Gli otto racconti qui raccolti, quattro ambientati sul fronte orientale e gli altri su quello italiano, ci raccontano secondo nuove prospettive questo personaggio letterario, complesso e allo stesso affascinante, Martin Bora, ufficiale
dell’esercito tedesco nella seconda guerra mondiale, volontario in
Spagna nel 1937 (La
canzone del cavaliere) – laddove la strega Remedios gli
rivelerà il suo destino “Quando
mi si mostrerà di nuovo, sarà perché dovrò morire .
Nel
1939, nei mesi che precedono la guerra, che in cuor suo non vede
l’ora di attraversare, il giovane ufficiale Bora, già in servizio
presso l’Abwher, il servizio segreto militare (spesso in contrasto
con le SS), deve seguire un incontro tra uomini d’affari e militari
giapponesi (Il
signore delle cento ossa).
Nel
1939 in Polonia, alle prese con l’omicidio di una suora in odore di
santità (Lumen).
Un
anno dopo, nel 1940 in Francia, in Bretagna, all’indomani della
capitolazione dell’esercito francese, quando deve mettersi in
contatto con un vecchio ufficiale, eroe di guerra.
Lo
ritroviamo a Creta, nei luoghi che richiamano i romanzi etici che ha
studiato, per la sua formazione classica, ma dove deve dar la caccia
agli assassini di una famiglia svizzera (La
strada per Itaca).
Martin
Bora, per inseguire il suo destino di militare è andato volontario
anche sul fronte russo due volte, nel 1941-42 la prima volta,
riuscendo anche a sfuggire all’assedio di Stalingrado (La
sinagoga degli zingari) e successivamente nell’estate del 1943
seguendo la seconda fallimentare offensiva tedesca a Kharkov (Il
cielo di stagno).
Dopo la disfatta in Russia, il fronte
italiano: prima nel veronese, alle prese con la morte di un gerarca
fascista (Luna
bugiarda), dove subirà l’amputazione della mano sinistra a
seguito di un attacco dei partigiani. Successivamente a Roma,
nell’inverno più lungo della capitali, città aperta per le leggi
di guerra, ma alle prese con la miseria, la caccia agli ebrei, col
fronte sempre più vicino (Kaputt
Mundi).
In
Abruzzo, nell’estate del 1944, inseguendo dei documento segreti di
Mussolini, si è imbattuto ne “Il
morto in piazza”. Pochi mesi dopo la sua strada ha incrociato
quella degli ufficiali che organizzarono l’attentato a Hitler, come
il colonnello von Stauffemberg (La
notte delle stelle cadenti). Poi un ritorno in Italia, nei mesi
drammatici in cui il paese era diviso dalla guerra e dall’odio di
italiani contro italiani, specie al nord nella repubblica di Salò
(La
Venere di Salò).
Eccetto i primi due romanzi, sopra
elencati in ordine cronologico, non nell’ordine della pubblicazione
dei romanzi (l’autrice Ben Pastor è andata avanti e indietro nel
tempo), sono tutti ambientati nel corso della seconda guerra
mondiale: una guerra in cui il giovane ufficiale tedesco ci si è
gettato, come gli eroi
di Omero si gettavano nella battaglia qualche secolo prima. Di
cultura classica, laureato in filosofia, un padre naturale musicista
e un patrigno che è stato generale nella prima guerra mondiale.
Sangue tedesco, ma anche scozzese, per parte di madre. Un figlio
della Sassonia, la regione ad est della Germania che confina con la
Polonia, ma anche un figlio della nostra terra, per le estate passate
a Roma.
Attraverso
i suoi racconti, l’autrice ci racconta la Storia, quella con la S
maiuscola: le grandi battaglie, i personaggi che troviamo sui libri
di storia. Una guerra che è descritta dal punto di vista
strettamente personale di questo personaggio che, per citare
Pirandello, è uno e nessuno e centomila: ufficiale dei servizi che
ha prestato giuramento alla patria, al Fuhrer, ma anche uomo che si
trova di fronte tutti i problemi etici che questa guerra gli mette di
fronte e che fanno cadere, una dopo l’altra, tutte le sue certezze,
fanno scemare quell’entusiasmo con cui aveva indossato la divisa. I
cadaveri dei civili polacchi raccontati in Lumen, che lo metteranno
per la prima volta sul libro nero delle SS.
La
guerra in Russia, che non era più una battaglia tra eserciti, ma uno
sterminio di uomini contro uomini, dove si era andati oltre tutte le
leggi di guerra.
“L’uomo
giusto nella divisa sbagliata”: così lo definisce Luigi
Sanvito, che cura per Sellerio i romanzi di Ben Pastor,
nell’introduzione a questa raccolta. L’uomo giusto, alle prese
con tutti i contrasti nati dalla sua natura, di soldato e di uomo con
dei valori. Ma anche la natura di investigatore, per tutti i casi
che, nel corso delle sue storie, si è trovato ad affrontare: sono
delitti nati dalla guerra, le piccole storie, con la s minuscola, che
aiutano anch’essi a raccontare il clima, il contesto, la vita di
quegli anni in cui in Europa era diventata terreno di battaglia.
Ufficiale
di carriera dell’esercito tedesco che ordini superiori o il
semplice caso prestano all’attività investigativa, Bora deve
affrontare non solo intricatissimi misteri criminali, ma anche, forse
soprattutto, i paradossi che scaturiscono dalla sua scomoda posizione
di «uomo giusto nella divisa sbagliata»: che senso ha indagare su
singole morti per omicidio mentre tutt’attorno infuria
l’apocalittica carneficina della guerra, assassinio legalizzato per
eccellenza?
Come conciliare l’etica Kantiana (e i precetti
cristiano cattolici, sia pure con qualche sfumatura protestante) con
la consapevolezza, sempre più matura di anno in anno (e di romanzo
in romanzo, dalla Spagna del ‘37 de La canzone del cavaliere alla
Repubblica Sociale italiana del ‘44 de La Venere di Salò), di
essere oggettivamente al servizio di una delle dittature più
sanguinarie della storia recente italiana?
In
questi racconti, i primi quattro ambientati sul fronte orientale e
gli ultimi su quello italiano, troviamo il delitto, il mistero, la
scena del delitto che racconta del morto, del suo assassino e a volte
è una messa in scena per sviare l’investigatore, Martin Bora che,
ad occhi esterni, può apparire distaccato, freddo, senza alcuna
sensibilità apparente. Un investigatore che deve mettere assieme i
pezzi per arrivare alla soluzione del caso che, se non è sempre
consolatoria, almeno restituisce un poco di giustizia e di luce in
questo mondo sommerso dalle ombre del male.
I
racconti contenuti in questa raccolta
Parte
prima - il fronte orientale
Tre
fratelli
Il
primo enigma per Martin Bora si presenta nel 1941 in Ucraina, dove in
una stazione incontra il professor Vladimir Propp: mettendolo di
fronte ad un indovinello, il professore aiuterà Bora nella soluzione
di un delitto, la morte di una donna trovata dentro una pozza. Propp
lo metterà di fronte ai pericoli della sua “avventura”, la
guerra in Russia
Mi
chiedo quanto sia sensato che lei persegua questa avventura nel mio
paese.
L’eroe
si inoltra in un regno sconosciuto, e se riesce ad uscirne, ne emerge
profondamente cambiato.
La
finestra sui tetti
A
Praga nel maggio 1942, Bora deve eseguire un compito rischioso per
l’Abwher, che stanno indagando sui piani criminali di Heydrich,
Reichprotektor della Boemia e Moravia.
Dalla
sua “finestra sui tetti” di Praga sarà spettatore dei
preparativi dell’attentato a Heydrich. Qui impara, per la prima
volta, quanto sia difficile nascondere la sua natura, i suoi
sentimenti, per colpa degli incarichi che deve svolgere:
La
mia è una finestra alta, si disse, dalla quale si gode di una vista
privilegiata e solitaria. E benché il prezzo in ballo fosse la vita,
stanotte sembrava a Martin Bora che che il gioco richiedesse meno
eroismo che coraggio: il coraggio di apparire indifferente a coloro
ai quali più teneva.
Il
giaciglio di acciaio
Siamo a Stalingrado, nel 1942:
questo racconto è come un capitolo del romanzo La sinagoga degli
zingari, tutto è concentrato nei pochi giorni tra Natale e fine
gennaio, quando assieme ai suoi uomini, Bora riesce a scappare dalla
tenaglia dell’esercito russo. Salvando la sua vita, ma lasciandosi
dietro un pezzo della sua anima. O forse anche la vita stessa.. A
tenere vita la sua speranza, a non volersi lasciar andare, i ricordi
della sua infanzia, dei suoi cari, dell’amata Dikta, la moglie
lasciata in Germania a cui dedica, in una lettera, i versi di Garcia
Lorca
Voglio morire,
decentemente in un giaciglio
D’acciaio se possibile,
con vere lenzuola
Onegin
Questa volta non è un
omicidio quello in cui inciampa Bora, ma un padre che ha denunciato
il figlio ai tedeschi, esponendolo al rischio di una condanna a
morte. Dietro, come si scoprirà, una storia di violenze e di
vendette, non come quella raccontata da Verga con compare Turiddu, ma
piuttosto come quella raccontata in Otello: in questo racconto si
affronta il drammatico tema degli stupri come arma di guerra, un
aspetto purtroppo ancora presente nelle guerre moderne.
Parte
seconda – fronte italiano
Il
sangue dei santi
Siamo
a Lago, nella provincia veronese, nel dicembre 1943: l’indagine in
cui viene coinvolto Bora è l’omicidio di un prete, don Ivo,
descritto da tutti come “un sacerdote attento e un bravo giovane”.
Ritroviamo
in questo racconto l’ispettore Guidi (protagonista nei romanzi Luna
bugiarda e Kaputt Mundi) che dovrà, con una certa riluttanza,
collaborare con Bora per far luce su un traffico di reliquie, sui
responsabili dell’omicidio, con una riflessione finale su fede,
fiducia e ingenuità, “sono credente e perfino ingenuo” si
trova a dire l’ufficiale tedesco. In tempi di guerra e di sofferenza, anche questa ingenuità aiutava ad andare avanti.
Nodo
d’amore
Nel gennaio 1944 Martin Bora è
a Roma, come aiutante di campo del generale Westphal: avendo
dimostrato di saper sbrigliare casi complicati, non solo al fronte,
viene mandato a Littoria ad aiutare le autorità italiane, polizia e
carabinieri, coinvolte in un caso di omicidio. Un gioielliere,
italiano ma adottato da una famiglia ebrea, ucciso nel tentativo di
una rapina, i ladri oltre ai soldi si sono portati via una spilla di
grande valore, un nodo d’amore in oro arricchito con diamanti. La
moglie, sospettata del delitto da parte della polizia, è una
cittadina tedesca, da cui l’interessamento delle autorità
militari. Un uxoricidio, dunque? Nella testa di Bora si accumulano
dei dettagli apparentemente insignificanti, ma non meno molesti (e
non meno dolorosi, se sommati al pensiero della moglie Dikta di cui
non ha notizie)
Il telefono staccato,
l’amante, il grembiule fradicio e insanguinato dentro l’armadio.
Rapallo, i bordelli del nord Italia, l’Agro Pontino redento. Il
nodo d’amore per cui si uccide e per cui si tace.
Non
si sentivano i treni
Dopo la ritirata da Roma,
conquistata dagli alleati nel giugno 1944 (e di cui abbiamo letto in
Kaputt Mundi), l’unità di Bora si è trasferita sulla linea
gotica, sull’appennino. Qui, in viaggio in treno (uno dei pochi
treni in circolazione in tempi di guerra) Bora fa uno strano
incontro: un signore anziano che, inaspettatamente, gli rivolge la
parola, con l’intenzione di raccontargli una storia, due delitti
avvenuti in una casa di campagna qualche anno prima. Una storia di
due amanti uccisi per gelosia, di rimorsi e di un lupo che va a
bussare a casa del cacciatore.
Bocca
d’Inferno
Nell’ultimo
racconto vediamo Bora, promosso colonnello, in azione sull’appennino
nord occidentale nel settembre 44: in azione contro le “bande”
dei partigiani, formazioni irregolari secondo il linguaggio
burocratico della guerra, ex militari, renitenti alla leva, giovani
che in quel drammatico inverno presero le armi per aiutare la
liberazione dell’Italia dall’occupazione nazi fascista. Ancora
una volta è una indagine, apparentemente slegata dalla guerra, ad
incuriosire Bora: una giovane donna, rimasta vedova, che sarebbe
stata rapita da una famiglia di proprietari terrieri che l’ha
portata nella sua cascina, a Bocca d’Inferno.
Siamo
sulla linea Gotica dove, come ai tempi dei “barbari” si uccidono
civili, si lotta per il possesso di un lembo di terra, si uccidono
prigionieri. Come succederà a Bora, che dovrà applicare le dure
leggi di guerra, nonostante la consapevolezza di stare dalla parte
sbagliata della guerra, “il disinganno rispetto allo zelo
idealista” dei primi anni di quella guerra dentro cui era
dentro da ormai cinque anni.
Perché
leggere questo libro? Per chi non ha mai letto nulla di Ben Pastor, è
l’occasione per avvicinarsi a questa autrice e scoprire questo
personaggio complesso, affascinante e scostante, l’ufficiale dei
servizi Martin Bora. Per chi, come me, ha letto tutti i romanzi della
serie, sono di aiuto per raccordare assieme tutte le storie già
lette nei romanzi “lunghi” della scrittrice americana ma di
origini italiane, editi da Sellerio.
Questi
i romanzi di Ben Pastor con Martin Bora editi da Sellerio (alcuni
erano già stati pubblicati da Hobby & Work)
La
scheda del libro sul sito dell'editore Sellerio
I
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