlo ogni volta: un bene così importante che non dovrebbe essere messo a mercato, come spesso è accaduto in passato. Gli italiani si sono già espressi nel 2011 con un referendum popolare sul servizio idrico: referendum che aveva bocciato la riforma Ronchi del governo Berlusconi (con la Lega alleata) che dava ai privati la gestione del servizio garantendo pure dei margini minimi di profitto (alla faccia del libero mercato).
Il privato in questi anni (e questo è stato già raccontato da Presa diretta) non si è dimostrato all'altezza: pochi investimenti sulla rete, bollette che schizzano, paesi che rimangono coi rubinetti all'asciutto e famiglie costrette a rifornirsi dai privati.

Il pubblico ha dimostrato di saperlo fare, vale l'esempio di Milano:
“La rete è completamente ingegnerizzata, per la sostituzione dei tubi vengono impiegate le tecniche più innovative, e dal capoluogo lombardo non esce goccia d’acqua che non sia depurata. In più, sono cominciati gli esperimenti in direzione del geotermico che, se utilizzato per riscaldare gli edifici, consentirebbe l’abbattimento del 17 per cento delle emissioni di CO2 sul territorio nazionale”

Ma se l'acqua deve rimanere pubblica come gestione significa che è il pubblico che deve farli quegli investimenti: il futuro che ci aspetta non è dei più rosei.
Fenomeni meteorologici intensi che seguono periodi di siccità, faranno diventare l'acqua un bene ancora più prezioso, da proteggere dagli sprechi: ogni anno ne perdiamo circa il 41%, 3,5 miliardi di metri cubi di acqua sprecata, gettata via, perduta.

Per questa inchiesta Iacona e i suoi giornalisti sono andati a vedere cosa stanno sperimentando al CNR per la depurazione dell'acqua e cosa stanno facendo già ora a Brindisi, al centro di depurazione di Fasano, che gestisce il servizio per 40000 persone dell'area metropolitana.


Qui prendono l'acqua reflua dall'impianto di depurazione, la raffinano e, in una specie di “masseria dell'acqua”, dove l'acqua del depuratore diventa un lago pulito, che serve anche per l'agricoltura.
Tutto questo è stato possibile grazie ai fondi europei destinati alla regione Puglia (quei fondi europei che valgono miliardi e che l'Italia spende per una miseria).

I giornalisti sono andati poi in Irpinia, alle sorgenti del Sele: l'acqua della sorgente è raccolta, grazie a diverse condutture che entrano nella montagna, in un anfiteatro.
Qui si raccoglie l'acqua limpida dalla montagna, 3700 litri al secondo: in questa stazione dell'acquedotto pugliese l'acqua del Sele si unisce con quella del Calore (un'altra sorgente di montagna), in una struttura che porta il nome del ministro Pavoncelli, che nei primi del 900 si dedicò a questa opera pubblica.
L'acquedotto pugliese è la via d'acqua più grande del mondo: dalla Campania arriva fino in Puglia dopo chilometri in galleria.
L'arrivo dell'acqua del Sele a Bari, alla prima fontana, nel 1915

Dalla Puglia al Sudafrica, a Città del Capo, 4 milioni di abitanti, che devono fare i conti ogni giorno con la carenza di acqua: una città che attrae ogni anno milioni di turisti ma che, per i cambiamenti climatici (dovuti alle emissioni di anidride carbonica) e per la siccità deve convivere col razionamento dell'acqua.
Negli ultimi 3 anni c'è stato un calo delle precipitazioni del 75%:


La puntata inizierà con un'intervista al vice ministro Di Maio a cui Iacona chiederà della situazione economica, dello spread in salita, della tenuta dei conti pubblici. E siccome l'autunno è alle porte, anche qualche anticipazione delle prossime manovre del governo, quelle anticipare nella campagna elettorale e nei mesi precedenti: flat tax, reddito di cittadinanza.
L'acqua pubblica è stata per anni un cavallo di battaglia del movimento: cosa intende fare ora Di Maio e il governo Conte per l'acqua pubblica?

Sul sito di LifeGate trovate una anticipazione anche dell'intervista al ministro Costa, cui è stato chiesto s e e come sia possibile tornare all'acqua interamente pubblica e quali sono gli investimenti necessari.

La scheda della puntata: Acqua perduta

Questa puntata di PresaDiretta è dedicata all’acqua potabile, una risorsa fondamentale, un bene comune oggi a rischio.Le telecamere di PresaDiretta hanno attraversato il mondo dell’ACQUA PERDUTA, perché in Italia se ne spreca ancora troppa, più del 41% dell’acqua potabile si perde a causa delle reti idriche colabrodo.Ogni anno nel nostro paese si perdono 3 miliardi e mezzo di metri cubi di acqua potabile, il fabbisogno di 40 milioni di persone per un anno intero.Quanta acqua abbiamo ancora a disposizione e cosa fare per tutelarla?
PresaDiretta ha attraversato l’Italia da nord a sud, raccontando le criticità di regioni come la Calabria, ma anche gli esempi virtuosi di grandi e piccole amministrazioni che grazie alla ricerca scientifica e alle innovazioni tecnologiche, gestiscono l’intero ciclo dell’acqua senza perderne neanche una goccia.
E poi PresaDiretta è andata a Cape Town in Sudafrica, dove il riscaldamento globale e la siccità hanno provocato una crisi idrica senza precedenti, una città di 4 milioni di persone rimasta senza acqua. Come si vive quando l’acqua è razionata e ridotta a pochi litri al giorno?L’acqua e la sua gestione sono al secondo punto del Contratto di Governo, in cui si dice che il servizio integrato deve essere pubblico applicando la volontà popolare espressa nel referendum del 2011. Ma come tornare all’acqua pubblica? Quanti investimenti saranno necessari e dove trovare i soldi?
PresaDiretta ha raccolto le proposte e le idee delle forze politiche e la testimonianza del nuovo ministro dell’Ambiente Sergio Costa.
“ACQUA PERDUTA”, è un racconto di Riccardo Iacona con Elena Marzano, Roberta Ferrari, Massimiliano Torchia, Pablo Castellani.

08 giugno 2011

Parola di Chiamparino

L'ex sindaco di Torino, all'incontro di Roma "Un referendum che fa acqua" , contro i si al referendum sull'acqua:

L'Acqua, essendo un bene cosi' prezioso, deve essere gestito con attenzione... attenzione che solo i privati (operando con logica di profitto e non di spartizione delle poltrone e acquisizione del consenso elettorale) possono garantire

Parla proprio il sindaco che non si è accorto della tangente sui rifiuti, scoperta a Torino da Raphael Rossi, l'ex vicepresidente dell'azienda dei rifiuti Amiat (di cui aveva parlato Milena Gabanelli a Report):

Dopo aver rifiutato una tangente da oltre 100 mila euro e aver collaborato con la giustizia per incastrare i malfattori, Raphael Rossi, l’ex vicepresidente dell’azienda dei rifiuti di Torino, si ritrova abbandonato da tutti. Alla scadenza del mandato il suo incarico non viene rinnovato, dal comune non arriva neanche un grazie, ed è pure costretto a pagare l’avvocato di tasca sua.

Forse prima di parlare delle poltrone degli altri, Chiamparino, l'amico di Marchionne, dovrebbe pensare alle poltrone di casa sua.
Sempre allo stesso incontro, il sindacalista Bonanni (altro amico di Marchionne) si è schierato a favore della privatizzazione dell'acqua e sul nucleare:

"siamo fortemente contrari a questo strumento, che finisce con il privare il Parlamento della funzione che gli è propria e deresponsabilizzare ulteriormente la classe politica"

05 giugno 2011

Uno spettro si aggira per l'Europa

Uno spettro si aggira per l'Europa: si chiama rivoluzione dei cittadini, insofferenti alle scelte di chi li governa. E in Italia questo si unisce ad un altro: quello del referendum.

Vediamo come ci siamo arrivati.
Le elezioni amministrative dovevano essere un test politico, Berlusconi doveva raccogliere più di 53000 firme. E poi, dopo il crac, la marcia indietro: non era un test politico, il governo va avanti.
Stessa cosa il referendum: la maggioranza ha così paura del voto dei cittadini che prima l'ha spostato a giugno (con un costo aggiuntivo di 350 milioni), poi ha cercato di stoppare il voto sul nucleare col decreto truffa (che sospende temporaneamente il piano, ma comunque va avanti con l'agenzia del nucleare). Poi ha fatto sì che del referendum non se ne parlasse in Rai (chi è che controlla la Rai, il cda, la sorveglianza?).
E ora, la marcia indietro: il referendum è inutile, non ha valenza politica. E in ogni caso, il governo ha sollevato un altro conflitto di attribuzione sulla sentenza della Cassazione di fronte alla Consulta.

Ma i partiti come si sono mossi con i referendum? Il partito democratico che oggi cavalca l'onda un anno fa era piuttosto tiepido. Esponenti come Renzi e Chiamparino sono a favore della privatizzazione del servizio idrico. Vendola, ha favore dei si, governa una regione dove l'acquedotto è privato.

Sull'acqua privata si dice che se passa il si al referendum si chiudono le porti alle liberalizzazioni in Italia, precludendo la possibilità di fare sviluppi sulla rete idrica. Lo dice Renzi e lo dice, non a casa, questa mattina ad Omnibus la deputata del PDL Lorenzin.
Senza privatizzazione, niente soldi per la banda larga. Incredibile.

Casini fa sapere che voterà contro il legittimo impedimento, legge ideata dal suo partito.

Sul nucleare, invece, si dice che non si deve votare sull'onda della paura di Fukushima: allora,mi chiedo io, sulla base di cosa deve votare la gente? Se si escludono i servizi fatti da Report e Presa diretta, le ultime puntate di Annozero (che ha fatto parlare Beppe Grillo e Adriano Celentano che ci hanno messo una faccia), cosa ha fatto il mondo dell'informazione per far comprendere alle persone cosa voglia dire il nucleare?

Il nucleare costa meno del fotovoltaico e delle energie rinnovabili. Dipende da come si misura. Nei costi ci sono dentro anche i costi per il decomissioning (la chiusura) degli impianti? Ci sono anche i costi per gli impianti di stoccaggio e i depositi per le scorie (al mondo ancora non esiste ancora una soluzione definitiva per le scorie)?
Il nucleare ci renderà indipendenti: non è vero. Ci renderà dipendenti dalla tecnologia francese (nemmeno all'avanguardia) e dai paesi da cui importare il combustibile nucleare. Come la Russia.
Il picco dell'energia delle sette (il cavallo di battaglia del professor Battaglia): ma come fanno quei paesi che si sono già sganciati dalle energie fossili? C'è un paese nella foresta nera (Schonau) in cui si va avanti a sole, aria e pellet. Si può fare solo all'estero?
Oggi (sempre premesso che sia vero che il picco delle 7 è il più alto), si riesce a soddisfare la richiesta importando energia dall'estero. Il problema si porrebbe solo se anche all'estero smantellassero il nucleare, con altre energie.

In un blog, trovo qui una risposta che non arriverà da un illustre scienziato come Battaglia, ma mi sembra molto di buon senso:
In Italia, al momento, quel picco è coperto principalemnte con metano, idroelettrico e importazioni, e così continuerà ad esserlo nei prossimi anni. Intanto sole e vento continuano, anno dopo anno, ad aumentare la loro produzione, consentendoci di risparmiare risorse (metano, acqua, ecc) da utilizzare in altri mpomenti della giornata, magari anche per coprire il famoso picco delle 7.

In una prospettiva futura più lontana, il picco delle 7 sarà coperto da fonti rinnovabili continue, come le biomasse, l’idroelettrico e il geotermico, da energia rinnovabile importata dal Nord Europa, i Balcani o il Nord Africa, e da energia proveniente da sistemi locali di accumulo, che avranno immagazzinato, in altri momenti, la produzione sovrabbondante di sole e vento.

Viviamo un momento di grande confusione: si parla tanto e si fa poco della disoccupazione nei giovani, del problema del precariato, del futuro che non c'è. E poi si scopre che Italia lavoro (controllata al 100% dai ministeri del lavoro ed economia) lascia a casa i propri precari, proprio i più deboli.

Marchionne ieri ha esternato “l'America ci ringrazia e l'Italia ci insulta. Serve un cambiamento” titola in prima pagina il corriere.
Ma in Italia cosa ha fatto per mantenere le sue promesse? Dove sono i miliardi per gli impianti italiani? Che atteggiamento pretende dagli italiani, il manager italo canadese con residenza in Svizzera?
Quale è il futuro del paese? La fine dei contratti nazionale per far spazio agli accordi tra azienda e lavoratore, come chiede Bombassei?
Questo sì che sarebbe un bel salto indietro nel passato.

Infine, il vento di cambiamento nel PDL: ma veramente pensate che la nomina di un segretario e il parlare di primarie serva per rinnovare il partito di Berlusconi?
Il partito che l'anno scorso ha cacciato Fini e i dissidenti interni potrà mai accettare il risultato di eventuali primarie in cui si disarciona il cavaliere?

Silvio Forever.

22 aprile 2011

Quando la volontà popolare fa paura

L'ho ripeto. Hanno paura della volontà popolare.
Altrimenti non si spiegherebbe il dietro front sul nucleare e il mezzo colpo di mano sul referendum sulla privatizzazione dell'acqua.
A questa maggioranza, che ogni tre per due tira fuori la volontà popolare, il giudizio degli elettori come emendamento ai processi del premier, poi vuole togliere ai cittadini la possibilità di esprimersi su questi temi così delicati:

Il governo apre alla possibilità di un secondo intervento legislativo ad hoc, per bloccare sul filo del traguardo anche il referendum sulla privatizzazione delle risorse idriche.
Lo ha detto chiaramente il ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani a Radio Anch'io: "Su questo tema, di grande rilevanza, sarebbe meglio fare un approfondimento legislativo". Sulla stessa lunghezza d'onda si era già espresso il sottosegretario Stefano Saglia.

La sortita di Romani è servita a raccogliere le sollecitazioni venute da Roberto Bazzano, presidente di Federutility, la federazione che riunisce i gestori degli acquedotti ("Chiediamoci seriamente se non sia il caso di evitare un referendum che ha sempre più un taglio puramente ideologico").

Giu le mani dal referendum:
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. [art. 1 della costituzione]

23 luglio 2010

La fine dei boscimani

Piacerebbe che il ministro Tremonti leggesse l'articolo del corriere sui boscimani in Botswana:
L'Alta Corte del Botswana ha negato ai Boscimani il diritto all'acqua. Una fine giuridica. I giudici hanno vietato loro il diritto di accedere al pozzo esistente nelle loro terre. E, se questo non bastasse, non potranno nemmeno costruirne uno nuovo all'interno della Central Kalahari Game Reserve (CKGR), una delle regioni più aride del mondo: la loro terra da sempre. Insomma vengono "presi per sete", come molti temevano che accadesse, visto che nella zona insistono enormi interessi di estrazioni minerarie (diamanti prima di tutto) e turistici, entrambi in contrasto con la presenza della popolazione indigna. La decisione era attesa da tempo e c'erano stati anche interventi dell'Onu perché si garantissero i diritti di un popolo che non vuole lasciare la sua terra.

Questo è quello che succede quando i diritti vengono scambiati come merce: l'acqua, in questa situazione. Perchè garantire l'acqua agli indigeni, visto che non portano profitto?

31 maggio 2010

Le firme per l'acqua



Mentre a Roma si discute, nel territorio, dal basso, continua la raccolta delle firme, contro la privatizzazione dell'acqua.
La lista Uniti per Inverigo, assieme al forum per i movimenti per l'acqua (Acquabenecomune.org) hanno organizzato la raccolta delle firme, a Inverigo, frazione Cremnago: nella mattinata raccolte più un centinaio di firme.

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Mercato idrico, la danza è iniziata

23 aprile 2010

Acqua bene comune: L'acqua del sindaco




In occasione alla Giornata mondiale della terra, si è tenuta ad Arosio, grazie all'associazione delle Acli e all'associazione "Contratto mondiale sull'acqua", un incontro pubblico relativo alla privatizzazione della gestione del servizio idrico.

Titolo dell'incontro "Acqua del sindaco: buona, controllata, economica...pubblica".
Si è parlato dell'acqua come bene pubblico, di quali scenari bisogna attendersi con la privatizzazione e di cosa invece, noi cittadini dotati di senso civico, possiamo fare.
A parlare davanti al pubblico arosiano Roberto Fumagalli, del comitato italiano Contratto mondiale sull'acqua e Rosangela Arrighi, consigliere provinciale di Como.

Andiamo con ordine: l'acqua è un bene pubblico, per tutti, che deve essere distribuito per tutti in equità, senza cercare un profitto.
La campagna stampa portata avanti da parte della stampa, dalle grosse aziende private dentro il business della gestione idrica, racconta di come l'acqua pubblica non sia buona, che le società pubbliche sono dei carrozzoni e che, invece il privato saprebbe gestire meglio gli acquedotti.

Non è vero: l'acqua dei nostri comuni è potabile, gestita in modo efficiente e non costa troppo.
1 metro cubo d'acqua costa meno di 80 centesimi.
1 bottiglietta di acqua minerale da 33 cl arriva a costare 1 euro.
Con l'ingresso delle aziende provate, che tendono a raggiungere i loro profitti, si potrebbe arrivare a prezzi del genere.
Cosa accadrebbe se si fa con l'acqua quello che oggi si fa col petrolio? Dove i grandi del petrolio decidono a tavolino il prezzo del barile?

Le grandi multinazionali che si occupano di gestire i servizi idrici sono: Suez, Veolia, Acea (Suez, Caltagirone), Bechtel, Rwe.
Queste aziende potrebbero gestire i nostri acquedotti e le nostre fognature, avrebbero garantito un margine di profitto del 7% (decreto Ronchi) e grazie alla norma che prevede gare di appalto europee, farebbero fuori le piccole imprese locali.

Queste aziende si sono federate nel gruppo Acqua Fed, con a capo Gerard Payen, ex dirigente della Suez: il loro potere di fare lobby sui governanti di Bruxelles per l'Unione Europea, e a Roma per i governanti italiani è notevole.
Dietro queste pressioni c'è la consapevolezza degli enormi potenziali profitti che si possono ricavare dal business dell'acqua.
E anche le banche italiane, come Fideuram, han fiutato l'affare.

Ma cosa è successo all'estero dove l'acqua pubblica è stata privatizzata?
Fumagalli ha raccontato il caso Bolivia.
Dove gli statunnitensi della Bechtel, appena arrivati (il governo boliviano era stato costretto a privatizzare dal Fondo Monetario), hanno aumentato le bollette.
20 dollari per un paese in cui il reddito medio è dell'ordine di 60 dollari al mese. Molte famiglie non riuscirono così a pagare.
Ci fu una rivolta, cui partecipò anche l'attuale presidente Morales: la guerra dell'acqua di Cochabamba finì con la sconfitta dei provati. Il contratto fu stracciato.

Lo stesso successe e succede in Sudafrica, in Inghilterra e in Francia (sebbene a Parigi l'amministrazione stia tornando alla gestione pubblica).
Privati in cerca di profitto, servizio che non migliora, bollette che aumentano e infine il contatore dell'acqua che deve essere pagato in anticipo per erogare l'acqua. Il tuo rubinetto che diventa come il cellulare: da ricaricare con una prepagata o con la carta di credito.
Sembra incredibile.
Dopo aver privatizzato sanità, scuola, gestione rifiuti, energia, telefonia, autostrade ...

L'iter per la privatizzazione è iniziato nel 1994 con la legge Galli, che istituì gli A.T.O. (Ambiti territoriali).
Tra i primi comuni in Toscana c'è il caso di Arezzo che, non a caso, ha la bolletta più alta di Italia.
Como e Milano (acqua pubblica) sono invece molto più in basso nella classifica.

Si è poi passati al DL 112/2008 ("la gestione dell'acqua può essere privata"), al decreto Ronchi approvato nel novembre 2009 in cui si esplicita che l'acqua dei comuni deve essere privatizzata entro il 2011.
Deve, non può. A scanso di equivoci.

I cittadini non la vogliono, questa gestione. I comuni che adesso hanno la gestione privata si lamentano (basta guardare i servizi di Presa diretta e Report). I sindaci dei comuni sono contrari.
Perchè i nostri politici l'hanno votata questa legge?


Primo quesito:
«Volete voi che sia abrogato l’art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n. 112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall’art. 30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n. 99 recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia” e dall’art. 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europee” convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n. 166?»

Secondo quesito:
«Volete voi che sia abrogato l’art. 150 (Scelta della forma di gestione e procedure di affidamento) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, come modificato dall’art. 2, comma 13 del decreto legislativo n. 4 del 16 gennaio 2008

Terzo quesito:
«Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”?»

Sul sito di acqua bene comune troverete tutto e, se avete voglia, potete anche contribuire.