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04 settembre 2018

Acqua perduta – le inchieste di Presa diretta

Le inchieste di Presa diretta accompagneranno l'autunno più caldo della storia italiana: per questo prima del reportage sull'acqua pubblica, c'è stata l'intervista al vice presidente Di Maio.

In collegamento da Foggia, dove si è occupato di caporalato (argomento di cui la stessa Presa diretta si è occupata) ha risposto alle domande di Iacona: cominciando dal contrasto al lavoro nero, con un nuovo nucleo di ispettorato.
Non basterà la repressione ma servirà potenziare anche i centri per l'impiego.

I dati dell'Istat certificano un peggioramento della percezione del futuro da parte degli italiani: conti pubblici, spread, fuga degli investimenti stranieri, la crescita che rimane flebile.
Cosa vuole fare il governo per rendere l'Italia un paese credibile?

La nostra economia crescerà e gli investitori torneranno: questo governo ha tanti nemici – la risposta di Di Maio. E' un obiettivo mal posto lo spread e gli investitori, si governa per i cittadini. Flat tax, reddito di cittadinanza non sono propaganda ma promesse fatte ali italiani: quando realizzeremo queste riforme torneranno gli investitori, noi governiamo solo da pochi mesi ..

Per andare dietro i giudizi delle agenzie di rating non accoltelliamo i cittadini: che senso ha sfidare i mercati? Dagli investitori arrivano gli stipendi degli italiani tra cui anche il suo.

È la prima volta che c'è un governo che mette al centro i cittadini, nel passato si metteva al centro le agenzie di rating e i vincoli europei.
E questi ci chiedevano precarietà.
L'Italia ha i soldi da investire, ma siamo entrati in una spirale per cui se si dovesse scegliere tra un ospedale e i vincoli europei, noi sceglieremo i cittadini. Allora meglio tornare a quelli di prima. Non si governa per far piacere un'agenzia di rating.

Adesso stanno prendendo forma i tre cardini della manovra: flat tax, reddito di cittadinanza e riforma delle pensioni. Le vedremo tutte assieme?

Faremo degli incontri nel governo per capire quanti soldi servono per le tre riforme: vorremmo portarle in porto tutte e tre nel 2019; per me la priorità sono i 5 ml di poveri da aiutare col reddito di cittadinanza, che non significa lasciare una persona sulla poltrona con uno stipendio dallo Stato.

Il nostro strumento è una manovra economica: chiederemo a questa persona del lavoro per il comune, in cambio di uno stipendio che costerà qualche miliardo. Queste persone poi spenderanno e creeranno reddito.

Iacona ha evidenziato poi un aspetto di questa manovra espansiva: cioè che funzionerà solo se la crescita sarà alta, mentre le previsioni non sono così positive: il PIL dovrebbe crescere di 5-6 punti l'anno.

Di Maio ha risposto che è questa l'unica possibilità per rilanciare le agenzie per l'impiego, per dare un lavoro alle persone, taglieremo tutto il resto ..

Attenzione anche a tagliare i rimborsi che servono, la Naspi – ha ribattuto Iacona: non siamo all'anno zero.

Ma sono stati tagliati i diritti sul lavoro in questi anni, in nome del Dio rating.

Parliamo di acqua pubblica: dove troviamo i soldi per il ciclo virtuoso dell'acqua pubblica, stimati in 25 miliardi?

La prima stella delle 5 stelle è quell'acqua pubblica: i soldi non li stiamo trovando oggi nel privato, i soldi che oggi si prende il privato saranno usati dal pubblico per fare manutenzione.
Dismetteremo anno dopo anno, con un piano, tutti i contratti in essere: l'acqua è un bene comune e non può essere sottoposto alle logiche di profitto.

Al Sisi ha detto veramente che “Regeni è uno di noi”?

Credo che Al Sisi intendesse che al prossimo incontro tra le procure c'è tutto l'interesse da parte loro per arrivare alla verità su Giulio Regeni.
Avere buoni rapporti con l'Egitto e Al Sisi è necessario per arrivare ad una verità sul caso Regeni.

Rimane il fatto che Giulio Regeni è stato rapito e torturato proprio perché c'è il regime di Al Sisi in Egitto: pensare che questo regime ci consegnerà i colpevoli è irreale.

L'inchiesta di Presa diretta: acquarubata

Al comune di Reggio Calabria la dispersione, misurata, di acqua è attorno al 50%, eppure Reggio non se lo può permettere perché nei quartieri, d'estate, l'acqua arriva con le autobotti.
E così i cittadini si sono dovuti organizzare, arrangiandosi.

Quest'anno, grazie a 5 ml di fondi regionali, stanno riparando per la prima volta le condotte marce, che dovevano essere dismesse anni fa.
Per anni si è intervenuto per anni senza un piano, per sostituire vecchi tubi, per razionalizzare le condotte: uno spreco di soldi e di acqua.

D'altronde la centrale di controllo dell'acqua, costata 8 ml di euro, è oggi abbandonata, dopo l'inaugurazione di Berlusconi.
Ma era più importante il taglio del nastro più che il controllo.

I serbatoi sono stati costruiti 10 anni fa ma non sono mai andati in funzione: servivano a raccogliere l'acqua ed erogarla quando serviva. Oggi sarebbe importante attivarli: così negli anni si sono spremute le falde, che man mano si riempivano di sale.
E così si è dovuto spendere anche per l'impianto di desalinizzazione: sprechi su sprechi di soldi pubblici.

La diga del Menta è un altro spreco: dopo 50 anni dalla sua idea, oggi è pronta, manca solo l'impianto di potabilizzazione e, a breve, l'acqua del Menta potrebbe arrivare nelle case di Reggio.

Il sindaco Falcomatà ha raccontato a Iacona una situazione di sprechi, di allacci abusivi, di bollette non pagate, investimenti pubblici non utilizzati.
Questioni che le amministrazioni passate non avevano mai affrontato: si punta molto sul telecontrollo, per una gestione efficiente della rete idrica.

Ma Reggio Calabria non è un caso isolato: Sorical è la società che offre l'acqua a centinaia di comuni, spiegano che lo spreco di acqua in Calabria arriva al 60 %.
A Cosenza lo spreco per le perdite arriva al 63%: così assieme al comune hanno deciso di interrompere l'erogazione, per risparmiare acqua.
Hanno sostituito i tubi e così hanno cercato di ridurre le perdite, cioè i soldi sprecati: sono passati dal 63% di perdite al 35%, un bel passo in avanti.

In Italia perdiamo il 41% di acqua che mettiamo nelle reti idriche: uno spreco che non possiamo accettare.
9 regioni su 20 dal Friuli alla Calabria, sprecano male l'acqua pubblica.
Tanto è vero che in questa regione del sud, la Calabria, la gestione dell'acqua è sull'orlo del fallimento.

La Sorical è in liquidazione dal 2012, per le bollette non pagate, con tasse di evasione che superano il 50%: significa meno soldi per gli investimenti e per ammodernare la rete.
L'invaso dell'Araco, di proprietà della Sorical, ha un bacino di 35ml di metri cubi di acqua: serve 400mila cittadini, almeno dovrebbe visto che la sua acqua non la usa nessuno.
Per molti abitanti dei paesini attorno l'acqua dell'Araco non va bene per lavarsi né per bere.
Nel 2011 nelle tubature compare acqua scura: parte un'inchiesta da parte della procura di Vibo, che ha portato al processo ai vertici della Sorical per avvelenamento, processo che oggi rischia la prescrizione.

Perché non si usa quest'acqua? Hanno ragione i cittadini a non fidarsi di quest'acqua?
È colpa delle reti idriche oppure è l'acqua dell'invaso che non è pulita?

C'erano reti che perdevano e c'era anche poca cura nell'invaso, l'acqua dell'invaso era controllata con poca frequenza – ha spiegato il procuratore di Cosenza
Oggi il controllo di potabilizzazione è fatto giornalmente: Sergio Pelaia, giornalista ha mostrato a Iacona alcuni documenti usati dall'accusa contro Sorical, uno dove si parla delle sostanze cancerogene, dei composti, trovati nell'Araco e la nota tecnica della Sorical sui vegetali ai margini dell'invaso causa dell'inquinamento.

L'istituto superiore della sanità ha stabilito che quell'acqua è potabile: ma quel colore da dove arriva? L'acqua rimane potabile nei limiti, ma i problemi della rete portano poi a quel colore color ferro che crea diffidenza dei cittadini di Vibo e dei comuni limitrofi.
Sono 35 ml di acqua che non sono usati.

Il presidente della regione Oliverio è favorevole al ritorno al pubblico: Sorical deve diventare gestore unico, prendendosi tutte le sue responsabilità.
Il socio privato, Veolia, è stato inadempiente e tutta l'operazione sull'acqua deve essere conveniente per la regione e per il pubblico.

Il ritorno all'acqua pubblica fa parte del contratto di governo di Lega e 5 stelle: cosa intendono fare per adempiere a questo obiettivo?
Il pubblico è in grado di gestire bene il servizio idrico: Iacona è andato a vedere queste realtà, partendo da Milano, dove le perdite sono le 11,5%.
Investimenti pubblici hanno ingegnerizzato il controllo dell'intera rete, con lunghi cavi in fibra ottica: oggi MM ha a disposizione una mappa in formato elettronico per la sua rete, che usano per i controlli quotidiani.

I soldi arrivano dalle bollette e dalle obbligazioni emesse, che coprono gli investimenti.

Brianza acque gestisce il servizio per 56 comuni di Monza, con una perdita al 12%: anche in questo caso il pubblico ha lavorato in modo efficiente, per i lavori di ammodernamento della rete, fatti risparmiando soldi e in pochi anni.
Lavori fatti senza aumentare la tariffa: obiettivo è controllare tutta la rete e arrivare ad una soglia del 10% di acqua persa.

Dalla Lombardia alla Puglia, all'impianto di Fasano: un sistema che depura le acque reflue dai fanghi con microorganismi, una tecnica su cui ha lavorato il CNR.
Il CNR lavora anche all'impianto di Lecce: i fanghi risultati dalla depurazione sono trattati con un procedimento di idrolisi, ovvero si riduce la quantità di fanghi ottenuti e si produce anche del metano, cioè energie.

La fabbrica di queste idea è l'Irsa: nasce da una intuizione di Aldo Moro, nel 1966, che pensava che l'Italia avesse bisogno di un centro scientifico per la gestione degli impianti idrici.

Il centro di Fasano è stato costruito anche grazie ai fondi regionali: qui l'acqua reflua viene ripulita e diventa un lago che serve una sessantina di agricoltori limitrofi.
Qui si potrà realizzare il ciclo completo di ripulitura delle acque reflue.

Alla sede di Bari del CNR si punta al geotermico, il calore dell'acqua di falda viene usato per il riscaldamento: tra pannelli fotovoltaici e geotermico, qui c'è solo energia rinnovabile, un esempio che potrebbe essere copiato da altre aziende e altri palazzi, non è un esperimento.

Come a Milano, al palazzo della regione: tutto il riscaldamento si basa sulla geotermia, con un abbattimento drammatico della co2, finché sotto Milano ci sarà acqua.
Potremmo abbattere il 18% di co2, raccontano al CNR, se tutti seguissero questo esempio: la geotermia non è una risorsa limitata, noi in Europa siamo al decimo posto e potremmo fare molto di più.
Abbiamo la tecnologia, servirebbe sburocratizzare la legge, per chi vuole seguire questa strada.

Combattere i cambiamenti climatici è fondamentale: con l'innalzamento delle temperature avremmo meno acqua e acque sempre più inquinate.
“Siamo su un piano inclinato, la Co2 continua a crescere” racconta il direttore Uricchio del CNR, ma quello che stiamo facendo non è inutile perché la partita non è perduta.

Dobbiamo usare le basi della ricerca scientifica per sprecare meno acqua ed emettere meno inquinanti nell'atmosfera.

Le proposte del governo sull'acqua: nel contratto si parla di servizio integrato idrico, rinnovare la rete idrica, ma come si torna all'acqua pubblica?
Chi farà questi investimenti? Il pubblico? La proposta del governo è generica, sostiene il forum dell'acqua – racconta Paolo Carsetti.
La proposta dei parlamentari 5 stelle è un conto, ma c'è il rischio di trappole nell'iter parlamentare: ad oggi ci sono pochi player che nel territorio stanno prendendo piccole società.
Ma deve essere una SPA? Oppure una società interamente pubblica?
E la Lega cosa ne pensa? E cosa ne pensa Forza Italia, che nel 2009 aveva spostato la gestione dell'acqua verso il privato.

Vedremo che accordo troveranno i due partiti, Lega e 5 stelle.

Il ministro Costa ha sull'acqua una posizione sfumata e meno ideologica: il privato può gestire l'acqua, oggi non possiamo passare completamente al pubblico. Lo Stato deve controllare il lavoro dei privati, affinché non si punti solo al profitto.

Dove si trovano i soldi?
Dall'evasione contributiva, la possibilità di attingere a fondi europei.

Come far partire la geotermia?
Ne abbiamo parlato anche in Europa, abbiamo obiettivi di decarbonizzazione più ambiziosi della Francia.
Se le aziende si vogliono impegnare nel settore devono poterlo fare, senza troppa burocrazia.
Il carbone non ce lo possiamo più permettere..

E nemmeno lo spreco dell'acqua, per non rischiare di ritrovarci anche noi come a Città del Capo, dove l'acqua è razionata.

12 novembre 2017

Chiaroscuro di Danilo Chirico



Incipit

Trent'anni fa, un lunedì 
Lei lo guarda e per la prima volta ha paura.L'arteria sul collo pulsa impazzita, il cuore pompa veloce. Il volto si indurisce, gli occhi si riempiono di rosso."Che ti succede?" gli chiede."Maledizione!". 
Santo caccia un urlo come Maria non l'ha mai sentito. Impreca sbattendo i fogli sul tavolo. Tra quelle mani nervose La Gazzetta Calabrese diventa carta straccia in pochisecondi. 
Maria si avvicina e lui le scaglia in faccia il giornale: "Guarda qui, guarda, sono rovinato." 
"Stai calmo, Santo," lo supplica lei a mezza voce, ma è fiato sprecato. 
Il titolo a nove colonne è: Il colpo del secolo, e per una volta La Gazzetta non esagera. I ladri hanno svaligiato il caveau della Banca Popolare, il cuore economico della città.

Chiaroscuro è quella zona indefinita tra il buio e la luce, dove si fa fatica a distinguere i contorni delle forme, a comprenderne a pieno i colori.
In questa fascia dove facciamo fatica a distinguere il bianco dal nero ma anche il bene dal male, si muove il personaggio di questo romanzo, Federico Principe, giovane e brillante magistrato antimafia a Reggio Calabria.
E' l'uomo che si muove sul filo “apprendista funambolo”, metafora del difficile equilibrio in cui ci deve muovere in certi ambienti per non finire ammazzati, o in mano della 'ndrangheta.
Come il padre prima di lui, anche a Federico viene proposto di candidarsi a sindaco della città, da parte di un movimento di giovani, con tanti idee per cambiare in meglio Reggio e dare una speranza di un futuro.
Anche a Federico, ancora una volta come già successo al padre, succede qualcosa che ne ostacola la candidatura: una sera, un invito ad una festa della Reggio bene, dove incrocia tanti sguardi ostili da professionisti su cui ha indagato
Come potrebbe non essere a disagio l'avvocato scoperto a fare investimenti in Svizzera per conto del clan? O il magistrato che condivide la barca con il fratello del capomafia. O il commercialista che ha portato in dote alla 'ndrangheta la catena dei supermercati dell'Emilia Romagna. O il consigliere comunale eletto coi voti della cosca del quartiere San Giovannello che, non appena lo vede, gli si avvicina per dirgli: "Hai una bella faccia di cazzo." ...”

Anche questa è Reggio, la città dello Stretto, la città del ponte, la città della ndrangheta e di una borghesia cittadina collusa con la criminalità e che da anni manovra la politica affinché nulla cambi: una borghesia che Federico conosce bene, avendone fatto parte, come il padre prima di lui.
Non è facile prendere le distanze dal potere con cui hai fatto affari, dalle persone con cui hai trascorso il Natale anche se non ne avevi voglia ..”

Nella festa conosce una bella ragazza: sguardi che si incrociano, qualche complimento, una passeggiata assieme in riva al mare.
Federico e Valentina passano la notte assieme, finché, all'improvviso uno sparo nel buio, non lo sveglia:
Un lampo nel buio. Un colpo di pistola. Un tonfo e una finestra che sbatte. Un latrato di cani in lontananza. Un lamento flebile di donna. Sono le quattro del mattino e in casa Foti non è rimasto nessuno.[..] 
Federico piange seminudo, accasciato sul letto. Accanto a lui è sdraiata una ragazza completamente nuda, gli occhi chiusi e una ferita al fianco sinistro. Le lenzuola sono inzuppate di sangue.

Quella morte costituisce un primo colpo per Federico, un colpo personale ma anche un colpo per la sua candidatura, in opposizione proprio a quel “partito dei migliori” messo su da quel Sebastiano Russo, avvocato e amico di infanzia, ma anche uno di quei professionisti a servizio della ndrangheta.
Da qui la fuga a Roma, senza dire niente a nessuno: di quel dolore causato dalla morte, la nausea, quel sentirsi inadeguato di fronte alle aspettative degli altri.
Come la collega Caterina e l'amico giornalista Ivan

A Roma Federico ha l'illusione di poter ricominciare una nuova vita, dentro la stanza 298 del palazzaccio di piazzale Clodio, con un aiutante “romano de Roma” di nome Belli.
Qui a Roma incontra Adele, una barista aspirante attrice di teatro, con cui inizia una specie di relazione. Due persone che non sono riuscite a farcela, questo li unisce: anziché aiutarlo a trovare nuovi stimoli, con Adele partecipa a feste dove incontra personaggi del sottobosco politico, vecchi compari della Calabria, gli organizzatori delle prossime Olimpiadi cui Roma era candidata.
E incontra la coca: “un altro confine è stato superato”, pensa Federico.
La fuga da Reggio per non subire il ricatto di Russo, l'avvocato, e per non suscitare scandali dopo quel colpo di pistola.

Ma sempre a Roma si presenta la possibilità di riscatto, nella forma di un'inchiesta su un grande traffico di droga che dal sudamerica arriva in Calabria e su fino a Roma.
Traffico in cui è pienamente implicata la ndrangheta. Un'inchiesta che gli viene presentata dal capitano dei carabinieri e che è come un filo che, dalla droga, porta dentro la città eterna. Dentro le società di costruzione che prendono appalti per costruire la metropolitana, per il nuovo stadio, per le Olimpiadi.
Di questo ne parla con Bianca, funzionario di polizia che è stata, negli anni del liceo, la fidanzata: con lei una sera parla della prima volta chescoprì cosa fosse quella cosa chiamata ndrangheta:
"Quando hai scoperto la ndrangheta?" 
Caterina lo guarda con occhi interrogativi: "Ci siamo nati nella 'ndrangheta", risponde. 
"Si, ma te lo ricordi il giorno, il momento preciso in cui l'hai scoperta?"Caterina tace, la domanda di Federico non vuole risposta.
"Io sì, era il giorno della mia prima comunione. Ero emozionatissimo. Immagina un bambino con la faccia pulita e gli occhi innocenti, vestito bianco e cravattino azzurro".[..]Federico abbozza un sorriso, ma improvvisamente si fa serio. "Io sono là sull'altare, e quando mi guardo intorno ho una sensazione strana: non capisco perché mio padre è lì con me mentre i padri di Stefano, di Giovannino e di Alessandro non ci sono.
 
Ci sono le madri, non i padri: al loro posti ci sono i fratelli, in qualche caso i nonni."L'espressione di Caterina adesso è cambiata. E quella di di una ragazzina cresciuta in una città di 'ndrangheta. "C'era la guerra," dice. 
"Sì, e quei tre bambini erano i miei amici. Il papà di Stefano era stato ammazzato, gli altri due erano scappati per non fare la stessa fine, capisci?" 
"Quando uno dice che in sei anni ci sono stati quasi mille morti ammazzati e chissà quanti arrestati, e latitanti, non pensa che i numeri corrispondano a persone vere, gente che ci stava attorno," osserva Caterina. 
"Non erano in guerra soltanto i soldati delle cosche. Riguardava tutti in un modo o nell'altro."

Ma per Federico, sembra che il passato sia qualcosa che si possa mettere alle spalle: il rapporto con Adele si interrompe, lo stesso succede con gli amici di Reggio, Caterina e Ivan. Un uomo in fuga dalle responsabilità, dal suo passato e, forse, anche da se stesso:
Il male di sentirsi programmato per la fuga. Fuga dalla lotta ai clan, dalla politica, dalla famiglia, da Antonella che chissà come sarebbe stato e da Valentina che non so più neanche come sta, da Adele e la sua dolorosa spensieratezza, da Bianca.Dal fantasma di suo padre. Da se stesso, in realtà. Da quella che è stato. Senza capire chi è diventato.

Una vita come un piano inclinato, in una discesa in cui Federico non riesce ad aggrapparsi a niente per non finire nel vuoto.
Finché, quell'appiglio per non sprofondare, gli arriva proprio dall'inchiesta sul traffico di droga che lo porta di fronte ad una nuova dimensione della criminalità.
A cominciare dai broker del narcotraffico che anziché in cella si godono la prigione in cliniche di lusso, come ai tempi della banda della Magliana, grazie a perizie di periti compiacenti:
A Roma funziona così, da sempre: perizie truccate, avvocati spregiudicati, giudici corrotti e imprenditori sanitari compiacenti. Nessun boss è mai stato in carcere, per tutti si sono sempre spalancate le porta di qualche clinica di lusso.
E poi, i contatti tra i narcotrafficanti e la ndrangheta la cui presenza a Roma, non è più un'ipotesi investigativa: i boss delle famiglie di Reggio sono sbarcati a Roma con tanti soldi e hanno intenzione di prendersi tutte le piazze dello spaccio:
I capi accampano ragioni legate alla crisi, ma non è vero che il mercato s'è ristretto, ragiona Federico. E dopo aver parlato con Caterina, l'idea che adesso gli viene è che probabilmente la 'ndrangheta ha alzato i prezzi e ridotto i margini di profitto per i piccoli clan di spacciatori perché progetta di sbarcare in città e di tenerli sotto padrone.Evidentemente i calabresi non si fidano più e vogliono controllare il mercato, ma soprattutto vogliono gestire i tanti soldi che pioveranno sulla città.

E non solo solo i soldi della droga: l'inchiesta di Federico, di Bianca e del capitano Mosca li porta ad un livello criminale da far impallidire quanto scoperto nell'inchiesta “mafia capitale”.
Gli appalti per le future olimpiadi.
L'appalto per la metropolitana.
Altri soldi che arriveranno questa volta a Reggio, per la città metropolitana.

Un passo alla volta, intercettazione dopo intercettazione, si trovano di fronte ad una struttura criminale che lega tutto assieme: potere criminale, un livello segreto della massoneria e il potere politico, dentro il comune di Roma fino a Palazzo Chigi.
Palazzinari, massoni, avvocati, periti, ndranghetisti. Si stanno per spartire Roma.

Chiaroscuso è uno di quei libri che possono essere letti su più livelli: c'è la storia di un uomo, in fuga dai suoi demoni, dal suo passato, dalle colpe di suo padre, che forse trova un riscatto nel suo lavoro di magistrato.
C'è un'inchiesta sulla mafia a Roma, la cui esistenza ancora si fa fatica ad accettare, nonostante tutte le evidenze. Una mafia che dispone di una forza economica tremenda, capace di schiacciare qualsiasi ostacolo che si trovi di mezzo, usando i soldi per corrompere, la stampa per calunniare (nemmeno il mondo del giornalismo è esente da colpe) e arrivando ad uccidere quando necessario.
Un libro che fa vedere le cronache che leggiamo sui giornali con una luce diversa: l'inchiesta su Carminati e Buzzi è solo la punta dell'iceberg di un marciume più vasto che non risparmia nessuno.
Un sistema che parte dal litorale di Ostia dove gli stabilimento sono in mano a poche famiglie, ai commercianti della zona costretti a pagare il pizzo, al commercio della carne dall'est Europa o dall'Africa.
Alla facilità con cui si può comprare un pezzo di droga nelle tante piazze dello spaccio a Roma, sia nel centro che nei quartieri periferici.
Alla facilità con cui spuntano sale per scommesse e Vlt, spesso usate per riciclare denaro.
Ai conti della metropolitana C, lievitata nel corso degli anni e ancora da finire.
Ai tanti appetiti suscitati attorno alle Olimpiadi che dovevano tenersi a Roma nel 2024.
Al nuovo stadio di calcio, sui terreni di qualche imprenditore che conta a Roma, anche sui giornali e nella politica.
Agli assessori a libro paga delle organizzazioni.
Un sistema in cui è difficile capire cosa è giusto e cosa è sbagliato, cosa è bianco e cosa è nero. Il chiaroscuro.
Quanto è romanzato e quanto di vero c'è in questo libro?
I personaggi e i fatti qui narrati sono immaginari. È autentica invece la realtà sociale e ambientale che li produce” - la nota dell'autore riprende le parole di Rosi che aprono il film Le mani sulla città.

Chiaroscuro - Danilo Chirico Bompiani - la scheda del libro sul sito di Giunti

I link per comprare il libro su Ibs e Amazon

22 giugno 2014

Contrada Armacà, di Gianfrancesco Turano

Incipit
"CAPOCRIMINE Il fatto è per stasera alle sette, sette e mezzo. Dipende da quanta gente c’è dal parrucchiere. Il ragazzo lavora lì, lo aspettano all’uscita. Ha ventidue anni. Dimmi se si può morire così giovani. D’altra parte, è stata seguita la trafila necessaria a evitarlo. Gli hanno spiegato, prima con buona maniera, poi in malo modo. Con le mani nella faccia, come si dice. Lui niente. Ha fatto l’impossibile. Questa è una città di presuntuosi. Ti danno del tu e si danno del noi. E la trafila è andata avanti. C’era pochissimo tempo. Da quando la dirigente del Comune si è avvelenata, tre settimane fa, il ragazzo si agitava in nome della sua bella amicizia con la signora. Diceva che politici, dirigenti e compari assortiti l’avevano abbandonata dopo essersi arricchiti grazie a lei, con i soldi di tutti: delle imprese e dei fornitori che fallivano, dei disoccupati e delle famiglie con le fogne scoppiate in casa. Un moccioso, un ’mbriscipisciatu di quella fatta viene a dare lezioni di organizzazione a chi ha cinque continenti da mandare avanti e la pace nel mondo da mantenere, a chi si fa galere e funerali per lealtà. Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere.Il ragazzo ha creato un’emergenza, e in emergenza i protocolli di sicurezza si avviano in automatico. Non li puoi più fermare. Troppa gente rischia. Qualcuno si è rivolto a noi e prima dell’Epifania qualcun altro ha convocato i napoletani.Non è la prima volta. Nel 1976 – io ero bambino – sono stati usati gli uomini di Raffaele Cutolo per eliminare il vecchio don Mico Tripodo nella sua cella a Poggioreale: venti coltellate per cento milioni di lire, cinque milioni a coltellata. Costoso, ma ci siamo sempre trovati bene. È gente tecnicamente preparata, che non guarda in faccia a nessuno. Non è che a noi mancano le persone capaci. Preferiamo così. Qua non siamo sulla Montagna o sulla Piana che dobbiamo sempre mostrare quanto ce l’abbiamo lungo. Noi a Reggio diciamo: chi ha il comodo e non si serve, non c’è sacerdote che l’assolve".
Nella postfazione del libro, Gianfrancesco Turano racconta come la ndrangheta sia stata considerata per anni come un sottofenomeno di cosa nostra. Anche quando lasciava per terra centinaia di cadaveri nella guerra tra le cosche degli anni 80. Perché non aveva un Coppola, uno Scorsese e nemmeno un Leonardo Sciascia che la raccontasse dal suo interno.
Credo che ora il suo Sciascia l'abbia trovato nell'autore di questo libro, "Contrada Armacà".

Un libro dove realtà e fiction si confondono, poiché il racconto prende spunto da una serie di episodi di cronaca, della città di Reggio. La città del modello Reggio dell'amministrazione Scopelliti
La storia delle guerre di ndrangheta. Le guerre all'interno della procura reggina, magistrati contro magistrati, divisi in correnti e dove la giustizia viene misurata in base alle statistiche su arresti e confische di droga. E dove arresti e confische servono per le carriere dei singoli, come il nuovo procuratore arrivato da Palermo, il
siculo, (Pignatone).

Il dissesto finanziario del comune di Reggio, il suicidio della collaboratrice più fidata del sindaco (poi promosso governatore) e la morte di un giovane parrucchiere.
"7 gennaio 2011: Il giovane parrucchiere Giuseppe Sorgonà viene ucciso all’uscita del suo negozio in via De Nava a Reggio. Voci non confermate collegheranno la sua morte al caso Fallara".
Orsola Fallara era una dirigente della città di Reggio Calabria, accusata di aver causato il buco di bilancio e scaricata dalla politica locale (l'allora sindaco Scopelliti disse che non poteva leggersi tutte le carte che gli portavano), si cuicidò ingerendo diversi bicchieri di acido.

Nel libro i nomi di questi protagonisti cambiano: il parrucchiere ucciso in un agguato mentre è in macchina si chiama Rosario Laganà e la dirigente del comune, Oriana. Ma il resto è aderente alla realtà.
La magistratura che non si è impegnata nelle indagini sul suicidio della dirigente e che ha archiviato, anche un pò troppo in fretta, l'omicidio del ragazzo, amico intimo della donna e che stava per andare in Tribunale a confidare i suoi dubbi sulla morte di lei. Qualcuno l'aveva spinta? Come mai non sono stati analizzati i tabulati delle sue ultime telefonate?

Chi non si rassegna alla morte del ragazzo è però lo zio, Demetrio Malara, insegnante di educazione fisica in pensione e padre di Michele. Una delle tante morti per lupara bianca della ndrangheta: ucciso a quindici anni dalla ndrangheta, in un regolamento di conti fra clan rivali.
"La morte di Michele non era dovuta al suo eccesso di coraggio, al suo scarso senso del pericolo, all’essere cresciuto senza madre": Michele era morto per le centomila lire che aveva accettato, per far da vedetta durante un agguato. Finito male.
Ad indagare su quest'ultimo omicidio turba nemmeno troppo le coscienze della città (e delle istituzioni) è una strana coppia di detective: lo zio Demetrio, insegnate di educazione fisica nel miglior liceo della città e Fortunato Amato, un suo ex allievo, calciatore mancato e donnaiolo, che ha dovuto abbandonare la carriera di avvocato non solo per il suo nome, ma anche per l'arresto del padre.
Fortunato Amato, detto Nato si è trovato un nuovo lavoro, estremamente redditizio, come produttore di ebook per matrimoni: è una persona che conosce tutti e può entrare in tutti i salotti a fare domande. E' la persona giusta per capire chi ha ucciso Rosario, perché conosce mezza città, soprattutto la parte che conta, anche le persone che girano col grembiule da massone.

Ma sono domande che iniziano a dar fastidio a qualcuno. E quel qualcuno si premunirà di lanciare un preciso segnale alla coppia, con un bel colpo di fucile in un agguato a Monte S. Elia, mentre Demetrio e Nato erano sulle tracce del comandante.
"Lui è troppo in alto. È l’uomo di raccordo fra noi e gli americani che l’hanno mandato a controllare il passaggio delle armi dal porto".

Così, mentre si assiste alla fine del governo Berlusconi e con lui la fine di un certo blocco di potere, alla promozione a Roma del siculo (il procuratore capo di Reggio che ha applicato qui i criteri investigativi imparati a Palermo sulla mafia) i due investigatori dilettanti devono mettere fine ai loro propositi.
"Erano partiti da suo nipote Rosario, anzi ancora prima, dal suicidio della dirigente dell’ufficio Finanze e tributi. Poi avevano esplorato la pista dei soldi finiti in tasca ai politici, locali e nazionali, in Italia e all'estero. Poi si erano buttati sui contatti fra politici e crimine organizzato dentro le logge massoniche.Adesso passavano ai comandanti toscani con cittadinanza americana che spedivano borse di Gucci da Gioia Tauro a Roma con la protezione della Cia".
La ricerca dei responsabili della morte di Rosario, li porta dentro il gorgo dove è difficile distinguere i confini tra politica, massoneria e ndrangheta, potere politico locale e nazionale, servizi italiani e servizi esteri. Un intreccio dove tutto è legato: traffico della droga e delle armi, il controllo del porto di Gioia Tauro e l'11 settembre.
«Sai, Nato, sono tutte imitazioni» commentò Malara. «La grande mafia, il grande terrorismo, è sempre lo Stato. Questi copiano. Finché servono, li tengono, li fanno pure guadagnare.
Il racconto dell'indagine si alterna alle pagine dove a parlare in prima persona di ndrangheta, dei contatti con la massoneria e la politica, del suo ruolo nella strategia della tensione, delle divisioni nella magistratura sono il capocrimine, il giudice della direzione distrettuale, il poliziotto onesto.
E' in queste pagine che il lettore viene portato dentro il mondo delle ndrine, di come funzionano le cose in questa parte del paese (e non solo qui).
La ndrangheta non è verticistica come Cosa Nostra, ma come una polis.
Il traffico di droga? Si, è un giro d'affari da 24 miliardi per lo più in mano alle cosche joniche. Basta garantire qualche confisca al finanziere o al magistrato per farlig fare bella figura e incrementare le sue statistiche.
Ma altrettanto redditizio e meno pericoloso è coltivare i rapporti con la politica. Che ti garantisce appalti sicuri.
Come è cresciuta l'importanza della ndrangheta:
Turano lo racconta a fine libro con la cronistoria di questa organizzazione criminale. Un racconto criminale che parte dai moti di Reggio Calabria degli anni '70, i tempi del "Boia chi molla", al periodo dei sequestri di persona. Per arrivare alla nascita della Santa. La sovrastruttura che mette assieme massoneria e ndranghetisti, una sorta di camera di compensazione. E i servizi segreti che avrebbero favorito da una parte la fine dei corleonesi a Palermo per spostarsi sui calabresi.

La morte del giudice Scopelliti, che doveva presentare l'accusa in Cassazione, per il maxi processo, potrebbe essere spiegata così. 
«Dagli anni Settanta – con i moti di Reggio in città, il porto e il centro siderurgico a Gioia Tauro, la Liquichimica a Saline Jonica – si è attivato questo circuito, tuttora in funzione, dove le ‘ndrine copiano lo Stato che copia le ‘ndrine che ricopiano lo Stato.(…) I sequestri non sono serviti alla ‘ndrangheta per l’accumulazione primaria di capitale…(…) sono serviti ai criminali calabresi per costruire rapporti stabili, duraturi e confidenziali con lo Stato e per mettere lo Stato nelle condizioni di non poter combattere in modo efficace perché combatterebbe contro se stesso. Ecco spiegato perché questa città, al momento, non è dello Stato, non è degli italiani, non è nostra. Se entriamo in un bar, è loro. Se andiamo in un negozio di vestiti, è controllato da loro. I lidi del lungomare sono loro. (…) Certo, Reggio ha duecentomila abitanti. Non è Gioia e non è San Luca. Puoi vivere ignorando il contorno. Puoi passare una vita a negare la realtà. I reggini respirano ‘ndrangheta, cacano ‘ndrangheta».

Dopo la postfazione, chiude il libro una ricca cronologia degli eventi, a partire dagli anni 70 fino ad oggi. Il romanzo di Turano è un continuo mescolare realtà e fantasia, difficile capire dove finisca l'una e inizi l'altra. Come difficile distinguere il bianco e il nero, i buoni e i cattivi, lo stato e l'antistato.
Perché la vera forza nella ndrangheta è nei suoi rapporti con la politica, secondo un rapporto dove è difficile stabilire chi imita chi.
Difficile scrive di ndrangheta – continua Turano - anche per colpa dei tanti cronisti che hanno raccontato questa mafia secondo troppi clichè. I giornalisti embedded, li chiama l'autore. Quelli selezionati dalle procure, con una patente rilasciata da poteri extra giornalistici. Il perché abbia voluto raccontare queste storie, l'autore lo spiega nelle ultime righe:
è il senso di appartenenza che un calabrese prova per le sue origini. È una passione feroce, irrazionale, ottusa e nevrotica proprio perché gli argomenti logici a sostegno del sentimento scarseggiano. D’altronde, ad amare ciò che è amabile sono buoni tutti”.
La scheda del libro su Chiarelettere.
Alcuni estratti dal libro: la ndrangheta è come la polis, e le vie della droga.
Il link per ordinare il libro su Ibs e Amazon.

22 gennaio 2013

Presa diretta Irresponsabili – il complotto a Reggio

Esiste un altro complotto, dopo quello denunciato da Berlusconi per la caduta del suo governo: anche se più in piccolo, anche a Reggio Calabria c'è stato un complotto contro la giunta Scopelliti, ora governatore della Calabria (Presa diretta - Gli irresponsabili). Negli anni passati sindaco della città, sciolta l'anno scorso per mafia e con un buco contabile di 180 ml, sancito dalla Corte dei conti.

Responsabilità della sua giunta? No: il sindaco ha dato la colpa alla sua dirigente che aveva delega ai bilanci. OrsolaFallara. Che si suicidò due anni fa, dopo che lo scandalo scoppiò sui giornali e che l'allora sindaco le tolse la fiducia.

Tutta colpa del dirigente del comune, che fu pagata 750000 euro per aver rappresentato il comune in una vertenza tributaria (come fosse una consulente esterna).
E i buchi di bilancio? L'aumento della spesa corrente? I bilanci truccati? I lavori iniziati e non terminati perché all'improvviso sono mancati i soldi per pagarli?
Gli scarichi delle fogne a mare (per il depuratore che non funziona) rovinano l'immagine di città turistica.
Ma il governatore, anche di fronte a Iacona ha ripetuto, ha sbagliato solo la Fallara e la nostra è stata una esperienza di governo straordinaria.
Toccherà ora al processo capire cosa è successo nel comune di Reggio. Sciolto per mafia.