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22 luglio 2022

Maledetto il paese

Maledetto il paese che ha bisogno dell'uomo solo al comando per salvare il paese.

Maledetto il paese dove i partiti, specie quelli della presunta area di centro sinistra si nascondono dietro l'uomo solo non avendo una loro agenda politica.

Maledetto il paese dove i partiti che si dicono riformisti partoriscono solo riforme regressive e a difesa delle élite.

Maledetto il paese dove si confonde il plauso di alcune associazioni con la volontà dei cittadini, calpestando Costituzione, Parlamento e i cittadini.

Maledetto il paese dove alle prossime elezioni si confronteranno coalizioni di centro (con l'agenda Draghi che tanto bene ha fatto al paese) e la coalizione di destra (la destra italiana, quella dei migranti, dei barconi, del sovranismo, ..).

Maledetto il paese dove cresce il partito del non voto, perché le persone percepiscono i partiti, i programmi, i luoghi delle istituzioni come lontani, distanti. 

Si voterà a fine settembre, dunque, con la stessa legge elettorale. Colpa di Conte, certo, che ha scelto male i tempi e forse i modi per la sua mossa. Ma colpa anche di Draghi che ha voluto sfidare i partiti della sua maggioranza, che si sono dimostrati (Salvini e Berlusconi) con più pelo dello stomaco di lui.

In pochi mesi il governo Draghi era pronto a fare mille riforme: la riforma della giustizia (quella sotto l'attenzione della commissione europea, per il rischio che i processi saltino per l'improcedibilità), la riforma del fisco, magari togliendo qualche altra aliquota per arrivare alla flat tax tanto cara alla destra. Il salario minimo annacquato, perché si basa sui contratti firmati dai sindacati con dei minimi inferiori a 8 euro. La riforma della concorrenza che non toccherà nulla delle rendite di posizione in questo paese (vedi capitolo balneari).

In fondo l'agenda Draghi, col suo populismo delle élite (che piace alla gente che conta di questo paese) in questo derby tra centro e centro destra va bene a tutti.

E le disuguaglianze, i poveri, lo sfruttamento sul lavoro, l'ambiente e la messa in sicurezza di fiumi, montagne, zone a rischio?

Maledetto il paese..

15 luglio 2022

Cos'è questa crisi

Abbiamo cinque giorni di tempo per capire se questo esecutivo andrà avanti o meno. Ma come si è permesso Conte di far cadere questo governo ? - così si legge oggi sui giornali. 

Non è il momento di prendere ma di dare.

Non è il momento di aumentare i salari, che per fortuna (ci dice il governatore di Bankitalia Visco) rimangono bassi.

Non è il momento di parlare di transizione ecologica e di rinnovabili perché c'è la guerra.

Non è nemmeno il momento di parlare di salari, di povertà (avete letto il rapporto dell'Istat), di precari senza futuro.

Pare che in Italia non sia mai il momento per parlare e discutere di questioni che dovrebbero essere di sinistra (forse è per questo che da anni si portano avanti politiche di destra?).

Pare che non si debba dunque disturbare il grande manovratore, l'uomo che non sbaglia mai, l'uomo che ha rimesso l'Italia al centro dell'Europa (quale Europa, poi?), il presidente che tutti ci invidiano, Draghi. Così al centro dell'Europa che la sua riforma Cartabia è stata bocciata dalla commissione europea.

Doveva salvare il paese dall'emergenza covid (ve lo ricordate ancora il covid, no?) e ora siamo alle prese con una nuova ondata.

Doveva mettere in bolla i progetti del PNRR che, secondo Draghi stesso, erano già pronti a dicembre quando si era autocandidato alla presidenza della Repubblica.

Non è il momento per mettere in crisi il governo che non sbaglia mai, che non può essere criticabile, nel mezzo della guerra in Ucraina. Eppure questa guerra è così impattante per noi proprio per la dipendenza energetica di cui sono colpevoli i passati governi (rappresentati poi in questa maggioranza) i cui leader oggi sono tutti diventati fan della guerra a Putin.

A tutto questo va aggiunto che in una Repubblica parlamentare, non esistono diktat da parte del presidente del Consiglio, che tra l'altro ha ancora la fiducia da parte del Parlamento.

E' caduta la fiducia reciproca su cui si reggeva la maggioranza? Ma cosa ci si aspettava dopo aver di fatto smontato le politiche del movimento 5 stelle. Erano tutte sbagliate? Bene, allora dovrebbero essere tutti soddisfatti se il movimento esce dalla maggioranza.

Per chiudere il post, ieri sera ho letto una serie di tweet complottistici che lasciavano intendere come, dietro la presunta crisi di governo in Italia (e in Inghilterra e in Germania) ci sia la mano di Putin, puparo anche di Conte.

Aggiungo anche il contributo al complottismo: e se tutta questa crisi fosse voluta da Draghi, consapevole di non essere in grado di gestire il prossimo autunno caldo (crisi energetica, crisi del paese)?

A questo punto Conte diventa il capro espiatorio perfetto. Chi glielo fa fare di metterci la faccia? 

01 luglio 2022

I bisogni della gente

 


Guardate le prime pagine dei giornali: si parla di guerra? Della siccità (in Lombardia abbiamo ancora dieci giorni di acqua per l'agricoltura)? Dei rincari dell'energia? Delle morti bianche (ieri l'ultimo caso a Roma)?

Dell'ultimo summit Nato in Spagna dove si è deciso che per combattere i cambiamenti climatici servono più armi? Dell'innalzamento dei contagi per il covid e del ritorno alle mascherine ffp2 sui luoghi di lavoro?

No, si parla della vicenda Conte - Draghi, dove ovviamente ciascun giornale la vede a modo suo, con le fibrillazioni del governo subito smorzate dal premier (?). O Draghi o elezioni.

Perché ci sono da gestire i progetti del PNRR, le riforme senza cui non prenderemo i soldi dell'Europa.

La giustizia, quella che renderà questo paese quello con meno condanne, se non si mette al meccanismo di improcedibilità che bloccherà i processi in appello dopo due anni.

O magari il ddl concorrenza, dove si ritorna a parlare di gestione privata dall'acqua in barba al referendum del 2011. 

I privati gestiranno meglio il servizio? O lo gestiranno come hanno fatto manutenzione su ponti e viadotti?

Come dice Draghi, sempre sia lodato, "Il populismo si sconfigge con un'azione di governo che risponda ai bisogni".

Il paese ha fame? Date loro la riforma Cartabia e il bonus terme..
E alla fine a votare andranno sempre meno persone.

15 giugno 2022

Meno male che Draghi c'è

Vi ricordate i titoli dei giornali la scorsa estate? Come ci piace l'Italia di Draghi, che ci fa vincere in Europa  sia con la frizzante nazionale di Mancini sia con le canzoni dei Maneskin?

L'Italia di Draghi, un'Italia che vince ..

Euro 2020: Draghi celebra l'Italia al centro dell'Europa..

Europei: la vittoria dell'Italia rafforza anche Draghi in Europa

Meno male che Draghi c'è, meno male che non ci sono più i cialtroni di prima, a gestire la pandemia, il piano dei vaccini e, soprattutto, i soldi del PNRR..

Ecco, passato un anno, possiamo forse ammettere quanto questo entusiamo fosse solo tifo da stadio.

La pandemia è ancora tra noi, grazie al cielo in forma meno pesante come effetti: come siamo felici di tornare alla normalità, i concerti, gli stadi, basta mascherine.

Ma ve lo ricordate quanto si diceva nel 2020, quando i morti erano tanti e gli effetti del covid, non solo in termini economici, erano molto più palbabili?

Si parlava di riformare la sanità, superare il modello incentrato negli ospedali.

Ecco, la normalità (gli stadi, i grandi eventi in presenza come a Milano col salone del Mobile e fuori salone) non si è trasformata in normalità anche negli ospedali, nei pronto soccorsi, nelle code per le visite mediche.

Qui in Lombardia, l'assessora Moratti (che un pezzo del campo allargato del centro sinistra vedrebbe bene come candidata del campo del centro sinistra allargato a destra) ha partorito una riforma che è pure peggiorativa dell'attuale sistema sanitario.

Sistema dove mancano medici, infermieri e dove si registra i pronto soccorsi sono al collasso.

Meno male che Draghi c'è.. a parte lo spread? Ve lo ricordate lo spread? Pare non si sia ancora accorto del clima che è cambiato.
Non c'è rimasto nemmeno il calcio dopo un anno, fuori dai mondiali e con cinque pappine prese dalla Germania ieri sera.

Ma ora arrivano le riforme (con cui possiamo consolarci), quelle per cambiare il passo al paese: come la riforma della giustizia di cui ci ha ben parlato Report lunedì scorso: un giorno ci sveglieremo e non avremo più condanne per corruzione (e i giornali non ne parleranno per il diritto all'oblio)..

10 febbraio 2022

Le guerre tra poveri

 «Le guerre tra poveri sono le uniche dove il sangue scorre davvero.» 

«Bella questa, di chi è? Mao?» 

«No, Scerbanenco.»

Mi sembrava bello usare questa citazione dal racconto di Gianluca Ferraris "Money Transfer" nella raccolta "Indaga detective".

Perché racconta di una guerra che c'è e che non si vede, perché, ormai da mesi, siamo ritornati ai tempi felici del cinema dei telefoni bianchi, quando la propaganda ci diceva che andava tutto bene, che ne usciremo bene.

Gli applausi a scena aperta a Mattarella in Parlamento, i commentatori che ripetono come tutto il paese voleva il bis.

E poi Draghi che riparte, o che ritorna, per sconfiggere il caro bollette, per fare quella riforma della giustizia perché basta con questi giudici che si permettono di fare i giudici coi politici.

C'è crisi? Quale crisi? Il PIL galoppa, l'occupazione sale, le persone hanno voglia di divertirsi, tutti in piedi a cantare le canzonette di Sanremo.


Tutti in piedi pronti ad uscire liberi dalle costrizioni per il covid e a tornare alla nostra normalità. Si ma quale normalità?

Quella delle città intasate dal traffico e con l'aria irrespirabile?

La normali di un paese con una sanità regionale che non funziona (e la pandemia ce lo ha mostrato in modo inequivocabile)? Il 13 il governo e il ministro Speranza dovrebbero dare un parere sulla legge Moratti Fontana che riforma (in peggio) la sanità in Lombardia. Perché i privati entreranno nel settore degli ospedali di prossimità, con soldi del PNRR, senza che si risolva per esempio il problema della carenza dei medici. 

Dove li spostiamo, negli ospedali (che si stanno chiudendo), negli ospedali di prossimità?

In questo paese stanno diventando normali le morti sul lavoro, i licenziamenti via whatsapp (allo stabilimento Pfizer a Catania), l'abbandono di interi settori industriali come quello dell'auto.

Aumentano le bollette (perché nel passato siamo rimasti vincolati al settore delle energie fossili)? E il governo prende i soldi dagli extra profitti delle aziende che vendono energia rinnovabile (e non taglia i sussidi al fossile).

L'informazione ci sta raccontando di questo paese dove tutto va bene, dove l'ex bibitaro è oggi diventato un ministro competente che stringe l'occhio al nuovo centro.

Se ci sono problemi, è a causa di quei cattivi dei magistrati che interferiscono con la politica. O dei giornalisti cattivi come Report che si tengono i dossier per ricatti (quando le uniche patacche uscite sono quelle dei renziani).

E le guerre tra poveri, tra chi ogni giorno fa più fatica a vivere, tra chi si trova ad un passo dalla povertà?

Quelle sono come i barboni a Roma o a Milano, rovinano il decoro.

03 febbraio 2022

Il nuovo passo del governo

Il governo ora è pronto al nuovo passo, a far ripartire l'Italia, a renderla più sicura.

Avete visto Draghi, nemmeno ha aspettato a lungo dopo l'elezione di Mattarella (per il bene dell'Italia, come si è detto): subito lunedì ha fatto il suo CDM, interrogando i ministri (ma prof, oggi aveva detto che spiegava? - i meschini risposero).

Avrà interrogato sui salari bassi, sui morti sul lavoro, sulle 300-400 morti per Covid al giorno, sui tavoli di crisi di cui avrebbe dovuto occuparsi l'ottimo Giorgetti, sulle manganellate agli studenti (a proposito, ora muoiono anche i ragazzi sul lavoro, un passo in avanti), sulla qualità dell'aria nelle città (tossica, dice il rapporto di Legambiente, ecco perché le persone preferiscono lavorare da casa se possono e non andare ad avvelenarsi a Milano), su come spenderemo i soldi del PNRR...

E invece no. Lo racconto, a modo suo, con la consueta ironia, Alessandro Robecchi

Insomma, come è tradizione del primo giorno di scuola, il prof non ha interrogato (interroga nel consiglio dei ministri di oggi, si dice, ndr), ma soltanto spiegato agli alunni che ora si fa sul serio, che ci sono gli esami, che non tollererà ritardi e distrazioni, eccetera eccetera. Una cosa a metà strada tra il pippone motivazionale e la faccia severa del preside. I titoli e i commenti dicono che ora Draghi è più forte; le ultime righe degli zuccherosissimi articoli – se qualcuno ci arriva senza aggravare il diabete – dicono il contrario: che in un anno pre-elettorale, con molti mal di pancia in giro, non sarà una passeggiata di salute. Va bene, non sottilizziamo (e due).

Si proroga l’obbligo di mascherine all’aperto, la stessa valenza scientifica di stringere un cornetto di corallo o di toccare ferro, e si parla di discoteche, che aprano almeno per San Valentino, l’amore è una cosa meravigliosa. Poi tutti a casa: era solo un antipasto, come un rincontrarsi dopo un lungo ponte e le festività.

Ed è qui che mi sono detto: ma guarda che fesso che sono! Perché, in effetti, nella rubrica della settimana scorsa mi ero lasciato prendere dallo sconforto, addirittura avevo teorizzato che si possa fare politica, e meglio, fuori di lì, nelle strade e nelle piazze, nelle scuole, nei luoghi di lavoro. Ma no, dài, avrò esagerato, mi sarò fatto prendere la mano… E allora avevo preso a coltivare l’illusione che al primo consiglio dei ministri, si parlasse di noi, del mondo qui fuori, dei comuni mortali. Chissà, immaginavo forse un piccolo capannello in cui il ministro del Lavoro chiacchiera con quello dell’Istruzione per risolvere questo fatto che un ragazzo sta in cantiere invece che in classe, e muore per una trave che gli casca in testa, cosa che peraltro succede a tre o quattro lavoratori italiani ogni giorno. Macché, niente.

Oppure che la ministra degli Interni spiegasse a tutti, con parole sue, come sia possibile che la polizia (a Torino, a Milano, a Napoli, a Roma), si metta allegramente a bastonare a sangue dei ragazzini che protestano pacificamente perché uno di loro è morto in cantiere. Magari comunicando che salta qualche prefetto, o che si prenderanno provvedimenti disciplinari.  O magari che qualcuno “di sinistra” (ahah) chiedesse la benedetta riforma di mettere numeri di riconoscimento sui caschi degli agenti per contrastare abusi, come avviene in tutto il mondo… Macché, niente nemmeno lì, ma non sottilizziamo (e tre).


30 gennaio 2022

Per il bene del paese, ma quale paese?


Oggi è tutto un trionfo: bravo Mattarella ad accettare il bis per il bene del paese, bravo Letta bravo Renzi a puntare su Mattarella, per il bene del paese.

Ora il paese è stato messo al sicuro, con i due campioni al Quirinale e anche a Palazzo Chigi dove Draghi (ma non era lui quello su cui tutti puntavano mesi fa?) potrà operare, sempre per il bene del paese, in questo ultimo anno elettorale (perché ci aspettano mesi di estenuante campagna elettorale, lo sapete, si?).

Cattivo Salvini e cattivo anche Conte (che ci sta sempre bene). Bravo perfino Di Maio, non più bibitaro ma entrato di diritto nel palazzo di corte.

Lo stallo, di cui parlano tutti, sarebbero i sei giorni dedicati alle votazioni? Avevano paura, deputati, senatori, eletti nelle regioni, di perdersi Sanremo?

Dove sarebbe questa grande vittoria? Aver costretto il presidente della Repubblica a tornare sulle sue scelte (le famose prerogative presidenziali che dovevano essere consegnate intatte)?. Oppure scoprire che questi partiti non sono stati capaci di proporre un nome che andasse bene a tutti gli schieramenti (a meno di non voler pensare che veramente Nordio e Casellati siano super partes e presidenziabili)?

Ma alla fine, hanno agito per il bene del paese o per il loro interesse privato, salvare la legislatura, tenendosi Draghi, tenendosi il posto, evitando le elezioni (che avrebbero fatto sparire certi personaggi) ed evitando di perdere il partito come stava succedendo a Salvini?

Tutto questo per il bene del paese certo. Quale paese, però, non lo specificano. Quello delle persone che stanno perdendo il lavoro per l'assenza di politiche pubbliche industriali? Quello delle persone alle prese con la mala sanità? Quello delle famiglie su cui si sono scaricati i problemi della DAD, delle quarantene, dei tamponi?

Quello delle persone costrette a respirare l'aria inquinata delle città perché mica possiamo cambiare modello di vita..

Quello dei tre morti al giorno sul lavoro, dei working poor (i nuovi poveri che devono farcela da soli, perché lo Stato non può aiutare tutti)? 

Quello dei ragazzi scesi in piazza a protestare e che si sono ritrovati davanti i reparti mobili e i manganelli.

Cosa risponde la politica a questo paese, più brutto da guardare? Col cambio di pagina del governo, col presidenzialismo, con una nuova legge elettorale?

31 dicembre 2021

Un anno di competenti

C'eravamo lasciati, un anno fa, con le tensioni contro il governo da parte delle opposizioni interne ed esterne.

Perché il governo non chiede il MES all'Europa? O MES o morte..

Perché Conte si tiene la delega sui servizi e non fa come Gentiloni?

Perché questo governo lavora col favore delle tenebre, con le conferenze stampa la notte, coi suoi DPCM che (ci diceva il giurista Sabino Cassese) sono un vulnus della democrazia?

Che fine hanno fatto i piani per il pnrr? 

Serve una nuova legge elettorale, per riequilibrare il taglio dei parlamentari..

In piena terza ondata abbiamo vissuto una crisi di governo per passare dal Conte II (maggioranza PD, IV e M5S, con Leu) al governo dei competenti, con dentro anche Lega e Forza Italia, grazie Renzi, grazie Draghi.

Come ci ritroviamo dopo un anno di competenti?

Il governo Draghi ha proseguito coi suoi decreti, ha tagliato fuori il Parlamento e perfino i suoi ministri, che devono approvare le proposte in cdm senza leggerle troppo.

Ci ritroviamo alle prese con una nuova ondata di covid, col caos tamponi (guarda caso sempre qui in Lombardia, la regione delle eccellenze) e con l'incredibile scelta di togliere la quarantena ai contatti di covid ma asintomatici. Perché, come c'è stato detto nel marzo 2020, non possiamo bloccare il paese per quella che è poco più di una influenza.

Fate autosorveglianza ma non permettetevi di stare a casa, perché c'è da lavorare, lavorare e lavorare.

Altro che i fannulloni in smartworking, altro che i furbetti del reddito di cittadinanza.

Nei giornali, nelle settimane scorse, le manovre per il Quirinale rubavano la scena ad altre notizie forse più importanti: l'inefficacia del vaccino passati sei mesi, rendendo inutile e pericolosa l'estensione del greenpass oltre i sei-nove mesi.

Mentre nel paese le persone morivano sul lavoro, per i mancati controlli (perché le aziende vanno avvertite prima, come succedeva già al Mottarone, sulla funivia), sui giornali pagine e pagine dedicate alla discesa in campo di Berlusconi, ai santini degli altri papabili.

Il ministro dell'intransizione ecologica sembra più preoccupato di non infastidire la lobby del fossile, sul nucleare di nuova generazione (che ad oggi esiste solo sulla carta).

Questo governo che ha trovato modo di legiferare su bonus terme, sul servizio idrico, non ha fatto nulla su scuole e trasporti.

Non si devono mettere a gara le concessioni balneari, mentre i comuni devono giustificare la scelta di tenersi in casa questo servizio pubblico su cui gli italiani si erano già espressi col referendum del 2011.

Ma ai competenti tutto è perdonato. Per fortuna che c'è Draghi, che non mente agli italiani (e se lo fa, non ci sono giornalisti che glielo fanno notare, eccetto il reporter del FattoQuotidiano.it).

23 dicembre 2021

L'Italia ai tempi di Draghi

Ieri abbiamo visto un presidente del Consiglio che si autocandidava alla presidenza della Repubblica, specificando anche che il governo che verrà dovrà essere in continuazione col suo.

Abbiamo anche visto la platea di giornalisti applaudire, entusiasti, al copione. Pazienza se la Costituzione veniva un po' strappata, se le risposte alle domande contenevano delle mezze bugie (l'estensione del green pass è stata una scelta politica non suffragata da dati tecnici), che su alcuni temi si è volutamente sorvolato (le morti sul lavoro, la precarietà).

A quanto pare la missione del governo, o quanto meno di Draghi, è finita: i punti sono stati raggiunti.

Una crescita superiore alle aspettative (ma considerando il crollo del PIL c'è poco da essere allegri) che si basa su occupazione a tempo determinato per lo più maschile.

Che si accompagna ad un aumento della povertà, dei morti sul lavoro.

Tra gli obiettivo mettiamo anche il caos tamponi, l'impennata degli infetti di dicembre, aver chiuso lo smart working nella pubblica amministrazione, le scuole con le classi in quarantena e le famiglie lasciate sole dalle ATS per un tampone..

E gli altri obiettivi, quelli per i progetti sul PNRR che Draghi ha dichiarato (senza che nessuno controllasse) essere raggiunti, come cambieranno il paese? Lo renderanno migliore, meno disuguale? Oppure completeranno la trasformazione verso un paese diviso in caste dove la politica è una cosa che interessa a pochi perché considerata inutile per risolvere i tuoi problemi di tutti i giorni? 

Eppure questo è il governo migliore che potessimo avere, ce lo invidiamo tutti. Così bravi da poter fare contemporaneamente da esecutivo, parlamento e pure presidenza della Repubblica.

Manca solo la magistratura, ma ci penserà la riforma Cartabia.

Questo dicono i giornali, questo ci dicono i TG.

Un mondo distopico, come quello descritto da Orwell o in altri romanzi.

Un mondo dove una colata di cemento come il nuovo stadio di Milano viene mostrata al popolo con un rendering con tanto verde che nemmeno nella foresta equatoriale.

17 dicembre 2021

La lotta di classe esiste

 

Ieri abbiamo avuto l'ennesima conferma che la lotta di classe esiste, eccome se esiste. Soltanto che funziona solo dall'alto verso il basso.

Due sindacati confederali organizzano uno sciopero e, dopo averlo criticato per giorni (sciopero inutile, dannoso, incomprensibile), i principali giornali italiani e i TG ieri hanno deciso che non era una notizia importante.

Non era una notizia per Repubblica, per Corriere, per la Stampa, per Il Messaggero (e figuriamoci per i giornali di Berlusconi). Anzi, nei giorni passati era susseguirsi di grafici, pure falsi, che volevano dimostrare come la riforma sulla tassazione favorisse proprio i ceti medio bassi.

E il TG1? E' andato in onda l'ennesimo panino modello governativo: prima un servizio sull'incontro tra Mattarella e il papa, poi un servizio sulla vaccinazioni. Pochi minuti dedicati allo sciopero, senza inquadrare le piazze. E poi, a chiudere il panino una serie di dichiarazioni di politici tutti a ripetere le stesse cose: sciopero inutile, sciopero inconcepibile, non si sciopero in emergenza..

La lotta di classe esiste ed è in mano alla finanza, alla finta imprenditoria italiana, quella che controlla i giornali per spiegare agli altri italiani che non bisogna disturbare il manovratore, che Draghi è bravo, bravissimo.

Che mica possiamo permetterci la svolta green, dobbiamo continuare ad investire nel gas (altri miliardi in energie fossili e chi se ne frega se continueremo ad inquinare) e nel nucleare pulito (che non esiste, ma i giornali mica sono tenuti a spiegarlo).

Che non possiamo permetterci un salario minimo, una lotta all'evasione, una stretta alla delocalizzazioni (se prendi incentivi e poi te ne vai possiamo essere un tantino incazzati?), maggiori controlli nel mondo del lavoro per evitare quell'ecatombe nei cantieri, nelle aziende.

Così come non possiamo permettersi una sanità pubblica, una scuola pubblica di eccellenza...

Ma non vi sentite orgogliosi di vivere in Italia? Il PIL galoppa, perfino l'Economist (degli Agnelli) incorona Draghi e l'Italia?

Certo, la ripresa è basata su lavoro precario, pagato poco, che si basa su incentivi e sgravi, come quello sull'edilizia (dove tra l'altro si registrano una buona parte delle morti bianche).

Smettiamola di piangerci addosso. Smettiamola di chiedere il pane (un lavoro sicuro, un salario dignitoso, un trasporto pubblico che funzioni, scuole capienti e sicure). Questo governo e questa classe dirigente ci stanno donando un futuro radioso.

26 novembre 2021

Tele propaganda

Non che prima avessi molta fiducia nella qualità giornalistica del tg1, ma questi mesi del governo dei migliori hanno reso il tg della rete ammiraglia tele propaganda.

Arriva la riforma fiscale? Ne beneficerà il ceto medio (e gli altri? E i disgraziati che stanno sotto?).

Arriva la quarta ondata? Bisogna salvare il Natale, ovvero lo shopping. Niente sui trasporti, niente sul tracciamento, niente sullo smartworking (la cui fine nella ppaa ha causato il botto del pil dice Brunetta).

Oggi si parlava della nuova variante del covid chiamata sudafricana (arriva dal sud del mondo): in un mondo globalizzato è un attimo che ti ritrovi il virus sotto casa (mica bastano i muri e il filo spinato come per i migranti). Forse se si fosse spinta la vaccinazione anche in Africa, magari togliendo i brevetti, non saremmo a questo punto.

Secondo servizio del Tg1, l'accordo tra Italia e Francia di cui il parlamento è stato tenuto all'oscuro. Maledetto governo Conte.. ah no, non c'entra.

Nel frattempo ci siamo messi alle spalle la giornata contro la violenza sulle donne: proposte per limitare l'uso delle armi tenute in casa (magari per uso sportivo)?

Ma il governo tira dritto, ora c'è il super green pass.

 

11 novembre 2021

Il grande abbaglio

Dieci anni fa Berlusconi andava da Napolitano al Quirinale per rassegnare le sue dimissioni.

Mentre in strada si festeggiava la fine di un governo delle leggi ad personam, degli scandali, del ritorno del nucleare e della privatizzazione dell'acqua, molti commentatori politici storcevano il naso (ma come si permette questa plebe di gioire?).

Quello che successe poi è storia nota: l'arrivo di Mario Monti e del suo loden per un governo chiamato a fermare la potenziale deriva a sinistra (non si andò ad elezioni), che varò misure per salvare l'Italia a base di tagli, di pensioni allungate (senza scalini) e tante promesse non mantenute sulle disuguaglianze e le posizioni di rendita.

Quello di Monti fu un anno abbondante di governo connotato da elogi senza se e senza ma sui giornali, dalla sponsorizzazione per il Quirinale e della sua agenda Monti che il centro sinistra avrebbe dovuto prendere come sua.

Nonostante la distanza col governo Berlusconi, rimaneva un governo conservatore coi voti del PD che, logorata dall'appoggio a Monti, non comprendeva come il suo elettorato fosse insofferente ad un partito che non si occupava più degli ultimi, del precariato, di beni pubblici.

Sono passati dieci anni e ci troviamo nuovamente nelle mani del uomo della provvidenza, il salvatore della patria, competente e autorevole per definizione che ci porterà fuori dalla crisi.

Almeno così dicono: il PIL cresce ma rimane sotto i valori di pre pandemia, ma dove finisce questa ricchezza? Le disuguaglianze crescono, crescono i poveri, cresce in modo vergognoso l'uso del precariato (e la riforma del reddito di cittadinanza va in quella direzione, incentivando le agenzie interinali a trovare lavoretti a breve), si torna a parlare di privatizzazioni (del servizio idrico).

Un ritorno al passato, come anche un deja vu l'atteggiamento della stampa: avete fatto caso come siano scomparsi dalle prime pagine i titoli allarmistici sul vulnus dei DPCM, come ai tempi del governo Conte 2?

Come cambierà la vita degli italiani con questo governo dei competenti?

Quanti godranno del nuovo boom o della crescita del PIL?

Mettiamo assieme i fatti: la crescita si sta basando sull'attivazione di contratti precari, la sanità territoriale non è stata rinforzata anzi, in Lombardia la si sta consegnando ai privati.

Le modifiche al reddito di cittadinanza, a pensar male, avvantaggeranno solo le agenzie private.

Nulla sui salari minimi (tanto c'è la contrattazione dicono, che vale però sempre per meno persone), sulla sulle delocalizzazioni, nulla sulla sicurezza sul lavoro (anzi, assicura Brunetta, vi avviseremo prima).

Il governo liberale e competente si è bloccato sui lidi e sulle concessioni.

L'impressione è che tutto questo chiacchierare sulle elezioni per la presidenza della repubblica servano solo a nascondere la polvere sotto il tappeto.

03 novembre 2021

C'è un brutto clima

C'è un brutto clima, tira una brutta aria e non mi riferisco solo al clima del pianeta, che non verrà salvato dai grandi della terra che si riuniscono periodicamente per fare promesse rinviate di anno in anno.

Il nulla al G20 seguirà il nulla o poco più di Glasgow: i due accordi firmati, su deforestazione e metano non sono vincolanti, sulla carta non è stato messo nero su bianco come raggiungere questi obiettivi (entro il 2030).

C'è un brutto clima nel paese: gli attacchi pretestuosi contro Report, perché pare che in TV possono andare no vax, VIP in cerca di visibilità a parlare di vaccini ma che nessuno si permetta di sollevare dubbi sulle case farmaceutiche o sulla politica dei vaccini.

C'è un brutto clima anche sulle politiche ambientali: puntare sulle rinnovabili non va bene, il governo (che non sbaglia mai) punta sulle scelte che ha fatto Eni (e che un servizio di Presadiretta ha smontato), si continua a parlare di nucleare come se questa tecnologia fosse dietro l'angolo.

C'è un brutto clima dentro le nostre istituzioni e tra la claque nel mondo dell'informazione: perché non aboliamo le elezioni? Perché dobbiamo andare a votare quando c'è Draghi? E, l'ultima uscita del ministro Giorgetti che ha giurato sulla Costituzione, perché non consentire a Draghi di fare presidente della Repubblica e del Consiglio?

Che brutto clima.

Anche nel paese: il PIL si riprende ma non cresce l'occupazione e non è occupazione a lungo termine.

Questo governo dei competenti ha tolto il cashback, trasformato il reddito di cittadinanza in un business per le agenzie lavorative (si può dire senza offendere qualcuno?), ripreso in mano la Fornero, ha messo le mani sui nostri dati personali nel DL concorrenza.

29 ottobre 2021

Le giovani generazioni e la disonestà intellettuale

 Alla fine, per far quadrare i conti, bisogna stare attenti a come si spendono i soldi ed evitare di creare troppo debito che pesi poi sulle spalle delle prossime generazioni.

Bene, bravo bis.

Ma poi, all'atto pratico, mai visto un governo che taglia la spesa se non toccando pensioni, sanità, scuola, welfare.

I soldi per il reddito di cittadinanza sono uno spreco (meglio tagliare le tasse alle imprese dicono da destra a destra) e quelli che prendono i sussidi non avendone diritto sono furbetti.

Mica come gli onesti evasori, o quanti avendone modo, fanno una bella elusione fiscale (ed essendo pure campioni sportivi diventano emblema del made in Italy).

Serve mettere a posto i conti? Perché non tagliamo la spesa militare, perché non tocchiamo l'evasione o la corruzione (due temi spariti dai radar)?

Sulle pensioni poi, c'è una tale disonestà intellettuale da far rabbia: a pesare sul futuro di chi entra adesso sul mondo del lavoro c'è il precariato, salari in decrescita (unico paese in Europa), lavori saltuari.

I giovani, quelli che voi oggi dite di voler proteggere, un giorno vi malediranno.

Da leggere:

Draghi sfrutta i giovani come scudo per i tagli DI DANIELA RANIERI 

Naturalmente i principali emissari di questa retorica pro-giovani sono i detentori di vitalizi, pronti a darsi fuoco quando gli si toccano privilegi da Ancien Régime, improvvisamente preoccupati per il destino dei giovani. I quali giovani sono stati massacrati da decenni di precariato, scientificamente privati del diritto alla futura pensione, costretti ad accettare ricatti, contratti finti, salari da fame e/o sostituiti da buoni pasto, tutto per volere del legislatore e dei governi anche di centrosinistra. Infatti il distruttore dello Statuto dei Lavoratori e inventore del Jobs Act (e della Buona Scuola, con la cosiddetta alternanza scuola-lavoro, una trovata per mettere i minorenni a lavorare gratis negli autogrill), twitta: “Che i sindacati attacchino il Governo sulle pensioni dimostra ancora una volta come parte dei dirigenti di questo Paese pensi solo a chi è già garantito e non ai giovani. Tanto il conto lo pagano sempre i nostri figli”. Giusto per geolocalizzarlo: il tweet parte da Riyad (o dall’aereo privato che ce lo porta), dove è atteso per parlare di “Cultura” (lui!) in cambio di soldi sauditi

Pensioni, la solita moda di usare i figli per picchiare i padri e i nonni di Alessandro Robecchi

Il trucchetto ha il suo fascino, e a volte funziona. A pensarci, è quello su cui basa la sua propaganda anti-immigrati Matteo Salvini che tuona “prima gli italiani”, cioè invita i penultimi (gli italiani poveri) a odiare gli ultimi (i migranti). Altro caso di scuola, la narrazione renzista che portò all’abolizione dell’articolo 18. Siccome moltissimi non l’avevano, invece di darlo anche a loro si additò chi ne usufruiva come egoista e privilegiato. Anche allora i giornali erano pieni di giovani che dicevano: io, precario, l’articolo 18 non lo avrò mai, e allora perché deve averlo un metalmeccanico? Il meccanismo culturale che sovrintende il “ridisegno” del sistema pensionistico è esattamente lo stesso: lasciare una moltitudine senza diritti e poi – fase due – additare chi i diritti ancora ce li ha come un pescecane profittatore. Questo il desolante quadro del dibattito: trasferire la guerra ai piani bassi della società, mentre ai piani alti si stappa e si festeggia la ripresa “oltre le previsioni”. Siamo sempre lì: un Monti, un Renzi, un Draghi, la stessa sostanza di cui sono fatti gli interessi dei ricchi.

28 ottobre 2021

Come siamo arrivati a questo?

 

Guardando ieri le immagini di giubilo in Senato per l'affossamento con ghigliottina del DDL Zan mi sono chiesto "come siamo arrivati a questo?"

E piano piano mi è anche arrivata la risposta.

In parlamento c'è una nuova maggioranza, il baricentro politico in Parlamento (e del governo dei competenti che nemmeno ha bisogno di consultarlo) si è spostato a destra. Una destra nemmeno troppo liberale e moderna.

Come è stato possibile, a sinistra, non accorgersene? 

E' iniziato tutto quando si è iniziato a guardare alla terza via, quando si è iniziati a dire che l'importante era vincere, alle elezioni, non importa chiedendo voti a chi.

Quando si è iniziato ad abbandonare a sé stessi gli ultimi per flirtare con chi sta sopra passando da un incarico politico ad un posto in un cda o in una banca (per es Minniti).

Ora, un centro sinistra dignitoso dovrebbe prendere atto di questo ed uscire da questa maggioranza: un atto che costerebbe molto, ma che almeno costringerebbe il governo (che non ha bisogno del parlamento) a cercarseli i suoi voti.

Per le pensioni (andremo in pensione più tardi degli altri, con meno welfare), per ritoccare al peggio il reddito di cittadinanza (al secondo no, per qualsiasi lavoro, perdi il sostegno), per ritoccare la giustizia (con la ghigliottina dei processi dopo due anni). Certo ci vuole coraggio.

L'alternativa è essere complici di questo scivolamento verso una democrazia svuotata delle idee e delle proposte della sinistra e perfino degli elettori.

Tanto, Draghi mica ha bisogno di presentarsi alle elezioni?

20 ottobre 2021

Ritorno al passato

 Il governo tira dritto, Draghi tira dritto, super Mario schiaccia il dissenso, sgonfia la piazza .. ma gli articolisti dei quotidiani italiani, quelli schierati senza sé senza ma con l'uomo solo al comando, si rendono conto di quanto si stanno rendendo ridicoli?

Soprattutto, si rendono questo che questo schierarsi per una forma di governo che schiaccia partiti e parlamento, è anche leggermente in direzione contraria a quella della Costituzione? 

Il Parlamento, che rappresenta (o dovrebbe farlo) gli elettori e le loro istanze attraverso i partiti, deve approvare i decreti dell'esecutivo senza permettersi di alzare un dito, di mettersi in mezzo.

Anche questa è antipolitica: fine dei partiti, non esiste più destra o sinistra (ma solo il partito di Draghi).

Il risultato è, da una parte la polarizzazione solo a destra del voto, dall'altra l'astensione al voto degli italiani.

Non mi sembra che ci sia molto da esultare: astensionismo alto (alle elezioni amministrative), la scomparsa della sinistra (a furia di votare il meno peggio), le piazze piene di manifestanti contro il green pass in uno scontro voluto dal governo (che non ha voluto imporre il vaccino) e di gruppi neofascisti (con tanto di leader con Daspo ma a cui è concesso di trattare con la polizia ai cortei).

Più che un governo proiettato al futuro, per risollevare il paese dalla crisi del covid, mi sembra un governo che ci stia portando indietro, un ritorno ai tempi in cui la politica (e il voto) erano legati al censo.

Siamo passati da un populismo delle masse, le persone che non riuscivano ad identificarsi dai partiti "tradizionali" come il PD e Forza Italia, ad un altro populismo, quello delle élite.

17 ottobre 2021

Fate presto

Anche ieri due morti sul lavoro, dopo i 4 morti di venerdì. Fate presto, governo dei competenti, perché questa strage è intollerabile, anche una morta è troppo.

Il tempo per le discussioni e per le attese è finito: va creata una banca dati nazionale sugli infortuni, va creata l'aggravante del delitto colpo sul lavoro, va posta attenzione al tema dell'amianto (che continua ad uccidere gli operai che lavorano alle vecchie fabbriche e alle vecchie case costruite negli anni sessanta).

Mentre in Germania la coalizione tra verdi, social democratici e liberali (tedeschi, non italiani) sta discutendo di alzare il salario minimo a 12 euro (e a superare il modello Hartz 4), in Italia ancora non abbiamo un salario minimo, ci sono intere sacche di lavoratori che pur avendo un lavoro e un salario sono in una situazione di semi povertà.

Fate presto ad approvare questo salario minimo. Capisco che questo tema non appassioni (per usare un eufemismo) la destra italiana, e nemmeno parte del PD troppo attento a non scomodare le imprese.

Ma fate presto, questa povertà, queste situazioni di difficoltà, associate a chi sta perdendo il lavoro (magari per colpa delle delocalizzazioni) porteranno ad un clima di maggiore tensione nei prossimi mesi.

Fate presto. Qui non si tratta di Green pass, ma di vivere e lavorare dignitosamente, di tornare a casa dopo una giornata di lavoro. Qui è in ballo il collante di questa repubblica fondata sul lavoro, che deve essere ben retribuito, sicuro, tutelato.

11 ottobre 2021

Con la scusa della lotta all'evasione

 Giovedì scorso il governo ha emanato il decreto riaperture nel corso dell'ultimo cdm: in esso è contenuta una nuova disposizione in materia di protezione dei dati dati personali che, di fatto, esautora il garante della privacy consentendo l'accesso ai dati personali alla PA e a società controllate e anche a enti terzi.

Ne ha parlato Virginia della Sala sul Fatto Quotidiano

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, quando vuole sa cosa dire a governo e Parlamento: nel settembre 2020, firmando il decreto Semplificazioni, aveva redarguito tutti: “Ho proceduto alla promulgazione soprattutto in considerazione della rilevanza del provvedimento nella difficile congiuntura economica e sociale. Invito tuttavia il governo a vigilare affinché nel corso dell’esame parlamentare dei decreti legge non vengano inserite norme palesemente eterogenee rispetto all’oggetto e alle finalità dei provvedimenti d’urgenza”. Lo stesso copione a luglio di quest’anno, con il Sostegni bis quando ha sollecitato che fossero “rispettati i limiti di contenuto dei provvedimenti d’urgenza”.

Eppure, omogeneità e urgenza sembrano entrambi assenti nel decreto sulle riaperture approvato giovedì in Cdm, che mette insieme le effettivamente urgenti disposizioni “per l’accesso alle attività culturali, sportive e ricreative” con quelle “in materia di protezione dei dati personali” che di urgente e coerente hanno poco e che per portata sulla privacy dei cittadini avrebbero avuto invece bisogno di una profonda discussione visto che di fatto lasciano libertà alla Pa di fare con i nostri dati ciò che le è più utile. “È difficile ravvisare l’urgenza – spiega Vincenzo Tiani, avvocato a Bruxelles specializzato in privacy e diritto delle nuove tecnologie –. Consentirà alla Pa di decidere in piena autonomia e se e come comunicare i dati a terzi e al pubblico.



Ho confrontato questo articolo con un articolo uscito sempre ieri su Repubblica:

C’è una discreta irritazione nei corridoi del nostro Garante per la Privacy alla notizia che il governo metterà mano alle garanzie degli italiani pur di scovare gli evasori fiscali irriducibili.

A deludere il nostro Garante della riservatezza è soprattutto lo strumento che il governo utilizza per riformare la privacy, dare poteri più ampi alle agenzie fiscali e far pagare le tasse ai contribuenti. Davvero una materia così sensibile si modifica con un decreto che peraltro regola, nello stesso articolato, la riapertura delle discoteche e l’esame di avvocato?

Una legge ordinaria avrebbe portato con sé un dibattito approfondito nel Paese. I parlamentari avrebbero discusso e organizzato audizioni di istituzioni ed esperti. Invece il decreto sarà convertito in una legge subito operativa, tempo 60 giorni. Pochissimi.

Letta così la cosa fa ridere, in un primo momento: veramente questo governo, con questa maggioranza, intende bypassare il garante, per fare una seria lotta all'evasione?

Io mi ricordo i titoli dei giornali della destra quando si parlava di lotta all'evasione.

No, risate a parte, è altro quello che interessa, i nostri dati personali.

E la voglia di riderci sopra passa subito.

03 ottobre 2021

Nel migliore dei mondi possibili

E' stata una settimana difficile, nonostante lo smart working mi consenta di lavorare da casa (alla faccia del PIL e del benessere di bar e caffè di Milano).

Difficile per il dover inseguire tutte le notizie, quelle a livello nazionale. Difficile anche per i problemi della vita di tutti i giorni.

La vicenda Morisi, la condanna dell'ex sindaco di Riace Lucano, a Milano l'incontro dei "giovani" per discutere del clima, l'accusa di fare solo bla bla e le rassicurazioni dei grandi, da Draghi e Cingolani.

L'inchiesta di Fanpage su Fratelli d'Italia, i finanziamenti black (da verificare, certo), le espressioni fasciste (e non è solo goliardia).

E, per effetto di una parte della riforma Cartabia (che sostituisce la prescrizione con l'improcedibilità), la possibilità che in un futuro non si possa fare più cronaca giudiziaria (e memoria storica) per il principio di non colpevolezza, fino a sentenza definitiva. In aggiunta al diritto all'oblio per cui domani non potremmo più ricordare processi finiti con una sentenza di non colpevolezza (che si tratti dei vertici di Banca Etruria o di mafia capitale).

Racconteremo la storia della trattativa stato mafia e del terrorismo mafioso con tanti omissis ***?

E come racconteremo Piazza Fontana? Potremo tirare in ballo ancora Freda e Ventura, Digilio e gli altri ordinovisti?

Da una parte, seguendo le notizie dei TG, l'impressione di vivere nel mondo migliore possibile o quasi.

Dall'altra le morti sul lavoro, la crescita economica basata su lavori precari e mal pagati, la cancellazione (dalla discussione politica e dai piani del governo Draghi) del salario minimo perché tanto c'è la contrattazione nazionale (peccato che nei contratti di categoria si possa andare in deroga), come se fossero cose distinte.

Da una parte le belle parole sulla transizione ecologica, dall'altra l'inchiesta di Presa diretta di lunedì scorso che ci ricorda quanto sia potente ancora l'industria del fossile, di quanto siano poco "green" i piani di Eni ed Enel, delle centrali a gas ancora in funzione, delle perdite di metano nella rete Snam (che solo Snam sta monitorando).

E poi c'è la vita di tutti i giorni: delle famiglie con figli che, quando si ammalano, devono arrangiarsi nel contattare il pediatra, tenerli a casa (e come, se non si ha smart working?) oppure fargli un tampone da privato.

I problemi di ieri sono rimasti al loro posto: la scuola, la sanità pubblica, i medici di base che mancano.

L'ultima perla, l'obbligo dello SPID per accedere ai servizi regionali come il fascicolo sanitario, nato dal decreto semplificazioni del 2020.

Ogni identità digitale deve essere legata ad una email e ad un numero di cellulare.

Chi ha fatto la legge avrà pensato ai tanti anziani o alle persone in difficoltà (di tutti i tipi)?

Oppure avrà come al solito pensato che era problemi che si possono scaricare sulle famiglie?

08 settembre 2021

Tifo da stadio

Si green pass, no green pass, l'invidia del rolex, il metadone di stato, apartheid di stato, viva la libertà, il fascismo è finito (allora basta avvisare i fascisti), negazionisti delle foibe, giustizialisti vs garantisti, amici dei talebani..

Abbiamo trasformato la discussione politica in una questione di tifo e questa è di fatto la vittoria più grande del populismo, e non è solo un problema di grillini e sovranisti. Populista è diventata la discussione nei talk dove a discutere di giustizia e obblighi vaccinali si invitano personaggi come la scrittrice Boralevi, la leghista Donato (che abbiamo mandato in Europa a nostre spese), la commentatrice di calcio Ilaria D'Amico.
Populista è l'informazione che insegue i voltafaccia dei leader politici alle prese coi selfie e i bagni di folla.

Nel tifo da stadio si mettono sullo stesso piano i no vax con insegnanti e presidi e i loro problemi nelle aule scolastiche (sempre le stesse) e coi protocolli a tutela della salute delle persone. Si usa il green-pass come scudo per chiudere tutte le discussioni, o sei pro o sei contro, nessuna sfumatura è possibile.

Chiedetelo ai lavoratori della Riello o della Gianetti ruote, vittime della delocalizzazione cosa ne pensano della polemica del Rolex o del boom italiano che ci aspetta: sono tutte persone che ora dovranno arrangiarsi per trovare un altro lavoro. Non solo, si trovano di fronte a situazione incredibili: quanti nella Gianetti hanno trovato un lavoro devono ora pagare il preavviso all'azienda (che poi è in mano ad un fondo speculativo). 

Lo scorso anno avevamo compreso l'importanza della sanità pubblica, per tutti, sul territorio e non concentrata nei grandi ospedali (spesso privati): ecco la regione Lombardia è riuscita a sorprenderci un'altra volta (dopo lo scandalo dei camici, il flop del portale delle prenotazioni, la non chiusura dei primi focolai). Nella proposta di riforma del sistema sanitario la Moratti intende regalare i presidi sul territorio ai privati. 

Avete più sentito parlare di salario minimo, di maggiore sicurezza sui luoghi di lavoro, di lotta alle disuguaglianze? 

No. Le morti sul lavoro provocano le solite lacrime di coccodrillo, salario minimo e anche reddito di cittadinanza sono viste come misure che bloccano le mani libere delle aziende.

E le alluvioni, gli eventi meteorologici sempre più intensi che causano danni alle persone, alla circolazione, al settore ortofrutticolo? Tutto soffocato dal chiacchiericchio su nucleare si nucleare no. Come se le centrali di nuova generazione fossero li per venire.

Sparito anche il tema del pnrr, quei miliardi che magicamente cambieranno il volto del paese: come li spenderemo, chi controllerà la spesa, come verranno monitorati gli effetti di questa spesa eccezionale?

Non basta dire "basta che ci siano Draghi e Mattarella", e da fastidio sentir ripetere che bisogna rilassare vincoli e procedure. In un paese dove crollano ponti (e funivie a Mottarone, ma chi se lo ricorda più?) e nessuno ha colpa.