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02 novembre 2021

Report – la terza dose

La terza dose di vaccino va fatta, ci dicono, ma come e quando e chi?

E' stato prorogato il green pass a 12 messi, in base a quali prove scientifiche?

E poi i viaggi di Renzi all'estero, come quello durante il voto in Senato per il DDL Zan.

Ma, nell'anteprima, un servizio su come le differenze di genere e le non pari opportunità esistano anche in medicina.

Curami di Antonella Cignarale

Le malattie, i sintomi e le cure sono state studiate sugli organi maschili, non su quelli delle donne, ma gli organi tra donne e uomini sono diversi, per esempio è diverso il sistema circolatorio così come sono diversi i sintomi dell'infarto per le donne.

Le donne devono pretendere una scienza per loro, non una scienza che sia il traslato di quanto si scopre per gli uomini: sono passati venti anni dalla scoperta del GAP (un organo di accountability in America) su diverse medicine che avevano reazioni avverse sulle donne i quali provocavano anche eventi gravi.

Per esempio la stessa dose di farmaco per l'insonnia comprometteva per le donne la capacità di guida: ci sono diversità nell'assorbimento, sulle donne, ma molti problemi nascono dal fatto che i farmaci non sono sperimentati sulle donne.

Il controllo dei farmaci avviene durante la sperimentazione farmacologica ma è qui che il sesso femminile è sotto rappresentato, la fase pre clinica viene condotta su animali maschi e anche nelle fasi successive il numero delle donne testate è spesso inferiore a quello degli uomini: i principali motivi sono la variabilità ormonale, la fasi del ciclo e il rischio gravidanza.

Se si fa una ricerca di genere si spende di più, per tener conto di queste variabili, non solo, la ricerca di genere è più lunga quindi questo non incentiva né le industria farmaceutica né quella dei device e nemmeno ricercatori.

Basterebbe bilanciare nei test donne e uomini e separare i risultati degli studi per i due sessi: l'associazione Women's Brain Project ha condotto un'analisi sugli studi su farmaci sperimentati per l'Alzhaimer per scoprire che solo 7 studi su 56 hanno riportato i dati separando quelli delle donne da quelli degli uomini.

Ad Aviano hanno studiato gli effetti dei vaccini dividendoli per sesso: hanno scoperto che la % di efficacia del vaccino è diversa tra uomo e donna, inferiore nella donna all'inizio mentre, col passare dei mesi l'efficacia nella donna aumenta.

E' importante disaggregare i risultati dei vaccini e dei farmaci per sesso: eppure gli enti regolatori ancora non ammettono queste differenze, sebbene le reazioni più importanti dei vaccini siano avvenute nelle donne. Perché le donne aggiunge la dottoressa Antonella Viola, specie in età fertile, sono le più reattive.

La scelta di non sperimentare in modo paritario anche sulle donne è lungimirante, perché quello che non spendi oggi lo farai spendere domani al sistema sanitario nazionale.

Renzi d'Arabia di Danilo Procaccianti

Renzi fa parte del comitato consultivo di un fondo sovrano dell'Arabia Saudita, in un incontro col principe Bin Salman ha definito la sua politica come un nuovo rinascimento.

Eppure il principe è considerato il mandato del giornalista Khashoggi, ucciso nel consolato di Istanbul, oltre al problema dei dissidenti, alla condizione delle donne in questo paese.

Oggi le donne in Arabia possono guidare – ha spiegato l'ex presidente, ma la strada verso la democrazia è ancora lunga.

Non c'è due senza tre di Manuele Bonaccorsi, Lorenzo Vendemiale

Non siamo ancora fuori dal virus nonostante l'alta percentuale dei vaccinati in Italia, sebbene la campagna non sia terminata: colpa dell'efficacia del vaccino in calo calato e all'arrivo della variante delta plus.

Stanno suonando dei campanelli di allarme, che riguardano i sanitari ovvero i primi ad essere vaccinati: oggi si sono ammalati dei sanitari i primi a ricevere la prima dose nel dicembre scorso.

Così si sta parlando della terza dose, senza capire a chi e come e quando: nel frattempo abbiamo dato l'ok alla terza dose ai più fragili e agli anziani, ma sbagliando la dose di Moderna..

Il servizio di Bonaccorsi e Vendemiale parte da Israele per le proteste contro il green pass, imposto ad ottobre a tutta la popolazione: per averlo si deve fare una vaccinazione ogni sei mesi. A questo si è arrivati dopo il picco degli infetti di questa estate: il governo ha deciso una vaccinazione ogni sei mesi, per poter lavorare e avere vita sociale, e si apprestano anche a fare la quarta e la quinta dose.

Questo potrebbe replicarsi anche qui, visto che Israele è davanti a noi di tre mesi: da luglio ad agosto sono cresciuti i casi degli operatori infetti (anche lì, i primi a vaccinarsi), il che ha portato a chiedersi se siamo sicuri che i vaccini coprano dal virus oltre i sei mesi, con l'efficacia dichiarata.

A Roma al Sant'Eugenio questo settembre è scoppiato un cluster di covid tra pazienti e medici: il covid si è diffuso nei reparti, tenendo presente che il personale sanitario non è sottoposto a dei controlli stringenti, la cosa è preoccupante (i tamponi, secondo il servizio di Report si fanno ogni qualche settimana oppure mai).

Anche a Monza all'ospedale sono testati solo un piccolo gruppo del personale, quello a contatto con le persone più fragili: in Lombardia, in generale, i controlli non sono fatti.

L'ospedale milanese Niguarda aveva deciso di monitorare l'andamento degli anticorpi nella popolazione ospedaliera: lo studio è stato realizzato dal professor Scaglione – direttore di microbiologia - nel suo laboratorio, uno dei più avanzati nel paese, dove tutto è automatizzato e dove si riescono a fare anche 5mila test sierologici al giorno. Dall'analisi del Niguarda emerge che dopo sei messi gli anticorpi sviluppati dal vaccino si dimezzano.

Gli studi proseguiranno nei prossimi mesi per capire se il livello degli anticorpi scende sotto il livello di guardia. Il problema è che questo è l'unico studio fatto in Italia di questo tipo, il professor Scaglione non lavora per fornire dati al ministero, è uno studio autofinanziato dall'ospedale ma fatto in autonomia.

“I dati scientifici per il 90% derivano dalla buona volontà di qualche ricercatore che si mette a farli, non c'è la ricerca di Stato” è l'amara conclusione del professore.

Il professore non lavora per il ministero, autofinanziadosi.

Eppure l'istituto superiore di Sanità aveva annunciato uno studio simile lo scorso dicembre, uno studio che avrebbe potuto chiarire o meno la necessità di una terza dose: siccome ora siamo nel momento in cui dobbiamo decidere se fare o meno la terza dose, a che punto è lo studio?

Silvio Brusaferro, del CTS, nella conferenza stampa del 21 ottobre passato ammette che i primi risultati di questo studio arriveranno prossimamente, senza specificare però una data: “quando usciremo, le daremo tutti i dettagli con materiali o metodi..” è la risposta, molto poco da scienziato a mio avviso, data al giornalista.

Lo studio in realtà è cominciato a febbraio e copre 3500 persone: l'Italia nel frattempo ha puntato sul green pass, senza prove scientifiche, come spiega Andrea Crisanti microbiologo a Padova.

“Abbiamo sentito dire da politici che col green pass si creano ambienti sicuri” commenta il professor Andrea Crisanti “ma non è assolutamente vero,hanno detto una serie di stupidaggini pazzesche perché guardando i dati di Israele, avrebbero dovuto stare zitti.”

L'estensione del green pass non si basa su alcuna base scientifica: “il vaccino sembra stia perdendo efficacia per quanto riguarda la capacità di bloccare la trasmissione.”

La scelta di prorogare il green pass è stata avallata dal CTS in una riunione del 27 agosto: Manuele Bonaccorsi ha intervistato una persona che ha partecipato alla riunione e che ha scelto di rimanere anonima, che era presente all'incontro: “il CTS riceve delle domande da parte del governo su cui si deve esprimere, in questo caso sul tavolo c'era una nota del capo di gabinetto del ministero della Salute che chiedeva di allungare la durata del green pass .. la richiesta era politica, il governo pone delle domande per capire se le sue scelte politiche sono compatibili con ciò che dice la scienza.”

Qual è stato il parere del CTS?

“Il CTS ha ritenuto all'unanimità che ci fossero le condizioni per estendere la durata della certificazione verde sino a 12 mesi.. ”

Anche se nessuno sa se il vaccino dura 9, 12 o anche sei mesi?

“Assolutamente, questa decisione non è supportata da evidenze scientifiche, oggi nessuno sa se una persona è effettivamente protetta e per quanto tempo.”

La richiesta del ministro della salute nasce da una esigenza pratica, se non ci fosse stato il prolungamento, tra ottobre e novembre sarebbe scaduto il green pass di 3 milioni di italiani, che si sarebbero trovati senza certificato e anche senza la possibilità di rinnovarlo, il caos.

Ora il problema è solo rinviato e cosa potrebbe succedere lo spiega un dirigente della sanità in forma anonima: quando ci renderemo conto che la protezione del vaccino è pari a zero renderanno obbligatorio il vaccino e cancelleranno il certificato verde.

La terza dose del vaccino è stata data a migliaia di persone anziane e ad immunodepressi a partire da settembre: Moderna dovrebbe essere dato in dose minore, la stessa casa farmaceutica propone la mezza dose a tutti, concedendo la dose intera solo agli immuno depressi.

Aifa ha autorizzata la dose intera, forse senza sapere quello che proponeva la stessa casa farmaceutica Moderna (cioè di usare la mezza dose): anche qui (come per la proroga del green pass) la scelta di Aifa è stata precipitosa, abbiamo dato una dose intera, sbagliata, che viene corretta solo il giorno 8 ottobre.

Che effetti collaterali ci sono con questa terza dose? Ancora non si conoscono, non esistono studi a sufficienza, il pericolo più grave è quello delle miocarditi (i rischi aumentano per le persone più giovani).

Il governo vorrebbe dare la terza dose a tutti, mentre Ema vorrebbe darla solo ai più anziani, ma ha scaricato la scelta per i giovani ai singoli governi, facendo cadere la possibilità di avere una strategia vaccinale comune.

Navighiamo a vista, dovremmo basarci su studi scientifici su anticorpi sul tracciamento degli effetti dei vaccini, ma siamo ancora indietro.

Al Niguarda potrebbero lavorare 5000 pezzi al giorno, ma si lavora a scartamento ridotto, in ogni caso sappiamo che passati sei mesi, gli anticorpi sviluppati si dimezzano.

Ma quanti anticorpi servono per proteggerci dal virus?

Report è volata sulla costa est, a Provincetown in una comunità che si basa sul turismo e dove la popolazione si è vaccinata alla faccia di Trump: pensavano di essersi liberati dal virus, invece si sono scambiati il virus durante una festa in discoteca questo luglio.

Le persone, una volta scoperti i sintomi, si riversano nell'ospedale cittadino dove, col tampone, le persone si scoprono tutte positive: uno choc per le persone che hanno deciso di farsi ascoltare.

Tre quarti dei positivi erano vaccinati, come è possibile? La CDC è scesa in campo analizzando i casi e scoprendo che il virus gira nonostante il vaccino, servono ancora mascherine e distanziamento nei locali chiusi (in America, in alcuni stati, le regole erano state tolte).

Ma questo caso ha fatto nascere la domanda: quanto dura l'efficacia del vaccino?

Gli stati più colpiti dall'ultima ondata del covid sono quelli con meno vaccinati: in Florida la % di vaccinati è alta ma nonostante questo il numero di casi è alto, questo è causato dai non vaccinati e dal non utilizzo delle mascherine.

Biden, ad agosto, per evitare altri problemi, annuncia che sarà fatta la terza dose a tutti gli americani adulti: questa scelta crea il caos dentro la FDA, portando alla dimissioni di due suoi membri.

Pfizer aveva ricevuto delle garanzie dall'FDA, racconta una fonte interna a Report: la scelta del presidente, scavalcando l'agenzia, è stata grave.

Perché FDA alla fine ha bocciato la scelta della terza dose per tutti, al momento questa sarà fatta solo per le persone anziane, oggi si parla dell'amministrazione a tutti gli over 40.

Un senior advisor di FDA ha raccontato a Report di non sentirsi a suo agio per le pressioni di Biden per la terza dose, mentre dentro la FDA ci sono ancora dei dubbi su questa scelta, non ci sono evidenze che la seconda dose stia perdendo efficacia.

Perché fare una terza dose quando ancora non si conoscono bene gli effetti negativi sulle persone?

Manuele Bonaccorsi ha intervistato Peter Doshi – professore all'università del Maryland, uno dei massimi esperti di trial clinici – sul vaccino Pfizer: questo è stato testato nei trial su 40mila persone, ma dopo che il vaccino è stato autorizzato, queste persone sono uscite dal programma per i test, finché a marzo di quest'anno ne rimaneva solo il 7%. Il trial di Pfizer sarebbe dovuto durare fino al 2022, come da richiesta delle agenzie regolatorie mondiali invece, appena è partita la campagna vaccinale lo scorso dicembre, i trial sono stati di fatto fermati.

“I dati dei trial sono più precisi di quelli del mondo reale perché sono verificati da un gruppo di controllo, confrontando chi prende il vaccino con chi prende il placebo” spiega Doshi, “fermando i trial è veramente difficile comprendere davvero l'efficacia a lungo termine.”

Pfizer ha avuto l'autorizzazione al vaccino, con dati sulla sua efficacia al 95%, ma validi solo su due mesi, poiché i trial si erano conclusi nell'autunno scorso. Ad aprile 2021 la casa farmaceutica conferma l'efficacia al 95% per i casi gravi, ma fino a sei mesi e da questo momento Pfizer smette di consegnare dati nuovi. Così quando FDA approva il vaccino lo fa sui dati di aprile, nonostante siano passati dieci mesi dalle prime somministrazioni e nulla viene detto sulla perdita di efficacia del vaccino nel tempo.

L'approvazione di agosto (per la terza dose) è stata fatta su dati vecchi, dunque, quando negli Stati Uniti la variante delta non era ancora arrivata: si tratta di una contraddizione, racconta il professor Doshi, si autorizza il vaccino (con efficacia al 95%) su dati vecchi e poi dopo pochi giorni si parla di una terza dose come se il vaccino avesse perso efficacia.

Ma a marzo i dirigenti della casa farmaceutica raccontavano altro ai loro investitori: Frank D'Amelio, vice presidente, spiegava come “fattori come l'efficacia o la terza dose diventeranno molto importanti e rappresentano una grossa opportunità per il nostro vaccini in termini di richiesta e di prezzo. Davvero, crediamo che per noi sia una grande opportunità.”

Sapevano dunque di una perdita di efficacia nel tempo questi manager, con la mente pronta al business della terza dose?

Prima incassano l'approvazione con una % di efficacia altissima, poi chiede l'autorizzazione della terza dose spiegando che la percentuale di efficacia è in calo senza dare i dati.

“Per loro è un business, quello che non capisco e perché le agenzie regolatorie glielo lascino fare” - è la conclusione di Doshi.

Pfizer nei primi sei mesi dell'anno ha incassato 14 miliardi di dollari dal vaccino, Moderna 6 miliardi, il 70% di queste entrate finisce in profitti.

Su quest'ultimo punto Manuele Bonaccorsi ha sentito anche il giornalista Fabio Pavesi: “ci aspettiamo che la terza dose replichi quanto accaduto, dunque potremmo anche raddoppiare questi ricavi che tendono ad allungare la vita utile del prodotto e potremmo ritrovarci nel futuro ad avere una vaccinazione come per l'influenza, annuale e questo consentirà alle case di avere una striscia continuativa di questa mole enorme di profitti.”

Pfizer vende in media 16-17 dollari – prosegue il giornalista, con una grande variabilità tra paesi ricchi e all'organizzazione no profit Covax: di fatto conviene vendere la terza dose ai paesi ricchi, dove può ottenere profitti maggiori.

Siamo nelle mani di big pharma e sono molto avide, ammette lo scienziato Meissner, membro della FDA che ha contraddetto Biden.

Israele ha ceduto a Pfizer i dati sanitari dei propri cittadini, oltre ad aver pagato di più le dosi: come se avesse appaltato ad una azienda privata il suo sistema sanitario.

Come vanno le cose adesso in questo paese? Ora stanno somministrando la terza dose, all'inizio annunciata solo per i più fragili, ma il governo ha poi deciso di estenderla a tutti.

Questa estate Israele è stato colpito da una forte ondata di Covid nonostante la % della popolazione vaccinata fosse al 60%, pensavano di essere al sicuro e invece ad inizio luglio hanno assistito alla crescita dei contagi, fino ai 10mila casi al giorno, la maggior parte tra i già vaccinati. Sono cresciuti i ricoveri negli ospedali e anche sono cresciuti i posti occupati nelle terapie intensive.

Gli israeliani si sono interrogati sulle cause dell'emergenza e hanno individuato come causa il livello degli anticorpi che si era abbassato – lo spiega il direttore generale dell'ospedale di Tel Aviv Arnon Afek - “dobbiamo fare qualcosa e quello che si deve fare è prendere il booster, la terza vaccinazione.”

Questo nonostante non esistano evidenze sulla perdita di efficacia del vaccino: eppure in Israele l'ondata è andata in calo senza aver fatto alcun lockdown (il che non è proprio corretto avendo Israele messo in atto delle misure di contenimento a fine agosto per frenare i contagi).

Tanto è vero che sono ora pronti ad una quarta dose e anche ad una eventuale quinta e non è un problema perché, spiega il direttore, già ogni hanno si fanno le vaccinazioni contro l'influenza.

I contagi con la terza dose crollano, il booster ha aumentato la protezione di dieci volte: ma non tutti nel mondo sono d'accordo, come per esempio i rappresentanti della striscia di Gaza, che hanno remore sulla terza dose.

E poi ci sono anche questioni etiche: ci sono paesi come i territori della Palestina dove la vaccinazione non decolla (per non parlare poi del continente americano).

L'accordo tra Israele e Pfizer è segreto, non può essere rivelato al pubblico: Pfizer considera questo stato come un suo laboratorio privato, dove vedere gli effetti del loro vaccino.

Ma Israele non si considera un laboratorio: dopo la terza dose sono calate le misure di precauzione, il consiglio che arriva da questo paese è monitorare il virus, vaccinare le persone dopo sei mesi per una questione epidemiologica, arrivando ad una vaccinazione periodica come per l'influenza, senza contare il numero di dosi.

Ma la domanda etica rimane: come la mettiamo coi paesi poveri, che ancora devono avere la prima, di dose? Come la mettiamo con le promesse al G20?

01 novembre 2021

Anteprima Report – quanto dura il vaccino, i viaggi del senatore e la salute al femminile

Nonostante i vaccini, che hanno comunque rallentato decessi e la contagiosità del coronavirus, questo circola ancora: Report farà un'indagine sulla loro durata, considerando che la durata del Green pass è stata estesa a 12 mesi. Ma quanto durano veramente i vaccini e su che basi vengono prese queste decisioni?

La terza dose

Un anno fa, al crescere dei contagi tra settembre e ottobre, il governo decise di porre delle limitazioni alla circolazione delle persone, dividendo il paese in zone dal colore diverso a secondo della situazione epidemica.

Un anno dopo abbiamo i vaccini, la campagna vaccinale sta andando bene (nonostante i problemi con le prenotazioni, all'inizio, e nonostante il caso AstraZeneca).

E ora? Possiamo dirci tranquilli? Possiamo guardare fiduciosi al futuro, senza mascherine, green pass distanziamento, limitazioni alle nostre libertà? Sarà molto difficile, in base ai dati sulla situazione attuale, col virus dovremo convivere per ancora qualche anno.

Così mentre in Italia il governo ha di fatto imposto il green pass per obbligare le persone a vaccinarsi, estendendone la validità a 12 mesi dalla seconda dose, in Israele si parte già con la terza dose (ipotizzata al momento anche qui da noi).

Come mai questa differenza di comportamento? Questa estate Israele è stato colpito da una forte ondata di Covid nonostante la % della popolazione vaccinata fosse al 60%, pensavano di essere al sicuro e invece ad inizio luglio hanno assistito alla crescita dei contagi, fino ai 10mila casi al giorno, la maggior parte tra i già vaccinati. Sono cresciuti i ricoveri negli ospedali e anche sono cresciuti i posti occupati nelle terapie intensive.

Gli israeliani si sono interrogati sulle cause dell'emergenza e hanno individuato come causa il livello degli anticorpi che si era abbassato – lo spiega il direttore generale dell'ospedale di Tel Aviv Arnon Afek - “dobbiamo fare qualcosa e quello che si deve fare è prendere il booster, la terza vaccinazione.”

Questo nonostante non esistano evidenze sulla perdita di efficacia del vaccino: eppure in Israele l'ondata è andata in calo senza aver fatto alcun lockdown (il che non è proprio corretto avendo Israele messo in atto delle misure di contenimento a fine agosto per frenare i contagi).

Tanto è vero che sono ora pronti ad una quarta dose e anche ad una eventuale quinta e non è un problema perché, spiega il direttore, già ogni hanno si fanno le vaccinazioni contro l'influenza.

Anche in Israele ci sono state le manifestazioni contro il loro green pass, in piazze egemonizzate dalla sinistra contro la destra di governo del premier ortodosso che ha imposto il certificato verde per tutta la popolazione dal 1 ottobre. Senza certificato non si può andare al lavoro e per ottenerlo ci si deve vaccinare ogni sei mesi, questa è una forte differenza col nostro green pass: il governo ha deciso che la durata del vaccino è di sei mesi scaduti i quali servirà un richiamo altrimenti niente lavoro e niente vita sociale.

In Italia abbiamo puntato tutto sul green pass che è stato prorogato da 9 a 12 mesi: su che basi scientifiche?

“Abbiamo sentito dire da politici che col green pass si creano ambienti sicuri” commenta il professor Andrea Crisanti “ma non è assolutamente vero,hanno detto una serie di stupidaggini pazzesche perché guardando i dati di Israele, avrebbero dovuto stare zitti.”

L'estensione del green pass non si basa su alcuna base scientifica: “il vaccino sembra stia perdendo efficacia per quanto riguarda la capacità di bloccare la trasmissione.”

La scelta di prorogare il green pass è stata avallata dal CTS in una riunione del 27 agosto: Manuele Bonaccorsi ha intervistato una persona, che ha scelto di rimanere anonima, che era presente all'incontro: “il CTS riceve delle domande da parte del governo su cui si deve esprimere, in questo caso sul tavolo c'era una nota del capo di gabinetto del ministero della Salute che chiedeva di allungare la durata del green pass .. la richiesta era politica, il governo pone delle domande per capire se le sue scelte politiche sono compatibili con ciò che dice la scienza.”

Qual è stato il parere del CTS?

“Il CTS ha ritenuto all'unanimità che ci fossero le condizioni per estendere la durata della certificazione verde sino a 12 mesi.. ”

Anche se nessuno sa se il vaccino dura 9, 12 o anche sei mesi?

“Assolutamente, questa decisione non è supportata da evidenze scientifiche, oggi nessuno sa se una persona è effettivamente protetta e per quanto tempo.”

La richiesta del ministro della salute nasce da una esigenza pratica, se non ci fosse stato il prolungamento, tra ottobre e novembre sarebbe scaduto il green pass di 3 milioni di italiani, che si sarebbero trovati senza certificato e anche senza la possibilità di rinnovarlo, il caos.

L'ospedale milanese Niguarda aveva deciso di monitorare l'andamento degli anticorpi nella popolazione ospedaliera: lo studio è stato realizzato dal professor Scaglione – direttore di microbiologia - nel suo laboratorio, uno dei più avanzati nel paese, dove tutto è automatizzato e dove si riescono a fare anche 5mila test sierologici al giorno. Dall'analisi del Niguarda emerge che dopo sei messi gli anticorpi sviluppati dal vaccino si dimezzano. Gli studi proseguiranno nei prossimi mesi per capire se il livello degli anticorpi scende sotto il livello di guardia. Il problema è che questo è l'unico studio fatto in Italia di questo tipo, il professor Scaglione non lavora per fornire dati al ministero, è uno studio autofinanziato dall'ospedale ma fatto in autonomia.



“I dati scientifici per il 90% derivano dalla buona volontà di qualche ricercatore che si mette a farli, non c'è la ricerca di Stato” è l'amara conclusione del professore.

Eppure l'istituto superiore di Sanità aveva annunciato uno studio simile lo scorso dicembre, uno studio che avrebbe potuto chiarire o meno la necessità di una terza dose: siccome ora siamo nel momento in cui dobbiamo decidere se fare o meno la terza dose, a che punto è lo studio?

Silvio Brusaferro, del CTS, ammette che i primi risultati di questo studio arriveranno prossimamente, senza specificare una data: “quando usciremo le daremo tutti i dettagli” è la risposta, molto poco da scienziato a mio avviso, data al giornalista.

Manuele Bonaccorsi ha intervistato Peter Doshi – professore all'università del Maryland, uno dei massimi esperti di trial clinici – sul vaccino Pfizer: questo è stato testato nei trial su 40mila persone, ma dopo che il vaccino è stato autorizzato, queste persone sono uscite dal programma per i test, finché a marzo di quest'anno ne rimaneva solo il 7%. Il trial di Pfizer sarebbe dovuto durare fino al 2022, come da richiesta delle agenzie regolatorie mondiali invece, appena è partita la campagna vaccinale, i trial sono stati di fatto fermati.

“I dati dei trial sono più precisi di quelli del mondo reale perché sono verificati da un gruppo di controllo, confrontando chi prende il vaccino con chi prende il placebo” spiega Doshi, “fermando i trial è veramente difficile comprendere l'efficacia a lungo termine.”

Pfizer ha avuto l'autorizzazione al vaccino, con dati sulla sua efficacia al 95%, ma validi solo su due mesi, poiché i trial si erano conclusi nell'autunno scorso. Ad aprile 2021 la casa farmaceutica conferma l'efficacia al 95% per i casi gravi, ma fino a sei mesi e da questo momento Pfizer smette di consegnare dati nuovi. Così quando FDA approva il vaccino lo fa sui dati di aprile, nonostante siano passati dieci mesi dalle prime somministrazioni e nulla viene detto sulla perdita di efficacia del vaccino nel tempo.

L'approvazione di agosto (per la terza dose) è stata fatta su dati vecchi, dunque, quando negli Stati Uniti la variante delta non era ancora arrivata: si tratta di una contraddizione, racconta il professor Doshi, si autorizza il vaccino (con efficacia al 95%) su dati vecchi e poi dopo pochi giorni si parla di una terza dose come se il vaccino avesse perso efficacia.

Ma a marzo i dirigenti della casa farmaceutica raccontavano altro ai loro investitori: Frank D'Amelio, vice presidente, spiegava come “fattori come l'efficacia o la terza dose diventeranno molto importanti e rappresentano una grossa opportunità per il nostro vaccini in termini di richiesta e di prezzo. Davvero, crediamo che per noi sia una grande opportunità.”

Sapevano dunque di una perdita di efficacia nel tempo questi manager, con la mente pronta al business della terza dose?

“Per loro è un business, quello che non capisco e perché le agenzie regolatorie glielo lascino fare” - è la conclusione di Doshi.

Pfizer nei primi sei mesi dell'anno ha incassato 14 miliardi di dollari dal vaccino, Moderna 6 miliardi, il 70% di queste entrate finisce in profitti.

Su quest'ultimo punto Manuele Bonaccorsi ha sentito anche il giornalista Fabio Pavesi: “ci aspettiamo che la terza dose replichi quanto accaduto, dunque potremmo anche raddoppiare questi ricavi che tendono ad allungare la vita utile del prodotto e potremmo ritrovarci nel futuro ad avere una vaccinazione come per l'influenza, annuale e questo consentirà alle case di avere una striscia continuativa di questa mole enorme di profitti.”

Pfizer vende in media 16-17 dollari – prosegue il giornalista, con una grande variabilità tra paesi ricchi e all'organizzazione no profit Covax. Di fatto conviene vendere la terza dose ai paesi ricchi, dove può ottenere profitti maggiori, alla faccia delle tante belle parole sentite ieri dai grandi della terra al G20 di Roma.

La scheda del servizio: Non c'è due senza tre di Manuele Bonaccorsi, Lorenzo Vendemiale, immagini di Carlos Dias e Tommaso Javidi, montaggio di Maurizio Alfonso e Marcelo Lippi

Ancora non abbiamo finito di vaccinare tutta la popolazione e già si parla di una possibile terza dose. In Italia per il momento la stiamo somministrando alle categorie fragili e agli over 60, ma i contagi tornano a salire e l’ipotesi di un nuovo richiamo per tutti diventa sempre più probabile. Ma quanto dura davvero la protezione dei vaccini anti-Covid, e cosa sappiamo sull’utilità e la sicurezza del cosiddetto booster? Report vi porterà negli Stati Uniti, dove con interviste esclusive ai commissari dell’Fda, la prestigiosa agenzia regolatoria americana, vi racconteremo tutti gli interessi economici e le pressioni politiche che ci sono dietro una decisione che dovrebbe essere solo scientifica. Siamo stati anche in Israele, che invece sostiene che la protezione del siero Pfizer è svanita e per questo ha già immunizzato di nuovo quasi tutta la popolazione. Il mondo intero è a un bivio da cui dipende la nostra vita nel prossimo futuro. Compreso il futuro del tanto discusso green pass, che il governo ha deciso di estendere fino a 12 mesi. Spiegheremo su quali dati è stata presa questa decisione e se, alla luce delle ultime evidenze scientifiche, la certificazione verde crea davvero degli ambienti sicuri, e per quanto tempo. A capirlo ci avrebbe dovuto aiutare uno “studio fantasma” promesso dalle autorità italiane, di cui però si sono perse le tracce.

Il senatore con licenzia di volare

Mentre in aula al Senato il DDL Zan veniva affossato, con tanto di ola da parte di quelli che dovrebbero essere i nostri rappresentanti, il segretario di Italia Viva Renzi era in Arabia Saudita, in uno dei suoi impegni oltre confine, in quanto membro del board di un fondo di quella monarchia (qui in articolo di Lorenzo Giarelli ).

L'ex presidente del Consiglio che ama ricordarsi per la legge sulle unioni civili lavora, oltre che per lo stato italiano, per una monarchia poco incline a rispettare i diritti delle minoranze, i diritti delle donne e per questo è tra i senatori più assenteisti.

Ma, come racconterà Report, oltre all'Arabia sono frequenti anche i suoi viaggi negli Emirati Arabi Uniti, uno di questi il marzo scorso (assieme al suo amico imprenditore Marco Carrai) e scoperto dai giornalisti de La Stampa dove si parla di un soggiorno in un hotel da 1500 euro a notte.

Cosa ci è andato a fare? Renzi ha annunciato un'azione civile contro i giornalisti, perché sostiene che sia stato scritto il falso.

La sua attività all'estero – si è giustificato Renzi – è privata e rispetta tutti i requisiti di legge, le forme di trasparenza previste dalla legge e non è in contrasto con l'attività parlamentare [assenze e parte]: “questa mia attività è assolutamente lecita e legittima”.

In Italia parlare delle attività di Renzi in Arabia è quasi tabù mentre all'estero questi rapporti hanno suscitato grande interesse, anche per la definizione di nuovo rinascimento che Renzi stesso ha dato della politica del principe Bin Salman: certo rispetto a quella che era la situazione anni fa, ora le donne possono guidare – la risposta del senatore ad una giornalista su questo argomento.

Ma in Arabia sta veramente avvenendo una vera e libera emancipazione femminile: Danilo Procaccianti ha intervistato Lina Alhathloul la sorella di Loujain, attivista araba accusata di aver contattato Amnesty International e Human Rights Watch per una campagna a tutela delle donne in Arabia e sulla base di queste accuse è stata condannata come terrorista dal tribunale del terrorismo.

In prigione, racconta la sorella, ha subito torture attraverso l'uso di scariche elettriche, è stata frustata, picchiata, molestata sessualmente e tutto per mano di alti funzionari, compreso il braccio destro del principe ereditario.

Ora Lina non ha più paura perché non ha altra scelta se non denunciare, perché questo regime andrà avanti con la violenza finché la comunità internazionale non si renderà conto che in Arabia non sono dei riformatori, “dobbiamo essere rumorosi ed esporci.”



Renzi ha stabilito buone relazioni anche in Quatar sin da quando era presidente del Consiglio, quando seguì il salvataggio di Alitalia col passaggio a Etihad e poi con quello di Meridiana e Renzi tirò fuori la soluzione di Qatar-Airways, che secondo Renzi fu così salvata.

Ma l'avventura di Meridiana col Qatar è durata meno di due anni, nonostante le tante belle promesse su salvataggio di posti di lavoro (“duemila posti di lavoro salvati”..) con tanto di auto elogio e storiella delle ali prese da un comandante (che poi era invece un assistente di volo).

Quelle ali gliele avevo date come gadget perché non avevo altro, spiega l'assistente a Report: Renzi mi aveva detto che me le avrebbe ridate quando la compagnia si sarebbe ripresa, invece le cose sono andate diversamente.

Meridiana è oggi in liquidazione mentre Alitalia è diventata ITA, con meno personale e meno voli. E ambizioni minori: il progetto con Qatar airways prevedeva investimenti dagli arabi in Meridiana per 10 milioni, assunzione di nuovi dipendenti, acquisto di nuovi aeroplani.

La scheda del servizio: Renzi d'Arabia di Danilo Procaccianti con la collaborazione di Eleonora Zocca, immagini di Cristiano Forti, montaggio e grafica di Monica Cesarani

Mentre al Senato non passa il ddl Zan, il senatore Matteo Renzi si trova a Riyadh, in Arabia Saudita. Sta per salire sul palco del Future Investment Initiative, organizzazione nella quale è membro del comitato esecutivo e che è direttamente riconducibile al principe saudita Mohammed Bin Salman. Nel corso della prossima puntata, Report tornerà sui viaggi del leader di Italia Viva nei paesi del Golfo e sulle cariche che ricopre in alcuni consigli di amministrazione esteri. Andranno in onda delle parti inedite di una lunga intervista che Danilo Procaccianti ha tenuto con il senatore lo scorso maggio.

Le cure al femminile

In America di chiama sindrome del bikini, ovvero il fatto che la scienza medica ha messo sotto attenzione per quanto riguarda le donne, solo quanto il bikini copre – lo racconta Giovanella Baggio, cardiologa e presidente del centro studi nazionale su Salute e medicina di genere nell'intervista ad Antonella Cignarale: mammelle, utero, ovaie e questo è stato studiato in medicina e questa è stata considerata la grande differenza tra uomini e donne, ma in realtà tutti gli organi sono differenti tra uomini e donne.

Sebbene le donne siano grandi consumatrici di medicinali, molti di questi sono stati testati prevalentemente su un campione maschile di 70kg e fa una bella differenza: “può succedere che mi va in iperdosaggio se il farmaco è assunto da una donna che pesa meno” racconta Flavia Franconi farmacologa dell'osservatorio medicina di genere.

E, aggiunge la dottoressa Antonella Viola, le reazioni che sono più frequenti nel sesso femminile dipendono dal fatto che le donne hanno una biologia diversa ma anche dal fatto che le donne non sono incluse o studiate in maniera adeguata durante la sperimentazione dei farmaci.

Il controllo dei farmaci avviene durante la sperimentazione farmacologica ma è qui che il sesso femminile è sotto rappresentato, la fase pre clinica viene condotta su animali maschi e anche nelle fasi successive il numero delle donne testate è spesso inferiore a quello degli uomini: i principali motivi sono la variabilità ormonale, la fasi del ciclo e il rischio gravidanza.

Se si fa una ricerca di genere si spende di più, per tener conto di queste variabili, non solo, la ricerca di genere è più lunga quindi questo non incentiva né le industria farmaceutica né quella dei device e nemmeno ricercatori.

Basterebbe bilanciare nei test donne e uomini e separare i risultati degli studi per i due sessi: l'associazione Women Brain Project ha condotto un'analisi sugli studi su farmaci sperimentati per l'Alzhaimer per scoprire che solo 7 studi su 56 hanno riportato i dati separando quelli dellle donne da quelli degli uomini.

“E' una presa in giro” dice la dottoressa Baggio, come anche il fatto che da dieci anni parliamo di differenza di genere.

La scheda del servizio: Curami di Antonella Cignarale, Immagini di Alfredo Farina, Davide Fonda, Fabio Martinelli, ricerca immagini di Paola Gottardi

Nello studiare la salute della donna, per anni, si è posta l’attenzione soprattutto sui suoi organi sessuali e riproduttivi. Le malattie, i sintomi, le cure sono state studiate prevalentemente sull’organismo maschile, traslando i risultati delle ricerche sulla donna, come se non ci fossero differenze. Per esempio, i sintomi di alcune malattie nella donna sono diversi da quelli nell’uomo e per questo non sempre riconosciuti: può accadere così che ad alcune donne colpite da Alzheimer sia diagnosticata la depressione o che altre colpite da infarto al miocardio finiscano ricoverate nei reparti di psichiatria. Simili errori si trascinano anche nello sviluppo di nuove terapie, quando i dati delle sperimentazioni farmacologiche effettuate su uomini e donne non sono analizzati separatamente. Nell'era della medicina di precisione è accettabile dal punto di vista etico, scientifico ed economico non considerare l’influenza delle differenze di genere?

17 maggio 2021

Anteprima inchieste di Report – i rifiuti della Campania

Il servizio principale riguarderà le tonnellate di rifiuti esportati illegalmente dalla Campania e dalla terra dei fuochi, anche in Tunisia dove sono arrivati 282 container dal porto di Salerno. Un traffico che ha portato all'arresto del ministro dell'ambiente tunisino.

Un servizio sui sindacalisti in aspettativa, sullo smart working e infine la terza puntata sugli incontri in autogrill con l'agente dei servizi, da un Matteo all'altro.

Il traffico di rifiuti della Campania

Bernardo Iovene torna ad occuparsi della sua Campania e della malagestione dei rifiuti, compresi quei 282 container mandati in Tunisia e che ora rischiano di tornarci indietro. Uno scandalo che in Italia ha avuto una scarsa eco e che invece ha portato alle dimissioni del ministro tunisino dell'ambiente.

Iovene ha girato la regione, andando ad intervistare le associazioni sul territorio e le persone che controllano il territorio: persone come Giuseppe Parente a Grazzanise che col suo lavoro (che dovrebbe essere fatto dallo stato) monitorano la presenza di discariche abusive segnalate poi alle istituzioni.



Come quella scoperta in un'area confiscata: residui di materiali edilizi, resti di bare che qualcuno scarica lì.

A Trentola Ducenta l'associazione ha ripreso i roghi alle montagne di spazzatura: “chissà che estate ci aspetterà” si chiedono Biagio e Giovanni, due esponenti, memori dei roghi dell'estate 2020, perché la situazione è peggiorata quest'anno, in questa discarica illegale si trovano rifiuti pericolosi abbandonati lungo la strada per centinaia di metri.

A Villa Literno i comitati avevano trovato montagne di pneumatici che venivano portate lì sistematicamente per bruciarli: dopo le segnalazioni dei fuochi ci fu per la prima volta la rimozione dei rifiuti da parte del comune. Quest'anno pneumatici non se ne vedono ma quel sito rimane un posto dove le persone scaricano ancora rifiuti con una sorpresa: una serie di carte di credito ancora valide o ancora da attivare di utenti del nord Italia. Bernardo Iovene ha contattato i carabinieri che faranno i loro accertamenti.



Ma dopo tre giorni dalla prima visita, a Villa Literno sono tornati i pneumatici: “questo è diventato un incenerimento ordinario a tutti gli effetti.”

Ad Afragola e Acerra nei terreni coltivati è stato steso del compost fuori specifica, prodotto dagli impianti di compostaggio che non può essere venduto ai contadini e va smaltito in discarica a pagamento.

I carabinieri sono intervenuti a controllare questi campi quando è stato scoperto che il mais cresceva a macchia di leopardo: dove c'erano queste macchie sotto c'era una maggiore quantità di rifiuti. Aghi per insulina, pezzi di vetro, ferro, plastica, pezzi di tappeti...

Questi rifiuti sono stati posti sui campi e fresati assieme al terreno da cui ancora oggi spuntano qua e là pezzi di plastica: mentre Iovene faceva il servizio sul campo, assieme ad uno dei volontari di Acerra, è arrivato il proprietario, che era stato denunciato proprio da questi.

Di fronte alle telecamere stava alzando le mani su queste persone: le indagini della procura sono ancora in corso, ma le analisi sui terreni sono chiare.

I rifiuti campani sono finiti anche in Puglia, nelle campagne del tavoliere delle puglie, nel foggiano a Stornarella: sono rifiuti abbandonati nelle campagne che fanno danno all'agricoltura. Si tratta di materiale imballato, già lavorato in qualche impianto che, invece di smaltirlo come doveva, ha pensato bene di abbandonarlo risparmiando sui costi.

Sono balle di rifiuti che arrivano dalla zona del salernitano e abbandonate per queste strade di campagna nella notte, a volte dopo essere bruciate: oltre al danno ambientale c'è anche il costo della rimozione.

La scheda del servizio: Terra felix di Bernardo Iovene con la collaborazione di Greta Orsi e Roberto Persia

Dal porto di Salerno sono partiti 282 container di rifiuti, scarti da raccolta differenziata, destinazione Sousse, in Tunisia, ma le autorità tunisine li hanno definiti illegali. Sono state arrestate sette persone tra cui il ministro dell’Ambiente, funzionari della dogana e dell’agenzia nazionale dei rifiuti, sono indagate altre 11 persone tra le quali il console della Tunisia a Napoli. Un affare che ha destato uno scandalo nazionale nel paese nordafricano. Nella vicenda è coinvolta un’azienda del salernitano che scarica tutte le responsabilità sulla Regione Campania. Report ha intercettato la stessa tipologia di rifiuti nelle campagne del foggiano e seguito con mesi di riprese insieme ai volontari di Acerra lo spargimento di finto compost sui campi della terra dei fuochi. Infine le telecamere di Report sono tornate nei luoghi dove puntualmente bruciano rifiuti ingombranti o speciali: secondo uno studio dell'Istituto superiore di sanità ci sarebbe una correlazione tra salute e inquinamento nella terra dei fuochi.

L'aspettativa sindacale

Claudia di Pasquale lo scorso anno aveva fatto un servizio sui dirigenti della CISL e sulla poca trasparenza del sindacato: un servizio che era stato poco gradito ricevendo perfino l'accusa di voler mettere in discussione il ruolo dei sindacati.

Questa sera si occuperà della legge che tutela l'aspettativa sindacale, riportando alcuni casi di abusi, sindacalisti assunti in modo fittizio da imprese da cui ricevevano uno stipendio senza svolgere alcuna attività.

Come l'ex responsabile delle vertenze Cisl di Milano, di cui se ne parla nell'anteprima: si chiamava Carlo Russo, prima di morire ha consegnato le sue buste paga ad un suo collega fidato perché facesse chiarezza, Pippo Foti ex segretario della Fisascat Lombardia.

“Mi aveva confidato che la Cisl di Milano non aveva le risorse per pagare l'intera retribuzione per cui gli propose l'assunzione presso una società che avrebbe pagato una parte della sua retribuzione.”

Il sindacato così avrebbe risparmiato sugli stipendi e sui contributi: il sindacato avrebbe pagato solo 1200 euro, i restanti 700 sarebbero arrivati da un giro di 4 imprese di pulizie per alberghi con nomi diversi.

Questa persona ogni due anni si trovava così con un nuovo datore di lavoro con cui però non lavorava mai, perché lui lavorava a tempo pieno per l'ufficio legale della CISL.

La giornalista ha cercato di contattare queste società: la prima aveva sede presso un business center a Milano ma è stata messa in liquidazione nel 2016, da una signora dell'Ecuador con domicilio in una associazione che si occupa di persone disagiate, persone prese dalla strada. Forse una testa di legno, un nome da mettere su un foglio per far vedere che la liquidazione della società era avvenuta in regola.

Una seconda società aveva sede in una palazzina a Roma, anch'essa liquidata da una equadoregna. Una terza società, da cui Carlo Russo era stato assunto, aveva sede presso un ufficio che veniva usato per la corrispondenza e che è poi stato chiuso per morosità.

“Ad un certo punto Carlo era anche perplesso da questa situazione” confida l'amico alla giornalista che non è riuscita ad avere un'intervista dall'allora segretario organizzativo della sede Cisl di Milano, Gilberto Mangone, mentre il segretario generale di Milano che si è trincerato dietro un “non ero io che me ne interessavo e non ho nulla da dire”

La scheda del servizio: L'aspettativa di Claudia Di Pasquale con la collaborazione di Federico Marconi e Giulia Sabella

L'aspettativa sindacale non retribuita è prevista e tutelata dall'articolo 31 dello Statuto dei lavoratori. È un importante diritto, che consente ai lavoratori chiamati a ricoprire un incarico sindacale di svolgere in piena autonomia e libertà il proprio mandato. Il decreto legislativo 564 del 1996, varato quando il ministro del Lavoro era Tiziano Treu, ha però specificato che l'aspettativa sindacale non retribuita può essere riconosciuta solo dopo "un periodo non inferiore a sei mesi". Significa che il lavoratore può essere distaccato dopo almeno sei mesi di lavoro effettivo. L'Inps ha anche specificato che "la contribuzione figurativa non è riconosciuta a chi, non essendo dipendente dell'azienda al momento dell'incarico sindacale, è stato assunto successivamente, nel corso dello svolgimento del mandato o incarico per il quale è fatta richiesta". Lo scopo è anche quello di evitare assunzioni fittizie, finalizzate solo a ottenere l'aspettativa sindacale non retribuita. In questo caso, infatti, i contributi previdenziali sono figurativi, cioè vengono accreditati dall'Inps che poi liquiderà la pensione. Ma l'obbligo dei sei mesi di lavoro viene sempre rispettato?

Lavorare in smart working

Lo smart working è un'opportunità per fermare il consumo di cemento nelle grandi città, per ripopolare le cittadine della provincia, un'opportunità per i borghi turistici (è sufficiente una connessione di rete) e la possibilità per i pendolari di riconquistarsi quelle ore di tempo spese sui treni regionali (che non verranno potenziati nemmeno dal PNRR che potrebbe diventare un'occasione mancata).

La scheda del servizio: Smart working in progress di Max Brod con la collaborazione di Greta Orsi immagini di Matteo Delbò e Chiara D'Ambros

Con la pandemia tutto il mondo, Italia compresa, ha iniziato a sperimentare lo smart working. Da una parte ci sono i datori di lavoro che ci credevano ancor prima del Covid, dall'altra c'è chi, per paura dei cosiddetti "furbetti", non si fida a lasciare i lavoratori a casa. È così che cresce la richiesta, per gli investigatori privati, di spiare i dipendenti. Non tutti però sono così diffidenti. Ci sono aziende che vedono aumentare la produttività grazie allo smart working e molti dipendenti hanno iniziato a scegliere le location più disparate per la loro postazione di lavoro: addirittura le navi da crociera. Migliaia di piccoli borghi in via di spopolamento, poi, sognano di rinascere grazie al lavoro agile. Sempre che arrivi anche qui l'elemento fondamentale per lavorare da remoto: l'internet veloce.

Quelli che si incontrano agli autogrill

Non ci sono solo gli incontri “anomali” del Matteo rottamatore col dirigente del DIS (la struttura che coordina l'attività dei servizi interni ed esterni), incontri che hanno suscitato la reazione scomposta di Renzi e dei suoi fedelissimi, culminata con l'esposto alla magistratura e dell'interrogazione parlamentare del deputato Nobili, basata su un dossier patacca che Report aveva intercettato per tempo.

Anche l'altro Matteo (Salvini) si è incontrato in sedi non ufficiali con Marco Mancini. Questo è quanto risulta a Report che ha posto la stessa domanda di Renzi a Salvini che, al giornalista ha risposto prima di non ricordare e poi ha escluso ogni incontro in sedi che non fossero “istituzionali”.

Ne fa una anticipazione Il Fatto Quotidiano con un articolo di Alessandro Mantovani:

Insomma, potrebbe esserselo dimenticato. Una cosa è certa, la frequentazione tra i due ha radici antiche: “Mancini – racconta Salvini – l’ho incontrato ripetutamente, lo andai a visitare per la prima volta in carcere a San Vittore quando fu arrestato ed ero consigliere comunale”. Fu arrestato due volte a giugno e a dicembre del 2006, quando Salvini era consigliere a Milano, prima per il sequestro di Abu Omar e poi per lo spionaggio alla Telecom. Il suo vecchio amico Giuliano Tavaroli, che era alla Telecom, alla fine patteggiò, mentre Mancini ne uscì prosciolto, come per il rapimento dell’imam da parte della Cia, anche perché i governi confermarono il segreto di Stato sulle attività del Sismi di Nicolò Pollari di cui faceva parte, con ruoli di crescente rilievo fino all’incarico di capodivisione operazioni.

Chissà se il Copasir chiederà un'audizione anche per Salvini, dopo quella di Renzi, dopo aver chiesto al Dis un’indagine interna su Mancini, anche sulla base delle rivelazioni dell’ex emissaria del cardinale Angelo Becciu, Cecilia Marogna (di cui si era occupato un servizio di Report ad aprile)”.

La direttiva del presidente Draghi impone che d'ora in avanti gli incontri tra politici e agenti dei servizi debbano essere autorizzati dai vertici dei servizi, poche ore prima della direttiva – racconta l'anticipazione del servizio – Salvini era intervenuto per difendere Renzi: “incontrare esponenti dei servizi di sicurezza è normale, io ne ho incontrati a decine”.

Ma Salvini difende Renzi perché anche lui in questi anni ha incontrato Mancini più volte, lo rivela una fonte a Report, incontri avvenuti anche in autogrill e in prossimità di Cervia, quando Salvini si recava al Papeete.

Su Repubblica di ieri Carlo Bonini ha lasciato intendere che l'incontro tra Renzi e Mancini fosse auspicato dal procuratore Gratteri, grande amico di Renzi (così dice il giornalista di Repubblica) e anche di Mancini, con un'allusione molto pesante nell'articolo, perché si fa intendere che questo rapporto sia nato quando Mancini e Pollari aiutavano Gratteri a trovare “asseriti” arsenali di ndrangheta.



Gratteri ha smentito su tutta la linea e spero che voglia ribattere a questa accusa a mio avviso molto velenosa.

La scheda del servizio: Gli autogrill segreti di Walter Molino con la collaborazione di Federico Marconi

È possibile per un politico incontrare un agente dei servizi segreti in occasioni non istituzionali? Dopo la rivelazione di Report sul colloquio tra il senatore Matteo Renzi e il capocentro del Dis Marco Mancini all'autogrill di Fiano Romano, il governo Draghi ha diramato una nuova direttiva per regolamentare i rapporti tra politici e 007. Ma prima di questa direttiva, erano veramente possibili questo tipo di incontri? Attraverso interviste esclusive, tra cui quella al presidente del Copasir Raffaele Volpi, Report ricostruisce le ripercussioni successive al rendez vous tra Renzi e lo 007, che si intrecciano con quelle sul controllo parlamentare sui servizi di sicurezza.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

11 maggio 2021

Report – storie di audio e di babbi

La previsione di Berlusconi

Analizzando l'audio dove il giudice Franco confida la “porcheria” al condannato Berlusconi, Report ha scoperto altre novità: sopra il nastro è registrato il patto del Nazareno e Berlusconi indica il giorno in cui Renzi si sarebbe insediato a palazzo Chigi, tradendo quanto aveva detto pochi giorni prima, ovvero che non sarebbe mai andato al governo senza passare per le elezioni (l'intervista con la frase Enrico stai sereno è del 17 febbraio, Renzi va al governo il 21).

Oggi in molti hanno riso di questa notizia, “guardate che scoop fa Report”, senza rendersi conto che di fatto ammettono che di Renzi e della sua parola non ci si può fidare.

Ma viene fuori anche altro: il patto del nazareno serviva ad avere le spalle coperte lato opposizione per le riforme di Renzi.

“Io credo di aver capito dove andava Renzi da tempo” racconta oggi Bersani: gli italiani lo impararono pochi anni dopo.

L'incontro di Renzi col dirigente dei servizi

Ancora una volta Renzi e ancora una volta una storia poco chiara che lascia spazio a tante domande: nell'anteprima di Report, Giorgio Mottola torna sull'incontro tra l'ex presidente e Marco Mancini a cui ha assistito un'insegnante nell'autogrill di Fiano Romano.

Cosa si sono detti in quell'incontro? Renzi non ha risposto ma anzi ha buttato lì diverse insinuazioni, facendo capire che quel video sarebbe una trappola organizzata a suo danno.

Ma come faceva Renzi a conosce in anteprima quel video?

E' così usuale questo incontro tra un ex presidente e un alto dirigente dei servizi, esperto del Medio Oriente dove Renzi si reca spesso? Forse Mancini sperava in una sponsorizzazione per le nomine nell'Aise o Aisi, che erano imminenti a fine dicembre?

Sulla nomina di Mancini ai vertici dei servizi pesano ombre inquietanti: il rapimento di Abu Omar, la brutta storia del dossieraggio Telecom forse per questo alcuni servizi stranieri hanno messo il veto. Il Copasir ha convocato Renzi per chiedere conto di quell'incontro: a questo ente Renzi non potrà non rispondere.

In questa settimana Report è stata messa sotto attacco per il servizio andato in onda la scorsa settimana: Renzi ha messo in dubbio la testimone, alcuni aspetti del video, sul come è arrivato a Report.

Per togliere di mezzo questi dubbi, la testimone è stata intervistata da Giorgio Mottola: il video è stato inviato anche ad un quotidiano nazionale online che non le ha risposto, nel video non aveva riconosciuto Mancini se non dopo il servizio sul Vaticano ad inizio aprile.

Il video dura 28 secondi, non i 40 minuti dell'incontro e, infine, la signora era in quel posto perché il padre aveva un malore.

Questo punto è stato riportato proprio da questa persona che ha spiegato di dover prendere dei farmaci potenti e che per questo deve spesso andare in bagno.

La testimone è rimasta in autogrill a lungo dovendo aspettare il padre che uscisse dal bagno: nel mentre non ha mai visto lo scambio dei babbi raccontato da Renzi.

Ma ha sentito dire da Mancini che era a disposizione: come ha fatto a sentirle? La professoressa ha le orecchie bioniche? No, semplicemente aveva il finestrino abbassato.

Luciano Nobili è un deputato di Italia Viva, tra i primi ad attaccare la testimonianza della professoressa: ha annunciato una interrogazione in Parlamento dove si parla di questa fattura ad una società lussemburghese, per un servizio di Report su Piaggio Aerospace “contro Renzi”.

La fonte per questo servizio dove si criticava la gestione di Piaggio Aerospace da parte del governo Renzi che ha spalancato le porte agli arabi sarebbe l'ex manager Francesco Tuccillo.

Ma la fonte del servizio non era Tuccillo e poi la tramissione non ha mai pagato una sua fonte: la realtà è che l'interrogazione di Nobili si basa su un dossier falso che è arrivato anche ad altri giornali.

Un dossier falso che finisce nelle mani di Renzi che lo usa, evocandolo, nell'intervista con Danilo Procaccianti.

Una polpetta avvelenata, così si chiama in gergo, un dossier di questo tipo: non è una notizia falsa invece il bonifico da Dubai per Renzi per una sua conferenza che fa un giro strano, atterrando a Portici (incassato da un imprenditore che ha una società da 1500 euro), in una transazione su cui si è interessata anche Bankitalia (come operazione sospetta).

Niente di strano, sia per Renzi sia per l'imprenditore sul cui conto è passato il denaro: strano invece che Renzi alluda ancora alla fattura del Lussemburgo per attaccare la trasmissione.

Nel dossier falso confezionato a novembre, dopo la puntata sulla Piaggio, si parla di 45mila dollari che la Rai avrebbe pagato ad una fonte in Lussemburgo per costruire un servizio contro l'ex presidente.

A chi è arrivato il dossier? Nel febbraio scorso (dopo una puntata in cui si mandava in replica la puntata su Piaggio) Alessio De Giorgi fa un tweet in cui allude a qualcosa, su Report. Ma oggi non si ricorda più, peccato.

L'interrogazione di Renzi si basa su un dossier falso: “voglio ben sperare che una trasmissione della Rai paghi qualcuno per dire il falso” risponde Renzi a Procaccianti. Nobili si giustifica dicendo che vuole solo fare delle domande alla Rai.

Ma come faceva Nobili a sapere di questo signor Tuccillo (anche noi abbiamo le nostre informazioni)? Questa fonte Nobili non avrebbe dovuto conoscerla?

Strano modo di difendere i giornalisti che ha il deputato Nobili. Fa una interrogazione “sul sentito dire”, su qualcosa sentito nell'aria...

Quando si scoprì che alcuni giornalisti erano stati intercettati, con le loro fonti, dalla procura di Trapani, erano tutti indignati. E ora, con Report, che farà l'ordine dei giornalisti? Che farà il parlamento?

Nel finale del servizio Ranucci spiega la cosa grave, nella non spiegazione di Nobili:

Che Nobili ne fosse a conoscenza [di Tuccillo] è un fatto gravissimo, per la libertà di stampa ma anche per il funzionamento democratico di un Paese”.

Ranucci ricorda anche che Tuccillo “è stato tra i manager di Piaggio Aerospace che più si sono opposti al nuovo management filoarabo, sponsorizzato dal governo Renzi. Fu proprio Renzi che aprì le porte di un’azienda strategica per la sicurezza del Paese come Piaggio Aerospace, che produce tecnologia militare, agli Emirati Arabi.”

Il socio unico di Tarantula nega di aver mai avuto rapporti con Francesco Maria Tuccillo e di aver mai avuto rapporti con la Rai: “col signor Tuccillo non ho mai preso nemmeno un caffè.”

Report ha incontrato in modo riservato Tuccillo, questo è vero, ma quest'ultimo non ha mai dato informazioni a Report: forse era Report che era seguita da qualcuno, quando andò ad incontrare questo signor Tuccillo che si opponeva alla scelta del governo di aprirsi agli arabi.

Tuccillo aveva contribuito a catturare Roberto Vito Palazzolo (rimasto latitante in Sudafrica), in arte Roberto Von Palace, il boss su cui aveva indagato Falcone e che da latitante in Sudafrica riciclava i soldi di Cosa nostra e avrebbe aiutato Finmeccanica a vendere gli elicotteri in Africa.

Tuccillo aveva incontrato in Africa Palazzolo, mentre era latitante: una volta riconosciuto il latitante avvisa Finmeccanica che però prende tempo, avvisa anche la procura di Napoli che riesce poi a catturarlo.

Questa sua scelta, su Palazzolo, costò molti nemici a Tuccillo forse anche negli ambienti dei servizi: Palazzolo infatti era presente ad un ricevimento in Ruanda organizzato dall'ambasciata italiana e filtrato dai servizi. Forse c'è anche questo dietro l'interrogazione parlamentare contro Tuccillo e contro Report?

Il 2 febbraio scorso, Il Giornale, Il Foglio e Il Tempo pubblicano delle mail dove si parla di Casalino che chiede ad un conduttore Rai per fare dei servizi contro Report, con inchieste ad orologerie.

Queste mail false fanno sempre parte sempre del dossier falso costruito contro Report: Franco Bechis vede il dossier, capisce che fossero false, una polpetta avvelenata.

False le mail da Casalino a Ranucci, falso che Report avrebbe spostato delle puntate per meglio attaccare Renzi, falso che Ranucci avesse scritto a Casalino.

Forse l'interrogazione parlamentare la dovrebbe fare Report, se ne avesse la possibilità.

Oppure è una polpetta avvelenata contro Italia Viva, che ora rischia grosso, non solo per la pessima figura.

Qui è in gioco la libertà di informazione che è il cane da guardia della democrazia – è il commento di Ranucci - perché oggi si avvelena Report, domani toccherà ad altre trasmissioni e altri giornalisti.

L'occhio del dragone cinese

Il servizio di Giulio Valesini mi ha spaventato a cominciare dal dossieraggio della Zhenhua contro politici nel mondo, tra cui gli italiani Renzi e Letta (oltre a boss della malavita e ufficiali), categorizzato in base al profilo psicologico.

Uno scandalo che è un segnale, spiega Francesco Sisci, per far capire al mondo che la Cina ha dell'altro, per condizionare le scelte degli altri governi, degli altri politici.

E poi l'occhio lungo delle telecamere, che ci osservano, specie ora col Covid: telecamere come quelle della Hikvision su cui Giulio Valesini ha fatto un esperimento, scoprendo che le immagini riprese davanti la Rai e i dati sono mandate in Cina.

La Rai è pronta a porre in atto tutti gli strumenti per la sicurezza, ma ora tocca anche a tribunali, sedi sensibili, comuni e regioni.

I nostri volti, le nostre emozioni, finiscono in mano al governo cinese, solo perché la Cina li vende ad un prezzo conveniente, perché questa è la strategia con cui la Cina ha deciso di imporre la sua egemonia sul mondo.

C'è poi l'esperimento di rieducazione sugli Uiguri, la minoranza islamica in Cina, che evoca brutti ricordi di gulag e campi di concentramento.

Il governo li chiama istituti tecnici, ma in questi tecnici si fa il lavaggio del cervello delle persone: uno scenario da romanzo distopico, cose che farebbero paura a leggerle in un romanzo. Ma che invece è quanto sta succedendo in Cina, lo ha rivelato uno scoop del consorzio ICIJ.

Da anni il governo cinese accusa la minoranza musulmana di attentati e il programma nei centri di detenzione sarebbe il tentativo di stroncare la minaccia: “una bugia” – secondo Dolkun Isa presidente del congresso mondiale degli Uiguro - “il governo cinese sta cercando di nascondere la realtà e usano la scusa del terrorismo per la repressione degli Uiguri, il mio nome è il numero tre nella lista dei terroristi ma nella mia vita non ho mai visto una pistola vera, non ho mai visto una vera bomba, la mia bomba è solo questa penna, quella che uso per scrivere.”

In questi campi i detenuti sono tenuti in celle, ammanettati, senza la possibilità di fare docce, nelle strutture sono presenti stanze per le torture. Ma la Cina parla di strutture per rieducare quei terroristi che sono ritenuti responsabili di attentati nel paese.

Il programma di repressione nello Xinjiang ruota attorno ad un programma di riconoscimento facciale, la raccolta di dati biometrici, persino vocali che rende possibili perfino arresti preventivi come nel film Minority Report: milioni di telecamere disseminate nella regione e l'intelligenza artificiale che analizza i dati e stabilisce se sei arrabbiato, pericoloso e a quale etnia appartieni.

Telecamere della Hikvision, in grado di riconoscere l'etnia delle persone, di registrarne perfino le parole per strade, telecamere prodotte anche in Italia.

E' uno scenario che evoca Orwell, non solo in Cina ma anche qui in Italia: perché anche noi italiani siamo spiati, dalla Cina e dagli Stati Uniti.

L'ex sottosegretario Geraci, uno dei fautori degli accordi con la Cina, minimizzava i rischi: se non hai fatto nulla, perché dovresti preoccuparti? Perché in Cina esiste il credito sociale, per esempio: se sei un buon cittadino accedi ai servizi pubblici, altrimenti niente.

E i buoni cittadini cinesi sono obbligati a fornire al governo qualsiasi informazione che venisse loro chieste, non solo in Cina ma anche all'estero: ogni cittadino cinese è una spia, che può trasferire dati e informazioni senza dover rivelare nulla.

Hikvision è per questo stata messa al bando in America: in Italia sono state piazzate migliaia di telecamere, oltre a quelle di altre società come la Dahua, che ha vinto un appalto per Palazzo Chigi e i responsabili di queste società sono cinesi, che per legge devono collaborare col governo. Perfino le centrali di intercettazioni del ministero di Giustizia sono controllate da Hikvision.

E anche le telecamere della Rai, in grado di riconoscere i volti: l'esperto di sicurezza che ha collaborato con Report ha scoperto che questo sistema era aperto all'estero in modo attivo, ovvero le telecamere inviavano dati a sistemi cinesi.

Emerge un altro aspetto preoccupante: alcune telecamere della Rai avevano una memoria aggiuntiva, dove si registrava in modo parallelo immagini e volti riconosciuti nell'accesso alle strutture Rai. Queste telecamere erano aperte verso l'esterno.

Il manager di Hikvision Italia ha risposto che lui le leggi italiane le rispetta, ma siamo sicuri dello stesso dei vertici cinesi?

Report ha raccontato come nei centri di rieducazione gli Uiguri siano stati usati per realizzare magliette e felpe, poi vendute da marchi occidentali (da Adidas a Nike).

Schiavi per merce a basso costo, sfruttati come “pacchetti” di dipendenti, ad aziende, dopo l'opera di rieducazione.

I grandi marchi sapevano di questo scandalo, facevano controlli? Il presidente di Rina Italy ammette che non è possibile certificare quanto succede in Cina, dai fornitori di cotone o di capi.

E che dunque nemmeno in America possono sapere che il cotone che arriva da loro, proviene dallo Xinjiang.

E chi boicotta lo sfruttamento cinese, chi ne parla male, come il marchio H&M, ha subito il boicottaggio da parte della Cina.

E i diritti umani? Possono aspettare. In Italia il professor Fabio Parenti, i cui video sono ripresi dal blog di Beppe Grillo, vorrebbe impacchettare i meridionali, che oggi campano col reddito di cittadinanza, per farli lavorare in questi centri.

10 maggio 2021

Anteprima inchieste di Report – il grande fratello cinese, smart working e babbi

In che modo sta avvenendo la supremazia cinese nel mondo e anche in Italia. Poi un servizio su come lo smart working potrebbe cambiare in meglio il mondo del lavoro, infine un aggiornamento sull'incontro tra Renzi e un dirigente dei servizi di cui si era occupata Report la scorsa settimana.

Il prezzo dell'egemonia cinese

In che modo la Cina intende diventare potenza egemone entro il 2035, prendendo il posto di America e Russia? Spionaggio di massa, infiltrazione negli organismi sovranazionali, creazione di lobby per avvicinare politici stranieri e utilizzo dei social. Sta avvenendo anche in Italia: “gli occhi del dragone si sono allungati anche verso il nostro paese e con il covid si sono allungati ancora di più” racconta Sigfrido Ranucci nell'anteprima, che parte con quelle telecamere di sorveglianza che ci osservano tutti i giorni.

Per la nostra sicurezza: sono le telecamere di fronte agli edifici pubblici, ad obiettivi sensibili per la sicurezza del nostro paese (di fronte alla del terrorismo), nelle stazioni dei treno e della metropolitana.

Col covid ci siamo abituati a passare diversi controlli biometrici dove telecamere intelligenti ci dicono se abbiamo la febbre o meno, se la mascherina è ben indossata, se abbiamo un cappello che copre troppo la fronte, un grande aiuto per prevenire l'infezione del virus.

Ma, come racconta nel servizio Giulio Valesini, il mercato della videosorveglianza è in mano a poche aziende: i nostri dati dove finiscono, potrebbero essere usati contro di noi?

“Bisogna tener conto del bilanciamento tra salute pubblica e la privacy” commenta un esperto di privacy e sicurezza intervistato dal giornalista che gli chiede se si sente sicuro da questo monitoraggio per il covid: “ assolutamente no, sono aumentate molto le telecamere e aumenteranno ancora.. ”

I più grandi player del mercato sono multinazionali cinesi: l'ordinamento giuridico cinese contempla quattro norme fondamentali che obbligano qualsia cittadino cinese a qualunque latitudine a fornire qualsivoglia genere di informazioni allo Stato, pena il carcere. Se la vogliamo dire in maniera più brutale, potenzialmente ogni cittadino cinese è una spia.

Sia sotto Trump che sotto Biden, gli Stati Uniti hanno messo al bando Hikvision (multinazionale cinese che lavora nel settore del bio-riconoscimento facciale), perché implicata in violazione dei diritti umani ma anche per ragioni di sicurezza nazionale: siti governativi o obiettivi sensibili sono ora preclusi a questa azienda.


In Italia la sorveglianza della Rai è affidata alle telecamere proprio della Hikvision (il cui controllo societario è in mano allo stato cinese): Report ha deciso di fare un esperimento con un consulente esperto un cybersecurity che è stato consulente di diverse procure.

Assieme al consulente Giulio Valesini è entrato nel sistema di videosorveglianza per capire cosa accade ai dati catturati dalle telecamere: analizzando il traffico dati dei server il consulente tracciava dei collegamenti con server cinesi.


Sotto l'amministrazione di Xi Jin Ping la Cina si è trasformata in un paese che fa della raccolta dati per l'intelligence un assett nazionale, mettendo assieme il settore industriale civile con quello industriale : Giulio Valesini racconterà la storia di una startup di Shenzhen, la Zhenhua, finita al centro di uno scandalo internazionale. Questa azienda aveva raccolto i dati su decine di migliaia di soggetti politicamente esposti in tutto il mondo, usando database specializzati come Dow Jones arricchiti con dettagli riservati e profili psicologici: tra gli italiani nella lista Matteo Renzi, Enrico Letta, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni.

E poi dirigenti delle autorità portuali, boss della malavita, industriali e loro familiari.

Qualcosa però è sfuggito di mano ed è stato analizzato da una società di cyber security australiana Internet-2.0: il CEO Robert Potter spiega al giornalista come una parte significativa dei dati tecnologici riguardava il personale militare e le navi militari, che le persone nel database raccolto venivano classificate in base a profili psicologici, categorizzati in base a cinque tipi di profilo, per esempio quanto sono disponibili, quali sono le loro vulnerabilità o come quella data persona ha ereditato una certa ideologia.

Zhenhua non può aver agito in modo indipendente dal partito comunista cinese e il governo, i loro partner avevano legami significativi col governo cinese anche perché, spiega ancora il CEO di Internet 2.0, “se in Cina qualcuno si mettese a raccogliere questi dati senza il permesso del governo finirebbe probabilmente in prigione. E la CCT Tech è fortemente coinvolta nella provincia dello Xinjiang e sviluppa molta tecnologia di riconoscimento facciale che viene poi utilizzata in quelle province”.

Utilizzata contro la minoranza degli uiguri, discriminata e sotto posta a violazione dei diritti da parte del governo di Pechino.

La scoperta di questo database potrebbe essere un avvertimento, sostiene Francesco Sisci, sinologo che lavora a Pechino: attenzione, ci stanno dicendo dalla Cina, sappiamo tante cose di voi.

Nella regione dello Xinjiang il governo cinese ha costruito diversi edifici che, visti dal satellite, hanno un aspetto simile a dei campi di concentramento: torri di avvistamento, muri attorno: secondo le autorità sarebbero istituti tecnici, ma una fuga di comunicazioni interne tra i quadri del regime ha svelato al mondo il manuale operativo per la gestione di questi campi di detenzione e il sistema di sorveglianza di massa della regione. Lo scoop è della ICIJ e rivela come i così detti centri di formazione in questa regione siano in realtà campi dove fanno il lavaggio del cervello politico:

le porte dei dormitori devono essere chiuse a doppia mandata” .. “controllare l'attività degli studenti per prevenire la fuga degli studenti durante le lezioni ” .. “risolvere i problemi ideologici e le emozioni normali degli studenti in ogni momento ” questo è scritto nei manuali operativi, frasi che hanno ben poco a vedere con l'istruzione.

Da anni il governo cinese accusa la minoranza musulmana di attentati e il programma nei centri di detenzione sarebbe il tentativo di stroncare la minaccia: “una bugia” – secondo Dolkun Isa presidente del congresso mondiale degli Uiguro - “il governo cinese sta cercando di nascondere la realtà e usano la scusa del terrorismo per la repressione degli Uiguri, il mio nome è il numero tre nella lista dei terroristi ma nella mia vita non ho mai visto una pistola vera, non ho mai visto una vera bomba, la mia bomba è solo questa penna, quella che uso per scrivere.”

Il programma di repressione nello Xinjiang ruota attorno ad un programma di riconoscimento facciale, la raccolta di dati biometrici, persino vocali che rende possibili perfino arresti preventivi come nel film Minority Report: milioni di telecamere disseminate nella regione e l'intelligenza artificiale che analizza i dati e stabilisce se sei arrabbiato, pericoloso e a quale etnia appartieni.

Cosa ne pensano di tutto questo alla Hikvsion Italia? “Noi produciamo apparati, è come se si accusasse un produttore di armi di omicidio ”

La scheda del servizio: L'OCCHIO DEL DRAGONE di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella con la collaborazione di Norma Ferrara ed Eleonora Zocca

Con la pandemia ci siamo abituati a passare numerosi controlli biometrici: le telecamere intelligenti rilevano se abbiamo la febbre, se portiamo bene la mascherina, se abbiamo un cappello che copre troppo la fronte, se siamo in gruppo o da soli davanti all’obiettivo. Si tratta di un grande aiuto a prevenire la diffusione del virus ma il mercato della videosorveglianza è in mano a poche aziende e i più grandi player del mercato sono multinazionali cinesi. Chi c'è dietro queste aziende? Dove finiscono i nostri dati? Potrebbero essere usati contro di noi? Dopo Trump e Biden una nuova guerra fredda sembra stagliarsi all'orizzonte e proprio i dati saranno il terreno di battaglia.

Intanto l'ombra di deportazioni e lavoro forzato tinge di rosso le piantagioni di cotone dello Xinjiang nell'ovest della Cina, dove decine di migliaia di uiguri, una minoranza turcofona musulmana, sono costretti da Pechino a estenuanti campagne di raccolta a mano lontano dai loro villaggi. Il Partito Comunista Cinese vuole cancellare le radici culturali delle minoranze e combattere l'estremismo e lo ha fatto imprigionando da uno a tre milioni di uiguri in campi di rieducazione che il governo definisce centri di formazione professionale. Una volta rieducati molti di questi uiguri sono spediti nelle grandi fabbriche della Cina orientale, a lavorare per i fornitori di multinazionali occidentali. Anche noi abbiamo provato a creare la nostra società di import export e ci siamo infilati nel business del cotone. Scoprendo quanto è facile camuffarne l'origine.

Un mondo del lavoro smart

Lo smart working è un'opportunità per fermare il consumo di cemento nelle grandi città, per ripopolare le cittadine della provincia, un'opportunità per i borghi turistici (è sufficiente una connessione di rete) e la possibilità per i pendolari di riconquistarsi quelle ore di tempo spese sui treni regionali (che non verranno potenziati nemmeno dal PNRR che potrebbe diventare un'occasione mancata).

La scheda del servizio: SMART WORK IN PROGRESS di Max Brod con la collaborazione di Greta Orsi

Con la pandemia tutto il mondo, Italia compresa, ha iniziato a sperimentare lo smart working. Da una parte ci sono i datori di lavoro che ci credevano ancor prima del Covid, dall'altra c'è chi, per paura dei cosiddetti "furbetti", non si fida a lasciare i lavoratori a casa. È così che cresce la richiesta, per gli investigatori privati, di spiare i dipendenti. Non tutti però sono così diffidenti. Ci sono aziende che vedono aumentare la produttività grazie allo smart working e molti dipendenti hanno iniziato a scegliere le location più disparate per la loro postazione di lavoro: addirittura le navi da crociera. Migliaia di piccoli borghi in via di spopolamento, poi, sognano di rinascere grazie al lavoro agile. Sempre che arrivi anche qui l'elemento fondamentale per lavorare da remoto: l'internet veloce.

Erano solo babbi natale..

In Italia l'informazione non è al servizio del cittadino, affinché sia informato di quanto accade nel paese e allo stesso modo non è la politica che deve essere trasparente e al servizio del paese.

No, in Italia è Report che deve spiegare come e perché è venuta in possesso del video in cui un'insegnante ha ripreso per 20 secondi l'ex presidente del consiglio Renzi assieme a Marco Mancini, dirigente del DIS (l'ente che coordina l'attività dell'Aisi e dell'Aise).

Non solo, l'atteggiamento dei partiti, con poche eccezioni, dimostra ancora una volta quale sia la loro considerazione dell'informazione: a servizio del potete, quale esso sia.

In ogni caso, questa sera i giornalisti di Report intervisteranno la signora, che darà la sua versione dei fatti. Perché dell'altra parte, siamo ancora alla storiella dei babbi di cioccolato.

Cari politici, dovete abituarvi a spiegare, a rendere conto, che siano incontri all'autogrill o voli in Arabia Saudita, tanto per parlar chiaro.

Perché questo atteggiamento, “chissà chi ha pagato Report per quel servizio” vi rende tanti simili ai grillini, quegli odiati populisti.

La scheda del servizio: Com’è andata a finire? BABBI E SPIE

Il Copasir, l’organismo bicamerale che esercita il controllo parlamentare sull'operato dei servizi segreti italiani, dopo la messa in onda di foto e video che mostravano l’incontro tra il leader di Italia Viva Matteo Renzi e lo 007 Marco Mancini, oggi dirigente del Dipartimento informazioni e sicurezza (Dis), ha deciso di approfondire. Ha convocato lo stesso direttore del Dis Gennaro Vecchione, riservandosi di procedere a ulteriori verifiche e alle audizioni degli stessi Renzi e Mancini. Report tornerà sulla vicenda con informazioni esclusive.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.