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09 febbraio 2025

Anteprima inchieste di Report – il povero Bandecchi, le scatole cinesi di Brambilla, il caffè con la moka, la macchina del fango

Il povero Bandecchi, rovinato dai giudici comunisti. Poi le scatole cinesi dell'onorevole Brambilla, la macchina del fango contro report e, per Reportla, come non difendiamo le nostre eccellenze.

I fiori di Sanremo e i limoni di Sorrento

La settimana prossima inizia il festival di Sanremo, la rassegna canore nella città dei fiori nata il 29 gennaio del 1951 nel casinò della città ligure, da un’idea del floricoltore Amilcare Rambaldi “per rilanciare la città dopo i guasti della guerra, mi era venuta un’idea che i fiori potessero anche cantare”.

Da allora è indissolubile il legame tra i fiori e il festival, composizioni di fiori hanno sempre fatto parte delle scenografie, garofani, strelitzie, rose hanno accompagnato gli artisti sul palco.

Poi al loro posto è stato introdotto il bouquet, in omaggio alle cantanti e ai cantanti.

Jessica Tua è una “flower stylist”, a Report racconta che l’anno scorso sono arrivati a farne anche 100 ogni giornata, “sono tutti fiori locali”, fiori coltivati nel ponente ligure per un bouquet creato proprio a Sanremo, che vanta una tradizione floricola di un secolo.

La floricoltura industriale è nata qua – spiega Barbara Ruffoni (dirigente della ricerca nell’industria agraria a Sanremo) alla giornalista – “negli anni 30 veniva coltivato anche il tulipano, prima dell’Olanda”.

All’interno dell’istituto sperimentale della floricoltura, fondato dai genitori di Italo Calvino, è conservato il primo registro delle varietà di fiori qui ibridati, Sanremo è terra natia di ibridatori, dando origine a varietà che oggi vengono vendute in tutto il mondo.

E oggi? Oggi Sanremo è morto, colpa del mercato globale che ha costretto le serre e gli ibridatori a vendere a produttori internazionali e chiudere, così oggi a Sanremo si coltivano sempre meno piante.

Un’altra eccellenza italiana che stiamo perdendo, dopo i fiori di Sanremo, il limone costa d’Amalfi IGP: è una eccellenza perché questo limone vanta una carica di oli essenziali e una buccia edibile, di questo limone non si butta via niente. Il suo profumo rimane addosso sulle mani, dopo che se ne è mangiato un pezzo, meglio di un profumo.
Per essere chiamato “costa d’Amalfi” questo limone deve rispettare un disciplinare rigido: può essere coltivato solo nei 13 comuni riconosciuti dall’indicazione geografica, la pianta deve essere piegata su un pergolato di castagno, si devono usare materiali sostenibili per coltivare la pianta. Anche la raccolta del frutto, da febbraio a ottobre, è disciplinata. Le ceste dei limoni sono poi portate sulla strada dai limoneti: di una cassa da 57 kg se ne pagano 50, 7 kg sono pagati per il trasporto a mano o sui muli.

Salvatore Aceto è uno dei produttori di questi limoni IGP, li vende a 2,30 euro al kg, nel periodo avanzato quando si deve vendere ai commercianti il prezzo si abbassa a 70 centesimi, perché si deve vendere pur di non vederli cadere.

Un prezzo che non è soddisfacente a tutti i coltivatori e soci della cooperativa: parlano di “fatica a perdere”, coltivare i limoni a questo prezzo.

MA il presidente del consorzio di tutela del limone costa d’Amalfi, Angelo Amato, racconta che i produttori in questi anni hanno potuto vendere anche a 3,5 euro e che chi vende a meno è perché non fa un prodotto di qualità.

LAB REPORT: ECCELLENZA A PERDERE

di Antonella Cignarale

Collaborazione Paola Gottardi, Celeste Gonano, Enrica Riera

Il festival di Sanremo sin dalla sua ideazione è legato ai fiori. Nasce, infatti, per rilanciare l’economia della Città dei fiori, storicamente riconosciuta come terra natia di ibridatori che hanno dato origine a varietà vendute in tutto il mondo. I 350 milioni di piante create fino agli anni ’80, però, adesso non ci sono più. Se da un lato la commercializzazione dei fiori di Sanremo si è estesa sul mercato internazionale, dall’altro ha obbligato gli ibridatori a creare varietà in grado di resistere in più climi diversi, dalla Cina, alla Colombia al Kenya, oggi diventati i maggiori produttori al mondo del settore. Questo ha scompigliato completamente le carte del commercio del fiore per molti ibridatori sanremesi che hanno abbandonato le serre e cominciato a vendere la loro attività alle multinazionali del fiore. Così tra sole e mare sulle colline di Sanremo svettano serre deserte, una cartolina che ricorda i terrazzamenti di limoni abbandonati lungo la costiera amalfitana. Qui i costi elevati, dovuti al rispetto di un rigido disciplinare di produzione del limone Costa D’Amalfi Igp, e un prezzo di vendita al chilo non sempre soddisfacente stanno mettendo a dura prova i coltivatori. L’eccellenza dell’oro giallo non riesce a contrastare la concorrenza interna ed estera che inonda i bancali dei supermercati, e il consumatore non ne percepisce spesso la differenza di qualità. Per resistere, ci sono famiglie di produttori che hanno riciclato la propria attività e sotto i pergolati di limoneti sono nati campeggi e tour degustativi per i turisti della costiera amalfitana.

Il sindaco moderato

Bandecchi, per colpa della procura ha dovuto vendere due canali televisivi e licenziare 250 persone (una seconda volta, dopo la prima). Questo afferma il sindaco di Chieti nonché fondatore di Unicusano Bandecchi, che però può godersi il suo stipendio da 3 ml di euro da amministratore delegato di Unicusano, l’università telematica. Adesso è però arrivato a 4 ml.

Perché io “ho una pretesa di uno stipendio importante”, adeguato a quello di uno che ha fondato una università.

Ma i soldi dell’università sono di Bandecchi o dell’università? – si chiede il consulente di report Bellavia.
Dopo i sequestri del 2023, 21 ml di euro confiscati dalla procura di Roma, nel giugno 2024 la prcura ha sequestrato a Unicusano alrri 2,6 ml di euro: secondo l’accusa Bandecchi avrebbe investito in attività commerciali molti dei soldi che l’università guadagna ogni anno.
Lo spiega sempre l’esperto di diritto penale Bellavia: “l’università guadagna 80 ml dagli studenti e il ministero gli da anche dei contributi [più di 2 ml] e alla fine consuntivano 84-85 ml di ricavi. Questo ente guadagna una ventina di ml di euro, un 25% sui ricavi, una redditività niente male, quasi a livello dei Benetton [con le concessioni autostradali]”.
Le università coi residui, coi guadagni, devono fare investimenti: questo principio è noto persino allo stesso Bandecchi, investimenti per la crescita universitaria. Ma stiamo parlando della crescita dell’università (in ricerca, in istruzione) oppure in crescita dell’azienda universitaria?

Perché lei è un comunista di merda” è la testuale risposta del sindaco (nonché esponente dei moderati italiani, il partitino di Alfano): “noi abbiamo preso del denaro e lo abbiamo investito, l’università non ha questa proibizione..”

Ma il nodo è ben diverso da come lo racconta il sindaco: i soldi guadagnati dall’università devono essere reinvestiti dentro l’università, all’interno della struttura (altrimenti perché prendono perfino i contributi dallo stato, cioè da tutti noi?).

L’attività commerciale all’interno dell’università non è vietata, in qualunque ente non commerciale si possono esercitare attività commerciali – spiega Bellavia “però per l’attività commerciali deve pagarci le tasse”.
E qui casca l’asino.

Mentre i due canali televisivi sono stati chiusi da Bandecchi, le sue radio rimangono aperte come Radio Cusano Campus (usata come canale di propaganda per il suo partito).

Tra i volti noti di questa radio c’è l’ex presidente della Sampdoria Massimo Ferrero nonché produttore cinematografico: con Luca Bertazzoni non può parlare, “mi deve autorizzare il mio datore di lavoro”, dichiarandosi impiegato, un opinionista nella sua trasmissione radiofonica che ha pure vinto un premio.

Bandecchi? Ferrero lo chiama presidentissimo.

La scheda del servizio: IL MARCHESE DEL GRILLO di Luca Bertazzoni

Collaborazione Marzia Amico

Dopo aver sequestrato altri 2,6 milioni di euro all’università Niccolò Cusano, che si aggiungono ai 21 milioni già confiscati, la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio del suo fondatore Stefano Bandecchi per evasione fiscale. Un mese dopo il sindaco di Terni e leader di Alternativa Popolare ha annunciato la chiusura dei due canali televisivi di Unicusano licenziando 250 lavoratori: “colpa della magistratura e della Guardia di Finanza”, dice Bandecchi. Come sono andate veramente le cose?

In fondo alla tazzina

Come deve essere il caffè che beviamo al bar, come riconoscere un buon caffè da uno che sa di copertone? Queste le domande a cui Bernardo Iovene ha cercato di dare una risposta nei servizi passato. Questa sera si parla del caffè che compriamo al supermercato e che consumiamo con la nostra moka: appena aperta la confezione il prodotto rischia di ossidarsi, come va conservato? Il caffè andrebbe messo in un contenitore ermetico e tenuto in un luogo fresco, anche in frigo. Sulle etichette dei vari prodotti si trovano indicazioni generiche: l’esperto Andrej Godina – ricercatore dell’università di Trieste in scienza e tecnologia del caffè – ci spiega che va conservato in frigo o anche in freezer, “più bassa è la temperatura di conservazione più lenta è l’ossidazione dei grassi e posso conservarlo in frigo perché il caffè tostato non ha acqua”.

Nel servizio si danno consigli su come fare un buon caffè anche con la moka di casa: non fare la montagnetta e non pressare troppo il caffè (questo impedirebbe all’acqua di salire), non andare oltre la valvola con l’acqua, per una questione di sicurezza e, infine, non usare l’acqua del rubinetto.

Tra i tanti che non hanno mandato giù i servizi di Iovene sul caffè c’è proprietario del “famoso” bar a Mergellina, Ciro: il caffè di Napoli è un’altra cosa – racconta al giornalista – e la macchina del caffè più lavora più lo fa meglio. L’acquetta nera nel bicchiere non è acqua sporca “è l’acqua condita del caffè precedente, non è acqua di fogna.. io faccio il caffè con acqua arricchita”.

Ma i residui del caffè bruciati più volte non sono salutari, spiega il giornalista che poi aggiunge come anche a Napoli si debba fare autocritica su come si fa (male) il caffè con la macchinetta, come non si puliscono bene i macchinari, “è un peccato che si rovini il brand per questa sciatteria”. Colpa di pochi baristi o di cattive abitudini che purtroppo oramai si sono ben radicate?

La scheda del servizio: MACINATO FORMATO FAMIGLIA di Bernardo Iovene

Collaborazione Lidia Galeazzo

Normalmente scegliamo il caffè macinato affidandoci al gusto, sulle etichette troviamo indicazioni generiche sulla qualità, sulla conservazione e quasi nessuna sulle origini. Con un esperto Report ha fatto un’analisi olfattiva del caffè contenuto nei pacchetti da 250 grammi venduti al supermercato, dal più economico al più caro e dato delle indicazioni sulla conservazione del caffè macinato e sulla estrazione con la vecchia moka. Infine, è stata la denuncia di un dipendente di una grande azienda che attraverso foto e filmati ci mostra come verrebbe riciclato il caffè da capsule e pacchi scartati dal processo produttivo.

Il bancomat della Brambilla

Il servizio andando in onda la scorsa settimana ha suscitato tanta indignazione da parte di persone amanti dei cani o di semplici cittadini per cui vedere un onorevole che si fa pagare le fatture (e anche le spese per la campagna politica) da una onlus dentro cui lavorano volontari, è una cosa che non si può accettare.
L’onorevole Michela Vittoria Brambilla ha scelto di non rispondere alle domande di Giulia Innocenzi, anche per dare una sua versione dei fatti.

Questa sera la giornalista mostrerà altri documenti che riguardano l’attività della deputata.

Dal canale social della trasmissione:

Assofido, associazione aderente al Codacons, ha depositato in Procura a Milano una denuncia nei confronti della parlamentare. Al momento, il fascicolo è senza ipotesi di reato e senza indagati.

Ilaria Proietti sul Fatto Quotidiano da una anticipazione del servizio:

Nei giorni scorsi, parlando in chat con i dirigenti di Leidaa, non è sembrata farsi un cruccio delle rivelazioni che la riguardano: “Ma di cosa parliamo? Dovremmo muoverci solo in bicicletta?”. Sulle fatture stellari al Principe di Savoia di Milano con cena in camera per la modica cifra di 3.290 euro, risponde: “Dovremmo fare gli eventi alla pensione Mariuccia?”. E ancora, sulla sede dell’associazione animalista, che si trova in pieno centro e il cui affitto si aggira intorno ai 3 mila euro al mese, chiede: dovremmo “prendere la sede nelle periferie bronx di Milano” o “in un centro sociale?”. Sulle fatture pagate dalla Leidaa per il giardino privato rilancia negando che si tratti del suo “prato di casa”, ma piuttosto di potature degli alberi del Cras, il Centro recupero animali selvatici, che cadevano sui recinti. Peccato che il Cras abbia visto la luce nel 2021 mentre le fatture per la potatura piante risalgano al 2019 e una persino al 2017. Brambilla insomma più che tentare di giustificarsi rivendica ogni singola spesa: difende pure le bottiglie acquistate per 140 euro l’una, perché è meglio “regalare ai nostri una bottiglia di vino buono invece del Tavernello”.

Disponibilità quasi infinite per spese di lusso che però fanno a cazzotti con quelle per gli animali, come nel caso della convenzione per assicurare rifugio ai cani terminata nel gennaio 2023, perché – come racconta Report – negli ultimi due anni l’associazione della Brambilla non pagava più le fatture. Le priorità insomma erano altre come ad esempio pagare l’albergo al personale della onlus animalista per promuovere l’azienda che si occupa di prodotti alimentari esclusivamente vegetariani e vegani: la “Io Veg” di proprietà del marito di Brambilla, oggi nelle mani di una fiduciaria. E qui la faccenda si complica in un giro vorticoso di altre fiduciarie che portano dritto al business del commercio all’ingrosso di pesce e in particolare alla Blue Line, azienda finita in anni recenti nei guai.

La Brambilla è la regina delle scatole cinesi, chi ci lavora dentro lo sa che a gestire l’azienda c’era lei” dice un imprenditore di settore intervistato da Giulia Innocenzi, evidenziando intrecci e annessi sospetti: fra le società che hanno aiutato Blue Line, azienda del salmone affumicato e dei gamberetti, c’è la Lion Project, riferibile alla deputata. La stessa “Io Veg” è tra i creditori dell’azienda andata in crisi anche nel tentativo di salvare un’altra società del gruppo. Ossia Prime group, il gioiellino della famiglia Brambilla per salvare il quale Silvio Berlusconi concesse una fideiussione da due milioni e mezzo di euro: il patto era che la fideiussione non venisse mai incassata, ma poi finì diversamente e questo spiegherebbe anche un’altra storia, quella della rottura con Forza Italia di Brambilla. Comunque rieletta deputata dalla parte degli animali. Sempre che non siano salmoni e gamberetti.

La scheda del servizio: LA REGINA DELLE SCATOLE CINESI di Giulia Innocenzi

Collaborazione Greta Orsi, Giulia Sabella

Il servizio di Report sulla Leidaa, l’associazione in difesa degli animali di Michela Brambilla, ha scatenato un terremoto. Sono diversi gli esposti presentati in procura, tanti parlamentari si sono dimessi dall’Intergruppo per i diritti degli animali presieduto dalla Brambilla, ed è stato preannunciato un sit-in davanti alla sede della Leidaa per chiedere le dimissioni della parlamentare. Report è entrata in possesso di una nuova documentazione esclusiva che riguarda alcune attività di Michela Brambilla e che aprirebbe uno squarcio su un aspetto finora ignorato.

La macchina del fango (contro Report)

Per la prima volta nella storia della trasmissione, un intero partito, Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, ha citato in giudizio Report e il giornalista Giorgio Mottola per la puntata “La mafia a tre teste” dove si raccontava di come le tre mafie al nord si siano confederate assieme, per portare avanti i loro traffici. Si parlava anche dei rapporti con la politica locale e nazionale, di come le mafie abbiano portato avanti progetti per candidare loro esponenti nelle liste dei partiti.
Non è solo per quella puntata che sono partiti gli attacchi da parte di esponenti della maggioranza del governo Meloni: c’è stato il servizio su Gasparri, lobbista per una azienda di security israeliana, la puntata sulle origini della famiglia La Russa, le diverse inchieste sulla ministra Santanché, il fact checking sul famoso “piano Mattei”..



E, come consuetudine da parte della destra, è partita la macchina del fango: lo racconta lo stesso Sigfrido Ranucci in un post su Istagram:

Il Giornale continua ad evocare contatti scambi di informazione tra Report e gli spioni di Equalize. Ribadisco che è falso. Premetto al contrario di quello che scrive il Giornale sono super tranquillo, perché conosco il rigore e l’onestà con cui lavora tutta la mia squadra, vedremo poi come andrà a finire perché la storia la stiamo seguendo in tutti i particolari, compresi risvolti e suggeritori. Ricordo anche che il Giornale veicolo’ nel 2021, come dimostra questo articolo, il falso dossier contro di me ( anche quello fatto di messaggi e carte falsificate), in base al quale avrei pagato fonti in Lussemburgo per 45 mila euro. Una notizia che si rivelò, come altri due dossier, una bufala. Domenica mostreremo chi sono i veri spioni, torneremo alle origini della vicenda Santanchè Sallusti e torneremo anche sulla vicenda della sospetta centrale di ascolto abusiva che proprio Report trovò nelle strutture della fondazione facente riferimento agli Angelucci. 

L’articolo citato da Ranucci è stato scritto da Luca Fazzo, giornalista sospeso dall’ordine nel 2006 per i suoi rapporti col Sismi e con l’agente Marco Mancini: erano i mesi in cui si indagava sul sequestro di Abu Omar, la rendition della Cia con l’aiuto del Sismi.

Queste accuse fatte da Il Giornale, quotidiano della famiglia Angelucci, servono a screditare l’immagine di Report e dei suoi giornalisti, sviando l’attenzione sul fatto che, tra le altre cose,i vertici di Equalize erano molti vicini alla maggioranza di destra qui in Lombardia.


La scheda del servizio: LA FABBRICA DEI DOSSIER (CONTRO REPORT) di Giorgio Mottola

Collaborazione Greta Orsi


Da alcune settimane il Giornale, di proprietà della famiglia Angelucci, sta provando a screditare Report, raccontando di un presunto legame tra la trasmissione di Rai3 ed Equalize, la società finita al centro di un’inchiesta della procura di Milano per attività di dossieraggio. Le accuse, basate su un verbale al momento secretato, sono state pubblicate da un giornalista già sospeso per i suoi rapporti ambigui con i servizi segreti, su un quotidiano che ha palesi conflitti d’interesse, di carattere innanzitutto finanziario, con alcuni tra i principali politici oggetto delle recenti inchieste di Report.


Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

22 maggio 2023

Anteprima inchieste di Report – Messina Denaro e il suo arresto, la selezione a Sanremo e la trasparenza delle etichette

Cosa è stato l’arresto di Matteo Messina Denaro

Degli ultimi mesi della latitanza di Matteo Messina Denaro sappiamo tutto: abbiamo i vocali su whatsapp (dove raccontava “io in genere sfuggo dal farmi riconoscere”), abbiamo i selfie che si è fatto assieme ad altri pazienti nel centro presso dove si curava per il tumore, abbiamo potuto persino vedere la sua cartella medica.

Matteo Messina Denaro è stato l’ultimo dei mafiosi responsabili delle stragi del 1992-93 ad essere arrestato: ma la sua fine il 16 gennaio 2023 non ha permesso di fare chiarezza sui tanti punti oscuri su quelle bombe, sul ricatto allo Stato (che non esiste, che non è reato a quanto ci dice la Cassazione), sul perché la mafia decise di portare avanti quella strategia terroristica.
Ancora oggi, chi fa veramente lotta alla mafia e non fiction si interroga su chi possano essere i mandanti esterni, i suggeritori di Riina e dei corleonesi, chi suggerì quella strategia del muro contro muro con lo Stato, chi indicò gli obiettivi da colpire a Firenze, Roma e Milano.  
Perché esistono queste persone, nello Stato, nel mondo della società civile.

L’arresto del boss, latitante da 30 anni, si è subito trasformata in una fiction: le sue amanti,i suoi figli segreti, i suoi libri, le foto nel suo covo con l’immagine de Il padrino e di Jocker: i pettegolezzi sulla sua vita sono stati spacciati come segreti, il suo omertoso paese (di cui si è occupato il passato servizio di Claudia di Pasquale) che fa da scenario, come se avesse gestito affari da 5 miliardi di euro tutti da Campobello di Mazara.
In uno di questi vocali sentiamo il boss, direttamente dalla sua voce, dire di non aver vissuto nel suo salottino in ciabatte, “io sono stato un tipo che il mondo lo ha calpestato”.
Come se bastasse il medico Tumbarello, l’alter ego Bonafede e l’autista a raccontare i suoi fiancheggiatori. Ma, come racconta nell’anticipazione del servizio
di Mondani, niente è stato raccontato, mancano pezzi decisivi della dinamica dell’arresto e soprattutto continuiamo a non sapere nulla delle protezione di cui ha goduto per 30 anni. È un vero boss questo Messina Denaro o solo un simbolo utile a dichiarare la mafia sconfitta?

Il servizio di Paolo Mondani intervisterà il magistrato Nino di Matteo: “io penso che neppure il mafioso più potente possa rimanere latitante per tanti anni senza godere di protezioni anche molto alte..”

Non possiamo non includere, oltre al livello politico, anche le logge massoniche che Messina Denaro frequentava, e a cui anche il medico Tumbarello era iscritto (e da cui oggi è stato sospeso, dopo la notizia delle indagini sul suo conto – racconta il gran maestro a Report).
Della rete di protezione di Messina Denaro, la rete di professionisti che hanno gestito i suoi beni (il commercialista che era considerato il tesoriere di Messina Denaro).

Torniamo allora alle bombe del 1992-1993: il 27 luglio 1993 in via Palestro a Milano esplode una bomba uccidendo 5 persone ferendone 12. I magistrati ritengono che ci sia un buco di 48 ore nella ricostruzione della preparazione della strage, perché nessuno dei collaboratori di giustizia sa dire cosa accadde dopo, come se i mafiosi avessero passato nelle mani di altri l’esecuzione.
Altri chi? Ma non era stata solo la mafia a preparare e gestire quelle bombe?
Il giornalista Fabrizio Gatti nel 2019 ha scritto
Educazione americana, la storia di un agente della Cia di stanza a Milano che gli rivela i retroscena della strage.
“Dice di chiamarsi Simone Pace, il suo nome convenzionale, quindi credo che sia anche il nome finto, racconta e rivela che in quegli anni degli attentati, così come prima e negli anni successivi esiste in Italia e anche a Milano una squadra clandestina della Cia, formata da cittadini italiani e americani. In particolare lui, nei mesi precedenti all’attentato di via Palestro viene coinvolto dal suo capo americano, che dice di chiamarsi Viktor, viene coinvolto in un sopralluogo in via Palestro.”


Il servizio tornerà poi a parlare di due verbali della Dia dimenticati nel cassetto: n
el 1996 Francesco Messina era alla Dia e indagava sulle stragi del '93 insieme al magistrato fiorentino Gabriele Chelazzi, quando firmò due verbali con le rivelazioni di un confidente fino ad allora sconosciuto, Salvatore Baiardo. Quest’ultimo confessa a Francesco Messina di aver assistito nella sua casa tra il 1991 – 92 a conversazioni telefoniche tra Filippo Graviano e Marcello Dell’Utri dalle quali si evinceva che i due avevano interessi economici comuni in Sardegna.

Oggi il prefetto Messina è direttore del servizio centrale anticrimine e racconta a Mondani di quel verbale: “disse di aver assistito ad una conversazione telefonica tra Graviano e un tale Marcello, questo bisogna dirlo per onore della cronaca.”
Baiardo aveva capito tramite un commercialista di Palermo, Fulvio Lima parente del politico Salvo Lima (ucciso dalla mafia nel marzo 1992), che venivano trasferiti ingenti capitali proprio a Marcello Dell’Utri: “parlò di questo interessamento anche di Fulvio Lima a questo trasferimento di denaro, ma anche questo fu riferito all’autorità giudiziaria.”
La villa dove i Graviano stavano dopo le stragi del 1993 era ubicata a Punta Volpe (in Sardegna) ed è Baiardo che paga l’affitto per conto dei Graviano: “Baiardo raccontò di aver dovuto recapitare una valigia ai fratelli Graviano che si trovavano in vacanza in Sardegna e che questa valigia ad un certo punto fu recapitata in una villa che era nel comprensorio dove era situata la villa del prossimo presidente del Consiglio..”
Cosa aveva intuito Chelazzi (il pm fiorentino che indagò sulla bomba ai Georgofili) alla fine del suo percorso investigativo sulla strage di Firenze, sulla strage di Milano e sulle stragi del 1993?

Io credo che lui avesse percepito chiaramente da tempo che dietro a questi fatti non c’era soltanto l’ala militare di cosa nostra corleonese.”

La scheda del servizio: La pupiata

di Paolo Mondani

Collaborazione di Marco Bova e Roberto Persia
Immagini di Dario D’India, Cristiano Forti e Alessandro Spinnato
Montaggio di Elisa Carlotta Salvati e Giorgio Vallati

Siamo alla ricerca della verità sui fatti di mafia e sulle stragi che hanno insanguinato il nostro Paese.
Sono passati oltre trent’anni e ancora siamo alla ricerca della verità sui fatti di mafia e sulle stragi che hanno insanguinato il nostro Paese. Con l’esperienza di quella stagione l’arresto di Matteo Messina Denaro pone interrogativi sulla sua cattura e la sua latitanza. Trent’anni sono passati dalla strage di Firenze in via dei Georgofili. La mafia in quegli anni metteva bombe qua e là per il Paese, ma non era sola nella pianificazione della strategia stragista. Grazie al recentissimo lavoro della Commissione parlamentare antimafia aggiungiamo pezzi di verità sui mandanti e sugli esecutori.

Come si arriva a Sanremo?

In che modo un cantante può arrivare a cantare a Sanremo? Ci sono favoritismi anche sulle selezioni per arrivare al festival?
Emanuele Bellano ha contattato due cantanti escluse dalla fase finale del concorso Area Sanremo nel 2014 (su cui oggi sta indagando la magistratura): Aurora Pacchi racconta al giornalista di aver preso voti alti al concorso di selezione organizzato dal comune sanremese, per un giudizio complessivo di 9+.. L’altro concorrente contattato da Report, Michelangelo Giordano, racconta della domanda ricorrente che si fa dal 2014 “ma gli altri 40 concorrenti passati in finale possibile che hanno preso tutti voti superiori a questi”. Anche lui al concorso aveva preso voti alti per essere poi escluso. Come per ogni concorso pubblico, anche questo prevede per i concorrenti la possibilità di fare accesso agli atti così sia Michelangelo che Aurora chiedono le schede dei concorrenti passati in finale, scoprendo che persone con voti più bassi hanno avuto accesso alla fase successiva che avrebbe poi dato accesso al festival.
Report ha intervistato il presidente di Area Sanremo nonché presidente dell’orchestra sinfonica di Sanremo, Livio Emanueli, che oggi si dice stupito di quanto è accaduto, il criterio di selezione è quello legato all’ascolto dei brani da parte di una commissione tecnica, “sulla base di queste valutazioni noi facciamo accedere al livello successivo i ragazzi”.

La graduatoria finale viene dunque stabilita in base ai voti presi dai giurati durante le audizione dunque chi è passato avrebbe dovuto avere voti più alti.

La scheda del servizio: La selezione

di Emanuele Bellano

Collaborazione di Greta Orsi
Immagini di Giovanni De Faveri

Come si accenderebbe veramente a Sanremo?
Il Festival di Sanremo consente ogni anno a otto giovani cantanti di accedere al palco dell'Ariston e di cantare in diretta TV davanti a milioni di spettatori in tutto il mondo. La selezione degli otto talenti avviene attraverso due strade: una organizzata direttamente dalla commissione RAI, l'altra attraverso un concorso chiamato Area Sanremo organizzato dal comune di Sanremo. Come rivela uno dei giudici che hanno fatto parte più volte della commissione giudicatrice di Area Sanremo, le pressioni sui giudici e sull'organizzazione sono molto forti e sarebbero finite anche in tentativi di corruzione. Nel 2014 di fronte all'esclusione dalla fase finale, due concorrenti di Area Sanremo fanno accesso agli atti e scoprono che la loro esclusione è anomala e che ci sarebbero state circostanze oscure nella selezione dei finalisti.

Le etichette dei prodotti alimentati

La scorsa settimana Report aveva messo a confronto il sistema di etichettatura francese, il Nutriscore, che usa la metafora del semaforo che, in base alle indicazioni raccolte dagli utenti intervistati nel corso del servizio, sembra più semplice da comprendere rispetto al modello scelto dall’Italia, il Nutrinform.
In Francia, oltre a Nutriscore, hanno sviluppato una App Yuka (scaricabile anche in Italia), che assegna un punteggio agli alimenti in base all’etichetta, segnalando anche gli additivi pericolosi, in base ad un principio di precauzione. Basta selezionare con lo smartphone il codice a barre del prodotto per scoprire cosa c’è dentro: nel suo Database sono schedati circa 4 ml di codici a barre, prodotti alimentari ma anche cosmetici. Il punteggio finale che da al prodotto è basato sulla qualità nutrizionale, gli additivi e la dimensione biologica per avere così una visione globale. L’algoritmo si basa su fonti scientifiche che sono tutte menzionate nell’applicazione.
Lucina Paternesi ne ha chiesto conto alla dottoressa Renata Alleva, nutrizionista: “su questo punto i francesi stanno lavorando molto, noi non abbiamo una regolamentazione che ci fa capire quant’è la tossicità legata al cocktail che noi abbiamo.. ”
Questa app è finita in tribunale a causa della reazione delle industrie degli insaccati.

La scheda del servizio: Tutti contro Yuka

di Lucina Paternesi e Giulia Sabella

Immagini di Davide Fonda
Montaggio di Sonia Zarfati
Grafiche di Giorgio Vallati

Come finirà la guerra delle etichette?
Non solo Nutri-score e NutrInform Battery, la battaglia delle etichette diventa sempre più hi-tech. Per invogliare i cittadini a prendere confidenza con la proposta di etichetta fronte-pacco di stampo italiana, il Ministero dello Sviluppo economico ha lanciato lo scorso luglio un’applicazione per smartphone con cui scansionare i codici a barre dei prodotti, ma funziona? In Francia, invece, sulla base dell’etichetta a semaforo qualche anno fa è nata Yuka, l’app che assegna un punteggio agli alimenti segnalando anche gli additivi pericolosi in base al principio di precauzione. Oggi più di 35 milioni di utenti l’hanno scaricata in tutto il mondo perché nei suoi database sono schedati oltre 4 milioni di codici a barre: alimenti ma anche cosmetici. I giudizi più severi sono riservati proprio agli alimenti ultra-processati e agli insaccati: prosciutti, salami e carni trasformate sono sempre giudicati negativamente dall’app, proprio per l’eccessivo utilizzo di additivi e sale da parte dell’industria. La reazione non si è fatta attendere e la Federazione francese degli industriali della salumeria ha trascinato la start up in tribunale.




Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

13 febbraio 2013

Lascia stare i santi



La claque di B. non ha apprezzato la satira di Crozza. Meglio l'originale, evidentemente, specie quando fa le sue battute sulle donne.

Mentre invece ha avuto apprezzamenti il Crozza Bersani

16 febbraio 2012

Ma chi si crede di essere?


Attaccare i giornali e chiederne la chiusura.
Atttaccare la Consulta.
Offendere i giornalisti (come  Grasso).


Ma chi si crede di essere questo Celentano? Come Berlusconi?
Ridicoli tutti: chi lo critica e chi lo ha messo lì a fare il predicatore.

15 febbraio 2012

Sanremo .. cosa?

Non c'è niente di peggio del festival di Sanremo che non quelli che lo commentano, il festival di Sanremo. E criticano il monologo di Celentano, le volgarità, gli attacchi alla Chiesa.


Cosa si aspettavano con questo cast? Forse l'importante è che pur nella polemica, si parli dello show.
Per non parlare dell'inchiesta uscita sul Fatto sui complotti nella Chiesa, sulla nuova legge anti riciclaggio del Vaticano (che rimarrà un paradiso fiscale).


Meglio non commentare l'entrata dell'Italia in recessione "tecnica" (come il governo). Le discussioni sull'articolo 18, quando sul tavolo non ci sono nemmeno i fondi per nuovi ammortizzatori sociali.
La richiesta di condanna nei confronti dell'ex presidente del Consiglio (per il processo Mills a Milano), quello che con le sue fideiussioni tiene le redini del partito di maggioranza.


Siamo appena usciti da un week end di paura per la neve che ha messo in ginocchio intere regioni che non possono chiedere nemmeno lo stato di calamità per non dover aumentare le accise .. la rivolta dei forconi .. la disoccupazione .. Vabbuò, parliamo d'altro, ridiamo un pò.