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25 giugno 2026

Delitto in cornice: Un caso per Manrico Spinori di Giancarlo De Cataldo

 

Cadavere di sesso femminile. Cosí diceva la prima segnalazione. Doveva essere morta da almeno due, tre giorni. Persino sulla soglia del capannone, dove Manrico e Cianchetti si erano arrestati per non intralciare il lavoro della Scientifica e del medico legale, era impossibile sfuggire allo sconveniente odore della morte.

Al “Contino”, il sostituto procuratore romano Manrico Spinori chiamato così per le origini aristocratiche, tocca un’altra rogna: un omicidio nel mondo dell’arte moderna, quel mondo dove il confine tra la provocazione e la paccottiglia venduta a caro prezzo a ricchi collezionisti è flebile.

Verena Rex, artista famosa per i suoi lavori compiuti sul suo corpo tramite la “scarificazione” è stata trovata morta nel suo capannone fuori Roma:

Una decina di coltellate, – disse. – Tutte superficiali. Taglietti che al massimo potevano richiedere un cerotto. E un solo colpo mortale. Alla carotide. Troncata di netto.

Con questa pratica è il proprio corpo che diventa la tela su cui l’artista lavora a colpi di incisioni che procurano cicatrici che, portate in rilievo, diventano l’opera dell’artista.
Ma questa volta, l’ultima incisione è stata fatale per Verena.
Ma è stato un incidente, quel taglio alla giugulare? Oppure la provocazione di è stata un suicidio?

Ci sono alcune cose che in quel capannone non tornano: intanto non è stato trovato alcun cellulare, la macchina fotografica con cui si stava riprendendo (come aveva sempre fatto coi suoi precedenti lavori) è sparita. Nessuno ha visto niente, nessun testimone.

Nonostante tutto faccia propendere per un suicidio, il “Contino” avverte che c’è qualcosa fuori posto, una nota dissonante – da amante della musica lirica:

Le tre donne fissarono Manrico. Il contino non si espresse. Avvertiva, in quella storia, una nota falsa, una dissonanza vaga che non era ancora riuscito a individuare. E quanto all’orizzonte musicale, silenzio assoluto. Manrico era da sempre convinto che non esistesse al mondo situazione che non trovasse il suo corrispondente in un’opera lirica.

Assieme alla sua squadra al femminile, e col contributo che si rivelerà fondamentale della ispettrice Deborah Cianchetti – una specie di suo alter ego – il sostituto Spinori dovrà condurre una sua indagine in quel mondo strano dell’arte moderna.

L’arte è merda, – esordí l’artista. Aveva una voce suadente, impostata, – e l’arte è gioco. Merda e gioco messi insieme fanno il mercato, – si sporse sul banchetto, – e il mercato offre all’arte la possibilità di restare sé stessa…

Un mondo che fa fatica a comprendere, nonostante l’arte e la bellezza facciano parte del suo mondo “aristocratico”. Ma l’arte moderna sembra diventata solo un prodotto di mercato, un mondo dove girano tanti soldi – troppi rispetto al valore delle opere. Un mondo dove girano collezionisti che vivono in un club riservato. Un mondo dove galleristi con pochi scrupoli si accaparrano l’ultimo artista rivoluzionario.

Non riesce ad arrivare a quella nota stonata, il sostituto Spinori: i sospetti si indirizzano subito su un amico dell’artista morta, artista “moderno” anche lui. Ma a peggiorare le cose per il “contino” arriva lo scoop di una trasmissione televisiva, con un importante share, che segue tutti i casi di cronaca.

Marilena Marinelli aveva deciso di dedicare al «caso Verena Rex» il servizio d’apertura dell’ultima puntata di Giú la maschera, un programma seguito da appena alcuni milioni di telespettatori.

Il servizio della Marinelli, che manda in esclusiva un pezzetto dell’ultimo video di Verena Rex dove si vede che non era da sola nel suo laboratorio, è un’accusa contro l’operato della procura, coi giudici diventati imputati dal tribunale mediatico aizzato da questo pseudo giornalismo.

Quanto è facile lavorare così per giornalisti così, che puntano alla pancia delle persone e puntando il ditino contro i magistrati, colpevoli di lavorare male, tralasciando piste promettenti per chissà quali ragioni.

Il “Contino” però ha dalla sua alcune qualità che gli permetteranno di sopravvivere anche a questa bufera: una sana dose di self control e una concezione della giustizia come strumento per prevenire le vendette, quella “giustizia fai da te” che tanto piacerebbe ai signori del tribunale mediatico, che hanno già la sentenza pronta.

Solo alla fine, e per via indiretta, si arriverà a comprendere qual è l’opera che meglio racconta questo delitto. Un’opera rara, “Cardillac”

E che ci racconta Cardillac? – chiese Gavina. – È la storia di un orafo pazzo che realizza meravigliosi pezzi unici, li vende, e poi ammazza gli acquirenti per rientrarne in possesso.

Non c’è solo l’indagine sul “Delitto in cornice” in questo settimo romanzo della serie: Manrico si troverà ancora una volta ad interrogarsi sul suo modo di intendere le relazioni, sulla sua incapacità nel gettarsi convintamente in una storia. Il prezzo da pagare per quella sua insicurezza che si porta dietro da anni? Ed è per questo allora che è costretto a trovare conforto nella musica lirica e nelle passioni che lo rassicurano?

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07 settembre 2025

Anteprima Presadiretta – La grande ricchezza

 


La scorsa settimana il premier francese Bayrou si è lamentato, in un’intervista con la stampa, del dumping fiscale che l’Italia fa per attirare i ricchi (non solo quelli francesi) a cui poi concede un generoso sconto sulle tasse da pagare.

Si tratta della flat tax introdotta da Renzi – di cuise ne è pure vantato: paghi 100mila euro (il governo Meloni ha poi alzato la cifra a 200mila) e se porti la residenza qui da noi e puoi dimenticarti delle tasse sui profitti fatti all’estero.
Come siamo generosi noi coi super ricchi, vero? L’idea dietro questo sconto generoso sulle tasse (alla faccia della Costituzione che sancisce come tutti debbano contribuire in base al reddito) è che poi qualche briciola di questa ricchezza arrivi anche al sistema paese. Ma la Corte dei conti (che non a caso questo governo vorrebbe ridimensionare) ha già lanciato l’allarme: c’è poca trasparenza dietro il meccanismo della flat tax, non siamo nemmeno in grado di stabilire quali siano i benefici reali per l’economia del paese.

Insomma, siamo diventati un paradiso fiscale per i ricchi e gli altri che si arrangino.

Grazie a questo sistema Milano, questo lo scrive il Financial Times, è diventata la principale meta dei ricchi, di fronte a tasse ridicole possono fare qui una vita bellissima, tra ville sul lago e palazzoni vista Duomo. Come ci racconterà domenica sera Presa diretta col suo reportage dedicato alla “grande ricchezza”, in Italia si è poveri e ricchi per sempre. La ricchezza dei milionari e miliardari “una grande ricchezza che finisce sempre più concentrata in poche mani.”
Nelle mani di una elite potentissima che comanda il mondo, che detta le regole alla politica: siamo passati da una democrazia ad una oligarchia e nessuno ce lo ha detto.

I giornalista di Presa diretta ci spiegheranno come mai sta succedendo tutto questo, come mai i soldi vanno sempre verso l’alto, chi ha bloccato il meccanismo della redistribuzione della ricchezza (che sta dietro al principio sacrosanto della tassazione progressiva) per cui chi produce veramente la ricchezza si deve sentire sempre più povero.
Come i metalmeccanici che questo giugno sono scesi in strada a protestare contro il mancato rinnovo del contratto (sfidando i decreti sicurezza di Salvini e il carcere): secondo uno studio della Fiom, gli utili netti delle aziende del settore sono raddoppiate, mentre i loro salari sono rimasti al palo, parliamo di 1300 / 1400 euro al mese e con questa cifra non ci arrivi a fine mese.

Stiamo assistendo ad un profondo cambiamento delle città: si cacciano via le persone che non sono in grado di pagare gli affitti o sostenere i costi del vivere e in parallelo le politiche abitative favoriscono i costruttori che tirano su grattacieli col paravento delle ristrutturazioni, con minori costi per il privato e meno entrate per il pubblico.

E mentre le città cambiano volto, i prezzi delle case schizzano in alto, i valori catastali rimangono immutati: abbiamo un catasto anacronistico, scollegato dalla realtà dei fatti.
Il servizio dei giornalisti di Presadiretta racconterà di palazzi nel centro storico di Roma (quello una volta abitato dal “popolino”) ancora accatastato come casa popolare: sono le case dove per esempio manca il bagno in casa. Un palazzo a 50 metri dal Colosseo categorizzato come A5, una categoria soppressa nel 1992, l’ultimo anno in cui si è messo mano agli estimi catastali.

Il geometra Colantoni – vice presidente di Geo Roma - ha mostrato alla giornalista una mappa catastale storica con la suddivisione in zone catastali della capitale, cerchi concentrici per aree concentriche. Una mappa disegnata nel 1939 ma valida ancora oggi: la zona dei Parioli e di Tor Pignattara sono nella stessa zona censuaria, con le stesse tariffe di estimo.

Il catasto insomma, che ha un valore fiscale, è completamente scollegato dai valori immobiliari delle case. Così in piazza di Spagna dove un appartamento può costare fino a 15mila euro al metro quadro ci sono 5 immobili accatastati come popolari, ma altri se ne trovano in via della Croce, in via del Babuino, persino nella scintillante via Condotti. Immobili per lo più trasformati in affittacamere, da 200 euro a notte.

Da Roma a Milano: via Montenapoleone è la via dello shopping più cara al mondo, qui i marchi del lusso si contendono ogni metro quadrato: ci sono negozi che vendono oggetti di super lusso (come lo sgasatore per lo champagne, carte da gioco in argento..).

Ci sono alternative a questo sistema che sembra pensato solo per aumentare la distanza tra i ricchi e i ceti inferiori?

Presadiretta racconterà la proposta di alcuni milionari sull’aumentare le tasse come strumento per la riduzione delle disuguaglianze.

Persone come Abigail Disney, la nipote di Walt, una persona fortunata racconta lei stessa, per il cognome che porta: “non ho mai dovuto lavorare o essere brillante, per me la tavola era apparecchiata ben prima di nascere .. ”. Il prozio le ha lasciato in eredità 120 ml di euro: Abigail è una dei membri più attivi dell’associazione Patriotic Millionaires.
“Io pago di tasse meno della mia governante” racconta in una intervista “l’unico modo per uscire da questa situazione è tornare alle tasse, dobbiamo tassare la ricchezza, non solo il reddito. Non c’è modo di raggiungere una maggiore eguaglianza se non si colpisce direttamente la ricchezza”.

Negli Stati Uniti i Patriotic Millionaires sono duecento e da anni chiedono, inascoltati, di pagare più tasse.

Persone come Giorgiana Notarbartolo, discendente della famiglia Marzotto: oggi è una fortunata milionaria che vive a Londra. Il suo patrimonio viene dalla famiglia Marzotto, che ha creato il suo valore nel tessile e nella moda: il nonno ha venduto le quote dell’azienda e investito nei mercati finanziari. Soldi che fanno fare altri soldi.

Gli italiani che sono nei Patriotic Millionaires sono appena 11, esporsi contro il sistema a cui si appartiene fa ancora oggi paura, ma Giorgiana ha deciso di esporsi al pubblico, perché avere uno Stato che serve i propri cittadini non è una questione di destra o di sinistra. Si tratta di contribuire in modo equo al sistema.

Dentro i patrioti ci sono anche protagonisti del mondo finanziario che hanno contribuito ad aumentare le disuguaglianze, come Morris Pearl, ex AD di Black Rock. È stato folgorato osservando una manifestazione di cittadini in strada, in Grecia: si chiese se in quella riunione assieme a grandi banchieri stesse veramente salvando il paese o il lavoro di qualche decina di dirigenti bancari. Matthew ha abbandonato così il più grande fondo di investimento nel mondo diventando oggi presidente dei Patriotic Millionaires.
“I ricchi pagano tasse troppo basse di chi lavora per vivere e si vede detrarre denaro dalla busta paga ogni singola settimana. Pensiamo che i ricchi debbano avere meno influenza in politica: qui negli Stati Uniti i politici raccolgono una grande quantità di denaro dalle donazioni, centinaia di milioni di dollari ogni anno, e questo incoraggia le persone ricche a finanziare la politica perché cisì possono influenzare la politica e diventare ancora più ricche e si crea questa spirale senza fine. Chiunque legga le notizie può sapere che il signor Musk abbia speso centinaia di ml di dollari in politica e poi sia diventato più ricco grazie a questo. ”

Il rapporto tra politica e miliardari è un pericolo per la democrazia: è sempre stato così, ma nell’ultimo anno, con Trump, questo sistema è peggiorato tantissimo.

L’intervista a Julian Assange

Nell’anteprima della puntata sarà presente Jiulian Assange fondatore di Wikileaks, che verrà intervistato per la prima volta in Italia.

I leak pubblicati sul portale Wikileaks hanno consentito a noi occidentali di vedere il vero volto della guerra in Iraq e in Afghanistan: la strage di civili abbattuti da soldati amwricani come effetti collaterali, i report dell’esercito sul campo dove si ammetteva quando difficile fosse controllare il territorio.

Subito dopo la sua scarcerazione a Strasburgo il 1 ottobre 2024 aveva rilasciato un’intervista di fronte alla commissione dei diritti umani del Consiglio D’Europa. Il Consiglio d’Europa è nato nel 1949 dopo gli orrori della seconda guerra mondiale, con l’obiettivo di proteggere i diritti e la dignità umana in tutto il continente.
Questo incontro è servito a commentare la drammatica situazione della libertà di stampa, non solo in Europa: fino a pochi mesi prima era detenuto in un carcere a Londra dove, come ha raccontato la moglie Stella, rischiava di essere ucciso dopo una reclusione durata 14 anni.

Fino al patteggiamento col Dipartimento di Giustizia americano nel giugno 2024: Assange ha ammesso di aver cospirato per ottenere e diffondere documenti riservati, un reato previsto dall’Espionage Act , una legge del 1917 pensata per punire le spie, non certo i giornalisti.

Presadiretta farà sentire l’audio originale, dove Assange ammette “come giornalista ho incoraggiato la mia fonte a fornire informazioni classificate.. credo che il primo emendamento protegga tale attività”

A Strasburgo ha commentato tutta la sua drammatica vicenda: “Oggi non sono libero perché il sistema ha funzionato, sono libero perché dopo anni di prigionia mi sono dichiarato colpevole di giornalismo. Mi sono dichiarato colpevole di aver cercato informazioni da una fonte, colpevole di averle ottenute colpevole di averle rese pubbliche. Non mi sono dichiarato colpevole di nient’altro. Spero che la mia testimonianza di oggi possa servire a mostrare le fragilità, delle tutele esistenti. E ad aiutare chi ha meno visibilità ma è altrettanto vulnerabile. È difficile non vedere un legame diretto tra il procedimento penale che gli Stati Uniti hanno avviato contro di me, un atto che ha segnato il superamento del Rubicone, criminalizzando il giornalismo nel mondo e il clima sempre più ostile che oggi soffoca la libertà di stampa. Quando ho fondato Wikileaks avevo un soogno semplice: aiutare le persone a capire come funzionava davvero il mondo, perché solo conoscendo possiamo cercare di migliorarlo. La conoscenza è potere, il potere di chiedere conto a chi comanda, il potere di pretendere giustizia. Abbiamo ottenuto e pubblicato verità che erano state taciute sulle decine di migliaia di vittime invisibili delle guerre, sugli orrori nascosti, sui programmi segreti degli omicidi mirati, sui rapimenti illegali, sulle torture. ”

La scheda del servizio:

La grande ricchezza” è il tirolo della nuova puntata di PresaDiretta di Riccardo Iacona, con il coordinamento giornalistico di Maria Cristina De Ritis. L’appuntamento è per domenica 7 settembre alle 20.30 su Rai 3 per parlare di sistemi fiscali e disuguaglianze. “Aspettando PresaDiretta” è invece dedicato alla storia di Julian Assange finalmente tornato in libertà.

Un viaggio di PresaDiretta tra grande lusso, miliardari, eredità a tassazione agevolata e stipendi dei lavoratori troppo bassi. Nei giorni dello scontro tra i governi di Roma e Parigi sulla flat tax per gli stranieri che trasferiscono la residenza in Italia, un’inchiesta sulle norme fiscali che rendono i ricchi sempre più ricchi. E intanto ai salariati vengono redistribuite le briciole. Un lavoratore medio in 45 anni di impiego versa allo Stato 400 mila euro di imposte su redditi e contributi sociali. Un ricco che eredita 1 milione dalla propria famiglia, con l’attuale regime di tassazione non paga nulla, zero tasse.

Un viaggio di “PresaDiretta” nella riviera di Ponente tra abitazioni di lusso e ampliamento di porti turistici, come se il Principato di Monaco si stesse estendendo sul territorio della Liguria. E poi a Milano, meta preferita dei super ricchi globali, dopo Emirati e Stati Uniti, ma prima della Svizzera. A oggi infatti si sono già trasferiti in Italia 4500 paperoni e solo nel 2025, potrebbero arrivarne altri 3600. L’attrazione fatale per il nostro Paese è dovuta anche all’imposta forfettaria di 200 mila euro sui redditi conseguiti all’estero, a prescindere dalla grandezza del patrimonio. Dai Caprotti ai Berlusconi, un’inchiesta dentro “la nuova ereditocrazia”, con l’Italia che ha una tassa di successione tra le più basse d’Europa e un catasto che avvantaggia i proprietari dei centri storici e penalizza chi ha comprato casa in periferia. Intanto a livello globale la quota di ricchezza ereditata ha superato quella prodotta.

Dall’altro lato della scala sociale ci stanno gli operai della Comer Industries di Reggiolo, in provincia di Reggio Emilia e i metalmeccanici dell’Emilia-Romagna. Perché, come dimostra lo studio dell’Ocse sui salari di 22 paesi europei tra il 1990 e il 2020, gli stipendi sono cresciuti dappertutto, mentre in Italia sono diminuiti. Ma c’è anche chi queste disuguaglianze vorrebbe combatterle: la campagna internazionale Tax The Rich; le iniziative dei Patriotic Millionaires; la patrimoniale del 2% avanzata dagli economisti dell’Osservatorio europeo sulle tasse.

La grande ricchezza” è un racconto di Riccardo Iacona e Maria Cristina de Ritis con Cecilia Carpio, Marco della Monica, Elena Marzano, Elena Stramentinoli, Cesarina Trillini, Emilia Zazza, Cristiano Bacci, Eugenio Catalani, Matteo Delbò, Paolo Martino, Daniele Sabatini.

Le parole del fondatore di Wikileaks, i bavagli alla libertà di stampa. In “Aspettando PresaDiretta”, nella prima parte della serata, il protagonista è Julian Assange, dai 14 anni di reclusione al riconoscimento formale di detenzione politica da parte del Consiglio d’Europa: 14 anni di privazioni prima di ottenere la libertà. Libero solo perché si è dichiarato, di fronte alla giustizia Usa, “colpevole di giornalismo”. In studio con Riccardo Iacona – per discutere di cronisti uccisi, libertà di stampa, ostacoli e pericoli per gli inviati sui fronti di guerra – il giornalista palestinese Sami al-Ajrami, costretto a lasciare Gaza che oggi vive in Egitto.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

01 maggio 2025

Indagine apparente di Luca Poldelmengo

Il sole dell’ora di pranzo le impose di rinunciare alla giacca prima e alla camicetta poi. Rimase con indosso solo il top bianco e raccolse i lunghi capelli neri in una coda, scoprendo le spalle. Gli uomini che la incrociavano su Circonvallazione Clodia indugiavano con lo sguardo suil seno generoso. La cosa la lasciò più compiaciuta che imbarazzata: a cinquantasei anni certe attenzioni non erano per nulla scontate. Il pubblico ministero Letizia Riva era cosciente di non poter fermare il tempo, ma era altrettanto convinta che con impegno e forza di volontà sarebbe stata capace di rallentare l’inevitabile declino del proprio corpo.

Letizia Riva è un magistrato della Procura di Roma: cinquantasei anni ben portati, un marito, Aldo, che la ama, che la fa ridere, che la fa star bene. Due figli, Simona e Mattia a cui ha cercato di imporre una sua eduzione, perché non si perdano per strada.

Una vita felice, sebbene al lavoro sia chiamata con un nomignolo non proprio piacevole, per il suo carattere poco espansivo e per l’energia che metteva nel lavoro:

Letizia era una macchina da guerra, la battaglia era il suo modo per definire i rapporti umani. In procura le avevano affibbiato parecchi nomignoli: “la stronza” era il più diffuso

La sua vita, questa tranquillità apparente che parrebbe destinata a durare per sempre subisce una brusca virata il giorno in cui Aldo scompare. La sera prima le aveva lasciato un messaggio vocale, un impegno nel suo studio da veterinario lo costringeva a tornare al lavoro.

Aldo era rientrato in studio prima di scomparire. Cosa poteva essergli accaduto nelle poche centinaia di metri che separavano il bar da casa loro? «Ma è successo qualcosa?»

L’indagine personale, e ancora non ufficiale, per Letizia inizia nel bar di Ettore, un luogo ben conosciuto da entrambi: la sera prima Aldo sembrava diverso dal soli – racconta il proprietario – tant’è vero che ha chiesto di uscire dalla porta di dietro, perché c’era un tizio che lo stava tampinando.

Il dovere, l’etica professionale, richiederebbe che Letizia andasse a raccontare questa storia ad un collega, non dovrebbe essere lei a fare questa indagine, come non dovrebbe essere lei a guardarsi, come favore personale, le immagini delle telecamere del bar. A prendere nota dello scooter su cui quel tizio con cui Aldo stava parlando la sera prima se ne era andato via.

Come anche non sarebbe corretto che Letizia chiedesse all’ispettore Greco, in forza alla polizia giudiziaria del suo ufficio, di fare una ricerca sulla targa.

«La targa che mi ha dato risulta intestata a Igor Baku, ventisettenne albanese pluripregiudicato per droga, lesioni personali e usura».

Inizia in questo modo l’indagine “apparente” (si capirà poi perché) della magistrata integerrima Letizia Riva: un’indagine che la metterà di fronte ad una serie di scoperte via via più difficili da accettare.

Come mai il marito Aldo, la persona con cui scherzava, con cui rideva, con cui aveva programmato una prossima vacanza in America, era in contatto con questo pregiudicato?
Cosa le nascondeva il marito, dietro quella sua esistenza tranquilla di veterinario di città?

Le risposte a quelle domande metteranno in discussione la sua intera esistenza, la sua e delle persone che le sono accanto: quanto veramente conosceva il marito? Era stata attenta a certi segnali che le aveva lasciato? Domande che si allargano poi al figlio, Mattia, a cui Letizia aveva imposto una carriera di istruzione abbastanza rigida, senza preoccuparsi di quello che il ragazzo voleva veramente.

Mattia era uno che per natura galleggiava nel mezzo: lei lo avrebbe definito un mediocre. Non era un figlio da esibire, come Simona.

Una figlia da esibire, perché bella, intelligente. Ma cosa si nasconde dietro questa immagine di facciata?

Letizia si ritroverà invischiata dentro una storia di spacciatori e di criminali: il suo unico obiettivo è risolvere il suo problema familiare, portare a casa Aldo e proteggere la famiglia da qualunque accusa di coinvolgimenti in quei crimini che ora si trova a vedere da una nuova prospettiva.

Cosa sei disposto a fare per proteggere i tuoi cari? È sempre stato il secondo grande problema di Letizia (il primo è l’impossibilità di camminare sulle vie di fuga delle piastrelle): proteggere la vita di tutti arrivando perfino a doverle governare. Anche le vite dei figli:

Quello era il compito di un genitore: dare ai propri figli la possibilità di avere uno sguardo il più ampio possibile.

Ma fino a dove può spingersi un genitore e anche una moglie per cercare di proteggere la vita delle persone della sua famiglia?

C’è una lezione che Letizia imparerà da questa storia, che si chiuderà con un bel colpo di scena sulla scomparsa del marito: bisogna lasciare alle persone a cui vuoi bene anche la possibilità di sbagliare.

«Dovreste imparare a concedere alle persone che amate il diritto di sbagliare… e soprattutto di pagarne le conseguenze». Ettore aveva usato un inedito tono severo.

«Non è facile».

Perché, e anche questa sarà un’amara lezione, la vita felice che credeva di aver vissuto fino a quel momento era solo una illusione: non si era accorta dell’infelicità del marito, del figlio perché non le aveva volute vedere.

L’indagine di Letizia sarà anche un’indagine su sé stessa.

Indagine apparente è un noir dove si mescolano diversi temi: la Roma criminale di cui abbiamo letto sulle pagine dei giornali, dove le piazze dello spaccio sono contese dai gruppi criminali, non solo italiani. Perché lo spaccio della droga è una fonte di guadagno sicura che accomuna tutti gli strati sociali, dagli emarginati delle periferie in cerca di un guadagno facile ai figli della borghesia, in ricerca dello sballo e di una emozione a buon mercato (ma a caro prezzo).

Al centro questa protagonista, Letizia Riva, una donna che si credeva forte, che credeva di vivere in una famiglia felice e che all’improvviso si trova inghiottita in un incubo.

La scheda del libro sul sito di Gallucci

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02 marzo 2025

Anteprima inchieste di Report – il re dei vini, il petrolchimico di Priolo, l’ospedale Forlanini, le Marche e la Roma criminale

Questa sera Report si occuperà del “re del vino”, Rccardo Cotarella, l’enologo dei vip che ha aiutato, tra gli altri, Vespa e D’Alema, a fare il vino.

Poi un servizio sull’inquinamento degli idrocarburi in Sicilia, dove italiani con pari diritti pagano a caro prezzo il vivere accanto alla raffineria che rifornisce di benzina il resto del paese. Ma da dove viene il petrolio?

La rendita sicura della condannata

L’inchiesta di Giulia Presutti tocca riguarda un’azienda informatica, la Imperial Eagle fondata da un tecnico informatico coinvolto nell’inchiesta “grande raccordo anulare” Alessandro Telich.
Dopo l’arresto, la proprietà è passata alla madre, Iolanda, dipendente di Ama, ma che risulta anche socio unico di questa società basata a Dubai.
Sestina Fabietti è invece la sorella di Fabrizio Fabietti, socio di Diabolik e arrestato nell’ambito di questa inchiesta: i giudici l’hanno ritenuta organica all’organizzazione, era la “cassiera” dell’organizzazione ma la Cassazione le ha lasciato le proprietà immobiliari dopo il decreto di confisca del Tribunale di Roma del 2007.
Sestina e Fabrizio sono stati indagati anche per usura: i Fabietti avrebbero usato l’amico Petrucci per trasformare il denaro guadagnato in forma illecita in investimenti leciti, per esempio con l’acquisto di locali e immobili.
Il Tribunale aveva sequestrato i beni ritenendo che non fosse stato dimostrato che quel locale fosse stato acquisito con denaro di provenienza lecita – spiega alla giornalista Francesco Gianfrotta presidente della sezione GIP-GUP del Tribunale di torino – perché c’era una sproporzione tra i redditi ufficiali e il valore dell’immobile, la Corte di Appello ha invece ritenuto che il denaro fosse di provenienza lecita.
Se poi la persona negli anni continua a delinquere per altri reati è possibile aprire un altro procedimento o penale o di prevenzione con eventuali confische di altri beni ma non di quel bene.

LAB REPORT: IL BENE IMMOBILE di Giulia Presutti

Collaborazione Cristiana Mastronicola

Nel 2019, l'indagine Grande Raccordo Criminale della procura di Roma ha smantellato un'organizzazione criminale dedita al traffico di cocaina e hashish. A capo del gruppo c'erano Fabrizio Piscitelli, meglio noto come Diabolik, e il suo socio Fabrizio Fabietti. Poco dopo la morte di Piscitelli, freddato in pieno giorno da un killer, Fabietti è stato arrestato insieme ad altri 56 indagati. Fra questi c'era anche sua sorella Sestina Fabietti, che aveva un ruolo chiave all'interno dell'organizzazione: riceveva e occultava il denaro proveniente dalla vendita della cocaina in diverse piazze di spaccio romane. Sestina Fabietti è stata condannata in Cassazione e a Roma le resta una proprietà immobiliare che le garantisce una rendita sicura.

Il turismo nelle Marche

Il 19 gennaio scorso Report si era occupata di Atim, l’agenzia del turismo voluta dal presidente della regione Marche, Acquaroli.

Un ente che non ha lasciato dietro un buon ricordo, anche per come sono stati gestiti i fondi regionali, come emerge anche dalla relazione della Corte dei Conti.

Nonostante questo, nel 2025 la regione ha stanziati altri 7 ml per Atim, per gestire attività di promozione: parte di questi fondi sono stati spesi per un nuovo spot celebrativo con protagonista l’atleta Gianmarco Tamberi, già protagonista dello spot girato nel 2024 e pagato 600 mila euro (per usare in esclusiva la sua immagine di atleta) e mai andato in onda in tv.

A fine gennaio finalmente sono iniziate le riprese: il presidente della regione ha definito questo spot “un viaggio emozionale nell’identità marchigiana”, notizia poi uscita su tanti giornali. Spunta anche una foto: lo post di Tamberi è stato girato a Monte Giorgio, in un resort situato in uno dei più bei posti panoramici della regione.

Ma questa è anche una struttura che ospita al suo interno un ristorante la cui attività di somministrazione di alimenti e bevande è stata sospesa su richiesta dei NAS” - racconta il consigliere regionale Fabrizio Cessetti “l’autorità sanitaria locale dovrebbe essere anche questa sotto il controllo del presidente della giunta regionale.”

Lo scorso 19 agosto nell’ambito dell’operazione estate sicura i carabinieri del NAS di Ancona bussano alla porta di questo elegante wine resort, 23 camere, una suite con affaccio sulla piscina e sul giardino, cantina, sala degustazione. All’interno i carabinieri riscontrano gravi non conformità igienico sanitarie, sporcizia diffusa, incrostazioni di grasso, scarti alimentari sulle attrezzature, alimenti poggiati a diretto contatto sul pavimento.

LAB REPORT: THAT’S ATIM di Lucina Paternesi

Collaborazione Cristiana Mastronicola

A dicembre 2021 nasce Atim, l’Agenzia per il turismo e l’internazionalizzazione delle imprese della Regione Marche voluta dal governatore Francesco Acquaroli che ha tenuto per sé la delega dell’assessorato al Turismo. Tra affidamenti diretti senza bandi di gara e spot con super testimonial d’eccezione, la Corte dei conti ha bollato Atim come un doppione inutile e costoso dello stesso assessorato al turismo. Ma come vengono spesi i soldi dei marchigiani per promuovere la regione in Italia e all’estero? Solo tra il 2022 e il 2024 Atim ha speso 12 milioni di euro per finanziare la realizzazione di eventi, mostre e spot promozionali; e il 2025 è iniziato con un nuovo stanziamento da 7 milioni di euro. A gennaio, infatti, sono iniziate le riprese del video con il campione olimpico Gianmarco Tamberi, ma dove è stato girato?

Il disastro ambientale a Siracusa

A Siracusa può capitare che dal cielo non piova acqua, sporca o meno, ma petrolio.


Non è un miracolo, l’oro nero che cade sulle persone portando ricchezza e benessere. È solo la maledizione di vivere vicino ad una raffineria.

Una pioggia nera che macchia i vestiti, le macchine, tutte le cose su cui cade.
È la pioggia oleosa che arriva dalle ciminiere alle spalle della città: l’ultima volta, nello scorso agosto, è caduta di notte così nessuno ha corso il rischio di aspirarla, “ancora oggi non sappiamo se faccia bene respirarla” racconta al giornalista di Report un testimone dell’evento.

Anche a toccarla, lei sa cosa sta toccando, se è veleno? Danno posti di lavoro, si può vivere ma non puoi dare il lavoro e poi ti tolgono la vita.. ”

L’episodio è stato causato da un problema alle ciminiere della raffineria ISAB, dove si trattano i reflui industriali del petrolchimico di Priolo, uno dei più grandi d’Europa. Report è andata a visitare le vasche di depurazione da cui si sospetta che siano evaporate sostanze inquinante.

Servivano le maschere per questa visita, dalle vasche salgono sostanze dannose per la salute se inspirate: sul pelo dell’acqua nelle vasche sono presenti delle macchie dovute a composti poco solubili e molto volatili – spiega il tecnico al giornalista di Report – tanto da sembrare olio.
Sono queste vasche quelle che salgono le sostante che inquinano l’aria, si sente un odore fortissimo nonostante la maschera, bruciano gli occhi.
I reflui industriali del grande impianto petrolchimico, capace di produrre da solo un terzo della benzina usata in Italia, finiscono in queste vasche e in parte evaporano in un tratto della costa tra Augusta Medilli, Priolo e Siracusa. Una delle zone con la più alta incidenza di tumori d’Italia.
Nel depuratore si depositano dei fanghi che sono un concentrato di veleni, con alta concentrazione di idrocarburi. In questo depuratore sono stati ritrovati anche dei fanghi non ancora smaltiti, 4 mila tonnellate, che non si sa come smaltire.

Da una parte la salute e la sicurezza ambientale e dall’altra l’impossibilità di chiudere un impianto che è il più grande petrolchimico italiano, mettendo la rischio la sicurezza energetica del paese. Quindi è intervenuto il governo Meloni con un decreto firmato dal ministro Urso e Pichetto Fratin: la soluzione non è particolarmente innovativa, si tratta di un copia e incolla del caso Ilva. Prima si dichiara Isab, il petrolchimico, una zona di interesse strategico, poi a settembre del 2023 si concedono delle deroghe alle emissioni. Antonio Mariolo, amministratore giudiziario dell’acquedotto siracusano di Ias, aveva ricevuto una copia del decreto sul suo telefono qualche mese prima, a marzo.

Io l’ho chiamato decreto whatsapp nel senso che la circolazione è avvenuta attraverso whatsapp..”
Ci sono state differenze tra il decreto ricevuto sul telefono e quello poi pubblicato?
“La seconda versione era molto più permissiva” ha risposto Mariolo: è aumentato il tetto degli inquinanti autorizzati ad essere emessi dall’impianto, aumentano i limiti dei fenoli, degli idrocarburi totali, dei solventi organici aromatici.
Cosa è accaduto? Lo spiega un esponente di Confindustria Sicilia: dopo l’uscita del primo decreto le aziende locali contattano gli esponenti dei ministeri.

Ogni azienda ha fatto le sue pressioni” spiega il dirigente di una di queste imprese a Report “e si è fermato tutto..”
Di fatto il decreto è stato ritirato su richiesta delle imprese: “se fai questo decreto noi chiudiamo perché sono dei limiti non raggiungibili nell’immediato”:

Di fatto, tutte le aziende nel siracusano non sono in grado di rispettare delle norme di sicurezza sanitaria e ambientale. Prima il profitto, col ricatto dei posti di lavoro, come a Taranto. Della salute se ne potrà parlare poi.

La scheda del servizio: IL MARE E’ COME L’OLIO di Manuele Bonaccorsi

Collaborazione Madi Ferrucci

Un disastro ambientale e industriale rischia di affossare il più grande petrolchimico italiano, quello della provincia di Siracusa, che produce un terzo della benzina italiana. Report racconterà gli sviluppi dell’inchiesta sul depuratore IAS; sequestrato nel 2022 dalla magistratura, su cui si è aperto uno scontro politico tra i giudici siciliani e il Governo, finito davanti alla Corte Costituzionale. Anche un altro depuratore, gestito dal petrolchimico Isab, è finito sotto la lente dei magistrati, secondo i quali l’impianto avrebbe truccato le analisi sugli sversamenti in mare, producendo un grave inquinamento marino e atmosferico. Report indagherà anche sulla vera proprietà dell’impianto, ceduto dai russi di Lukoil a un fondo cipriota in seguito alle sanzioni contro il petrolio di Mosca. E svelerà, in collaborazione con Greenpeace, i traffici di petrolio russo nelle acque internazionali davanti al petrolchimico. La flotta fantasma di Mosca, infatti, ha scelto questa zona di Mediterraneo come hub per i trasferimenti di petrolio tra navi sanzionate e navi formalmente “pulite”, sembra, con l’obiettivo di violare le sanzioni. Una pratica che rischia di creare disastri ambientali, e che avverrebbe nel totale disinteresse delle autorità italiane.

Il re del vino

Riccardo Cotarella è definito il re dei vini, perché è uno degli enologo più influenti al mondo, l’unico a cui finora è stato dedicato un biopic, un film documentario sulla sua vita. Ha seguito e migliorato i prodotti di centinaia di aziende e creato vini per personaggi famosi in tutto il mondo, tanto da guadagnarsi l’appellativo di enologo dei vip.

Lo scorso novembre era presente al Merano Wine Festival dove ha ricevuto un premio: dopo l’evento Report ha seguito la master class tenuta dallo stesso Cotarella assieme al fratello Renzo, anche lui enologo.

L’evento aveva un taglio sociale: il vino che i presenti assaggiavano erano prodotto da una cantina palestinese, per la precisione vini della Palestina prodotti in una cantina in Israele, “quando i ragazzi devono andare dalla cantina alla vigna devono passare attraverso un muro, coi mitra puntati..” raccontava lo stesso enologo, spiegando l’importanza di supportare quei produttori a cui tutti hanno rivolto un augurio.

I fratelli Cotarella hanno dimostrato una grande sensibilità per i temi sociali anche attraverso l’impegno della loro azienda di famiglia. Ma qualcuno, durante l’evento, si accorge della presenza delle telecamere di Report, i giornalisti sono stati chiamati con discrezione dal responsabile della manifestazione che ha invitato loro di andarsene, perché i due enologi “si sentivano condizionati, si sentono quasi come ‘stai attento a quello che dici’ .. se ho questa richiesta da parte loro non posso ignorarla”.

Dal 2023 la Fondazione Cotarella legata all’azienda del grande enologo Riccardo Cotarella raccoglie circa 240mila euro di donazioni destinate a una dimora nota come “Verdeluce”.

Ma a pochi mesi dall’inaugurazione in pompa magna l’edificio risulta ancora deserto: la struttura doveva accogliere giovani con disturbi nel comportamento alimentare.

E’ un tema troppo delicato” racconta a Report un addetto all’accoglienza della famiglia Cotarella “quindi ci sono delle limitazioni a volte che ci impediscono di fare quello che vogliamo.. ”
L’immobile è stato ristrutturato e ri-accatastato prima dell’inaugurazione, con un importante aumento di valore, passando da rudere a casale.


Tanto è vero che sul catalogo, la dimora Verdeluce nata per ospitare ragazzi con difficoltà alimentari, diventa agriturismo Verdeluce, le degustazioni le hanno chiamate “bollicine verdeluce”, assieme al programma ci sono anche i prezzi.
Un assaggio di vini costa 130 euro a persona, 200 euro per l’esperienza di coppia, “si può fare un servizio sartoriale” spiega l’addetto all’accoglienza della struttura, si può dormire nella struttura quanto tempo si vuole, basta pagare.
Report ha sottoposto i documenti della fondazione Verdeluce all’associazione Codacons: “è importante che le campagne di beneficenza non integrino una pratica commerciale scorretta, però certo se questi soldi (quelli della fondazione Cotarella) sono stati raccolti al fine di creare questo centro di assistenza è importante che questo centro di assistenza venga realizzato, esattamente come era stato promesso. Quindi ad oggi sembra che non sia stato ancora realizzato, quindi abbiamo presentato un esposto all’autorità garante della concorrenza e del mercato, che dovrà valutare se questi fondi sono stati destinati realmente a questo fine.”


Sul Fatto Quotidiano Marco Franchi ha pubblicato una anticipazione del servizio:

La filantropia dei Cotarella, enologi dei vip: il casale per ragazzi con disturbi è un affare

Di Marco Franchi

La “Dimora Verdeluce” doveva essere una struttura dedicata ai ragazzi tra i 12 e i 25 anni affetti da disturbi del comportamento alimentare. O almeno a questo era destinata la raccolta fondi avviata ormai nel 2023. E invece a 7 mesi dall’inaugurazione in pompa magna, il casolare ristrutturato nella campagna di Orvieto, in Umbria, fin qui è dedicato soltanto a struttura ricettiva, agriturismo e costosissime degustazioni. Parliamo del progetto benefico dalla famiglia di Riccardo Cotarella, 76 anni, il più famoso winemaker d’Italia e uno dei più noti al mondo, consulente di personalità come Massimo D’Alema, Bruno Vespa, Sting e, non ufficialmente, perfino del presidente russo Vladimir Putin. La vicenda sarà raccontata questa sera da Report, in onda su Rai3 durante un servizio a firma di Emanuele Bellano. Il caso, per alcuni versi, ricorda quello dell’influencer Chiara Ferragni, tanto che anche stavolta è stato presentato un esposto dal Codacons.

La scheda del servizio: IL RE DEL VINO di Emanuele Bellano

Collaborazione Chiara D’Ambros, Madi Ferrucci, Raffaella Notariale

Riccardo Cotarella è il più famoso winemaker d'Italia e uno dei più noti al mondo. Tra i suoi clienti annovera cantine prestigiose e personaggi famosi che hanno deciso di dedicarsi alla produzione di vino come Massimo D'Alema, Bruno Vespa, la rockstar Sting, l'imprenditore dell'abbigliamento Brunello Cucinelli. Insieme a un vero e proprio impero del vino Cotarella ha creato la Fondazione Cotarella, un ente che ha lo scopo di raccogliere denaro per cause benefiche, attraverso la vendita del suo vino Tellus e cene di beneficenza. Uno scopo nobile per cui ogni anno raccoglie centinaia di migliaia di euro. Ma il giro di denaro e i progetti che dovrebbero essere finanziati sarebbero tutt'altro che trasparenti. Cotarella attraverso una catena di società off-shore avrebbe investito in un latifondo in Argentina partecipando al disboscamento della foresta nativa. Un'attività che poco si concilierebbe con lo spirito filantropico con cui promuove le sue aziende.

L’intesa col Vaticano sull’ospedale Forlanini

L’ospedale Forlani di Roma è un’opera d’arte, oltre che una struttura sanitaria, purtroppo abbandonata da anni. Realizzato nel 1934 per curare i malati di turbercolosi , è un monumento nazionale, l’ingresso è arricchito da bassorilievi in marmo, la sua struttura è talmente bella da essere usata per set cinematografici, proprio in queste settimane stanno realizzando al suo interno una serie televisiva.
Il dottor Martelli, ex primario in questo ospedale, ha guidato le telecamere di Report in una piccola visita al suo interno, mostrando le camere operatorie, l’aula magna al primo piano: qui il dottore ha curato mille pazienti l’anno, effettuando più di ottocentomila operazioni.
E ora è tutto abbandonato, comprese le schede dei pazienti.
Per anni è stato usato come rifugio per i senzatetto, fino all’accordo col Vaticano, che a seguito di un’intesa con lo Stato italiano qui aprirà una sede dell’ospedale pediatrico.

La scheda del servizio: PATTI CHIARI di Claudia Di Pasquale

Collaborazione Marzia Amico, Giulia Sabella

L'ex ospedale Carlo Forlanini di Roma è un vero e proprio gioiello architettonico. Costruito negli anni Trenta per curare i malati di tubercolosi, è stato definitivamente dismesso nel 2015, e da allora è in stato di abbandono. In questi anni si sono susseguiti numerosi studi e progetti per recuperarlo, ma sono tutti naufragati. Fino a quando un anno fa è stata siglata una dichiarazione d'intenti tra il governo italiano e la Santa Sede per venderlo al Vaticano e trasformarlo nella nuova sede dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù. Ma quali sono i termini di questa intesa?

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

21 gennaio 2024

Anteprima Report – il traffico di droga a Roma, il caso Gasparri e le auto elettriche

Nonostante gli attacchi, le intimidazioni, le inchieste di Report non si fermano: questa sera un nuovo approfondimento del caso Gasparri, presidente di una società di cybersecurity e poi a seguire degli affari di mafia, ndrangheta e camorra nella capitale. Infine un servizio sull’auto del futuro.

Questo fa l’informazione, in particolare l’informazione pubblica: fare le pulci a chi detiene il potere e non fare da megafono alle grandi opere regime. Che piaccia o meno, questa è la democrazia. Altrimenti chiamiamola in altro modo.

Chi comanda a Roma?

Dopo Milano, dove la settimana scorsa il servizio di Mottola aveva raccontato del consorzio criminale tra ndrangheta, camorra e cosa nostra, ora tocca a Roma dove, però, lo scenario è diverso.

Ce ne sono tanti, di persone anziane, spesso pluripregiudicati, chiamati “retta” che in cambio di poche centinaia di euro offrono le loro case per nascondere la droga. Nell’abitazione di uno di questi – come mostra l’anteprima del servizio - i falchi della squadra mobile di Roma hanno trovato duecento grammi di cocaina, divisa in 520 dosi pronte per essere vendute. Lo spacciatore fa un fischio, il vecchio si sporge dalla finestra e la merce finisce nella piazza.

LE vedette che presidiano il quartiere del Quarticciolo si danno la voce, hanno visto il prete don Antonio Coluccia, militante e sotto scorta che, col suo megafono, presidia le più grandi piazze di spaccio di Roma: “gli spacciatori prendono e staccano la luce” racconta a Report di fronte ad una armadio elettrico manomesso “vedi, le luci non ci sono? Questo lampione è spento..” Lo spaccio ha bisogno del buio, perfino gli alberi nel quartiere sono stati potati per evitare di essere usati come nascondiglio.

“Questi si prendono la libertà, ve la rubano la libertà” grida dal suo megafono: anche a Tor Bella Monaca, altra piazza di spaccio, lo conoscono in tanti a questo prete coraggioso e i suoi messaggi contro la camorra che si sta impossessando del territorio, delimitando la libertà delle persone.

In piazza si incontrano anche strani personaggi, uomini che lo accusano di fare i soldi con le sue accuse “mediatiche”: personaggi magari legati allo spaccio che vedono in questo prete un problema per i loro affari. Insieme a San Basilio, Tor Bella Monaca è un supermarket della droga aperto 24 ore al giorno, dove si vende di tutto hashish, eroina, droghe sintetiche e la migliore bamba di Roma.

Quartieri rovinati dallo spaccio, che sta assoggettando le persone, rendendole schiave di organizzazioni criminali che “rubano il futuro ai bambini”.
La Camorra si sta comprando i locali nel centro di Roma e quando la giustizia li sequestra ai presunti prestanome, ma poi un pezzo alla volta vengono restituiti e alcuni tornano sotto il controllo dei vecchi proprietari. Daniele Autieri ha intervistato uno di questi, che ha subito 11 sequestri nell’ambito di indagini sul clan Contini: “evasione quale clan Contini.. io non li conoscevo neanche” ha risposto al giornalista. Per anni questo imprenditore è stato considerato un prestanome del clan Moccia, un uomo così abile da costruirsi un impero nel centro che gli è stato prima confiscato, quindi restituito.
“Per il fatto di questi signori Moccia che mi portavano la mozzarella, io non li conoscevo nemmeno..” ribatte alle domande di Report sui clan Moccia e Contini.
Questi clan che a Roma hanno investito nel riciclaggio, sui locali sono legati al gruppo Senese: il comandante del GICO di Roma, Marco Sorrentino, ha spiegato come questo personaggio, Michele Senese, venga indicata come il più vicino ad Angelo Moccia, “stiamo parlando del gotha del gruppo.”

Il servizio di Report racconterà anche degli effetti del consumo delle droghe, intervistando il presidente della fondazione Villa Maraini, Massimo Barra: da oltre 40 anni si occupa del recupero dei tossicodipendenti Roma, ogni giorno 700 persone bussano alla sua porta.

Al giornalista racconta di come, ogni giorno, dalle 200 alle 450 persone a Tor Bella Monaca chiedano aiuto alla fondazione per problemi di tossicodipendenza, “[la droga] è il più grande business mondiale insieme a quello delle armi. Ho preso una mappa di Roma e ho messo un puntino nero sulle case dei nostri clienti, ed erano in tutta Roma. Parioli, quartieri bene e quartieri male, la droga è democratica ..”
Le mafie sanno che la droga è democratica e che Roma è il più grande mercato di Italia, fiumi di cocaina invadono le strade della città e abbattono confini, origini e classi sociali. Anche chi vive nelle zone bene della città sale in macchina e raggiunge la periferia per acquistare la sua dose di cocaina. Quartieri sorvegliati da vedette che poi sono bambini di 10-12 anni.

Piazza Vittorio è la pancia multietnica di Roma – continua il servizio di Report - un giardino monumentale circondato dal mondo: call center indiani, minimarket del Bangladesh, ristoranti etiopi e locali cinesi, tanti locali che vendono di tutto, dal cibo alla chincaglieria, dai telefoni rigenerati ai tessuti. Cosa c’è dietro alcuni di questi locali?

“Arrivavano persone con degli zaini ” racconta ancora il comandante del Gico di Roma “con dentro buste plastificate, avevamo la percezione che erano buste pesanti, entravano all’interno di questi esercizi commerciali, rimanevano all’incirca una quindicina di minuti e dopo uscivano con questi zainetti, o queste buste accartocciate, quindi evidentemente era stato consegnato qualcosa.”
Molti dei cinesi che hanno aperto attorno alla piazza sono invisibili e sfruttando la loro invisibilità hanno messo in piedi la più grande lavatrice di denaro sporco di Roma e forse dell’Italia intera.
“Noi abbiamo certificato che quasi tutte le organizzazioni criminali si recano presso questi centri di raccolta occulta per consegnare denaro” continua l’ufficiale del Gico.


A quanti milioni di euro ammonta il giro di riciclaggio? “Nel periodo post covid la modalità di riciclaggio viene modificata per forze di cose, ma noi abbiamo ricostruito alla lettera movimentazioni per all’incirca 53ml di euro.”

Il 4 ottobre scorso gli investigatori del Gico della Finanza arrestano 33 persone considerati ai vertici di una rete di riciclaggio internazionale che ha come base operativa proprio i negozi di tessuti attorno a piazza Vittorio. I soldi riciclati sono quelli delle mafie italiane

La scheda del servizio: VIZI CAPITALI di Daniele Autieri

Collaborazione Federico Marconi

Chi comanda nella Capitale d’Italia, dove quartieri interi sono trasformati in piazze di spaccio militarizzate e dove i boss ordinano omicidi come bottiglie di champagne dai menu dei ristoranti di Parioli e Ponte Milvio?

La risposta arriva dai testimoni eccellenti: fiancheggiatori, avvocati, prestanome, criminali redenti e non che raccontano come sono cambiati in questi anni gli equilibri criminali nella capitale d’Italia.

Dati inediti confermano che nel secondo anno del Covid-19 gli acquisti di attività commerciali nel centro di Roma sono aumentati, mentre uno studio sulle compagini azionarie dei principali ristoranti del centro storico dimostra che gruppi di imprenditori albanesi controllano ormai alcuni dei locali più noti tra piazza Navona e Campo de’ Fiori.

Alle spalle la ‘ndrangheta e in particolare la cosca Alvaro che dal 2008 in poi ha accresciuto la sua presenza nella capitale arrivando a prendere contatti con esponenti politici di primo piano per favorire l’ingresso di candidati “amici” all’interno del Parlamento.

Nella città dei prestanome, dove il clan camorristico legato a Michele Senese mantiene un ruolo di primo piano, anche l’attività di contrasto vacilla. Il Tribunale delle misure di prevenzione sequestra i locali legati alle mafie, ma troppe volte le stesse attività tornano nelle mani di altre mafie, al punto che un amministratore giudiziario arriva a dire che l’80% dei ristoranti nel centro di Roma sono ormai controllati dalla criminalità organizzata.

Da quelle casse, e dalle piazze di spaccio, escono centinaia di milioni di euro che devono essere ripuliti. Sarebbe questo il compito della comunità cinese e di una manciata di piccole botteghe tessili intorno a piazza Vittorio. Secondo quanto sarebbe emerso da indagini della Guardia di Finanza, i commercianti prendono i soldi, li ripuliscono e quando serve ne assicurano il viaggio fino all’altro capo del mondo, dove quei soldi finiscono ai narcos colombiani per saldare l’ultimo carico di cocaina. Un sistema capace di drenare centinaia di milioni di euro e trasformarli in una preziosa riserva per le banche cinesi.

L’insindacabile e intoccabile senatore

Questa sera Report torna ad occuparsi degli incarichi privati del senatore Gasparri: a quanto pare il ruolo di senatore della repubblica è compatibile con quello di presidente di una società che si occupa di sicurezza, la Cyberealm che a sua volta detiene il 24% di azioni di una società di sicurezza che ha preso appalti col pubblico.
Nel 2021 quando la giunta per elezioni avrebbe dovuto decidere sulla sua incompatibilità il Gasparri senatore non diede comunicazione del suo ruolo di presidente al presidente della giunta del Senato che era sempre lui.

Così, al congresso internazionale sulla cyber security (Cyber Sec 2023) il senatore Gasparri poteva annunciare investimenti pubblici su questo settore strategico facendo felice anche l’azienda in cui ha interessi privati.

Sul Fatto Quotidiano si da una anticipazione del servizio, con una lettera del senatore al presidente del Senato La Russa

Letterina di Gasparri a La Russa: “Così continuo a fare il lobbista”

CONFLITTO D’ INTERESSI - “Report” mostra la missiva sulla società nascosta al Senato: “Ho ritenuto di non dover comunicare”

DI ALESSANDRO MANTOVANI

21 GENNAIO 2024

Scriveva Maurizio Gasparri: “Ho ritenuto, in considerazione del fatto che la carica ricoperta non implicava e non implica lo svolgimento di funzioni di tipo gestionale della predetta società, che la circostanza non ricadesse nell’ambito di applicazione della citata legge 441/1982”. E ancora, proseguiva Gasparri nella letterina del 24 novembre 2023 al presidente del Senato, l’ex camerata Ignazio La Russa: “Avendo soggettivamente interpretato il dettato normativo come riferibile alla funzione di amministratore in senso stretto (…) e non come riferibile alla qualifica di amministratore, quale componente del consiglio di amministrazione, non ho provveduto a rendere la dichiarazione”. Dopotutto, aggiunge Gasparri, quella carica “è agevolmente rilevabile dal registro delle imprese (…) al quale qualsiasi cittadino può accedere”.

Chissà allora perché la legge richiede ai senatori di comunicare gli incarichi. Ma tanto è bastato alla Giunta per le elezioni del Senato per chiudere la questione del capogruppo di Forza Italia, che prima di questa storia era vicepresidente di Palazzo Madama.

La scheda del servizio: L’INTOCCABILE di Carlo Tecce e Lorenzo Vendemiale

Report tornerà sul caso del senatore Maurizio Gasparri e del suo ruolo in Cyberealm, società che opera nel settore della cyber security. Dopo l’inchiesta di Report, il suo incarico tenuto nascosto al Senato per oltre due anni è finito sul tavolo della giunta delle Elezioni. L’organismo di Palazzo Madama ha stabilito che il ruolo di presidente di Cyberealm è compatibile con quello di senatore della Repubblica. Ma sulla base di quali atti è stata presa questa decisione? Report svelerà in che modo è stato salvato Gasparri.

L’auto del futuro

Come è arrivata in Australia una spider blu a propulsione solare? Lo racconta il servizio di Michele Buono che questa volta è andato in Australia dove si trovano strade lunghe 3000 km, dove non trovi nessuno, come la Stuart Highway, che taglia la nazione da nord a sud, passando attraverso il tropico del Capricorno. Qui viaggia una spider blu, non la guida James Bond, è arrivata qui grazie al lavoro di un gruppo di visionari arrivati qui da Siracusa. Costruiscono prototipi di automobili a propulsione solare e così, a forza di inseguire il sole, si sono ritrovati dall’altra parte del mondo, senza mai lamentarsi del sud, della Sicilia, dell’Italia. Ognuno parlava di responsabilità proprie e tutti erano uniti da un solo obiettivo, farcela con la forza delle proprie competenze, a costo anche di forzare le leggi della fisica.

Erano partiti da Siracusa, in una struttura che il comune aveva ceduto in comodato d’uso a questo gruppo di insegnanti, studenti, ingegneri, che volevano realizzare un’auto alimentata dalla sola energia solare.

La scheda del servizio: GUIDA IL SOLE di Michele Buono

Collaborazione Alessandro Spinnato

A Siracusa ci hanno sempre saputo fare con il sole. Con gli specchi poi non ne parliamo. Ma i ragazzi di Futuro Solare non vogliono bruciare navi. Studenti di ingegneria a Palermo e a Catania e degli istituti tecnici di Siracusa, progettano e producono prototipi di automobili elettriche che si alimentano con la propria carrozzeria fatta di pannelli fotovoltaici. Ne hanno già prodotti due. Con Archimede 2 – l’ultima vettura da competizione - hanno partecipato a ottobre 2023 al Bridgestone World Solar Challenge in Australia, una competizione mondiale di auto solari. La gara: più di 3000 km del continente da attraversare, deserto compreso, da Darwin ad Adelaide con la forza del sole.

Si tratta di un test di mobilità del futuro. I ragazzi di Siracusa il futuro lo vedono vicino, stanno già progettando una mini citycar a propulsione solare.

Noi li stiamo seguendo in tutte le fasi e stiamo facendo un altro test: una simulazione di creazione di una rete per costruire una manifattura di auto solari nella Sicilia orientale.

Partendo dalla conoscenza, la materia prima fondamentale, è possibile creare una catena di valore e invertire, nel caso della Sicilia, un destino che, chissà perché, vogliamo vedere immutabile?

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

12 novembre 2023

Anteprima inchieste di Report – la dinastia La Russa e i progetti del PNRR sulle periferie

I miliardi del PNRR dovrebbero essere usati anche per riqualificare le periferie, da nord a sud. È davvero così?

Poi un nuovo capitolo del servizio sul senatore La Russa.

L’anteprima è dedicata alle sigarette elettroniche

La scheda del servizio: IL MONDO DEI PUFF

di Antonella Cignarale

Colorate come pennarelli, invisibili in un palmo di mano, sono le sigarette elettroniche usa e getta. Ci sono con o senza nicotina, ma nel 2022 in Italia su 30 milioni di pezzi più di 29 milioni contenevano nicotina. Variegate e dall’aspetto accattivante le sigarette elettroniche usa e getta, anche dette PUFF, si trovano al gusto di tabacco ma anche di frutta, bevande gassate, gelato e anche al gusto di zucchero filato o popcorn. Usate da chi vuole ridurre il danno delle sigarette di tabacco però si trovano anche in mano ai minori. Si mimetizzano tra i loro evidenziatori di scuola, non puzzano di fumo e il più delle volte sono invisibili a genitori e docenti. Ma quanto sappiamo di questo mondo?

La dinastia La Russa – secondo capitolo

Nel servizio di ottobre Giorgio Mottola aveva raccontato delle origini della famiglia dell’attuale presidente del senato, Ignazio La Russa: l’arrivo a Milano del padre, senatore del MSI, l’incontro con un raider della finanza, Michelangelo Virgillito, anche lui originario di Paternò, che negli anni sessanta gli affida delle importanti società della finanza italiana.

L’origine “misteriosa” delle fortune di Virgillito (che era stato soprannominato il corsaro, uno dei primi finanzieri d’assalto), l’incontro con Ligresti
La rete clientelare costruita piano piano in Sicilia, la storia del call center di Paternò che lavorava per la regione Lombardia.
Giorgio Mottola ha intervistato nuovamente Filippo Condorelli, ex dirigente di AN a Paternò: l’onorevole Santanché nei primi anni della sua carriera politica veniva ospitata dalla famiglia La Russa nella villa di Ragalna, paese della loro villeggiatura estiva, ed è qui che Santanché inizia a fare pratica come amministratore pubblico nel settore del turismo, il suo mandato dura meno di un anno, ma riesce comunque a lasciare il segno.


Lo racconta l’ex assessore al turismo del piccolo comune nel catanese: Santanché realizzò un piccolo progetto per un villaggio vacanza, “Villaggio delle stelle”, “un camping con dei bungalow a cielo aperto, con una vetrata che potesse far vedere le stelle, posizionato intorno ai duemila metri sull’Etna ..”. Un mega campeggio di lusso sul dorso del vulcano, ancora oggi in piena attività eruttiva: il Twiga in versione piroclastica non raccoglie reazioni entusiastiche e il progetto rimane nel cassetto del comune di Ragalna.
Fabio Granata all’epoca, nel 2004, era assessore regionale: la proposta non arrivò mai al suo ufficio, ma ora che Santanché da assessore è stata promossa ministra al turismo, è tornata a proporre l’idea del campeggio di lusso sull’Etna che nel linguaggio moderno del marketing si chiama gampling.

In America facciamo la fila per vedere i vulcani finti” racconta la ministra durante un evento “qua ne abbiamo uno vero e non sappiamo metterlo a reddito. Mi sono chiesta, ma sull’Etna, dove c’è una natura meravigliosa ma è possibile che un imprenditore italiano non vada lì, e io lo aiuterei in tutti i modi, a fare un glamping e a studiare come portare i turisti da tutto il mondo su un vulcano vero..”.
Geniale, no? Abbiamo l’Etna abbiamo il Vesuvio, perché non costruirci sopra un bel villaggio turistico?

Il servizio si occuperà poi dei rapporti tra il senatore La Russa e Berlusconi: il loro rapporto rimane stretto anche dopo lo scioglimento del Popolo della liberà e la rifondazione di Forza Italia, quando il presidente del Senato assieme a Crosetto e Meloni fonda Fratelli d’Italia nel 2012. L’ex cavaliere gioca un ruolo dietro le quinte, finanziando il partito per 750mila euro – racconta l’ex deputato Fabio Granata – soldi che vengono registrati nel bilancio di FI del 2013.
A che titolo? Mottola ha provato a chiederlo al segretario Tajani “ne parliamo.. fate una bella inchiesta così leggendo le carte ne saprai tutto..”. In assenza di risposte ufficiali dai politici (quelli che poi si lamentano dei servizi giornalistici, almeno rispondessero alle domande), dobbiamo fidarci di quanto racconta ancora Granata: “fu una strategia di fondo di Berlusconi, pensava che far nascere un partito che avesse una sua identità legata alla destra italiana togliesse spazio a Fini e al nostro gruppo.”
In questa strategia ha avuto un ruolo anche La Russa?
“Io credo di si perché i rapporti tra La Russa e Berlusconi andassero oltre la politica.”
Un anno dopo il finanziamento di Forza Italia, il figlio di Ignazio La Russa, Geronimo, tifosissimo dell’Inter come il padre,
entra nei cda di tre società collegate alla squadra di calcio del Milan, quando ancora era di proprietà di Berlusconi. Geronimo La Russa ne esce solo nel 2017 quando il Milan viene ceduto alla cordata cinese capeggiata da mister Li.
Ma Geronimo riesce a rimanere nei cda di altre società del gruppo Berlusconi: la Holding quattordicesima, la vecchia holding dei figli di Berlusconi e la H14 (sembra che abbia lo stesso nome ma ha una struttura diversa), queste due società rappresentano la cassaforte dei figli di Berlusconi.
È infatti attraverso la Holding quattordicesima che gli ultimi tre figli detengono il 22% di Fininvest, mentre H14 è lo strumento con cui i tre figli dell’ex presidente del Consiglio fanno i loro investimenti finanziari in fondi e aziende.
Nel cda delle due holding siede un alto dirigente
di Mediolanum, Furio Pietribiasi e, accanto a lui, Geronimo La Russa.
Nel consiglio di queste due Holding – spiega il consulente di Report Gaetano Bellavia – ci sono solo due estranei alla famiglia, “Geronimo e un grande manager di Mediolanum, quello che si occupa degli investimenti esteri, comunque interno al mondo Fininvest”.

Sul Fatto Quotidiano, Davide Milosa riporta un’altra anticipazione del servizio di questa sera:

La Russa è smentito sul padre: “Voleva candidare Sindona”

SCOOP - Il cognato e il manager vicino ai clan

DI DAVIDE MILOSA

Gaetano Raspagliesi, cognato del presidente del Senato Ignazio La Russa, in affari con un imprenditore legato alla ‘ndrangheta del clan Bellocco. Le parole inedite di Tomaso Staiti di Cuddia delle Chiuse, già esponente di primo piano del Msi a Milano, che svela la volontà di Antonino La Russa, padre di Ignazio, di candidare in Parlamento il banchiere della mafia, Michele Sindona.

La scheda del servizio: LA RUSSA DYNASTY 2

di Giorgio Mottola con la collaborazione di Greta Orsi

Dopo le dure polemiche del presidente del Senato contro l’inchiesta andata in onda un mese fa, Report ritorna sull’argomento con un’intervista inedita a un ex parlamentare e dirigente nazionale dell’Msi che conferma i rapporti della famiglia La Russa con alcuni finanzieri opachi, uno dei quali ha fatto fortuna grazie alle leggi razziali contro gli ebrei, e con il banchiere della mafia e della P2 Michele Sindona. Nel corso della puntata sarà trasmessa anche l’intervista esclusiva a uno degli ex militanti neofascisti condannati per l’omicidio del poliziotto Antonio Marino che rivelerà particolari inediti legati agli scontri e ai risarcimenti di quel 12 aprile 1973, noto come il giovedì nero di Milano. Report ricostruirà inoltre la genesi delle relazioni tra il presidente del Senato e Silvio Berlusconi, attraverso la testimonianza di un ex parlamentare di Alleanza Nazionale e del Popolo della libertà, e l’origine della frattura tra Fini e Berlusconi. Infine, Report rivelerà le dinamiche riguardanti il cognato di Ignazio La Russa, Gaetano Raspagliesi, per l’acquisto di un altro call center, questa volta in Lombardia.

Come useremo i fondi del PNRR

Da occasione per cambiare la faccia del nostro paese, i fondi del PNRR sono diventati poi un impiccio, quando si è capito che non avevamo le competenze nella pubblica amministrazione per gestirli, ad una questione secondaria, sparita dall’agenda di questo governo.
Per colmare il bilancio si fa prima a tagliare la spesa pubblica (come prima si è tagliato nel personale della pubblica amministrazione, col risultato di non avere le competenze per fare bandi per il PNRR).

Uno dei progetti che verranno realizzati sarà l’abbattimento delle tre vele di Scampia e la costruzione di nuovi alloggi, con una spesa totale di 152 ml di euro.
Speriamo che lo stato sappia gestire meglio le nuove costruzioni: Bernardo Iovene è entrato dentro le “vele”, per abbattere la prima vela abbiamo speso 160 miliardi delle vecchie lire dal 1997, che aveva perfino resistito alle prime cariche esplosive.

Sarà Danilo Coppe ad occuparsi della demolizione delle ultime “vele” rimaste in piedi: per i calcoli del cemento armati lo stato allora si affidò a Morandi (il progettista dell’omonimo ponte a Genova), “ha preso tutti i coefficienti di sicurezza tutti assieme, come se in un giorno venisse il tornado, il terremoto, il bradisismo e il Vesuvio che eruttava e il risultato è che questi edifici erano in grado di resistere ad un terremoto del 9 grado Richter, erano acciaio intonacato. Quindi ho concepito [l’abbattimento] col ribaltamento ..”
Queste vele potevano reggere a tutto tranne che all’incuria dell’uomo.

Per l’abbattimento di queste vele e la costruzione di nuovi alloggi si spenderanno circa 152ml di euro (fondi PNRR e fondi integrativi), ma qui complessivamente vivono circa 500 famiglie ancora. Dove andranno nel frattempo che si costruiranno i nuovi alloggi?

93 milioni di euro è invece la cifra che il comune di Venezia ha chiesto ai fondi del PNRR non per ristrutturare le case sfitte ma per il progetto “bosco dello sport”, che costerà complessivamente 300 ml: è stato previsto uno stadio, un palasport per 10mila posti, una nuova viabilità, ma la Commissione Europea ha bocciato il progetto e i 93 ml si sono persi.

Iovene ha intervistato Michele Boato, responsabile eco-istituto del Veneto Alex Langer, chiedendo se in questi progetti anche il sindaco avesse interessi personali: “certo, è il padrone della società di pallacanestro che così avrebbe il suo regno, il suo castello ..”
Continua il consigliere comunale Gianfranco Bettin del gruppo verde progressista “se ci sarà un nuovo palasport la Reyer lo utilizzerà, è chiaro che lui ha interesse che si faccia il palasport.”
Questa estate, mentre il ministro Fitto metteva in discussione i finanziamenti del PNRR per la rigenerazione delle periferie delle nostre città proponendo di stralciare dal programma 16 miliardi di euro, dall’altro lato è arrivato il decreto che stanziava 93 ml di fondi statali per il nuovo palasport di Venezia. Una sorta di vendetta nei confronti dell’Europa, il commento di Boato.
Venezia continua a perdere abitanti perché mancano le case destinate agli abitanti, pochi mesi c’è stato il sorpasso con le case per i turisti che hanno superato quelle per gli abitanti che oggi si trasferiscono sulla terraferma. Un fenomeno che a Venezia è sempre esistito, non a caso nel 1908 il comune con Cassa di Risparmio già provvedeva a costruire quartieri destinati ai ceti meno abbienti: nel suo viaggio dentro le calle, Iovene è stato accompagnato da Orazio Alberti, fondatore dell’osservatorio civico sulla casa e sulla residenza: “qui cominciamo a vedere gli alloggi sfitti, la cosa che fa veramente male è trovare queste abitazioni murate, per evitare che ci siano occupazioni..”

Sono case che avrebbero bisogno di manutenzione, l’umidità che sale sgretola gli intonaci. All’altra estremità ad ovest c’è l’isola di Sacca Fisola, un quartiere con case del comune dell’ATER, abbastanza recenti, l’osservatorio, insieme alla consulta per la casa ha censito tutti e 500 gli alloggi popolari: tra comune ed Ater hanno trovato qui 69 alloggi sfitti tra cui alcuni proprio recenti ma completamente murati sempre per evitare che siano occupati abusivamente.

Tra comune ed Ater, abbiamo calcolato che tra Venezia e Mestre il comune ha circa 2000 case non occupate, ristrutturale tutte costerebbe 90 ml, secondo un calcolo di Ater a livello provinciale.
Da Venezia a Roma: per Tor Bella Monaca sono previsti 125 ml di euro, per mettere il cappotto esterno a tutti gli edifici, una nuova costruzione dove saranno trasferite 32 famiglie a fronte delle 112 che saranno sgomberate dal piano terra e primo piano, dovranno far posto a negozi e servizi, un progetto strategico per un maggior controllo del territorio. Ma chi abita al primo piano non sa nulla, “io non ci credo” risponde uno degli inquilini a Iovene, nessuno è andato a consultarsi con queste famiglie che sono scettiche anche sull’arrivo di negozi “ma chi è quel deficiente che viene ad investire i soldi ad un primo piano a Tor Bella Monaca? A me ‘ndo me manni che so 40 anni che so assegnatario qui? Incominciassero a sturare le fogne e i tubi che pisciano acqua ..”
Report ha intervistato il nuovo presidente del minicipio Nicola Franco, di centrodestra, che conosce bene il quartiere essendo nato qua: la sua scrivania è piena di riconoscimenti, nonostante sia da poco presidente, sono le associazioni dei cittadini che riconoscono il mio lavoro – ha risposto a Iovene. Ma dall’esterno arrivano solo brutte notizie: “le brutte notizie ci sono sempre state, qui abbiamo a che fare con 14 clan mafiosi, quando perdi il posto di lavoro, quando ti arrestano papà,al ragazzino che ha 15 anni gli dicono questi sono 500 euro a settimana e ci mangi tu e mamma ma ti metti qui e fai la vedetta.. ”
Nei palazzi di Tor Bella Monaca ci sono 1267 alloggi e solo il 20% sono assegnati regolarmente poi per gli appartamenti occupati c’è stata una sanatoria, ma c’è ancora un 20% di appartamenti non censiti.

Risponde il presidente: “innanzitutto i lavori da cronoprogramma dovevano iniziare a luglio 2023, ancora non si vede luce, siamo fermi ancora al censimento, lì c’è una città sommersa, ci vive gente, oltre ai locali dove ci fanno spaccio della droga, parliamo della piazza di spaccio più grande d’Europa. Gli dicono, ti faremo casa nuova, però nel frattempo tu occupante abusivo senza titolo, che hai pagato, perché c’è anche il racket , adesso esci, perché tra due anni ti ridò casa nuova, ma chi ci crede?”.

La scheda del servizio: PERIFERIE D’AUTORE

di Bernardo Iovene, con la collaborazione di Lidia Galeazzo, Greta Orsi

Saranno demolite le ultime vele di Scampia. Anche le stecche del Bronx di San Giovanni a Teduccio e i Bipiani di amianto di Ponticelli saranno abbattuti per costruire nuovi quartieri con i finanziamenti del PNRR. A Roma invece il serpentone di Corviale e l’R5 di Tor Bella Monaca, quartieri simbolo del degrado della periferia romana, saranno ristrutturati. Sono progetti già avviati con i PUI, Piani Urbani Integrati, che rischiano il blocco perché il governo ha proposto lo stralcio alla Commissione Europea, promettendo ai comuni che hanno protestato finanziamenti da altri fondi nazionali con una scadenza più lunga. Complessivamente sono a rischio 13 dei 16 miliardi di euro previsti. Bernardo Iovene ha girato in ognuno di questi quartieri per documentare le condizioni di vita entrando nel merito dei singoli progetti che, oltre all’intervento edilizio, prevedono programmi di inclusione attraverso la creazione di servizi e spazi per le attività commerciali. Molte le analogie trovate con i progetti di oltre 40 anni fa che da Scampia a Corviale non hanno funzionato. Anche il comune di Venezia ha più di 2000 case pubbliche sfitte da ristrutturare, ma nel Piano Urbano Integrato ha richiesto 93 milioni di euro dai fondi PNRR per costruire il nuovo Palasport. Dopo la bocciatura della Commissione europea, a sorpresa il nostro governo, con un decreto, il 4 luglio è intervenuto con un finanziamento di 93,5 milioni di euro provenienti da fondi nazionali a favore del nuovo Palasport.

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