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30 marzo 2025

Anteprima Presadiretta – ragazzi fuori

Ragazzi bulli che tormentano i loro coetanei, che uccidono per un banale litigio, che finiscono nelle carceri, sempre più piene e tutti coloro che li aiutano, perché nessuno è perduto per sempre

Questa sera Presadiretta si occuperà dei ragazzi, quella che potrebbe diventare visti i venti di guerra e le politiche militaristiche, la nuova generazione perduta.

Sarà un reportage mia visto prima – spiega presentato la puntata il conduttore Riccardo Iacona - sulle migliaia di bambine e bambini che dai 0 ai 14 anni hanno un profilo social e postano tutto il giorno, per altro facendo muovere la macchina dei social in maniera incredibile perché fanno milioni di visualizzazioni su Instagram e Tik Tok. Un fenomeno incredibile che ha anche l’autorizzazione dei genitori perché senza la loro autorizzazione i bambini non potrebbero avere un profilo social.

Nell’anteprima si parlerà dell’impatto sui social sui minorenni: in che modo gestire la condivisione di contenuti dove appaiono bambini? Nel mondo è nato un fenomeno chiamato sharenting, ovvero condivisione dei contenuti costante coi genitori.
La Francia è l’unico paese dove è stato regolamentato e i giornalisti di Presadiretta sono andati in questo paese per vedere come funziona in un piccolo paese poco lontano da Parigi, incontrando una giovane influencer madre di tre figli, Oralie Guenzi.
“Non utilizzo i miei figli, condivido parte della mia vita e a volte compaiono anche i miei figli, faccio molta attenzione nel non dare troppe informazioni sul loro conto, non dico dove viviamo, che attività fanno, qual è la loro scuola, non do nessuna informazione sulla loro salute, non li mostro mai in situazioni imbarazzanti che potrebbero metterli a disagio nel futuro. Mi chiedo sempre, ‘io avrei voluto che mia madre condividesse questa cosa di me?’ La protezione dei bambini è estremamente importante per me, perla mia agenzia, per molte persone nel settore degli influencer ..”
Nei profili social di Oralie i figli non appaiono sempre nelle immagini condivise, però i post con i bambini sono retribuiti come gli altri: “per ogni collaborazione commerciale dove compaiono i miei figli firmo un contratto di lavoro in qualità di rappresentante legale, è la legge, tanto meglio per i miei figli, partecipano al mio lavoro, vengono pagati.”

Ma dentro il mondo dei social ci sono storie come quella di Alessandro Cascone, un ragazzino di 13 anni che si è suicidato lanciandosi da una finestra: dietro ci sarebbe una storia di bullismo, sul suo telefonino sono stati trovati tanti messaggi di odio.
Erano messaggi dalla piattaforma NGL “Messaggi che non mi fanno stare male” aveva confidato alla madre: hai le corna, fai schifo, ti devi ammazzare ..
Come si deve sentire un ragazzino di 13 anni – si chiedeva il padre – fino ad arrivare a delle vere e proprie minacce.

Questa sarà tutta una puntata dedicata ai ragazzi e ragazze che delinquono, delitti sempre più feroci – continua Iacona nella presentazione della puntata – dove si arriva anche ad uccidere perché sono ragazzi che hanno le armi per uccidere, sono i “ragazzi fuori” che poi finiscono nelle carceri minorili che in Italia sono stra-affollate (e coi decreti Caivano, per la solita logica fintamente securitaria andrà sempre peggio), tanto è vero che scoppiano le rivolte, l’ultima pochi giorni fa al carcere Beccaria di Milano.

Presadiretta è entrata dentro quelle carceri e racconterà come si vive in queste carceri.

Si parlerà anche dei ragazzi che usano i social per fare del male, i bulli, una cosa che può essere molto pericolosa.

Infine c’è tutto il mondo di educatori, gente che con passione e amore aiuta questi ragazzi perché nessuno è perduto per sempre.

Il viaggio sul tema della violenza tra giovani e giovanissimi, parte dalle storie di tre vite spezzate:

Emanuele Tufano, 24 ottobre. Santo Romano, nella notte tra il 1° e il 2 novembre. Arcangelo Correra, 9 novembre. Tre giovani vite spezzate dalla violenza di altri giovani. L'anteprima del racconto di PresaDiretta ci porta in una normale notte di venerdì a Napoli, al fianco delle forze dell'ordine tra controlli, pistole e coltelli. Un viaggio nel cuore della città, tra tensione e pericolo, ma anche nel dolore profondo dei genitori che hanno perso i loro figli.

Santo era un ragazzo di 19 anni ucciso tra il 1 e il 2 novembre del 2024 a Casoria, nella provincia di Napoli. La mamma Mena e il fratello Antonio, la famiglia e i suoi amici si sono ritrovati in piazza nel trigesimo della morte per ricordarlo. Ad uccidere Santo è stato un minorenne con un colpo di pistola: “un minorenne cresciuto col mito del terrore, a marcare il territorio con la violenza” – racconta una ragazza venuto a raccontare quello che succede nelle strade. Ragazzini che si sentono superiori ai ragazzi della bella Napoli solo perché stringono un’arma, che si arrogano il diritto di scegliere se una persona può o meno continuare a vivere, “ma non sono superiori, non lo saranno mai, basta con questa violenza insensata basta con un sistema che protegge i carnefici e che abbandona le famiglie distrutte, basta con le vite spezzate troppo presto come quella di mio cugino!”

“Noi adesso viviamo per lui” raccontano ai giornalisti di Presadiretta gli amici “viviamo due vite, una nostra e una la sua, basta vittime di 18-19 anni..”
Come si fa a non far succedere queste tragedie, cosa serve?

“Si deve disarmare Napoli” perché è semplice avere un’arma in mano.


Il governo Meloni ha risposto all’emergenza della violenza giovanile con il decreto Caivano che prevede ancora più carcere per reati che coinvolgono minori, senza preoccuparsi né della prevenzione e nemmeno della situazione delle carceri minorili.

Presadiretta ha intervistato un ragazzo che è stato detenuto in queste strutture: “Succedono troppi casini, con tutte le persone messe così insieme, tutte in un gruppo così tante persone non va bene .. in cella eravamo in cinque, in quattro, arrivavamo anche a stare in sei in cella.. c’è chi dormiva per terra, infatti io ho dormito anche per terra..”
Nelle celle non c’è spazio per farci stare sei letti tutti assieme.
“Tu devi avere i tuoi spazi, non puoi stare attaccato ad un altro, cioè letteralmente attaccato con un letto ad un altro, che ti svegli e ti trovi questo, giri la testa e ti trovi questo, non è una bella cosa ..”

In questo momento la capienza è sicuramente quasi pari al doppio, abbiamo una trentina di ragazzi in più dentro – racconta la responsabile dell’area pedagogica dell’istituto Beccaria Elvira Narducci: “sono tanti, considerato che l’aggancio, il trattamento inizia dal primo giorno, sono tutti da prendere in carico, quindi diventa una difficoltà e per le risorse ma anche per gli spazi, non solo di vita ma anche laboratoriali. Quindi su questo noi ci dobbiamo ricalibrare ogni giorno, dobbiamo inventarci delle soluzioni possibili per garantire ai ragazzi le medesime opportunità”

La scheda della puntata:

Adolescenti tra disagio, cyberbullismo e piattaforme social

“PresaDiretta” si occupa questa settimana di adolescenti tra crimine, disagio, cyberbullismo e piattaforme social. Il programma di Riccardo Iacona, con il reportage “Ragazzi Fuori”, in onda domenica 30 marzo alle 20.30 su Rai 3, entra nel carcere per minori di Nisida, a Napoli e nel Cesare Beccaria, a Milano, dove da mesi è un susseguirsi di rivolte, dove ha incontrato i giovani reclusi, gli operatori e le forze dell’ordine tra dolore, malessere e riscatto.

Sempre parlando di ragazzi, una pagina viene dedicata ai più fragili - quelli presi di mira dai bulli, sul web e quelli che non riescono più a sopportare di vivere - partendo dalla Campania, dopo la morte, in pochissimi giorni, di tre giovani: Santo, Arcangelo ed Emanuele, tutti e tre uccisi dalla violenza di loro coetanei. Il racconto dei genitori, degli operatori, delle forze dell’ordine, tra dolore e disagio, armi e volontà di recupero.

Ma nella vita degli adolescenti è sempre più presente anche il mondo digitale: lo dimostra la dolorosa ricostruzione della storia di Alessandro Cascone, che a soli 13 anni si è tolto la vita. Gli investigatori, nel suo telefonino hanno trovato un fiume di messaggi violenti e di insulti agghiaccianti da parte del branco di bulli che lo perseguitava. Ultima tappa, la sala operativa della polizia postale, per capire come difendersi dal cyberbullismo, un fenomeno che colpisce vittime sempre più piccole. In aumento anche casi di sextorsion e deepfake, con richieste di soldi e uso di intelligenza artificiale per spogliare giovani ragazze.

“Aspettando PresaDiretta”, la prima parte del programma, si concentra invece sulla relazione giovani e social, dal fenomeno dei baby influencer alle famiglie youtuber: le storie di Mia, Ylenia, Chiara, Diego e dei tanti minorenni alle prese ogni giorno con video da realizzare e centinaia di migliaia di follower, con il parere degli esperti su privacy, marketing, conseguenze sul loro sviluppo. E infine l’esempio della Francia che ha normato per legge autorizzazioni dell’ispettorato del lavoro, certificati medici, giorni di riprese, retribuzione depositata in banca fino alla maggiore età dei giovanissimi influencer del web.

Ospite in studio con Riccardo Iacona Elisa Giomi, commissaria AgCom e docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università Roma Tre, per capire quali strumenti mettere in campo per regolamentare le piattaforme social per i giovanissimi.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

01 marzo 2021

Anteprima inchiesta di Presadiretta – le strade dell'odio

Questa sera si parla di odio in rete, un fiume in piena che nemmeno la pandemia ha rallentato, anzi.

E' un fiume d'odio che colpisce le donne, gli ebrei, i migranti, gli omosessuali e ora anche i medici e gli infermieri in prima linea contro il covid, definiti terroristi, assassini.

Un odio che è stato usato come arma di propaganda da partiti e gruppi di destra: i rom che rubano, gli immigrati che spacciano, che ci portano le malattie, che violentano le donne italiane.

Un odio che è sfociato in diversi episodi criminali, tra cui quello che ha visto come protagonista Luca Traini, che in una mattina del febbraio 2018 decise di sparare a persone di colore che incontrava per strada, ritenendoli responsabili della morte di Pamela Mastropietro (violentata e uccisa da uno spacciatore nigeriano sempre a Macerata).


I giornalisti di Presa diretta hanno raccolto tante testimonianze di questo, a cominciare da quella di Massimo 24 anni, che ha ricevuto messaggi di minacce fino ad essere anche fermato per strada, da un conoscente che lo perseguitava perché gay.

Quanto si è trovato di fronte a questa persona, a Massimo sono venute in mente le storie di ragazzi picchiati perché gay: “pensi che questo potrebbe capitare anche a te, perché viviamo in un mondo dove tutto è lecito”.

Massimo si è rivolto all'associazione gayhelpline.it e ha sporto denuncia, ma i casi di oddio contro i gay sono sempre più numerosi e viaggiano su web.

Altra storia di minacce è quella di Erika e Martina, una coppia nella vita: dopo aver pubblicato la foto di un loro bacio sui social sono diventate oggetto di odio.

Commenti come “pattumiere umane”, “vi dovete ricoverare”.. 
Il coronavirus? E' colpa delle persone contro natura come voi.

Durante il lockdown questi messaggi sono anche aumentati, una cosa difficile da spiegare se non pensando che a qualcuno dia fastidio l'immagine di due donne felici, quando tu non lo sei. Persone che cercano un pretesto per sfogare la loro frustrazione, l'odio

Martina Tammaro ha ricevuto minacce di morte e questo l'ha anche spaventata, perché lei è molto attiva su Instagram, è il punto di riferimento di una comunità di 90mila persone, dove condivide le riflessioni e le esperienze sull'omofobia.

“Le parole fanno veramente malissimo, hanno un peso che non si può spiegare, possono distruggere una persona. La cosa peggiore è che non vieni capito anzi vieni colpevolizzato, e questo ti fa sentire molto più sola.”

Valerio Catoia è un campione, ha vinto diverse medaglie nel suo sport, il nuoto. Ha preso perfino una medaglia dalla presidenza della Repubblica, perché anni fa, in spiaggia salvò una bimba in mare che stava annegando.

Ma con la medaglia arriva anche il resto: sui social Valerio diventa vittima di hate speech su un gruppo di facebook dove le persone postavano insulti (per la sua sindrome di down).

E' stato il padre ad accorgersene: ha scritto agli odiatori che, per risposta, hanno preso ad insultare anche lui.

Si vantavano anche, degli insulti, questi “leoni da tastiera” che pensano che sia lecito pubblicare tutto quello che pensano, anche l'invito a sparargli.

Sono persone che non percepiscono la gravita di quello che scrivono, perché, come racconta il padre di Valerio, quando sei sui social è come se staccassi il cervello.

Anche gli infermieri sono stati colpiti da questa ondata d'odio, perfino loro, quelli che chiamavano gli angeli dell'epidemia: Nicola De Giosa è infermiere a Bari, aveva scritto a Repubblica una lettera per richiamare i cittadini al senso pubblico.

“Noi col il nostro lavoro e voi col vostro senso civico che in questo momento è l'unica arma a disposizione, i due mondi insieme possono farcela.”

Il suo appello lo ha fatto diventare vittima degli odiatori: “basta con questo terrorismo, vergognatevi.”

Il suo appello è nato dopo aver assistito a tanti pazienti in terapia intensiva, tra cui Francesco, che gli avevo chiesto di dire “dite fuori che il covid esiste e io sono qui e ho dei figli che mi aspettano.”

Francesco ha perso la sua battaglia, a cinquant'anni: quanti altri ne dobbiamo perdere per il covid prima che prevalga la cautela e il rispetto delle regole di distanziamento sociale?

Non è facile superare la morte dei propri pazienti, coloro i quali prima di essere intubati hanno stretto la mano all'infermiere chiedendo loro di salvarli.

“E' difficile dimenticare queste cose” commenta Nicola di fronte alla giornalista “e questo mi fa ancora più arrabbiare, possibile che la gente non capisca questo e ci definisca terroristi e assassini? Siamo sempre gli stessi infermieri che lavorano sulle strade per gli incidenti, fanno nascere i bambini, stanno sul tavolo operatorio anche ore per salvare una vita.”

Altro capitolo di questo fiume di odio è quello del revenge porn, video personali di ex fidanzati, compagni, messi in rete per attaccare la donna, colpevole di aver troncato una relazione.

L'ultima caso più famoso è quello della maestra d'asilo licenziata perché il fidanzato aveva fatto circolare nella chat del calcetto le sue foto intime.

“Da lì ho iniziato a non mangiare più a prendere lo xanax, mi sentivo sporchissima, mi vergognavo anche ad uscire dalla mia stanza, a farmi vedere da mia mamma, volevo ammazzarmi.”

La cosa che le ha fatto più male è stato l'asilo, cioè l'atteggiamento delle maestre e della direttrice, che non hanno capito la sua situazione, non hanno voluto ascoltarla: le hanno messo addosso una colpa, gli altri, e alla fine ti autoconvinci che la colpa è tua.


Altra categoria su cui si è, da sempre, riversato tanto odio, è quella degli ebrei: l'ultimo episodio è del gennaio scorso quando, nel corso di una presentazione via zoom del libro di Lia Tagliacozzo, organizzata dal centro antifascista di Torino, hanno fatto “irruzione” diversi utenti con commenti antisemiti, in stile nazista.

Si chiama zoom booming, ed è la tragica moda del momento: negli ultimi mesi questi episodi sono aumentati, racconta alla trasmissione il deputato PD Emanuele Fiano (figlio del deportato Nedo).

Il suo profilo social è pieno di commenti che fanno riferimento ai lager, ai forni crematori.

“Non fa paura, fa impressione che qualcuno abbia come dire amore o fedeltà per quelle immagini [dei campi crematori]”

Ma tutta la forza di questo fiume di odio l'abbiamo vista all'opera il giorno dell'Epifenia, con l'assalto al Campidoglio (organizzato) delle milizie di estrema destra, dei fan di Trump.

Sono i seguaci del movimento QAnon, complottisti che pensano che il mondo sia in mano ad una lobby di satanisti pedofili che ha attaccato Trump perché li stava smascherando: un complotto di cui farebbe parte anche il papa

“PresaDiretta si è infiltrata tra di loro per capire chi sono i seguaci italiani del movimento, come funziona il percorso di radicalizzazione e quali sono le azioni di contrasto che le piattaforme possono mettere in campo.”

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

30 ottobre 2019

Assenza di identità

Ma veramente il problema di questo paese sono gli account anonimi che infestano i social?
Faccio fatica a cercare di capire le ragioni dell'assurda proposta di Italia Viva (che ricorda una proposta analoga di Forza Italia): Marattin e Renzi vogliono schedare gli italiani regalando tutte le informazioni ad una società privata?
E poi, in caso in cui si debba fare causa, aprire migliaia di rogatorie con paesi stranieri per avere l'identità reale dell'account pinco palla?

Qui siamo oltre al mangino brioches.
Siamo alla perdita dell'identità, del contatto con la realtà.
La lotta contro l'odio in rete si combatte nei tempi lunghi puntando sull'educazione e nei tempi brevi evitando di dare il cattivo esempio: pensiamo veramente che gli urlatori nei talk (penso ad uno Sgarbi) o i tweet feroci di Salvini, Meloni & c. non abbiamo alcuna responsabilità nell'aver sdoganato certi termini e certe violenze.

E se vogliamo fare la lotta contro la fake news, bisogna prima chiedersi come mai le persone credano più a quello che leggono sulla rete che non ai giornali (che vengono letti sempre di meno) o ai TG.
Forse i primi a far girare bufale sono stati per primi loro: la crisi che era finita, le riforme panacea di tutti i male, l'ambientalismo scoperto in età troppo adulta ..

Più che le identità anonime in rete (di cui ha parlato la trasmissione Report lunedì scorso), preoccupa l'assenza di identità dei partiti oggi: cosa vuole fare da grande il m5s? Italia viva vuole prendere il posto di forza italia (viva)? 
E il pd? Si chiederà come mai l'Umbria rossa è diventata verde?
Scoprirà forse che esistono ancora persone che si indignano per gli scandali sulla sanità, sui concorsi pilotati?
Che, addirittura, esistono ancora operai, come quelli di Terni. Che poi sono gli stessi che nel 2014 (governo Renzi, ministro dell'interno Alfano), vennero manganellati a Roma.

22 giugno 2019

L'importanza della bestia

Siamo stati ad un passo dalla guerra, tra Usa e Iran e siamo ad un passo dalla procedura di infrazione europea per il nostro debito.
Ma è un'altra vicenda che mi ha colpito, quella tra Radio 2, Salvini e l'attrice Valentina Nappi.
Ovvero il like messo ad un tweet della pornoattrice che ha poi causato una reazione nervosa da parte del ministro Salvini e il successivo imbarazzo dell'account manager della radio: siamo stati hackerati, aiuto!

Ci dice tante cose, questa storia: che in un momento difficile della nostra storia, il ministro dell'interno si preoccupa dei like di Radio 2, per una battuta nei suoi confronti.
E poi il servilismo di Radio 2: avrebbero fatto miglior figura a non fare niente, evitando la storiella dell'account violato, falsa come la genuità del sovranismo salviniano o come la verginità della Nappi.

Quanto conta la visibilità e la comunicazione social per Salvini e la sua macchina della propaganda, la famosa bestia?
Avrete sentito la notizia, data da Repubblica, sugli immigrati che la Germania ci rimanda indietro, i dublinandi: Salvini fa tanto il duro contro le ong e i porti chiusi, poi non una parola sull'accordo di Dublino (che la Lega non ha mai messo in discussione nel concreto)

Un tweet anche su questo, no?
Magari è più importante che non il bavaglio sulle intercettazioni..

27 febbraio 2017

Influenzatori (o influencer)

Bei tempi quelli in cui un politico faceva il politico, un giornalista il giornalista e un pubblicitario il pubblicitario.
Quando si domandava ad una persona appena conosciuta, "che lavoro fai"?
Oggi, se fai la stessa domanda, rischi una brutta risposta, ti potrebbe capitare di incontrare persone pagate a voucher, che fanno dunque dei lavoretti (pur essendo laureati, pur avendo competenze).
Ti potrebbe capitare di ricevere come risposta "faccio l'influencer".

Ieri sera a Che tempo che fa tra gli ospiti una persona che vende in rete la propria immagine e Chiara Ferragni.
L'influencer della politica e l'influencer della moda, dei marchi, del fashion (si scrive così).
Gente che campa (e bene) con la rete, coi social, parlando e interagendo (magari in modo quasi unidirezionale) coi propri follower.

Si, lo so. E' un post vacuo, che forse non vuol dir niente.
D'altronde non stiamo parlando della manifestazione delle famiglie di Taranto, preoccupate che i soldi del patteggiamento (proposto) dei Riva finiscano nelle mani del governo o di persone interessate a svendere gli impianti. E non per le bonifiche.
Non stiamo nemmeno parlando del fenomeno voucher: ora conosciamo i nomi dei principali fruitori di questo strumento che non ha (di fatto) contribuito all'emersione del nero e stanno sostituendo le altre forme di contratto.

Non stiamo parlando nemmeno del video dei due dipendenti Lidl, che hanno bloccato (imprigionato) due donne che stavano frugando negli scarti del supermercato.
E hanno usato proprio uno dei social per rendere virale la loro azione. Una bravata, dicono. Uno scherzo. 

Non è uno scherzo la morte della bracciante ad Andria, di fatica, per 20-30 euro al giorno.
Nemmeno le proteste degli agricoltori, contro la legge del caporalato (che non si applicherà agli immigrati in regola che continueranno a subire i ricatti).

Nel salotto buono della televisione l'ex rottamatore ha parlato di scissione (l'hanno voluta gli altri), di lavoro (ora siamo al lavoro di cittadinanza che puzza di sola) e delle sue leggi e riforme (bocciate dal paese e alcune anche dalla Consulta) e uno spazio anche al padre e l'inchiesta Consip.
"Io mi sono dimesso da segretario perché ho perso."

Si è dimesso da segretario per potersi ripresentare alle elezioni come se nulla fosse successo, lasciando ad altri l'ingrato compito di sistemare i problemi.
Quelli del paese, non dei social.

06 febbraio 2017

Presa diretta: Il mondo dei social e quello degli elettrodomestici

Il mondo dei social e l'importanza dei like (sui post, sui tweet ..), l'obsolescenza programmata di molti elettrodomestici e l'intervista a Emma Bonino in apertura di puntata: questi i tre argomenti toccati questa sera da Presa diretta.

Si partirà come di consueto con l'intervista di Iacona con Emma Bonino, ex deputata radicale e ministro (degli Esteri con Letta e delle politiche europee con Prodi) nonché commissario europeo per gli aiuti umanitari:
"Un incontro con una personalità eccezionale, una vera combattente, Emma Bonino.Un incontro che si è svolto durante un viaggio di lavoro dell’onorevole Bonino in Giordania, nel quale ha raccontato a Riccardo Iacona la sua battaglia contro la malattia, del problema dei profughi, della questione femminile nei paesi islamici e del sempre più difficile equilibrio politico internazionale."
La macchina dei like e degli influencer: il mondo dei giovani e dei giovanissimi si è ristretto dentro l'universo dei social.
Dai libri, ai fumetti, alla TV allo smartphone.

Il cantante Rovazzi
Il servizio di Giulia Bosetti racconterà di quanto sia importante per gli adolescenti (e non solo) l'essere "popolari" in rete e avere successo tra i coetanei: sentirsi riconosciuti, apprezzati, come le tante star della rete.
Chi è come "influenza" i social? Chi e come lancia le nuove star?
Con l’inchiesta POPOLARI di Giulia Bosetti le telecamere di PresaDiretta entrano nel mondo dei giovani e giovanissimi e del loro rapporto con i social network dove la cosa che conta di più è essere “popolari”. FaceBook, Twitter, YouTube, Vine, Snapchat, Instagram, la vita ormai è tutta lì, in rete.  Oggi è in rete che nascono le star, che si vendono i prodotti, che si affermano mode e tendenze, che si decide la fortuna e la sfortuna di qualcuno.A PRESADIRETTA, gli youtuber e gli influencer, le star della rete e il loro pubblico, raccontano quali sono i segreti e i meccanismi alla base del loro successo. Dal campione di Youtube in Italia, Favij, con i suoi 3 milioni e 400 mila follower, alla voce della generazione Z, Sofia Viscardi, fino al mondo della moda e di Instagram con Alice Campello, influencer di professione. Le società di consulenza che scovano e promuovono questi giovani talenti, spiegano come funziona il mercato delle web star, raccontando le dimensioni di un fenomeno che sta diventando sempre di più la nuova frontiera della pubblicità.Dal Milan Games Week di Milano, fiera di videogiochi e intrattenimento on line, al Lucca Comics, festival internazionale del fumetto e del gioco, le telecamere di PRESADIRETTA hanno raccolto le testimonianze dei giovani che attraversano l'Italia per incontrare i loro idoli di internet, scoprire i nuovi videogame on line, travestirsi e interpretare i loro personaggi preferiti dei videogiochi.Per i più giovani ormai il web viene prima di tutto, la vita comincia e finisce lì.I social network sempre più sostituiscono i rapporti veri con gli amici o con la famiglia e finiscono per raccogliere il disagio, anche quello più profondo. Perché “condividere” il dolore fa stare meglio. A PRESADIRETTA testimonianze esclusive e drammatiche di ragazzi per i quali stare su Internet è una droga, una dipendenza a tutti gli effetti,  di giovani autolesionisti e di “ritirati sociali”, quelli che soffrono della sindrome di Hikikomori un termine giapponese usato per indicare quei giovani che si chiudono in casa con il proprio computer e non ne escono più.
La discarica in Ghana
Elettrodomestici progettati per avere un fine vita ben programmato ma non un riciclo: il secondo servizio tratterà dell'obsolescenza programmata e di dove poi finiscono questi prodotti una volta che vengono buttati.
SPAZZATURA ELETTRONICA  di Raffella Pusceddu e Elisabetta Camilleri. Come mai, con una puntualità che insospettisce, i nostri cellulari, i televisori o le lavatrici si rompono sempre dopo uno o due anni da quando li abbiamo comprati? Soffrono forse di invecchiamento precoce?Si chiama “obsolescenza programmata” che fa si che i nostri elettrodomestici si rompano poco dopo la fine della garanzia. PRESADIRETTA è andata a Berlino dove un laboratorio specializzato ha preso in esame numerosi elettrodomestici, li ha aperti ed esaminati e ha trovato una serie di difetti di fabbricazione. Solo un caso?E poi che fine fanno quando finiscono di funzionare?  I nostri elettrodomestici quando sono da buttare diventano RAEE: Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche. E vanno smaltiti in un certo modo, perché contengono metalli e sostanze che possono essere pericolose per l’ambiente e per la salute umana e il loro smaltimento deve seguire un iter ben preciso. Tant’è che noi consumatori paghiamo una quota al momento dell’acquisto, il cosiddetto “eco contributo”, che serve a coprire i costi dello smaltimento.In Italia viene smaltito e correttamente trattato solo il 35% di tutti gli elettrodomestici immessi sul mercato. E tutto il resto che fine fa?Un viaggio di PRESADIRETTA per scoprire cosa succede davvero e dove va a finire la nostra spazzatura elettronica. Viaggio che dall’Italia arriva in Africa. Con LA DISCARICA DI ABOBLOSHI Riccardo Iacona ci porterà infatti in Ghana, nella più grande discarica illegale al mondo di rifiuti elettronici, un vero e proprio inferno in cui lavorano a contatto con i veleni 70mila persone , la metà sono minori e che ha inquinato anche il mare di Accra, la capitale del Ghana. E i rifiuti elettronici che arrivano lì, vengono da tutto il mondo industrializzato, dall’Europa, dall’Italia. 



“POPOLARI”, “SPAZZATURA ELETTRONICA”  sono  un racconto di Riccardo Iacona con Giulia Bosetti, Raffaella Pusceddu, con la collaborazione di Elisabetta Camilleri, Marina Del Vecchio, Giulia Elia, Elena Marzano