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07 febbraio 2023

Presadiretta – i poveri non esistono!

La signora Claudia, una delle persone intervistate da Iacona, ha visto la luce in fondo al tunnel col reddito di cittadinanza, per uscire dalla povertà.

La trasmissione si è anche occupata dell’evasione, dello scandalo del lavoro nero. E della tanta solidarietà di quelli che aiutano i poveri, quelli che la politica non vuole vedere e che ha marchiato come fannulloni da divano.

Invece ci sono i poveri e i volontari che portano i pacchi alimentari per i genitori, per la famiglia. Pensionati che devono decidere se fare la spesa o pagare le bollette. Oppure il disoccupato che si vergogna di prendere l’aiuto.

I 300 volontari dell’associazione Donna Roma fanno un lavoro incredibile, raccogliendo cibo, vestiti e perfino giocattoli: danno da mangiare e aiutano quasi 3000 nuclei familiari, eppure non basta mai, perché la povertà aumenta ogni settimana e la domanda supera l’offerta.
Ci sono persone che arrivano da Donna Roma, segnalati dai servizi sociali, che devono tornare a mani vuote perché manca il pacco.

Ma Donna Roma aiuta anche le persone con le richieste per ottenere il reddito di cittadinanza: come il signor Piero, che ha perso il lavoro con la pandemia e ora ha ottenuto il reddito, poche centinaia di euro che gli consentono di evitare di lavorare in nero per avere dei soldi per andare avanti.

La signora Ida vendeva abiti col marito e con la pandemia è iniziata la crisi, hanno perso il negozio: i 550 euro del reddito le hanno salvato la vita, “oggi mi sento protetta”.

Queste forme di sostegno sono comuni in Francia e in Germania: quello che è normale altrove, in Italia è considerato “metadone” di stato.
Anche Charon ha sempre lavorato, per dieci anni: i problemi sono arrivati coi figli, i datori di lavoro le hanno iniziato a dire che era un problema lavorare per loro. Con isee a 0 e con tre figli prende 600 euro al mese: sono soldi con cui può dare da mangiare ai figli, ma se trovasse un lavoro lascerebbe subito il reddito.

Ma il problema è che le offerte non arrivano, i corsi di formazione sono insufficienti per dare altre possibilità alle persone che devono riciclarsi nel mondo del lavoro.

Non c’è solo Donna Roma, c’è anche la Caritas, ci sono le parrocchie, la comunità di Sant’Egidio che è passata da 3 a 28 centri a Roma per distribuire aiuti.
In Italia i poveri assoluti sono 5,6 ml, in povertà relativa sono 8,8 ml di persone: cosa sarebbe successo a loro senza il reddito di cittadinanza che ha aiutato più di 4 ml di persone.

La risposta è semplice, ci sarebbero state altre 4,8 ml in povertà in più.

Oggi il governo Meloni lo vuole togliere: lo ha chiamato il metadone di stato l’attuale presidente del Consiglio. Ma chi sono i percettori?
Presadiretta è andata ad incontrali a Milano e nei luoghi dove l’economia dovrebbe tirare di più. E invece ..

Iacona è andato a Milano, lungo viale Monza, quartiere San Giovanni: davanti si snoda la fila di persone in attesa di un aiuto dalla Onlus Pane Quotidiano, sin dalle 6 del mattino.
Il pane non deve mai mancare a nessuno, è il principio della onlus: qui si distribuisce pane, salumi, frutta e verdura, tutto arrivato dalle donazioni.
1300 tonnellate di cibo nel 2021: qui arrivano 4000 persone al giorno, molti italiani, pensionati, quelli con pensioni da fame (299 euro), i nostri nonni, persone che hanno perso il lavoro.
Persone che vivono oggi grazie anche alla solidarietà di questa rete di contrasto alla povertà – racconta Claudio Favignana.

Povera Milano, anche qui la povertà avanza.
Le persone in cerca di aiuto sono aumentate dell’11 %, la povertà è cresciuta anche dopo la pandemia: nel supermercato solidate nel Gallaratese le famiglie possono fare la spesa con una carta di solidarietà, che è meno imbarazzante per le persone rispetto ai pacchi.
Qui arrivano persone pagate con salari da fame, con impieghi a chiamata, effetti del precariato spinto: al centro per l’impiego del Corvetto ci sono gli sportelli per le offerte di lavoro, solo la minima parte sono contratti stabili. La maggior parte delle offerte di lavoro sono a termine, a rischio di lavoro povero.
Anche lavori da 4 euro all’ora, a persone che lavorano nei musei di Milano, per 40 ore settimanali. Stessa situazione nelle scuole, dove le cooperative danno contratti a part time: le cooperative preferiscono avere tante persone con part time rispetto a poche persone con contratti full.
E i numeri dell’Istat che dicono che sono aumentati i posti di lavoro? Una presa in giro, sono i contratti a chiamata, per persone che fanno pulizie negli ospedali e nelle scuole per cooperative che hanno vinto gli appalti e poi fanno lavorare le persone per pochi euro.

Oggi si è poveri anche con un lavoro, anche lavorando.
Non è un caso se l’ultimo rapporto della CGIL sul lavoro si intitola “poveri col lavoro”: un terzo del lavoro nella provincia di Milano è al di sotto i 10mila euro l’anno, siamo in una situazione di povertà. Non stupisce che per questo motivo la spesa sociale del comune di Milano sia importante: a Milano nel 2022 è uno scandalo che ci siano persone che non possono mangiare.

Secondo l’assessore Bertolè questo costituisce anche un problema della tenuta sociale per il paese: la colpevolizzazione della povertà va eliminata e bisogna smetterla di pensare che la spesa sociale sia un peso.
Da Milano a Bollate, nell’hinterland: Iacona ha incontrato Elena Meroni, direttrice di una società che si occupa di sociale nei comuni del nord del milanese. A Presadiretta racconta che i percettori sono persone che in buona parte non stanno stravaccati sui divani, sono persone che non possono lavorare o che hanno scarsa formazione, per molti di loro anche presi in carico dai servizi sociali, senza reddito non potrebbero farcela.
Solaro è un comune in una ex zona industriale: nella ex scuola elementare sono oggi presenti i servizi sociali e altri uffici. La sindaca ha chiesto a percettori del reddito di aiutare il comune e tutti hanno accettato, perché erano contenti di aiutare la comunità.

Senza il reddito di cittadinanza queste persone comunque busserebbero alle porte del comune per avere un sostegno: persone che il mercato del lavoro considera come scarti, inutili, hanno invece avuto una opportunità di lavoro.

Sono tante le testimonianze di persone che grazie al reddito hanno potuto contare su qualcosa, una luce in fondo al tunnel – come racconta la signora Claudia che è andata in difficoltà quando si è separata dal marito. Grazie ai servizi sociali del comune ha ottenuto un lavoro e non è rimasta sul divano senza fare nulla ma andrà a lavorare dentro un supermercato.

Solo una minoranza degli occupabili ha ottenuto un lavoro: sono persone rimaste fuori dal mercato del lavoro per troppo tempo, è stupido dire togliamogli il reddito così andranno a lavorare, perché senza una vera formazione un lavoro e un riscatto non lo troveranno mai.
Anche contro i navigator si è scatenata una campagna di aggressione vergognosa: eppure grazie a loro molte persone senza lavoro si sono sentite avvicinate da qualcuno nello Stato.
In Germania ci sono 100mila addetti per i centri per l’impiego, in Italia siamo a 15mila: ne servirebbero molti di più, per aiutare i cittadini italiani in difficoltà a non diventare cittadini di serie B.

L’intervista a Chiara Saraceno

Il lavoro povero è aumentato negli ultimi anni, è un lavoro sottopagato oppure un lavoro a tempo parziale involontario, soprattutto tra le donne (ma ci sono anche uomini).
Quando si dice ai divanisti alzatevi e cercate un lavoro si dice una menzogna: in Italia il lavoro che si trova è povero, questo è il problema non il reddito.
La sociologa ha raccontato del problema dei percettori che hanno basse qualifiche, non sono in grado di incrociare una domanda di lavoro appetibile: le offerte di lavoro sono inferiori alla domanda, non ci sono offerte a sufficienza per persone a bassa qualifica con salari dignitosi.
I nostri centri per l’impiego non sono poi all’altezza per problemi di investimenti e strutture: dovremmo partire da qui, in Italia le politiche attive sul lavoro non hanno grande tradizione.
Si sarebbe potuto pensare anche al reddito di cittadinanza come integrazione da un reddito di lavoro povero, ha aggiunto la Saraceno.
È impensabile che tra sei mesi gli occupabili troveranno un lavoro grazie ai corsi di formazione (che comunque non sono partiti ma si continua ad appoggiarsi ai corsi regionali): succederà che alla fine dei sette mesi scatterà la tagliola, la politica si è dimenticata di loro.

La repubblica dell’evasione
Se solo potessimo recuperare i soldi dell’evasione avremmo abbastanza risorse per potenziare i centri per l’impiego, per creare veri corsi di formazione che durano il tempo necessario per persone rimaste senza posto per lungo tempo.
L’evasione fiscale in Italia vale 100 miliardi di euro: quella più evasa è l’irpef dei lavoratori autonomi, poi l’Iva (peggio di noi fanno solo Malta e Romania).

IL grosso dell’evasione la fanno i piccoli imprenditori, i liberi professionisti: proprio la categoria che il governo Meloni ha scelto di non disturbare, perché vogliono fare.
Racconta il professor Santoro che in realtà l’evasione delle multinazionali è difficile da contrastare, noi siamo un paese di piccole imprese: emblematica la storia dei due stilisti Dolce e Gabbana condannati prima e assolti poi in Cassazione. In Italia dimostrare l’illecito è complesso, servono indagini complicate, serve tempo, servono risorse.
La Guardia di Finanza è impegnata in questa battaglia, contro le aziende che emettono fatture inesistenti a società che con finte spese poteva pagare meno tasse: a Orbassano la Finanza ha trovato un giro di aziende che emettevano finte spese per 7 ml.
Queste indagini sono ostacolate dall’uso del nero, si controlla allora il tenore di vita delle persone, l’incrocio delle banche dati: in questo modo di individuano evasori totali, persone sconosciute al fisco.
I comuni potrebbero aiutare questa caccia agli evasori, segnalando cittadini che hanno problemi coi tributi: dai comuni si fanno segnalazioni all’agenzia delle entrate che poi farà i controlli.
Nel comune di San Giovanni in Persiceto hanno recuperato in questo modo 4 ml di euro, qualcosa che entra in più nelle casse del comune, soldi con cui si sono abbassate le tasse per i cittadini, per fare nuovi servizi.

Ma sono pochi i comuni che collaborano col fisco, molti preferiscono non voler controllare i propri cittadini, perché perderebbero voti. Dovendo scegliere tra persone oneste e persone che votano hanno scelti questi ultimi.

In Veneto ad esempio il patto anti evasore è un flop: a Povegliano hanno recuperato 0, nonostante ci siano 140mila euro di tasse non pagate, non hanno segnalato nulla all’agenzia per le entrate.

IL problema è che i piccoli comuni sono penalizzati in questa lotta, sebbene l’evasione colpisca tutti quanti, piccoli e grandi. L’evasione è la colpa delle tasse alte.

In questi anni si è aggredita l’evasione “facile”, rimane fuori l’evasione con consenso – spiega il professor Santoro: sono quegli accordi tra privati che si mettono d’accordo per una transazione.
Entro il 2024 l’Italia dovrebbe ridurre
del 15% le tasse evase per non perdere i fondi del PNRR: servirebbe incrociare le varie banche dati, magari come fanno in Francia con strumenti di intelligenza artificiale.
Incrociare conti i banca, beni catastali, arrivando perfino ad immagini satellitari, con cui hanno rilevato per esempio piscine non dichiarate al fisco.

Ma in Francia si è andati oltre: qui si vanno a scandagliare anche i social, anche le transazioni online con qualcosa che assomiglia ad una sorveglianza di massa.

Il nostro governo ha annunciato la riforma fiscale, che dovrebbe essere presentata a marzo: al momento si parla di tregua fiscale, di flat tax che mal si conciliano col recupero dell’evasione.

Lo scandalo del lavoro nero
Da Milano a Napoli, con lo scandalo delle persone che per anni hanno lavorato a nero, senza contributi, senza contratti.
Dalla prima trasmissione girata 11 anni fa sul lavoro nero con Gaetano di Vaio, non è cambiato niente: man mano che l’economia arretrava la piaga del lavoro nero è cresciuta nella ristorazione, nell’edilizia, nei servizi.

Come la signora Dora, che dopo anni in nero ha ottenuto il reddito di cittadinanza e sul lavoro racconta “quando chiedi i tuoi diritti ti licenziano subito dalla sera alla mattina ..”.
Questa persona ha lavorato a nero per 31 anni senza ricevere dallo Stato alcun tipo di sussidio, fino al reddito di cittadinanza: stiamo parlando di qualche centinaio di euro al mese, con qui questa signora dell’intervista è andata avanti per 36 mesi, separata con tre figli minorenni da crescere da sola. Con quei soldi li ha tenuti al riparo da brutte tentazioni, come quelle del guadagno facile attraverso la criminalità organizzata.
Sono persone che hanno lavorato ma che per lo Stato non esistono: non è vero che Napoli è la capitale dei fannulloni, raccontano dalla Gesco, citando i casi dei concorsi per posti del comune dove si sono presentati anche laureati.

La realtà è che il reddito di cittadinanza mette in crisi il mercato parallelo, del nero, dei salari bassi, dello sfruttamento, dell’assenza delle tutele.
Altro che metadone di Stato: le persone quando trovano un lavoro dignitoso, competitiva col reddito, lo accettano senza problemi.
In Italia è partita la caccia ai poveri: ti viene perdonato di tutto, perfino l’essere mafioso, ma non l’essere povero –
lo racconta a Iacona un operatore sociale.
Anche a Napoli la rete di sostegno alle persone in difficoltà è vasta, con strutture che offrono supporto: ma qui sono preoccupati della fine del reddito di cittadinanza, c’è il rischio di un collasso sociale racconta l’assessore al welfare Trapanese
.
Tutto questo succede in un momento in cui le crisi industriali, come quella della Whirlpool, non vengono risolte. Ma c’è anche il caso della Dema, un’azienda oggi in cassa integrazione.
Tutti i posti di lavoro che si perdono non si recuperano più, vale sia per la grande impresa che per le piccole imprese.

Isaia Sales è uno studioso della Camorra: lo scrittore lo considera fondamentale per il sud tanto quanto lo statuto dei lavoratori. Il reddito ha consentito di aprire gli occhi sui poveri, non dovremmo dividerci su questo: senza pandemia sarebbe scoppiata la rivolta, pensiamo a quanto ci ha risparmiato come disagio nelle famiglie, poter pagare le bollette, poter mettere il cibo in tavola. Perché chiudiamo gli occhi di fronte a questa realtà?

A Bacoli gli occhi non li hanno chiusi: diversamente dalla maggior parte dei comuni italiani, qui i percettori sono stati impiegati nei PUC, piccoli lavori per la comunità. Sono persone che lavorano per il comune, per la comunità, non sono persone a perdere ma sono persone che tornano ad essere utili.

Se togli il reddito – si chiede il sindaco di Bacoli - allora cosa farà il governo, aumenterà i fondi per i servizi sociali per i comuni?

L’importanza della formazione

L’istruzione è legata alla crescita economica e alla possibilità di ottenere un lavoro: migliorare i livelli di istruzione rende fino a 5 punti del PIL, spiega l’OCSE. Ma la nostra scuola ha un alto livello di abbandono, che crescono nelle zone più povere.

La povertà formativa riguarda ancora, a 50 anni da Don Milani, le classi più povere: nei quartieri poveri di Napoli lo stato dovrebbe realizzare le scuole migliori, coi migliori professori, con le migliori dotazioni.

Eppure la scuola Giovanni Bovio mancano gli infissi, gli spazi per fare lezione sono stati recuperati da luoghi per fare teatro, i pasti si consumano nelle stesse aule.
Lo stesso vale per le superiori, come l’istituto Volta, che secondo un docente è come un pronto soccorso in una zona di guerra: qui arrivano ragazzi che sono vittime di una guerra.

Serve rendere stabili le esperienze positive, come quelle dell’istituto Aldo Moro di Ponticelli, contro la dispersione scolastica, servono i fondi che meritano, serve investire nella lotta alle disuguaglianze. Serve, purtroppo, anche una politica che voglia portare avanti una lotta contro la dispersione scolastica, contro le disuguaglianze.

06 febbraio 2023

Anteprima Presadiretta – I poveri non esistono!

Nella prima puntata del 2023 Presadiretta si occuperà di evasione fiscale, del grande scandalo del lavoro a nero e della povertà che aumenta. Cosa ha fatto la politica (e gli ultimi governi) per questi problemi? Ha eliminato il reddito di cittadinanza.

“Da spettatori a protagonisti del nostro futuro” è lo slogan che accompagna lo spot della trasmissione: protagonisti perché dobbiamo essere cittadini informati della situazione del nostro paese e di quello che succede nel mondo.

Vale per i cittadini di oggi e per quelli di domani: i ragazzi che nelle scuole devono imparare a conoscere e a sfruttare i loro valori anche i ragazzi delle scuole di periferia, come racconterà il servizio di questa sera: “le periferie sono il luogo dove accade il nuovo” spiega Nicola Laieta educatore dell’associazione Maestri di strada, a Napoli “quindi vuol dire che il futuro è qui e al futuro va dato lo spazio che merita. ”

Nella loro struttura si insegna ai ragazzi il teatro, quello dell’opera, del settecento, e i ragazzi capiscono che ha valore quello che fanno ma anche che loro hanno un grandissimo valore e non devono sprecare la loro vita, le loro potenzialità.

Altro che imparate dall’umiliazione, altro che bisogna soffrire: purtroppo è partita in Italia una caccia ai poveri: il titolo di questa puntata è infatti “I poveri non esistono”, perché non esistono nell’agenda politica nazionale e da parecchio tempo.

Nella presentazione fatta a Rai Radio 2 Iacona racconta di come questo sia un paese strano: siamo un paese cattolico e dovremmo amare la solidarietà (e nel servizio i giornalisti racconteranno di quanta solidarietà ci sia in questo paese) nei confronti delle persone in difficoltà, ma che poi dal punto di vista della politica nazionale considera la povertà quasi come una colpa. Se uno è un poveraccio è perché non ha voglia di lavorare: Presadiretta farà un viaggio dal basso per mostrare come sia cresciuta la povertà dopo la pandemia, con la doppia botta pandemia e guerra in Ucraina. Stiamo parlando della situazione di disagio di più di 12 ml di italiani.
Il servizio affronterà anche il tema del reddito di cittadinanza che da sostegno a 2,6 ml di gruppi familiari, altri 4 ml di persone: c’è da domandarsi cosa sarebbe successo in questo paese se non ci fosse stato il reddito, soprattutto durante la pandemia.
Ma la trasmissione cercherà di capire più da vicino quali siano le politiche da mettere in atto per contrastare la povertà e svuotare il mare della disoccupazione anche andando a conoscere le storie dei beneficiari del reddito di cittadinanza sui quali si è fatta molta propaganda politica: andiamoli a vedere questi divani – racconta Iacona sempre a Radio 2 – “voglio entrare in una casa, beccare il beneficiario del reddito di cittadinanza sdraiato sul divano col metadone di stato.”

Una parte del servizio la potete vedere nell’anteprima sui canali social dove Iacona ha intervistato alcuni percettori, persone che lavoravano nel settore della ristorazione sempre a nero, da lavapiatti a cameriera di sala. Una di queste, una signora, racconta al giornalista che “quando chiedi i tuoi diritti ti licenziano subito dalla sera alla mattina ..”.
Questa persona ha lavorato a nero per 31 anni senza ricevere dallo Stato alcun tipo di sussidio, fino al reddito di cittadinanza: stiamo parlando di qualche centinaio di euro al mese, con qui questa signora dell’intervista è andata avanti per 36 mesi, separata con tre figli minorenni da crescere da sola. Con quei soldi li ha tenuti al riparo da brutte tentazioni, come quelle del guadagno facile attraverso la criminalità organizzata.

Presadiretta ha seguito anche il lavoro dei volontari che a Roma consegnano i pacchi alimentari alle persone in difficoltà: come la persona anziana con una pensione che non le permette di fare la spesa e anche pagare le bollette, perché è tutto aumentato, non solo gas e luce. O come la famiglia dove i genitori hanno perso il lavoro, per la crisi legata al covid. Fino a gennaio questo signore prendeva la disoccupazione, la domanda per il reddito di cittadinanza non l’hanno potuta presentare perché la moglie prende anche lei la disoccupazione e secondo l’inps basta e avanza: “sono venuto qua la settimana scorsa ma poi sono tornato indietro” ammette di fronte alle telecamere “perché mi imbarazza”.
Questo sono le persone a cui questo governo ha tolto il reddito di cittadinanza.
Persone che sarà difficile convincere che il paese sia sotto minaccia degli anarchici, degli immigrati, che dobbiamo spendere per le spese militari fino al 2% del PIL, che dobbiamo togliere le intercettazioni ...

La scheda del servizio:

PresaDiretta, con la sua ostinata voglia di approfondire e di raccontare, entrerà nelle questioni più attuali per provare a capire un mondo sempre più complesso: dalla guerra in Ucraina alla povertà che avanza, dalle urgenze dettate dal cambiamento del clima alla crisi della sanità pubblica, dalle crescenti tensioni tra le grandi potenze agli scandali che hanno investito l'Unione Europea. In questa puntata il racconto, da nord a sud, della povertà che avanza e il mercato del lavoro sempre più povero. Nonostante gli indicatori siano allarmanti c'è chi pensa che la povertà sia una colpa e che il welfare sia un costo piuttosto che una risorsa per far crescere la società.
C'è chi pensa che I POVERI NON ESISTONO. E ancora, le polemiche attorno al Reddito di Cittadinanza: zavorra o opportunità? E poi la fondamentale battaglia contro la povertà educativa, perché investire sulle giovani generazioni vuol dire costruire il futuro del nostro Paese. Un viaggio di PresaDiretta attraverso le straordinarie esperienze di alcune scuole napoletane. Infine l'evasione fiscale. Quanto welfare, quanti servizi per la collettività vengono sottratti dagli italiani che, ogni anno, evadono 100 miliardi di tasse? Eppure il presidente Mattarella ce lo ha ricordato con chiarezza: "La Repubblica è di chi paga le imposte". Ospite di Riccardo Iacona, la sociologa Chiara Saraceno, presidente del Comitato Scientifico per la valutazione del Reddito di Cittadinanza che ha elaborato alcune proposte per migliorarne l'efficacia. Per ragionare insieme sulla riforma del Reddito di Cittadinanza dell'attuale Governo e di politiche del lavoro.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

29 ottobre 2021

Le giovani generazioni e la disonestà intellettuale

 Alla fine, per far quadrare i conti, bisogna stare attenti a come si spendono i soldi ed evitare di creare troppo debito che pesi poi sulle spalle delle prossime generazioni.

Bene, bravo bis.

Ma poi, all'atto pratico, mai visto un governo che taglia la spesa se non toccando pensioni, sanità, scuola, welfare.

I soldi per il reddito di cittadinanza sono uno spreco (meglio tagliare le tasse alle imprese dicono da destra a destra) e quelli che prendono i sussidi non avendone diritto sono furbetti.

Mica come gli onesti evasori, o quanti avendone modo, fanno una bella elusione fiscale (ed essendo pure campioni sportivi diventano emblema del made in Italy).

Serve mettere a posto i conti? Perché non tagliamo la spesa militare, perché non tocchiamo l'evasione o la corruzione (due temi spariti dai radar)?

Sulle pensioni poi, c'è una tale disonestà intellettuale da far rabbia: a pesare sul futuro di chi entra adesso sul mondo del lavoro c'è il precariato, salari in decrescita (unico paese in Europa), lavori saltuari.

I giovani, quelli che voi oggi dite di voler proteggere, un giorno vi malediranno.

Da leggere:

Draghi sfrutta i giovani come scudo per i tagli DI DANIELA RANIERI 

Naturalmente i principali emissari di questa retorica pro-giovani sono i detentori di vitalizi, pronti a darsi fuoco quando gli si toccano privilegi da Ancien Régime, improvvisamente preoccupati per il destino dei giovani. I quali giovani sono stati massacrati da decenni di precariato, scientificamente privati del diritto alla futura pensione, costretti ad accettare ricatti, contratti finti, salari da fame e/o sostituiti da buoni pasto, tutto per volere del legislatore e dei governi anche di centrosinistra. Infatti il distruttore dello Statuto dei Lavoratori e inventore del Jobs Act (e della Buona Scuola, con la cosiddetta alternanza scuola-lavoro, una trovata per mettere i minorenni a lavorare gratis negli autogrill), twitta: “Che i sindacati attacchino il Governo sulle pensioni dimostra ancora una volta come parte dei dirigenti di questo Paese pensi solo a chi è già garantito e non ai giovani. Tanto il conto lo pagano sempre i nostri figli”. Giusto per geolocalizzarlo: il tweet parte da Riyad (o dall’aereo privato che ce lo porta), dove è atteso per parlare di “Cultura” (lui!) in cambio di soldi sauditi

Pensioni, la solita moda di usare i figli per picchiare i padri e i nonni di Alessandro Robecchi

Il trucchetto ha il suo fascino, e a volte funziona. A pensarci, è quello su cui basa la sua propaganda anti-immigrati Matteo Salvini che tuona “prima gli italiani”, cioè invita i penultimi (gli italiani poveri) a odiare gli ultimi (i migranti). Altro caso di scuola, la narrazione renzista che portò all’abolizione dell’articolo 18. Siccome moltissimi non l’avevano, invece di darlo anche a loro si additò chi ne usufruiva come egoista e privilegiato. Anche allora i giornali erano pieni di giovani che dicevano: io, precario, l’articolo 18 non lo avrò mai, e allora perché deve averlo un metalmeccanico? Il meccanismo culturale che sovrintende il “ridisegno” del sistema pensionistico è esattamente lo stesso: lasciare una moltitudine senza diritti e poi – fase due – additare chi i diritti ancora ce li ha come un pescecane profittatore. Questo il desolante quadro del dibattito: trasferire la guerra ai piani bassi della società, mentre ai piani alti si stappa e si festeggia la ripresa “oltre le previsioni”. Siamo sempre lì: un Monti, un Renzi, un Draghi, la stessa sostanza di cui sono fatti gli interessi dei ricchi.

09 aprile 2019

Report – Italy works (il check in sul reddito di cittadinanza)

La due diligence al reddito di cittadinanza, l'analisi della manovra e cosa si nasconde tra le sue pieghe e, infine, i cinghiali che stanno chiedendo anche loro la cittadinanza, ma senza reddito.

Incontri ravvicinati a Roma – di Antonella Cignarale

I cinghiali sono arrivati anche nella capitale: sono animali che arrivano a pesare fino ad 1 quintale, ce ne sono circa un milione in Italia e ogni anno, oltre a creare danni ai contadini, causano incidenti con gli automobilisti e motociclisti, con morti e feriti.

Questo è il risultato che ottieni se abbandoni il territorio: i cinghiali arrivano sotto porta a sfamarsi sui cassonetti della spazzatura.
Cosa possono fare i cittadini? Un consigliere leghista (Ghiroldi) propone di armarsi di frecce e arco, a Roma un altro assessore ha proposto una convivenza.
Ma meglio armarsi di un bel bastone, se si vuole camminare nei parchi di Roma: al momento non esistono tecniche di sterilizzazione, l'unica è l'abbattimento.
Ma l'assessore Antonini propone una pacifica convivenza: ha proposto all'Ispre dei corsi per i cittadini romani su come comportarsi di fronte ad un cinghiale.
Ma mica è facile stare fermi davanti un cinghiale in carica, magari una femmina coi piccoli o un verro con delle zanne importanti.

A chi segnalare un attacco di un cinghiale, o un avvistamento? I vigili, la polizia, la forestale?
I carabinieri stanno ancora aspettando di capire come intervenire, non hanno i mezzi per catturarli, “lo Stato deve dare i mezzi”. Alla fine si capisce che dovrebbero intervenire le guardie provinciali, oggi in carico all'area metropolitana.
C'è un vuoto istituzionale che alla fine non porta a niente, fino a che non arriveremo a qualche ferimento importante.

A Roma è stata messa in piedi una task force con dentro guardia parco, personale dell'asl .. ma nel frattempo che interviene il cinghiale è già scappato.

Italy Works – di Claudia Di Pasquale

Il reddito di cittadinanza è una forma di supporto a chi non ha niente e anche un sistema che aiuta il disoccupato a rientrare nel mondo del lavoro.
Una riforma molto ambiziosa, era nel programma del M5S, su cui ci hanno messo la faccia: sarà erogato tramite una card stampata da Poste Italiane, che arriverà a più di 1 milione di persone.
Per ottenerlo si devono rispettare delle norme: isee, patrimonio finanziario e immobiliare, a verificare che queste norme siano rispettate sarà l'Inps.
Ma c'è un problema segnalato da Boeri: solo la Guardia di Finanza può controllare se altri membri del nucleo familiare non rispettino questi criteri, ma potrà fare controlli solo post erogazione del reddito.
Si crea così un problema di recupero di denaro pubblico, stimato in un miliardo: si poteva aspettare settembre, con l'Isee precompilato, ma – maliziosamente – Boeri faceva notare come forse l'obiettivo erano le elezioni europee di maggio.

Di Maio ha posto al centro del dibattito un tema importante, la povertà e il crollo dei posti di lavoro, per l'automazione (sempre più spinta con le nuove tecnologie).
Eravamo l'unico paese europeo con la Grecia a non avere norme a contrasto della povertà, fino al governo Gentilini: la riforma del governo giallo-verde prevede un reddito, ma in cambio il cittadino deve iscriversi ad una piattaforma ed accettare una delle tre proposte trovate dal sistema.

Per far funzionare il sistema Di Maio ha chiamato Mimmo Parisi, messo a capo dell'Anpal: arriva dall'America, dall'università del Mississippi, dove lavorava Parisi.
X-Park è il centro dove lavorava Parisi, che partiva dall'analisi dei dati per migliorare il benessere umano: tra i progetti realizzato, Mississippi Works, per far incontrare domanda e offerta di lavoro, un portale e anche una app per cellulare.
Ma sulla App e sul portale c'è un problema nella ricerca dei lavori, come se ci fosse un filtro a monte.
E' stato il governo del Mississippi a voler realizzare questo portale: tramite i centri per l'impiego il 60% delle persone che vi si rivolgono trovano un lavoro.
Il disoccupato che cerca un lavoro, deve dimostrare di essersi attivato per cercarne uno nuovo e il portale lo aiuta in questa ricerca: effettivamente il tasso di disoccupazione è calato, in uno stato che è uno dei più poveri degli Stati Uniti (circa il 20% della popolazione vive in condizioni di povertà).

Lo stato più povero è anche lo stato con la paga più bassa negli Stati Uniti, dove la gente riceve sussidi bassissimi (170 euro, per una famiglia con tre figli), vive in case diroccate.
Il costo della vita è più basso, ma è basso anche il livello di istruzione: in questo Stato sono arrivate aziende straniere, come la Nissan che ha portato qui un impianto grazie agli sgravi.

Mississippi Works, lo raccontano le persone che conoscono come stanno le cose, è solo una barriera per impedire alle persone di ricevere sussidi.

Ci sarebbe anche una questione di potenziale conflitto di interesse: il software dietro il reddito di cittadinanza è di un'azienda americana, l'idea di Parisi era quella di portare qui i suoi collaboratori per portar qui il know how.
Ma in Italia serve un bando, una gara: ma Di Maio voleva trovare una strada veloce e anche legale, dunque si deve fare il bando.
Ma si deve aspettare l'accordo stato regioni, dunque il bando ancora non c'è: “non sarà semplice ...”.

Dunque, se vuoi il reddito, devi iscriverti alla piattaforma, che ha qualche criticità, non mostra tutti i posti di lavoro. Dunque, come funziona l'algoritmo?
Serve maggiore trasparenza, per non far sorgere dubbi di discriminazione, per razza, istruzione o altro.
Mississippi Works non ha abbattuto la povertà ma ha consentito al dipartimento del lavoro di avere meno dipendenti, con la sua adozione.

E la situazione in Italia per i centri per l'impiego, qual è?
Dovranno trovare tre lavori, un'offerta congrua, la legge non specifica che sia un contratto indeterminato (può essere anche un contratto a tre mesi), e la prima volta può essere fino a 100km di distanza (o 100 minuti di viaggio).

Ma nei centri per l'impiego in Italia ci sono ancora le offerte sulle bacheche: al momento, a Crotone o Lamezia, mancano ancora le offerte delle aziende limitrofe.
Come faranno a trovare tre offerte per le migliaia di disoccupati? Non sarà un'impresa facile.

Lamezia, Crotone e infine Cirò Marina: 12000 iscritti e poche offerte anche qui.
La provincia di Crotone ha il tasso di disoccupazione al 27%: il problema è il lavoro che non c'è, in questa regione del sud.
C'è poi la seconda offerta di lavoro, che da Crotone ti porta fuori regioni, in zone sempre con poche opportunità.
E poi l'offerta che non si può rifiutare, in tutta Italia: ma in Italia i centri per l'impiego non sono quasi mai la soluzione per trovare un lavoro.
E, come quello di Primavalle, hanno anche qualche problema di stabilità, sui soffitti.

In Lombardia, i centri per l'impiego funzionano meglio: a Milano, in uno di questi, gli utenti possono consultare online le offerte. Il servizio è gestito dall'Afol, che ha 540 operatori, si occupano anche di fare corsi di formazione.
Ma anche qui a Milano, di fronte al numero di disoccupati, mancano le offerte di lavoro: solo il 3% delle persone in Italia trova lavoro in un centro.
Di fronte a questa obiezione, il ministro Di Maio ha risposto tirando fuori gli investimenti fatti sui centri, l'accordo con le regioni. Ma si andrà a regime tra un anno almeno: cosa facciamo nell'attesa?
I disoccupati saranno affidati ai navigator, una figura che orienta il disoccupato nel momento del bisogno: anche loro sono persone che oggi non esistono, così il ministero ne ha assunte 6000 con contratto a termine che dovranno essere formate.

Ma anche questi navigator saranno formati dai 650 precari dell'ufficio delle politiche attive (Anpal Servizi): precari che formano altri precari per aiutare persone a non essere senza lavoro.
Il governo su Anpal ha messo solo 1 milione di euro, pochi di loro verranno stabilizzati, mentre sono 270 ml di euro quelli messi per i navigator, che lavoreranno sotto controllo delle regioni.

E qui nasce un altro problema, perché nelle regioni non c'è posto per i 6000 navigator: inoltre le regioni hanno protestato sul fatto che spettava a loro formare i disoccupati, così si è passati da 6000 navigator a 3000 assistenti tecnici nei centri per l'impiego.
Un accordo al ribasso, dunque.

Nel giro di un mese e mezzo si può fare la selezione dei navigator: di questo è sicuro Di Maio, ma ad oggi è pronto solo il bando per la scelta della società che deve fare formazione ..

Ma se la situazione dei centri per l'impiego è quella drammatica che ha raccontato Di Pasquale è colpa dei governi precedenti: in capo alle province, poi le regioni, infine allo Stato ..

Di Maio si è ispirato anche alla riforma Hartz 4, in Germania: per questo progetto il governo stanzia 36 miliardi, i centri per l'impiego funzionano, ma offrono solo lavori a breve termine.
E poi, i centri per l'impiego sono anche sanzionatori: con Hartz 4 non si esce dalla povertà, è una sorta di trappola per la povertà, non se ne esce mai.
Sono 1 milione di persone rimaste in Hartz 4 per più di 10 anni: sono persone che per le statistiche sono occupate ma che in realtà fanno lavoretti uno dietro l'altro.

Così, si scopre, che in Germania la povertà è cresciuta in questi anni: migliaia di persone sono rimaste bloccate sulla soglia della povertà, persone che si sentono in colpa se non rispettano le norme sancite dai centri per l'impiego, norme che non puoi rifiutare.
Non chiamiamolo reddito di cittadinanza dunque: se sei povero non hai colpe.

Peccato che oggi non abbiamo risorse per un reddito universale.

Dalla Germania alla California, San Francisco: qui siamo in una zona con il più alto reddito in America ma si trovano poveri per strada. Qui il costo della vita è alto, anche se hai un lavoro rischi di essere povero.
Poco lontano, a Stockton, si trasfericono le persone che non riescono a trovare casa a San Francisco: qui stanno sperimentando il reddito di base, 500 dollari al mese, incondizionati, senza vincoli.
Il progetto costa 1 milione di dollari finanziati da una rete filantropica, al cui interno troviamo un consigliere di Obama: il reddito di base è un diritto di ogni cittadino e questo sta diventando un mantra di tutti i big della Silicon Valley.
Come mai Google, Facebook vogliono il reddito di base universale? Perché sanno che l'automazione farà perdere posti di lavoro, così lo Stato deve sopperire a questa nuova ondata di povertà fornendo il reddito di base.

Nella Tesla di Elon Musk (altro fan del reddito universale pagato dal pubblico) non ci sono sindacati, gli stipendi sono i più bassi, meno di un fast food: eppure Musk vuole il reddito di cittadinanza, ma forse dovrebbe preoccuparsi di più dello stipendio dei suoi dipendenti.

In Italia se volessimo arrivare ad un reddito universale per tutti, che sostituisca il welfare, servirebbe una spesa pari al 25% di PIL.
Una cosa irrealizzabile, bisognerebbe tagliare buona parte della spesa pubblica.

Il M5S, con Di Maio punta al reddito di cittadinanza, già da maggio.
Mentre con Casaleggio o Di Battista parlano di reddito universale, due visioni completamente diverse.
Il rischio è che si sta facendo tutto troppo in fretta e che questa riforma si trasformi in un assistenzialismo.

Presa diretta aveva proposto, l'anno scorso, di far pagare ai big della rete, una tassa con cui finanziare il reddito di cittadinanza universale: i big della Silicon Valley, quelli che hanno nascosto i loro profitti nei paradisi fiscali, che sfruttano i loro dipendenti e che oggi vogliono il reddito universale ma pagato dallo Stato.

08 aprile 2019

Le inchieste di Report: il reddito di cittadinanza, le mance elettorali e i cinghiali in città


Un'analisi della riforma sul reddito di cittadinanza, le mance elettorali che i politici inseriscono nelle norme che il Parlamento approva (e lo hanno fatto tutti i governi, compreso questo) e, infine, nell'anteprima, un servizio sui cinghiali in città: cosa li spinge ad avvicinarsi così tanto?

Incontri ravvicinati (in città) di Alessandra Borella

Come mai i cinghiali si avvicinano sempre più alla città? La risposta sta nel fatto che sono attirati dal cibo che trovano nei cassonetti, come a Roma, che sono sempre belli pieni.
La mala gestione dei rifiuti, oltre ad avere ricadute economiche ed ambientali, ha anche questo effetto collaterale: un cinghiale è stato avvistato in un parco della capitale proprio mentre Alessandra Borella stava girando il servizio.
LE persone intervistate raccontano dei loro incontri ravvicinati, molto poco piacevoli:
sembra di essere tornati ai tempi della Roma medioevale, dove fuori dal borgo, era tutta campagna..
Chi va per parchi, nel verde cittadino, deve attrezzarsi con trombette, bastoni da picchiare per terra.

Chi se ne dovrebbe occupare (prima che si arrivi ad un incidente serio)? I vigili no, la polizia nemmeno, forse la forestale.
Nel 2016 ci sono stati 16 morti e 151 feriti per incidenti causati dai cinghiali: l'assessore Antonini ha proposto una convivenza civile coi cinghiali, basta che si trovi qualche volontario che vada a parlare con loro.

Può pesare fino a cento chili, genera dieci cuccioli alla volta anche tre volte all'anno: parliamo del cinghiale, spina nel fianco di agricoltori automobilisti e cittadini. Hanno invaso l’Italia, ce ne sono circa un milione, secondo le stime. Sono sempre in cerca di cibo e ogni anno provocano milioni di euro di danni agli agricoltori e incidenti anche mortali. Pascolano indisturbati per le strade della Capitale e possono diventare aggressivi, al punto che in alcune zone di Roma i residenti sono terrorizzati dai continui avvistamenti e si tengono alla larga dal parco sotto casa. Come è possibile che un animale selvatico arrivi in città in maniera sistematica? Chi se ne occupa?


L'inchiesta sul reddito di cittadinanza

Il reddito di cittadinanza, assieme a quota cento (la riforma delle pensioni), è una delle due riforme cardine di questo governo essendo promessa elettorale che il M5s aveva fatto ai suoi elettori.
Da aprile è legge: le persone che rientrano nei requisiti stabiliti dalla legge (senza lavoro, un Isee minimo..) possono presentarsi ai Caf, agli sportelli dell'Inps, per fare richiesta di questa forma di sostegno. Ma in questa legge sono previste anche forme attive per consentire alla persona di rientrare nel mondo del lavoro: grazie ai tutor, ciascun beneficiario del reddito riceverà fino a tre proposte di lavoro, se dovesse rinunciare a tutte e tre, perderebbe questo reddito.
E' una riforma che ricalca forme di sostegno presenti in altri paesi: coloro che la criticano (anche da quei partiti che si dicono di centro sinistra) raccontano che con questi sussidi le persone sono invogliate a rimanere a casa, ma non è questo il fine della riforma.
Ha suscitato polemiche il fatto che la somma che verrà data come sostegno può essere superiore a certi stipendi, ma questo significa solo che in Italia si tende a pagare poco (o a non pagare) le persone, specie in determinate categorie.

“Col reddito di cittadinanza si afferma il principio che chi non ha niente da oggi ha almeno 780 euro” - solo queste le parole scelte dal vice presidente Di Maio per introdurre la riforma, in una sala gremita dai vertici del m5s, dove Grillo in collegamento parlava della più grande manovra economica di questo paese, “estirpare la povertà con delle intuizioni economico-finanziarie”.


Presto migliaia di italiani riceveranno questo reddito di cittadinanza, erogato tramite una card stampata da Poste Italiane: i requisiti minimi riguardano l'isee (inferiore a 9360 euro), un patrimonio immobiliare inferiore a 30000 euro l'anno, un patrimonio finanziario inferiore a 6000 euro l'anno.
Questi requisiti saranno verificati dall'Inps, che dovrà passare al vaglio conti correnti e proprietà immobiliari: Tito Boeri ha spiegato alla giornalista uno dei primi problemi ovvero, per problemi di privacy, non sarà possibile fare controlli su altri membri del nucleo familiare, nel caso un membro della famiglia faccia domanda. Sono controlli che verranno fatti, dalla Guardia di Finanza, ma dopo: si stima cioè di dover fare delle attività di recupero su circa 100mila nuclei familiari, per un valore medio di 10000 euro.
Il che significa un miliardo bello tondo.
Il ministro Di Maio, intervistato da Claudia di Pasquale, ha assicurato che la GDF si attiverà subito (ma sempre post erogazione), grazie ai nuovi poteri che le sono stati dati e in ogni caso, una dichiarazione mendace porta ad un reato per cui sono previsti fino a 6 anni di carcere.

Dal 1 settembre 2019 entrerà in vigore l'Isee precompilato: con questo l'Inps potrà fare controlli prima di erogare il reddito di cittadinanza. “Sarebbe saggio aspettare settembre” - il commento di Boeri: “a meno che il governo abbia un orizzonte così breve da pensare soltanto da qui a maggio e poi disinteressarsi di quello che succede dopo”.
Questa fretta deriva dall'arrivo delle elezioni europee di maggio?

L'Inps ha dunque espresso le sue perplessità, ma i centri per l'impiego sono pronti?

Un ruolo centrale per far funzionare la parte attiva della riforma (la ricerca di un lavoro per chi lo ha perso) lo ha l'Anpal, l'agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro. Per gestirla è stato chiamato il professor Mimmo Parisi dall'università del Mississippi, perché proprio lui?
Domande a cui il servizio cercherà di dare risposta, anche per la questione del conflitto di interesse dell'imprenditore Parisi, che possiede la società che ha realizzato questa App che mette in contatto domanda e offerta di lavoro.

La scheda del servizio: Italy Works di Claudia Di Pasquale in collaborazione di Carla Rumor
Dal 29 marzo il reddito di cittadinanza è legge, lo scopo è dare un sostegno ai 5 milioni di italiani che, si stima, vivono al di sotto della soglia di povertà. L’Europa ci chiedeva una misura simile dal 1992, l’Italia e la Grecia erano rimaste le sole a non averla introdotta. Nessuno però potrà restare sul divano, i beneficiari dovranno svolgere lavori di pubblica utilità e accettare una delle tre proposte di lavoro offerte dai centri per l'impiego. Ci riusciranno visto che ad oggi trovano lavoro solo al 3% degli utenti? Per realizzare quello che sembra un miracolo, è stato chiamato il professore italo-americano Domenico Parisi, che in Mississippi ha realizzato un sofisticato sistema per incrociare domanda e offerta di lavoro. Per verificare se il suo progetto ha funzionato siamo andati negli Stati Uniti. Nel corso dell'inchiesta Report trasmetterà anche una lunga intervista al vicepresidente del Consiglio dei ministri Luigi di Maio.

Le mance elettorali

Ogni governo cerca di piazzare le sue mance elettorali nelle pieghe delle norme approvate in Parlamento: anche questo governo del cambiamento lo ha fatto.
Per esempio finanziando con 5 milioni di euro il catasto della frutta: ogni anno si producono 110 milioni di quintali di frutta per un volume d'affari da 5-6 miliardi di euro, il catasto della frutta dovrebbe servire a regolare la sovra produzione.
Ma si poteva raggiungere lo stesso obiettivo spendendo meno poiché, come spiega un agricoltore, tutti i produttori hanno l'obbligo di redarre un piano culturale.
Coldiretti aveva già questi dati, dunque a cosa servirebbe il catasto e chi gestirà questi soldi?

Altra mancia si nasconderebbe dietro il finanziamento per l'apertura di una nuova sede della Normale di Pisa a Napoli: l'ex Rettore Barone ha poi dato le dimissioni e si è ritirato dal progetto, dando la colpa all'esponente locale della Lega e al ministro, che hanno privilegiato gli aspetti politici locali rispetto all'autonomia universitaria.
Ma il progetto è andato avanti: a finanziarlo c'è ora la Federico II. Che interessi ci sono dietro?

C'è poi il finanziamento ottenuto per l'aeroporto di Crotone: in una notte sono spuntati 9 ml di euro per salvare il suo aeroporto, che non è ridotto proprio bene.
Sportelli chiusi, riscaldamento che manca, dei 30 dipendenti assunti inizialmente, solo 15 sono rientrati, dopo le ripetute chiusure.
Ad oggi da Crotone si può raggiungere solo l'altro aeroporto di Bergamo, nell'unico volo della giornata, dopodiché la struttura chiude.
Nel 2014 la corte dei conti europea aveva detto che quello di Crotone non era una struttura sostenibile, perché troppo vicino a Lamezia e per i pochi passeggeri.
Toninelli si è giustificato dicendo che con quei 9 ml di euro i voli aumenteranno: può un aeroporto tenersi in piedi solo con finanziamenti pubblici?
E' questa la trasparenza sbandierata dal m5s?

La scheda del servizio: Piccole norme, grandi mance di Rosamaria Aquino
Tra le pieghe della Legge di Bilancio 2019 si nascondono centinaia di piccole norme settoriali, che distribuiscono soldi ad associazioni, enti, territori, ma anche a settori che necessiterebbero di interventi più strutturali. Report ha analizzato tre esempi di "leggi-mancia", dall'agricoltura all'università fino alle infrastrutture. Quei finanziamenti servivano veramente? E a chi?

26 febbraio 2019

Un terzo degli italiani

Oddio, un terzo degli italiani guadagna quanto il reddito di cittadinanza (fonte Repubblica)!
Lo scandalo è che con questa forma di tutela (che nelle ambizioni grilline dovrebbe poi aiutare anche il rientro nel mondo del lavoro) possa dissuadere dal cercare un lavoro. Lavoro sottopagato si intende.
Il 30% dei contribuenti italiani dichiara meno di 10 mila euro all'anno. Al Sud la percentuale sale al 40%, nelle zone del Centro si attesta al 28%, mentre al Nord viaggiamo attorno al 24%. Questo significa che 12 milioni di persone su 41 milioni vivono grazie a un reddito in linea con quello di cittadinanza. Buste paga leggere, poche ore, contratti stagionali e part-time. Lavori poveri, insomma.
Chissà cosa ne pensa proprio quel terzo degli italiani di questi articoli di giornali?

05 febbraio 2019

Poveri noi – Presadiretta

Un giudizio sulla manovra del governo da parte del neo segretario della CGIL Landini: le misure saranno efficaci per spazzar via le nuvole della recessione?

E poi, un viaggio dentro il mondo della povertà italiana: la povertà non è uno scandalo in sé?
Il reddito di cittadinanza è la risposta giusta al problema della povertà?

L'intervista a Maurizio Landini

Non è un momento per il mondo del lavoro: qual è lo stato del paese, per quanto riguarda l'occupazione?
Nel mondo dell'edilizia abbiamo perso posti di lavoro, altrettanto nel settore dell'auto. Paghiamo il prezzo per ritardi strutturali, quando siamo cresciuti siamo cresciuti meno, perché si è investito meno in ricerca e sviluppo.

Qui stanno venendo dei nodi al pettine: abbiamo migliaia di persone in cassa integrazione e per loro non c'è il dopo.
In questo paese sono aumentate le disuguaglianze, nel paese tra nord e sud e non c'è una visione del paese e di rilancio degli investimenti.

Dopo trimestri di crescita del PIL, le stime sono in ribasso. Il governo è ottimista perché hanno numeri che non conosciamo?
Forse danno i numeri. Il tema da affrontare è quello della disuguaglianza, servono investimenti e nuovi modelli di sviluppo.
Modelli sostenibili dal punto di vista sociale e ambientale.

Mancava una politica industriale una volta e manca ancora: questa manovra non affronta i nodi più profondi e sabato prossimo i sindacati andranno in piazza a manifestare contro una manovra miope.
Manca la ripresa di investimenti e di visione industriale, non si combatte la corruzione, non si prendono i soldi dove ci sono. Nell'evasione e nella corruzione.
Oggi si è poveri anche lavorando.

Oggi potremmo investire in ospedali e asili chiedendo poi che questi soldi siano scorporati dal debito, cercando anche alleati con altri paesi europei.
Oggi si chiudono i porti quando poi sono di più i giovani che se ne vanno all'estero rispetto ai migranti che arrivano.

Queste critiche le abbiamo fatte ai governi precedenti: non si risolvevano col jobs act e con la facilità del licenziamento.

Questo governo non ascolta quando deve prendere una decisione: abbiamo incontrato Conte due volte, domani incontreremo in commissione il governo per parlare di povertà e porteremo le nostre proposte.

Questo paese ha bisogno di opere nel territorio, dobbiamo riaprire i cantieri, non solo la TAV.

Un pensiero sul reddito di cittadinanza: le risorse del governo sono state spostate sul reddito di cittadinanza e su quota cento. Perché non dovrebbero funzionare?
Ci sono miliardi per combattere la povertà, che è un problema serio. Ma le proposte sono un ibrido, sono un contrasto alla povertà e anche forme di facilitazione di ingresso nel mondo del lavoro. Il lavoro non lo creano i centri per l'impiego, dove si assumono persone precarie.
Non si possono dare incentivi alle aziende che assumono e basta: servirebbe dare soldi alle aziende che assumono e investono anche.

I sindacati rappresentano 12 milioni di persone che vogliono essere ascoltate: il governo deve aprire un tavolo di trattativa e deve comprendere che servono anche le nostre idee, quelle dei lavoratori e quelle dei precari.

Poveri noi

La povertà è veramente un destino che passa di padre in figlio?
Di cosa hanno bisogno le persone povere?

4 settembre 2018: lo sgombero di un edificio a Sesto, a pochi giorni dalla circolare di Salvini in cui si chiedeva di applicare con severità la norma sugli sgomberi.
Persone residenti a Milano, in lista di attesa di una abitazione: il sindaco ha proceduto con lo sgombero immediato, fatto da un battaglione di polizia in assetto anti sommossa.
Gli sgomberati hanno poi occupato uno stabile alla periferia della città di Milano: sono 25 mila le persone senza casa a Milano, tra queste Gianluca che, perso il lavoro, ha perso la casa in affitto.
Ha dormito in tenda per mesi, ha vissuto nella vergogna, nascondendosi, resistendo alla tentazione di rubare.
Il comune ha finanziato diversi progetti per gestire persone e famiglie in difficoltà: oggi la soglia di povertà si sta allargando, coinvolge anche famiglie italiane.
Milano è il primo comune in Italia per investimenti contro la povertà – spiega l'assessore Majorino, ma oggi dovranno affrontare i nuovi senza tetto frutto del decreto Salvini.

Nei dormitori, come quello presso la stazione della metrò di Centrale, ci sono persone che raccontano le loro storie: le storie degli ultimi, che avrebbero voglia di camminare con le loro gambe, non ricevere solo un pasto.
Il reddito di cittadinanza potrebbe essere la risposta al problema della povertà: sono 9 milioni gli italiani in situazione di povertà assoluta e relativa (cioè due persone con un reddito inferiore a mille euro).

La prima cosa di avrebbero bisogno le persone in difficoltà è una casa: servono politiche pubbliche per dare a tutti una casa dignitosa a prezzi calmierati.
A Roma ci sono migliaia di persone che aspettano una casa, in assegnazione, da anni.
Anche chi ha avuto una casa, deve fare i conti con le case occupate, col racket, con la malavita. E l'amministrazione comunale scarica i costi dello sfratto e dello sgombero sul cittadino.

Ogni anno si assegnano 500 edifici pubblici e altrettanti sono occupati: quando accedi ad una casa scopri che sono inagibili, da ristrutturare.
Avere una casa è diventata una guerra tra poveri: i più fortunati vengono dirottati in residence, strutture fatiscenti che costano anche al comune.

L'ex sindaco Marino nel 2013 voleva chiudere i residence, con un risparmio di 12 ml di euro l'anno: saranno sostituiti da altri alloggi privati, che però non sono sufficienti per tutti.
13mila famiglie sono in attesa di una casa
1200 famiglie vivono in un residence
5000 sono le famiglie che occupano uno stabile

L'emergenza abitativa dovrebbe essere inserita nell'agenda dei politici romani: in piazza manifestano contro il comune, come gli sfrattati dalle case pubbliche di Roma, persone che verranno sfrattate per far posto ad altre famiglie in cerca di una casa.

Enrico Puccini, dell'osservatorio casa, ha proposto di razionalizzare gli appartamenti, frazionandoli per le famiglie di oggi, più piccole di una volta.
Un professore di Architettura ha mappato gli edifici abbandonati e inutilizzati (come lo stadio Flaminio) per il progetto CIRCO: realizzare case e servizi, alloggi gratuiti per persone in difficoltà e alloggi da affittare per i turisti.
Cosa ne pensano sindaco e vicesindaco? Ancora aspettano una risposta, manca ancora una politica abitativa a Roma e non solo.
Non si costruiscono case popolari in Italia e nel programma di governo non c'è nulla per quanto riguarda le politiche abitative: si parla solo di sgomberi e di campi rom – racconta il segretario nazionale del sindacato inquilini.
Teresa Paoli è andata a Firenze, vicino la piazza di Santa Croce: nel complesso delle Murate una volta c'erano le suore, poi il carcere. Oggi è un palazzo usato per edilizia popolare: una bella esperienza perché in centro città si danno case per persone bisognose.
Alle Murate l'affitto va da 40 a 200 euro: accoglieranno 70 famiglie. Attraverso l'edilizia popolare si riesce a dare nuova vita a palazzi pubblici abbandonati, risolvendo un problema sociale a carico del comune.

A Firenze hanno recuperato anche un complesso industriale, ristrutturato tenendo conto delle nuove tecnologie, come i pannelli fotovoltaici sul tetto, che consentono un risparmio nella spesa per l'energia elettrica.
Edifici intelligenti con sensori che leggono il calore che passa dalle pareti: un modello abitativo che potrebbe essere applicato anche in altri edifici.

Ma come fare se oggi i soldi non ci sono più nei comuni?
Altre capitali europee stanno muovendosi nella direzione del social housing: il comune di Parigi è il maggior proprietario nella capitale, in Francia si investe nell'edilizia popolare tenendo calmierati i prezzi degli alloggi in centro.

A Ravenna si dice “prima la casa”: il progetto del comune è stato raccontato da Nicola, un ex senzatetto che ora ha una casa, ottenuta grazie al progetto “housing first”. Basta con dormitori nelle stazioni, ai senzatetto si deve dare una casa, per ridare dignità e speranza a queste persone.
In strada sono finite persone passate attraverso diverse difficoltà: difficoltà affettive, fallimenti dell'impresa che conducevano.
Oggi questo progetto è sperimentato in diverse città, dal 2015 è inserito nel piano nazionale povertà: ridando dignità alle persone attraverso il contesto domestico, si dà loro modo di ripartire.
Dietro c'è una cooperativa che fa da garante coi proprietari delle case: ma è un investimento sul capitale umano che ha un ritorno. Le persone in questo progetto hanno cambiato vita e ora riescono a pagare l'affitto come persone qualunque.

Housing first cosa meno rispetto agli investimenti in dormitori, emergenza freddo: sono investimenti che ridanno valore alle persone. Perché non farlo dappertutto?

L'ascensore sociale che si è rotto.

Dopo la casa, la scuola: per uscire dalla povertà, che spesso si tramanda di padre in figlio, servirebbe quell'ascensore sociale che una volta erano le scuole.
Per Don Milano la scuola già negli anni sessanta era un ascensore rotto: chi nasce povero, rimane povero. Tra gli ostacoli alla mobilità sociale sono l'istruzione, il titolo di studio: su cento figli di persone con la licenza elementare, solo 10 prenderanno la laurea. Di cento figli di laureati, in 76 prenderanno la laurea.

A Bari hanno mappato in una banca dati la povertà e la mobilità sociale: i soldi rimangono attaccati alla famiglia, le persone se nascono nel posto sbagliato hanno meno possibilità di uscirne fuori.
Succede allo Zen di Palermo: qui c'è il più alto tasso di dispersione scolastica, il fondo per finanziare le aree a rischio (che dovrebbe essere usato per queste aree) era pari a 23 milioni (dimezzato rispetto agli anni passati) così oggi non ci sono soldi per creare nuove scuole o per sistemarle come scuole moderne.

In questi quartieri il diritto allo studio non è garantito e non per colpa dei insegnanti e presidi: l'assenza di strutture (palestra, campi per calcetto, una biblioteca) è ormai accettata come normale dalle nuove generazioni che sanno che da lì non se ne esce.
Anche al CEP mancano le strutture per i giovani: mancano scuole e manca lo Stato, in questo territorio, dove sono presenti solo le associazioni per aiutare i ragazzi.

A Bari è Save the children che aiuta i bambini e i ragazzi in famiglie in condizioni di povertà: con la dote abitativa si danno contributi per comprare libri e mettersi alla pari coi coetanei più fortunati.

In Italia si investe sulla famiglia pari al 5% del PIL, quando la media europea è pari all'8%: in momenti di crisi si dovrebbe investire ancora di più in scuola, nella povertà educativa, per aiutare i ragazzi che crescono in contesti sfortunati.

Come funziona il reddito di cittadinanza

Il rdc abolirà la povertà racconta il ministro Di Maio: a spiegare la riforma è stato il professor Tridico, padre della riforma.
Si sono messi tante risorse, 7 miliardi quest'anno e 8 a regime: ci sono centri per l'impiego per aiutare il disoccupato a trovare lavoro, i navigator che seguiranno queste persone, il personale per i centri per l'impiego.

Il governo Gentiloni aveva creato il REI per contrastare la povertà: uno strumento che aveva dimostrato tanto problemi, per la carenza di personale nelle agenzie per il lavoro e per assistenti sociali.
Al sud poi, molte persone sono state assunte da agenzie interinali, con contratti a pochi mesi: in Calabria la spesa per l'assistenza sociale è la più bassa nel paese, qui aspettavano una riforma in questo settore dei servizi sociali da anni.
A Reggio ai dipendenti dei servizi sociali del comune veniva chiesto di lavorare gratis: il comune ha ricevuto 7000 richieste per il REI, ma senza assistenti, serve a poco, diventa solo un assegno di poche centinaia di euro senza alcun supporto per trovare un lavoro.

Cosa succederà ora in Calabria col reddito di cittadinanza?
Mission impossible, dice il direttore del centro per l'impiego di Reggio..

Tridico, padre della riforma, è consapevole che la riforma non crea posti di lavoro: sono gli investimenti, quelli che metterà in pista Tria, che li creeranno.
Il lavoro a nero, i furbetti del reddito saranno controllati dall'Inps, sono previste pene molto alte.
I paletti al reddito esistono in altri paesi: la riforma è l'equilibrio migliore che il governo poteva trovare per aiutare le persone a reinserirsi nel mondo del lavoro.

Boeri parla di altre cifre rispetto ai beneficiari: non sappiamo quanti sono i poveri in Italia, si parla di 2,5 o 3 milioni di persone dice Boeri.

Massimo Baldini è un economista che insegna a Modena: la povertà non si risolve dando il posto di lavoro, quando lo si trova e dove c'è.
I poveri e i disoccupati sono sovrapposti, ma ci sono poveri che non possono lavorare, disoccupati che non sono poveri: forse sarebbe stato meglio partire dal REI, estenderlo come platea, mettendo più risorse, anno dopo anno.
Serviva tenere separati i due piani, la lotta alla povertà e le politiche per il lavoro, molte delle famiglie molto povere hanno problemi diversi dalla mancanza del lavoro.

L'esperimento della città senza poveri.

Quando sei povero, trascuri tutto il resto, limita le tue possibilità, la tua visione, le tue capacità cognitive: lo racconta un test di un professore di Princeton.
La povertà è anche una tassa sulla mente: la soluzione a questo problema è dare soldi ai poveri, un reddito minimo per esempio, senza paletti.

Bregman è uno scrittore americano che ha esposto le sue teorie al World Economic Forum: dare a tutti un reddito di base, denaro gratuito in mano alle persone.
Gli esperimenti hanno dimostrato che le persone usano quei soldi per uscire dalla povertà: sono i politici ad essere scettici nel dare denaro gratis ai poveri.
Con un reddito di base le persone lavoravano, i figli venivano incentivati a studiare, le persone non diventavano pigre ma si impegnavano col volontariato, per aiutare gli altri.
Oggi la povertà è un costo: ha un costo per la criminalità, per la polizia, per la giustizia.
Il problema con questo reddito di cittadinanza è che oggi non abbiamo risorse per dare un vero reddito di base anche in Italia – spiega Baldini.
Sui bambini potremmo dare dei soldi ai bambini, incondizionati e tassabili, così una parte tornerà allo Stato: una proposta che potrebbe partire fin da subito.