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30 maggio 2022

Anteprima inchieste di Report – il bonus edilizio, la guerra in Ucraina e la guerra per Twitter

Il bonus edilizio è stata veramente il più grave scandalo italiano? E come mai è potuto accadere?

Report torna ad occuparsi della pista nera dietro le stragi di Capaci e via D’Amelio, dei profughi ucraini in Polonia. Nell’anteprima Report si occuperà dell’acquisizione (o del suo tentativo) di twitter da parte di Elon Musk.

Cosa non ha funzionato sul bonus edilizio



Il superbonus edilizio (che fino ad oggi è costato 30 miliardi allo stato) è una opportunità, per rilanciare l’edilizia, per rimettere a norma parte delle costruzioni in Italia, oppure la più grave frode della repubblica italiana (parole del ministro Franco)? Il servizio di Luca Bertazzoni è partito dalle zone colpite dal sisma del 2016 in Umbria e nelle Marche, “l’Italia colpita al cuore, l’Italia che non muore”, citando la canzone di De Gregori che accompagna il servizio. Paesi come Amatrice, ancora da ricostruire, compreso il palazzo del comune: a sei anni dal terremoto che è costato la vita a 300 persone il paese ancora desolante, “un paese che non c’è più .. ad oggi nel centro storico è partito un unico cantiere e conto di farne partire due o tre nel giro di breve tempo. È stato ricostruito solo il 15%, c’è stata una prima partenza forte della ricostruzione, poi c’è stato un fermo causato dagli incentivi fiscali che hanno drogato il mercato per il bonus edilizio, che ha penalizzato tantissimo la ricostruzione, tant’è che le ultimamente le pratiche presentate sono pochissime” – racconta a Report il sindaco.
Nel gennaio scorso l’inchiesta free credit della Guardia di Finanza di Rimini ha scoperto una maxi frode ai danni dello stato che ha portato all’esecuzione di 35 misure cautelari e 12 arresti con accuse che vanno dalla truffa aggravata al riciclaggio.
La finanza ha scoperto, indagando sui titolari delle imprese di costruzione coinvolte, del denaro contante, nascosto dentro delle botole, di denaro riciclato in lingotti d’oro, in criptovalute, queste persone stavano comprando delle società. Sui loro conti, nel giro di pochi mesi si passa dal caricamento di poche decine di migliaia di euro, a centinaia di migliaia di euro, milioni di euro per arrivare a fine estate a centinaia di milioni di euro. Tutti crediti fittizi per opere mai realizzate.

Report ha seguito il lavoro degli investigatori che si sono messi sulle tracce di queste truffe, che vengono pedinati nei loro spostamenti con mezzi dotati di telecamere (chiamati balene): il bonus edilizio ha portato tanto lavoro anche a questi investigatori privati, incaricati da condomini che avevano affidato il superbonus a delle ditte che, poco dopo, si erano rese irreperibili (della serie, prendi i soldi e scappa).

Ma a chi è arrivato il bonus edilizio? A quante seconde case? È stata una misura per ricchi? All’Enea (l’agenzia per le nuove tecnologie e risparmio energetico) – a cui si è rivolto Luca Bertazzoni - non hanno i dati per dare una risposta a queste domande, nemmeno quanti lavori sono stati fatti in periferia o in centro storico in una città come Roma. Il governo non lo ha chiesto e loro questo lavoro non lo hanno fatto.

La scheda del servizio: 110 E LODE di Luca Bertazzoni

Collaborazione Edoardo Garibaldi

Una delle più grandi truffe della storia della Repubblica”: così il Ministro dell’economia Daniele Franco ha definito le frodi generate dai bonus edilizi concessi dallo Stato. Finora la Guardia di Finanza ha scoperto 4,4 miliardi di euro di crediti fittizi derivanti da lavori mai effettuati da imprese di costruzioni. Proprio per i bonus, abbiamo assistito a un boom, da maggio 2020 a oggi ci sono 45mila imprese in più che operano in edilizia. Report è andato a vedere come queste imprese lavorano in un settore che ha vissuto un’impennata dei prezzi da quando è stata introdotta questa misura, che è già costata allo Stato italiano quasi 30 miliardi di euro. E poi un viaggio a San Severo, in provincia di Foggia, alla ricerca di “mister miliardo”.

La pista nera dietro le stragi di Capaci e via D’Amelio.

Report questa sera torna ad occuparsi della stragi che hanno insanguinato la Sicilia nell’estate del 1992 (e l’Italia nel 1993), ripartendo dal servizio di Paolo Mondano andato in onda lo scorso anno “Il vertice delle stragi”, sull’incontro in cui mafie, massoneria, estrema destra e servizi avrebbero deciso e pianificato la strategia della tensione a colpi di bombe con cui condizionare la politica in quegli anni di fine prima repubblica.
Nello scorso lunedì lo stesso Mondani nel suo servizio aveva tirato fuori un documento e delle testimonianze, rimasto nel cassetto, circa la presenza del terrorista Stefano Delle Chiaie a Capaci nei giorni precedenti la strage e dei suoi incontri coi boss mafiosi.

Seguendo queste nuove piste investigative si affacciano nuovi volti tra i responsabili delle bombe, oltre a Delle Chiaie anche il venerabile maestro della Loggia P2, Licio Gelli, oltre ai vertici della cupola corleonese, pezzi dei servizi e altre parti dello stato. Come quelli responsabili del più grave depistaggio della storia italiana, quello della falsa pista Scarantino, messo in piedi dai poliziotti del Questore La Barbera: un depistaggio che serviva a spostare l’attenzione degli inquirenti lontana dai veri responsabili, come i Graviano. Possiamo veramente pensare che gli obiettivi delle bombe della primavera estate 1993 arrivassero da Riina, Provenzano o Bagarella?

Anche la scelta di quel nome, Falange armata, la sigla che rivendicò quegli attentati (come anche gli omicidi dell’educatore Mormile, i delitti della Uno Bianca) non è casuale: porta dritto al cuore nero delle istituzioni italiane, testimonia una precisa volontà di disinformazione.

Falcone era stato ossessionato da Gladio e dalla pista nera, su cui aveva indagato per l’omicidio del presidente della regione Sicilia Piersanti Mattarella, che indagò i due estremisti nero Cavallini e Giusva Fioravanti e nel 1989 interrogò l’estremista Roberto Volo: era il miglior amico di Francesco Mangiamelo – racconta il pm Tartaglia a Report – che verbalizza con Falcone di aver saputo da Mangiameli che l’omicidio di Piersanti Mattarella è stato realizzato da Fioravanti e Cavallini e che questa decisione nasce da una volontà politica e massonica che lui ascrive in quei verbali interamente alla volontà di Licio Gelli di arginare definitivamente l’apertura a sinistra della DC e di interrompere quel nuovo tentativo di riprendere il vecchio discorso lasciato in sospeso con il sequestro Moro. Dice anche Volo a Falcone, e siamo nel 1989, che tutte queste cose le sa non solo perché amico di Mangiameli, ma perché appartiene ad una organizzazione paramilitare di servizi americani e italiani che lui definisce Universal Legion, non parla di Gladio, ma ci assomiglia molto. Lo stesso Volo la definisce in un verbale come La rosa dei venti (l’organizzazione eversiva di Sogno, su cui aveva indagato il giudice Tamburino) ma molto più articolata.

Nel 1898 e nel 1990 Falcone ribadirà alla Commissione antimafia di credere alla pista nera: Mondani ha scoperto poi un altro verbale su Volo. Il 14 luglio 2016 viene interrogato da Roberto Tartaglia e Nino Di Matteo e rivela un fatto assolutamente inedito: afferma di essere stato sentito da Paolo Borsellino dopo la morte di Falcone nel giugno 1992. I due parlarono della fase esecutiva della bomba di Capaci, “scoprì che Borsellino non credeva alla teoria del bottoncino”, dice Volo, e cioè alla tesi del telecomando della strage premuto dai mafiosi. Borsellino insomma, secondo quanto dice Volo, riteneva che la mafia non aveva fatto quella strage da sola e forse per questo era così importante far sparire la sua agenda rossa.

Falcone, con questa sua indagine su Gladio e il terrorismo nero, si crea un nuovo nemico – racconta a Report l’ex giudice Scarpinato: quel sistema criminale che era stato protagonista della strategia della tensione. Un sistema dentro cui troviamo gli autori – secondo Mangiameli nelle parole riportate da Alberto Volo – della strage alla stazione di Bologna.

La stessa moglie di Mattarella aveva identificato in Fioravanti il killer del marito (omicidio che Giusva avrebbe anche confidato al fratello Cristiano).

Da tutti questi episodi si comprende come Falcone e Borsellino avessero preso sul serio la pista nera, estremisti di destra, servizi e la massoneria della loggia P2, erano i veri responsabili (non solo la mafia) degli omicidi politici in Sicilia tra gli anni 70 e 80.

La scheda del servizio: LA PISTA NERA di Paolo Mondani

Collaborazione Roberto Persia

La presenza di Stefano Delle Chiaie, il fondatore di Avanguardia Nazionale, a Capaci e i suoi contatti con esponenti mafiosi continuano a emergere dalle parole dell'ex brigadiere dei carabinieri Walter Giustini e da quelle di Maria Romeo, ex compagna del pentito Alberto Lo Cicero. Nel racconto della Romeo a Report emerge la testimonianza da lei fornita all’allora ufficiale dei carabinieri Gianfranco Cavallo. Nella informativa scaturita da quell’incontro si attesta il coinvolgimento di Stefano Delle Chiaie nella strage di Capaci del 23 maggio 1992.

La catastrofe umanitaria in Europa

La guerra in Ucraina sta causando una delle più gravi catastrofi umanitarie in Europa: la morte dei civili sotto le bombe, il blocco dei cereali che porterà alla fame i paesi del sud del mondo (e causerà altre tensioni), fino all’esodo dei profughi dai territori colpiti. Siamo arrivati a 10 milioni: questo è il numero delle persone che hanno perso le proprie case, mentre i profughi sono saliti a 3 milioni.
Come si è organizzata l’Europa per accoglierli? Come stanno gestendo i polacchi questi profughi e cosa chiedono in cambio all’Europa?
Si tratta della stessa Polonia che, da una parte sta accettando i profughi ucraini e dall’altra sta alzando un muro lungo 186 km lungo il confine con la Bielorussia. Ad un’ora da Varsavia, a Lesnowola, si trova un centro di detenzione per migranti, una struttura circondata interamente da un muro: dentro si trovano gli “altri” profughi, gli afgani, i siriani che hanno provato ad attraversare il confine con la Bielorussia. Ai giornalisti di Report è stato negato il permesso di visitare la struttura: di questa ne ha parlato Maria Ksiazak, un membro del meccanismo nazionale contro le torture.

“Sono delle vere e proprie prigioni” racconta alla giornalista “le condizioni di detenzione sono disumane, proprio oggi in qualità di psicologa sarei dovuta entrare al centro di Lesnowola, ma alla fine non mi hanno dato il permesso.”

Dentro la struttura sono presenti 5 siriani che , al momento dell’intervista, stanno facendo lo sciopero della fame: “si, io so bene che sono stati vittime di violenze e torture, è orribile che stiano chiusi lì dentro, l’unico reato che hanno commesso è stato l’attraversare il confine nel tentativo di chiedere protezione.”

In una lettera aperta, i siriani hanno scritto di essere stanchi di essere trattati come criminali, “abbiamo più volte scritto alle autorità senza ricevere una risposta, vogliamo essere trasferiti in un centro di accoglienza aperto.”
Un attivista, che ha scelto di fare lo sciopero della fame in solidarietà ai migranti, ha parlato con Report in forma anonima: “in questi centro di detenzione dovrebbe starci solo chi ha commesso dei reati, mi copro il volto perché non vorrei che la mia faccia diventasse il volto della protesta.”

Tre milioni di ucraini sono entrati in Polonia senza problemi, cento siriani, quelli detenuti a Lesnowola costituiscono un problema. Cos’è questo, se non un considerare i profughi divisi in serie A e serie B?

Report raccoglierà anche la testimonianza di Anna Dabrowska, presidente dell’associazione Homo Faber, su casi di stupro verificatesi nei primi afflussi dall’Ucraina, quando le donne e i bambini erano state accompagnate da uomini che si erano offerti di dare un aiuto, senza alcun controllo.

La scheda del servizio: PROFUGHI IN POLONIA Di Claudia Di Pasquale

Collaborazione Cecilia Bacci, Giulia Sabella

Dall'inizio della guerra in Ucraina, circa 3 milioni e mezzo di profughi ucraini hanno attraversato il confine con la Polonia. Tanti sono poi andati in altri paesi europei ma circa 2 milioni di ucraini sono rimasti. La Polonia sta compiendo enormi sforzi per accoglierli. Qui vengono di fatto equiparati ai polacchi, hanno accesso libero all'assistenza sanitaria, al lavoro, alla scuola. Ma dove vivono? Tutti riescono poi a lavorare o a studiare nelle scuole polacche? La Polonia può farcela a gestire da sola questa emergenza umanitaria? E l'Europa in che modo la sta aiutando?

La guerra per Twitter

Come mai Elon Musk è disposto a spendere 44 miliardi (che poi arriveranno dai fondi e dalle banche) per comprarsi Twitter?


Elon Musk ha paragonato su twitter il premier canadese Trudeau a Hitler e a fatto crollare il valore delle azioni di Tesla per qualche tweet azzardato nel 2018, che gli è costato due multe dalla SEC per un totale di 40ml di dollari. Con 95 ml di follower, Elon Musk è anche un troll, per i suoi tweet irritanti e fuori luogo.
Chi è Musk? Lo spiega Riccardo Staglianò giornalista e autore de “I giga capitalisti”: nasce come programmatore di videogiochi, va a fare uno stage nella Sylicon Valley nel 1994 e capisce che è quello il posto dove deve stare, il posto dove si creano le cose.
Da lì ha creato un impero che oggi vale 1000 miliardi di dollari, da Paypal a Tesla: dagli altri giga capitalisti si distingue per come racconta delle sue aziende, per Musk Tesla è un modo di salvare il pianeta, perché si riducono le emissioni con le auto elettriche. Evoca costantemente la salvezza del pianeta e dell’umanità.

Con l’obiettivo di salvare il pianeta Musk ha messo a disposizione dell’Ucraina il sistema Starlink, le migliaia di satelliti che hanno permesso agli ucraini di rimanere connessi ad internet la guerra.

“Si è guadagnato i galloni sul campo di difensore dell’occidente” racconta Michele Mezza, docente di comunicazione alla Federico II “e vorrà esercitare un ruolo di influencer sul pianeta, anche sulla galassia, visto che punta a Marte e alla Luna.”
Dopo aver conquistato la terra, ora Musk ha bisogno di una piazza digitale di sua proprietà: come sarà il nuovo twitter? Ci sarà l’identificazione obbligatoria dell’utente, e ci sarà anche un problema dell’erosione della privatezza e della protezione dei dati personali, twitter potrà collezionare informazioni sulla vita reale delle persone, situazione bancaria, creditizia, indirizzo di casa.

La scheda del servizio: GUERRE STELLARI di Lucina Paternesi

Collaborazione Eleonora Zocca

Potrebbe essere l’acquisizione social più costosa della storia: 44 miliardi di dollari. Ma perché l’uomo più ricco del mondo vorrebbe comprare Twitter, il social network che più di tutti rappresenta il sentire comune e l’orientamento politico dei suoi utenti? “La libertà di parola è il substrato di una democrazia che funziona e Twitter la piazza digitale dove si discutono questioni vitali per il futuro dell’umanità, ha affermato Elon Musk. Il suo Twitter potrebbe essere senza censure e con un tasto per modificare i cinguettii. Ma qual è la sua idea di libertà? Cosa cambierà per gli oltre 250 milioni di utenti attivi ogni giorno? Ed è giusto che sia l’uomo più ricco del mondo a imporre agli altri la propria idea di libertà?

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

29 marzo 2022

Presadiretta – cessate il fuoco

Ultima puntata per questa stagione di Presadiretta dedicata alle due guerre: quella in Ucraina dove tutti vogliono la pace, ma solo a parole. E la guerra nascosta contro il covid, con gli ospedali ancora in difficoltà e i cui sintomi si sono abbattuti contro i più giovani.

Un mese di guerra è passato e questa diventa più cattiva e insidiosa, non solo nelle parole, ma anche col rischio che si allarghi all'uso di armi chimiche.

Con quali armi si sta combattendo in Ucraina, cosa vogliono e cosa pretendono i mediatori, quale la linea rossa oltrepassata la quale la pace si allontanerà per sempre?

Il consigliere politico di Naval’nyj

Per capire cosa passa in testa a Putin Presadiretta ha intervistato il consigliere politico di Naval’nyj, Vladimir Milov: Naval’nyj ha lavorato nei settori critici del paese come quelli energetici e oggi è in Inghilterra, dove è stato avvelenato col Polonio.

Putin ha attaccato Naval'nyj perché quest'ultimo da anni denuncia il suo sistema: il suo yacht, la dacia sul lago dove era stato ospite anche Berlusconi, su un terreno dello stato.

Sono stati denunciati anche gli affari privati del ministro Lavrov, del portavoce della comunicazione Peskov, un sistema di arricchimenti personali e di corruzione, coi soldi nascosti nei paradisi fiscali.

Un sistema clientelare che sta arricchendo gli oligarchi vicini a Putin e che sta però uccidendo la Russia: le persone non possono curarsi perché gli ospedali non funzionano.

La giornalista ha chiesto se sia possibile arrivare ad un colpo di stato in Russia:

in questo momento gli imprenditori, le elite, odiano Putin perché ha disconnesso la Russia dal sistema globale, dal mondo, e ci sono anche molte persone nel suo governo che vorrebbero deporlo. Ma è molto difficile perché Putin ha una sua guardia personale di fedelissimi agenti strapagati, con un extra budget segreto, un apparato di intelligence di circa 50 mila persone che controlla tutti quelli che entrano in contatto con lui. Anche nel suo entourage stanno bene attenti a parlar bene di lui, anche quando ci si incontra da soli, perché sanno che qualsiasi informazione verrà riferita al capo. L’unica strada è introdurre sanzioni ancora più pesanti, possono fare davvero la differenza perché pezzi importanti del cerchio magico di Putin potrebbero abbandonarlo.”

Una crepa si è aperta nella cerchia di Putin: Borisovic Chubais, un amico stretto di Putin e artefice delle privatizzazioni ai tempi di Eltsin è scappato dalla Russia coi suoi segreti sui soldi e sui segreti della cerchia di Putin.

La situazione in Ucraina

Le ultime notizie dal fronte russo sulla guerra risalgono al 24 marzo: in una conferenza un generale russo ha raccontato di come i risultati della prima fase siano stati raggiunti e che ora la guerra si sposterà nella zona est del Donbass e, purtroppo, con la stressa a Mariupol, la città martire.

Qui le persone vivono nei rifugi senza acqua e senza cibo: Mosca vuole cancellare la città dalla faccia della terra – accusa il sindaco della città.

La guerra al sistema sanitario ucraino

Sono 72 gli ospedali e i presidi sanitari colpiti dai russi con l'obiettivo di rendere la vita della popolazione civile impossibile.

Come Yulia, madre di una bambina disabile, con una madre non autosufficiente: non può scappare da Kiev ed è rimasta bloccata in mezzo ai bombardamenti, senza assistenza.

Mancano le medicine, perché un deposito di medicinali è stato bombardato: ogni volta che c'è un raid la figlia si rifugia in corridoio, per la paura.

Questa è una guerra contro i civili” racconta un medico, non è una guerra contro i governi: una guerra contro persone che non possono curarsi, tutto è un bersaglio, persino gli ospedali oncologici. Al 23 marzo sono 65 le strutture danneggiate, 9 i medici morti: questi attacchi devono cessare, racconta un portavoce di una ong, perché si impedisce alle persone di curarsi. I volontari di MSF si eserciti in situazioni con feriti di massa, addestrandosi a riconoscere velocemente chi curare e chi no, in base alle ferite sul corpo.

A Kiev, al centro cardiologico sono curati i bambini orfani, che non potevano essere curati altrove: qui ci sono bambini che dovrebbero essere operati, in condizioni critiche, perché i letti non possono essere tenuti occupati a lungo, per l'arrivo dei feriti.

A Kiev arrivano rifugiati senza vestiti, senza cibo e all'ospedale cercano di dare loro assistenza, come possono.

A Leopoli le madri fanno partorire i figli in bunker sottoterra, sempre per timori dei bombardamenti: qui Yuri e la moglie sono stati accolti a Leopoli dalla comunità di Sant'Egidio.

Il covid si aggiunge al problema delle bombe: non ci sono statistiche e non ci sono strumenti per curare i malati, le bombe contro gli ospedali cono crimini di guerra, spiega un funzionario di Human Right Watch, i responsabili devono essere presi e condannati per mandare un messaggio a tutto il mondo, come non è stato fatto un Yemen e negli altri teatri di guerra.

La comunità di Sant'Egidio

Ospite in studio l'ex ministro Riccardi a cui Iacona ha chiesto “con tutti i mediatori in Europa, come mai in un mese non si sia riusciti ad imporre un cessate un fuoco, che blocchi questi massacri?”

Dobbiamo impedire che questa guerra diventi come la Siria o come la Georgia: davanti a questo orrore, cosa impedisce un cessate il fuoco, mi sono interrogato sulle volontà della Russia che ha invaso l'Ucraina. Ma anche sulla volontà della comunità internazionale nel cercare una via d'uscita, tante telefonate eppure si combatte ancora.

Da una parte Putin che cerca territori da conquistare dall'altro Zelenski che rivendica la vittoria nell'aver respinto la Russia e che chiede più armi: gli Ucraini, una popolazione divisa in tante etnie, si è dimostrato unito, ha scelto di combattere contro gli invasori e questo ha sorpreso Putin.

Ogni giorni muoiono bambini, muoiono ragazzi russi e ucraini: serve il cessate il fuoco, serve la volontà per imporre il cessate il fuoco.

Le faticose settimane di mediazione

C'è stata la mediazione tra Macron e Putin, nel febbraio scorso, dove si evocavano gli accordi di Minsk per bloccare i venti di guerra. Questi sono gli accordi firmati nel 2014 dopo l'invasione della Georgia, ma non sono mai stati rispettati a partire dal cessate il fuoco, da entrambe le parti. Ma a febbraio Putin tira fuori la questione che lo interessa, l'ingresso della Nato dell'Ucraina e la minaccia di una guerra che coinvolgerà l'Europa.

Arriva a fine febbraio la guerra voluta da Putin e per questo oggi il presidente russo non può fermarsi, non può tornare indietro senza aver nulla in mano perché perderebbe la faccia.

Dopo Macron tocca ad Israele la mediazione, passano i giorni e non succede niente, fino ad una nuova mediazione dei turchi: “vediamo che le parti sono vicine ad un accordo” dice il ministro turco, ma ancora nessun accordo.

Nel frattempo il presidente ucraino appare in video, rivendicando i successi della resistenza, la pace non arriva perché le due parti vogliono arrivare alle trattative dalla posizione di maggior forza. Nel frattempo nessuna super potenza è scesa in un ruolo di vera mediazione: servono nazioni grandi non la Turchia o Israele. In questa partita politica il convitato di pietra è la Cina, che ora teme le sanzioni internazionali per la sua alleanza con la Russia.

La Cina è di fronte ad un dilemma: sfidare l'ordine americano, sostituendoli nel ruolo di egemonia politica ed economica, oppure tenersi lontano. Se volessero mettersi in un ruolo di mediatore e poi fallissero l'obiettivo, sarebbe un danno di immagine per il presidente cinese.

A chi conviene questa guerra che sta armando mezzo mondo e che ha rinvigorito la Nato, in crisi dai tempi di Trump? A chi conviene questo crescendo della tensione?

Il professor Natalizia parla di equilibri globali, sopra la guerra in Ucraina: il passaggio verso un nuovo modello di ordine mondiale dopo la guerra fredda, tra Cina, Russia e Stati Uniti.

Gli ultimi negoziati tra Russia e Ucraina

Domani ci sarà una due giorni in Turchia, con Erdogan fiducioso di portare avanti una trattativa: forse quello del presidente turco è solo ottimismo, ma Erdogan ha interesse nel fermare il conflitto, ha aperto entrambi i canali verso Kiev e Mosca, aveva condannato la presa della Crimea ma allo stesso tempo non ha rotto i rapporti con Putin.

Attenzione però, ha commentato Iacona, nelle ore in cui Biden dava a Putin del macellaio, Erdogan sosteneva che al presidente russo si deve far trovare una via d'uscita, un taglio pragmatico per fermare la guerra.

Ma su quali basi? Lo ha raccontato Lucia Goracci, parlando di neutralità dell'Ucraina, nessuna adesione all'alleanza atlantica, la garanzia di potenze straniere per questo accordo. La Russia chiede la fine delle misure contro l'uso della lingua russa, la denazificazione del paese, la conquista di Mariupol (che chiude il mar D'Azov all'Ucraina). C'è da chiarire il ruolo del Dombass.

Il ruolo europeo nella guerra in Ucraina

Siamo già coinvolti in questa guerra: l'esercito ucraino ha fermato i carri russi, grazie agli aiuti degli Stati Uniti che hanno speso 3 miliardi di euro per l'addestramento e l'armamento dell'esercito. LE spese militari dal 2015 sono decuplicate, con nuove armi sofisticate anche contro la guerra elettrica: ma l'integrazione tra Nato e forze ucraine va avanti da anni, anche nella base Nato bombardato qualche settimana fa vicino la frontiera polacca.

Tra la fine del 2021 e il 2022 questo paese ha ricevuto aiuti che hanno impedito il crollo del paese: oggi Zelenski sta chiedendo nuove armi alla Nato e alle nazioni europee, cosa che potrebbe alzare la tensione di Putin contro l’occidente, sarebbe un inserimento ancora più massiccio nell'intervento.

Decisive sono le informazioni sulle mosse dell'avversario, movimento dei mezzi, approvvigionamenti, tutto questo avviene grazie ai droni che controllano dall'alto la situazione a terra. Siamo già in guerra allora, come belligeranti?

Al vertice del 23 marzo della Nato si è deciso di fornire altre armi e arrivare a nuove sanzioni, ma niente aerei e niente carri armati al momento, ma le ultime dichiarazioni di Biden di questi giorni fanno pensare che le cose stiano cambiando: si sta preparando un cambio di regime a Mosca, con un colpo di stato?

Gli Stati Uniti stanno portando avanti una guerra per procura per colpire la Russia di Putin usando l'Ucraina come proxy?

E dove sta la linea della Russia? Noi forniremo all'Ucraina armi anti carro, addestramento nell'uso dei droni, come reagiranno i russi di fronte a questa nostra ambiguità?

Siamo di fronte ad una linea rossa mobile, i russi potrebbero cambiare la percezione del nostro intervento, se dovessero cambiare le cose sul campo.

Ha ragione papa Francesco quando ha condannato la spesa per comprare più armi, in risposta a quanto sta succedendo. Una pazzia. Serve un modo diverso per governare un mondo, ormai globalizzato.

Il messaggio del papa è anche politico – spiega Riccardi: abbiamo dimenticato il discorso della pace, ci siamo dimenticati della guerra, di cosa è stata la seconda guerra mondiale, si sta rivalutando l'idea di guerra come forma di risoluzione dei problemi, guardiamo come parlano i leader, questa non è diplomazia. La pace è il bene dell'Ucraina, dell'Europa e del mondo intero: ci troviamo di fronte ad una guerra, l'evento più grave dal 1945, con un paese belligerante che ha l'atomica. La guerra potrebbe diventare come in Ucraina, durare anni e potremmo anche dimenticarcene.

Le armi nucleari

In questi giorni c'è una esercitazione Nato ai confini della Russia, in Norvegia. Dall'altra parte ci sono i sommergibili russi con le testate nucleari. Putin in un suo discorso ha già parlato di allerta speciale mettendo in allerta l'arsenale nucleare, il giornalista Marzio Mian che era per lavoro in quella zona ha testimoniato alla trasmissione movimenti di truppe e di mezzi come se si fosse dentro una guerra, “si sentiva nell'aria la minaccia nucleare”.

Anche Biden ha detto che si potrebbero usare queste armi: ci si sta preparando da tempo a questa dottrina, usare le armi nucleari come deterrente, per lanciare un segnale all'avversario.

Entrambi le superpotenze hanno aumentato il loro arsenale nucleare con armi sviluppate per essere usate in modo più semplice, come se fossero armi da usare in scenari di guerra militari, sono le armi tattiche meno potenti ma non meno pericolose.

Sono armi meno distruttive, dieci o venti volte di Hiroshima, ma che non fanno meno paura: queste arme sono presenti anche in Italia e saranno messe anche sugli F35 che noi italiani stiamo comprando.

Questi aerei sono pronti per partire col loro carico nucleare, da Aviano e da Ghedi, senza nemmeno che l'esercito americano sia costretto ad avvisarci.

Nel 2017 la Russia e i paesi della Nato come l'Italia non hanno firmato l'accordo per eliminare le armi nucleari: queste armi servono a questi paesi per portare avanti un ricatto, come quello di Putin all'Europa, non interferite con la guerra in Ucraina altrimenti uso le armi nucleari.

In uno scenario di guerra nucleare, che oggi non è più tabù, l'Italia sarebbe spazzata nei primi dieci minuti.

Oggi la guerra è troppo pericolosa per combatterla” commenta Riccardi, il rischio è di cadere di guerra in guerra nella distruzione del mondo.

A vedere questa Europa, con la sua cultura, con la sua economia, che sia fuori dai giochi diplomatici è una cosa incredibile – rispondeva Iacona alle parole dell'ex ministro: serve arrivare ad una politica estera europea, una politica comune di difesa europea non dipendente dall'America o ricattabile dalla Russia o dalla Cina.

Non perdoneremo mai ai grandi della terra una escalation militare, né a Putin né agli altri.

In un mondo ancora sotto choc per la pandemia, sei milioni di morti, i soldi dovevano andare alla cura, a chi ha perso il lavoro e la salute, a mettere a posto il sistema sanitario nazionale.

Il sistema sanitario dopo il covid

Per mostrare la situazione del sistema sanitario e della sua prima linea, Presadiretta ha passato una notte al pronto soccorso del Pertini a Roma: pazienti che cercano un posto rimanendo fermi nelle lettighe delle ambulanze nei corridoi del PS perché mancano posti, perché la capacità assistenziale nei reparti è inferiore al numero di pazienti che arrivano col 118.

Il tempo di attesa per un posto in reparto è superiore alle due ore, possono passare anche giorni fermi nel Pronto Soccorso dove ricevono le prime cure, senza privacy, senza un vero letto, dove le persone perdono la cognizione del tempo.

Il covid ha peggiorato il fenomeno del “boarding”, ovvero la permanenza in Pronto Soccorso: qui il lavoro si moltiplica per il virus, per i tamponi, per le corsie separate, per le terapie intensive separate dentro la zona di soccorso.

Al Pertini nell'area di soccorso covid per 30 pazienti c'è un solo dottore, poi ci sono anche pazienti più gravi: mancano medici e mancano anche infermieri per l'assistenza, anche qui siamo in guerra, in trincea.

I reparti stanno in piedi grazie al sacrificio dei medici e del personale: il ssn sta perdendo una delle sue colonne, manca il 30% di medici, mancano le risorse umane per coprire i turni al pronto soccorso, non si vedono vie d'uscita perché non si riescono ad assumere più persone, nessuno vuole entrare a lavorare in queste situazioni.

Si sta negando un diritto alle persone e si sta mettendo in crisi la sicurezza nei reparti: tutto questo è legato al taglio dei costi nella sanità cominciato con la “cura” del governo Monti.

Quello che è avvenuto in questi dieci anni è stato un massacro sulla sanità, abbiamo perso 173 ospedali, 42 mila sanitari, con decine di migliaia di posti letti in meno: questo vuol dire maggiore occupazione nei Pronti Soccorsi e nella medicina di urgenza, un imbuto da cui viene schiacciato.

Ma a questo si è aggiunto anche il covid e gli interventi saltati per la pandemia: 2 milioni di ricoveri, 600mila interventi chirurgici programmati, 14 milioni di visite specialistiche, questi sono i numeri degli interventi saltati nel 2020 per il covid.

C'è poi un'altra malattia, quella del disagio mentale che colpisce i giovanissimi, gli adolescenti: per loro non esiste offerta pubblica per curarsi dal sistema sanitario.

Sono ragazzi che durante la pandemia, per colpa della fragilità emotiva, per la fine della socialità, sono caduti in depressione.

Almeno il 16-20 % degli adolescenti soffre di depressione, racconta Stefano Vicari del Bambin Gesù: ragazzi poi ricoverati in ospedale, perché per esempio hanno cercato di suicidarsi.

Ansia, depressione, anoressia: la pandemia ha fatto sentire i ragazzi soli e abbandonati, l'età media dei ricoveri si è abbassata da 15 a 13 anni.

Ci sono regioni che non hanno nemmeno posti letto per l'accoglienza di questi adolescenti.

Presadiretta ha raccolto la testimonianza di Ella, una di questi adolescenti: dopo un atto di autolesionismo è stata ricoverata al Policlinico Umberto I, dove ci sono 14 posti letti, sempre pieni e dove i medici cercano di rimettere assieme i pezzi di giovani che si sono persi.

La rete di assistenza territoriale per neuropsichiatria è in affanno, anche in Lombardia che pretende di essere la regione virtuosa in ambito sanitario: mancano posti per la psichiatria infantile, per ragazzi con problemi perché le strutture sono fatiscenti, i medici nelle strutture non hanno contratti stabili, la regione non investe in questo settore a sufficienza.

Così, chi può, si rivolge al privato. E chi non può, non può scegliere di curarsi.

L’Europa che blocca i migranti alla frontiera

Altro che guerra, altro che armi, ecco dove dobbiamo mettere i soldi: nella cura delle persone!

Ma l'Europa ha messo a bilancio 35 miliardi per la gestione delle frontiere, miliardi per alimentare un'industria che controlla le frontiere, per bloccare i migranti, non gli ucraini, ma tutti gli altri.

Droni, sistemi di riconoscimento facciale, muri di contenimento: l'industria che si occupa di questi sistemi diventa sempre più florida, per realizzare muri virtuali sempre più grandi.

Anche la nostra Leonardo sta lavorando ad un drone che presidierà le frontiere, pagato coi nostri soldi.

A far da apripista è stata la Grecia, paese andato quasi in default che oggi spende milioni per droni e per cannoni che fanno un rumore tre volte superiore alle soglia tollerabile per far scappare i migranti.

Io ringrazio la Grecia per essere il nostro scudo” dice la Von der Leyen: l'Europa ha investito 720 milioni per trasformare le isole a Samos, dove sono reclusi i migranti, in lager tecnologici.

La parola accoglienza nei confronti di altre persone è qui bandita. Un sistema altamente tecnologico controlla da remoto tutti i campi, questo il compito del ministero dell'immigrazione.

Si chiama Centaur il sistema di monitoraggio, un grande fratello che sta oggi suscitando l'interesse degli altri paesi europei che vorrebbero replicare nei loro paesi.

Per l'Europa il campo di Samos è una pietra miliare della politica dell'immigrazione: eppure sono dei carceri, con tanto di filo spinato. Dove stanno i principi democratici tanto sbandierati oggi per la guerra in Ucraina?

L'Europa volta la testa dall'altra parte di fronte a queste violazioni dei diritti umani, di fronte ai respingimenti alla frontiera o in mare, nel Mediterraneo. Dai guardia coste greci o dai guardia coste libici.

Vergogna, vergogna vergogna!!!

Non possiamo accettare il doppio volto dell'Europa nei confronti dei profughi ucraini, a cui diamo assistenza e uno status di protezione, anche da parte degli stati che nel passato non hanno accettato profughi con la pelle dal colore scuro.

Da questa guerra i primi a rimetterci saranno i paesi poveri nel mondo, i maggiori importatori del grano ucraino e russo che domani non avranno più cibo: la guerra causerà la peggiore carestia mondiale, salirà l'inflazione, si altera la politica energetica, non si troverà il vaccino per tutti, non si combatteranno i cambiamenti climatici …

Dobbiamo fermare la guerra, non abbiamo alternative.

08 marzo 2022

Presadiretta – una catastrofe umanitaria

Dodici giorni di guerra e siamo già alla catastrofe, i profughi sono già 1 milione e mezzo secondo l'agenzia per i rifugiati dell'Onu e potrebbero arrivare a 6 milioni: per questo va fermata la guerra! - Con questo grido d'allarme si è aperta la scorsa puntata di Presadiretta, il secondo speciale sulla guerra in Ucraina che ha imposto un doveroso cambio degli argomenti delle puntate (la scorsa settimana si sarebbe dovuto parla di cambiamenti climatici).

Ma è l'agenda del mondo ed europea che è stata sconvolta da questa guerra che fa strage di civili, alimenta i sovranismi e genera bugie per la propaganda.

Una propaganda che invade i social, da entrambi i lati, quello del presidente ucraino che ha indossato la divisa per difendere il suo paese e quello di Putin, coi gruppi telegram filo russi che parlano di liberazione del paese dai nazisti.

I russi mandano video dove si parla di liberazione, sostegno, con soldati che aiutano la popolazione civile, ma ci sono anche video di città colpite dalle bombe, sulle case, non su obiettivi militari.

Oggi Putin sta ammassando le truppe in vista dell'assalto a Kiev, i servizi occidentali ha notato un cambiamento nella strategia russa con l'aumento dei bombardamenti a diverse città nell'est del paese, assediate, ma nei giorni scorsi si è combattuto anche nei pressi di una centrale nucleare, risvegliando i timori di una guerra nucleare.

Mariupol è la città simbolo di questa guerra: la popolazione è assediata e bombardata da giorni, il corridoio umanitaria è saltato per per le bombe russe che non risparmia nessuno.
Il numero dei profughi è destinato a salire, nel frattempo molti paesi come l'Italia hanno fornito di armi l'Ucraina facendo crescere la tensione della Russia con questi.

Per fermare la guerra l'unica strada è la diplomazia al momento però senza risultati: Elena Stramentinoli in collegamento, ha raccontato dell'opposizione della Russia a qualsiasi compromesso, ma la novità è la Cina che è pronta a trattare e c'è solo da sperare per nuovi spiragli nei prossimi giorni.

L'assedio di Kiev

Presso la stazione di Kiev si è ammassata una folla, persone che scappano in cerca di un posto sicuro: non c'è spazio per tutti sui treni, la maggior parte rimane a terra – ha raccontato il servizio di Andrea Sceresini. Qualsiasi posto è meglio che rimanere in città, anche portandosi dietro bambini piccoli e anziani, alcuni dei quali tanti anni fa avevano conosciuto l'altra guerra, quella di Hitler.

Ci sono però anche persone che hanno deciso di rimanere in città, per fermare l'esercito russo con posti di blocco, con autobus messi di traverso: le persone sono pronte a combattere con ogni mezzo, si scavano trincee e si posano sacchi per proteggere queste persone.

MA i sacchi non hanno protetto l'ospedale pediatrico colpito dalle bombe: i bambini non possono essere spostati e così, per proteggerli, li hanno spostati nelle cantine, in condizioni difficili sia per i bambini che per i genitori.

“Vorremmo che la guerra finisse per aiutarli tutti quanti” raccontano i medici al giornalista: qui lavorano come fossero una struttura di emergenza, nell'ospedale sono presenti anche persone ferite dalla guerra, ma nonostante l'impegno non potranno curare a lungo questi piccoli ospiti.

Va fermata la guerra, va fermata la Russia – conclude un altro medico.

Fermare Putin

Cosa passa per la testa di Putin? Iacona l'ha chiesto ad Ezio Mauro, che l'aveva intervistato anni fa, dove aveva affermato che le sue truppe non avrebbero mai oltrepassato la frontiera.

“Putin teme che il peso storico della Russia non venga riconosciuto dall'Europa e dagli Stati Uniti, che oggi vogliono creare un bipolarismo con la Cina”: secondo l'ex direttore di Repubblica quella di Putin è una missione, riportare ai vecchi fasti il suo paese, non più relegata a potenza regionale.
Le guerre umanitarie fatte dagli Stati Uniti hanno creato un alibi per Putin? - ha chiesto Iacona. In Putin c'è l'arroganza imperialista, uscire dai diritti con la forza e poi c'è l'insicurezza che altri paesi vogliano entrare nella Nato, sotto casa.
C'è anche, aggiungeva Iacona, il timore di una crisi in casa sua, per l'insofferenza della popolazione (per le sanzioni, per la situazione economica in Russia) di fronte al fallimento del blitz.

Cosa succede in Russia

Quanti sono gli arresti in Russia? Siamo arrivati a più di 13 mila, venerdì è entrata in vigore una legge bavaglio che impedisce ai giornalisti di parlare di quello che succede in Russia, sono state chiuse radio e televisioni, Facebook e Twitter, Putin ha deciso la disconnessione del paese, verrà creata una rete chiusa.

Chi se lo può permettere sta scappando, le persone temono che a breve sarà impossibile uscire dal paese. Elena Stramentinoli ha intervistato la giornalista Albats, corrispondente del NY Times: le autorità russe hanno proibito le parole guerra e attacco, all'improvviso ci siamo trovati dentro un paese chiuso, dietro una cortina di ferro.

Il consenso di Putin è ancora alto, ma non ci sono giornalisti indipendenti a confermarlo: la popolazione in maggior parte vive in piccoli villaggi e non ha a disposizione altri mezzi per informarsi.

Albats è rimasta perché fare giornalismo è il suo mestiere e perché questo è il suo paese: anche se la polizia dovesse venire ad arrestarla, non smetterà di dire che Putin è un dittatore che va fermato, se l'Europa non lo ferma pagherà un prezzo enorme.

E' tornata la cortina di ferro in Russia: in questo paese non esiste un'opinione pubblica libera che riesce ad informarsi in modo libero.

Commentava Ezio Mauro che Putin ha paura della democrazia, il suo modello è una autocrazia, un paese senza alcun diritto, senza controllo del potere da parte dei giornali, di una corte costituzionale. Putin insegue un sogno imperiale, riunendo Russia, Bielorussia e Ucraina, riconquistare il profilo di potenza dell'Unione Sovietica, quella capacità di influenza nel mondo, richiamandosi perfino allo zar Pietro il Grande.

Come si sta muovendo il mondo

Alle Nazioni Unite le sanzioni contro la Russia sono passate a maggioranza, solo 35 paesi hanno votato contro: un voto importante secondo l'ex vice ministro Mario Giro, significa che la comunità internazionale vuole la pace.

A sostenere la pace rimane la Siria, il Venezuela di Maduro, molte nazioni incerte hanno votato per le sanzioni, paesi come la Serbia e l'Egitto. A Mosca però il ministro Lavrov agitava lo spettro dell'atomica: non bisogna mai mettere spalle al muro una superpotenza, l'Europa deve avere un ruolo e non deve aizzare con le armi i nazionalismi – commenta Mario Giro.

Sappiamo che i nazionalismi sono una brutta bestia per l'Europa: non si aiuta l'Ucraina con le ami inviate, per non trasformarla in una nuova Aleppo.

Anche la Turchia, non ha applicato le sanzioni contro la Russia, questo paese potrebbe avere un ruolo importante nei negoziati, come anche India e Cina.

Tra questi, la Cina avrebbe la maggiore leva per agire, perché ha bisogno che la guerra finisca presto, per evitare che le colpe della guerra ricadano anche su questo paese che oggi sta pensando al suo progetto, la nuova via della seta.

Se la guerra va avanti, molti paesi potrebbero fidarsi meno di questo paese, la Cina, interrompendo la crescita economica e la sua influenza nel mondo.

Conclude il suo intervento Mario Giro: abbiamo perso anni, facendo finta di non vedere cosa fosse Putin (a cui abbiamo venduto armi, politico di riferimento per molti nostri politici) e facendo finta di non vedere il conflitto e le tensioni al confine tra Ucraina e Russia - “non bisogna mai mettere con le spalle al muro una superpotenza, forse siamo arrivati tardi, abbiamo sprecato trent’anni di pace, dopo l’89, credendo che tutto si risolveva col mercato. Questo è stato il grande errore, in fondo aver allargato la Nato fa parte di questa bulimia incrementale dell’Occidente che deve sempre mangiare mangiare allargarsi, il mercato, la globalizzazione. È un errore, bisognava prendere in considerazione le preoccupazioni di tutti, anche quelle che noi non condividiamo, questo è normale in un negoziate dove si parte da situazioni di diversità. Bisognava evitare negli anni novanta, sembra una storia vecchia ma in realtà è presente nell’animo della classe dirigente russa, di umiliare la Russia comprando tutto e pensando che soltanto il mercato avrebbe risolto i problemi. E bisognava fare politica. Non si è fatto politica.”

La Cina si spingerà a fare una mediazione tra la Russia e l'Ucraina? Userà questa guerra per un colpo di mano su Taiwan? Userà il tavolo della pace per crescere la sua egemonia nel mondo? La Cina ha bisogno della stabilità per continuare nella sua crescita: secondo Ezio Mauro andrà ai tavoli della pace solo se ci sarà una vera possibilità, altrimenti non si farà trascinare dentro.

Sulle condizioni imposte dalla Russia, ha commentato Ezio Mauro: Putin ora deve ottenere qualcosa, dai negoziati, ma le sue regole sono un diktat, chiede che siano applicate e scritte con la forza nella costituzione.

L'Ucraina potrebbe essere neutrale, ma lo stesso potrebbe entrare nell'Unione Europea, almeno per non bloccare le ambizioni degli ucraini che guardano ad ovest.

Ma l'annessione delle regioni filorusse dell’Ucraina sancirebbe la fine del diritto, perché stabilirebbe che con la forza si può ottenere tutto.

Questo sta spaventando i paesi vicini alla Russia come la Moldavia che ha fatto richiesta di aderire all'Europa: è un segnale anche alla gente di questo paese, come anche della Crimea e dell'Ucraina – spiega il primo ministro. Anche in questo paese c'è una regione separatista, la Transnistria, ma rimane un paese neutrale che oggi sta ospitando i rifugiati, avrebbe bisogno di corridoi umanitari per evitare una catastrofe umanitaria.

Nel paese si parla di sicurezza alimentare a rischio, se dovessero arrivare altri profughi, non avendo uno sbocco sul mare, importano tutto dalla Crimea.

La Moldavia è un paese povero, sta guardando all'Europa ma non fa parte della Nato e oggi ha paura di diventare la prossima preda delle ambizioni di Putin.

La Transnistria ha chiesto alle Nazioni Unite di essere riconosciuta come paese indipendente, come il Donbass in Ucraina: le persone temono di essere invasi, per questo sperano che la guerra si fermi adesso, coi negoziati.

Anche qui è arrivata la propaganda russa, anche usando i canali social, che parla degli ucraini come in Italia si parla degli immigrati dal sud del mondo (“gli ucraini pretendono la piscina”.. ricorda qualcosa?). L'Europa non arriva nella piccola Moldavia.

La strada delle armi

La strada delle armi è giusta? Ezio Mauro ha risposto che le due strade, armi e diplomazia non sono in contrasto, la trattativa è la strada principale ma le immagini dei feriti e dei morti civili sono un segnale importante.

I civili sono le vere vittime della guerra e vanno difese, con le armi dunque, secondo Mauro: la pace è stata messa in discussione dalla guerra, dobbiamo vedere l'evidenza di chi ha creato la guerra, c'è un aggressore e un aggredito.

Rispetto ai regimi dispotici dobbiamo mettere in campo la responsabilità nell'esercitare i nostri diritti, quello alla libertà, alla vita.

Costruttori di pace

Volontari ucraini, romeni, si sono ritrovati la scorsa settimana a Santa Sofia a Roma per portare aiuti umanitari in Ucraina: la strada degli aiuti passa per la Polonia che si deve attraversare per arrivare al confine con l'Ucraina, mentre in direzione opposta arrivano le persone in fuga verso la Polonia.

Sono donne, persone anziane, bambini che a casa hanno lasciati gli uomini i quali hanno scelto di rimanere per combattere: le famiglie che arrivano vengono accolte da volontari, anche studenti italiani, persone che non riescono a stare ferme, non riescono a star solo a guardare.

Centri commerciali, teatri, scuole, tutto è stato trasformato in un dormitorio per persone che hanno impiegato giorni per uscire dal loro paese.

I volontari delle ONG però vogliono ora alzare il discorso a livello politico: per anni la destra nazionalista polacca è stata finanziata dai russi, la destra che ha alzato barriere per fermare i migranti fuori dalla frontiera.

Questa guerra cambierà la politica di accoglienza sui migranti dell'Europa e della Polonia? La guerra è un business, ti dicono.

Tutte le organizzazioni stanno lanciando l'allarme – racconta Giulia Bosetti: il flusso dei migranti è destinato a salire, ora sono arrivate le persone che riuscivano a muoversi, domani arriveranno i malati, i disabili. Quello a cui stiamo assistendo è l'inizio di una catastrofe umanitaria, sono le parole usate dall'agenzia delle nazioni unite per i migranti.

Oggi i civili non possono scappare in sicurezza, i corridoi umanitari non sono protetti dalle armi, ucraini e russi si rimpallano le colpe.

In una guerra il prezzo più alto lo pagano i civili, diceva Gino Strada e questa guerra lo dimostra ancora una volta.

La promessa di corridoi umanitari verrà rispettata oggi? E i negoziati in corso porteranno a qualcosa?

L'ipocrisia sui migranti

Mentre i profughi ucraini sono accolti in Polonia e in Europa, molti migranti arrivano alla frontiera polacca dalla Bielorussia per essere respinti.

Persone che venivano dalla Siria, dal Curdistan, molti dei quali sepolti in tombe senza nome nella foresta alla frontiera in Bielorussia: sono i migranti usati come armi dal regime di Lukashenko contro l'Europa che aveva condannato il paese satellite di Russia dove succedono le stesse cose registrate nel Mediterraneo, con i respingimenti di donne e bambini.

La Polonia ha innalzato un muro per tenere fuori queste persone, provenienti dall'Iraq, dalla Siria: persone che cercavano una libertà in Europa e che invece hanno trovato solo sofferenza e odio.

Altri muri sono presenti in Turchia, in Serbia, in Ungheria: abbiamo abbattuto il muro di Berlino ma altri muri si sono innalzati per contenere i migranti che scappano dalle guerre. Sono questi i diritti che vogliamo oggi difendere, nella civile Europa?

Anche la Francia ha sospeso Schengen per i migranti tra Italia e Francia: persone che vogliono andare in Germania o in Italia, persone disposte a passare le montagne, al freddo, nella neve, portandosi dietro anche i bambini.

Alcuni hanno seguito la rotta balcanica, altri sono arrivati via mare dalla Puglia e ora sfidano la montagna, sfidano i gendarmi francesi con la loro caccia all'uomo, per i respingimenti in Italia.

È la legge europea, si giustificano, per l'accordo di Dublino: così, per passare la montagna, la gente muore.

Non ci sono persone più oppresse al mondo dei rifugiati” ha scritto in un messaggio alla giornalista di Presadiretta un migrante venuto dal Curdistan.

Anche tra Ventimiglia e la Francia c'è un altro muro alla frontiera che vale non per noi italiani ma per i migranti, persone che scappano dall'Afghanistan, dai talebani.

È impressionante lo sforzo dei paesi europei nel presidiare i confini con militari e forze dell'ordine, con respingimenti anche di minorenni, senza nemmeno porsi il problema se hanno diritto di asilo. Una vergogna nel cuore dell'Europa, non esistono profughi di serie A o serie B.

La guerra informatica

La guerra informatica ci riguarda molto da vicino: in questi giorni Anonymous ha portato avanti attacchi alla rete russa, mettendo in crisi diversi portali istituzionali. La cyberwar non è una guerra di serie B: sebbene non colpisca esseri umani, mette a rischio la rete elettrica di un paese, ospedali e in generale i servizi di un paese.

Presadiretta ha raccontato i casi della Colonial Pipeline, un azienda energetica americana colpita da un attacco ransomware lo scorso anno che ha pagato un riscatto per poterne uscire. L’unica arma sono le difese informatiche che i paesi devono rinforzare, per bloccare queste azioni criminali portate avanti da gruppi che dietro hanno dei paesi, si ipotizza la Russia, per colpire nazioni nemiche.

È successo in America ed è successo in Irlanda quando un attacco è stato colpito, nel pieno dell'emergenza covid, da un attacco informatico che ha cancellato le cartelle cliniche di migliaia di pazienti, le guerre informatiche sono guerre sporche non meno di quelle combattute con cannoni ed aerei.


07 marzo 2022

Anteprima Presadiretta - Ucraina catastrofe umanitaria

La guerra lampo in Ucraina che, forse, era nei piani di Putin, si sta prolungando in una guerra di invasione come non eravamo più abituati a vedere: siamo al tredicesimo giorno, la sanzioni stanno mettendo in crisi l’economia russa, ma gli effetti non si vedranno a breve. L’Europa ha deciso di inviare armi all’Ucraina, o alle sue milizie, per impedire un crollo immediato, probabilmente con la speranza di logorare l’esercito russo e poter poi negoziare da una posizione meno svantaggiata.

Ma a quale costo? Le bombe, in una guerra, distruggono case, cadono perfino vicine ad una centrale nucleare (ma cos’ha in testa quest’uomo con quel suo ghigno inquietante?). Stanno aumentando i morti, non solo tra i militari, anche tra i civili. Ad oggi sono 1,5 milioni gli ucraini che hanno abbandonato il paese per arrivare in Europa e si stima che col proseguire della guerra si arriverà a 5 milioni di rifugiati, soprattutto donne e bambini, che abbandoneranno le case per sfuggire ad una guerra che non si ferma di fronte a nulla.

A tutti quanti accusano i pacifisti di fare il gioco di Putin si può rispondere in modo chiaro: l’Europa nasce per questo, per prevenire conflitti, che non si può fare gli strateghi qua in Italia facendo giochi cinici sulla pelle degli ucraini. Non possiamo abbandonarli gli ucraini, non possiamo nemmeno precludere loro la possibilità di decidere per il loro destino (vale per l’Ucraina ma vale per ogni popolo al mondo). Ma nemmeno possiamo annullare ogni possibilità di ragionamento, perché questa guerra potrebbe diventare una guerra europea, fino a diventare un conflitto nucleare.

Presadiretta tornerà a raccontare di quello che sta succedendo nelle città in Ucraina col servizio di Andrea Sceresini: le bombe non ha risparmiato nemmeno l’ospedale pediatrico di Kiev, il più grande della città che in questo momento ospita 300 bambini che, assieme alle loro mamme, non si possono muovere e che possono solo aspettare l’evolvere della situazione. Li hanno solo potuti spostare nei sotterranei dove sono più al sicuro. Qui lavora una volontaria che ha accompagnato il giornalista, “lavorare mi distrae dalle preoccupazioni”, perché sono sufficienti quelle che accompagnano i piccoli malati, bambini con anemia che aspettavano un donatore di midollo osseo e che ora sono costretti a rimanere in ospedale, coi bombardamenti attorno, col suono delle sirene.

“Sono condizioni terribili per i bambini” racconta una dottoressa – “sia i bambini che i genitori hanno bisogno di assistenza, in questo ospedale arrivano i casi più difficili da tutta l’Ucraina. Vorremmo che la guerra finisse per dagli tutto l’aiuto necessario, vogliamo la pace.”

La pace, la normalità, poter crescere i figli, curarli, andare al lavoro, uscire di casa. Senza rischiare di morire per una bomba: è questo ora il dilemma, grave, da una parte ci sono questi bambini che non possono pagare il prezzo della guerra, dall’altra c’è un paese che con la forza ha violato le leggi internazionali, invadendone un altro.

Aiutateci – dicono i medici dell’ospedale.

I pacifisti solo solo degli utopisti, utili idioti per la causa russa allora? Su molti giornali crescono le liste di proscrizione, sabato sul Corriere Antonio Polito paragona i pacifisti a quanti dicevano “né con le BR né con lo Stato”.

La realtà è più complessa: abbiamo perso anni, facendo finta di non vedere cosa fosse Putin (a cui abbiamo venduto armi, politico di riferimento per molti nostri politici) e facendo finta di non vedere il conflitto e le tensioni al confine tra Ucraina e Russia.
Francesca Nava ha intervistato l’ex vice ministro degli esteri Mario Giro: “non bisogna mai mettere con le spalle al muro una superpotenza, forse siamo arrivati tardi, abbiamo sprecato trent’anni di pace, dopo l’89, credendo che tutto si risolveva col mercato. Questo è stato il grande errore, in fondo aver allargato la Nato fa parte di questa bulimia incrementale dell’Occidente che deve sempre mangiare mangiare allargarsi, il mercato, la globalizzazione. È un errore, bisognava prendere in considerazione le preoccupazioni di tutti, anche quelle che noi non condividiamo, questo è normale in un negoziate dove si parte da situazioni di diversità. Bisognava evitare negli anni novanta, sembra una storia vecchia ma in realtà è presente nell’animo della classe dirigente russa, di umiliare la Russia comprando tutto e pensando che soltanto il mercato avrebbe risolto i problemi. E bisognava fare politica. Non si è fatto politica.”

Oggi la politica ha messo l’elmetto in testa e poi va alle fiaccolate per la pace.
Non possiamo stare a guardare, non possiamo entrare direttamente in guerra (a meno di non volercene assumere tutti i rischi), non possiamo solo inviare armi e pulirci la coscienza (fino a quando invieremo armi? E se queste finissero nelle mani sbagliate o in quelle dei russi?).
Preoccupa l'escalation militare in Ucraina e in Europa, la corsa al riarmo, le risorse che sempre in maggior parte verranno spostate da altri settori verso la difesa, per arrivare al 2% sul PIL come aveva richiesto la NATO (che significa spostare altri 40 miliardi all'anno).

L'attuale capo di Stato Maggiore della Difesa generale Dragone nell'intervista a Repubblica parla di armare di missili Cruise i sottomarini, dei caccia F35 e l'effetto deterrenza sui i russi non li hanno, di organizzare forze di pronto intervento, dell'esigenza di un nuovo carro armato: "il virus e la guerra indicano il bisogno di avere più militari in servizio. Chiaramente confrontando le nostre esigenze con quelle complessive del Paese".

E io che credevo che la pandemia ci avesse insegnato altro. Fermatevi, prima che sia troppo tardi.


La scheda del servizio:

Altro che “cessate il fuoco”,in #Ucraina è guerra totale. Aumentano i bombardamenti sulle città, gli scontri a terra e cresce il numero di morti e feriti. Centinaia di migliaia di persone, soprattutto donne e bambini, scappano dall’inferno della guerra e si riversano nei Paesi limitrofi, dove migliaia di persone, veri e propri costruttori di Pace, sono scese in campo per aiutarli, sostenerli, dargli da mangiare, da vestire, medicine ed ospitarli.

Ucraina, catastrofe umanitaria lunedì alle 21.20 su Rai3 e in streaming su RaiPlay.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

27 gennaio 2017

Finché c'è memoria (27 gennaio - la giornata della memoria)

Abbiamo bisogno di una giornata della memoria, per ricordarci dello sterminio di sei milioni di persone, di religione ebraica per lo più, ma anche zingari, omosessuali, detenuti politici. E ancora prima di persone con problemi mentali o handicap.



Una giornata della memoria per ricordarci delle persone, intere famiglie, passate per il camino, uccise nelle camere a gas o dai battaglioni della morte (nei primi mesi dell'invasione ad est dell'esercito tedesco).

Più di settantanni fa, in piena Europa, succedeva questo. La barbarie.
Nessuna giornata della memoria, però, sarà sufficiente, da sola, a dare una risposta alle domande che ancora oggi dobbiamo farci?
Come è stato possibile? Perché? Perché in pochi si sono mossi in difesa?
"Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c'era rimasto nessuno a protestare".
La lista degli ebrei in Europa - da Wikipedia

La Shoa, l'Olocausto, lo sterminio degli ebrei, la Soluzione finale a quello che durante la conferenza di Wansee veniva chiamato "un problema di immagazzinamento degli ebrei in Germania", ha origini precedenti all'arrivo dei nazisti al potere.
I pogrom contro gli ebrei erano avvenuto anche prima di Hitler.

La giornata della memoria non dovrebbe essere solo uno sterile esercizio dei luoghi comuni, ricordando pappagallescamente qualche frase presa da libri che nessuno ha veramente letto.
Dovrebbe essere invece una giornata di riflessione, di memoria storica, con l'obiettivo poi di vedere con occhi diversi certi fatti che ancora accadono nel mondo di oggi.
Perché il vero orrore non sono le camere a gas in se, ma che una persona, istruita, che aveva studiato, abbia applicato le sue conoscenze per sterminare quante più persone col meno consumo di risorse.
Che era un problema che già era stato affrontato dai medici durante il progetto Aktion T4: possiamo accettare che delle persone che sono solo un peso per la società vengano tenute in vita, anche se non sono "produttive"?
Quanto potrebbe risparmiare lo Stato se non avesse più dovuto occuparsi di queste vite "indegne di essere vissute"?

Il nazismo ha solo dato una cornice politica a questo odio verso gli ebrei, ritenuti i responsabili di tutti i problemi della Germania, allo stesso modo come la "soluzione finale" ha dato una cornice "industriale" per uccidere in modo sempre più efficiente gli ebrei (e non dimentichiamoci mai dei suoi alleati fascisti in Italia, in Olanda, in Francia e negli altri paesi europei).

Dentro il nazismo e il fascismo c'era qualcosa che era già dentro di noi, prima di Hitler o Mussolini e che è sopravvissuto bene anche dopo il crollo del nazismo: l'assenza di rispetto per il diverso, per gli ultimi, il prevalere degli egoismi, che siano delle elite o dei nazionalismi, il negare ad un uomo il diritto alla sua dignità, in nome di una sicurezza nazionale che non si baratta coi lager o coi Cie.
Forse ne servirebbero di più, di giornate della memoria. Finché c'è memoria, c'è speranza.





Speranza che ci si indigni ancora quando si sente parlare di muri, quando si vede il filo spinato dividere la brava gente, filo spinato usato per proteggere da quelli che ci invadono, che ci inquinano la razza, che non vogliamo vedere e che dobbiamo tenere lontani da noi.
E tutto questo succede ancora oggi: è nel come l'Europa affronta le emergenze profughi, nel come la ragione di stato passi sopra dittatori e stati che violano i diritti umani.  
Nel come oggi si grida prima gli italiani, prima gli americani, si mettono poveri contro poveri, italiani contro immigrati negando diritti agli uni e agli altri.

Il 27 gennaio 1945 i soldati dell'esercito russo aprirono le porte del lager di Auschwitz, da cui le guardie, le SS, erano già scappate da giorni.
Non incontrarono gente come il dottor Pannwitz:
..quando io sono stato di nuovo un uomo libero, ho desiderato di incontrarlo ancora, e non già per vendetta, ma solo per una mia curiosità, dell’anima umana. Perché quello sguardo non corse fra due uomini; e se io sapessi spiegare a fondo la natura di quello sguardo, scambiato come attraverso la parete di vetro di un acquario tra due esseri che abitano mezzi diversi, avrei anche spiegato l’essenza,della grande follia della terza Germania.Quello che tutti noi dei tedeschi pensavamo e dicevamo si percepì in quel momento in modo immediato: Il cervello che soprintendeva a quegli occhi azzurri, e a quelle mani coltivate diceva: “Questo qualcosa davanti a me appartiene a un genere ‘che è ovviamente opportuno sopprimere..”[Primo Levi e il dottor Pannwitz in “Se questo è un uomo”]

Quello che videro era l'uomo ridotto ad un non essere. Un non uomo, privato del cibo, delle cure, della dignità di essere: quanta brava gente avrà visto quei treni andare verso est, quelle famiglie ebree sparire dall'oggi al domani, quei camini innalzarsi verso il cielo, quel fumo alzarsi verso le nuvole, quell'odore.
Meditate che questo è stato:Vi comando queste parole.Scolpitele nel vostro cuoreStando in casa andando per via,Coricandovi alzandovi;Ripetetele ai vostri figli.O vi si sfaccia la casa,La malattia vi impedisca,I vostri nati torcano il viso da voi. 

04 ottobre 2016

Il giorno dopo (4 ottobre 2016)

La rivolta nel ghetto di Varsavia

"Poi [Montalbano] vitti lentamente apparire le mano, le vrazza, la testa, il petto. Il resto del corpo restava cummugliato dalla cascia. Il picciliddro stava con le mano in alto, in segno di resa, l'occhi sbaraccati dal terrore, ma si sforzava di non chiangiri, di non dimostrare debolezza. Ma da quale angolo di 'nfernu viniva – si spiò improvvisamente Montalbano – se già alla so età aveva imparato quel terribile gesto delle mano isate che certamente non aviva visto fare né al cinema né alla televisione?

Ebbe una pronta risposta, pirchì tutto 'nzemmula nella so testa ci fu come un lampo, un vero e proprio flash. E dintra a quel lampo, nella so durata, scomparsero la cascia, il vicolo, il porto, Vigata stessa, tutto scomparse e doppo arricomparse ricomposto nella grannizza e nel bianco e nero di una vecchia fotografia, vista tanti anni prima ma scattata ancora prima, in guerra, avanti che lui nascesse, e che mostrava un picciliddro ebreo, o polacco, con le mani in alto, l'istessi precisi occhi sbaraccati, l'istissa pricisa volontà di non mittirisi a chiangiri, mentri un soldato gli puntava contro un fucile”.

Il giro di Boa, Andrea Camilleri


Profughi al confine con la Macedonia
Oggi è il 4 ottobre. Il giorno dopo la giornata in ricordo delle vittime dell'immigrazione. Ci siamo dimenticati già tutto.
I pianti, le scene strazianti, le morti.