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15 maggio 2018

Report – cooperative fuori controllo

Finte cooperative, criptovalute, il mondo dei volantini e, nell'anteprima, i problemi dei buoni pasto.

Buoni a nulla – Cecilia Bacci

I buoni pasto sono una risorsa per il dipendente ma anche per l'azienda, perché detassati: dall'anno scorso si possono usare anche negli agriturismo.
Ma ci sono negozianti che non li accettano, col rischio di essere tagliati fuori dal mercato: è un mercato da 3 miliardi, che è in mano a poche aziende emettitrici.
C'è il problema dei talloncini che devono essere spediti per posta, il rischio che si perdano e dunque l'esercente perderebbe tutto.
E poi le commissioni per il convenzionamento (8% - 10% con Pellegrini, ad esempio) e per la lettura telematica del talloncino: non proprio un affare.
Colpa degli appalti al ribasso, spiega il responsabile dell'associazione imprese emettitrici: come la Consip per gli appalti della pubblica amministrazione.
Spesso sono appalti al minimo ribasso: nell'ultima gara hanno vinto Sodexò e Qui ticket, su quest'ultima sono pure stati segnalati problemi nel pagamento.

Dunque servirebbe togliere via la burocrazia (i talloncini via posta) e le commissioni: a Padova la Pellegrini ha fissato con gli esercenti un accordo per pagamenti certi.

Trader di criptovalute – Giuliano Marrucci

Conviene o no investire in criptovalute? A vedere come è andata a Marrucci sembrerebbe di no, il mercato è ancora volatile.
Sono una risorsa o una fregatura? Lo racconterà il servizio del giornalista di Report.

Cooperative fuori controllo di Bernardo Iovene

Le cooperative sono enti tutelati dalla Costituzione ma, dietro la legalità formale, si nascondono delle fregature di chi lavora.
Come raccontano i magazzinieri della Conad, tutti in cooperative e non assunti: sono cooperative in subappalto dentro il magazzino di Fiano Romano, dentro un consorzio.
Coop che cambiano nome ogni anno, ma con gli stessi nomi e responsabili: straordinari non pagati o pagati fuori busta, per chi chiede un contratto nazionale arriva il licenziamento.

Nel marzo 2017, molti lavoratori di queste coop sono passati dalla CGIL ai Cobas: erano tutti iscritti alla CGIL per forza – raccontano. Dopo aver firmato per l'assunzione si doveva firmare anche la tessera del sindacato.
Tutto falso, ribatte il segretario della CGIL regionale: ma oggi 14 persone iscritte ai COBAS sono stati licenziati, erano iscritti a delle cooperative ma non hanno mai fatto delle assemblee che, erano di fatto solo di facciata.

Sono finte cooperative, denunciano queste persone: la LISS, ad esempio, è in mano ad un indiano, che nessuno ha visto.
Perché Conad non assume i dipendenti delle coop? L'azienda non ha concesso l'intervista e nemmeno l'amministratore delegato della coop.

Chi controlla queste cooperative? Le più grandi associazioni di cooperative si sono riunite in un gruppo “Alleanza per le cooperative”, il cui presidente spiega che ha denunciato al Mise molte di queste che presentavano anomalie. Andrebbero liquidate immediatamente: ma rimane strano che le 80mila coop sotto questa Allenza siano controllate da loro.

Liss ha chiuso i battenti, dopo l'intervista non riuscita di Iovene: ma ha cambiato nome in “Nuova era” e l'amministratore unico è ancora un indiano.
Per chi ci lavorava dentro, si è sentito dire dimettetevi se volete mantenere il posto, così hanno pure perso le anzianità.
Lo spot della Conad è “LE persone oltre le cose”: ma a vedere cosa succede nei magazzini, sembrerebbe di no.

Ma se le coop si controllano da sole, che fa il ministero? Alcuni ispettori del lavoro raccontano che oggi la politica chiede a loro di fare ispezioni breve e rapide, per fare numero.

Per esempio il caso di cuochi che hanno lavorato in nero per uno chef stellato: un caso facile, perché c'era la denuncia, per lavoro nero. Tutto finirà con una sanzione minima.

Severo Lutrario, ispettore del lavoro, lo dice chiaro: le false cooperative devono essere trascurate, per andare ad aggredire il nero. È una direttiva politica voluta dal capo dell'Ispettorato al lavoro.
Manca del personale, mancano le risorse per fare il loro lavoro: sono scoperti nel loro lavoro, questa la grave denuncia dei due ispettori che si sono lasciati intervistare da Iovene.
Altri ispettori, in anonimo, raccontano la stessa cosa: non c'è formazione, sulla parte fiscale, contabile, sulla sicurezza. Per le ispezioni devono usare l'auto propria o un mezzo pubblico, niente auto di servizio.
Se in un cantiere non arriva un bus o un treno, niente ispezione. Niente controlli sui grandi appalti e il tutto viene fatto su carta, nemmeno su tablet o portatili.

In Veneto ci sono due province senza ispettori tecnici, per la sicurezza: per esempio a Marghera, a vigilare sui lavori di Fincantieri nel porto.
IL modello Fincantieri si appoggia fortemente su cooperative in subappalto, costretti a lavorare e vivere in modo poco dignitoso.
Fincantieri non da nemmeno servizi minimi per queste persone, servizio mensa o parcheggio.
Spesso sono stranieri pagati 1100, 1200 euro al messo, con un contratto globale: sarebbe un illecito, perché dentro la paga c'è dentro tutto, tfr e ferie.
Anziché 12 euro l'ora, si viene pagati 3-4 euro l'ora: tutti lavorano con questo sistema di paga globale, ma chi denuncia? Chi controlla?

Un altro modo per non pagare i contributi è mantenere i lavoratori al primo livello, lavoratori che lavorano di notte senza maggiorazione, anticipi che poi non risultano in busta paga.
Le ditte in subappalto non sono interessate a concedere interviste. E nemmeno inps: si dice che quando arriva una ispezione, dentro i cantieri si sa già tutto.
Altri ispettori denunciano delle lunghe attese prima dei controlli: tutte situazioni fuori norma, di cui gli ispettori sono comunque consapevoli.

Servono le prove per smontare il sistema, si difende il capo degli ispettori: non basta che gli abusi, il nero, lo denunci il lavoratore.
Fincantieri non è obbligata per legge a consegnare tutte le carte, tutti i documenti dei subappaltatori: così le cose vanno avanti, in una azienda di Stato che oggi è pure in crescita.

Il jobs act ha unito i tre gruppi di ispettorato, inps inail e ministero del lavoro sotto un unico cappello: nel 2017 è stata ripristinata la figura del capo dell'ispettorato del lavoro nazionale, Pennesi.
Ma ora i controlli funzionano meglio? Gli ispettori continuano a lavorare dentro il loro ente, sono state segnalate gelosie nello scambiarsi i dati, da ente pubblico e ente pubblico.
I servizi ispettivi di inps e inail andranno a morire: ma significa che verranno assunti nuovi ispettori dentro il ministero?

In tre anni gli ispettori nell'inps sono calati e questo significa meno soldi recuperati per lo Stato, per l'evasione fiscale: un calo stimato in 400 ml di euro in tre anni (la Stima è della Corte dei Conti).
Il ministero del lavoro dovrebbe assumere nuove figure che sappiano di lavoro, previdenza e infortunistica: ma è un'idea sbagliata, pensare che esista una figura che sappia tutte queste cose assieme.
Ma non sarebbe stato meglio coordinare meglio le attività di inps e inail, anziché smantellarle?
Agli ispettori del lavoro manca l'accesso alle banche dati dell'inps: il coordinamento degli ispettori, ribadito dal jobs act, con la condivisione delle banche dati, è un miraggio, tutte le direttive del ministro è rimasto inascoltato.

Perché l'inps non apre la banca dati agli ispettori del lavoro del ministero?
“Gelosia del dato” è l'espressione del capo dell'ispettorato, un'accusa abbastanza difficile da accettare. Usano la privacy come scusa per non lavorare in sinergia: per fare una ispezione gli ispettori inail e inps devono chiedere permesso all'ispettore del lavoro del ministero, perdendo tempo ed effetto sorpresa.

La riforma di Renzi e Poletti è stata abbandonata a se stessa: sono calati gli ispettori, quelli bravi a recuperare l'evasione dei contributi, per esempio. Perdita economica e anche perdita di competenze.

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO

Che Pennesi e il ministro Poletti volessero servire lo Stato non abbiamo dubbi. Il problema è che secondo la Corte dei Conti il loro servizio non sarebbe stato così impeccabile. Mancano all’appello, da quando è entrata in vigore la riforma introdotta nel Jobs Act, 400 milioni di euro di contributi evasi; sono diminuiti anche gli ispettori dell’Inps: da 1400 a 1185 ed è un peccato perché sono quelli più bravi a recuperare i contributi evasi: l’ultimo anno, un miliardo di euro. Questo significa soldi per le nostre pensioni. Ecco. Son diminuiti perché sono andati in altri uffici – hanno paura di guadagnare di meno con la nuova riforma – altri sono andati a finire in pensionamento, non sono stati sostituiti perché la riforma non lo prevede. Quelli rimasti dovrebbero condividere i loro formidabili archivi con chi invece non ha i mezzi per poterli utilizzare e leggerli nel migliore dei modi. Bisognerebbe assumere nuovo personale, formarlo… ma come fai se la riforma prevede che tutto questo debba avvenire a costo zero? Nel frattempo però c’è un’urgenza da sanare. La sicurezza sui posti di lavoro: nel 2017 ci sono stati 1029 morti; nei primi 3 mesi del 2018, 212. L’ultimo, pochi giorni fa in un cantiere di Fincantieri appunto. Ecco. Sono aumentati più dell’11% rispetto allo scorso anno. Se si commette un errore a volte bisogna avere il coraggio di rimediare.

Qui potete scaricare il pdf con la trascrizione della puntata 

30 giugno 2015

Questi imprenditori

Immaginatevi la scena: state andando al lavoro e avete la polizza scaduta. Vi fermano per un controllo e sequestrano il mezzo.
E ve la prendente coi carabinieri: "proprio non volete farmi lavorare" o anche "c'è la volontà che io non possa lavorare in questo paese" ..
Se vi viene da ridere, adesso riportiamo la storiella alla realtà: c'è un'azienda che non rispetterebbe le norme sulla gestione dei rifiuti e la magistratura sequestra gli impianti.
E' la legge. 
Però l'azienda è Fincantieri ed è un pezzo importante della cantieristica: e allora il presidente di Confindustria si sente autorizzato a prendersela coi magistrati
"Stamattina la magistratura ha fermato la Fincantieri", ha detto Squinzi. "Direi che è un altro caso Ilva, un altro caso in cui sembra che non si voglia che le imprese operino in questo paese. E questa è una cosa particolarmente grave", ha aggiunto al suo arrivo all'assemblea annuale dell'associazione industriale bresciana. "Il 28 maggio scorso avevo parlato della famosa manina anti-imprese, con le notizie di questa mattina sono stato superato dalla realtà".
Oltre al diritto di licenziare (e a proposito, altri segnali poco incoraggianti su questa ripresa), si vuole anche il diritto di inquinare?
E' la stessa associazione che ha applaudito in difesa del manager Thyssen condannato dai giudici per il rogo a Torino.
Che non ha mai speso un rigo per l'inquinamento di Taranto (un altro caso Ilva), per i tarantini che si ammalano.

13 ottobre 2014

Report – la concordia nazionale

Salga a bordo cazzo!”
Quante volt l'abbiamo ascoltata quella frase dentro la telefonata tra il capitano De Falco e il comandante Schettino? È la frase che ha fatto il giro del mondo e che di fatto ci ha un po' consolato, nella tragedia del giglio. Ci sono comandanti alla Schettino, ma ci sono anche gli eroi come De Falco.
E questo ci è sufficiente a mettere una pietra sopra una tragedia che è costata la vita a 32 persone (un cadavere ancora disperso), ma che poteva anche finire peggio, se la nave fosse affondata al largo.

Ma è andata veramente così? È stata veramente solo colpa di Schettino, che è pure meridionale e si sa, i meridionali sono fatti così ?

L'inchiesta di Report ha raccontato quello che sta dietro lo spettacolino che è stato messo in piedi dal governo e da Costa Crociere, sul recupero della Costa Concordia.
Ma quanto siamo stati orgogliosi, di aver raddrizzato quella nave? È bastato vedere la nave ripartire, assieme al fatto che il PIL è salito per farci stare tutto bene.


L'inchiesta di Boursier rompe un po' le uova nel paniere: Costa sapeva della prativa dell'inchino, ovvero quando una nave da crociera si avvicina alla costa per farsi pubblicità e fare pubblicità alla località turistica. Lo sapeva il sindaco dell'isola, lo sapeva l'armatore e lo sapeva anche Schettino che aveva concordato la rotta coi suoi ufficiali.
“E' una prassi consolidata” l'inchino dice l'ex comandante che è rimasto l'unico imputato al processo: ma allora chi mente, visto che Costa smentisce di esserne a conoscenza.

Al momento dell'impatto, era in plancia e, sempre Schettino nella sua versione, quando si accorge degli scogli fa fare una manovra diversiva al timoniere che non capisce. Altre anomalie: gli scogli sono segnati sulle carte. Nessuno se ne accorge?
E poi, Schettino si è accorto che il timoniere non parlava italiano solo in quel momento?

Gli avvocati di parte civile hanno tirato in ballo la questione economica: un timoniere indonesiano costa meno, specie se prima faceva altro (era al timone da 20 giorni). Dopo aver patteggiato, oggi pare sia scomparso.

Ma possiamo incolpare Schettino anche per la cattiva gestione dell'emergenza? Quando il personale di bordo (dove non tutti parlavano nemmeno l'inglese figuriamoci l'italiano) invitava la gente a tornare nelle camere?
E che dire delle anomalie alle strumentazioni di controllo?

Schettino prima di avvisare la capitaneria di Livorno telefona a Costa, al signor Ferrarini per chiedere cosa fare. Sostiene che doveva essere Costa che avvisava la capitaneria. Di fatto sono stati i passeggeri.
Pare che all'inizio Costa fosse più interessata a limitare i danni.
Quando la nave si ribalta, a mezzanotte, è troppo tardi.
Schettino dice di essersi trovato su una lancia e nemmeno sa lui come, non aveva altra scelta se non buttarsi a mare. Eppure De Falco lo invita a tornare a bordo: non sapeva che, per come era messa la nave, era impossibile per il comandante tornare in plancia.
Chi non ha avvisato della situazione De Falco?
Costa ha avvisato la capitaneria generale di Roma. Roma ha chiamato Livorno?
Sappiamo oggi che De Falco è stato demansionato, per quella parola che, oggettivamente, non si può sentire, in un paese che tollera le bestemmie di un ex presidente del Consiglio.

Ma che dire allora delle falle alla sicurezza di Costa? Dei controlli che, a sentire una telefonata intercettata tra due dipendenti della compagnia, parlano di certificazioni finte?
Ecco, su questo la stampa a e la politica hanno fatto calare il silenzio.
Eppure, visto quanto è successo varrebbe la pena di chiedersi se le navi di Fincantieri sono sicure: un avvocato americano che ha intentato causa alla Carnival, parla di navi “squilibrate”, troppo alte e grandi.
Sono le navi che fanno gli inchini e poi entrano nel canale di Venezia.
Cosa faremo se dovesse succedere la tragedia in Canal Grande? Ci consoleremo col Pil un'altra volta?


L'ente di controllo delle navi, il RINA, ha un forte legame con Fincantieri, da cui riceve dei finanziamenti.
C'è una telefonata tra un avvocato e un ingegnere di Cosa dove si dice “Rina fa tutto quello che vuole Fincantieri”.
Tutto corretto?

Ma, come dicevo, la resurrezione della Concordia ha oscurato tutto: è il momento di essere orgogliosi di noi, diceva il premier Renzi che, assieme al ministro Poletti, ha pure ringraziato Costa per il recupero. E ci mancava pure …
La sede per lo smantellamento è Genova, da dove la nave è partita. In mano ad aziende legate a Fincantieri, che hanno le competenze. Qualcuno si preoccuperà ancora dei difetti?


L'operazione mediatica si è felicemente conclusa: il mostro è stato sbattuto in prima pagina e possiamo sentirci fieri di essere italiani.
Fino alla prossima tragedia.

Il sito di Report, dove rivedere la puntata e il pdf con la trascrizione del servizio.

02 aprile 2012

Report - Fuori bordo

Un viaggio dentro i cantieri della più grande azienda nautica italiana, Fincantieri, da Monfalcone a Palermo: dietro il lusso e le luci delle navi da crociera, si scoprono situazioni si cui sta indagando anche la procura. La lunga catena degli appalti e subappalti (a chi conviene), casi di lavoro nero e estorsione, una'zienda pubblica in crisi costretta a mettere il proprio personale in mobilità.

E, dopo l'inchiesta di Giovanna Boursier su Fincantieri, Nerazzini è tornato al San Raffaele: cosa c'entra Ester Barbaglia, la maga di San Donato con l'azienda ospedaliera che è stata ad un passo dalla fine?
La maga, che ha letto le carte ai vip e a personaggi importanti della politica (da Craxi a Berlusconi), donerà i suoi averi al San Raffaele.

Cosa lega una maga al San Raffaele: una fondazione.

Il viaggio dentro i cantieri di Fincantieri.
siamo in crisi, diminuiscono le commesse, e dunque serve chiudere qualche cantiere, mettere qualche persona in mobilità.
Sembrerebbe tutto semplice, e invece no.
Perchè i problemi della principale azienda pubblica italiana nel settore navale , che detiene il 50% del mercato, non sono così chiari come sembra.
Prima di tutto per la scelta di conentrarsi sul settore del lusso, delle navi da crociera, fatte tutte in serie (senza grossi lavori di progettazione dietro).
Nessuna diversificazione, in altri settori: per il trasporto delle persone e delle merci, nel settore off shore (per le trivellazioni in alto mare, per le esplorazioni ).
Si dice che i coreani e i cinesi costano meno: ma a parte che in Cina (e si vedrà poi, anche in Francia) dispongono di cantieri più grande dove lo stato ha investito per ammodernarli e ampliarli), anche in Italia si è giocato molto sul ribasso dei costi e delle commesse.
Mentre all'estero ci si preoccupa anche delle riparazioni delle navi vecchie, nei cantieri italiani si è pensato quasi solo agli alberghi galleggianti, dentro cui lavorano 1700 dipendenti e quasi 2500 lavoratori in subappalto: per realizzare i saloni, per appendere i lampadari ci si affida a fornitori terzi, dove la gente lavora oltre il normale orario lavorativo (le 9 ore , da accordi con Fincantieri).

E di ribasso in ribasso, oltre al rischio di effettuare lavori in fretta efuria e pagarli pure due volte perchè difettosi, sono emerse storie brutte di sfruttamento dei lavoratori.
Va dato atto all'AD di Fincantieri di aver accettato l'intervista con la giornalista: ma a parte la promessa di mantenere i cantieri, non si è voluto addentrare nella questione dei subappalti.
Dove trovi gente che lavora per 8 euro globali, niente ferie o malattia, straordinari a parte, niente contributi: conviene all'azienda che paga meno contributi, e anche al lavoratore (almeno a breve termine) perchè paga meno tasse. Ma si chiama evasione.

Poi ci sono fornitori in mano a parenti di dirigenti o personale Fincantieri: Eurotecnica, Sea Work.
La Sea work è intestata ad un prestanome, ma dietro c'è un ex tronista che si è fatto piccolo imprenditore: Pasquale Commentale, oggi indagato per estorsione e truffa ai danno dello stato.
"Un brutto esempio di come si conduce una impresa" dice il suo avvocato.
Ma sorprende, o forse no, come il mondo, un certo mondo, sia piccolo: Commentale è stato legato nel passato ad una società (Alike marketing) vicina alla società offshore di Banca Arner.

E chi doveva controllare? E i sindacati? E Finmeccanica?
Forse avere una batteria di personale che lavora fino a 13 ore al giorno conviene a rispettare la gare d'appalto al ribasso, ma se questo pone problemi sulla sicurezza, come la mettiamo (il servizio citava il caso della Costa Luminosa).
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Insomma dietro lo splendore ci sono anche lavoratori pagati meno del dovuto, come
nei paesi in via di sviluppo. Si dice che queste sono le condizioni per stare sul
mercato, che peraltro ci stanno soffiando. Il sistema è quello di dare il lavoro fuori
perché durante la fase di allestimento ti serve tanta gente, ma è una fase che dura
poco, la catena è lunga, si va al ribasso e tutti ci devono guadagnare. Detto questo,
stiamo parlando di una grande azienda di stato che per commesse e forniture esterne
paga 2 miliardi di euro l’anno su un fatturato di 2 e mezzo, allora perché non si porta
dentro almeno i contratti a termine e quelli a progetto? E’ evidente che poi ci sono
aziende, ci sono ditte che lavorano secondo i sacri crismi, ma da quel che abbiamo
visto, anche no. Dopo la pubblicità vedremo invece chi controlla che i lavori vengano
fatti a norma, ovvero se c’è da montare il tubo a sinistra non venga montato a destra.

Chi controlla il controllore?
A controllare il lavoro di Fincantieri c'è il Rina, un ente pubblico di diritto privato, che a sua volta effettua delle consulenze pagate a Fincantieri stesso.
Un altro caso di controllato che controlla il controllore, che non è proprio una terza parte indipendente, ma nel corso degli anni ha avuto una "dipendenza consolidata".

Non è normale: almeno per le norme europee (visto che oggi si dice tanto che certe leggi le chiede l'Europa ..).
E ci sarebbe anche un problema di conflitto di interessi: nel Cda di Rina siede anche il D.g. di Fincantieri).
Effettivamente, lo ammettono anche in Fincantieri, le commistioni sono tante: perchè molti dipendenti hanno capito come fare soldi in fretta coi subappalti:
La Venice Service è una ditta di subappalto che a Marghera fa tubature...ha 21
dipendenti... titolari Simona Sarzi Amadè e Stefania Panazzolo, stessi indirizzi di
Angelo Ruggi e Andrea Bovo, a loro volta soci in un’altra società. Sembrerebbero le
mogli. E Andrea Bovo è un dirigente Fincantieri.

Tubicam fa impiantistica navale secondo la nostra fonte sarebbe collegata all’attuale
direttore di Marghera, Attilio Dapelo.

Lo sanno tutti che ci sono questi casi: ma l'AD risponde tirando in ballo il modello Fiat dell'indotto, in mano a dipendenti. Peccato che la Fiat sia un'azienda privata, e che oggi abbia qualche problemino con l'indotto.

Le commesse perse da Fincantieri.
A Sestri servirebbe interventi strutturali per scongiurare la chiusura del cantiere: ma è tutto fermo, nonostate i soldi ci siano,in attesa delle decisioni dell'azienda.
Mentre a Marsiglia si è invece deciso di puntare sulle riparazioni, spendendo 30 ml (contro i 70 ml, soldi pubblici, per Sestri): a Marsiglia si sono spostati anche armatori italiani, come il gruppo San Giorgio di Genova.
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Riassumendo, noi spendiamo a Genova 70milioni per far spazio ad un nuovo
stabilimento che serve a Fincantieri, ma non si sa come andrà a finire, lo Stato
francese ha fatto un altro ragionamento: c’è crisi, si produrrà di meno, si riparerà di
più, e infatti ha investito, sta investendo 30 milioni per fare le riparazioni, si farà
pagare l’affitto da una società formata da coreani, francesi e italiani. Fincantieri,
invece, le riparazioni le fa a Palermo, dove ci sono 4 bacini, 3 inutilizzati, e tutti da sistemare. La regione ne ha messi a gara 2 ...il primo Fincantieri l’ha perso, perché ha ribassato del 2%, è arrivata la Cimolai di Pordenone, che ha ribassato del 27 e se l’è aggiudicato. Allora proviamo a fare due conti: la base d’asta era 10 milioni, se invece di ribassare del 2 avesse ribassato del 30 ci avrebbe perso 3 milioni, che sono esattamente quelli che paga per tenere in cassa integrazione 200 operai. Allora, uno dice però la cassa integrazione la paga lo Stato mica Fincantieri, ma Fincantieri è lo Stato.

Lo ha raccontato Fabrizio Caccia sul corriere di ieri
la ditta Cimolai, ditta fornitrice di Fincantieri, batte Fincantieri e vince la gara della Regione a Palermo per sistemare un bacino del porto. Ma socio di Cimolai è anche il gruppo Mariotti che s'aggiudica l'appalto per riparare la Costa Romantica e la Costa Serena: perché non Fincantieri? L'amministratore delegato di Mariotti, Marco Bisagno, rivela però di essere nel cda di Cetena, che è la società di ricerca di Fincantieri. «Ci sono un sacco di connessioni», ammette Bisagno. E poi dici che c'è la crisi...

E Paolo Zanca su Il fatto quotidiano:
L'azienda di Stato ha perso le gare per i lavori su due navi della Costa Crociere: le hanno vinte i privati, anche qui “connessi” in vario modo a Fincantieri . Poi c'è la flotta della Tirrenia in liquidazione: in attesa di capire se si chiuderà l'affare con gli unici armatori che si sono fatti avanti (in cambio di 500 milioni di contributi statali), le navi stanno marcendo nel porto di Crotone. “Lamiere fraciche”, racconta un operaio, infestate “da cozze e mitili”. Qualcuna se la sono comprata per due soldi e adesso fa la tratta Bari-Durazzo. Qualcun'altra era da riparare, ma l'hanno portata in Turchia. Fincantieri non ha “dimostrato interesse”.
   Eppure l'interesse c'era: non solo quello dei lavoratori del cantiere di Ancona che avrebbero potuto trascorrere mesi tranquilli, ma anche quello economico: milioni di euro in contributi europei, se solo a qualcuno venisse in mente di riconvertire a gas i vecchi traghetti a gasolio.

Il pdf del servizio trasmesso.

01 aprile 2012

Report - Fincantieri e S Raffaele


Italia, paese di poeti, navigatori e santi.....

I poeti, come gli artisti sono una razza in via di estinzione, grazie all'operato di una classe politica che considera la cultura come un costo che non fa mangiare.


“Report :Fuori bordo” di Giovanna Boursier

Siamo in crisi, la domanda di nuove imbarcazioni è in flessione e la ricetta degli amministratori dell'azienda pubblica è scaricare questo costi sui dipendenti. Dunque cantieri da chiudere, operai in mobilità che, grazie alle future riforme della Fornero, significa un anno di sostegno e poi …

Forse si potrebbe sfruttare questa crisi per ristrutturare cantieri e strategie di Fincantieri (m lo stesso discorso si dovrebbe fare per Finmeccanica), fare i conti con chi ha governato l'azienda fino ad oggi (con strane assunzioni di familiari). Ma i nostri politici, e purtroppo anche i nostri professori, sono persone che non amano fare i compiti. Meglio scegliere la strada semplice. E i navigatori? Le navi per il trasporto (non solo per le crociere)? Forse non ce li possiamo più permettere.



Segue Sinossi:
Fincantieri è la grande industria di Stato famosa nel mondo per la costruzione di grandi navi, comprese quelle da crociera. Ha 8 cantieri sparsi tra nord e sud Italia, alcuni sarebbero da ristrutturare, ma bisogna fare i conti con la crisi che fa diminuire le commesse e dunque l'occupazione. Per questo l'azienda e i sindacati, tranne la Fiom, hanno firmato accordi che prevedono di far scattare la mobilità e la cassa integrazione per 3.640 lavoratori su un totale di circa 8.000 dipendenti. Ma poi ci sono anche le migliaia di ditte d'appalto impiegate in tutti i cantieri. Quando lavorano a pieno ritmo impegnano altri 30/40mila lavoratori. Ma forse non sempre rispettando le regole. Per questo ci sono inchieste aperte a Gorizia e Marghera perché alcune ditte avrebbero evaso il fisco e sfruttato i lavoratori. Giovanna Boursier è andata a vedere quello che accade in alcuni di questi cantieri, per esempio a Monfalcone, un cantiere strategico per l'azienda, pieno di ditte che lavorano in appalto e subappalto. A chi appartengono queste ditte? Poi è andata anche a Genova Sestri, dove stanno completando la costruzione di una nave e dove scarseggiano le commesse. Ma a Sestri Ponente c'è da fare i conti anche con lo spostamento degli stabilimenti. Il cosiddetto ribaltamento a mare,di cui si discute da anni, è ancora alle fase della progettazione e verrà finanziato dallo Stato per circa 70 milioni, anche se Fincantieri non ha dato la garanzia di mantenere in piedi i suoi stabilimenti. Report è andata a vedere anche dove sono finiti e come vengono conservati i traghetti della Tirrenia, altra azienda pubblica in crisi e commissariata.
Fincantieri, la giungla degli appalti (in famiglia)
I conti, le paghe tagliate e le ditte esterne L'ad Bono: cacciamo chi sfrutta gli operai - corriere.it (l'articolo di F. Caccia)

L'anticipazione del servizio della Boursier su Reportime


"Com'è andata a finire? LA DIVINA PROVVIDENZA"
Di Alberto Nerazzini



San Raffaele, Santa Rita .. in Lombardia i santi sono spesso legati agli scandali giudiziari della sanità privata convenzionata col pubblico.
Il crac del S Raffaele è avvenuto all'insaputa di chi, nel pirellone doveva controllare su gestione e costi (visto che milioni di soldi pubblici sono finiti nelle tasche del S Raffaele).
E ora non si può buttare il bambino con l'acqua sporca: si deve salvare l'ospedale, la ricerca e dell'ateneo dentro il polo sanitario, l'Università Vita Salute .


A quasi quattro mesi dalla nostra inchiesta «La divina provvidenza» torniamo sulle vicende legate al collasso finanziario del San Raffaele di Milano. Nel frattempo di cose ne sono successe, e tante: è morto il fondatore Don Luigi Verzè, il Vaticano si è sfilato dalla gestione dell'ospedale, ed è arrivato Giuseppe Rotelli, il re della sanità privata italiana che non ha badato a spese per accaparrarsi le attività ospedaliere del San Raffaele. Inoltre, il 19 marzo scorso la Procura di Milano ha concluso la prima parte delle indagini per bancarotta e, lo stesso giorno, i creditori del San Raffaele hanno votato sì alle condizioni del concordato preventivo. Noi però cerchiamo di guardare avanti, parlando dell'Università Vita Salute. Fondato da Don Verzè nel 1996, il piccolo ateneo del San Raffaele è un ente amministrativamente indipendente dalla Fondazione del Monte Tabor. Eppure ha sempre interagito con l'ospedale grazie a una convenzione che difficilmente potrà essere rinnovata da Gruppo San Donato di Rotelli alle stesse condizioni, poiché la gran parte dei costi dell'università ricadevano sulle spalle dell'ospedale. Quindi cosa potrà accadere, visto che gran parte dei medici e dei ricercatori dell'ospedale sono dipendenti dell'università? Una speranza però arriva dalla Svizzera: la Fondazione Marcus Vitruvius, costituita ad hoc per finanziare l'università del San Raffaele. Con quanti soldi? Addirittura con un miliardo di dollari. Domenica raccontiamo la storia della Fondazione Marcus Vitruvius. E nella nostra inchiesta c'è spazio anche per un'altra Fondazione, quella della maga Ester Barbaglia che da anni dice di voler donare tutto il suo patrimonio all'Opera di Don Verzè.

30 settembre 2010

Mentre a Roma si discute ..


Tutto qui: potremmo aggiungere che aveva moglie e figli e che non prendeva nemmeno l'indennità di disoccupazione da mesi.

Come classifichiamo questa morte? Come effetto collaterale della crisi?
Questo succede nel paese: mentre a Roma si discute se dare la fiducia ad un leader che pensa solo ai suoi processi e ai suoi affari, su un ministro di Roma che chiama "porci" gli abitanti della sua capitale, ci sono interi pezzi di paese che devono affrontare problemi concreti di povertà e lavoro.

Ieri il presidente del Consiglio alla Camera:
Abbiamo evitato i licenziamenti di massa e tutelato i lavoratori maggiormente colpiti.

E come? Con la Cassa integrazione in deroga, che viene data dalle regioni secondo loro criteri di opportunità, quando si poteva pensare di ristrutturare le industrie del paese, andando oltre il modello Fiat?

Per dieci ore tre operai edili, dipendenti della impresa Giesse di Paderno Dugnano, si sono alternati in cima a una gru all’interno di un cantiere in via Senigallia a Bruzzano. In lotta per lo stipendio, che non vedono — dicono — da tre mesi. Alcuni addirittura da sei.
Poco più in là un grande pannello pubblicitario rosso con il marchio del Comune di Milano annuncia festoso ("Ecco che cosa abbiamo in cantiere!") l’arrivo di 118 nuovi alloggi popolari. Fine lavori prevista: 29 marzo 2008

Eppure il comune di Milano i soldi per gli sgomberi dei Rom dai tuguri e lasciarli in mezzo ad una strada li trova. Come i soldi per gli eventi mondani (la festa con Dolce e Gabbana, ad esempio).
Ma non si riesce a trovare un accordo per i terreni dell'Expo, che si rischia addirittura di perdere.

Questo succede in Italia: discariche delle mafie nell'hinterland milanese, cittadini preoccupati per i rifiuti sversati senza controllo nella discarica sotto casa (a Terzigno ci sarebbero pure rifiuti radioattivi). Operai che gridano basta ai politici, che salgono sulle gru, che con un gesto estremo, rinunciano alla vita.

E adesso?