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20 marzo 2025

Il vento di giugno di Leonardo Gori


 

Chi, alle sei di mattina del 2 aprile 1946, avesse visto correre una Topolino per via de’ Serragli, a Firenze, avrebbe pensato forse a un’auto civetta della Polizia o dei Reali Carabinieri, all’inseguimento di un bandito. Di automobili private ce n’erano ben poche, in giro: [..]

Alla guida della FIAT c’era il professor Guido Mori, cinquantenne, membro autorevole della ricostituenda Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici.

I romanzi di Leonardo Gori sono racconti con dentro la storia, quella con la S maiuscola: “la storia è l’essenza stesso del racconto” spiega l’autore nell’intervista su Rainews, la storia non è solo un fondale dipinto alle spalle dei protagonisti, ma è la storia di quell’Italia con i suoi disastri, le sue rovine e le sue speranze. Il vento di giugno, ultimo romanzo della serie con Bruno Arcieri, è ambientato nei giorni attorno al referendum del 2 giugno 1946, quando gli italiani furono chiamati a decidere su referendum o monarchia. Queste furono, cosa ancora più importante, le prime elezioni dove le donne poterono votare.

Bruno Arcieri si accarezzò la barba ispida, guardando il proprio volto riflesso in una delle poche vetrine di via Scipione Ammirato, nella prima periferia borghese di Firenze.

Avrebbe dovuto darsi una sistemata.

Che vento spira su quell’Italia? Il vento della sconfitta dopo quella guerra voluta da fascismo che aveva portato morte, distruzione, famiglie distrutte, macerie. Non solo le macerie dei palazzi distrutti dalle bombe ma anche le macerie morali di un paese lasciato allo sbando dopo la fuga del re a Brindisi, il crollo del regime e l’occupazione del paese da parte del nazismo.

Ma anche un vento di riscatto e di speranza, alimentato dal coraggio e dal valore degli italiani che scelsero di lottare dalla parte giusta in quella guerra di Liberazione che aveva ridato un minimo di dignità all’Italia. Guerra a cui pure lo stesso Bruno Arcieri, ufficiale del SIM, aveva partecipato

.. da Salerno a Milano, venti mesi di combattimenti, in mezzo a orrori che lo avevano reso forse più compassionevole, ma, in modo paradossale, anche più cinico, come se indossasse uno scafandro per camminare impunemente sul fondo melmoso di un’Italia affondata.

E ora il referendum, la possibilità di votare, dopo venti e più anni del regime, un voto libero, per tutti, anche per le donne. Per cambiare, per dire basta.
Ma sulla nostra nazione grava un altro pericolo e toccherà ancora una volta ad Arcieri tornare in azione e sventare questa minaccia, come ai tempi del SIM, il servizio segreto militare rinominato da Badoglio in Ufficio I e messo in naftalina, perché troppo compromesso col regime:

«Dobbiamo parlare in privato.» Il tono di voce dell’uomo, gentile ma fermo, intimoriva. Era sui sessanta, forse un po’ di più, distinto, dotato di un carisma..
Nella sua Firenze, dove vive gli ultimi giorni accanto ad Elena, la donna che ama e che è in procinto di partire per la Palestina, quella che ritiene essere la sua terra, Arcieri riceve un messaggio del Comandante, il suo superiore al servizio segreto.
Lo raggiunge a Firenze raccontandogli di questa minaccia: qualcuno sta distruggendo il servizio dall’interno, per indebolirlo agli occhi del governo e degli alleati, allo scopo di indebolire il paese.
Questo qualcuno ha brigato per estrometterlo dal suo ruolo, oltre a questo alcuni dei suoi “controlli” diretti, informatori irregolari che gli riferivano notizie riservate, sono stati uccisi simulando degli incidenti. Uno di loro era proprio quel dottor Guido Mori.
Arcieri deve recarsi subito a Roma e prendere dimora presso uno degli ultimi “controlli” del Comandante, un marchese caduto in rovina che oggi dispone solo della sua villa, presso cui prenderà dimora.

«Lei pensa che ci sia un piano preciso. Una specie di complotto, che sta svuotando il Servizio degli elementi migliori?»

L’Italia alla fine della guerra è stata relegata tra le nazioni sconfitte, troppi sono gli interessi, spesso in contrasto tra loro, sul futuro del nostro paese. Qualcuno, tra le potenze alleate che si stanno spartendo ora il controllo del mondo, potrebbe aver interesse ad indebolire ulteriormente il nostro paese, usando una talpa per colpire il servizio e portar fuori notizie riservate.

«Mi farà da agente privato, illegale, come se agisse in territorio nemico. Continuerà a svolgere il suo lavoro di passacarte ..»

Inizia così questo thriller dove vedremo il protagonista muoversi in una Roma oggi irriconoscibile: se i bombardamenti hanno in parte risparmiato la città, la fame e la miseria si sono fatte sentire anche qui, nella città eterna. Tutto è in vendita, dalla dignità delle persone costrette a vendersi per fame trasformando l’urbe in un enorme bordello a cielo aperto. Alle informazioni segrete di cui arcieri ha bisogno per capire chi sia questa talpa all’interno del servizio.

Si guardò intorno. Pochi passanti, donne e uomini, con le mani in tasca e gli occhi bassi, per fuggire gli sguardi del prossimo. Molti probabilmente erano disoccupati, e forse si sentivano in colpa. Un uomo anziano raccoglieva con metodo le cicche da terra e le metteva in un sacchetto di carta. Una vecchia allungava con gran vergogna la mano, all'angolo della strada. Erano le vittime di una guerra criminale, e ancor più di due anni di pace decisamente bellicosa. Su quei volti era stampato un tempo di miseria strisciante, occultata a malapena. L'immagine della sconfitta, della disfatta interiore.

In questa indagine in cui ancora una volta si troverà a mettere a rischio la propria vita, Arcieri verrà aiutato da uno strano giornalista, Lanza, con la passione per gli alcolici ma capace di procacciarsi qualsiasi informazione perché tutto o quasi ha un prezzo.

E poi da Cristina, la figlia del marchese che lo ospita: lavora presso una struttura in Vaticano che accoglie preti che fuggono dai paesi dell’est. Ma forse anche questa è una struttura di copertura per far passare informazioni da e verso la Russia.

E forse la stessa Cristina non è solo una impiegata come le altre..

Ritroveremo qui altri personaggi che abbiamo incontrato in precedenti (o successive) indagini di Arcieri: Daniele, un fascista convinto che aveva lavorato come suo collaboratore in operazioni poco ortodosse. Nanette, la fascinosa agente che Arcieri aveva “infilato” nel letto di ufficiali nazisti per carpire informazioni. Eleonora, altra “impiegata” del servizio finita a lavorare in un archivio.

Adesso l’Italia era in balia delle nuove grandi potenze, terreno di battaglia per un’altra guerra non guerreggiata..

Si parla di servizi segreti in questo thriller: Leonardo Gori nell’intervista a Rainews racconta che per documentarsi ha fatto delle ricerche ma ha cercato di non farle pesare sul lettore. I personaggi, del Sim, dei servizi inglesi, i russi, si trovano a loro agio in questa Italia del 1946: c’è del vero, del verosimile, c’è dell’inventato, ma Leonardo Gori ha sempre cercato di rispettare l’essenziale, della storia con la S maiuscola.

Allora, la storia: quanto è stata reale l’influenza dei servizi segreti stranieri sul referendum e sul destino del nostro paese? C’è stata una loro influenza sul voto finale del referendum? Come racconta lo stesso autore, “ho cercato di non seguire la vulgata ma di cercare delle angolazioni diverse, chi, insospettabile potrebbe aver giocato un certo ruolo ”.

L’Italia distrutta dalle macine si sarebbe sollevata da quella miseria, ci sarebbero voluti anni, gli aiuti degli alleati, la volontà di quanti volevano scrollarsi di dosso fame e miseria. Sarebbe arrivata l’Italia del boom, certo. Ma quell’Italia non avrebbe fatto i conti col suo passato: c’era l’arrivo di una nuova guerra “non guerreggiata”, la guerra fredda dove i nemici di ieri potevano essere utili a combattere il nemico di domani, i fascisti riciclati nel sistema in funzione anticomunista.

Ma c’era anche la comoda illusione che il fascismo fosse qualcosa di esterno a noi: un qualcosa che aveva illuso lo stesso Arcieri, anni prima, quando aveva visto arrivare al potere le camice nere e Mussolini

.. a quando pensava che il fascismo si sarebbe prima poi esaurito in modo pacifico, alla fine sarebbe scomparso senza trascinare con sé immense distruzioni materiali e morali, e al suo posto sarebbe nata una nuova Italia, fondata su presupposti nuovi di giustizia e libertà; a quando poteva ancora credere che il male fosse rappresentato solo da Mussolini e dal suo volgare regime di cartapesta, basato sulla violenza, sul disprezzo per la democrazia e sulla delazione, e che non ne fossero invece responsabili proprio gli italiani, quasi tutti fascisti nell’animo, anche quando credevano di essere dalla parte opposta: con la loro mentalità furbastra, con lo spirito vigliacco del branco, con il disprezzo belluino per le regole del vivere civile, con la loro propensione ai mezzucci e alla truffa.

Vedendo cosa è diventata l’Italia di oggi, verrebbe da dire che quell’Italia fascista non è mai morta.

La scheda del libro sul sito di Tea
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16 novembre 2023

Un lungo Capodanno in noir – autori vari


 
Cos'hanno in comune questi dieci racconti qui raccolti? C'è l'ambientazione da “capodanno”, ovvero quel periodo in cui si inizia a staccare dal lavoro quotidiano, per prendersi una pausa di riposo o di riflessione. Oppure, della grande sofferenza se si è costretti a lavorare mentre gli altri festeggiano, come può capitare agli investigatori, protagonisti di alcuni racconti, perché il loro lavoro non può fermarsi mai.

Ma, attenzione, anche il male non si ferma mai e può colpire in tutte le sue forme, anche quelle che non ti aspetti.

Perché c'è un'altra cosa che lega assieme tutte queste storie: sono racconti brevi, come brevi lampi in un temporale, storie in cui il lettore viene gettato subito nella storia dove si trova davanti un mistero, un omicidio, un evento fuori dal normale. E il volto del male sarà una illuminazione tristemente tragica come il lampo nel buio della notte. Sapranno sorprendervi tutti e dieci i racconti.

Diego De Silva - Gli accidentali

La facilità con cui è possibile entrare in un albergo (soprattutto un grande albergo), circolarvi e uscirne senza dover superare alcun controllo adeguato, è addirittura disarmante, per chi fa un lavoro come il mio.

In prima persona un professionista (nel suo mestiere) ci racconta del suo lavoro, di come stia attento a prestare attenzione a tutti i dettagli, a selezionare solo poche offerte, ben remunerative.

Ma, anche, di come sia importante rimanere nell'ombra, niente luci della ribalta, il suo lavoro, l'essere un killer di professione, è più come il direttore della fotografia. Chi è che ne ricorda il nome dopo aver visto un film?
Ma ogni lavoro ha anche il suo tallone d'Achille..

Giancarlo De Cataldo - ’O Zuzzuso (Roma, 1971)

Il Direttore sedeva al tavolo d’onore del suo ristorante preferito. Da qualche mese collaborava, con uno pseudonimo vagamente esotico, come esperto gourmet, a un settimanale di sinistra.

Non sarà difficile individuare a chi si sia ispirato lo scrittore romano per questo suo personaggio così sinistri, nonostante il suo aspetto da comune impiegato e la passione per la cucina. Si tratta di un alto dirigente del Viminale che “aggiusta” le cose, raccogliendo notizie private, prepara dossier per ricattare i nemici, fa sparire i corpi del reato (e a volte anche i corpi) per sistemare i processi.
Lui sa come si sistemano le cose per evitare che certi commissari troppo zelanti e troppo giovani si mettano a ficcare il naso.

Benvenuti nella Roma del “Romanzo criminale”, sebbene questo racconto sia ambientato qualche anno prima.

Leonardo Gori - Due Capodanni

1. Firenze, 1974
Era piena notte e i malati russavano, immersi in una tenue luce azzurra. Il 1974 aveva deposto le armi già da diverse ore, ma ancora si udivano lontani scoppi di petardi.

In ospedale, mentre fuori ci si prepara a festeggiare capodanno, il colonnello Arcieri, ex ufficiale dei servizi in pensione, racconta ad un suo collega, che negli anni della guerra stava dall'altra parte del fronte, di un altro capodanno. Di due ragazzi di vent'anni che in quel 1944 tragico fecero scelte diverse (ma si era giovani, purtroppo): in comune lo stesso atteggiamento geloso nei confronti delle fidanzate.

Il vecchio colonnello sorrise. «È una storia di amori malati che finirono male. Ma se c’è un significato, direi che è questo: in tema d’amore, non c’è mai da aspettarsi una reazione in base alle convinzioni politiche.»

Gian Andrea Cerone Il mistero del condominio. La prima indagine di Marisa Bonacina

Era stata una giornata limpida, di lucentezze trasversali, in cui l’inverno si era presentato alla città soffiandole addosso un vento gelido e pungente.

Nei suoi due precedenti gialli abbiano conosciuto il commissario Mario Mandelli dell’Unità di Analisi del Crimine Violento. Qui abbiamo la ventura di conoscere meglio la moglie, la sciura Marisa Bonacina: a furia di stare accanto ad un investigatore (e anche bravo), è capace anche lei di svolgere una sua indagine personale, su strani furti che avvengono dentro un palazzo.

Ma qui non ci sarà un ladro da arrestare: il male qui ha il volto delle violenze subite dai migranti nel loro lungo viaggio verso l'Europa nella speranza di cambiare le proprie vite.

Marco De Franchi Il Dono

La prima volta che ho trovato la testa di un essere umano, tagliata di netto e adagiata sull’uscio della mia casa, è stato circa due anni fa. No, posso essere più preciso.

Un uomo che cerca un momento di quiete nel silenzio di un paesino di montagna, lontani chilometri dalla città, dal lavoro. La neve che circonda la casa attutisce tutti i rumori.
Ma qualcuno gli ha lasciato un dono, uno strano dopo, sull'uscio.

Era la testa di un ragazzo. Non avrà avuto più di vent’anni

E' come se l'assassino gli riconoscesse il fatto di essere il maschio dominante e quella testa rappresenta dunque un dono. Un dopo poco gradito

Perché io. E perché adesso. La risposta è la stessa. E non mi piace per niente. Ecco perché questo Natale starò più attento. Il dominante s’è stancato.

Ma il dominante non vuole avere emuli.

Gianni Biondillo Weekend lungo a Barcellona

Alla fine, Antonio aveva mantenuto la promessa. D’altronde la storia stava andando avanti da troppo tempo e la moglie si dimostrava ogni giorno sempre più insofferente.

Cosa può nascondersi dietro un week end di vacanza a Barcellona? E cosa può nascondersi di misterioso dietro una giovane moglie, remissiva e tranquilla come tante?

Lo scopriremo arrivando alle ultime pagine di questa storia.

Andrea Fazioli Il custode dell’abisso

Sul lago tutto scivola e scompare: la rabbia, i dubbi, i debiti, la noia, perfino le parole «nemici», «pericolo», «morte». Forse la morte indugia un po’ più a lungo, come l’ombra di un nero dirigibile che trattenga i raggi del sole.

Il male può nascondersi dietro lo schermo di un computer? È quello che crede un cliente dell’investigatore Luca Contini, a cui confida le sue paure

«Signor Zocchi, è sicuro che fossero delle minacce di morte?»
«Più che minacce erano consigli. La mia vita è in pericolo.»

Il problema è che chi lo sta minacciando ha il volto, si fa per dire, di un monitor di un computer e il corpo, sempre si fa per dire, dell’algoritmo più famoso di intelligenza artificiale. Si chiama MAX, acronimo di Machine-Assisted eXpert.

Ma forse la spiegazione per certe frasi uscite dal computer, che sembravano volerlo spingere verso un limite irraggiungibile, hanno una spiegazione molto più terrena.

Luca Crovi - Odio il Capodanno

La regina era morta e il bambino era scomparso. Questi erano i due fatti che avevano occupato per alcuni giorni la testa e la coscienza del commissario Carlo De Vincenzi.

Siamo negli ultimo giorni del 1926 quando capitano due eventi: il primo, la morte della regina, che costringe il “poeta del crimine” ovvero il commissario De Vincenzi a dover partecipare a delle stancanti cerimonie. E poi la sparizione del piccolo Michele Adelmi.

«No, no. Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è Capodanno.»

«Quindi ogni nuovo giorno al Due è per lei un nuovo inizio?»

Non è un uomo di cerimonie, il commissario, come si trova a confidare con Antonio Gramsci, l’intellettuale detenuto nel carcere di San Vittore, perché considerato pericoloso dal regime (come tutte le teste pensanti).

«Perciò odio il Capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un Capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno.

Altri due manigoldi faranno presto compagnia a Gramsci, non certo intellettuali, ma i responsabili della morte del piccolo Michele che De Vincenzi farà di tutto per tenere dentro, nonostante le pressioni del regime.

Marcello Fois - Ho qualcosa da dirti

Sgambati alza la voce: «Signora si calmi!» intima.
La donna all’altro capo della linea non pare dargli retta. Carnevali passa a quel punto davanti alla sua scrivania facendogli un cenno per chiedere che succede.

È capodanno e a nessuno piace lavorare l’ultimo giorno dell’anno mentre tutto il mondo si ritrova a festeggiare. Ma quando a sparire è il figlio di una tua amica, non puoi sottrarti al tuo dovere: è quello che succede all’ispettore Carnevali.

Dev’essere capitato così: io sapevo chi eri. Ti conoscevo da sempre, conoscevo ogni singolo millimetro della tua pelle appena esposta alla vita.

Cosa è successo a Riccardo? Qui il male ha le sembianze di un amore malato, tossico, pericoloso..

Marco Vichi Il bosco

«Non allontanatevi troppo» disse la mamma, mentre i bambini stavano uscendo. «No mamma, andiamo qua dietro» disse Camilla. «Siete coperti bene?» «Sì mamma...» «E non tornate tardi...»
Il bosco è il luogo del mistero e della paura per eccellenza. Ma accade che questa paura, oppure il fascino della scoperta attirino ragazzine sveglie come Camilla, che si tira dietro nel suo girare per il bosco il fratellino Filippo.

«Ma che è successo nel bosco? Cos’hai visto?»
«Nulla...» «Bugiarda» bisbigliò Filippo, e accese la luce. «Dai, spegni.»

Nel bosco si rischia di fare brutti incontri, specie se ci si mette a seguire un uomo in mezzo ai rovi.

La scheda del libro sul sito di Guanda

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22 novembre 2022

Quella vecchia storia, di Leonardo Gori


 

Il colonnello Arcieri girò la maniglia e la spinse con forza, ma la porta della cucina si aprì solo per uno spiraglio. Alle sue spalle lo incalzavano Berta, che ormai dirigeva di fatto la trattoria di via de’ Bardi, e il grande e grosso cameriere Tripoli. Fuori, sul marciapiede, aspettavano ansiosi la giovane cuoca Angela e il suo coetaneo Simone.

Attraverso le avventure del capitano, poi colonnello, Bruno Arcieri, abbiamo attraversato la Storia oscura del nostro paese, la storia, cioè, che non compare nei libri, non si studia a scuola.
Da ufficiale nei servizi segreti, sin dagli anni ‘30 col Sim, Arcieri è entrato nei misteri più bui, nelle pagine più tragiche, sin dal suo esordio con Nero di maggio, dove il maggio è quello del 1938, l’anno in cui il regime fascista firma con l’alleato tedesco il patto di cobelligeranza, in uno sciagurato entusiasmo quando ci si illudeva che la guerra non sarebbe mai arrivata.

Con Bruno Arcieri abbiamo visto le macerie di Firenze prima della liberazione nel 1944e poi sommersa dal fango nel 1966; ha visto muoversi le scorie del fascismo ancora presenti nelle nostre istituzioni ed è stato sfiorato dalla strage di Milano, con i veri mandanti.
Ha rischiato la pelle più volte e per sfuggire ai suoi nemici, per il suo passato da spione, sebbene abbia sempre cercato di stare dalla parte giusta, come gli suggeriva la coscienza, ha dovuto anche nascondersi al mondo. Diventando uno di quei barboni che nemmenovediamo ai margini delle strade (e incrociando la sua strada con un altro investigatore fiorentino, il commissario Bordelli di Marco Vichi).

Questo ultimo romanzo, “Quella vecchia storia” chiude probabilmente un ciclo, iniziato nel 1938 e arrivato in questo romanzo alla primavera del 1970.
Smessi i panni dell’agente dei servizio, smessi i panni dell’uomo di strada che aveva indossato in Francia e quando era entrato nella comune dei ragazzi hippie a Firenze, col nome di Marcel, ora Bruno Arcieri è solo un pensionato con una bella e innamorata donna accanto Marie, che nella sua Firenze sta per inaugurare assieme ai suoi amici una trattoria chiamata “Gli spostati”, come un po’ si considerano questi ragazzi che l’ex colonnello ha conosciuto alla “comune” di Firenze, persone fuori dal normale, ma tutte unite dal desiderio di ripartire da zero e lasciarsi alle spalle tutto.

Anche per Arcieri è un modo per mettersi alle spalle un passato duro, di spie, doppiogiochisti, di servizi deviati (o al servizio di altri poteri), un mondo dove dovevi guardarti le spalle in ogni momento.

Ma il giorno prima dell’inaugurazione arriva un imprevisto, presagio che quel passato non ne vuol proprio sapere di tornare e dargli tormento. Qualcuno è entrato nelle cucine della loro trattoria e ha devastato tutto, sfasciando le bottiglie di vino e di olio. Non solo, sotto l’enorme frigo, Arcieri scopre il corpo di una persona, morta schiacciata.

Sotto c’era un corpo ripiegato su un fianco, con la testa schiacciata sotto il grande elettrodomestico. [..] Era uno sconosciuto sui sessant’anni, di corporatura robusta, con indosso una giacca dozzinale

Arcieri chiama subito il maresciallo Guerra, l’amico carabiniere che l’aveva aiutato nel passato, quando teneva sotto d’’occhio le persone della “comune”: non c’è solo quella devastazione nella loro cucina, Arcieri è preoccupato anche per l’assenza di Max, il talentuoso cuoco che aveva conosciuto mesi prima nella villa nel senese, quando era stato coinvolto in un’altra brutta faccenda legata al suo passato.
Si tratta di una missione segreta chegli era stata chiesta dagli ex colleghi dei servizi in cui aveva dovuto incontrare un agente americano, in possesso di segreti importanti. Durante questa missione aveva incontrato Daniele, un suo collaboratore al Sim fino al 1943, e soprattutto Nanette, la sua Mata Hari, la bellissima donna che aveva usato come esca per carpire notizie perfino dagli allora alleati tedeschi. Max lavorava e viveva con loro ma né Daniele né Nanette conoscono molto del suo passato, nemmeno il suo vero nome.
La preoccupazione di Arcieri peggiora dopo le notizie che gli arrivano dalla nipote di una strana signora dell’aristocrazia che da anni, affacciata dalla finestra della sua casa, fa da angelo custode su quello che succede in quel pezzo di Firenze che si affaccia su via de’ Bardi.
Chantal, la nipote di questa baronessa con la passione del gioco, racconta di aver visto Max uscire dai locali della trattoria circondato da cinque uomini che non mostravano molta gentilezza nei suoi confronti.

Come mai quella devastazione? E’ un messaggio contro Arcieri, per il suo passato o forse, come farebbero pensare le cose, l’obiettivo era proprio Max. Già, ma chi è Max?
L’unica cosa che Daniele, l’ex agente che ancora si ostina a chiamare “capo” l’ex colonnello, sapeva solo che aveva lavorato a Milano, nella trattoria della Pesa dove aveva incontrato Ho Chi Minh. Da Milano arrivava anche il morto schiacciato dal frigorifero: si tratta di un ex fascista poi repubblichino, un picchiatore come tanti.

Per scoprire qualcosa di più su Max e sul suo probabile rapimento, Arcieri deve ricorrere alle persone a lui più vicine, Nanette e Daniele, un agente esterno del Sim (il servizio segreti militare ai tempi del fascismo), un agente ambiguo, che “apparteneva alla stessa razza del cuoco magico. Era fatto di specchi, di doppi fondi, di inganni, impastati con una forma assai singolare di lealtà”.

.. il fascino di Milano stava anche in quello: era allo stesso tempo un paesone della Pianura padana, un centro d’arte rinascimentale, una grande città ottocentesca, da cui spuntavano rovine romane imperiali, e ancora una metropoli

Il viaggio a Milano assieme all’ex collaboratore riporta Arcieri dentro quel mondo sporco che aveva conosciuto anni prima: qui incontra la ex moglie di un fascista caduto in disgrazia che era a capo di una squadraccia di picchiatori, “gli angeli vendicatori”.
Possibile che Max, il misterioso cuoco dal tocco magico, fosse invischiato in quel mondo? Era da queste persone che scappava, nascondendosi in quella villa nella campagna senese dove Arcieri l’aveva incontrato?
Quel viaggio nella Milano è un’occasione per rituffarsi nei tanti ricordi del suo passato nei servizi, nel ricordo ancora doloroso di Elena Contini, il suo grande amore. Il rammarico per averla lasciata andar via, contro i suoi sentimenti. E poi il rammarico per come aveva trattato Nanette, usandola come esca e poi abbandonandola al suo destino a fine guerra, quando era caduta in disgrazia.
La grande ipocrisia dietro quelle parole, servizi di sicurezza: sicurezza si, ma in nome di quale paese? Per quale paese lavorava quella parte dei servizi chiamati “deviati”, quel grumo di persone che lavorava per interessi esterni, di poteri fuori dal paese, magari di qualche alleato troppo pressante.

Il passato è una bestia cattiva, Bertini, che non vuole mai mollare. Quando crediamo che sia morta, torna improvvisamente a stravolgere i nostri piani
La scoperta del segreto di Max, quella brutta e vecchia storia del suo passato, sarà l’ultimo colpo di scena di questo romanzo, che porterà Bruno Arcieri di fronte ad un dilemma: come giudicare il passato di una persona? Tutte le persone che ha incontrato in questa vicenda hanno, come lui, attraversato quegli anni bui della guerra, i mesi terribili della Repubblica di Salò, alcuni hanno dovuto cedere a compromessi per salvare la vita, altri solo perché non hanno avuto il coraggio o la forza di fare la scelta giusta. Come Arcieri nel 1943.

I protagonisti di questo romanzo, dove fa capolino anche il commissario Bordelli (e un giovane De Andrè), sono persone dal passato travagliato: di loro l’autore ne sottolinea le emozioni che vivono, l’ira, l’odio e il desiderio di vendetta o, dall’altro canto, la compassione. Senza distinzione tra buoni e cattivi, in fondo tutte vittime della Storia.

La scheda del libro sul sito di Tea

Il sito dell’autore Leonardo Gori

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10 febbraio 2022

Indaga, detective: 12 indagini degli investigatori più amati dai lettori


La pandemia ci farà compagnia ancora per un po', forse, lo dico incrociando le dita, la fase più problematica l'abbiamo alle spalle, sebbene questo non significhi che non dobbiamo più rispettare qualche norma di sicurezza (e nemmeno vuol dire che dobbiamo considerare la situazione di prima “normale”).

Sempre incrociando le dita potremo riprendere ad incontrarci, non più solo all'aperto ma anche al chiuso, con qualche precauzione: dobbiamo rifarci, noi lettori di libri gialli, di tutte le presentazioni che sono saltate in questi mesi di chiusure parziali o meno.

Da queste considerazioni è nata l'idea di questa raccolta: lo racconta lo scrittore Paolo Roversi (presente anche lui col suo protagonista Enrico Radeschi), parlando della sensazione di distanza e di straniamento nel corso della passata rassegna del festival Nebbia Gialla del 2021, quando non ci si poteva abbracciare o stringere la mano per timore del contagio.

Stavamo vivendo giorni strani, pieni d’incertezza e anche di smarrimento; desideravamo ardentemente ritornare alla normalità quando ancora i divieti erano superiori alle possibilità

Assieme ad altri quattro autori (Ferraris, Pandiani, Varesi e De Nittis) è venuta fuori l'idea di scrivere questa raccolta di racconti gialli ambientata nel corso o all'approssimarsi della pandemia: una “una galoppata fra città e province, in epoche vicine e lontane, sempre all’insegna della suspence” che, a mio giudizio, colpisce proprio nel segno.

Non solo per la qualità dei racconti che qui leggerete, ma soprattutto perché forse per la prima volta troviamo tra i coprotagonisti (o a volte tra le comparse) il covid. Un virus con cui ancora dobbiamo fare i conti: come ci ha cambiato, con quali occhi nuovi ci ha fatto vedere il mondo attorno.

Napoli, prefazione di Giovanni Ricciardi

Eccoli qua i dodici scrittori i dodici racconti, con una prefazione del (solitamente) refrattario commissario Ricciardi, investigatore nella Napoli degli anni '30

Voi ci chiamate seriali, perché avete la fissazione di osservare i racconti come fossero un prodotto commerciale; noi preferiamo definirci piccole ossessioni, nella consapevolezza di quanto sappiamo annidarci nelle vostre menti e diventare in qualche modo essenziali, compagni dei nostri pensieri.

Personaggi che abitano il mondo della nostra fantasia e che magari, come forse ha promesso Maurizio De Giovanni col suo Ricciardi, tornerà a trovarci.

Milano

Sandrone Dazieri Il codice Gratta e Vinci

Un racconto in onore dello scrittore milanese Andrea Pinketts, sin dall'incipit

Le sfighe arrivano trasportate da un carrello ferroviario. Ci sono a bordo due vecchi con la salopette che spingono la sbarra per far muovere le ruote e intanto scelgono a chi andare nella schiena.

Quanto può essere pericoloso mettersi sulle tracce di un Gratta e vinci, tra autogrill sperduti nel nulla, Locarno e Milano?

Paolo Roversi, Omicidio a domicilio

Fu solo la fortuna a salvarlo; se si fosse fermato un poco più a destra sarebbe morto. Questo pensò quando dal cielo piombò un uomo, schiantandosi accanto a lui e alla spesa.

A volte, se si è molto sfortunati (o fortunati a secondo del punto di vista) ad un investigatore il morto può capitarti tra capo e collo. Letteralmente come succede a Enrico Radeschi, nel mentre si sta ritirando nel suo appartamento, nelle ore prima del lockdown.

Un suicidio o forse c'è dell'altro?

Gianluca Ferraris Money Transfer

Esiste un limbo orario durante il quale ogni città, persino Milano, somiglia alle sue campagne. La luna è pallida, quasi trasparente, appesa a un cielo bianco e freddo.

Ritorna l'avvocato Ligas, alle prese con uno di quei casi che ogni avvocato vorrebbe evitare, le difese d'ufficio. Per di più, in questo caso, l'indagato (un ex brigatista che ha scontato in carcere la sua pena), è anche stato riconosciuto. Stava nei pressi di una impiegata di un money transfer, che ha subito una rapina.

Ma Ligas, che apprezza il covid perché almeno gli ha svuotato i bar, saprà andare al di là della soluzione facile.

La citazione:

«Le guerre tra poveri sono le uniche dove il sangue scorre davvero.» «Bella questa, di chi è? Mao?» «No, Scerbanenco.»

Milano e Colico

Rosa Teruzzi , Cenerentola rumena

Era passato troppo poco tempo dall’ultima volta in cui lei – una fioraia specializzata in bouquet di nozze, con la passione per i libri gialli – si era lasciata convincere dalla madre a ficcare il naso in un vecchio caso irrisolto,..

Il trio di investigatrici del Giambellino si è spostato a Colico, su all'inizio della Valtellina: nessuna vacanza, ancora una volta si troveranno dentro una indagine, che riguarda un vip e una bella ragazza , a cui volevano far credere che la favola di Cenerentola fosse vera.

Torino

Enrico Pandiani Nel girone più in basso

Il racconto più nero: non solo perché ambientato di notte, ma perché parla dei girone che si trova più in basso nell'inferno umano, dei derelitti, dei senza tetto, immigrati senza documenti, irregolari (dunque secondo una parte della politica italiana, criminali).

Un'investigatrice torinese deve ritrovare una ragazza nigeriana scomparsa, in mezzo a quella folla di disperati, la cui sopravvivenza è legata a quel poco di carità di volontari che girano di notte tra le piazze e le vie di una Torino cupa. Infernale.

se la vita può essere un inferno, c’è sempre qualcuno a cui tocca un girone più in basso

Parma

Daniela Grandi L'ultima notte

Il racconto più adrenalinico dei 12 perché si svolge tutto nelle poche ore prima della chiusura totale del paese, nello scorso marzo.

Il telegiornale in sottofondo ripeteva le notizie che già dalla sera prima rimbalzavano di casa in casa: il virus, le zone rosse,

In queste ore c'è un uomo che ha fretta di trovare una nuova vittima, una di quelle donne sole, deboli, che cattura usando lo stesso schema degli annunci sul web.

E, contemporaneamente la marescialla Nina Mastrantonio deve scovarlo, per mettere fine ad una scia di delitti che ha individuato. Con qualche difficoltà: il poco tempo a disposizione, il sentirsi sola perché i colleghi in quel momento sono preoccupati dal virus. E poi il colore della sua pelle, che non sempre aiuta.

.. una cosa era ormai evidente agli occhi di Nina: se l’assassino intendeva colpire, sapeva di doverlo fare prima del lockdown.

Ferrara

Paolo Regina La bicicletta di De Nittis

A volte anche il banale furto di una bicicletta, sebbene vecchia, può portare, per le strane vie del destino, a sviluppi investigativi più importanti. E' quello che capita al capitano della Finanza Gaetano De Nittis a cui fregano la sua Bianchi sotto gli occhi, quasi.

Fu in quel preciso momento che De Nittis comprese tutto. E capì che l’immagine che aveva davanti agli occhi lo avrebbe perseguitato per molto, molto tempo.

Fino a dove può spingersi l'avidità umana?

Genova

Paola Ronco e Antonio Paolacci Umbre de muri

Il racconto della coppia Ronco e Paolacci, che prende il nome da una canzone di De Andrè, è ambientato in un quartiere di Genova dove, tanti secoli prima, erano stati rinchiusi i prigionieri pisani dopo la battaglia di Meloria. Dicono che ancora oggi, tra le mura dei vicoli di questo quartiere, si sentano i lamenti dei prigionieri morti di stenti.

L’uomo schiarì la voce e prese fiato. «Credo di essere in grave pericolo. Ieri sera ho partecipato a una seduta spiritica e…»

Anche la vittima, in questa indagine del vicequestore Nigra, si parla di fantasmi. Di quelli che si invocano nelle sedute spiritiche e di quelli veri, invece, delle persone che abbiamo fatto soffrire.

I fantasmi esistono eccome, ma non sono una cosa paranormale: sono i riflessi di profonde ingiustizie.

Firenze

Leonardo Gori Il pescatore verde

Collodi aveva una vaga idea di chi fosse quell’uomo, perché per il suo mestiere di giornalista e di novelliere, si occupava sovente, con curiosità e repulsione, dei tipi umani più dolorosi e solitari

Carlo Lorenzini, detto Collodi, è protagonista di questa indagine ambientata nella Firenze negli anni successivi al passaggio della capitale a Roma, quando fu rovinata da una violenta speculazione edilizia che ne trasformò i quartieri.

Come quelli dove vivono i reietti, gli ultimi, anche bambini costretti ad arrangiarsi per vivere a scansare i pericoli. Ma nella vita non ci sono solo i cattivi, i miserabili e gli oppressori.

… quel pianto mi ha suscitato la necessità quasi dolorosa di raccontare una storia. Perché è la compassione, delegato, che ci salva, e che nel profondo ci accomuna, voi sbirri e noi scrittori.

Da questa esperienza (che è in realtà frutto dell'immaginazione di Gori), Collodi avrebbe tratto lo spunto per un suo racconto, su un burattino che voleva diventare come un bambino.

Siena

Valerio Varesi Micromega

Questo è il romanzo più duro: usando l'immaginazione (e la sua esperienza di cronista e di conoscitore della storia nera italiana), Varesi si immagina la riunione dei membri di una loggia segreta, che con le sue trame, i suoi ricatti, la sua capacità di aver occupato tutti i gangli dello Stato, della finanza, del giornalismo, è riuscita a manovrare la politica italiana.

Avete in mente Gelli e la sua P2?

Si, ma quella che vi sorprenderà è il finale. Che è un monito per la china pericolosa che sta prendendo il nostro paese. Dove la democrazia, la volontà popolare, la sovranità che appartiene al popolo sono solo frasi fatte. La democrazia, il potere, è altrove. Nelle segrete stanze dove ci porta Varesi.

Occupare le televisioni, condizionare l'informazione, muovere gli appalti nella direzione giusta. Infiltrare l'opposizione. Arginare le poche sacche di libertà e di libero pensiero. Imbrigliare la magistratura.

Tutto nell'alveo, ai confini, delle regole democratiche, nessun colpo di Stato, oggi non servono.

Basta aspettare che questo livellamento verso il basso della democrazia porti ai primi scicchiolii

… aspettiamo il giorno che esso produrrà i primi crolli sulla superficie. Solo a quel punto potremo cominciare a ricostruire e a modellare la società a modo nostro

Ma a cosa può portare lo “svuotare la zucca della democrazia”?

Che effetti può produrre questo virus, peggiore del covid?

Pescara

Romano De Marco Il mare a settembre

Il mare di fine settembre è un inganno. Ti ammalia come lo sguardo di una bella donna,...

Per la vicequestore Laura Damiani, della squadra mobile, appena trasferita alla Mobile di Pescara, l'inganno avrà le forme di una ragazza, una bella ragazza, trovata morta dentro uno stabilimento balneare all'indomani della festa per la chiusura estiva.

E sarà un inganno causato dalle testimonianze dei conoscenti della vittima dove ciascuno accuserà l'altro. Fino alla scoperta del vero assassino.

Che ha tolto il domani ad una ragazza per vendetta. Ma che domani ci sarà per la vicequestore Laura Damiani?

Il mare di fine settembre è spietato. Ti mostra le cose per quello che sono veramente, ti fa comprendere che tutto ha una fine, nonostante siamo abituati a fingere,

Londra

Luca Crovi Il diavolo fa solo le pentole

Luca Crovi ci porta a Londra con un racconto che ha come protagonista niente poco di meno che Sherlock Holmes, alle prese col suo alter ego, il personaggio raccontato nei romanzi di sir Conan Doyle.

Come fare per non vedersi rovinare la sua reputazione da quei romanzetti pubblicati dalla casa editrice Strand?

L’investigatore più famoso e ammirato di Londra deve diventare il più stupido d’Inghilterra. Il più vituperato e sbeffeggiato dai giornali

Occorre stringere un patto col diavolo, col suo nemico mortale, Moriarty.

Ma, attenzione «.. il diavolo, come dice il proverbio, fa le pentole e dimentica i coperchi.»

La scheda del libro sul sito di Piemme editore

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03 marzo 2018

L'ultima scelta, Leonardo Gori


II colonnello Arcieri e l'inverno della Guerra fredda

Incipit

Bruno Arcieri si alzò dal letto e aprì la finestra, con un po' di fatica. Rabbrividì per l'aria fredda di gennaio, ,a era una magnifica mattinata, azzurra e limpida. Sui tetti spuntavano i primi raggi del sole e in lontananza brillava uno spicchio arancio della Cupola di San Pietro. 
Sentì passare il tram. Roma si svegliava piano, sotto di lui.Richiuse le imposte e uscì dalla camera. In salotto, l'aria era piena di polvere sospesa. Restavano da portar via solo un divano e due poltrone di velluto verde. Potevano far comodo ai ragazzi della Comune, ma certo spedirle a Firenze sarebbe costato un sacco di soldi. 
Entrò nella stanza che era stato il suo studio. Ormai restavano solo gli scaffali vuoti, tutto il resto era da tempo nella casa che divideva con Marie. Scosse il capo. In quell'appartamento aveva vissuto il suo poco tempo con Elena. Vederlo ridotto così, senza più nulla, coi ricordi appesi al vuoto, gli dava un gran malinconia. 
Prese dalla tasca l'orologio che gli aveva regalato Marie e i ragazzi per Natale e che ancora non si decideva ad allacciare al polso. stava facendo tardi, il maggiore Bertini lo aspettava per le nove.

L'ultimo romanzo di Leonardo Gori “Non è tempo di morire”, terminava con Bruno Arcieri, l'ex colonnello dei servizi, in viaggio per Roma, per consegnare a chi di dovere la borsa con documenti scottanti sui veri responsabili della bomba alla Banca dell'Agricoltura, del dicembre 1969.
Le voci delle vittime non lo volevano abbandonare, gli chiedevano di fare qualcosa per loro, per giustizia, per un paese libero dai ricatti, libero dalla feccia fascista contro cui l'ufficiale Arcieri aveva combattuto durante la guerra di Liberazione.

Ma non è l'unico incubo che accompagna arcieri: c'è il sogno dell'uomo in fuga, c'è il ricordo di una donna amata, tanti anni prima, con cui aveva vissuto una breve parentesi di felicità prima della guerra, Elena Contini. Un ricordo da cui Arcieri non riesce a liberarsi, come non riesce a liberarsi dal ruolo di uomo dei servizi, nemmeno in questo momento dove la sua vita ha avuto finalmente un momento di pace.
Assieme a Marie, la donna conosciuta a Parigi, assieme ai ragazzi della comune di Firenze (incontrati nel corso del racconto Il ritorno del capitan Arcieri).
Arcieri camminava tranquillo, nonostante fosse in ritardo, con le mani in tasca e il cappello ben calzato in testa. Attraversò piazza Navona godendosi la luce del tiepido sole invernale che bagnava i palazzi. Ogni scorcio, ogni pietra era un ricordo, bello o brutto. Ma doveva stare attento a non farsi irretire dalle nostalgie. La sua vita ormai era a Firenze. Niente più Servizi segreti, niente misteri. Era un tranquillo vecchietto in pensione. Quella sortita romana doveva essere un'eccezione, l'ultimo debito da pagare. Poi avrebbe chiuso per sempre la porta ai fantasmi del passato.

Il maggiore Bertini, infatti, gli offre un incarico cui non riesce (e forse non vuole) sottrarsi: incontrare l'agente americano, in contatto coi nostri servizi deviati, che sta mercanteggiando con la parte “buona” dei servizi italiani, la sua merce, le informazioni in cui è venuto in possesso.

L'ultima missione, pensa Arcieri. L'ultima missione per poi chiudere coi fantasmi del passato:

«La borsa che lei mi ha portato, colonnello, è poco più di un biglietto da visita. Appartiene ad un uomo vicino a certi ambienti americani, che hanno rapporti coi Servizi deviati di casa nostra, sono riusciti a stabilire un contatto con lui.» Bertini gli disse il nome, bisbigliando appena. 
Scosse il capo, non l'aveva mai sentito. «L'ha interrogato?» 
«Non so nemmeno dove sia. Ho trattato solo col suo intermediario, un tipo particolarmente abile...» Bertini sorrideva, con aria un po' beffarda. 
Si, pensò arcieri, c'era di sicuro qualcosa che il maggiore non si decideva a dirgli.«Quest'uomo vuole rivelarci informazioni molto importanti», riprese Bertini. 
«Ma è disposto a parlare solo con lei.» 
«E perché?» 
«Non lo so. Mi aspetto che lo scopra lei.»

Ma il destino, o forse qualcuno che ha voluto sostituirsi ad esso, ha in mente altro: Arcieri si trova fin da subito invischiato in un piano di cui fa fatica a capire chi lo sta manovrando.

Prima l'incontro con una ragazza, una hippy in fuga dal suo ragazzo possessivo, a cui Arcieri dà aiuto.
Poi una macchina che insegue la sua Alfa Romeo Giulia e che ad un certo punto gli sbarra la strada: un'altra volta con la morte in faccia .. invece si tratta di Daniele, l'ex repubblichino usato anche dai servizi per qualche lavoro non ufficiale, che credeva morto.

Assieme a Daniele e a Jennifer, la figlia dei fiori che si muove con la sua chitarra, Arcieri raggiunge una vecchia villa abbandonata nella campagna senese. E anche qui, altre sorprese, altri fantasmi dal suo passato:

Davanti a lui sorgeva una villa isolata, sotto il cielo scuro fitto di nuvole. Gli parve antica e bella, per quel poco che poteva vedere, ma sembrava in condizioni assai precarie. Mancavano le grondaie e una parte degli spioventi del tetto. Un paio di finestre al piano terra erano murate, dalle altre baluginavano delle fiammelle. 
«E' qui, che dobbiamo sbrigare i nostri affari?» 
Daniele si limitò ad annuire. Mentre salivano gli scalini, la porta principale della villa si socchiuse e comparve sulla soglia una figura femminile, in ombra, alta e flessuosa.Arcieri la riconobbe subito. «Nanette ...»

Nanette, la bella spia che Arcieri aveva usato, ai tempi del SIM, per carpire informazioni al nemico. Nanette, che l'aveva accolto e salvato quando era in fuga, braccato dai suoi nemici.
Assieme a Daniele (il tuttofare dei servizi cui non riesce del tutto a fidarsi) e Max, uno strano personaggio, metà cuoco, metà spia, che porta avanti una specie di albergo, nella villa diroccata, dove ospita delle studentesse finlandesi in Italia per imparare la lingua.

L'intermezzo del racconto è come una pausa, si svolge in un'atmosfera quasi da favola, se non fosse per la neve, il freddo, l'assenza di acqua e luce.
Solo, lontano mille miglia dal mondo in piena campagna e in mezzo al bianco della neve, in compagnia di Nanette e di Daniele, ad ascoltare le canzoni di Jennifer.
Purtroppo ci sono anche gli incontri con l'agente Zero, l'uomo dei servizi americani che porta al colonnello Arcieri tutti i suoi documenti, affinché li possa valutare, per conto di Bertini. Ovvero, per conto dell'ala “buona” dei servizi.
Quelli che non hanno complottato, assieme ad una parte dei servizi americani, per tenere alta la tensione nel paese, per impedire che il maggior partito di opposizione potesse entrare nella stanza dei bottini, pilotando la politica interna del nostro paese.

Intuisce, Arcieri, dello scontro tra servizi e di quanto queste carte siano importanti per fare pulizia nel mondo in cui pure lui ha lavorato, sporcandosi le mani, ma sempre in nome della libertà, di un paese veramente libero.

L'uomo fece un segno di insofferenza. «Deviati.. Che termine assurdo. Chi sono i deviati, e chi sono i giusti? Usare queste categorie non è da lei, colonnello, che ha lavorato con loro per tanti anni e ha fama di essere un uomo intelligente. ..»

Ma non è solo questo che colpisce il colonnello: dietro l'agente Zero c'è un altro dei fantasmi del suo passato: Elena Contini, la bella Elena, andata via dall'Italia, anche lei agente di un servizio straniero.

Cosa c'entra in questo gioco Elena? E cosa vuole da lui?
Torna con me

Rivedeva Elena davanti a sé, udiva il suono della sua voce. La lettera rievocava un giorno di maggio del 1938, quando una ragazza dell'alta società fiorentina andava a passo svelto verso i Lungarni affollati di gente, con gli occhi gonfi di lacrime, stringendo tra le mani una borsetta che pesava più del piombo. Altissimi stendardi con le croci uncinate coprivano le facciate dei palazzi fiorentini.

Così, oltre alle carte sulla strategia della tensione, la mente di Arcieri si riempi di tutti i ricordi degli anni passati con Elena, di quel maggio 1938 in cui la Storia con la S maiuscola (e anche la sua storia) poteva prendere una direzione diversa (si legga in proposito il romanzo “Nero di maggio”, sempre di Leonardo Gori).

Nel romanzo trova spazio anche il commissario Bordelli, il protagonista dei romanzi di Marco Vichi, la cui storia si era già intrecciata con quella di Arcieri: è un incontro importante, perché Arcieri ha bisogno dell'amico, per avere un consiglio, su quello che dovrà fare:

.. con Bordelli, poteva parlare liberamente. Nei giorni in cui avevano abitato insieme, in quella casa, avevano capito, pur essendo tanto diversi, di condividere alcune cose fondamentali, fra cui il valore della fiducia reciproca.Gli raccontò in breve la storia in cui si era trovato praticamente incastrato. Soprattutto, credette di essere riuscito a fargli capire lo stato d'animo in cui si trovava. Non era poco. Alla fine si sentì come se fosse riemerso dall'acqua, dopo aver trattenuto a lungo il fiato. Lo guardò negli occhi. 
«Lei che farebbe al posto mio?..»Bordelli si alzò, prese le pinze e tirò due colpi al ciocco di legno, sollevando una quantità di scintille. 
«Mi capita spesso di pensare che il nostro lavoro sul momento ci appaia importante, ma che a conti fatti sia del tutto inutile. Un po' come curare il foruncolo di un appestato. Ma se rinuncio anche a questo, che faccio?»

Ancora una volta Arcieri si ritroverà di fronte ad un bivio, a dover fare delle scelte dolorose che lo riguardano molto da vicino: scelte difficili, per le troppe primavere (quasi settanta) che gravano sulle sue spalle. Scelte su come comportarsi con Zero, su come gestire queste carte. Perché questa è una guerra di spie, e dovrà anche stare attento alle persone che ha attorno.
Infine, l'ultima scelta, quella più personale, di Arcieri, la sua ultima scelta.

Come in altri romanzi di Gori (e come nei romanzi dell'amico Marco Vichi) c'è spazio per i ricordi del passato, per le tante storie custodite nella nostra memoria e che si raccontano solo agli amici, di fronte ad un fuoco che scalda:

Una volta, nel settembre del 1943, aveva fatto una cosa incredibile, dettata solo dall'istinto. Era prigioniero dei nazisti e se ne stava davanti un muro assolato, con la sigaretta in bocca, in attesa di essere portato via o magari fucilato sul posto.Gli si era avvicinato un giovane ufficiale delle SS, liscio e azzimato, con in mano una Luger, la terribile automatica tedesca. Gliela puntava sul viso e lo derideva: italiano, traditore, straccione ..Arcieri aveva perso il controllo e aveva fatto partire d'improvviso un calcio, colpendo con violenza il polso del giovane ufficiale. La pistola era schizzata via, finendo per terra, sull'erba riarsa. il nazista aveva cercato di raccoglierla, ma lui gli aveva piantato lo stivale chiodato sulla mano.Ricordava ancora gli occhi di quel ragazzo, in ginocchio ai suoi piedi, che lo guardava con odio e terrore allo stesso tempo. Aveva raccolto la Luger ed era riuscito a sganciarsi e a fuggire.

Altri romanzi di Leonardo Gori della serie con Arcieri


La scheda del libro sul sito dell'editore TEA
Il blog dell'autore
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon


28 febbraio 2018

L'inverno della Guerra fredda


Bruno Arcieri si alzò dal letto e aprì la finestra, con un po' di fatica. Rabbrividì per l'aria fredda di gennaio, ,a era una magnifica mattinata, azzurra e limpida. Sui tetti spuntavano i primi raggi del sole e in lontananza brillava uno spicchio arancio della Cupola di San Pietro.
Sentì passare il tram. Roma si svegliava piano, sotto di lui.
Richiuse le imposte e uscì dalla camera. In salotto, l'aria era piena di polvere sospesa. Restavano da portar via solo un divano e due poltrone di velluto verde. Potevano far comodo ai ragazzi della Comune, ma certo spedirle a Firenze sarebbe costato un sacco di soldi.
Entrò nella stanza che era stato il suo studio. Ormai restavano solo gli scaffali vuoti, tutto il resto era da tempo nella casa che divideva con Marie. Scosse il capo. In quell'appartamento aveva vissuto il suo poco tempo con Elena. Vederlo ridotto così, senza più nulla, coi ricordi appesi al vuoto, gli dava un gran malinconia.
Prese dalla tasca l'orologio che gli aveva regalato Marie e i ragazzi per Natale e che ancora non si decideva ad allacciare al polso. stava facendo tardi, il maggiore Bertini lo aspettava per le nove.
[L'ultima scelta, Leonardo Gori – TEA Edizioni]




Nell'ultimo romanzo “Non è tempo di morire”, avevamo lasciato l'ex colonnello dei servizi Bruno Arcieri con in mano una borsa contenente delle carte che rivelavano i mandanti occulti della strage di Piazza Fontana.
Quest'ultimo, “L'ultima scelta” parte proprio da Roma, con Arcieri che, abbandonata Firenze, la sua Marie, i ragazzi della Comune, arriva a Roma in una fredda mattina di gennaio 1970, per incontrare il maggiore Bertini, dei servizi.
Non è ancora tempo di andare in pensione, per sempre, e ritrovare finalmente pace, per Arcieri: c'è ancora un'ultima missione, che gli verrà affidata proprio da Bertini.
Un agente legato ai servizi americani che vuole incontrare proprio lui per rivelargli informazioni importanti sui servizi deviati, collegati alla bomba di Milano.

Un'ultima missione, che lo metterà di fronte ad una scelta definitiva sulla sua vita. 

28 giugno 2016

Non è tempo di morire, Leonardo Gori

Incipit
Bruno Arcieri si era lasciato alle spalle gli addobbi di Natale del Ponte Vecchio e camminava per la stretta via de’ Bardi, con le mani affondate nelle tasche del cappotto.Alzando gli occhi vedeva solo un nastro di cielo grigio e piovigginoso, sopra i tetti dei palazzi medioevali. Che ore erano? Forse già le dieci. Avrebbe dovuto ricomprarsi un orologio.

Romanzo dopo romanzo, Leonardo Gori ci ha raccontato la lunga carriera, le indagini e le missioni, le storie personali del colonnello Bruno Arcieri, ex ufficiale del Sim, carabiniere, fiorentino di nascita, con un passato pesante alle spalle.
L'abbiamo visto assistere assieme alla fidanzata Elena al maggio “nero” in cui si sanciva il patto d'acciaio tra Hitler e Mussolini. La missione in Francia per il Sim, ai mondiali di calcio.
L'abbiamo seguito mentre attraversava Firenze, distrutta dalla guerra di liberazione, nell'agosto '44, alla ricerca di notizie di Elena, alle prese con capolavori della nostra arte da salvare.
Fino ad arrivare all'alluvione di Firenze nel '66, l'inchiesta sul misterioso uomo della “musica nera”, sul passato fascista dell'Italia che ancora non si riesce a cancellare e che ancora trama nell'ombra.
Nemici che ora si sono messi sulle sue tracce e da cui Bruno Arcieri deve guardarsi le spalle: scampato alla morte dopo l'incidente in macchina, sabotata, a S. Anna di Stazzema, Arcieri si è rifugiato in Francia a Parigi. Come gli esuli italiani antifascisti cui il Sim dava la caccia, paradosso per un servitore fedele dello Stato come Arcieri lo è stato.
Ne “Il ritorno del colonnello Arcieri” i conti col passato si sono saldati: tornato in Italia come un barbone, riconosciuto e aiutato dall'amico commissario Bordelli, Arcieri ha forse chiuso i conti col suo nemico, l'uomo della “musica nera”.
Ma si è trovato, fuori dall'arma, fuori dai servizi, in un mondo a lui quasi sconosciuto: siamo nell'Italia degli anni 60, quella della contestazioni, quella dei capelloni e della musica rock, difficile da digerire per un amante del jazz.
Arcieri a Firenze si è ritrovato in mezzo a questi ragazzi, così diversi da lui, e ne ha apprezzato gli slanci, l'altruismo, il desiderio di libertà, dell'aprirsi verso un mondo nuovo.
Il rapporto tra il “vecchio” Arcieri e i giovani ragazzi della “comune” al centro del precedente romanzo, è presente anche in quest'ultimo “Non è tempo di morire”.
No, decisamente, non è tempo di morire per Arcieri, che qui troviamo finalmente sereno, a fianco di Marie, la sua amica conosciuta a Parigi e quasi costretto a fare da padre a Simone, Alessandro, Angela.
“Arcieri era convinto di aver investito bene i suoi soldi, aprendo la trattoria, con l’aiuto decisivo della sua amica Serenella. In quel modo aveva offerto una possibilità a Berta, al rockettaro Simone e al vecchio Maurizio...”.

L'incarico a Milano.
Siamo alla vigilia del Natale del 1969, l'anno dello sbarco sulla Luna ma anche l'anno della strage alla banca dell'Agricoltura a Milano, la strage di Piazza Fontana:
“Arcieri pensò ancora alle immagini della strage, diffuse dal telegiornale. La voragine nel salone della banca, i corpi dilaniati, sangue e membra straziate ovunque”.

Tra gli scomparsi della strage c'è anche Antonio Arnai, forse uno dei cadaveri (o parti di cadaveri) non identificati: tramite l'amica comune Nelli, la figlia chiede ad Arcieri di indagare sulla morte del padre poiché è convinta che non sia morto, che dietro la sua scomparsa ci sia qualcosa di strano
Arcieri le fece coraggio. «Avanti, dimmi.» «C’è una ragazza, la nipote di una mia vecchia amica di gioventù, quando d’estate andavo in villa in Valdelsa...».

Ancora il rapporto tra la generazione dei giovani e quella dei vecchi: Arcieri che vorrebbe lasciar perdere, mettersi alle spalle gli intrighi e il sangue è costretto a farsi questo viaggio a Milano.
Ma non sarà da solo.

Perché c'è anche un problema con Angela, una delle ragazze della “comune”, scappata da casa e inseguita dalla polizia per una denuncia di furto.

Grazie all'aiuto del maresciallo Guerra, alla sua rete di conoscenze, Arcieri riesce a tenere lontano dai guai (e dal carcere) e a portarsela a Milano, per la sua piccola indagine, in un viaggio scomodo e fastidioso su un pulmino VW assieme agli “Spettri”, il gruppo rock composto da amici della cerchia della “comune” .
Il viaggio a Milano è l'occasione per fare un tuffo nel passato: qui Arcieri aveva preso servizio negli anni '30, prima della chiamata nel Sim.
Ma anche un altro passato lo sta chiamando: la sua amica Nanette, con cui aveva lavorato proprio col Sim, lo mette in contatto con Daniele, “uno di quei faccendieri che i Servizi usavano per giochi sporchi” e che ora cerca l'occasione per rientrare nel giro, dopo aver avuto il benservito dalla ditta:
«L’attentato di piazza Fontana, ad esempio. E altre cose... Vuole offrire i documenti a qualcuno che possa farlo rientrare...»

Sono carte che scottano e che Arcieri nemmeno vuole vedere, provenienti da una fonte a conoscenza delle operazioni sotto falsa bandiera dei servizi, che portano ai veriresponsabili della bomba.
L'indagine su Antonio Arnai e la sua doppia vita, la bomba di Milano, le trame dei servizi, Angela e il suo problema da cui sta scappando (e che Arcieri intende salvare in tutti i modi).
Arcieri scopre come tutte queste storie siano intrecciate e portano alla famiglia di Arnai, alla vecchia matriarca Ada e al fedele collaboratore di famiglia Giugurtino.
E che forse, dietro la verità ufficiale, sia quella della strage, che quella della morte di Arnai, esiste una verità nascosta:
“immaginava uno scenario alternativo alla versione ufficiale, ma senza alcuna possibile prova. Qualcosa di terribile che univa il vecchio Augusto, Giugurtino e Antonio Arnai.[..] Nomi e volti gli si affacciavano alla mente: Augusto, il capostipite suicida, con la matriarca Ada; il vecchio Giugurtino e Nicoletta; Antonio Arnai e la fantomatica Helene...”

Vi dico subito che il finale di questo racconto non è una fine ma solo il principio di un nuovo capitolo, di una nuova caccia per Arcieri. Per sistemare i conti col passato, per un dovere di coscienza nei confronti delle vittime di piazza Fontana, per quegli occhi che lo guardano e che gli chiedono giustizia.
Perché in fondo rimane un servitore dello Stato, anche se lo Stato è quello delle coperture e dei depistaggi, che non sa parlare né comprendere le nuove generazioni, le aspirazioni e i bisogni.

Come nel precedente libro, anche in questo compare in più punto il commissario Bordelli, il protagonista dei gialli di Marco Vichi, con cui ha un ultimo scambio di battute:
«Non vuole dirmi cosa sta succedendo?»
«Devo andare via un’altra volta.»
«Potrebbe scrivere il manuale del fuggiasco...»
«Non è come sembra, Bordelli, questa volta è proprio il contrario.»


La scheda del libro sul sito di Tea e il blog personale di Leonardo Gori.

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