In cosa consiste questa sovranità, l'ho capito poco.
Forse nello stamparsi la moneta, nel difendere i confini, ognuno a casa sua e stiamo bene tutti.
Eppure il terrorismo c'era anche ai tempi della lira e il blocco dei confini non fermerà l'esodo (biblico) dai paesi in guerra o alle prese con carestie.
Oppure vuol dire difendere le aziende nazionali, come Mediaset (dai francesi di Vivendì) e FCA (dalle accuse dei tedeschi).
Ma Mediaset è un'azienda privata, e poi come mai Mediaset ci preoccupa mentre eravamo pronti a far entrare un fondo del Qatar in MPS?
E che dire di FCA che ha sede fiscale in Gran Bretagna.
Ci preoccupano i francesi che scalano Berlusconi (e che potrebbero mettere fine al duopolio televisivo) e non gli arabi in Alitalia?
Mah.
Certo, sovranità non significa prendersi cura degli italiani.
Prima gli italiani, dicevano i fascisti alla loro manifestazione di Milano.
A quelli di Amatrice, a cui avevamo promesso i container per Natale?
Di chi è la colpa se in centro Italia ? Dei migranti riempiti di soldi dai politici buonisti?
Quanta confusione
Nessuno io mi chiamo; nessuno è il nome che mi danno il padre e la madre e inoltre tutti gli amici
Visualizzazione post con etichetta finanza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta finanza. Mostra tutti i post
18 gennaio 2017
15 dicembre 2016
Il libero mercato
E il governo ha risposto: dopo
l'allarme lanciato dalla famiglia Berlusconi, per voce del ministro
Calenda (che dicono essere liberista), ha fatto sapere che “premesso
l'assoluto rispetto per le regole del mercato”, quello che ha fatto
Bollorè, che si è comprato le azioni Mediaset arrivando al 20% “non
è il modo più appropriato di procedere”.
Ecco perché la famiglia, Confalonieri,
Mediaset, chiedevano di votare si alla riforma.
Senza la politica che conta, in Italia
si rischia di avere le spalle scoperte.
Sarebbe il mercato, che è buono quando
si presenta col volto di JP Morgan per salvare MPS, con un un piano
che costerà 648 ml alla banca (soldi sottratti alla banca).
Cattivo quando ti viene in casa a far
scorribande. E a prendersi i pezzi migliori delle tue aziende, come
Pioneer, finita alla francese Amundi.
E magari, nel futuro, Unicredit e
Generali.
Tutto questo dovrebbe essere uno dei
dossier di un governo nato con l'impressione di non dover far nulla,
né correggere gli svarioni del governo precedente su lavoro (e sulla
legge per gli appalti, sulla scuola, sulle province) né per
sistemare l'Italicum.
E che ora (curriculum dei suoi membri a parte) si mette a giocare coi referendum futuri e con la data delle elezioni. Dilettanti..
E che ora (curriculum dei suoi membri a parte) si mette a giocare coi referendum futuri e con la data delle elezioni. Dilettanti..
14 dicembre 2016
I problemi del neo governo
Unicredit valeva 70 miliardi nel 2010, ora il suo valore è sceso a 16: il nuovo piano industriale (di una delle banche del fu sistema) presentato ieri a Londra dall'AD francese parla di 13 miliardi di aumento di capitale (da chiedere al mercato) e di 6500 esuberi.
E il titolo in borsa vola. Paradossale, ma questo è il mercato.
Quello che temeva il no al referendum è che forse non era a conoscenza dei problemi del nostro sistema bancario.
Quello dove i manager passano di sedia in sedia, lasciano dietro buchi e sofferenze e intascano buonuscita milionarie (che una persona normale non prenderebbe in una vita di lavoro).
Il nuovo AD Mustier parla di
Senza più peso politico, senza l'aiuto dell'amico Matteo, Mediaset rischia la scalata di Vivendì, che controlla già Telecom col 24%.
Unicredit, MPS, le banche popolari che nessuno si è ancora comprato (le good bank): le banche che una volta era la politica a difendere, in nome dell'italianità.
E che ora sono una delle ultime cose rimaste (con le assicurazioni) del sistema italia, dopo aver perso buona parte dell'industria.
Nemmeno Alitalia parla più italiano, dopo l'ingresso degli arabi di Etihad e ora siamo ad un passo dal terzo salvataggio in dieci anni.
Ora tutti questi problemi li dovrà affrontare il nuovo esecutivo di Gentiloni.
Governo di cui ieri Gazebo ha raccontato la fiducia alla Camera, con gli studenti che se ne andavano via, annoiati da parole che sentivano forse distanti.
E che Makkox ha "immortalato" nella sua vignetta: il neo governo, guidato da un presidente del consiglio senza volto.
Quello delle grandi riforme, del 40%, che doveva portarci fuori dallo stagno.
E il titolo in borsa vola. Paradossale, ma questo è il mercato.
Quello che temeva il no al referendum è che forse non era a conoscenza dei problemi del nostro sistema bancario.
Quello dove i manager passano di sedia in sedia, lasciano dietro buchi e sofferenze e intascano buonuscita milionarie (che una persona normale non prenderebbe in una vita di lavoro).
![]() |
| Dal Fatto quotidiano del 14-12-2016 |
Il nuovo AD Mustier parla di
"Misure necessarie per gestire i problemi ereditati dal passato ”, ha spiegato Mu-stier. E qui nasce l’equivoco.Fatta eccezione per la nuova purga sui dipendenti, il piano è sostanzialmente identico a quello –tutto basato sulla red-ditività interna –presentato un anno fa dal suo predecessore Federico Ghizzoni, l’u o-mo voluto dallo stesso consiglio di amministrazione evidentemente corresponsabile di quell’eredità, seduto senza saperlo (o poterlo dire) su un buco da 20 miliardi. A maggio scorso è stato cacciato per aver infilato la banca nel disastro della Popolare di Vicenza: si è dovuto inventare il fon-do Atlante per evitare che l’aumento di capitale da 1,5 miliardi tirasse a fondo Uni-credit. Ghizzoni, che ha ereditato la pesante campagna acquisti in Europa di Alessandro Profumo, ha passato gli ultimi anni a smentire la necessità di un nuovo aumento di capitale, dopo i 3 fatti dal 2008 al 2012 per quasi 15 mi-liardi. Il cda lo spalleggiava.Quando a fine 2010 prese il posto di Profumo, Unicredit valeva 70 miliardi di euro, oggi poco più di 16. Poco sopra la cifra che Mustier si appresta a chiedere al mercato. Che la banca avesse bisogno di capi-tale era nei numeri, eppure con 13 miliardi freschi Uni-credit promette di arrivare nel 2019 a un patrimonio Cet1 (che misura la solidità della banca) al 12,5%, considerato ilminimo effettivo dalla vigilanza bancaria Ue" [Carlo di Foggia sul Fatto quotidiano].Pure Mediaset ora rischia di parlare francese, come Telecom e Unicredit: Silvio l'hanno rimasto solo (per dirla come il Peppe del film di Nanni Loy).
Senza più peso politico, senza l'aiuto dell'amico Matteo, Mediaset rischia la scalata di Vivendì, che controlla già Telecom col 24%.
Unicredit, MPS, le banche popolari che nessuno si è ancora comprato (le good bank): le banche che una volta era la politica a difendere, in nome dell'italianità.
E che ora sono una delle ultime cose rimaste (con le assicurazioni) del sistema italia, dopo aver perso buona parte dell'industria.
Nemmeno Alitalia parla più italiano, dopo l'ingresso degli arabi di Etihad e ora siamo ad un passo dal terzo salvataggio in dieci anni.
Ora tutti questi problemi li dovrà affrontare il nuovo esecutivo di Gentiloni.
Governo di cui ieri Gazebo ha raccontato la fiducia alla Camera, con gli studenti che se ne andavano via, annoiati da parole che sentivano forse distanti.
E che Makkox ha "immortalato" nella sua vignetta: il neo governo, guidato da un presidente del consiglio senza volto.
Quello delle grandi riforme, del 40%, che doveva portarci fuori dallo stagno.
21 settembre 2016
Cosa servono le istituzioni
L'Unione europea e le sue gite in battello (o al mare a Ventotene) che non riesce a trovare una posizione comune sull'accoglienza dei profughi né si schioda dall'ottusità dell'austerity.
La Banca centrale europea che di fronte alla crisi (finanziaria, delle banche, dei consumi) ha come unica arma l'acquisto dei titoli di Stato (e prima ancora i soldi dati alle banche a tassi irrisori usati per comprarne).
E che ora viene franata dal presidente della Bundesbank: "La Bce non ha nessun motivo per rilanciare sulla politica monetaria". Alle politiche ci pensiamo noi, i governi nazionali (e l'anno prossimo si vota in Germania, ci sono i partiti nazionalisti da frenare..).
Le Nazioni Unite, dove ieri ha parlato Obama per l'ultima volta come presidente, che non riesce ad imporsi sulle crisi umanitarie.
A proposito, ieri Obama ha lanciato due appelli nel suo discorso: il primo sui rifugiati "Dobbiamo fare di più per aiutare i rifugiati".
Il secondo sulla globalizzazione: “Dobbiamo correggere la globalizzazione, ma no ai nazionalismi e ai populismi. Un Paese circondato dai muri – ha aggiunto – imprigionerebbe sé stesso”.
Cosa è stato fatto per questa correzione, sui rifugiati, per "ridurre gap tra i salari, tra ricchi e poveri"?
L'accordo con la Russia per il cessate il fuoco sulla Siria non ha funzionato. Problemi del suo successore, che sia Clinton o Trump.
Deutsche Bank, il "principale rischio per la stabilità finanziaria mondiale" secondo il FMI, sta pianificando una complessa operazione di finanza strutturata "finalizzata al lancio di una CLO (Synthetic Collateralized Loan Obligation). Secondo quanto riportato da più agenzie di stampa internazionali la maggior banca tedesca avrebbe avviato la strutturazione dell’operazione per far fronte ai maggiori requisiti patrimoniali richiesti dal mercato".
Cos'è questo CLO? Lo spiega Marco Palombi sul Fatto Quotidiano di oggi:
Il futuro presidente degli Stati Uniti potrebbe essere proprio Trump, l'uomo dei muri e amico di Putin, altro nazionalista convinto.
E non possiamo fare nulla contro la crisi finanziaria, la globalizzazione, l'emergenza profughi perché come ha raccontato ieri Renzi, siamo in una situazione di stallo.
E così, sempre alle Nazioni Unite, ha criticato l'inerzia delle istituzioni
Le Nazioni Unite, la BCE, l'Unione Europea.
Che senso hanno queste istituzioni se non riescono ad imporre correzione alla rotta del Titanic su mercati, finanza, le banche "too big to fail", i conflitti, i ricatti dei dittatori (da Erdogan, ad Assad, a Putin, Al sisi..)?
Fino ad arrivare al nostro Parlamento dove ancora discutiamo di legge elettorale, di cyber bullismo, e dove le cronache giudiziarie ci raccontano di processi finiti in fumo per la prescrizione.
L'odore di massoneria (e le mani della massoneria) sulle banche.
E i dati sul lavoro, coi morti (sempre troppi, spesso senza giustizia) e i numeri dell'occupazione che inchiodano quanti pensavano di risolvere i problemi con ricette del novecento.
Perché siamo sempre proiettati verso il passato.
La domanda è: a cosa servono queste istituzioni? O chi servono (se non servono noi cittadini)?
La Banca centrale europea che di fronte alla crisi (finanziaria, delle banche, dei consumi) ha come unica arma l'acquisto dei titoli di Stato (e prima ancora i soldi dati alle banche a tassi irrisori usati per comprarne).
E che ora viene franata dal presidente della Bundesbank: "La Bce non ha nessun motivo per rilanciare sulla politica monetaria". Alle politiche ci pensiamo noi, i governi nazionali (e l'anno prossimo si vota in Germania, ci sono i partiti nazionalisti da frenare..).
Le Nazioni Unite, dove ieri ha parlato Obama per l'ultima volta come presidente, che non riesce ad imporsi sulle crisi umanitarie.
A proposito, ieri Obama ha lanciato due appelli nel suo discorso: il primo sui rifugiati "Dobbiamo fare di più per aiutare i rifugiati".
Il secondo sulla globalizzazione: “Dobbiamo correggere la globalizzazione, ma no ai nazionalismi e ai populismi. Un Paese circondato dai muri – ha aggiunto – imprigionerebbe sé stesso”.
Cosa è stato fatto per questa correzione, sui rifugiati, per "ridurre gap tra i salari, tra ricchi e poveri"?
L'accordo con la Russia per il cessate il fuoco sulla Siria non ha funzionato. Problemi del suo successore, che sia Clinton o Trump.
Deutsche Bank, il "principale rischio per la stabilità finanziaria mondiale" secondo il FMI, sta pianificando una complessa operazione di finanza strutturata "finalizzata al lancio di una CLO (Synthetic Collateralized Loan Obligation). Secondo quanto riportato da più agenzie di stampa internazionali la maggior banca tedesca avrebbe avviato la strutturazione dell’operazione per far fronte ai maggiori requisiti patrimoniali richiesti dal mercato".
Cos'è questo CLO? Lo spiega Marco Palombi sul Fatto Quotidiano di oggi:
"Un prodotto finanziario in cui vengono impacchettate altre obbligazioni che a loro volta contengono migliaia di debiti individuali. L’idea è che accorpando i titoli dentro un unico prodotto si abbassi il rischio di perder-ci (dovrebbero “fallire ”troppi debiti singoli): poi, promettendo rendimenti alti, quel rischio se lo accolla il mercato".Insomma la stessa merda che ha fatto esplodere la crisi finanziaria nel lontano 2008.
Il futuro presidente degli Stati Uniti potrebbe essere proprio Trump, l'uomo dei muri e amico di Putin, altro nazionalista convinto.
E non possiamo fare nulla contro la crisi finanziaria, la globalizzazione, l'emergenza profughi perché come ha raccontato ieri Renzi, siamo in una situazione di stallo.
E così, sempre alle Nazioni Unite, ha criticato l'inerzia delle istituzioni
"Se l’Europa continua così noi dovremo organizzarci in modo autonomo sull’immigrazione – ha detto il premier – questo è l’unico elemento di novità di Bratislava dove si sono fatte tante parole ma non siamo stati in grado di dire parole chiare sul tema africano. [..] Juncker (presidente della Commissione Ue, ndr) dice tante cose belle, ma non vediamo i fatti. E’ un problema dell’Europa. L’Italia farà da sola, è in grado. Ma questo è un problema per l’Ue".
Le Nazioni Unite, la BCE, l'Unione Europea.
Che senso hanno queste istituzioni se non riescono ad imporre correzione alla rotta del Titanic su mercati, finanza, le banche "too big to fail", i conflitti, i ricatti dei dittatori (da Erdogan, ad Assad, a Putin, Al sisi..)?
Fino ad arrivare al nostro Parlamento dove ancora discutiamo di legge elettorale, di cyber bullismo, e dove le cronache giudiziarie ci raccontano di processi finiti in fumo per la prescrizione.
L'odore di massoneria (e le mani della massoneria) sulle banche.
E i dati sul lavoro, coi morti (sempre troppi, spesso senza giustizia) e i numeri dell'occupazione che inchiodano quanti pensavano di risolvere i problemi con ricette del novecento.
Perché siamo sempre proiettati verso il passato.
La domanda è: a cosa servono queste istituzioni? O chi servono (se non servono noi cittadini)?
04 luglio 2016
Previsioni, promesse e memoria corta
Oggi parliamo di previsioni, promesse e memoria corta.
Il centro studi di confindustria ci fa sapere che se non passa la riforma costituzionale al referendum di ottobre il PIL crollerà del -1,9%, gli occupati caleranno di 258mila unità.
E' la stessa confindustria che nel 2011, in piena crisi (la guerra dello spread) sul suo giornale titolava "fate presto" e invitava gli italiani a prenderci Monti per fare le riforme (tipo quelle della lettera della BCE).
Poi, anche con Monti, il PIL è crollato del 4,4% tra il 2011 e il 2013.
Ecco, Monti, l'uomo del loden e dell'agenda panacea di tutti i mali.
Sotto il suo governo fu messo in Costituzione il "pareggio di bilancio" e approvate le norme del fiscal compact, mettendo allo stesso livello dei principi come istruzione e cure sanitarie i bilanci e i vincoli imposti dall'Europa.
Ma votati quasi all'unanimità da parte del Parlamento.
In seguito forse Monti si è pentito della scelta e ha scaricato la colpa su Draghi: "Il fiscal compact non è stata una buona idea, anche se necessaria. Allora, Mario Draghi doveva accreditarsi agli occhi dei tedeschi".
Nell'intervista ad Omnibus continuava: "se l'Italia fosse stata la sola a dire no, , sui mercati sarebbe stata una catastrofe".
Poi abbiamo visto come le cose non sono andate benissimo.
Memoria corta quella del politico italiano: come quelli che nel 2011 quasi ringraziavano la lettera della BCE scritta da Trinchet e Draghi, come l'allora sindaco Renzi
"Mi ritrovo nella lettera della Bce. E non condivido l’atteggiamento prevalente del Pd che invoca l’Europa quando conviene e ne prende le distanze se propone riforme scomode."
Lo stesso Renzi che nel 2015 dice che "la politica economica la decidiamo noi non qualche eurobucrocrate".
In realtà le politiche continuano a basarsi su quella lettera, a cominciare dalla riforma del lavoro e con la contrazione dei salari, per rendere l'Italia attrattiva (e povera).
Non basta attaccare l'Europa e ricordare alla Germania che anche lei ha sforato i vincoli di bilancio quando ne aveva bisogno per farsi bello agli italiani: il bail in è stato approvato in Europa anche da noi italiani. Avranno letto quello che votavano?
Infine, l'ultima previsione dogmatica: il TAV in Val di Susa.
Dopo anni in cui a prevalere era il dogma dell'opera utile e da fare perché lo diciamo noi, ora siamo passati al TAV in versione light.
Opera comunque inutile poiché l'attuale linea per le merci è sfruttata per un sesto e perché le previsioni (forse più reali) del traffico merci parlano di un flusso con la Francia in calo.
Quei miliardi si possono spendere in modo più proficuo per il paese.
C'era un tale che sosteneva che senza TAV l'Italia sarebbe stata tagliata fuori dall'Europa, era L'ex sindaco di Torino.
Per non parlare delle promesse in termini di occupazione e PIL (le stesse già sentite per Expo, per le olimpiadi ..).
Tutte cifre gonfiate.
Ora siamo al TAV in versione light. E ci aspettiamo che qualcuno chiesa scusa agli italiani.
Che, purtroppo, anche loro hanno una memoria un po' corta.
Il centro studi di confindustria ci fa sapere che se non passa la riforma costituzionale al referendum di ottobre il PIL crollerà del -1,9%, gli occupati caleranno di 258mila unità.
E' la stessa confindustria che nel 2011, in piena crisi (la guerra dello spread) sul suo giornale titolava "fate presto" e invitava gli italiani a prenderci Monti per fare le riforme (tipo quelle della lettera della BCE).
Poi, anche con Monti, il PIL è crollato del 4,4% tra il 2011 e il 2013.
Ecco, Monti, l'uomo del loden e dell'agenda panacea di tutti i mali.
Sotto il suo governo fu messo in Costituzione il "pareggio di bilancio" e approvate le norme del fiscal compact, mettendo allo stesso livello dei principi come istruzione e cure sanitarie i bilanci e i vincoli imposti dall'Europa.
Ma votati quasi all'unanimità da parte del Parlamento.
In seguito forse Monti si è pentito della scelta e ha scaricato la colpa su Draghi: "Il fiscal compact non è stata una buona idea, anche se necessaria. Allora, Mario Draghi doveva accreditarsi agli occhi dei tedeschi".
Nell'intervista ad Omnibus continuava: "se l'Italia fosse stata la sola a dire no, , sui mercati sarebbe stata una catastrofe".
Poi abbiamo visto come le cose non sono andate benissimo.
Memoria corta quella del politico italiano: come quelli che nel 2011 quasi ringraziavano la lettera della BCE scritta da Trinchet e Draghi, come l'allora sindaco Renzi
"Mi ritrovo nella lettera della Bce. E non condivido l’atteggiamento prevalente del Pd che invoca l’Europa quando conviene e ne prende le distanze se propone riforme scomode."
Lo stesso Renzi che nel 2015 dice che "la politica economica la decidiamo noi non qualche eurobucrocrate".
In realtà le politiche continuano a basarsi su quella lettera, a cominciare dalla riforma del lavoro e con la contrazione dei salari, per rendere l'Italia attrattiva (e povera).
Non basta attaccare l'Europa e ricordare alla Germania che anche lei ha sforato i vincoli di bilancio quando ne aveva bisogno per farsi bello agli italiani: il bail in è stato approvato in Europa anche da noi italiani. Avranno letto quello che votavano?
Infine, l'ultima previsione dogmatica: il TAV in Val di Susa.
Dopo anni in cui a prevalere era il dogma dell'opera utile e da fare perché lo diciamo noi, ora siamo passati al TAV in versione light.
Opera comunque inutile poiché l'attuale linea per le merci è sfruttata per un sesto e perché le previsioni (forse più reali) del traffico merci parlano di un flusso con la Francia in calo.
Quei miliardi si possono spendere in modo più proficuo per il paese.
C'era un tale che sosteneva che senza TAV l'Italia sarebbe stata tagliata fuori dall'Europa, era L'ex sindaco di Torino.
Per non parlare delle promesse in termini di occupazione e PIL (le stesse già sentite per Expo, per le olimpiadi ..).
Tutte cifre gonfiate.
Ora siamo al TAV in versione light. E ci aspettiamo che qualcuno chiesa scusa agli italiani.
Che, purtroppo, anche loro hanno una memoria un po' corta.
24 giugno 2016
Perché Brexit
Chissà perché la gente, il popolino, quello che commenta le notizie dei giornail sul bar o sul treno ama poco l'Europa, i mercati, le banche.
Chissà perché si chiedono i commentatori nei talk, economisti ex presidenti del consiglio, giornalisti di grido che sanno come funzionano le cose.
Certo, basterebbe leggerli i giornali e leggersele quelle notizie che alla gente danno così fastidio.
Ieri per esempio, il presidente del Consiglio è stato ascoltato dalla procura di Roma come persona informata sui fatti per la presunta fuga di notizie, prima del decreto sulle banche popolari.
Dove De Benedetti ha inventito 5 ml in azioni delle popolari, prima che la notizia del decreto uscisse, guadagnandoci 600 mila euro.
Altri fortunati si sarebbero arricchiti alle spalle dgli azionisti del popolino, quelli che dovevano comprare azioni in cambio di prestiti
Tra le banche coinvolte dal decreto anche la famosa Banca Etruria.
Questa banca rientra in un'altra inchiesta, per bancarotta della società Privilege Yard dell'imprenditore Mario La Via, che voleva costruire yacht di lusso.
Per questa impresa ha avuto linee di credito importanti (e senza troppi controlli) dalle banche, tra cui anche Etruria per 29 milioni.
Un'inchiesta che parte dalle banche (generose con certi imprenditori e non con altri, magari più meritevoli), che porta alle banche oggi in crisi e che devono essere salvate col meccanismo del bail in.
E che termina in Vaticano, con l'ex segretario di Stato Bertone che usava la Via (e i soldi dell'impresa come Bancomat).
Ecco, e poi ci lamentiamo che la gente, il popolino che non capisce di economia e mercati (ma che invece ha problemi con le banche, il mutuo, il lavoro, i treni dei pendolari ...) fa il tifo per la fine di questa Europa? Per l'Exit ..
Perché la gente che ha altri problemi rispetto ai vari Brunetta, Monti, Letta, Napoletano vorrebbe uscire da euro ed Europa?
Chissà perché si chiedono i commentatori nei talk, economisti ex presidenti del consiglio, giornalisti di grido che sanno come funzionano le cose.
Certo, basterebbe leggerli i giornali e leggersele quelle notizie che alla gente danno così fastidio.
Ieri per esempio, il presidente del Consiglio è stato ascoltato dalla procura di Roma come persona informata sui fatti per la presunta fuga di notizie, prima del decreto sulle banche popolari.
Dove De Benedetti ha inventito 5 ml in azioni delle popolari, prima che la notizia del decreto uscisse, guadagnandoci 600 mila euro.
Altri fortunati si sarebbero arricchiti alle spalle dgli azionisti del popolino, quelli che dovevano comprare azioni in cambio di prestiti
Tra le banche coinvolte dal decreto anche la famosa Banca Etruria.
Questa banca rientra in un'altra inchiesta, per bancarotta della società Privilege Yard dell'imprenditore Mario La Via, che voleva costruire yacht di lusso.
Per questa impresa ha avuto linee di credito importanti (e senza troppi controlli) dalle banche, tra cui anche Etruria per 29 milioni.
Un'inchiesta che parte dalle banche (generose con certi imprenditori e non con altri, magari più meritevoli), che porta alle banche oggi in crisi e che devono essere salvate col meccanismo del bail in.
E che termina in Vaticano, con l'ex segretario di Stato Bertone che usava la Via (e i soldi dell'impresa come Bancomat).
Ecco, e poi ci lamentiamo che la gente, il popolino che non capisce di economia e mercati (ma che invece ha problemi con le banche, il mutuo, il lavoro, i treni dei pendolari ...) fa il tifo per la fine di questa Europa? Per l'Exit ..
Perché la gente che ha altri problemi rispetto ai vari Brunetta, Monti, Letta, Napoletano vorrebbe uscire da euro ed Europa?
29 giugno 2015
Uno spettro si aggira per l'europa
Siamo improvvisamente diventati tutti esperti di diritto costituzionale, di macro e micro economia, di finanza. Soprattutto dei diritti e della finanza altrui, quella greca.
Per una volta l'italietta del bunga bunga, di mafia capitale, della piovra (dove una ragione è tenuta ostaggio dai problemi giudiziari del neo presidente inopinatamente eletto), è messa in secondo piano dai problemi della Grecia.
Per 7 miliardi è saltato l'accordo tra un governo democraticamente eletto (beati loro) e la ex Troika: il punto dolente era da dove prendiamo i soldi? Dai soliti noti (che pure in Grecia godevano di molti privilegi) o proviamo a prendere i soldi da qualche altra classe sociale?
Chiaramente, il governo di Syriza che aveva promesso la fine dell'austerità (e per questo aveva avuto il mandato dagli elettori) non avrebbe accettato altri tagli a pensioni e stato sociale. La rottura registrata, che ha portato poi al referendum (e alla corsa ai bancomat e alla chiusura delle banche), è solo una questione politica.
Fa paura che in Europa ci sia un governo di sinistra che faccia cose di sinistra?
Che si dimostri che esista una diversa strada?
Torniamo a noi: siamo gli ultimi che possono puntare il ditino e rinfacciare agli altri il non rispetto degli impegni.
A parte che un governo eletto ha tutti i diritti a rivedere (non annullare, ma almeno ridiscutere) accordi presi dai predecessori: lo stesso Renzi, all'inizio del semestre aveva detto che avrebbe lottato per rivedere il vincolo del 3%.
Noi italiani siamo quelli dove i governi hanno scaricato sulle generazioni del dopo tutte le cattive scelte politiche che hanno gonfiato il nostro debito: Italia 90 e le rate del mutuo ancora da pagare, i condoni di Berlusconi, le grandi opere miliardarie, i contratti capestro per TAV e per lo stretto di Messina ..
Troppo comodo caro Tsipras, scaricare sul popolo le tue promesse elettorali che sapevi di non poter rispettare ...
In Italia, in quanto a promesse, meglio stare zitti.
La statalizzazione di MPS.
Il daspo sui corrotti.
La rottamazione della vecchia politica.
Le provincia e i risparmi miliardari.
Il jobs act che metteva fine al sistema duale (protetti e non protetti), che avrebbe tolto alibi alle aziende ..
La buona scuola, le scuole da mettere in sicurezza ..
E la spending review?
E ancora: il piano Juncker da 300 miliardi, la flessibilità sui conti, la web tax sui giganti di internet, l'emergenza dei profughi dalle zone di guerra ..
Forse Tsipras è stato presuntuoso, non è la persona giusta per salvare la Grecia.
Ma l'alternativa è proseguire con la medesima cura che non ha funzionato.
Prestare soldi alla Grecia con cui può pagare gli interessi e le rate dei prestiti ai creditori.
Vogliamo andare avanti così con questa ipocrisia (europea)?
Sembra che ci si voglia accanire più con questo governo che non coi precedenti che hanno fallito il loro mandato. O che hanno taroccato i conti. O che avevano i conti all'estero, nella lista Falciani ..
Ps ieri il ministro Padoan ripeteva (per tranquillizzarci) che non c'è rischio contagio, se la Grecia dovesse fallire.
Eppure ancora oggi si leggono articoli dove si parla dell'esposizione italiana per 40-60 miliardi. Chi ha ragione?
Per una volta l'italietta del bunga bunga, di mafia capitale, della piovra (dove una ragione è tenuta ostaggio dai problemi giudiziari del neo presidente inopinatamente eletto), è messa in secondo piano dai problemi della Grecia.
Per 7 miliardi è saltato l'accordo tra un governo democraticamente eletto (beati loro) e la ex Troika: il punto dolente era da dove prendiamo i soldi? Dai soliti noti (che pure in Grecia godevano di molti privilegi) o proviamo a prendere i soldi da qualche altra classe sociale?
Chiaramente, il governo di Syriza che aveva promesso la fine dell'austerità (e per questo aveva avuto il mandato dagli elettori) non avrebbe accettato altri tagli a pensioni e stato sociale. La rottura registrata, che ha portato poi al referendum (e alla corsa ai bancomat e alla chiusura delle banche), è solo una questione politica.
Fa paura che in Europa ci sia un governo di sinistra che faccia cose di sinistra?
Che si dimostri che esista una diversa strada?
Torniamo a noi: siamo gli ultimi che possono puntare il ditino e rinfacciare agli altri il non rispetto degli impegni.
A parte che un governo eletto ha tutti i diritti a rivedere (non annullare, ma almeno ridiscutere) accordi presi dai predecessori: lo stesso Renzi, all'inizio del semestre aveva detto che avrebbe lottato per rivedere il vincolo del 3%.
Noi italiani siamo quelli dove i governi hanno scaricato sulle generazioni del dopo tutte le cattive scelte politiche che hanno gonfiato il nostro debito: Italia 90 e le rate del mutuo ancora da pagare, i condoni di Berlusconi, le grandi opere miliardarie, i contratti capestro per TAV e per lo stretto di Messina ..
Troppo comodo caro Tsipras, scaricare sul popolo le tue promesse elettorali che sapevi di non poter rispettare ...
In Italia, in quanto a promesse, meglio stare zitti.
La statalizzazione di MPS.
Il daspo sui corrotti.
La rottamazione della vecchia politica.
Le provincia e i risparmi miliardari.
Il jobs act che metteva fine al sistema duale (protetti e non protetti), che avrebbe tolto alibi alle aziende ..
La buona scuola, le scuole da mettere in sicurezza ..
E la spending review?
E ancora: il piano Juncker da 300 miliardi, la flessibilità sui conti, la web tax sui giganti di internet, l'emergenza dei profughi dalle zone di guerra ..
Forse Tsipras è stato presuntuoso, non è la persona giusta per salvare la Grecia.
Ma l'alternativa è proseguire con la medesima cura che non ha funzionato.
Prestare soldi alla Grecia con cui può pagare gli interessi e le rate dei prestiti ai creditori.
Vogliamo andare avanti così con questa ipocrisia (europea)?
Sembra che ci si voglia accanire più con questo governo che non coi precedenti che hanno fallito il loro mandato. O che hanno taroccato i conti. O che avevano i conti all'estero, nella lista Falciani ..
Ps ieri il ministro Padoan ripeteva (per tranquillizzarci) che non c'è rischio contagio, se la Grecia dovesse fallire.
Eppure ancora oggi si leggono articoli dove si parla dell'esposizione italiana per 40-60 miliardi. Chi ha ragione?
23 novembre 2014
Report – Mps: l'affare europeo (non solo italiano)
Del servizio di Paolo Mondani (con
Elisabetta Gherardi) ne
ha già dato un'anticipazione Davide Vecchi sul Fatto Quotidiano:
riguarda i dubbi sulla morte del capo della comunicazione di Mps
David Rossi, uno dei collaboratori di Mussari. Suicidio dice la
procura: si sarebbe ucciso lasciandosi cadere di spalle dalla
finestra del suo ufficio.
Suicidio, nonostante sul corpo ci siano
segni di abrasioni, di ematomi: l'autopsia non ha spiegato tutto e i
periti non sono d'accordo sulle cause della morte. Potrebbe anche
essere un omicidio: qualcuno potrebbe averlo spinto al suicidio o
peggio.
Sul FQ trovate il video in esclusiva con gli ultimi istanti di vita di Rossi: altre persone erano vicine al cadavere negli istanti successivi la morte
Sul FQ trovate il video in esclusiva con gli ultimi istanti di vita di Rossi: altre persone erano vicine al cadavere negli istanti successivi la morte
Un altro mistero sulla banca, MPS, che
è già stata salvata una volta dal contribuente italiano grazie ai
Monti bond. Ma ora la BCE ha rilevato come di miliardi ne servano
altri, per rispettare i vincoli bancari: Mps non ha superato gli
stress test. E ora da problema italiano potrebbe diventare problema
europeo.
Di certo, in questo mistero, c'è che i
vecchi amministratori hanno gestito male la banca e ora i costi della
malagestione ricadono sul contribuente. Sia in termini di salvataggio
dell'istituto sia in termini occupazionali.
Il caso Mps è indice dell'incapacità
del sistema bancario di autocontrollarsi (ci ricordate gli scandali
dei furbetti del quartierino, di Antonveneta?): da Consob all'Abi
alla Banca d'Italia. E tutto questo dovrebbe far riflettere, quando
si sente dire che la magistratura deve rimanere fuori dalle scelte
economiche e finanziarie in questo paese.
La scheda del servizio Il
monte dei misteri di Paolo Mondani
Il 6 marzo 2013 muore, cadendo dalla finestra del suo ufficio, David Rossi, capo della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena. La Procura di Siena apre immediatamente un’inchiesta per istigazione al suicidio, archiviata un anno dopo. La moglie di David Rossi non crede alla volontarietà del gesto e sono molti i dubbi che Report passa in rassegna, dalla dinamica della caduta alle forti pressioni che stava vivendo il marito, sino ai particolari della perizia legale e alle “stranezze” accadute nei minuti seguenti la morte di Rossi.La banca più antica del mondo è stata travolta da uno scandalo finanziario senza precedenti. Dall’acquisto di Antonveneta, nel novembre del 2007, una serie di operazioni spericolate portano l’istituto senese sull’orlo del tracollo. Il cosiddetto Sistema Siena, una rete a maglie fitte costituita da politica, finanza, istituzioni e massoneria, che per anni ha governato la città, si è sgretolato. La magistratura di Milano e Siena indaga. A finire sotto inchiesta sono gli ex vertici del Monte dei Paschi.Ma Banca d’Italia e Consob che dovevano controllare la regolarità delle operazioni sui derivati, poi rivelatisi disastrosi, sapevano che fine stava facendo la banca. Come sapevano delle condizioni disastrose dei conti di Antonveneta, comprata da Giuseppe Mussari a un costo esorbitante. Mentre lo scorso ottobre la Banca Centrale Europea boccia agli stress test il Monte dei Paschi, dichiarandolo la peggior banca europea.
Anteprima su Reportime
Il
tumore assistito Bernardo Iovene: il secondo servizio della
puntata riguarda le cure assistite per i malati di tumore. Un sistema
innovativo nella sua semplicità: dare assistenza anche psicologica
al malato, anche a domicilio. Un sistema che rimane in piedi per lo
più grazie alle donazioni dei privati. Forse anche perché,
lavorando nella casa del paziente, non ci sono grandi appalti da
dividersi con gli amici. Eppure ANT Italia e fondazione Bimbo Tu sono
due realtà che andrebbero prese ad esempio nella sanità. Se si
volesse mettere al centro il malato e non altri interessi.
Luigi è morto il 23 settembre con un tumore osseo, aveva 15 anni. Giancarlo, 70 anni, si sta curando un tumore alle vie biliari, Giampiero al polmone e così Bruno, Bianca: sono 4300 le persone che hanno scelto di farsi curare e assistere dalla Fondazione Ant Italia Onlus.
A domicilio e a prendersi in carico tutta la famiglia è un’equipe formata da medico, infermieri, fisioterapista, nutrizionista. Ma l’equipe dell’Ant mette a disposizione anche il servizio igiene per chi è allettato e lo psicologo per i familiari che lo richiedono, anche dopo la morte. Poi ci sono i volontari che fanno compagnia oltre che al malato anche ai familiari, e quelli più anziani li portano addirittura a passeggio e li accompagnano a fare la spesa. E’ un’assistenza a 360 gradi coperta da 400 professionisti retribuiti e da 1800 volontari, e chiunque l’ha ricevuta è rimasto stupito dalla qualità del servizio ma anche dall’umanità degli operatori.
La filosofia alla base dell’assistenza dell’Ant è l’Eubiosia: la vita in dignità fino all’ultimo respiro. L’Ant riesce a raccogliere 22 milioni di euro l’anno, solo il 18% sono fondi pubblici grazie a convenzioni stipulate con le Asl di 9 regioni italiane, il resto viene da contributi volontari.Come di contributi volontari sopravvive Bimbo Tu, l’associazione che assiste, all’interno dell’Ospedale Bellaria di Bologna, i bambini che devono essere sottoposti ad un intervento di asportazione del tumore cerebrale. L’associazione si preoccupa di far trascorrere al bambino e alla famiglia il periodo di degenza con attività ludiche e didattiche. Con i fondi che ricevono, hanno anche acquistato preziosi macchinari di precisione che permettono di intervenire chirurgicamente senza creare danni al cervello.
15 aprile 2014
Report - dove prendere i soldi che non ci sono
Ne parlava giusto ieri Report, nel primo servizio di anteprima: da dove prendere i soldi che non ci sono, dove iniziare coi tagli fantamirabili di Cottarelli che dovrebbero fruttare almeno 6 miliardi?
Anche Report ha fatto la sua parte in una puntata dove si è parlato di Rcs e del piano carceri (i soldi ci sono, ma sono usati male per sprechi e appalti poco trasparenti):
Un altro aiuto, su come risparmiare soldi pubblici arriva anche dal servizio di Claudia di Pasquale sul piano carceri "Appalti alla sbarra": rischiamo una multa da 100 milioni, per come sono le condizioni nelle carceri. Sono soldi nostri, non dei detenuti.
Le carceri sono strapiene, eppure in questi anni il commissario al piano carceri ha speso centinaia di milioni, per costruire nuove carceri.
Peccato che quattro di queste siano in Sardegna, dove ci sono più posti che carcerati.
Altre carceri sono costruiti male. Ci sono infiltrazioni d'acqua, soffitti che crollano.
Altri padiglioni sono chiusi perché inagibili.
In 10 anni il commissario Sinesio ha speso in appalti secretati 1 miliardo di euro, e siamo sempre allo stesso punto di prima.
Al sovraffollamento e alle proposte di amnistia.
Anche Report ha fatto la sua parte in una puntata dove si è parlato di Rcs e del piano carceri (i soldi ci sono, ma sono usati male per sprechi e appalti poco trasparenti):
Il problema sono i soldi: da una parte mancano sempre e da un’altra ne girano sempre troppi. Ma prima di entrare nel vivo dedichiamo la nostra anteprima a fare un ripasso insieme al commissario per la spendig review Cottarelli, sulla riduzione degli stipendi dei manager pubblici. Una riduzione che è già iniziata e va bene, però, forse, più che ridurre gli stipendi di alcuni manager, bisognerebbe cancellare proprio alcuni incarichi. Per esempio: soltanto in Italia all’amministratore delegato delle più grandi aziende pubbliche, viene spesso affiancato il presidente che ha quasi sempre un ruolo onorario ed è molto spesso un pensionato. Se prendiamo Ferrovie: il presidente che… la figura del presidente che utilità ha? Oggi è l’ottantenne Lamberto Cardia; stipendio: 300mila euro l’anno. Ecco: cominciamo a sforbiciale anche qui perché l’era dei sudditi, magari, è finita.Notare come tutte le nomine femminili appena fatte da Renzi siano nel ruolo di presidente. Un'altra foglia di fico (con tanto di conflitto di interessi)?.
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Son passati due secoli ma c’è ancora qualcuno che questa cosa la pensa. Allora, andiamo avanti. I giudici della Corte Costituzionale: 454mila euro all’anno; il presidente arriva a 540mila. L’omologo inglese ne guadagna 235mila, quello tedesco 180mila, quello francese 83mila. Cosa fanno di meglio, di più, i nostri giudici per decidersi uno stipendio doppio, triplo o quadruplo? La stessa cosa vale per gli alti funzionari delle Camere: il segretario generale prende 478mila euro l’anno; in Germania ne guadagna 90mila, in Francia 120mila. Il capo gabinetto di un ministero arriva a guadagnare fra i 230 e i 300mila euro in Italia; in Germania non va oltre i 90mila e in Francia gli 88mila. I nostri poliziotti e carabinieri, quelli che rischiano “la buccia”, sono fra i peggio pagati d’Europa, però il Capo della polizia italiano, dal primo aprile, il suo stipendio è di 300.000 euro (fino a ieri ne guadagnava 600mila); il capo della polizia tedesco ne guadagna 110mila, quello francese 84mila.
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Io sono sicuramente insopportabile, però gli uomini presi uno per uno sono tutti convinti di essere insostituibili. Per esempio c’è un lungo elenco di società partecipate dal Tesoro di cui non si comprende l’esistenza. L’ultima nata è la Invimit che ha un suo amministratore delegato, Elisabetta Spitz, 300mila euro l’anno. Cosa deve fare? Vendere il patrimonio immobiliare dello Stato, ma a fare la stessa cosa ci sono già altri 4 enti che sono: Fintecna, Invitalia, Cassa Depositi e Prestiti e l’Agenzia del Demanio. Poi c’è la Sogesid che dovrebbe fare bonifiche, ma da quando esiste, non ne ha fatta ancora una. Solo nel 2012, però ha speso 10 milioni di euro in consulenze per elaborare progetti che poi non sono mai stati realizzati. Il presidente Vincenzo Assenza: 300mila euro l’anno di stipendio.
MILENA GABANELLI IN STUDIO Dunque. Cosa fanno in “Studiare Sviluppo”? Allora: tra i progetti c’è quello di far appassionare le amministrazioni del Sud Italia all’arte contemporanea. C’è anche un laboratorio per “rilanciare una profonda fase di riflessione e di analisi sulle politiche di sviluppo”. Ci costa 11 milioni di euro l’anno. E all’amministratore delegato, uno stipendio da 261mila euro l’anno. Poi c’è la Sicot, 100% Ministero
dell’Economia e ha come oggetto sociale quello di fornire al Ministero, consulenze su come gestire le proprie partecipate. Buon lavoro Cottarelli; snellisca e speriamo che l’ascoltino!
Un altro aiuto, su come risparmiare soldi pubblici arriva anche dal servizio di Claudia di Pasquale sul piano carceri "Appalti alla sbarra": rischiamo una multa da 100 milioni, per come sono le condizioni nelle carceri. Sono soldi nostri, non dei detenuti.
Le carceri sono strapiene, eppure in questi anni il commissario al piano carceri ha speso centinaia di milioni, per costruire nuove carceri.
Peccato che quattro di queste siano in Sardegna, dove ci sono più posti che carcerati.
Altre carceri sono costruiti male. Ci sono infiltrazioni d'acqua, soffitti che crollano.
Altri padiglioni sono chiusi perché inagibili.
In 10 anni il commissario Sinesio ha speso in appalti secretati 1 miliardo di euro, e siamo sempre allo stesso punto di prima.
Al sovraffollamento e alle proposte di amnistia.
MILENA GABANELLI IN STUDIOInfine, un ultimo consiglio lo ha dato ieri Alberto Statera su Repubblica: "Palazzo Chigi dia l'esempio e tagli le scuole e i mandarini":sono i 3000 dipendenti di Palazzo Chigi, i 445 milioni di per oneri di funzionamento e le spese superiori a Camera e Senato (quello che si abolisce). Sono i soldi dell'Aran e della scuola superiore per la pubblica amministrazione .... coraggio Renzi
Dite voi se si riesce a capire di chi è la responsabilità. E i casi sono due, o l’incompetenza regna sovrana oppure lo stato emergenza è voluto perché così si riesce sempre a spartire appalti con tutti, e alla fine su 43mila posti i detenuti sono 60mila.
E se entro il 28 maggio,cioè dopo domani, non si trova una soluzione dobbiamo pagare la multa che ci impone la Corte Europea. 100 milioni di euro di risarcimento ai detenuti, perché sotto i 3 metri quadri è tortura. C’è chi penserà “ma chi se ne frega sono carcerati” bene, sappia che sono anche soldi suoi e che i carcerati può rischiare di trovarseli per strada perché ogni tanto per tamponare scatta un indulto. Allora, chiediamo al Ministro della Giustizia Orlando che cosa intende fare? Arrovellarsi attorno a un’amnistia, che tanto il problema non lo risolve, o da domani ma, da domani, mettere mano al sistema?
17 marzo 2014
La stabilità del potere criminale
C'è una continuità tra la storia che racconta Maria Antoniettà
Calabrò nel suo libro “Le mani della mafia” e la cronaca dei
giorni nostri. Nonostante il crac del Banco Ambrosiano, col buco da
1900 miliardi di lire scomparsi, sia una storia di più di trent'anni
fa, parte di quel potere criminale, affaristico-mafioso-finanziario è
sopravvissuto fino ad oggi.
Notizia della settimana scorsa, la fuga dei capitali dallo Ior,
che nella nuova gestione Bergoglio ha deciso che la sua banca deve
ospitare solo conti di persone del Vaticano.
Ne parla Il fatto Quotidiano (articolo riportato qui):
«“Un investigatore sotto garanzia di anonimato la definisce così “una delle più grandi operazioni di ripulitura del denaro nero”. Centinaia di milioni di euro depositati sui conti dell'Istituto Opere di Religione Ior, stanno uscendo in queste ore verso diversi paesi esteri, anche a bassa fiscalità e con scarsa trasparenza come la Svizzera, senza che il Vaticano comunichi all'Italia i nomi dei correntisti (potenziali evasori se non peggio) né la destinazione. Lo Ior sta ripulendo la sua clientela intimando a 1250 correntisti di lasciare la banca vaticana con una lettera di recesso unilaterale. [..] La procura di Roma e la Banca d'Italia stanno cercando un sistema per intercettare questa fuga di capitali senza controllo. Le norme internazionali impongono la collaborazione tra le Autorità antiriciclaggio dei due stati. L'UIF di Banca d'Italia ha chiesto all'Aif della Santa Sede, guidata dallo svizzero Renè Brulhart, di avere accesso ai correntisti 'cacciati'. L'atteggiamento dell'Aif è ambiguo»
Ma cosa c'entra questa “corsa alla pulizia” da parte
dei correntisti (presumibilmente evasori se non peggio) con la storia
di Calvi?
Lo Ior si è servito del banchiere dagli occhi di ghiaccio per le
sue operazioni di riciclaggio di denaro sporco. Questo emerge
dall'ultima sentenza che assolve tutti gli imputati dall'accusa di
omicidio di Calvi, strangolato e poi impiccato sotto il ponte dei
frati neri a Londra.
Non solo, l'autrice spiega come molti dei conti di transito,
“misti” (perché lo Ior schermava il vero intestatario del conto)
usati dallo Ior per riciclare denaro, erano risalenti al periodo del
Banco Ambrosiano.
Sono conti sfuggiti alla prima inchiesta del crac e che sono
sopravvissuti fino ad oggi.
Grazie ai nuovi obblighi in ambito di riciclaggio cui lo Ior
sottostare, sono state scoperti gli scandali finanziari che hanno
visto coinvolto l'ex capo dell'Apsa (l'ente che amministra il
patrimonio immobiliare della Santa sede) Nunzio Scarano: allo Ior
dovevano arrivare valigie zeppe di banconote da 500 euro.
Il riciclaggio continuava ad essere praticato, più di trent'anni
dopo Pippo Calò, monsignor Marcinkus e il Banco Ambrosiano.
Non solo: oltre a Scarano, coinvolti nell'inchiesta vi sono anche
due ex vertici della banca Paolo Cipriano e Massimiliano Tulli, che
sono indagati (sempre per riciclaggio) in una istruttoria che
coinvolge cinque sacerdoti romani e il boss della Magliana Ernesto
Diotallevi.
Proprio lui.
Quello che andò fino a Trieste a portare il passaporto falso a
Calvi (intestato ad un certo signor Calvini) prima della sua ultima
fuga a Londra.
Quello che è considerato essere il cassiere della banda criminale
che controllava (ma è giusto parlare al passato?) Roma negli anni
'80.
Da Calvi a Scarano.
Scrive la giornalista:
“Ma nella seconda metà del primo decennio degli anni Duemila le griglie più strette delle normative internazionali li hanno infine messi nel mirino degli investigatori.Le quotidiane operazioni da milioni di euro tra lo Ior e alcuni istituti di credito italiani (fra cui Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banca del Fucino) avevano destato i sospetti dell’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia nel 2009. E a seguito di quella segnalazione fu accertato dai magistrati della Procura romana che lo Ior utilizzava in modo cumulativo un conto aperto presso la filiale 204 della Banca di Roma in via della Conciliazione, versandovi assegni da parte di propri clienti senza dare alcuna comunicazione in merito, violando così le norme antiriciclaggio.Solo attraverso tale conto sarebbero transitati circa 180 milioni di euro tra il 2006 e il 2008. Le operazioni si interruppero con l’integrazione della Banca di Roma nel gruppo Unicredit.I pubblici ministeri sospettano che le transazioni attraverso conti schermati intestati allo Ior celino in realtà operazioni, per conto di società o singoli individui con residenza fiscale in Italia, volte all'occultamento di vari reati, dall'evasione fiscale alla truffa”.
Soldi passati dallo Ior a banche italiane come Intesa San Paolo o Unicredit.
Proprio passando dai conti di transito utilizzati dallo Ior ai
tempi di Calvi.
Trent'anni dopo, un altro personaggio da cronaca si riaffaccia in
Italia: Vito Palazzolo, the godson, considerato l'amministratore dei
beni di Bernardo Provenznao. Finito in un'inchiesta che tratta di
corruzione e che coinvolge Finmeccanica e lo Ior, in una
triangolazione per vendere armi alla Siria e agli affari di questa in
Africa.
L'autrice conclude così,
la premessa a questa seconda edizione:
Sui silenzi di trent’anni di storia del Banco ambrosiano e dei suoi legami con lo Ior si sono costruite solidissime carriere, altre sono state distrutte.Ma questi trent’anni di storia criminale sono stati uno dei fattori più importanti all’origine del «blocco» del sistema italiano. Il nostro paese è rimasto impigliato nelle maglie del potere della cosiddetta Seconda repubblica, che in parte ha funzionato da sovrastruttura (direbbe Karl Marx) di una sottostante entità economico-mafiosa che, seppur costretta ad abbandonare lo stragismo, non ha mai perso incisività.C’è infatti una stabilità anche nel potere criminale.
Questa è una storia che ancora oggi fa
paura. Che ancora oggi da fastidio sebbene, come ammette la stessa
autrice, nessuna querela le è mai arrivata. Ma minacce sì, da
persone ancora oggi al potere, in politica.
È una storia che da fastidio perché
mette assieme dei fatti, secondo una ricostruzione cronologica che
fornisce al lettore una chiave di lettura unitaria ed esplicativa per
uno tra i gialli politico finanziari più oscuri degli ultimi
vent'anni.
Al di là delle sentenze giudiziarie.
L'intervista a Micromega
dell'autrice.
La scheda del libro su
Chiarelettere.
03 marzo 2014
La banca si è rotta
Cosa è cambiato dalla crisi finanziaria del 2007-2008?
Niente o quasi: la grande finanza, i grandi gruppi bancari hanno imparato che essendo "too big to fail", possono sempre cavarsela.
Siamo noi quelli che abbiamo pagato il prezzo della bolla speculativa, creata dai debiti concessi senza troppi controlli, dalla finanziarizzazione dell'economia, da bonus stratosferici concessi a manager che puntavano sul profitto ad ogni costo.
Abbiamo pagato noi, per i soldi pubblici che hanno salvato le banche. Hanno pagato i dipendenti di Lehmann Brothers, che abbiamo visto uscire da quello che era il tempio della finanza con gli scatoloni in mano.
Mentre si spiegava ai comuni cittadini che certe tutele del welfare non ce le potevamo più permettere, i signori della finanza hanno continuato a farsi gli affari loro.
Non ci possiamo più permettere di andare in pensione come prima. Non ci possiamo permettere una scuola e una sanità pubblica.
Interi pezzi della democrazia, come la possibilità da parte dei cittadini di scegliersi un governo, sono stati messi in discussione: in Italia, Grecia e altri paesi sono saliti governo tecnici o quasi, frutto di larghe intese.
E qual'è la situazione in Italia? Questa sera Presa diretta con la puntata "Banca rotta" si occuperà di banche.
Non lo sapevo, ma metà del nostro debito (1000 mld euro) è in mano alle banche italiane: metà del nostro futuro è in mano alle banche.
Quelle che hanno presi i 200 e passa miliardi dalla BCE che sono stati inevstiti in titoli di stato, perché più redditizi, anziché per aiutare l'economia reale.
Quelle che oggi parlano di esuberi nonostante costruiscano torri come fossero manieri medioevali.
Che hanno appena avuto un altro aiutino dallo stato, con la riqualificazione delle azioni di Bankitalia. Un aiuto per il consolidamento dei loro debiti.
Che, come MPS, magari aspettano pure la nazionalizzazione da parte del pubblico.
La banca si è rotta o, comunque, il meccanismo si è inceppato. Inceppando a sua volta tutto il meccanismo creditizio: da una parte i grandi debitori non hanno problemi ad ottenere finanziamenti dai grandi gruppi (vedi Zunino e Zalesky), dall'altra i piccoli si trovano senza ossigeno.
In mezzo tra lo stato che arriva con le cartelle e le banche che chiedono il rientro dei soldi prestati.
Forse anche il mondo delle banche avrebbe bisogno di essere riformato (Renzi non ha promesso una riforma al mese), per separare la loro gestione dalla politica, per privatizzare veramente le fondazioni, per calmierare bonus e stipendi d'oro.
O, quanto meno, non legati all'andamento dell'istituto bancario.
La scheda della puntata:
Niente o quasi: la grande finanza, i grandi gruppi bancari hanno imparato che essendo "too big to fail", possono sempre cavarsela.
Siamo noi quelli che abbiamo pagato il prezzo della bolla speculativa, creata dai debiti concessi senza troppi controlli, dalla finanziarizzazione dell'economia, da bonus stratosferici concessi a manager che puntavano sul profitto ad ogni costo.
Abbiamo pagato noi, per i soldi pubblici che hanno salvato le banche. Hanno pagato i dipendenti di Lehmann Brothers, che abbiamo visto uscire da quello che era il tempio della finanza con gli scatoloni in mano.
Mentre si spiegava ai comuni cittadini che certe tutele del welfare non ce le potevamo più permettere, i signori della finanza hanno continuato a farsi gli affari loro.
Non ci possiamo più permettere di andare in pensione come prima. Non ci possiamo permettere una scuola e una sanità pubblica.
Interi pezzi della democrazia, come la possibilità da parte dei cittadini di scegliersi un governo, sono stati messi in discussione: in Italia, Grecia e altri paesi sono saliti governo tecnici o quasi, frutto di larghe intese.
E qual'è la situazione in Italia? Questa sera Presa diretta con la puntata "Banca rotta" si occuperà di banche.
Non lo sapevo, ma metà del nostro debito (1000 mld euro) è in mano alle banche italiane: metà del nostro futuro è in mano alle banche.
Quelle che hanno presi i 200 e passa miliardi dalla BCE che sono stati inevstiti in titoli di stato, perché più redditizi, anziché per aiutare l'economia reale.
Quelle che oggi parlano di esuberi nonostante costruiscano torri come fossero manieri medioevali.
Che hanno appena avuto un altro aiutino dallo stato, con la riqualificazione delle azioni di Bankitalia. Un aiuto per il consolidamento dei loro debiti.
Che, come MPS, magari aspettano pure la nazionalizzazione da parte del pubblico.
La banca si è rotta o, comunque, il meccanismo si è inceppato. Inceppando a sua volta tutto il meccanismo creditizio: da una parte i grandi debitori non hanno problemi ad ottenere finanziamenti dai grandi gruppi (vedi Zunino e Zalesky), dall'altra i piccoli si trovano senza ossigeno.
In mezzo tra lo stato che arriva con le cartelle e le banche che chiedono il rientro dei soldi prestati.
Forse anche il mondo delle banche avrebbe bisogno di essere riformato (Renzi non ha promesso una riforma al mese), per separare la loro gestione dalla politica, per privatizzare veramente le fondazioni, per calmierare bonus e stipendi d'oro.
O, quanto meno, non legati all'andamento dell'istituto bancario.
La scheda della puntata:
A PRESADIRETTA un’importante inchiesta sul mondo delle Banche italiane e della finanza internazionale. A più di 5 anni dal crack finanziario che ha trascinato nella crisi economica il mondo intero e che è costato a governi e contribuenti migliaia di miliardi, tutto continua come prima. Si scopre che poco è cambiato perché le regole per metterci al riparo dalle speculazioni sono considerate ancora insufficienti.Qui, la presentazione in diretta della puntata su Il fatto TV.
Le telecamere di PRESADIRETTA sono andate a New York per raccontare, cinque anni dopo il fallimento della Lehman Brothers, come funziona il cuore dei mercati finanziari, Wall Street. Hanno raccolto storie di banchieri e trader “pentiti”, di titoli tossici e strumenti finanziari pericolosi, per capire se siamo al riparo da una nuova “bolla”.
PRESADIRETTA racconta lo stato di salute delle Banche italiane. Scopriremo che sono tra le più indebitate in Europa ed esposte al rischio crack. Un viaggio all’interno dei nostri Istituti di Credito per raccontare l’ingerenza della politica, le operazioni finanziarie poco trasparenti, la massiccia presenza di titoli di Stato nella pancia dei grandi Istituti, gli scandali e i fallimenti.
Come se la caveranno le nostre Banche ora che si preparano ad affrontare lo “stress test” voluto dal presidente della Bce Mario Draghi?
Etichette:
banche,
finanza,
politica,
Presa diretta
02 gennaio 2014
I padroni della finanza di Luca Ciarrocca
Come la cupola della finanza mondiale decide il destino dei
governi e delle popolazioni.
Ecco un utile saggio che spiega come funziona la finanza mondiale,
indicando con tanto di nome e cognome la “cupola” della
finanza, composta da circa 147 multinazionali che da sole controllano
almeno il 40% del mercato, per lo più banche (le famose banche
“troppo grandi per poter fallire”, TBTF, di
cui fanno parte anche per l'Italia Unicredit e Intesa Sanpaolo)
ed assicurazioni.
“Il cervello, o cuore, del capitalismo
contemporaneo risiede in 1318 aziende, in tutto il mondo, che hanno
assetti azionari incrociati. Meno dell’1 per cento delle
multinazionali guida il 40 per cento del totale.”
James B.
Glattfelder, Politecnico federale di Zurigo.
Sono loro le
responsabili della crisi finanziaria del 2008 che ha portato prima
gli Stati Uniti e poi l'Europa ad un passo dal baratro.
Una crisi nata dalla fame di profitti dei manager di queste banche
e società finanziarie, che l'autore definisce bankster: “Chi
guida i giochi nelle banche centrali e nei grandi istituti
commerciali sono gli innominati che qui chiamiamo bankster,
neologismo in Italia tabù – nato dalla fusione di banker e
gangster.”
Sono coloro che hanno prima causato la bolla
speculativa del mercato immobiliare, intossicato il sistema con lo
strumento dei derivati, per poi, quando il castello di carte è
crollato (per i mutui concessi con troppa allegria non sono più
rientrati), sono andati a piangere dal pubblico, ottenendo
dall'amministrazione Obama centinaia di miliardi per il loro
salvataggio.
In Europa è stato lo stesso: da una parte la BCE che pompa denaro
(pubblico) verso le banche in crisi di liquidità, dall'altra governi
che per fronteggiare la crisi devono tagliare le spese, l'assistenza
ai malati, i servizi per le fasce deboli.
Nemmeno Obama è riuscito a mettere un vero freno al potere dei
bankster, ed è difficile oggi pensare ad un ritorno al Glass
Steagall Act (ovvero la separazione tra banche commerciali e
banche d'affari), per il grande potere di influenza che banche,
assicurazioni, hedge fund hanno sulla politica americana (e lo stesso
vale per l'Europa).
Le regole di Basilea 3, che le stesse banche hanno accettato con
riluttanza, non sono sufficienti a garantirci nei confronti di una
futura crisi nel settore finanziario.
Crisi che non è improbabile che ritorni: l'Europa, specie nei
paesi del sud (come l'Italia), è oggi in una situazione difficile.
Bassa crescita, alta disoccupazione, i governi per abbattere il
debito hanno dovuto alzare le tasse e ciò ha depresso i consumi.
Tutto questo accade mentre gli stessi istituti salvati dal
pubblico (come MPS, nel cui casse sono confluiti 3 miliardi di Monti
bond, come prestito) hanno chiuso i rubinetti del credito.
Lo stato mette le sue coperture sui crediti degli istituti
bancari, e questi strozzano l'economia.
In America la situazione è solo leggermente migliorata, si vede
all'orizzonte un piccola crescita.
Ma nonostante questo, a Wall street, non hanno imparato la
lezione: la fame di facili guadagni a breve termine ancora non è
stata saziata: non è stato regolamentato il sistema bancario ombra
(quello che viaggia in parallelo al sistema ufficiale, ad alta
liquidità e altamente speculativo), non sono stati vietati gli
strumenti derivati e la vendita di mutui subprime. È estremamente
difficile portare alle sbarre i bankster per le loro attività di
riciclaggio del denaro sporco per la criminalità organizzata (HSBC,
che ha aiutato a ripulire il denaro dei narcos colombiani per 91
miliardi, se l'è cavata con un patteggiamento da 1,9 milioni di
dollari), e per la mafia in Italia.
È grazie a banche compiacenti che gli evasori riescono a
nascondere i loro patrimoni ai propri paesi, per evitare di dover
pagare tasse (e lo stesso vale per la criminalità organizzata, per
le grandi società del mondo del sw come Apple e Amazon).
Tutto questo per dire che bisognerebbe iniziare una crociata
contro certi istituti finanziari, come nel passato è stato fatto
contro le industrie del tabacco: anche le banche, in fondo, nuocciono
alla salute.
La questione dei paradisi fiscali, dentro cui si nascondono tanti
miliardi che potrebbero essere usati per risanare le economie in
crisi, per risolvere il problema della fame del mondo, dovrebbe
essere affrontata a livello Nato, per espropriare i forzieri in nero.
Non possiamo lasciare che l'economia di nazioni che si dicono
democrazie, sia lasciata in mano a banchieri e finanzieri i quali,
non solo non hanno previsto la crisi mondiale, ma nemmeno hanno
pagato il conto per i loro errori.
Non si può proprio accettare che da una parte ci siano
popolazione soggette alla cura dell'austerity, dall'altra istituti i
cui crediti sono tutelati dal pubblico. Quello che è successo è
stata la collettivizzazione delle perdite (dopo i fallimenti di
Lehmann Brothers, della Parmalat, della Enron), soldi drenati dalle
casse pubbliche e che potrebbero essere usati per lo stimolo
all'economia reale (Main street e non Wall Street), per l'istruzione,
la ricerca.
Questa lobby ha imposto a governi autonomi governi tecnici, il
pareggio di bilancio (che in Italia è stato messo in Costituzione
nel luglio 2012 da una maggioranza blindata senza alcuna discussione
pubblica), il fiscal compact con dei piani di rientro dal debito ben
precisi, i vincoli di spesa pubblica.
E, viceversa, cosa è stato imposto alle banche e agli istituti
finanziari? La bomba dei cds è ancora lì pronta a scoppiare, gli
stress test delle banche italiane hanno indicato la necessità di una
loro ricapitalizzazione, l'accordo interbancario è ancora sulla
carta (così come l'Europa è ancora purtroppo solo un'unione
monetaria). I soldi della BCE (al tasso dell'1%) sono stati investiti
dalle nostre banche in BTP, che garantivano un rendimento a breve più
alto, per migliorare i loro conti. Ma quanti dei 250 miliardi sono
andati all'economia reale?
Se dovesse scoppiare un altro focolaio di crisi, per esempio per
una banca in Italia, assisteremo ad un altra Cipro, col prelievo dei
soldi dai correntisti?
Mentre i dati del paese reale dicono nero, la politica si dice
ottimista. Forse è per non spaventare la gente e non spingerla verso
una corsa al ritiro del contante.
Si parla di una luce in fondo al tunnel, di una possibile ripresa
che quest'anno, potrebbe essere a portata di mano.
Ma nell'attesa, non possiamo continuare con questo sistema: la
proposta dell'autore, che è stata partorita da diversi economisti
Ben Dyson e Andrew Jackson, si chiama “positive money” (e
potete trovare altre informazioni al sito www.positivemoney.org
):
“Esiste una soluzione per risolvere i guai delle società e
delle economie occidentali... Non esiste alcuna giustificazione per
non perseguire le riforme e i cambiamenti proposti da Positive Money,
che costituiscono un beneficio per la maggior parte dei cittadini e
provocano conseguenze negative soltanto a una minuscola élite di
potere: quella che oggi è padrona del mondo.”
Quale è il fulcro di questa riforma?
“Il capitalismo finanziario non funziona perché i governi
hanno ceduto la responsabilità della creazione di moneta alle
banche. E non a quelle centrali, ma agli istituti di credito privati,
le grandi Tbtf.”
Si tratta di togliere alla banche la
possibilità di creare denaro: oggi questo avviene a seguito di
un prestito e questo genera le varie ondate di boom dei prestiti cui
seguono i periodi di crisi, perché chi presta denaro ha dimostrato
di avere solo l'interesse dei guadagni a breve, non di creare una
economia solida a lungo termine.
“Il cambiamento più radicale sarebbe allocare nuovo denaro
non dove fa più comodo e produce più profitti per le banche, ma
laddove è in grado di produrre maggiori benefici per la popolazione
e per la società nel suo complesso. Come? Concedendo prestiti a
piccole imprese e medie aziende e quondi all'economia reale;
salvaguardando il potere d'acquisto degli stipendi dei dipendenti
pubblici; ..”
Il denaro verrebbe creato da una
entità terza, slegata dai governi, che immetterebbe denaro
nell'economia (su input dei governi) per fare investimenti pubblici o
per abbassare le tasse.
Le banche tornerebbero al loro antico
mestiere: quello di fare prestiti e di gestire i depositi dei loro
clienti.
Queste toglierebbe loro l'alibi
di essere “too big to fail”:
la loro crisi non metterebbe a rischio l'intera economia, perché
alla fine le grandi banche verrebbero smembrate, perdendo tutti i
loro poteri ricattatori; si metterebbe fine all'instabilità e ai
cicli boom-crisi, provocati dall'esagerata estensione del credito.
La scheda del libro:
“Perché mai, noi cittadini che lottiamo per sopravvivere, dobbiamo essere condizionati da debiti creati da una élite al potere che li ha contratti a nostre spese?”Murray Newton Rothbard, economista, storico, filosofo dell’anarcocapitalismo
Un club esclusivo di poche migliaia di persone, non elette democraticamente, che decide i destini di intere popolazioni, in grado di manipolare i mercati finanziari e di imporsi sulla politica e sugli Stati. Chi sono, come agiscono e quali obiettivi hanno i banchieri - i famigerati bankster - che guidano i giochi delle banche centrali e vivono sulle spalle della classe media e dei ceti più poveri?Il libro di Ciarrocca riesce a mappare il genoma della finanza mondiale attraverso la rete di società finanziarie e industriali che di fatto controllano l’economia mondiale, e ne denuncia la pericolosità. Ecco come i grandi istituti commerciali azionisti delle banche centrali, innanzitutto la Federal Reserve e la Bce, riescono a veicolare le informazioni e a tirare le fila del capitalismo mondiale. Il prezzo di materie prime, azioni, obbligazioni, valute, non è frutto di una contrattazione libera, quella è solo una messa in scena. La realtà è ben diversa: sono i bankster a condurre il gregge dei piccoli risparmiatori e dei contribuenti, complici le agenzie specializzate come Moody’s e Standard & Poor’s e i governi loro alleati, pronti a scaricare sulla collettività il peso delle crisi e l’onere di generare nuovo cash. Come uscirne? La proposta c’è, e l’autore ce la illustra. I cittadini sarebbero finalmente svincolati dai diktat della finanza, e i governi non dovrebbero più cedere il potere di creare moneta alle grandi banche commerciali, la cui influenza sarebbe ampiamente ridimensionata. Una rivoluzione dalla parte della gente che lavora e dell’economia reale.
Questa la presentazione del libro su youtube:
La
scheda del libro su Chiarelettere
Il link per ordinare il libro su Ibs e Amazon.
Il link per ordinare il libro su Ibs e Amazon.
Etichette:
banche,
finanza,
libri,
Luca Ciarrocca
17 novembre 2013
Prossime letture
Due letture che mi sento di consigliare: la prima sulla finanza
mondiale, la seconda sulla storia di una strage impunita.
“I padroni del mondo” è un saggio di Luca Ciarrocca
che spiega chi siano le persone che comandano la finanza mondiale,
una cupola che controlla il destino dei governi.
La scheda:
“Perché mai, noi cittadini che lottiamo per sopravvivere, dobbiamo essere condizionati da debiti creati da una élite al potere che li ha contratti a nostre spese?”Murray Newton Rothbard, economista, storico, filosofo dell’anarcocapitalismo
Un club esclusivo di poche migliaia di persone, non elette democraticamente, che decide i destini di intere popolazioni, in grado di manipolare i mercati finanziari e di imporsi sulla politica e sugli Stati. Chi sono, come agiscono e quali obiettivi hanno i banchieri - i famigerati bankster - che guidano i giochi delle banche centrali e vivono sulle spalle della classe media e dei ceti più poveri?Il libro di Ciarrocca riesce a mappare il genoma della finanza mondiale attraverso la rete di società finanziarie e industriali che di fatto controllano l’economia mondiale, e ne denuncia la pericolosità. Ecco come i grandi istituti commerciali azionisti delle banche centrali, innanzitutto la Federal Reserve e la Bce, riescono a veicolare le informazioni e a tirare le fila del capitalismo mondiale. Il prezzo di materie prime, azioni, obbligazioni, valute, non è frutto di una contrattazione libera, quella è solo una messa in scena. La realtà è ben diversa: sono i bankster a condurre il gregge dei piccoli risparmiatori e dei contribuenti, complici le agenzie specializzate come Moody’s e Standard & Poor’s e i governi loro alleati, pronti a scaricare sulla collettività il peso delle crisi e l’onere di generare nuovo cash. Come uscirne? La proposta c’è, e l’autore ce la illustra. I cittadini sarebbero finalmente svincolati dai diktat della finanza, e i governi non dovrebbero più cedere il potere di creare moneta alle grandi banche commerciali, la cui influenza sarebbe ampiamente ridimensionata. Una rivoluzione dalla parte della gente che lavora e dell’economia reale.Il secondo è un saggio storico di Benedetta Tobagi: dopo lastoria del padre, il giornalista Walter Tobagi, ucciso dai brigatisti nel marzo 1980, in questo libro parla della strage di Piazza Fontana, l'ennesima strage impunita nella nostra storia repubblicana.
“Una stella incoronata bi buio” - storia di una strage impunita: la storia delle vittime, dei sopravvissuti e dei loro carnefici. Sempre per la difesa del bene comune che è la nostra memoria.
Manlio lavora in fabbrica fin da ragazzo; Livia studia per diventare insegnante. Quando si incontrano e si innamorano, decidono di condividere tutto: leggono e studiano insieme, insieme discutono di politica, viaggiano, ridono, lottano. Anche la mattina del 28 maggio 1974, in piazza della Loggia, sono insieme. Per puro caso, però, quando la bomba scoppia, Manlio sopravvive. Livia no. Livia muore con i loro migliori amici, Clem e Alberto, anche loro insegnanti, anche loro giovani impegnati in politica. Perdono la vita altre cinque persone, «non vittime, ma caduti consapevoli» che quella mattina di pioggia si ritrovano in piazza per il loro impegno antifascista. Da quel giorno, per Manlio Milani inizia una seconda vita tra aule di tribunali, aspettando una giustizia che non è mai arrivata, collezionando frammenti di una verità sempre incompleta. Benedetta Tobagi (il cui padre è stato ucciso il 28 maggio 1980, esattamente sei anni dopo la strage di Brescia) decide di sedersi accanto a Manlio, per provare, udienza dopo udienza, a raccontare la sua storia e quella di chi, come lui, ha vissuto quell'intensa stagione di lotte politiche e di risate, di discussioni estenuanti e di scioperi, di serate fra amici, di bombe e sotterranei tentativi di golpe. Di paura e speranze. E quando trentasei anni dopo ascolta con Manlio l'ennesima sentenza di assoluzione: «Tutti assolti per non aver commesso il fatto», capisce cosa vuol dire provare rabbia e impotenza verso chi ha nascosto e manipolato la verità. Con sguardo lucido e partecipe, l'autrice compie un viaggio nei misteri recenti della storia italiana, rivisitando il capitolo rimosso della violenza neofascista, pronta, ancora una volta, a cercare di capire cosa furono quegli anni e a fare in modo che una strage non si riduca semplicemente a un luogo e una cifra: il numero dei morti. Una strage è l'incontro con il male. Necessario è dunque continuare a interrogarsi su come è possibile sopravvivere alla ferita dell'ingiustizia che si somma alla violenza, e al senso di colpa che tormenta, paradossalmente, i sopravvissuti ma non i carnefici.
“Siamo testimoni. Siamo legati tra noi e dalla storia, dal
nesso che connette ogni strage impunita agli omicidi brigatisti, ma
ancor più dal mistero di una coincidenza che bussa insistente alla
porta”.
la scheda del libro su Chiarelettere,
il link per ordinare il libro su Ibs
e Amazon.
Una
stella incoronata di buio di
Benedetta Tobagi
La scheda sul sito di Einaudi, il link per ordinare il libro su Ibs e Amazon
25 settembre 2013
Patrioti e stato sovrano
Prima di parlare dello stato sovrano invocato da Alfano, una parolina sui presunti patrioti, alias gli imprenditori italici: dal post di Alessandro Gilioli
Ma lo sapete, ad esempio, chi sono i famosi ‘patrioti’ che hanno rilevato Alitalia a spese nostre? Emilio Riva, quello dell’Ilva, indagato e già ai domiciliari; Salvatore Ligresti, arrestato; Francesco Gaetano Caltagirone, indagato per frode fiscale; Antonio Angelucci, indagato per truffa allo Stato.E ora dedichiamoci al ministro: «Lo Stato proteggerà l'opera e chi ci lavora», a proposito del TAV in Val di Susa.
Questi i ‘patrioti’. E quello che li ha chiamati a raccolta, come noto, è un altro grande imprenditore italiano appena condannato per frode fiscale.
Invece di accapigliarci sulla perduta italianità di Telecom e Alitalia, non sarebbe il caso di interrogarsi tutti sull’attuale classe dirigente dell’economia italiana che non sembra essere migliore – né eticamente né tecnicamente – di quella che comanda in politica?
"Nessuno fermerà opera decisa dallo Stato [sovrano]", continua.
Ma lo stato è sovrano solo in Val di Susa o anche in Calabria dove, le aziende che lavorano alla Salerno Reggio Calabria devono pagare il pizzo alle famiglie della ndrangheta, per mettersi in sicurezza?
Semmai non lo avete visto, lo raccontava Iacona lunedì scorso: le aziende del nord che vogliono lavorare qui devono dare 6000 come contributo alla sicurezza.
Sempre meno credibili.
Iscriviti a:
Post (Atom)








