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15 febbraio 2016

Diritti e non diritti

Riusciranno i nostri eroi a far approvare la legge Cirinnà oppure prevaranno le ragioni dei conservatori dello status quo (viva la famiglia tradizionale ..).
Vorrei provare a fare un ragionamento un po' fuori dal coro: sto parlando dei diritti da riconoscere alle coppie gay, su cui si è impegnato il governo e una pare della maggioranza.
Sebbene sia favorevole al riconoscere finalmente questi diritti, mi dispiace vedere come sembra che questi siano gli unici per cui battersi.
In un mondo in cui ad un'intera generazione si sta togliendo di tutto: la pensione, il lavoro, la possibilità di avere un futuro. 
E' il mondo dei cervelli in fuga all'estero, come la ricercatrice che ha risposto al ministro Giannini che si complimentava per le borse di studio europee.
Non sto dicendo che dare diritti ai gay significhi togliere qualcosa ai precari, alle donne che se rimangono incinta perdono il posto, etc etc .
Ma faccio veramente uno sforzo per ricordarmi una mobilitazione per riconoscere anche questi diritti da parte della politica.

Evidentemente ci sono diritti e non diritti.
Potremmo anche aggiungere del diritto di vedere i propri eletti mantenere le promesse fatte in campagna elettorale, senza troppi cambi di casacca, come racconta oggi Gilioli.
Del diritto alla trasparenza dei dati, ancora non riconosciuto né per i finanziatori ai partiti, né per l'accesso agli atti dell'amministrazione pubblica.

07 marzo 2015

Selma è ora

E' ancora lunga la strada da percorrere per i diritti civili, ci sono ancora tanti ponti da attraversare, da quel 7 marzo 1965. Il bloody Sunday.
Selma è ora, ha detto il presidente Obama, dopo l'ultimo caso di omicidio di un ragazzo di colore da parte della polizia, in Wisconsin.
E' sempre tempo per lottare sui diritti civili, contro le discriminazioni di genere, di razza, di religione. Per il colore della pelle.
Selma è adesso, non riguarda solo il passato.


28 settembre 2014

Freedom fighters – la mostra della fondazione Robert Kennedy a Milano

Rosa Parks
Militari scortano degli studenti per la Freedom riders


Il dipinto di Norman Rockwell - The problem we all live with, ispirato alla storia di Rudy Bridges


Ne vale sempre la pena, battersi per i diritti civili, in ogni parte del mondo.
E anche in Italia, oggi, dove sembra che di questi diritti se ne possa fare a meno, retaggio di antiche battaglie che non possiamo più permetterci.
La mostra fotografica a Palazzo Reale organizzata dalla fondazione Robert Kennedy mostra le tappe di una lotta che è costata morti, sacrifici, sangue, sofferenza. La lotta contro le discriminazioni tra bianchi e neri: Rosa Parks che un giorno decide che la legge che impone dove sedersi sui bus è sbagliata, in nome di principi superiori a quelli dello Stato. Martin Luther King e la sua marcia su Washington.
I fratelli Kennedy, John e Robert che hanno promosso una politica di integrazione che mettesse fine a queste discriminazioni.
Manca qualcosa, in questa mostra: mancano le immagini di quelle lotte. E anche i suoni delle canzoni che hanno accompagnato quelle lotte. Bob Dylan, Joan Baez.

08 dicembre 2011

The great debaters

Il film, interpretato e diretto da Denzel Washington, racconta una storia vera: le sfide “oratorie” del gruppo di dibattito del college nero di Wiley, nel Texas degli anni 30.
Sfide in cui due gruppi di ragazzi (di ciascun college) dovevano argomentare a favore e contro un determinato argomento: i sussidi governativi e la disoccupazione, la necessità di scuole separate per bianchi e ragazzi di colore, la disobbedienza civile ..



I quattro ragazzi di Wiley, diretti dal professor Melvin Tolson (professor nonché poeta e sindacalista), arrivarono a battere il gruppo di oratori di Harvard.
In una sfida  dove l'asserzione su cui dibattere riguardava la disobbedienza civile, questo è il discorso finale di James Leonard Farmer Junior: è sempre giusto rispettare le leggi? Anche quando sai che lo sceriffo non farà nulla per difendere un nero dal linciaggio (il cui nome deriva dallo schiavista Willy Linch)?

In Texas they lynch Negroes. My teammates and I saw a man strung up by his neck and set on fire. We drove through a lynch mob, pressed our faces against the floorboard. I looked at my teammates. I saw the fear in their eyes and, worse, the shame. What was this Negro's crime that he should be hung without trial in a dark forest filled with fog. Was he a thief? Was he a killer? Or just a Negro? Was he a sharecropper? A preacher? Were his children waiting up for him? And who are we to just lie there and do nothing. No matter what he did, the mob was the criminal. But the law did nothing. Just left us wondering, "Why?" My opponent says nothing that erodes the rule of law can be moral. But there is no rule of law in the Jim Crow south. Not when Negroes are denied housing. Turned away from schools, hospitals. And not when we are lynched. St Augustine said, "An unjust law in no law at all.' Which means I have a right, even a duty to resist. With violence or civil disobedience. You should pray I choose the latter.
The great debaters è un film in cui si parla di diritti civili (non solo per le persone di colore, che venivano linciate, ma anche i diritti dei coloni, bianchi e neri), e della lotta per la loro affermazione.
« Ma il mio oppositore dice che oggi non è ancora il giorno perché bianchi e neri frequentino lo stesso college, perché condividano lo stesso campus. Per stare nelle stesse classi. Bene, vorreste essere così gentili da dirmi quando verrà questo giorno? Verra domani?Verrà la settimana prossima? verra fra cento anni? Mai? No! Il tempo per la giustizia, il tempo per la libertà e il tempo per l'uguaglianza è sempre, sempre adesso. »Samantha Booke, nel suo discorso contro l'università dell'Oklahoma.

Un film potente, forte e purtroppo, su molti punti, ancora attuale. 



Da wikipedia:
Diversi personaggi che compaiono nel film sono esistiti realmente, ma talvolta con altri nomi:
  • Melvin Beaunorus Tolson ( 1898 - 1966) è realmente esistito, poeta di fama mondiale, ebbe moltissimi onori fra cui quello di un centro museale a suo nome (Melvin B. Tolson Black Heritage Center) [4]
  • Henry Lowe, è in realtà Henry Heights.
  • Hamilton Burgess in realtà si chiamava Hamilton Boswell, o più probabilmente Hobart Jarrett.[6]
La finale del torneo non era contro la squadra di Harvard ma contro quella dell'università del Sud della California.[2] Anche dopo la storica vittoria con i campioni in carica il gruppo non poté mai fregiarsi del titolo di vincitori, agli afroamericani infatti non era permesso partecipare ufficialmente ai dibattiti, fino a dopo la seconda guerra mondiale.[7]

Scheda su The Great Debaters dell'Internet Movie Database, e il sito dedicato al film.