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23 luglio 2026

I conti senza l’oste di Filippo Venturi

 

Giovedì 23 gennaio 2025, notte, a Bologna
Più si guarda intorno e più Baroni si rende conto di essere sfinito. Sta vivendo una di quelle serate in cui rimpiange di non essere rimasto a Massa Carrara per ripercorrere le orme del padre marmista, tra gli odori di pino e con il vento fresco di Marina che gli accarezza la faccia senza esagerare..

Pare che a Bologna non si riesca a risolvere un caso di omicidio senza ritrovarsi di mezzo l’oste, ovvero Emilio Zucchini, proprietario del ristorante “La vecchia Bologna”. Il famoso proverbio “fare i conti senza l’oste” assume qui, per il commissario iodice e la sua squadra, un nuovo significato: meglio assecondare le intuizioni e le indagini di “Zucca”, certo indagini un po’ spericolate, fatte girando la città, i vicoli del centro, lestrade che portano ai colli, con la Vespa gialla.

E pensare che in questa nuova indagine sembrava tutto facile: in una fredda notte di gennaio, la pattuglia del sovrintendente Baroni (quello delle amare riflessioni ad inizio libro) viene fermata da un’artista di strada, che ha sentito delle urla provenienti dall’interno di un ristorante.

Il volto che la torcia sta puntando gli restituisce l’immagine di un anziano, supino ed esanime, con il sangue che gli cola dalla testa per finire un po’ ovunque, sul collo, sul pavimento, sulla camicia, bianca solo a prima vista.
C’è un uomo disteso per terra, con una pozza di sangue attorno alla testa. E un altro uomo, enorme, scuro di pelle, con un portafoglio in mano. Non ci sono dubbi, un tentativo di furto finito in tragedia. Non ha dubbi il commissario Iodice, testa dura e pure piena di pregiudizi, specie contro immigrati e persone con la pelle di un colore diverso dal suo. Delfo, il proprietario del ristorante, è stato ucciso da Amir Mosafor, lavapiatti bengalese per di più muto (e per questo chiamato – con ironia – Marsò, come il famoso mimo Marcel Marceau).

Delfo era un pezzo importante della storia della ristorazione di Bologna: lo conoscevano tutti per la sua bravura ma anche per la sua gentilezza. Così la sua morte è un duro colpo per Emilio che in quel momento si trova di fronte ad altre difficoltà.
Primo di tutto l’iscrizione al programma “i 4 ristoranti” di Borghese: tutta colpa della sua Alice, la storica cameriera del suo locale a cui ha dato carta bianca per la pubblicità e per svecchiare l’immagine del ristorante.

Non basta il reality (e il dover recitare, il dover partecipare a questa gara), la notizia della morte dell’amico Delfo colpisce Zucca nel profondo. E poi arriva la colata del Seveso – lo scarico delle acque reflue – che inonda di fango (per essere gentili) il locale.
Quello è un segnale, Emilio l’ha capito. Anzi, è il segnale. L’allarme scattato. L’avviso che la sua cucina gli dà quando sta per accadere qualcosa di nefasto

No, lo show, la trasmissione di Borghese può aspettare: Emilio deve correre dal ristorante di Delfo per capire cosa è successo.

Perché Amir, che era amico di Delfo, suo braccio destro, uno di cui si fidava, lo avrebbe ucciso? Per una rapina? Emilio capisce che deve portare avanti la sua indagine, la soluzione semplice della polizia che sposa l’equazione immigrato = assassino non lo convince. Non si uccide una persona che si conosce da anni per fregargli i pochi soldi nel portafoglio.

«Facciamo così» le dice. «Io domani sera sarò a fare ’sto cavolo di programma, e tu non ti licenzi. Però, nel frattempo, vieni con me e mi aiuti a capire qualcosa della morte di Delfo. Ci stai?»
Tocca a lui e alla povera Alice risolvere ancora una volta questo caso che è subito esploso sui media e nelle televisioni che inzuppano il pane su queste storie, cavalcando la paura dei bravi cittadini.
Due giorni prima della morte di Delfo
Andrea Costa è di nuovo lì, a respirare aria di casa tra i suoi amati gradoni, sotto lo sguardo sobrio ma altezzoso della Torre di Maratona, che si erge illuminata dai riflettori del Dall’Ara.
In un racconto giallo, normalmente i personaggi della storia vengono presentati all’inizio: in questo libro dove il piano temporale si alterna tra i giorni precedenti la morte di Delfo a quelli successivi, incontriamo questo Andrea Costa, di cui sappiamo veramente poco. È tornato da Cuba da poco dopo essere stato via dalla sua Bologna per anni, ha lasciato lì la fidanzata e per motivi che non conosciamo è ora tornato a casa. In che modo la sua storia si intreccia con l’indagine sulla morte del ristoratore?

L’indagine si muoverà tra strane buche lasciate davanti casa di Delfo, sulla passione di Amir per le schedine (e per alcuni numeri che per lui hanno un significato importante) e su un fatto di cronaca avvenuto tanti anni prima che ha segnato nel profondo alcuni dei protagonisti della storia.
Come nei precedenti romanzi di Filippo, il passato di Bologna ha un ruolo fondamentale nello spiegare i perché del racconto. Chi vive a Bologna lo sa: “...nonostante il gelo, la nebbia, la polvere, l’asfalto spaccato con i binari ancora posati alla meno peggio, Bologna continua a essere la donna più bella del mondo. Lui Bologna la ama.”

E Bologna la si ama anche per le sue ferite: la bomba alla stazione, la strage al liceo Salvemini e, in questa storia, le ferite lasciate dalla banda della Uno Bianca.
I poliziotti che hanno infangato la loro divisa e che si sono resi responsabili della morte di 23 persone, uccise senza una ragione nel corso di rapine a supermercati o distributori. Colpevoli di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato.
La storia della Uno Bianca è uno dei tanti, troppi, misteri d’Italia, nonostante le sentenze di condanna: c’era qualcuno dietro di loro?

La Strategia della tensione, ovvero creare terrore per spingere il governo a una reazione autoritaria, che fino ai primi anni Ottanta era stata l’arma per mantenere lo status quo, è superata. Serve un salto di qualità. L’Italia della Prima repubblica va cambiata, sia da un punto di vista politico sia sociale. Va distrutta. Annientata.
Come ha raccontato l’ex magistrato Giovanni Spinosa (ne l’Italia della Uno bianca), parliamo di delitti che avvenivano negli stessi anni in cui poteri oscuri dentro e fuori le istituzioni puntavano alla distruzione del sistema. Perché “se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi...”

Pur rimanendo un giallo con una forte impronta ironica, Filippo Venturi riesce a toccare argomenti quanto mai attuali: la narrazione tossica dei fatti di cronaca, trasformati in arma di propaganda da parte di chi cavalca le paure della gente per prendere qualche voto in più.
La paura come strumento per condizionare la vita politica delle persone.
La memoria sui fatti tragici della Uno Bianca. E poi il mondo degli influencer e dei recensori dei ristoranti..

Ma, alla fine, chi ha ucciso Delfo? Come sono andate veramente le cose nel suo ristorante quella sera di gennaio? E come andrà a finire la gara con gli altri ristoratori per Emilio Zucchini?
Di una cosa possiamo essere certi:
“Ormai a Bologna” aveva pensato ineluttabilmente il buon Baroni “è proprio impossibile fare i conti senza l’ oste.”

La scheda del libro sul sito di Mondadori
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19 luglio 2024

Il delitto della finestrella: Un caso per l'oste Zucchini – di Filippo Venturi


Prologo

Lunedì 3 dicembre, la mattina, sul presto
Fa talmente poco freddo a Bologna, in questo fine 2023, che si continua a viaggiare con abiti dai colori sgargianti, mentre le giornate è come se non ne volessero sapere di accorciarsi. Ma l’inverno, come da copione, è lì in agguato.

Carmine lo sa bene: i repentini mutamenti climatici sono una delle poche cose che gli condizionano la vita.

La finestrella di via Piella è un scorcio che si affaccia su uno dei pochi canali di Bologna ancora visibili: è un’immagine “instagrammabile”, perché quella piccola apertura verso il canale sta bene dentro una foto da caricare sul social e condividere l’immagine con gli altri.

Immagine presa dal sito www.turismo.bologna.it


È una delle attrazioni dei turisti che arrivano a Bologna e hanno poco tempo per girarla o per gustarne i sapori: proprio quel genere di turisti che all’oste – investigatore Emilio Zucchini, piacciono poco, sebbene quella finestrella così famosa sia poco distante dal suo ristorante, la Vecchia Bologna.
Sono magari quei turisti che chiedono i tortellini al ragù.. come ci ha già spiegato nella sua prima avventura, “Il tortellino muore nel brodo”. E così sia.

Ma chi è quel signore, Carmine Busca, che compare nel prologo? Sappiamo, ce lo spiega l’autore nelle prime pagine, che è un operaio edile venuto a Bologna dal sud, con un piccolo precedente alle spalle, due figli. E una busta in tasca, con una foto e un messaggio:

Adesso concentrati sulla foto e vedi se tra quei ragazzi ne riconosci qualcuno.
Lo capiremo solo andando avanti con questa storia che, come i precedenti romanzi di Venturi, mescolerà l’indagine, la scoperta di un’altra Bologna, quella dei dimenticati e quella delle storie dimenticate. Una storia dove, ancora una volta, Zucchini si troverà di fronte al braccio “sbagliato” della legge, ovvero il commissario Iodice.

Giovedì 6 dicembre
Emilio Zucchini sta aspettando che i due tiratardi levino le tende. Questa sera l’effetto catena non ha funzionato. “L’effetto catena”, in trattoria, è quell’inconsapevole (nonché infallibile) libera tutti che scatta quando uno degli ultimi clienti rimasti si alza per pagare il conto, portandosi dietro, a mo’ di pifferaio magico, anche coloro che, fino a quel momento, non avevano dato segno di volersi schiodare dalle sedie.

È arrivato finalmente il momento di sbaraccare e di chiudere il ristorante, per prendersi un po’ di riposo meritato. E in effetti il nostro oste investigatore ne avrebbe bisogno, per i tanti pensieri per la testa a cominciare da quella relazione che ha cominciato con Diana, una giornalista sportiva famosa conosciuta tempo prima in un locale. Fanno una strana coppia, la giornalista bella e brava e l’oste tradizionalista e poco social, ma la relazione va avanti.
All’improvviso, dopo un fulmine, arriva il black out

Della luce manco l’ombra, ed è già mezzanotte passata. Spera solo che tutto ’sto bailamme non sia uno dei soliti segnali. Quando nel ristorante si verifica un imprevisto Zucca ha sempre il timore che possa trattarsi di un avvertimento, l’annuncio che sta per accadere qualcosa di sinistro.
Eccolo, l’imprevisto: dopo aver udito poco lontano delle persone gridare, gli appare sulla soglia del locale, Maicol Fabbri, col suo bastone e col vestito tutto sporco di sangue.
Senza riuscire a tirar fuori una spiegazione, Emilio aiuta Maicol a pulirsi alla bell’e meglio, prima che quest’ultimo scappi via.
Che si sia cacciato in qualche guaio? Maicol è un senzatetto, nato a Casalecchio di Reno, con diversi problemi tutti legati ad un brutto evento del suo passato,
giusto il 6 dicembre del 1990, la strage di Casalecchio: lui era uno degli studenti dell’istituto su cui andò a schiantarsi un aereo militare. Certo, pensa Zucchini, Maicol non ha mai fatto male a nessuno, ma chi può sapere come reagisce una persona come lui:
«Sai come funziona con me.»
«No, Maicol, non lo so. Dimmelo tu!»
«Mi accendo e mi spengo come una lampadina. Ora sono su on, tranquo, amico mio...»

Cosa è successo quella notte in via Piella?
Un uomo è stato trovato sul fondo del canale con la testa spaccata: qualcuno probabilmente lo ha colpito alla testa e gettato proprio dalla finestrella giù lungo il canale.
Sul luogo del delitto arriva il commissario Iodice: è un poliziotto semplice, uno che di fronte ad un omicidio deve trovare una soluzione semplice. Due testimoni gli parlano di questo “Charlie Chaplin” visto in zona nello momento in cui si erano accorti di quel corpo nel canale (e non per una nuotata fuori stagione). Deve essere lui l’assassino che, per le tracce di sangue lasciate, lo porta come le briciole di Pollicino, al ristorante di Zucchini. Proprio lui, quel maledetto ristoratore che gli ha fatto fare tante brutte figure nel passato. 
Abbiamo l’assassino e anche chi lo ha aiutato.

Ancora una volta il nostro ristoratore, strenuo difensore della cucina tradizionale, si trova davanti alla legge, anche trattato in malo modo. Per difendersi dalle accuse di Iodice, deve improvvisarsi un’altra volta investigatore per capire cos’è successo la notte scorsa in via Piella: è stato veramente Maicol ad uccidere quella persona - un writer chiamato Giotto, per il tratto dei i suoi disegni? E come mai Maicol era tutto sporco di sangue?

In sella alla sua vespa senza lunotto, non proprio il mezzo più adatto in un freddo dicembre, dal centro di Bologna fino al Pratello, Zucchini deve fare quel lavoro che la polizia sembra non voler fare, dare una risposta a tutte le domande sul morto: cosa ci faceva quella sera il writer in via Piella? C’è un legame tra Maicol e la vittima? E poi, cosa c’entra quel Carmine Busca che abbiamo incontrato nel prologo, quasi una settimana prima? Tutti i pezzettini di questo puzzle troveranno alla fine la loro giusta collocazione, mettendoci dentro anche una influencer da mezzo milione di follower, un investigatore con molto pelo sullo stomaco, un ragazzo innamorato e un padre rimasto con la mentalità del secolo passato.
Una storia di amore e di avidità.

Che strascichi lascerà questa storia su Emilio? Come andrà avanti la sua relazione complicata con la giornalista sportiva? E Maicol, uno dei tanti invisibili che vivono ai margini delle nostre città, riuscirà a superare il suo dramma, quel buco nero che ha inghiottito la sua gioventù e quella degli altri studenti del Salvemini?

C’è il rimpianto, il solito, per non essere rimasto intrappolato insieme agli altri. C’è il senso di colpa mai sopito. C’è il tempo che non torna.

Come nei precedenti romanzi della serie, anche in questo c’è spazio per la memoria, per non dimenticare la tragedia avvenuta 24 anni fa a Casalecchio di Reno quando un aereo dell’aeronautica militare in avaria si schiantò sull’istituto Salvemini, causando la morte di 12 studenti (e il ferimento di altri 88, anche in modo grave). Quella di Casalecchio è la strage dimenticata, dove lo Stato italiano si è mostrato di fronte ai parenti delle vittime, con due volti: quello solidale e generoso delle istituzioni locali che si sono mosse subito per aiutare le famiglie e poi quello delle istituzioni centrali, che tramite l’avvocatura dello Stato ha difeso i militari accusati di omicidio colposo.

.. fa da contraltare l’atteggiamento dello Stato che, scegliendo di assistere il pilota e gli altri ufficiali dell’Aeronautica Militare coinvolti, si presenta in tribunale come controparte delle vittime, nonostante esse siano i suoi cittadini, i suoi studenti, la sua scuola.

Alla fine quella tragedia, quelle morti, sono avvenute solo per una fatalità.
Come a Cermis, nel 1998.
Se il nome di Maicol Fabbri è inventato, non lo sono quelli dei 12 studenti morti

Deborah Alutto, di Zola Predosa

Laura Armaroli, di Sasso Marconi

Sara Baroncini, di Casalecchio di Reno

Laura Corazza, di Sasso Marconi

Tiziana de Leo, di Casalecchio di Reno

Antonella Ferrari, di Zola Predosa

Alessandra Gennari, di Zola Predosa

Dario Lucchini, di Bologna

Elisabetta Patrizi, di Casalecchio di Reno

Elena Righetti, di Sasso Marconi

Carmen Schirinzi, di Sasso Marconi

Alessandra Venturi, di Monteveglio

Per chiudere, un consiglio :non fate mai arrabbiare un ristoratore come Zucchini, se non volete ricevere rispostacce come queste

Certe volte a Emilio piacerebbe reagire d’istinto, rispondere per le rime.
“Scusi, come sono le lasagne verdi?”
“Blu.”
“È tenera la guancia di manzo?”
“Assolutamente no, signora: è durissima.”

Le precedenti indagini di Emilio Zucchini

La scheda del libro sul sito di Mondadori

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24 ottobre 2022

La passione per il delitto 2022 - Nicoletta Sipos presenta Mercedes Bresso Valeria Corciolani Filippo Venturi

Filippo Venturi e Nicoletta Sipos

Mercedes Bresso, Valeria Corciolani, Nicoletta Sipos e Filippo Venturi

Paola Pioppi

Primi incontri della rassegna di letteratura noir La Passione per il delitto, 2022 a Monticello Brianza all'interno di Villa Greppi, organizzata dalla giornalista Paola Pioppi.

 La passione per il delitto 2022 Presentazione ore 11:30 - Con Nicoletta Sipos

  • Mercedes Bresso, Mistero a bordo, Laurana
  • Valeria Corciolani, Di rosso e di luce, Rizzoli
  • Filippo Venturi, È l’umido che ammazza, Mondadori (mia recensione qui)

Mercedes Bresso

Mistero a bordo è un giallo scritto attraverso due crociere in giro per il mondo – spiega l’autrice: ne ho fatta una nel 2017 e una seconda nel 2020, prima che scoppiasse il covid. Siamo arrivato in Australia quando le nazioni hanno iniziato a chiudere i porti, abbiamo allora iniziato il viaggio di ritorno in condizioni complicate, con solo scali tecnici.

Il giallo che avevo iniziato con la crociera del 2017 partiva da una idea particolare: un professore di geografia che viaggia da solo attorno al mondo come i grandi navigatori del passato, come Darwin.

Il professore viene coinvolto in un giallo e si ritrova dentro una situazione drammatica quando a bordo viene uccisa una signora di mezza età e deve dare una mano alle indagini.

Il cadavere viene mandato in Italia, il capitano deve gestire la situazione ma non può fermare la nave per non complicare la navigazione e creare problemi agli altri passeggeri: così incarica la vice di indagare la quale chiede al professore di dare una mano.

Altri delitti avverranno sulla nave, nel classico modello del delitto dentro una stanza chiusa.

Nulla è come appare nel libro: l’assassino spia le vittime prima di colpire, il lettore è messo in attesa del prossimo delitto, c’è la storia dell’indagine da parte del professore e poi c’è il punto di vista dell’assassino, col suo programma criminale. Questo crea una situazione di pathos, perché ci si immedesima con le vittime.
Ho voluto raccontare il covid, un periodo straordinario della nostra vita, perché fa parte della nostra storia, come le altre pandemie del passato (come quelle portate dagli europei in America latina).

La crociera giro mondo è l’unico modo per misurare il mondo: ho voluto dare questa sensazione al lettore, la crociera come strumento per misurare la terra.

Consiglio di lettura da parte di Mercedes Bresso: i libri della signora in giallo

Valeria Corciolani

Ritorna una restauratrice di opere d’arte, Edna Silvera, che vorrebbe star tranquilla nella villetta sulle alture dell’Appennino ligure. Ma deve andare a Genova nella villa di un collezionista che vuole mostrare nel corso di un vernissage una riproduzione di H. Bosh. Nella serata scompare il pezzo principale della collezione e questo da il là alla vicenda: il rosso è il fil rouge che legherà le pagine, ma è anche il rosso del sangue.

Edna Silvera è un personaggio particolare: convive con sette galline, che hanno nome come le dive del cinema. C’è un delitto, c’è una indagine, ma c’è ironia.

Nel libro si parla di arte, delle donne con la maschera, costrette ad indossare una maschera “sin dal primo vagito”.

Rispetto ad altri gialli, in questo di Valeria Corciolani solo nell’ultima pagina del libro c’è un delitto, molto efferato: nella storia ci sono morti che fanno capolino, ma l’indagine parte da un furto che costringe la protagonista a girare il paese e a frugare dentro le persone, nel momento in cui la quotidianità si infrange e “si va dall’altra parte”, fuor di metafora.

Perché scrivere usando il genere del giallo? Il giallo è il genere che consente di far giocare il lettore, che partecipa all’indagine, con un suo percorso. Due sono gli autori che mi hanno aiutato in queste scritture racconta l’autrice: Simenon, non solo per i gialli di Maigret, poi Fruttero e Lucentini, che sapevano dare colore alle loro storie.

Consigli di lettura: I romanzi di Alan Bennet

Filippo Venturi

Terzo caso di Emilio Zucchini, ristoratore bolognese e paladino della cucina tradizionale: si ritrova dentro una storia che lo tocca da vicino per la sparizione di Alice una sua amica e cameriera, nel mezzo tra le due ondate del covid. Questa assenza manda Emilio fuori dalla sua quotidianità, si deve mettere alla ricerca di Alice ritrovandosi dentro una storia brutta, un party con tanto di droga a cui avrebbe partecipato la sua amica.

Ho pensato che da ristoratore non potevo non parlare di covid, spiega Filippo Venturi: la nostra categoria ha attraversato la pandemia non in modo facile. La difficoltà in questo libro è mantenere la cifra stilistica, rimanere divertente ma raccontando due tematiche tragiche, il covid e la violenza sulle donne.

Su quest’ultimo tema, il mio messaggio da papà di una ragazza quindicenne che si affaccia in un mondo più insidioso, è che volevo andare a fondo a questa storia senza appesantire troppo il racconto. Non ho inserito scene di violenza, togliendo i pesi a questa barca che stava partendo.

Come mai questo titolo al romanzo? Era luglio ed era caldo a Bologna, durante una presentazione mi è stato chiesto il titolo del prossimo (ovvero di questo) romanzo e ho risposto con la prima cosa che mi è venuta in mente “è l’umido che ammazza”.

Alla fine mi sono reso conto che questo titolo andava bene, tiene dentro la parte culinaria, il tempo di novembre e poi l’umido del nostro cuore in quei momenti di difficoltà per il covid.

Nei miei libri prendo spunto dalle persone che vengono nel mio locale, come il dispensatore di consigli, “ma perché non soppalchi ora col covid”: alcuni di questi finiscono nelle mie recensioni al contrario, poi pubblicate su Repubblica.

Il giallo è uno strumento per lanciare il messaggio: una denuncia, una voce in mezzo alle urla.

Consigli di lettura: John Niven A volte ritornano

Il sito della Passione per il delitto, i canali Twitter, Facebook e Instagram.

19 agosto 2022

È l'umido che ammazza: Un nuovo caso per l'oste Emilio Zucchini, di Filippo Venturi

 


Sabato 14 novembre 2020

Come ogni sabato i Milordini stanno pranzando insieme. Sono degli inguaribili abitudinari: non amano le sorprese, tantomeno le novità. E infatti non è che li esalti più di tanto l’idea di ritrovarsi in una trattoria in cui non sono mai stati. Ma devono fare di necessità virtù, visto che da Delfo li hanno rimpallati. Proprio così. Di tutte le cose strambe che stanno capitando in questi mesi – privazioni della libertà, distanziamenti, mascherine obbligatorie – questa è di sicuro la più incredibile

Dopo il Tortellino muore nel brodo e Gli spaghetti alla bolognese non esistono, torna a trovarci il ristoratore detective Emilio Zucchini, padrone della Vecchia Bologna, un ristorante dove si rispettano le tradizioni senza dover assecondare necessariamente le richieste del commensale a tavola. Per esempio, non sognatevi di sedervi al tavolo a chiedere tortellini al ragù o, addirittura, una porzione di Bologna (si chiama mortadella).

Emilio Zucchini nasce dalla mente di Filippo Venturi che ristoratore lo è davvero a Bologna: come tutti noi ha vissuto i mesi del lockdown durante le prime fasi della pandemia, le regioni contrassegnate a colori, coi regolamenti per i bar e i ristoranti che venivano annunciati all’ultimo momento, con la difficoltà nel doversi riadattare a questa nuova e imprevista situazione in cui la socialità delle persone veniva vietata, perché veicolo di infezione.
È stata dura per tanti, questa pandemia non ancora finita purtroppo: lo è stata anche per i gestori di questi locali, parzialmente aiutati dallo Stato dai ristori.
Il dover gestire il distanziamento, la richiesta della prenotazione, l’impossibilità di “aggiungere un posto a tavola” come dice la canzone, perché il virus ama l’affollamento specie al chiuso. Doversi riadattare alla distribuzione del cibo per asporto

Zucca di una cosa è fermamente convinto: se il futuro della sua professione significherà cuocere delle tagliatelle per metterle in una vaschetta di alluminio da consegnare a un rider, lui cambierà mestiere.

Ma torniamo al nostro ristoratore detective per caso: come tutti gli investigatori che si rispettino, anche lui dispone di un sesto senso, quando le sue ricette non gli vengono bene, è l’avvisaglia che sta per succedere qualcosa di brutto.

In quel novembre del 2020 freddo e umico (e si sa che “è l’umido che ammazza”) non è bastato trovarsi dentro questa nuova “apocalisse”, coi portici e le strade vuote, non è bastato nemmeno scoprire che il paese di sessanta milioni di commissari tecnici si è trasformato nel paese da milioni di virologi. Una nuova grana sta per cadere addosso a Zucca:

Sta andando tutto storto. Sono due giorni che in trattoria non ne azzecca una, e la cosa – ahilui – ha un unico, ineluttabile significato: guai imminenti. La sua cucina nasconde misteri indecifrabili, quasi esoterici, questo Emilio Zucchini lo sa da tempo.

La sua cameriera, Alice, è scomparsa da due giorni senza mandargli nemmeno un messaggio.

Non è solo la mancanza di una sua collaboratrice: Alice, Ali, è stata per lui qualcosa di più, durante la prima ondata della pandemia lei è venuta a stare da lui, entrambi avevano bisogno di qualcuno con cui condividere quel momento. Non c’è stato niente, in quell’appartamento, ma chissà forse, se Emilio si fosse deciso a fare il primo passo..

Mentre Zucca, Emilio Zucchini, si mette sulle tracce di Alice, nella placida Bologna, ancor di più con questa seconda ondata della pandemia, un assassino solitario sta mettendo in atto la sua vendetta che, per rimanere in ambito culinario, è un piatto che va servito freddo. I suoi obiettivi sono i membri di una compagnia maschile di professionisti appartenenti alla Bologna bene, meglio noti come “i milordini”: il figlio di un proprietario di palazzi, un notaio, un commercialista, l’immancabile pusher per dei festini privati e poi il braccio destro del futuro sindaco della città, Leonardo Marescalchi.

«Entra, ti preparo un caffè» dice, aprendole la porta. Ma subito capisce che qualcosa non va. È una frazione di secondo, quella che intercorre tra quando vede la canna del taser spuntare dalla giacca ..

Il primo della lista, il notaio, eterno scapolo d’oro, viene trovato morto nel suo studio, un sabato mattina, con la testa sfondata e con un altro particolare “piccante” che colpisce gli investigatori che arrivano sulla scena del crimine.

Si tratta della squadra del commissario Iodice, un investigatore vecchio stampo, pieno dei suoi pregiudizi su studenti, capelloni, rom e del suo ego per il suo fiuto di sbirro (capacità che vede solo lui).Nei mesi del lockdown era stato messo a riposo dal Questore ma ora sul delitto si è fatto già il suo film (purtroppo) sbagliato.

Mentre, da una parte vediamo muoversi questo assassino che porta avanti il suo piano (associando ad ogni bersaglio una ben specifica pena), Emilio Zucchini si ritrova dentro una storia al limite dell’incredibile: riceve una telefonata dalla stazione di un paesino sull’appennino Tosco-Emiliano, la sua Alice è lì in stazione, ma si trova in stato confusionale

«Il capostazione. Dice che Alice è convinta di essere un’attrice famosa.»

Ma arrivato alla stazione, non è la sua Alice, Ali, quella che si trova davanti, ma Elena, una sua amica, anche lei cameriera in un ristorante concorrente.

Cosa c’entra la sparizione di Alice, con questo assassino e la sua vendetta? Di quali colpe gravi si sono macchiati i “milordini”, “uomini che odiano le donne” per fare una citazione di un libro famoso che ha un ruolo importante per la storia?

Che fine ha fatto Alice?
La ricerca di Emilio, con la sua Vespa bianca, lo porta molto vicino alle tracce che questo assassino ha lasciato dietro di sé e sono tracce che disegnano un quadro che lo mettono in agitazione, più di quanto abbia fatto il covid con quel rasghino che non lo abbandona da mesi.

È novembre, è in corso una pandemia e fa freddo, un freddo nebbioso e umido, e Zucca lo sa bene: è l’umido che ammazza.

Usando l’arma dell’ironia e sfruttando tutta la sua esperienza lavorativa, Filippo Venturi imbastisce una trama con qualche trappola per il lettore che non dovrà fidarsi di quello che si trova davanti. Si parla di covid e di come l’arrivo del virus abbia cambiato le nostre abitudini, anche quelle che pensavamo fossero destinate a rimanere immutate.
Il povero protagonista si ritrova perfino a dover rimpiangere certi suoi clienti, da quello che fa questioni su tutto all’urlatore entusiasta (ma la mortadella rimane mortadella, non Bologna).

Ma tutta questa ironia, nel raccontare le disavventure del povero Zucca che ancora una volta si troverà nel mirino del commissario Iodice, serve per raccontare di un problema che ben poco fa ridere le donne, ovvero la violenza di genere.
Il come e il perché, lo scoprirete solo leggendo questo giallo che scorre veloce senza intoppi, aggiungo solo un passaggio della nota a fine libro aggiunta dall’autore: nei primi mesi della pandemia nel 2020, il servizio pubblico con cui aiutare le donne che hanno subito una violenza (maltrattamenti, stalking, percosse, violenza sessuale) – il 1522 – ha registrato un picco. E nell’80% dei casi l’aggressore era una persona di casa.

«Quando una donna piange in quel modo, vuol dire che non si sta divertendo affatto…»

Dal film Thelma e Louise.

La scheda del libro sul sito dell'editore Mondadori

Il sito dell’autore Filippo Venturi

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29 ottobre 2020

La passione per il delitto 2020 – domenica 18 ottobre: tre delitti per tre città

 

L'autografo di Filippo Venturi al suo libro


Penultimo incontro alla Passione per ildelitto 2020: Franca Villa presenta i libri dei seguenti autori

Tre storie diverse, che invece hanno tratti in comune.

Filippo Venturi presenta il suo libro, con un oste detective (al secondo romanzo): un ristoratore legato alla tradizione per cui quando sta per materializzarsi un guaio, lo avverte.

La sfoglia per le lasagne che non viene, nel primo romanzo. In questo invece c'è una ragazza che si sente male, per una crisi allergica: Zucchini entrerà così in questo nuovo caso che lo porterà alla ricerca dell'icona della Madonna di San Luca. Come se rubassero la madonnina a Milano.

Il protagonista ha qualcosa di autobiografico, Emilio Zucchini nasce da una mia passione recente per la scrittura, nata dieci anni fa.

Un giorno Repubblica mi chiese un trafiletto e io scrissi una specie di tripadvisor sui clienti: Mondadori un giorno gli scrisse chiedendogli di scrivere un romanzo, con una specie di Coliandro in ambito gastronomico.

Avevo una forte paura di sbagliare, allora mi sono ispirato a me stesso, alle cose che conoscevo. E ora, dopo due anni, non so se sono io ad ispirarmi a lui o viceversa.

Con Bologna ho un rapporto fortissimo, troppo forte che si porta dietro delle conseguenze: non sono un cittadino del mondo, ma un bolognese.

Ho due figli, una moglie, degli affetti ora non potrei girare il mondo: nemmeno ai tempi dello studio, la mia passione per Bologna mi ha privato del coraggio di andarmene. Da buon bolognese parto sempre per tornare.

Un personaggio della storia è il vescovo, molto aderente alla realtà, che ha una fortissima umanità, molto progressista e che vive la sua cristianità come il nostro papa.

Volevo raccontare questo vescovo che sta togliendo della polvere nella chiesa bolognese.

Per esempio con i tortellini al pollo, per i fratelli musulmani, da consumare alla festa di San Petronio, una proposta del monsignor Zuppi che suscitò molte polemiche negli ambienti conservatori.

Un giallo da leggere? Leggo molto libri che fanno ridere, come i libri di Robecchi, Don Winslow..

Un libro che consiglio, John Niven “A volte ritorno”.

Gli spaghetti alla bolognese sono spaghetti, con pomodoro e tonno: è un piatto povero, il piatto di Santo Stefano.

Antonio Paolacci presentava il libro da solo per l'assenza di Paola Ronchi: protagonista dei romanzi è il vicequestore Nigra, gay dichiarato, a Genova.

Il romanzo si apre con un delitto in una chiesa nel centro storico di Genova, dove sono presenti un gruppo di anziani, quasi tutti amici tra di loro.

Uno di questi, dopo aver preso l'ostia, si accascia.

Sono tutti sospettati, gli arzilli vecchietti, accomunati dalla passione per il delitto. Da qui inizia un gioco di sospetti e contro-sospetti, per un omicidio architettato in modo complesso.

Nigra nasce da una specie di esigenza politica, dall'idea di creare un investigatore in un giallo classico con questa caratteristica, essere omosessuale.

Da questa idea siamo partiti, io e Paola: da un'idea ci siamo mossi a valanga, è nato il personaggio, i co-protagonisti, il contesto.

Ci siamo documentati, sul mondo della polizia, sul mondo della Questura di Genova. E anche con una associazione che si chiama Polis Aperta, di esponenti di polizia lgbt.

Siamo tutti e due foresti: Paola viene da Torino e io dalla Campania, ma abbiamo una fascinazione per Genova, quando ci sono arrivato ho avuto la sensazione che non potevo non scrivere di questa città.

Non si può scrivere di un luogo che non si conosce davvero: Genova è una città dove è difficile distinguere centro da periferia, chi sta in quartiere magari non conosce come si vive in altri.

Genova offre la possibilità di mettere assieme tante tematiche: il centro storico multietnico, complicato, contraddittorio. Dall'altro lato, Genova è una città portuale, internazionale, con forti contatti con la Francia.

Ma è anche una città provinciale, non è una metropoli: con questa serie vogliamo raccontare la città ma anche la nazione, perché nella Questura ci sono poliziotti da tutte le parti d'Italia.

Com'è scrivere a quattro mani?

Serve avere accanto la persona giusta, abbiamo scoperto di avere lo stesso metodo di Fruttero e Lucentini: parliamo e condividiamo tanto della nostra vita, arriviamo al foglio quando abbiamo già le idee chiare.

Poi il lavoro diventa normale: una scaletta, poi i capitoli e poi i file che ci scambiamo. Ogni frase del libro deve essere approvata da entrambi.

In questo romanzo rubiamo dalla realtà: un signore in chiesa che si è sentito male, di fronte ai genitori di Paola. I genitori hanno raccontato la reazione dei presenti: da qui siamo partiti, col morto che è anche una persona antipatica.

Il nostro è un romanzo sul pregiudizio: anche quello del lettore, che di fronte al morto, alla sua perfidia, pensa che se lo sia meritato.

Da che autori sono stato ispirato? Manchette, Bruno Morchio (riferimento per Genova), poi Robecchi, Manzini..

Un libro che deve essere letto è La donna della domenica, Fruttero e Lucentini.

Enrico Camanni presenta il suo libro, il quarto con lo stesso protagonista, una guida alpina che si trova di fronte a casi di persone scomparse.

Diventa detective perché si appassiona di queste scomparse: una di queste è una donna, trovata sotto una valanga, vittima di una amnesia.

Quella donna era legata, con una corda, ad un'altra persona. Chi era questa persona?

Nel libro ho messo cose mie – racconta l'autore: da ragazzo avevo due passioni giornalisti e montagna, ho scelto la scrittura poi e quindi il personaggio nasce dal fatto che volevo diventare una guida alpina.

Non sopporto gli stereotipi sulla montagna, sugli uomini della montagna: il protagonista è un immigrato del sud che vive a Torino, ha una ex moglie e una fidanzata.

In alcuni aspetti ho messo della fantasia, ma non potrei mai scrivere di cose che non conosco, di posti che non ho frequentato.

Il protagonista abita in un posto abitato, dove si incrociano alpinisti ma anche turisti e i tir che trasportano merci.

Il secondo luogo del libro è Torino, che non è quella delle cartoline, ovvero la Barriera di Milano, ex zona di operai. Come il papà di Settembrini, operaio della Fiat.

Poi ci sono le Alpi, volevo raccontare a tutti cosa fossero, una catena lunga 1200km, attraversarle è come attraversare l'Italia.

La passione per la montagna l'ho sempre avuta, quella per la scrittura l'ho imparata di recente: non sono architetto nell'impostazione, ho in mente la storia e gli eventi fondamentali, ma aggiungo eventi e personaggi strada facendo.

I libri che mi hanno influenzato sono quelli di Simenon, Mankell e il suo commissario Wallander, e poi l'autore dei libri I fiumi di porpora Grangé.

Gli spaghetti alla bolognese non esistono di Filippo Venturi

 

Maggio 2019. Un venerdì sera come un altro. In trattoria  
Lei arriva a metà serata. E' sola ed è carina. Sono due elementi che solitamente, soprattutto se abbinati, a Emilio Zucchini non sfuggono. E infatti eccolo lì, già tutto ringalluzzito, che la osserva mentre si guarda intorno sulla porta. Avrà 7-8 anni meno di lui sui, 35 portati bene. In ogni caso: età perfetta. La saluta quasi emozionato, con garbo, come del resto fa con tutti. La fa sedere con discrezione, senza lasciare trapelare nulla del suo subbuglio interno. Poi, però, non le stacca mai gli occhi di dosso. Quella ragazza ha qualcosa di banalmente irresistibile.

Secondo giallo con protagonista il ristoratore – investigatore Emilio Zucchini, detto Zucca. Proprietario dell'osteria La vecchia Bologna a Bologna, un posto dove poter mangiare tutti i piatti della buona cucina bolognese e dove invece sono banditi i piatti che non rispettano la tradizione locale o che sono solo un'invenzione della cucina di massa.

Se nella scorsa lezione culinaria avevamo imparato che il tortellino muore nel brodo (e non nel sugo), in questo impariamo qualcosa di nuovo: gli spaghetti alla bolognese non esistono. Se andate a chiederli alla sua locanda potreste sentirvi rispondere in modo risentito:

Gli spaghetti alla bolognese non esistono sono un'invenzione internazionale un complotto forse c'entrano i servizi segreti forse la CIA prenda le tagliatelle al ragù e capirà cosa intendo”.

Questo secondo romanzo conferma quanto di buono avevo trovato nel precedente: un giallo col giusto equilibrio tra umorismo, azione, intrigo nella trama e poi quell'occhio innamorato dello scrittore (che è pure lui ristoratore) sulla sua città, Bologna.

Chi è Emilio Zucchini? E' un cuoco tradizionale, ama il suo lavoro, accogliere i clienti, specie le belle donne come quella ragazza coi capelli alla francese che però, all'improvviso si sente male, mentre sta mangiando.

E' il peggior incubo per un ristoratore, il cliente che si sente male per qualcosa che ha mangiato nel suo locale. Eppure i segnali, che qualcosa di brutto stava per capitare, erano arrivati tutti: perché la sua cucina ha delle doti speciali, è in grado di comunicargli che sta per arrivare un guaio. La scorsa volta era la sfoglia che non voleva proprio saperne di venire.

Questa volta si tratta della cappa dei fumi, che improvvisamente si spegne .. un coltello affilato che, con un certo umorismo, viene chiamato “occhio che taglia” che cade sulla scarpa infortunistica del cuoco, tagliandola..

Solo a quel punto Emilio capisce sta per accadere qualcosa. Qualcosa di nefasto. Sono troppe le coincidenze. La sua cucina, ormai lo sa da tempo, detiene poteri al limite dell'esoterico. Tutte le volte che si sta per materializzare un guaio, lei lo avverte e gli manda dei segnali. E' una specie di anteprima di quello che succederà, come se qualcuno gli passasse davanti col carrello delle sfighe

Un carrello con dentro una cliente soccorsa dal 118 se ne esce dal locale nel silenzio generale. Qualcosa da non dormirci la notte.

Ma quella notte è una notte particolare, quella dove il caso, o forse un entità superiore, mette quella serie di eventi che poi porteranno a quell'effetto domino che porterà effetti devastanti su Emilio, sulla curia bolognese e su tutta la città.

Succede che Mirko Gandusio, chiamato grande Gandhi per distinguerlo da quell'altro, mentre passeggia solitario lungo le strade della città, in quella notte di pioggia, si infila dentro la sagrestia della cattedrale di San Pietro in piazza Grande. E vede lei, la madonna di San Luca:

In quel momento che la vede. Lei è laggiù, appesa in bella vista. E' piccola, scura ma luminosa, agghindata di fiori come un cantante sul palco del Festival di Sanremo. Invece semplicemente lei, la Diva, l'unica inimitabile Madonna di San Luca il simbolo della città.

E' un attimo, acchiappare la tavola di legno e scappare via, per dare una svolta alla sua vita. Dopo che la sua ragazza l'ha abbandonato, dopo che lui non è stato capace di dirle le parole giuste per rimanere. Dopo che aveva dovuto smettere di lavorare come buttafuori, per quelli attacchi di panico.

La Madonna di San Luca è un'icona venerata a Bologna, è come se a Milano qualcuno avesse rubato la “madunina” in cima al Duomo.

Viene subito allertata la curia, il sanguigno arcivescovo don Gennaro Quaglia, il suo vice don Sebastiano:

Gennaro Quaglia era un vescovo di strada. Si era formato nella comunità di Sant'Anna, movimento di laici al servizio dei bisognosi, nato e cresciuto nei quartieri poveri di Napoli. Credeva nel dialogo interreligioso, considerava l'immigrazione una risorsa imprescindibile. Avversava il clericalismo e attaccava la politica senza etica, che ragiona solo di pancia unitamente a quei preti che svuotano di senso la parola amore.

E poi, la Questura di Bologna, ovvero il commissario Iodice, una sorta di poliziotto “law and order”, che ha stroncato i gruppi di anarchici, gli studenti che protestano in piazza, un poliziotto che ha fatto carriera senza guardare in faccia a nessuno. Un poliziotto con buone intuizioni, nonostante quel carattere permaloso, e che ora deve risolvere il suo caso più difficile.

Per una serie di circostante fortuite, come nella migliore commedia degli equivoci, anche Emilio verrà coinvolto in questa storia e, come nel precedente caso, si troverà di fronte a Iodice e ai suoi modo poco gentili. E, come l'altra volta, si troverà ad indagare sul furto della Madonna, fianco a fianco col suo vescovo, perché nonostante non sia un vero e proprio credente, Emilio ama la sua città, i suoi simboli, le sue strade, le sue Torri. La ama così tanto da non averla mai abbandonata, nemmeno da giovane, nemmeno da studente.

Lui ama la sua città. La ama tanto. La ama troppo. Sente di doverle tutto. Forse fa il ristoratore anche perché le vuole restituire qualcosa, provando a cimentarsi nella disciplina in cui lei eccelle. Come tutti i legami strettissimi, il suo amore per Bologna si porta dietro anche implicazioni negative, per esempio quando studiava, non gli ha trasmesso il coraggio di fare un'esperienza all'estero.

Sarà un'indagine rocambolesca, che durerà il tempo di un fine settimana, sotto una pioggia scrosciante che cade dal cielo, come se il mondo dovesse finire da un momento all'altro, che terminerà con un inseguimento in macchine con al volante don Sebastiano, chiamato così in onore di Sebastian Vettel.

Indagine che finirà con una bugia e con un miracolo (in fondo per i non credenti il confine è labile): non un miracolo come quelli delle sacre scritture, ma piuttosto un cambiamento nella vita dei protagonisti di questa storia.

Perché anche Bologna è così, sospesa tra laico e profano, amante del cibo e dei piaceri della vita ma anche gelosa custode delle sue tradizioni:

Lui è cresciuto in una città da sempre indecisa tra sacro e profano. Bologna è credente e scettica, papalina e mangiapreti, illuminata e bigotta, progressista è conservatrice. Ha una strana spiritualità laica, che storicamente ha indotto i suoi cittadini a parteggiare più per Peppone che per Don Camillo.

La scheda del libro sul sito di Mondadori

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

01 dicembre 2018

Il tortellino muore nel brodo, di Filippo Venturi



Incipit

Emilio se ne sta sulla soglia ad aspettare, con le braccia dietro la schiena e l'aria sicura di uno che conosce il suo mestiere.Oggi è sereno, potrebbe capirlo anche un cliente che si presenta per la prima volta alla Vecchia Bologna. Per di più gli affari vanno sempre meglio e la cassa, dopo la chiusura, è gonfia come un tortellino con tanto ripieno.Non che abbia bisogno di 'sto denaro - Emilio è un single dal profilo basso e senza voglia di morire ricco -, ma, e essere onesti, due soldini in più in tasca non fanno schifo a nessuno.

Che probabilità ci sono la stessa banca sia oggetto di una rapina lo stesso giorno alla stessa ora da due gruppi di ladri diversi?
E quante probabilità ci sono che uno di questi ladri, in fuga, rubi la tua auto in sosta, portandoti via la figlia?
Eh beh, ma questa è sfortuna, direte voi.
Bene, questo giallo ben scritto e ben congegnato dello scrittore nonché ristoratore Filippo Venturi si gioca tutto sull'imprevedibilità del caso, che a volte gioca brutti scherzi: siamo a Bologna in una fresca mattina invernale, Emilio Zucchini detto zucca è il proprietario della trattoria la Vecchia Bologna. Fuori dal suo locale osserva una scena che lo mette in allarme: due uomini che si muovono con fare sospetto fuori dal suo locale, due brutte facce.
Emilio, è un'amante della vecchia cucina, delle tradizioni che oggi devono essere proposte sotto nuove vesti senza stravolgerne troppo il senso. Per dire, non chiedete alla sua trattoria il tortello al sugo, perché otterrete questa risposta:
«Mi dispiace davvero, ma ci sono cose nella vita che si possono avere e altre no. Il tortellino al pomodoro proprio no. Il tortellino muore nel brodo».

Un po' cuoco, cresciuto osservando le ricette della nonna e altre regole della cucina bolognese (“le tagliatelle devono essere larghe quanto la dodicimiladuecentosettantesima parte della Torre degli Asinelli”), un po' investigatore dotato di un sesto senso: quando le su ricette non gli vengono, come la sfoglia per la pasta fresca, significa che sta per succedere qualcosa.

E quel qualcosa avverrà poco più in la, nella banca di via XXV aprile. Una banca che è stata scelta per farci una rapina da Joe Solitario, al secolo Giorgio Lodi: è l'ultima spiaggia per sperare di cambiare vita, uscire dal buco in cui si è ficcato dopo quella serata nera al talent show.
Giorgio Lodi, in arte Joe Solitario, classe 1974, storico residente del quartiere Saragozza, Bologna, è un uomo buono.Un disoccupato per bene. Ha commesso furtarelli in gioventù - soprattutto autoradio, spesso motorini, a volte automobili -, ha distribuito ceffoni a qualche rissa, ma non è mai stato un delinquente abituale. C'è stato un momento in cui, grazie alla musica, era riuscito ad assestarsi ad un livello che non era il consueto piano seminterrato, e quando l'avevano scelto per le finali del più famoso talent show televisivo ..

E' stato ad un passo dal toccare il cielo e poi, dopo quella serataccia, ha pure dovuto nascondersi.
Così ora gli bastano un po' di soldi, da sgraffignare con la sua scacciacani (perché mica è un criminale vero) e poi via, lontano da Bologna e da questo paese che non ha apprezzato il suo talento.

Alla peggio, il carcere, o un proiettile nella schiena, che è sempre meglio di questo strazio.

Cico Pop invece è uno scagnozzo del boss della famiglia Sanfilippo, una delle due che controlla il mercato della piccola criminalità a Bologna.
Anche lui deve entrare in quella stessa banca, quella stessa mattina e anche lui all'apertura. Assieme ad un complice improvvisato che non ama affatto le sue canzoni anni '80 (Ti amo, ti sogno e ti, amo...).
Per rubare cosa? Una moneta senza alcun valore..
Il Cico arriva sotto casa del Mangusta e pensa alla situazione di merda in cui si è andato a ficcare. Entrare armato in una banca per rubare una moneta che non vale niente, in pieno giorno, con un complice improvvisato, correndo il rischio di dire addio alla condizionale è un piano talmente stupido che, se lo raccontasse agli amici al bar, la sua storia potrebbe iniziare così: "Lo sapete qual è il colmo per un ladro?".

Il terzo protagonista della storia è Nicola, amico di Emilio, sposato con Beatrice e padre di due bambini, Giorgia e Tommy.
Una vita tutta da ricostruire dopo che, una mattina, ha scoperto che sua moglie non c'era più.
Sparita, andata via, scomparsa. È andato pure da Chi l'ha visto, su Rai3, senza ottenere alcun risultato.
Nessun risultato nemmeno dalla polizia e da quel commissario Iodice che, alla storia della moglie andata via, non ha mai creduto.
La verità è che quanto tua moglie sparisce come un fantasma nella notte ti rimangono due opzioni: o scompari anche tu oppure ti sbatti come un mulo e cerchi di tenere insieme la situazione. Ed è quello che sta facendo lui. Ora, prima di correre al lavoro, li sta accompagnando di volata a scuola.

E ora Nicola deve cercare di andare avanti, anche se non si rassegna a pensare ad una vita senza la donna che ha amato. Perché “lui prima o poi troverà Beatrice, in questa vita o nell'altra.”

Abbiamo detto del caso, no? E di come questo giallo sia anche una commedia degli equivoci con un bel pizzico di ironia.
Perché parliamo di una probabilità su un milione di avere tre ladri nella stessa banca.
E ancora meno le probabilità di vedere la propria auto rubata, con dentro tua figlia.
È quello che succede a Nicola, fermo all'edicola con l'auto in seconda fila, che si vede la sua Volvo filar via con al volante Joe il cantante nei panni di Joe il rapinatore per un giorno.

Una probabilità su un milione: e infatti il commissario Iodice mica ci crede a questa storiella. Nella stessa famiglia prima sparisce la moglie e ora la figlia?
Non è uno che si fa fregare, questo commissario, che nemmeno apprezza l'aiuto che Emilio, investigatore per un giorno, decide di dargli.
Qui gatta ci cova, sta a vedere che questi due nascondono qualcosa …

Toccherà ad Emilio fare (quasi) tutto da solo, girando per la città con la sua Vespa, alla caccia dei ladri e di quella moneta (chissà poi cosa avrà di così importante?).
Perché Emilio è un bolognese pigro, uno che non ha mai voluto dividere la sua vita con un'altra donna e metter su famiglia, perché pensa di dover rimanere sempre solo, “nel suo brodo”, come i suoi tortellini.
Ma a Nicola e a Giulia ci tiene, come una figlia.
Certo, ci tiene anche alla sua trattoria ed è anche uno di quelli che cerca di parlare con tutti i clienti e ascoltare quello che chiedono. Quelli che proprio non può soffrire sono quelli che scrivono quelle recensioni sgrammaticate su Tripadvisor.
.. già comprende a malapena il motivo per cui sia passato di moda confrontarsi con gli altri come si faceva un tempo, faccia a faccia, e si debba aspettare di essere rinchiusi nella propria stanza per esprimere un'opinione

Anzi, Emilio vorrebbe farlo lui un suo Tripadvisor, ma sui suoi clienti
Emilio scuote la testa e ripensa al progetto di cui aveva parlato qualche tempo fa a un suo collega: fare un tripadvisor sui clienti. Schedarli tutti, aggiungendoci una descrizione e un voto, da uno a cinque palle. Se fosse per lui, poi, bisognerebbe installare su ognuno di loro un microchip sottopelle, tipo quello dei cani, in modo tale che i ristoratori possano subito riconoscere i loro vizi e i loro difetti

Come finirà questa avventura? Dovrete scoprirlo leggendo il libro fino in fondo.

Il tortellino muore nel brodo” è una commedia degli equivoci che ci racconta di Bologna, la città della cultura e del turismo che grazie a Santa RyanAir porta qui frotte di turisti.
Ma è anche la città dove le mafie si sono ben radicate per i loro traffici.
Infine, come ogni bolognese, anche Venturi non si dimentica di quella ferita rimasta ancora aperta, in quel 2 agosto 1980, il giorno della bomba alla stazione di Bologna
Mentre si guardava intorno, la sua attenzione si è soffermata sul vecchio orologio fermo sulle 10.25, perché lui è un bolognese e i bolognesi, tutte le volte che si trovano in quel piazzale, anche se sono disperati quanto lui, anche se stanno correndo trafelati al binario con le valigie che rullano veloci sull'asfalto, anche se sono distratti, innamorati, stronzi o felici, un pensiero al 2 agosto 1980 lo fanno sempre: i bolognesi non dimenticheranno mai quello che hanno combinato all'ala ovest di quell'edificio, alla loro gente, al loro cuore, al loro orgoglio.Non dimenticheranno mai il massacro,lo stupro,il vilipendio: quello è il loro 11 settembre, la madre di tutti i Bataclan.

Qui trovate la presentazione del libro alla Passione per il delitto a Erba.
La scheda del libro sul sito dell'editore Mondadori
Il sito di Filippo Venturi e la sua pagina Facebook (al suo Tripadvisor non ci è ancora arrivato..)
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

29 ottobre 2018

Passione per il delitto (2018) ore 13.00: a pranzo con Frascella, Venturi e Oggero

Christian Frascella, Margerita Oggero, Filippo Venturi e Carmen Legnante



Moderati da Carmen Legnante, alla Passione per il Delitto hanno presentato i loro libri (mentre noi pubblico ci gustavamo un piatto di tortelli in brodo)

Christian Frascella, Fa troppo freddoper morire, Einaudi

Come può essere un quartiere di Torino che si chiama Barriera di Milano? Un avamposto verso il resto del mondo. Infatti, da roccaforte operaia si è trasformato in una babele multietnica. È qui, in una lavanderia a gettoni gestita da un magrebino, che Contrera riceve i suoi clienti. Accanto a un piccolo frigo pieno di birre che provvede a svuotare sistematicamente.

Margerita Oggero, La vita è un cicles, Mondadori

In una gelida mattina d'inverno, nel retro dell'Acapulco's, uno dei peggiori bar di Torino, viene ritrovato un morto ammazzato. Chi è? Ma soprattutto, chi l'ha fatto fuori, e perché? Massimo, giovane laureato in Lettere che per sbarcare il lunario prepara panini e scongela brioches precotte, non sa nulla di quel cadavere con la faccia spappolata, così come sembra non saperne niente neppure Gervaso detto Gerry, il figlio del padrone del bar.

Filippo Venturi, Il tortellino muore nel brodo, Mondadori

Emilio Zucchini, proprietario della trattoria La vecchia Bologna, è uno scapolo impenitente, devoto alla gioia dei suoi clienti e al rispetto ortodosso delle ricette della cucina bolognese. Nicola Fini è il suo amico fraterno che è appena stato abbandonato di punto in bianco dalla moglie. Joe Solitario è un cantautore disperato. Cico Pop e Mangusta sono gli scagnozzi di un boss della malavita locale.

Ha cominciato Christian Frascella, raccontando del suo personaggio:

Contrera è un ex poliziotto che ha un'agenzia investigativa in una lavanderia gestita da un nordafricano: gli viene chiesto un favore da Mohamed, aiutare il nipote a venir fuori da una brutta storia di debiti.
Contrera si trova catapultato in un caso più grande di lui, non le solite storie di corna: c'è di mezzo la mafia nel delitto in cui si trova immischiato. E ora dovrà lottare contro la mafia per un senso di giustizia.

Come nasce il personaggio?
Contrera nasce da una nostalgia dei gialli americani, Marlowe in primis. Nel corso del tempo avevo notato che nei gialli italiani c'erano troppi commissari intelligenti: così ho creato un personaggio che è un commissario stupido.
Contrera ha una storia personale molto incasinata: separato, senza casa propria, vive dalla sorella con un cognato antipatico, un padre poliziotto, famoso nel quartiere Barriera, di cui voleva seguire le orme, ma in polizia si è fatto cacciare.
Nessuno sopporta Contrera, tra le persone che gli stanno accanto: ma ha una certa dose di autoironia.

I luoghi del personaggio: la periferia torinese.
Barriera di Milano è un quartiere senza fabbriche, diventato un mercato di spaccio di eroina, la mafia nigeriana: in questo ambiente pericoloso si muove Contrera, un ambiente che conosce e dove è conosciuto.
Contrera inizia ad indagare e scopre che dietro il delitto c'è la ndrangheta.
Il titolo originale doveva essere "Per non morire", bocciato dall'editor: il titolo è nato da una fredda sera torinese, dove nevicava e "faceva troppo freddo per uscire"..

Margerita Oggero ha parlato del suo giallo, anch'esso ambientato a Torino:

Il cicles è la gomma da masticare: il protagonista è un laureato, Massimo con una laurea che non riesce ad usare.
Lavora in un bar, una mattina entrando nel bar dove lavora trova un morto ammazzato: un ragazzo colto, nel peggior bar di Torino, poca voglia di lavorare in quel posto .. Tanti opposti che si ritrovano anche nel resto del romanzo.

Come nasce il personaggio.
La zona nord di Torino è la zona più brutta: è la zona dove sono avvenute tutte le migrazioni, dal Veneto, dal sud e ora dagli extra comunitari.
E' una zona ex industriale, oggi purtroppo diventata zona degradata, dove c'è la banca più rapinata della città: volevo parlare delle periferie della città urbane che si stanno trasformando in incubatori della criminalità: come disse Renzo Piano, le periferie sono aree da "rammendare", ricucire.
Dove nasce il terrorismo nelle città europee? Nelle periferie.
Il secondo tema è la precarietà dei sentimenti e poi la precarietà del lavoro.
Massimo fa il barista, nel retro del bar e anche il badante, due giorni la settimana.
C'è un uso del dialetto veneto, perché nel quartiere Barriera c'è stata molto immigrazione dal Veneto e queste famiglie sono oggi delle enclave dove si parla questo dialetto.
Dai veneti, ai meridionali ai nordafricani di oggi.
Si parla di droga e di ludopatia, una malattia che sta distruggendo tante persone.
Da dove viene quella parola nel titolo, cicles? Perché la prima fabbrica italiana che ha prodotto i chewing gum si chiamava così.

Tocca ora al ristoratore bolognese nonché giallista, Filippo Venturi

Questo è un giallo degli imprevisti e delle coincidenze: protagonista un oste che si trova nel posto sbagliato nel momento sbagliato.
Una rapina a Bologna da tre malviventi nello stesso istante: l'amico del protagonista, uno chef, si trova a passare da quelle parti per caso.. Coincidenze.
Mi piace giocare con le contraddizioni prese dalla vita, mi piace sdrammatizzare quando scrivo (sono uno scrittore per caso, sono un ristoratore).

Come nasce il personaggio.
Ho voluto cimentarmi con questa avventura letteraria che, ora, mi ha cambiato: mi sento come una persona che oggi sa ascoltare: Zucchini, il protagonista, è molto autobiografico, è una persona che ascolta i clienti, che a fine pranzo "legge i ragù", è una persona con doti da sensitivo.
Capisce che, se qualche piatto non è uscito bene, sta per succedere qualcosa.
Come quella mattina quando la sfoglia per la lasagna non gli vuole uscire: assiste ad una scena, uscendo dal locale, che gli cambierà la vita.
Questo richiamo alla morte serve per dare la vena di ironia al libro che non è un libro di cucina.

I luoghi della storia
Bologna è anch'essa protagonista: una Bologna autoironica, solare e capace ancora di accogliere ma dove assistiamo a fenomeni di razzismo.