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14 giugno 2025

La curva dell'oblio di Gian Andrea Cerone


Prologo Alta Val di Fassa.

Tardo autunno 2012

Arresta la sua corsa su uno spuntone di roccia a strapiombo sul nulla. Si guarda intorno circospetto e prende fiato, in attesa che dalla vallata si alzi un qualunque rumore. Il respiro è un vapore denso nell’aria gelida dell’alba. Rimane lì, paziente, gli occhi che accarezzano le chiome dei sempreverdi ed esplorano i prati sferzati dal vento.

Poi finalmente, la vede.

La donna che pochi minuti prima gli era sfrecciata accanto nei pressi della fonte..

E' una doppia indagine quella che dovranno affrontare gli agenti dell'unità crimini violenti della Questura di Milano.

La prima riguarda un comma 22, un assassino seriale che uccide seguendo un suo piano di vendetta agghindando le sue vittime secondo un rito preciso dopo averle seviziate per giorni.

E poi una seconda indagine, calata direttamente dai piani alti, su un cold case che interessa un importante politico di Trento e che costringerà il commissario Mandelli a salire in montagna.

GIORNO UNO 1
«C’è aria di neve.» Il commissario Mario Mandelli sigilla il bidone dell’immondizia, chiude la finestra del terrazzo e cerca il profilo di sua moglie nella penombra della cucina.

Siamo a gennaio, nel mese che una volta significava freddo e neve, quella neve che oggi suscita solo ricordi del passato: in una mansarda di un edificio abbandonato a Lambrate viene ritrovato il cadavere di un uomo su una brandina. L'assassino gli ha levato il sangue, un poco alla volta, cercando di tenerlo sempre in vita per prolungarne il dolore. Altri particolari, non meno macabri, arricchiscono la scena del delitto: "una maschera medievale gli copre completamente il viso. Sull’ovale di cuoio nero, all’altezza degli occhi, si aprono due fori tondi ..".

Si tratta di una riproduzione di una vecchia maschera in uso ai medici all'epoca della peste.

«E di quella cosa mi dite?» domanda Casalegno, indicando una piccola cornice in legno di betulla in equilibrio sulla spalliera del letto.

Sul letto, dentro una cornice, la foto di una rosa.

Ancora una volta il male mostra il suo volto terrificante e la squadra di Mandelli dovrà nuovamente mettere assieme tutti i tasselli della storia, decifrando i segni, le firme lasciata dall'assassino (la rosa, la maschera, cosa vogliono significare?). Per trovare la causa di questo male, sapendo che questo lascerà dentro di loro un'eredità che si ricorderanno a lungo.

E poi c'è l'altra indagine, che viene calata dall'alto agli uomini dell'UACV, su pressioni del senatore Giosuè Roner-Alpago:

«Si tratta di un cold case riaperto da poco. Gli ordini che abbiamo ricevuto prevedono che siate voi due a supervisionare la nuova indagine..»

Il figlio del senatore Roner-Alpago (un animale politico che era riuscito a passare indenne dalla prima alla seconda repubblica mantenendo intatto il suo potere) era stato ritrovato morto sul fondo di un canalone nel 2012. La sua morte era stata archiviata come un incidente ma il padre non si era mai rassegnato a quelle conclusioni e alla fine, smuovendo tutte le sue conoscenze fino al ministero della Giustizia, era riuscito a far riaprire il caso, come ultimo desiderio prima della sua morte per una malattia che lo ha condannato al letto.

Ed ecco che questo cold case su in Val di Fassa, dove ha casa il senatore, è stato assegnato ai due migliori investigatori di crimini violenti, il commissario Mario Mandelli e il suo ispettore Antonio Casalegno, prossimo alla paternità.

Mandelli sa come arrivano queste richieste, quando si muove la politica, è inutile protestare, meglio fare buon visto a cattivo gioco anche se questo significa lasciare l’indagine milanese nelle mani della vice ispettrice Dei Cas, la tosta poliziotta valtellinese prossima alla maternità e al resto della squadra.

In effetti questa indagine ha qualcosa che stimola l’attenzione, la curiosità di Mandelli: a Trento incontrano l’ispettore Thun, che ha seguito tutta la storia: la morte di Elias Roner Alpago potrebbe essere legata ad altre morti, di ragazze più giovani. E quella casa c’è una strana atmosfera, come i membri della famiglia, la moglie del senatore, le figlie, l’infermiera, volessero nascondere qualcosa..

Le indagini diventano così due: a Milano la squadra di Mandelli segue tutte le piste che questo nuovo assassino ha lasciato dietro, la rosa, la maschera da medico della peste.. Un assassino che auto definisce “lo stregone”, che sa di aver davanti una missione, una vendetta per provare a calmare tutto il dolore che si porta dentro.

A qualche centinaia di chilometri di distanza, e con una temperatura molto al di sotto dello zero, Mandelli e Casalegno, si ritroveranno dentro una indagine particolare. È come se la distanza dalla città li avesse catapultati dentro un mondo magico, con un “camoscio” molto taciturno che forse sa qualcosa di quelle morti, delle fate che si aggirano per i boschi per vendicarsi dei demoni crudeli ..

Un oceano bianco circondato dagli immensi bastioni dolomitici della Croda di Re Laurino, dalla parete nord del Catinaccio e dalle celebri Torri del Vajolet.

Di fronte allo spettacolare panorama del Rosengarten (ancora una volta una rosa..), la conca del Gartl, una delle zone più belle delle Dolimiti, Mandelli si trova a chiedere come sia possibile che in uno stesso luogo possano convivere il male e tanta bellezza?

Come mia questo titolo, la “curva dell'oblio”? Qui il senso è duplice e si lega sia il luogo dove sono avvenuti una serie di delitti in val di Fassa (la Fonte dell’Oblio), sia l'oblio che cancella o attenua i nostro ricordi. O almeno dovrebbe farlo: sta scritto nel manuale degli investigatori "‘la ritenzione mnemonica di eventi criminosi da parte dei testimoni è soggetta alla curva dell’oblio’. È per questo che le deposizioni vanno raccolte il prima possibile.. "

Ma, il sempre poetico commissario Mandelli, il dolore che causa il male, quel male che i poliziotti della sua squadra devono affrontare in ogni indagine, quello non verrò mai attenuato dalla curva dell’oblio.

[Mandelli] Riflette sulla potenza del dolore e sull’impatto che può avere sull’esistenza delle persone. Una locomotiva lanciata a piena velocità contro la tua routine quotidiana; se hai la sfortuna di essere sulla sua traiettoria e sopravvivi, ti ritrovi a vivere una vita ferita. Nessuna curva dell’oblio che ti aiuti a dimenticare il dolore.

Questo romanzo è un viaggio tra le vette alpine e i meandri della memoria, quella memoria che ancora porta dentro di sé gli strascichi del male e che lasciano un segno ancora oggi.

Un viaggio dove l’autore, Gian Andrea Cerone, ha lasciato più spazio alle riflessioni dei protagonisti che non al racconto della parte investigativa, che qui, rispetto ai precedenti libri della serie, viene sviluppata meno.

Scopriamo qualcosa di più del passato di alcuni protagonisti, come Caterina la tosta valtellinese ora nei mamma. E lo stesso succede ad Antonio e a quel mistero nel suo passato, legato al padre violento.

Nell’intervista concessa a Repubblica per presentare questo libro, Gian Andrea Cerone si sofferma sulla memoria (e sull’oblio) di Milano, che “deve ricordarsi di esssere stata una città che sull’accoglienza e sull’apertura ha costruito la sua etica calvinista, la propria generosità. Da narratore sono preoccupato, si è dimenticata di proteggere l’umanità che la caratterizza antropologicamente, i palazzi in mano ai fondi conducono all’oblio”.

La scheda del libro sul sito di Guanda

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09 maggio 2024

Le conseguenze del male di Gian Andrea Cerone

 

Prologo

Resta incantato a osservare la ruota che gira. Nell’aria bollente del tramonto il fruscio dei raggi produce un sibilo soffocato, simile al ronzio di una mosca morente. La bicicletta ha terminato il suo volo oltre il ciglio della strada e ora giace, spaccata in due, sul limitare del fosso. Il manubrio rovesciato all’indietro, le manopole infilzate nella terra riarsa, il triangolo del telaio distorto…

Mettetevi comodi prima di partire con la lettura di questo romanzo, l’ultimo dello scrittore Gian Andrea Cerone, perché sarà un viaggio faticoso, sebbene tutta la storia inizia e finisce nell’ambito di una afosa settimana di fine agosto, quando Milano sembra una città abbandonata e camminare sull’asfalto rovente è quasi una condanna.

Ci sono più storie dentro questa storia: ci sono dei bambini che sono stati rapiti da un uomo, lo chiamano Ifrit, l’uomo del fuoco, come il personaggio del videogioco. Perché sono stati presi, per nulla di buono evidentemente, visto che sono stati strappati alle madri, tenuti al chiuso in uno stanzone in un luogo abbandonato.. Cosa ha in mente quell’uomo e la strega che ogni notte viene a visitarli?

C’è poi un certo personaggio politico che ha deciso di vendicarsi degli investigatori dello UACV della Questura di Milano: è la squadra del commissario Mandelli e dell’ispettore Casalegno, che in questo momento è in una fase transitoria, dopo che il vicequestore Pinduccio è stato ferito nel corso della precedente indagine, una storia di vendette le cui radici affondano nel passato.

Infine, in quel torrido caldo milanese, qualcuno ha rapito la nipote del vecchio boss Lino Porratti, chiamato “il fetta” per la sua abilità nel saper dividere in parti uguali il bottino. Vecchio residuo della criminalità storica milanese, il fetta è riuscito a sopravvivere a tutte le guerre di mafia, all’arrivo delle mafie straniere col suo business delle bische. Ma qualcuno ha deciso di fargli la guerra col rapimento dell’adorata nipote Clara. Così il vecchio Lino Porratti è costretto a rivolgersi al vecchio “nemico”, che però è l’unica persona di cui può fidarsi in questo momento, proprio il commissario Mario Mandelli.

Mandelli che si sta godendo le meritate ferie in Liguria assieme a Isa anzi, sotto la supervisione di Isa che lo tiene sotto controllo per quella pancetta che non deve crescere a colpi di focaccia.

«Buongiorno commissario Mandelli, cosa le do?»
L’uomo dall’altra parte del bancone mastica un saluto in perfetta sintonia con il burbero protocollo ligure

Nonostante il sole, il mare ligure, la pace, la presenza di Marisa a fianco, la testa del commissario non si è del tutto staccata da Milano. Deformazione professionale, certo, ma anche lo strascico dell’ultima indagine (“Il trattamento del silenzio”). Ma sarà la telefonata del “fetta” a strapparlo da quella quiete

«Sono io, il Lino» dice con il tono di chi sa comandare.
«Ciao, Fetta» risponde una voce sporcata da una lieve inflessione lombarda. «Guarda che non c’è mica bisogno che ti presenti...»

Il rapimenti di Clara è una questione personale, non solo per il legame col vecchio criminale che nel passato lo aveva aiutato: con Clara anni prima era successo qualcosa, c’era stata una certa attrazione tra i due e Mario era stato sul punto di cedere. Imbarcato su un treno per Milano, dopo tutte le rassicurazioni alla moglie, il commissario ritorna in quel forno che è Milano in agosto.

«Quanto manca ancora alla cima di ’sto cazzo di monte Sorbetto?» domanda a Caterina Dei Cas, ferma sul ciglio del sentiero a osservare il panorama.

Il braccio destro di Mandelli, Antonio Casalegno, si sta godendo le sue vacanze assieme alla viceispettrice Dei Cas, nella sua casa in Valtellina, con cui forse può cominciare qualcosa di nuovo e forse per la prima volta nella sua vita, di stabile nel senso affettivo.

Ma anche per lui saranno gli ultimi giorni di ferie prima del rientro, anche perché a Milano sono rimaste le due colleghe della squadra, Marica Ambrosio e Gabriella Donati che per superare la noia del momento hanno deciso di approfondire una intuizione dietro una serie di suicidi avvenuti nelle ultime settimane, che hanno delle similitudini che saltano agli occhi:

«Oggi ne è saltata fuori un’altra. È morta nella notte tra sabato 20 e domenica 21. Il cadavere galleggiava nell’ansa del Lambro meridionale, proprio nel punto in cui il fiume interseca il Redefossi..
Sono suicidi di donne, ritrovate senza documenti in luoghi fuori Milano: cos’hanno di particolare tanto da suscitare l’attenzione della giovane poliziotta Donati? Sono avvenuti in posti non facili da raggiungere, non avevano documenti addosso né biancheria intima, nessun altro segno particolare. Nessun biglietto per spiegare il gesto. Sono cinque donne, di cui solo per una è nota l’identità: contravvenendo un po’ alle regole, le due agenti decidono di iniziare una loro indagine senza avvisare la superiore, la dottoressa Santini che ha preso il posto del precedente responsabile, Salvatore Pinduccio ancora in convalescenza.
Meglio non fidarsi troppo di questa nuova vicequestore..

Da dove partire? Dal Centro lombardo per la mediazione sociale: si tratta di un centro a cui si rivolgono le donne vittime di violenze domestiche, come era successo proprio ad una delle vittime a cui è stato possibile dare un nome. Faiza, questo il suo nome, si era dovuta allontanare dal marito, che la perseguitava per la sua ossessione di farle vestire il velo integrale. Dai genitori scoprono pure che aveva un figlio, Malik, pure lui scomparso. Che fine ha fatto?

In un luogo sperduto nella campagna brianzola c’è una cascina, lontano dalle altre case, dove sono reclusi dei bambini. Sono tenuti prigionieri da un uomo che porta loro da mangiare e che alla minima protesta, non esita a far loro del male. Ma c’è di peggio: in questa storia si aggiunge anche una nota horror, perché la notte viene a far loro visita una strega, i bambini la riconoscono per l’odore di muffa, l’odore della paura che si lascia dietro.

«Viene di notte... senza preavviso. E quando se ne va, si porta via uno di noi... per sempre.»

Il commissario Casalegno sarà costretto a seguire il rapimento di Clara Porratti a modo suo, senza coinvolgere i colleghi, senza far troppo rumore, sperando di non dover scendere a troppi compromessi. Sperando anche che non scorra troppo sangue, perché il vecchio boss delle bische e delle sale da gioco ha ingaggiato un altro vecchio “arnese” della mala milanese:

Angelo Preda è da sempre un fuoriclasse nel suo campo, spietato e matto come un cavallo, certo, ma una sicurezza per quanto riguarda i risultati. È quello che viene definito un «correttore», uno di quegli specialisti ingaggiati per risolvere i problemi…
Il fetta, il correttore e poi l’occhio, come viene chiamato il boss della mala cinese che sembra voler aiutare Lino. Sembrano nomi che vengono dal passato, dalla vecchia ligera, ma le pistole e la violenza che si portano dietro sono tremendamente reali.

Ma c’è un altro incubo dal passato che sta cadendo addosso agli agenti della squadra del commissario Mandelli: sui giornali era stata chiamata la Strage di Natale, un padre di famiglia aveva ucciso la moglie e i figli nella sua casa, per poi cercare di suicidarsi con una mossa di harakiri. Avrebbe dovuto essere un caso chiuso, ma forse non è così. Pinduccio e Mandelli dovranno guardarsi le spalle da questo fantasma dal passato.

Cos’hanno in comune tutte queste storie tra di loro? I bambini chiusi dentro una cascina da quest’uomo e dalla strega. Le cinque donne ufficialmente morte per suicidio, ma che forse suicidi non sono. Il rapimento della nipote del boss Porratti, che Mario Mandelli deve liberare stando attendo agli schizzi di fango e di sangue?
Sono tutte storie legate a traumi del passato, conseguenze del male di ieri che ancora oggi portano dolore, sangue, paura in una Milano di fine estate “la stagione che toglie ogni alibi alla città e la denuda impietosamente, svelando la sua anima più sincera”.

Storie di abusi, di violenze, e di vittime che a loro volta si sono tramutati in carnefici:

Dovevano trovare qualcuno che soffrisse al posto loro, qualcuno tanto speciale da meritare il paradiso e accogliere l’abbraccio purificatore del fuoco come una gioiosa liberazione. Lui e Lalla dovevano trasformarsi in predatori.

Sono indagini che metteranno a dura prova i nervi e le capacità investigative della squadra di Mandelli, perché le storie di orrore di cui saranno testimoni salderanno ancora di più i legami tra ciascuno di loro. I giovani agenti, sia i “vecchi” sbirri come il commissario alle prese coi primi segnali di stanchezza per l’età che avanza, per il peso di tutto il male di cui è stato testimone.

Sapendo però alla fine di una giornata di lavoro, c’è sempre una strada verso casa, verso la prima pace:

.. gli tornano alla mente le parole di un romanzo di Cesare Pavese: «In sostanza chiedevo un letargo, un anestetico, una certezza di essere ben nascosto. Non chiedevo la pace del mondo, chiedevo la mia». La sintesi perfetta di ciò che prova.

Intenso, scorrevole e con dei rimandi perfino ad un famoso film di Hitchcock (non cito il film per non raccontare troppo): un giallo che colpisce nel segno, buona lettura!

I precedenti romanzi di Gian Andrea Cerone


La scheda del libro sul sito di Guanda

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19 febbraio 2023

Il trattamento del silenzio di Gian Andrea Cerone

 


Prologo
La prima volta percepisce una rugginosa frizione di metallo contro metallo. Poi il suono si trasforma in uno stridio feroce, come un artiglio che raschia una superficie d’acciaio. Il sibilo viene da fuori, da qualche lontano anfratto nel parco della villa. Il vecchio si arrende alla curiosità, alza il viso dalle pagine consunte e rimane in ascolto.

In una Milano tristemente (e stranamente) piovosa si aggira uno “spettro” vendicatore, che uccide le sue vittime in modo particolarmente efferato e teatrale, forse anche troppo. Prima un professore appassionato di libri antichi e di esoterismo, Niccolò Bessa Terzaghi, ucciso nella sua villa e crocifisso ad una parete.

Al centro di tutto, lui. Una specie di raro uccello antropomorfo inchiodato al mogano della libreria, giusto un metro sopra la linea del secondo ripiano.

Poi tocca ad un avvocato civilista, Claudio Cervignati, ucciso e inchiodato al pavimento del suo appartamento. Due delitti su cui deve indagare l’Unità Crimini Violenti della Questura Milano che, dopo la caccia al serial killer dei fiori (Le notti senza sonno Guanda editore) che li aveva impegnati in quei sei lunghi giorni di caccia, si stava godendo un momento di riposo.

Piove anche oggi. In realtà sembra che piova da sempre. Un autunno piscioso, a dir poco

Questi delitti, però, capitano in un momento difficile e non è solo perché quando ci sono delitti di questo tipo la polizia si deve muovere con cautela, cercando di non far trapelare nulla ad una certa stampa troppo morbosa nei confronti di queste storie. C’è anche che a morire in quel modo così teatrale, sono due persone importanti nella Milano che conta e questo significa ulteriori pressioni sugli investigatori.

A questo si aggiunge un altro problema: in questi giorni autunnali l’UACV è a ranghi ridotti per l’assenza di alcuni suoi membri. L’agente Marica Ambrosio, l’ex atleta dalla voce gentile ma dall’aspetto massiccio è in aspettativa, ancora turbata per l’esito della passata indagine.

Ma a mancare è soprattutto il commissario Mario Mandelli: si è preso un congedo parentale di sei mesi per prendersi una specializzazione in scienze storiche alla Statale:

«Ogni volta che ci mettiamo sulle tracce di qualche assassino o psicopatico mi resta nel naso il fetore della loro crudeltà. E non è una cosa che si può lasciare lì abbandonata sul pianerottolo accanto alla zerbino, come se fosse un sacchetto di spazzatura da gettare via il mattino dopo. Purtroppo quell’odore nauseabondo me lo porto fin dentro casa. ...»

Una scappatoia dal male che ha visto per il suo lavoro, un modo anche per stare vicino a Marisa, la moglie, che ha sacrificato tanto della sua vita per stare accanto ad un poliziotto.
L’esperienza da studente per Mandelli si dimostra diversa da quello che si aspettava: in mezzo a quei ragazzi si sente un pesce fuor d’acqua, a separarli non ci sono solo gli anni ci sono anche interessi diversi.

«Comunque mi chiamo Alba Locatelli e sono iscritta alla magistrale di politiche per la cooperazione internazionale.»

E poi c’è Alba: studentessa anche lei alla Statale, accorre in suo soccorso un giorno in cui Mandelli si trova particolarmente spaesato tra i corridoi dell’università. Alta, bionda, occhi azzurri, Alba è una ragazza che non passa inosservata: anche sul commissario fa colpo, non per una infatuazione senile, ma per quel fascino, quel magnetismo che la mette al centro dell’attenzione.

Ma non ci sono solo gli occhi di Mandelli che seguono Alba: anche un’altra persona la sta seguendo, non perdendola mai di vista, si chiama “il cacciatore” e per lui Alba è qualcosa di più di una bella ragazza. È la sua fata, la sua diva, la ragazza dei sogni. Sogni malati, sogni morbosi: una persona apparentemente come le altre ma che passa la giornata a

seguire le sue prede di nascosto, osservarne i comportamenti, spiarne la routine e i momenti di intimità: una telefonata, un bacio, le risate con gli amici.
Ma non durerà a molto l’esperienza da studente del commissario Mandelli, anche perché è rimasto comunque in contatto con l’unità grazie ad una sua fonte interna che gli racconta dell’ultimo caso, l’omicidio del bibliofilo Bessa Terzaghi e di come questo ora sia sulle spalle dell’ispettore Casalegno, che pure sta vivendo un momento difficile, anche dal punto di vista personale.
Mandelli viene poi tirato dentro un’indagine dalla stessa Alba: una sua compagna di corso, Carolina De Bellis, è sparita da qualche giorno, non risponde alle telefonate né ai messaggi. Alba sa qual è il mestiere di Mandelli, potrebbe allora fare una ricerca sulla sua amica? Quello che Mandelli non sa però, è che Alba non è una studentessa qualunque, perché i suoi genitori, suo padre, è una persona importante. Come anche la scomparsa di Carolina non è un caso qualunque: a Milano, nella Milano bene dei professionisti, degli influencer, delle persone che contano perché hanno tanti soldi in tasca, c’è un gruppo di studenti che si è lanciato in un business redditizio. Procacciare delle ragazze giovani da portare a delle feste private, diciamo delle cene eleganti, dove gira anche della droga.

Sono studenti giovani ma abbastanza intraprendenti, in senso criminale del termine, che alle spalle hanno una persona che li guida e li mette in contatto con le persone giuste, “il maestro”.

Lo spettro, il cacciatore e il maestro. Saranno loro al centro delle indagini degli uomini e delle donne dell’Unità Crimini Violenti di Milano al cui organico si aggiunge una nuova viceispettrice, Caterina Dei Cas, che viene dalla catturandi di Palermo ma cresciuta al nord

..crescere in Valtellina è molto impegnativo per una ragazza ambiziosa. Da quelle parti bisogna combattere per farsi strada.

Così Mandelli tornerà al suo lavoro, l’unica cosa che sa fare e che gli piace fare, nonostante la violenza, il sangue, il male, i sacrifici suoi e della sciura Marisa: prima informalmente, seguendo una sua pista, poi rientrerà in servizio in modo ufficiale per occuparsi di questi due delitti compiuti da uno spettro che sembra colpire le sue vittime seguendo un piano ben preciso. Mandelli, Casalegno e gli altri agenti devono scoprire cosa lega i due morti tra loro e qual è il motivo di questa violenza.
Ma il commissario, assieme all’agente Marica Ambrosio saranno coinvolti anche nell’altra indagine che all’improvviso, come scoprirete, da semplice scomparsa di una studentessa diventerà una caso estremamente delicato, coinvolgendo anche i servizi e che li porterà a collaborare con un ufficiale dei carabinieri, il maggiore Zurlo, con cui entrerà subito in sintonia.

Non fatevi spaventare dalla mole di questo secondo romanzo di Gian Andrea Cerone: sono quasi seicento pagine ma posso assicurarvi che una volta preso il ritmo non ci si potrà staccare dal libro. C’è l’adrenalina della caccia al mostro, questo spettro che sta seguendo un suo piano di vendetta le cui origini affondano nel passato delle vittime. Male che chiama altro male, delitti che chiamano altri delitti, a cui gli agenti possono solo cercare di fermare questa catena:

Non c’è mai soltanto un primo e solo responsabile per questo genere di delitti. Il male lascia sempre un’eredità di dolore, che a sua volta ne genera altro. A noi spesso capita di arrestare soltanto l’ultimo dei colpevoli.

Tutta questa violenza lascia tracce nelle persone, non solo nelle vittime e di chi rimane a piangerli. Sono tracce che rimangono addosso anche a chi investiga su questo male, che non si lava la sera quando si ritorna a casa, male che, come racconta Mandelli in una delle sue tante riflessioni, “fa sanguinare l’anima”.

Per tramite del suo personaggio principale, questo commissario Mandelli, pacato, istruito, mai impulsivo che qui incontriamo in un momento delicato della sua vita, l’autore ci racconta di Milano: una città con una ricca storia alle spalle di cui non tutti ne sono a conoscenza. Per esempio la colonna del diavolo a Sant’Ambrogio

È la Colonna del Diavolo, uno dei più antichi retaggi della città. Un monumento unico al mondo, [..] Gli imperatori che venivano incoronati re d’Italia avevano l’obbligo di abbracciarla per suggellare la loro elezione, e altrettanto.

Ma oggi quanti sanno, Mandelli a parte, queste storie? Oggi è una città dove ci si muove di fretta, non ci si ferma mai e si consuma tutto in fretta, le mode, i costumi, le tendenze:

Fino a qualche decennio fa, riflette Mario, a Milano c’era molto meno vento, molta meno gente e, in generale, molto meno di tutto. Nel bene e nel male.

Ora invece è diventata una città del troppo, governata da una bulimia sociale che si nutre di una quotidiana sovrabbondanza di idee, parole e tendenze. La città del trendismo.


Milano, palcoscenico del di queste due indagini, della furia vendicativa da “Grand Guignol” dello spettro, capitale morale del paese ma anche città dove il marcio si nasconde ovunque, non solo per le strade, ma anche nei quartieri del lusso, dove gira tanto denaro con cui si può comprare anche l’anima e l’etica delle persone.

La scheda del libro sul sito di Guanda e il pdf del primo capitolo

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26 dicembre 2022

Le notti senza sonno di Gian Andrea Cerone


Venerdì 21 febbraio

Si muove con la forza elegante di un esercizio d’arte marziale. Una danza perfetta che tocca ogni cosa con accurata lievità. Tavolo, sedie, credenza. Movimenti armonici, ergonomia all’ennesima potenza. Pura estetica domestica. Poltrona, libreria, mensole. Un ninja, un monaco shàolín. Volteggia in una sorta di tranche operativa. Leva la polvere, spruzza, toglie la polvere.

No, non è la descrizione di un maestro di arti marziali, quella che compare nell’incipit del romanzo d’esordio di Gian Andrea Cerone: è una comune scena domestica, di una coppia milanese, lui sprofondato sulla poltrona ad ascoltare il telegiornale, lei invece nel pieno delle operazioni di pulizia. Tutto normale, se non che ci troviamo negli ultimi giorni del febbraio 2020, poco prima del lockdown anzi, nemmeno sapevamo cosa volesse dire quel termine. Sapevamo poco anche del virus, ma sapevamo che sarebbe arrivato anche da noi, sebbene non avessimo ancora capito quanto male ci avrebbe fatto.

La televisione è accesa. Dal primo telegiornale del mattino arrivano notizie concitate. Esperti, virologi, economisti, giornalisti e inviati duellano su tutto.
L’uomo davanti al televisore il male lo conosce bene: commissario Mario Mandelli, coniuge (e ancora innamorato) di Marisa Bonacina in Mandelli, lavora all’UACV, unità crimini violenti della Questura di Milano. Non sa, il commissario Mandelli che i suoi prossimi giorni saranno una lunga e pericolosa corsa contro il male, giorno e notte, in lunghe “notti senza sonno”.

Il lampeggiante del camioncino EnerCargo dell’Amsa illumina a intermittenza la facciata di Cascina Bellaria. Carlos è seduto alla guida.
Tocca a tre operatori dell’Amsa fare la prima scoperta del male: durante la raccolta dei rifiuti, presso il parco di Trenno, in un sacchetto dei rifiuti si imbattono in una mano, femminile per il colore delle unghie. E, come se l’arto amputato non fosse abbastanza, nello stesso sacchetto vengono fuori due bulbi oculari, espiantati dalla loro sede. Ad accompagnare il macabro quadretto, un mazzetto di fiori.

.. un mazzo di fiori tenuto insieme da un nastrino blu, sembrano margherite. Gialle e bianche

È il primo delitto di cui deve occuparsi Mandelli, assieme ai suoi colleghi dell’unità, sapendo che devono fare in fretta: quel ritrovamento non annuncia nulla di buono, significa che la fuori c’è corpo da trovare, che c’è un maniaco che si diverte a lasciare queste tracce, un segnale forse alla polizia. Che si deve stare attenti a non trascurare alcun dettaglio - e questo sarà compito della scientifica – e si deve stare attenti a che nulla trapeli con la stampa.
Mandelli sa che può contare su una squadra all’altezza: lui stesso è un poliziotto cresciuto coi vecchi metodi (e con la passione per i travestimenti, come vedremo nel corso del racconto), ma che sa apprezzare i prodigi della tecnologia e dell’analisi scientifica del crimine. Tanto lui assomiglia ad un Maigret meneghino (che come il più famoso collega parigino, deve trascurare la moglie facendogli venire tanti sensi di colpa), tanto più il suo braccio destro assomiglia ad un poliziottaccio da strada: l’ispettore Antonio Casalegno, detto Norris (come Chuck), un poliziotto d’azione, poco attendo alla forma e al rispetto delle gerarchie, tanto da essere stato mandato a Milano per punizione, dove però Mandelli l’ha messo sotto la sua ala protettiva.
Questo è uno Stone22, concordano Casalegno e Mandelli, secondo una classificazione dei delitti violenti del professor Michael Stone, famoso profiler: il peggior delitto violento in cui imbattersi.
Anche perché le voci che arrivano dall’alto sulla virus non fanno ben sperare: ci sarà da gestire la chiusura di intere aree del paese, con possibili tensioni che le forze dell’ordine dovranno gestire.

«Praticamente mi stai dicendo che dobbiamo dare la caccia a uno psicopatico che mozza le mani e strappa gli occhi alle vittime mentre un’epidemia mortale si sta diffondendo intorno a noi...»

Milano, la città che Mandelli osserva dalla carrozza del metrò, dal finestrino dell’auto di servizio, non è pronta per questa pandemia. Milano la città che corre, che non si ferma mai, dove tutti vanno di fretta. Milano uno spettacolo che Mandelli non si stanca mai di osservare, perché anche quello fa parte del suo mestiere di poliziotto.

Milano è un mondo dove le persone hanno imparato a nascondere il dolore, a vivere in un mondo virtuale, protetto, che tiene fuori i mostri e la violenza. In un mondo così, dove la sofferenza viene anestetizzata a qualunque costo, non riconosci più la sofferenza degli altri: “siamo tutti ciechi”, racconta a se stesso Mandelli, “se non vedi le persone che hanno bisogno, non scatta la solidarietà..”. Mandelli, il poliziotto filosofo.

E poi c’è la rapina in corso Vercelli.
Due uomini, arrivati in moto davanti l’abitazione del gioielliere Pierluigi Panizza, alta borghesia milanese, fanno irruzione nella sua casa, si fanno consegnare i codici della sua cassaforte e si portano via tutti i gioielli. E dopo uccidono con sei colpi di pistola, i primi tre sulla pancia per fare dolore, Panizza stesso. Un delitto e una rapina fatta da professionisti, freddi, lucidi, spietati, organizzati. Un delitto che costringe la squadra di Mandelli a cambiare priorità, temporaneamente e ad occuparsi del morto e della sua famiglia: Panizza aveva una figlia con cui i rapporti erano pessimi, specie dopo la morte della madre. Aveva ancora una gioielleria, che condivideva con un socio. Anche qui, ci sono tutte le piste da seguire, i dettagli della rapina, della scena del crimine, da non trascurare e poi c’è l’opinione pubblica da tranquillizzare, il morto era un nome che contava nella Milano bene.

Questi due casi occuperanno l’eterogenea squadra UACV della Questura meneghina: l’esperto Mandelli e l’impetuoso, anche impulsivo, Mandelli, alle prese con una relazione che lo sta mettendo in difficoltà. La “gigante” Marica Ambrosio, campionessa di giavelotto prima di entrare in polizia, l’esperto di informatica “Mac” Zilli. Il vulcanico anatomopatologo Bencivenni, un toscanaccio capace di fare battute anche nella sala autoptica.
Un’indagine che durerà poco più di una settimana,
dal 22 al 28 febbraio, quando entrambi i casi verranno chiusi, dopo giornate intense di caccia all’uomo e di “notti senza sonno”, andando a perdifiato per le vie di Milano, per fermare questo assassino che lascia queste tracce macabre, apposta perché vengano ritrovare dai poliziotti. Un’indagine che lascerà loro delle cicatrici, perché “il male lascia sempre un’eredità di dolore”, anche quando viene sconfitto. Sono cicatrici sul corpo a volte, per un pallottola, per un colpo di coltello. Ma ci sono altre cicatrici, quelle dentro di noi, che forse solo il tempo può cercare di rimarginare. O forse nemmeno lui.

Lo impareranno Mandelli, ancora innamorato di Isa nonostante le assenze, nonostante la vita difficile. E lo imparerà anche Casalegno, scapolo, con tante relazioni alle spalle, ma alla ricerca di una solidità nella vita.

Alla presentazione nel corso della rassegna letteraria La passione del delitto, a Monticello Brianza, Gian Andrea Cerone ha spiegato che volevo raccontare il male in tutte le sue forme: il male del serial killer, il mostro che uccide per un suo distorto desiderio di giustizia, di riportare l’ordine nel mondo. Poi il male che nasce dentro una famiglia, per le meschinità, le piccole crudeltà, i sotterfugi, tra persone dello stesso sangue. Un male che lascia dentro un segno, anche se alla fine arresti i cattivi:

Alcuni erano cattivi davvero, avidi e senza scrupoli. Altri lo sono diventati per colpa di quello che avevano subito da piccoli. Hanno restituito al mondo lo stesso male che avevano ricevuto...

E infine il male della criminalità organizzata, industria del crimine, ben radicata a Milano e nella Brianza, con cui i poliziotti devono avere a che fare, sporcandosi anche le mani.
Un male che è pericolosamente vicino a noi.

Non fatevi spaventare dalla mole del libro, Notti senza sonno è un noir che scorre veloce, capitolo dopo capitolo: ci sono le indagini, l’azione, la caccia all’uomo, ma c’è spazio anche per le riflessioni dei personaggi del romanzo, molto umani e poco stereotipati. C’è Milano sullo sfondo, una città che Mandelli ama a modo suo, nel bene e nel male. Tanti passaggi della storia mi hanno riportato in mente un altro celebre investigatore milanese, Duca Lamberti di Giorgio Scerbanenco:

Milano è un concetto che s’innerva sotto pelle e induce una dipendenza subdola, quasi inconsapevole. Se sei di passaggio, ne vedi soltanto i pregi. Le luci, le idee, le prospettive. Se invece ci abiti, giorno dopo giorno capisci che è soprattutto permalosa, per sopravviverle devi imparare ad amare anche i suoi difetti, prendere o lasciare.

La scheda del libro sul sito di Guanda Editore, il pdf col primo capitolo.

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