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25 dicembre 2019

Mussolini ha fatto anche cose buone, di Francesco Filippi



Le idiozie che continuano a circolare sul fascismo

L'Italia non ha mai fatto i conti con la sua anima fascista: non intendo il fascismo della camicia nera e del fez, ma invece quel maschilismo strisciante, quel razzismo latente del “non sono razzista ma.. ”, il considerare le donne buone solo per far figli e un male se preferiscono cercare un riconoscimento nel lavoro.
L'essere forti coi deboli e deboli coi forti, la legge che va bene per attaccare i nemici e che si può calpestare se ci danneggia, l'ostentare la triade Dio-patria-famiglia come se fosse un'arma..
Quest'anima di rivela ogni volta che leggiamo, da nostalgici fascisti ma anche da politici dei nostri tempi, giudizi positivi sull'operato di Mussolini nel suo ventennio.
Uno che mandava gli oppositori in vacanza, come disse Berlusconi.
Uno che ha costruito ponti ed edifici, a sentire Tajani.
Uno che ha portato in Italia la previdenza sociale, sostiene Salvini.

Bene, questo libro smonta una dopo l'altra tutte le bufale che sono sopravvissute fino ad oggi sul fascismo, dal duce delle pensioni al duce che in fondo è stato un dittatore buono. Scrive nella prefazione lo storico Carlo Greppi, riferendosi ai fascisti che sui social scrivono di voler pisciare sui libri degli antifascisti
.. cari neofascisti del terzo millennio e cari nazionalisti che guardate con nostalgia a una delle epoche più buie della storia contemporanea: questo è un libro sul quale proverete a versare ogni forma di liquido, perché queste pagine scavano e svelano, scardinano e scolpiscono dritto nel seno. Arrivano al bersaglio grosso senza tentennamenti.

E' stato un lavoro certosino quello di Francesco Filippi, andando a verificare regi decreti, atti del governo, per cercare di andare oltre il mito che in questi anni è stato costruito: una sorta di nostalgia per un periodo passato, che si reputa fosse felice, per il lustro che aveva l'Italia, nessuno rubava, tutti lavoravano, quando c'era lui i treni arrivavano in orario e tutti avevano una casa..
Bene, tutto falso: se leggerete questo libro, che è molto dettagliato e chiaro, ve ne renderete conto anche voi. Viviamo in un'epoca di fake news, un qualcosa che non è stato inventato oggi ma che i media di oggi hanno amplificato: se smontare queste fake news è complicato, smontare la propaganda fascista che costruito queste bugie è più semplice, basta partire dalla realtà.
Smontare una bufala quando la gente già parla d'altro è inutile: una battaglia persa, o comunque a perdere. Se sul presente si è costretti a combattere un'estenuante guerra di trincea però, qualcosa in più è possibile fare sul passato: le fake news storiche hanno lo svantaggio di essere ancorate ad un argomento specifico, e la smentita di una bufala storica, una volta elaborata, ha la stessa velocità di propagazione della bugia che contrasta.

Perché occuparsi di queste bugie? Il fascismo, nelle forme del ventennio, non tornerà più: assistiamo invece ad un ritorno di quelle idee che lo hanno caratterizzato, il desiderio dell'uomo forte, l'inutilità dei diritti civili, l'attacco ai sindacati, ai giornali liberi, il ruolo della donna sempre mortificato.
“Pensare a un ipotetico passato positivo lascia una speranza nell'animo di chi è scontento del proprio presente. In un momento di velocità e valori fluidi, avere un posto sicuro e tranquillo in cui rifugiarsi è rinfrancante, anche se questo posto è la memoria, anche se questa memoria è falsa”. 

Ecco, per mostrare una volta e per sempre come queste idee del passato non derivino da un'epoca felice, occorre che ci sia piena coscienza di cosa il fascismo è stato e di cosa non è stato.
Il nostro passato totalitario, con la compressione dei diritti, la violenza squadristica, il clientelismo dei ras fascisti, le ruberie del regime, anche se confrontato col misero presente, non ha nulla che meriti di essere riabilitato, è un'epoca che dobbiamo condannare una volta e per sempre.

Il duce previdente e previdenziale
Mussolini ha dato le pensioni agli italiani?

Il duce non ha dato le pensioni agli italiani: sin dalla fine dell'800 esisteva un ente chiamato Cassa nazionale di Previdenza (creata dal governo Crispi) che aveva il compito di elargire una pensione a militari e a impiegati del settore pubblico.
La Cassa venne rinominata in Cassa Nazionale per le Assicurazioni sociali nel 1919 e venne estesa la copertura anche al settore industriale.
Il fascismo mise questo ente sotto il controllo del governo, e nel 1933 lo rinominò in Infps (dove la f sta per fascista) in modo da poter controllare l'erogazione di questi aiuti, non solo le pensioni ma anche altri aiuti che oggi mettiamo sotto la voce di welfare.
“Un tentativo propagandistico di impossessarsi di quello che nei fatti era stato il frutto di decenni di contrattazioni e lotte sindacali, di riforme attuate dai governi liberali e di iniziative delle associazioni di categoria dei lavoratori”

Questo carrozzone pubblico, INFPS arrivò ad avere 8000 dipendenti per il modo clientelare con cui furono guidate le assunzioni al suo interno, portandolo ad una situazione di crisi.

La tredicesima? Esisteva già prima di Mussolini, che la rese obbligatoria solo per gli impiegati pubblici, che erano il suo bacino elettorale di riferimento, quel ceto medio che vagheggiava di avere mille lire al mese..

Il duce bonificatore
Mussolini ha bonificato le paludi?

Altro mito da ridimensionare: la bonifica delle zone paludose in Italia è cominciata prima del ventennio: in un primo momento (col Testo unico per le bonifiche del 1923) il fascismo cercò di fare degli interventi di bonifica in cui fossero coinvolti i privati.
A seguito del fallimento di questo tentativo, anche perché si scontrava coi grandi latifondisti del sud che si vedevano espropriati i terreni da bonificare, nel 1926 Mussolini incaricò l'Opera Nazionale Combattenti, composta da ex reduci, di gestire le opere di bonifica.
Il piano era ambizioso, strappare alle paludi 8 milioni di ettari di terreno, ma alla fine si riuscì a bonificarne (in modo completo) solo 2 e “di questi due milioni, un milione e mezzo erano bonifiche concluse dai governi precedenti al 1922 ”
Era un piano molto costoso per lo stato, su cui gravavano i costi per i contributi erogati ai privati, e anche perché coltivare sulle terre strappate alle acque era qualcosa di insostenibile.
La soluzione proposta dalla legge del 1933 era quindi l'unica possibile per non perdere la faccia: costringere i coloni a rimanere attaccati alla terra e prolungare i mutui agevolati e sgravi fiscali nella speranza che la situazione potesse migliorare.

Infine la malaria in Italia fu dichiarata come debellata solo nel 1970, dall'OMS.

Il duce costruttore
Mussolini ha dato una casa a tutti gli italiani?

Dalla fine dell'800, l'Italia ebbe un boom demografico, parte della popolazione si spostò nelle città, portando alla domanda di nuove case. Il ministro Luzzatti, destra liberale, emanò il primo piano case: il fascismo non fece altro che prendere tutti gli istituti per le case popolari e ricondurli sotto le amministrazioni fasciste provinciali.
Ancora una volta, il fascismo metteva il cappello sopra un progetto non suo: ma a parte la riorganizzazione dei quartieri (a Roma, per esempio), spesso utile solo per la propaganda del regime, i risultati furono poco lusinghieri.

Poco lusinghiero anche il comportamento del governo Mussolini dopo il terremoto in Irpinia e in Basilicata del 1930: i terremotati rimasero nelle tende in attesa delle nuove case
La vera soluzione ai problemi causati dal terremoto, dopo la demolizione delle tendopoli, a pochi mesi dal sisma, fu principalmente una: l'emigrazione

Il primo piano case in Italia fu emanato dopo la seconda guerra mondiale da Amintore Fanfani nel 1949.

Il duce della legalità
Mussolini è stato un integerrimo difensore della giustizia?

Ai tempi del fascismo nessuno rubava. Falso, si rubava, ma non si poteva scrivere sui giornali.
Sul Mussolini difensore della legalità i primi dubbi sorgono sin dal 1914, dai soldi con cui riuscì a creare un nuovo giornale, Il popolo d'Italia, quando fu cacciato dall'Avanti, per il suo voltafaccia sull'interventismo.
Va poi chiarita una cosa: legalità e giustizia sono due cose diverse, specie in epoca di dittatura, dove il rispetto della legge è appannaggio del potente e non del povero o del dissidente.
Un regime che si è fatto largo con la violenza delle squadracce, con l'essere il braccio armato dei padroni delle ferriere, dei latifondisti, non ha nulla a che spartire con giustizia e legge.

C'è poi la vicenda del delitto Matteotti: l'autore cita le denunce che il deputato socialista stava per fare circa presunte tangenti che la Sinclair Oil, inglese, avrebbe pagato a gerarchi fascisti.
Delitto di cui Mussolini rivendicò la paternità politica e anche la natura criminale del governo, nel discorso del gennaio 1925.
“Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere”

Il regime e i gerarchi si erano arricchiti pure sulle case dei terremotati, i cui costi furono gonfiati: scandali e ruberie, le notizie di clientele locali venivano raccolte poi dall'OVRA e usate da Mussolini per ricattare i possibili nemici interni.

Anche sulla mafia occorre correggere il tiro: il fascismo usò le azioni militari del prefetto Mori in Sicilia, finché queste non toccarono i livelli politici della mafia e finché l'operato di Mori non iniziò ad offuscare quello del duce. A quel punto, nel 1928, Mussolini pensionò Mori e sui giornali non si parò più di mafia.

Il duce economista
Mussolini ha fatto progredire l'economia italiana ai massimi livelli?

Fa specie scoprire che Mussolini, per dare lustro al suo operato, avesse cercato di raggiungere il pareggio di bilancio, con una politica di austerity (nei confronti dei salari, della spesa sociale) e col raggiungimento di quota 90, ovvero 90 lire per una sterlina, moneta che allora era considerato il riferimento internazionale per la finanza.
Chissà se i sovranisti lo sanno, del mito della moneta forte, che poi danneggiò le aziende italiane che esportavano..
L'economia italiana nel ventennio non progredì: il pareggio di bilancio fu raggiunto solo grazie all'estinzione dei debiti di guerra; la crisi del 29 non toccò subito il paese per la scarsa finanziarizzazione delle imprese.
Mussolini salvò con soldi pubblici le banche d'affari, creò l'IRI come ente pubblico per il rilancio delle imprese, ma in realtà fu usato per comprare quelle in crisi.
La politica dell'autarchia penalizzò ulteriormente gli italiani, il resto lo fecero le sciagurate guerre a cui l'Italia prese parte: Etiopia, Spagna, Albania.
In quegli anni si allargò lo spettro delle disuguaglianze in Italia, la fetta tra la parte più ricca del paese e quella più povera:
.. a una ristretta platea di superricchi, per lo più aderenti al fascismo, fece da contraltare la gran massa della popolazione che per cercare opportunità di vita migliori aveva come unica alternativa l'emigrazione.

Il duce femminista
Mussolini valorizzò il ruolo della donna in Italia?

Per il fascismo la donna doveva solo essere genitrice dei nuovi italiani da donare alla patria.
Furono tanti i provvedimenti del regime per cacciare le donne dai posti di lavoro, dagli impieghi pubblici e da quelli privati.
Mussolini abolì nel 1926 il voto amministrativo, dopo aver concesso, magnanimo, nel 1925 l'estensione del voto anche alle donne, ma senza suffragio universale.

Le donne votarono per la prima volta nel 1946, per il referendum tra monarchia e repubblica.
Il ruolo della donna è ben definito dal dualismo di donna Rachele, la moglie di Mussolini, con Claretta Petacci, l'amante ufficiale del duce.

Nel codice fascista, sopravvissuto in parte fino ai giorni nostri, erano presenti anche due leggi: quella sul delitto d'onore e quella sul matrimonio riparatore (la violenza nei confronti di una donna era estinta col matrimonio appunto) .
Una vergogna.

Il duce condottiero e statista
Mussolini è stato un grande condottiero?

Eccetto i primi anni, l'immagine del duce è sempre in tenuta militare.
Eppure, guardando la realtà, non fu affatto un condottiero: le guerre dove hanno combattuto gli italiani sono state caratterizzate anche dai genocidi e le violenze contro i civili (in Libia, in Slovenia); per le sconfitte che abbiamo subito in Spagna contro i volontari repubblicani e in Grecia contro l'esercito ellenico che si presumeva fosse meno preparato del nostro.
Gli 8 milioni di baionette non esistevano, i nostri militari erano male armati e male motivati, comandati da generali che avevano fatto carriera solo dietro scrivanie dello stato maggiore o arruffianandosi col regime.
Per non parlare dei crimini di guerra compiuti, che contrastano con l'immagine falsa di italiani brava gente.
Il dissolversi così repentino di un regime ventennale nell'estate del 1943 può essere spiegato anche come la grande disillusione di fronte a un sistema narrativo di cartapesta che aveva retto per una generazione solo perché troppi pochi avevano avuto il coraggio di dire che il re, anzi il duce, era nudo.

Il duce umanitario
Mussolini fu un dittatore “buono”?

La dittatura fascista non fu affatto un totalitarismo dal volto umano: oltre all'eliminazione delle libertà individuali, non possiamo dimenticarci delle 3000 vittime negli anni dello squadrismo (il dato è riportato da Gaetano Salvenimi nelle sue memorie) e nemmeno delle leggi razziali emanate dal regime nel 1938.
Che furono solo un punto di arrivo, del razzismo presente nel regime, dopo le leggi razziste emanate in Etiopia dopo l'occupazione e in Libia.
Il regime voleva preservare l'uomo italico e il suo sangue dalla contaminazione col sangue ebreo e delle popolazioni locali in Africa.
Non possiamo dimenticare i lager italiani in Libia e quelli in Slovenia, ad Arbe

Il regime collaborò coi nazisti alla raccolta e allo sterminio ebraico solo dopo il 1943, ma solo perché Mussolini non voleva manifestare la sua subalternità nei confronti dei tedeschi, e comunque nel 1942 acconsentì alla deportazione degli ebrei in Jugoslavia.

Mussolini non amava nemmeno gli italiani: ci ricordiamo il cinismo dimostrato di fronte a Badoglio per la sua volontà di entrare nel conflitto, “mi servono poche migliaia di morti per sedere sul tavolo della pace”?
Quella fascista fu la più grave sciagura capitata al popolo italiano: i 472mila morti per la guerra, di cui un terzo civili, le morti in carcere o al confino, per le precarie condizioni di salute.

A queste bufale, se ne deve aggiungere un'altra, costruita da un giornalista Rai che recentemente ha scritto un libro che sta presentando ovunque, “quando l'Italia era fascista..”.
Secondo questo giornalista sono stati gli antifascisti a portare Mussolini al governo: non i latifondisti, non gli industriali come gli Agnelli, non la massoneria, non la cecità dei liberali italiani che vivevano con lo spauracchio dei socialisti e della loro rivoluzione.

Come vedere, le bufale sul fascismo fanno ancora oggi fatica a morire.

La scheda del libro sul sito di Bollati Boringhieri e il pdf del primo capitolo
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

30 ottobre 2019

Assenza di identità

Ma veramente il problema di questo paese sono gli account anonimi che infestano i social?
Faccio fatica a cercare di capire le ragioni dell'assurda proposta di Italia Viva (che ricorda una proposta analoga di Forza Italia): Marattin e Renzi vogliono schedare gli italiani regalando tutte le informazioni ad una società privata?
E poi, in caso in cui si debba fare causa, aprire migliaia di rogatorie con paesi stranieri per avere l'identità reale dell'account pinco palla?

Qui siamo oltre al mangino brioches.
Siamo alla perdita dell'identità, del contatto con la realtà.
La lotta contro l'odio in rete si combatte nei tempi lunghi puntando sull'educazione e nei tempi brevi evitando di dare il cattivo esempio: pensiamo veramente che gli urlatori nei talk (penso ad uno Sgarbi) o i tweet feroci di Salvini, Meloni & c. non abbiamo alcuna responsabilità nell'aver sdoganato certi termini e certe violenze.

E se vogliamo fare la lotta contro la fake news, bisogna prima chiedersi come mai le persone credano più a quello che leggono sulla rete che non ai giornali (che vengono letti sempre di meno) o ai TG.
Forse i primi a far girare bufale sono stati per primi loro: la crisi che era finita, le riforme panacea di tutti i male, l'ambientalismo scoperto in età troppo adulta ..

Più che le identità anonime in rete (di cui ha parlato la trasmissione Report lunedì scorso), preoccupa l'assenza di identità dei partiti oggi: cosa vuole fare da grande il m5s? Italia viva vuole prendere il posto di forza italia (viva)? 
E il pd? Si chiederà come mai l'Umbria rossa è diventata verde?
Scoprirà forse che esistono ancora persone che si indignano per gli scandali sulla sanità, sui concorsi pilotati?
Che, addirittura, esistono ancora operai, come quelli di Terni. Che poi sono gli stessi che nel 2014 (governo Renzi, ministro dell'interno Alfano), vennero manganellati a Roma.

21 luglio 2019

Le menzogne che faticano a morire


Anni fa era uscito un libro che si intitolava “Tutto ciò che sai è falso”: un saggio sulla disinformazione che spiegava come la nostra percezione della realtà fosse distorta.
Reduce dalla lettura del bel libro di Concita De Gregorio, “Nella notte”, mi è tornato in mente e mi ha fatto riflettere su quanto sia vasto il problema della disinformazione e quanto sia paradossale che succeda oggi nel mondo di internet, dei social media, dove l'informazione dovrebbe essere alla portata di tutti.
Ma non è così: basta partire da quanto successo la passata settimana cominciando dai conti ancora aperti col G8 di Genova e la morte di Carlo Giuliani, la morte dell'ex procuratore Borrelli e con i nostalgici della prima Repubblica quelli che parlano del complotto di Mani pulite; l'anniversario della strage di via D'Amelio e il depistaggio di Stato, di cui finalmente si parla.
Per arrivare a quelli che si abbeverano sui social media dove si parla di invasione di immigrati, di porti da chiudere di invasione. E' veramente così?

Tu quello che sappiamo sulle bombe della mafia della stagione 1992 1994 non racconta tutta la verità di quello che è successo, la verità giudiziaria che ci rimane non spiega la genesi della seconda Repubblica e la fine dei partiti politici della prima Repubblica spazzati via dalle bombe, dalla corruzione e anche dal fatto che non avevano più elettori che li votavano.
Il golpe giudiziario, che avrebbe toccato solo i partiti di centro destra e non il PCI (che pure non esisteva più dal 1989) è dovuto al fatto che non c'era più quel “muro” che costringeva l'Italia a mantenere quel blocco di potere attorno alla Democrazia Cristiana.
Con buona pace dei golpisti, Mani pulite ha toccato anche funzionari del PCI a Milano e Torino: eppure ieri, in occasione delle morte dell'ex procuratore Borrelli si è tornato a parlare di golpe, di Craxi esule lontano dall'Italia.

Il 19 luglio invece si è tornati, ma solo per un giorno, a parlare di mafia: torniamo sempre a parlare di quel biennio, 1992-1994, della fine della prima Repubblica e delle bombe della mafia in Sicilia e poi a colpire luoghi d'arte. Lo Stato ha sconfitto la mafia? Abbiamo dato giustizia a tutte le vittime?
Oppure quelle bombe erano il frutto di un dialogo di un pezzo di Stato mafioso e un pezzo di Stato deviato (che vedeva dentro anche pezzi di servizi): la morte di Paolo Borsellino e di Giovanni Falcone serviva a firmare quel patto, spazzar via vecchi residuati politici, l'ala militare mafiosa per dare l'impressione di un rinnovamento che di fatto non c'è stato

Il 20 luglio è stato l'anniversario della morte di Carlo Giuliani, ucciso in piazza Alimonda da un carabiniere: legittima difesa, hanno detto, Carlo stava assaltando la camionetta dei carabinieri.
Ma, come per Mani Pulite, per le stragi di mafia, si dive alzare la prospettiva con cui si guardano le cose e non fermarsi a quello scatto che mostra un un ragazzo alto un metro e 65 cm con un mano un estintore vuoto.

Crediamo di sapere tutto sul G8 di Genova, sulle devastazioni dei Black bloc, sugli scontri di piazza, sulla morte di Carlo Giuliani, ma non è vero.
Bisogna guardare il film di Daniele Vicari per conoscere la storia della macelleria messicana alla Diaz, le violenze psicologiche nel carcere di Bolzaneto.
L'inerzia della polizia nel colpire i black bloc che agivano indisturbati a Genova nei primi due giorni.

Ma, nel caos informativo di questi giorni, chi le racconta queste cose?
Chi racconta che a Milano (e nel resto d'Italia) si faceva la cresta su ogni appalto e non per finanziare il partito? Che le tangenti favorivano i cattivi politici e i cattivi imprenditori, penalizzando le imprese oneste?

A Milano si è stimato che la MM3 sia costata 192 miliardi/km.
Ad Amburgo 45.
I costi per il passante sono stati di 100 miliardi/km per 7 anni.
A Zurigo è costato 50 miliardi.
Negli anni 80 il debuto pubblico è salito alle stelle: si è passati (rapporto PIL/debito pubblico) da 60% nel 1980, al 118% nel 1992.

[Da Blu Notte Tangentopoli]

Chi racconta che è impossibile che funzionari di polizia abbiamo creato da soli la falsa pista Scarantino e che giudici e magistrati l'hanno ritenuta credibile?
Chi racconta che nel 2001 quelli che chiedevano un mondo diverso, i no global, sono stati colpiti e ridicolizzati e che quelli che erano allora i nemici dei No Global oggi sono proprio i sovranisti, diventati no global fuori tempo massimo.
L'irrinunciabile linea del Piave di cui parlava Borrelli nel ultimo discorso da procuratore generale deve essere un monito anche per noi, deve spingerci ad andare a cercare la verità e non fermarsi alle verità di comodo, quelle confezionate da altri e che la macchina della menzogna ha trasformato in verità di comodo.

02 febbraio 2018

Le bufale e le mezze notizie

Poco tempo dopo aver scoperto la stanza della verità, Greta mi ha chiesto perché sono così ossessionata dalle bufale. Le ho spiegato che non sono le bufale che mi interessano, ma le conseguenze. Ognuno può credere a quello che vuole, la questione si complica quando il delirio non è più la mani di un singolo. Ho ancora in mente quella frase di mio nonno che citava spesso anche mia madre.Non mi fa paura chi pensa che Cristo sia morto dal freddo, mi fa paura chi crede che sia vero.Le bufale votano, ho detto a Greta. Muovono opinione, quando sono ben fatte diventano anche difficili da smascherare e una volta che hanno preso il largo è imopssibile renderle innocue.Patrick Fogli - A chi appartiene la notte, Baldini e Castoldi editore

Più che le fake news temo quelli che ci credono, quelli che non hanno la preparazione o il tempo o la voglia per verificare.
Più che le bufale, notizie false a cui credono solo i boccaloni, temo le mezze notizie, mezze verità, fatti di cui si racconta solo quello che fa comodo.

I dati sull'occupazione elaborati dall'ISTAT che raccontano di un paese con meno persone che cerca lavoro, di un paese dove aumentano i contratti da precari e dove i contratti a tempo indeterminato (per finta) ci sono stati solo quando lo Stato ha finanziato le imprese.
Ma questi dati sono stati presentati come un successo del jobs act.

I dati sulla lotta all'evasione: abbiamo recuperato 20, anzi 25 miliardi dalla lotta all'evasione.
Peccato che in questi numeri siano stati messi i condoni e la normale opera di accertamento fiscale ai contribuenti: si è chiamata lotta all'evasione quello che è il normale lavoro dell'Agenzia delle Entrate.

Luciano Cerasa sul Fatto Quotidiano:
Vediamoi dati. I 20,1 miliardi incassati nel 2017 sono attribuiti alla “attività di recupero dell’evasione fiscale”,così reperiti: 6,5 miliardi con la rottamazione delle cartelle (ri-mangono insospeso almeno 44 miliardi non ri-scossi) e 1,3 mi-liardi dai contri-buenti che dopo aver ricevuto u-na lettera di cortesia pro-pedeutica alla canonica cartella e-sattoriale nel dubbio hanno pre-ferito pagare spontaneamente.Solo 900 milioni sono arrivati dalvero recupero delle somme evasecon la riscossione dei “ruoli”, cioè l’attività che compie l’erario nel momento incui, accertato l’inadempimento del contribuente edecorsi i termini di legge, in-carica l’Agente della riscos-sione di avviare l’esecuzione forzata. La prima versio-ne della Voluntary disclo-s u re , altro provvedimento“una tantum”della catego-ria condoni, ha portato uno strascico di entrate per 400 milioni. Altri 11 miliardi, in-scritti a forza dal go-verno in quota“lotta all'evasione”, sono affluiti dai versa-menti fatti con il mo-dello F24 dai contribuenti a seguito dei controlli del fiscali
Siamo i campioni della lotta all'evasione? Peccato che qualcuno a questi spot elettorali crederà pure.

Viva le imprese che vengono in Italia ad investire e creare occupazione: quante volte lo hanno ripetuto?
Aziende come Amazon che ora sta creando nuovi hub dove forse i dipendenti (ma è giusto chiamarli così) sperimenteranno il braccialetto elettronico che monitora il loro lavoro.
Come si chiama questo? Telecontrollo? Grande fratello?
Aziende come Eataly, private ma che godono di sgravi e di facilitazioni dallo Stato (l'appalto senza gara a Milano, la concessione dei terreni a Bologna) che creano la grande Disneyland del cibo, FICO con dipendenti interinali usa e getta.

L'eccellenza della sanità lombarda: ieri sera il TG regionale lombardo ha mandato in onda un servizio in cui Assolombarda lodava il sistema sanitario in regione, quello privato non quello pubblico.
Che bello, siamo un'eccellenza, che attrae anche tanti pazienti da fuori regione e fuori dall'Italia magari: il turismo sanitario - così veniva chiamato.
Persone che dove vivono non hanno diritto ad una sanità pubblica che funziona, che ti cura e che devono spostarsi, pagando con le loro tasche, l'inefficienza dello Stato.
E il privato, che pure gode degli aiuti dello Stato (in Lombardia distinguere pubblico e privato è difficile), gode: lo ha raccontato Presa diretta due lunedì scorsi, facendo del vero giornalismo, coi due genitori palermitani costretti a curare il figlio a Milano.

Sempre a proposito di eccellenze italiane e di Milano: stiamo per incappare in una nuova infrazione dall'Europa per gli inquinanti nell'aria.
Ce lo chiede l'Europa: di non far ammalare le persone (e anche i bambini, dunque) con le polveri sottili, ma non c'è niente da fare.
Da quell'orecchio l'eccellenza lombarda (la regione, il sindaco, Assolombarda) non ci sentono. 

Gianni Barbacetto, citando il rapporto di Legambiente:
Milano se la gioca con Torino, ci ha raccontato la classifica 2017 stilata da Legambiente su dati dell’Organizzazione mon-diale della sanità. La concentrazione massima media annuale di polveri sottili(Pm10) è registrata a Torino (39 micro-grammi per metro cubo) e a Milano (37). In questa brutta classifica battiamo Siviglia,Marsiglia e Nizza, dove la concentrazione media annuale di Pm10 è di 29. Roma, per dire, si piazza alla pari di Parigi, al settimo posto, con 28 microgrammi per metro cu-bo. Ci consola poco sapere che tutte le città italiane incluse nel rapporto superano am-piamente il valore limite indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità per la salvaguardia della salute umana, che è di 20 microgrammi per metro cubo, come media annua di Pm10. Anche perché Mi-lano, che se la tira tanto, non soltanto è inquinatissima, ma proprio non dà segni di miglioramento. La media annuale di Pm10 è stata di 35 microgrammi nel 2014, di 41nel 2015, di 36 nel 2016. A Torino è passata,nei tre anni, da 35 a 39 a 36. Altalenante, ma non in un trend che indichi che stiamo andando verso la soluzione del problema. 
IL CONFRONTO con le città europee, che noi milanesi facciamo sempre dandoci arie die ssere l’unica metropoli italiana veramente europea, questa volta non ci fa fare bella fi-gura: Stoccarda, Barcellona, Dortmund e Berlino registrano 24 microgrammi, Gla-sgow 23, Bordeaux, Londra e Leeds 22, Mo-naco 21, Madrid 19, Valencia 17 e Liverpool14. Greenpeace, tanto per non farci man-care niente, ha reso nota una sua ricerca sull’inquinamento da biossido di azoto(No2) che non ci migliora l’umore: Milanoe Torino hanno valori superiori agli 80 mi-crogrammi per ogni metro cubo d’aria, più che doppi rispetto all’obiettivo sanitario indicato dall’Oms. 

Questo è lo stato dell'informazione: veramente pensiamo che il problema sia la foto dei funerali di Riina, finta?

21 gennaio 2018

Il tasto rosso

Un clic sul tasto rosso e via, verrà segnalato all'apposita unità della polizia la fake news appena letta su quel blob, su Facebook o su Twitter.
Sui giornali o sui TG no, notoriamente l'informazione dei TG è super partes, schiena dritta, che non guarda in faccia a nessuno, come i giornalisti del Post.

Un clic e si segnalerà il tweet in cui Renzi sbugiarda Travaglio usando un post di Burioni: Renzi che, per carità, non sta facendo campagna elettorale sui vaccini usando un post di un candidato di un suo partito.
Almeno Burioni è medico e saprà spiegare, dati alla mano, come mai si è scelto di introdurre la vaccinazione obbligatoria di altre 6 vaccini, quando in altri paesi si sono scelte altre strade per favorire la vaccinazione dei bambini (Francia a parte), che nessuno mette in discussione.
Saprà anche rassicurare gli italiani sui controlli per le reazioni allergiche di questi vaccini.

Un clic e si segnaleranno anche alcuni articoli relativi della strage (che di strage si tratta) di Milano, i 4 operai morti dentro una camera piena di gas azoto.
Era già successo anni fa in Sardegna, in uno stabilimento dei Moratti: l'azoto è un gas inodore, se supera una certa soglia di concentrazione provoca l'asfissia.
Sbagliato scrivere gas killer, esalazioni killer, sbagliato parlare di imprudenza, casualità.
Sarebbe bastato che indossassero, prima di entrare in un ambiente potenzialmente a rischio, delle mascherine e non avremmo avuto quelle morti.
Ma l'obbligo delle mascherine non vale l'obbligo dei vaccini e non ci sarà alcun post di Burioni (né di Renzi) a riguardo.

Un clic e segnaleremo l'uscita di ieri di Berlusconi, riportata da tutti i TG Rai senza alcun commento: non sono candidabile per una sentenza basata su una legge criminale.
Peccato che quella legge l'abbia votata anche lui e che, prima della sua condanna, andava anche bene.

Un clic e segnaleremo anche l'uscita sugli Stati Uniti d'Europa, fortissimamente voluti da Renzi: in che modo arriveremo a questi stati uniti? Togliendo la bandiera dell'Europa dalle spalle quando non fa comodo?
Minacciando di non votare in sede europea i trattati?
Quale percorso ci porterà a questi (al momento utopistici) Stati Uniti d'Europa? Report in un servizio di Michele Buono ne aveva parlato, alcuni mesi fa e non mi risultano commenti a favore da parte del PD all'epoca.

Un clic e si segnala anche il post su Facebook di Di Maio dall'imprenditore marchigiano Brancalente (ripreso poi dai giornali), che ha appena fatto un endorsemente al M5S, il “solo in grado di smantellare il sistema”.
L'imprenditore è passato, in pochi anni, da Berlusconi a Tremonti, alla Lega di Belsito (“mi impegnerò affinché la Lega possa vincere fra cinque anni la sfida nelle Marche” dichiarava ad Affariitaliani nel 2010).
Eccoli qua i duri e puri.

Infine un clic e segnaleremo, questa volta sul serio, tutti i commenti idioti,inutilmente critici alla nomina a senatrice a vita di Liliana Segre.
Un senatore in più..
Basta con questa storia degli ebrei
E le vittime del comunismo? E le foibe?
C'è stato qualcuno su Twitter che mi ha pure rinfacciato il genocidio dei nativi americani.
Sterminati dai bianchi invasori, quelli come noi.
Non mi pare molto coerente con chi denuncia l'invasione dei migranti e dei musulmani.

PS: oggi Zucconi ha twittato sulleprossime elezioni, scrivendo che c'è il rischio di consegnare il paese ad un pregiudicato, ad un razzista da bar e ad uno steward da tribuna.
Fa effetto certo, ma un giornalista dovrebbe chiedersi come mai siamo arrivati a questo.
Certo costa fatica, tocca guardarsi indietro e rimettere in discussione scelte ed errori.

A scrivere cose scomode, fastidiose, si rischia grosso, come racconterà stasera la fiction sul giornalista Mario Francese, ucciso dalla mafia perché voleva scrivere degli affari di Totò Riina e delle sue imprese.

29 novembre 2017

Si fa presto a dire fake

Oramai si usano su tutto, le fake news e qualcuno le sta pure usando per pulirsi la coscienza e magari per togliersi qualche sassolino.
Penso a Il giornale, che nella home page mette subito in chiaro la sua linea editoriale


Nell'editoriale di oggi, Sallusti per esempio se la prende con le bufale che avrebbero fatto cadere Berlusconi:

È oggi accettato scientificamente che furono delle fake news sponsorizzate da La Repubblica le notizie che fecero cadere il governo Berlusconi nel 2011. Non è vero, infatti, che l'Italia era sull'orlo del default e che non c'erano i soldi in cassa per pagare gli stipendi pubblici; è risultata assolutamente infondata l'inchiesta giudiziaria-mediatica sulle notti di Arcore, tanto che Berlusconi è stato poi assolto in tutti i gradi di giudizio.
Già la parola scientificamente in bocca a questi giornalisti fa impressione, comunque:
- Berlusconi si è dimesso dopo aver perso la sua maggioranza (al voto di fiducia sul rendiconto generale del bilancio dello Stato alla Camera)
- la guerra sullo spread nasceva dalla scarsa fiducia degli investitori nell'Italia e nel suo governo
- sulle notti di Arcore (Bunga bunga, Ruby rubacuori, la nipote di Mubarak): Berlusconi è stato assolto, ma citando Wikipedia 
“ci fu prostituzione ma conoscenza età non assistita da adeguato supporto probatorio”[147]. Nessuna prova è stata accertata sul fatto che Berlusconi avesse esercitato un atteggiamento intimidatorio o quanto meno un'induzione indebita nei confronti del responsabile della questura milanese affinché rilasciasse la minorenne marocchina, né che fosse a conoscenza dell'età della ragazza all'epoca dei rapporti sessuali

Oramai stiamo usando la parola fakenews come tana libera tutti, tutto è una fake. E se tutto è fake, nulla lo è veramente ..
E uno può veramente credere che Ruby rubacuori fosse nipote di Mubarak. 

26 novembre 2017

Attenti alle fake




Se non riesci a combattere il tuo nemico, inventatene uno che ne prenda il posto.
Potrebbe esserci questo dietro il quasi improvviso allarme per le fake news, una notizia che merita la prima pagina di due principali quotidiani, La Stampa e Repubblica.
Stesso titolo e stessa impostazione: attenzione, esiste un network di siti ricollegati ad uno stesso sito che fanno propaganda per Salvini e che sono legati al M5S.

Anche in Italia potrebbe succedere quello che (forse) è successo in America? Dove i social sarebbero (usiamo il condizionale) stati usati come arma di propaganda contro Clinton e pro Trump, in un'operazione che porta fino a Putin.

Già qualche settimana fa su Repubblica era stato pubblica un articolo, con poche prove a collaudo, che spiegava come il voto del 4 dicembre scorso sul referendum fosse stato influenzato dall'uso di notizie false, sempre veicolate tramite Facebook e Twitter.

Attenzione, ci dicono i giornali oggi (e Matteo Renzi ieri alla Leopolda) è in gioco la nostra democrazia.
Quella, però, dove stampa, informazione pubblica e politica vanno spesso a braccetto.
Dove i TG sono usati come cassa di risonanza dei governi.
Ieri si celebrava la giornata in difesa delle donne, con tanto di primo piano della sottosegretaria Boschi: in quanti TG (o servizi sui giornali) hanno ricordato che questo governo a luglio aveva depenalizzato lo stalking, trasformandolo in un reato riparabile con una ammenda?

La lotta contro la fake news consente dunque di non parlare delle banche popolare andate in crisi (quando si è raccontato per anni che il sistema bancario era solido, ma non è una fake).
Consente di non parlare delle cause dello sciopero dei dipendenti Amazon (quando si è detto che dovevamo attrarre investimenti dall'estero, da multinazionali che poi portano i profitti fuori dall'Italia, ma non è una fake).
Consente di non ricordare che terminati gli sgravi, sono terminati anche i nuovi contratti a tutele crescenti e a tempo indeterminato (quando si diceva invece che il jobs act doveva incentivare i contratti a tempo indeterminato, ma non è una fake).

Consente di non ricordare tante altre piccole storie, piccole vergogne, che è meglio tenere sotto il tappeto.
La condizione dei migranti in Libia, in mano alle milizie, in campi di concentramento di cui anche noi siamo responsabili.
La verità su Giulio Regeni, torturato e ucciso dalla polizia del dittatore egiziano Al Sisi.
Del famoso dopo Expo, che ancora deve partire a due anni dalla conclusione dell'esposizione.


Su questo argomento, le fake, l'articolo del NYTimes scritto basato su Report scritto da giornalisti italiani vecchi di mesi, le proposte di regolare la rete, invito a leggere contributi di Fabio Chiusi e di Valigia Blu (che ha fatto un fact checking al servizio di report di lunedì scorso, per le sue inesattezze).

05 novembre 2017

Sulle fake-news

In attesa di conoscere i risultati delle elezioni regionali in Sicilia (dove spero che per una volta non venga confermata la profezia del Gattopardo), un commento sulle fake news.
Pochi giorni fa Repubblica ha pubblicato un articolo secondo cui Putin e il suo network informativo avrebbe influenzato l'esito del referendum del 4 dicembre passato.
Sarebbe successo qui quello che sarebbe avvenuto in America: milioni di americani raggiunti dalle fake news prodotte da Putin hanno portato all'elezione di Trump.
Questo succede quando l'informazione con la I maiuscola cede il passo ad altre media informativi che non hanno la mission di fare informazione: Facebook, Google, Twitter.
Un commissione americana stabilirà se e quanto i big della rete sono stati usati per condizionare le elezioni.

Ma è successo anche in Italia?
In un thread su twitter la notizia, riportata dalla giornalista Laura Cesaretti, veniva accompagnata da numerosi commenti secondo cui chi ha votato no, ha votato per odio a Renzi, con la pancia, per mandarlo a casa.
Mettendo assieme le due cose, Putin avrebbe spinto sul no al referendum per mandare a casa Renzi, avere un governo Gentiloni e, nel futuro, forse un altro governo di larghe intese.
Potrebbe anche essere.
Come potrebbe anche essere che pure chi ha votato si nemmeno avesse compreso bene la riforma costituzionale.
Come ad esempio il centro studi di Confindustria che, in caso di sconfitta, aveva previsto per il paese calamità naturali. E invece.
Se ci sono state ingerenze di Putin sul referendum, come chiamiamo allora l'uscita dell'ambasciatore americano, che invitava a votare si?

Temo che il proliferare di fake news discenda anche in qui Italia dalla perdita di credibilità del giornalismo-giornalismo (per dirla alla Siani).
Ogni notizia è buona per essere strumentalizzata, poiché viene data così, senza approfondirla, senza filtro: come esempio possiamo prendere tutta la polemica sulle ONG che si occupano del salvataggio dei migranti nel Mediterraneo.
Sono taxi del mare: questa era l'accusa che veniva fatta.
Per non farli partire dalle coste della Libia, il nostro governo ha fatto un accordo con un dei due leader libici affinché queste persone siano detenute in lager (lontano dagli occhi..).
Avete visto – dicevano ad agosto: con l'accordo con la Libia e il decalogo con le ONG, basta sbarchi.

Repubblica - 05 novembre 2017

Passati alcuni mesi, gli sbarchi sono ripresi e anche le morti.
Chi raccontava Fake?
Ci siamo spaventati per l'invasione dei migranti (che poi non c'era) mentre non suscita alcuna emozione la notizia del petrolio dell'Isis che sarebbe arrivato qui da noi.
Fai il pieno con Daesh ..

La differenza tra notizie false, notizie verosimili e notizie non date però è sottile.
Nei giorni passati, mentre la Valsusa bruciava, La Stampa aveva relegato la notizia infondo, nelle notizie locali. Diversamente da quelle relative ai problemi della sindaca grillina, Chiara Appendino.
Il collaboratore allontanato per aver chiesto un favore (una multa da togliere) e per i fatti della finale di Champions League.
Siamo in attesa dell'avviso di garanzia.
E siamo in attesa di approfondimenti, da La Stampa e da altri giornali e TG, sull'inchiesta romana, relativa ai politici che rischiano il processo per falsa testimonianza.

Nel suo viaggio in America, Renzi se la prende con le fake prodotte dal network grillino (imparentato con quello di Putin), per tutte le falsità che scrivono su di lui.
Il problema è che quando un politico basa la sua comunicazione sulla rete, poi è difficile prendersela se le persone ti rinfacciano le tue promesse non mantenute.
Quella sull'abbandonare la politica se avesse perso al referendum è acqua passata. Tutto è perdonato.
Ma avevi promesso una legge sul conflitto di interesse, che il jobs act avrebbe favorito i contratti a tempo indeterminato (anche senza articolo 18), i mille asilo per i bambini, che il sistema bancario era solito e MPS un affare.

Siamo ossessionati da Renzi, ci dicono. Come una volta eravamo ossessionati da Berlusconi che, pure lui, rimane lì al suo posto, intervistato dai TG nonostante la condanna, nonostante abbia già dimostrato cosa sa fare, nonostante le leggi vergogna e le leggi ad personam.

Il vero problema è siamo persone che hanno memoria, che tendono ad essere coerenti, che sono stanche di sentirsi offese e prese in giro.

27 luglio 2017

La rivincita contro le fake news

Per un caso del destino, oggi, 27 luglio 2017 (giorno delle bombe della strategia eversiva della mafia a Milano e Roma del 1993), si concentrano tante notizie che smentiscono tutte le fake che ci siamo sorbiti.

Vi ricordate Macron l'europeista, il salvatore dell'Europa?
Prima ha chiuso i porti francesi alle ONG che salvano i migranti nel mare tra la Libia e l'Italia.
Poi ha preso (a sentire quanto dicono i giornali) la scelta di nazionalizzare i cantieri navali STX (proprio quelle misure che ieri Giavazzi, il liberale, condannava..)

La destra nazionalista e anti immigrati oggi dovrà starsene zitta (almeno per 5-10 minuti diciamo).
Vi ricordate la C-Star, la nave anti-ONG affittata da "Defend Europe"? Il comandante è stato arrestato a Cipro con l'accusa di traffico di essere umani.  
Insomma, sti razzisti lavoravano in regime di conflitto di interesse: prima li portano da noi e poi protestano...

Sempre in tema di razzisti vari e di gente che soffia sul fuoco dell'intolleranza: il controllore Trenord che aveva denunciato l'aggressione da parte di una persona di colore si era inventato tutto.

Dopo quell'aggressione era stato indetto uno sciopero, si era invocato l'esercito, i tornelli nelle stazioni più critiche. E le guardie giurate (un bel business).
Qui non si tratta di minimizzare dei rischi o il problema sicurezza.
Si tratta solo di evitare di alimentare un clima di odio e insicurezza.

Immagine presa dal sito nextquotidiano

25 maggio 2017

Un caso di studio di fakenews

Pioltello, comune della provincia milanese: una trasmissione Mediaset dà la notizia che in un bar, degli immigrati avrebbero festeggiato dopo l'attentato (rivendicato dall'Isis) a Manchester.
Notizia che si rivelerà falsa poi, ma che nel frattempo viene rilanciata dai quotidiani nazionali, il web fa da cassa da risonanza, i politici di destra usano la notizia per le solite speculazioni.
Ieri notte la notizia vera: qualcuno da fuoco al bar, provocando dei danni che qualcuno dovrà pagare.
Forse i giornalisti che hanno dato quella notizia senza verificare (ma che era troppo ghiotta, perché era proprio quella notizia che la il popolo voleva sentire).

Gli immigrati festeggiano il terrorismo è consequenziale a quello che scrive Feltri che i migranti portano il terrorismo.
Così si costruisce la percezione della paura e così la politica (debole e vigliacca) è costretta ad inseguire le politiche della destra xenofoba.
Questo scrivevamo ieri.
Oggi dobbiamo aggiungere un altro tassello nello scivolamento a destra: così si costruiscono degli episodi di criminalità, veri, non finti.

Oggi un uomo ha sparato alla moglie, da cui si stava separando.
Anche questa è una notizia vera.

23 maggio 2017

Report – la nostra sicurezza in rete (i nostri dati e il cybercrime)

Prima delle inchieste su virus, cybercrime e rischi connessi, un bel servizio di Sabrina Giannini sull'alimentazione: secondo la legge il gelato si può fare sia con prodotti freschi che con prodotti semilavorati e industriali.
Una concorrenza dell'industria agli artigiani veri del gelato: ci sono anche corsi, organizzati da queste industrie, che spiegano come usare gusti in polvere nel gelato, in modo che il sapore sia indistinguibile da un gelato fatto con prodotti freschi.
Ci sono gelaterie col marchio “artigianale” dove in realtà di artigianale c'è poco: le vaschette arrivano dall'Algida; in altre, pure queste artigianali, non espongono l'elenco dei prodotti e degli additivi.
Almeno costassero di meno, i gelati semi industriali con aromi e gusti chimici, preparati dall'industria aromatiera.

C'è differenza tra aroma naturale di valigia e aroma naturale e basta: nella seconda, il sapore somiglia a quello della vaniglia ma deriva dalla crusca.
Non proprio un procedimento naturale: tutto per l'assenza di una parola nella scritta sulla confezione..
Così come la vanillina che deriva dalla produzione del legno o del petrolio.
E lo stesso vale per il sapore di panna, per il sapore di pollo nel brodo, del tartufo.
Il prosciutto cotto, senza gli aromi sembrerebbe carne lessa.
Nella scamorza affumicata c'è l'aroma di affumicatura.
Tutto può essere e tutto può sembrare, basta stimolare la parte più “remota” del nostro cervello.
Per esempio il sapore della vaniglia che ricorda il latte materno, dunque stimola un ricordo piacevole.

La scoperta poco piacevole che fa il servizio è che molti di questi sapori artificiali o coloranti sono possibili cancerogeni: non ci sono i soldi per fare studi approfonditi per capire se sono veramente cancerogeni, solo l'industria avrebbe i soldi, ma sarebbero ricerche di parte.


Possiamo essere spiati dalla telecamera che abbiamo comprato per curare la casa.
E altri rischi potrebbero arrivare da altri elettrodomestici connessi.

Ma il rischio più grande è quando accettiamo clausole di servizi in rete, senza stare attenti, cedendo parte dei nostri dati a siti come Google e Facebook.

Facebook un giorno potrebbe leggerci nel pensiero e postare ciò che abbiamo in mente.
Forse troppo futuristico, ma già oggi Google e Facebook fanno business usando i dati che noi gli forniamo.
Siamo spiati o tracciati anche dai cookies, che tracciano quello che vediamo, i siti che navighiamo.
Dal 2015 è obbligatorio segnalarlo, ma è nata già vecchia (parole del garante Soro).

Il servizio ha mostrato come, navigando su Corriere, Repubblica, Report e BeppeGrillo, i nostri dati navigano per mezzo mondo.
Anche se stiamo navigando in anonimo, c'è modo di dare un'impronta unica del nostro device, che ci identifica.
Le app poi hanno accesso a buona parte dei nostri stessi dati e l'accesso l'abbiamo dati noi: c'è stata la multa dell'Antitrust, ma rispetto ai profitti fatti da Facebook e Whatsapp, sono molto basse.
C'è il caso di una App del Meteo che ha accesso al microfono, col rischio di poter registrare quello che diciamo.

Lo scopo di tutto questo tracciamento è avere tanti più dati di noi: se il prodotto che si scarica è gratis, significa che il prodotto siamo noi.

Assieme al direttore di Future Intelligence, Giorgio Mottola ha fatto un esperimento: accesso gratis ad un hot spot wi fi in cambio del primogenito.
Nessuno legge le clausole in internet: sono poco chiare, lunghe.
E così si corre il rischio, usando un servizio gratuito, di pagarlo in realtà perché magari non si cede il figlio, ma i tuoi dati.

Ci si ritrova profilati anche nelle stazioni di Trenitalia: in cima ai cartelloni pubblicitari c'è una videocamera che si osserva e che ci sta profilando.
Le informazioni sono inviate ad un fornitore di pubblicità che, in base al profilo stimato, ci propone la migliore pubblicità.
La società si chiama Quividi, fondata da un italiano: l'applicazione riconosce l'età, l'umore, per le campagne pubblicitarie di molti marchi nel mondo.
Che fine fanno i dati? Sono collezionati in rapporti ma non si registrano dati biometrici, però.
Ma registrano dati oppure no?
Se c'è registrazione dei dati, servirebbe l'assenso.

All'università di Cambridge hanno realizzato un sw che, usando i dati online lasciati sui social, è in grado di tracciare un profilo psicologico della persona.
Età, carattere, perfino analisi predittive possono farsi.
Dal marketing commerciale si può arrivare alla politica: lo fa Cambridge analytica e lo usa per lanciare messaggi ad un micro target, per cercare i giusti messaggi per convincere le persone.

Cambridge Analytica ha lavorato per la campagna di Trump, ma nel passato una tecnica analoga è stata usata anche da Clinton e Obama.
Una campagna elettorale basata sulla psicologia può essere molto dannosa: ci dicono cosa dobbiamo desiderare, minando la nostra democrazia.

A Milano esiste anche la polizia predittiva: analizzando le serie di dati, si cerca di anticipare i crimini nel futuro.
Un sw analogo è adottato in alcuni land in Germania e anche in America: c'è il rischio che la profilazione si basi sulla razza.

Ci sono anche i database reputazionali: lo ha scoperto un commercialista finito a processo e poi assolto. Aveva un profilo, in una banca dati chiamata World Check, usata dalle agenzie governative e da strutture finanziarie.
I profili sono creati da notizie che arrivano dal web o dalla stampa: ogni giorno si creano migliaia di profili, con informazioni potenzialmente errate.
World check non ha rilasciato l'intervista, strano per una azienda che raccoglie dati degli altri...

Chissà quanti di noi sono finiti in questo database, questo spiegherebbe tante porte chiuse.
È nel nostro diritto chiedere la cancellazione dei nostri dati: se le nostre informazioni sanitarie fossero vendute alle assicurazioni, quanti di noi potrebbero assicurarsi?

Report ha messo online un link per spiare chi ci spia: per vedere l'effetto che fa.

Voglio piangere, di Giuliano Marrucci

E se un giorno la nostra lavatrice, o il televisore, diventassero strumenti di un attacco informatico?
Televisori intelligenti, termostati intelligenti, frigoriferi con telecamere, telecamere con allarmi …
E' l'internet of things: c'è un prezzo da pagare per questa rivoluzione.
Per esempio, come ha dimostrato Marrucci, che la telecamera appena montata sia poi usata da un hacker che ci spia da fuori.

Igor Falcomatà ha bucato la telecamera usando Showdown in pochi minuti: per esempio perché nessuno cambia la password del produttore.
Perché nessuno aggiorna il firmwire della telecamera (o di un altro device connesso alla rete).

Ogni giorno ci sono attacchi in rete che passano per i device connessi in rete, anche per fare attacchi tra stati, senza usare più carri armati o bombardieri.
Non è fantascienza.
La Cina ha rubato segreti di aziende americane, un furto che ha consentito di mettere sul mercato prodotti a basso costo, mettendo in crisi aziende americane.
Peggio ancora gli attacchi informatici sui prodotti militari.

Attacchi DDOS sono avvenuti in Estonia, anni fa, che è passata da computer.
Oggi gli attacchi passano tramite oggetti come il frigorifero di casa, con una potenza migliaia di volte più grande.

Stuxnet è l'arma inventata da USA e Israele per attaccare le centrali iraniane.
Nel 2015 il virus Black energy inventato dai russi è stato usate per attaccare le centrali energetiche.
Azioni di spionaggio ci sono state contro l'aereo F35, che hanno comportato un aumento di costi per gli USA.
Energia, chimica, logistica: tutte aziende che hanno subito furti di informazioni, finite poi in Cina e usate per colmare il gap tecnologico cinese.

Bruce Schneier, guru dell'informatica ha analizzato la mole di dati fornita da Snowden: per l'america passa una grosse mole di dati, molte aziende informatiche sono americane – dice l'esperto.
Questo rende più facile la vita agli spioni delle agenzie americane: quando scoprono una vulnerabilità però, non viene rivelata, ma è usata per sfruttarla contro gli avversari.

Così Wannacry ha prodotto tutti i disastri in Inghilterra, negli ospedali: la vulnerabilità era nota, ma la NSA si è tenuta il segreto, così poi qualcuno ha rubato il codice di questo strumento di spionaggio e lo ha usato per fare un attacco.

Sembra che le agenzie di spionaggio vogliano una rete debole per attaccare meglio gli avversari.
In America e anche nella Russia di Putin: qui gli hacker sono assoldati dai servizi di intelligence,per attaccare il partito democratico e passare poi i dati a Wikileaks.

La Cia colleziona sw con vulnerabilità prodotti in Russa, da lasciare in giro come impronte digitali.
La Russa invece è accusata di far circolare le bufale che hanno condizionato le recenti campagne elettorali: come quelle pro Trump (i cui elettori sono più facilmente condizionabili).

Report è andata nello studio di Russia Today: gli esperti della tv russa sono personaggi improponibili, come la signora, che lavorava nella banca mondiale che sostiene che il Vaticano è controllato da una specie particolare di uomo, homo capensis …

L'Europa e anche l'Italia intendono combattere le bufale con strumenti di controllo.

Ma chi controlla queste agenzie?