Visualizzazione post con etichetta strade. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta strade. Mostra tutti i post

10 giugno 2024

Report - la sicurezza sulle strade, gli abbattimenti indiscriminati delle bufale e il rischio sismico dei Campi Flegrei

BUFALE SENZIENTI Di Bernardo Iovene

Anziché vaccinare i capi, nel 2019 la regione Campania ha deciso di abbattere tutti i capi che si sospettava fossero ammalati di Brucellosi (almeno il 20% di casi sospetti in un allevamento, questo diceva la legge). Poi nel 2022 il piano è cambiato, anche perché si scoprì che molti dei capi abbattuti non erano ammalati.
La campagna di vaccinazione è stata interrotta nel 2014 in Campania, quando la brucellosi era stata quasi eradicata: dal 2022 la vaccinazione è stata introdotta nuovamente ma solo ai vitelli di 1 anno, gli altri vanno abbattuti.

Gli indennizzi della regione non bastano agli allevatori per ripopolare l’allevamento, che devono anche accollarsi i costi di messa in sicurezza delle stalle.
Ma c’è anche da ripulire i canali d’acqua attorno agli allevamenti, perché il batterio si nasconde lì: la bonifica spetterebbe alla regione e non agli allevatori, molti dei quali trovandosi nuovamente a dover abbattere i propri capi hanno deciso di interrompere la produzione.

Fu l’ex presidente del Consiglio di Stato Frattini il primo a sollevare il problema giuridico degli abbattimenti massivi delle bufale: su 8187 bufale abbattute solo 80 erano state ritrovate positive alla brucellosi nel 2020.
A tutto questo si è giunti perché la regione e l’ASL hanno scelto la politica dei casi sospetti, perché erano metodi facili da gestire: anche per questo Frattini aveva bloccato la pratica degli abbattimenti – lo aveva spiegato a Report in una intervista poco prima di morire – con delle ordinanze che coinvolgevano nelle analisi l’istituto zooprofilattico e l’istituto superiore di Sanità.
Il sospetto della presenza dell’infezione non basta per ammazzare tutti gli animali, anche loro hanno dei diritti: ora l’ASL sta rifacendo le analisi sui capi, ma le norme sugli abbattimenti non sono state revocate.
Dovrebbe essere il ministero della Salute a fare chiarezza, per sospendere i piani di abbattimento: ma tra ministero, commissario straordinario, presidenza della regione, nessuno ha accettato l’intervista.

Report ha così sentito i sindacati degli allevatori, come Coldiretti, che hanno sposato la linea della regione, per il principio del dubbio e per la sicurezza della nostra salute.

Ma allora come mai gli animali macellati, per il principio del dubbio, sono stati destinati al consumo? Quella carne ce la siamo mangiata noi (il macello a cui si è rivolta la regione faceva riferimento al gruppo Cremonini).
I problemi degli allevatori campani sono arrivati in Parlamento: i deputati chiedono la fine del commissariamento della regione, la fine del piano di eradicazione voluto da De Luca, anche perché nel frattempo gli allevatori hanno iniziato uno sciopero della fame.
Il ministero ha nominato un nuovo commissario, ma non è cambiato nulla: a Report parla il presidente del coordinamento degli allevatori, gli allevatori vogliono i numeri senza doversi ogni volta rivolgere alla magistratura.

NEL POSTO GIUSTO Di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella

Il servizio sulla sicurezza nelle strade è cominciato con la storia di Francesco Valdisseri, investito da una macchina mentre camminava su un marciapiede, nel posto giusto. Era la ragazza al volante della macchina che l’ha ammazzato ad essere nel posto sbagliato: colpa dell’eccessiva velocità e dello stato di ubriachezza, in una strada dove pochi rispettano i limiti di velocità, via Cristoforo Colombo.
3159 sono stati i morti in un incidente stradale nel 2022: dieci morti l’anno tra ciclisti e automobilisti, senza contare i feriti.
L’introduzione del tutor e della patente a punti aveva ridotto il numero dei morti, nei primi anni duemila erano a 7000 circa, poi però sono saliti, anche per colpa delle scelte politiche fatte.
A giugno scorso il governo ha dato via libera al nuovo codice della strada, toccando anche il tema degli autovelox: per mettere a norma la “giungla” degli autovelox, accusando velatamente i comuni di fare cassa con questi controlli.
Eppure le evidenze raccolte da Report, con la polizia locale di Verona, di Ravenna, dicono il contrario: l’effetto deterrente sugli automobilisti fanno si che le multe dopo una impennata iniziale, si stabilizzano.

Salvini si è basato sul lavoro di un sito scdb (secondo cui in Italia ci sarebbe il 10% degli autovelox nel mondo), che però da numeri che non convincono, perché non contano tutte le nazioni: così Salvini, attento alla pancia del paese e del suo elettorato, ha deciso di limitare l’installazione di autovelox, nelle città sotto i 50 km orari.

Per controllare la velocità servono le pattuglie, secondo il decreto Salvini, siccome però mancano le pattuglie per tutte le scuole, queste rimarranno senza controlli.

Ma gli autovelox bloccano le città, l’economia, creano code? Ad Olbia la giunta di centro destra ha imposto per la prima volta diverse strade a 30 km all’ora.
Il decreto Salvini azzoppa il suo provvedimento? “Metto l’autovelox mobile, metto il telelaser e il controllo lo faccio, non possono essere vietati, altrimenti quando muore un bambino perché uno stava correndo, chi paga? Paga il ministero? Io non penso che il DG del ministero dei traporti che ha predisposto la direttiva abbia voglia di avere sulla propria coscienza un morto in più.”
“La destra fa un codice della strada di destra” è il commento di Luca Valdisseri “dove la parte repressiva e punitiva è molto forte, la parte di controllo della velocità è assente. Ringrazio Salvini di essersi occupato del tema, però ci volevano dei correttivi anche su quella parte che il suo elettorato vede con meno piacere ..”
Noi siamo uno dei pochi paesi che segnalano prima la presenza di un autovelox: “la gestione in Italia degli autovelox è demenziale …”

Sugli autovelox si è abbattuta una sentenza della cassazione, sulla loro approvazione e non omologazione: il processo di approvazione in uso non equivale alla sua omologazione, una falla che rischia di mettere nei guai molti comuni italiani, le prime 20 città italiane nel 2023 hanno incassato dalle multe per eccesso di velocità circa 73 milioni di euro che servono soprattutto per rifare illuminazione pubblica, manti stradali e manutenzione.
Diversi comuni hanno spento i loro autovelox, dovendo scegliere tra la tutela della sicurezza e il dover pagare i ricorsi ai cittadini, hanno scelto la seconda strada: toccherebbe al ministero fare le omologazioni, ma stiamo ancora aspettando da 30 anni.
La scelta del ministero di Salvini è stata politica, così nel paese sono nati diversi giustizieri degli autovelox, come Fleximan, che hanno abbattuto diversi dispositivi, costringendo le amministrazioni a dover fare altre spese per la loro ricollocazione.

Perché gli autovelox salvano vite umane: un incidente stradale non è una cosa ineluttabile, la narrazione contro gli autovelox è stata intossicata dalla politica per accontentare quegli automobilisti restii ai controlli.

Altro che mito di Fleximan, c’è di mezzo la tutela della vita delle persone.

Nelle 16 ore della morte, nel fine settimana, si sono concentrate 374 morti tra il 2022 e il 2023: sono le ore in cui le pattuglie della polizia monitorano le strade della movida, per controllare gli automobilisti, ma ci sono chat e app dove si segnalano i posti di blocco.

Sono chat dove i messaggi si distruggono dopo poche ore: uno dei gruppi Telegram di Verona riesce addirittura ad anticipare dove si piazzeranno i posti di blocco,

Siamo un paese di furbi, sulla pelle delle persone: queste app per evitare le multe, come Waze comprate da Google, sono alimentate dagli utenti stessi, che fanno da palo quando vedono un posto di blocco.

Il ministero dell’Interno dovrebbe bloccare queste app, vietando la pubblicazione di zone e orari dove ci sono posti di controllo: Google perderebbe fatturato se togliesse questa app, dunque perché farlo?

Le auto moderne sono più sicure, con tanti airbag, ma la presenza di display enormi, di tipo touch, rischia di creare problemi di distrazione ai guidatori: Euro NCAP, la società che certifica la sicurezza delle auto ha lanciato il suo allarme contro questi touch screen e le aziende automobilistiche potrebbero perdere tutte le stelle.

L’Europa aveva invitato tutti i paesi a produrre un piano nazionale di sicurezza stradale, per arrivare nel 2050 a 0 morti sulla strada: il ministro Giovannini aveva elaborato un suo piano, ma con l’arrivo del ministro Salvini è cambiata la composizione del comitato per la sicurezza stradale, i cui componenti sono stati nominati solo a fine 2023.
Questo comitato per il coordinamento del piano per la sicurezza non si è mai riunito: siamo molto lontano dalla riduzione del 50% dei morti entro il 2030.

Il piano Giovannini prevedeva anche un osservatorio nazionale sugli incidenti, ma in assenza di un tale strumento nazionale, sono le associazioni delle vittime della strada che devono colmare la lacuna. Scoprendo che i dati sui morti sulle strade sono sottostimati: in Italia non riusciamo nemmeno a contare i morti sulle strade (per circa il 10%), compito che spetterebbe ad Istat che si nasconde dietro il meccanismo contabile degli incidenti usati nel resto dell’Europa.
Mentre nel resto dell’Europa il numero di incidenti stradali è in calo e il numero di morti è sceso del -9%, in Italia stiamo andando in direzione contraria: tutto questo perché il piano della sicurezza stradale non prevede obblighi.

Ma in Italia non riusciamo nemmeno a creare le zone a 30km all’ora nelle città: contro questi limiti è partita una guerra ideologica, anche da questo governo, contro le città che avevano iniziato questa strada, come Bologna.
Piste ciclabili allargate, isole salvagenti per le persone, dossi per rallentare la circolazione delle auto, proteggere le persone, i ciclisti e non lasciare che le strade urbane siano piste.
Il sindaco Lepore è stato accusato di ammazzare l’economia: questi argomenti sono stati ripresi dal ministro Salvini che parla di scelta ideologica, di code di automobilisti, di maggiore inquinamento..
A Bologna si è creata una unione tra ex gruppi no vax e gruppi contrari ai limiti di velocità, saldati con l’estrema destra.

Anche i tassisti si lamentano di questi limiti, lamentando delle minori corse: il viceministro Bignami ha sostenuto la battaglia dei tassisti contro la direttiva della città a 30 km orari.
Ma ad Olbia, dove ci sono intere zone con questi limiti, non si è mica bloccata l’economia e la città: qui si sono registrati meno morti, dopo i nuovi limiti.

Tutta una questione elettorale per le europee, spiega così il sindaco di Olbia la scelta di Salvini.

Come funziona all’estero?
A Valencia la città a 30 km/ora ha reso la città più sicura, a misura d’uomo, si sono solo ridotti i tempi di consegna delle merci.

Qui si è puntato tutto su mezzi pubblici e bici: anche i tassisti sono felici di questi limiti perché con meno macchine in circolazione ci sono meno ingorghi.

Questi limiti sono presenti a Bruxelles, a Graz, Helsinki, Glasgow, Budapest.

Cosa c’è dentro il nuovo codice della strada?
Ci sono strette contro chi guida in stato di ebrezza, chi guida sotto l’uso di stupefacenti, contro chi guida col cellulare in mano. Multe più alte per eccesso di velocità.
Ma c’è dell’altro: ai neopatentati è consentito guidare auto più potenti, si fanno degli sconti a chi fa più infrazioni.

ACI è stata ispiratrice di queste norme, proprio Aci offre corsi di sicurezza alla guida.

Per controllare la velocità servono controlli, ma senza autovelox ci si basa solo sulle pattuglie della polizia locale e stradale: in questi anni però sono stati chiusi diversi reparti di polizia stradale nell’ottica del risparmio.

Sarebbe stato interessante ascolta il punto di vista di Salvini e del suo direttore generale, che però hanno declinato la richiesta.

Se vogliamo cambiare rotta sui morti nelle strade bisogna investire nelle strade, sui cartelli, ma va cambiata la cultura di chi si mette alla guida, non rispettare i limiti di velocità non rende fighi, non è un concetto di libertà. Di mezzo c’è la vita delle persone.

SEDUTI SUL VULCANO Di Giulia Presutti

La popolazione che vive nella zona dei Campi Flegrei deve convivere le scosse dei terremoti, vivono sopra un’enorme caldera che abbraccia diversi comuni attorno a Napoli, con 30 bocche eruttive attorno a cui negli anni sono state costruite tante case.
Ci sono 500-600 mila persone a rischio, racconta Mario Tozzi, invitando ad occuparsi della struttura e della sicurezza delle case.

Lo scorso anno il governo Meloni ha emanato un decreto per verificare lo stato delle abilitazioni, come quelle attorno alla solfatara di Pozzuoli, case che da una parte si affacciano sul golfo di Pozzuoli e dall’altra parte sull’inferno della solfatara.

A Pozzuoli non hanno ancora fatto controlli sulle case, per capire se sono in grado di sopportare le scosse: sono così i proprietari a chiamare i vigili del fuoco che verificano lo stato delle case.
Nel decreto campi Flegrei erano previsti 4ml per gli edifici privati e 800 per gli edifici pubblici: ma il decreto non prevede fondi per risistemare le case, prima va fatta una fotografia dell’esistente.
La situazione oggi è che, chi può, dorme fuori casa, gli altri dormono col pensiero della scossa.

Mancano i controlli alle case, manca un vero piano di evacuazione, manca una vera esercitazione per la popolazione per spiegare loro come comportarsi in caso di sisma.
Nel 2019 circa 4000 cittadini parteciparono ad una esercitazione in caso di allarme per eruzione vulcanica: i piani di previsione dei terremoti hanno una percentuale di prevedere l’evento pari al 20%, non è possibile essere certi di una previsione al 100%.

Oltre al problema della previsione dello scenario, c’è il tema dell’accoglienza: le persone dell’area interessata finiranno anche fuori regione, nelle regioni gemellate, per evacuare in 72 ore 500mila persone. Ma non tutte le regioni non sono ancora pronte, alcune prevedono di ospitare le persone nelle tende.

09 giugno 2024

Anteprima inchieste di Report - la sicurezza sulle strade, gli abbattimenti indiscriminati delle bufale e il rischio sismico dei Campi Flegrei

Report tornerà ad occuparsi di bufale (dopo il servizio del 2022), non le false notizie fatte uscire sui giornali o sui social, ma gli animali fatti abbattere in Campania dopo l’infezione da Brucellosi e Tubercolosi.

Poi un servizio sulla sicurezza sulle ns strade.

L’abbattimento delle bufale in Campania

Dopo la scoperta dei focolai di brucellosi, erano partite dalla regione Campania le ordinanze per l’abbattimento dei capi infetti, nel frattempo sono state chieste ulteriori analisi sugli animali da parte dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’istituto Zooprofilattico di Brescia. A marzo 2024 erano state annullate da due sentenze del Consiglio di Stato che annullano gli abbattimenti e che riguardano 700 bufale, ancora vive e che vivono non isolate dagli altri animali – come racconta l’avvocato Sasso – perché il Consiglio di Stato ha annullato i provvedimenti anche per l’isolamento.

Vincenzo Caporale è il presidente dell’istituto Zooprofilattico di Teramo, a Report spiega come queste sentenze dicono molte cose: “non è pensabile che si possa procedere ad abbattere se prima non si è davvero avuta la certezza che in quell’allevamento è davvero presente l’infezione”.
Fino ad oggi bastava il sospetto: il Consiglio di Stato ha riconosciuto che l’abbattimento totale non era una misura proporzionale al rischio esistente.
Quindi per abbattere intere mandrie servono analisi di verificazione con metodi diversi per la conferma, la controprova ed è quella che cerca il signor il signor Windisch-Graetz, un allevatore le cui bufale sono in isolamento ormai da 4 anni: la storia delle sue bufale è paradossale, dopo le prime analisi positive, la ASL le aveva rifatte per un errore formale e in quel caso uscirono tutte negative, però non hanno mai ritirato l’ordinanza di abbattimento.
Quindi, spiega il servizio di Bernardo Iovene, nel caso in cui siano state rifatte le analisi con lo stesso metodo o con incroci diversi l’infezione è sparita.

Cosa rispondono di quanto successo Copagri e Coldiretti: tutte e due le associazioni si rifanno a quanto è stato scritto dalle ASL, coi capi da abbattere per il “sospetto” del contagio, senza nessuna remora sul dover uccidere animali “senzienti” che non si sa se siano veramente malati.
Ma dietro questi abbattimenti imposti dal’ASL c’è anche la beffa: nel caso delle bufale dell’allevamento della famiglia Noviello, la carne delle bufale abbattute è stata destinata al consumo: un qualcosa che aveva stupito, negativamente, perfino lo stesso presidente Frattini.
Per la famiglia Noviello è stata una beffa: le loro bufale considerate positive col beneficio del dubbio sono state destinate all’abbattimento, ma nel certificato di abbattimento l’ASL scrive che la carne poteva essere destinata al consumo. Come è possibile che carne proveniente da animale sospettati di essere positivi alla brucellosi siano finiti sulle nostre tavole?

“Come è possibile che questi controlli veterinari scriva nero su bianco che la carne di un animale malato di brucellosi, magari non è una medicina ma non fa niente? Io una cosa del genere non l’ho mai letta” è stato il commento di Frattini (l’ex presidente del Consiglio di Stato deceduto nel dicembre 2022).

Alcuni allevatori sono arrivati allo sciopero della fame, come forma di protesta contro la decisione dell’abbattimento delle bufale: “quando si arriva a questo punto c’è davvero qualcosa di cui preoccuparsi e i parlamentari che stanno sul territorio non possono girare la testa dall’altra parte” commenta il deputato di AVS Francesco Mari. Sotto la sede del ministero della salute il 16 aprile gli allevatori hanno cominciato lo sciopero della fame uniti in un coordinamento per la difesa degli allevatori bufalini presieduto da Gianni Fabris: “abbiamo costituito comitati tecnico scientifici, siamo andati a Bruxelles a porre le questioni, il parlamento si è espresso, ora bisogna agire e per agire va nominato il commissario nazionale dandogli i compiti precisi ..”
Dopo 14 giorni di sciopero della fame, Fabris ha accusato un malore, viene soccorso e gli viene consigliato di riprendere l’alimentazione, ma decide di continuare la sua protesta, in attesa di una risposta dal ministero che ancora non era arrivata.
“Abbiamo fame, fame di soluzioni, fame di diritti, fame di democrazia ..” il commento amaro.
A sorpresa il 7 maggio alla conferenza stampa sul DL sull’agricoltura e pesca finalmente arriva la risposta: il ministro Lollobrigida annuncia la nomina di un commissario per il contrasto alla brucellosi, ponendo fine così alla propesta di Fabris e degli altri allevatori campani.
Ma cosa è cambiato nella sostanza? Risponde Fabris: “Abbiamo trovato una chiusura totale, fino al fatto i nostri interlocutori invece di risponderci o chiudevano la porta in faccia o raccontavano bugie: persino davanti alla commissione di indagine del parlamento, agli atti, sta scritto che l’Europa è contraria, impedisce la vaccinazione, sapendo di sostenere il falso. Questi nominano il commissario Cortellessa per applicare un piano che fallisce.. non è quello il suo mandato, applicare il piano della regione o di cambiare i piani della regione ”

La scheda del servizio: BUFALE SENZIENTI

Di Bernardo Iovene

Collaborazione Lidia Galeazzo, Greta Orsi

Brucellosi e Tubercolosi sono le infezioni che stanno decimando gli allevamenti di bufale in provincia di Caserta. Fino al 2013 i capi si potevano vaccinare e le malattie erano quasi sparite, dal 2014 il nuovo piano ha stabilito di adottare l’abbattimento per eradicare le infezioni e ha abolito la vaccinazione, da allora sono andate al macello quasi centomila bufale e hanno chiuso oltre 300 aziende. Gli allevatori sono sul lastrico e chiedono nuovi metodi di analisi visto che il 98,5 per cento delle bufale post mortem risulta sano e va sul mercato della carne bovina gestito dai macelli che ne traggono vantaggio. L’inchiesta parte dalla situazione degli allevamenti sul territorio e si sviluppa sulle contraddizioni riscontrate dal Consiglio di Stato che ha ordinato ulteriori analisi per 2 allevamenti che hanno fatto ricorso, da cui è emerso che quelle 700 bufale condannate alla macellazione in realtà erano sane. La Regione Campania non indietreggia e, sotto la spinta degli allevatori, il ministro della Salute ha nominato un commissario nazionale che secondo gli allevatori dovrebbe sancire il fallimento del piano regionale

La sicurezza sulle strade

Mandiamo i militari a pattugliare le strade delle città italiane perché i cittadini chiedono sicurezza. Ma poi, sulle strade, sui marciapiedi, ciclisti, pedoni, automobilisti non sono al sicuro. Come non era al sicuro Francesco ValdiserriFrancesco Valdiserri che la sera del 19 ottobre 2022 mentre camminava sul marciapiede di via Colombo a Roma venne travolto da un’auto che gli piombò alle spalle, uccidendolo sul colpo. Alla guida c’era una ragazza di 22 anni che poi risulterà essere positiva all’alcol test.


“La cosa che personalmente mi fa più male è pensare a quante cose gli sono state tolte , quante esperienze, quanta musica non ha potuto sentire, quante cose non ha potuto scrivere ” racconta il padre Luca a Report. Francesco era un appassionato di calcio, nella vita come nello sport stava dalla parte dei più deboli, per lui un giorno anche la nazionale del Togo avrebbe potuto vincere i mondiali di calcio. Si era iscritto al primo anno di università, studiava musica, letteratura e spettacolo, aveva scelto le note delle canzoni per esprimersi, con la sua band di cui era il cantante.
È stato un incidente quello di Francesco? “Francesco era sul posto giusto, su un marciapiede” ha risposto il padre “oggettivamente pensi di essere al sicuro, era una delle raccomandazioni che non gli ho mai fatto .. era la ragazza che l’ha ammazzato, lei era nel posto sbagliato, per cui no, non è stato un incidente. È stato un errore dovuto all’immensa sopravvalutazione delle proprie capacità. Ha cercato di fare una manovra per girare a destra, poi a quella velocità e nelle condizioni in cui era nemmeno Lecrerc o Verstappen avrebbero potuto controllare la macchina.. ”.
La macchina andava tra i 70 e gli 80 km all’ora: viale Cristoforo Colombo è una sorta di autodromo urbano con limiti di velocità tra i 30 e i 50 km/ora che però quasi nessuno rispetta, soprattutto la notte: su questa strada sarebbero serviti gli autovelox, “però noi non possiamo pensare di ridurre il numero dei morti se non riduciamo la velocità. Mentre io sono sicuro al 100% che non tutti sono alla guida ubriachi o alla guida drogati o con lo smartphone, penso che un buon 80% degli italiani non rispetti i limiti di velocità. Per cui statisticamente credo che la velocità sia il primo problema in questo caso..”

Eppure la politica di questo governo sta andando in direzione diversa: il consiglio dei ministri ha dato mandato al ministero delle infrastrutture di emanare un regolamento che metta un po’ di ordine nella giungla degli autovelox, quelli poco amati da parte degli automobilisti, quelli abbattuto da fleximan e per questo considerato da alcuni di loro come un eroe.

Per accompagnare il provvedimento il ministero delle infrastrutture ha pubblicato delle slide, in una si accusano i comuni di usare gli autovelox in modo truffaldino, “basta la truffa degli autovelox, via gli impianti mangiasoldi..”
Ma è veramente così? “è una cosa offensiva” risponde il comandante della polizia locale di Verona Luigi Altamura “noi abbiamo dei dati statistici che ci indicano un numero di morti e feriti che è crollato dopo che sono state installate le postazioni con autovelox”.
Non è vero che a Verona si fa cassa con gli autovelox: “abbiamo avuto una ispezione dal ministero e l’abbiamo superata dimostrando che il 50% delle somme incassate dal nostro comune sono state impiegate per la sicurezza stradale e lo devono fare tutti i comuni italiani..”
Marco Granelli, assessore a Milano, ha rappresentato l’Anci in un’audizione davanti le commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera sul tema della sicurezza urbana: “che ci sia stato qualche elemento nel passato, non tarato che ha causato problemi è vero, oggi però tutti gli autovelox vengono posizionati in determinate località sulla base di uno studio ..”

L’autovelox, con i segnali che ne indicano la presenza, sono in deterrente per limitare gli eccessi di velocità, sono uno strumento che salva vite umane: in una prima di fase di installazione possono esserci degli aumenti degli introiti, ma poi questi calano vertiginosamente – spiega a Report la comandante della polizia municipale di Ravenna.
Col decreto legge di Salvini sugli autovelox non si potranno più mettere questi controlli vicino a scuole ed ospedali, per salvare il portafoglio degli italiani e l’anarchia dell’autovelox ovunque – spiega il ministro sui social (ormai sdoganati a canale di comunicazione istituzionale): “la sicurezza prima di tutto ma senza tassare e tartassare gli italiani”.

Basta autovelox sugli stradoni dunque, sebbene siano queste le strade più a rischio per le violazioni dei limiti di velocità, col nuovo decreto Salvini, davanti a luoghi a rischio come scuole ed ospedali dove i limiti spesso sono già scesi a 30km/ora, in base al nuovo testo i comuni non potranno più usare gli autovelox.

Sotto i 50km orari nelle città non si può controllare con autovelox il rispetto della velocità – spiega l’esperto di mobilità sostenibile Andrea Colombo – ma è possibile farlo solo con la pattuglia dei vigili che contesta sul momento che significa ridurre enormemente l’efficacia deterrente.
In una città servirebbero decine di pattuglie che fermano un guidatore alla volta, cosa impensabile, dunque la maggior parte delle scuole non sarà protetta.
Inoltre il DL Salvini prevede che per le postazioni mobili di autovelox che oggi non devono essere concordate saranno sottoposte anch’esse ad un accordo con la prefettura.
Ad Olbia il sindaco di centrodestra Settimo Nizzi è stato il primo ad abbassare nella sua città i limiti a 30 km /ora nel 90% del territorio comunale.
Il decreto Salvini azzoppa il suo provvedimento? “Metto l’autovelox mobile, metto il telelaser e il controllo lo faccio, non possono essere vietati, altrimenti quando muore un bambino perché uno stava correndo, chi paga? Paga il ministero? Io non penso che il DG del ministero dei traporti che ha predisposto la direttiva abbia voglia di avere sulla propria coscienza un morto in più.”

“La destra fa un codice della strada di destra” è il commento di Luca Valdisseri “dove la parte repressiva e punitiva è molto forte, la parte di controllo della velocità è assente. Ringrazio Salvini di essersi occupato del tema, però ci volevano dei correttivi anche su quella parte che il suo elettorato vede con meno piacere ..”
Noi siamo uno dei pochi paesi che segnalano prima la presenza di un autovelox: “la gestione in Italia degli autovelox è demenziale ”

Vincenzo Iurillo ha pubblicato una anticipazione del servizio sul Fatto Quotidiano:

Il senso di Salvini per la sicurezza stradale: guerra agli autovelox e alle città 30 all’ora

DI VINCENZO IURILLO

La guerra di Matteo Salvini agli autovelox ed alle “città 30” (dove il limite di velocità è stato ridotto a 30 km/h), e il ritardo ultratrentennale del suo ministero ad emanare le specifiche tecniche per l’omologazione dei rilevatori di velocità, sono al centro della puntata di Report che andrà in onda stasera su Rai 3. Il servizio di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella spiega perché nel 2024 in Italia è in corso una nuova impennata di morti e feriti per incidenti, e siamo precipitati dal 13° al 19° posto nella classifica europea per la sicurezza stradale. È purtroppo anche il frutto di una volontà politica che ritiene gli autovelox strumenti “truffa” – definizione mutuata da una slide del ministero dei Trasporti che ne illustra il nuovo regolamento –, usati solo per far cassa ai danni dei cittadini, e finisce così per incitare un clima di illegalità.

Tanto che nel nord est qualcuno ha cominciato ad abbatterli, ed è nato il mito di “Fleximan”. Lo ricorda Marco Scarponi, della fondazione intitolata al fratello Michele Scarponi e vincitore del Giro d’Italia 2011, ucciso nel 2017 da un furgone che non aveva rispettato un segnale di stop. Scarponi gira per le scuole incontrando i ragazzi per sensibilizzarli contro la guida spericolata, e in una scuola ha scoperto che alcuni disegnavano Fleximan come un eroe: “Il nostro – dice – è il Paese che continua a dire che la morte sulla strada è accettata”.

La scheda del servizio: NEL POSTO GIUSTO

Di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella

Collaborazione Evanthia Georganopoulou

In Italia nel 2022 sono stati registrati 3159 morti e più di 223mila feriti per incidenti stradali. In tutta Europa nello stesso anno quasi 21mila persone sono morte per collisioni stradali, i feriti sono diversi milioni. Per questo la Commissione Europea ha lanciato una serie di azioni per dimezzare morti e feriti entro il 2030. Anche l’Italia partecipa con un suo piano nazionale, che però stenta a partire. Anzi, il comitato di indirizzo non ha mai fatto una riunione operativa. Così, se nel resto d’Europa la riduzione delle vittime fra il 2019 e il 2022 è del 9%, l’Italia invece non ha visto alcun miglioramento. Anzi la tendenza del 2024 mostra un importante aumento di morti e feriti. È una pura fatalità? No. Le cause sono guida distratta o sotto effetto di stupefacenti, tecnologie pericolose, il mito della velocità. Ma anche città progettate male, leggi ormai datate, carenza di organico delle forze dell’ordine e una guerra culturale alle multe che ha prodotto il fenomeno Fleximan, l’antieroe che distrugge gli autovelox. Nei primi anni duemila invece con l'introduzione del tutor e della patente a punti i morti erano stati dimezzati. Report dedica una inchiesta speciale al tema della sicurezza stradale, mentre il Senato sta per approvare un nuovo codice della strada che non è esente da contraddizioni. Vedremo anche alcune nuove coraggiose politiche della mobilità che sono capaci di fare la differenza.

Il rischio sismico attorno al Vesuvio

Inutile nasconderci: la zona attorno ai campi Flegrei è una zona sismica, ma nonostante questo negli anni si è costruito tantissimo. Sotto quel terreno c’è una profonda pressione che preme e rigonfia, creando spaccature e fratture nella terra che generano dei piccoli o grandi sisma.
I geologi, come Mario Tozzi, sono convinti che queste scosse continueranno, potrebbero anche crescere come magnitudo, fino a livello 5.
Sotto questa terra a premere si sono fluidi e gas generati dal magma che sta in profondità: quella dei Campi Flegrei è una enorme caldera, una depressione vulcanica larga 12-15 km che comprende i comuni di Monte di Procida, Bacoli, Pozzuoli e Quarto, parte di Giuliano e Marano più i quartieri di Bagnoli, Fuorigrotta, Posillipo, Soccavo e Pianura a Napoli. All’interno della caldera si trovano 30 bocche eruttive, la solfatara è una delle più note perché assomiglia ad un vulcano, gli altri sono stati cancellati, in uno c’è un ippodromo, in un altro c’è un ospedale, una base militare – spiega Mario Tozzi alla giornalista di Report.

Sulle bocche eruttive abbiamo costruito, quella è una zona densamente popolata: ci sono 500-600mila persone a rischio, dove per rischio si intende la probabilità che un evento arrivi e i beni e le persone che sono esposte, dunque è l’area a maggiore rischio vulcanico del Mediterraneo.

Se parliamo del rischio sismico – continua Mario Tozzi - è bene mettere a posto le case, non è il terremoto che ti ammazza, è sempre la casa costruita male.

La scheda del servizio: SEDUTI SUL VULCANO

Di Giulia Presutti

Collaborazione Norma Ferrara

A Pozzuoli il 20 maggio la terra ha tremato 150 volte: la scossa più forte ha raggiunto magnitudo 4.4 con epicentro a circa due chilometri dalla superficie. Gli abitanti sono dovuti uscire da casa e alcuni, per i danni subiti dagli edifici, non sono più rientrati.

Ai Campi Flegrei vivono circa 500mila persone, in un'area che insiste su una caldera vulcanica larga dai 12 ai 15 chilometri e comprende i comuni di Pozzuoli, Bacoli, Quarto, parte di Giugliano e Marano e diversi quartieri di Napoli. L'attività del magma e dei gas nel sottosuolo provoca un innalzamento del terreno di 2 cm al mese e, di conseguenza, le scosse di terremoto che negli ultimi mesi sono state avvertite continuamente dai residenti. Cosa stanno facendo le istituzioni per mettere in sicurezza gli edifici? Il Decreto-legge Campi Flegrei approvato a ottobre 2023 prevedeva uno stanziamento di circa 45 milioni di euro per le verifiche sull'edificato pubblico e privato. Le verifiche sono state fatte? E nel caso di uno scenario ancor più grave, quello dell'eruzione vulcanica, quali sono le misure previste per mettere in sicurezza 500mila persone? Esiste un piano di evacuazione messo a punto dalla Protezione Civile, con gemellaggi stipulati tra ogni Comune dei Campi Flegrei e una Regione nel resto d'Italia. Ma le Regioni sono pronte?

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.